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Procedura : 2010/2964(RSP)
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Testi presentati :

RC-B7-0629/2010

Discussioni :

PV 25/11/2010 - 12.1
CRE 25/11/2010 - 12.1

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PV 25/11/2010 - 13.1
CRE 25/11/2010 - 13.1

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P7_TA(2010)0448

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Giovedì 25 novembre 2010 - Strasburgo Edizione definitiva
Iraq - in particolare la pena di morte (compreso il caso di Tariq Aziz) e gli attacchi contro le comunità cristiane
P7_TA(2010)0448B7-0629, 0630, 0631, 0632, 0633 e 0648/2010

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2010 sull'Iraq, la pena di morte (in particolare il caso di Tariq Aziz) e gli attacchi nei confronti delle comunità cristiane

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Iraq,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'abolizione della pena di morte, in particolare quella del 26 aprile 2007 sull'iniziativa a favore di una moratoria universale in materia di pena di morte(1) ,

–  viste la risoluzione 62/149 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2007, che chiede una moratoria sul ricorso alla pena di morte e la risoluzione 63/168 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2008, che sollecita l'applicazione della risoluzione 62/149 del 2007,

–  visto il discorso tenuto in Aula il 16 giugno 2010 dalla Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, che ha ribadito che l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo costituisce una priorità per l'Unione europea,

–  vista la dichiarazione finale adottata dal Quarto congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Ginevra dal 24 al 26 febbraio 2010, in cui si chiede l'abolizione universale della pena di morte,

–  visto l'articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le conclusioni del Consiglio adottate il 16 novembre 2009 sulla libertà di religione o di culto, che sottolineano l'importanza strategica di questa libertà e dell'opposizione all'intolleranza religiosa,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull'eliminazione di ogni forma di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione o il credo,

–  viste le dichiarazioni della Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, sull'Iraq, in particolare quella del 1° novembre 2010 a seguito dell'attacco contro i fedeli presso la cattedrale di Nostra signora della salvezza a Baghdad, in Iraq,

–  viste le sue relazioni annuali sulla situazione dei diritti umani nel mondo e le sue precedenti risoluzioni sulle minoranze religiose nel mondo,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

Sulla pena di morte (incluso il caso di Tariq Aziz)

A.  considerando che il 26 ottobre 2010 il tribunale supremo iracheno ha condannato a morte l'ex vice premier iracheno Tariq Aziz, 74 anni, insieme a Sadoun Shakir, ex ministro degli interni, e Abed Hamoud, ex segretario particolare di Saddam Hussein; che, se il ricorso contro la sentenza sarà respinto, la condanna a morte sarà probabilmente eseguita entro 30 giorni,

B.  considerando che in un precedente processo Tariq Aziz era stato condannato a 22 anni di carcere in regime di isolamento e che tale sentenza costituisce di fatto una condanna in perpetuità, a causa della fragile salute di Tariq Aziz, che in carcere è stato colpito da diversi ictus, soffre di problemi polmonari e ha subito un intervento chirurgico a seguito di un coagulo di sangue nel cervello,

C.  considerando che il presidente iracheno, Jalal Talabani, ha dichiarato che non firmerà l'ordine di esecuzione per Tariq Aziz; che, a norma della Costituzione irachena, il Presidente dovrebbe ratificare le condanne a morte, ma che vi sono meccanismi per far sì che le esecuzioni siano eseguite sotto l'autorità del Parlamento,

D.  considerando che la condanna a morte di Tariq Aziz farà ben poco per migliorare il clima di violenza in Iraq e che l'Iraq ha disperatamente bisogno di riconciliazione nazionale,

E.  considerando che l'Unione Europea è fortemente impegnata a operare a favore dell'abolizione della pena di morte ovunque e si adopera perché questo principio sia accettato a livello universale,

F.  considerando che la pena di morte è la punizione più crudele, disumana e degradante in assoluto, che viola il diritto alla vita quale sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e che costituisce un atto di tortura inaccettabile per gli Stati che rispettano i diritti dell'uomo,

Sugli attacchi contro le comunità cristiane

G.  considerando che il 22 novembre 2010 due cristiani iracheni sono stati uccisi a Mosul; che il 10 novembre 2010 una serie di attacchi con bombe e colpi di mortaio rivolti contro i settori cristiani hanno ucciso almeno cinque persone nella capitale irachena, Baghdad; che tali attacchi hanno fatto seguito all'assalto, da parte di militanti islamici, ad una cattedrale di fede cattolica sira il 31 ottobre 2010, che ha portato alla morte di oltre 50 fedeli,

H.  considerando che il gruppo militante Stato islamico dell'Iraq, considerato appartenente al movimento internazionale di Al Qaida, ha rivendicato la responsabilità delle uccisioni e promesso di lanciare ulteriori attacchi contro i cristiani,

