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Procedura : 2006/2027(INI)
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Ciclo del documento : A6-0213/2006

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A6-0213/2006

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PV 05/07/2006 - 11
CRE 05/07/2006 - 11

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Giovedì 6 luglio 2006 - Strasburgo Edizione definitiva
Presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illeali di prigionieri
P6_TA(2006)0316A6-0213/2006

Risoluzione del Parlamento europeo sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone, adottata in una fase intermedia dei lavori della commissione temporanea (2006/2027(INI))

Il Parlamento europeo ,

–   vista la propria risoluzione del 15 dicembre 2005 sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone(1) ,

–   vista la propria decisione del 18 gennaio 2006 sulla costituzione di una commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei, da parte della CIA, per il trasporto e la detenzione illegale di persone(2) ,

–   visto l'articolo 175 del proprio regolamento,

–   vista la relazione intermedia della commissione temporanea sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di persone (A6-0213/2006),

A.   considerando che i lavori della commissione temporanea hanno come obiettivo principale quello di accertare se, nel contesto dei fatti denunciati, l'azione dell'Unione europea (UE) e dei suoi Stati membri rispetta i principi fondamentali enunciati all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea (TEU) e in particolare se assicura la protezione dei diritti fondamentali quali definiti, tra l'altro, nella convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali approvata dal Consiglio d'Europa il 4 novembre 1950 (di seguito "ECHR"),

B.   considerando che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(3) , proclamata dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione in occasione del Consiglio europeo di Nizza del 7 dicembre 2000 e ripresa nella parte II del trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, nel continente europeo rappresenta uno dei testi di riferimento non soltanto per la Corte di giustizia della Comunità europee, ma anche per le corti costituzionali e per le altre giurisdizioni negli Stati membri,

C.   considerando che la lotta contro il terrorismo non potrà essere vinta sacrificando gli stessi principi che il terrorismo tenta di distruggere e, in particolare, che la tutela dei diritti fondamentali non deve mai essere compromessa; che il terrorismo va combattuto con mezzi legali e deve essere sconfitto nel rispetto del diritto internazionale e delle normative interne e con un atteggiamento responsabile da parte dei governi e dell'opinione pubblica,

D.   considerando che il principio dell'inviolabilità della dignità umana figura nell'articolo 1 di della Carta dei diritti fondamentali e sottende ogni altro diritto fondamentale e in particolare il diritto alla vita (articolo 2), la proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (articolo 4), il diritto alla protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione (articolo 19), il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale (articolo 47), considerando che tale principio non può essere subordinato a qualsivoglia limitazioni, neppure per esigenze attinenti alla sicurezza in tempo sia di pace che di guerra,

E.   considerando che, secondo le norme internazionali vigenti in materia di diritti umani, come quelle contenute nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (ONU), nel Patto internazionale sui diritti civili e politici e negli atti connessi nonché, in particolare, nella ECHR, gli Stati membri dell'Unione europea sono soggetti all'obbligo di assicurare che ogni individuo sotto la propria giurisdizione possa godere dei diritti fondamentali assicurati a livello internazionale, compresa la proibizione dei trasferimenti nei casi in cui sussista il rischio di subire torture o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

F.   considerando che il diritto europeo e internazionale in materia di diritti umani vieta le sparizioni forzate, comprese le detenzioni segrete, nelle quali un individuo è tenuto segregato senza essere informato del proprio destino o senza che la propria ubicazione sia comunicata alla propria famiglia o al pubblico e senza lo svolgimento di un processo giurisdizionale;

G.   considerando che, oltre alle disposizioni della ECHR, i fatti denunciati possono impegnare la responsabilità degli Stati membri in quanto parti:

   - della convenzione contro la tortura e le altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984,
   - del patto relativo ai diritti civili e politici, approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966,
   - della convenzione di Chicago del 7 dicembre 1944 relativa all'aviazione civile internazionale, in particolare gli articoli 3, 4 e 6,

H.   considerando che è necessaria la massima cooperazione tra i governi europei, americani e di tutto il mondo impegnati alla stessa causa per combattere il terrorismo,

I.   considerando che risultano necessarie una concertazione e una cooperazione il più possibile strette tra la commissione temporanea d'inchiesta, da un lato, e, dall'altro, il Consiglio d'Europa e l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, nonché le autorità degli Stati membri interessati e in particolare i parlamenti nazionali,

J.   considerando che detta concertazione e detta cooperazione devono tenere in conto le attività e le indagini già effettuate, in particolare:

