RELAZIONE sulla situazione dell'economia europea: relazione preparatoria sugli indirizzi di massima per le politiche economiche per il 2007

26.1.2007 - (2006/2272(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari
Relatore: Udo Bullmann

Procedura : 2006/2272(INI)
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A6-0012/2007
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A6-0012/2007
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla situazione dell'economia europea: relazione preparatoria sugli indirizzi di massima per le politiche economiche per il 2007

(2006/2272(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visti gli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (2005-2008) presentati dalla Commissione (COM(2005) 141) (in appresso "gli orientamenti integrati"),

–   vista la decisione 2005/600/CE del Consiglio del 12 luglio 2005 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione[1],

–   viste le previsioni economiche della Commissione[2],

–   vista la relazione sull'economia dell'UE nel 2006, presentata dalla Commissione il 22 novembre 2006 e dedicata alle dinamiche di adeguamento nella zona euro - esperienze e sfide,

–   viste le relazioni presentate dagli Stati membri nell'autunno 2006, nel quadro della strategia di Lisbona, sull'attuazione dei programmi nazionali di riforma (PNR)[3],

–   vista la relazione annuale della Commissione, del 12 dicembre 2006, sui progressi della strategia di Lisbona,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata "La sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche nella UE" (COM(2006) 574),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Il futuro demografico dell'Europa, trasformare una sfida in un'opportunità" (COM(2006) 571),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale, al Comitato delle regioni e alla Banca centrale europea intitolata "Dichiarazione annuale sull'area dell'euro" (COM(2006) 392),

–   vista la sua risoluzione del 26 maggio 2005 sulla raccomandazione della Commissione sugli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità nel contesto degli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (2005‑2008)[4],

–   visto il documento elaborato dalla Presidenza del Consiglio del .... e relativo ai punti chiave per il Consiglio ECOFIN (Key Issues Paper) in vista del Consiglio europeo di primavera del 2007,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000, del Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001 e del Consiglio europeo di Bruxelles del 22 e 23 marzo 2005,

–   visto l'articolo 99, paragrafo 2, del trattato CE,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A6‑0012/2007),

A. considerando che gli orientamenti integrati costituiscono uno strumento centrale della politica economica e occupazionale dell'UE concepito per un periodo a medio termine di tre anni, e considerando che è opportuno valutare con attenzione e sviluppare ulteriormente tale strumento, sulla base della versione del 2005 e della sua imminente revisione, per migliorarne l'applicazione,

B.  considerando che gli orientamenti integrati, il patto di stabilità e di crescita riformato e il quadro finanziario 2007-2013 contribuiranno tutti a conferire maggiore coerenza al processo decisionale e a migliorare la governance economica dell'Unione europea,

C. considerando che gli orientamenti integrati non dovrebbero essere considerati come una mera ridefinizione di politiche esistenti, ma dovrebbero piuttosto divenire un pacchetto di politiche realmente integrate, che riunisca e associ le dimensioni macro- e microeconomica e quella occupazionale,

D. considerando che gli orientamenti integrati rappresentano un elemento chiave della strategia di Lisbona e che, in quanto strumento centrale per l'attuazione di tale strategia, essi dovrebbero perseguire la realizzazione di riforme incrociate nel settore dell'economia, dell'occupazione, dell'ambiente e della sicurezza sociale attraverso un "policy mix" equilibrato,

E.  considerando che la crescita economica non è un fine a se stante, bensì una condizione necessaria per garantire il benessere e la qualità della vita dei cittadini e, come tale, rientra in un approccio integrato ; considerando altresì che il perseguimento di uno sviluppo sostenibile deve poggiare su una politica economica, sociale, occupazionale, ambientale e di bilancio che si faccia carico delle proprie responsabilità nei confronti delle generazioni future,

Sfruttare la ripresa economica e dell'occupazione nell'Unione europea

1.  osserva che, dopo sei anni di crescita economica debole, di stagnazione o addirittura di recessione in vari Stati membri, l'economia europea registra ora risultati migliori, con un tasso di crescita superiore a quello degli anni precedenti, ossia pari al 2,8% del PIL nell'Unione europea e al 2,6% nella zona euro per quanto riguarda il 2006, sebbene per il 2007 tali cifre scendano tuttavia al 2,4% per l'UE e al 2,1% per la zona euro; si chiede in che misura la crescita europea corrisponda a un andamento ciclico e sottolinea la necessità di rafforzare il potenziale di crescita dell'Europa onde poter generare occupazione;

2.  segnala le profonde differenze esistenti tra i tassi di crescita dei singoli Stati membri e si dichiara preoccupato per il tasso di crescita relativamente debole di alcuni grandi Stati membri, riconducibile in primo luogo alla stagnazione della domanda interna; osserva a questo proposito che i paesi scandinavi registrano tassi di crescita superiori alla media accompagnati, negli ultimi tempi, da un significativo calo della disoccupazione;

