POLITICA SOCIALE E DEL MERCATO DEL LAVORO IN SVEZIA

DIREZIONE GENERALE DEGLI STUDI
DOCUMENTO DI LAVORO
Serie Affari sociali
- W 13A -

SINTESI


INDICE

  1. Informazioni generali


  2. Il mercato del lavoro
  3. 2.1. Struttura dell'occupazione
    2.2. Disoccupazione
    2.3. Misure di lotta contro la disoccupazione
    2.4. Le donne nel mercato del lavoro

  4. Relazioni industriali
  5. 3.1. Le parti sociali
    3.2. Contratti collettivi di lavoro

  6. Legislazione del mercato del lavoro


  7. Protezione sociale
  8. 5.1. Pensioni di vecchiaia
    5.2. Altre indennità
    5.3. Sussidi di disoccupazione

  9. Istruzione e formazione professionale


  10. La Svezia e l'UE

Bibliografia


1. Informazioni generali

La Svezia è un paese scandinavo la cui superficie è di circa 450.000 Km2 e con una popolazione di 8,82 milioni di abitanti, per cui la densità della popolazione è di soli 19,4 abitanti per km2. Secondo le statistiche Eurostat, il 5.8% del totale della popolazione è composto di stranieri (1993), di cui oltre un terzo è costituito da immigrati provenienti da altri paesi nordici.

La Svezia è una monarchia costituzionale con una forma di governo parlamentare. Il potere esecutivo spetta al governo ("Regeringen"), che è responsabile nei confronti del Parlamento ("Riksdag") cui appartiene il potere legislativo. Il Parlamento è composto da 349 membri, che vengono eletti su base di rappresentanza proporzionale.

Il partito socialdemocratico ("Socialdemokratiska Arbetareparti") ha svolto un ruolo di primo piano nella politica svedese fin dal 1932. Se si eccettuano i sei anni di governo non socialista dal 1976 al 1982, i socialdemocratici hanno governato ininterrottamente, da soli o in coalizione con altri partiti, dal 1932 al 1991; dopo tre anni di governo non socialista, i socialdemocratici sono tornati al potere nel 1994.

Lo stato sociale svedese è stato tradizionalmente caratterizzato da un livello elevato di protezione sociale basato sul concetto di tutela e solidarietà estese a tutta la popolazione, su un vasto settore pubblico, su un basso tasso di disoccupazione, su una regolazione del mercato del lavoro basata in ampia misura su contratti collettivi, e tassi di crescita comparativamente elevati.

All'inizio degli anni '90 l'economia svedese è precipitata nella più profonda e lunga recessione registrata dagli anni '30 in poi, tradottasi in un tasso di disoccupazione assolutamente senza precedenti per la Svezia (quasi il 9%) e in un cospicuo aumento del disavanzo del bilancio generale del settore pubblico; problemi con i quali l'attuale governo socialdemocratico è ancora alle prese e che sta cercando di risolvere. Le misure adottate per risanare l'economia hanno comportato tagli radicali nella spesa pubblica e conseguentemente hanno avuto profondi riflessi sulla politica sociale della Svezia.

| Top |

2. Il mercato del lavoro

2.1. Struttura dell'occupazione

In Svezia il tasso di partecipazione alla forza lavoro è elevato rispetto ad altri paesi europei, benché sia sceso dall'oltre 84% della popolazione in età lavorativa registrato nel 1990 al 79,4% del 1995; i valori corrispondenti per l'UE(15) sono stati del 67,9% (1990) e 67,7% (1995). Elevato è anche l' indice di occupazione svedese che nel 1995 si attestava al 72,1% a fronte di una media UE del 60,4%.

Un numero relativamente alto di persone occupate in Svezia svolge lavori a tempo parziale (25,8%), cui si contrappone la media del 16% dell'UE(15) . I Paesi Basi hanno la quota più elevata di lavoratori dipendenti a tempo parziale (37.4%), mentre la Grecia ha la quota più bassa (solo il 4,8%).

In Svezia il settore dei servizi assorbe una quota relativamente ampia della popolazione attiva (cfr. la seguente tabella). Nel settore agricolo, che comprende la caccia, la selvicoltura e la pesca, il comparto più importante è quello della selvicoltura dal momento che circa il 68% del territorio svedese è coperto di foreste e boschi; nel 1993 i prodotti della selvicoltura (legno, pasta di legno e carta) hanno costituito il 16.3% del totale delle esportazioni di merci.

SettoreSveziaEUR15
Agricoltura3.3%5.3%
Industria25.8%30.2%
Servizi71.0%64.5%

Fonte: Commissione europea, l'occupazione in Europa, 1996, pagg. 147 e 161.


Nel 1980, in un periodo in cui il settore pubblico in altri paesi dell'OCSE impiegava in media il 20% della forza lavoro, il settore pubblico svedese impiegava circa un terzo della popolazione attiva del paese. Ciò era dovuto al fatto che importanti servizi quali l'istruzione, l'assistenza sanitaria e in una certa misura la casa venivano forniti da organizzazioni del settore pubblico in una posizione quasi monopolistica.

