RELAZIONE sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori delle commissioni

22.12.2006 - (2005/2149(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
Relatrice: Anna Záborská

Procedura : 2005/2149(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento :  
A6-0478/2006

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori delle commissioni

(2005/2149(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 2, l'articolo 13 e l'articolo 141, paragrafo 4, del trattato CE,

–   viste la Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la Carta sociale europea riveduta e la giurisprudenza della Corte europea per diritti dell'uomo,

–   visti i lavori della Direzione per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa, ed in particolare del Comitato direttivo per la parità fra gli uomini e le donne del Consiglio d'Europa,

–   visti la quarta Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel settembre 1995, la Dichiarazione e la Piattaforma d’azione adottate a Pechino nonché i successivi documenti finali adottati in occasione delle Sessioni speciali delle Nazioni Unite "Pechino+5" e "Pechino+10é su ulteriori azioni ed iniziative volte ad attuare la Dichiarazione e la Piattaforma d’azione di Pechino, adottati rispettivamente il 9 giugno 2000 e l’11 marzo 2005,

–   vista la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro,

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2003 sul gender mainstreaming (integrazione della dimensione di genere) al Parlamento europeo[1],

–   visto il documento di lavoro della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori delle commissioni, predisposto successivamente all'analisi delle risposte al questionario inviato ai presidenti e ai vicepresidenti incaricati dell'integrazione della dimensione di genere nominati dalle ventidue commissioni parlamentari,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0478/2006),

A. considerando che la maggioranza delle commissioni accorda sempre o talvolta una notevole rilevanza all'integrazione della dimensione di genere mentre sono in minoranza le commissioni che non si interessano affatto o solo raramente,

B.  considerando che la parità tra uomini e donne è un principio fondamentale del diritto comunitario e la sua promozione costituisce, a norma dell'articolo 2 del trattato, uno dei compiti della Comunità,

C. considerando che l’articolo 3, paragrafo 2, del trattato stabilisce il principio dell’integrazione della dimensione di genere affermando che in tutte le sue azioni la Comunità mira ad eliminare le ineguaglianze nonché a promuovere la parità tra uomini e donne,

D. considerando la dinamica innescata dal 2005 sotto la responsabilità della sua commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, nonché i lavori del gruppo di alto livello sulla parità tra uomini e donne,

E.  considerando che un(a) presidente o un(a) vicepresidente preposto(a), nell'ambito dei lavori della rispettiva commissione parlamentare, all'attuazione dell'integrazione della dimensione di genere ha attivamente partecipato ad ogni riunione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere,

F.  considerando la costante progressione della percentuale di donne membri del Parlamento, passata dal 17,5% nel 1979, al 30,33% nel 2004,

G. considerando che in seno alla sua amministrazione risultano sottorappresentate le donne che occupano posti di responsabilità negli organi preposti alle decisioni politiche,

H. considerando che in seno alle sue sette Direzioni generali solo due donne sono state nominate direttrici generali, deplora il numero insufficiente di candidature femminili ai posti di direttrice generale e pertanto sprona le donne a prospettare seriamente una loro candidatura a posti di responsabilità in seno alla sua amministrazione,

I.   considerando che, quantunque la maggioranza delle commissioni si pronunci a favore dell'integrazione della dimensione di genere, esse hanno per lo più definito le loro future priorità politiche senza prevedere alcuna strategia relativa all'integrazione della dimensione di genere,

J.   considerando che, finora, nessuna commissione si è prefissa obiettivi concreti per l'attuazione di una siffatta strategia,

K. considerando che la metà delle commissioni ritiene che la loro competenza in materia va sviluppandosi e che la stessa proporzione di commissioni manifesta un vivo interesse per una formazione, contestuale alla loro segreteria, in materia di integrazione della dimensione di genere,

L.  considerando che la cooperazione politica e amministrativa delle commissioni parlamentari con la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere può risultare sia regolare che sporadica,

M. considerando che, a norma del 6° comma dell'articolo 46 del suo regolamento, la maggioranza delle commissioni invita regolarmente i relatori per parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a partecipare alle riunioni della commissione competente per il merito, allorquando viene esaminata la relazione di cui trattasi,

N. considerando che, per meglio legiferare, la maggioranza delle commissioni si pronuncia a favore dell'integrazione della dimensione di genere e che la metà di esse si è già avvalsa delle consulenze di esperti in materia di parità fra uomini e donne;

