RELAZIONE sulla situazione sociale nell'Unione europea

9.2.2005 - (2004/2190(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali
Relatrice: Ilda Figueiredo


Procedura : 2004/2190(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento :  
A6-0035/2005
Testi presentati :
A6-0035/2005
Discussioni :
Testi approvati :

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla situazione sociale nell'Unione europea

(2004/2190(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione del 4 luglio 2002 sulla comunicazione della Commissione dal titolo "Rafforzare la dimensione locale della strategia europea per l'occupazione[1],

–   vista la sua risoluzione del 25 settembre 2002 sulla comunicazione della Commissione sul bilancio di cinque anni della strategia europea per l'occupazione[2],

–   vista la sua risoluzione del 3 settembre 2003 sul quadro di valutazione dei progressi compiuti nell'attuazione dell'agenda per la politica sociale[3],

–   vista la relazione del novembre 2003 della Task force europea per l'occupazione "Creare più posti di lavoro in Europa",

–   vista la risoluzione votata l'11 novembre 2003 dal Parlamento europeo dei disabili nel quadro dell'Anno europeo dei disabili 2003,

–   vista la sua risoluzione del 24 settembre 2003 sulla relazione congiunta della Commissione e del Consiglio in materia di pensioni adeguate e sostenibili[4],

–   vista la sua risoluzione del 4 dicembre 2003 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità[5],

–   vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2004 sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell'Unione europea[6],

–   vista la sua risoluzione del 20 aprile 2004 sulla comunicazione della Commissione "Pari opportunità per le persone con disabilità: un piano d'azione europeo"[7],

–   visto il documento di lavoro della Commissione del 18 maggio 2004 sulla situazione sociale nell'Unione europea,

–   vista la relazione del gruppo di alto livello sul futuro della politica sociale in un'Unione europea allargata, del maggio 2004,

–   vista la relazione del novembre 2004 del gruppo di alto livello "La strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione - Affrontare la sfida",

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni "Agenda per la politica sociale" (COM(2000)0379),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6‑0035/2004),

A. considerando che dopo l'adesione, nel maggio scorso, di dieci nuovi paesi con livelli di sviluppo assai differenziati e in genere inferiori alla media dei 15, nell'Unione europea a 25 la situazione sociale esige una maggiore attenzione per i problemi sociali e di sviluppo,

B.  considerando che la crescita economica registrata negli ultimi tre anni è diminuita di almeno la metà e che tale circostanza ha concorso all'incremento della disoccupazione, la quale riguarda ora 20 milioni di persone nell'Unione europea, in maggioranza donne, nonché a livelli preoccupanti di povertà e di esclusione sociale, come risulta dagli ultimi dati disponibili relativi al 2001, che registrano circa 70 milioni di persone esposte al rischio della povertà; che i dati non aggiornati e poco precisi sulla povertà e sull'esclusione sociale rendono inoltre difficile un'analisi più approfondita e un allarme tempestivo per interventi urgenti mirati al superamento del problema, e che gli obiettivi di Lisbona prevedono per il 2010 un tasso di occupazione globale pari al 70% e un tasso di occupazione delle donne pari al 60%,

C. considerando che le disparità sono aumentate sia tra i diversi paesi, sia tra le diverse regioni e comunità e i gruppi della popolazione,

D. considerando che è stata prestata meno attenzione agli aspetti sociali dell'Agenda di Lisbona che non alla stabilità dei prezzi, alla riduzione dei costi e del disavanzo di bilancio;

E.  considerando che le trasformazioni globali nel mercato del lavoro, segnatamente nel settore industriale, nonché le recenti delocalizzazioni di multinazionali in diversi Stati membri, hanno provocato elevati tassi di disoccupazione, i quali colpiscono lavoratori di età compresa tra 40 e 55 anni, soprattutto donne, che hanno difficoltà a trovare altre alternative occupazionali,

F.  considerando che le politiche comunitarie dovrebbero tener pienamente conto della creazione di posti di lavoro di qualità, specialmente per i gruppi di popolazione più esposti alla disoccupazione, in particolare i giovani, il cui tasso di disoccupazione supera permanentemente in diversi paesi la barriera del 20%,

