Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2007 sull'Iran
Il Parlamento europeo
,
– viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iran, in particolare quelle concernenti i diritti umani,
– visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione sui diritti del fanciullo, di cui l'Iran è parte,
– visto il dialogo UE-Iran sui diritti umani,
– viste la dichiarazione del suo Presidente sulla lapidazione di un uomo in Iran e le dichiarazioni della Presidenza dell'UE e del Commissario Ferrero-Waldner sulla lapidazione di Jafar Kiani,
– viste le dichiarazioni della Presidenza, a nome dell'UE, del 25 maggio 2007 e del 3 agosto 2007 sulla condanna a morte di Sian Paymard, le condanne a morte di Adnan Hassanpour e Abdolwahed Boutimar, l'imminente esecuzione di Behnam Zare e la condanna a morte di Ali Mahin Torabi,
– visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,
A. considerando che la situazione nella Repubblica islamica dell'Iran per quanto riguarda l'esercizio dei diritti civili e delle libertà politiche si è deteriorata negli ultimi due anni, in particolare dopo le elezioni presidenziali del giugno 2005, malgrado il fatto che l'Iran si sia impegnato a promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali nel quadro dei vari strumenti internazionali vigenti in questo campo,
B. considerando che in Iran il numero delle esecuzioni, anche di minori e omosessuali, spesso pubbliche e mediante impiccagione o lapidazione, è drammaticamente aumentata, essendosi registrate dall'inizio del 2007 almeno 244 esecuzioni(1)
, numero che già supera le 177 esecuzioni che vi erano state nel 2006,
C. considerando che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel corso della sua 62a sessione che si terrà nel 2007, voterà una risoluzione con cui si chiederà una moratoria mondiale delle esecuzioni, quale passo intermedio sulla via dell'abolizione della pena di morte,
D. considerando che le recenti condanne a morte di Adnan Hassanpour e Abdolvahed Botimar sono le prime pronunciate contro dei giornalisti,
E. considerando che continuano ad essere pratiche diffuse quelle della tortura e del maltrattamento dei prigionieri, della segregazione in cella d'isolamento, della detenzione clandestina, dell'applicazione di pene crudeli, inumane e degradanti e dell'impunità di agenti dello Stato,
F. considerando che è in aumento il numero degli intellettuali arrestati e che recentemente l'ondata repressiva si è estesa a persone in possesso di doppia cittadinanza, sottoposte alle accuse più severe di collaborazione con potenze straniere o di spionaggio,
G. considerando che vari attivisti del movimento per i diritti delle donne sono perseguiti o lo sono stati per aver partecipato alla campagna "Un milione di firme", mirante ad ottenere l'abrogazione di leggi discriminatorie contro le donne mediante la presentazione di un milione di firme raccolte al Parlamento nazionale (Majlis),
H. considerando che tuttora l'Iran non è parte della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna,
I. considerando che nel giugno 2007 le autorità iraniane hanno usato le maniere forti a Teheran contro due organizzazioni studentesche, arrestando un certo numero di studenti, una parte dei quali è stata poi rilasciata su cauzione; considerando che inoltre è stata chiusa l'associazione degli ex alunni iraniani, in violazione della legge del paese e delle norme internazionali sui diritti dell'uomo concernenti la libertà d'associazione,
J. considerando che, in seguito all'introduzione da parte del Ministero della Cultura e dell'orientamento islamico di linee guida procedurali per la pubblicazione, è stata rafforzata la censura, sono aumentate le vessazioni e gli arresti di giornalisti, mentre nel contempo vengono spesso chiusi dalle autorità i canali di diffusione dei mezzi d'informazione,
K. considerando che si è inasprita la repressione del movimento sindacale, con arresti di suoi noti leader quali Mansour Osanlou, presidente del sindacato dei lavoratori di Teheran e dell'azienda dei conducenti di autobus (SWTBC), il suo vice, Ebrahim Madadi, nonché Mahmoud Salehi, ex presidente del sindacato dei panettieri,
