RELAZIONE sulla relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: Relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell’Unione europea 2000
(COM(2001) 179 – C5-0344/2001 – 2001/2144(COS))

27 febbraio 2002

Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità
Relatrice: María Antonia Avilés Perea

Procedura : 2001/2144(COS)
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A5-0067/2002
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PAGINA REGOLAMENTARE

Con lettera del 2 aprile 2001 la Commissione ha trasmesso al Parlamento la sua relazione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: Relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell’Unione europea 2000 (COM(2001) 179 – 2001/2144(COS)).

Nella seduta del 3 settembre 2001 la Presidente del Parlamento ha comunicato di aver deferito tale relazione alla commissione per i diritti della donna e le pari opportunità per l'esame di merito e, per parere, alla commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa e alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali.

Nella riunione del 12 luglio 2001 la commissione per i diritti della donna e le pari opportunità aveva nominato relatrice María Antonia Avilés Perea.

Nelle riunioni del 21 gennaio 2002 e 26 febbraio 2002 ha esaminato il progetto di relazione.

Nell'ultima riunione indicata ha approvato la proposta di risoluzione all'unanimità.

Erano presenti al momento della votazione Anna Karamanou (presidente), Marianne Eriksson (vicepresidente), Jillian Evans (vicepresidente), María Antonia Avilés Perea (relatrice), Regina Bastos, Lone Dybkjær, Fiorella Ghilardotti, Lissy Gröner, Heidi Anneli Hautala, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Amalia Sartori, Miet Smet, Patsy Sörensen, Joke Swiebel, Helena Torres Marques, Feleknas Uca e Ilda Figueiredo (in sostituzione di Armonia Bordes).

La commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa ha deciso il 16 maggio 2001 di non esprimere parere; la commissione per l'occupazione e gli affari sociali ha deciso il 17 maggio 2001 di non esprimere parere.

La relazione è stata depositata il 27 febbraio 2002.

Il termine per la presentazione di emendamenti sarà indicato nel progetto di ordine del giorno della tornata nel corso della quale la relazione sarà esaminata.

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: Relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell’Unione europea 2000 (COM(2001) 179 – C5‑0344/2001 – 2001/2144(COS))

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione della Commissione (COM(2001) 179 – C5‑0344/2001[1]),

–   visti gli articoli 2, 3, paragrafo 2, 13, 137, paragrafo 1, e 141 del trattato CE,

–   vista la sua risoluzione del 5 ottobre 2000 sulle relazioni annuali della Commissione "Pari opportunità per le donne e gli uomini nell’Unione europea - 1997, 1998 e 1999"[2],

–   vista la sua risoluzione del 18 maggio 2000 sul seguito dato alla piattaforma d’azione di Pechino[3],

–   visto il documento finale della Conferenza delle Nazioni Unite "Pechino+5" tenutasi a New York nel giugno 2000,

–   vista la sua risoluzione del 15 novembre 2000 concernente il programma relativo alla strategia quadro comunitaria in materia di parità tra uomini e donne[4],

–   vista la decisione del Consiglio, del 20 dicembre 2000, relativa al programma concernente la strategia comunitaria in materia di parità tra donne e uomini (2001-2005)[5],

–   visto il parere del Comitato delle Regioni[6],

–   visto l'articolo 47, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0067/2002),

A.   considerando che negli ultimi anni i maggiori sforzi in materia di pari opportunità sono stati intrapresi in settori in cui si era già lavorato precedentemente senza tuttavia eliminare le discriminazioni, e che di conseguenza tali sforzi devono essere proseguiti ed estesi ad altri settori,

B.   considerando che, per quanto concerne il "mainstreaming", si è progredito molto a livello delle politiche comunitarie, ma non altrettanto di quelle nazionali dei singoli Stati membri,

C.   considerando che i principali sforzi esplicati nell’ambito del pilastro "pari opportunità" della strategia europea per l’occupazione erano intesi a conciliare la vita familiare e quella lavorativa, e che invece non sono state intraprese azioni in numero sufficiente per ridurre il divario retributivo tra i sessi,

D.   considerando che è necessario promuovere con maggiore impegno le pari opportunità nell’ambito degli altri tre pilastri della strategia europea per l’occupazione, vale a dire l’occupabilità, l’imprenditorialità e l’adattabilità,