G. considerando che sussistono tuttora discriminazioni nell'accesso delle donne all'occupazione di qualità e che in molti paesi continuano a restare carenti le strutture sociali di sostegno alla famiglia, specialmente per la custodia dei bambini, l'istruzione prescolare e gli anziani, che permettono di conciliare famiglia e attività professionale,

H. considerando l'importanza dei servizi pubblici e dell'economia sociale nel dinamismo dell'occupazione e nella lotta all'esclusione sociale,

I.   considerando che i dati non aggiornati e poco precisi sulla povertà e sull'esclusione sociale complicano un'analisi più approfondita e un allarme tempestivo per l'esecuzione di interventi urgenti mirati al superamento del problema,

J.   considerando il crescente tasso d'invecchiamento, abbinato alla generale diminuzione del tasso di natalità con cui la nuova Europa allargata deve confrontarsi, nonché la necessità di un'analisi più approfondita di questo cambiamento demografico nel perseguimento degli obiettivi di Lisbona,

K. considerando che un'analisi delle condizioni sociali esige un inquadramento delle conseguenze sociali dell'attuale organizzazione economica, per quanto riguarda le tendenze verso l'impoverimento e l'esclusione di vaste regioni, il deterioramento delle condizioni di lavoro, la marginalizzazione di gruppi di popolazione per i quali la partecipazione alla società si riduce a un futuro di occupazione precaria, di disoccupazione, di difficoltà di accesso al sistema sanitario, a condizioni abitative dignitose, alla giustizia, al tempo libero, alla cultura, ai diritti umani e sociali che non sono loro garantiti,

L.  considerando che dopo l'ultimo ampliamento l'Unione europea deve far fronte a problemi demografici e che pertanto vi è bisogno di immigrazione per fronteggiare le implicazioni dirette per l'attuale mercato del lavoro,

M. considerando che è necessario sperimentare mezzi efficaci nella lotta contro la povertà e che è opportuno verificare la possibilità che gli Stati membri introducono misure quali il "reddito minimo vitale",

1.  segnala la necessità di assegnare assoluta priorità alla soluzione dei problemi della disoccupazione, della povertà e dell'esclusione sociale, il che impone una revisione delle attuali politiche economiche e finanziarie, segnatamente del Patto di stabilità, della strategia di Lisbona, del mercato interno e della politica di concorrenza, assegnando la priorità alla ricerca di un tasso di occupazione elevato e di posti di lavoro sostenibili, di qualità e con diritti, agli investimenti e a servizi pubblici di qualità, in grado di garantire l'inserimento sociale, segnatamente nei settori dell'istruzione, della sanità pubblica, della custodia dei bambini, dell'assistenza alle persone in stato di dipendenza, dei trasporti pubblici e dei servizi sociali;

2.  insiste sulla necessità di procedere a un'analisi della prossima direttiva sulla prestazione di servizi (proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prestazione di servizi nel mercato interno) sotto il profilo dei suoi effetti sul mercato del lavoro e sulla qualità dei posti di lavoro;

3.  rileva che la ricerca di un tasso di occupazione elevato, di posti di lavoro sostenibili e di migliore qualità passa soprattutto attraverso una vera e propria politica industriale, attraverso investimenti concertati nelle grandi infrastrutture, una politica di ricerca e di innovazione corrispondente agli obiettivi di Lisbona e dotata dei mezzi necessari, nonché attraverso una politica di formazione lungo tutto l'arco della vita;

4.  ribadisce che le politiche sociali e le politiche di integrazione sono essenziali non solo dal punto di vista dei diritti dei cittadini bensì anche per la crescita dell'Unione europea, e sottolinea che la politica sociale e di inclusione è un fattore di sviluppo;

5.  sottolinea l'importanza della nuova agenda di politica sociale 2006-2010, la quale deve perseguire gli obiettivi seguenti:

-  una politica sociale basata sul rispetto e sulla garanzia dell'accesso per tutti ai diritti umani fondamentali in tutte le politiche comunitarie,

-  lo sviluppo di una società orientata all'inserimento e alla coesione, cosa che presuppone misure a favore dell'occupazione stabile e il rispetto dei diritti dei lavoratori,

-  la promozione di una società basata sulla parità tra uomini e donne e sulla lotta contro ogni forma di discriminazione,

