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Procedura : 2005/2242(INI)
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Ciclo del documento : A6-0158/2007

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A6-0158/2007

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PV 24/05/2007 - 4
CRE 24/05/2007 - 4

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PV 24/05/2007 - 9.3
CRE 24/05/2007 - 9.3
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P6_TA(2007)0214

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Giovedì 24 maggio 2007 - Strasburgo Edizione definitiva
Kashmir: situazione presente e prospettive future
P6_TA(2007)0214A6-0158/2007

Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2007 sul Kashmir: situazione attuale e prospettive future (2005/2242(INI))

Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue recenti risoluzioni sul Jammu e Kashmir, in particolare la risoluzione del 29 settembre 2005 sulle relazioni UE-India: una partnership strategica(1) , del 17 novembre 2005 sull'accesso degli aiuti umanitari nel Kashmir(2) , del 18 maggio 2006 sulla relazione annuale sui diritti dell'uomo nel mondo 2005 e sulla politica dell'UE in materia(3) , del 28 settembre 2006 sulle relazioni economiche e commerciali dell'Unione europea con l'India(4) e del 22 aprile 2004 sulla situazione dei diritti dell'uomo e della democrazia nella Repubblica islamica del Pakistan(5) ,

–   visto l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica islamica del Pakistan(6) , la cui conclusione è stata approvata dal Parlamento il 22 aprile 2004(7) ,

–   viste tutte le risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su tale questione fra il 1948 e il 1971(8) ,

–   viste le preoccupazioni riguardo alle violazioni dei diritti umani in Kashmir espresse da vari gruppi di lavoro e relatori del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, e della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani che lo ha preceduto, nonché dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani,

–   visto il Trattato per le acque dell'Indo del 1960,

–   vista la relazione sulle visite nel Jammu e Kashmir della sua delegazione ad hoc, approvata dalla commissione per gli affari esteri nel novembre 2004,

–   visto il sisma devastante che ha colpito il Jammu e Kashmir l'8 ottobre 2005,

–   vista la risoluzione n. A/RES/60/13 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 14 novembre 2005, in cui vengono encomiati i governi e le popolazioni che hanno partecipato agli interventi di soccorso e agli sforzi di ricostruzione in seguito al sisma,

–   vista la visita del Presidente della Repubblica islamica del Pakistan, Pervez Musharraf, alla commissione per gli affari esteri, del 12 settembre 2006,

–   visto il 7° Vertice UE-India svoltosi il 13 ottobre 2006 a Helsinki,

–   visti i rinnovati sforzi di pace compiuti nel Kashmir dopo l'entrata in vigore dell'accordo di tregua nel 2003, seguiti dall'impegno del Presidente Musharraf, del gennaio 2004, a non utilizzare il territorio del Pakistan per azioni di terrorismo transfrontaliero e la visione lungimirante del Primo ministro indiano Manmohan Singh, secondo cui "le frontiere non possono essere ridisegnate, ma si può cercare di renderle meno importanti", nonché il nuovo ciclo di colloqui di pace, avviato il 17 gennaio 2007,

–   viste la recente proposta del Presidente Musharraf volta a risolvere il conflitto in Kashmir, incentrata su quattro punti (il mantenimento degli attuali confini del Jammu e Kashmir, la libera circolazione delle persone attraverso la Linea di controllo (LdC), la demilitarizzazione scaglionata e l'autogoverno con un meccanismo di sorveglianza congiunto che rappresenti l'India, il Pakistan e i kashmiri) nonché la proposta del Primo ministro Singh in vista di un trattato onnicomprensivo di pace, sicurezza e amicizia,

–   vista la visita in Pakistan del ministro degli Esteri indiano Pranab Mukherjee, il 13 e 14 gennaio 2007, durante la quale sono stati firmati quattro accordi volti a creare fiducia,

–   viste la relazione n. 125 sull'Asia del Gruppo internazionale di crisi, dell'11 dicembre 2006, e le relazioni sui diritti dell'uomo di Amnesty International, della Freedom House, di Human Rights Watch e del Dipartimento di Stato USA,

–   viste le visite effettuate nel giugno 2006 dalla relatrice del Parlamento su entrambi i lati della LdC,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A6-0158/2007),

A.   considerando che il territorio conteso che in passato costituiva il Principato di Jammu e Kashmir è attualmente diviso in varie parti, amministrate dalla Repubblica dell'India, dalla Repubblica islamica del Pakistan e dalla Repubblica popolare cinese, e che esso ha una popolazione totale di 13,4 milioni di abitanti,

B.   considerando che la maggior parte del Jammu e Kashmir, in particolare il Gilgit e Baltistan, è colpita da una povertà e da un'incuria estreme, presenta enormi lacune in termini di alfabetizzazione e nozioni di calcolo, e di accesso alle cure sanitarie, una mancanza di strutture democratiche nonché ingenti carenze per quanto riguarda lo Stato di diritto e il sistema giudiziario; considerando che l'intero territorio del Jammu e Kashmir subisce un declino economico senza pari,

C.   considerando che il problema delle risorse idriche è tra i fattori che contribuiscono ad esacerbare la disputa fra Pakistan e India sulla questione del Jammu e Kashmir, e che esso rappresenta un elemento importante ai fini di qualsiasi soluzione definitiva del conflitto,

D.   considerando che il Jammu e Kashmir ha rappresentato una fonte di conflitto per quasi 60 anni, periodo costellato da conflitti armati fra l'India, il Pakistan e la Cina; che tale disputa è costata presumibilmente più di 80 000 vite; che i conflitti fra l'India e il Pakistan includono ora il terrorismo internazionale; che la Cina, l'India e il Pakistan sono potenze nucleari, sebbene né l'India né il Pakistan abbiano firmato il trattato di non proliferazione nucleare,

E.   considerando che vi sono numerose prove del fatto che per molti anni il Pakistan ha fornito addestramento, armi, finanziamento e asilo ai militanti del Kashmir, ignorando la loro responsabilità nelle atrocità commesse nel territorio del Kashmir sotto amministrazione indiana; che tuttavia, secondo i rapporti del governo indiano, dall'11 settembre 2001 le infiltrazioni di militanti nel territorio del Jammu e Kashmir amministrato dall'India sono notevolmente diminuite, e che il governo del Pakistan deve comunque porre definitivamente termine a questa politica di infiltrazioni,

F.   considerando che, dal novembre 2003, lungo la LdC è in vigore il cessate il fuoco e che, nonostante talune infrazioni, esso continua ad essere rispettato,

G.   considerando che il cessate il fuoco ha permesso all'India e al Pakistan di avviare un dialogo sulla questione del Jammu e Kashmir – dialogo che prosegue e che comincia ora a riportare un modesto successo – e che è attuata una serie di misure miranti a rafforzare la fiducia (CBM) come parte del processo di pace; considerando che la popolazione del Kashmir si sta adoperando per raccogliere i benefici di tali misure e che le sta attualmente mettendo in atto a livello locale; considerando che i kashmiri del versante cinese restano esclusi dal processo,

H.   considerando che il comunicato congiunto India-Pakistan sul Kashmir del 18 aprile 2005, emesso al termine della visita in India del Presidente Musharraf, ha contribuito a rafforzare il processo di ravvicinamento dei due paesi, in particolare ribadendo l'irreversibilità del processo di pace ed evidenziando una soluzione non militare per il conflitto in Kashmir,