E.   considerando che il tasso di disoccupazione delle donne nell’Unione europea supera di 3 punti percentuali quello degli uomini; che il mercato del lavoro è ancora segregato orizzontalmente e verticalmente e che le donne sono concentrate in determinate professioni, occupazioni e industrie, e che in tutti i settori esse sono sottorappresentate nelle posizioni di responsabilità ben retribuite; che il tasso di occupazione delle donne nell’Unione europea è ancora inferiore di 18,2 punti percentuali a quello maschile; che le donne percepiscono in media una remunerazione che è pari al 77% della remunerazione degli uomini; che il divario retributivo tra uomini e donne è ancora molto importante nell’Unione europea e che la direttiva 75/117/CEE concernente l'applicazione del principio della parità delle retribuzioni continua a non essere correttamente applicata,

F.   considerando che – come risulta dalla diciassettesima relazione annuale della Commissione sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario 1999 (COM(2000) 92) e dalla risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2001[7] al riguardo – il numero di violazioni della legislazione in materia di parità di trattamento tra uomini e donne continua ad essere elevato,

G.   considerando che, sebbene taluni paesi candidati all’adesione abbiano già recepito nel loro ordinamento giuridico la legislazione comunitaria in materia di pari trattamento e pari opportunità, continuano ad essere numerosi i paesi in cui rimane ancora molto da fare per applicarla correttamente, segnatamente per quanto attiene alla capacità istituzionale e amministrativa di applicare e far rispettare detta legislazione,

H.   considerando che il processo di allargamento coincide con lo sviluppo della tratta delle donne a fini di sfruttamento sessuale, in particolare attraverso la prostituzione,

I.   considerando che la Commissione intende proporre nel 2002 una nuova direttiva sulla parità tra i sessi, basata sull’articolo 13 del TCE,

1.   osserva con soddisfazione che la relazione annuale della Commissione comporta una valutazione critica e sistematica delle iniziative che sono state intraprese, nel corso del 2000, a livello comunitario e nazionale in materia di pari opportunità per le donne e gli uomini, e si compiace quindi del contenuto di tale relazione che risulta essere migliore, sotto il profilo qualitativo, di quello delle relazioni degli anni precedenti;

2.   incoraggia la Commissione a continuare a presentare relazioni annuali, che costituiscono uno strumento essenziale per monitorare, valutare e controllare, in modo globale e coerente, la politica attuata dalla Comunità e dagli Stati membri, ivi compresa l’applicazione effettiva della legislazione comunitaria, nel settore della parità di trattamento e di opportunità per le donne e gli uomini;

3.   è del parere che la Commissione dovrebbe studiare il modo di incoraggiare e di indurre gli Stati a rispettare il principio del "mainstreaming" e l’integrazione della parità tra i sessi in tutte le loro politiche;

4.   prende atto della leggera riduzione del divario occupazionale di genere registrata nel 2000, ma constata con preoccupazione che una percentuale troppo elevata di donne è ancora concentrata in posti a tempo parziale, precari e che richiedono scarse qualifiche;

5.   deplora che, nel quadro della strategia europea per l’occupazione, pochi Stati membri abbiano intrapreso sforzi intesi ad integrare la parità tra donne e uomini nel loro piano d’azione nazionale (PAN) per il 2000 e che numerose misure siano ancora considerate neutre sotto il profilo del genere;

6.   invita gli Stati membri, alla luce dell’obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Lisbona nel marzo 2000, che consiste nel portare il tasso di occupazione globale per le donne al 60% entro il 2010, a) ad integrare, in occasione dell’elaborazione del loro PAN per la messa in atto degli orientamenti in materia di occupazione, la dimensione di genere nelle politiche per l’occupazione di cui nei tre primi pilastri degli orientamenti in questione, b) a fissare obiettivi specifici e ad adottare regolamentazioni sulle misure positive, allo scopo di desegregare il mercato del lavoro, c) ad introdurre obiettivi quantitativi precisi e date obiettivo per ridurre il divario remunerativo tra gli uomini e le donne, d) a stabilire indicatori comparabili, nonché procedure di monitoraggio e di valutazione delle pari opportunità in tutti i settori occupazionali;

7.   sottolinea che conciliare la vita professionale e la vita familiare è una condizione fondamentale in vista di una parità effettiva e si compiace delle incoraggianti iniziative prese dagli Stati membri in tale settore per quanto concerne le strutture di custodia dei bambini; ritiene tuttavia che tale questione non si riduca solo al miglioramento dell’infrastruttura per la custodia dei bambini, ma interessi anche altre persone a carico, come gli anziani, i malati o i portatori di handicap, per le quali sono stati realizzati scarsi progressi;