3.  sottolinea il miglioramento delle finanze pubbliche e la riduzione del deficit di bilancio medio al 2% del PIL nel 2006; si attende ulteriori miglioramenti per quanto concerne la qualità delle finanze pubbliche che non siano soltanto un riflesso di fattori ciclici;

4.  prende atto dell'evoluzione positiva del mercato del lavoro, dove il tasso annuo di crescita della produttività del fattore lavoro è raddoppiato, passando dallo 0,6% all'1,2%, mentre nel 2006 la disoccupazione è scesa all'8% sia nell'Unione europea che nella zona euro e di qui al 2008 dovrebbe arrivare rispettivamente, secondo le previsioni, al 7,3% nell'Unione europea e al 7,4% nella zona euro, con un aumento del numero di occupati pari all'1,4%, ossia a 2,9 milioni di nuovi posti di lavoro nel 2006, e con la prospettiva di altri 7 milioni di nuovi posti di lavoro nel biennio 2007-2008, il che equivarrebbe a un aumento del tasso di occupazione dal 63,7% del 2005 al 65,5% entro il 2008; segnala ciò nondimeno che il tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, continua ad essere elevato e ben lontano dagli obiettivi di Lisbona; sollecita pertanto ulteriori sforzi a favore della creazione di un mercato europeo del lavoro efficiente e inclusivo, che abbini flessibilità e sicurezza e che consenta di raggiungere livelli di partecipazione nettamente più elevati; sottolinea in questo contesto che le riforme necessarie dovrebbero essere concepite e realizzate con la massima collaborazione delle parti sociali;

5.  esprime la sua preoccupazione dinanzi al persistere, nell'Unione europea, di un tasso di povertà elevato, che, dopo essere sceso dal 17% al 15% a metà degli anni Novanta, ha recentemente registrato un'inversione di tendenza ed è risalito al 17% nel 2005; reputa inaccettabile che, nell'UE-27, circa 80 milioni di persone dispongano di un reddito inferiore al 60% del reddito medio nazionale equivalente;

6.  sottolinea che nel 2006 l'Unione europea ha potuto sviluppare ulteriormente la sua posizione di leader mondiale per quanto riguarda le esportazioni, che sono aumentate dell'8,5%, ma richiama l'attenzione sul fatto che le eccedenze delle esportazioni sulle importazioni corrispondono solo allo 0,3% circa dell'attuale crescita del PIL nella zona euro e sottolinea il rischio connesso all'elevato tasso di cambio tra euro e dollaro; richiama l'attenzione sul fatto che la ripresa economica attuale è sostenuta prevalentemente da una ripresa della domanda interna, alimentata a sua volta soprattutto da investimenti a breve termine; segnala che il problema fondamentale dell'economia europea nell'ultimo decennio è stato la debolezza della domanda interna, riconducibile a una mancanza di fiducia causata dalla disoccupazione; si chiede con preoccupazione, a questo proposito, fino a che punto sia possibile pervenire a una crescita costante degli investimenti e della spesa per i consumi, accompagnate da un miglioramento durevole della situazione sul mercato del lavoro, per trasformare la ripresa, che al momento è ancora prevalentemente ciclica, in un trend strutturale positivo;

7.  ritiene che l'economia europea sia stata rafforzata dalle conquiste fondamentali rappresentate dall'UEM e dal mercato interno; chiede la piena realizzazione del mercato interno, in particolare nel settore dei servizi finanziari e dell'energia, attraverso la rapida e completa attuazione delle direttive sull'energia elettrica e il gas naturale; sottolinea parimenti l'importanza di investire nelle infrastrutture necessarie per realizzare tale obiettivo; si attende ulteriori impulsi economici da un mercato europeo dei servizi che garantisca ai prestatori di servizi un accesso libero e non discriminatorio e salvaguardi al contempo le norme sociali e di diritto di lavoro nel luogo in cui viene prestato il servizio; esorta gli Stati membri, per quanto riguarda gli ultimi allargamenti, a mantenere un mercato del lavoro libero e aperto che promuova la crescita economica;

8.  sottolinea che, ai fini di un aumento più duraturo del potenziale di crescita economica dell'Unione europea nel quadro della strategia di Lisbona, è necessario attuare costantemente riforme equilibrate, tra cui misure volte a rafforzare l'innovazione, il progresso tecnologico e l'accumulo di capitale umano, sopprimendo le barriere che ancora ostacolano il funzionamento del mercato interno e creando un contesto più favorevole alle attività commerciali negli Stati membri;

9.  sottolinea che, vista la prevista flessione della crescita USA e, di conseguenza, del commercio mondiale, nonché visti i potenziali shock esterni, come un adeguamento repentino degli squilibri mondiali - con pesanti ripercussioni sui tassi di cambio e sui mercati finanziari -, e il possibile, ulteriore aumento del prezzo del petrolio, è necessario sostenere e rafforzare la ripresa economica attraverso una politica economica volta a migliorare l'efficienza dei mercati dei beni, dei servizi, del lavoro e dei capitali che favorisca la crescita e sia imperniata in egual misura sulle esportazioni e sulla domanda interna;