Valutazione dell'integrazione della dimensione di genere

1.  sottolinea che la rivendicazione circa la parità fra uomini e donne deve concretarsi in una impostazione pratica che non opponga le donne agli uomini;

2.  ritiene che l’integrazione della dimensione di genere comporti sviluppi positivi sia per le donne che per gli uomini;

3.  sottolinea che l’integrazione della dimensione di genere presuppone la riorganizzazione, il miglioramento, lo sviluppo e la valutazione dei processi politici, così da consentire a quanti partecipano di norma al processo decisionale di recepire una prospettiva di genere in tutte le politiche, a tutti i livelli e in ogni fase;

4.  sottolinea che l’integrazione della dimensione di genere non può sostituire politiche specifiche miranti a rimediare a situazioni risultanti da disparità fra uomini e donne e ricorda che le politiche specifiche finalizzate alla promozione della parità e integrazione della dimensione di genere sono complementari e che vanno pertanto condotte di pari passo per conseguire l’obiettivo della parità fra uomini e donne;

5.  ringrazia le presidenze austriaca e finlandese per avere insistito in sede di Consiglio dei Ministri, sulla rilevanza degli uomini in sede di attuazione dell'integrazione della dimensione di genere;

6.  rileva che l’integrazione della dimensione di genere postula che la prospettiva di genere e l’attenzione all’obiettivo della parità occupino una posizione centrale in tutte le attività, quali la definizione delle politiche, la ricerca, la rappresentanza, il dialogo, la legislazione, l’attribuzione di risorse o l’attuazione e la verifica degli scadenzari di programmi e progetti;

7.  s'impegna a adottare ed applicare nell'ambito delle politiche comunitarie una strategia corredata di obiettivi concreti relativa all'integrazione della dimensione di genere e incarica la sua commissione competente di predisporla entro e non oltre la fine della legislatura in atto;

8.  sottolinea l’importanza del mandato del gruppo ad alto livello sulla parità di genere nonché la definizione delle priorità relative all’integrazione della dimensione di genere in sede di legislazione, comunicazione, informazione, predisposizione del bilancio o politica del personale;

9.  invita il gruppo di alto livello sulla parità di genere a proseguire l'incentivazione e la promozione di tale processo nel suo insieme muovendo dalle informazioni regolarmente fornite dalle commissioni e dalla presidente della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere spronando gli Stati membri a perseguire una politica analoga;

10. insiste sul rilevante ruolo che i gruppi politici possono svolgere per incentivare, appoggiare e rendere possibile la piena partecipazione delle donne nella vita pubblica tramite l'applicazione e valutazione dell'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei loro programmi e attività, incoraggiando una maggiore partecipazione delle donne alle elezioni al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali; invita i partiti politici di tutta Europa a provvedere affinché nelle loro liste per ogni organo collettivo venga introdotto un sistema obbligatorio di quote;

11. si rallegra con le commissioni parlamentari che hanno resa operativa nei loro lavori l'integrazione della dimensione di genere ed invita le altre commissioni a seguire il loro esempio;

12. incoraggia il Segretario generale a continuare la formazione di funzionari in materia di integrazione della dimensione di genere;

13. rileva che la Direzione generale per le politiche interne, preposta alle commissioni parlamentari, vanta il più elevato tasso di amministratori femminili; invita tutte le Direzioni generali del Parlamento a porre in atto la legislazione comunitaria sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione;

14. chiede che ogni segreteria delle commissioni delle direzioni delle DG politiche interne ed esterne assuma un funzionario con un'apposita formazione sull'integrazione della dimensione di genere e incoraggia il collegamento in rete di tali funzionari sotto il coordinamento della segreteria della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere onde promuovere regolari scambi sulle buone pratiche;

15. deplora che lo statuto dei funzionari delle Comunità europee non preveda misure sufficienti che consentano ai funzionari di operare una effettiva scelta tesa a conciliare la vita familiare con la vita professionale;

16. chiede che si tenga conto dell'integrazione della dimensione di genere nel bandire i posti vacanti all’interno delle istituzioni dell’UE;

Futura attuazione dell'integrazione della dimensione di genere

17. sottolinea l'importanza di ricorrere ad un terminologia e a definizioni precise conformi con le norme internazionali in sede di utilizzo dei termini relativi all'integrazione della dimensione di genere;

