RELAZIONE sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Politica integrata dei prodotti - Sviluppare il concetto di "ciclo di vita ambientale"
(COM(2003) 302 - C5-0550/2003 - 2003/2221(INI))
8 aprile 2004
Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori
Relatore: Anders Wijkman
PAGINA REGOLAMENTARE
Con lettera del 18 giugno 2003, la Commissione ha trasmesso al Parlamento la sua comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Politica integrata dei prodotti - Sviluppare il concetto di "Ciclo di vita ambientale" (COM(2003) 302), che era stata deferita per conoscenza alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori e alla commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia.
Nella seduta del 18 dicembre 2003 il Presidente del Parlamento ha comunicato che la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori era stata autorizzata a elaborare una relazione di iniziativa, a norma dell'articolo 47, paragrafo 2 e dell'articolo 163 del regolamento, e che la commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia era stata consultata per parere (C5-0550/2003).
Nella riunione del 26 novembre 2003 la commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori ha nominato relatore Anders Wijkman.
Nelle riunioni del 16 marzo e 6 aprile 2004, la commissione ha esaminato il progetto di relazione.
Nell'ultima riunione indicata ha approvato la proposta di risoluzione con 26 voti favorevoli, 16 contrari e 4 astensioni.
Erano presenti al momento della votazione: Caroline F. Jackson (presidente), Anders Wijkman (in sostituzione di Raquel Cardoso) (relatore), Bent Hindrup Andersen (in sostituzione di Jean-Louis Bernié), María del Pilar Ayuso González, María Luisa Bergaz Conesa, Hans Blokland, John Bowis, Hiltrud Breyer, Martin Callanan, Dorette Corbey, Alexander de Roo, Säid El Khadraoui, Anne Ferreira, Christel Fiebiger (in sostituzione di Jonas Sjöstedt), Karl-Heinz Florenz, Cristina García-Orcoyen Tormo, Robert Goodwill, Françoise Grossetête, Martin Kastler, Hedwig Keppelhoff-Wiechert (in sostituzione di Marialiese Flemming), Christa Klaß, Eija-Riitta Anneli Korhola, Hans Kronberger, Bernd Lange, Paul A.A.J.G. Lannoye (in sostituzione di Marie Anne Isler Béguin), Peter Liese, Giorgio Lisi, Minerva Melpomeni Malliori, Patricia McKenna, Rosemarie Müller, Riitta Myller, Ria G.H.C. Oomen-Ruijten, Marit Paulsen, Dagmar Roth-Behrendt, Guido Sacconi, Yvonne Sandberg-Fries, Karin Scheele, Inger Schörling, María Sornosa Martínez, Catherine Stihler, Robert William Sturdy (in sostituzione di Giuseppe Nisticò), Nicole Thomas-Mauro, Astrid Thors, Antonios Trakatellis, Peder Wachtmeister e Phillip Whitehead.
La commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ha deciso il 2 ottobre 2003 di non esprimere parere.
La relazione è stata depositata l'8 aprile 2004.
