skip to content
 
 

Discorso sui sessant'anni del Trattato di Roma e il futuro dell'Europa

Discorsi
Politiche internazionali e Istituzioni Europee
Bruxelles
21-03-2017
 

Oggi festeggiamo insieme l’anniversario dei migliori 60 anni della storia dell’Europa libera.
Questo momento deve ricordarci che, non solo oggi, ma ogni giorno, sono i cittadini i protagonisti della grande avventura della democrazia europea.
Senza i suoi popoli l’Europa semplicemente non esiste. L’energia, la forza, la legittimazione per agire, viene dalla nostra partecipazione.
Per questo dobbiamo riavvicinare l’Europa ai cittadini. E’ il primo impegno del mio mandato.
Noi 751 parlamentari eletti, con il sostegno di tanti bravi funzionari, dobbiamo lavorare affinché le istituzioni europee non restino rinchiuse in castelli col ponte levatoio alzato. Dobbiamo aprire le porte, uscire, ascoltare, discutere. Capire. Mettere i vostri problemi, la dignità delle persone al centro.
Le recenti elezioni olandesi hanno confermato che non siamo stanchi della nostra Europa. Semplicemente, vogliamo che funzioni meglio. Che risolva i problemi: disoccupazione - soprattutto quella giovanile -, terrorismo, immigrazione illegale, tutela della salute e dell’ambiente, difesa dei diritti, delle donne, dei più deboli, fuori e dentro l’Ue.
Un’Europa più concreta, l’Europa dei fatti. L’Europa reale.
Basta il buon senso per capire che non è indebolendo l’Europa che questi problemi saranno risolti.
Nessuno Stato membro, neppure i più grandi e forti, possono, da soli, negoziare con la Cina, con gli Usa, con la Russia o l’India. Contrastare i crescenti flussi migratori dall’Africa o dal Medio oriente. Difendere i nostri interessi economici, frenare il riscaldamento globale. Affermare i valori in cui noi tutti ci riconosciamo.
Oggi, più che mai, l’Unione fa la forza. Uniti si vince.
Mi sono sentito offeso, come credo tutti noi, quando il Presidente Turco ha fatto riferimento a fascismo e nazismo parlando di alcuni dei nostri paesi.
L’Europa è il faro nel mondo per la tutela dei diritti fondamentali. Siamo l’unica area del mondo senza pena di morte. Siamo molto di più di un mercato o di una moneta.
Solo uniti e solidali possiamo continuare ad esercitare questa leadership. E spingere i nostri vicini a non avventurarsi verso nazionalismi illiberali.
Let us proceed with our programme. I now have the pleasure to introduce our two guests today.
Our first guest is Barbara Hendricks.
Originally from Arkansas in the United States, Barbara is a Swedish and Swiss national.
She is the longest-serving UNHCR’s Goodwill Ambassador.
She is the founder of the Barbara Hendricks Foundation for Peace and Reconciliation coordinating work for refugees and Human Rights Defenders.

I am now delighted to welcome, Robert Menasse who dedicated his life to writing on EU and globalization issues. Mr Menasse is true Ambassador of the democratic character of the European project.