   - le relazioni finali dell'Ombdusman svedese(4) , della commissione per gli affari costituzionali del Parlamento svedese(5) e del Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite(6) , che citano, tra l'altro, il rapimento in Egitto di Muhammed Al Zery e Ahmed Agiza,
   - i memoranda informativi del 22 novembre 2005 e del 22 gennaio 2006 sulle presunte detenzioni segrete in Stati membri del Consiglio d'Europa redatti dal senatore Dick Marty, presidente e relatore della commissione giuridica e per i diritti dell'uomo dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa,
   le inchieste giudiziarie in corso in molti Stati membri, segnatamente le conclusioni tratte in Italia nel contesto dell'indagine del sostituto procuratore di Milano(7) sul rapimento e il trasporto illegali in Egitto del cittadino egiziano Abu Omar e l'indagine in corso in Germania presso la Procura della Repubblica di Monaco di Baviera sul presunto rapimento e la presunta detenzione del cittadino tedesco Khaled El-Masri,
   le inchieste parlamentari in corso o già concluse in molti Stati membri e paesi candidati all'adesione,
   le dichiarazioni rese dalle autorità in diversi Stati membri, segnatamente in Germania, Regno Unito, Spagna e Irlanda, in merito ad atterraggi effettuati nei loro territori da aerei civili utilizzati dalla Central Intelligence Agency (CIA),

K.   considerando che, negli stessi termini, occorre riservare una rilevanza particolare alla relazione del segretario generale del Consiglio d'Europa(8) , elaborata nel quadro dell'inchiesta effettuata in virtù dell'articolo 52 della ECHR, nonché alle dichiarazioni da egli rilasciate nel corso della conferenza stampa del 12 aprile 2006 che fanno seguito alle risposte dettagliate fornite dagli Stati membri del Consiglio d'Europa(9) e, tra essi, gli Stati membri dell'Unione europea; che il segretario generale ha dichiarato che è chiaro il fatto che sono stati effettuati voli di trasferimento e che "praticamente nessuno dei nostri Stati membri possiede misure legislative e amministrative atte a proteggere in modo efficace le persone da violazioni di diritti umani commesse da agenti di servizi di sicurezza stranieri amici operanti nel proprio territorio" e che "ha ricevuto risposte in cui si riconosceva ufficialmente che determinate persone erano state 'consegnate' ad agenti stranieri con procedure incompatibili con le norme e le misure di salvaguardia imposte dalla ECHR e da altri strumenti giuridici del Consiglio d'Europa"(10) ,

L.   considerando che questa prima fase dei lavori della commissione temporanea ha permesso di raccogliere una quantità di informazioni coerenti, in particolare tramite:

   le audizioni realizzate il 13 e 23 febbraio, il 6, 13, 21 e 23 marzo, il 20 e 25 aprile e il 2 maggio 2006 con avvocati, giornalisti, rappresentanti di organizzazioni non governative (ONG), vittime presunte di consegne speciali, rappresentanti delle autorità pubbliche degli Stati membri e delle Istituzioni europee,
   i contributi scritti degli oratori invitati e i documenti ufficiali e di altro tipo ai quali la commissione ha finora avuto accesso,
   le dichiarazioni di rappresentanti del governo degli Stati Uniti, i quali hanno ammesso le pratiche delle consegne, negando al contempo di aver fatto ricorso a torture o di averlo fatto fare ad altri,

M.   considerando che, in assenza di qualsiasi potere investigativo paragiudiziario e dinanzi alla segretezza opposta dalle autorità nazionali circa le presunte attività dei servizi di intelligence, la commissione temporanea ha raccolto informazioni attendibili stando le quali sul territorio europeo si sono svolte pratiche illegali che hanno interessato cittadini e residenti europei e ha pertanto trasferito ai governi europei l'onere di dimostrare se in realtà abbiano rispettato i loro obblighi in materia di diritti umani emananti dall'articolo 6 del TUE e dalla ECHR,

N.   considerando che i lavori finora realizzati dalla commissione temporanea convalidano le motivazioni che hanno portato alla decisione del Parlamento di costituirla del 18 gennaio 2006, ma nel contempo dimostrano anche la necessità di eseguire altre verifiche e di raccogliere elementi complementari di informazione e che di conseguenza il proseguimento dei lavori è imperativo onde consentire la piena attuazione del mandato impartito,

O.   considerando che la propria decisione del 18 gennaio 2006 prevede, al paragrafo 3, che la commissione temporanea d'inchiesta deve presentargli una relazione intermedia corredata di proposte dettagliate sul modo in cui intende proseguire i propri lavori,