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Politica integrata dei prodotti - Sviluppare il concetto di "ciclo di vita ambientale"
(COM(2003) 302 - C5-0550/2003 - 2003/2221(INI))
Il Parlamento europeo,
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Politica integrata di prodotti - Sviluppare il concetto di "ciclo di vita ambientale"
(COM(2003) 302 - C5-0550/2003)[1],
– visto il sesto programma di azione in materia di ambiente[2],
– visti il quinto e il sesto programma quadro delle azioni comunitarie di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione,
– visto il processo di Lisbona, Conclusioni del Consiglio, 15-16 giugno 2001,
– vista la direttiva sugli appalti pubblici 98/4/CE che modifica la direttiva 93/38/CEE[3],
– vista la proposta di direttiva relativa ai prodotti che consumano energia (COM(2003) 453),
– vista la comunicazione della Commissione "Verso una strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali" (COM(2003) 572) e il Piano di azione in materia di tecnologie ambientali (COM (2004) 38),
– visti gli articoli 47, paragrafo 2 e 163 del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori (A5-0261/2004),
A. considerando che le economie sono come gli ecosistemi: entrambi i sistemi assorbono energia e materiali e li trasformano in prodotti e processi con la differenza che la nostra economia segue flussi di risorse lineari mentre la natura è ciclica; che gli ecosistemi convertono i rifiuti in risorse servendosi dell'energia della luce solare, un processo che l'industria non è in grado di realizzare; che, sullo sfondo di economie e popolazioni in rapida crescita, la produzione e i prodotti che danno luogo a flussi di residui che la natura non può assorbire né convertire in nuove risorse, risultano sempre più problematici dal punto di vista della sostenibilità,
B. considerando l'estensione dei cambiamenti indotti dalla società umana nella biosfera,
C. considerando che, sebbene misure politiche successive abbiano portato a miglioramenti, non può essere conseguito un progresso reale verso lo sviluppo sostenibile unicamente attraverso queste misure,
D. considerando che il sovraccarico della capacità del pianeta può aiutare in modo temporaneo la società ad elevare i suoi standard di vita materiale ma che, al contempo, causa un grave declino del nostro capitale naturale; che, in futuro, le limitazioni al benessere saranno determinate dal capitale naturale anziché dall'innovazione e dalle capacità industriali;
E. considerando che gli interessi commerciali e ambientali non devono essere necessariamente in conflitto e riconoscendo allo stesso tempo che il benessere economico sostenuto, in futuro, sarà unicamente possibile in un sistema fondato sul mercato in cui tutte le forme di capitale, incluso il capitale naturale, vengano pienamente valutate e che il danno arrecato alla salute umana e all'ambiente deve essere pienamente internalizzato nel prezzo dei prodotti,
F. considerando che si necessita quanto prima una trasformazione dell'attuale sistema di produzione e consumo; considerando che l'obiettivo principale è quello di riorientare il consumo in direzione della sostenibilità e di allineare il più possibile i processi di estrazione di materie prime, produzione e progetto del prodotto ai processi e progetti naturali,
G. considerando che la società dipende principalmente dai prodotti costituiti da una serie di materiali diversi, ossia: biologici, minerali e sintetici, spesso combinati per produrre materiali composti, e che tali materiali dovrebbero essere utilizzati e trattati in modo tale da far sì che quando la durata dei prodotti sia giunta a termine, essi non diventino residui inutili,
H. considerando che la creazione di cicli di vita dei prodotti risulterebbe quanto mai agevolata dall'abbandono progressivo delle sostanze persistenti, tossiche e bioaccumulative o di quelle che presentano analoghi rischi,
I. considerando che il concetto di PIP (politica integrata dei prodotti) offre opportunità per creare un quadro sistematico e unitario per gli strumenti, finora operanti isolatamente, dell'attuale politica ambientale e incentrata sulle sostanze e delle politiche relative alla protezione degli elementi naturali (quali l'acqua, l'aria, etc.) e per rendere gli strumenti dell'uso efficiente delle risorse, della minimizzazione dei residui e dell'uso controllato delle sostanze pericolose più coerenti fra loro e dunque più trasparenti per il consumatore e l'industria,
J. considerando che la proposta della Commissione che accorda priorità a "una collaborazione con il mercato" ha i suoi meriti; considerando che tale strategia dovrebbe essere accompagnata da un'analisi scientificamente fondata sull'internalizzazione dei costi esterni e che può essere coronata da successo unicamente se vengono fissate con criteri scientifici chiare condizioni limite basate sulla capacità di carico e sulla preservazione del buono stato dei sistemi naturali,
