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Procedura : 2010/2734(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0342/2010

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B7-0342/2010

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PV 16/06/2010 - 15
CRE 16/06/2010 - 15

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PV 17/06/2010 - 7.14
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P7_TA(2010)0238

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Giovedì 17 giugno 2010 - Strasburgo Edizione definitiva
Bosnia-Erzegovina
P7_TA(2010)0238B7-0342/2010

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 giugno 2010 sulla situazione in Bosnia-Erzegovina

Il Parlamento europeo ,

–  visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra, firmato il 16 giugno 2008,

–  visto il regolamento (CE) n. 1244/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, riguardante la liberalizzazione dei visti(1) ,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2003 sui Balcani occidentali e quelle del 30 novembre 2009 sulla Bosnia-Erzegovina,

–  viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali e relazioni esterne» del 16 giugno 2003 sui Balcani occidentali e l'allegato dal titolo «Agenda di Salonicco per i Balcani occidentali: verso l'integrazione europea», che è stato approvato dal Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003,

–  vista la decisione del 22 dicembre 2009 adottata dalla Grande camera della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa «Sejdic e Finci contro Bosnia-Erzegovina» (domande nn. 27996/06 e 34836/06),

–  vista la sua risoluzione del 24 aprile 2009 sulla situazione in Bosnia-Erzegovina(2) ,

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2009 su Srebrenica(3) ,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del proprio regolamento,

A.  considerando che l'UE ha ripetutamente ribadito il suo impegno a favore dell'adesione dei paesi dei Balcani occidentali, compresa la Bosnia-Erzegovina, all'Unione; considerando tuttavia che la responsabilità primaria dell'adesione ricade sui paesi in questione ed è legata alla loro capacità e determinazione a soddisfare i criteri di Copenaghen,

B.  considerando che la Bosnia-Erzegovina sta attraversando un lungo periodo di stagnazione in ambito politico, economico e sociale, contrassegnato da una diffusa e persistente paralisi, dal deterioramento delle relazioni interetniche causato dalla retorica politica e dall'incapacità della sua élite politica di giungere a compromessi e a una visione comune condivisa dei pressanti problemi politici, economici e sociali del paese,

C.  considerando che la retorica nazionalistica e secessionista, sempre più stridente, è in forte contrasto con i valori europei fondamentali, con lo sviluppo sociale ed economico, va a scapito dell'interesse generale del paese, ostacola la riconciliazione interetnica e intralcia le ambizioni del paese di adesione all'Unione europea; considerando che la Bosnia-Erzegovina rischia di restare ancora più indietro rispetto agli altri paesi dei Balcani occidentali, lasciandosi sfuggire le opportunità dell'integrazione europea,

D.  considerando che gli accordi di Dayton, pur essendo stati necessari per fermare il massacro, non sono riusciti a creare uno Stato della Bosnia-Erzegovina autosufficiente e funzionante; considerando che la frammentazione del processo decisionale fra lo Stato e le Entità che tali accordi hanno creato e il sovrapporsi delle competenze e la mancanza di armonizzazione legislativa fra i diversi livelli di governo continuano a rappresentare il principale ostacolo per un'efficace azione di governo, intralciando anche la capacità del paese di realizzare rapidi progressi nelle riforme in vista dell'adesione all'Unione europea,

E.  considerando che la riforma costituzionale rimane la riforma essenziale per trasformare la Bosnia-Erzegovina in uno Stato effettivo e pienamente funzionante; considerando che la complessa struttura dell'apparato giudiziario, la mancanza di un bilancio unico, l'assenza di una Corte suprema della Bosnia-Erzegovina che possa promuovere l'armonizzazione fra le quattro giurisdizioni interne, l'ingerenza della politica nel sistema giudiziario e le continue contestazioni della giurisdizione e delle competenze degli organi giudiziari dello Stato da parte del governo della Republika Srpska (RS) minano il funzionamento dell'apparato giudiziario e ostacolano gli sforzi di riforma; considerando che le strutture delle Entità – quali ereditate in virtù di decisioni internazionali – dovrebbero essere modificate in modo da diventare più efficienti e coerenti con il quadro istituzionale dello Stato,