P.   considerando che, nella presente risoluzione, per "paesi europei" si dovrebbero intendere gli Stati membri e i paesi in via di adesione, nonché i paesi candidati all'adesione e i paesi associati, come indicato nel mandato della commissione TDIP adottato il 18 gennaio 2006,

Q.   considerando che la presente risoluzione copre le tre seguenti diverse modalità apparentemente impiegate dagli Stati Uniti:

   consegna straordinaria, nella quale individui sono trasferiti a un altro governo a scopo di interrogatorio;
   detenzione segreta, nella quale individui sono trasferiti in siti sotto il controllo degli Stati Uniti; e
   detenzione per procura, nella quale individui sono trasferiti alla custodia di un paese terzo per essere detenuti per ordine degli Stati Uniti; sebbene non esista alcun documento pubblico comprovante la detenzione di individui in un paese europeo su ordine degli Stati Uniti, è molto probabile che siano transitati individui in paesi europei durante il trasporto verso il luogo di detenzione,

In merito agli elementi già acquisiti dalla commissione temporanea

1.   fa proprie le conclusioni del segretario generale del Consiglio d'Europa dopo l'inchiesta effettuata in virtù dell'articolo 52 della ECHR;

2.   prende altresì atto, in detto contesto, del parere n. 363/2005, espresso dalla commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (denominata di Venezia)(11) all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e segnatamente degli elementi seguenti:

   - uno Stato membro del Consiglio d'Europa che cooperi in modo attivo e passivo per imporre ed eseguire detenzioni segrete impegna la propria responsabilità in virtù della ECHR,
   - la responsabilità di uno Stato membro del Consiglio d'Europa è impegnata anche quando i suoi agenti (polizia, forze di sicurezza, ecc.), operando ultra vires (oltre i propri poteri), cooperano con autorità straniere oppure non impediscono un arresto o una detenzione segreta che non sia stata portata a conoscenza del governo;

3.   deplora il fatto che le regole concernenti le attività dei servizi segreti siano apparentemente inadeguate in diversi Stati membri e ciò rende necessario istituire controlli migliori, in particolare per quanto riguarda le attività dei servizi segreti stranieri nel proprio territorio, comprese le basi militari straniere ritiene inoltre che a livello dell'UE occorra adottare norme in materia di cooperazione;

4.   deplora che finora l'Organizzazione del trattato del Nord Atlantico (NATO) abbia negato alla commissione temporanea d'inchiesta l'accesso al testo integrale della decisione del Consiglio adottata il 4 ottobre 2001 sull'attuazione dell'articolo 5 del trattato di Washington; invita con urgenza la NATO a concedere l'accesso al testo integrale della decisione allo scopo di chiarire la questione;

5.   è consapevole dell'importanza di una stretta cooperazione fra i servizi di intelligence degli Stati membri e quelli degli Stati alleati, ma sottolinea che tale cooperazione non deve essere confusa con l'abbandono della sovranità sul territorio e lo spazio aereo europei;

6.   prende atto dei contributi del coordinatore UE per la lotta al terrorismo, sig. G. De Vries, e dell'Alto rappresentante per la PESC, sig. J. Solana, i quali hanno entrambi dichiarato di non essere a conoscenza di violazioni del diritto nazionale, internazionale o europeo da parte degli Stati membri che cooperano con la CIA, aggiungendo che, ai sensi del diritto comunitario, non sono autorizzati a chiedere agli Stati membri informazioni al riguardo;

In merito ai sequestri, ai trasferimenti, agli arresti, alle espulsioni, ai rapimenti, alle consegne speciali e alle detenzioni segrete illegali effettuati dalla CIA, da altre agenzie o servizi degli Stati Uniti o da altri servizi di sicurezza di paesi terzi

7.   esprime preoccupazione per il fatto che, sulla base degli elementi già rivelati all'interno degli Stati membri, del Consiglio d'Europa e dei lavori della commissione temporanea, dopo l'11 settembre 2001 e nel quadro dell'indispensabile lotta contro il terrorismo, i diritti umani fondamentali sono stati oggetto, a varie riprese, di gravi e inammissibili violazioni, in particolare per quanto riguarda la ECHR, la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del Patto internazionale sui diritti civili e politici;