2.2. Disoccupazione

Come la maggior parte dei paesi europei, anche la Svezia sta registrando tassi elevati di disoccupazione. Secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione della Svezia (aprile 1997) è del 10,7%, il che colloca la Svezia appena al di sotto della media dei paesi europei (EU 15) che è del 10,8% (aprile 1997). Il tasso più elevato di disoccupazione si registra in Spagna (20,9%) e Finlandia (16,6%), mentre i paesi con il tasso più basso di disoccupazione sono il Lussemburgo (3,7%) e l'Austria (4,5%). Per la Svezia gli attuali valori rappresentano una forte crescita rispetto alla situazione che sia aveva prima della crisi economica all'inizio degli anni '90, allorché il tasso di disoccupazione era dell' 1,8%.

In conseguenza della forte disoccupazione taluni gruppi della popolazione incontrano sempre maggiori difficoltà a trovare un lavoro e rischiano di rimanere tagliati fuori dal mercato del lavoro. Ne hanno risentito in particolar modo i giovani, tra i quali il tasso di disoccupazione registrato nell'aprile 1997 era del 22,3% (media UE: 20,5%), ma anche per gli immigrati e i disabili i tassi di disoccupazione sono più elevati della media.

Fino al 1990 la disoccupazione a lungo termine non era che un fenomeno trascurabile. Tuttavia, nel 1995 i disoccupati a lungo termine ammontavano al 20,2% del totale dei disoccupati; si tratta tuttavia di una percentuale relativamente esigua rispetto ai livelli europei, dato che la media dell'UE 15 era del 49,2%.

2.3. Misure di lotta contro la disoccupazione

Il governo ha reagito alla crisi economica con l'adozione di un certo numero di misure volte tra l'altro a ridurre la disoccupazione. La politica svedese del mercato del lavoro si basa sul principio di attivazione, di cui si ha un'esemplificazione nel fatto che rispetto alla maggior parte dei paesi europei la Svezia spende grosse cifre in programmi attivi per il mercato del lavoro; nel biennio 1993/94 circa il 50% della spesa totale per la sua politica del mercato del lavoro era destinata a programmi del genere, mentre poco meno del 50% era speso in prestazioni in denaro.

Alcune di queste misure attive sono dirette a far incontrare la domanda e l'offerta di lavoro. Tale compito è svolto dagli uffici del servizio pubblico di collocamento (SPC) che devono garantire che i posti vacanti vengano coperti rapidamente e adeguatamente e che coloro che cercano un lavoro lo trovino quanto prima. I disoccupati devono iscriversi nelle liste di collocamento dell'SPC per poter avere titolo alle indennità di disoccupazione. Inoltre l'SPC prende delle decisioni in materia di collocamento in quasi tutti i programmi del mercato del lavoro. A partire dal 1993 è stata autorizzata la creazione di servizi privati di collocamento, gestiti a fini di lucro; tuttavia essi possono richiedere il pagamento di un onorario solo ai datori di lavoro. La quota dei servizi privati sul mercato totale è ancora molto bassa; nel 1995 era stimata allo 0,4%.

Un altro gruppo di misure attive interessa i vari programmi del mercato del lavoro: programmi di formazione e programmi miranti a fornire un'esperienza lavorativa grazie a lavori temporanei e a sussidi di occupazione. Si ritiene che circa il 5% della forza lavoro (nel 1994: 309.000 persone) prenda parte ai programmi del mercato del lavoro.

Nel programma del governo del giugno 1996 la riduzione del tasso della disoccupazione "ufficiale" (cioè ad esclusione dell'occupazione creata mediante programmi per il mercato del lavoro) è un obiettivo della massima importanza (la disoccupazione dev'essere dimezzata entro il 2000). Uno dei presupposti che consentiranno il raggiungimento di tale obiettivo è, secondo il programma, un bilancio pubblico in pareggio entro il 1998 e prezzi stabili. Per promuovere la crescita e l'occupazione il programma di giugno propone varie misure tra le quali particolarmente importante è il consistente aumento del numero dei posti nel settore dell'istruzione (130.000 in più).

2.4. Le donne nel mercato del lavoro

La partecipazione delle donne svedesi al mondo del lavoro è elevata rispetto a quella degli altri Stati membri dell'UE: è del 78% in Svezia, laddove la media degli altri Stati membri dell'UE è del 57,3%, e quasi la metà dei lavoratori svedesi è di sesso femminile. In Svezia il tasso di disoccupazione delle donne è inferiore a quello degli uomini, e nell'aprile 1997 era pari al 10% per le donne e all'11,4% per gli uomini, il che è sorprendente in quanto nella maggior parte dei paesi europei il tasso di disoccupazione femminile è più elevato di quella maschile. Nell'aprile 1997 il tasso medio di disoccupazione delle donne nell'UE 15 era del 12,5% contro il 9,5% degli uomini. In Svezia il lavoro a tempo parziale è diffuso tra le donne (43% nel 1995); negli altri paesi europei la media è del 31,3% (UE 15).

| Top |

3. Relazioni industriali

3.1. Le parti sociali

Una caratteristica distintiva dei sindacati svedesi è l'alta partecipazione dei lavoratori - attualmente superiore all'80%. Anche la Finlandia e la Danimarca hanno punte elevate di attività organizzativa, mentre le percentuali per la Francia, l'Italia e la Germania sono rispettivamente dell'11%, 66% e 42%. I sindacati hanno per tradizione uno stretto legame con il partito socialdemocratico.