F.  considerando che il futuro europeo di tutti i cittadini del paese è nell'Unione europea; considerando che la prospettiva dell'adesione all'Unione europea costituisce uno dei maggiori fattori di unificazione per i cittadini della Bosnia-Erzegovina; considerando che la Bosnia-Erzegovina ha la possibilità di diventare membro dell'UE solo come paese singolo e che ogni tentativo di minare e indebolire le istituzioni dello Stato e di tenere la società in ostaggio di politiche nazionalistiche e secessioniste irresponsabili impedirà ai cittadini di ottenere i benefici dell'integrazione europea; considerando che la Bosnia-Erzegovina ha realizzato progressi limitati per quanto riguarda le riforme connesse ai processi di integrazione nell'Unione europea; considerando che le «agende» etniche e a livello di Entità predominanti nel paese possono ostacolare il soddisfacimento dei requisiti richiesti per l'adesione all'UE e alla NATO,

G.  considerando che il Consiglio e la Commissione devono dimostrare maggiore capacità di fungere da guida e da forza propulsiva per l'avvio e l'attuazione di ulteriori riforme,

H.  considerando che una chiusura prematura dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante (OHR), basata sul legittimo desiderio di accrescere l'autonomia del processo politico locale, potrebbe ripercuotersi sulla stabilità del paese e sul ritmo e l'esito delle indispensabili riforme; considerando che la transizione dall'OHR a un Rappresentante speciale dell'UE con poteri rafforzati rimane una tappa indispensabile per ottenere lo status di paese candidato,

I.  considerando che la Bosnia-Erzegovina merita apprezzamento per essere diventata membro non permanente del Consiglio di sicurezza ONU per il periodo 2010-2011, il che dimostra la sua capacità di assumere un ruolo pieno e responsabile negli affari internazionali,

J.  considerando che coloro che in Bosnia-Erzegovina ricoprono posizioni di responsabilità politica non hanno adeguatamente garantito giustizia e riparazione a migliaia di donne e ragazze vittime di stupri durante la guerra del 1992-95, poiché rimane straordinariamente basso il numero dei casi di violenze sessuali nell'ambito dei crimini di guerra per i quali si è aperto un procedimento giudiziario, e che spesso le vittime non sono state trattate con dignità e rispetto o non hanno ricevuto sufficiente protezione e sostegno psicologico e materiale per ricostruire la propria vita,

K.  considerando che l'11 luglio 2010 ricorrerà il 15° anniversario del genocidio di Srebrenica-Potočari,

L.  considerando che l'allegato VII dell'accordo di pace di Dayton non è ancora stato pienamente attuato; considerando che sono tuttora necessarie soluzioni eque, globali e durature per una parte dei 115 000 sfollati interni, per i rifugiati e per altre persone interessate dal conflitto e che è altresì necessario compiere progressi per migliorare l'integrazione socioeconomica delle persone che sono rientrate; considerando che, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, vi sono tuttora 10 000 persone, scomparse dopo la fine del conflitto, il cui destino rimane ignoto,

M.  considerando che, il 27 maggio 2010 la Commissione ha presentato una proposta legislativa sulla liberalizzazione dei visti per la Bosnia-Erzegovina (COM(2010)0256), che apre formalmente la strada ad un eventuale liberalizzazione nel 2010,

N.  considerando che Francia, Italia e Lussemburgo non hanno ancora ratificato l'ASA, il che ritarda il processo di integrazione europea del paese,

O.  considerando che le forti divisioni etniche che permangono nel paese dovrebbero essere superate rendendo il sistema scolastico più integrato, non segregazionista e moderno,

P.  considerando che l'assenza di autentici sforzi da parte delle autorità della Bosnia-Erzegovina per affrontare efficacemente la corruzione nel paese costituisce un serio ostacolo per lo sviluppo economico, sociale e politico del paese,

Q.  considerando che la tratta di esseri umani costituisce un grave reato e una palese violazione dei diritti umani; considerando che la Bosnia-Erzegovina è un paese d'origine e, in minor misura, di transito e di destinazione della tratta di esseri umani, in particolare di donne e ragazze,

R.  considerando che le costituzioni dello Stato e delle Entità garantiscono la parità di trattamento di tutti gli individui; considerando che i Rom continuano ad affrontare discriminazioni e condizioni di vita estremamente difficili; considerando che la discriminazione e l'esclusione sociale basate sull'identità di genere e sull'orientamento sessuale sono diffuse; considerando che continuano le aggressioni fisiche, i maltrattamenti e gli atti intimidatori nei confronti di tali categorie di persone,

S.  considerando che il tasso di disoccupazione rimane estremamente elevato ed è cresciuto a causa della crisi economica; considerando che l'assenza di prospettive di occupazione, specialmente tra i giovani, ostacola il progresso del paese e contribuisce ad alimentare tensioni politiche; considerando che la prosperità economica costituisce un fattore cruciale per l'ulteriore sviluppo del paese e la riconciliazione in Bosnia-Erzegovina,