18. sottolinea la necessità, nell'ambito delle commissioni parlamentari, di disporre di idonei strumenti per una buona conoscenza dell'integrazione della dimensione di genere quali gli indicatori, i dati e le statistiche ripartite per sesso, nonché la distribuzione delle risorse di bilancio sotto il profilo della parità tra uomini e donne spronandole a far tesoro delle competenze interne (segreteria della commissione competente, dipartimento tematico, biblioteca ecc.) e delle competenze esterne contestuali ad altre istituzioni locali, regionali, nazionali e sopranazionali pubbliche e private, alle piccole, medie e grandi imprese e alle università attive nel settore della parità fra uomini e donne;

19. invita la presidente della commissione competente ad informare regolarmente la Conferenza dei presidenti delle commissioni per consentirle di valutare i progressi compiuti in materia;

20. sottolinea che l'integrazione della dimensione di genere deve tener conto della peculiarità di ogni commissione parlamentare; chiede che le valutazioni siano esperite ogni due anni sotto l'egida della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, sulla scorta del questionario sottoposto ai presidenti ed ai vicepresidenti preposti all'integrazione della dimensione di genere, in seno alle ventidue commissioni parlamentari ivi comprese le inadempienze contestuali ai lavori delle commissioni e delle delegazioni, nonché i progressi in sede di attuazione dell'integrazione della dimensione di genere in seno ad ogni commissione;

21. invita l’Ufficio di presidenza a evidenziare nei suoi contatti con i Parlamenti degli Stati membri il modello positivo rappresentato dal gruppo ad alto livello sulla parità di genere;

22. chiede che, prima della prossima legislatura, sia impartita a tutti i deputati al Parlamento europeo una formazione in materia di parità fra uomini e donne;

23. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione ed al Consiglio d'Europa.

  • [1]  GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 384.

MOTIVAZIONE

Nell'ottica generale della tutela e della promozione dei diritti della persona umana, le istituzioni nazionali e sovranazionali in Europa hanno il compito di favorire l'uguaglianza tra le donne e gli uomini e la loro piena partecipazione alla società, di lottare contro gli attacchi alla libertà e alla dignità delle donne (contrastando ad esempio la violenza nei confronti delle donne o la tratta degli esseri umani), di eliminare le discriminazioni fondate sul sesso e di favorire una rappresentazione equilibrata delle donne e degli uomini nella vita pubblica.

La dignità della donna e il suo ruolo nella società, da sempre oggetto della riflessione umana e istituzionale, hanno assunto negli ultimi anni una rilevanza del tutto particolare, specie in riferimento alle politiche trasversali comunitarie della strategia di Lisbona ma anche alla sfida demografica e alla conciliazione della vita familiare e professionale.

Il rispetto dell'alterità

Riconoscere pienamente l'alterità e la complementarietà dell'uomo e della donna può servire all'umanità per evitare la decadenza. Questa riflessione va al di là della logica semplificatrice dei principi del mercato comune, poiché la libertà non si limita alla libertà di concorrenza. Si tratta in realtà di una comprensione più universale, basata sulla natura stessa della donna e sul suo impegno nell'insieme delle relazioni interpersonali che strutturano, in modi alquanto diversi, la convivialità e la collaborazione tra le persone nella vita pubblica. In questo contesto ampio e differenziato, improntato per lo più alla tutela e alla promozione dei diritti dell'uomo, la donna apporta un valore specifico derivante sia dalla sua natura di essere umano sia dalla stessa sua femminilità, indipendentemente dal contesto culturale, dalle caratteristiche spirituali, psicologiche o fisiche femminili, quali per esempio l'età, la salute, l'istruzione, il lavoro, il fatto di essere sposata o nubile.

I diritti fondamentali in Europa

Per quanto riguarda i diritti fondamentali, la normativa europea garantisce il diritto alla non discriminazione con l'art. 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata e ratificata da tutti gli Stati membri dell'Unione europea. La CEDU costituisce al momento l'unica base giuridica che assicuri il divieto di qualsiasi forma di discriminazione sul continente europeo, e consente alla Corte europea dei diritti dell'uomo di condannare quegli Stati che violino tali diritti. Partendo dal principio fondamentale che tutte le persone sono uguali di fronte alla legge e hanno diritto a una pari protezione, è urgente continuare a promuovere gli strumenti giudiziari che garantiscano alle donne le loro libertà e dignità fondamentali condannando ogni discriminazione basata sul genere.