10. esprime preoccupazione in merito a un tasso di cambio dell'euro che potrebbe nuocere alla competitività dell'Europa rispetto agli Stati Uniti; si attende che la Banca centrale europea sorvegli attentamente l'evoluzione della situazione e prenda le misure necessarie per salvaguardare gli interessi economici dell'Europa nel sistema finanziario internazionale;

Incoraggiare gli Stati membri a fornire prestazioni che fungano da parametri di riferimento

11. osserva che la crescita economica reale nell'Unione europea è caratterizzata da vecchie e nuove disparità, con i tassi di crescita più deboli in Portogallo (1,2% del PIL) e Italia (1,7%) e, per quanto riguarda l'UE a 15, tassi di crescita elevati in Spagna (3,8%), Grecia (3,8%) e soprattutto Svezia (4%), Finlandia (4,9%) e Lussemburgo (5,5%); osserva che, per quanto concerne i nuovi Stati membri, nel 2006 si sono registrati tassi di crescita particolarmente elevati in Slovacchia (6,7%), Lituania (7,8%), Estonia (10,5%) e Lettonia (11%); sottolinea che tali divergenze sono anche il riflesso di differenze strutturali significative, di politiche economiche nazionali e strutture demografiche diverse e delle ripercussioni asimmetriche delle politiche comuni ed evidenziano i rischi impliciti per la coesione interna dell'Unione europea; sottolinea pertanto la necessità di politiche volte a rafforzare la coesione economica e, quindi, a promuovere il mercato interno e l'unione monetaria;

12. sottolinea che a conseguire i maggiori successi sotto il profilo dello sforzo di modernizzazione e della capacità economica sono chiaramente i paesi che abbinano a riforme strutturali equilibrate e proiettate verso il futuro investimenti superiori alla media a favore del settore dei trasporti, delle tecnologie dell'informazione, della ricerca e dello sviluppo, dell'innovazione, dell'istruzione, dell'apprendimento lungo l'intero l'arco della vita, delle strutture assistenziali e della modernizzazione di reti sociali solide; constata che questi stessi Stati membri dispongono, per lo più, di un'amministrazione estremamente efficiente e trasparente e di un contesto imprenditoriale innovativo, registrano avanzi di bilancio e presentano tassi di indebitamento inferiori alla media e a una spesa pubblica di grande qualità, mentre il contributo del progresso tecnico alla crescita nazionale è quasi più del doppio della media europea; conclude che le politiche di detti paesi volte a conseguire tassi di occupazione elevati, anche per quanto riguarda le donne e i lavoratori più anziani, consentiranno all'Unione europea di affrontare con maggiore sicurezza le sfide presenti e future quali l'invecchiamento della popolazione e l'aumento della concorrenza dovuto alla globalizzazione;

13. sottolinea che i paesi che vantano i migliori risultati in relazione alle loro strategia di modernizzazione economica e sociale possono anche essere considerati un modello di attuazione riuscita della strategia di Lisbona; incoraggia gli altri Stati membri ad ispirarsi al loro esempio, fermo restando che le misure di attuazione della strategia di Lisbona devono essere concepite in funzione della situazione di ogni Stato membro e devono rimanere responsabilità di quest'ultimo;

14. constata che, per quanto riguarda i programmi nazionali di riforma degli Stati membri, il quadro generale evidenzia una maggiore armonizzazione e un nuovo impegno vincolante ad orientarsi verso obiettivi definiti a livello europeo; sottolinea tuttavia che gli Stati membri hanno posizioni di partenza diverse e che contenuto, ritmo e intensità delle riforme nei vari settori politici variano considerevolmente; ritiene che le riforme rispondano solo in misura limitata all'attuale congiuntura economica e occupazionale, e che questioni centrali come l'innovazione, la promozione dell'occupazione, l'approvvigionamento energetico, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della legislazione spesso non vengono ancora inserite in maniera adeguata in un programma di riforme integrato; deplora il fatto che, proprio per quanto riguarda l'aumento del tasso di occupazione e una politica attiva del mercato del lavoro, i progressi e lo sforzo di riforma procedano più lentamente che in altri settori; plaude invece all'impegno a rafforzare l'assunzione di responsabilità a livello nazionale e regionale ("ownership") e al coinvolgimento dei parlamenti e delle parti sociali ed esorta a potenziare ulteriormente tali sforzi;

Rafforzare il potenziale - estendere i successi: cosa resta da fare

15. invita gli Stati membri a sfruttare la nuova congiuntura economica e i margini di manovra che essa offre per promuovere una crescita economica più sostenibile e maggiormente orientata verso obiettivi qualitativi; sottolinea che un contesto macroeconomico sano e stabile presuppone il miglioramento della qualità delle finanze pubbliche e un ulteriore consolidamento dei bilanci, nonché una politica intelligente in materia di investimenti privati e pubblici, atta a predisporre infrastrutture concepite per il futuro e a conquistare già oggi i mercati di domani;