La prospettiva europea

1.  esprime la propria insoddisfazione per i limitati progressi compiuti dalla Bosnia-Erzegovina come potenziale paese candidato nel suo percorso verso la stabilizzazione e lo sviluppo, nonché quale potenziale paese candidato all'adesione all'Unione europea; rileva con crescente preoccupazione l'instabilità del clima politico e la mancanza di una visione comune condivisa da tutte le forze politiche, e condanna fermamente il ricorso a linguaggi incendiari, che mina il processo di riconciliazione interetnica e il funzionamento delle strutture dello Stato; ritiene che l'affermazione dei dirigenti della Republika Srpska relativa a un referendum su una «separazione pacifica» costituisca una provocazione e una minaccia alla stabilità, alla sovranità e all'integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina;

2.  chiede con insistenza di porre fine alla retorica nazionalistica e secessionista che produce divisioni e contrapposizioni nella società e pregiudica le basi dell'accordo di Dayton ed esorta a impegnarsi seriamente per il raggiungimento di accordi duraturi che consentano di dare vita a uno Stato funzionante, a preparare le istituzioni della Bosnia-Erzegovina per l'integrazione nell'Unione europea e a migliorare la situazione generale del paese;

3.  ricorda che aderire all'Unione europea significa accettare i valori e le regole su cui l'Unione è fondata, e cioè il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle persone appartenenti a minoranze nazionali, la solidarietà, la tolleranza, la democrazia e lo stato di diritto, in cui rientra il rispetto dell'indipendenza della magistratura;

4.  invita il Vicepresidente/alto rappresentante e il Commissario all'allargamento e alla politica europea di vicinato a sfruttare pienamente l'influenza dell'Unione europea sui politici della Bosnia-Erzegovina, affinché si adoperino in modo più concertato per soddisfare i requisiti del partenariato europeo e per adempiere a tutti gli obblighi derivanti dall'ASA; ricorda a tutti i soggetti politici che questi due documenti rappresentano il percorso dettagliato per l'integrazione nell'UE e che è loro responsabilità nei confronti dei cittadini raggiungere compromessi e accordarsi sulle riforme; esorta il Vicepresidente/alto rappresentante e la Commissione a servirsi della condizionalità dell'Unione europea con maggior coerenza e in modo più orientato ai risultati, al fine di rispondere alle esigenze reali delle popolazioni della Bosnia-Erzegovina;

5.  esprime forte sostegno all'OHR e sottolinea che la transizione potrà essere completata solo quando i cinque obiettivi e le due condizioni saranno stati pienamente soddisfatti dalle autorità della Bosnia-Erzegovina; esorta le autorità della Republika Srpska ad adempiere al restante obbligo (la legge della Republika Srpska sull'elettricità) per consentire al supervisore di Brčko di raccomandare la cessazione del regime di supervisione nell'omonimo distretto;

6.  esorta il governo della Republika Srpska a continuare a partecipare attivamente ai negoziati sulla ripartizione dei beni dello Stato elencati dall'OHR e le invita a non adottare provvedimenti legislativi sui beni di proprietà pubblica nella Republika Srpska, poiché ciò rappresenterebbe una grave violazione della decisione dell'Alto Rappresentante di vietare la vendita di beni pubblici e ritarderebbe pertanto la chiusura dell'OHR;

7.  si compiace dell'adozione della modifica costituzionale che riconosce al distretto di Brčko lo statuto di unità amministrativa locale autonoma, realizzando così un altro obiettivo fissato dal Consiglio per l'attuazione della pace in vista della futura chiusura dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante;

8.  invita le due Entità e tutte le forze politiche, in particolare, il governo della RS, a rispettare l'accordo di pace di Dayton nella sua interezza e a non contestare le azioni intraprese sulla base di detto accordo e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; considera l'Alto Rappresentante la massima autorità per quanto riguarda l'interpretazione dell'attuazione degli aspetti civili dell'accordo di pace; invita tutti gli attori politici a trattare con il dovuto rispetto l'Alto rappresentante e tutto il personale internazionale nel paese e ad astenersi da attacchi personali;

9.  prende atto con soddisfazione del contributo sostanziale della missione di polizia dell'Unione europea (EUPM) e dell'operazione Althea dell'EUFOR alla stabilità e alla sicurezza della Bosnia-Erzegovina e plaude alla decisione del Consiglio di fornire un sostegno non esecutivo allo sviluppo di capacità e alla formazione; valuta positivamente la proroga del mandato dell'EUFOR conformemente alla risoluzione 1895 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; si compiace del fatto che la NATO abbia invitato la Bosnia-Erzegovina ad associarsi al piano d'azione ai fini dell'adesione;

