LA POLITICA SOCIALE IN FINLANDIA:
Una Panoramica

DIREZIONE GENERALE DEGLI STUDI
DOCUMENTO DI LAVORO
Serie affari sociali
- W9 -


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Editore:

PARLAMENTO EUROPEO
DIREZIONE GENERALE DEGLI STUDI
Divisione per gli affari sociali e l'occupazione, la sanità e la tutela dei consumatori, i diritti della donna, la cultura, la gioventù, l'istruzione e i mezzi d'informazione
L-2929 Lussemburgo
Tel. (352) 430022568
Fax: (352) 430027720

Autori:

William HEATH, Pernille WINTHER

Redattore: Pernille WINTHER, amministratrice principale, con l'assistenza di Pentti ARAJÄRVI, parlamento finlandese

Il testo è stato terminato nell'ottobre 1996.




INDICE

Introduzione

1. Popolazione

1.1 Immigrazione

2. Mercato del lavoro

2.1 La struttura dell'occupazione
2.2 La recessione
2.3 La disoccupazione
2.4 Le misure per ridurre la disoccupazione
2.5 Le donne e il mercato del lavoro
2.6 Le relazioni industriali

2.6.1 Le organizzazioni sindacali
2.6.2 Le organizzazioni dei datori di lavoro

2.7 Il ruolo delle parti sociali

3. Legislazione del lavoro

4. Istruzione

5. Formazione professionale

6. Previdenza sociale

6.1 Finanziamento
6.2 Pensioni
6.3 Assistenza sanitaria
6.4 Indemnità di disoccupazione
6.5 Prestazioni familiari

6.5.1 Assegni per i figli a carico
6.5.2 Assegni di maternità, di paternità e parentali
6.5.3 Servizi per l'infanzia

7. La Finlandia e l'UE

7.1 Effetti dell'adesione
7.2 Maastricht
7.3 Il Fondo sociale europe

Bibliografia




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INTRODUZIONE (1)

La Finlandia è uno dei paesi nordici e mantiene strette relazioni con tutti gli altri paesi nordici (Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda), soprattutto grazie all'esistenza di legami storici con questi stati. La Finlandia è appartenuta al Regno di Svezia dall' XI secolo al 1809; è successivamente divenuta un Gran Ducato autonomo annesso alla Russia, a seguito del trattato di pace di Hamina. Nel 1917 la Finlandia è diventata finalmente indipendente ed ha promulgato la sua prima costituzione nel 1919.
 

Il parlamento è composto da una camera unica di 200 deputati, eletti ogni quattro anni con un sistema di voto proporzionale. La Finlandia è stato il primo paese in Europa ad introdurre il suffragio universale per le elezioni parlamentari. Di conseguenza le donne hanno ottenuto il diritto di voto per le elezioni nazionali sin dal 1906 e dal 1917 per le elezioni comunali. Nel 1907 il parlamento finlandese contava 19 donne. Oggi un terzo dei seggi dell' Eduskunta sono occupati da donne. Nel 1967 è stato concesso il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto il 18 anno di età.
 

Per tradizione, il partito unico più importante dell' Eduskunta è sempre stato il Socialdemocratico. I partiti più importanti dello schieramento di destra sono il Partito di centro (ex Unione agraria) e il Partito di coalizione nazionale. L'epoca del dopoguerra è stata dominata da governi di coalizione, il più delle volte fondati sulla cooperazione tra i Socialdemocratici e il Partito di centro. Secondo J. Kiander "la divisione della sinistra politica l'ha resa più debole e ha indotto i socialdemocratici a trovare alleati non socialisti. Come risultato, lo stato assistenziale su modello scandinavo non si è sviluppato così a fondo come in Svezia ,Norvegia e Danimarca, paesi dove la posizione e l'influenza dei socialdemocratici è stata più marcata. In generale, i livelli delle prestazioni e le tasse sono più bassi in Finlandia che negli altri paesi nordici" (2). Nel 1991 l'elettorato ha infranto le sue fedeltà tradizionali consentendo ad un governo di destra di giungere al potere. L'attuale governo, costituitosi dopo le elezioni nazionali del marzo 1995, comprende i Socialdemocratici, il Partito di coalizione nazionale, l'alleanza di Sinistra, il Partito svedese e i Verdi (rappresentati in parlamento dal 1983).
 

Sia il finlandese che lo svedese sono riconosciute come lingue ufficiali. La lingua dominante è il finlandese. Lo svedese è la lingua madre del 6% circa della popolazione.
 

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1. POPOLAZIONE

Area: 337.000 km2 (quinta per estensione nell'UE)

Popolazione: 5,1 milioni nel 1995

Densità di popolazione: 15,1 abitanti per km2 (la più bassa nell'UE - media di 114 ab/km2)

Fecondità (1993): 1,81 (media UE - 1,46)

Aspettativa di vita (1992): donne:79,4 (media UE - 79,5)

uomini:71,7 (media UE - 72,9)

Mortalità infantile: 4,4 decessi su mille nel 1993 (la più bassa nell'UE - media di 6,6) (3)
 
 

La seguente tabella mostra la struttura della popolazione finlandese nel 1993 secondo le fasce di età, rispetto all'Unione nel suo insieme.
 
 

Finlandia
UE 12
Al di sotto dei 15 anni
19%
18%
Tra i 15 e 64 anni
67%
67%
Al di sopra dei 65 anni
14%
15%

 

N.B. Tutte le cifre sono arrotondate al numero intero più vicino.
 

Fonte: Eurostat, Statistiche di base dell'UE, 32a ed.
 
 

Come già verificatosi in molti altri paesi dell'UE, anche in Finlandia si assiste al processo di invecchiamento della popolazione. L'aspettativa media di vita è aumentata di circa 7 anni per le donne e di 6 anni per gli uomini durante gli ultimi 30 anni. La percentuale degli ultrasettantacinquenni è aumentata dal 2,3% al 5,7%, mentre la percentuale degli ottantenni è quasi triplicata. Durante questo periodo la popolazione totale finlandese è aumentata solo dell' 1,2%. Durante i prossimi dieci anni si attende una crescita costante del numero di ultrasettantacinquenni di circa 5000 persone all'anno, mentre si aspetta un triplicamento della percentuale di ultraottantacinquenni tra il 1980 e il 2000. (4)
 

1.1 Immigrazione
 

Nel 1993 gli stranieri erano 46.300 unità (5) (0,9% - la quota di cittadini dell'UE era dello 0,2% e quella di cittadini di paesi terzi dello 0,7%. I gruppi di stranieri più consistenti in Finlandia sono gli svedesi, i russi e gli estoni). Si tratta del numero più basso fra gli Stati membri dell'UE. Il Lussemburgo ha il numero più elevato (31%), seguito dal Belgio (9,1%), dalla Germania (8%), dalla Francia (6,2%), dall'Austria (6%) e dalla Svezia (5,8%). Si deve osservare che in Lussemburgo ed in Belgio il numero di cittadini dell'UE era molto più elevato di quello dei cittadini di paesi terzi, rispettivamente 28% e 3%, 5,4% e 3,7%. In Germania, Francia, Austria e Svezia il numero di cittadini di paesi terzi era più elevato di quello dei cittadini di Stati membri dell'UE.
 

Il numero delle domande di asilo è passato vertiginosamente dalle 50 del 1988 alle 3.634 del 1992. Questo fatto sembrerebbe derivare in gran parte dalla Guerra del Golfo del 1990, dalla crisi in Somalia del 1992 e da quella iugoslava iniziata nel 1990, poiché da allora il numero delle domande è sceso improvvisamente a 849 nel 1995. Si può osservare un modello simile di oscillazione delle domande nello stesso periodo di tempo in molti altri Stati membri dell'UE (6).
 

Nel 1994 l'OCSE ha osservato che sembra farsi strada una tendenza verso "un'interpretazione più restrittiva della Convenzione di Ginevra" riguardo alle norme che regolamentano l'immigrazione e le richieste di asilo. In effetti, l'organizzazione dell'entrata illegale di stranieri nel paese a scopo di lucro è diventata perseguibile per legge nel gennaio 1993 (7).

