Procedura : 2005/0214(COD)
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Ciclo del documento : A6-0080/2007

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A6-0080/2007

Discussioni :

PV 20/06/2007 - 2
CRE 20/06/2007 - 2

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PV 20/06/2007 - 5.4
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P6_TA(2007)0269

RELAZIONE     ***I
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27.3.2007
PE 374.180v02-00 A6-0080/2007

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare

(COM(2005)0507 – C6‑0331/2005 – 2005/0214(COD))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatrice: Ria Oomen-Ruijten

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i problemi economici e monetari
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 PROCEDURA

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare

(COM(2005)0507 – C6‑0331/2005 – 2005/0214(COD))

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0507 )(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 42 e 94 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6‑0331/2005),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0080/2007),

1.  approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione  Emendamenti del Parlamento

Emendamento 1

Considerando 5

(5) E’ inoltre opportuno richiamarsi all'articolo 94 del trattato, in quanto le difformità tra le legislazioni nazionali che disciplinano i regimi pensionistici complementari sono tali da ostacolare sia l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori, che il funzionamento del mercato comune. Pertanto, al fine di migliorare la trasferibilità dei diritti a pensione complementare dei lavoratori che si spostano all’interno della Comunità o di uno stesso Stato membro, occorre armonizzare alcune condizioni di acquisizione dei diritti a pensione e ravvicinare le regole in materia di salvaguardia dei diritti in sospeso e di trasferimento dei diritti acquisiti.

(5) E’ inoltre opportuno richiamarsi all'articolo 94 del trattato, in quanto le difformità tra le legislazioni nazionali che disciplinano i regimi pensionistici complementari sono tali da ostacolare sia l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori, che il funzionamento del mercato comune. Pertanto, al fine di migliorare i diritti dei lavoratori che si spostano all’interno della Comunità o di uno stesso Stato membro, occorre prevedere alcuni requisiti minimi in relazione alla costituzione e alla salvaguardia dei diritti a pensione acquisiti dai lavoratori in uscita nei regimi pensionistici complementari collegati a un rapporto di lavoro.

Emendamento 2

Considerando 5 bis (nuovo)

 

(5 bis) Occorre inoltre tener conto della natura e del carattere particolare dei regimi pensionistici complementari e della loro diversità all'interno e tra i singoli Stati membri. L'introduzione di nuovi regimi, la sostenibilità dei regimi in vigore nonché le aspettative e i diritti degli attuali iscritti vanno sufficientemente tutelati. Nella presente direttiva è altresì opportuno tener conto, in particolare, del ruolo delle parti sociali nella definizione e nell'applicazione dei regimi pensionistici complementari.

Emendamento 3

Considerando 5 ter (nuovo)

 

(5 ter) La presente direttiva non obbliga gli Stati membri che non dispongono di regimi pensionistici complementari ad adottare le disposizioni legislative per l'introduzione di tali regimi.

Emendamento 4

Considerando 5 quater (nuovo)

 

(5 quater) La presente direttiva si applica solo alle pensioni complementari che, a seconda delle disposizioni del relativo regime pensionistico o del diritto nazionale, sono subordinate al raggiungimento dell'età pensionabile o all'adempimento di altre condizioni. Non si applica né ai regimi previdenziali individuali, ai quali non partecipi il datore di lavoro, né alle pensioni d'invalidità e superstiti.

Emendamento 5

Considerando 5 quinquies (nuovo)

 

(5 quinquies) La presente direttiva concerne tutti i regimi pensionistici complementari, istituiti in base alla legislazione e alle prassi nazionali, che offrono prestazioni pensionistiche complementari ai lavoratori, ad esempio i contratti di assicurazione di gruppo o i regimi a ripartizione convenuti da uno o più rami o settori, i regimi a capitalizzazione o le promesse di pensione garantite da riserve contabili delle imprese, o qualsiasi altro dispositivo collettivo o analogo.

Emendamento 6

Considerando 5 sexies (nuovo)

 

(5 sexies) Qualora sia stata decisa la cessazione di un regime pensionistico complementare già prima dell'entrata in vigore della presente direttiva e di conseguenza non sia più possibile accogliere nuovi iscritti, l'introduzione di nuove disposizioni potrebbe rappresentare un onere ingiustificato per il regime. La presente direttiva non dovrebbe quindi applicarsi a tali regimi.

Emendamento 7

Considerando 5 septies (nuovo)

 

(5 septies) La presente direttiva non si propone l'obiettivo di armonizzare il diritto nazionale in relazione a provvedimenti di risanamento o procedure di liquidazione o di intervenire in tal senso, a prescindere dal fatto che le procedure siano o meno avviate a seguito di insolvenza, siano volontarie o coatte. Resta impregiudicata la legislazione nazionale sui provvedimenti di risanamento, di cui alla direttiva 2001/17/CE. Per contro, non sono considerate provvedimenti di risanamento le misure di cui all'articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 2003/41/CE.

Emendamento 8

Considerando 5 octies (nuovo)

 

(5 octies) La presente direttiva non dovrebbe riguardare disposizioni in materia di protezione contro l'insolvenza o di adeguamenti compensativi, che non rientrano nei regimi pensionistici complementari collegati ad un rapporto di lavoro e il cui obiettivo è quello di salvaguardare i diritti pensionistici dei lavoratori in caso di insolvenza dell'impresa o del regime pensionistico. Analogamente, la presente direttiva non dovrebbe prendere in considerazione i fondi nazionali di riserva per le pensioni.

Emendamento 9

Considerando 5 bis (nuovo)

 

(5 bis) Dal momento che le pensioni complementari assumono un'importanza sempre crescente, in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, ai fini della garanzia di un tenore di vita adeguato nella vecchiaia, è opportuno migliorare le condizioni relative all'acquisizione di diritti nonché alla salvaguardia e al trasferimento degli stessi.

Motivazione

Emendamento inteso a chiarire che la proposta della Commissione riveste notevole importanza anche dal punto di vista sociale. L'accento andrebbe posto non solo sul miglioramento della flessibilità del mercato del lavoro, ma anche sull'obiettivo della garanzia di un adeguato tenore di vita nella vecchiaia.

Emendamento 10

Considerando 6

(6) Per garantire che le condizioni di acquisizione dei diritti a pensione complementare non pregiudichino l'esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori nell'Unione europea, è opportuno stabilire limiti relativi alle condizioni di acquisizione, affinché il lavoratore, quando esercita il proprio diritto alla libera circolazione o si sposta a l'interno di uno Stato membro, raggiunga a fine carriera un livello di pensione adeguato.

soppresso

Emendamento 11

Considerando 6 bis (nuovo)

 

(6 bis) Se il regime pensionistico o il datore di lavoro sostiene il rischio d'investimento (in particolare nei regimi a prestazioni definite), il regime dovrebbe rimborsare i contributi versati dal lavoratore in uscita, a prescindere dal valore d'investimento derivante dai contributi. Se è il lavoratore in uscita a sostenere il rischio d'investimento (in particolare nei regimi con contributi prestabiliti), il regime pensionistico dovrebbe rimborsare il valore d'investimento derivante da tali contributi. Il valore d'investimento può essere superiore o inferiore ai contributi versati dal lavoratore in uscita. Se il valore d'investimento risulta negativo, non si ha rimborso.

Emendamento 12

Considerando 6 ter (nuovo)

 

(6 ter) Al lavoratore in uscita dovrebbe essere consentito di lasciare i diritti a pensione acquisiti come diritti in sospeso nel regime pensionistico complementare in cui li ha maturati.