La lotta contro le discriminazioni

Inoltre, la comunità internazionale riafferma chiaramente che il principio di non discriminazione non impedisce agli Stati-Parte di adottare talune misure al fine di promuovere un'eguaglianza piena ed effettiva, a condizione che si fondino su una giustificazione obiettiva e ragionevole. A tale proposito, il protocollo n. 12, riferendosi all'art. 14 della CEDU, aperto alla firma degli Stati membri dal 4 novembre 2000, garantisce che nessuno può costituire oggetto di una discriminazione di alcun tipo da parte di una qualsivoglia autorità pubblica per alcun motivo. Per apprendere il concetto di discriminazione, la relazione esplicativa del protocollo 12 ne ricorda la definizione, interpretata in modo costante dalla Corte europea dei diritti dell'uomo: "una differenza di trattamento è discriminatoria se 'non ha alcuna giustificazione obiettiva e ragionevole', vale a dire se non persegue uno 'scopo legittimo' o se non sussiste un 'rapporto ragionevole di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito'"[1].

Il mainstreaming dell'uguaglianza in Europa

Ciò non toglie che tutti i settori della vita pubblica continuino a essere caratterizzati da disparità di trattamento tra donne e uomini. Una delle strategie definite per ovviare a tale situazione è il mainstreaming (o integrazione della dimensione di genere). Secondo la definizione data dal Consiglio d'Europa e avallata da tutti gli Stati membri, il mainstreaming consiste nel "(ri)organizzare, migliorare, sviluppare e valutare i processi politici al fine di incorporare la prospettiva delle pari opportunità per donne e uomini in tutte le politiche, a tutti i livelli e a tutte le fasi, ad opera degli attori generalmente implicati nell'attuazione delle politiche". Il mainstreaming non si sostituisce alle politiche specifiche che puntano a risanare le situazioni derivanti dalle disparità tra i sessi, ma si configura come strategia complementare alle politiche tradizionali.

Il diritto comunitario e le azioni politiche dell'Unione europea in questo ambito si ispirano alle riflessioni e alle azioni intraprese dal Consiglio d'Europa. Il diritto comunitario riprende tali principi agli articoli 2, 3, 13, 137, e 141 del trattato CE, che sono applicati in numerose direttive europee e hanno costituito la base di parte della giurisprudenza della Corte di giustizia europea in materia di diritto comunitario del lavoro. La Commissione europea ha messo a punto un certo numero di misure finalizzate a promuovere l'uguaglianza tra le donne e gli uomini, come mostra la comunicazione sull'uguaglianza e la non discriminazione, e presenta ogni anno una relazione sui progressi realizzati nell'integrare la dimensione di uguaglianza in settori strategici. Quanto al Parlamento europeo, al fine di collocare il proprio impegno politico in una cornice istituzionale, esso ha adottato una risoluzione sul mainstreaming (integrazione della dimensione di genere) nelle proprie attività, risoluzione a cui si ispira questa relazione.

Il mainstreaming dell'uguaglianza al Parlamento europeo

Il presente documento di lavoro ha il merito di essere il primo documento del Parlamento europeo dedicato a una valutazione specifica dell'attuazione del mainstreaming nelle attività politiche delle commissioni parlamentari.

Si impongono quindi due osservazioni preliminari sugli aspetti di fondo e sulle prospettive future.

In primo luogo, i membri delle varie commissioni non possono occultare la dinamica politica e tecnica insita in ciascun dossier, la quale dipende, da un lato, dalle attribuzioni previste dal Regolamento e, dall'altro, dagli interessi degli eletti che siedono in una data commissione. Da tale dinamica interna dipende anche l'attenzione portata al tema specifico del mainstreaming nelle varie commissioni parlamentari, come pure la qualità delle risposte fornite dai vicepresidenti nell'ambito della valutazione. L'istituzione stessa dovrebbe anzitutto interrogarsi sul suo modo di promuovere il mainstreaming, anche se un tale accertamento non deve mai portare alla condanna morale dei singoli. La relatrice si appella alla disponibilità dei colleghi e li invita a dar prova di creatività nell'individuazione e nella realizzazione di possibili strategie di mainstreaming, nei casi in cui tale dimensione politica sia appropriata.

