Discorso del Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz - Vertice di primavera
Signore e signori,
tutti i presenti in sala sono consapevoli della tensione che genera l'attesa dei cosiddetti vertici sulla crisi, ormai annunciati come eventi storici. Oggi si tiene il primo vertice "normale" da due anni a questa parte - questo per me è un evento storico. Perché finalmente possiamo affrontare i problemi, che pure rimangono, con la calma e la concentrazione necessarie.
La mia visita ad Atene di questa settimana ha drasticamente rinnovato la mia consapevolezza della persistente gravità della situazione. È raro che un viaggio mi lasci così profondamente sgomento e commosso. Vorrei quindi esortarvi a parlare proprio con le persone su cui si ripercuotono direttamente, spesso in maniera violenta, le vostre decisioni. E mi riferisco alle persone che scendono in strada a manifestare; ai pensionati, che dopo una dura vita di lavoro sono costretti a sopportare tagli su tagli; ai giovani, che si sentono defraudati del loro futuro. Attualmente in Grecia un giovane su due è senza lavoro: un tasso di disoccupazione giovanile così elevato rischia di distruggere completamente il tessuto sociale della comunità. In Europa i giovani disoccupati sono sette milioni. Molti altri sono preda del precariato, prigionieri di una spirale di disoccupazione, contratti a tempo determinato e tirocini non retribuiti: una spirale che troppo spesso sfocia in un sentimento di rabbia o di rassegnazione che avvelena le nostre società.
È preoccupante vedere come in molte parti d'Europa gli stereotipi, i pregiudizi e addirittura i fenomeni di demonizzazione dell'altro stiano nuovamente guadagnando terreno. I semi della discordia, del rancore e degli egoismi nazionali sono già tra noi. Si tratta di tensioni che hanno creato terreno fertile perché un partito, il cui sostegno è fondamentale per il relativo governo, potesse addirittura aprire un sito internet appositamente studiato per fomentare la discriminazione nei confronti dei lavoratori dell'Europa centrorientale. Non è accettabile che in Europa ci siano cittadini di serie B. L'Unione europea è una comunità di valori: libera circolazione e non discriminazione sono pilastri fondamentali dell'integrazione europea.
Ritengo che il Consiglio europeo debba opporsi con decisione ad affermazioni diffamatorie e generalizzazioni come quelle in oggetto. Non una sola parola è stata inclusa su questo punto nelle conclusioni del Consiglio. Tutti noi dobbiamo contrastare il ritorno di forme di pensiero che sono sempre state fonte di sciagure per i popoli europei e che minacciano di distruggere l'Unione europea. Non dobbiamo ricadere negli errori del passato! Tra europei dobbiamo comportarci come alleati, non come nemici!
L'assenza di prospettive di lavoro per i giovani genera un potenziale distruttivo che mette a repentaglio i fondamenti stessi della democrazia. Per questo la lotta alla disoccupazione giovanile deve essere per tutti noi il primo impegno. Sono urgentemente necessari finanziamenti per la formazione e l'acquisizione di qualifiche, quali investimenti nel futuro delle persone e delle comunità nel loro complesso. Non gettiamo al vento i talenti e la motivazione delle giovani generazioni!
La Grecia sta attraversando una fase di profonda recessione. La disoccupazione ha superato il 20% e la tendenza è al rialzo: già oggi un milione di greci sono senza lavoro. Dopo i grandi sacrifici imposti ai greci per la riduzione del debito, ora è necessario un segnale di speranza da Bruxelles: la Grecia ha bisogno di un'iniziativa per la crescita!
E non vale soltanto per la Grecia ma per l'Europa intera: la politica di austerità, da sola, porterà a rinunce suicide e a un totale strozzamento dell'economia, mettendo altresì a rischio il nostro modello sociale. La gestione della crisi è ormai da troppo tempo fossilizzata sulla politica del rigore. Il Parlamento europeo vi ha sistematicamente esortato a non trascurare il secondo pilastro portante, ovvero la politica della crescita. E invece ci vengono prospettati sacrifici ancora più duri che aggravano ulteriormente la povertà e la mancanza di lavoro, ad esempio a causa dei tagli al personale, sia nel settore privato che in quello pubblico, oppure alle prestazioni sociali.
Attualmente si moltiplicano i segnali da cui emerge che, finalmente, anche il Consiglio europeo presta ascolto alle nostre istanze di crescita. L'ultimo di questi segnali è stata la lettera dei dodici, alla quale - dalle informazioni in mio possesso - si sono associati altri capi di governo. L'ulteriore sviluppo del mercato interno può rappresentare un fattore risolutivo in tal senso. Dopo un primo passo nella direzione del rigore, è ora giunto il momento di procedere con la seconda fase, ovvero la politica della crescita.
