"E' per me un grande onore rivolgermi a voi quest'oggi, per la prima volta nella mia veste di Presidente del Parlamento europeo. L'alta carica che ricopro e la nuova dignità conferitami non hanno però affatto cambiato la mia personalità e la mia franchezza.
Il Parlamento europeo si è opposto fin dall'inizio a una modifica del trattato, semplicemente perché non era necessaria e perché temevamo che una discussione sulla modifica del trattato avrebbe aperto il vaso di Pandora. I cittadini non possono accettare da parte nostra, in un momento di crisi, polemiche e cavilli istituzionali. Da noi si aspettano invece risposte ai loro problemi quotidiani. Se non siamo in grado di fornire loro queste risposte, sarà ulteriormente compromessa la fiducia nelle istituzioni politiche sia a livello nazionale che europeo. È ora di tornare a parlare di contenuti! Discutiamo di come vogliamo far uscire l'Europa dalla crisi, affrontando la questione con forza ed energia!
Il Parlamento europeo intende dare un contributo costruttivo ma per fare ciò deve essere coinvolto.
Signore e signori,
il patto fiscale considera la disciplina di bilancio una panacea contro la crisi del debito, prescrive limiti al debito nazionale e impone sanzioni automatiche.
Una gestione oculata del bilancio è sicuramente necessaria per far fronte al problema dell'indebitamento pubblico.
La riduzione del debito è indubbiamente una questione di giustizia generazionale se vogliamo evitare di ritrovarci un giorno nella vergognosa situazione in cui, invece di lasciare in eredità una casa ai nostri figli, lasceremo loro solamente un mutuo da pagare.
Ma per fare in modo che non si riproduca un'altra crisi, non basta. E' necessaria, ovviamente, ma la riduzione del debito combinata alle misure di austerità in molti Stati membri, da soli non serviranno a creare crescita e posti di lavoro.
Il Parlamento europeo ritiene ormai da tempo che sia giusto mirare all'obiettivo di bilanci sostenibili, senza tuttavia trascurare la necessità di puntare sugli investimenti. L'Europa deve investire per dare slancio all'economia, per aumentare la domanda e, non ultimo, per ridurre l'accumulo di debito. L'Europa ha bisogno di crescita per tutelare i posti di lavoro e per crearne di nuovi, nonché per garantire le pensioni e la formazione. Oggi, in Europa, 45 milioni di persone sono senza lavoro – un record negativo. Il fatto che cinque milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni di età sono disoccupati – in Spagna quasi un giovane su due è senza lavoro – deve essere per tutti noi motivo di grande preoccupazione. Il rischio che un'intera generazione di giovani cresca senza prospettive costituisce una minaccia di disgregazione per l'intera società.
Cosa dobbiamo fare per rilanciare l'economia europea, per far sì che queste persone abbiano di nuovo lavoro?
Noi, i deputati al Parlamento europeo, abbiamo ripetutamente e per l'ennesima volta, in moltissime risoluzioni, deciso e presentato interventi concreti per il rilancio dell'economia, per la regolamentazione dei mercati e per il bilanciamento degli squilibri economici tra i paesi, da ultimo il pacchetto di sei atti legislativi per la governance economica (six-pack).
Il Parlamento europeo è sede di dibattiti controversi sulla direzione politica dell'UE. È la sede in cui trovano riscontro le tematiche che stanno a cuore alle persone e in cui vengono espressi chiaramente i loro interessi. Spesso il tutto è sicuramente problematico, alle volte disturba, ma siamo sempre impegnati a individuare soluzioni concrete.
Per tale ragione esigiamo, talvolta anche con una maggioranza di ben 530 voti provenienti da tutti i gruppi politici, di partecipare ai negoziati su un piano di parità con le altre istituzioni.
La tendenza in atto di considerare questi Vertici del Consiglio come la soluzione che poi non viene conseguita suscita attese che poi restano deluse. Questo minaccia la fiducia nella capacità di intervento dell'UE.
Avete ora compiuto il tentativo di gettare le fondamenta per un'Unione fiscale – è un passo che accogliamo con favore.
Avete dovuto compiere questo passo nella formazione a 26, dato il veto del primo ministro Cameron. Con la massima franchezza vi ringrazio ora perché avete resistito quando il primo ministro Cameron voleva conseguire deroghe alle norme fiscali.
Pur comprendendo appieno i vincoli che hanno condizionato il vostro operato, vorrei comunque segnalare energicamente due sviluppi gravidi di pesanti rischi:
In primo luogo, dovete contrastare assieme le divisioni nell'UE. Non possiamo accettare che l'UE vada in frantumi oppure che si fossilizzi in velocità differenti. Soli siamo deboli, assieme siamo forti!
In secondo luogo, mai accetteremo un'Unione fiscale sottratta allo scrutinio parlamentare. La coerenza della legislazione comunitaria deve essere preservate, non possiamo permetterci di avere due standard diversi!
Come mi hanno comunicato i rappresentanti parlamentari nei vari negoziati, il "Fiscal compact" prende come base il metodo comunitario. Ora il Parlamento – dopo battaglie accanite – è finalmente rispettato come co-legislatore a pari diritti. Questa è di per sé una buona notizia: il Consiglio europeo per il momento non compie alcun passo sulla tortuosa via della dimensione intergovernativa.