K. considerando che la PIP è destinata ad essere un concetto integratore che apporta principi che devono essere osservati dalle politiche ambientali dell'UE in generale,
L. considerando che la Commissione ha lanciato una gamma di proposte di politiche, tutte connesse alla PIP, senza prestare sufficiente attenzione alla necessità di una visione sistematica integratrice e alle numerose connessioni e sinergie che invece esistono,
M. considerando che la Commissione incentra inizialmente tutta la sua attenzione ai prodotti; considerando che ciò è davvero deplorevole dato che l'offrire servizi, piuttosto che prodotti, crea forti incentivi per un'utilizzazione più efficace dell'energia nonché dei materiali,
N. considerando che il nostro sistema industriale si alimenta a partire dagli ecosistemi distanti mediante il commercio ed è frequentemente insensibile al loro degrado; che ciò implica che sono quanto mai importanti gli sforzi volti a promuovere l'approccio PIP a livello internazionale, come rilevato nella Comunicazione,
O. considerando che i consumatori necessitano decisamente informazioni pertinenti sulle caratteristiche ambientali dei prodotti e che i vari sistemi di ecoetichetta sono stati lanciati con le migliori intenzioni; che, tuttavia, i marchi di qualità ecologica non hanno risposto alle attese anche per il fatto che non si è mai parlato di IVA ridotta per i prodotti muniti di ecoetichetta; che le carenze più evidenti si riscontrano a livello UE,
P. considerando che occorre migliorare l'informazione lungo l'intera catena di produzione e che sussiste la necessità di sviluppare e coordinare fra loro una serie di strumenti informativi diversi, soprattutto per favorire il riutilizzo e il riciclaggio,
1. plaude alla comunicazione della PIP, ma si rammarica che fornisca soltanto consigli limitati sul modo di far avanzare la società verso sistemi realmente sostenibili di sviluppo e progettazione del prodotto;
2. invita la Commissione a presentare, il più presto possibile, una direttiva quadro in materia di PIP basata su una serie di principi ed obiettivi chiaramente definiti; evidenzia che l'obiettivo non è quello di presentare requisiti dettagliati relativi a tutti i prodotti bensì stabilire condizioni generali volte a facilitare, in futuro, pratiche industriali che dovrebbero essere basate su un approccio incentrato sui sistemi, dando priorità a un'utilizzazione efficace delle risorse e che dovrebbero venire progressivamente strutturate secondo criteri biologici;
3. rileva che la nozione di politica integrata dei prodotti (PIP) deve essere tale da creare un quadro sistematico e unitario per gli strumenti finora operanti isolatamente dell'attuale politica ambientale e incentrata sulle sostanze e delle politiche relative alla protezione degli elementi naturali (quali l'acqua, l'aria, etc.); invita pertanto la Commissione a formulare obiettivi concreti volti alla coerenza e unitarietà delle tutela ambientale con riferimento ai prodotti;
4. suggerisce che i principi fondamentali che devono servire da guida per il quadro PIP devono essere basati su:
- a)un approccio sistematico al cui centro vi sia il pensare in termini di ciclo di vita e che riservi primaria attenzione alla concezione del prodotto,
- b)una migliore comprensione del modo in cui i sistemi naturali agiscono, e di come la strutturazione dell'attività economica secondo criteri biologici possa migliorare l'ambiente e stabilire i risultati economici,
- c)una garanzia che i prodotti, la cui durata sia terminata, debbano idealmente non diventare residui inutili ma essere separati e ricondizionati per essere integrati a nuovi cicli di produzione,
- d)una migliore comprensione delle modalità di formazione dei trend di consumo e di come essi possano essere modificati per contribuire allo sviluppo sostenibile,
- e)ottimizzazione del processo di concezione del prodotto, con la selezione di materiali a basso impatto, dando la preferenza ai materiali di origine biologica; non-autorizzazione dell'incremento sistematico di concentrazioni di elementi rari, come molti metalli pesanti, nella biosfera; un utilizzo non dispersivo di prodotti chimici; valutazione della sicurezza dei prodotti chimici attraverso un'analisi scientifica del rischio e/o del pericolo; priorità, tuttavia, al principio di sostituzione, secondo il quale le sostanze pericolose, compresi molti metalli pesanti, dovrebbero essere sostituite da sostanze a minore impatto o salvaguardate mediante un riciclaggio a ciclo chiuso strettamente controllato,