La valutazione qui avviata diverrà operativa man mano che i membri riferiranno a cadenze regolari sull'attuazione dell'approccio di mainstreaming. Così, dato che nell'arco di un periodo legislativo le commissioni rispondono due volte alle interpellanze della commissione competente, l'integrazione del mainstreaming dovrebbe consolidarsi nell'ambito delle commissioni e si potrebbe prevedere la formulazione di raccomandazioni utili per ognuna di esse. Si tratta di un punto da sottolineare, tanto più che nell'ambito della valutazione si dovrebbe a tutti i costi evitare di fare confronti tra le commissioni - ad esempio DEVE, ITRE e CULT -, date le diverse attribuzioni di cui dispongono in virtù del Regolamento. Ciò non toglie che nel corso del tempo la valutazione farà risaltare il modo in cui ogni commissione si adopera per attuare l'approccio di mainstreaming nel quadro delle proprie attribuzioni.

La metodologia

A questo riguardo la presidente della commissione competente si è impegnata su due diversi fronti.

Da un lato, ha regolarmente invitato nel corso dell'anno i vicepresidenti di ciascuna commissione parlamentare responsabili del mainstreaming a scambi di vedute con i membri della commissione competente. Dato il suo carattere di novità, questa iniziativa è stata accolta con favore da tutti i membri interessati. A questo proposito occorre peraltro ringraziare il direttore generale delle politiche interne per aver tenuto conto di questa esigenza nell'ambito delle segreterie delle commissioni parlamentari, le quali hanno spesso agevolato la collaborazione con la segreteria della commissione competente. Il 10 luglio 2006 tutti i vicepresidenti sono stati invitati a uno scambio di vedute con la commissione competente. Questo scambio aveva un triplice obiettivo: in primo luogo, acquisire dimestichezza con il meccanismo di valutazione del mainstreaming nel quadro delle attività parlamentari; in secondo luogo, fornire delle precisazioni sul questionario messo a punto per l'occasione; in terzo luogo, approvare insieme il calendario delle azioni.

D'altro lato, al fine di ottenere dati attendibili per l'attività delle commissioni parlamentari, la relatrice ha sollecitato i vicepresidenti a rispondere a un questionario di 25 domande. Tale questionario si compone di quattro parti principali: (1) il campo d'azione della commissione responsabile; (2) la strategia sull'uguaglianza di genere e gli obiettivi da raggiungere a breve e a lungo termine; (3) l'attuazione del principio di uguaglianza nel quadro dei lavori delle commissioni; (4) il ricorso a esperti in materia di uguaglianza tra uomini e donne, la consulenza e la cooperazione tra la commissione responsabile e altri servizi all'interno e all'esterno dell'istituzione. La presente relazione riprende l'analisi, in termini quantitativi e qualitativi, delle risposte ottenute.

  • [1]  Caso Abdulaziz, Cabales e Balkandi c. Regno Unito, sentenza del 28 maggio 1985, serie A, n. 94, § 72.

PROCEDURA

Titolo

L'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori delle commissioni

Numero di procedura

2005/2149(INI)

Commissione competente per il merito

        Annuncio in Aula dell'autorizzazione

FEMM
15.6.2006

Commissione(i) competente(i) per parere

        Annuncio in Aula



 

 

 

Pareri non espressi

        Decisione


 

 

 

 

Cooperazione rafforzata

        Annuncio in Aula


 

 

 

 

Relatore(i)

        Nomina

Anna Záborská
25.4.2006

 

Relatore(i) sostituito(i)

 

 

Esame in commissione

4.10.2006

13.11.2006

20.12.2006

 

 

Approvazione

20.12.2006

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

30

0

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Emine Bozkurt, Edite Estrela, Ilda Figueiredo, Věra Flasarová, Lissy Gröner, Zita Gurmai, Esther Herranz García, Lívia Járóka, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Urszula Krupa, Pia Elda Locatelli, Angelika Niebler, Doris Pack, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Christa Prets, Teresa Riera Madurell, Raül Romeva i Rueda, Eva-Britt Svensson, Britta Thomsen, Corien Wortmann-Kool, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Anna Hedh, Elisabeth Jeggle, Christa Klaß, Zita Pleštinská, Karin Resetarits, Zuzana Roithová, Heide Rühle, Bernadette Vergnaud

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Hanna Foltyn-Kubicka

Deposito

22.12.2006

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

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