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Procedura : 2015/2002(INI)
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Ciclo del documento : A8-0194/2015

Testi presentati :

A8-0194/2015

Discussioni :

PV 08/07/2015 - 16
CRE 08/07/2015 - 16

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PV 09/07/2015 - 12.8
CRE 09/07/2015 - 12.8

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P8_TA(2015)0272

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Giovedì 9 luglio 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Revisione della politica europea di vicinato
P8_TA(2015)0272A8-0194/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2015 sulla revisione della politica europea di vicinato (2015/2002(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 8 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  visto il documento di consultazione congiunto della Commissione e del Vicepresidente/Alto rappresentante dal titolo "Verso una nuova politica europea di vicinato" del 4 marzo 2015(1) ,

–  viste le comunicazioni congiunte della Commissione e del Vicepresidente/Alto rappresentante dal titolo "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" (COM(2011)0200)(2) , pubblicata l'8 marzo 2011, e dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" (COM(2011)0303)(3) , pubblicata il 25 maggio 2011,

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dell'11 marzo 2003 dal titolo "Europa ampliata — Prossimità: un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali" (COM(2003)0104)(4) ,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 febbraio 2008 sulla politica europea di vicinato(5) e del 20 aprile 2015 sul riesame della politica europea di vicinato;

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 24 giugno 2013,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla politica europea di vicinato ossia quelle del 20 novembre 2003 sulle relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali(6) , del 20 aprile 2004 sulle relazioni con i paesi vicini nel quadro dell'Europa ampliata(7) , del 19 gennaio 2006 sulla politica europea di prossimità(8) , del 15 novembre 2007 sullo sviluppo della politica europea di vicinato(9) , del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione orientale(10) , del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione meridionale(11) , del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato(12) , del 23 ottobre 2013 sulla politica europea di vicinato: verso un rafforzamento del partenariato. Posizione del Parlamento europeo sulle relazioni del 2012(13) e del 12 marzo 2014 sulla valutazione e definizione di priorità nell'ambito delle relazioni dell'UE con i paesi del partenariato orientale(14) ,

–  vista la dichiarazione di Riga del vertice del Partenariato orientale dell'UE del 22 maggio 2015,

–  vista la relazione del gruppo di riflessione di alto livello sulla Comunità dell'energia per il futuro,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0194/2015),

A.  considerando che la politica europea di vicinato (PEV) è stata istituita per approfondire le relazioni, consolidare la cooperazione e rafforzare i partenariati dell'UE con i paesi limitrofi, al fine di elaborare uno spazio comune di stabilità, sicurezza e prosperità quale definito all'articolo 8 del TUE; che l'obiettivo resta invariato;

B.  considerando che il vicinato si trova attualmente in continuo mutamento a causa dell'elevato numero di sfide per la sicurezza nuove e di lunga data e risulta meno stabile e assai meno sicuro e affronta una crisi economica più profonda rispetto al momento del varo della PEV;

C.  considerando che la politica rivista dovrebbe essere basata sulla responsabilità reciproca e sull'impegno condiviso verso i valori e i principi dell'UE, ivi compresa democrazia, Stato di diritto, diritti umani e istituzioni pubbliche efficienti, responsabili e trasparenti, e che questi sono nell'interesse tanto delle società vicine quanto della nostra società in termini di stabilità, sicurezza e prosperità; che, nonostante le complessità e le sfide nella pratica, l'UE deve continuare fermamente a sostenere i processi di transizione in tutti i paesi e la democratizzazione, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto;

D.  considerando che gran parte del vicinato continua a essere interessato da crisi e conflitti armati o congelati; che i paesi partner devono adoperarsi per trovare una soluzione pacifica dei conflitti in atto; che l'esistenza di conflitti, ivi compresi quelli congelati o protratti, ostacola la trasformazione economica, sociale e politica nonché la cooperazione, la stabilità e la sicurezza regionali; che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione pacifica dei conflitti in atto;

E.  considerando che tali conflitti stanno minando lo sviluppo di un'autentica ed efficace dimensione multilaterale della PEV; che la pace e la stabilità sono elementi fondamentali della PEV; che i paesi partner devono rispettare tali principi;

F.  considerando che l'Unione europea condanna fermamente tutte le forme di violazioni dei diritti umani, ivi compresa la violenza nei confronti di donne e ragazze, lo stupro, la schiavitù, i delitti d'onore, i matrimoni forzati, il lavoro minorile e la mutilazione genitale femminile;

G.  considerando che gli sviluppi nella regione – a partire dal 2004 ma, in special modo, negli ultimissimi anni – hanno dimostrato come la PEV non sia in grado di rispondere in modo adeguato e sollecito alle circostanze ardue e in celere mutamento;

H.  considerando che la PEV rimane una priorità strategica della politica estera dell'UE; che la revisione della PEV deve essere effettuata al fine di rafforzarla e nell'ottica di sostenere il progresso verso una politica estera e di sicurezza comune dell'UE globale ed efficace nel suo complesso;

I.  considerando che la Commissione e il SEAE, insieme al Consiglio e al Parlamento, hanno tentato di riplasmare la PEV in modo da intervenire sulle imperfezioni della stessa e adeguarla alle mutate circostanze internazionali e nazionali, in particolare in seguito alla Primavera araba; che ciò si è riflesso nel nuovo strumento finanziario per la PEV nel periodo 2014-2020 – lo strumento europeo di vicinato (ENI); che le attuali sfide poste dalla crisi nell'Ucraina orientale, dall'occupazione della Crimea e dal Da'esh dovrebbero essere tenute presenti nella revisione della PEV;

J.  considerando che l'insicurezza, l'instabilità e le condizioni socioeconomiche sfavorevoli nei paesi del vicinato possono avere impatti negativi e invertire le tendenze democratiche del passato;

K.  considerando che, a partire dall'introduzione del nuovo approccio nel 2011, gli sviluppi politici nel vicinato hanno dimostrato come l'UE debba riesaminare ulteriormente le relazioni con i suoi vicini, tenendo conto delle varie realtà esterne e interne; che l'UE deve fronteggiare le nuove sfide nel suo vicinato e adeguare la sua strategia vagliando i suoi interessi e le sue priorità, nonché valutando i suoi strumenti politici, i suoi incentivi e le sue risorse a disposizione, come pure l'attrattiva degli stessi per i suoi partner;

