Risoluzione del Parlamento europeo del 12 luglio 2007 sulla relazione annuale 2007 sull'area dell'euro (2007/2143(INI))
Il Parlamento europeo
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– vista la comunicazione della Commissione sulla dichiarazione annuale 2007 sull'area dell'euro (COM(2007)0231),
– viste le previsioni economiche di primavera della Commissione, del 7 maggio 2007,
– vista la sua risoluzione del 26 aprile 2007 sulle finanze pubbliche nell'UEM 2006(1)
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– vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2007 sulla situazione dell'economia europea: relazione preparatoria sugli indirizzi di massima per le politiche economiche per il 2007(2)
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– vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2007 sull'impatto macroeconomico dell'aumento del prezzo dell'energia(3)
,
– vista la sua risoluzione del 1° giugno 2006 sull'allargamento dell'area dell'euro(4)
,
– vista la sua risoluzione del 14 marzo 2006 sulla revisione strategica del Fondo monetario internazionale(5)
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– vista la relazione annuale 2006 della Banca centrale europea (BCE),
– viste le relazioni della BCE sull'integrazione finanziaria in Europa, del marzo 2007,
– visto l'articolo 45 del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0264/2007),
A. considerando che nel 2005 il PIL dell'area dell'euro era aumentato dell'1,4%, mentre nel 2006 è aumentato del 2,7%, che rappresenta il maggior aumento dal 2000, mentre il tasso d'inflazione nel 2006 è stato del 2,2%, immutato rispetto a quello del 2005,
B. considerando che il deficit pubblico nel 2006 è calato all'1,6% del PIL rispetto al 2,5% nel 2005,
C. considerando che alla fine del 2006 il tasso di disoccupazione è calato al 7,6% che è il più basso livello da 15 anni,
D. considerando che l'appartenenza all'area dell'euro rafforza il livello di interdipendenza economica tra gli Stati membri e richiede un maggior coordinamento delle politiche economiche al fine di correggere le debolezze strutturali per far fronte alle sfide future e assimilare l'area dell'euro ad una economia sempre più globalizzata,
E. considerando che l'area dell'euro rappresenta un elemento fondamentale di stabilità nell'economia globale,
Sviluppi macroeconomici
1. si rallegra per il miglioramento della congiuntura nel 2006 grazie al conseguente cambiamento positivo in termini di crescita economica e di occupazione con la creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro e la riduzione dei deficit pubblici; rileva tuttavia che gli elevati livelli di disoccupazione e la scarsa partecipazione ai mercati del lavoro non permettono all'Europa di reagire efficacemente alle sfide attuali e future dell'economia globale;
2. ricorda a riguardo che l'articolo 111 del trattato conferisce responsabilità sulle politiche relative al tasso di cambio al Consiglio, senza specificare i mezzi per l'esercizio di tale potere; invita l'Eurogruppo, il Consiglio e la Banca centrale europea ad esercitare pienamente i rispettivi poteri;
3. rileva che parte della ripresa è indotta da miglioramenti strutturali e approva il fatto che la produttività della manodopera aumenta a un ritmo sostenuto; ritiene tuttavia che sia troppo presto per concludere definitivamente se la ripresa è ciclica o strutturale; chiede di adottare una posizione prudente a tale riguardo;
4. si compiace del fatto che i membri dell'area dell'euro abbiano compiuto uno sforzo concertato per correggere gli eccessivi deficit di bilancio conformemente al patto di stabilità e crescita riformato; rileva che la Commissione ritiene che nell'area dell'euro, considerata globalmente, la qualità dell'adeguamento sia aumentata, con un minor ricorso a misure una tantum e una riduzione della spesa pubblica; sottolinea, in particolare, che la combinazione tra gli sforzi di consolidamento, soprattutto nei paesi con disavanzi eccessivi, e il migliore sviluppo economico hanno ridotto il deficit di bilancio dell'area dell'euro all'1,6% del PIL nel 2006 rispetto al 2,5% del PNL del 2005;