-  la promozione di una società basata su pari opportunità per i disabili,

-  la ridistribuzione della ricchezza creata per garantire la crescita del benessere per tutti, cose che presuppone sistemi di protezione sociale pubblici e universali, nonché l'accesso per tutti a servizi pubblici di qualità, segnatamente la sanità, l'istruzione e la casa,

-  una politica sociale che prenda in considerazione tutti i gruppi, a beneficio in particolare delle popolazioni più vulnerabili ed esposte alla povertà e all'esclusione sociale, segnatamente i minori, gli anziani, le persone con disabilità e le loro famiglie,

-  la democrazia partecipativa nelle varie politiche in campo sociale e professionale;

-  lo sviluppo di una politica di istruzione e di formazione professionale che favorisca la convergenza e il riconoscimento delle qualifiche in collegamento con le esigenze dell'economia europea e in concertazione con le parti sociali,

-  l'armonizzazione degli statuti relativi al lavoro subordinato, corredati di diritti e di garanzie, segnatamente nei settori della protezione sociale e della formazione lungo tutto l'arco della vita;

6.  ribadisce la necessità che il Vertice di primavera definisca i grandi orientamenti macroeconomici per tenere conto della preoccupante realtà degli elevati livelli di disoccupazione, specialmente giovanile e femminile, e adotti misure intese ad aumentare l'inserimento sociale e migliorare in termini quantitativi e qualitativi l'occupazione e l'ambiente, nonché la necessità di rafforzare il metodo di coordinamento aperto; evidenzia altresì che, per conseguire gli obiettivi di Lisbona in materia di tassi di occupazione, è necessario creare entro il 2010 più di 22 milioni di posti di lavoro;

7.  chiede alla Commissione di fare tutto quanto in suo potere per promuovere un ambiente più propizio alla creazione di società e allo spirito imprenditoriale, in particolare a favore delle piccole e medie imprese (PMI), che offrono la grande maggioranza di posti di lavoro nell'UE;

8.  chiede a tutte le aziende di riconoscere che, nel momento di decidere in merito a fusioni tra imprese e delocalizzazioni, esse hanno la responsabilità sociale di tener conto della difesa dell'occupazione e dello sviluppo delle regioni interessate; ricorda la necessità di rispettare la risoluzione 160/2003 del Parlamento europeo sulla chiusura di imprese a seguito della concessione di aiuti finanziari dell'Unione europea;

9.  sottolinea che, nel contesto della responsabilità che incombe loro sul piano sociale, le imprese dovrebbero garantire ai loro dipendenti le migliori condizioni di apprendimento possibili:

     -           durante i periodi di acquisizione pratica delle formazioni iniziali;
-  durante la formazione permanente dei loro dipendenti;
-  per il riconoscimento e la convalida di quanto acquisito con l'esperienza   professionale;

     al fine di realizzare i suoi obiettivi, ogni grande impresa dovrebbe definire piani e bilanci di competenze per la formazione e lo sviluppo delle qualifiche, negoziati fra le parti sociali, da un lato, e le istituzioni che rilasciano le qualifiche professionali, dall'altro;

10. evidenzia la necessità di creare e migliorare gli indicatori di povertà, in un'Europa allargata;

11. evidenzia, in particolare, la necessità di sostenere le regioni svantaggiate, le zone caratterizzate da svantaggi strutturali permanenti, le zone periferiche e quelle colpite da recente deindustrializzazione o riconversione industriale e da chiusure di miniere, onde tener conto dell'indispensabile coesione economica e sociale;

12. ribadisce la necessità di aiutare i settori produttivi, le microimprese e le piccole e medie imprese, l'agricoltura di piccole dimensioni e familiare e l'economia sociale, data la loro importanza per la creazione di posti di lavoro e benessere;

13. ribadisce la necessità di misure che promuovano la parità e combattano le discriminazioni esistenti, segnatamente tramite nuove iniziative legislative, lo sviluppo dell'articolo 13 del trattato, nel settore dei diritti della donna, degli immigrati e dei disabili, sottolineando altresì la necessità di potenziare il legame tra il Fondo sociale europeo e i piani nazionali d'azione per l'occupazione e l'inserimento sociale, onde garantire il suo adeguato finanziamento e la partecipazione effettiva dei parlamenti nazionali, delle ONG che operano in tali zone e delle parti sociali;