L.  considerando che la revisione del 2011 della PEV affermava che il nuovo approccio dovesse essere basato sulla responsabilità reciproca e su un impegno condiviso verso i valori universali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

M.  considerando che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione pacifica dei conflitti in atto, in particolare quelli congelati o protratti, che rappresentano attualmente un ostacolo insormontabile al pieno sviluppo della PEV nella regione orientale e meridionale ostacolando le relazioni di buon vicinato e la cooperazione regionale;

N.  considerando che la PEV include diversi "vicinati" che comprendono paesi con interessi, ambizioni e capacità diversi;

O.  considerando l'esigenza di un approccio differenziato e di una politica su misura specialmente perché il vicinato dell'UE è divenuto più frammentato che mai, con i paesi che differiscono sotto parecchi aspetti (comprese le loro ambizioni e le loro aspettative nei riguardi dell'UE) le sfide che affrontano e i fattori esterni; che le relazioni bilaterali dell'UE con i paesi della PEV si trovano in fasi di sviluppo diverse; che l'utilizzo efficace del principio "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno) è di fondamentale importanza nella definizione e differenziazione delle relazioni con i paesi partner e che l'UE dovrebbe "ricompensare" i paesi che mostrano una cooperazione rafforzata con la stessa e progressi nel conseguire i valori europei, in termini di risorse e di altri incentivi nel quadro della PEV; che i vicini dell'UE dovrebbero poter determinare il loro futuro senza alcuna pressione esterna;

P.  considerando che i progressi nella risoluzione dei conflitti e delle controversie tra i paesi della PEV dovrebbero essere considerati un criterio da prendere in considerazione nelle relazioni sui progressi annuali;

Q.  considerando che il rispetto dell'integrità territoriale degli Stati sovrani è un principio fondamentale delle relazioni tra i paesi nel vicinato europeo e che l'occupazione di un territorio di un paese da parte di un altro è inammissibile;

R.  considerando che le risorse a disposizione dell'UE per la sua azione "come attore globale" fino al 2020, nel quadro finanziario pluriennale, ammontano soltanto al 6% del bilancio totale e coprono tutti i programmi connessi, inclusa l'assistenza allo sviluppo e alla cooperazione;

S.  considerando che la PEV ha contribuito all'articolazione di una voce unica dell'UE nell'intero vicinato; che gli Stati membri dovrebbero ricoprire un ruolo importante nel vicinato europeo allineando i propri sforzi e aumentando la credibilità e la capacità di agire dell'UE parlando a una voce unica;

T.  considerando che il processo di consultazione condotto dalla Commissione e dal SEAE dovrebbe essere globale e inclusivo, in modo da assicurare la consultazione di tutti i soggetti pertinenti; che è opportuno sottolineare l'importanza di incoraggiare le organizzazioni per l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne a partecipare a detto processo di consultazione; che occorre compiere ulteriori sforzi per rafforzare la visibilità e la conoscenza della PEV nell'opinione pubblica dei paesi partner;

U.  considerando che i vicinati orientale e meridionale affrontano diversi problemi per la cui corretta risoluzione è necessario che la PEV sia flessibile e si adatti in termini di esigenze e sfide specifiche di ciascuna regione;

1.  pone l'accento sull'importanza, sulla necessità e sull'opportunità della revisione della PEV; evidenzia come la PEV riveduta debba essere in grado di offrire una risposta rapida, flessibile e idonea alla situazione sul campo, proponendo nel contempo anche una visione ambiziosa e strategica per lo sviluppo delle relazioni con i paesi limitrofi in un contesto bilaterale e multilaterale, conformemente al suo impegno di promuovere i valori fondamentali su cui la PEV è basata;

2.  sottolinea che la PEV è una parte essenziale della politica estera dell'UE e deve restare una politica unica; ritiene che la PEV si iscriva nel quadro dell'azione esterna dell'UE, il cui potenziale la cui unicità si basano sulla vasta gamma di strumenti disponibili da utilizzare nei settori della diplomazia, della sicurezza, della difesa, dell'economia, del commercio, dello sviluppo e degli aiuti umanitari; sostiene che una PEV efficace sia fondamentale per rafforzare la credibilità e il posizionamento della politica estera dell'UE, e che la PEV debba dimostrare l'autentica leadership dell'UE in materia di vicinato e nelle relazioni con i nostri partner globali;

3.  crede nella continuazione del valore dell'obiettivo della PEV, dichiarato all'inizio, di creare uno spazio di prosperità, stabilità, sicurezza e buon vicinato, basato sui valori e sui principi a fondamento dell'Unione, fornendo assistenza e incentivi per profonde riforme strutturali nei paesi limitrofi, effettuate sotto la loro responsabilità e concordate con gli stessi, che consentano un impegno rafforzato con l'UE; pone pertanto l'accento sull'esigenza di tenere conto delle lezioni apprese, tornare ai fondamenti e riportare tali obiettivi in vetta all'agenda;

4.  sottolinea l'importanza strategica della PEV, quale politica in grado di creare relazioni a diversi livelli e una forte interdipendenza tra l'UE e i suoi partner del vicinato; sottolinea che la sfida fondamentale della PEV consiste nel garantire ai cittadini dei paesi partner miglioramenti tangibili e concreti; ritiene che la PEV debba diventare più solida, politica ed efficace, anche attraverso il rafforzamento dei suoi elementi positivi, tra cui una maggiore attenzione al partenariato con le società, alla differenziazione e a un approccio "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno);

5.  pone l'accento su come il rispetto dei valori universali fondamentali dei diritti umani, dello Stato di diritto, della democrazia, della libertà, dell'uguaglianza e del rispetto della dignità umana sui quali si fonda l'UE, deve restare al centro della politica rivista, secondo quanto stabilito all'articolo 2 degli accordi di associazione tra l'Unione europea e i paesi terzi; ribadisce che il rafforzamento dello Stato di diritto e il sostegno della democrazia e dei diritti umani è nell'interesse dei paesi partner e chiede una maggiore condizionalità riguardo al rispetto di questi valori comuni fondamentali; sottolinea, a tale riguardo, il ruolo del rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani (RSUE) e del Fondo europeo per la democrazia (FED);

