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Intervento di apertura - Evento anno del Turismo Ue-Cina

Discorsi
Bruxelles
28-02-2018

(fa fede la versione orale)


Sono lieto di inaugurare, qui, al Parlamento europeo, questo evento nel quadro dell’anno del turismo Ue-Cina, alla presenza di autorevoli rappresentati delle istituzioni cinesi ed europee, nonché importanti attori dell’industria.

L’Anno del turismo Ue-Cina è tanto più importante, in quanto coincide con l’Anno europeo del Patrimonio culturale, inaugurato tre mesi fa a Milano.

Cina e Europa condividono una storia millenaria, con profonde radici che ne hanno forgiato l’identità e la cultura.

L’amore e l’orgoglio per questo patrimonio, contribuisce ad avvicinarci e apre opportunità di collaborazione.

Abbiamo solidi legami storici, sin dai tempi delle prime spedizioni che Marco Polo ha raccontato nel “Milione”.

Le Via della Seta, che vogliamo rilanciare anche tramite l’iniziativa “One Belt One Road”, evoca immagini di profumi, spezie esotiche, carovane colme di merci preziose. Ma è stata molto più che una rotta commerciale. Attraverso il traffico, le nazioni e i popoli hanno condiviso nuove idee, conoscenze tecniche e filosofiche.

La priorità del mio mandato di Presidente del Parlamento è ridurre la distanza con i cittadini. Per questo, lavoriamo per dare risposte concrete alle loro preoccupazioni, a cominciare da crescita e occupazione.

 

Attirare nuovi turisti per creare occupazione

Con la rivoluzione tecnologica, è importante puntare su settori, come il turismo, che restano ad alta densità di manodopera. Valorizzando le sinergie con altri comparti: cultura, alta gamma, enogastronomia o artigianato di pregio.

Già oggi il turismo rappresenta, con l’indotto, oltre il 10% del PIL e dell’occupazione Ue.

L’eccellenza manifatturiera attrae turismo, così come il turismo favorisce l’industria e l’export. Non solo per moda o enogastronomia, ma anche per auto, audiovisivo, design.

Chi, in Cina, acquista nostri prodotti d’eccellenza o vede film ambientati in Europa è, poi, invogliato a visitare il nostro continente. I turisti che provano prodotti tipici da noi, vorranno poi acquistarli a casa propria.

Il turismo è, dunque, parte essenziale del mosaico che compone il nostro tessuto industriale.

Il 20% degli occupati ha meno di 25 anni. Il settore è una delle prime porte d’accesso al lavoro e costituisce una risposta concreta alla disoccupazione giovanile.

Secondo il World Tourism and Travel Council, nei prossimi 10 anni si potranno creare 5 milioni di posti nell’Ue, legati al turismo, il cui PIL passerà da 1.6 a 2.1 trilioni di euro.

Questo grazie al raddoppio dei viaggiatori da qui al 2030: da 1.1 a oltre 2 miliardi, una nuova classe emergente con capacità di spesa, proveniente in larga misura dall’Asia.

Il volume dei viaggi dalla Cina, in particolare, è cresciuto, dal 2010 più degli altri paesi, arrivando a 129 milioni di cui il 20% in Europa. Nei prossimi 5 anni i cinesi in Europa dovrebbero passare dai 6 ai 21 milioni l’anno.

L’Europa, con il suo patrimonio storico, culturale, creativo, paesaggistico e naturale unico, ha tutte le carte in regola per intercettare questa nuova domanda.

Già oggi, con 550 milioni di arrivi, siamo la prima destinazione turistica. Nel 2020, anche grazie al lavoro degli operatori turistici cinesi ed europei, possiamo raggiungere i 700 milioni.

Sarebbe un grave errore se la politica attendesse che questa crescita arrivasse da sola, come una “manna dal cielo”.

Se fino agli anni ’90, l’Ue intercettava oltre la metà della domanda mondiale, oggi, attiriamo poco più del 40% dei viaggiatori. Le proiezioni indicano che, nel 2030, meno di 1/3 dei turisti verrà nell’Unione.

Cresce la competizione globale di nuove destinazioni a prezzi competitivi, mentre la nostra industria ha di fronte sfide importanti: la rivoluzione digitale, l’accesso ai finanziamenti, il contesto di business, la formazione, la sostenibilità, la frammentazione dell’azione di promozione.

 

La politica deve sciogliere questi nodi. Per promuovere maggior investimenti va utilizzato il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI).

Un piano per il settore dovrebbe attirare risorse per migliorare la connettività, gli aeroporti, la digitalizzazione dei musei, la formazione, la promozione e la sostenibilità ambientale. Favorendo un migliore utilizzo dei Fondi regionali e di “Orizzonte 2020”, in sinergia con l’azione della Banca Europea degli Investimenti.

Il nuovo bilancio Ue dovrà essere più politico e riflettere le priorità dei cittadini, come la lotta alla disoccupazione. Per questo il Parlamento chiede una dotazione specifica per il turismo nelle prossime Prospettive Finanziarie 2021/2028.