Emendamento 13

Considerando 7

(7) Occorre inoltre garantire un equo adeguamento dei diritti a pensione in sospeso al fine di evitare di penalizzare il lavoratore in uscita. Questo risultato potrebbe essere ottenuto con un adeguamento dei diritti in sospeso in funzione di vari parametri di riferimento, come l'inflazione, il livello delle retribuzioni, le prestazioni pensionistiche in corso di pagamento, o ancora il tasso di rendimento degli attivi del pertinente regime pensionistico complementare.

(7) In conformità della legislazione e delle prassi nazionali occorre adoperarsi per garantire l'equo trattamento del valore dei diritti in sospeso. Il valore dei diritti al momento in cui il lavoratore esce dal regime pensionistico è calcolato in base ai principi della matematica attuariale generalmente riconosciuti. Ai fini di tale calcolo si tiene conto delle specificità del sistema, degli interessi del lavoratore in uscita e di quelli degli iscritti che rimangono nel regime.

Emendamento 14

Considerando 8

(8) Al fine di evitare costi amministrativi troppo elevati, dovuti alla gestione di un numero consistente di diritti in sospeso di modesto valore, occorre consentire ai regimi di non salvaguardare i diritti acquisiti, ma di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenta i diritti acquisiti, qualora essi non superino un limite stabilito dallo Stato membro interessato.

(8) Qualora il valore dei diritti pensionistici acquisiti da un lavoratore in uscita non superi il limite stabilito dallo Stato membro interessato e si intenda evitare costi amministrativi troppo elevati dovuti alla gestione di un numero consistente di diritti in sospeso di modesto valore, si può consentire ai regimi di non salvaguardare tali diritti acquisiti, ma di procedere pagamento di un capitale in funzione dei diritti acquisiti. Il relativo importo dovrebbe essere sempre determinato in base ai principi della matematica attuariale e corrispondere al valore dei diritti pensionistici acquisiti al momento del pagamento.

Emendamento 15

Considerando 9

(9) Occorre garantire ai lavoratori che cambiano occupazione la possibilità di scegliere tra il mantenimento dei propri diritti a pensione acquisiti nel regime pensionistico complementare di origine e il trasferimento del capitale corrispondente ad un altro regime pensionistico complementare, anche in un altro Stato membro.

soppresso

Emendamento 16

Considerando 9 bis (nuovo)

 

(9 bis) La presente direttiva non si propone di limitare le possibilità di trasferire i diritti pensionistici acquisiti dai lavoratori in uscita. Al fine di promuovere la libera circolazione dei lavoratori gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per migliorare gradualmente, per quanto possibile, la trasferibilità dei diritti pensionistici acquisiti, in particolare all'atto della costituzione di nuovi regimi pensionistici complementari.

Emendamento 17

Considerando 10

(10) Per motivi di sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici complementari gli Stati membri hanno la possibilità di esentare in linea di massima i regimi non a capitalizzazione dall’obbligo di dare ai lavoratori la possibilità di trasferire i diritti acquisiti. Tuttavia, a fini di parità di trattamento tra lavoratori soggetti a regimi a capitalizzazione o a regimi diversi, è opportuno che gli Stati membri si impegnino a migliorare gradualmente la trasferibilità dei diritti che derivano dai regimi non a capitalizzazione.

soppresso

Emendamento 18

Articolo 1

 

 

La presente direttiva intende facilitare l'esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori e del diritto alla mobilità professionale all'interno di uno stesso Stato membro, riducendo gli ostacoli creati da determinate regole di che disciplinano i regimi pensionistici complementari negli Stati membri.

La presente direttiva intende facilitare l'esercizio del diritto alla libera circolazione delle persone e del diritto alla mobilità professionale all'interno di uno stesso Stato membro nonché la tempestiva e completa costituzione di una pensione complementare, rimuovendo gli ostacoli creati da determinate regole che disciplinano i regimi pensionistici complementari

Motivazione

La direttiva dovrebbe seguire la stessa logica dei regolamenti (CEE) n. 1408/71 e (CE) n. 883/2004, che si riferiscono alle "persone", assicurando così che il campo di applicazione abbracci tutti coloro che hanno accesso a una pensione complementare.

Ciò chiarisce che la proposta della Commissione riveste notevole importanza anche da un punto di vista sociale. L'accento andrebbe posto non solo sul miglioramento della flessibilità del mercato del lavoro, ma anche sull'obiettivo della garanzia di un adeguato tenore di vita nella vecchiaia.

Emendamento 19

Articolo 2

La presente direttiva si applica ai regimi pensionistici complementari, ad eccezione dei regimi disciplinati dal regolamento (CEE) n. 1408/71.

1. La presente direttiva si applica ai regimi pensionistici complementari, ad eccezione dei regimi disciplinati dal regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

 

2. La direttiva non si applica tuttavia:

 

a) ai regimi pensionistici complementari per i quali le adesioni di nuovi iscritti attivi sono cessate all'atto dell'entrata in vigore della presente direttiva e che restano preclusi ai nuovi iscritti;

 

b) ai regimi pensionistici complementari soggetti a misure comprendenti l'intervento di un'autorità insediata in base al diritto nazionale o di un tribunale con l'obiettivo di consolidare o ripristinare la loro situazione finanziaria, ivi compresa la procedura di liquidazione;

 

c) alle disposizioni in materia di tutela a fronte di insolvenza, adeguamenti compensativi e fondi nazionali di riserva per le pensioni.

 

Emendamento 20

Articolo 3

Definizione

Definizioni

Ai fini della presente direttiva, si intende per:

Ai fini della presente direttiva, si intende per:

(a) «pensione complementare»: le pensioni e, ove previsto dalle norme di un regime pensionistico complementare stabilite in conformità delle legislazioni e delle prassi nazionali, le prestazioni di invalidità e di reversibilità destinate a integrare o a sostituire le prestazioni erogate dai regimi obbligatori di sicurezza sociale nelle stesse eventualità;

(a) «pensione complementare»: le pensioni previste dalle norme di un regime pensionistico complementare stabilite in conformità delle legislazioni e delle prassi nazionali;

(b) «regime pensionistico complementare»: tutti i regimi pensionistici aziendali o professionali stabiliti in conformità delle legislazioni e delle prassi nazionali come ad esempio i contratti di assicurazione di gruppo, i regimi a ripartizione convenuti da uno o più rami o settori, i regimi a capitalizzazione o le promesse di pensione garantite da riserve contabili delle imprese, o qualsiasi altro dispositivo collettivo o analogo, inteso a corrispondere una pensione complementare a lavoratori subordinati o autonomi;

(b) «regime pensionistico complementare»: i regimi pensionistici connessi al rapporto di lavoro, stabiliti in conformità delle legislazioni e delle prassi nazionali e intesi a corrispondere una pensione complementare ai lavoratori subordinati;

(c) «iscritti»: le persone che a motivo delle loro attività lavorative hanno o possono avere diritto ad una pensione complementare conformemente alle disposizioni di un regime pensionistico complementare;

(c) «iscritto attivo»: il lavoratore che a motivo del suo attuale rapporto di lavoro ha o, previo adempimento delle relative condizioni, può avere diritto ad una pensione complementare conformemente alle disposizioni di un regime pensionistico complementare;

(d) «diritti a pensione»: tutte le prestazioni alle quali hanno diritto – ai sensi delle disposizioni di un regime pensionistico complementare e, se del caso, ai sensi della normativa nazionale – gli iscritti a tale regime e altri aventi diritto;

(d) «diritti a pensione acquisiti»: tutti i diritti a pensione complementare acquisiti dopo aver soddisfatto le condizioni richieste dalle disposizioni di un regime pensionistico complementare e, se del caso, ai sensi della normativa nazionale;

 

(d bis) «periodo di iscrizione obbligatorio»: il periodo di appartenenza attiva ad un regime, richiesto dal diritto nazionale o dalle disposizioni del regime pensionistico complementare per maturare il diritto a una pensione complementare;