I.   considerando che lo sviluppo economico è indispensabile per costruire l'infrastruttura fisica e sociale, e per migliorare il potenziale produttivo del Jammu e Kashmir; che la dichiarazione congiunta UE-Pakistan dell'8 febbraio 2007 rappresenta una nuova tappa positiva nel rafforzamento delle relazioni fra i due paesi e che entrambe le parti sono ansiose di procedere con la messa in atto dell'accordo di cooperazione di terza generazione, nella convinzione che esso possa contribuire a promuovere lo sviluppo socioeconomico e la prosperità in Pakistan; che l'Unione europea e il Pakistan hanno ribadito il loro impegno in vista di una risoluzione pacifica dei contrasti, in conformità del diritto internazionale, degli accordi bilaterali e dei principi della Carta delle Nazioni Unite,

J.   considerando che l'attuale, ampio accordo di cooperazione di terza generazione CE-India, in vigore dal 1994, ha come base istituzionale una dichiarazione politica congiunta, che ha fissato incontri ministeriali annuali e aperto la strada ad un ampio dialogo politico,

K.   considerando che la mattina dell'8 ottobre 2005 un sisma di magnitudo 7,6 della scala Richter – a memoria d'uomo il terremoto più devastante che abbia interessato più paesi – ha colpito una vasta area che va dall'Afghanistan all'India passando per il Pakistan, devastando però soprattutto la regione del Jammu e Kashmir, con perdite ingenti nell'Azad Jammu e Kashmir (AJK) e nella Provincia della Frontiera del Nord Ovest del Pakistan (NWFP),

L.   considerando che nell'AJK il sisma ha causato in pochi istanti oltre 75 000 vittime, che sono poi diventate 88 000, 6 000 delle quali nel Jammu e Kashmir indiano; che sul versante pakistano esso ha causato decine di migliaia di feriti e milioni di sfollati, costretti a sopravvivere con il minimo indispensabile e senza una dimora fissa, un lavoro, cure sanitarie e istruzione; che decine di città e villaggi sono state in parte o totalmente distrutte, l'agricoltura è stata devastata, l'ambiente contaminato e che i livelli di sviluppo hanno subito una grave battuta d'arresto,

M.   considerando che sia le forze armate nazionali che i gruppi armati dell'opposizione coinvolti nella disputa del Kashmir dovrebbero rispettare le Convenzioni di Ginevra del 1949 e il diritto umanitario internazionale in vigore, che vietano gli attacchi contro i civili, e che le gravi violazioni di tali disposizioni costituiscono crimini di guerra che gli Stati sono tenuti a perseguire,

N.   considerando che negli ultimi dieci anni più di 2 000 soldati hanno perso la vita sul ghiacciaio del Siachen e che il cessate il fuoco in vigore nella regione del Siachen dal novembre 2005 va accolto con favore,

Introduzione

1.   sottolinea che l'India, il Pakistan e la Cina (cui il Pakistan ha ceduto la regione del Trans-Karakorum nel 1963) sono partner importanti dell'Unione europea, e che l'India gode dello status di partner strategico; ritiene che un costante impegno dei governi di India e Pakistan, che coinvolga le persone che vivono in tutte le parti dell'ex Principato, rappresenti il miglior modo per trovare congiuntamente una soluzione al perdurante conflitto lungo la LdC; ritiene tuttavia che l'Unione europea possa apportare il proprio contributo, viste le sue passate esperienze positive di risoluzione dei conflitti in un contesto multietnico, multinazionale e multiconfessionale; propone pertanto che la presente risoluzione, ma anche qualsiasi riunione che possa derivarne, siano parte di un'esperienza condivisa, da cui anche l'Unione europea può trarre insegnamento; ribadisce l'importanza del sostegno costante dell'UE a India e Pakistan nella messa in atto del processo di pace del 2004;

2.   richiama l'attenzione sul fatto che l'India è la più grande democrazia laica del mondo e che ha sviluppato strutture democratiche a tutti i livelli, mentre il Pakistan tuttora non applica pienamente la democrazia dell'AJK e deve ancora compiere passi avanti in direzione della democrazia nel Gilgit e Baltistan; osserva che entrambi i paesi sono potenze nucleari al di fuori del trattato di non proliferazione nucleare; sottolinea che, mentre la dottrina nucleare dell'India poggia sul principio del "no first use", il Pakistan deve ancora prendere un impegno di questo tipo; osserva altresì che il Presidente Musharraf non è stato in grado di tener fede all'impegno assunto nel 1999, allorché affermò che le forze armate non avevano alcuna intenzione di restare al potere più a lungo di quanto fosse assolutamente necessario per preparare la strada ad una vera democrazia in Pakistan;

3.   deplora molto profondamente la negativa serie di eventi suscitati dalla sospensione del Giudice capo Iftikhar Muhammed Chaudhry e, pur riconoscendo che tale sospensione ha di fatto aperto un nuovo dibattito sulla democrazia, sul costituzionalismo e sul ruolo dei militari in Pakistan, si rammarica per i recenti scoppi di violenza; sottolinea l'assoluta necessità di un sistema giudiziario sicuro e indipendente per affrontare la situazione delle popolazioni del Pakistan, in particolare quelle di AJK e Gilgit e Baltistan;

4.   invita i rappresentanti dei governi di India e Pakistan a cogliere l'opportunità offerta dalle dichiarazioni del Primo ministro Singh e del Presidente Musharraf per imprimere un nuovo slancio alla ricerca di opzioni atte a potenziare l'autogoverno, la libertà di movimento, la demilitarizzazione e la cooperazione intergovernativa su questioni come l'acqua, il turismo, il commercio e l'ambiente, e per promuovere progressi reali nella ricerca di una soluzione al conflitto del Kashmir;

5.   constata che l'impatto del sisma sulla popolazione dell'AJK ha fortemente aggravato il problema delle già scarse risorse per soddisfare le necessità e ha considerevolmente deteriorato il potenziale rafforzamento delle istituzioni e delle capacità; esorta l'Unione europea ad aiutare e a sostenere i kashmiri a tale riguardo;

6.   esorta i governi di Pakistan e India a risolvere, nel modo più pacifico possibile, le importantissime questioni in materia di diritto rivierasco riguardanti i principali corsi d'acqua superiori e l'uso dei fiumi che attraversano il Jammu e Kashmir (Indo, Jhelum, Chenab, Ravi, Beas e Sutlej), con riferimento al meccanismo vigente, previsto dal trattato del 1960 per le acque dell'Indo; sottolinea tuttavia che, come ad esempio nel caso della modernizzazione della diga di Mangla, o della costruzione della diga di Baglihar, le questioni riguardanti l'approvvigionamento idrico per l'agricoltura, il settore della pesca, il bestiame e la popolazione interessata devono continuare ad essere una priorità e fa appello ad entrambi i governi affinché in futuro, prima di prendere una decisione su altri progetti di costruzione di dighe, siano commissionate delle valutazioni complete di impatto ambientale e sociale;

7.   esprime forti preoccupazioni per le ripercussioni negative che il lungo conflitto ha prodotto sull'ambiente del Jammu e Kashmir, al punto che il futuro di questa regione è messo a repentaglio da gravi fenomeni di degrado dei suoli, inquinamento atmosferico, inquinamento dei fiumi e, fatto ancora più drammatico, del lago Dal (in passato un polo di attrazione turistica), deforestazione ed estinzione della vita selvatica;