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2. MERCATO DEL LAVORO

Negli anni '50 gran parte dell'occupazione finlandese era concentrata nel settore primario e il reddito nazionale pro capite era relativamente basso. A partire dagli anni '60 ha avuto luogo una rapida industrializzazione: il patrimonio forestale ha costituito la base per lo sviluppo di una importante industria di lavorazione del legno, e il commercio con l'ex Unione Sovietica ha contribuito alla crescita dell'industria metallurgica e dell'ingegneria. Dall'inizio degli anni'80, grazie ad un tasso di disoccupazione relativamente basso, ad una produttività fiorente e ad una crescita dell'occupazione, il reddito pro capite si è attestato al di sopra del livello medio della CE (12) per circa 10 anni.
 

In Finlandia, in una certa misura, non si è verificato lo sviluppo dell'occupazione nel settore pubblico sperimentato negli altri paesi nordici: la quota di occupazione statale generale (escluse le imprese statali) era del 22% nel 1989, rispetto al 30% e oltre di Svezia e Danimarca (8).
 
 

2.1 Struttura dell'occupazione
 

Nel 1994 il tasso di occupazione (9) era del 56,5% rispetto alla media dell'UE del 58,2%. Comunque, questo tasso di occupazione relativamente basso è una conseguenza della recessione cominciata nel 1991. Nel 1990 il tasso di occupazione in Finlandia era del 70,1% rispetto alla media dell'UE del 61%.
 

I tassi di occupazione più elevati dell'UE si registrano in Lussemburgo con il 76,6%, in Svezia (71,7%) e in Danimarca (71,1%), mentre i tassi di occupazione più bassi si registrano in Spagna (46,1%) ed in Italia (50,5%) (10).
 

Nel 1994 il 91,6% della popolazione attiva lavorava a tempo pieno e l'8,4% a tempo parziale, rispetto e al 15,6% dell'UE nel suo insieme. I Paesi Bassi detengono la percentuale più elevata di impiegati part-time con il 36,4% della popolazione attiva, mentre la Grecia detiene la più bassa con solo il 4,8% (11).
 

In Finlandia un cambiamento considerevole si è verificato con l'introduzione dei nuovi contratti di lavoro: "Nel 1989 la maggioranza dei nuovi contratti di lavoro erano a tempo pieno e permanenti. Intorno al 1993 il numero di tali contratti è diminuito ad appena il 28% delle nuove relazioni di lavoro. Nel settore pubblico solo il 10% dei nuovi contratti di lavoro erano a tempo pieno e permanenti, e la quota corrispondente tra i giovani lavoratori era del 15%" (12).
 

La percentuale di lavoratori occupati nel settore dei servizi (64%), nell'agricoltura (9%) e nell'industria (27%), è molto vicina alla media dell'UE (rispettivamente 63%, 6% e 31%). Date le economie di scala nell'industria del legno e nell'industria metallurgica e la considerevole proprietà statale, gran parte dell'occupazione del settore industriale è concentrata nelle grandi imprese. Nel 1990 il 65% circa dei lavoratori si trovava in imprese con più di 500 dipendenti (13). Le PMI rappresentano in media in altri Stati membri dell'UE un tasso di occupazione di circa il 4% più alto rispetto alla Finlandia. La differenza è ancora più notevole nel caso delle piccole imprese con meno di 10 dipendenti. Negli Stati membri dell'UE le piccole imprese rappresentano approssimativamente il 29% di tutti gli impieghi mentre in Finlandia rappresentano solo il 23% (14)".
 
 

2.2 La recessione
 

La crescita dell'economia e del benessere in Finlandia è stata rapida nella prospettiva internazionale, fino alla recessione che ha colpito la nazione negli anni '90. Durante tutto il corso degli anni '80 la crescita della produzione è stata costante, attestandosi intorno al 4% annuo, e il tasso di occupazione è rimasto elevato (15).
 

Nel 1990 in Finlandia è iniziato il periodo di recessione più lungo e grave di questo secolo. Pentti Vuorinen, consigliere presso il ministero finlandese del commercio e dell'industria, ha individuato svariate cause responsabili della crisi (16). In primo luogo, la Finlandia ha conosciuto un declino della produzione economica per quattro anni consecutivi. Negli anni '80 il commercio con l'Unione Sovietica aveva rappresentato il 15-20% delle esportazioni finlandesi; ma, a seguito dei drammatici cambiamenti politici avvenuti nell'Europa orientale ed in Unione Sovietica sul finire del decennio, questo commercio è quasi scomparso. Inoltre in quel periodo i paesi dell'Europa occidentale erano alle prese con le loro economie ed avevano diminuito le loro importazioni.
 

In secondo luogo, le esportazioni finlandesi hanno accusato problemi di competitività. Tra il 1987 ed il 1990 la competitività internazionale dell'industria finlandese è diminuita di ben oltre il 10%, come conseguenza del veloce rialzo dei costi e del marco sempre più forte. Inoltre, allo stesso tempo, l'industria della pasta di legno e della carta, di gran lunga il settore più importante dell'economia, è stato colpito dalla sovrapproduzione mondiale e da una crisi dei costi.
 

In terzo luogo, la rapida deregolamentazione dei mercati finanziari e delle importazioni di capitali nella metà degli anni '80, ha permesso sia alle imprese che ai nuclei familiari di ottenere prestiti a rischio che alla fine potevano essere non ripagati. Ne è derivata una crisi del settore finanziario, soprattutto delle attività bancarie. Mentre la domanda interna di servizi e, di conseguenza, la produzione crollavano, un gran numero di lavoratori dipendenti veniva messo in cassa integrazione, specialmente nel settore dell'industria edile. Si spiega così la cifra sproporzionatamente elevata di disoccupazione del 36,7% relativa a quel settore dell'industria nel 1994, rispetto alle cifre comprese tra l'11% e il 17% degli altri settori dell'industria, quali le manifatture, il commercio, la finanza e le assicurazioni, i servizi e l'agricoltura (17).
 

Vuorinen riconosce che "benché sia ovvio che le cause fondamentali dei gravi problemi di disoccupazione abbiano un andamento ciclico, le caratteristiche strutturali sono diventate più importanti man mano che la situazione è andata deteriorandosi" (18). Sostiene ciò sottolineando in primo luogo che i settori economici specializzati e ad alta tecnologia hanno superato relativamente bene la tempesta economica, laddove i lavori faticosi e poco specializzati sono del tutto scomparsi. In secondo luogo, diverse nuove tasse sono state introdotte a seguito della recessione. I datori di lavoro si sono ritrovati a pagare molto di più sotto forma di contributi di previdenza sociale rapportati alla retribuzione, e quindi sono stati molto più riluttanti ad assumere nuovo personale.
 
 

2.3 Disoccupazione
 

La seguente tabella mostra i gravi effetti prodotti dalla recessione sulla disoccupazione.
 

1989199019911992199319941995 (a)1996 (b)1997 (b)
PIL pro capite (1000$)22,827,023,621,116,619,224,425,527,8
Disoccupazione (%)3,53,47,613,017,718,417,215,814,4

 

(a) stima (b) previsione
 

Fonte: Economist Intelligence Unit, Country Forecasts, 1995
 
 

Prima della recessione la percentuale di disoccupati a lungo termine era all'incirca del 10%-14%. Nel 1995 i disoccupati a lungo termine erano 140.000, vale a dire il 30% del totale dei disoccupati. La maggioranza di essi non ha qualifiche professionali. Inoltre più della metà dei disoccupati al di sopra dei 55 anni di età sono disoccupati a lungo termine (19).
 

Ciò nondimeno è importante osservare che la disoccupazione giovanile resta davvero molto elevata. Nel 1993 il 33,3% dei giovani al di sotto dei 25 anni era disoccupato, rappresentando questa cifra la seconda più alta dell'UE (dietro alla Spagna con il 37,8%). La media dell'UE nel 1993 era del 19% (20) e da allora il numero è sceso al 29,5% nel 1995 (21).
 