(e) «cessazione del rapporto di lavoro»: la decisione di porre fine ad un rapporto di lavoro;

 

(f) «lavoratore in uscita»: un lavoratore che, prima di acquisire il diritto di una pensione, pone fine ad un rapporto di lavoro nel quale ha maturato diritti a pensione, o avrebbe potuto maturarli persistendo nel rapporto di lavoro;

(f) «lavoratore in uscita»: un iscritto attivo il cui attuale rapporto di lavoro cessi prima che egli abbia maturato una pensione complementare;

(g) «trasferibilità»: la possibilità per il lavoratore di acquisire e conservare diritti a pensione quando esercita il proprio diritto alla libera circolazione o alla mobilità professionale;

 

(h) «beneficiario differito»: tutti i già iscritti con diritti a pensione che restano in sospeso nel regime pensionistico complementare, finché non vengano soddisfatte le condizioni di ammissibilità a percepire una pensione complementare;

(h) «beneficiario che ha cessato le funzioni»: un già iscritto ad un regime pensionistico complementare, che è titolare di diritti a pensione nell'ambito di tale regime ma non vi appartiene più attivamente e non percepisce ancora alcuna pensione complementare dal regime stesso;

(i) «diritti a pensione in sospeso»: i diritti a pensione mantenuti nel regime in cui sono maturati da un beneficiario differito, che percepirà una pensione da tale regime pensionistico complementare quando verranno soddisfatte le condizioni di ammissibilità;

(i) «diritti a pensione in sospeso»: i diritti a pensione acquisiti, mantenuti nel regime in cui sono maturati da un beneficiario che ha cessato le funzioni;

(j) «trasferimento»: il versamento da parte di un regime pensionistico complementare di un capitale che rappresenta totalmente o parzialmente i diritti a pensione acquisiti nel quadro di tale regime; il capitale puo’ essere trasferito ad un nuovo regime pensionistico complementare o ad un’altra istituzione finanziaria fornitrice di diritti a pensione.

(j) «valore dei diritti in sospeso»: il valore attuale netto dei diritti a pensione, calcolato in conformità degli usi e delle prassi nazionali secondo i principi attuariali riconosciuti.

Emendamento 21

Articolo 4, lettera a)

(a) se alla cessazione del rapporto di lavoro non sono ancora acquisiti diritti a pensione, la totalità dei contributi versati dal lavoratore in uscita, o a suo nome, sia rimborsata o trasferita;

soppresso

Emendamento 22

Articolo 4, lettera (b)

b) se per l'acquisizione dei diritti a pensione è richiesta un’età minima, essa non superi i 21 anni;

b) se il regime pensionistico complementare prevede un periodo di contribuzione minima, esso non deve essere superiore ai cinque anni. In nessun caso si applicano condizioni di contribuzione minima a un membro di un regime pensionistico complementare che abbia compiuto i 25 anni;

Emendamento 23

Articolo 4, lettera c)

c) un lavoratore possa iscriversi al regime pensionistico complementare dopo un periodo massimo d’occupazione di un anno, o eventualmente al più tardi quando compie l’età minima richiesta;

c) se alla cessazione del rapporto di lavoro un lavoratore in uscita non ha ancora maturato diritti acquisiti a pensione, il regime pensionistico complementare rimborsa i contributi versati dal lavoratore in uscita o anche dal datore di lavoro, in applicazione di disposizioni di legge o di accordi o contratti collettivi, oppure, se il lavoratore in uscita sostiene il rischio di investimento, il valore derivante da tali contributi;

 

Motivazione

L'emendamento esclude la possibilità di rimborso o trasferimento soltanto per i contributi volontari del datore di lavoro ossia quelli il cui versamento non è imposto da disposizioni di legge o da convenzioni collettive. Tali contributi devono altresì essere oggetto di rivalutazioni, previa detrazione della quota degli oneri o spese di gestione imputabili.

Emendamento 24

Articolo 4, lettera d)

d) un lavoratore acquisisca diritti a pensione dopo un periodo massimo d'iscrizione di due anni.

d) in casi oggettivamente motivati, gli Stati membri possano consentire alle parti sociali di inserire nei contratti collettivi regole non discriminatorie in deroga alle lettere a) e b), nella misura in cui tali regole assicurino agli interessati almeno una protezione equivalente.

Emendamento 25

Articolo 5

Salvaguardia dei diritti a pensione in sospeso

Mantenimento dei diritti a pensione in sospeso

 

- 1. Ai sensi del paragrafo 2, gli Stati membri adottano le misure che ritengono necessarie per garantire che i lavoratori in uscita possano conservare i diritti pensionistici acquisiti nel regime pensionistico complementare nel quale sono stati maturati.

1. Gli Stati membri adottano le misure che ritengono necessarie a garantire un equo adeguamento dei diritti a pensione in sospeso al fine di evitare di penalizzare il lavoratore in uscita.

1. Gli Stati membri adottano le misure che ritengono necessarie a garantire un trattamento equo del valore dei diritti a pensione in sospeso dei lavoratori in uscita in funzione del regime pensionistico, avendo cura di tutelare tali diritti in caso di insolvenza dell'impresa. Un trattamento equo è garantito allorquando:

 

a) il valore dei diritti a pensione in sospeso evolve per lo più nello stesso modo del valore dei diritti a pensione degli iscritti attivi, o

 

b) nel regime complementare i diritti a pensione sono definiti come un importo minimo, o

 

c) il lavoratore in uscita continua ad usufruire di un tasso di interesse integrato nel regime pensionistico, o

 

d) il valore dei diritti a pensione in sospeso è adattato in funzione del tasso d'infrazione, del livello delle retribuzioni, delle prestazioni pensionistiche in corso di pagamento o del tasso di rendimento degli attivi del loro regime pensionistico complementare.

2. Gli Stati membri possono consentire ai regimi pensionistici complementari di non salvaguardare i diritti acquisiti, ma di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenta i diritti acquisiti, qualora essi non superino il limite stabilito dallo Stato membro interessato. Lo Stato deve informare la Commissione del limite applicato.

2. Gli Stati membri possono consentire ai regimi pensionistici complementari di non conservare i diritti acquisiti, ma di procedere al pagamento, al lavoratore in uscita, di un capitale equivalente ai diritti acquisiti, qualora essi non superino il limite stabilito dallo Stato membro interessato. Lo Stato deve informare la Commissione del limite applicato.

 

2 bis. Gli Stati membri possano consentire alle parti sociali di inserire nei contratti collettivi regole che deroghino ai paragrafi 2 e 3, nella misura in cui tali regole assicurino agli interessati almeno una protezione equivalente.

Emendamento 26

Articolo 6

Articolo 6

soppresso

Trasferibilità

 

1. Fatta salva la fattispecie del pagamento di capitale ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che un lavoratore in uscita, che nella nuova occupazione non è più soggetto allo stesso regime pensionistico complementare, possa ottenere a richiesta, al più tardi entro diciotto mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, il trasferimento all’interno di uno Stato membro o verso un altro Stato membro di tutti i diritti a pensione acquisiti.

 

2. Conformemente alle prassi nazionali, gli Stati membri devono garantire che, qualora ipotesi attuariali e relative ai tassi d’interesse determinino il valore dei diritti acquisiti oggetto del trasferimento, esse non penalizzino il lavoratore in uscita.

 

3. Il regime pensionistico complementare destinatario del trasferimento non impone condizioni di acquisizione ai diritti trasferiti e li salvaguarda quantomeno nella stessa misura dei diritti in sospeso, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1.

 

4. Quando un trasferimento comporta spese amministrative, gli Stati membri adottano le misure necessarie per evitare che esse siano sproporzionate rispetto alla durata di iscrizione del lavoratore in uscita.