5. insiste sul fatto che una sana politica fiscale è una condizione fondamentale per avere una crescita economica sostenuta e una continua creazione di posti di lavoro in quanto limitati deficit di bilancio e un ridotto debito pubblico promuovono attese inflazionistiche limitate e stabili e contribuiscono a mantenere bassi i tassi di interesse; mette in guardia contro una ripetizione degli errori del 1999-2001 e chiede pertanto che l'attuale espansione economica venga utilizzata in due modi per raggiungere i seguenti obiettivi: eliminare i deficit e accumulare i surplus, allo scopo di ridurre i livelli dei debiti e di migliorare la qualità della finanza pubblica investendo maggiormente nell'istruzione, nella formazione professionale, nelle infrastrutture e nella ricerca e innovazione, il che contribuirebbe a far fronte alla sfida di una popolazione che invecchia; a tale riguardo si compiace del fatto che il 20 aprile 2007 l'Eurogruppo ha adottato orientamenti in materia di politica fiscale negli Stati membri dell'area dell'euro, ricordando l'impegno di consolidare attivamente e tempestivamente le finanze pubbliche ed utilizzare le entrate extra inattese per la riduzione del deficit e del debito;
6. sottolinea il rischio che presentano le politiche pro-cicliche in alcuni Stati membri; prende atto degli sforzi di consolidamento fiscale riscontrati in tutta l'area dell'euro; insite tuttavia sul fatto che l'obbligo di realizzare l'obiettivo di medio termine, specificato nel patto di crescita e stabilità, richiede che gli Stati membri abbiano il bilancio in attivo durante i periodi positivi; ritiene che gli sforzi di consolidamento vadano rafforzati anche in vista delle future sfide demografiche; osserva che il patto di stabilità e crescita riformato esige esplicitamente il consolidamento del ciclo economico; rileva che le norme fiscali procedurali o numeriche e le istituzioni fiscali indipendenti sostengono il consolidamento fiscale e contribuiscono ad evitare il ricorso a politiche pro-cicliche;
7. prende atto della decisione della BCE del 2006 di aumentare ulteriormente i tassi di interesse; osserva che, sebbene l'inflazione resti contenuta malgrado l'aumento dei prezzi dell'energia, il tasso di crescita dell'aggregato monetario M3 dopo il 2001 ha sistematicamente superato i valori di riferimento del 4,5% con ampio margine senza fare accelerare l'inflazione; chiede alla BCE di spiegare meglio i motivi di questa discrepanza e se non sia un sintomo di un aumento della liquidità che potenzialmente potrebbe alimentare l'inflazione in futuro oppure se sia il risultato di altri fattori, come la maggiore rilevanza dei mercati finanziari, le innovazioni finanziarie e l'aumento del ruolo internazionale dell'euro;
8. osserva che l'aumento del prezzo dei beni avviene a un ritmo più rapido, in particolare nel settore immobiliare; ritiene che ciò potrebbe essere un normale sintomo di un'economia sana ma che fa aumentare la probabilità di assestamenti improvvisi; ritiene che questa accelerazione dell'aumento del prezzo dei beni rafforzi la necessità di una politica fiscale cauta negli Stati membri in cui si verificano questi sviluppi, oltre a politiche nazionali strutturali volte a prevenire tali squilibri, come una più efficace regolamentazione prudenziale; invita i legislatori e le autorità di regolamentazione nazionali a valutare attentamente gli sviluppi del mercato immobiliare; rileva la necessità di un approccio differenziato che tenga conto delle situazioni specifiche degli Stati membri per quanto riguarda la crescita e il bilancio;
9. osserva che nel 2006 la rivalutazione nominale del tasso di cambio dell'euro dell'11,4% rispetto al dollaro USA, del 12,4% rispetto allo yen e dell'8% rispetto al renminbi cinese ha soltanto provocato un'esigua rivalutazione del tasso di cambio effettivo reale del 3,5%, e per il momento non ha avuto conseguenze negative per le esportazioni e per la crescita a livello dell'area dell'euro; osserva tuttavia che negli Stati membri, a seconda delle loro strutture economiche e dell'elasticità della reazione del settore immobiliare ai cambiamenti del tasso di cambio, gli effetti non sono uniformi; chiede agli Stati membri di adottare misure per aumentare le loro capacità di adeguamento; sottolinea la necessità di tener conto degli effetti che i futuri aumenti dei tassi di interesse possono avere sul tasso di cambio dell'euro e sulla competitività dell'economia europea;
Funzionamento dell'UEM
