Risoluzione del Parlamento europeo del 12 luglio 2007 sui diritti umani in Vietnam
Il Parlamento europeo
,
– viste le sue precedenti risoluzioni sul Vietnam,
– vista la dichiarazione della Presidenza a nome dell'Unione europea sulla condanna degli attivisti dei diritti umani in Vietnam, in data 15 maggio 2007,
– visto l'accordo di cooperazione del 1995 tra l'Unione europea e la Repubblica socialista del Vietnam,
– visto il Patto internazionale dei diritti civili e politici, ratificato dal Vietnam nel 1982,
– visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. considerando che, dal marzo 2007, oltre 15 dissidenti sono stati condannati a pesanti pene detentive e al domicilio coatto,
B. considerando che tale repressione è avvenuta dopo un anno di apertura politica del vietnam nel 2006, che ha registrato la nascita di partiti indipendenti e democratici, l'interesse manifestato da numerosi vietnamiti (intellettuali, avvocati, giornalisti, artisti, sacerdoti, cittadini) per la causa democratica nonché i molteplici appelli a favore della democrazia,
C. considerando che la petizione per rafforzare la democrazia lanciata dal gruppo Blocco 8406 filodemocratico e riformatore e firmato da 118 attivisti ha segnato l'inizio di un autentico movimento democratico online,
D. considerando che la tolleranza del regime vietnamita nei confronti della diffusione della dissidenza democratica ha sollevato grandi speranze e permesso alla Repubblica socialista del Vietnam di farsi accettare nell'Organizzazione mondiale del commercio, di essere cancellata dalla lista americana dei paesi che violano la libertà religiosa (lista CPC, o lista dei paesi che destano particolare preoccupazione) e di vedersi concedere dal Congresso americano lo Statuto delle relazioni commerciali normali e permanenti (PNTR),
E. considerando che, malgrado gli appelli costanti e ripetuti della comunità internazionale, il Patriarca della Chiesa buddista unificata del Vietnam, Thich Huyen Quang (87 anni), e il suo vice, Thich Quang Do (79 anni), vincitori del Premio Rafto 2006 dei paladini dei diritti umani, sono detenuti senza processo nel loro monastero dal 1982, semplicemente perché sono risoluti propugnatori della libertà religiosa, dei diritti umani e della democrazia; considerando che, per il solo fatto di appartenere alla Chiesa buddista unificata del Vietnam, i membri dei comitati provinciali istituiti da tale Chiesa in 20 province povere per venire in aiuto dei meno abbienti sono vittime di vessazioni, interrogatori, intimidazioni e minacce continue,
F. considerando che il riconoscimento dei movimenti religiosi mediante registrazione resta minimo e diseguale, ad esempio con solo 50 "Chiese domestiche" ("house churches") protestanti riconosciute rispetto alle 4 000 che ne hanno fatto richiesta, e che la registrazione di tali congregazioni deve essere rinnovata ogni anno,
G. considerando che nel febbraio 2007 una manifestazione di 200 capi buddisti khmer krom a favore della libertà religiosa è stata repressa con la forza nella provincia Soc Trang; che cinque di essi sono stati condannati, il 10 maggio successivo, a pene comprese tra i 2 e i 4 anni di reclusione per "disordini pubblici"; che le persecuzioni religiose di cui formano oggetto i khmer krom vanno di pari passo con l'assimilazione forzata,
H. considerando che le minoranze etniche degli altipiani del Nord e del Centro continuano a essere vittime di discriminazioni, confische delle loro terre e di violazioni della loro libertà religiosa e che solo 38 gruppi religiosi sono stati riconosciuti nel Nord-Ovest; che né le ONG indipendenti né i giornalisti hanno avuto libero accesso agli altipiani per rendersi conto della situazione reale dei Montagnard rimpatriati dalla Cambogia,
I. considerando che tutti i dissidenti arrestati a partire dal marzo 2007 sono accusati di violazioni della legislazione sulla "sicurezza nazionale", quali la "propaganda contro la Repubblica socialista del Vietnam" (articolo 88 del Codice penale) o il tentativo di "rovesciare il governo" (articolo 79); che tali incriminazioni sulla base di "crimini contro la sicurezza nazionale" sono state giudicate incompatibili con il diritto internazionale dal Comitato dei diritti umani dell'ONU, dal Relatore speciale sull'intolleranza religiosa e dal Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria, i quali hanno chiesto tutti la revoca o revisione di tali incriminazioni,
J. considerando che il Vietnam beneficia degli aiuti finanziari dell'Unione europea e dei suoi Stati membri nel quadro della "strategia di sviluppo del sistema legale" e della "strategia di riforma giudiziaria",