Con l'aggravarsi della recessione, si è verificato un netto calo dell'offerta di lavoro, soprattutto a causa della scelta dei giovani di proseguire gli studi superiori invece di entrare nella situazione sfavorevole del mercato del lavoro. Probabilmente con la ripresa dell'economia, questi giovani entreranno nel mercato del lavoro rallentando così qualunque riduzione futura dei livelli di disoccupazione.
 
 

2.4 Misure per ridurre la disoccupazione (22)
 

Nel 1991 la Finlandia aveva ormai perduto parte considerevole della competitività sui prezzi, aveva un deficit record nella bilancia dei pagamenti e l'inflazione era in rialzo. Ne sono derivate bancarotte, crisi bancarie e disoccupazione crescente tanto da rendere necessaria una svalutazione del FIM del 12,3% e un nuovo indirizzo nella politica dei redditi, con il congelamento dei salari per il 1991-1992. Oltre a tali misure sono stati necessari diversi aumenti dei contributi di previdenza sociale a carico dei lavoratori, anche se non sembra che tali misure abbiano risolto i problemi finlandesi, dato che la disoccupazione è aumentata ulteriormente.
 

Problemi simili sono sorti in molti degli altri Stati membri dell'UE e il summit di Essen del dicembre 1994 ha valutato attentamente i recenti sviluppi del mercato del lavoro. Nelle conclusioni del summit, gli Stati membri sono stati esortati a migliorare le possibilità occupazionali delle persone tramite:
 

1) l'istruzione e la formazione, promuovendo più specificatamente l 'insegnamento permanente e la possibilità, per chiunque, di continuare la propria formazione;

2) il rafforzamento della crescita ad alta intensità di occupazione, promuovendo disposizioni intese a favorire un'organizzazione flessibile del lavoro, contenimenti salariali e nuove opportunità di lavoro per venire incontro alle esigenze moderne attraverso lo sviluppo locale;

3) la riduzione dei costi indiretti del lavoro, specialmente all'estremità inferiore del mercato del lavoro;

4) il miglioramento delle politiche occupazionali e dei servizi di pubblico impiego, con particolare riferimento ai disoccupati a lungo termine; e

5) l'offerta di un futuro migliore per i giovani tramite progetti appositamente studiati (23).
 

Il nuovo governo pentapartitico finlandese ha presentato nell'aprile 1995 un Programma generale di governo per il 1995-1999 il cui scopo principale è il dimezzamento del tasso di disoccupazione, una crescita economica forte e prezzi stabili. Le principali strategie e misure per il raggiungimento di tali obiettivi sono:
 

- il mantenimento di un basso livello di inflazione e il controllo dei costi del lavoro;

- la riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL;

- la diminuzione dei tassi di interesse al fine di incoraggiare gli investimenti e i consumi;

- l'allentamento della pressione fiscale sull'utilizzo di manodopera;

- la promozione dell'imprenditorialità e delle iniziative locali;

- il rafforzamento dell'istruzione e della formazione come presupposto basilare della società dell'informazione;

- l'introduzione di una maggiore flessibilità nella vita lavorativa, basata sia sulle esigenze delle imprese che su quelle dei lavoratori;

- il riorientamento della politica dell'occupazione da misure passive a favore dei disoccupati a misure attive (24).
 

Per attuare il Programma di governo dell'aprile 1995, nell'ottobre 1995 è stato approvato un programma per il 1996-1999 più specificamente a favore dell'occupazione, allo scopo di dimezzarla e di ridurre la disoccupazione giovanile e quella di lunga durata. Il programma prevede 52 diverse misure, di cui le principali sono raggruppate nelle sei categorie seguenti:
 

1. Misure per allentare la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, specialmente sui gruppi a basso e medio reddito, e per ridurre i contributi a carico dei datori di lavoro, in modo da alleggerire l'onere fiscale sull'utilizzo di manodopera, principalmente per stimolare la ripresa della domanda interna. Il contributo assicurativo di disoccupazione a carico dei datori di lavoro e dei dipendenti sarà ridotto. L'onere fiscale sull'utilizzo di manodopera sarà ridotto ulteriormente nel 1997-1999.
 

2. Misure volte al miglioramento della vita lavorativa e all'incremento della produttività, attraverso l'abbassamento della soglia di assunzione e la promozione del "job sharing".
 

3. Misure per incrementare l'offerta di formazione professionale e per renderla più rispondente alle esigenze del mercato del lavoro. La disponibilità di formazione sarà migliorata nel 1996, 1997 e 1998 tramite l'offerta di 5.000 nuovi posti di avviamento alla formazione professionale di base. Inoltre, l'accordo del 1995 sulla politica dei redditi prevede l'assorbimento di 4.000 studenti all'anno nel 1996-1998 e un aumento di 10.000-20.000 posti di istruzione destinati agli adulti dal 1997 in poi.
 

4. Misure per la creazione di condizioni favorevoli all'imprenditorialità.
 

5. Incremento degli investimenti nel settore edilizio e nella protezione ambientale sia attraverso il finanziamento pubblico che privato.
 

6. Il riorientamento della politica dell'occupazione, favorendo misure attive contro la disoccupazione in luogo di misure passive. L'obiettivo è di coinvolgere il 5% della manodopera (125.000) in misure attive da applicare al mercato del lavoro entro il 1997.
 
 

2.5 Le donne e il mercato del lavoro (25)
 

La presenza femminile sul mercato del lavoro in Finlandia è relativamente elevata rispetto a molti altri Stati membri dell'UE: il tasso di occupazione femminile (% della popolazione in età lavorativa) è infatti stato del 55,4% nel 1994 rispetto al 48,6% dell'UE 12, anche se Danimarca, Svezia, Regno Unito e Portogallo hanno registrato un tasso più elevato. Tuttavia, il tasso di occupazione maschile in Finlandia è stato quasi identico a quello femminile, vale a dire il 57,6%. Ciò è insolito se paragonato agli altri Stati membri dell'UE. In Danimarca, che registra il tasso di occupazione femminile più elevato con il 66%, il tasso di occupazione maschile è stato del 76% nel 1994.
 

In Finlandia il tasso di disoccupazione delle donne, 16,7% nel 1994, è più basso di quello degli uomini, 19,9% nel 1994. Le cifre dell'UE 12 sono state, nel 1994, del 13% per le donne e del 10% per gli uomini. Il valore più elevato del tasso di disoccupazione delle donne rispetto a quello degli uomini è evidente in tutti gli Stati membri tranne che in Finlandia, Svezia e Regno Unito.
 

Anche tra le donne finlandesi esiste la tendenza a lavorare a tempo pieno. Nel 1994 solo l'11% aveva lavori part-time in confronto al 30% dell'UE 12, del 34% della Danimarca, del 17% della Svezia, del 44% del Regno Unito e del 12% del Portogallo. Il tasso di partecipazione delle donne finlandesi al lavoro a tempo pieno è probabilmente il più elevato nell'UE.
 

Per ciò che riguarda le recenti le misure a favore delle donne disoccupate, è stata intensificata la cooperazione tra le autorità del mondo del lavoro e di quello dell'istruzione al fine di ridurre la disoccupazione femminile. Sono state istituite strutture di cooperazione regionale per provvedere all'innovazione nel campo dell'occupazione femminile. L'enfasi è posta sulla creazione di imprese e di lavoro autonomo (26).
 

Le donne finlandesi sono ben istruite, specialmente nelle fasce di età più giovani, dove in media le donne hanno ricevuto un'istruzione migliore degli uomini. Quindi il 59% delle persone in possesso di diploma di istituto professionale nel 1992 sono state donne, mentre la cifra corrispondente per le università è stata del 55% (27).
 

Il divieto di discriminazione diretta o indiretta per motivi sessuali è sancito dalla legge sulle pari opportunità del 1986. Modifiche sono state apportate a questa legge nel 1992, e nuovamente nel 1995 allo scopo di vietare la discriminazione per motivi di gravidanza o di maternità/paternità.
 