10. ritiene che le tendenze divergenti in termini di crescita, inflazione, tassi di cambio reali e occupazione nei vari Stati membri possono riflettere sviluppi diversi, cioè tendenze demografiche, tassi diversi di progresso per quanto concerne le riforme strutturali, divergenze dei potenziali di crescita e dei processi di recupero; sottolinea tuttavia che gli ingenti deficit delle partite correnti che si verificano in alcuni Stati membri sono sintomi di divergenti tendenze in materia di competitività e che i diversi approcci degli Stati membri in materia di politica economica sono la chiave per spiegare tali differenze;
11. osserva che i divari nel livello della competitività internazionale dell'economia dell'area dell'euro sono in parte causati da tendenze divergenti per quanto riguarda i costi unitari della manodopera che riflettono sviluppi diversi nella dinamica della produttività e dei salari; rileva che negli ultimi anni la crescita salariale è rimasta considerevolmente al di sotto dei livelli di crescita della produttività; sottolinea la necessità di una più equa distribuzione dei risultati della crescita ; chiede agli azionisti e ai dirigenti industriali di perseguire una politica responsabile nei confronti degli incentivi e dei premi a livello di remunerazioni ai più alti livelli aziendali, che tendono a crescere in modo sproporzionato rispetto ai livelli salariali normali, dando così segnali erronei e scoraggiando il sostegno ad una politica salariale responsabile; rileva che bassi tassi di inflazione sono anche un importante elemento condizionante per quanto concerne lo sviluppo favorevole dei costi unitari della manodopera;
12. sollecita in tale contesto un'ulteriore integrazione dei mercati dei beni e dei servizi per superare l'esistente segmentazione del mercato UEM in mercati nazionali e per conseguire un più elevato grado di sincronizzazione dei cicli congiunturali delle economie interessate;
13. sottolinea che l'euro può mantenere in modo duraturo la sua forza e credibilità nei mercati finanziari internazionali solo se gli Stati membri dell'area dell'euro si ravvicinano ulteriormente in tutti i settori importanti per la stabilità monetaria; incoraggia gli Stati membri dell'area dell'euro, e soprattutto le parti sociali, ad adoperarsi ulteriormente a tale riguardo, anche per migliorare lo sviluppo della produttività, il che è importante anche per il raggiungimento degli obiettivi della strategia di Lisbona;
14. ricorda che la politica monetaria della BCE non può mai essere in perfetta sintonia con la situazione di un particolare Stato membro; osserva che nei paesi in rapida crescita economica l'inflazione è strutturalmente più elevata e i tassi reali di interesse sono più bassi, anche forse negativi; ritiene che tali situazioni siano normali in un'Unione monetaria unica e chiede politiche fiscali sane allo scopo di mantenere la stabilità, in particolare per quanto riguarda la necessità di precauzione dai rischi demografici;
15. osserva che politiche fiscali non rigorose, se unite a una politica monetaria restrittiva indotta da aumenti dei tassi di interesse e dalla rivalutazione del tasso di cambio, hanno quale conseguenza una combinazione di misure sub-ottimali che possono comportare eccessivi costi macroeconomici di stabilizzazione; ritiene che una ulteriore stretta fiscale ridurrebbe la pressione sulla politica monetaria e permetterebbe una combinazione di misure più efficaci che assicurerebbero una crescita economica più rapida con un tasso d'inflazione determinato;
Riforme strutturali e mercato interno
16. ricorda che un mercato finanziario europeo integrato è fondamentale per garantire il regolare funzionamento dell'UEM; sottolinea tuttavia la necessità di completare l'integrazione dei mercati finanziari e di abolire gli ostacoli rimanenti all'integrazione finanziaria al fine di creare un sistema finanziario efficiente e migliorare la capacità dell'area dell'euro di far fronte agli shock economici; richiama l'attenzione sul fatto che l'integrazione finanziaria potrebbe altresì costituire un rischio per la stabilità finanziaria qualora le procedure per la prevenzione, la gestione e la risoluzione delle crisi rimangano segmentate a livello nazionale, rendendo più difficili le risposte a livello dell'intera area; ribadisce pertanto a tale riguardo la necessità di un sistema di vigilanza europeo integrato quale elemento chiave del completamento dell'integrazione dei mercati finanziari;