8.   rileva l'importanza dell'acqua, della sicurezza e di un approvvigionamento energetico sostenibile e sicuro per la stabilità e la crescita della regione nonché l'esigenza di sviluppare progetti idroelettrici e di irrigazione; ritiene indispensabile che i governi di Pakistan e India proseguano il loro dialogo costruttivo e consultino i rappresentanti dei kashmiri sulle questioni in materia di diritto rivierasco, e li esorta ad adottare un approccio olistico in ordine alle risorse idriche, riconoscendo il nesso fondamentale fra acqua, terra, utilizzatori locali, ambiente e infrastrutture;

9.   sottolinea che l'antica cultura del Jammu e Kashmir è un esempio di patrimonio comune condiviso dall'India e dal Pakistan; riconosce e apprezza il pluralismo, il multiculturalismo, il carattere multiconfessionale e le tradizioni secolari dei popoli del Jammu e Kashmir, mantenuti in vita nella parte indiana del Jammu e Kashmir;

10.   ritiene che il rispetto dell'UE per le identità regionali e gli sforzi volti a garantire che le decisioni vengano prese al più opportuno livello amministrativo (cioè quanto più vicino possibile alle persone interessate) siano importanti per le aspirazioni del popolo del Kashmir a strutture decisionali autonome e al riconoscimento della sua straordinaria identità culturale;

Situazione politica: le aspirazioni della popolazione

11.   elogia e sostiene l'India e il Pakistan per le iniziative di pace in corso e accoglie con favore il fatto che i colloqui bilaterali, interrotti per tre mesi dopo gli attentati di Bombay del luglio 2006, siano ripresi; sottolinea la necessità che la regione, l'Unione europea e la comunità internazionale sostengano detti colloqui e che vi sia un ulteriore rafforzamento degli scambi concernenti la risoluzione del conflitto, assicurando così un futuro prospero per la popolazione del Jammu e Kashmir e di individuare una soluzione alla controversia del Kashmir che sia accettabile per tutte le parti;

12.   invita l'Unione europea ad appoggiare il coinvolgimento della società civile nel processo di pace e, soprattutto, a sostenere i progetti "people-to-people", al fine di promuovere il dialogo e la collaborazione tra le ONG di Pakistan, India e Kashmir;

13.   ha accolto molto favorevolmente le misure miranti a rafforzare la fiducia messe a punto dall'India e dal Pakistan, che si stanno traducendo, da entrambe le parti, in una certa qual diminuzione della tensione e dei sospetti che hanno permesso, da un lato e dall'altro, la riunificazione delle famiglie dopo anni di separazione; sottolinea che i governi di India e Pakistan dovrebbero compiere sforzi maggiori per coinvolgere la popolazione del Kashmir nella risoluzione delle questioni fondamentali;

14.   richiama l'attenzione sul fatto che, a seguito della situazione umanitaria successiva al sisma, la popolazione ordinaria del Kashmir sta ora beneficiando sempre più del processo di pace, attraverso gli scambi che hanno luogo e l'impegno politico dei governi sia indiano che pakistano a favore della libera circolazione (per quanto ancora limitata) di persone, beni e servizi fra i due lati della LdC; chiede rinnovati sforzi per consentire a tutti i cittadini del Kashmir, indipendentemente dall'appartenenza politica, di partecipare pienamente al processo di pace e alle CBM in tutte le loro modalità;

15.   sottolinea che le crisi e i conflitti degli ultimi anni hanno rafforzato, e non diminuito, l'utilità delle Nazioni Unite e che queste ultime continuano ad essere un importante forum per il dialogo e la diplomazia; ricorda l'elevato numero di risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul Kashmir fra il 1948 il 1971, risoluzioni che hanno cercato di incoraggiare sia il governo dell'India che quello del Pakistan a prendere tutte le misure in loro potere per migliorare la situazione e che hanno espresso la convinzione che una risoluzione pacifica del conflitto rappresenti il modo migliore per promuovere gli interessi della popolazione del Jammu e Kashmir, dell'India e del Pakistan; conclude, alla luce di tutto quanto precede e delle successive violazioni di più punti stabiliti nelle varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che i presupposti per invocare il plebiscito attualmente non sono soddisfatti;

16.   ribadisce che, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 1, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni Unite, tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione, in virtù del quale possono decidere liberamente del loro status politico e perseguire liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale; ribadisce che, ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 3, ciascuno degli Stati che sono parte del Patto deve promuovere la realizzazione del diritto all'autodeterminazione e rispettare tale diritto, in conformità delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite; osserva ciononostante che tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite sul Kashmir trattano esplicitamente e riconoscono unicamente il diritto dell'ex Principato del Jammu e Kashmir di diventare parte integrante dell'India o del Pakistan; accoglie con favore, nell'ottica di risolvere definitivamente il conflitto del Kashmir – cosa che porterebbe enormi vantaggi all'intera regione – le nuove idee che sono attualmente all'esame nel quadro del Dialogo composito e delle tavole rotonde dell'India (nel cui contesto la riapertura del dialogo da parte del governo indiano con la Conferenza dei partiti per la libertà (APHC) è accolta con particolare favore) e, segnatamente, le idee volte a rendere le frontiere permanentemente irrilevanti, ad instaurare un sistema di autogoverno e a prendere misure istituzionali per una gestione mista e cooperativa; incoraggia con determinazione sia l'India che il Pakistan ad esaminare ulteriormente tali concetti nel quadro di discussioni comuni e con i kashmiri sui due lati della LdC e nel Gilgit e Baltistan;

17.   deplora il perdurare della situazione politica e umanitaria in tutte e quattro le parti del Jammu e Kashmir; si compiace tuttavia del ruolo del processo di pace composito, che permette di dirigersi verso una soluzione sostenibile per i kashmiri, basata sulla democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali; sostiene l'approccio della "seconda via" come anche un dialogo più ampio, che coinvolga personalità eminenti, universitari e altri esperti provenienti da tutte le parti del Kashmir, dall'India e dal Pakistan, che formulino suggerimenti pratici in vista di una cooperazione più stretta; si congratula con l'India e il Pakistan per il fatto di riunire tali gruppi e propone che l'Unione europea offra il proprio aiuto concreto ogniqualvolta è invitata a farlo da entrambe le parti e nel quadro del processo di pace composito;

18.   deplora tuttavia che il Pakistan sia ripetutamente venuto meno all'impegno di introdurre strutture democratiche serie e rappresentative nell'AJK; constata in particolare la continua mancanza di rappresentanti kashmiri all'Assemblea nazionale del Pakistan, il fatto che l'AJK sia governato attraverso il ministero degli Affari del Kashmir a Islamabad, che il Consiglio del Kashmir sia composto perlopiù da funzionari pakistani e che il segretario generale, l'ispettore generale di polizia, il controllore generale e il ministro delle finanze siano tutti pakistani; disapprova la disposizione della Costituzione provvisoria del 1974 che vieta qualsiasi attività politica che non riconosca l'appartenenza del Jammu e Kashmir al Pakistan e obbliga qualsiasi candidato a un seggio al parlamento dell'AJK a firmare una dichiarazione di lealtà in tal senso; è preoccupato quanto al fatto che la regione del Gilgit e Baltistan non dispone di alcuna forma di rappresentanza democratica; richiama inoltre l'attenzione sul fatto che un'ordinanza del governo pakistano del 1961 su Jammu e Kashmir (Amministrazione della proprietà) ha trasferito il 15 agosto 1947 al governo federale il territorio controllato dal Pakistan, che apparteneva allo Stato del Jammu e Kashmir;