 

Emendamento 27

Articolo 7

1. Fatti salvi gli obblighi degli enti pensionistici aziendali o professionali di cui all'articolo 11 della direttiva 2003/41/CE, relativi alle informazioni da trasmettere agli iscritti e ai beneficiari, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che i lavoratori siano informati dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

1. Fatto salvo l'obbligo d'informazione degli enti pensionistici aziendali o professionali, di cui all'articolo 11 della direttiva 2003/41/CE, nei confronti degli iscritti e dei beneficiari, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che, in conformità del paragrafo 2, gli iscritti attivi possano richiedere informazioni in merito alle conseguenze sui loro diritti a pensione complementare, in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

2. I lavoratori che ne fanno richiesta ricevono entro un termine ragionevole informazioni sufficienti riguardanti in particolare:

2. Gli iscritti attivi che ne fanno richiesta ricevono entro un termine ragionevole e per iscritto informazioni sufficienti riguardanti in particolare i seguenti punti:

(a) le condizioni di acquisizione dei diritti a pensione complementare e le conseguenze della loro applicazione in caso di cessazione del rapporto di lavoro;

(a) le condizioni di acquisizione dei diritti a pensione complementare e le conseguenze della loro applicazione in caso di cessazione del rapporto di lavoro;

(b) le prestazioni pensionistiche previste in caso di cessazione del rapporto di lavoro;

(b) le prestazioni pensionistiche previste in caso di cessazione del rapporto di lavoro;

(c) le condizioni di salvaguardia dei diritti a pensione in sospeso;

(c) l'importo e la salvaguardia dei diritti a pensione in sospeso.

(d) le condizioni di trasferimento dei diritti acquisiti.

 

3. Un beneficiario differito che ne fa richiesta riceve dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare, informazioni sui propri diritti a pensione in sospeso e sugli eventuali cambiamenti delle regole che disciplinano il pertinente regime pensionistico complementare.

3. Un beneficiario differito che ne fa richiesta riceve dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare, informazioni sui propri diritti a pensione in sospeso e sugli eventuali cambiamenti delle regole che disciplinano il pertinente regime pensionistico complementare.

4. Le informazioni di cui al presente articolo vengono trasmesse per iscritto e in modo comprensibile.

 

Emendamento 28

Articolo 8

1. Gli Stati membri possono adottare o mantenere disposizioni in materia di trasferibilità dei diritti a pensione complementare più favorevoli di quelle fissate nella presente direttiva.

1. Gli Stati membri possono adottare o mantenere disposizioni in materia di costituzione e salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei lavoratori in uscita più favorevoli di quelle fissate nella presente direttiva.

2. L’attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di trasferibilità dei diritti a pensione complementare esistenti negli Stati membri.

2. L’attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di costituzione e salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei lavoratori in uscita esistenti negli Stati membri.

Emendamento 29

Articolo 9, paragrafo 1

1. Gli Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi il 1° luglio 2008 o possono affidare alle parti sociali, a loro richiesta congiunta, il compito di mettere in atto la presente direttiva per quanto riguarda le disposizioni che rientrano nella sfera dei contratti collettivi. In tal caso gli Stati membri si assicurano che entro il 1° luglio 2008 le parti sociali stabiliscano mediante accordo le disposizioni necessarie, fermo restando che gli Stati membri interessati devono prendere tutte le disposizioni necessarie per essere in grado di garantire in qualsiasi momento i risultati imposti dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

1. Gli Stati membri adottano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi il 1° luglio 2008 o garantiscono, entro tale data, che le parti sociali stabiliscano mediante accordo le disposizioni necessarie e che gli Stati membri siano tenuti a compiere i passi necessari che consentano loro di poter garantire in qualsiasi momento i risultati imposti dalla presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Motivazione

Consentendo l'attuazione mediante i contratti collettivi, l'emendamento allinea la direttiva alle direttive precedenti.

Emendamento 30

Articolo 9, paragrafo 3

3. Indipendentemente dal paragrafo 1, per tener conto di condizioni particolari debitamente motivate e relative alla sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici complementari, gli Stati membri possono esentare dall’applicazione dell’articolo 6, paragrafo 1, i regimi a ripartizione, le casse di sostegno e le imprese che costituiscono riserve di bilancio al fine di versare una pensione ai propri dipendenti. Tutti gli Stati membri che desiderano avvalersi di tale possibilità lo comunicano immediatamente alla Commissione indicando i regimi interessati, i motivi specifici che giustificano l'esenzione, nonché le misure adottate o previste al fine di migliorare la trasferibilità dei diritti che derivano dai regimi in questione.

soppresso

Emendamento 31

Articolo 10, paragrafo 1

1. Ogni cinque anni dopo il 1° luglio 2008, la Commissione redige una relazione da presentare al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri.

1. Ogni cinque anni dopo il 1° luglio 2008, la Commissione redige una relazione da presentare al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri. Tale relazione comprende anche una valutazione circa la disponibilità dei datori di lavoro a proporre una pensione integrativa a decorrere dall'entrata in vigore della presente direttiva.

Emendamento 32

Articolo 10

1. Ogni cinque anni dopo il 1° luglio 2008, la Commissione redige una relazione da presentare al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri.

1. Ogni cinque anni dopo il 1° luglio 2008, la Commissione redige una relazione da presentare al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri.

 

1 bis. In tale contesto essa presenta una proposta sulle modalità che consentano di escludere, in caso di trasferibilità dei diritti acquisiti, anche la responsabilità dell'impresa per i diritti pensionistici trasferiti.

2. Al più tardi 10 anni dopo il 1° luglio 2008 la Commissione redige una relazione specificamente dedicata all’applicazione dell’articolo 9, paragrafo 3. In base ad essa la Commissione presenta un’eventuale proposta contenente le modifiche alla presente direttiva che risultassero necessarie ai fini della parità di trattamento tra lavoratori soggetti a regimi a capitalizzazione o ai regimi di cui all’articolo 9, paragrafo 3, per quanto attiene alla trasferibilità dei diritti acquisiti.

 

Emendamento 33

Articolo 10, paragrafo 2 bis (nuovo)

 

2 bis. Al più tardi 5 anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva la Commissione redige una relazione in particolare sulle condizioni di trasferimento di capitali che rappresentano i diritti a pensione complementare dei lavoratori. Sulla base di tale relazione, la Commissione presenta una proposta contenente le modifiche alla presente direttiva che risultassero necessarie al fine di ridurre ulteriormente gli ostacoli alla mobilità dei lavoratori creati da talune disposizioni sui regimi pensionistici complementari.

(1)

GU C ... / Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


MOTIVAZIONE

La presente proposta di miglioramento della trasferibilità dei diritti pensionistici complementari giunge in un momento cruciale. L'Unione europea invecchia e l'economia si mondializza. Occorre potenziare in maniera incisiva la capacità dell'Unione europea di contenere siffatti mutamenti socioeconomici irreversibili volgendoli a proprio vantaggio. Gli anni scorsi gli Stati membri hanno posto mano alla riforma dei loro mercati del lavoro e regimi di previdenza sociale compresi i regimi pensionistici. Una delle sfide al riguardo consiste nel combinare maggiore flessibilità e mobilità lavorativa con forme incentivanti ed accessibili di previdenza sociale. Sia i lavoratori che i datori di lavoro dovrebbero poter far tesoro dei vantaggi risultanti da un mercato dei lavoro flessibile dove alla garanzia dell'impiego subentra la garanzia del lavoro.