Le tre principali organizzazioni centrali dei lavoratori dipendenti sono la Confederazione sindacale nazionale (LO) con 2,2 milioni di membri, che raggruppa 21 organizzazioni sindacali, la Confederazione generale dei funzionari e degli impiegati (TCO) con 1,3 milioni di membri, e la Confederazione centrale dei lavoratori intellettuali (SACO) con 385.000 membri. Circa la metà dei lavoratori svedesi è composta da impiegati, e la maggior parte dei membri della confederazione degli operai, la LO, non è impiegata nell'industria.

La LO e in parte anche la TCO sono organizzate in base al principio industriale, il che significa che i sindacati nazionali sono organizzati a seconda del settore economico in cui i dipendenti lavorano piuttosto che a seconda dell'attività professionale degli stessi.

Al pari dei lavoratori, anche i datori di lavoro hanno un alto grado di organizzazione. Le organizzazioni più importanti sono la Confederazione svedese dei datori di lavoro (SAF) per il settore privato, l'Associazione svedese delle autorità locali, la Federazione dei consigli di provincia e l'Agenzia svedese dei datori di lavoro governativi (AgV). La principale organizzazione padronale è la SAF, che rappresenta 42.000 società del settore privato con un totale di 1,3 milioni di dipendenti. La maggior parte delle aziende affiliate è di dimensioni relativamente ridotte, dato che più della metà di esse impiega non oltre cinque persone.

3.2. Contratti collettivi di lavoro

In Svezia i contratti collettivi svolgono tradizionalmente un ruolo essenziale nella disciplina delle relazioni tra datori di lavoro e lavoratori. I contratti collettivi possono abbracciare ogni aspetto del rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore, vale a dire retribuzioni, condizioni di lavoro e condizioni occupazionali. Anche quando sia stata adottata della legislazione in un settore specifico, ciò non esclude la conclusione di accordi collettivi, purché ad esempio essi garantiscano ai dipendenti una posizione migliore rispetto alle disposizioni legislative.

Per tradizione la contrattazione si è svolta da una posizione centrale tre le due parti sociali, le quali negoziavano a nome dei rispettivi affiliati. Tuttavia, a partire dal 1983, i negoziati del settore privato sono divenuti sempre più decentralizzati e la trattativa sindacale ha avuto luogo sempre più spesso a livello settoriale. Sopratutto la Confederazione dei datori di lavoro (SAF) si oppone fortemente a negoziati centralizzati per quanto riguarda le retribuzioni.

I sindacati svedesi hanno tradizionalmente perseguito un politica salariale solidaristica, resa possibile dalla trattativa a livello centrale. Il successo della politica dei sindacati in materia di livellamento dei salari si desume dai differenziali retributivi molto bassi della Svezia rispetto ad altri paesi dell'OCSE. Mentre lo scarto dei salari tra i decili più alti e quelli più bassi per i lavoratori industriali nei primi anni 80' era del 34% per la Svezia, tale percentuale era del 210% per il Regno Unito e del 490% per gli Stati Uniti.

La legislazione svedese non fissa una retribuzione minima; tuttavia nella contrattazione collettiva vengono stabiliti i minimi sindacali. Volendo confrontare il costo del lavoro in Svezia con quello di altri Stati membri, bisognerebbe prendere in considerazione non soltanto le retribuzioni, ma anche altri costi, quali ad esempio i contributi sociali che il datore di lavoro deve versare. In tal modo risulterebbe che i costi orari per i lavoratori svedesi sono relativamente elevati (19,02 ecu) e inferiori soltanto a quelli della Germania (23,14 ecu), dei Paesi Bassi (19,20 ecu) e dell'Austria (19,19 ecu). Riferendo tuttavia i costi del lavoro alla produttività oraria, le cifre tornano maggiormente a favore della Svezia, con costi salariali netti intorno alla media.

In conseguenza dell'obbligo di pace sindacale instauratosi tra le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati, e che risale al cosiddetto accordo di Saltsjöbaden del 1938, in Svezia si sono avuti relativamente pochi scioperi ed esiguo è il numero di giornate perse in conseguenza degli scioperi - una media annuale di 100 su 1000 impiegati tra il 1988 e il 1992 - laddove la media annua nel SEE è di 153 per lo stesso periodo.

| Top |

4. Legislazione del mercato del lavoro

Il grosso della legislazione del mercato del lavoro attualmente in vigore in Svezia risale all'inizio degli anni '70, allorché sono state adottate ad esempio le leggi sulla partecipazione dei lavoratori al processo decisionale in materia di vita lavorativa, sicurezza del posto di lavoro e statuto dei rappresentanti sindacali sul posto di lavoro.

Ai termini della legge sull'orario di lavoro, le ore di lavoro regolari non devono essere più di 40 alla settimana. Tale legge contiene tra l'altro disposizioni relative agli straordinari, al lavoro notturno, festivo e al congedo. Gli accordi collettivi fissano orari di lavoro settimanali che vanno dalle 35 alle 40 ore. La direttiva dell'UE sull'orario di lavoro è stata attuata in Svezia con effetto a partire dal 23· novembre 1996, ma ha comportato soltanto emendamenti non sostanziali alla legislazione svedese.