8.   è indotto a credere, sulla base delle prove presentate alla commissione temporanea, che in taluni casi, la CIA o altri servizi degli Stati Uniti siano stati direttamente responsabili dell'arresto, dell'espulsione, del rapimento e della detenzione illegali di persone sospettate di terrorismo nel territorio degli Stati membri e di paesi in via di adesione e candidati all'adesione, nonché della consegna speciale di persone, tra cui anche cittadini o residenti europei; ribadisce che tali atti sono in contrasto con i principi del diritto internazionale e configurano una grossolana violazione dei diritti umani fondamentali;

9.   deplora che gli accordi di intesa tra gli USA e i paesi europei non siano stati messi a disposizione della commissione temporanea;

10.   condanna la prassi delle consegne speciali, le quali fanno sì che i sospetti non siano sottoposti a processo, bensì siano trasferiti verso paesi terzi per esservi interrogati, eventualmente torturati e detenuti in strutture controllate dagli Stati Uniti o dalle autorità locali; ritiene, come altresì affermato nelle conclusioni elaborate da Manfred Nowak, relatore speciale delle Nazioni unite sulla tortura, inammissibili le prassi di taluni governi volte a limitare la proprie responsabilità chiedendo assicurazioni diplomatiche da paesi nei cui confronti sussistono forti motivi per presumere che pratichino la tortura; ritiene inoltre che le consegne speciali di persone verso luoghi ove la pratica della tortura è endemica costituisca una violazione del principio del "non respingimento" sancito all'articolo 3 della Convenzione ONU contro la tortura;

11.   ritiene che le assicurazioni diplomatiche, nella misura in cui richiedono un'eccezione alla norma, costituiscano un tacito riconoscimento dell'esistenza di pratiche di tortura in paesi terzi e siano quindi in contraddizione con le responsabilità dell'UE enunciate negli "Orientamenti per una politica dell'UE nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti", adottati dal Consiglio il 9 aprile 2001;

12.   esprime turbamento per la testimonianza rilasciata alla commissione temporanea dal cittadino canadese Maher Arar, il quale è stato arrestato dalle autorità statunitensi, trasferito dalla CIA utilizzando un aeroporto europeo e detenuto per dodici mesi in Siria dove è stato sottoposto a tortura; prende al contempo atto della dichiarazione del consigliere legale americano John Bellinger, il quale durante la visita della delegazione della commissione temporanea negli Stati Uniti ha affermato che il caso Arar era stato esaminato conformemente alle leggi americane sull'immigrazione e le dogane e non aveva nulla a che fare con i presunti casi di consegna;

13.   esprime profonda preoccupazione per il fatto che tutti i lavori finora svolti dalla commissione temporanea sembrano indicare che lo spazio aereo e gli aeroporti europei sono stati utilizzati da società di copertura della CIA per aggirare gli obblighi giuridici imposti agli aeromobili di Stato dalla Convenzione di Chicago, consentendo in tal modo che persone sospettate di terrorismo potessero essere trasferite illegalmente sotto custodia della CIA e dell'esercito statunitense o di altri paesi (tra cui l'Egitto, la Giordania, la Siria e l'Afghanistan) che sovente utilizzano la tortura negli interrogatori, come riconosciuto dallo stesso governo statunitense(12) ;

14.   fa osservare che i lavori della commissione temporanea non hanno finora fornito prove che dimostrino l'esistenza di prigioni segrete nell'UE; ritiene tuttavia che nei mesi futuri i lavori della commissione temporanea debbano concentrarsi maggiormente su tale tema;

15.   accoglie con favore la reazione del Congresso statunitense, che ha applicato l'emendamento McCain concepito per assicurare ai presunti terroristi una protezione migliore da trattamenti illegali da parte di agenzie statali;

In merito alla possibilità che gli Stati membri e i paesi in via d'adesione e candidati all'adesione siano, tramite azioni od omissioni, implicati in arresti, rapimenti, trasferimenti espulsioni, consegne speciali e detenzioni segrete illegali, oppure che se ne siano resi complici

16.   ritiene inverosimile, sulla base delle testimonianze e dei documenti finora raccolti, che taluni governi europei non fossero a conoscenza delle attività legate alle consegne speciali svolte nel proprio territorio; ritiene in particolare del tutto inverosimile che diverse centinaia di voli attraverso lo spazio aereo di vari Stati membri e altrettanti movimenti in arrivo o in partenza da aeroporti europei possano essere stati effettuati senza che i servizi preposti alla sicurezza né i servizi di intelligence ne abbiano avuto cognizione e senza che i responsabili di tali servizi abbiano meditato sui rapporti fra tali voli e la pratica delle consegne speciali; osserva che tale considerazione è suffragata dal fatto che personalità di primo piano dell'amministrazione USA hanno sempre affermato di aver proceduto senza aver violato la sovranità nazionale dei paesi europei;