Stante l'invecchiamento della popolazione, per i giovani è ancora più importante mettere per tempo da parte i soldi per la loro pensione tramite i rispettivi datori di lavoro. La tendenza in taluni Stati membri è che i regimi pensionistici professionali (secondo pilastro) anziché integrare le pensioni legali (primo pilastro) li soppiantano del tutto. Per i lavoratori pertanto risulta ancora più rilevante aderire tempestivamente ad un regime pensionistico integrativo per poter trasferire i diritti maturati al loro successivo datore di lavoro. È altresì ravvisabile la tendenza a configurare vieppiù le pensioni in base al principio dei contributi determinati (defined contribution). Rispetto ai regimi a prestazione determinate (defined benefit) il regime a contributi determinati offre minori garanzie in ordine ad una congrua pensione. Donde l'indigenza che in taluni Stati membri si riscontra fra i pensionati.

I tempi moderni postulano un atteggiamento flessibile e mobile da parte dei lavoratori. Pertanto anziché punire occorre ricompensare la mobilità. Purtroppo la realtà è ben diversa. Nell'ambito di taluni regimi pensionistici integrativi un lavoratore trentenne, per esempio, che abbia maturato otto anni di esperienza di lavoro presso tre diversi datori di lavoro non ha acquisito alcun diritto ad una pensione integrativa.

Nelle grandi linee la vostra relatrice appoggia di cuore la proposta della Commissione con la quale essa conviene sulla necessità di non limitarsi, in ambito europeo, a concordare norme contabili per il trasferimento dei diritti pensionistici da un datore di lavoro all'altro con sede o meno nello stesso Stato membro. Per rendere appetibile flessibilità e mobilità e per invogliare i lavoratori a risparmiare sufficientemente per le loro pensioni, occorrono disposizioni in ordine all'acquisizione, conservazione e trasferimento dei diritti pensionistici. L'articolo 4 della proposta offre un'adeguata cornice. Le parti sociali sono libere di addivenire a migliori intese.

La vostra relatrice desidera adeguare su tre punti principali la proposta della Commissione.

1.        Sfera di applicazione della direttiva e obbligo di trasferimento (articolo 2, articolo 6, paragrafo 1 e articolo 9, paragrafo 3)

Notevoli sono le disparità fra i regimi pensionistici integrativi degli Stati membri. Oltre alle condizioni per l'acquisizione, conservazione e trasferimento dei diritti pensionistici, differiscono notevolmente anche le modalità di finanziamento. Per i regimi basati sulla capitalizzazione che vedono il capitale pensionistico piazzato al di fuori dell'impresa, risulta più agevole trasferire i diritti pensionistici da un regime all'altro rispetto, per esempio, ai regimi a ripartizione, alle casse di sostegno ed alle riserve di bilancio. Onde far fronte ai problemi di sostenibilità finanziaria degli ultimi regimi citati la Commissione propone di esentarli provvisoriamente dall'obbligo di trasferimento dei diritti pensionistici.

La possibilità di esenzione prevista dalla Commissione comporterà nella prassi un'applicazione più selettiva dell'obbligo di trasferimento. La vostra relatrice si augura la sfera più ampia possibile di applicazione della presente direttiva. Nel contempo, risulta difficile intervenire nei vigenti regimi per cui si propone la seguente soluzione:

           ·         la direttiva si applicherà esclusivamente a nuovi diritti pensionistici accordati,

           ·         la possibilità di esenzione di cui all'articolo 9, paragrafo 3 è soppressa, in                  altre parole non esistono deroghe all'obbligo di trasferimento.

2.        Trattamento dei diritti a pensione in sospeso (articolo 5)

I lavoratori che lasciano ("mantengono in sospeso") i loro diritti pensionistici maturati presso il loro vecchio datore di lavoro non devono essere svantaggiati. La proposta della Commissione è piuttosto vaga sul come conseguire tale obiettivo. Occorre pertanto chiarire la categoria di lavoratori in sospeso che non devono essere svantaggiati e in quale misura tale obbligo comporti un pari trattamento. Non deve dare adito ad alcun dubbio il fatto che si esclude assolutamente l'obbligo di indicizzazione connesso con gli iscritti attivi. Pertanto la vostra relatrice propone che gli Stati membri debbono garantire parità di trattamento fra gli iscritti in sospeso e gli iscritti pensionati.

3.        Posizione dei lavoratori a tempo parziale e che riprendono servizio (articolo 6)

La Commissione propone di far obbligo ai lavoratori di presentare una domanda di trasferimento dei loro diritti pensionistici entro 18 mesi dalla cessazione del (precedente) rapporto di lavoro. Ciò può risultare svantaggioso per coloro che involontariamente hanno perduto il posto di lavoro o che cessano temporaneamente di lavorare per accudire ai figli o ad altri congiunti. Qualora tale categoria di lavoratori accetti in uno stadio ulteriore (più di 18 mesi) una nuova occupazione essi non dovrebbero più poter avvalersi del diritto di trasferimento. Pertanto la vostra relatrice propone che fino a 6 mesi dall'accettazione di una nuova occupazione ai lavoratori sia consentito presentare una richiesta di trasferimento dei loro diritti pensionistici.


PARERE della commissione per i problemi economici e monetari (1.2.2007)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare

(COM(2005)0507 – C6‑0331/2005 – 2005/0214(COD))

Relatore per parere: Eoin Ryan

BREVE MOTIVAZIONE

Antecedenti

Dall'inchiesta sulla forza lavoro relativa al 2003 (Eurostat, Commissione) risulta che l'8,2% del totale dei lavoratori dell'Unione europea ha lasciato un impiego per un altro in capo ad un anno (Danimarca e Regno Unito sono in testa con una percentuale del 13%, mentre Svizzera e Grecia chiudono la lista con una percentuale del 5%). In media, nell'Unione europea i lavoratori occupano lo stesso posto di lavoro per 10,6 anni, a fronte di 6,7 anni negli Stati Uniti. Per quanto riguarda la mobilità geografica, solo l'1,5% dei cittadini dell'Unione europea a 25 vive e lavora in uno Stato membro diverso dal proprio paese di origine. Il 7,2% dei cittadini dell'Unione europea cambia luogo di residenza ogni anno, nel 15% dei casi perché cambia lavoro, mentre negli Stati Uniti cambia domicilio ogni anno il 16,2% dei cittadini, nel 17% dei casi per motivi professionali.

Quadro giuridico attuale

L'unica legislazione esistente in questo settore è la direttiva 98/49/CEE, relativa alla salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi che si spostano all'interno della Comunità europea. Tuttavia, il suo campo di applicazione è limitato, in quanto essa non garantisce la trasferibilità delle pensioni complementari né la flessibilità per quanto riguarda le condizioni di acquisizione.

Proposta di direttiva 2005/0214(COD)

La proposta copre tutti i regimi pensionistici complementari basati su un rapporto di lavoro, ad eccezione dei regimi legali che rientrano nel campo di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71, come il regime francese AGIRC/ARRCO. La proposta non definisce i regimi di prestazione definiti né i regimi di contribuzione definiti. Sebbene la struttura dei regimi pensionistici, segnatamente dei regimi di contribuzione definiti, vada cambiando in funzione dell'evoluzione del mercato, sarebbe stato opportuno illustrare alcuni principi generali nonché i problemi di trasferibilità dovuti alle differenze fra i regimi stessi.

Per quanto riguarda i diritti di acquisizione, la proposta stabilisce massimali per le condizioni di acquisizione così da consentire ai lavoratori mobili di maturare diritti a pensione complementari sufficienti nel corso della loro carriera. Nonostante il fatto che le norme nazionali differiscono fra loro, i periodi di acquisizione (al termine dei quali gli iscritti al regime ottengono diritti acquisiti) non possono essere superiori a due anni, a condizione che l'età minima di acquisizione, fissata a 21 anni, sia stata raggiunta. Inoltre, il periodo di attesa durante il quale un lavoratore non può iscriversi al regime pensionistico non deve essere superiore ad un anno (a condizione che sia stata raggiunta un'età minima). Va sottolineato che i limiti bassi per i periodi di acquisizione e i periodi di attesa possono avere come conseguenza costi più elevati per tutti gli iscritti al regime.