Ai sensi della legge sul congedo annuale, tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto a un minimo di 25 giorni lavorativi, vale a dire a cinque settimane, di ferie annue.

La legge sulla sicurezza del posto di lavoro protegge i lavoratori dipendenti contro il licenziamento non motivato, il che significa che il datore di lavoro deve poter addurre motivi obiettivi a sostegno del licenziamento. E' questo il caso, ad esempio, quando la mancanza di lavoro crei degli esuberi. Tuttavia, qualora il lavoratore possa essere trasferito con fondati motivi in un'altra posizione all'interno della stessa società, non sarà necessario darne preavviso. Inoltre i licenziamenti devono rispettare generalmente il principio "ultimo a entrare, primo ad uscire".

La Svezia ha un sistema relativamente sviluppato di partecipazione dei lavoratori dipendenti nel posto di lavoro, basato sulla nomina di rappresentanti sindacali che esercitano diritti a nome dei dipendenti stessi. Ai rappresentanti sindacali vengono attribuiti diritti speciali per consentire loro di svolgere l'attività sindacale: per esempio una tutela speciale contro il licenziamento.

I datori di lavoro sono tenuti a informare i dipendenti sullo sviluppo della produzione della società, la sua economia e le linee generali della politica del personale della società. Qualora un datore di lavoro preveda cambiamenti importanti nelle attività dell'azienda o nelle condizioni di lavoro oppure occupazionali di uno o più membri del sindacato, egli è tenuto a consultare i dipendenti prima di prendere qualsiasi decisione.

Nelle imprese private con almeno 25 dipendenti, questi hanno diritto di rappresentanza presso il consiglio di amministrazione. Non è stato ancora deciso come dare esecuzione alla direttiva europea sui comitati aziendali europei, ma alcune società multinazionali svedesi hanno già concluso accordi volontari, tra cui ad esempio Scansped, Electrolux, SKF, Volvo ed Ericsson.

| Top |

5. Protezione sociale

Il sistema svedese di protezione sociale è caratterizzato dal pagamento di indennità relativamente generose - benché i livelli delle indennità abbiano subito delle riduzioni negli ultimi anni - e dal fatto che esse generalmente vengono corrisposte senza accertamento della nullatenenza del beneficiario. Il sistema svedese di protezione sociale è piuttosto costoso, infatti nel 1992 la spesa ammontava al 40% del PIL a fronte della media UE 12 del 27,1% del PIL. E' importante tuttavia rilevare che specialmente due fattori fanno sì che il sistema svedese appaia relativamente più oneroso: molti servizi, per esempio l'assistenza medica, sono forniti direttamente dalle autorità pubbliche e la maggior parte dei trasferimenti del reddito e delle indennità sono soggetti all'imposta sui redditi.

I regimi di assicurazione sociale sono finanziati principalmente con i contributi dei datori di lavoro (55%). In questo la Svezia si discosta dagli altri paesi scandinavi, soprattutto dalla Danimarca, in cui i contributi dei datori di lavoro finanziano una parte molto più ridotta delle spese sociali.

5.1. Pensioni di vecchiaia

La Svezia ha una percentuale relativamente elevata di pensionati rispetto agli altri paesi nordici: il 18,1% della popolazione beneficia di una pensione di vecchiaia, mentre in Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia le cifre sono rispettivamente 13,9%, 15,3%, 9,8%, and 14,5%. Al tempo stesso gli assegni pensionistici svedesi sono comparativamente generosi, con un'aliquota netta di rendimento delle pensioni di vecchiaia di circa il 65%, superati soltanto dalla Germania con un'aliquota di rendimento del 73%. A titolo di confronto, l'aliquota di rendimento delle pensioni di vecchiaia è del 59% in Danimarca, del 50% nei Paesi Bassi, e del 47% nel Regno Unito.

Per far fronte ai crescenti costi del regime delle pensioni di vecchiaia, il Parlamento ha approvato nel giugno 1994 una riforma delle pensioni (vecchiaia) che andrà a sostituire l'attuale sistema nell'arco di 20 anni. La riforma delle pensioni è molto complessa, ma una delle innovazioni più significative è l'introduzione di una partecipazione dei lavoratori al programma di pensionamento, il che comporta che i lavoratori paghino il 50% dei contributi e i datori di lavoro il restante 50%. Il regime pensionistico svedese può essere descritto come un sistema a tre livelli. Il sistema di assicurazioni sociali garantisce una pensione di base a tutti i pensionati che abbiano 65 e più anni a prescindere dal reddito che avevano in precedenza. Il sistema di assicurazioni sociali prevede anche una pensione integrativa, correlata al reddito - il sistema ATP. Questi due sistemi garantiscono, come si è già detto, un'aliquota di rendimento di circa il 65% per la maggior parte delle persone che avevano un reddito da lavoro. Le eccezioni sono costituite dalle fasce a basso reddito, che ricevono indennità supplementari ad hoc, e da quelle a reddito elevato la cui aliquota di rendimento è inferiore a causa dei massimali di reddito previsti dal regime ATP. Il terzo livello è meno noto e consiste in piani subordinati alla contrattazione collettiva.