17.   ritiene ugualmente inverosimile, visto quanto emerso dalle inchieste giudiziarie, dalle testimonianze e dalla documentazione esaminata, che il rapimento del cittadino egiziano Abu Omar, avvenuto a Milano il 17 febbraio 2003 ad opera di agenti della CIA, trasportato prima ad Aviano e poi a Ramstein, possa essere stato organizzato ed eseguito senza alcuna comunicazione previa alle autorità governative o ai servizi di sicurezza italiani;

18.   invita il governo italiano, ove si presumano modificate le condizioni che hanno determinato la precedente decisione, a chiedere l'estradizione dei ventidue agenti della CIA coinvolti nel rapimento di Abu Omar, al fine di agevolare il procedimento giudiziario in corso e contribuire all'accertamento della verità;

19.   condanna il sequestro, ad opera della CIA, del cittadino tedesco Khaled el-Masri, che è stato tenuto prigioniero dal gennaio al maggio 2004 in Afghanistan ed ivi sottoposto a trattamenti degradanti ed inumani; constata inoltre che non si è ancora dissipato il sospetto che nel precedente periodo, dal 31 dicembre 2003 al 23 gennaio 2004, Khaled el Masri sia stato detenuto illegalmente nella ex Repubblica iugoslava di Macedonia e che il 23-24 gennaio 2004 sia stato da lì trasferito in Afghanistan; considera al riguardo inadeguati i provvedimenti che la ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha detto di aver adottato per chiarire il caso;

20.   accoglie con favore l'inchiesta parlamentare del Bundestag tedesco e attende i risultati finali della sua commissione di inchiesta;

21.   evidenzia la necessità di un maggior controllo democratico e giudiziario delle misure anti-terrorismo dell'UE; ritiene che il gruppo di lavoro del Consiglio sulla lotta al terrorismo dovrebbe trattare sistematicamente la questione della protezione dei diritti umani durante le sue riunioni e pubblicare una relazione annuale in materia;

22.   invita la futura Agenzia per i diritti fondamentali a prestare particolare attenzione ai casi che implicano l'estradizione di presunti sospettati di terrorismo da Stati membri a paesi terzi;

23.   deplora che lo Stato svedese, nell'esecuzione della decisione del governo di espellere due cittadini egiziani, Mohammed Al Zary e Ahmed Agiza, il 18 dicembre 2001 all'aeroporto di Bromma, abbia rinunciato al controllo dell'applicazione della legge consentendo agli agenti statunitensi di esercitare la pubblica autorità in territorio svedese, il che, secondo l'Ombudsman parlamentare della Svezia, non è compatibile con il diritto svedese;

24.   deplora che l'espulsione da parte della Svezia, nel dicembre 2001, dei cittadini egiziani Mohammed Al Zary e Ahmed Agiza sia stata fondata esclusivamente sulle assicurazioni diplomatiche del governo egiziano, che non hanno fornito salvaguardie efficaci contro la tortura;

25.   insiste sulla necessità di continuare le indagini per chiarire il ruolo dei soldati statunitensi facenti parte della forza SFOR, guidata dalla NATO, nel rapimento e trasferimento alla base di Guantanamo Bay di sei cittadini o residenti bosniaci di origine algerina, in contrasto con una decisione vincolante provvisoria della Camera dei diritti umani per la Bosnia-Erzegovina e malgrado la decisione della Corte suprema bosniaca di rilasciare i sospettati, come testimoniato dal Relatore speciale dell'ONU sulla tortura, Manfred Nowak, all'epoca membro della Camera dei diritti umani per la Bosnia-Erzegovina; chiede che venga esaminato ulteriormente il possibile ruolo del governo bosniaco nel caso in questione; evidenzia la necessità di maggiori informazioni sull'eventuale coinvolgimento della NATO e della United Nations International Police Task Force (IPTF) in detto caso;

26.   insiste che vanno proseguite le indagini per chiarire la presunta esistenza di una struttura segreta di detenzione nel Kosovo e il possibile coinvolgimento delle forze della KFOR (la Kosovo Force) nella detenzione illegale di persone sospettate di terrorismo;

27.   propone di invitare il Segretario generale della NATO a un'audizione della commissione temporanea per chiarire tra l'altro il possibile coinvolgimento delle forze SFOR e KFOR nell'arresto illegale, nella consegna e nella detenzione di persone sospettate di terrorismo;