6.  pone l'accento su come la politica rinnovata debba essere più strategica, mirata, flessibile e coerente e animata politicamente; invita l'UE a formulare una visione politica chiara e ambiziosa sulla PEV e a prestare particolare attenzione alle proprie priorità politiche nel vicinato orientale e meridionale, tenendo conto delle diverse sfide che i paesi affrontano in ciascuna regione, nonché delle loro diverse aspirazioni e ambizioni politiche; sostiene che i partenariati orientale e mediterraneo rivestono un'importanza cruciale; chiede la nomina di rappresentanti speciali per la regione orientale e meridionale, con l'incarico del coordinamento politico della politica rivista e della partecipazione in tutta l'azione dell'UE nel vicinato;

7.  sottolinea il ruolo importante degli Stati membri, la loro competenza e le loro relazioni bilaterali con i paesi della PEV nella definizione di una politica coerente dell'UE; sottolinea la necessità di un adeguato coordinamento tra il VP/AR, il commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati di allargamento, le delegazioni dell'UE e i rappresentanti speciali dell'UE per evitare la duplicazione degli sforzi; sostiene che le delegazioni dell'UE hanno un ruolo di rilievo da svolgere nell'attuazione della PEV;

8.  invita il VP/AR a elaborare proposte di cooperazione con i paesi vicini europei favorevoli, basate sul modello dello Spazio economico europeo, che potrebbero rappresentare un ulteriore passo verso la loro prospettiva europea, essere basate su una maggiore inclusione nello spazio dell'UE in termini di libertà e di piena integrazione nel mercato comune e includere altresì una più stretta cooperazione nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC);

9.  esorta alla definizione delle priorità e degli obiettivi strategici a breve, a medio e a lungo termine, tenendo presente che la PEV deve mirare a creare un approccio differenziato alla cooperazione in vari settori, fra i paesi della PEV stessa e con essi; pone l'accento su come, nella definizione del suo approccio, l'UE deve considerare i suoi interessi e le sue priorità e quelli dei singoli paesi interessati, unitamente ai livelli di sviluppo degli stessi, tenendo in considerazione gli interessi e le aspirazioni delle società, le ambizioni politiche e l'ambiente geopolitico;

10.  evidenzia come la titolarità locale, la trasparenza, la responsabilità reciproca e l'inclusività dovrebbero costituire aspetti chiave del nuovo approccio, in modo da garantire che i benefici della PEV raggiungano tutti i livelli della collettività e della società nei paesi interessati, anziché essere concentrati in determinati gruppi;

11.   rimarca la convinzione che un rafforzamento del potenziale di sviluppo proprio dei paesi partner rende necessario andare oltre il dialogo politico attualmente prevalente nella PEV e ampliarlo integrandovi un dialogo sociale, economico e culturale che tenga conto di tutte le diversità politiche, sociali, etniche e culturali dei paesi partner; sottolinea il valore dei progressi conseguiti mediante la cooperazione territoriale con il coinvolgimento diretto delle autorità locali;

12.  si rammarica delle ristrette risorse stanziate per la cooperazione dell'UE con i suoi partner all'interno del suo vicinato, in particolare a paragone dei livelli notevolmente più elevati di risorse investite nei paesi della PEV dai soggetti interessati dei paesi terzi; osserva che ciò mina la capacità dell'UE di promuovere e attuare politiche in linea con i propri interessi strategici nel suo vicinato; sottolinea l'esigenza di razionalizzare il sostegno e incrementare i fondi in modo da ricompensare efficacemente e sostenere i paesi partner che si impegnano in modo autentico a compiere progressi tangibili per realizzare le riforme, la democratizzazione e il rispetto dei diritti umani;

13.  sottolinea la necessità di rafforzare i meccanismi di responsabilità e trasparenza nei paesi partner per garantirne la capacità di assorbire e spendere i fondi in modo efficace e responsabile; invita la Commissione a garantire meccanismi efficienti di monitoraggio e controllo della spesa del sostegno dell'UE nei paesi della PEV, anche attraverso il controllo da parte della società civile;

14.  esorta l'UE a migliorare il suo coordinamento con gli altri donatori e le altre istituzioni finanziarie internazionali, anche attraverso l'iniziativa AMICI in linea con il suo impegno di diventare un attore globale più responsabile, rispettato ed efficace nella regione e sottolinea la necessità di una programmazione congiunta con i suoi Stati membri e tra gli stessi; sottolinea che un miglior coordinamento con gli Stati membri è necessario per perseguire e realizzare un approccio comune, coerente ed efficace relativamente agli obiettivi a breve e a medio termine della cooperazione dell'UE con i paesi limitrofi e chiede di avviare una discussione sull'argomento con il Consiglio;

15.  sottolinea che l'UE deve associare le ambizioni dell'impegno rafforzato nel proprio vicinato a un sufficiente finanziamento; reputa che la revisione intermedia degli strumenti finanziari esterni debba tener conto della politica rivista e che il SEV debba, conseguentemente, rispecchiare l'ambizione di rendere più efficiente la PEV e garantire la prevedibilità e la sostenibilità dell'impegno dell'UE con i nostri partner, nonché un adeguato livello di flessibilità procedurale; chiede inoltre maggiore coerenza e conformità tra i vari strumenti finanziari esterni dell'UE;

16.  sottolinea il ruolo di facilitatore del Fondo europeo per la democrazia (FED), in quanto integra gli attuali strumenti dell'UE con un nuovo approccio più flessibile e reattivo, in grado di colmare i divari ed efficiente sotto il profilo finanziario; invita la Commissione ad assegnare maggiori risorse al FED;

17.  riconosce che gli atteggiamenti nei confronti dell'Europa e dell'UE nei paesi limitrofi hanno un reale impatto sul conflitto ma rifiuta qualsiasi complicità con la repressione e le violazioni dei diritti umani nei paesi limitrofi derivanti da un'errata ricerca della stabilità nel breve periodo;