Il 99% delle norme contenute nel testo avrebbe potuto essere conseguito anche attraverso la procedura legislativa ordinaria. Dopo una deviazione che ha portato a un dibattito su possibili modifiche del trattato e un accordo intergovernativo, si è comunque arrivati alla procedura legislativa ordinaria. Sebbene si tratti di un esito positivo, il percorso avrebbe dovuto essere più semplice.
Va tuttavia rilevato che alcune proposte del Parlamento europeo non hanno finora trovato riscontro nel progetto.
Mi rivolgo a voi affinché tali istanze siano finalmente prese in considerazione.
Innanzitutto l'intero contenuto del patto fiscale deve essere integrato nel diritto primario dell'Unione europea entro cinque anni.
In secondo luogo il Parlamento europeo deve partecipare a tutti i Consigli europei e dell'Eurozona. Ad esempio il meccanismo europeo di stabilità è stato negoziato senza la nostra partecipazione – e questo per noi è inaccettabile.
Terzo, tutti e 26 i Paesi che sottoscrivono il Patto, devono avere gli stessi diritti di partecipare alle riunioni dei Summit dell'Eurozona: sia i membri dell'Eurozona che quelli che non ne fanno parte.
Signore e signori,
l'Europa deve orientarsi verso una vera e propria Unione monetaria e fiscale. È una conclusione cui possiamo giungere ogni giorno guardando dall'altro lato dell'Atlantico: il livello di indebitamento e l'inflazione degli Stati Uniti sono nettamente superiori a quelli dell'Europa. E allora perché gli Stati Uniti non si trovano ad affrontare i problemi della dimensione che abbiamo noi?
Perché noi non agiamo in maniera unitaria. Perché non abbiamo meccanismi che consentano di bilanciare gli squilibri economici tra i diversi paesi e perché non attuiamo fino in fondo le misure decise nell'ambito del cosiddetto "six pack". Ci sottomettiamo alle leggi del mercato e cerchiamo faticosamente di tenere il ritmo stabilito dalle agenzie di rating.
La stessa Standard & Poor's ha definito "autodistruttiva" l'attuale strategia di salvataggio; il patto fiscale punta infatti in maniera eccessiva sui tagli alle spese senza contropartite in termini di miglioramento del potenziale di crescita. È questa la valutazione alla base del declassamento che ha interessato nove paesi della zona euro.
L'obiettivo del patto fiscale è riconquistare la fiducia dei mercati, ed effettivamente ce n'è bisogno. Ma non possiamo assolutamente permetterci di perdere la fiducia dei cittadini!
Il 2012 è l'anno in cui dobbiamo assolutamente uscire dalla crisi. Il Parlamento europeo intende collaborare a tale scopo, con impegno e in maniera costruttiva.
Quali sono le nostre proposte concrete?
Vogliamo un'imposta sulle transazioni finanziarie. Già nel marzo 2011 il Parlamento europeo ne ha chiesto l'introduzione larghissima maggioranza . Si tratta di una questione di correttezza: non possiamo lasciare che i responsabili della crisi ne escano indenni intascando bonus miliardari mentre i contribuenti pagano le conseguenze della speculazione. Una tassa dello 0,05% nell'Unione europea permetterebbe di incassare annualmente circa 200 miliardi, rendendo meno attraenti le operazioni informatiche altamente speculative e più stabili i mercati finanziari.
Vogliamo gli eurobond. Prestiti comuni con un basso tasso di interesse possono attenuare la crisi del debito e stabilizzare il sistema bancario. Gli eurobond rappresentano una potente arma contro la speculazione e l'esplosione dei tassi di interesse. Ancora una volta, in questi giorni i fondi speculativi hanno specificamente scommesso sul fallimento dello Stato greco. Questa situazione deve finire.
Gli eurobond sono anche un simbolo della fiducia dell'Europa in un futuro comune.
Vogliamo un'agenzia di rating europea. Un'agenzia di rating che ponga fine al monopolio americano, che valuti secondo criteri chiari, che abbia una struttura proprietaria trasparente e che quindi sia libera da conflitti di interesse.
Vogliamo un'iniziativa per la crescita. Sarebbe opportuno utilizzare in modo mirato i miliardi del bilancio UE destinati agli Stati membri ma non spesi, anziché restituirli ai contribuenti. Una parte di queste risorse dovrebbe essere investita a favore dell'occupazione giovanile.
Accogliamo positivamente l'annuncio del Presidente Barroso, che oggi presenterà un'iniziativa per la crescita.
Sotto la pressione dei mercati, di fronte al rapido susseguirsi degli eventi è talvolta difficile essere lungimiranti e soffermarsi a riflettere sul fatto che qui, al Consiglio, alla Commissione, al Parlamento si scrive la Storia. L'Europa condivide un destino comune. Noi tutti abbiamo la responsabilità di realizzare con coraggio le nuove tappe dell'integrazione, di spiegare ai cittadini anche le decisioni difficili e di ascoltarli.
Si dice che i cittadini siano contrari a un'Europa più forte. Non sono d'accordo. Il 77% dei cittadini europei auspica un più stretto coordinamento politico ed economico. Per loro, l'UE non rappresenta il problema, bensì la soluzione.
Non rischiamo di perdere questa fiducia, affrontiamo finalmente la questione della tassa sulle transazioni finanziarie, degli eurobond e dell'iniziativa europea per la crescita!
Vi ringrazio per l'attenzione."
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