8.   constata con delusione che la relazione annuale esamina solo superficialmente le misure adottate dalla Commissione per assicurare il rispetto della legislazione esistente in materia di parità di trattamento negli attuali Stati membri e da parte degli stessi e invita la Commissione ad intensificare i propri sforzi al riguardo e a fornire informazioni in merito nella prossima relazione annuale sulle pari opportunità;

9.   sottolinea la necessità di adottare, a livello comunitario e nazionale, misure innovative e di fissare obiettivi specifici intesi, da un lato, a promuovere una ripartizione equilibrata dell’attività professionale e delle incombenze domestiche tra le donne e gli uomini attraverso lo sviluppo di sistemi di lavoro che consentano di conciliare effettivamente vita familiare e professionale, segnatamente per quanto concerne l'adeguamento dell'orario di lavoro, attraverso la revisione delle disposizioni riguardanti il congedo parentale, in particolare per i padri, e l’occupabilità, nonché attraverso la riorganizzazione dei servizi pubblici e privati e, dall’altro, a favorire la parità sociale tra le donne e gli uomini mediante l’individualizzazione dei diritti sociali e fiscali;

10.   prende atto con preoccupazione del fatto che le donne rappresentano solo il 20% degli studenti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione e che esse sono, in generale, fortemente sottorappresentate in tale settore; che a causa del loro accesso limitato alle nuove conoscenze, le donne non possono ottenere impieghi altamente qualificati né gli impieghi meglio remunerati nei settori strettamente legati alle tecnologie dell’informazione; chiede quindi agli Stati membri, conformemente agli orientamenti politici definiti dal Consiglio europeo di Nizza nel dicembre 2000, di facilitare l’accesso delle donne all’istruzione e alla formazione lungo tutto l’arco della vita, in particolare alla formazione nel campo delle nuove tecnologie; sottolinea a tal fine la necessità di fissare obiettivi nazionali relativi ai tassi di partecipazione a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione e di prendere iniziative (programmi speciali di formazione, campagne d’informazione, ecc.) a livello nazionale, regionale o locale intese ad attirare le donne nel settore delle nuove tecnologie;

11.   prende atto dei progressi compiuti in materia di statistiche, ma ritiene che debbano essere compiuti sforzi maggiori, includendo i paesi candidati all’adesione, per quanto concerne le statistiche ripartite per sesso, che possono fornire un’informazione oggettiva per individuare le differenze e i problemi tra le donne e gli uomini e che consentono di valutare l’integrazione della dimensione di genere registrando l’impatto sulle donne e sugli uomini delle varie politiche intraprese; chiede a tal fine alla Commissione di sfruttare pienamente le possibilità di finanziamento offerte dal nuovo programma d’azione (2001-2005) in materia di pari opportunità per le donne e gli uomini in vista dell’elaborazione e del regolare aggiornamento delle statistiche; invita la Commissione a fare il possibile affinché sia concesso ai paesi candidati all’adesione un aiuto finanziario e tecnico adeguato, che consenta loro di adeguare i rispettivi metodi statistici e di adeguarli a quelli utilizzati nella Comunità europea;

12.   suggerisce alla Commissione, al fine di ottenere ripercussioni più vaste a livello sociale e un maggiore impegno in materia di parità tra donne e uomini da parte degli Stati membri, di elaborare statistiche e tabelle comparative presentando i paesi secondo un ordine decrescente dal migliore al peggiore in funzione dei risultati raggiunti rispetto al concetto analizzato e delle conseguenze per la parità di genere, anziché per ordine alfabetico o protocollare; propone inoltre che si prenda in considerazione e si discuta la possibilità di elaborare un indice di sviluppo di genere a livello dell’Unione europea;

13.   invita la Commissione, considerato che solo il 23% delle imprese dell’Unione è di proprietà di donne, ad affrontare direttamente tale questione elaborando una relazione esauriente che contenga dati precisi e comparabili atti a facilitare l’analisi e ad individuare i principali problemi di tale categoria, nonché a proporre possibili soluzioni;

14.   invita la Commissione – tenuto conto della nuova regolamentazione in materia di Fondi strutturali (2000-2006) che fa dell’abolizione delle disuguaglianze e della promozione della parità tra le donne e gli uomini un principio centrale della politica e dell’azione comunitarie – ad elaborare una relazione di valutazione sui progressi realizzati in materia di integrazione della dimensione delle pari opportunità nei Fondi strutturali;