10.  rileva la serie di risultati ottenuti dalla EUPM nel contribuire alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione da parte delle forze dell'ordine e della magistratura della Bosnia-Erzegovina; si compiace della proroga della missione per altri due anni, con un mandato ridefinito, e del lavoro svolto dalla Commissione per elaborare un progetto che farà seguito all'EUPM nel quadro dello strumento di assistenza preadesione del 2010;

11.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a reagire all'indifferenza di ampi segmenti degli ambienti politici, dando vita a una partnership privilegiata con la società civile, con i media indipendenti e con il mondo imprenditoriale, e offrendo loro sostegno, nonché ad avviare progetti intesi a stimolare una partecipazione politica attiva, soprattutto dei giovani bosniaci;

12.  sottolinea che la libertà e l'indipendenza dei media, pubblici come privati, costituiscono requisiti democratici fondamentali; invita le autorità della Bosnia-Erzegovina a rafforzare i media indipendenti e liberi da interferenze politiche e a consentire loro di svolgere liberamente la propria attività informativa in ogni parte del paese, garantendo l'accesso all'informazione; condanna severamente gli attacchi ai giornalisti e invita le autorità competenti ad adottare misure adeguate per evitare il ripetersi di tali attacchi in futuro; invita i media, compresi i servizi pubblici di radiodiffusione, a non tollerare in alcun modo l'incitamento all'odio; sottolinea la necessità di indipendenza politica delle autorità di regolamentazione nel settore delle comunicazioni; esorta il Consiglio dei ministri a nominare con urgenza un direttore permanente dell'autorità delle comunicazioni;

Riforma costituzionale e riforma dell'ordinamento giudiziario

13.  ribadisce la propria posizione in merito ai requisiti da soddisfare attraverso la riforma costituzionale:

   a) lo Stato dovrebbe avere sufficienti poteri legislativi, di bilancio, esecutivi e giudiziari per essere in grado di soddisfare i criteri di preadesione all'Unione europea, per creare e mantenere uno spazio economico unico funzionale, per promuovere la coesione economica, ambientale e sociale e per rappresentare e difendere gli interessi del paese all'estero; la tutela degli interessi nazionali fondamentali all'interno della Bosnia-Erzegovina deve essere compatibile con la capacità di agire del paese;
   b) il numero di livelli amministrativi coinvolti nella gestione del paese dovrebbe essere proporzionale alle risorse finanziarie della Bosnia-Erzegovina e basato su un'attribuzione delle responsabilità efficiente, coerente ed efficace;
   c) tutti i cittadini devono godere degli stessi diritti senza alcuna discriminazione, nel pieno rispetto della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e dell'articolo 2 dell'ASA, che esige il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani;
   d) ritiene che vada prestata una particolare attenzione ai diritti delle minoranze e dei gruppi vulnerabili, i quali vanno protetti da discriminazioni e atti di violenza diretti o indiretti; incoraggia la Bosnia-Erzegovina a realizzare programmi di istruzione pubblica nel settore dei diritti umani con cui promuovere i valori della tolleranza, del pluralismo e della diversità;

14.  ricorda che il rafforzamento dello Stato centrale non implica un indebolimento delle Entità, bensì la creazione delle condizioni basate sul principio di sussidiarietà per un'amministrazione efficiente, in grado di attuare gli sforzi nazionali di riforma, di instaurare efficienti relazioni internazionale e, in tal modo, di preparare l'intero paese all'adesione all'Unione europea;

15.  invita le autorità della Bosnia-Erzegovina, nell'ambito della riforma generale della Costituzione, a modificare quanto prima le pertinenti norme costituzionali e rispettive disposizioni della legge elettorale del paese, onde conformarsi alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Sejdić-Finci, in cui si enuncia chiaramente che la costituzione della Bosnia-Erzegovina è discriminatoria a danno delle persone indicate con il termine «altri»; rileva che l'adozione di tali riforme rappresenta un passo fondamentale verso una società multietnica funzionante;