- f)ottimizzazione delle tecniche di fabbricazione, che privilegi il raggruppamento della produzione incoraggiando il riutilizzo e il riciclaggio, in particolare sviluppando tecniche di separazione e condizionamento di prodotti e materiali usati, che siano in grado di trasformarli in input per nuovi cicli produttivi,
- g)riduzione dell'impatto durante l'utilizzo,
- h)pieno sfruttamento delle possibilità offerte dalle ICT per promuovere la miniaturizzazione e dematerializzazione, accrescimento dell'efficienza energetica e dei materiali nonché della domanda di trasporto, e trasformazione di prodotti in servizi sostenibili,
- i)massima partecipazione dei soggetti interessati;
5. suggerisce che gli obiettivi a breve termine per il quadro PIP dovrebbero essere incentrati sulle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra, eutrofizzanti e acidificanti ed altri inquinanti atmosferici, sulle riduzioni di intensità dell'energia, sulle riduzioni nell'impiego delle sostanze pericolose e sulle riduzioni dell'intensità dell'impiego delle risorse materiali vergini, sulla riduzione del consumo idrico, nonché della produzione di rifiuti e sull'aumento dell'utilizzazione di materie rinnovabili;
6. ritiene che, se non si creerà un quadro quale quello sopra delineato, si mancherà di comunicare i necessari segnali ed incentivi ai progettisti e ai responsabili decisionali; insiste sulla necessità che il quadro PIP fornisca target precisi per questi obiettivi ambientali prioritari, attingendo a presenti e futuri target ed obiettivi delle direttive quadro, delle convenzioni internazionali e delle strategie tematiche elaborate in materia, in modo da dare chiare indicazioni orientative a progettisti e responsabili decisionali;
7. invita la Commissione ad assistere l'industria, nel quadro della PIP in corso, con disposizioni coerenti e logiche onde promuovere lo sviluppo sostenibile e nella rielaborazione dei modelli tradizionali di business in modo da facilitare l'evoluzione di prassi più integrate e basate sui sistemi come, per esempio, il raggruppamento della produzione, il pensiero funzionale (trasformazione dei prodotti in servizi), la dematerializzazione e lo sviluppo della tecnologia basata sull'imitazione della natura;
8. invita la Commissione ad accordare priorità alle seguenti azioni:
- g)sviluppare gli incentivi necessari per la promozione della PIP,
- h)identificare le principali aree R&S e i progetti pilota,
- i)sviluppare ed attuare strumenti di informazione efficaci a livello del consumatore (registri dei prodotti, ecoetichette e/o strumenti simili); presentare una strategia per lo sviluppo e il coordinamento di una serie di strumenti d'informazione differenziati, atti a migliorare il flusso informativo lungo l'intera catena di produzione,
- j)sviluppare ed attuare programmi di formazione e di sensibilizzazione nella società su vasta scala, accordando speciale attenzione ad alcuni gruppi bersaglio,
- k)integrare la PIP e il concetto del ciclo vitale in tutte le principali aree di attività comunitarie,
- l)redigere un piano per il coordinamento fra la PIP e altri processi in corso, quali le pertinenti strategie tematiche, il follow up di Johannesburg, le Strategie chimiche, il Piano d'azione per il clima, ecc.;
9. invita la Commissione ad esplorare possibili misure per la promozione del consumo sostenibile, ponendo l'accento sulla diminuzione dell'uso e l'accrescimento dell'efficienza d'utilizzo delle risorse, in modo da permettere al consumatore di adottare comportamenti più sostenibili;
10. invita la Commissione a fare in modo che i vari strumenti PIP (ecoetichette, sistemi di gestione, appalti pubblici, EMAS, informazioni sul prodotto) siano coerenti fra loro, risultino chiari per il consumatore e siano praticabili da parte delle imprese;
11. invita la Commissione ad assicurare che, in sede di ulteriore sviluppo della PIP, un ruolo particolare venga assegnato al trasferimento delle conoscenze e delle informazioni in materia ambientale a beneficio dei consumatori;
12. raccomanda alla Commissione di sviluppare il concetto del pensiero inerente al ciclo vitale in un principio di azione al quale si possa fare riferimento, ma sottolinea la necessità di avere una visione realistica del valore e dei limiti delle analisi del ciclo di vita (LCA), soprattutto se si considerano i continui problemi di disponibilità, qualità e comparabilità dei dati LCA;
13. invita la Commissione a curare l'integrazione della PIP in tutte le sue pertinenti proposte normative;
14. raccomanda alla Commissione di definire una strategia nel quadro della Carta di Copernico, al fine di aggiungere la nozione di ciclo di vita e di ecodesign agli obiettivi da raggiungere nell'istruzione inferiore e superiore e nella formazione tecnica degli ingegneri;