Scopo della legge è promuovere la parità tra i due sessi ed impedire la discriminazione, migliorando così la posizione delle donne nella vita lavorativa. La legge prevede misure atte a promuovere la parità, a vietare la discriminazione e a garantire il ricorso alla legge. Prevede inoltre provvedimenti riguardanti la promozione attiva della parità: le autorità e i datori di lavoro hanno l'obbligo di promuovere la parità in maniera pianificata e con fini precisi. La nuova legge prevede anche una presenza sia maschile che femminile del 40% nelle commissioni governative, nei consigli consultivi e in altri organi analoghi.
 

Al fine di verificare l'osservanza della legge sulla parità e per promuoverne l'attuazione, è stato creato un ombudsman per la parità. Questi ha il potere di prendere iniziative e dare istruzioni nei casi previsti dalla legge come pure di ispezionare i luoghi di lavoro se sussistono fondati sospetti di violazione della legge sulla parità (28).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

2.6 Relazioni industriali
 

2.6.1 Organizzazioni sindacali
 

La sindacalizzazione è aumentata rapidamente a partire dagli anni '60. Nel 1994, all'incirca il 90% dei lavoratori dipendenti finlandesi apparteneva ad un sindacato (questa cifra include anche i pensionati, gli studenti e gli iscritti non paganti). Si tratta di una delle percentuali più elevate nell'UE, insieme a quelle della Danimarca e della Svezia. Le cifre della sindacalizzazione in Francia, Italia e Germania nello stesso anno erano rispettivamente 11%, 66% e 42% (29).
 

Il sindacato più importante è il SAK (Organizzazione centrale dei sindacati finlandesi), i cui inizi si possono far risalire al 1907, e che attualmente conta 1,1 milioni di iscritti. Ad esso sono affiliati 24 sindacati, di cui i più importanti sono quelli che rappresentano gli operai metallurgici, gli impiegati comunali, gli impiegati statali e gli operai edili. L'intera storia del movimento sindacale operaio in Finlandia è stata caratterizzata dalla rivalità tra i socialdemocratici da una parte ,e i comunisti dall'altra. Il SAK e la maggior parte dei suoi affiliati sono guidati dai socialdemocratici, anche se l'alleanza di sinistra conserva una presenza significativa e talvolta dirompente.
 

Esistono due organizzazioni sindacali degli impiegati, basate entrambe sul tipo di occupazione piuttosto che nel settore industria. La STTK, la Confederazione finlandese degli impiegati stipendiati, consta di 28 sindacati associati e circa 600.000 iscritti. L'AKAVA, la Confederazione finlandese degli impiegati, ha 32 sindacati associati e 320.000 iscritti, soprattutto persone in possesso di titolo accademico (30).
 
 

2.6.2 Organizzazioni dei datori di lavoro (31)
 

Gli imprenditori sono organizzati in quattro associazioni principali, due in rappresentanza del settore pubblico e due di quello privato. Le organizzazioni più importanti sono la TT (Confederazione degli industriali e dei datori di lavoro finlandesi) che nel 1993 contava all'incirca 6000 compagnie associate con 420.000 lavoratori dipendenti, e la LTK (Confederazione finlandese degli imprenditori del settore dei servizi), che conta 5800 imprese associate con 280.000 lavoratori dipendenti. La KT (Commissione dei datori di lavoro degli enti locali), la più grande organizzazione del settore pubblico, copre 455 amministrazioni comunali e 260 federazioni che danno lavoro a 420.000 persone. La VTML, l'Ufficio degli imprenditori di Stato, firma contratti collettivi di lavoro per 140.000 imprenditori e funzionari assunti dallo Stato. Inoltre esistono alcune associazioni minori. La MTL, la Federazione degli imprenditori agricoli, ha circa un migliaio di compagnie associate (32).
 
 
 
 
 
 

2.7 Il ruolo delle parti sociali (33)
 

La contrattazione collettiva si è sviluppata lentamente in Finlandia, ed è solamente dal 1946 che ha svolto un ruolo di penetrazione capillare nel paese. Oltre agli accordi salariali, esiste tutta una serie di contratti collettivi nazionali, solitamente di durata indefinita, che riguardano questioni non salariali. Essi coinvolgono le organizzazioni centrali del mercato del lavoro e possono riguardare questioni inerenti al diritto del lavoro, possono essere precursori di una nuova legislazione, oppure riguardare questioni non disciplinate dalla legge (cfr. punto 3 per gli accordi più importanti).
 

Per quanto riguarda la fissazione dei salari, la centralizzazione dei contratti collettivi ha dominato la contrattazione nel mercato del lavoro finlandese sin dai primi anni '60. Dal 1968 al 1992 i contratti collettivi sono stati generalmente basati su una politica dei redditi centralizzata. Le parti firmatarie erano i lavoratori dipendenti e l'organizzazione centrale degli imprenditori. Il governo invitava a soluzioni salariali moderate e prometteva riforme nella politica sociale e del lavoro. Nel contesto di una politica generale dei redditi è stato possibile attuare persino costose riforme di politica sociale intese allo sviluppo della società del benessere.
 

Tradizionalmente gli accordi sulla politica dei redditi avevano durata biennale ed erano conclusi dietro trattative condotte, sin dal 1971, dalla commissione mista per la contrattazione salariale composta da rappresentanti del governo e delle organizzazioni del mercato del lavoro. Dopo un periodo caratterizzato da buone relazioni tra le parti sociali, la situazione si è modificata con la recessione. Le parti avevano opinioni diverse sul modo di affrontare i problemi: gli imprenditori chiedevano la decentralizzazione della contrattazione nonché un aumento della flessibilità dei salari e degli orari lavorativi.
 

Di conseguenza, all'inizio degli anni '90 si ebbe un cambiamento nel sistema di contrattazione ufficiale. Il governo rimase escluso da tale processo e accordi decentralizzati vennero conclusi a livello industriale, con soddisfazione degli imprenditori; nemmeno i sindacati, pur fermamente intenzionati a difendere la politica dei redditi, appoggiarono decisamente il mantenimento della contrattazione centralizzata. Nel 1995, dopo trattative complicate e conflittuali, è stato chiesto nuovamente il ripristino della centralizzazione della contrattazione su scala nazionale (34).

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3. LEGISLAZIONE DEL LAVORO (35)

Lo sviluppo della normativa del lavoro è avvenuto in Finlandia, come in generale negli altri paesi nordici, attraverso la cooperazione tra le parti del mercato del lavoro ed il governo. Il Parlamento non si è affatto interessato all'attività quotidiana del mercato del lavoro, e la legislazione è stata elaboratata sulla base di proposte congiunte presentate dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali.
 

Come sopra menzionato, dopo la Seconda guerra Mondiale i contratti collettivi hanno svolto un ruolo importante nel disciplinare molti degli aspetti inerenti al mondo del lavoro, comprese le condizioni individuali di occupazione. In teoria questi contratti sono legalmente vincolanti solo per le parti contraenti e per i lavoratori dipendenti affiliati al sindacato centrale che li ha negoziati. Tuttavia un imprenditore deve rispettare i termini e le condizioni di un contratto anche riguardo ai lavoratori dipendenti che non appartengono a tale sindacato centrale.
 

Nel 1994 i contratti collettivi coprivano il 72% della popolazione lavorativa (36), e quelli concernenti il salario minimo addirittura il 95% dei lavoratori (37).
 

I principali contratti non salariali in vigore comprendono (38):
 

- il Contratto generale (1946) che disciplina le relazioni tra la federazione degli imprenditori e la federazione SAK degli operai, oltre ai diritti e ai doveri degli imprenditori e dei lavoratori dipendenti. (Provvedimenti analoghi riguardanti le federazioni degli impiegati sono contenute in accordi separati.)
 

- Il Contratto sulla sicurezza del posto di lavoro, che amplia la legge sui licenziamenti e sulla cassa integrazione.
 

- Il Contratto sui delegati sindacali.
 