19.   deplora molto profondamente la perdurante ambivalenza dell'attuale governo pakistano per quanto concerne l'identità etnica del Gilgit e Baltistan e rileva al riguardo che le dichiarazioni del Presidente vengono contraddette dalle comunicazioni ufficiali del governo; raccomanda fermamente che il governo pakistano sostenga e applichi la sentenza della Corte suprema del Pakistan, del 28 maggio 1999, che convalida l'eredità kashmiri delle popolazioni del Gilgit e Baltistan e rileva che il governo dovrebbe garantire loro i diritti umani fondamentali, nonché le libertà democratiche e l'accesso alla giustizia;

20.   riconosce che il Pakistan si trova in una situazione particolarmente complessa e subisce pressioni provenienti da direzioni diverse; ciononostante:

   deplora fermamente che la mancanza di una volontà politica sufficiente per far fronte alle necessità essenziali, di partecipazione politica e dello Stato di diritto nell'AJK si siano tradotti, dopo il sisma, in una situazione disperata per le donne;
   ricorda la firma dell'accordo di cooperazione di 3a generazione CE-Pakistan nel 2001, il cui articolo 1 prevede il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici quale elemento essenziale, e sollecita l'Unione europea a fare quanto le compete per garantire che detti principi siano osservati al momento di dare esecuzione all'accordo; è quindi particolarmente preoccupato in relazione al fatto che la popolazione del Gilgit e Baltistan sia sotto la diretta amministrazione dell'esercito e non goda di alcuna democrazia;
   vede nell'approvazione del progetto di legge sulla protezione delle donne, inteso a riformare le ordinanze Hudood sull'adulterio e lo stupro, basate sulla Sharia, un passo positivo in direzione di una maggiore protezione dei diritti delle donne in Pakistan, e apprezza l'impegno espresso dal Presidente Musharraf e dai parlamentari riformisti a far passare questi cambiamenti nonostante i tentativi volti a farli fallire; sottolinea ciononostante che appare evidente che il Pakistan deve fare di più per mantenere i suoi impegni nel settore dei diritti umani;
   continua ad essere preoccupato quanto alla difficile situazione in cui si trovano tutte le minoranze della regione;

21.   esorta il Pakistan a rivedere il proprio concetto di responsabilità democratica, di diritti delle minoranze e di diritti della donna nell'AJK, elementi che, come ovunque altrove, sono fondamentali per migliorare le condizioni della popolazione e per affrontare la minaccia del terrorismo;

22.   esprime preoccupazione quanto alla mancanza di libertà di espressione nell'AJK, ai presunti casi di tortura e di maltrattamenti, di discriminazione nei confronti dei profughi provenienti dal Jammu e Kashmir sotto amministrazione indiana e di corruzione tra i funzionari governativi; invita il governo del Pakistan a garantire che la popolazione dell'AJK possa esercitare i propri diritti fondamentali, civili e politici, senza costrizioni e paura;

23.   invita inoltre il Pakistan a garantire lo svolgimento di elezioni libere ed eque nell'AJK, tenuto conto del fatto che le elezioni generali dell'11 luglio 2006 sono state contrassegnate da frodi e brogli elettorali su grande scala, e che i candidati che rifiutavano di schierarsi a favore dell'adesione del Kashmir al Pakistan non hanno potuto candidarsi; invita altresì il Pakistan ad organizzare, per la prima volta, elezioni nel Gilgit e Baltistan;

24.   esorta i governi di Pakistan e India a trasformare il cessate il fuoco in vigore dal 2003 nella regione del Siachen in un accordo di pace duraturo, in quanto su questo campo di battaglia che è il più alto del mondo muoiono ogni anno più soldati per ragioni climatiche che di conflitto armato;

25.   invita l'Unione europea a sostenere l'India e il Pakistan nella negoziazione di una zona di completo disimpegno nella regione del Siachen, che non porti pregiudizio alla posizione delle due parti, in particolare offrendo assistenza nella fornitura di tecnologie di controllo e di procedure di verifica;

26.   invita i gruppi militanti armati a proclamare un cessate il fuoco seguito dal disarmo, dalla smobilitazione e da un processo di reintegrazione; invita i governi di Pakistan e India ad agevolare detto cessate il fuoco;

27.   incoraggia il governo Pakistano a chiudere i siti web e le riviste dei militanti; suggerisce ai governi indiano e pakistano di esaminare la possibilità di introdurre una legge contro i discorsi che spronano all'odio;

28.   constata che il Jammu e Kashmir amministrato dall'India gode di uno statuto speciale ai sensi dell'articolo 370 della Costituzione indiana, che garantisce alla regione un'autonomia maggiore rispetto ad altri Stati dell'Unione; si compiace delle recenti iniziative adottate nel Jammu e Kashmir per rafforzare la democrazia (ne è prova il tasso di affluenza alle urne del 75% nelle ultime elezioni locali) e dei passi compiuti dal Primo ministro Singh per riaprire il dialogo con l'APHC; osserva tuttavia che nella realtà pratica permangono delle lacune per quanto riguarda i diritti dell'uomo e la democrazia diretta, come dimostra ad esempio il fatto che tutti i candidati a funzioni nel Jammu e Kashmir (come in altri Stati) devono firmare una dichiarazione di lealtà nei confronti della Costituzione dello Stato del Jammu e Kashmir, che afferma l'integrità dell'India; sollecita la commissione nazionale indiana per i diritti dell'uomo (NHRC) ad esercitare pienamente il proprio mandato per quanto concerne qualsiasi violazione, sospetta o comprovata, e la esorta, onde poterle attribuire una credibilità ancora maggiore, a rimediare all'assenza di esperti in materia di diritti dell'uomo nel proprio consiglio di amministrazione; attende con impazienza maggiori progressi in tale ambito e risultati positivi dalle nuove leggi sul lavoro infantile, sulle condizioni della donna e contro la violenza; prende atto con preoccupazione delle informazioni secondo cui numerosi kashmiri sarebbero detenuti senza essere stati debitamente processati;

29.   deplora le violazioni documentate dei diritti umani da parte dell'esercito indiano, soprattutto in considerazione del fatto che gli omicidi e gli stupri continuano in un'atmosfera di impunità; nota con preoccupazione che la NHRC non può, ai sensi del proprio statuto, indagare sugli abusi dei diritti umani perpetrati dalle forze di sicurezza indiane; ritiene tuttavia incoraggiante la raccomandazione fatta dalla NHRC secondo cui l'esercito deve nominare ufficiali di alto grado che controllino l'applicazione dei diritti umani fondamentali e il rispetto dello Stato di diritto nelle proprie unità militari, raccomandazione che viene osservata; prende atto dell'impegno assunto dal governo indiano nel settembre 2005 a non tollerare le violazioni dei diritti umani; sollecita il Lok Sabha a prevedere di modificare la legge sulla protezione dei diritti umani in modo da consentire alla NHCR di indagare in modo indipendente sui presunti abusi da parte di membri delle forze armate;