Signore e signori,
Per il Parlamento europeo una cosa è certa: il risanamento dei conti pubblici non deve avvenire a scapito della giustizia sociale. Non sarebbe giusto scaricare il peso della crisi finanziaria proprio sulle spalle dei più deboli. Il modello sociale europeo non è la causa della crisi, ma rappresenta piuttosto un contributo verso la sua risoluzione. E anche indurre le economie alla recessione non sarebbe una scelta economicamente sensata. A nome del Parlamento europeo vi rivolgo quindi le seguenti richieste:
in primo luogo, vogliamo una prova, una volta per tutte, della volontà politica di dare un'attuazione concreta agli obiettivi della Strategia Europa 2020, la nostra ambiziosa strategia per la crescita e l'occupazione. È il momento di investire in settori che favoriscono la crescita come la ricerca, le infrastrutture, l'energia e l'innovazione per incentivare appunto la crescita, creare posti di lavoro e offrire ai cittadini una vita dignitosa!
Alle parole devono finalmente seguire i fatti! Non possiamo formulare obiettivi ambiziosi come quelli di Europa 2020, annunciati in pompa magna a livello europeo, per poi disattenderli sul piano degli Stati membri, dove gli obiettivi nazionali sono lasciati in sospeso e dove non vengono stanziate risorse sufficienti nei bilanci nazionali.
Si tratta di una considerazione di cui dovremo tenere conto anche nell'ambito dell'imminente discussione sulle prossime prospettive finanziarie. Il bilancio dell'Unione europea non è un bilancio deficitario bensì un bilancio ridistributivo: il più importante intervento di stimolo alla crescita. Se tagliate il bilancio dell'Unione, riducete allo stesso tempo anche il vostro stesso potenziale di crescita e questo vale anche per i Paesi che sono contribuenti netti, come ad esempio la Germania. Signora Merkel, mi consenta di farLe un esempio. Se vengono a mancare i finanziamenti alla Politica di Coesione, i Länder tedeschi e le regioni di altri Stati membri avranno problemi a finanziare gli interventi strutturali. "Tagliare il bilancio dell'Unione europea": certo suona bene e può persino risultare popolare, in un primo momento. Ma sul lungo periodo si rivela controproducente.
In secondo luogo, vogliamo creare posti di lavoro attraverso investimenti mirati e riforme fiscali, contrastando l'evasione fiscale e adottando provvedimenti comuni contro i paradisi fiscali. Il messaggio che vi porto da Atene è questo: tutte le persone con cui ho potuto discutere mi hanno assicurato che le misure di contrasto all'evasione fiscale e di recupero del denaro pubblico rappresentano anche un importante segnale psicologico di giustizia sociale. Il governo Monti dimostra chiaramente che questa strategia può avere successo. Gli accordi bilaterali tra la Grecia e altri stati per il recupero delle entrate fiscali costituiscono pertanto una misura importante, anche se, a lungo termine, sarebbe indubbiamente opportuna una direttiva dell'Unione e ne ho discusso appena due giorni fa con il signor Papademos.
Vogliamo creare posti di lavoro promuovendo sistematicamente le tecnologie ambientali, i servizi sanitari e sociali, l'economia digitale e le piccole e medie imprese,
garantendo il versamento rapido dei finanziamenti dei Fondi strutturali,
combattendo la disoccupazione giovanile,
aiutando le donne a inserirsi nel mondo del lavoro mediante il potenziamento dei servizi di assistenza e di cura dell'infanzia,
garantendo istruzione, formazione e apprendimento permanente,
incentivando la domanda interna nei Paesi in attivo grazie al pagamento di retribuzioni adeguate.
In terzo luogo, chiediamo che sia garantito il finanziamento a lungo termine dell'economia reale. In che modo?
Proseguendo gli interventi di regolamentazione e vigilanza del settore finanziario,
rafforzando l'adeguatezza patrimoniale delle banche
e regolamentando i regimi di remunerazione. I bonus esorbitanti da un lato e i tagli alle prestazioni pubbliche dall'altro distruggono la coesione sociale.
Già in occasione del mio ultimo discorso in questa sede, mi sono espresso a favore della rapida introduzione di project bond per il finanziamento di investimenti e di una tassa sulle transazioni finanziarie. Auspichiamo che entrambe le proposte si concretizzino in tempi brevi, perché nella lotta per l'occupazione e per la crescita non ci possiamo permettere di sprecare tempo prezioso.