15.   ribadisce, in linea con le sue risoluzioni del 2 marzo 2000[8] e del 18 gennaio 2001[9], la propria posizione a favore di una partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale quale elemento indispensabile per garantire il buon funzionamento di una società democratica; ricorda che tale aspetto figura tra le cinque priorità centrali della nuova strategia quadro in materia di parità tra donne e uomini (2001-2005), il cui campo di applicazione copre la pari partecipazione, sia nella vita politica che nella vita economica e sociale;

16.   suggerisce pertanto alla Commissione di presentare proposte innovative volte ad incoraggiare gli Stati membri a conseguire al proprio interno una partecipazione più equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale e, a tale riguardo, deplora che la relazione della Commissione non menzioni i meccanismi citati nella risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2001[10], come ad esempio le quote o il sistema "cerniera" nell’elaborazione delle liste elettorali;

17.   ricorda, preoccupato per via della lentezza dei progressi compiuti per quanto concerne l’aumento della partecipazione delle donne a ruoli di responsabilità e al processo decisionale nei settori politico, economico e sociale, e considerata la situazione nei paesi candidati all’adesione, che è necessario elaborare una strategia europea globale che comprenda lavori di ricerca, scambi di informazioni e di esperienze, azioni di sensibilizzazione e misure che consentano di conciliare la vita professionale e la vita familiare, allo scopo di promuovere un accesso equilibrato delle donne e degli uomini agli organi decisionali pubblici e privati; chiede alla Commissione di dare priorità alla pubblicazione e all’aggiornamento sistematico di dati statistici comparabili in tale settore; chiede altresì che la problematica della partecipazione delle donne al processo decisionale sia esaminata nel quadro dei negoziati di adesione;

18.   richiama l’attenzione sul rischio di equiparare metodologicamente violenza domestica e tratta delle donne perché, sebbene la lotta contro tali fenomeni presenti alcuni elementi comuni (come ad esempio l'azione penale, la prevenzione, l’assistenza e la protezione delle vittime), la natura e le caratteristiche di questi due fenomeni sono ben diverse e richiedono approcci distinti che la relazione della Commissione non contempla;

19.   ritiene che l’allargamento dell’Unione europea rappresenti attualmente un’importante priorità politica e che, in tale contesto, le politiche comunitarie nel campo delle pari opportunità, ma anche nel settore sociale e dell’occupazione, debbano essere utilizzate per promuovere i diritti delle donne ed eliminare ogni disuguaglianza, che sia politica, economica o sociale, in un’Unione europea ampliata; sottolinea che il rispetto dell’acquis comunitario in materia di parità di trattamento e di opportunità per le donne e gli uomini è una conditio sine qua non per l’adesione;

20.   invita la Commissione a garantire l’effettiva trasposizione dell’acquis comunitario in materia di diritti delle donne e ad incoraggiare i paesi candidati a dotarsi di strutture istituzionali e amministrative per attuare e far rispettare i diritti in materia di parità di opportunità, segnatamente nei settori economico e sociale;

21.   si dichiara preoccupato in relazione, da un lato, all’esplosione del fenomeno della tratta delle donne a fini di sfruttamento sessuale e, dall’altro, all’aumento delle violenze domestiche in numerosi paesi; chiede pertanto all’Unione europea e ai paesi candidati di adottare misure urgenti per prevedere sanzioni penali adeguate, mettere a punto meccanismi di sostegno e di protezione delle vittime e intervenire a livello delle cause strutturali, che sono la povertà e la precarietà delle donne;

22.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

  • [1] Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
  • [2] GU C 178 del 22.6.2001, pag. 281.
  • [3] GU C 59 del 23.2.2001, pag. 258.
  • [4] GU C 197 del 12.7.2001, pag. 178.
  • [5] GU L 17 del 19.1.2001, pag. 22.
  • [6] CdR 349/2001 approvato il 10.9.2001.
  • [7] Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale – Risoluzione A5-0250/2001.
  • [8] GU C 346 del 4.12.2000, pag. 82 – Risoluzione del Parlamento europeo sulle donne nel processo decisionale.
  • [9] GU C 262 del 18.9.2001, pag. 248 – Risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione della Commissione sull’attuazione della raccomandazione 96/694 del Consiglio, del 2 dicembre 1996, sulla partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale.
  • [10] GU C 262 del 18.9.2001, pag. 248.

MOTIVAZIONE

I.   Introduzione

Dal 1996 la Commissione elabora una relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini, cosa che ha senza dubbio rappresentato uno straordinario punto di partenza per valutare lo sviluppo dei progressi compiuti in tale settore.