Valore aggiunto dell'azione a livello UE

Riplasmare la politica europea di vicinato

18.  pone l'accento sull'esigenza di riplasmare la PEV al fine di costruire partenariati solidi, strategici e duraturi con i paesi della PEV basati sulla tutela dei valori dell'UE e sulla promozione degli interessi reciproci; chiede che gli aspetti tecnici della politica siano suffragati da una chiara visione politica;

19.  osserva che la PEV deve avvalersi della propria metodologia e dei propri strumenti, che devono corrispondere al livello di ambizione e alle necessità e agli obiettivi che i paesi della PEV e l'UE cercano di conseguire;

20.  invita la Commissione a concentrarsi sui settori, individuati insieme ai suoi partner, sulla base di interessi comuni, nei quali si possano realizzare progressi e valore aggiunto universale, nonché al graduale allargamento della cooperazione in base ai progressi e alle ambizioni, in particolare per contribuire alla crescita economica e allo sviluppo umano con particolare attenzione alle nuove generazioni; sottolinea che le riforme economiche devono andare di pari passo con le riforme politiche e che è possibile realizzare la buona governance soltanto attraverso un processo decisionale aperto, responsabile e trasparente basato su istituzioni democratiche;

21.  pone l'accento su come la politica di allargamento e la politica di vicinato siano politiche separate, con obiettivi differenti; ribadisce tuttavia che i paesi europei rientranti nella PEV, come qualsiasi paese europeo, possono candidarsi per l'adesione all'UE se soddisfano i criteri e le condizioni per l'ammissibilità e l'ammissione di cui all'articolo 49 del TUE; ritiene che, pur riconoscendo che la riforma e la transizione devono prevalere e senza alcuna intenzione di aumentare le aspettative non realistiche, che una prospettiva di adesione debba essere accolta come incentivo per tutti i paesi ammissibili e che abbiano espresso chiare aspirazioni e ambizioni europee;

Il sostegno alla democrazia, alla riforma giudiziaria, allo Stato di diritto, alla buona governance e allo sviluppo delle capacità istituzionali

22.  reputa che il sostegno alla democrazia, allo Stato di diritto, alla buona governance, al consolidamento dello Stato e ai diritti umani e alle libertà fondamentali sia essenziale per la PEV; sottolinea che nessuna politica che contribuisca a compromettere detti valori essenziali deve essere adottata nel quadro della PEV; pone l'accento su come l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero offrire incentivi e conoscenze tecniche per intraprendere e sostenere le riforme democratiche e superare le sfide politiche, economiche e sociali;

23.  sottolinea la continua esigenza di concentrarsi sul rafforzamento e sul consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, della buona governance, dell'indipendenza del sistema giudiziario, della lotta contro la corruzione e del rispetto per la diversità e i diritti delle minoranze, ivi compresi i gruppi religiosi, i diritti delle persone LGBTI, i diritti delle persone con disabilità e i diritti delle persone appartenenti a minoranze etniche; pone in luce come lo sviluppo delle capacità delle istituzioni nazionali, comprese le assemblee nazionali, insieme al sostegno alla società civile e ai gruppi e partiti politici favorevoli alla democrazia, miglioreranno il dialogo politico e il pluralismo;

24.  sottolinea che i diritti delle donne, l'uguaglianza di genere e il diritto alla non discriminazione sono diritti fondamentali e principi chiave dell'azione esterna dell'UE; sottolinea l'importanza della promozione dei diritti dei minori e dei giovani e dell'uguaglianza di genere, nonché dell'emancipazione economica e politica delle donne, al fine di creare società inclusive, prospere e stabili nel vicinato dell'UE;

25.  ritiene che la PEV rivista debba rafforzare la promozione delle libertà fondamentali nei paesi della PEV attraverso il rafforzamento della libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica e della libertà di stampa e dei media in quanto diritto in grado di consentire la realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali;

26.  sottolinea l'importanza di sviluppare la dimensione sociale della PEV, partecipando con i partner alla lotta contro la povertà e l'esclusione, stimolando l'occupazione e la crescita equa, facilitando relazioni lavorative sane e promuovendo l'istruzione e il lavoro dignitoso, in modo da affrontare anche le cause prime della migrazione irregolare;

27.  riconosce l'importanza delle relazioni culturali tra l'UE e i paesi vicini, in ambiti quali la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della pace, lo sviluppo di industrie creative, il rafforzamento della libertà di espressione e il sostegno allo sviluppo sociale ed economico, il rafforzamento del dialogo con la società civile e dei dialoghi interculturali e interreligiosi, anche per far fronte alle discriminazioni e persecuzioni crescenti di cui sono oggetto gruppi religiosi e minoritari; chiede il rafforzamento del quadro per le relazioni culturali, per consentire lo sviluppo di programmi di mobilità, formazione e rafforzamento delle capacità nonché scambi negli ambiti della cultura e dell'istruzione;

28.  sottolinea che l'approccio basato sul "partenariato con le società" deve essere rafforzato e promosso; esorta alla definizione degli interessi e degli obiettivi comuni della politica in consultazione con tutti i soggetti interessati delle varie società e non solo con le autorità;

29.  pone l'accento sull'importanza di sviluppare, nei processi di trasformazione e democratizzazione, una società civile fiorente e attiva che comprenda le parti sociali e la comunità imprenditoriale; invita a sostenere maggiormente la società civile, le PMI locali e altri attori non statali, dato che questi costituiscono un motore del processo di riforma, e chiede un dialogo e partenariati più incisivi tra i vari attori e settori della società civile nell'UE e nei paesi vicini nel quadro della PEV; sottolinea l'importanza delle imprese europee e il loro ruolo nella promozione e nella diffusione di norme internazionali per l'attività economica, compresa la responsabilità sociale delle imprese;

La differenziazione e la condizionalità

30.  chiede che la PEV sia elaborata trasformandola in un quadro politico maggiormente su misura e flessibile, in grado di adeguarsi alla diversità esistente tra i paesi partner e l'attuazione coerente dell'"approccio differenziato"; sottolinea che la differenziazione dovrebbe essere attuata tra i paesi della PEV;