17. ritiene che il ritmo delle riforme strutturali nei mercati dei prodotti, dei servizi, del lavoro e delle attività finanziarie dovrebbe essere accelerato e che il completamento del mercato interno è fondamentale per promuovere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro;
18. osserva che i servizi rappresentano circa il 70% del PIL dell'area dell'euro e offrono la migliore opportunità per un aumento dell'occupazione; prende atto che l'inflazione del settore dei servizi contribuisce costantemente all'inflazione di base; sottolinea pertanto che, se si desidera un'inflazione più bassa, occorre aumentare la concorrenza nei servizi; chiede pertanto un mercato interno perfettamente funzionante in materia di servizi e la rapida applicazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sui servizi nel mercato interno(6)
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19. ritiene che l'effettiva e completa esecuzione della strategia di Lisbona sia fondamentale per ottenere un maggior potenziale di crescita; deplora che le prestazioni dell'area dell'euro nel settore innovativo, come nel caso delle spese delle imprese per R&S, siano inferiori a quelle degli USA e del Giappone; deplora altresì che le spese totali R&S del settore pubblico e privato nell'area dell'euro siano rimaste stagnanti a circa il 2% del PIL, ben al di sotto dell'obiettivo del Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002, che era di raggiungere il 3% del PIL entro il 2010; chiede,
pertanto, una politica coerente che promuova la crescita basata sull'innovazione; ricorda che tale politica esige maggiori investimenti in materia di infrastrutture, ricerca, innovazione, apprendimento lungo tutto l'arco della vita e istruzione, più concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi, settori finanziari più sviluppati e mercati del lavoro più flessibili, assicurando nel contempo il necessario livello di sicurezza sociale (flexisicurezza) in linea con la rinnovata strategia di Lisbona, oltre a politiche complementari volte a correggere le eccessive disuguaglianze provocate dalla riforme;
Ampliamento dell'area dell'euro
20. si compiace per l'ingresso della Slovenia nell'area dell'euro il 1° gennaio 2007 e il regolare passaggio dal tallero all'euro;
21. incoraggia gli altri nuovi Stati membri a continuare con i preparativi per entrare nell'area dell'euro; sottolinea i benefici che derivano dall'adozione dell'euro, sia per i nuovi Stati membri, sia per tutta l'area dell'euro; è dell'avviso che le questioni relative all'area dell'euro non dovrebbero incentrarsi esclusivamente sui nuovi Stati membri e richiama l'attenzione sul problema dell'opt out;
22. sottolinea la necessità di un accordo tra Parlamento, Consiglio e Commissione su un chiaro percorso per la procedura di adesione all'area dell'euro al fine di assicurare un periodo sufficiente di valutazione e preparazione per tutte le istituzioni interessate, ciò che farebbe aumentare la fiducia dei cittadini e degli Stati membri nel processo di transizione;
23. riconosce che la definizione di stabilità dei prezzi utilizzata per valutare i criteri di convergenza non è identica alla definizione di stabilità dei prezzi adottata dalla BCE nella sua politica monetaria, poiché il criterio di convergenza valuta essenzialmente i risultati quantitativi del passato, mentre la definizione della Banca centrale europea è un obiettivo fissato per i risultati futuri; deplora che il criterio dell'inflazione quale fissato dal trattato sia misurato riguardo a tutti gli Stati membri, anziché concentrarsi sugli attuali membri della zona euro;
24. sollecita azioni più efficaci per far fronte al riciclaggio di denaro sporco e alle frodi; rileva la mancanza di informazioni nelle relazioni regolari della Commissione sulle società offshore o sul loro ruolo e la loro importanza e chiede informazioni al riguardo;