15. invita la Commissione a verificare la vigente legislazione per accertarne la compatibilità con la PIP;
16. invita la Commissione a sviluppare un sistema di riferimento per gruppi di prodotto chiave in modo che i miglioramenti nella performance ambientale possano essere misurati nel tempo, e a definire standard minimi obbligatori di progettazione;
17. sollecita la Commissione, in sede di attuazione della PIP, a riconoscere il ruolo chiave della disponibilità, qualità e comparabilità dei dati relativi al ciclo di vita ambientale dei prodotti, in particolare per il benchmarking, l'etichettatura e le altre misure previste dalla PIP;
18. esorta la Commissione ad avviare una procedura per cui gli obiettivi delineati nel Piano d'azione sugli appalti pubblici verdi precedentemente presentato diventino vincolanti;
19. esorta la Commissione a sviluppare sistemi per gli appalti di tecnologia a livello comunitario, idealmente gestiti dalla Commissione o gestiti dagli Stati membri e coordinati dalla Commissione con l'obiettivo di incentivare lo sviluppo di innovazioni maggiormente orientate sulla funzionalità inclusa l'accresciuta performance ambientale;
20. insiste che i prezzi di mercato devono riflettere i costi sociali ed ecologici reali di produzione e consumo in modo che i "prodotti verdi" attraggano l'interesse dei consumatori nonché incoraggino l'evoluzione verso prodotti sostenibili più durevoli; sollecita la Commissione a ridurre e/o eliminare ogni sovvenzione in contrasto con la PIP; esorta la Commissione a prendere il comando nell'attuazione del principio del "chi inquina paga"; invita la Commissione a promuovere la "collaborazione con il mercato" che nella sua proposta riveste importanza prioritaria, accompagnandola con un'analisi scientificamente fondata sull'internalizzazione dei costi esterni;
21. invita la Commissione ad assegnare al "service design" (concetto funzionale e sistematico) importanza pari al "product design" e, nel quadro della PIP, ad intraprendere un'azione decisa volta a spostare l'accento dai prodotti ai servizi, laddove praticabile ed ambientalmente utile;
22. invita la Commissione a valutare risultati e limiti del Nuovo approccio e a presentare proposte per la sua revisione;
23. invita la Commissione e gli Stati membri a liberare sufficienti risorse per l'attuazione della PIP;
24. suggerisce che il ruolo dei commercianti al dettaglio nella distribuzione di informazioni sul prodotto venga ulteriormente approfondito e che debba essere riconosciuto il ruolo cruciale del marketing nonché dei settori finanziario ed assicurativo;
25. considera che l'accesso pubblico alle informazioni ambientali sul prodotto sia una precondizione assoluta oltre che incentivo per indurre i produttori a ridurre gli impatti dei loro prodotti in termini di ciclo di vita;
26. invita la Commissione a tener presenti i programmi R&S in corso sull'eco-design e ad utilizzare le risorse nel quadro del sesto programma quadro in modo proattivo per stimolare la necessaria ricerca transdisciplinare necessaria per la PIP, compreso lo sviluppo di idonei modelli di business; ritiene che si dovrebbe accordare un'enfasi particolare allo sviluppo di standard per materiali di imballaggio riutilizzabili e alle tecniche di separazione per i materiali multistrato;
27. invita la Commissione a creare un comitato direttivo per la PIP nonché gruppi di lavoro in aree specifiche quali la progettazione di sistemi, gli strumenti economici, i dati sul ciclo di vita ambientale del prodotto e la politica in materia di consumo; è dell'avviso che, parallelamente, si dovrebbero stabilire per le parti interessate chiare procedure nonché un programma di lavoro dettagliato e uno scadenzario per le azioni, le iniziative e l'attuazione previste dalla Commissione; ritiene inoltre che sia necessario promuovere uno studio che chiarisca come e con quali modalità i vari strumenti considerati utili ai fini della PIP interagiscano, si rafforzino e si supportino a vicenda; è dell'avviso che importanti aspetti da prendere in considerazione siano le misure atte a motivare gli individui e le imprese a tener conto dell'aspetto del ciclo di vita nelle proprie decisioni; misure che stimolino e ricompensino i responsabili decisionali; misure che costringano i meno solerti a migliorare: misure atte non solo ad affrontare sfide immediate ma anche a conseguire obiettivi a lungo termine;
28. invita la Commissione ad adottare iniziative per promuovere il trasferimento di conoscenze in fatto di politica integrata dei prodotti (LCA, ecodesign, ecc.) verso i paesi in via di sviluppo;
29. incarica il suo Presidente di presentare questa risoluzione al Consiglio e alla Commissione.