31.  sottolinea l'esigenza di applicare la condizionalità in modo efficace in relazione ai processi di riforma e sottolinea la necessità di un approccio coerente da parte dell'UE tra le sue posizioni e la condizionalità negli stanziamenti finanziari; evidenzia che l'UE non può compromettere i suoi valori e diritti fondamentali e deve evitare la creazione di doppie norme; pone l'accento su come si deve accordare un impegno e un sostegno più consistente da parte dell'UE ai paesi che stanno compiendo progressi nell'attuazione delle riforme che portano a sviluppi politici, economici e sociali a lungo termine e che perseguono un maggiore impegno politico con l'UE e ritiene che tali paesi dovrebbero essere valutati sulla base dei risultati individuali in questi processi di riforma; sottolinea l'importanza di applicare pienamente il principio del "more for more" (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno);

32.  sottolinea che gli accordi di associazione sono più avanzati ma non rappresentano la fase finale delle relazioni tra l'UE e i suoi vicini;

33.  reputa che l'UE debba invitare i paesi partner con i quali non ha accordi di associazione a partecipare alla cooperazione settoriale, inclusa la possibilità di concludere accordi settoriali, come la Comunità dell'energia, nuovi o che rafforzino quelli esistenti e che facilitino l'integrazione di tali paesi in specifici settori dello spazio unico delle quattro libertà fondamentali dell'UE;

34.  ritiene che, nel perseguire la PEV, occorra rivolgere particolare attenzione alla cooperazione riguardo alla governance economica e alla sostenibilità delle finanze pubbliche nei paesi della PEV;

La dimensione della sicurezza

35.  osserva che preservare la pace, la sicurezza e la stabilità è una preoccupazione fondamentale nel vicinato e che il clima di sicurezza è in rapido deterioramento; richiede una solida componente di sicurezza nella PEV, insieme a strumenti politici adeguati, fino ad ora malauguratamente assenti; sottolinea che l'UE deve concentrare l'attenzione sul miglioramento dell'efficienza ed efficacia dei suoi attuali strumenti di gestione delle crisi, al fine di istituire capacità in grado di ampliare la gamma degli interventi di gestione delle crisi; sottolinea che la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo procedono di pari passo e che occorre un approccio globale per affrontare le preoccupazioni di sicurezza nella regione e le cause alla base;

36.  osserva che la stabilità del territorio del Sahel-Sahara deve essere considerata il centro nevralgico della mancanza di sicurezza nel nord e nel sud dell'Africa e che l'instabilità di tale regione è dovuta al moltiplicarsi di reti di traffici di armi, di droga, di esseri umani e ha come conseguenza la minaccia alla stabilità dell'Europa;

37.  chiede un coordinamento più stretto fra la PEV e le attività, più vaste, della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), insieme al rafforzamento dei collegamenti tra sicurezza interna ed esterna e al trattamento di aspetti diversi della sicurezza dei paesi della PEV e dell'UE; sottolinea la necessità di coerenza e piena conformità tra la revisione della PEV e la revisione della strategia dell'UE in materia di sicurezza;

38.  sottolinea l'esigenza di una strategia politica globale, garantendo nel contempo il pieno rispetto del diritto e degli impegni internazionali, come sancito nell'Atto finale di Helsinki del 1975, sulla base del rispetto dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e delle libertà fondamentali, dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, dell'inviolabilità dei confini, della parità dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli e della risoluzione pacifica dei conflitti; osserva che l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) può ricoprire, in veste di maggiore organizzazione regionale responsabile della sicurezza, un ruolo importante a tal proposito ed è convinto che dovrebbe acquisire un nuovo impulso assumendo il ruolo di mediatore; sostiene il diritto dei partner di prendere decisioni indipendenti e sovrane nell'ambito della politica estera e di sicurezza, senza pressioni e coercizioni esterne;

39.  chiede che la politica rivista sostenga i paesi partner nella creazione di strutture statali appropriate per gestire le problematiche della sicurezza, tra cui sistemi di applicazione della legge efficaci, terrorismo e criminalità organizzata e servizi di intelligence e sicurezza, inclusa la cybersicurezza, sviluppati nel pieno rispetto dei diritti umani e accompagnati da un opportuno controllo parlamentare; sottolinea che l'Unione europea deve impegnarsi in ambiti quali la riforma del settore della sicurezza e, in situazioni post-belliche, nel disarmo, smobilitazione e reinserimento (DDR); invita l'UE a concentrare l'attenzione sul rafforzamento delle capacità per il controllo delle frontiere da parte dei paesi partner; riconosce il costante contributo già apportato da alcuni di questi paesi; invita i paesi del vicinato a contribuire alle missioni della PSDC ove pertinente; invita l'UE a promuovere iniziative congiunte degli Stati vicini nel campo della sicurezza per consentire loro di assumersi maggiori responsabilità e apportare un contributo positivo alla sicurezza nella loro regione;

40.  ricorda agli Stati membri i loro obblighi ai sensi della posizione comune del Consiglio 2008/944/PESC sulle esportazioni di armi, che tra l'altro impone loro di respingere una licenza di esportazione relativa a tecnologie o attrezzature militari verso un paese vicino, qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna o per commettere gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, provochino o prolunghino conflitti armati o aggravino le tensioni o i conflitti esistenti nel paese destinatario o siano esportate a fini di aggressione contro un altro paese o per far valere una rivendicazione territoriale con la forza;

41.  pone l'accento sull'esigenza di promuovere e assistere attivamente la risoluzione pacifica dei conflitti e le politiche di riconciliazione post conflitto nel vicinato dell'UE, avvalendosi di vari strumenti e mezzi sulla base del valore aggiunto che questi possono offrire; è convinto che tali misure debbano includere il lavoro dei rappresentanti speciali dell'UE, programmi di consolidamento della fiducia, ripristino del dialogo, mediazione che promuova gli scambi interpersonali e missioni della PSDC; invita il VP/AR e il SEAE a sviluppare misure e approcci innovativi, comprese strategie di comunicazione pubblica e consultazioni informali, per sostenere il dialogo e la riconciliazione; sottolinea a tale proposito che le delegazioni dell'UE svolgono un ruolo fondamentale nel definire meccanismi di allerta precoce, attraverso la creazione di fitte reti di prevenzione con le diverse organizzazioni della società civile;