30.   sottolinea il rischio di mantenere la pena di morte in una complessa situazione politica come la disputa sul Kashmir in cui il diritto ad un equo processo non sembra essere garantito; rileva con preoccupazione che l'Asia meridionale continua a registrare una situazione negativa per quanto concerne la pena di morte e deplora profondamente che sia il governo indiano che quello pachistano siano favorevoli al suo mantenimento; si compiace del fatto che tra le importanti voci a favore della sua abolizione rientrano nella regione quelle del Presidente Kalam e del neonominato Giudice capo presso la Corte suprema in India; si compiace della risoluzione ONU sui diritti umani 2005/59 sulla questione della pena di morte e ribadisce gli orientamenti in materia di diritti umani dell'UE riguardanti la pena di morte; sollecita l'India e il Pakistan a prendere in considerazione l'adesione al secondo protocollo opzionale all'ICCPR e a simili strumenti regionali al fine di introdurre una moratoria sulla pena di morte e a procedere verso la sua completa abolizione;

31.   si compiace in tale contesto delle dichiarazioni del Primo ministro Singh, il quale chiede tolleranza zero per le violazioni dei diritti umani nel Kashmir, ed invita il governo indiano a porre fine a tutte le prassi di omicidi extragiudiziari, scomparse di persone, torture e detenzioni arbitrarie nel Jammu e Kashmir;

32.   invita l'India e il governo dello Stato del Jammu e Kashmir ad abrogare tutte le disposizioni giuridiche che forniscono un'immunità effettiva ai membri delle forze armate e a creare una commissione d'inchiesta indipendente e imparziale sulle gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario da parte delle forze di sicurezza indiane dall'inizio del conflitto;

33.   sollecita i governi di India e Pakistan a consentire alle organizzazioni internazionali dei diritti umani (quali Freedom House, Amnesty International e Human Rights Watch) di accedere immediatamente e senza restrizioni a tutto il territorio dell'ex Principato al fine di indagare sulla situazione in materia di diritti umani e di elaborare regolarmente relazioni indipendenti sull'argomento; sollecita entrambi i governi ad impegnarsi pubblicamente a cooperare pienamente con dette organizzazioni internazionali dei diritti umani;

34.   esorta l'UE ad adottare una ferma posizione per sostenere la clausola sui diritti umani e la democrazia nei suoi accordi sia con l'India che con il Pakistan, per creare un intenso dialogo politico sui diritti umani con ambedue i paesi anche all'interno del Kashmir, e per esaminare la possibilità di avviare specifici dialoghi sui diritti umani con il Pakistan, come già accade con l'India, e di istituire specifiche sottocommissioni per i diritti umani che si occupino di entrambi i paesi, come è già stato fatto in determinati altri paesi;

35.   riconosce le difficili condizioni di vita di taluni gruppi, come i Pandit della Valle del Kashmir, fatti sfollare a forza; esorta ad affrontare la discriminazione nei confronti di questi e di altri gruppi, soprattutto sul mercato del lavoro; propone che tali gruppi si dotino di commissioni costituite di rappresentanti da loro eletti, assicurandosi che le donne e le persone sotto i 25 anni siano adeguatamente rappresentate;

36.   suggerisce che l'India esamini il successo ottenuto con l'istituzione nel Ladakh dell''Autonomous Hill Council", nel 1993; auspica che la strada commerciale Kargil-Skardu possa essere ripristinata quale parte del processo di applicazione delle misure miranti a rafforzare la fiducia e che la regione del Ladakh e quelle settentrionali, attualmente divise, siano collegate da punti di attraversamento analoghi a quelli già creati altrove lungo la LdC;

37.   si compiace in particolare del generale aumento del numero dei visti rilasciati per viaggiare fra l'India e il Pakistan, e della riapertura della linea di autobus Srinigar-Muzaffarabad; nota che, in base agli ultimi dati, il suo uso è stato limitato a meno di 400 persone per le due parti della LdC; invita le autorità indiane e pakistane a diminuire le restrizioni relative al rilascio dei permessi di viaggio;

38.   si congratula con l'India per gli sforzi compiuti a favore dello sviluppo socioeconomico del Jammu e Kashmir attraverso pacchetti speciali di misure per lo Stato, l'accento posto sulla creazione di posti di lavoro e provvedimenti destinati a promuovere il turismo nel Jammu e Kashmir, e propone di esaminare il modo in cui il (futuro) partenariato UE-India potrà contribuire alla creazione di posti di lavoro basati sulle qualifiche, soprattutto per le donne e i giovani; incoraggia l'Unione europea ad appoggiare le iniziative delle ONG locali, consistenti in progetti volti a creare capacità produttive e di commercializzazione incentrati sulle donne; ritiene che l'Unione europea potrebbe affrontare il problema delle pari opportunità aumentando gli scambi di prodotti che tradizionalmente forniscono sostentamento alle donne, quali i tessili e l'artigianato, e facilitando gli scambi di servizi nei settori che impiegano le donne; raccomanda che le relazioni economiche fra Unione europea e Pakistan vengano rafforzate in modo analogo;

39.   esorta sia l'India che il Pakistan ad esaminare il potenziale ruolo che un aumento della sicurezza e del rispetto per i diritti umani potrebbe avere nel conseguimento degli obiettivi in materia di creazione di occupazione e promozione del turismo in tutto il Jammu e Kashmir;

Lotta contro il terrorismo

40.   riconosce che, se non viene posto fine al terrorismo, non ci può essere un autentico progresso verso una soluzione politica o nel miglioramento della situazione economica della popolazione in tutto il Jammu e Kashmir; prende atto che, pur essendo stato registrato durante gli ultimi cinque anni un calo costante nel numero delle vittime degli attacchi terroristici, le attività dei gruppi terroristici in costante mutamento, quali il Lashkar-e-Taiba e l'Harakat ul-Mujahedeen, che hanno le loro basi nell'AJK, hanno causato centinaia di morti nel Jammu e Kashmir amministrato dall'India e altrove;

41.   deplora le violazioni documentate dei diritti umani da parte del Pakistan, anche nel Gilgit e Baltistan dove nel 2004 avrebbero avuto luogo violenti tumulti, e i fin troppo frequenti incidenti di terrore e violenza provocati da gruppi di militanti armati; sollecita il Pakistan a rivedere il suo concetto di diritti fondamentali quali la libertà di espressione, la libertà di associazione e la libertà di culto nell'AJK e nel Gilgit e Baltistan, e prende atto con preoccupazione dei casi di tortura e detenzione senza un giusto processo denunciati da associazioni dei diritti umani come Amnesty International; esorta fermamente tutte le parti in causa a fare il possibile per porre fine a tali violazioni; si compiace dell'impegno pubblicamente contratto dal Pakistan di frenare l'infiltrazione, attraverso la LdC, di militanti che operano fuori del territorio controllato dal paese, ma ritiene che quest'ultimo debba adottare misure molto più severe ed efficaci; sollecita un impegno continuo e determinato del Presidente Musharraf per combattere il terrorismo, impegno che, com'è risaputo, comporta sfide enormi; approva e sostiene l'invio di aiuti multilaterali e bilaterali degli Stati membri dell'Unione europea per assistere il Pakistan nella sua lotta contro il terrorismo e nel suo deciso tentativo di migliorare le condizioni di vita degli abitanti dell'AJK e del Gilgit e Baltistan; invita inoltre il governo pakistano e gli Stati membri dell'Unione europea ad intensificare gli sforzi volti ad individuare e ad arrestare le potenziali reclute terroriste che giungono in Pakistan dagli Stati membri dell'Unione europea; si compiace che sia stato recentemente creato dai due governi un comitato congiunto – il meccanismo congiunto India-Pakistan sul terrorismo – per combattere il terrorismo e condividere informazioni, e prende atto che la prima riunione del gruppo si è tenuta il 6 marzo 2007 a Islamabad;