16. sottolinea che, al fine di beneficiare pienamente del potenziale del mercato interno e di rafforzare la posizione dell'Europa nel mercato mondiale, occorre porre un freno alle attuali tendenze protezionistiche e anticoncorrenziali;

17. richiama l'attenzione sulla funzione svolta dalle PMI quali creatrici di occupazione; sottolinea pertanto, la necessità di creare un ambiente loro propizio attraverso un regime fiscale più favorevole, la riduzione degli oneri regolamentari e amministrativi, un maggiore accesso ai finanziamenti, il miglioramento della loro situazione per quanto riguarda i costi aziendali relativi alle voci energia, trasporti, comunicazioni e servizi, un migliore accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e maggiori investimenti in attività di ricerca e innovazione a favore delle PMI;

18. sottolinea l'importanza che rivestono per l'economia europea una capacità di concorrenza eccellente e la stabilizzazione del potenziale di domanda; si attende che gli attori della politica economica intraprendano nuovi sforzi per conseguire a lungo termine tassi di crescita più alti, in condizioni di stabilità economica e di sviluppo sostenibile, anche attraverso l'efficace coordinamento delle politiche economiche;

19. sottolinea a questo proposito l'importanza dell'istruzione, soprattutto terziaria, per rafforzare il potenziale di crescita futuro e aumentare i livelli di competenza, mobilità e adattabilità dei cittadini europei; esorta gli Stati membri a intensificare gli sforzi volti a rendere i sistemi d'istruzione europei più attraenti, accessibili e competitivi;

20. ricorda che il conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona presuppone la disponibilità di risorse finanziarie adeguate attraverso il bilancio comunitario; deplora a questo proposito l'insufficienza degli stanziamenti per il raggiungimento dei suddetti obiettivi;

21. ritiene che una strategia simultanea e coordinata da parte degli Stati membri per quanto riguarda le spese aventi un forte impatto sulla crescita, la promozione degli investimenti privati e l'adozione di iniziative comuni in materia di cooperazione tra settore pubblico e settore privato possa avere importanti effetti sinergici, migliorare la capacità dell'Europa di far fronte alle attuali sfide nel campo scientifico e della ricerca, così come nel settore dei trasporti e delle comunicazioni, dell'energia e della sostenibilità ambientale, e contribuire a un'allocazione efficiente delle risorse a livello europeo; rileva a questo proposito l'importanza di un quadro fiscale coordinato, anche per quanto riguarda il regime fiscale delle società, che sia favorevole alle PMI e sia orientato alla creazione di posti di lavoro; ritiene che gli Stati membri dovrebbero migliorare l'efficacia delle disposizioni fiscali e in materia di oneri sociali per agevolare la creazione di posti di lavoro, soprattutto a favore di categorie sociali specifiche quali le donne, i disoccupati di lunga durata e i lavoratori più anziani; ritiene che regimi fiscali competitivi dovrebbero incoraggiare la costituzione di nuove imprese, senza minare le capacità di finanziamento nazionali, e trasferire la pressione fiscale dalla tassazione del lavoro alle imposte ambientali, prevedendo anche incentivi fiscali a sostegno delle attività di R&S e dell'impiego di risorse rinnovabili;

22. chiede ancora una volta, in vista dell'imminente revisione del quadro finanziario, di adeguare ulteriormente il bilancio dell'UE in funzione degli obiettivi di Lisbona, in modo da sostenere la piena attuazione della strategia di Lisbona nel suo insieme;

23. riconosce che sono stati compiuti grandi progressi nell'orientare gli aiuti di Stato verso obiettivi orizzontali; incoraggia gli Stati membri a continuare su questa strada e ad allineare ulteriormente gli aiuti di Stato agli obiettivi della strategia di Lisbona, segnatamente l'occupazione, l'innovazione e la sostenibilità;

24. sottolinea la necessità che, in futuro, la competitività dei sistemi economici europei si ispiri ancor più agli obiettivi di un'economia intelligente e sostenibile, di pari passo con un'utilizzazione più efficiente delle risorse; raccomanda a questo proposito di prendere in considerazione, a livello nazionale, soprattutto le misure seguenti, che favoriscono la modernizzazione dell'economia, lo sviluppo delle nuove tecnologie e il rafforzamento della competitività, ma anche la compatibilità ambientale e la creazione di nuovi ambiti occupazionali:

     a. nel settore "ricerca e sviluppo" (R&S):

     -    incentivi per l'estensione di attività di R&S private,

-    promozione degli investimenti pubblici nel quadro di attività di R&S, segnatamente attraverso partenariati tra pubblico e privato,

-    promozione di reti e forme di cooperazione tra università, istituti di ricerca e imprese,

-    promozione di centri di coordinamento nazionali o regionali nel settore R&S,