K. considerando che il Vietnam continua a organizzare processi che non rispettano la presunzione di innocenza, i diritti della difesa o l'indipendenza dei giudici, come hanno dimostrato i processi al sacerdote cattolico Nguyen Van Ly (30 marzo 2007) e egli avvocati Nguyen Van Dai e Le Thi Cong Nhan (11 maggio 2007),
L. considerando che l'abrogazione del decreto 31/CP del 1997 sulla "detenzione amministrativa" non può far dimenticare che continua a essere applicata l'ordinanza 44/2002/PL-UBTVQH10 sulle sanzioni applicate alle violazioni amministrative, che amplia le possibilità di detenzione senza processo dei dissidenti e riesuma la vecchia e sinistra pratica dell'internamento psichiatrico dei dissidenti, di cui è vittima l'avvocato Bui Thi Kim Thanh, internato dal novembre 2006 per aver aiutato i contadini vittime di ingiustizie a difendere i loro diritti,
M. considerando che l'Unione europea è il più importante partner commerciale del Vietnam, che beneficia già del Sistema di preferenze generalizzate (SPG) dell'Unione europea,
N. considerando che nel marzo 2007 la Commissione europea ha deciso di aumentare del 30% l'aiuto al Vietnam per il periodo 2007-2013 (304 000 000 EUR) destinato per una parte considerevole alla governance e ai diritti umani,
1. esprime la sua grande inquietudine dinanzi alla nuova ondata di persecuzioni dei dissidenti in Vietnam;
2. esige, di conseguenza, la liberazione immediata e senza condizioni di tutte le persone detenute per il solo esercizio pacifico e legittimo dei loro diritti alla libertà di opinione, di espressione, di stampa e di religione, fra cui il sacerdote cattolico Nguyen Van Ly (8 anni di reclusione), Nguyen Phong (6 anni), Nguyen Binh Thanh (5 anni), l'avvocato Nguyen Van Dai (5 anni), tutti membri del gruppo Blocco 8406 filodemocratico e riformatore, e l'avvocato Le Thi Cong Nhan, portavoce del Partito della progressione (4 anni), Tran Quoc Hien, rappresentante dell'Organizzazione unificata dei lavoratori agricoltori (5 anni), Le Nguyen Sang, presidente del Partito democratico del popolo (PDP) (5 anni), Nguyen Bac Truyen (4 anni), Huynh Nguyen Dao (3 anni), i buddisti Hoa Hao Duong Thi Tron (6 anni), Le Van Soc (6 anni) e Nguyen Van Thuy (5 anni), Nguyen Van Tho (4 anni), Thich Huyen Quang, Patriarca della Chiesa buddista unificata del Vietnam, Thich Quang Do, Bui Thi Kim Tanh;
3. invita il governo a cessare qualsiasi forma di repressione contro coloro i quali esercitano i loro diritti alla libertà di espressione, di credo e di riunione, conformemente alle norme sui diritti umani internazionali; reitera i suoi inviti alle autorità perché riformino urgentemente le norme relative alla sicurezza nazionale, sopprimendole o allineandole al diritto internazionale;
4. chiede al Vietnam di avviare autentiche riforme politiche e istituzionali onde instaurare una democrazia e un vero e proprio Stato di diritto, cominciando dal multipartitismo, dalla libertà di stampa e dai sindacati liberi;
5. chiede al governo vietnamita di rispettare la libertà religiosa e ripristinare lo statuto legale di tutte le comunità religiose, in particolare della Chiesa buddista unificata del Vietnam;
6. invita il governo del Vietnam a mettere fine alle discriminazioni contro la comunità Montagnard;
7. si compiace dell'abrogazione del decreto 31/CP, quale prima tappa della riforma giudiziaria, e chiede al governo vietnamita di eliminare qualsiasi forma di detenzione senza tutela giudiziaria, e in particolare l'ordinanza 44 del 2002;
8. chiede alle autorità vietnamite di dare attuazione alle raccomandazioni delle Nazioni unite, in particolare a quelle contenute nelle conclusioni del Comitato dei diritti umani del 2002, abrogando la legislazione contraria ai diritti umani e garantendo realmente i diritti fondamentali dei cittadini vietnamiti ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici e del Patto relativo ai diritti economici, sociali e culturali;
9. ricorda che il dialogo tra l'Unione europea e il Vietnam sui diritti umani deve tradursi in miglioramenti concreti in Vietnam; invita il Consiglio e la Commissione a rivalutare la politica di cooperazione con il Vietnam tenendo conto dell'articolo 1 dell'accordo di cooperazione del 1995 che fonda tale cooperazione sul rispetto dei principi democratici e dei diritti fondamentali;
10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri dell'ASEAN, al Segretario generale delle Nazioni unite, all'Alto Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, nonché al governo e al parlamento del Vietnam.