EXPLANATORY STATEMENT
The IPP communication in short
Traditional environmental policies have been relatively successful in combating point source emissions. However, the negative impact from consumption and transportation is becoming increasingly serious. Although energy and material efficiency have increased across the board, the generation of waste and pollution is rapidly increasing. A recent report by the EEA confirms that the total volume of waste within EU member states increased by more than 15% during the 1990´s.
Through globalisation, western production and consumption patterns are rapidly spread across the world. Against the backdrop of growing economies and populations, pollution levels will continue to rise and lead to increasing pressure on the natural systems. If prevailing production and consumption systems are not drastically changed, we are no doubt heading towards serious ecological disasters. The main responsibility to address these problems rests with industrialized countries. Given the central role of sustainable development in the Treaty, the EU ought to take a lead role in these efforts.
The IPP Communication should be seen against this general background. According to the proposal IPP shall "contribute to addressing the environmental challenges identified both in the Sixth Environmental Action Program and the Sustainable Development Strategy". More specifically, it "seeks to support sustainable development by reducing resource use and the negative impact of waste disposal and by reducing the environmental impact from products throughout their life-cycle". The proposal aims at "supplementing existing product-related polices by providing a wider "life-cycle" conceptual framework". Furthermore it "will strengthen the co-ordination and coherence between existing and future environment related product policy instrument".
To achieve these goals the Commission will focus on two interrelated actions. Firstly, "by establishing the framework conditions for the continued environmental improvement of all products throughout the lifecycle". Secondly, "by developing a focus on products with the greatest potential for environmental improvements".
The main challenges of sustainable development - putting IPP in a prespective
At the beginning of the industrial revolution both skilled labour and financial capital were relatively scarce, while global stocks of natural capital were abundant and little exploited. Today the situation has radically changed and nature is becoming alarmingly scarce. The main problem is not that we will run out of finite materials, like minerals or oil. No, the main problem is the potential loss of living systems, on which we all ultimately depend.
The market system, as practised, has so far been financially profitable. But it is not sustainable, the main reason being its neglect to assign a correct value to the largest stocks of capital it employs – the natural resources and living systems. Many of the services we receive from the living systems have no known substitutes at any price.
To exceed the carrying capacity of the earth can help society temporarily to raise material living standards but, at the same time, it puts our natural capital in serious decline. To use a metaphor: the ability to accelerate a car that is low on gasoline does not prove that the tank is full.
Besides climate, the changes in the bioshere are widespread. In the past fifty years the world has lost an estimated fourth of its topsoil and a third of its forest cover. We are loosing fresh water ecosystems at the rate of 6% a year and marine eco-systems by 4% a year. Moreover, as a result of prevailing production and consumption patterns, a gradual build-up in nature of potentially hazardous substances is taking place.
Few of the major environmental problems experienced so far have been predicted by science before they were actually observed. The fact is that our understanding of the complete make-up and functions of the global eco-system is very incomplete. One reason for this is the vertical organisation of both science and education.
CFC´s for instance were initially perceived as ideal chemical compounds from a sustainability perspective. In retrospect, however, they were found to have a destructive effect on the ozone layer. There are numerous historical examples of products and practices, assumed to be have been ”without danger”, but which later on have been revealed as inherently unsustainable for large-scale societal use. Examples include PCB, DDT as well as the methyl mercury in biota. Other examples, potentially more serious, are now being discussed: brominated flame retardants in our blood, endocrine disruption of human foetal development by plastic additives, man-made antibiotics leaking into nature, cadmium accumulating in our bodies etc.
Nothing disappears – everything spreads
Materials introduced in society will eventually disperse in nature, no matter what we do. Hence, the products and services being offered have to be as clean as possible and in co-evolution with nature. Air, water and soil will not be able to safely absorb our waste products unless the waste itself is healthy and biodegradable. For example, recent studies have found hormones, endocrine disrupters, heavy metals and other dangerous compounds in bodies of water that receive "treated" sewage effluents.
Furthermore, a number of studies have shown that various products, like a computer mouse, an electric shaver and a portable CD player during their use off-gas teratogenic and/or carcinogenic compounds – substances known to have a role in causing birth defects and cancer. Such products produce poor indoor quality and are also likely to cause serious allergies and/or weaken the immune system among segments of the population.