-    promozione dell'innovazione e delle nuove tecnologie sul versante delle PMI e dei prestatori di servizi di piccole e medie dimensioni, soprattutto attraverso un migliore accesso a tutte le fonti di finanziamento, e in particolare al capitale di rischio,

-    promozione della formazione di base e della formazione continua nell'interesse di una politica occupazionale attiva nel campo delle moderne tecnologie;

     b. nel settore "energia e ambiente":

-    attuazione delle direttive sull'energia elettrica e il gas naturale per un mercato europeo dell'energia equo, competitivo, funzionante e non discriminatorio,

-    sicurezza dell'approvvigionamento energetico per l'economia europea attraverso la diversificazione delle fonti e delle rotte di transito delle importazioni energetiche;

-    incentivi fiscali, incentivi legati ai risultati e investimenti volti a promuovere misure di efficienza energetica, inclusa la realizzazione di obiettivi di risparmio energetico,

-    incentivi fiscali, incentivi legati ai risultati e investimenti volti a promuovere le energie rinnovabili e l'innovazione e le tecnologie efficienti sotto il profilo ambientale,

-    garanzia dell'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione e coordinamento di queste ultime a livello europeo,

-    potenziamento della produzione di energia a livello regionale e sua immissione nella rete,

-    aumento della trasparenza del mercato dell'energia e netta separazione tra produzione, distribuzione e commercializzazione dell'energia ("unbundling"),

-    maggiore ricorso ai "certificati ambientali";

25. ritiene che uno dei compiti prioritari sia sostanzialmente quello di offrire a tutte le categorie sociali, in un sistema economico in rapida evoluzione, nuove opportunità e possibilità di lavoro; sottolinea che i membri più vulnerabili della società sono quelli più a rischio nel contesto descritto e che occorre dare priorità in forma più generalizzata alla promozione della "inclusione attiva" e alla creazione di posti di lavoro migliori; sottolinea anche la necessità di dare una risposta alle nuove esigenze in materia di flessibilità e disponibilità alla riqualificazione da parte dei lavoratori offrendo a questi ultimi nuove prospettive lavorative e garantendo nuove sicurezze ("flexicurity"), anche per migliorare le possibilità di conciliare meglio tra loro vita professionale e vita privata; sollecita, a tale proposito, il miglioramento delle possibilità di partecipazione e di accesso al mercato del lavoro per quanto riguarda le donne, i lavoratori anziani, i giovani, i disoccupati di lunga durata e gli immigrati; ritiene che, a tale fine, occorrerebbe fra l'altro ricorrere maggiormente, a livello nazionale, alle seguenti misure in materia di occupazione e formazione:

-    garanzia che, terminata la scuola, ogni giovane possa contare entro sei mesi su un'offerta di lavoro o di formazione o su altre misure equivalenti,

-    introduzione del diritto all'aggiornamento professionale e all'apprendimento lungo l'intero arco della vita,

-    incentivi legati ai risultati e investimenti volti a promuovere la formazione di base, l'aggiornamento professionale e l'apprendimento lungo l'intero arco della vita, nonché a promuovere modelli di comprovata validità che consentano di conciliare rispettivamente famiglia e lavoro e istruzione e formazione,

-    promozione di modelli flessibili per il passaggio su base volontaria dall'attività lavorativa alla pensione, anche per agevolare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro,

-    aiuti per l'avvio di attività autonome e garanzie quanto alla cessione di attività per raggiunti limiti di età,

-    ulteriore riduzione degli oneri fiscali e sociali globali per i redditi da lavoro medio-bassi,

-    garanzia di un adeguato livello di qualifica e dell'accesso alla professione per i giovani, da conseguire attraverso opportune iniziative pubbliche e private;

-    maggiore disponibilità di strutture di assistenza all'infanzia a prezzi più accessibili,

-    contenimento in una settimana al massimo del tempo necessario per avviare una nuova attività, inclusa la garanzia di imposte di registro e costi amministrativi contenuti;

-    inclusione della formazione all'imprenditorialità nei cicli di apprendimento lungo l'intero arco della vita,

-    garanzia di una politica adeguata in materia di immigrazione legale, in linea con la proposta di un sistema di "Green Card" europeo;

26. richiama l'attenzione sul fatto che, nell'interesse della stabilità macroeconomica, l'aumento della produttività del lavoro deve andare di pari passo con una ripartizione più equa dei frutti della crescita e con il rafforzamento della coesione sociale; ricorda a questo proposito la richiesta che l'innalzamento delle retribuzioni segua l'evoluzione a medio termine della produttività; sottolinea l'urgenza di rafforzare in seno alle imprese europee la cultura della promozione e della partecipazione nel quadro delle strategie di governo societario e responsabilità sociale delle imprese;