42.   sostiene con fermezza le raccomandazioni del Gruppo internazionale di crisi dell'11 dicembre 2006, che invitano il Pakistan ad intraprendere un'azione decisiva per disarmare gli attivisti nell'AJK e nella Gilgit e Baltistan, a chiudere i campi di formazione dei terroristi, a porre fine al reclutamento e all'addestramento di terroristi nel suo territorio, e a far cessare il flusso di denaro e di armi destinato ai talebani e ad altri attivisti stranieri o locali in territorio pakistano;

43.   riconosce e sostiene l'aspirazione della popolazione del Kashmir a vedere ridotta significativamente la presenza militare sui due lati della LdC; fa tuttavia notare che una smilitarizzazione effettiva può avere luogo solo in parallelo con un'azione efficace volta a neutralizzare la minaccia di infiltrazioni, nel Jammu e Kashmir, di gruppi di attivisti operanti al di fuori del Pakistan, e in parallelo con misure miranti a rafforzare la fiducia e consistenti, ad esempio, nel porre fine alle recriminazioni reciproche, nel rendere pienamente operativi la linea di autobus Srinagar-Muzaffarabad, i collegamenti commerciali e le comunicazioni, e nel porre in atto altre misure definite di comune accordo con i kashmiri di entrambi i lati, e osserva l'impatto positivo che ciò avrà sulla salute mentale e il senso di sicurezza di tale popolo, in particolare nei bambini e nei giovani; sottolinea che solo iniziative nuove, rivolte al futuro, potrebbero attivare un circolo virtuoso;

44.   sottolinea che, al fine di creare un clima di fiducia e di buona volontà nella regione, è fondamentale eliminare tutte le barriere e gli ostacoli, affinché tutti i kashmiri possano circolare liberamente sull'intero territorio del Jammu e Kashmir;

Misure miranti a rafforzare la fiducia

45.   accoglie favorevolmente i segni più recenti dei rinnovati sforzi – compresi notevoli cambiamenti politici – compiuti dai governi pakistano e indiano per risolvere la controversia del Kashmir;

46.   si compiace in particolare delle iniziative prese a favore del ricongiungimento delle famiglie divise dalla LdC, con l'apertura di cinque punti di attraversamento della stessa; è cosciente del fatto che l'apertura di tali punti di attraversamento è stata molto lenta e non adeguata all'urgenza della situazione in loco; incoraggia ed auspica tuttavia una maggiore frequenza degli attraversamenti; vorrebbe inoltre che tale possibilità fosse estesa a tutti i cittadini, da entrambi i lati, e raccomanda all'India e al Pakistan di mettere a punto misure per facilitare tutti gli spostamenti, sia in seno all'ex Principato che a livello internazionale, avvalendosi di procedure amministrative e consolari accelerate;

47.   ritiene essenziale aumentare la frequenza degli scambi lungo la LdC, a tutti i livelli della società civile e in tutti i campi; propone l'elaborazione di programmi di scambio fra associazioni di giuristi, scuole e università, compresa un'università comune con un campus da entrambi i lati della linea di separazione; propone, per contribuire a ridurre il livello di reciproco sospetto tra gli eserciti delle due parti, l'avvio di un dialogo fra i militari;

48.   invita i governi dell´India e del Pakistan a fare degli interventi di recupero e conservazione ambientale nel Jammu e Kashmir uno dei punti qualificanti delle attività e dei piani d'azioni comuni ai due versanti della LdC, e sollecita l'UE e gli Stati membri a dare supporto a ogni progetto in tal senso;

49.   raccomanda di esaminare la costituzione di una cellula comune di monitoraggio India-Pakistan per la condivisione dei dati sui fenomeni meteorologici e sull'attività sismica, in modo da poter dare un allarme tempestivo sulle catastrofi naturali che possono avere origine da entrambi i lati della LdC;

50.   raccomanda, a livello politico, la creazione di una commissione parlamentare mista indopakistana intesa a rafforzare gli scambi e il dialogo parlamentari; analogamente, propone la creazione di gruppi di lavoro misti in seno alle autorità governative locali, per esaminare questioni relative al commercio e al turismo;

51.   incoraggia le imprese dell'Unione europea a riconoscere il potenziale di tutto il Kashmir in termini di investimenti e di turismo, e, in particolare, l'esistenza di una manodopera fortemente motivata; suggerisce che le imprese europee costituiscano joint venture con società locali e che siano creati regimi assicurativi di investimento per incrementare la fiducia degli investitori; invita tutte le parti a sostenere e a favorire la rappresentanza delle camere di commercio rispettive alle fiere commerciali internazionali nell'Unione europea, onde permettere loro di promuovere i loro prodotti destinati all'esportazione;

52.   sostiene ulteriormente l'appello lanciato al Pakistan di sviluppare le risorse umane investendo nell'istruzione superiore, comprese le scuole professionali e i collegi tecnici nelle zone sotto amministrazione federale, anche nelle aree del Gilgit e Baltistan del Kashmir;

53.   fa osservare che l'India è il maggiore beneficiario del Sistema delle preferenze generalizzate (SPG); sollecita la Commissione a riesaminare automaticamente l'SPG+ e altre misure commerciali appropriate non appena si verificano disastri naturali di vaste proporzioni, come i terremoti; accoglie favorevolmente l'impegno preso da tutti gli Stati dell'Asia del sud nel quadro dell'Associazione per la cooperazione regionale dell'Asia del sud (SAARC) di adoperarsi in modo efficace per fare della Zona di libero scambio dell'Asia del sud una realtà politica ed economica che massimizzerà i vantaggi per le quattro parti del Jammu e Kashmir, e invita il governo del Pakistan a porre termine al sistema della "lista positiva"; si compiace del fatto che, sebbene gli scambi commerciali fra i due paesi abbiano fluttuato nel corso degli ultimi 10 anni, il livello globale degli scambi ufficiali fra India e Pakistan sia passato da 180 milioni di dollari USA nel 1996 a 602 milioni di dollari USA nel 2005, e che questa tendenza abbia la possibilità di continuare e debba essere incoraggiata, visto che il livello elevato del commercio informale indica la presenza di un potenziale commerciale latente fra i due paesi;

54.   sottolinea il notevole potenziale del turismo ai fini di un rafforzamento dell'economia locale; esorta pertanto i governi degli Stati membri dell'Unione europea a seguire da vicino la situazione della sicurezza nella regione, con lo scopo di fornire informazioni e consigli di viaggio aggiornati e coordinati a quanti desiderano visitare il Jammu e Kashmir;

Impatto del sisma dell'8 ottobre 2005

55.   insiste sul fatto che il sisma ha avuto un impatto enorme sulla vita dei kashmiri, da entrambi i lati della LdC, e che la gravissima situazione umanitaria ha deteriorato la fragile capacità istituzionale nel territorio dell'AJK e della NWFP; sottolinea che attualmente la sopravvivenza quotidiana è di gran lunga la principale priorità per la popolazione;