- I Contratti sulla tutela del lavoro, che ampliano la legge sulla salute e la sicurezza.
 

- Il Contratto sulla razionalizzazione (o sull'organizzazione e metodi) riguardante i miglioramenti dei metodi di produzione e delle condizioni lavorative.
 

- Il Contratto di cooperazione sull'attuazione della legge di cooperazione.
 

- Contratti di formazione.
 

Le principali leggi sul lavoro in vigore comprendono (39):
 

- la Legge sull'occupazione

Scopo di questa legge è quello di fornire opportunità di lavoro ai cittadini (SEE). Secondo quanto previsto da una riforma della legge sul lavoro entrata in vigore all'inizio del 1993 ed intesa a perseguire politiche del lavoro più attive e flessibili, è stato abrogato l'obbligo di assumere i giovani e i disoccupati a lungo termine, allo scopo di permettere l'applicazione di una politica del lavoro più attiva e flessibile.
 

- La Legge sui servizi di collocamento, che è stata modificata all'inizio del 1994, stabilisce che i servizi che gestiscono la manodopera debbono intensificare l'attivazione di misure di politica del lavoro e migliorare il funzionamento del mercato del lavoro.
 

- La legge sulla formazione professionale, intesa a creare una pianificazione dei sistemi di formazione rivolta alle esigenze quantitative, qualitative e regionali della vita lavorativa.
 

- La legge sull'orario di lavoro

L'orario di lavoro in Finlandia, secondo quanto previsto dalla Legge sull'orario di lavoro, non può superare le otto ore giornaliere e le quaranta ore settimananali. Tali parametri comunque vengono utilizzati principalmente come punto di riferimento, e regole specifiche per i diversi settori possono essere concordate attraverso i contratti collettivi, secondo quanto stabilito dalla Legge sulla flessibilità del 1989. Kauppinen aggiunge che, mentre nel settore privato un contratto collettivo fissa le condizioni minime, nel settore pubblico fissa sia le condizioni minime che quelle massime (40). Inoltre, i lavoratori dipendenti hanno l'obbligo di prendere un periodo di riposo continuato di almeno 30 ore e, quando hanno un orario di lavoro superiore alle 7 ore, una pausa giornaliera di almeno un'ora, durante la quale al lavoratore è permesso di allontanarsi dal posto di lavoro (41).
 

- La Legge sulle ferie annuali

A seguito delle riforme del 1981, le ferie minime annuali sono fissate a cinque settimane all'anno per tutti i lavoratori dipendenti con uno o più anni di servizio. Il lavoratore di recente assunzione ha diritto a quattro settimane. Alcuni contratti collettivi accordano sei settimane.
 

- La durata delle ferie annuali per gli agricoltori è stata di 22 giorni nel 1995. Per questo periodo è possibile ricorrere a un lavoratore di rimpiazzo.
 

- La Legge sull'aspettativa per motivi di studio

Un lavoratore dipendente che sia stato assunto, per uno o più periodi, dallo stesso datore di lavoro per un totale minimo di un anno, ha diritto, alle condizioni previste dalla legge, ad un totale massimo di due anni di aspettativa per motivi di studio nel corso di cinque anni di servizio con lo stesso datore di lavoro. L'aspettativa per motivi di studio può essere accordato anche per studi all'estero.
 

Scopo della legge sul congedo per motivi di studio è quello di utilizzare questo tipo di congedo per migliorare le opportunità di formazione e di istruzione dei lavoratori.
 

- Pagamento dei salari

La normativa del lavoro svolge solo un ruolo minore per ciò che concerne la retribuzione lavorativa poiché il sistema di contrattazione collettiva disciplina la determinazione dei salari, compresi i salari minimi.
 

Come altri nove Stati membri, la Finlandia non ha un sistema generale di salario minimo stabilito dalla legge. Comunque, in generale, i livelli salariali fissati nei principali contratti collettivi sono validi per l'intero settore e creano minimi applicabili sia agli iscritti ai sindacati firmatari che ai non iscritti. Queste scale settoriali possono variare notevolmente e di frequente sono previsti supplementi per anzianità e per qualifiche addizionali (42).
 

- Sicurezza sul lavoro

La Legge sulla tutela del lavoro è una legge quadro che stabilisce i principi di protezione contro gli incidenti e i rischi per la salute sul lavoro. La legge prevede misure riguardanti gli obblighi dei lavoratori, la salute sul lavoro e le condizioni dei luoghi di lavoro; inoltre suggerisce vivamente la cooperazione tra imprenditori e lavoratori dipendenti.
 

- Legge di tutela dei giovani lavoratori

Questa legge, che riguarda i lavoratori dipendenti al di sotto dei 18 anni, prevede misure speciali per i giovani lavoratori. La legge permette il regolare impiego di un giovane al di sopra dei quindici anni che abbia completato la scuola dell'obbligo. Le persone al di sopra dei quattordici anni di età possono essere assunte per lavori leggeri che non comportino danni per la loro salute. La legge contiene inoltre misure riguardanti gli orari di lavoro dei giovani operai.
 

- Legge sull'assistenza sanitaria sul lavoro

Questa legge prevede misure che richiedono la sorveglianza costante del luogo di lavoro da parte del datore di lavoro e inoltre la predisposizione di piani intesi a rendere l'ambiente di lavoro più sicuro e più sano. Il datore di lavoro deve predisporre controlli sanitari nel caso di lavori che comportino rischi per la salute. La legge richiede inoltre al datore di lavoro di controllare se un lavoratore disabile possa far fronte al lavoro che gli è assegnato.

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4. ISTRUZIONE

L'obbligo scolastico in Finlandia dura nove anni, dall'età di sette all'età di sedici anni, e corrisponde quindi alla media dell'UE, dato che la cifra più alta è di tredici anni in Olanda e la più bassa di otto anni in Italia, Spagna e Portogallo (43). Non esiste obbligo prescolastico in Finlandia, ma esistono tuttavia asili nido per l'infanzia gestiti dall'amministrazione dei servizi sociali in cooperazione con scuole polivalenti.
 

Praticamente non esistono scuole private in competizione con quelle pubbliche, per quanto non vi siano normative che lo impediscano. L'OCSE ritiene che ciò sia in parte imputabile alla mancanza di fondi pubblici da destinare alle scuole private ed al fatto che "la Finlandia ha un sistema di istruzione di qualità eccellente, che le permette di mantenere standard uniformemente elevati in tutto il paese e che si colloca al primo posto se si confrontano su scala internazionale le capacità degli adolescenti in materia di lettura " (44).
 

A sedici anni, lo studente che abbia terminato l'istruzione obbligatoria, deve decidere se proseguire gli studi in una scuola secondaria superiore e poi all'università, o se iscriversi ad una scuola professionale. Sebbene le persone in possesso di una qualifica professionale abbiano pieno diritto di riaccedere riprendere l'iter universitario, pochi lo fanno.
 

Il sistema universitario comprende 20 università, tutte di proprietà e a gestione pubblica, 10 delle quali offrono svariate facoltà, 6 sono specializzate (3 università di tecnologia e 3 di economia) e 4 sono accademie d'arte. Come in diversi Stati membri dell'UE, i diplomi universitari si situano a tre livelli: laurea breve, laurea e dottorato. I diplomi di laurea breve, che richiedono 3-4 anni, sono relativamente poco frequenti. Più comuni, invece, i diplomi di laurea che possono richiedere fino a 8 anni, ma che in teoria dovrebbero durare 5-6 anni. I livelli di occupazione e di reddito postscolastici aumentano, come prevedibile, in maniera direttamente proporzionale al livello di qualificazione conseguito (45).
 