14. sottolinea che l'istruzione lungo tutto l'arco della vita apporta un contributo ad una necessità sociale e alle esigenze del mercato del lavoro europeo; sottolinea inoltre che essa rappresenta altresì un diritto sociale indipendentemente dall'età, dal sesso o dall'origine sociale; che i gruppi socialmente sfavoriti (donne, immigrati, persone che vivono al di sotto della soglia di povertà) dovrebbero quindi esserne i beneficiari privilegiati, a causa delle difficoltà che generalmente incontrano a motivo del loro basso livello di formazione nonché della loro marginalizzazione rispetto ai sistemi di istruzione e di formazione e reclama misure che prevedano possibilità specifiche concepite per siffatti gruppi, onde garantire a tutti pari opportunità; auspica, infine, che siano definiti obiettivi specifici a favore di coloro che non hanno potuto completare il secondo ciclo di istruzione secondaria: gli analfabeti, le persone non qualificate, i disoccupati, i disabili, le persone di età superiore ai cinquant'anni, i migranti e le donne al termine del loro congedo di maternità, ecc.;

15. segnala l'esigenza di sviluppare iniziative legislative che contribuiscano alla creazione di un numero maggiore di posti di lavoro, a conciliare l'attività professionale con la vita familiare, assicurare la formazione e l'istruzione lungo tutto l'arco della vita e facilitare la partecipazione civica e sociale delle persone nella vita della comunità;

16. si compiace dell'accento posto nella relazione della Commissione sull'importanza capitale di migliorare i livelli di occupazione e sul riconoscimento che la disoccupazione è la principale causa di esclusione sociale;

17. insiste sulla necessità di combattere più efficacemente le cause e le conseguenze degli incidenti sul lavoro, mediante un aumento e un potenziamento delle misure di controllo;

18. ribadisce, al fine di evitare disparità tra gli Stati membri, la necessità di potenziare il bilancio delle prossime prospettive finanziarie (2007-2013)e i Fondi strutturali onde tenere conto dell'indispensabile coesione economica e sociale, conciliando due requisiti fondamentali: la solidarietà nei confronti dei nuovi Stati membri e il sostegno dello sviluppo strutturale delle regioni attualmente sfavorite, e rafforzare in tal modo la convergenza reale;

19. sollecita alla Commissione di elaborare e pubblicare indicatori e studi aggiornati, più frequenti e di migliore qualità, segnatamente sull'integrazione trasversale degli obiettivi sociali negli altri settori politici nonché sulle conseguenze delle diverse politiche comunitarie in termini di aggravamento della disoccupazione, della povertà, dell'esclusione sociale e delle discriminazioni, prendendo in considerazione l'analisi per genere e il contributo veramente rappresentativo della società;

20. chiede che la Commissione esamini in modo più approfondito le tendenze demografiche e le loro conseguenze sulla società, al fine di prevenire sviluppi negativi;

21. auspica infine che siano formulate proposte concrete sulle modalità con cui negli Stati membri possono essere soddisfatte le richieste di migliore istruzione e apprendimento lungo tutto l'arco della vita, al fine di poter sviluppare in modo efficace le risorse nel settore del capitale umano;

22. auspica che siano inserite nella nuova agenda sociale proposte concrete, concernenti le possibilità di garantire e consolidare anche in un mondo globalizzato il modello sociale europeo e di migliorare la condizione sociale dei ceti più deboli nella società;

23. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

  • [1]  GU C 271 E del 12.11.2003, pag. 593.
  • [2]  GU C 273 E del 14.11.2003, pag. 192.
  • [3]  GU C 76 E del 25.3.2004, pag. 226.
  • [4]  GU C 77 E del 26.3.2004, pag. 251.
  • [5]  GU C 89 E del 14.4.2004, pag. 124.
  • [6]  GU C 92 E del 16.4.2004, pag. 329.
  • [7]  Testi approvati in pari data P5_TA(2004)0292.

MOTIVAZIONE

Nell'Unione europea con 25 Stati membri dopo l'adesione, nel maggio scorso, di dieci nuovi paesi con livelli di sviluppo molto differenziati, la situazione sociale esige una maggiore attenzione per i problemi sociali e in materia di sviluppo. I limiti di lunghezza della presente relazione non consentono un'analisi dettagliata e pertanto sono citati soltanto taluni aspetti ritenuti essenziali sulla base dei dati disponibili.