Hanno titolo alla pensione di base nazionale tutte le persone che o risiedono in Svezia da almeno tre anni o lavorano da tre anni. La pensione di base integrale viene percepita da coloro che vivono in Svezia da 40 anni; al di sotto di tale cifra sono previsti dei tassi di riduzione proporzionali. La pensione è indipendente dai redditi precedenti e pertanto ha un effetto ridistribuivo sul reddito. Nel 1996 una pensione di base integrale ammontava a 34.057 SEK (4,075 ecu), mentre per le persone coniugate essa era di 27.849 SEK (3.332 ecu).

La pensione integrativa nazionale (ATP) è stata introdotta nel 1960 ed è diventata la più importante dei due piani di pensionamento. Essa è collegata al reddito poiché la sua entità dipende dal numero di anni di lavoro e dal reddito percepito. Per una persona che abbia lavorato almeno 30 anni, la pensione ammonterà al 60% del reddito medio pensionabile (cioè la remunerazione guadagnata nei 15 anni a reddito più elevato); nel 1996 la pensione annua massima era di 138.356 SEK (16.553 ecu). Il piano ATP è finanziato mediante contributi pagati dai datori di lavoro e dai lavoratori autonomi. I contributi rappresentano il 13% del reddito da lavoro senza che siano previsti dei massimali.

Un' indennità di pensione integrativa viene corrisposta a coloro che non ricevono l'ATP e che hanno titolo soltanto a una pensione ridotta. Lo scopo di tale indennità, che ammonta a un massimo annuale di 19.689 SEK (2.356 ecu) è di far sì che ciascuno riceva una specie di pensione minima garantita (pensione di base e pensione integrativa), il cui importo è di 53.746 SEK (6.431 ecu) all'anno per una persona non coniugata che ha lasciato il lavoro con il massimo dell'anzianità e viene corrisposta a partire dal 65· anno di età.

Per quanto riguarda i piani pensionistici oggetto di contrattazione collettiva, quattro sono quelli più importanti: uno per i dipendenti del governo centrale, uno per i dipendenti del governo locale (province, comuni, circondari), uno per tecnici e operai del settore privato e uno per gli impiegati del settore privato. Anche qui si persegue l'obiettivo di aumentare l'aliquota di rendimento per la maggior parte dei lavoratori, portandolo al 75% dell'ultimo stipendio. Sono presi in considerazione anche i redditi superiori al tetto ATP, fuorché nel regime pensionistico per tecnici e operai; tuttavia, all'inizio del 1996 è stata presa una decisione in modo da passare a un sistema distinto che non preveda un massimale.

5.2. Altre indennità

I regimi di assicurazione malattia e incidenti sul lavoro sono stati profondamente modificati negli ultimi anni in modo da contenere le spese. Fino a pochi anni fa i regimi assicurativi erano molto generosi con percentuali d'indennizzo fino al 100% (1990) della perdita di reddito, ma da allora il livello di sostituzione del reddito ha subito una notevole contrazione e a partire da 1· gennaio 1997 l'indennizzo è stato fissato all'80% del reddito perduto. Tale livello si applica non solo ai sussidi di malattia, ma anche agli assegni per infortuni sul lavoro ricevuti durante i primi 180 giorni di malattia dovuta a un infortunio sul lavoro, dopo di che la percentuale d'indennizzo ammonta in linea di principio al 100%. Oltre a ciò, dal 1993 i sussidi di malattia sono liquidabili solo dopo un giorno di carenza ed è stata resa più rigida la definizione di ciò che va considerato come malattia professionale, rendendo quindi più difficile la titolarità agli assegni per infortuni.

Sono state anche ridotte le aliquote di sostituzione del reddito degli assegni di maternità e parentali, dato che queste indennità sono generalmente corrisposte in base alle stesse aliquote degli assegni di malattia, ed è stato abolita il supplemento dell'assegno per figlio a carico che veniva corrisposto in precedenza. Gli assegni di maternità spettano alle donne in attesa di un figlio che non sono in grado di svolgere una normale attività lavorativa; l'indennità può essere corrisposta per un massimo di 50 giorni durante i due ultimi mesi della gravidanza. Gli assegni parentali tutelano contro la perdita di reddito soprattutto in connessione alla nascita di un figlio. I genitori hanno titolo al congedo parentale per un totale di 450 giorni a figlio fino a che questo abbia raggiunto l'età di 8 anni e la madre può iniziare a riscuotere l'assegno parentale 6 settimane prima della data prevista per la nascita. Di questi 450 giorni di congedo, 30 sono riservati alla madre e 30 al padre, mentre i giorni restanti possono essere suddivisi come i genitori meglio credono. Un assegno per figlio a carico del valore di 640 SEK al mese è pagato per tutti i minori di età inferiore ai 16 anni che risiedano in Svezia.

5.3. Sussidi di disoccupazione

In Svezia esistono due tipi di sussidi di disoccupazione: l'indennità di disoccupazione che è rapportata al reddito e il sussidio forfettario di disoccupazione. Nel 1995, il 68% delle persone registrate nelle liste di disoccupazione riceveva l'indennità di disoccupazione rapportata al reddito e il 7% riceveva il sussidio forfettario di disoccupazione. Per il pagamento di tali indennità dev'essere soddisfatto il requisito della registrazione nelle liste di collocamento dell'SPC e i beneficiari devono stare a disposizione in vista di un'occasione di lavoro o della partecipazione a un programma del mercato del lavoro.