La direttiva introduce il concetto di "equo adeguamento" dei diritti a pensione in sospeso. Non è chiaro se tale espressione rinvii ad una rivalutazione, ad un'indicizzazione ecc, sebbene il considerando 7 faccia riferimento all'indicizzazione o all'inflazione. Tuttavia, il concetto di "non penalizzazione" del lavoratore in uscita necessita di essere chiarito. Sempre nell'ambito della stessa disposizione, al fine di evitare costi amministrativi troppo elevati dovuti alla gestione di un numero consistente di diritti in sospeso di modesto valore, la proposta consente di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenti i diritti acquisiti, qualora non superino un limite stabilito dallo Stato membro interessato.

Per quanto concerne i diritti di trasferimento, i lavoratori avranno la possibilità di mantenere i loro diritti in un regime precedente (a meno che il loro valore sia talmente modesto da comportare costi amministrativi eccessivi) ovvero di trasferirli ad un altro regime. Tuttavia, gli Stati membri avranno la possibilità di esentare i regimi non a capitalizzazione (come i sistemi per ripartizione o le casse di sostegno) dall'obbligo del trasferimento, così da preservare la loro sostenibilità finanziaria. Questa disposizione verrà rivista al più tardi il 1° luglio 2018. Quanto al concetto di trasferimento, è importante distinguere fra "trasferimento dei diritti" (articolo 6) e "trasferimento di capitale", ai sensi dell'articolo 3, lettera j). La proposta di direttiva non è coerente nell'uso di tali concetti. Nella realtà pratica, i lavoratori prendono semplicemente il capitale dal vecchio regime (trasferimento in uscita) e lo versano nel nuovo regime (trasferimento in entrata) conformemente alle regole di quest'ultimo. È impossibile obbligare il nuovo regime a garantire lo stesso livello di diritti. Infine, la proposta non tratta la questione dei trasferimenti da regimi che sono temporaneamente sottofinanziati né il caso in cui un trasferimento dal regime potrebbe ripercuotersi negativamente sui diritti degli altri iscritti.

Per quanto attiene alle informazioni, la proposta chiede misure che vadano ad aggiungersi ai requisiti in materia di informazione definiti all'articolo 11 della direttiva relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali (2003/41/CE). Detto articolo 11 prevede che gli aderenti e i beneficiari di uno schema pensionistico ricevano le informazioni concernenti i conti e le relazioni annuali, i principi della politica di investimento dello schema pensionistico nonché le modalità relative al trasferimento o al pagamento delle prestazioni dovute. L'articolo 7 della nuova proposta reputa tale disposizione insufficiente e stabilisce per il responsabile della gestione del regime pensionistico complementare l'obbligo di informare ogni lavoratore in uscita, che sia iscritto al regime o meno, in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui suoi diritti a pensione complementare. È possibile che una disposizione di questo tipo possa anche comportare inutili costi per la gestione di un regime pensionistico.

EMENDAMENTI

La commissione per i problemi economici e monetari invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella sua relazione i seguenti emendamenti:

Testo della Commissione(1)  Emendamenti del Parlamento

Emendamento 1

Considerando 10

(10) Per motivi di sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici complementari gli Stati membri hanno la possibilità di esentare in linea di massima i regimi non a capitalizzazione dall'obbligo di dare ai lavoratori la possibilità di trasferire i diritti acquisiti. Tuttavia, a fini di parità di trattamento tra lavoratori soggetti a regimi a capitalizzazione o a regimi diversi, è opportuno che gli Stati membri si impegnino a migliorare gradualmente la trasferibilità dei diritti che derivano dai regimi non a capitalizzazione.

soppresso

Motivazione

Esistono timori quanto alla sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici e alla loro equità e solidarietà nei confronti degli iscritti che continuano a rimanervi affiliati. Ciò vale non solo per i regimi non a capitalizzazione che la Commissione propone di escludere dal campo di applicazione della direttiva, ma anche per i regimi e fondi pensione che rientreranno in esso. È opportuno affrontare tali preoccupazioni in modo generale, per tutti i regimi pensionistici, anziché limitarsi ad escludere i soli regimi non a capitalizzazione.

Emendamento 2

Considerando 10 bis (nuovo)

 

(10 bis) Per motivi di sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici complementari, è opportuno che la trasferibilità dei diritti a pensione sia oggetto di un attento esame, soprattutto per quanto concerne gli effetti prodotti dalle differenze nelle ipotesi attuariali e nelle proiezioni relative ai tassi d'interesse sull'effettivo esercizio dell'opzione di trasferimento di diritti a pensione.

Motivazione

Esistono timori quanto alla sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici e alla loro equità e solidarietà nei confronti degli iscritti che continuano a rimanervi affiliati. Ciò vale non solo per i regimi che la Commissione propone di escludere dal campo di applicazione della direttiva, ma anche per i regimi e fondi pensione che rientreranno in esso. Gli effetti vanno esaminati attentamente. Gli esperti nutrono forti preoccupazioni quanto al fatto che la direttiva possa rafforzare la tendenza a passare da regimi pensionistici complementari a prestazione definita a regimi a contribuzione definita.

Emendamento 3

Considerando 11 bis (nuovo)

 

(11 bis) Per evitare incoerenze a livello del recepimento, le autorità di controllo dovrebbero cooperare sia all'interno del singolo Stato membro che a livello dell'UE.

Motivazione

La questione della definizione dell'autorità di controllo competente o dei meccanismi di cooperazione fra autorità di controllo a livello del singolo Stato membro (abitualmente, il controllore finanziario incaricato dei fondi pensione e il ministero degli Affari sociali/del Lavoro che sovrintende alle pensioni in generale) come anche a livello dell'UE è problematica.

Emendamento 4
Considerando 11 ter (nuovo)

 

(11 ter) Dal momento che le differenze nel trattamento fiscale applicato ai contributi versati ai fondi pensione e alle prestazioni da essi erogate sono uno dei principali ostacoli alla mobilità e al trasferimento dei diritti a pensione, è opportuno che gli effetti del trattamento fiscale sul trasferimento di tali diritti siano oggetto di un attento esame che porti, se del caso, alla formulazione di misure appropriate.

Motivazione

Potrebbe rivelarsi difficile raggiungere gli obiettivi perseguiti dalla direttiva in materia di mobilità, in particolare attraverso le disposizioni sul trasferimento dei diritti a pensione verso un altro Stato membro, se non verrà contemporaneamente affrontata la questione del trattamento fiscale.

Emendamento 5

Considerando 14 bis (nuovo)

 

(14 bis) La Commissione dovrebbe effettuare un'analisi costo/benefici cinque anni dopo l'entrata in vigore della presente direttiva, per valutare l'impatto di quest'ultima sul numero di datori di lavoro che propongono regimi pensionistici.

Motivazione

È importante che la direttiva non porti ad una riduzione del numero dei datori di lavoro disposti a proporre regimi pensionistici.

Emendamento 6
Articolo 1

La presente direttiva intende facilitare l'esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori e del diritto alla mobilità professionale all'interno di uno stesso Stato membro, riducendo gli ostacoli creati da determinate regole di che disciplinano i regimi pensionistici complementari negli Stati membri.

La presente direttiva intende facilitare l'esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori e agevolare la mobilità professionale all'interno di uno stesso Stato membro e tra Stati membri, riducendo gli ostacoli creati da determinate regole di che disciplinano i regimi pensionistici complementari negli Stati membri.