1. Occupazione, disoccupazione e condizioni di lavoro

Benché l'informazione statistica sia ancora insufficiente, da dati recenti di Eurostat[1] si desume che alla fine del 2003, su una popolazione di circa 443 milioni di persone:

-  192,8 milioni di persone avevano un lavoro, di cui il 43,6% donne e il 10,7% giovani di 15-24 anni di età, mentre circa 161 milioni erano lavoratori dipendenti, anche se con elevate percentuali di lavoro precario e a orario ridotto;

-  va registrato che nel 2003/2004, per la prima volta negli ultimi dieci anni, dopo una stasi nella creazione di posti di lavoro nel 2002, nell'Unione europea si è verificato un calo netto dell'occupazione;

-  circa il 62,9% della popolazione della fascia d'età di 15-64 anni è occupata, tuttavia con grandi differenze tra i diversi paesi dell'Unione europea: in otto il tasso medio era pari o superiore al 67% (Danimarca, Cipro, Olanda, Austria, Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito); il tasso era inferiore al 57% in Italia, Malta e Polonia;

-  tuttavia circa il 10,3% delle persone della fascia d'età di 15-64 anni lavoravano a orario ridotto; si osserva che, in generale, nei paesi con tassi elevati di occupazione una parte significativa della stessa è a orario ridotto, per esempio in Olanda (32, 8%), Slovenia (23,2%) e Regno Unito (17, 4%);

-  resta molto diffusa l'occupazione precaria, come si evince dalla percentuale del 12, 9% dell'occupazione con contratto a tempo determinato, in particolare in Polonia (19,4%), Portogallo (20,6%) e Spagna (30,6%);

-  un aspetto preoccupante è dato dalla precarietà dell'occupazione femminile; dei posti di lavoro a tempo pieno soltanto il 36,7% è occupato da donne e nei posti permanenti la quota delle donne è pari soltanto al 38% e quella dei giovani al 24,3%;

-  19,1 milioni erano i disoccupati, di cui il 51,3% donne e il 24,3% giovani.

Dati più recenti sulla disoccupazione[2] dimostrano che nel frattempo la disoccupazione continua ad aumentare e nell'agosto 2004 ha raggiunto la soglia di 19,3 milioni, ovvero un tasso del 9%. Tuttavia, in alcuni paesi i tassi sono più elevati, in particolare in Polonia (18,7%), Slovacchia (15,7%), Lituania e Spagna (11%.)

Nell'Unione europea a 25 il tasso medio della disoccupazione femminile arriva al 10% e al 18,1% quella tra i giovani con meno di 25 anni.

Come è risaputo, dopo il Consiglio straordinario di Lussemburgo del novembre 1997, è stata tracciata una strategia ambiziosa per ridurre la disoccupazione e per una crescita sostenibile dei tassi di occupazione, nonché per colmare le disparità legate al sesso.

Succesivamente, al vertice di Lisbona del marzo 2000, è stato delineato l'obiettivo della piena occupazione, con posti di lavoro più numerosi e migliori. All'orizzonte del 2010 sono stati posti gli obiettivi seguenti:

- 70% per il tasso globale di occupazione

- 60% per il tasso di occupazione delle donne.

In seguito al Consiglio di Stoccolma, nella primavera 2001 è stato fissato l'obiettivo di un tasso di occupazione del 55% per le persone della fascia d'età tra i 55 e i 64 anni.

In realtà però nel 2003 il tasso globale di occupazione, comprendendo il lavoro precario e quello a orario ridotto, non ha superato il 62,9% nell'Europa a 25.

Nella disaggregazione per sesso il tasso di occupazione delle donne era pari soltanto al 55%, e una quota significativa corrispondeva a lavoro precario e a orario ridotto, mentre il tasso di occupazione degli uomini era pari al 71%. Sussistono inoltre profonde disparità nel mercato del lavoro:

-  le carenze attinenti alle condizioni di lavoro in diversi settori di attività di diversi paesi provocano malattie e sono all'origine di un elevato numero di infortuni sul lavoro, anche se essi sono in calo dal 1994; nel 2000 circa 500 milioni di giorni di lavoro sono stati persi sia in seguito a infortuni sul lavoro (150 milioni di giorni persi), sia per problemi di salute connessi al lavoro eseguito (350 milioni di giorni persi);

-  nel 2001 il 3,8% dei lavoratori dell'UE ha subito infortuni sul lavoro che hanno comportato più di tre giorni di assenza e il 6,1% infortuni che non hanno provocato assenze superiori a tre giorni; gli infortuni sul lavoro con esito mortale hanno provocato in media 80 decessi per 100.000 lavoratori, con particolare incidenza nei settori della pesca e dell'edilizia; per quanto riguarda i diversi paesi, i casi più gravi, che superano di molto la media, sono: Lettonia, Belgio, Lituania, Estonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito.