42.  ribadisce il proprio sostegno alla sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica dei paesi partner; è del parere che la PEV debba contribuire tali principi, e sostenerli, nella pratica; ribadisce il punto di vista che conflitti congelati o protratti rallentano il pieno sviluppo della PEV; si rammarica, a tale proposito, del fatto che dal lancio della PEV non si sono compiuti progressi nella risoluzione dei conflitti esistenti; ricorda la sua posizione sul fatto che l'occupazione del territorio di un paese partner viola i principi fondamentali e gli obiettivi della PEV; sottolinea la necessità di una risoluzione pacifica tempestiva dei conflitti congelati sulla base delle norme e dei principi del diritto internazionale; invita il VP/AR a svolgere un ruolo più attivo, affermando chiaramente che l'approfondimento delle relazioni bilaterali è legato alla risoluzione pacifica dei conflitti e al rispetto del diritto internazionale; sottolinea in tale contesto l'importanza di perseguire una politica di principio per promuovere la responsabilità per tutte le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e evitare doppie norme, in particolare a questo riguardo;

43.  esorta l'UE ad applicare ai conflitti regionali lo spirito e gli insegnamenti tratti dall'esperienza storica dell'integrazione europea, in quanto è opportuno risolvere pacificamente le questioni bilaterali, e le relazioni di buon vicinato così come la cooperazione regionale costituiscono elementi fondamentali della PEV; chiede, a tale proposito, il coinvolgimento dei cittadini e l'impegno degli attori pubblici nei partenariati orizzontali e il gemellaggio con le controparti dell'Unione, nonché un impegno nei confronti della società e delle generazioni più giovani in quanto fattore di cambiamento;

Promuovere l'integrazione regionale

44.  pone l'accento sull'importanza della dimensione regionale della PEV e sull'esigenza di promuovere l'integrazione e sinergie regionali – e di concorrervi – mediante i programmi di cooperazione regionale; sottolinea che una cooperazione economica rafforzata tra i paesi della PEV è necessaria per raggiungere la stabilità e la prosperità nel vicinato europeo;

45.  chiede, a tale proposito, di aggiungere alle relazioni bilaterali dell'Unione europea con i paesi della PEV la dimensione multilaterale, aumentando il numero di attività e iniziative comprese in tale contesto e prestando particolare attenzione al rafforzamento dei progetti transfrontalieri, all'intensificazione dei programmi volti a promuovere i contatti tra le persone, allo sviluppo di incentivi di cooperazione regionale e al rafforzamento del dialogo attivo con la società civile; ritiene che la PEV del futuro debba offrire una piattaforma regionale inclusiva per discutere delle problematiche relative ai diritti umani, in linea con i principi fondamentali della PEV;

46.  chiede valutazioni di impatto sistematiche in materia di diritti umani, comprese le prospettive di genere, degli accordi commerciali e del sostegno finanziario dell'UE ai programmi e progetti nel quadro della PEV;

47.  chiede che la politica rivista rafforzi le piattaforme di cooperazione in essere, vale a dire l'Unione per il Mediterraneo e il partenariato orientale, al fine di sostenere ulteriormente l'integrazione regionale quando le priorità individuate dai partner siano simili per uno specifico settore politico, affronti problematiche subregionali specifiche come la mobilità, l'energia o la sicurezza e ravvicini maggiormente i partner in termini di norme economiche e legislazione; è convinto che le strutture multilaterali della PEV dovrebbero essere consolidate e sviluppate in modo più strategico;

48.  sottolinea l'importanza del ruolo delle assemblee multilaterali, quali EuroNest e AP-UpM, in veste di forum per il dialogo politico e di strumento di impulso alla titolarità della politica di vicinato e le incoraggia fortemente a rafforzare il loro impegno al riguardo in modo adeguato ed efficace;

49.  pone in evidenza il valore aggiunto della diplomazia parlamentare e delle riunioni bilaterali interparlamentari regolari che il PE tiene con le controparti del vicinato quale strumento di scambio delle esperienze e di valutazione dello stato della relazione dei singoli paesi con l'UE; incoraggia i parlamenti nazionali degli Stati membri a tenere le riunioni bilaterali interparlamentari nel quadro della PEV, quale modo per garantire un approccio coerente;

50.  sottolinea l'importanza della Conferenza degli enti locali e regionali del partenariato orientale (CORLEAP) e dell'Assemblea regionale locale euromediterranea (ARLEM), che consentono ai rappresentanti locali e regionali di sviluppare un dialogo con le istituzioni dell'UE e di perseguire una cooperazione economica, sociale e locale e regionale;

51.  sottolinea che lo sviluppo di piattaforme regionali della società civile, quali i forum della società civile del Partenariato orientale e del vicinato meridionale rafforzano l'impegno dei vari soggetti interessati dando impulso all'agenda di democratizzazione e di riforma economica nel vicinato;

I vicini dei vicini

52.  evidenza l'esigenza di costruire solidi partenariati con i paesi limitrofi; pone l'accento sull'importanza di garantire che la PEV formi parte della più ampia politica esterna dell'UE, nonché di tener conto degli altri attori strategici che hanno un'influenza sul vicinato (i "vicini dei vicini") e delle organizzazioni internazionali e regionali affrontando, tra l'altro, problemi di interesse comune e preoccupazioni reciproche, compresa la sicurezza regionale e globale, attraverso i quadri bilaterali e multilaterali esistenti o il dialogo multilaterale quando ritenuto opportuno e pertinente;

53.  evidenzia che l'UE deve esaminare realisticamente le varie opzioni politiche che i suoi partner si trovano di fronte, nonché il modo di realizzare ponti con i loro vicini su vari livelli e di trattare la politica estera dei paesi terzi nel suo vicinato, garantendo che siano l'UE e i suoi partner sovrani a decidere in che modo desiderano procedere nelle loro relazioni;

54.  ribadisce la propria convinzione che le disposizioni dell'accordo di libero scambio globale e approfondito non rappresentino alcuna sfida commerciale per la Federazione russa e che gli accordi di associazione non debbano essere considerati un impedimento a buoni rapporti tra i partner orientali e i loro vicini;