Europe´s growth experience over the last decades can be summarized as both too little, and of the wrong kind. Too little, because it has failed to produce enough jobs for its labour force. Of the wrong kind, because of an unsustainable production model based on material and energy intensive structures.
Incremental step-by-step approaches by governments have led to improvements, but progress towards sustainability cannot be achieved through such efforts alone. The resource efficiency gains brought about by the rise of eCommerce and the shift from heavy industries towards knowledge-and service-based industry have been more than offset by the tremendous scale of economic growth and consumer choices that favor energy-and material-intensive lifestyles.
IPP provides unique opportunities
The IPP concept offers excellent opportunities to create a framework of incentives for both businesses and consumers to move away from a production model of linear flows of resource use to one characterized by resource efficiency, waste minimization, controlled use of hazardous substances and restoration and expansion of the stocks of natural capital. Such a shift will not happen over night. It will require a long-term vision of the role of IPP in the necessary transformation of the industrial system of production. Moreover, clear environmental objectives are needed for short-term action. The Commission proposal is conspicuously vague on both these counts. To turn the obvious potential of IPP into reality will require a much more proactive approach than the one presented by the Commission.
A new type of industrialism is needed.
We know today that incremental change has not worked well enough. Eco-efficiency is a step in the right direction. But to really move society in the direction of sustainability, a new approach is needed. To pollute less is not sufficient as a strategy.
As more people and businesses place greater strain on living systems, limits to prosperity will increasingly be determined by natural capital, in combination with industrial innovation and leadership. Future economic progress will only be possible in a market-based system of production and distribution in which all forms of capital, including natural capital, are fully valued.
Today´s more or less linear material flows means that the natural systems are damaged by increasing volumes of waste and pollution. Also important, and often overlooked, is the fact that a lot of resources are wasted. The principles guiding IPP must therefore be derived from a much better understanding how natural systems work. Product design and production should be made much more in line with natural processes and designs.
Consumption today is based on products made up primarily of the following types of materials: renewables, minerals, chemicals and composite materials. To enhance material efficiency does not only mean to do more with less. Materials should be handled in such a manner that, when the useful life of a product is over, it does not become useless waste but can be separated and reconditioned to become inputs for new productive use - or, when this is not possible, be turned into nutrients for biological processes. Such a direction of production and product design would offer benefits for society as well as for business.
A strategy like this would only work if it were based on the following conditions:
First and foremost, to base production and product design as much as possible on renewable materials. By doing so, residue materials can easily be turned back to nature and be used as nutrients. For instance, there are fascinating developments within bio-technology companies offering all kinds of non-petroleum plastics (derived from different grains). Special attention should be given to packaging materials. Such materials make up a significant part of the waste volumes in our society. A lot would be gained if the bulk of packaging was biodegradable. Why should tooth-paste tubes and ketchup bottles, to take a few examples, last for decades while their content is consumed more or less instantly.
Secondly, to stimulate the clustering of different production activities, regardless if they are based on biomass or non-renewables, so that residue materials from one process can be easily used as inputs in another process. By doing so new jobs would be created, the busines cash-flow would improve and pollution would be reduced. In order for this to happen, present incentives structures in the economy as well as business models may have to be reconsidered.
Thirdly, to encourage R&D for the development of separation techniques for the increasing volume of composite materials in society. Many of these materials are positive from a functional point of view and often lead to reductions in energy and material use. However, in order to for these materials not to become useless waste, they must undergo separation so as to be used again productively. A case in point is the rapidly increasing volumes in society of CD:s and DVD:s. Billions of these will end up in the waste stream unless technologies are developed to separate aluminium from the polycarbonates. Or take another example of multilayers: Paper, low density polyetheline and aluminium are all common in packaging materials. Historically these materials have not been possible to separate, the result being a loss of valuable materials as well as huge volumes of waste. Recent research, however, shows that separation is possible, using biological processes. These are the kind of research efforts that have to be supported.
Fourthly, to separate as much as possible material flows that are based on renewables from those based on minerals and/or chemicals. Scarce elements, like most heavy metals, should not be allowed to systematically increase in concentrations in the biosphere; they should either be substituted for by other materials or safeguarded in tight technical loops within society.
Fifthly, to use chemicals in a non-dissipative way; priority hazardous substances should be replaced by more benign ones or safeguarded through tightly controlled closed-loop recycling.
Specific comments on the IPP proposal.