La storia dell’Europa unita è prima di tutto una grande storia di libertà.
La voglia di libertà, di diritti, del rimettere al centro la dignità della persona, ci ha guidato nell’uscita dal tunnel della guerra.
Per questa libertà sono morti milioni di europei, ma anche centinaia di migliaia di soldati americani, canadesi o australiani. A loro, anche oggi, va la nostra immutata gratitudine.
Quella libertà di trovare un lavoro, di ricostruire il proprio futuro, il benessere, l’economia, le case, le infrastrutture, che abbiamo ritrovato anche grazie al piano Marshall.
La libertà che è alla base del grande spazio economico dove merci, capitali, servizi e, soprattutto, lavoratori e persone, possono muoversi senza barriere.
Proprio 60 anni fa è cominciata questa nostra grande avventura. Insieme, sedendoci allo stesso tavolo, abbiamo lavorato duramente per uscire dalla trappola dei nazionalismi.
Non è stato facile. Tante volte ci siamo fermati, delusi, in crisi. Ma non ci siamo mai scoraggiati.
Abbiamo superato difficoltà, diffidenza, incomprensioni. Abbiamo costruito sulla fiducia e sulla solidarietà.
Insieme, abbiamo fatto cadere ostacoli, barriere, confini amministrativi, burocrazie nazionali.
Insieme, abbiamo lavorato per un mondo più aperto, con più diritti, contribuendo a far uscire dal buio delle dittature tanti paesi del nostro continente.
Questa libertà di viaggiare, studiare, lavorare, commerciare, intraprendere, fare ricerca, innovare, è la migliore eredità che potevamo lasciare ai nostro figli. Dobbiamo esserne fieri.
E’ la nostra Europa reale, che ha creato prosperità, posti di lavoro e ha reso la guerra tra di noi un incubo del passato.
Questo grande spazio di incontro e di scambio ha radici profonde. Come la nostra identità che ci unisce in tanta diversità e ricchezza.
Siamo stati i mercanti di Creta, dell’Etruria. Gli scultori, i filosofi o i matematici di Atene, Crotone o Siracusa. I giuristi o gli ingeneri romani.
La nostra civiltà è nata in riva al mare, sulle isole, al bordo dei fiumi. Ci siamo arricchiti nello scambio, nella dialettica continua, nella fucina di idee, nella mescolanza del pensiero, delle arti e delle scienze.
Abbiamo tramandato il nostro sapere antico nelle abbazie di tanti ordini, a cominciare da San Benedetto. Sono nate le grandi università europee, la vera linfa vitale di un nuovo umanesimo.
Il nostro Rinascimento si è ispirato a quegli stessi saperi. Siamo ripartiti attraverso il commercio veneziano, fiammingo, della lega anseatica. Con i banchieri toscani, con i grandi mecenati che hanno investito in arte e cultura anche per attirare pellegrini.
Questo spazio europeo ha consentito a grandi artisti, letterati, filosofi, musicisti o scienziati di imparare gli uni dagli altri, ispirarsi a vicenda.
Caravaggio e Rembrandt, così come Vivaldi e Bach, Shakespeare e Moliére, sono uniti da un legame indissolubile.
Oggi questo spazio c’ è ancora. L’ abbiamo ricostruito, ed è una grande occasione.
E’ l’Europa per gli studenti, i lavoratori, gli imprenditori, i commercianti, gli agricoltori, i pescatori, i liberi professionisti. Gli artisti, gli artigiani, i ricercatori, gli scienziati, i professori. I turisti, i consumatori.
Vi sono opportunità da cogliere per tutti. Dobbiamo lavorare per non lasciare indietro nessuno. Dare vere prospettive ai nostri giovani, garantire anche a loro un’economia sociale di mercato.
L’Unione europea è stata una storia di successo quando ha saputo realizzare questo sogno di libertà, prosperità, pace, affermazione dei diritti.
Noi tutti abbiamo ancora voglia di sognare.
Questa Europa deve tornare a farci appassionare. Cancellare l’immagine di distanza, burocrazia, inefficacia.
In questi giorni vari movimenti di cittadini si stanno mobilitando per far sentire la loro voce, la voglia di una nuova Europa. Molti scendono in piazza, per le strade, sventolando le nostre bandiere blu con dodici stelle, ascoltando l’inno alla gioia.
Da qui dobbiamo ripartire. Dai cittadini che si organizzano e si fanno sentire. Oggi più che mai dobbiamo ascoltarli!

Per maggiori informazioni:

europarl.president.press@europarl.europa.eu

 

La gestione dei cookie sul sito del Parlamento europeo

Questo sito utilizza cookies. L'accettazione dei cookies permetterà una navigazione ottimale del sito.

Saperne di più Rifiuta Accetta