28.   rammenta agli Stati membri che, in virtù della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, gli Stati hanno obblighi positivi formali e sostanziali in materia di diritti dell'uomo, sono tenuti a prendere misure legislative per evitare che nel proprio territorio abbiano a verificarsi violazioni di questo tipo e hanno il dovere di indagare sulle presunte violazioni e punire i responsabili in caso di violazioni accertate; aggiunge che il mancato rispetto di tali obblighi positivi può impegnare la loro responsabilità per violazione della ECHR; sottolinea pertanto che gli Stati membri hanno l'obbligo di accertare formalmente se il proprio territorio o spazio aereo siano stati utilizzati per violazioni dei diritti umani commesse da essi stessi o da Stati terzi con la loro necessaria cooperazione diretta o indiretta, e di adottare ogni misura legislativa atta ad evitare che tali violazioni abbiano a ripetersi;

In merito all'utilizzo della tortura

29.   sottolinea che la proibizione della tortura e di un trattamento crudele, inumano e degradante, nei termini in cui è definita all'articolo 1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, è assoluta e senza eccezioni, indipendentemente dal fatto che si tratti di stato di guerra o di minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di altri stati di emergenza; ricorda che i casi di detenzioni segrete, di rapimenti e di consegne speciali costituiscono violazioni dei diritti fondamentali in virtù del diritto internazionale, in particolare degli articoli 3 e 5 della ECHR, soprattutto nella misura in cui tali atti sono sinonimo di tortura o di trattamenti inumani e degradanti;

30.   ricorda che le informazioni o le confessioni estorte sotto tortura o mediante un trattamento crudele, disumano e degradante, non possono in nessun caso essere considerate prove valide, come prevede la convenzione delle Nazioni unite contro la tortura, né debbono essere utilizzate in alcun altro modo; giudica con grande scetticismo l'attendibilità delle confessioni ottenute con la tortura e il loro presunto contribuito alla prevenzione e alla repressione del terrorismo, come ha confermato, tra gli altri, l'ex ambasciatore britannico in Uzbekistan Craig Murray nel corso dell'audizione dinanzi alla commissione temporanea;

31.   chiede fermamente agli Stati membri, ai paesi in via di adesione e ai paesi candidati di rispettare rigorosamente l'articolo 3 della convenzione dell'ONU contro la tortura, e segnatamente il principio del non respingimento, secondo cui "Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura" ; invita inoltre gli Stati Uniti a rivedere la loro interpretazione del principio di non respingimento quale formulato in detto articolo 3;

32.   invita gli Stati membri ad evitare ogni ricorso a garanzie diplomatiche contro la tortura, secondo la raccomandazione di Manfred Nowak, relatore speciale dell'ONU sulla tortura;

33.   invita il Consiglio ad adottare una posizione comune contro l'utilizzo, da parte degli Stati membri, di garanzie diplomatiche di paesi terzi, ove vi siano fondati motivi di ritenere che singoli individui rischierebbero di essere sottoposti a tortura o maltrattamenti;

In merito all'uso dello spazio aereo europeo e degli aeroporti europei da parte della CIA

34.   considera che il numero elevato di voli di aeromobili posseduti o noleggiati dalla CIA utilizzando lo spazio aereo e gli aeroporti di Stati membri, di paesi in via di adesione e di paesi candidati costituisca una serie di violazioni della convenzione di Chicago, la quale impone l'obbligo di ottenere l'autorizzazione di cui all'articolo 3 di detta convenzione in materia di voli di Stato;

35.   deplora che nessuno Stato membro, paese in via di adesione o paese candidato abbia adottato procedure volte a verificare se gli aeromobili civili non servissero a fini incompatibili con le norme internazionalmente riconosciute in materia di diritti umani;

36.   considera assolutamente insufficiente la legislazione europea in materia di cielo unico europeo, utilizzazione, controllo e gestione degli spazi aerei nazionali, utilizzo degli aeroporti degli Stati membri e dei vettori europei; sottolinea la necessità di fissare nuove regole nazionali, europee e internazionali; invita la Commissione a migliorare quanto prima la legislazione proponendo una direttiva per armonizzare le legislazioni nazionali in materia di controllo dell'aviazione civile non commerciale;

37.   invita la Commissione a presentare raccomandazioni agli Stati membri sul miglioramento delle norme per il monitoraggio delle attività di aeromobili noleggiati privatamente che utilizzano gli aeroporti e lo spazio aereo dell'UE;

38.   ritiene che debba farsi chiarezza sul reale contenuto dell'agenda transatlantica definita ad Atene il 22 gennaio 2003, in cui si fa riferimento a un "maggiore utilizzo delle strutture di transito europee a supporto del rimpatrio di criminali/stranieri indesiderati";