56.   deplora il fatto che, oltre alle ingenti perdite di vite umane, l'AJK abbia subito danni materiali incalcolabili alle infrastrutture (ospedali, scuole, edifici pubblici, vie di comunicazione) e a quelli che in molti casi erano istituzioni e servizi di base già fragili;

57.   è profondamente rattristato per il fatto che il sisma ha avuto un impatto sproporzionato sui bambini: 17 000 vittime, in base ai dati dell'UNICEF; è fortemente preoccupato quanto alle notizie relative ad un traffico di bambini venutosi a creare dopo il sisma e invita il governo del Pakistan ad affrontare specificamente la questione dei diritti e della protezione dei bambini nell'AJK e nel Gilgit e Baltistan, nonché ad affrontare il traffico di bambini con più efficacia;

58.   richiama l'attenzione sulla drammatica situazione degli sfollati interni e delle persone che si trovano in una situazione di bisogno grave e persistente come conseguenza del sisma; plaude, in mancanza di una convenzione sui diritti degli sfollati interni, agli "orientamenti dell'ONU", che offrono la base per una risposta umana ai trasferimenti forzati, che rappresentano un'insidiosa aggressione ai diritti dell'uomo, e chiede che tutte le autorità competenti che hanno un interesse nel Kashmir rispettino tali principi; invita il governo del Pakistan a fare tutto ciò che è in suo potere per attribuire, al più presto, terre agli abitanti di quei villaggi che sono scomparsi negli smottamenti, affinché possano ricostituirsi in quanto villaggi e ricostruire strutture abitative permanenti; raccomanda vivamente all'Unione europea di prestare un'attenzione costante ai principi di cui sopra, nonché a questioni più ampie di democrazia, giustizia e diritti umani nelle quattro parti del Kashmir; osserva che i campi profughi di lunga permanenza, da entrambi i lati della LdC, dovrebbero essere smantellati e che si dovrebbe riservare un'attenzione adeguata alla protezione, alle necessità e all'integrazione sociale dei loro occupanti, i quali dovrebbero essere autorizzati a fare rientro a casa o essere reinsediati in modo permanente; rileva che la comunità internazionale dovrebbe offrire un'assistenza costante a tal fine;

59.   evidenzia che il disastro ha interessato una regione già indebolita dai conflitti e dal terrorismo, in cui le istituzioni fondamentali e la stabilità regionale sono state costantemente minate dalla criminalità organizzata e dall'infiltrarsi, attraverso la LdC, di reti di islamisti radicali che sfruttano il territorio accidentato;

60.   è costernato nel constatare che le condizioni di vita di base della popolazione dell'AJK, che erano già ridotte al minimo prima del sisma (cibo, acqua, alloggi, servizi igienici, scuole e ambulatori a malapena adeguati), sono considerevolmente peggiorate a seguito di quest'ultimo; sollecita le autorità interessate, mentre milioni di persone vivono nell'indigenza, a concentrare tutte le loro energie sulla lotta contro la corruzione, che ha ingiustamente sviato il flusso dei finanziamenti dai beneficiari cui era destinato, nonché sulle fastidiose affermazioni secondo cui le organizzazioni terroristiche messe al bando dalle Nazioni Unite opererebbero nella zona dell'AJK colpita dal sisma; invita la Commissione, i governi degli Stati membri, i governi di India e Pakistan e le agenzie di aiuto a continuare a concentrarsi sui bisogni essenziali delle vittime del terremoto;

61.   constata che la portata e l'impatto del terremoto hanno avuto un effetto ben maggiore sul lato pakistano della LdC, devastando tutta una parte delle infrastrutture del governo locale e ritardando inevitabilmente i servizi necessari per far fronte all'emergenza; esprime apprezzamento ai governi, agli eserciti e alle popolazioni locali di entrambi i lati della LdC per il loro impegno, la loro determinazione e la loro disponibilità a rispondere alle molteplici sfide che il sisma ha determinato;

Risposta al sisma dell'8 ottobre 2005

62.   riconosce che la comunità internazionale, l'India e il Pakistan hanno reagito in modo rapido e positivo al sisma, tenuto conto delle circostanze: i contatti al più alto livello fra India e Pakistan sono stati stabiliti immediatamente e le ONG nazionali e locali hanno risposto in modo adeguato, cooperando con le amministrazioni locali e centrali; riconosce, tuttavia, pienamente che la comunità internazionale e le ONG internazionali hanno manifestato una solidarietà senza precedenti nei confronti dei sopravvissuti e delle vittime del sisma ed esprime compiacimento per la creazione di nuovi partenariati; raccomanda all'Unione europea di considerare favorevolmente ulteriori richieste di assistenza supplementare per la ricostruzione nelle aree colpite dal sisma e chiede alla Commissione di fornire informazioni aggiornate sulle richieste già presentate a tale riguardo;

63.   prende atto con preoccupazione del fatto che la valutazione preliminare dei danni e dei fabbisogni preparata dalla Banca asiatica di sviluppo e dalla Banca mondiale, cui la Commissione ha contribuito, stimi al 29% la perdita totale di occupazione o di mezzi di sopravvivenza a seguito del terremoto, con ripercussioni su circa 1,64 milioni di persone, metà delle quali di età stimata inferiore ai 15 anni; si compiace del progetto della Commissione "Sostegno al Pakistan per la tempestiva ripresa e ricostruzione dopo il terremoto", dotato di 50 milioni di EUR; sottolinea che tale progetto dovrebbe concentrarsi, nel breve periodo, sulla protezione dei più vulnerabili, sul ripristino dell'attività economica nelle zone colpite, inclusa la ripresa delle piccole imprese e la sostituzione dei beni perduti in agricoltura, creando opportunità occupazionali mediante programmi di formazione e di potenziamento delle competenze; raccomanda che, nel medio e lungo termine, le misure volte a ricostruire e a garantire la sopravvivenza includano i microfinanziamenti e la promozione delle competenze, e sollecita la Commissione a sostenere strategie di questo tipo nel lungo termine;

64.   prende atto con soddisfazione dei fondi stanziati dalla Commissione per gli aiuti d'urgenza alle vittime del terremoto nell'AJK e in Pakistan; esorta tuttavia il Commissario per lo sviluppo e gli aiuti umanitari ad accogliere la richiesta del Primo ministro dell'AJK di stanziare fondi supplementari per le operazioni di risanamento e di ricostruzione, che costituiranno un importante contributo per eliminare le conseguenze di questa catastrofe umanitaria;

65.   si congratula con tutti coloro che, nei campi di raccolta dei sopravvissuti, hanno contribuito ad individuare le esigenze in fatto di salute pubblica e a soddisfarle; constata che, nonostante le sfide rappresentate dall'approvvigionamento di acqua potabile pulita e dalla fornitura di servizi igienici adeguati nelle situazioni post catastrofe, non sono scoppiate epidemie di malattie trasmissibili con l'acqua; si congratula con il governo pakistano per aver fornito alloggio e provviste a più di due milioni di sfollati al fine di sostenerli durante l'inverno e si congratula con l'India che ora rialloggia le 30 000 persone che si sono ritrovate senza tetto sul lato indiano della LdC; è preoccupato in relazione alle informazioni secondo cui migliaia di persone vivrebbero tuttora nelle tende, come ha potuto osservare la delegazione del Parlamento per le relazioni con la SAARC in visita nell'AJK dal 15 al 22 dicembre 2006;