27. sottolinea la necessità di una cooperazione maggiore e strutturata all'interno dell'Unione europea, e soprattutto della zona euro, per rafforzare la governance e il processo d'integrazione europea, poiché solo in questo modo sarà possibile affrontare le sfide economiche a livello mondiale; invita quindi il Consiglio e la Commissione ad adoperarsi affinché in futuro la dichiarazione annuale sulla zona euro offra un pacchetto di strumenti più concreto per un dialogo più approfondito tra le varie istituzioni dell'Unione che si occupano del rafforzamento della governance economica dell'Unione europea; è inoltre dell'avviso che l'Eurogruppo dovrebbe concentrarsi sull'obiettivo di uniformare e armonizzare maggiormente l'elaborazione ed esecuzione dei bilanci nazionali, in termini di contenuti così come di tempi, il che rappresenterebbe un importante contributo per l'attuazione dell'agenda di riforme economiche; propone, nel quadro di una cooperazione rafforzata e maggiormente strutturata nella zona euro, di invitare altre formazioni del Consiglio interessate a partecipare a tale cooperazione;

Portare avanti le necessarie riforme istituzionali

28. accoglie positivamente il nuovo approccio della Commissione, consistente nel dar seguito alla valutazione dei programmi nazionali di riforma attraverso la presentazione di raccomandazioni specifiche per ciascun paese volte a guidare gli Stati membri, ed esorta il Consiglio ad approvare tali raccomandazioni; sottolinea, a questo proposito, l'urgente necessità di potenziare l'impostazione sinergica degli orientamenti integrati, che devono riflettersi nelle politiche di riforma nazionali; chiede ancora una volta che le prassi di comprovata validità vengano scambiate in modo trasparente e che la Commissione pubblichi una "classifica" annuale dei paesi che hanno ottenuto i risultati migliori e peggiori sotto il profilo delle riforme, per poter trarre insegnamenti sia dai successi che dagli insuccessi; sottolinea tuttavia, in questo contesto, che è necessario disporre di un numero sufficiente di indicatori integrati per coprire tutti gli ambiti politici della strategia di Lisbona;

29. deplora il fatto che la strategia di Lisbona sia ancora poco visibile nelle politiche nazionali di molti Stati membri; ritiene che la mobilitazione di tutti gli attori economici sia essenziale per assicurare la sua efficace attuazione; ritiene in particolare che il maggiore coinvolgimento delle parti sociali, dei parlamenti nazionali e della società civile aumenterà la visibilità della strategia di Lisbona, innalzerà la qualità del dibattito pubblico sulle riforme economiche, rafforzerà la responsabilità e accrescerà la consapevolezza dell'opinione pubblica circa la necessità di uno stretto coordinamento delle politiche economiche, al fine di far fronte alle principali sfide poste dal processo di globalizzazione in corso, e dell'adozione di una posizione collettiva per migliorare la governance economica all'interno dell'Unione; invita pressantemente gli Stati membri ad attuare risolutamente gli orientamenti integrati e i PNR secondo il modello della partecipazione, coinvolgendo maggiormente i parlamenti nazionali e gli altri soggetti interessati, come le parti sociali; sollecita una revisione sistematica della pertinenza dei programmi nazionali di riforma secondo il principio del "benchmarking", inclusa una maggiore consultazione negli Stati membri in cui ciò non è ancora prassi normale; si attende che le priorità dei PNR si riflettano meglio nel calendario e nei contenuti delle decisioni di bilancio nazionali;

30. valuta positivamente il fatto che gli orientamenti comprendano e integrino ora sia le misure economiche che quelle strutturali e occupazionali; ribadisce, a questo proposito, che occorre conferire agli orientamenti di politica economica e strutturale lo stesso status legislativo degli orientamenti per l'occupazione e che occorre elaborare un accordo interistituzionale per chiarire la partecipazione del Parlamento in questo contesto;

31. auspica un processo di riflessione comune, nella prospettiva dell'imminente revisione degli orientamenti integrati, che veda coinvolte tutte le istituzioni dell'UE interessate, e propone di istituire un gruppo di lavoro interistituzionale dopo il Consiglio europeo di primavera del 2007; raccomanda di porre al centro della discussione e della riflessione gli aspetti elencati in appresso per migliorare l'attuazione dell'agenda di riforme dell'UE:

-    presentazione di un'analisi dettagliata delle riforme strutturali e delle loro ripercussioni dirette sulla produttività, l'occupazione e la domanda nel mercato interno in vista della revisione degli orientamenti integrati;

-    messa a punto di orientamenti integrati più chiari e precisi, estendendo nel contempo la gamma dei settori di riforma da coprire, ad esempio per quanto riguarda un'agenda di riforme globale a favore di una politica più attiva in materia di sostenibilità ambientale, che non si limiti al solo ambito della politica energetica, nonché a favore di un'azione più risoluta per promuovere l'apprendimento lungo l'intero arco della vita;

-    definizione di una struttura più uniforme per le relazioni nel quadro dei PNR, senza compromettere il diritto degli Stati membri di fissare le priorità di riforma a livello nazionale;

-    sviluppo di orientamenti/parametri di riferimento relativi ai processi di consultazione nazionali, incluse raccomandazioni per coinvolgere i parlamenti nazionali e farli partecipare attivamente sia all'elaborazione dei PNR che alla loro valutazione;