Le indennità di disoccupazione sono liquidabili solo a coloro che per 12 mesi sono stati assicurati presso una delle compagnie di assicurazione e hanno lavorato per almeno 80 giorni prima di richiedere il beneficio dell'indennità. Anche questi assegni sono stati ridotti per contenere la spesa pubblica. Fino al 1993 l'indennità di disoccupazione poteva ammontare fino al 90% del precedente reddito dell'interessato, ma essa è stata gradualmente ridotta e dal 1· gennaio 1996 è del 75%. Inoltre, gli assegni possono essere riscossi soltanto dopo un periodo di carenza di 5 giorni e l'importo massimo pagabile è stato fissato a 564 SEK al giorno. La durata delle indennità è, ufficialmente, relativamente breve, in quanto un lavoratore sotto i 55 anni può percepirle fino a un massimo di 300 giorni, mentre per i lavoratori oltre i 55 anni la durata massima è di 450 giorni. In pratica, tuttavia, il sistema consente il pagamento per periodi ben più lunghi, in quanto la partecipazione ai programmi del mercato del lavoro dà agli interessati la possibilità di ricevere una nuova serie di indennità.

| Top |

6. Istruzione e formazione professionale

Il sistema scolastico svedese si basa sul principio che ciascuno dovrebbe avere uguali possibilità indipendentemente dall'appartenenza etnica o dalla zona di residenza e si basa su di un sistema di formazione continua, in cui l'addestramento svolge un ruolo importante nel sistema didattico generale, ponendo l'accento sulla formazione per gli adulti e l'aggiornamento. Una recente indagine dell'OCSE mette in evidenza che in Svezia una percentuale relativamente alta della popolazione possiede un livello di istruzione superiore.

La scuola svedese è finanziata prevalentemente con fondi pubblici e nel 1993 la spesa pubblica globale per il sistema scolastico nel suo complesso rappresentava circa il 7,5% del PIL, il che fa della Svezia uno dei paesi che maggiormente spende nell'istruzione, contro una media è di circa il 5,8%.

L' obbligo scolastico è di nove anni, a partire dall'età di 6 o 7 anni. La stragrande maggioranza degli allievi (intorno al 98%) frequenta le scuole pubbliche gestite dai comuni, benché sia possibile scegliere liberamente tra scuole pubbliche e private. L'anno scolastico è relativamente breve e comprende 40 settimane con un minimo di 178 e un massimo di 190 giorni di scuola.

La scuola secondaria superiore ("gymnasieskolan") consiste di 16 programmi definiti a livello nazionale, di cui 14 sono programmi professionali e 2 sono programmi di preparazione agli studi universitari. Tutti i programmi hanno una durata di tre anni e tutti includono talune materie fondamentali quali ad esempio svedese, inglese, educazione civica, matematica, educazione fisica e sanitaria. I programmi professionali includono attività pratica su un posto di lavoro per almeno il 15% dell'anno scolastico. La scuola secondaria è divenuta accessibile alla grande massa degli allievi, infatti attualmente il 98% degli allievi che ha frequentato la scuola dell'obbligo s'iscrive poi alla 'gymnasieskolan', e solo una percentuale relativamente esigua (8%) abbandona gli studi.

La Svezia ha 37 istituti di istruzione superiore, comprese 7 università e un certo numero di centri d'insegnamento superiore piccoli e medi. Vengono rilasciati tre diversi titoli di studio: il diploma di laurea breve dopo due anni di studio a tempo pieno ("högskoleexamen"), la laurea vera e propria ("kandidatexamen") dopo almeno tre anni di studio e il titolo di dottore ("magisterexamen") dopo almeno quattro anni di studio. L' insegnamento a distanza ha una lunga tradizione in Svezia e parecchi corsi di studio superiore sono offerti su questa base. Nel 1993, è stata notevolmente accresciuta la capacità degli istituti d'insegnamento superiore (di circa il 30% rispetto alla situazione dell'inizio del 1990). Nel 1994 poco più del 30% dei giovani svedesi erano intenzionati a proseguire gli studi verso i livelli superiori che non comportano oneri finanziari per gli studenti. Coloro che frequentano gli istituti di istruzione superiore hanno diritto a ricevere dal governo un'assistenza finanziaria sotto forma di sussidi e di prestiti.

In accordo con il principio della formazione continua, il sistema svedese di formazione per adulti fornisce a questi ultimi buone possibilità di migliorare le loro qualifiche in materia di istruzione e il governo ha recentemente destinato fondi più consistenti per elevare il livello generale d'istruzione e migliorare la formazione professionale.

Per incitare un maggior numero di adulti a migliorare le qualifiche scolastiche è stato creato, con effetto a partire dal 1· luglio 1997, uno speciale sistema di assistenza didattica, il cui obiettivo è di consentire principalmente ai disoccupati di seguire corsi d'istruzione primaria o secondaria superiore per un anno al massimo, ricevendo nel contempo un importo equivalente o al sussidio di disoccupazione o all'indennità pecuniaria che riceverebbero sul mercato del lavoro.