Motivazione

Fra gli obiettivi della direttiva dovrebbe rientrare in particolare quello di agevolare la mobilità professionale tra Stati membri.

Emendamento 7
Articolo 2

La presente direttiva si applica ai regimi pensionistici complementari, ad eccezione dei regimi disciplinati dal regolamento (CEE) n. 1408/71.

La presente direttiva si applica ai diritti derivanti da un rapporto di lavoro acquisiti nel quadro di regimi pensionistici complementari volontari od obbligatori.

Motivazione

Per ragioni di reciprocità, non è giusto limitare il campo di applicazione della direttiva ai soli regimi pensionistici complementari del secondo pilastro che non sono disciplinati dal regolamento (CEE) n. 1408/71. Le disposizioni della direttiva interessano anche i regimi pensionistici coperti dal suddetto regolamento.

Emendamento 8

Articolo 3, lettera c)

(c) "iscritti": le persone che a motivo delle loro attività lavorative hanno o possono avere diritto ad una pensione complementare conformemente alle disposizioni di un regime pensionistico complementare;

(c) "iscritti attivi": le persone cui è stato concesso di aderire conformemente alle regole del regime e che a motivo del loro rapporto di lavoro attuale hanno o, una volta soddisfatte le condizioni per l'acquisizione, avranno diritto ad una pensione complementare conformemente alle disposizioni di tale regime;

Motivazione

L'emendamento è inteso a chiarire che i pensionati e i beneficiari differiti non sono inclusi in questa definizione. La direttiva non si applica ai pensionati e i beneficiari differiti sono oggetto di una definizione specifica. L'emendamento chiarisce inoltre che un iscritto attivo è un lavoratore che è stato ammesso all'iscrizione ad un regime indipendentemente dal fatto che abbia completato o meno un periodo di acquisizione. Altrimenti, la definizione potrebbe essere interpretata come comprendente i lavoratori che sono in attesa di accedere al regime, e non è questo il caso.

Emendamento 9

Articolo 3, lettera d)

(d) "diritti a pensione": tutte le prestazioni alle quali hanno diritto – ai sensi delle disposizioni di un regime pensionistico complementare e, se del caso, ai sensi della normativa nazionale – gli iscritti a tale regime e altri aventi diritto;

(d) "diritti a pensione acquisiti": tutti i diritti a pensione complementare acquisiti dopo aver soddisfatto le condizioni richieste dalle disposizioni di un regime pensionistico complementare e, se del caso, ai sensi della normativa nazionale;

Motivazione

Nei regimi pensionistici complementari gli iscritti hanno dei diritti solo quando escono dal regime (che non sia andando in pensione) una volta che è stato completato un periodo di acquisizione. Una volta che i diritti sono stati acquisiti, l'iscritto che esce dal regime ha la possibilità di far salvaguardare tali diritti nel regime o, con alcune restrizioni, di farli trasferire. La definizione quale modificata è intesa a chiarire che un iscritto acquisisce siffatti diritti solo una volta che sono state soddisfatte le condizioni per l'acquisizione. Inoltre, il termine "prestazioni" è stato sostituito dall'espressione "pensione complementare", quale già definita.

Emendamento 10
Articolo 3, lettera e)

(e) "cessazione del rapporto di lavoro": la decisione di porre fine ad un rapporto di lavoro;

(e) "cessazione del rapporto di lavoro": la cessazione di un rapporto di lavoro per motivi diversi dal pensionamento o che determinano, ai sensi del diritto nazionale, la perdita dei diritti;

Motivazione

Uno degli scopi dei regimi pensionistici complementari è quello di legare i dipendenti all'impresa e di compensare la fedeltà aziendale attraverso una pensione complementare. A seconda del diritto nazionale, taluni comportamenti colpevoli del lavoratore possono giustificare il licenziamento da parte del datore di lavoro. In simili casi è opportuno che il lavoratore non venga "premiato" attraverso il trasferimento dei diritti acquisiti nel quadro del regime pensionistico complementare aziendale.

Emendamento 11

Articolo 3, lettera e bis) (nuova)

 

e bis) "pensione", compreso il pensionamento anticipato: il periodo durante il quale sono richieste le prestazioni pensionistiche; la cessazione del rapporto di lavoro non costituisce di per sé la pensione;

Motivazione

La cessazione del rapporto di lavoro non dovrebbe includere la pensione e quest'ultima dovrebbe essere definita come il periodo in cui sono reclamate le prestazioni pensionistiche. Si tiene anche conto degli iscritti cui è versata una pensione per motivi diversi dal pensionamento. Ad esempio, una persona può ricevere una pensione di invalidità.

Emendamento 12

Articolo 3, lettera f)

(f) "lavoratore in uscita": un lavoratore che, prima di acquisire il diritto di una pensione, pone fine ad un rapporto di lavoro nel quale ha maturato diritti a pensione, o avrebbe potuto maturarli persistendo nel rapporto di lavoro;

(f) "lavoratore in uscita": un iscritto attivo al cui attuale rapporto di lavoro è stato posto fine;

Motivazione

L'emendamento è inteso a chiarire che non tutti i lavoratori sono iscritti ad un regime pensionistico ed è quindi preferibile sostituire il termine "lavoratore" con "iscritto attivo", che è oggetto di una definizione. Inoltre, la frase "prima di acquisire il diritto ad una pensione" può essere fuorviante, in quanto una persona acquisisce il diritto ad una pensione solo al momento del pensionamento o di un fatto contingente che dà diritto ad una pensione, ad esempio l'invalidità. L'emendamento precisa pertanto che un lavoratore in uscita è un iscritto attivo il cui rapporto di lavoro cessa altrimenti che nel momento in cui le prestazioni pensionistiche sono richieste.

Emendamento 13

Articolo 3, lettera h)

(h) "beneficiario differito": tutti i già iscritti con diritti a pensione che restano in sospeso nel regime pensionistico complementare, finché non vengano soddisfatte le condizioni di ammissibilità a percepire una pensione complementare;

(h) "beneficiario differito": tutte le persone che hanno acquisito diritti a pensione in un regime pensionistico complementare, ma che non sono più iscritti attivi di tale regime e che non percepiscono ancora una pensione complementare a titolo di detto regime;

Motivazione

In base alla definizione della proposta i beneficiari differiti sono "i già iscritti". In realtà, i beneficiari differiti sono ancora iscritti ma non sono iscritti "attivi". La nuova definizione definisce detti beneficiari in modo più conciso.

Emendamento 14

Articolo 3, lettera i)

(i) "diritti a pensione in sospeso": i diritti a pensione mantenuti nel regime in cui sono maturati da un beneficiario differito, che percepirà una pensione da tale regime pensionistico complementare quando verranno soddisfatte le condizioni di ammissibilità;

(i) "diritti a pensione in sospeso": i diritti a pensione acquisiti mantenuti nel regime in cui sono stati maturati da un beneficiario differito;

Motivazione

La seconda parte della definizione è superflua e potrebbe dare luogo a confusioni.

Emendamento 15

Articolo 3, lettera j)

(j) "trasferimento": il versamento da parte di un regime pensionistico complementare di un capitale che rappresenta totalmente o parzialmente diritti a pensione acquisiti nel quadro di tale regime; il capitale può essere trasferito ad un nuovo regime pensionistico complementare o ad un'altra istituzione finanziaria fornitrice di diritti a pensione.

(j) "trasferimento": il versamento da parte di un regime pensionistico complementare di un capitale che rappresenta la totalità dei diritti a pensione acquisiti nel quadro di tale regime; il capitale può essere trasferito ad un nuovo regime pensionistico complementare o ad un'altra istituzione finanziaria fornitrice di diritti a pensione.