16.  incoraggia i cittadini della Bosnia-Erzegovina a partecipare alle prossime elezioni politiche previste per ottobre 2010; ritiene che tali elezioni decideranno anche il ritmo con cui la Bosnia-Erzegovina si avvicina all'Unione europea e che chi scegli di non recarsi alle urne permette di fatto ad altri di determinare il proprio futuro; rileva la necessità di compiere ogni sforzo possibile per far sì che le prossime elezioni si svolgano nel pieno rispetto delle norme europee e che la campagna elettorale sia pacifica e democratica;

17.  ricorda la necessità di istituire una Corte suprema a livello statuale e di inserirla saldamente nel quadro costituzionale, in modo che agisca da fattore unificante per l'ordinamento giuridico del paese e provveda alla graduale armonizzazione dei quattro diversi sistemi giuridici esistenti;

18.  invita tutti gli attori politici a dare attuazione legislativa alle 69 attività previste dal piano d'azione a sostegno della Strategia per la riforma del settore della giustizia;

Lotta ai crimini di guerra, alla criminalità organizzata e alla corruzione

19.  si compiace del fatto che la cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (ICTY) si confermi a un livello soddisfacente e che la cooperazione tra il Tribunale e le autorità dello Stato e delle Entità sia stata adeguata; sottolinea la necessità di continuare a onorare i propri obblighi, agevolare l'arresto di tutti gli imputati del Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia e smantellare le loro reti di sostegno; insiste sulla necessità di una cooperazione più efficace tra le autorità di polizia della Serbia, della Bosnia e dell'Erzegovina allo scopo di localizzare e arrestare Ratko Mladić e Goran Hadžić; sollecita tuttavia le autorità della Bosnia-Erzegovina ad accelerare l'attuazione della strategia nazionale per i crimini di guerra e a cominciare ad affrontare l'arretrato di circa diecimila procedimenti per crimini di guerra in tutto il paese, nonché a definire in modo specifico le risorse materiali e tecniche necessarie per processare tutti i responsabili, compresi coloro che hanno commesso stupri e violenze sessuali;

20.  rammenta che l'11 luglio è riconosciuto in tutta l'Unione europea come Giornata della commemorazione del genocidio di Srebrenica e invita tutti i paesi dei Balcani occidentali a fare altrettanto; plaude all'adozione di diverse mozioni su Srebrenica da parte dei parlamenti di quattro paesi dei Balcani occidentali, in particolare dall'Assemblea nazionale della Repubblica di Serbia, e invita i parlamenti dello Stato e delle Entità della Bosnia-Erzegovina ad approvare risoluzioni analoghe nel prossimo futuro; considera tali dichiarazioni passi importanti per fare i conti con il tragico passato della regione e si augura che possano spianare la strada alla comprensione della storia comune, in modo da favorire un'autentica riconciliazione nell'intera regione; rileva che consegnare alla giustizia i responsabili del genocidio a Srebrenica e nei suoi dintorni rappresenta un importante progresso verso la pace e la stabilità nella regione;

21.  invita le autorità della Bosnia-Erzegovina a introdurre nel codice penale una definizione di violenza sessuale che sia in linea con le norme internazionali, ad assicurare immediatamente alle vittime un adeguato risarcimento e sostegno economico, sociale e psicologico, compresi i migliori servizi possibili di assistenza per la salute mentale e fisica, nonché a sviluppare programmi e destinare risorse adeguate per la protezione a lungo termine dei testimoni; sottolinea in detto contesto la necessità di migliorare il coordinamento tra i diversi organi giudiziari e accelerare i procedimenti penali relativi ai crimini di guerra di tipo sessuale commessi nel corso della guerra; invita la Commissione e gli altri donatori internazionali a sostenere le autorità della Bosnia-Erzegovina in questo sforzo con risorse finanziarie e consulenza a favore delle vittime di violenze sessuali nell'ambito dei crimini di guerra; invita la autorità della Bosnia-Erzegovina ad adottare e applicare con la massima urgenza una strategia a favore delle vittime di crimini di guerra con violenza sessuale;

22.  sollecita l'Unione europea e i suoi Stati membri a procedere a indagini penali contro i responsabili di crimini sessuali in tempo di guerra che sono immigrati e hanno ottenuto permessi di soggiorno permanente, compresa la cittadinanza di taluni Stati membri, a riconoscere che i loro reati sono di fatto crimini di guerra, i quali non possono essere considerati reati sessuali né essere soggetti a prescrizione;