L. considerando che le minoranze sono sottoposte sempre di più a discriminazioni e vessazioni a causa della loro connotazione religiosa o etnica, soprattutto nelle regioni di frontiera (Kurdistan, Khuzestan, Sistan-Baluchistan, Arzebaijan), anche con la prosecuzione degli arresti e delle condanne a morte di alcuni loro membri,
M. considerando che gli appartenenti alla comunità religiosa dei Baha'i non possono praticare la loro fede e sono esposti a gravi persecuzioni e privati di quasi tutti i diritti civili (quali i diritti di proprietà e il diritto di accesso all'istruzione superiore), e che i loro luoghi di culto sono fatti oggetto di atti di vandalismo,
N. considerando che gli iraniani che chiedono asilo e che sono rinviati in Iran da paesi terzi corrono gravi rischi di persecuzione, come dimostra il recente caso di Rasool Ali Mezrea, membro dell'organizzazione per la liberazione Al Ahwaz, che è minacciato di esecuzione capitale dopo essere stato rimpatriato con la forza della Siria, malgrado il suo status di rifugiato riconosciuto dall'UNHCR,
1. esprime la sua profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione dei diritti umani in Iran in questi ultimi anni; rivolge un appello alle autorità iraniane affinché rispettino i loro obblighi derivati dalle norme e dagli strumenti internazionali per i diritti dell'uomo ratificati dall'Iran, promuovendo i valori universali e riconoscendo a tutti gli individui il diritto all'esercizio dei diritti civili e delle libertà politiche;
2. condanna fermamente l'esecuzione mediante lapidazione di Jafar Kiani avvenuta il 5 luglio 2007 nel villaggio di Aghche kand (provincia di Quazvin) e invita le autorità iraniane ad attuare la moratoria della lapidazione da esse dichiarata; chiede perentoriamente una riforma del codice penale islamico iraniano che preveda l'abolizione della lapidazione;
3. è profondamente preoccupato per il drammatico aumento della repressione dei movimenti della società civile in Iran in questo ultimo anno; chiede alle autorità iraniane di porre fine alla dura repressione praticata contro difensori dei diritti delle donne, attivisti della campagna "Un milione di firme", movimenti degli studenti, difensori dei diritti delle minoranze, intellettuali, insegnanti, giornalisti, blogger e sindacalisti;
4. ricorda al governo iraniano il suo obbligo, quale firmatario dei Patti internazionali sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, di salvaguardare i diritti umani fondamentali, in particolare la libertà di opinione, e chiede il rilascio di tutti i prigionieri di coscienza;
5. esprime sgomento per il numero sempre crescente di esecuzioni registrate, molte delle quali sulla base di processi non equi;
6. invita l'Iran a rispettare pienamente il suo codice di procedura penale e ad accordare a tutti gli individui il diritto a un equo processo, in particolare consentendo loro di avvalersi di un avvocato fin dall'inizio del procedimento giudiziario; chiede vivamente che ai detenuti in cattiva salute venga fornita incondizionatamente un'assistenza medica adeguata;
7. condanna fortemente le condanne a morte e le esecuzioni in Iran, in particolare quelle a carico di minori e di autori di reati commessi in età minorile, e sollecita le autorità iraniane a rispettare le garanzie giuridiche riconosciute internazionalmente riguardo ai minori, quale la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;
8. invita le autorità iraniane a mettere in pratica il divieto di tortura annunciato nell'aprile 2004 dalla massima autorità della magistratura del paese;
9. invita il Parlamento iraniano a modificare la legge sulla stampa e il codice penale per adeguarli al Patto internazionale sui diritti civili e politici, e in particolare ad abrogare ogni disposizione penale relativa alla pacifica espressione di opinioni, anche attraverso la stampa;