I.  considerando che l'articolo 10 della Costituzione irachena sancisce l'impegno del governo a garantire e mantenere la sacralità dei santuari e dei luoghi di culto; che l'articolo 43 stabilisce che i seguaci di tutti i gruppi religiosi devono essere liberi di praticare i propri riti e gestire le proprie istituzioni religiose,

J.  considerando che centinaia di migliaia di cristiani sono fuggiti dal paese dinanzi ai ripetuti attacchi contro le loro comunità e chiese; che molti degli assiri iracheni rimanenti (caldei, siri e altre minoranze cristiane) sono diventati sfollati interni, avendo dovuto fuggire dalla violenza estremista nei loro confronti,

K.  considerando che gli assiri (caldei, siri e altre minoranze cristiane) costituiscono un antico popolo autoctono, molto esposto alla persecuzione e all'emigrazione forzata, e che vi è il rischio che la loro cultura si estingua in Iraq,

L.  considerando che in Iraq le violazioni dei diritti umani, soprattutto contro minoranze etniche e religiose, continuano a un livello preoccupante; che la sicurezza e i diritti di tutte le minoranze, compresi i gruppi religiosi, devono essere rispettati e protetti in tutte le società,

M.  considerando che l'Unione europea ha ripetutamente espresso il proprio impegno a favore della libertà di pensiero, della libertà di coscienza e della libertà di culto e ha sottolineato che i governi hanno il dovere di garantire tali libertà,

Sulla pena di morte (incluso il caso di Tariq Aziz)

1.  ribadisce la sua opposizione di lunga data alla pena di morte in tutti i casi e in tutte le circostanze, anche nel caso di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, e sottolinea ancora una volta che l'abolizione della pena di morte contribuisce a rafforzare la dignità umana e al progressivo sviluppo dei diritti umani;

2.  deplora profondamente, pertanto, la decisione del tribunale supremo iracheno di condannare a morte Tariq Aziz, Sadoun Shakir e Abed Hamoud; sottolinea tuttavia l'importanza di considerare responsabili quanti violano i diritti umani, compresi gli (ex) politici, nel quadro dello Stato di diritto e del giusto processo;

3.  invita le autorità irachene a riconsiderare la loro decisione e a non eseguire la sentenza capitale pronunciata dal tribunale supremo; accoglie con favore l'annuncio del presidente Talabani che non avrebbe firmato l'ordine di esecuzione;

4.  incoraggia il governo iracheno a firmare e ratificare il secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici concernente l'abolizione della pena di morte in ogni circostanza e chiede una moratoria immediata delle esecuzioni;

5.  ricorda che la completa abolizione della pena di morte rimane uno dei principali obiettivi della politica UE in materia di diritti umani;

Sugli attacchi contro le comunità cristiane

6.  esprime la sua profonda preoccupazione per i recenti attacchi, che condanna con forza, contro comunità religiose cristiane e di altre fedi in Iraq e per l'abuso della religione da parte di quanti hanno commesso tali atti;

7.  chiede alle autorità irachene di aumentare drasticamente i loro sforzi volti a proteggere i cristiani e altre minoranze vulnerabili, di potenziare la lotta contro la violenza interetnica e di fare il possibile per portare gli autori di crimini dinanzi alla giustizia, in conformità con i principi dello Stato di diritto e le norme internazionali;

8.  ribadisce il suo pieno sostegno alla popolazione dell'Iraq ed esorta tutte le entità politiche irachene a lavorare insieme contro la minaccia della violenza e del terrorismo; sottolinea che il diritto di tutti i gruppi religiosi a riunirsi e praticare il proprio culto liberamente deve essere tutelato; deplora i deliberati attacchi contro località dove si riuniscono civili, tra cui i luoghi di culto; condanna fermamente tutti gli atti di violenza contro le chiese e qualsiasi luogo di culto e sollecita l'Unione europea e la comunità internazionale a rafforzare la lotta contro il terrorismo;

9.  esprime la propria solidarietà alle famiglie delle vittime e confida che il popolo iracheno rimarrà fermo nel suo rifiuto costante degli sforzi, da parte di estremisti, di innescare tensioni confessionali;

10.  si compiace della dichiarazione del ministero iracheno degli affari esteri, del 2 novembre 2010, che invita le autorità specializzate e tutte le forze di sicurezza a rimanere fermi contro ogni tentativo di separare i cittadini iracheni su base confessionale o razziale, ad assicurare protezione ai cittadini iracheni e tutelare la pratica religiosa;

11.  invita il Consiglio e la Commissione, in particolare la Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, in vista della preparazione del primo accordo di partenariato e di cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq, ad affrontare come questione prioritaria il problema della sicurezza dei cristiani all'interno del territorio iracheno;

o
o   o

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ai governi degli Stati membri delle Nazioni Unite e al governo e al parlamento dell'Iraq.

(1) GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 775.

Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2012Avviso legale