23.  Invita le autorità della Bosnia-Erzegovina a promuovere e ultimare il ritorno sostenibile dei profughi e degli sfollati all'interno del paese e ad adottare una strategia pertinente come previsto nell'allegato VII all'accordo di pace di Dayton; le incoraggia altresì, da un lato, a occuparsi delle necessità di coloro che vivono ancora in strutture collettive e ad attuare misure per la loro integrazione sociale e, dall'altro, a promuovere il rimpatrio di quanti non possono a tutt'oggi ritornare in patria, ad esempio nella regione devastata della Posavina; invita la Commissione a gli altri donatori internazionali a sostenere gli sforzi delle autorità della Bosnia-Erzegovina fornendo aiuto finanziario e consulenza;

24.  ricorda l'urgente necessità di costruire carceri statali di massima sicurezza e di ricostruire le strutture esistenti, anche per la detenzione in condizioni di sicurezza di tutti i soggetti imputati e condannati per crimini;

25.  si rammarica dei modesti progressi compiuti nella lotta alla corruzione, dovuti allo scarso coordinamento degli sforzi in tale campo a livello di statale e alla mancanza di indagini e procedimenti efficaci a carico delle persone sospettate di casi di corruzione ad alto livello, diffusi nell'apparato governativo e nelle altre strutture statali e locali e nei settori degli appalti pubblici, della concessione di licenze commerciali, della sanità, dell'energia, dei trasporti e dell'edilizia; chiede a tale riguardo che sia istituito senza indugio un organismo anticorruzione imparziale, responsabile e composto da tutti i gruppi etnici onde ripristinare la fiducia dei cittadini della Bosnia-Erzegovina nelle loro istituzioni, e chiede altresì l'attuazione concertata della nuova strategia di lotta alla corruzione (2009-2014) e del relativo piano d'azione;

26.  invita le autorità della Bosnia-Erzegovina a lottare in modo efficace contro la tratta di esseri umani in cooperazione con la comunità internazionale, a offrire protezione e compensazioni alla vittime e a realizzare campagne di sensibilizzazione per evitare che le vittime siano stigmatizzate di nuovo dalle autorità e dalla società;

Liberalizzazione dei visti

27.  constata con soddisfazione che le autorità della Bosnia-Erzegovina hanno accelerato gli sforzi di riforma e hanno compiuto notevoli progressi verso il completamento dei restanti parametri previsti dalla tabella di marcia per il regime di esenzione dai visti, il che dimostra che, con la necessaria volontà, è possibile compiere progressi significativi sulla via delle riforme; incoraggia vivamente le autorità della Bosnia-Erzegovina ad adottare le restanti disposizioni legislative in materia;

28.  plaude all'adozione della summenzionata proposta legislativa della Commissione, del 27 maggio 2010, sulla liberalizzazione dei visti e invita la Commissione a verificare che i parametri rimanenti siano rispettati nei prossimi mesi, con l'obiettivo di spianare la strada affiché il Consiglio e il Parlamento approvino l'introduzione dell'esenzione dal visto per i cittadini bosniaci entro la fine del 2010;

29.  riconosce l'importanza della liberalizzazione dei visti per tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina affinché possano viaggiare all'interno dell'Unione europea, in quanto la ritiene un fattore importante per l'ulteriore integrazione nell'Unione europea e la riconciliazione interetnica, per prevenire l'isolomento e offrire ai cittadini l'opportunità di allargare i propri orizzonti, intravedere la prospettiva di adesione all'Unione europea e manifestare la loro volontà ai dirigenti politici, al fine di promuovere l'integrazione nell'Unione;

Situazione del sistema dell'istruzione

30.  esorta le autorità della Bosnia-Erzegovina, pur riconoscendo i progressi compiuti sul piano istituzionale, ad adottare la legge relativa all'istruzione superiore a livello statale e a concentrarsi sulla piena attuazione delle leggi quadro nel settore dell'istruzione, in modo da ridurre la frammentazione del sistema scolastico; esorta altresì le autorità della Bosnia-Erzegovina ad adottare misure volte a migliorare complessivamente la qualità dell'istruzione, avvalendosi pienamente del partenariato europeo, rispondendo così alle esigenze del mercato del lavoro e rispettando gli standard previsti dal processo di Bologna, come pure a instaurare programmi di formazione e di riqualificazione, con il supporto dell'UE, per quanti devono far fronte a periodi lunghi di disoccupazione; incoraggia l'attuazione di programmi di scambio internazionale per studenti fra tutte le università della Bosnia-Erzegovina e degli Stati membri dell'UE, utilizzando i programmi e delle reti esistenti nell'UE; sottolinea la necessità di aumentare in misura significativa il numero degli studenti, degli insegnanti e dei ricercatori che partecipano ai programmi di mobilità dell'UE;