In quanto componente dei programmi attivi del mercato del lavoro, l' addestramento professionale è offerto a disoccupati o a persone a rischio di perdere il posto di lavoro. Le attività di addestramento e di aggiornamento sono organizzate dall'ente nazionale per la formazione professionale (AMU) che coordina circa 100 centri di addestramento.

| Top |

7. La Svezia e l'UE

La Svezia ha formalmente presentato una domanda di adesione alla Comunità europea nel luglio 1991. Un primo passo in tal senso è stato compiuto con l'accordo sullo spazio economico europeo (SEE), che ha esteso il mercato interno della Comunità alla maggior parte dei paesi dell'EFTA. Un referendum sull'adesione della Svezia alla Comunità europea indetto nel novembre 1994 ha avuto esito favorevole (52,3% a favore e 46,8% contro).

L'adesione della Svezia all'Unione europea non ha un effetto (diretto) sulla legislazione svedese in materia di protezione sociale (capitolo 5), poiché va ricordato che le disposizioni del trattato sulla politica sociale di cui agli articoli 117-122, nonché il Protocollo (N. 14) sulla politica sociale adottato contestualmente al trattato di Maastricht, non attribuiscono alla Comunità alcuna competenza circa l'adozione di atti legislativi volti ad armonizzare il contenuto materiale della legislazione sociale degli Stati membri ad esempio per quanto riguarda i livelli delle indennità assistenziali. Lo stesso vale per quanto riguarda la formazione e l'addestramento professionale (Capitolo 6), in quanto, benché il trattato CE contenga un capitolo sull'istruzione, la formazione professionale e la gioventù (articoli 126-127), si afferma espressamente all'articolo 126 che gli Stati membri mantengono la piena responsabilità "per quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento e l'organizzazione del sistema d'istruzione".

Tuttavia, il principio generale della non-discriminazione nonché le disposizioni dettagliate contenute nel regolamento N. 1408/71 sulle indennità della sicurezza sociale hanno fatto sì che venissero emendate talune disposizioni che riservavano taluni diritti e sussidi a cittadini svedesi o domiciliati in Svezia.

Il trattato CE e il Protocollo sulla politica sociale allegato al trattato di Maastricht attribuiscono alla Comunità la facoltà di adottare disposizioni legislative concernenti le materie del mercato del lavoro, ma dato l'elevato livello di protezione generalmente concesso ai lavoratori in Svezia, e in vista delle relativamente avanzate disposizioni sull'eguaglianza, la Svezia non ha dovuto far altro che adottare modifiche di secondaria importanza alla sua legislazione del lavoro per ottemperare all'attuale diritto comunitario.

Va rilevato che, a quanto sembra, la Svezia potrà mantenere la sua tradizione di regolare il mercato del lavoro mediante contratti collettivi, dato che in occasione dell'adesione la Commissione le ha assicurato che il Protocollo sulla politica sociale del trattato sull'Unione europea non richiederà in alcun modo un mutamento della prassi svedese nelle questioni del mercato del lavoro e più particolarmente del suo sistema di contratti collettivi stipulati tra le parti sociali.

| Top |

BIBLIOGRAFIA

Dirke, L., Labour legislation in Sweden, Nordic Labour Journal 1/1996, pp. 21-22

EIRR 266, pp. 16-18

EIRR 266, Mediation accord heralds new era, pp. 15-16

EIRR 270, Programme to fight unemployment, July 1996, pp. 27-28

EIRR 273, Sweden: Government proposes reform of the Security of Employment Act, October 1996, pp. 9-10

EIU, Country Reports

European Commission, Employment in Europe, 1996

European Commission, Social Protection in Europe, KOM (95) 457

European Commission, Structures of the Education and Initial Training Systems in the European Union, 2nd ed., 1995

Eurostat, Basic Statistics of the European Union, 32nd edition, 1995

Eurostat, Population and social conditions, Statistics in Focus, No. 8, 1995

Eurostat, Population and social conditions, Statistics in Focus, No. 2, 1996

Eurostat, Population and social conditions, Short-term statistics: Unemployment, No. 6, 1997

Eurostat, Portrait Social de l'Europe, 1995

Forsäkringskassan, Useful Information on Social Security, 1994

Gould, A., Sweden: The Last Bastion of Social Democracy in "European welfare policy - squaring the welfare circle", by George, V., and Taylor-Gooby, P., (eds.), Macmillan, 1996, pp. 72-94

Gower, Employment Law in Europe, 2nd ed. 1995, pp. 411-432

Hagemann, R., Social Security in Sweden in "Challenges to the Swedish Welfare State", by Desmond Lachman a.o., International Monetary Fund, Washington DC, (September 1995), pp. 31-46

Hähnel and Göransson, Sweden, in "Collective Bargaining in Western Europe 1995-1996", G. Fajertag (ed.), European Trade Union Institute (ETUI), 1996, pp. 239-257

infor MISEP, Scheme to Halve the Jobless Rate, No. 55, Autumn 1996, pp. 12-13

Lachman, D., Overview, in "Challenges to the Swedish Welfare State", by Desmond Lachman a.o., International Monetary Fund, Washington DC, (September 1995), pp. 1-2