Nei primi anni, vale a dire nel 1997 e nel 1998, il Parlamento non ha elaborato una relazione scritta, mentre lo scorso anno ha approfittato dell’occasione per effettuare una valutazione globale dei risultati ottenuti sia nel 1999 che nei due anni precedenti.

La relazione annuale relativa al 2000 si compone delle seguenti sezioni:

–   La strategia quadro comunitaria in materia di parità tra donne e uomini e il nuovo programma 2001-2005

–   Mainstreaming della dimensione di genere

–   La parità tra donne e uomini sul lavoro

–   Una prospettiva di genere nelle politiche dell’UE in materia di diritti umani e nelle relazioni esterne

–   La parità nel processo di allargamento

–   Promuovere un equilibrio tra i generi nel processo decisionale.

II.   La strategia quadro comunitaria in materia di parità tra donne e uomini e il nuovo programma 2001-2005

La nuova strategia quadro in materia di parità tra donne e uomini è sostanzialmente caratterizzata dal fatto che raggruppa, per la prima volta, tutti i programmi e tutte le iniziative che in passato venivano condotti in modo separato, spesso a titolo di linee di bilancio diverse. Ciò ha rappresentato, senza alcun dubbio, un importante passo avanti in materia, perlomeno in termini di chiarezza.

Inoltre, la strategia quadro introduce l’approccio del mainstreaming, con l’obiettivo di integrare la dimensione di genere in tutte le politiche comunitarie. Detto approccio figurava già nel programma d’azione comunitario a medio termine in materia di pari opportunità per le donne e gli uomini (1996-2000) e continua ad essere uno degli elementi chiave della nuova strategia quadro. Parallelamente al mainstreaming, il sussistere di disuguaglianze richiede che si applichino misure specifiche a favore delle donne e quindi che la strategia quadro si basi su un approccio di dualità.

Quanto al programma d’azione, dotato di 50 milioni di euro, è destinato a sostenere misure di sensibilizzazione, analisi e valutazione delle politiche che riguardano la parità.

III.   Mainstreaming della dimensione di genere

La strategia di mainstreaming impegna l’Unione ad incorporare l’obiettivo della parità tra i sessi in tutte le sue politiche, misure legislative e altre attività.

La valutazione d’impatto rispetto al genere e i dati e le statistiche ripartite per sesso sono i principali strumenti per l’integrazione della parità e per l’analisi di genere. La valutazione d’impatto rispetto al genere è già stata introdotta nell’ambito di alcune politiche comunitarie, ad esempio nell’ambito del Quinto programma quadro di ricerca o nel contesto dell’aiuto umanitario. Inoltre, sono stati compiuti alcuni passi avanti per quanto concerne la raccolta di dati e l’elaborazione di statistiche. Ciò nonostante, rimane ancora molto da fare e la Commissione dovrebbe adoperarsi per incoraggiare ulteriormente i governi degli Stati membri ad introdurre il principio del mainstreaming in tutte le loro politiche nazionali.

IV.   La parità tra donne e uomini sul lavoro

Il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha fissato nuovi ed ambiziosi obiettivi per aumentare l’occupazione delle donne. Uno di questi obiettivi è di portare il tasso di occupazione femminile dall’attuale 53% al 60% entro il 2010. Attualmente solo 5 dei 15 paesi dell’Unione raggiungono la percentuale obiettivo del 60%; si tratta della Danimarca, della Finlandia, dei Paesi Bassi, della Svezia e del Regno Unito.

Per quanto concerne gli orientamenti in materia di occupazione per il 2000, sono stati suddivisi, come negli anni precedenti, in quattro ambiti politici o pilastri: le pari opportunità, l’occupabilità, l’imprenditorialità e l’adattabilità.

I maggiori sforzi in materia di pari opportunità sono stati compiuti nell’ambito del primo pilastro o pilastro "pari opportunità", e ciò indipendentemente dall’esigenza di integrare la dimensione di genere negli altri pilastri (mainstreaming). Ciò nonostante, resta ancora molto da fare, segnatamente per quanto concerne il divario retributivo tra uomini e donne per un lavoro di pari valore, dal momento che le misure sinora adottate tendono ad essere poco concrete o sono basate su un impegno di carattere puramente volontario. Quanto al fatto di conciliare vita familiare e vita lavorativa, indipendentemente dagli enormi progressi realizzati, occorre avanzare ulteriormente, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di infrastrutture per l’assistenza degli anziani, visto che nella maggior parte dei casi gli sforzi sono stati unicamente orientati alla creazione di servizi di custodia dei bambini.