Il numero di studenti, in proporzione alla popolazione, è considerato da alcuni come indicatore dell'impegno di una nazione nel campo dell'istruzione. Nel 1993 il 69% dei finlandesi tra i 7 e i 29 anni di età facevano parte del sistema regolare di istruzione, una cifra elevata se confrontata con quelle di altri Stati membri dell'UE o dell'OCSE. Le cifre per la Danimarca, il Regno Unito e la Germania sono rispettivamente del 55%, 53% e 50% (46). Nel 1993, su una popolazione di 4,1 milioni di ultraquindicenni, 1,9 milioni avevano ricevuto soltanto un'istruzione di base, 1,7 milioni avevano conseguito un livello di istruzione media superiore e 459.000 avevano seguito studi di livello superiore (47).

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5. FORMAZIONE PROFESSIONALE

In un paese con relativamente poche risorse naturali, molta enfasi è stata posta sulle risorse umane. Due sviluppi hanno incoraggiato le persone a considerare più attentamente la possibilità della formazione professionale: in primo luogo il fatto che, come nella maggior parte se non in tutti i paesi industrializzati, i miglioramenti nella tecnologia e nell'automazione hanno ridotto il bisogno di manodopera numericamente consistente e relativamente non specializzata, ed hanno invece aumentato l'esigenza di personale ben istruito e qualificato; in secondo luogo, con il decollo della disoccupazione nei primi anni '90, i lavoratori dipendenti si sono trovati costretti a cercare lavoro in altri settori dell'economia per i quali non avevano qualifiche né formazione.
 

La formazione professionale è diventata ancora più importante poiché "in un paese dove tradizionalmente gli accordi di politica dei redditi svolgono un ruolo rilevante, è politicamente difficile far sì che i meccanismi di mercato riducano la disoccupazione attraverso l'abbassamento dei livelli salariali; un approccio più sofisticato prevede il miglioramento delle qualifiche delle persone ed il tentativo di creare una migliore armonizzazione tra le imprese e gli istituti di formazione allo scopo di far acquisire agli studenti qualifiche pertinenti." (48)
 

Gli istituti professionali e le università assicurano il grosso della formazione di base, degli adulti e di quella professionale. Anche le imprese private forniscono formazione basata su accordi tra tali imprese ed i comuni, per lo più sotto forma di tirocini. Negli ultimi anni sono comparsi nuovi corsi: corsi accelerati sono offerti su ampia scala e si organizzano corsi ed esami di lingue allo scopo di aumentare le qualifiche linguistiche della popolazione adulta.
 

La formazione professionale o la qualificazione professionale per i giovani esiste a tre livelli:
 

- gli studenti che abbiano appena terminato la scuola media possono, dopo 2-3 anni di studio, ottenere una qualifica equivalente a quella della scuola media superiore;
 

- al livello post-scolastico inferiore, che richiede 4-5 anni dalla fine della scuola media oppure 1-2 anni per gli studenti della scuola media superiore;
 

- per ottenere una qualifica professionale superiore, lo studente che ha terminato la scuola media superiore deve proseguire gli studi per altri 3-4 anni.
 

La gestione degli istituti di formazione professionale è stata sotto pressione a partire dalla fine degli anni'80. Gli istituti sono finanziati dallo stato e gestiti secondo una politica quasi completamente concordata a livello ministeriale. Si sono esercitate pressioni per aumentare la flessibilità e la disponibilità del sistema rivolto agli adulti e non solo ai giovani.
 

La nuova Legge sui tirocini di formazione (1993) ha dato più libertà di iniziativa agli istituti professionali per quanto riguarda l'offerta dei corsi e in generale le modalità di spesa del loro bilancio. La tendenza alla decentralizzazione è stata evidente in altri Stati membri, come pure lo sviluppo di sistemi più flessibili che possono offrire combinazioni a tempo pieno o part-time, formazione interna alla scuola e tirocini (49).
 

Dall'inizio degli anni '90 il numero di tirocini è salito del 40%, ma rappresenta solo il 5% di tutta la formazione professionale. Kyrö sostiene che "l'attuale velocità del tasso di progresso tecnologico rappresenta una grande sfida per l'istruzione e la formazione istituzionale, specialmente in Finlandia dove la rete scolastica è estesa. Esistono circa 500 istituti professionali che provvedono alla formazione di 200.000 studenti all'anno. Non è possibile per un istituto professionale rinnovare le proprie attrezzature didattiche alla velocità con cui gli imprenditori più progressisti acquistano nuove attrezzature e macchinari, il che rende indispensabile trasferire le parti essenziali della formazione pratica alle imprese più moderne." (50)
 

Un lavoratore dipendente può chiedere l'aspettativa per motivi di studio dopo aver lavorato per un anno. Gli studi non devono essere correlati all'attività dell'imprenditore, ma il lavoratore può scegliere la materia dei suoi studi. Si può ottenere un'aspettativa massima per studio di due anni nell'arco di un periodo di cinque anni. Durante il periodo di aspettativa, al lavoratore non viene corrisposto uno stipendio, ma ha diritto di chiedere vari sussidi di formazione.

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6. PREVIDENZA SOCIALE

La spesa per la previdenza sociale è stata piuttosto modesta in Finlandia fino alla metà degli anni'70, ma lo sviluppo di schemi pensionistici e miglioramenti nell'assistenza sanitaria e nei servizi della previdenza sociale hanno portato la Finlandia vicino alla media dell'Europa occidentale sotto questo aspetto durante il 1990 (51).

Il sistema è riuscito a rendere il benessere delle persone in gran parte indipendente dalle strutture familiari e dalle condizioni prevalenti di mercato; é riuscito anche, con relativo successo, a ridurre le disparità di reddito (52).
 

Come negli altri paesi scandinavi, la previdenza sociale è estesa di diritto a tutti i cittadini e tutti ricevono lo stesso importo di base; le persone con un lavoro retribuito ricevono inoltre prestazioni supplementari basate sulla retribuzione, e solo l'assicurazione contro la disoccupazione è distinta dal sistema integrato gestito dallo stato ed è volontaria piuttosto che obbligatoria (53).
 

La spesa globale per la previdenza sociale rapportata al PIL è considerevolmente più elevata in Finlandia rispetto alla media riscontrata nei 12 Stati membri dell'UE.
 

Ripartizione della spesa corrente per la protezione sociale per funzione, 1993
 

% spesa totale% PIL
FinlandiaEur 12FinlandiaEur 12
Vecchiaia + reversibilità32.142.311.411.9
Malattia21.023.37.46.5
Invalidità, inabilità + malattie e infortuni professionali15.210.45.42.4
Disoccupazione9.46.93.31.9
Collocamento, orientamento professionale, mobilità4.01.61.40.3
Alloggio1.11.90.40.5
Famiglia10.06.53.51.8
Maternità2.40.90.80.3
Altri2.01.70.71.1
Amministrazione2.94.51.01.3
TOTALE100.0100.035.428.5

 

Fonte: Eurostat, base dati ESSPROS - In: Protezione sociale in Europa 1995, Commissione europea, COM(95)0457.
 
 

6.1 Finanziamento
 

In Finlandia circa il 50% del finanziamento della spesa destinata alla previdenza sociale proviene dall'autorità pubblica, mentre i contributi degli imprenditori ammontano al 38% e quelli delle persone assicurate all'11%:
 

Finanziamento della spesa per la previdenza sociale
 

DanimarcaFinlandiaIslandaNorvegiaSvezia
1981:
Autorità pubbliche87.443.767.641.550.1
Lavoratori10.448.525.938.248.9
Assicurati2.27.86.520.31.0
1992:
Autorità pubbliche87.350.760.258.854.9
Lavoratori7.338.132.225.543.5
Assicurati5.411.17.615.61.6

 

Fonte: Nososco, Social security in the Nordic countries, 1995
 

Sin dall'epoca della recessione, si è assistito alla tendenza di incrementare il contributo a carico degli imprenditori e degli assicurati.
 