E’ necessario anche liberare gli imprenditori dal giogo dei mille adempimenti burocratici, inutili quanto onerosi. Chi decide di aprire un’attività turistica, deve poterlo fare immediatamente, con un’autocertificazione.

Anche le procedure per il rilascio dei visti vanno facilitate. Dobbiamo seguire gli esempi virtuosi di tutti quei paesi che hanno semplificato le proprie procedure, tagliando le tasse sui visti o aprendo nuovi centri di rilascio.

Altri, come Australia, Canada, Singapore, Corea del Sud e Stati Uniti rilasciano visti decennali. Cile, Colombia, Egitto e Sud Africa hanno tolto l’obbligo di visto.

Il “Visto Schengen” consente ai cinesi di visitare 26 Paesi Ue grazie a un unico visto. Ma occorre fare di più aprendo più centri di rilascio e sburocratizzando ulteriormente le procedure.

Questo è tanto più importante dopo l’introduzione nel 2015, dell'obbligo di fornire dati biometrici, che implica la presenza fisica del richiedente.



Promuovere le competenze necessarie al mercato

Da uno studio della Commissione risulta che il turismo è tra i settori dove la difficoltà delle imprese a reperire le competenze necessarie è maggiore. Mancano bravi cuochi, esperti di digitale, mediatori culturali per cinesi o coreani, ma anche maître e camerieri professionali.

Il ruolo delle scuole di formazione e del praticantato è fondamentale per fornire una formazione in continua dialettica con le imprese e l’evoluzione del mercato.

Ad esempio, se vogliamo accogliere un numero maggiore di turisti cinesi, dobbiamo investire di più in competenze interculturali e capacità di fornire servizi su misura.



 Governare le piattaforme digitali

Non possono esistere regole parallele per chi opera fuori o dentro il web. Oggi, le Piattaforme sono in buona parte legibus solutus. Spesso hanno posizioni dominanti sul mercato e versano pochissime tasse, spostando enormi ricchezze dall’Ue verso USA o Cina.

Pensiamo anche alla cosiddetta “economia collaborativa”. Uno dei campioni di questi nuovi modelli di business, Airbnb, è tra le società più capitalizzate nella borsa americana. I suoi concorrenti, le micro imprese del turismo, devono rispettare norme per lavoratori, consumatori, sicurezza, fisco e altri oneri di licenza, che non gravano sui giganti del Web.

Il messaggio del Parlamento europeo oggi è chiaro: il mercato Ue, oltre a promuovere economie di scala e innovazione, deve garantire regole di concorrenza e parità di condizioni per tutti.



 Promuovere insieme l’Europa come prima destinazione

Il 2018 offre l’occasione di rafforzare la nostra diplomazia culturale e prendere piena consapevolezza delle potenzialità legate al nostro patrimonio. Ma dobbiamo unire le forze, promuovendo l’Europa come destinazione, sul modello di USA o Canada. Un cinese visita, in media, 4 o 5 Stati membri. La prima competizione non è tra Francia e Spagna o tra Veneto e Fiandre.

Il viaggiatore sceglie innanzitutto il continente dove andare, per cui i concorrenti da battere si chiamano America, Asia, Caraibi o Pacifico. Chi va a sciare sulle Alpi o fa una crociera nel Mediterraneo, sceglie l’Europa.

Nel prossimo bilancio servirà un fondo dedicato di almeno 25 milioni di euro l’anno, per attirare cofinanziamenti di altri 75 da Stati, Regioni, enti locali e industria. Queste risorse, usate a livello europeo, saranno moltiplicate, contribuendo ad aumentare i turisti dalla Cina.



Conclusioni

Negli ultimi anni, il Parlamento ha chiesto politiche più robuste per la promozione del turismo.

Due anni fa abbiamo adottato una Risoluzione d’Iniziativa sulle nuove sfide per la promozione del turismo in Europa.

Il documento sottolinea l’importanza del settore riconosciuta dal Trattato di Lisbona. Rappresenta anche una riflessione sull’attuazione della strategia “L’Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo”, lanciata quando ero responsabile per il turismo nel 2010.

Il messaggio del Parlamento è forte e chiaro: chiediamo con forza alla Commissione una strategia che integri e aggiorni quella del 2010 e risorse adeguate dedicate al turismo.

Lavorando insieme, anche grazie a questa iniziativa, che ci auguriamo contribuirà a far decollare gli scambi di turisti Ue-Cina, l’obiettivo di raddoppiare i turisti nell’Unione nei prossimi 10 anni non è un miraggio. Pensate a quanti posti di lavoro possono creare un miliardo di viaggiatori.

Ma serve una forte strategia europea, che punti sull’eccellenza dell’offerta, formazione, digitale, innovazione, sostenibilità. E sulle sinergie legate all’incomparabile patrimonio storico, culturale e creativo, che è alla radice della nostra identità comune.

Ulteriori informazioni:

europarl.president.press@europarl.europa.eu

 

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