55.  invita l'UE a sviluppare meccanismi efficaci di sostegno dei paesi partner della PEV che stanno portando avanti un'agenda europea ambiziosa e che, di conseguenza, subiscono misure di ritorsione, coercizione commerciale o aggressione militare vera e propria da parte di paesi terzi; ribadisce che, sebbene la PEV non sia stata creata contro altri soggetti strategici e rifiuti l'idea di una competizione geopolitica a somma zero nel vicinato, l'UE deve proporre impegni credibili e un sostegno politico solido ai partner che desiderano allinearsi maggiormente ad essa;

56.  invita l'UE a sfruttare la competenza delle organizzazioni regionali cui appartengono i vicini, quali il Consiglio d'Europa, l'OSCE, l'Unione africana, i pertinenti uffici regionali delle Nazioni Unite e la Lega degli Stati arabi e a coinvolgere attivamente e cooperare con loro al fine di affrontare i conflitti regionali; ricorda che questi sono importanti forum per coinvolgere i partner nell'attuazione delle riforme, intervenire sulle preoccupazioni per i diritti umani e le questioni regionali – riguardo ai quali devono assumersi maggiori responsabilità – e per dare impulso alla democratizzazione;

Gli obiettivi e gli strumenti della politica

Un'offerta diversificata: i settori prioritari

57.  invita l'Unione europea a esaminare e individuare, insieme ai suoi partner, le priorità per una cooperazione e integrazione rafforzate in diversi settori politici quali lo sviluppo economico e umano, la prevenzione dei conflitti e delle catastrofi, le infrastrutture e lo sviluppo regionale, l'ambiente, le politiche per la concorrenza commerciale, le PMI, la migrazione, la sicurezza, l'energia e l'efficienza energetica, con la finalità di creare uno spazio di prosperità, di stabilità e di buon vicinato;

58.  reputa che l'obiettivo della coerenza delle politiche interne ed esterne dell'UE, nonché il legame stretto e sempre più marcato tra alcune questioni interne ed esterne debbano essere rispecchiati nella nuova PEV;

59.  ritiene che una più solida cooperazione nell'ambito del futuro mercato digitale, il sostegno alle riforme dell'amministrazione elettronica e soluzioni aperte di governo costituiscano strumenti per il coinvolgimento dei cittadini;

60.  sottolinea l'importanza della libera circolazione delle persone e sostiene il miglioramento della mobilità nel vicinato, in modo sicuro e correttamente gestito, attraverso l'agevolazione e la liberalizzazione dei visti (in particolare per gli studenti, i giovani e i ricercatori); invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a migliorare ulteriormente i partenariati per la mobilità nel vicinato, nonché a elaborare possibilità di regimi di migrazione circolare, che aprirebbero vie sicure e legali per i migranti; invita l'UE a fare una distinzione chiara tra richiedenti asilo a causa di persecuzioni e migranti irregolari per motivi economici; condanna, la tratta di esseri umani, di cui sono vittime soprattutto le donne, e sottolinea l'importanza di rafforzare la cooperazione con i paesi partner al fine di combatterla;

61.  invita la Commissione a prestare attenzione alla prospettiva dell'uguaglianza di genere quando promuove formazioni professionali e accademiche, oltre che nel quadro dei programmi di migrazione circolare con i paesi del vicinato, al fine di rafforzare la partecipazione delle donne alle rispettive economie;

62.  osserva che l'elevata disoccupazione, in particolare tra i giovani, la mancanza di un libero accesso all'informazione, l'esclusione sociale e la povertà, nonché la mancanza di protezione dei diritti delle minoranze, unite alla scarsa partecipazione politica socioeconomica delle donne, il malgoverno e elevati livelli di corruzione, sono cause profonde dell'instabilità e chiede decisamente un impegno al di là delle zone di libero scambio approfondito e globale; osserva che la sola prospettiva di accordi commerciali e di libero scambio non costituisce più una leva abbastanza efficace per rafforzare il nostro partenariato con i paesi del vicinato, in particolare quelli del Mediterraneo meridionale; osserva la mancanza di cooperazione economica regionale tra i paesi vicini dell'UE e chiede la realizzazione di iniziative subregionali per aumentare il commercio tra tali paesi;

63.  pone in evidenza l'importanza di investire in progetti per i giovani, le donne e i futuri leader, utilizzando appieno le opportunità di borse di studio del programma "Erasmus +" per promuovere scambi di studenti e insegnanti tra i paesi della PEV e gli Stati membri, finalizzati alla formazione dei futuri leader tanto dei paesi della PEV quanto degli Stati membri, nonché all'ulteriore promozione di progetti accademici e educativi che hanno già dimostrato il loro valore in questo ambito, come il Collegio d'Europa;

64.  invita la Commissione a esaminare e a offrire ai paesi della PEV livelli differenti di partecipazione, cooperazione e impegno nelle politiche, nei programmi e nelle agenzie dell'UE quali EUROPOL, FRONTEX e la gestione doganale, negli ambiti della lotta alla tratta di essere umani e dei reati economici e transfrontalieri e in quello della Comunità dell'energia, che come accordo di integrazione riuscito può svolgere un ruolo maggior rilievo nella PEV; pone in evidenza l'importanza della sicurezza energetica e di una più stretta cooperazione energetica all'interno del vicinato europeo, al fine di raggiungere un obiettivo condiviso di continuità della fornitura di energia a costi accessibili, sostenibile e pulita; chiede l'apertura graduale dell'Unione dell'energia ai paesi della PEV; incoraggia la Commissione a promuovere la convenzione di Budapest per la lotta alla criminalità informatica tra i paesi della PEV e li invita ad aderirvi, qualora non l'avessero ancora fatto;

65.  reputa che si debba accentuare maggiormente l'impiego di programmi di assistenza tecnica come TAIEX e i gemellaggi e che si debbano includere i partner in programmi dell'UE quali Erasmus e Orizzonte 2020, poiché contribuiscono alla condivisione della conoscenza e alla creazione di reti a diversi livelli, oltre a costituire la base per la creazione di uno spazio comune di vicinato;