31.  mette in rilievo il fatto che l'istruzione è un tramite importantissimo per una vera riconciliazione interetnica; ritiene che, nel contesto dell'assistenza dell'UE, si debba dedicare maggiore attenzione alla promozione di un sistema scolastico inclusivo, non discriminatorio, basato sulla tolleranza e il rispetto della diversità nonché sull'impegno per pervenire a una comprensione della storia comune, e all'abolizione della segregazione tra i diversi gruppi etnici (due scuole sotto lo stesso tetto), creando in entrambe le Entità programmi didattici comuni e classi integrate; valuta positivamente, al riguardo, l'istituzione di un consiglio scolastico studentesco esteso a tutta la Bosnia-Erzegovina;

32.  invita le autorità della Bosnia-Erzegovina a rivedere gli attuali metodi, rigidi e costosi, per la convalida dei diplomi e ad istituire un'agenzia per il riconoscimento dei diplomi a livello di Stato; ricorda alle autorità della Bosnia-Erzegovina che la forza lavoro qualificata dovrebbe essere incoraggiata a cercare lavoro nel paese e non scoraggiata dal farlo;

Situazione economica e politica sociale

33.  plaude all'ultimo ciclo di valutazione del Comitato MONEYVAL(4) ; invita tutti i soggetti interessati a portare avanti con perseveranza l'opera di riforma economica, a intraprendere iniziative concertate fra le giurisdizioni e ad agevolare le attività economiche, anche eliminando gli ostacoli burocratici, nonché a elaborare una strategia a lungo termine per lo sviluppo sostenibile, puntando su fattori quali, tra gli altri, l'istruzione, la ricerca e lo sviluppo (R&S), le infrastrutture, l'agricoltura, l'ambiente e l'energia; incoraggia i dirigenti dello Stato e gli esponenti del mondo economico a compiere ogni sforzo, nell'ottica di attrarre investimenti esteri, per ripristinare la fiducia degli investitori e creare un ambiente favorevole alle imprese, affinché non aumenti ancora il ritardo della Bosnia-Erzegovina rispetto al resto della regione;

34.  ricorda che l'ASA richiede di rafforzare il coordinamento delle politiche economiche tra i governi delle Entità e di creare, quale elemento essenziale di riforma economica, uno spazio economico unico finalizzato a far avanzare l'integrazione interna e inoltre migliorare il mercato fondiario e il mercato del lavoro; si rammarica, a tale riguardo, del fatto che la frammentazione della legislazione interna in materia di lavoro e dei sistemi di previdenza sociale continui a rappresentare il maggior ostacolo alla libera circolazione delle persone all'interno del paese; afferma che la prosperità economica e le prospettive di occupazione, soprattutto per i giovani in Bosnia-Erzegovina, hanno un ruolo decisivo ai fini dell'ulteriore sviluppo del paese e possono incentivare la riconciliazione interetnica;

35.  esorta a rafforzare il coordinamento fiscale assicurando il buon funzionamento dell'autorità per le imposte indirette e del Consiglio di bilancio nazionale; sollecita il Consiglio dei ministri a nominare, sia pure con forte ritardo, un direttore permanente dell'autorità per le imposte indirette;

36.  invita il Parlamento della Bosnia-Erzegovina ad adottare con urgenza la legge sul censimento, che costituisce palesemente un presupposto per la prospettiva europea ed è essenziale per lo sviluppo economico e sociale del paese è per la prosecuzione dell'assistenza dell'UE, così da rendere possibile lo svolgimento di un censimento nazionale nel 2011; sottolinea che, data la delicatezza della questione, non dovrebbe essere obbligatorio rispondere a quesiti riguardanti l'etnicità;

37.  invita le autorità della Bosnia-Erzegovina a porre in essere misure volte a ridurre la povertà e a sviluppare una rete di sicurezza sociale che sia meglio indirizzata ai poveri e ai gruppi socialmente emarginati e vulnerabili, in particolare la popolazione rom, nonché a sviluppare un sistema di protezione e integrazione sociale efficiente e sostenibile; invita le autorità della Bosnia-Erzegovina ad assumere un impegno più strenuo a favore delle politiche di occupazione, della coesione sociale e dell'uguaglianza di genere;

38.  plaude alle iniziative adottate dalle autorità della Bosnia-Erzegovina per migliorare la situazione dei rom e ribadisce l'importanza di adottare una strategia incentrata sugli alloggi, l'assistenza sanitaria, l'occupazione e l'istruzione dei rom; invita le autorità a fornire mezzi adeguati per attuare tale strategia in collaborazione con la società civile, ivi compresa la comunità rom, per combattere la discriminazione e promuovere la rappresentanza dei rom nelle cariche pubbliche;