-    sviluppo e scambio di modelli efficaci di strategie d'informazione e comunicazione;

-    incremento dell'efficacia dell'agenda di riforme dell'UE, da conseguire integrando fra loro, in termini di contenuti e di tempi, strumenti di politica economica ancora utilizzati separatamente, con l'obiettivo di pervenire a una strategia di crescita "intelligente" che concentri ulteriormente l'attività di relazione e valutazione a livello dei PNR, ma comprenda anche i programmi nazionali di stabilità e convergenza e iniziative sistematiche volte a sancire il principio della sostenibilità ambientale;

32. deplora ancora una volta che Parlamento, Consiglio e Commissione non abbiano ancora concordato un calendario e un codice di condotta chiari, che garantirebbero una cooperazione adeguata nonché il pieno coinvolgimento delle tre istituzioni interessate nell'ulteriore, opportuno esame degli orientamenti integrati quali strumenti chiave della strategia di Lisbona; invita a tale proposito il Consiglio e la Commissione a presentare quanto prima proposte per una stretta cooperazione tra le tre istituzioni in vista dell'imminente revisione degli orientamenti integrati;

°

° °

22. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

  • [1]  GU L 205 del 6.8.2005, pag. 21.
  • [2]  Autunno 2006, n° 5/2006.
  • [3]  http://ec.europa.eu/growthandjobs/key/nrp2006_en.htm.
  • [4]  GU C 117 E del 18.5.2006, pag. 248.

MOTIVAZIONE

Il dibattito sugli indirizzi di massima per le politiche economiche è ormai di prammatica in seno al Parlamento europeo. Tale tradizione è ormai altrettanto lunga quanto l'elenco delle raccomandazioni che Consiglio, Commissione e Stati membri non hanno recepito. Il solo fatto che il Parlamento sia ripetutamente costretto ad evidenziare la mancanza di cooperazione giustifica la stesura di una nuova relazione, benché la Commissione e il Consiglio abbiano deciso di lasciare invariati gli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione relativi al periodo 2005-2008 presentati lo scorso anno. La presente relazione non si pone tuttavia in posizione di conflitto con gli orientamenti esistenti, bensì è incentrata sulla loro attuazione da parte degli Stati membri, a fronte di una situazione economica per molti versi nuova. Inoltre, la relazione è intesa a formulare alcune prime proposte in vista dell'imminente revisione degli orientamenti integrati nel prossimo anno.

Dall'ultima relazione della commissione dedicata agli indirizzi di massima per le politiche economiche nel 2006 ed elaborata dall'on. José Manuel García-Margallo y Marfil, l'Europa ha vissuto importanti trasformazioni. Per la prima volta dopo sei anni di debole crescita economica, se non di stagnazione e addirittura recessione in alcuni Stati membri, l'economia europea si trova ora in una situazione di netta ripresa. La crescita economica è salita al 2,8% del PIL nell'UE e al 2,6% nella zona euro. Le previsioni di qui al 2008 indicano che la crescita rimarrà robusta, rispettivamente dell'ordine del 2,4% e del 2,1%. Contemporaneamente, la situazione delle finanze pubbliche è migliorata e il deficit medio di bilancio del 2006 è sceso al 2% del PIL.

Questa evoluzione positiva si ripercuote anche sul mercato del lavoro. La crescita della produttività del fattore lavoro è infatti raddoppiata e la disoccupazione è scesa all'8%. Per il 2008 si prevede che la disoccupazione diminuirà ulteriormente fino ad attestarsi al 7,3% nell'UE e al 7,4% nella zona euro. Nel 2006 sono stati creati 2,9 milioni di nuovi posti di lavoro, il che corrisponde a una crescita dell'occupazione pari all'1,4%. Entro il 2008 potrebbero nascere altri 7 milioni di posti di lavoro e il tasso di occupazione potrebbe raggiungere il 65,5%.

Il relatore ritiene che adesso sia giunto il momento di mettere a frutto tali tendenze positive. A suo avviso, però, non si può ancora escludere l'ipotesi che i dati positivi siano dovuti soltanto alla struttura tipica di un andamento ciclico. Anche le prime valutazioni dei programmi nazionali di riforma da parte della Commissione europea non consentono ancora di trarre conclusioni sull'apporto fornito dagli sforzi nazionali di riforma. Difatti ci si è limitati ad elencare le diverse attività intraprese dagli Stati membri, senza sottoporle a una valutazione approfondita in merito ad eventuali rapporti di causa-effetto. Tenuto conto della situazione lacunosa sul fronte dei dati, il relatore ritiene imprescindibile un'intensificazione delle attività di valutazione della Commissione affinché il pubblico possa disporre più rapidamente dei dati pertinenti.