The EU IPP-strategy needs to focus both on short and long term improvements, strive for incremental improvements as well radical new solutions. IPP should build upon existing knowledge to develop a policy mix that should strive to strengthen the drivers and tear down the barriers for shifting society towards sustainable development.
There is a need for clear objectives. The communication puts forward two overarching objectives that could be summarized as follows; IPP aims at reducing resource use and the environmental impact of waste and reduce the environmental impacts from products throughout their life-cycle.[1]While it is difficult to be specific on an overarching level, one problem with this formulation is that the objectives fail to give clear indications of the role of IPP in relation to other policy initiatives. It would therefore be beneficial for the IPP process to develop objectives on a more detailed level. These objectives should reflect priority environmental areas such as use of natural resources, prevention of waste, use of hazardous substances, reduction of greenhouse gases etc. As a support for the implementation of IPP and for facilitating the process there is a need for so called process objectives. Examples of such objectives are priority areas for R&D in relation to IPP, the development of the necessary policy incentives and indicators for IPP as well as the appropriate information and education tools.
The IPP strategy lacks a focus on innovation. A shift towards new production and consumption systems will depend a lot on innovation. It is surprising how little the IPP strategy emphasizes the role that IPP can play to trigger and support positive innovations such as systems design and systems innovation. The role of R&D is hardly mentioned in the communication.
To "work with the market" can only succeed within a context of positive incentive structures and clear boundary conditions. The Commission puts a lot of emphasis on "working with the market", such an approach has its clear merits, but it will only be successful in an environment where "green products" are priced favourably compared to other products. The application of the Polluter Pays Principle would be a key step in the right direction. Moreover, in order for the market to function well, and live up to the overall objectives of IPP boundary conditions must be set, based on the carrying capacity of the natural systems.
The EU IPP strategy must include services. Although the Commission explicitly notes that services are not excluded from the scope of IPP, the implementation strategy is focusing primarily on products. Both Council and Parliament have called on the Commission to make services a part of the strategy at once. There are three major arguments for this. Firstly, the service sector is a large and important sector, with considerable associated environmental impacts, particularly in the southern part of Europe where tourism is an important source of income. Secondly, many products are already sold as a package together with associated services; thus there is already an intrinsic link between products and services. Thirdly, the encouragement of new models of providing products, through for example product service systems, where a company sells the function of a product rather than the product itself, is one way to address the problems of our high levels of resource use and waste generation.
The IPP-strategy needs include education measures to a larger extent. If people are to reflect on and include the lifecycle perspective into their decisions, education and information with regard to the underlying logic of lifecycle thinking is imperative. IPP must thefore include comprehensive plans for education activities directed at policy makers, current and future professionals in engineering, product design, marketing, purchasing, economy and general management as well as current and future consumers.
Develop a new generation of eco-labels. Consumers will play a critical role in ensuring the overall success of the future EU IPP framework through the product and service choices that they make. The provision of a complete and balanced set of information regarding the ‘sustainability’ of any given product or service is therefore central in the drive towards sustainable consumption. On the European level, the only system for environmental product information to the consumer is the EU-flower. In spite of good intentions the EU-flower has not been successful. It is therefore imperative that measures are taken either to greatly enhance the effectiveness and relevance of the EU-flower so it becomes a real tool for encouraging and enabling consumers to make a "green decision", or alternative tools for providing life-cycled based environmental product information need to be developed.
Public Procurment as well as Technical procurment can play a major role.
Public procurment represent an stimated 16 %of GDP within the EU. It could play a central role in enhancing demand for environmentally benign products. The same goes for technical procurment in areas of particular importance. Experince from several member states, such as Sweden, shows that well targeted technical procurment - as in the field of energy efficiency - has had a major impact on market developments.
IPP must rest on a balanced mix of policy tools
In implementing a variety of policy instruments as one of the key principles of the IPP-approach one should take the following into consideration
- ∙Measures that enable individuals and organizations to reflect lifecycle concerns in their decisions as well as measures that motivate such concern. The proposal from the commission lacks innovative suggestions on motivating measures.
- ∙Measures that stimulate and rewards leaders as well as measures that force the laggards to improve.
- ∙Measures that addresses immediate challenges as well as measures that lay the foundation for fundamental changes in the long run.
- [1] The Commission Communication