39.  plaude alle più recenti modifiche legislative con cui il parlamento della Federazione ha introdotto il principio di basare le prestazioni sociali in denaro sui bisogni del destinatario e ha stabilito che i vincoli di bilancio si applichino a tutti i fruitori del bilancio, compresi gli ex combattenti; si compiace dell'avvenuto esborso del prestito della Banca mondiale per la politica di sviluppo e della seconda e terza tranche dell'accordo di stand-by dell'FMI; esorta il parlamento della Federazione ad adottare ulteriori misure mirate a una maggiore disciplina fiscale;

40.  sollecita le autorità della Bosnia-Erzegovina a mettere a punto una strategia energetica nazionale che punti sulle fonti energetiche rinnovabili, sulla conservazione dell'energia e sull'efficienza del suo impiego, nonché sull'ammodernamento della rete elettrica; ricorda alle autorità della Bosnia-Erzegovina e alla Commissione la necessità di assicurare che i progetti delle centrali idroelettriche siano elaborati e realizzati in linea con i criteri UE di valutazione dell'impatto ambientale e con le norme generali di sostenibilità;

41.  si rammarica che la capacità amministrativa nel settore ambientale rimanga debole e limitata; chiede, a tale riguardo, che sia adottata a livello di Stato una legge per l'ambiente di ampia portata, tale da assicurare una protezione ambientale armonizzata, e che sia istituita l'Agenzia di Stato per l'ambiente;

42.  invita le autorità della Bosnia-Erzegovina ad adottare la legge relativa all'assicurazione sanitaria a livello di Stato, al fine di armonizzare e migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria pubblica e di far sì che la popolazione possa ricevere cure mediche adeguate sull'intero territorio della Bosnia-Erzegovina, indipendentemente dal luogo di residenza e di lavoro;

Cooperazione regionale

43.  sottolinea l'importanza della cooperazione regionale e delle relazioni di buon vicinato, che considera elementi vitali del processo di riconciliazione poiché incrementano i contatti tra le popolazioni; pone l'accento sul ruolo decisivo che svolgono gli attori della società civile nel contribuire a rafforzare la cooperazione regionale per quanto riguarda gli aspetti sociali e politici; invita le autorità bosniache a individuare una soluzione che garantisca la mobilità regionale dei cittadini del Kosovo e la possibilità di recarsi in Bosnia-Erzegovina;

44.  plaude alle recenti dichiarazioni del Presidente croato, che ha fatto ammenda per le politiche croate in Bosnia-Erzegovina nel 1990 e ha reso omaggio alle vittime di ciascuna comunità; considera questo gesto come un passo importante nella promozione della riconciliazione etnica tra le nazioni dei Balcani; invita gli altri paesi vicini alla Bosnia-Erzegovina a seguire questo esempio;

45.  invita la Croazia e la Bosnia-Erzegovina a trovare una soluzione negoziata per quanto riguarda i piani croati di costruzione del ponte di Peljesac ai quali la Bosnia-Erzegovina si oppone; è preoccupato per il recente annuncio del primo ministro croato in relazione alla possibile richiesta, da parte della Croazia, di fondi europei per accelerare la controversa opera di costruzione di questo ponte; sottolinea che il progetto potrebbe nuocere al futuro sviluppo del porto bosniaco di Neum e solleva preoccupazioni da un punto di vista ecologico in entrambi i paesi;

46.  osserva che non è possibile prevedere una stabilità duratura e una cooperazione regionale nei Balcani occidentali e nell'intera UE finché persiste lo stallo politico in Bosnia-Erzegovina;

47.  plaude all'attiva partecipazione della Bosnia-Erzegovina alla cooperazione regionale, con particolare riferimento alla firma, con la Croazia e la Serbia, degli accordi in materia di assistenza giudiziaria internazionale in ambito penale e civile ai fini dell'esecuzione delle sanzioni penali emesse nei confronti di persone che sono state condannate in uno dei paesi firmatari e sono poi fuggite in un altro;

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48.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti della Bosnia-Erzegovina e delle sue Entità.

(1) GU L 336 del 18.12.2009, pag. 1.
(2) Testi approvati, P6_TA(2009)0332.
(3) GU C 46 E del 24.2.2010, pag. 111.
(4) Comitato di esperti per la valutazione delle misure contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (Consiglio d'Europa).

Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2011Avviso legale