Tale realtà dimostra che le strategie sviluppate per la crescita dell'occupazione non bastano, poiché la priorità è stata data alla stabilità dei prezzi, tramite criteri di convergenza nominale, per cui si impone la sostituzione di tali criteri con un patto di sviluppo e occupazione, che riservi la priorità alla crescita del numero dei posti di lavoro di qualità e con diritti.

Parimenti si impongono misure volte a regolamentare le fusioni tra imprese e le delocalizzazioni di multinazionali, a sostenere i settori produttivi, le microimprese e le piccole imprese, a promuovere l'uguaglianza, a lottare contro le discriminazioni esistenti e a contribuire alla riduzione dell'orario di lavoro senza decurtazioni retributive, in modo da facilitare la creazione di un numero maggiore di posti di lavoro, di conciliare l'attività professionale e la vita familiare, di assicurare la formazione e la qualificazione nel corso dell'intero arco di vita e di facilitare la partecipazione civica e sociale delle persone nella vita della rispettiva comunità.

2. Retribuzioni e salario minimo

In 18 dei 25 Stati membri (Belgio, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito) esiste l'istituto del salario minimo.

-  Il relativo importo, al 1° gennaio 2004, variava tra i 121 euro della media mensile in Lettonia, i 498 euro in Portogallo e i 1403 euro in Lussemburgo.

-  Dopo la correzione del fattore prezzi, sulla base della parità di potere d'acquisto, la comparazione mostra minori disparità e taluni cambiamenti nella classifica, per cui Malta e Slovenia hanno salari più elevati in termini di potere d'acquisto rispetto a quelli di Portogallo e Spagna.

-  La percentuale dei lavoratori a tempo pieno con salario minimo è molto diversificata e varia tra lo 0,8% in Spagna, l'1,9% nel Regno Unito e il 14% in Francia, il 15,1% in Lussemburgo e il 15,4% in Lituania, laddove in genere riguarda una percentuale maggiore di donne che di uomini.

-  Il salario minimo corrisponde a una proporzione media mensile degli utili realizzati nell'industria e nei servizi, che nel 2002 oscillava tra il 32% in Slovacchia, il 43% in Portogallo, il 49% in Olanda e il 54% a Malta.

-  Nell'Unione europea a 25 le differenze retributive evidenziano che anche in tale campo restano in atto le discriminazioni tra uomini e donne. Anche se risulta difficile procedere a comparazioni, nel 2001, nell'UE a 15, la retribuzione oraria media lorda delle donne era del 16% inferiore a quella degli uomini, e in diversi paesi ancora di più, in particolare in Germania e nel Regno Unito. Anche nei nuovi Stati membri i dati disponibili evidenziano differenze significative in taluni paesi, in particolare Repubblica ceca ed Estonia.

Per porre fine a simili disparità è necessario porre termine alla discriminazione diretta basata sulla retribuzione di base e alla discriminazione indiretta legata alla partecipazione all'attività economica, alle opzioni professionali e all'evoluzione della carriera.

3. Redditi - PIL pro capite

Secondo Eurostat[3], gli indici corrispondenti al PIL pro capite nel 2003, espressi in SPA (standard di potere d'acquisto), al fine di tentare di equiparare il potere d'acquisto delle diverse monete e consentire comparazioni tra paesi, presentava notevoli variazioni tra i paesi:

-  50% o meno della media dell'Unione europea a 25: Lettonia, Estonia, Lituania e Polonia.

-  tra 51% e 75% della media dell'Unione europea a 25: Repubblica ceca, Ungheria, Malta, Portogallo e Slovacchia.

-  tra 76% e 100% della media dell'Unione europea a 25: Cipro, Grecia, Spagna e Slovenia.

-  tra 101% e 125% della media dell'Unione europea a 25: Austria, Belgio, Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Olanda, Svezia e Regno Unito.