10. chiede che i numerosi organi di stampa che sono stati chiusi o sottoposti a censura possano operare in base a norme stabilite per la libertà della stampa;
11. invita le autorità iraniane ad accelerare le indagini sulle morti sospette e le uccisioni di intellettuali e attivisti politici, e a consegnare alla giustizia i presunti autori di tali misfatti;
12. rivolge un appello ai membri del Majlis per un'urgente modifica del codice penale che trasformi la moratoria della lapidazione in un vero e proprio divieto definitivo, e affinché adottino provvedimenti legislativi che mettano fuori legge l'esecuzione capitale di autori di reati commessi in età minorile e la condanna alla pena di morte per atti omosessuali o di adulterio;
13. invita le autorità iraniane ad attuare tutte le garanzie necessarie nei procedimenti che possono portare ad una pena capitale e a limitare l'ambito dei reati punibili con la morte, quale primo passo verso la totale abolizione della pena di morte; invita il popolo iraniano a sostenere la campagna intitolata "Stop the Death Penalty: the World Decides" ("Fermare la pena di morte: decide il mondo") lanciata dalla World Coalition against the Death Penalty (WCADP) ("Coalizione mondiale contro la pena di morte") e da altre organizzazioni non governative;
14. invita le autorità a rispettare le garanzie legali riconosciute internazionalmente riguardo alle persone appartenenti a minoranze religiose, riconosciute ufficialmente o meno; condanna l'attuale mancato rispetto dei diritti delle minoranze e chiede che queste possano esercitare tutti i diritti previsti della Costituzione iraniana e dal diritto internazionale; chiede inoltre alle autorità di eliminare ogni forma di discriminazione per motivi religiosi o etnici o contro persone appartenenti a minoranze, quali curdi, azeri, arabi, baluci e baha'i; chiede in particolare che venga eliminato il divieto di fatto a praticare la fede baha'i;
15. invita le autorità iraniane a rilasciare senza condizioni tutti i prigionieri di coscienza, in particolare i giornalisti Emaddedin Baghi, Ako Kurdnasab, Ejlal Ghavami, Mohammad Sadegh Kaboudvand, Said Matinpour, Adnan Hassanpour, Abdolvahed Botimar, Kaveh Javanmard e Mohammad Hassan Fallahieh, i sindacalisti Mansour Osanlou, Ebrahim Madadi e Mahmoud Salehi, gli studenti Ehsan Mansouri, Majid Tavakoli e Ahmad Ghassaban; condanna l'arresto e la detenzione del difensore dei diritti dell'uomo, il Dr. Sohrab Razzaghi, avvenuti il 24 ottobre 2007 e chiede la sua immediata e incondizionata liberazione;
16. sollecita l'Assemblea generale delle Nazioni Unite a votare una risoluzione che condanni in modo esplicito e fermo la violazione dei diritti umani fondamentali in Iran e ad adottare misure urgenti per arrestare la recente ondata di esecuzioni in questo paese;
17. invita il Consiglio e la Commissione a seguire da vicino gli sviluppi in Iran nonché a sollevare casi specifici di violazione dei diritti umani, e chiede loro di riferire sull'osservazione della situazione in Iran;
18. propone di riavviare il dialogo UE-Iran sui diritti umani, interrotto dal giugno 2004;
19. riafferma il suo appoggio a tutte le organizzazioni e gli individui che in Iran perseguono il dialogo nella loro lotta per i diritti democratici;
20. invita la Commissione ad adoperarsi il più possibile per sostenere gli scambi tra le società civili e gli scambi accademici, socioeconomici e culturali tra Europa e Iran ai fini di un dialogo aperto, specialmente attraverso il nuovo strumento per la democrazia e i diritti umani;
21. invita gli Stati membri dell'UE a non espellere gli iraniani richiedenti asilo, compresi quelli perseguitati a causa del loro orientamento sessuale, e invita la Grecia a non rinviare in Iran Mohammad Hassan Talebi, Mohammad Hossein Jaafari e Vahid Shokoohi Nia;
22. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto rappresentante per la PESC, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, al Capo della Suprema Corte di Stato iraniana e al governo e al parlamento della Repubblica islamica dell'Iran.