Alla luce dei dati empirici a disposizione, al relatore preme sottolineare che, se da un lato l'attuale ripresa procede di pari passo con un ulteriore incremento del successo delle esportazioni comunitarie (+ 8,5% nel 2006), dall'altro il recente miglioramento delle prestazioni in materia di esportazioni è direttamente responsabile della crescita soltanto in misura ridotta (solo 0,3 punti percentuali nell'ambito dell'attuale crescita nella zona euro, che è pari al 2,6%).

L'elemento decisivo individuato dal relatore accanto al volume delle esportazioni consiste piuttosto in una stabilizzazione dell'andamento degli investimenti a breve termine sul mercato interno. Al fine di trasformare un evento prevalentemente ciclico in una vera e propria tendenza strutturale al rialzo, sarebbe necessario che la domanda dei consumatori si mantenga a un livello elevato e che a ciò si accompagnino sensibili miglioramenti sul mercato del lavoro, tali da sostenere la ripresa a lungo termine.

Il relatore considera la moneta unica e il mercato interno quali conquiste eccezionali in grado di rafforzare l'economia europea. Egli esorta ad attuare tempestivamente la politica per la creazione del mercato interno dell'energia in Europa e si attende nuovi impulsi da un accesso privo di discriminazioni ai mercati dei servizi, a condizione che le norme in materia di diritto del lavoro e diritti sociali nel luogo della prestazione dei servizi non vengano disattese a causa di una situazione giuridica asimmetrica.

Inoltre, egli si pronuncia fondamentalmente a favore di una politica di modernizzazione mirata in linea con la strategia di Lisbona, mediante la quale gli Stati membri possano sostenere la ripresa. Egli giudica necessaria e al tempo stesso foriera di nuove opportunità una politica che preveda un miglior coordinamento politico-economico, e sollecita maggiore impegno in questo ambito per la zona euro e per l'intera Unione europea. Intensificando la propria cooperazione, gli Stati membri dovrebbero essere inoltre in condizioni di preparare le loro economie nazionali alle sfide future, nell'ambito delle quali i criteri decisivi per essere competitivi vanno individuati, secondo il relatore, nell'efficienza delle risorse e nella sostenibilità ecologica.

Per passare da una ripresa prevalentemente ciclica a un miglioramento strutturale sostenibile dello sviluppo economico in Europa, il relatore ritiene che gli Stati membri debbano affrontare un compito che può essere onorato soltanto con un comportamento coerente e un rafforzamento della cooperazione. Tuttavia, a suo avviso, il Parlamento europeo deve poter svolgere un ruolo più attivo nella determinazione della politica economica, al fine di coadiuvare gli Stati membri nell'attuazione delle misure stabilite di concerto. Il Parlamento europeo, in qualità di unico organismo dell'Unione europea eletto direttamente dai cittadini, rappresenta infatti la sede idonea per la valutazione e l'analisi delle strategie e misure attuate dagli Stati membri al fine di migliorare il coordinamento della politica economica e realizzare degli obiettivi di Lisbona. In vista della progetto relativo al 2007 e della successiva valutazione dei nuovi orientamenti integrati, ciò dovrà tradursi anche nel riconoscimento di adeguati diritti di partecipazione istituzionale.

PROCEDURA

Titolo

Situazione dell'economia europea: relazione preparatoria sugli indirizzi di massima per le politiche economiche per il 2007

Numero di procedura

2006/2272(INI)

Commissione competente per il merito
  Annuncio in Aula dell'autorizzazione

ECON

29.11.2006

Commissione(i) competente(i) per parere
  Annuncio in Aula

EMPL

 

29.11.2006

ITRE

 

29.11.2006

 

 

 

Pareri non espressi
  Decisione

EMPL

13.12.2006

ITRE

28.11.2006

 

 

 

Cooperazione rafforzata
  Annuncio in Aula

 

 

 

 

 

Relatore(i)
  Nomina

Udo Bullmann

25.9.2006

 

Relatore(i) sostituito(i)

 

 

Esame in commissione

23.10.2006

19.12.2006

23.1.2007

 

 

Approvazione

24.1.2007

Esito della votazione finale

+

-

0

34

0

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Zsolt László Becsey, Pervenche Berès, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Ieke van den Burg, David Casa, Corina Creţu, Philip Dimitrov Dimitrov, Jan Christian Ehler, Elisa Ferreira, José Manuel García-Margallo y Marfil, Robert Goebbels, Gunnar Hökmark, Othmar Karas, Piia-Noora Kauppi, Wolf Klinz, Guntars Krasts, Andrea Losco, Astrid Lulling, Gay Mitchell, Cristobal Montoro Romero, Joseph Muscat, John Purvis, Alexander Radwan, Bernhard Rapkay, Antolín Sánchez Presedo, Manuel António dos Santos, Peter Skinner, Margarita Starkevičiūtė, Ivo Strejček, Sahra Wagenknecht.

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Mia De Vits, Ján Hudacký, Thomas Mann, Giovanni Pittella, Poul Nyrup Rasmussen.

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

 

Deposito

26.1.2007

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)