66.   osserva che, nei giorni che sono seguiti al disastro, il Pakistan ha creato una Commissione federale di soccorso incaricata di coordinare le operazioni di ricerca, salvataggio e assistenza; deplora tuttavia che il Pakistan non abbia potuto accettare gli elicotteri offerti dall'India a causa della cittadinanza dei piloti, né la proposta di intraprendere operazioni di soccorso comuni lungo la LdC, di inviare gruppi di soccorso medico e di riparare le infrastrutture di telecomunicazione, tutte misure che avrebbero potuto contribuire in modo significativo a ridurre il numero delle vittime; si rammarica, pertanto, che il sisma non sia stato l'occasione per mostrare la volontà politica di dare la priorità ai bisogni umanitari della popolazione del Kashmir e di superare le divergenze politiche;

67.  si compiace dell'assistenza finanziaria offerta con tanta rapidità dagli Stati vicini del Pakistan (India, Cina, Iran, Afghanistan) e, ad un livello regionale più ampio, dalla Turchia e dall'Organizzazione della Conferenza islamica (OCI), nonché da tutta la comunità internazionale; si congratula con la Commissione europea, in particolare con la DG ECHO già presente in Pakistan, per la sua risposta immediata ed efficace; esorta i donatori a consegnare quanto prima l'assistenza promessa;

68.   si congratula in particolare con la Commissione per il suo programma di finanziamento rinnovabile in risposta al sisma, programma che ha fornito 48,6 milioni di EUR e che viene eseguito in compartecipazione con le ONG, la Croce Rossa e le agenzie delle Nazioni Unite; chiede un costante impegno dell'Unione europea in vista della ricostruzione in Kashmir;

69.   sottolinea la necessità che i fondi di ricostruzione siano destinati in ampia misura alla conservazione delle rimanenti risorse forestali, in particolare rendendo disponibili forme alternative di combustibile, varando interventi di rimboschimento, lanciando programmi di educazione ambientale, ed eventualmente istituendo fondi di compensazione che permettano al governo dell'Azad Jammu e Kashmir di erogare risarcimenti per le perdite di reddito conseguenti alle restrizioni sulla vendita di legname;

70.   deplora che il governo pakistano abbia insistito affinché tutte le etichette indiane venissero rimosse dall'aiuto umanitario fornito dall'India prima della sua distribuzione;

71.   evidenzia il fatto che, nei giorni successivi al sisma, la reazione, inizialmente esitante, dell'esercito pakistano ha creato un grande vuoto in termini di copertura delle necessità, vuoto di cui hanno approfittato sul terreno organizzazioni militanti come la Jamaat-i-Islami e la Jamaat-ud-Dawa, ribattezzata Lakshar-e-Tayyaba (riconosciuta come organizzazione terroristica e, in quanto tale, messa al bando dal governo Musharraf nel 2002), che si sono rapidamente trasformate, de facto , in fornitori di cibo, alloggio e istruzione per i bambini, e assistenza per le vedove; è molto preoccupato in relazione al fatto che ciò abbia potuto rafforzare, agli occhi della popolazione locale, la credibilità di questo tipo di gruppi polarizzatori, compromettendo ulteriormente qualsiasi opportunità per un'autentica rappresentanza democratica;

72.   esorta i governi di India e Pakistan, così come la comunità internazionale, a fare il possibile per applicare misure di sicurezza e controllare da vicino l'utilizzo delle risorse concesse;

73.   si compiace vivamente dell'accordo storico del 2 maggio 2006, volto a rianimare gli scambi commerciali attraverso la LdC che separa le regioni divise del Jammu e Kashmir, grazie all'avvio di un servizio di trasporto su camion sul tragitto Srinagar-Muzaffarabad, nonché di un secondo servizio di pullman attraverso il Kashmir inteso a collegare Poonch nel Jammu e Kashmir con Rawalakot nell'AJK; suggerisce la creazione di una rete stradale tra Jammu e Sialkot e il Gilgit e Baltistan; suggerisce altresì l'introduzione di un collegamento ferroviario tra Jammu e Srinagar, e il miglioramento della strada che collega le due città; si compiace dell'impegno assunto il 23 maggio 2006 dal Primo ministro Singh di creare le condizioni per una maggiore libertà di scambio e di circolazione con confini meno rigidi onde creare un clima favorevole in vista della risoluzione della questione del Kashmir; esorta fermamente le due parti ad aumentare con rapidità il volume degli scambi ufficiali; esorta altresì a pervenire rapidamente ad un accordo sulle modalità del trasporto stradale di merci, mettendo l'accento su una semplificazione massima di tali modalità; suggerisce l'elaborazione di un piano di sviluppo commerciale integrato, con parecchie unità di trasformazione di prodotti agricoli, catene del freddo, servizi di piccoli container e servizi di autotrasporto;

Conclusioni

74.   esorta l'Unione europea e le sue istituzioni a far sì che la drammatica situazione della popolazione del Jammu e Kashmir non venga dimenticata e ad assicurare che i programmi di aiuto e gli altri programmi di assistenza siano elaborati ed eseguiti nella prospettiva di creare istituzioni e di una ricostruzione a lungo termine;

75.   sottolinea che, come dimostra l'esperienza della stessa Unione europea, il rafforzamento degli scambi commerciali bilaterali è uno degli elementi chiave che consentono di migliorare le relazioni fra paesi; ritiene che, nel caso del Jammu e Kashmir, gli scambi attraverso la LdC siano di particolare importanza per generare crescita economica e sviluppo, nonché per sbloccare il potenziale economico della regione; raccomanda di attribuire la priorità ai progetti di sviluppo dei trasporti e delle infrastrutture;

76.   sostiene fermamente il proseguimento delle iniziative da parte delle istituzioni politiche di entrambe le parti, a tutti i livelli, ed esorta queste ultime ad attribuire la priorità alle necessità, sia materiali che istituzionali, della popolazione del Kashmir, cosicché i suoi svantaggi politici, economici, sociali e culturali possano essere colmati; raccomanda all'Unione europea di tenersi a disposizione per far fronte alle richieste dell'uno o dell'altro governo;

77.   riconosce la validità del lavoro intrapreso dalle delegazioni della Commissione a Islamabad e New Delhi;

78.   constata che i disastri naturali creano talvolta le condizioni politiche per il ripristino della pace, che la natura non conosce frontiere e che soltanto se compiono insieme un'azione sostenibile il Pakistan e l'India possono offrire alla popolazione del Kashmir la speranza di ricostruirsi un futuro;

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79.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, ai governi della Repubblica dell'India, della Repubblica islamica del Pakistan, alle autorità competenti o ai governi del Jammu e Kashmir sotto amministrazione indiana e pakistana, alla Repubblica popolare cinese e alle Nazioni Unite.

(1) GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 589.
(2) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 469.
(3) GU C 297 E del 7.12.2006, pag. 341.
(4) Testi approvati, P6_TA(2006)0388.
(5) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 1040.
(6) GU L 378 del 23.12.2004, pag. 22.
(7) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 988.
(8) Per un elenco di tutte le risoluzioni, cfr. l'allegato della relazione A6-0158/2007 della commissione per gli affari esteri.

Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2008Avviso legale