39.   ritiene che debba farsi chiarezza sulla reale natura dell'utilizzo dello spazio aereo, di aeroporti civili e militari, di basi NATO e USA da parte dei servizi segreti statunitensi;

40.   ritiene necessario verificare l'esistenza di prove su eventuali prigioni segrete in determinati paesi europei, così come denunciato da diverse inchieste giornalistiche e da qualificate ONG;

In merito alle delegazioni ufficiali finora inviate dalla commissione temporanea

41.   ritiene che le due delegazioni ufficiali inviate presso la ex Repubblica iugoslava di Macedonia e presso gli Stati Uniti d'America abbiano costituito una fonte di informazione essenziale per i lavori della commissione temporanea e abbiano permesso di prendere cognizione diretta delle versioni delle autorità politiche e della società civile di questi due Stati;

42.   condanna la detenzione illegale in Afghanistan del cittadino tedesco Khalid El-Masri per più di quattro mesi nel 2004; deplora la reticenza mostrata dalle autorità della ex Repubblica iugoslava di Macedonia nel confermare la permanenza e la probabile detenzione di El-Masri a Skopje prima della sua consegna in Afghanistan da parte di agenti della CIA;

43.   deplora l'interpretazione fortemente restrittiva della convenzione contro la tortura da parte del governo USA, e segnatamente del divieto di qualunque estradizione che possa portare alla tortura o al trattamento degradante, crudele e disumano del prigioniero;

In merito ai futuri lavori della commissione temporanea

44.   rileva la necessità di proseguire i lavori della commissione temporanea e approfondire la valutazione degli episodi corrispondenti onde verificare l'esistenza di una violazione, da parte di uno o più Stati membri, dell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea; sottolinea altresì l'opportunità di estendere le indagini ad episodi e a paesi che non sono citati espressamente nella presente risoluzione;

45.   decide pertanto che la commissione temporanea proseguirà i suoi lavori per la durata restante del mandato regolamentare di dodici mesi, fatte salve le disposizioni dell'articolo 175 del suo regolamento relative a un eventuale prolungamento;

46.   ritiene che i lavori legislativi preparatori a livello dell'UE e del Consiglio d'Europa debbano essere avviati quanto prima al fine di assicurare una protezione giuridica adeguata alle persone che si trovano sotto la giurisdizione degli Stati membri e per assicurare un controllo parlamentare efficace, a livello sia nazionale che europeo, dei servizi di intelligence; a tale scopo ritiene fondamentale istituire l'Agenzia dei diritti fondamentali dell'Unione europea e avviarne l'attività;

47.   deplora la netta diversità d'approccio, finora emersa, fra il modello giuridico americano ed il modello giuridico europeo sulle tematiche oggetto dei lavori della commissione temporanea; riconosce tuttavia che il terrorismo internazionale rappresenta una delle minacce principali per la sicurezza e la stabilità dell'UE, nonché per l'intera comunità internazionale, e che essa può essere combattuta unicamente con mezzi legali, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti; rileva la necessità urgente di pervenire a una interdizione chiara, in termini di diritto internazionale, delle "consegne speciali", nonché per le istituzioni europee di adottare ad una posizione comune in materia e affrontare la problematica con i paesi terzi interessati;

48.   ritiene che la commissione temporanea, al termine dei propri lavori, dovrà suggerire anche i principi da adottare, segnatamente:

   per quanto riguarda la necessità di disposizioni di monitoraggio interno dell'UE per garantire che gli Stati membri rispettino i loro obblighi in materia di diritti umani;
   nel contesto delle nuove norme riguardanti lo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence;
   nel contesto degli accordi con paesi terzi e con organizzazioni internazionali impegnate nella lotta al terrorismo;
   nel contesto degli accordi conclusi con i paesi terzi nel quadro della politica europea di vicinato, che dovranno sempre avere a fondamento inderogabile il rispetto dei diritti umani;

49.   chiede al suo Ufficio di presidenza di adottare le misure necessarie per consentire alla commissione temporanea, data la natura precipua delle sue attribuzioni, di assolvere pienamente il mandato ad essa conferito, concedendole fino alla fine dei suoi lavori ogni deroga appropriata alla regolamentazione interna del Parlamento e in particolare a quella riguardante:

   - il numero degli esperti invitati alle audizioni della commissione temporanea e ammessi a beneficiare di un rimborso delle loro spese,
   - il numero delle trasferte e dei deputati autorizzati nel quadro delle delegazioni ufficiali della commissione temporanea,
   - la redazione di resoconti integrali delle audizioni effettuate dalla commissione temporanea e la loro traduzione nelle lingue di quei paesi dell'Unione europea che sono interessati dalle indagini;

50.   si compiace dell'azione realizzata dal Consiglio d'Europa, e in particolare dal relatore della sua commissione per gli affari giuridici e i diritti dell'uomo, nonché della cooperazione avviata tra esso e la commissione temporanea;

51.   rivolge al Consiglio e ad ognuno dei suoi membri, segnatamente alla Presidenza, l'appello a fornire un'assistenza piena e completa ai lavori della commissione temporanea, in conformità del principio di cooperazione leale quale definito nei trattati e nella giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee;

52.   invita gli Stati membri a prendere una posizione più decisa in merito alla chiusura del centro di detenzione di Guantánamo Bay e di assumere un ruolo proattivo nel trovare una soluzione per i detenuti contro cui non sarà intentato alcun procedimento giudiziario e che non possono tornare nel loro paese d'origine o di residenza perché sono diventati apolidi o perché vi sarebbero sottoposti a tortura o ad altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti;

53.   esorta gli Stati membri a fornire a tutti i cittadini europei e a tutti coloro che hanno risieduto nell'UE e che sono attualmente detenuti a Guantánamo tutto il sostegno e l'assistenza necessari, in particolare in campo legale;

54.   incoraggia il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa (CPT) ad adoperarsi per garantire che ciascuno Stato membro del Consiglio d'Europa rispetti il proprio obbligo(13) di informare il CPT di eventuali centri di detenzione sul loro territorio e di consentire l'accesso a tali strutture;

55.   incoraggia la Commissione a continuare a fornire il suo sostegno alla commissione temporanea in tutti i passi che essa deve compiere;

56.   ricorda l'importanza essenziale di agire in piena cooperazione con i parlamenti degli Stati membri, dei paesi di adesione, dei paesi candidati e dei paesi associati, segnatamente con quanti hanno iniziato lavori sullo stesso argomento;

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57.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi di adesione, dei paesi candidati e dei paesi associati, nonché al Consiglio d'Europa e al governo e alle due camere del Congresso degli Stati Uniti d'America.

(1) Testi approvati, P6_TA(2005)0529.
(2) Testi approvati, P6_TA(2006)0012.
(3) GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.
(4) Ombdusman parlamentare, "A review of the enforcement by the Security Police of a Government decision to expel two Egyptian citizens", riferimento n. 2169-2004 (22 maggio 2005).
(5) Parlamento svedese, "The Swedish Government's handling of matters relating to expulsion to Egypt", Scrutiny report 2005/06.KU2, http//www.riksdagen.se/templates/R_PageExtended___7639.aspx.
(6) Decisione del Comitato contro la tortura, comunicazione n. 233/2003, Ahmed Hussein Kamil Agiza/Svezia (20 maggio 2005), http//www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/MasterFrameView/3ef42bcd48fe9d9bc1257020005533ca Opendocument
(7) Tribunale di Milano, Sezione Giudice per le indagini preliminari, riferimenti n. 10838/05 R.G.N.R e n. 1966/05 R.G.GIP.
(8) Relazione del segretario generale, elaborata in virtù dell'articolo 52 della convenzione europea dei diritti umani, sul problema della detenzione e del trasporto in segretezza di prigionieri sospettati di atti terroristi, segnatamente da agenzie controllate da altri Stati o su loro istigazione, https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?Ref=SG/Inf%282006%295&Sector=secPrivateOffice&Language=lanEnglish&Ver=originale&BackColorInternet=9999CC&BackColorIntranet=FFBB55&BackColorLogged=FFAC75.
(9) http://www.coe.int/T/E/Com/Files/Events/2006-cia/annexes.asp.
(10) Note per la conferenza stampa di Terry Davis, segretario generale del Consiglio d'Europa, mercoledì 12 aprile 2006; http://www.coe.int/T/E/Com/Files/PA-Sessions/April-2006/20060412_Speaking-notes_sg.asp.
(11) http://www.venice.coe.int/docs/2006/CDL-AD%282006%29009-e.asp#_Toc130704767.
(12) Cfr. le relazioni sui diritti umani: U.S. Department of State country reports on human rights practices (2003).
(13) European Convention for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, Ref.: CPT/Inf/C (2002) 1 [EN] (Part 1) - Strasbourg, 26.XI.1987, Art. 8.

Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2007Avviso legale