25. ritiene che i nuovi Stati membri possano trovarsi di fronte a sfide per aderire alla zona euro soprattutto per quanto riguarda il criterio della stabilità dei prezzi, in quanto l'inflazione può contribuire al processo di recupero; invita pertanto il Consiglio e la Commissione ad esaminare i criteri di convergenza mediante ulteriori analisi e dibattiti programmatici sull'applicazione dei criteri di convergenza ai futuri partecipanti all'area dell'euro e alla luce delle nuove realtà e delle differenze in materia di sviluppo economico; sottolinea che i criteri di convergenza vanno applicati nel rispetto del Trattato e che in ogni caso non va chiamata in causa la competitività dell'area dell'euro;
26. ricorda la necessità di avviare tempestivamente ampie campagne di informazione per i cittadini negli Stati membri candidati, generando fiducia nel processo di transizione e di assicurare che la fase di transizione sia gestita in modo equo da tutte le parti interessate, affinché l'euro rappresenti un successo; ritiene che il deficit di informazione dei cittadini debba essere ridotto e che l'uso dei mezzi di comunicazione per le campagne di informazione debba essere organizzato in una fase precoce;
Governance
27. ritiene cruciale realizzare un miglior coordinamento delle politiche di bilancio degli Stati membri nel corso del ciclo economico, in particolare sulla base di un calendario comune e di valutazioni macroeconomiche; chiede un'esecuzione rigorosa ed efficace del patto di stabilità e crescita;
28. ritiene che vada rafforzata la dimensione specifica dell'area dell'euro per quanto riguarda la sorveglianza strutturale associata alla strategia di Lisbona, prevedendo le misure necessarie per migliorare il funzionamento dell'UEM; approva, come primo passo nella giusta direzione, l'importanza attribuita all'area dell'euro nella relazione annuale della Commissione sulla situazione dell'attuazione della strategia di Lisbona;
29. sottolinea la necessità di rafforzare la governance e il processo di integrazione europeo, in particolare nell'ambito dell'area dell'euro, dato che ciò costituisce l'unico modo per far fronte alle sfide economiche globali; esorta pertanto il Consiglio e la Commissione ad assicurare in futuro che la relazione annuale sull'area dell'euro preveda una serie di raccomandazioni politiche per fornire strumenti ai fini di un dialogo dettagliato tra i vari organismi comunitari coinvolti nel rafforzamento della governance economica dell'Unione;
30. ricorda la necessità di incrementare l'efficacia della strategia di Lisbona consolidando il contenuto e il calendario degli strumenti di politica economica che sono ancora impiegati separatamente, con l'obiettivo di una strategia di crescita intelligente che concentri ulteriormente il lavoro di informazione e di valutazione nel settore dei programmi nazionali di riforma, ma che allo stesso tempo coinvolga altresì i programmi di stabilità e di convergenza nazionali;
31. ritiene che l'Eurogruppo dovrebbe convenire su una roadmap su ciò che dovrebbe essere conseguito nei prossimi due anni nell'area dell'euro; è dell'avviso, nell'interesse di un più forte coordinamento economico, che l'Eurogruppo dovrebbe passare da un quadro istituzionale informale a uno più formale che comprenda adeguate infrastrutture;
Rappresentanza esterna
32. sottolinea che l'euro è diventato la seconda valuta più importante a livello internazionale dopo il dollaro USA; ritiene in particolare che l'ampio uso dell'euro nei mercati obbligazionari internazionali rappresenti una caratteristica fondamentale del ruolo internazionale dell'euro; deplora che l'Eurogruppo, la Commissione e la BCE continuino ad essere rappresentati in misura del tutto diversa nelle varie istituzioni e fori internazionali; osserva con interesse che l'Eurogruppo e il Consiglio ECOFIN hanno esaminato proposte per rafforzare la rappresentanza esterna dell'area dell'euro e per migliorare il coordinamento interno sulla scena esterna; è dell'avviso che siano necessarie ulteriori misure prima che la rappresentanza esterna dell'area dell'euro sia proporzionata alla sua crescente importanza nell'economia globale; ritiene che un requisito fondamentale per la rappresentanza esterna comune sia l'esistenza di una reale politica economica comune all'interno della zona euro; ribadisce che la migliore opzione per la rappresentanza dell'area dell'euro nei principali fori e istituzioni finanziari internazionali rimane la creazione di una presidenza unica dell'area dell'euro.
o o o
33. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente dell'Eurogruppo, al Consiglio, alla Commissione e alla Banca centrale europea.