Per noi una cosa è assolutamente certa: abbiamo bisogno di una più incisiva gestione della politica economica a livello europeo onde evitare che ingenti disavanzi di bilancio e squilibri macroeconomici mettano a repentaglio l'euro e l'economia europea. Ecco perché è indispensabile che prendiate sul serio il semestre europeo e l'analisi annuale della crescita. Ma tutto ciò non è possibile senza un rafforzamento del parlamentarismo!
Mi permetto pertanto di esortarvi nuovamente a coinvolgerci maggiormente, in quanto rappresentanti del popolo, nel processo decisionale. Vogliamo essere all'altezza della nostra responsabilità nei confronti dei cittadini. Eppure continuate a escluderci dalle questioni che sono fondamentali per la vita dei cittadini.
Deploriamo in particolare la nostra mancata partecipazione alle decisioni del Consiglio nell'ambito del semestre europeo. Prendiamo ad esempio l'obbligo per gli Stati membri di sottoporre al vaglio della Commissione il loro bilancio di previsione già sei mesi prima che siano votati dai parlamenti nazionali. Riteniamo che le prerogative di supervisione e controllo sottratte ai parlamenti nazionali debbano essere trasferite senza indugio al Parlamento europeo. Se finora noi deputati al Parlamento europeo abbiamo potuto soltanto emettere un parere sulle proposte annuali della Commissione in materia di orientamenti per l'occupazione, oggi rivendichiamo invece la possibilità di proporre modifiche concrete anche agli orientamenti politici e all'analisi annuale della crescita. La Commissione deve presentare un testo che il Parlamento europeo sia in grado di modificare prima di trasmetterlo al Consiglio. È in questo modo che si contrasterebbe il processo di "deparlamentarizzazione" dell'Europa.
Signore e signori,
l'Unione europea è una comunità di diritto.
Abbiamo stabilito che possono candidarsi all'adesione all'Unione europea tutti gli Stati europei che soddisfano determinati criteri. Ebbene, poiché soddisfa tali condizioni, la Serbia deve ottenere lo status di Paese candidato.
Il Trattato d'adesione di Romania e Bulgaria del 2005 definisce i criteri per l'accesso di questi paesi all'area Schengen. Se questi criteri sono soddisfatti, questi paesi possono rivendicare legittimamente la loro possibilità a entrare nell'area Schengen. Lo scorso anno il Consiglio ha concluso all'unanimità il processo di valutazione affermando che Romania e Bulgaria soddisfano questi criteri. Negare oggi alla Serbia lo status di Paese candidato e bloccare l'entrata di Bulgaria e Romania nello spazio di Schengen per via delle resistenze opposte da alcuni Stati per ragioni puramente politiche, sarebbe un atto indegno di una comunità di diritto.
Un anno fa è iniziata, piena di speranze, la Primavera araba. Grazie ad essa, molte delle popolazioni a noi vicine hanno ritrovato la libertà. In occasione delle elezioni che si sono svolte in Tunisia, in Egitto e, di recente, nello Yemen, ci hanno colpito i volti raggianti di persone che, per la prima volta, hanno potuto esercitare il diritto di voto a scrutinio libero e segreto. Ebbene, quei volti raggianti stanno a ricordarci che, a prescindere dalle realtà e dai vincoli propri a ciascuna società, il sogno che ci accomuna tutti è quello di poter decidere liberamente da chi essere governati.
In questo processo di trasformazione al Parlamento europeo incombe una particolare responsabilità. Con i neonati parlamenti vogliamo instaurare rapporti di amicizia e di partenariato e avviare un dialogo aperto e permanente. I nostri deputati provenienti dai Paesi dell'Europa centro-orientale, proprio in virtù della loro esperienza, possono rivelarsi ottimi consiglieri in questo processo di trasformazione democratica. L'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo offre al riguardo una cornice ideale: saremo ben lieti di collaborare con i nostri nuovi colleghi. I parlamenti saranno infatti chiamati nei prossimi anni a svolgere un ruolo chiave, ossia concretizzare le promesse di libertà della Primavera araba nelle nuove Costituzioni.
Purtroppo, la Primavera araba non ha portato la libertà a tutti i nostri vicini del sud: in Siria prosegue lo spargimento di sangue. Vi invito a intensificare la pressione sui Paesi membri del Consiglio di sicurezza che ci impediscono di adottare misure efficaci contro la Siria.
Vi ringrazio per l'attenzione.
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Armin MachmerPortavoceCellulare: +32 479 97 11 98