-  126% e più della media dell'Unione europea a 25: Irlanda e Lussemburgo.

I dati riportati evidenziano profonde disparità nello sviluppo tra i diversi Stati membri dell'Unione europea e confermano che si resta ancora lontani dalla coesione economica e sociale prevista dal trattato; pertanto, diventa doveroso raddoppiare l'attenzione dedicata al problema, attraverso le politiche macroeconomiche e l'incremento dei fondi comunitari, segnatamente del Fondo di coesione e dei Fondi strutturali, situazione particolarmente rilevante in una fase in cui iniziano i negoziati sulle prospettive finanziarie.

4. Povertà ed esclusione sociale

Le recenti pubblicazioni di Eurostat[4] riguardanti la popolazione e le condizioni sociali si sono attenute ai criteri e ai 18 indicatori definiti nel Consiuglio di Laeken nel dicembre 2001, alla luce della decisioni del Consiglio europeo di Nizza nel dicembre 2000, il quale ha ritenuto che la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, prevista nel vertice di Lisbona del marzo 2000, andava sviluppata con il metodo del coordinamento aperto, in particolare con i piani nazionali di inserimento, e consentono di dedurre talune conclusioni, sia pure basate di dati non aggiornati.

Nella pubblicazione "La situazione sociale nell'Unione europea – 2004”, la Commissione ha poi inserito nella sua analisi anche i dieci nuovi Stati membri sulla base dei dati diffusi da Eurostat[5].

-  Nel 2001, il 15% circa della popolazione dell'Unione europea era a rischio di povertà[6], vale a dire quasi 70 milioni di persone, mentre detta percentuale saliva al 20% in Grecia e in Portogallo e al 21% in Irlanda. Tuttavia, i livelli di reddito che servono come base per il calcolo del 60% della media nazionale sono molto diversi da un paese all'altro, come si evince dall'analisi dei salari minimi e dalla distribuzione del reddito citata.

-  La protezione sociale e le prestazioni dell'assicurazione sociale hanno un ruolo fondamentale per diminuire il rischio di povertà. Senza i diversi trasferimenti sociali, compresi pensioni e altri sussidi, il rischio di povertà arriverebbe in media al 30% della populazione in Finlandia, al 37% in Portogallo, al 40% in Francia e Regno Unito e al 42% in Italia; tale dato di fatto dimostra l'importanza della politica di protezione e di sicurezza sociale.

-  La ripartizione della protezione sociale varia molto da uno Stato membro all'altro: nell'Unione europea a 15, nel 2001, variava tra le 3 644 parità di potere d'acquisto in Portogallo, il valore più basso, e le 10 559 in Lussemburgo, il valore più elevato.

-  Anche la disparità nella ripartizione globale dei redditi resta molto elevata, sia tra i diversi gruppi della popolazione, sia tra i diversi paesi. Nel 2001, il 20% della popolazione con il reddito più elevato deteneva una quota cinque volte maggiore del 20% della popolazione con il reddito più basso. Detto indicatore variava tra il 3% in Danimarca e il 6,5% in Portogallo.

-  La percentuale delle persone che vivono in nuclei familiari disoccupati[7] è molto elevata. Nel 2003, nell'Unione europea a 15, circa il 10% della popolazione tra i 18 e i 59 anni di età viveva in nuclei familiari completamente disoccupati.

Con l'aggravamento della disoccupazione negli ultimi anni e la riduzione dei sussidi sociali in alcuni Stati membri, la situazione della povertà e dell'esclusione sociale probabilmente è diventata ancora più grave di quella delineata dalle statistiche citate e pertanto si impone la questione di attribuire la priorità all'inserimento sociale all'interno delle diverse politiche comunitarie, segnatamente nella politica monetaria e del mercato interno, per difendere servizi pubblici di qualità, privilegiando gli investimenti publici nei settori sociali come per esempio, tra gli altri, la sanità, l'istruzione, la formazione, la casa, la protezione sociale, l'accesso alla giustizia, la cultura e il tempo libero.