V.   Una prospettiva di genere nelle politiche dell’UE in materia di diritti umani e nelle relazioni esterne

La promozione della parità tra uomini e donne è un elemento importante delle relazioni esterne dell’Unione europea e delle sue politiche di cooperazione allo sviluppo. In particolare, la promozione e la protezione dei diritti umani della donna sono parte delle politiche comunitarie in materia di diritti dell'uomo nei paesi terzi.

Nel giugno 2000 si è svolta una sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite intitolata "Donna 2000: parità tra i sessi, sviluppo e pace per il XXI secolo, Pechino+5", in cui si sono passati in rassegna i progressi compiuti e si sono discusse idee per azioni future. Alcuni mesi prima aveva avuto luogo a livello dell’UE una riunione in cui si ribadiva l’impegno di quest'ultima a realizzare gli obiettivi della piattaforma d’azione. Ciò nonostante, malgrado i soddisfacenti risultati ottenuti, il passaggio dall’impegno all’azione è stato più complesso del previsto e la Commissione ha riconosciuto, nel suo documento di lavoro sull’applicazione nella Comunità della piattaforma d’azione[1], che rimane ancora molto da fare.

Il 2000 è stato anche il primo anno di attuazione dei regolamenti sui diritti dell’uomo adottati nel 1999[2], che costituiscono la base giuridica di tutte le attività in materia di diritti umani e democratizzazione realizzate a titolo della linea di bilancio B7-70 "Iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell’uomo". La promozione e la protezione dei diritti della donna sono state considerate, nel documento di programmazione di tale iniziativa europea nel 2000, come una priorità specifica.

VI.   La parità nel processo di allargamento

Il Consiglio europeo riunitosi a Nizza nel dicembre 2000 ha ribadito l’importanza storica del processo di allargamento e la priorità politica che ad esso si attribuisce. Il successo dell’allargamento dipenderà, tra l’altro, dalla capacità dei paesi candidati di adottare il modello sociale europeo con tutto ciò che comporta in termini di parità tra donne e uomini e di pari opportunità.

Nel documento strategico sull’allargamento presentato dalla Commissione si fissa un calendario per il prossimo biennio. Il completamento provvisorio dei negoziati sulla politica sociale e occupazionale è previsto per il 2001 per la maggior parte dei paesi candidati all’adesione. Nel campo delle pari opportunità vi sono nove direttive che dovranno essere recepite nel diritto nazionale. La Repubblica Ceca, la Lituania, l’Ungheria e la Romania sono i paesi più avanzati per quanto riguarda l’integrazione dell’acquis comunitario in materia di parità. L’applicazione della legislazione comunitaria in tale settore ha anch’essa progredito con l’introduzione di servizi di ispezione del lavoro più efficaci e la creazione, in alcuni paesi, di organismi specifici come ad esempio il servizio dell'ombudsman per le pari opportunità. È comunque necessario compiere ulteriori sforzi per promuovere la parità economica e sociale delle donne in tali paesi.

VII.   Promuovere un equilibrio tra i generi nel processo decisionale e il nuovo programma (2000-2005)

La democrazia è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea, dei suoi Stati membri, dei paesi del SEE e dei paesi candidati all’adesione. La sua piena realizzazione richiede che tutti i cittadini, donne e uomini, partecipino e siano rappresentati in modo equilibrato nell’economia, nel processo decisionale e nella vita sociale, culturale e civile.

Come emerge dalla relazione della Commissione[3] sull’attuazione della raccomandazione 96/694 del Consiglio sulla partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale[4], i progressi sinora realizzati sono pur sempre troppo lenti. D’altro canto, il nuovo programma d’azione ha finanziato, nel corso del 2000, vari progetti transnazionali per la promozione dell’equilibrio tra donne e uomini nel processo decisionale.

  • [1] Documento di lavoro dei servizi della Commissione sull’applicazione nella Comunità europea della piattaforma d’azione adottata in occasione della Quarta conferenza mondiale sulla donna, svoltasi a Pechino nel 1995 (maggio 2000).
  • [2] Regolamenti nn. 975/1999 e 976/1999 – GU L 120 dell’8.5.1999, pag. 1.
  • [3] COM(2000)120 del 7.3.2000.
  • [4] Raccomandazione del Consiglio, del 2 dicembre 1996, sulla partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale, GU L 319 del 10.12.1996, pag. 11.