66.  è del parere che la dimensione parlamentare della politica debba essere potenziata migliorando l'efficacia delle riunioni interparlamentari e degli organismi parlamentari congiunti istituiti sulla base di accordi con l'UE, nonché delle assemblee parlamentari; plaude, in tal contesto, al nuovo approccio al sostegno della democrazia parlamentare che il Parlamento ha adottato; sottolinea il ruolo svolto dai parlamenti dei paesi della PEV nel fare assumere ai governi le proprie responsabilità e incoraggia il rafforzamento della loro capacità di controllo; chiede che il Parlamento europeo sia associato all'attuazione della nuova PEV e venga regolarmente informato e consultato sul suo stato di avanzamento nei paesi partner; è del parere che i partiti politici e i gruppi politici europei nei parlamenti nazionali degli Stati membri e il Parlamento europeo possano svolgere un ruolo importante e possano assumere una responsabilità fondamentale per quanto riguarda la promozione di una cultura politica basata su istituzioni democratiche a pieno titolo, sullo Stato di diritto, sulla democrazia multipartitica e sulla piena partecipazione delle donne al processo decisionale;

67.  evidenzia come, affinché sia una politica proficua, la PEV deve altresì garantire l'esistenza di una titolarità degli Stati membri, anche ampliando le iniziative faro; invita pertanto la Commissione al potenziamento del coordinamento politico e della programmazione congiunta dell'assistenza finanziaria, nonché all'offerta di meccanismi per promuovere la condivisione di informazioni tra Stati membri e strutture dell'UE sui paesi della PEV nonché la consultazione tra gli Stati membri, le strutture dell'UE e i paesi del vicinato; ritiene che l'assistenza tecnica e finanziaria dell'UE debba essere subordinata al raggiungimento di parametri di riferimento tangibili nel processo di riforma sulla cui base verrà concesso ulteriore sostegno;

La valutazione e la visibilità

68.  evidenzia che i piani d'azione, elaborati in stretta collaborazione con le autorità dei paesi partner e in consultazione con le OSC, devono essere incentrati su un numero limitato di priorità realistiche da realizzare e che la loro attuazione deve essere oggetto di una periodica valutazione o quando ciò sia motivato dal mutamento delle circostanze con opzioni politiche da adottarsi di comune accordo; sottolinea l'importanza di sviluppare un processo di consultazione con le OSC per la definizione dei parametri di riferimento;

69.  pone l'accento su come le relazioni sullo stato di avanzamento devono focalizzarsi sull'attuazione delle priorità individuate nei piani d'azione e riflettere il livello d'impegno del paese partner; ribadisce il suo invito a porre i dati contenuti nelle relazioni in prospettiva, tenendo presente il contesto nazionale e tenendo conto delle tendenze degli anni precedenti; è del parere che tutti i principali soggetti interessati dei paesi della PEV, ivi compresa la società civile, debbano essere realmente coinvolti e consultati prima dell'elaborazione di dette relazioni; chiede che documenti fondamentali come le relazioni sullo stato di avanzamento siano tempestivamente disponibili nei siti Web delle rispettive delegazioni dell'UE e vengano tradotti nella lingua locale; chiede all'UE di utilizzare più mezzi qualitativi per misurare la portata dei progressi nei paesi partner e di attuare efficaci misure di condizionalità da legarsi ai progressi dei partner nei campi dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia;

70.  reputa che si debba migliorare la visibilità dell'assistenza dell'UE, al fine di rendere chiari per le popolazioni dei paesi partner e degli Stati membri i benefici del sostegno dell'UE; invita la Commissione a definire meccanismi speciali per fornire assistenza umanitaria ai paesi del vicinato, che differiscano dal modello utilizzato per tutti i paesi terzi nel mondo e che garantirebbero all'UE e alla sua agenda politica un'elevata visibilità tra gli altri obiettivi; sottolinea l'importanza e la necessità di un meccanismo in grado di garantire la trasparenza riguardo all'assistenza finanziaria concessa dall'UE;

71.  invita l'UE a potenziare la propria capacità di contrasto alle campagne di disinformazione e di propaganda contro l'UE stessa e i suoi Stati membri, che sono finalizzate a sminuire la loro unità e solidarietà; invita l'UE a potenziare la propria visibilità per mostrare chiaramente il suo sostegno e impegno nei confronti dei paesi partner; sottolinea l'importanza di promuovere un'informazione obiettiva, indipendente e imparziale e della libertà dei media nei paesi della PEV, nonché la necessità di sforzi di comunicazione strategica nel suo vicinato, compresi i suoi valori e obiettivi, mediante lo sviluppo di una strategia di comunicazione completa, efficace e sistematica nell'ambito della politica rivista;

72.  invita l'UE a rafforzare la sua presenza nei paesi partner utilizzando strumenti audiovisivi più interattivi e i social media nelle rispettive lingue locali per raggiungere l'intera società; chiede alla Commissione di elaborare una strategia di comunicazione chiara per le società nei paesi della PEV, al fine di spiegare loro i benefici degli accordi di associazione, comprese le zone di libero scambio globali e approfondite (DCFTA), come strumento per modernizzare i loro sistemi politici e le loro economie;

o
o   o

73.  incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e parlamenti dei paesi della PEV, alle Assemblee parlamentari di EuroNest e dell'Unione per il Mediterraneo, alla Lega degli Stati arabi, all'Unione africana, al Consiglio d'Europa e all'OSCE.

(1) JOIN (2015)0006. http://ec.europa.eu/enlargement/neighbourhood/consultation/consultation.pdf
(2) http://eeas.europa.eu/euromed/docs/com2011_200_en.pdf
(3) http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2011:0303:FIN:en:PDF
(4) http://eeas.europa.eu/enp/pdf/pdf/com03_104_en.pdf
(5) Conclusioni del Consiglio per le relazioni esterne del 18 febbraio 2008 - http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/gena/98818.pdf
(6) GU C 87 E del 7.4.2004, pag. 506.
(7) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 127.
(8) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 312.
(9) GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 443.
(10) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 105.
(11) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 114.
(12) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 26.
(13) Testi approvati, P7_TA(2013)0446.
(14) Testi approvati, P7_TA(2014)0229.

Ultimo aggiornamento: 22 giugno 2017Avviso legale