Con la diminuzione del PIL e l'aumento dei sussidi di disoccupazione, la spesa sociale è aumentata vertiginosamente durante la recessione dei primi anni '90 ed è diventata molto costosa. Nel 1994 sono state introdotte diverse riforme. La durata dell'assegno base di disoccupazione, prima indefinita, è stata limitata e le norme che disciplinano i diritti a tali sussidi sono state rese più severe. Lo scopo di queste misure è di fornire ai disoccupati incentivi più grandi per trovare un'occupazione. Nel settore delle pensioni l'età standard di pensionamento per gli impiegati statali è stata elevata nel 1993. Nel 1994 è seguita la decisione di aumentare l'età minima di pensionamento anticipato per tutte le categorie di lavoratori. Inoltre, il sistema delle sovvenzioni è stato cambiato nel 1993 al fine di incoraggiare il risparmio dei costi a livello locale e di permettere un controllo più severo della spesa di previdenza sociale da parte del governo centrale.
 

Comunque, secondo l'OCSE, queste riforme non saranno sufficienti, anche perché si prevede che il processo di invecchiamento della popolazione contribuirà ad un'ulteriore aumento della spesa. L'OCSE propone perciò la limitazione delle spese aggiuntive ed un controllo migliore della spesa sociale locale (54).
 

Qui sotto si troverà una breve descrizione di alcuni degli schemi più importanti.
 
 

6.2 Pensioni (55)
 

Le pensioni previste dalla legge comprendono pensioni nazionali e pensioni da lavoro. Le persone di età superiore ai 16 anni residenti in Finlandia sono assicurate in conformità della Legge nazionale sulle pensioni. Chi lavora in Finlandia è anche assicurato in conformità della legge sulle pensioni dei lavoratori dipendenti e della legge sulle pensioni dei lavoratori autonomi (o legge analoga). Entrambi i regimi applicano grosso modo gli stessi criteri di ammissibilità.
 

Scopo della pensione nazionale è quello di garantire a tutti i pensionati un reddito minimo adeguato. Comprende pensioni di vecchiaia, prepensionamento, prepensionamento per inabilità, pensioni di invalidità, pensione di disoccupazione e pensioni di reversibilità. Se il pensionato ha risieduto in Finlandia per meno di 40 anni, la pensione di vecchiaia sarà proporzionale al periodo di tempo in cui l'assicurato ha vissuto nel paese.
 

La pensione nazionale massima ammonta a 2532 FIM al mese. Tale importo si riduce proporzionalmente in base alla situazione matrimoniale e al costo della vita nella regione di residenza per chi è titolare di una pensione da lavoro, cosicché chi riceve una pensione da lavoro superiore a 5188 FIM non ha diritto alla pensione nazionale.
 

Scopo della pensione da lavoro è quello di garantire il mantenimento del livello di consumi raggiunto dai lavoratori dipendenti e autonomi nell'arco della loro vita lavorativa. La pensione da lavoro viene determinata sulla base della durata dell'occupazione dipendente o autonoma nonché sulla base della relativa retribuzione. Non esiste un limite superiore alla retribuzione come base al calcolo della pensione. L'ammontare massimo della pensione è pari al 60% della retribuzione, e viene maturato durante un periodo di 40 anni. Nel 2002 il regime sarà pienamente operativo. Le pensioni da lavoro sono obbligatorie. Il regime è gestito da istituti privati per le pensioni da lavoro. Fino alla fine del 1992 le pensioni dei lavoratori dipendenti erano finanziate interamente sulla base di contributi versati dagli imprenditori. Nel 1993 anche i lavoratori dipendenti hanno iniziato a versare contributi pensionistici.
 

Le prestazioni previste dal regime delle pensioni da lavoro comprendono pensioni di vecchiaia, prepensionamento, pensionamento posticipato, pensioni part-time, prepensionamento per inabilità, pensioni di invalidità, pensioni di invalidità parziale, pensioni di disoccupazione e pensioni di reversibilità.
 

I lavoratori dipendenti tra i 58 e i 64 anni di età hanno diritto ad un prepensionamento parziale a condizione che continuino a lavorare part-time.
 

Le pensioni sono considerate reddito imponibile. Tuttavia, se il pensionato non ha altri redditi oltre alla piena pensione nazionale, è esente da imposte.
 

La seguente tabella riporta le pensioni percepite nei diversi Stati membri come percentuale di retribuzioni precedenti. La maggior parte delle pensioni dipendono, inoltre, in una certa misura, dai contributi versati.
 

ABDDKEFFINGRIIRLLNLPSUK
Min3947(a)525046603019354670305531
Max8373(a)6010088608089427870805544

 

N.B Tutte le cifre sono in percentuale
(a) a seconda dei contributi versati

Fonte: Commissione europea, Quadro, 1995

6.3 Assistenza sanitaria (56)
 

Alla fine del 1994 in Finlandia esistevano 455 comuni dotati di servizi di assistenza sociale e sanitaria. L'assistenza sanitaria è sovvenzionata primariamente dallo Stato e dalle autorità locali, ma vi contribuiscono anche gli utenti dei servizi. Nel 1993 il settore pubblico rappresentava il 77% del finanziamento per l'assistenza sanitaria, gli utenti del servizio il 19% e gli altri, ad es. fondi di assistenza, imprenditori ed assicurazioni private, il 4%.
 

L'assistenza sanitaria primaria dei comuni è controllata dai centri sanitari istituiti da una delle autorità locali individualmente oppure insieme ad un comune vicino. Nel 1994 esistevano 243 centri sanitari nei 455 comuni finlandesi. Fondamentalmente i servizi dei centri sanitari erano gratuiti fino al 1993, quando il sistema dei pagamenti è stato rivisto. Attualmente le autorità locali possono far pagare sia un forfait annuale che un determinato importo per la prestazione di cure da parte di un dottore. Per il ricovero ospedaliero si paga una quota giornaliera. I servizi dei centri sanitari sono gratuiti per i giovani al di sotto dei 16 anni, così come gratuita è l'assistenza sanitaria preventiva.
 

Le autorità locali possono fornire direttamente servizi oppure acquistarli dal settore privato. La portata, il contenuto e l'organizzazione dei servizi non sono di solito definiti dalla legge, cosicché si possono osservare differenze da un'autorità locale all'altra.
 

Esiste comunque una legislazione che prescrive i principali servizi di base che devono essere forniti da tutte le autorità. Suggerimenti per rettificare deficienze nella fornitura di servizi sono formulati dalla commissione garante per la sicurezza di base, che opera in collaborazione con il Ministero degli affari sociali e della sanità.
 

Un'indennità di malattia in contanti viene corrisposta per compensare la perdita di reddito durante la malattia.
 
 

6.4 Indennità di disoccupazione (57)
 

L'indennità di disoccupazione prevede una prestazione di base e una prestazione basata sulla retribuzione. L'indennità di base viene concessa, senza controllo dei redditi, a disoccupati di età compresa fra i 17 e i 64 anni registrati come persone in cerca di un lavoro a tempo pieno, capaci e disposti a lavorare, in possesso dei requisiti richiesti per l'impiego e alle quali l'Ufficio di collocamento non ha assicurato un lavoro o una formazione. Per beneficiare dell'indennità basata sulla retribuzione, invece, una persona deve essere anche iscritta a un fondo di disoccupazione. Coloro che beneficiano di altre prestazioni, quali assegni per malattia, maternità, paternità o parentali, non hanno diritto all'indennità di disoccupazione. Le somme così percepite sono considerate reddito imponibile e l'indennità non può essere erogata per più di 500 giorni durante quattro anni di calendario consecutivi.
 

Le persone che hanno beneficiato dell'indennità di disoccupazione per l'intero periodo previsto hanno successivamente diritto ad un "sostegno del mercato del lavoro".
 

L'assegno base giornaliero è di 118 FIM. Sono altresì previsti supplementi per i figli a carico. La concessione dell'indennità basata sulla retribuzione presuppone l'appartenenza, per almeno sei mesi, ad un fondo di disoccupazione e l'indennità massima erogata (compresi i supplementi per i figli a carico) non può superare il 90% della retribuzione giornaliera.
 

La persona che lascia il suo lavoro senza un valido motivo o è direttamente responsabile della risoluzione del suo contratto d'impiego perde il diritto all'indennità per otto settimane. La persona che si rifiuta sistematicamente di accettare le misure proposte dall'Ufficio di collocamento o che si rifiuta di fornire le informazioni richieste dalla Legge sul lavoro perde il diritto all'indennità per sei settimane.
 