Le Magazine for education, training, and youth in Europe, Sweden, No. 4, 1995, pp. 11-12

Micheletti, M., Swedish Corporatism at a Crossroads: The Impact of New Politics and New Social Movements in "Understanding the Swedish model", West European Politics (special issue), July 1991, vol. 14, no. 3, pp. 144-165

Ministry of Health and Social Affairs, Pension Reform in Sweden - a short summary, Proposal of The Working Group on Pensions in 1994

MISEP, Basic Information Report, Employment observatory, 1995

MISEP, Employment Observatory: TRENDS 26 (Annual Report), 1996, The Bulletin of the European System of Documentation on Employment (SYSDEM)

MISSOC-Info, 3/96, Social Protection in the Member States of the European Union, Update of the "Comparative Tables" (1995 edition) as of 1 July 1996, Special edition, p. 27

Munzinger-Archiv/IH-Länder aktuell 7/96, Soziales und Kultur, 1996

Nordisk ministerråd, Arbetsmarknad och arbetsmarknadspolitik i Norden 1994, TemaNord 1995:602

NOSOSCO (Nordic Social-Statistical Committee), Social Security in the Nordic Countries - Scope, expenditure and financing, 1995

Nørby Johansen, L., Welfare State Regression in Scandinavia? The Development of Scandinavian Welfare States from 1970 to 1980, in "Comparing Welfare States and their Futures", Else Øyen (ed.), 1986, pp. 129-151

OECD, Education at a Glance, Analysis, 1996

OECD, Education at a Glance, OECD Indicators, 1996

OECD, OECD Economic Surveys - Sweden, 1995

OECD, OECD Economic Surveys - Sweden, 1994

Premfors, R., The 'Swedish Model' and Public Sector Reform in "Understanding the Swedish model", West European Politics (special issue), July 1991, vol. 14, no. 3, pp. 83-95

Ramaswamy, R. and Green, J.H., Recession and Recovery in the 1990s in "Challenges to the Swedish Welfare State", by Desmond Lachman a.o., International Monetary Fund, Washington DC, (September 1995), pp. 3-11

Ramaswamy, R., The Swedish Labor Market in "Challenges to the Swedish Welfare State", by Desmond Lachman a.o., International Monetary Fund, Washington DC, September 1995, pp. 12-20

Rehn and Viklund, Changes in the Swedish Model in "European Industrial Relations - The Challenge of Flexibility", Baglioni, G. and Crouch, C. (eds.), Sage Publications, (1990)

SALA (The Swedish Association of Local Authorities) and the Federation of Swedish County Councils, Collective bargaining in Swedish local and regional government, 1995

Scherman, K. G., The current situation in the Swedish economy and the process for renewal in the social security, Warsaw, February 16, 1995

Social Europe, Employee Representatives in Europe and their Economic Prerogatives, suppl. 3/96, the European Commission

Social Europe, The Outlook on Supplementary Pensions in the context of Demographic, Economic and Social Change, suppl. 7/96, the part on Sweden: Wadensjö, Eskil, the European Commission

SOU 1996:1, Den nya gymnasieskolan - hur går det?, Utbildningsdepartementet

SOU 1996:113, Report from the Commission for Sickness and Work Injury, A General and Active Insurance for Sickness and Rehabilitation, Summary, pp. 667-689

Swedish National Labour Market Board (Swedish NLMB), Prevention of long-term unemployment and permanent rejection from the Labour market, November 1994

Swedish National Labour Market Board (Swedish NLMB), Swedish National Labour Market Administration Review of Operations 1994/95, 1995

The Europa World Yearbook, 1995, vol. II

The Swedish Institute, Child Care in Sweden, Fact Sheets on Sweden, June 1994

The Swedish Institute, Equality between Men and Women in Sweden, Fact Sheets on Sweden, December 1994

The Swedish Institute, Facts and Figures on Youth in Sweden, Fact Sheets on Sweden, September 1995

The Swedish Institute, Family Planning in Sweden, Fact Sheets on Sweden, October 1994

The Swedish Institute, Higher Education in Sweden, Fact Sheets on Sweden, November 1994

The Swedish Institute, Labour Relations in Sweden, Fact Sheets on Sweden, April 1996

The Swedish Institute, Social Insurance in Sweden, Fact Sheets on Sweden, November 1995

The Swedish Institute, Swedish Labor Market Policy, Fact Sheets on Sweden, December 1995

The Swedish Institute, The Care of the Elderly in Sweden, Fact Sheets on Sweden, August 1996

The Swedish Institute, The Health Care System in Sweden, Fact Sheets on Sweden, May 1996

The Swedish Institute, Upper Secondary and Adult Education in Sweden, Fact Sheets on Sweden, March 1995

Tiberg, H., Sterzel, F., Cronhult, P., Swedish Law - a survey, Juristförlaget, (1994)

Trehörning, P., Measures to Combat Unemployment in Sweden. Labor Market Policy in the Mid-1990s, The Swedish Institute, (1993)

Watson Wyatt, Employment Terms and Conditions, DataServices, Europe, (1995)

Winklerfelt, M., EU, Sverige och utbildningen, 2nd ed., Publica, (1995)


European Parliament: 07/1997