5. Istruzione

Anche se esiste un accordo generalizzato sull'importanza dell'istruzione, della formazione professionale, della qualificazione nel corso dell'intero arco di vita e della ricerca, sussistono profonde disparità e innumerevoli carenze, a conferma che la prospettiva delineata nel vertice di Lisbona del 2000 è servita a poco. Dati recenti dimostrano che, anche se la Commissione ha segnalato la necessità di attribuire la priorità alla lotta contro l'abbandono scolastico precoce e l'insuccesso scolastico, in diversi paesi la situazione resta grave:

-  nel 2003, il tasso di abbondono scolastico di giovani tra i 17 e i 19 anni di età, senza aver completato l'istruzione secondaria, era pari al 48,2% a Malta, al 41,1% in Portogallo, al 29,8% in Spagna; nello stesso periodo in Slovacchia, Repubblica ceca e Polonia variava tra il 4,9% e il 6,3%;

-  in termini analoghi, nel settore dell'istruzione e della qualificazione nel corso dell'intero arco di vita continuano a esistere profonde divergenze; nel 2003 in Svezia il 34,2% delle persone tra i 25 e i 64 anni di età aveva frequentato corsi di istruzione e formazione, in Portogallo la quota corrispondente era pari soltanto al 3,6%, e nello stesso tempo questo paese è anche quello che registra il tasso più elevato di abbandono scolastico precoce.

Pertanto risulta doveroso adottare le misure necessarie per cambiare la situazione, dando la priorità all'istruzione, alla formazione professionale e alla qualificazione nel corso dell'intero arco di vita.

  • [1]  Eurostat - Statistics in focus, 14/2004
  • [2]  Eurostat –Euro-indicators 122/2004 – 5 ottobre 2004
  • [3]  Eurostat n. 37/2004 su economia e finanza.
  • [4]  Eurostat n. 10 e 16/2004 sulla popolazione e le condizioni sociali.
  • [5]  Eurostat Yearbook 2004.
  • [6]  La soglia di rischio di povertà è data dalla percentuale di persone che vivono con meno della media nazionale del 60% del reddito di ogni paese, il che significa che si tratta di redditi di base molto diversi tra loro.
  • [7]  Tutti i membri del nucleo familiare disoccupati, senza contare ovviamente gli studenti fino a 24 anni.

PROCEDURA

Titolo

La situazione sociale nell'Unione europea

Numero di procedura

2004/2190(INI)

Base regolamentare

art. 45

Commissione competente per il merito
  Annuncio in Aula dell'autorizzazione

EMPL
18.11.2004

Commissione(i) competente(i) per parere

        Annuncio in Aula

FEMM
18.11.2004

 

 

 

 

Pareri non espressi
  Decisione

FEMM
25.1.2005

 

 

 

 

Relatore(i)
  Nomina

Ilda Figueiredo

20.9.2004

 

Esame in commissione

23.11.2004

17.1.2005

 

 

 

Approvazione

1.2.2005

Esito della votazione finale

favorevoli:

contrari:

astensioni:

22

17

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Andersson, Roselyne Bachelot-Narquin, Jean-Luc Bennahmias, Mihael Brejc, Udo Bullmann, Philip Bushill-Matthews, Milan Cabrnoch, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Luigi Cocilovo, Ottaviano Del Turco, Harald Ettl, Richard Falbr, Ilda Figueiredo, Richard Howitt, Stephen Hughes, Jan Jerzy Kułakowski, Sepp Kusstatscher, Jean Lambert, Raymond Langendries, Bernard Lehideux, Lasse Lehtinen, Elizabeth Lynne, Mary Lou McDonald, Jamila Madeira, Thomas Mann, Mario Mantovani, Jiří Maštálka, Ana Mato Adrover, Maria Matsouka, Roberto Musacchio, Ria Oomen-Ruijten, Csaba Őry, Dimitrios Papadimoulis, Jacek Protasiewicz, Luca Romagnoli, Leopold Józef Rutowicz, José Albino Silva Peneda, Jean Spautz, Eva-Britt Svensson, Georgios Toussas, Evangelia Tzampazi, Anne Van Lancker, Anja Weisgerber, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Mihael Brejc, Udo Bullmann, Richard Howitt, Lasse Lehtinen, Jamila Madeira, Roberto Musacchio, Dimitrios Papadimoulis, Luca Romagnoli, Leopold Józef Rutowicz, Eva-Britt Svensson, Georgios Toussas, Evangelia Tzampazi, Anja Weisgerber

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Rodi Kratsa-Tsagaropoulou

Deposito – A6

9.2.2005

A6-0035/2005