Se la persona disoccupata che soddisfa i requisiti d'impiego raggiunge l'età di 55 anni prima della scadenza del periodo di 500 giorni, il diritto all'indennità di disoccupazione è mantenuto fino al raggiungimento del 60 anno di età.
 
 

6.5 Prestazioni familiari (58)
 

6.5.1 Assegni per i figli
 

Gli assegni per i figli vengono corrisposti per ogni figlio di età inferiore ai 1è anni, che risieda permanentemente in Finlandia, indipendentemente dalla sua nazionalità.
 

Assegni per i figli:
 

Figlio I 535 FIM/mese

Figlio II 657 FIM/mese

Figlio III 779 FIM/mese

Figlio IV 901 FIM/mese

Figlio V 1023 FIM/mese
 

I nuclei monoparentali hanno diritto ad un aumento di 200 FIM per figlio.
 
 

6.5.2 Assegni di maternità, paternità e parentali
 

L'assegno di maternità e l'assegno parentale durante il periodo di occupazione è equivalente all'assegno giornaliero previsto per l'assicurazione malattia. L'assegno minimo giornaliero è di 60 FIM.
 

L'assegno di maternità e l'assegno parentale possono essere percepito per un periodo totale di 263 giorni lavorativi, 105 dei quali per il congedo di maternità. La donna incinta può iniziare il congedo di maternità ad un momento compreso fra i 50-30 giorni lavorativi precedenti la data presunta di nascita.
 

Il padre ha diritto ad un assegno di paternità per 6-12 giorni lavorativi al momento della nascita del figlio e, inoltre, per sei giorni lavorativi in un periodo da lui scelto durante il congedo parentale. Nessuno di questi due periodi di congedo riduce il diritto all'assegno parentale.
 

Durante il periodo di gravidanza le donne in attesa che svolgono lavori pericolosi beneficiano di misure di sicurezza. Se ciò non fosse possibile, la donna ha diritto ad avere un congedo speciale di maternità per il periodo della gravidanza e a ricevere un assegno speciale di maternità per lo stesso periodo.
 
 

6.5.3 Servizi per l'infanzia e assegno di maternità
 

Dall'inizio del 1996 tutti i bambini in età prescolastica hanno diritto a frequentare asili nido comunali. Questo tipo di assistenza è disponibile come assistenza a tempo pieno o part-time presso un centro per l'infanzia o presso famiglie.I servizi di assistenza per l'infanzia sono stati predisposti anche per le persone che svolgono lavori a turno o notturni. All'inizio del 1996 in Finlandia 192.000 posti erano disponibili nei vari centri per l'infanzia. Le tariffe applicate in questi centri sono mensili e possono essere versate per un massimo di undici mesi durante un anno di attività. Le tariffe sono fissate sulla base della durata dell'assistenza, della capacità di pagamento dell'utente del servizio, del numero di componenti della famiglia e del numero di bambini assistiti.
 

I genitori che desiderano che la custodia del bambino avvenga al di fuori dell'assistenza comunale, ricevono un'indennità in contanti per la custodia privata dei bambini in età prescolastica. Tale indennità varia dai 500 ai 1200 FIM, a seconda dell'età del bambino, e ad essa si aggiunge un'indennità supplementare, a seconda del reddito e del numero dei componenti del nucleo familiare. Uno dei genitori può restare a casa per prendersi cura del bambino finquando non raggiunga l'età di tre anni, pur conservando il posto di lavoro. I genitori possono anche avvicendarsi nella cura del figlio.
 

Per ogni neonato la famiglia ha diritto ad un contributo di natalità. Molto spesso le famiglie scelgono questa prestazione sotto forma di "pacchetto di natalità" comprendente indumenti e l'occorrente per la cura del bambino. Se la famiglia sceglie il contributo in denaro, l'ammontare è di 760 FIM.

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7. LA FINLANDIA E L'UE

7.1 Effetti dell'adesione

Quando la Finlandia è diventata membro dell'UE nel 1995, la sua legislazione in materia di previdenza sociale, di pari opportunità, di sanità e di sicurezza era già conforme o superiore al livello dell'UE, risultato in parte dovuto all'adesione della Finlandia al SEE.

7.2 Maastricht

Per quanto riguarda il programma finlandese per l'occupazione, successivo al vertice di Essen (cfr. la sezione 2.4 qui sopra), l'Economist Intelligence Unit afferma che esso non dovrebbe influenzare la posizione della Finlandia rispetto al calendario di convergenza di Maastricht per l'UEM (59).
 

Comunque, la Commissione sostiene che gli obiettivi fiscali finlandesi sono ambiziosi, e che ciò in gran parte dovuto al problema di indebitamento del governo. Nel 1995 il debito ammontava al 60,3% del PIL e se ne prevede l'aumento al 64,6% entro il 1996. Questo scarto previsto del 5% tra tale percentuale e quella del 60% (o meno) del PIL prevista dall'UEM, rimane comunque al di sotto della media europea del 70,4% (60) ed ha un raffronto molto favorevole con gli stessi valori del Belgio (133,8% del PIL), dell'Italia (124,9%) e della Grecia (114,4%). Nonostante ciò, la Commissione invita a proseguire gli sforzi per relizzare i suddetti obiettivi fiscali (61).
 
 

7.3 Il fondo sociale europeo (FSE) (62)
 

Tra il 1995 e il 1999 l'UE spenderà 495,6 milioni di ECU per la Finlandia tramite l'FSE. Mentre l'FSE rappresenta solo il 30% della spesa totale dell'UE per l'azione strutturale, quasi il 47% dei Fondi strutturali in Finlandia sono destinati all'FSE. Inoltre "il contributo al FSE da parte dell'UE rappresenta il 7% del finanziamento nazionale delle misure attive del mercato del lavoro".
 

La seguente tabella mostra la ripartizione per obiettivo degli stanziamenti dell'FSE in Finlandia tra il 1995 e il 1999:
 

ECU (x 1000)%
Obiettivo 21 4002.9
Obiettivo 325 84052.1
Obiettivo 48 46017.1
Obiettivo 5b3 2816.6
Obiettivo 610 58021.3
TOTALE49 561100.0

 

Fonte: Commissione europea
 

Più della metà dei contributi dell'FSE saranno stanziati per l'Obiettivo 3, il cui scopo è "ridurre la disoccupazione e promuovere la crescita economica attraverso la creazione di nuove piccole e medio imprese". Altri obiettivi comprendono:
 

- il miglioramento della cooperazione tra le imprese;

- il miglioramento della formazione e degli istituti di ricerca;

- l'assistenza ai lavoratori nel processo di adattamento all'innovazione industriale e ai nuovi metodi di produzione.
 

Durante i negoziati di adesione, si è deciso di creare un nuovo obiettivo dei Fondi strutturali comunitari in risposta ai problemi specifici relativi alle regioni più settentrionali della Svezia e della Finlandia, vale a dire le regioni con una densità di popolazione molto bassa(8 abitanti/km2 o meno). Come mostrato dalla ripartizione, nei prossimi tre anni una parte rilevante dell'FSE sarà destinata all'Obiettivo 6. I finanziamenti strutturali totali relativi all'Obiettivo 6 ammonteranno a 1400,1 milioni di ECU e il finanziamento dell'FSE rappresenterà il 7,5% di tale importo.
 

Secondo quanto previsto dall'Obiettivo 6 "il sostegno dell'FSE sarà impiegato nel seguente modo:
 

- per promuovere lo sviluppo delle imprese

- per sostenere il coordinamento e lo sviluppo di reti

- per attuare le misure dell' Obiettivo 3 (3 misure)

- per attuare le misure dell' Obiettivo 4 (2 misure)

- per l'azione relativo alle risorse umane, volta allo sviluppo della società dell'informazione

- per la formazione volta a sostenere l'adattamento strutturale dell'agricoltura e lo sviluppo delle aree rurali." (63)


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