Motivazione

Le direttiva deve essere coerente nell'uso di espressioni quali "trasferimento di capitale" e "trasferimento di diritti". In pratica, i lavoratori prendono semplicemente il capitale dal vecchio regime (trasferimento in uscita) e lo riversano nel nuovo regime in conformità delle regole di quest'ultimo (trasferimento in entrata). È impossibile obbligare il nuovo regime a garantire lo stesso livello di diritti.

Emendamento 16
Articolo 3, lettera j bis) (nuova)

 

(j bis) "istituto finanziario": un istituto abilitato a offrire prodotti pensionistici diversi dalle pensioni complementari, conformemente alle disposizioni legislative nazionali e alla regolamentazione adottata dallo Stato membro in cui esso ha sede.

Motivazione

L'emendamento è inteso a precisare il disposto dell'articolo 3, lettera j).

Emendamento 17

Articolo 4, alinea

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché:

Se è istituito un regime pensionistico complementare e se un rapporto di lavoro del lavoratore dà a quest'ultimo il diritto di aderirvi, gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché:

Motivazione

L'articolo 4 potrebbe lasciare intendere che si richiede agli Stati membri di dare ai lavoratori il diritto di accedere ad un regime pensionistico complementare (ad esempio se il testo dell'alinea viene letto in collegamento con quello della lettera c)). Non è questa l'intenzione della proposta, senza contare che un'interpretazione di questo tipo comprometterebbe il carattere volontario della prestazione pensionistica in numerosi Stati membri. L'emendamento chiarisce che l'articolo si applica unicamente là dove esiste un regime e se il lavoratore ha il diritto di aderirvi (un datore di lavoro può avere più regimi per diverse categorie di lavoratori).

Emendamento 18
Articolo 4, lettera a)

(a) se alla cessazione del rapporto di lavoro non sono ancora acquisiti diritti a pensione, la totalità dei contributi versati dal lavoratore in uscita, o a suo nome, sia rimborsata o trasferita;

(a) se alla cessazione del rapporto di lavoro non sono ancora acquisiti diritti a pensione, la totalità dei contributi o il valore degli investimenti che da essi derivano siano rimborsati, nella misura in cui non sono utilizzati per coprire rischi di invalidità, diritti di reversibilità o altri elementi di solidarietà;

Motivazione

In alcuni regimi pensionistici i rischi d'invalidità, le prestazioni di reversibilità e altri elementi sono coperti su base collettiva; è giusto dedurli proporzionalmente dal calcolo dei contributi versati dall'iscritto in uscita.

Emendamento 19
Articolo 4, lettera b)

(b) se per l'acquisizione dei diritti a pensione è richiesta un'età minima, essa non superi i 21 anni;

(b) se le condizioni che disciplinano l'acquisizione di diritti a pensione, ad esempio un'età minima o i periodi di attesa o i periodi propedeutici per l'acquisizione di diritti, sono stabilite dagli Stati membri, dette condizioni siano basate su ragioni oggettive;

Motivazione

La proposta di direttiva deve rispettare il principio di sussidiarietà e quindi evitare di disciplinare l'organizzazione e la struttura nazionali del secondo pilastro. Inoltre, le scadenze indicate nella proposta di direttiva per quanto riguarda i periodi di attesa e i periodi minimi per l'acquisizione di diritti non sono tali da permettere di tener conto della filosofia di base dei regimi pensionistici complementari su base volontaria, che è quella di legare i dipendenti all'azienda.

Emendamento 20

Articolo 4, lettera c)

(c) un lavoratore possa iscriversi al regime pensionistico complementare dopo un periodo massimo d'occupazione di un anno, o eventualmente al più tardi quando compie l'età minima richiesta;

(c) un lavoratore possa iscriversi al regime pensionistico complementare dopo un periodo massimo d'occupazione di un anno, o eventualmente al più tardi quando compie l'età minima richiesta dallo Stato membro o dal regime pensionistico complementare in questione;

Motivazione

Il paragrafo riguarda le condizioni di iscrizione al regime. Se il lavoratore è ancora in periodo di attesa, lasciando il proprio impiego non perde alcun diritto. La Commissione ha confermato che la sua intenzione era che i regimi pensionistici degli Stati membri fossero autorizzati a fissare qualsiasi età come condizione per l'accesso.

Emendamento 21

Articolo 4, lettera d)

(d) un lavoratore acquisisca diritti a pensione dopo un periodo massimo d'iscrizione di due anni.

(d) un lavoratore ottenga diritti a pensione acquisiti dopo un periodo massimo di due anni, a condizione che abbia raggiunto l'età minima stabilita per l'acquisizione di diritti a pensione.

Motivazione

L'emendamento è inteso a chiarire la connessione fra l'articolo 4, lettera b) (riguardante l'età minima per l'acquisizione di diritti a pensione) e l'articolo 4, lettera d) (riguardante un periodo di attesa minimo per l'acquisizione di diritti a pensione). L'emendamento chiarisce che, se aderisce al regime da due anni, il lavoratore deve acquisire diritti a pensione, salvo se non ha ancora raggiunto l'età minima stabilita. In questo caso, i suoi diritti non saranno acquisiti fino a che non avrà raggiunto l'età minima stabilita.

Emendamento 22

Articolo 5, paragrafo 1

1. Gli Stati membri adottano le misure che ritengono necessarie a garantire un equo adeguamento dei diritti a pensione in sospeso al fine di evitare di penalizzare il lavoratore in uscita.

1. Tenuto conto della natura del regime pensionistico complementare, gli Stati membri adottano le misure che ritengono necessarie per garantire un trattamento giusto ed equo dei diritti a pensione in sospeso, prendendo in considerazione la durata e la portata dei contributi versati al regime da colui che ne esce.

Motivazione

L'emendamento è volto a mettere in evidenza la differenza fra regimi di contribuzione definiti e regimi di prestazione definiti. Nei primi i diritti a pensione in sospeso saranno adeguati in funzione degli utili sul capitale investito, mentre nei secondi i diritti saranno adeguati in base al metodo scelto dallo Stato membro, includendo il tasso di inflazione o il livello salariale. Inoltre, l'emendamento elimina l'ambiguità legata al termine "penalizzare". L'espressione "trattamento equo" garantisce che i diritti in sospeso siano trattati in modo equo, senza dare agli iscritti differiti un vantaggio ingiusto rispetto a quelli restanti.

Emendamento 23

Articolo 5, paragrafo 2

2. Gli Stati membri possono consentire ai regimi pensionistici complementari di non salvaguardare i diritti acquisiti, ma di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenta i diritti acquisiti, qualora essi non superino il limite stabilito dallo Stato membro interessato. Lo Stato deve informare la Commissione del limite applicato.

2. Gli Stati membri possono consentire ai regimi pensionistici complementari di non salvaguardare i diritti a pensione acquisiti, ma di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenta i diritti a pensione acquisiti, qualora essi non superino il limite stabilito dallo Stato membro interessato. Lo Stato deve informare la Commissione del limite applicato.

Motivazione

L'emendamento fa uso dell'espressione "diritti a pensione acquisiti", che è oggetto di una definizione.

Emendamento 24

Articolo 6, paragrafo 1

1. Fatta salva la fattispecie del pagamento di capitale ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che un lavoratore in uscita, che nella nuova occupazione non è più soggetto allo stesso regime pensionistico complementare, possa ottenere a richiesta, al più tardi entro diciotto mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, il trasferimento all'interno di uno Stato membro o verso un altro Stato membro di tutti i diritti a pensione acquisiti.

soppresso

Motivazione

In applicazione del principio di sussidiarietà, il contenuto dell'articolo 6 dovrebbe essere lasciato agli Stati membri.

Emendamento 25

Articolo 6, paragrafo 2

2. Conformemente alle prassi nazionali, gli Stati membri devono garantire che, qualora ipotesi attuariali e relative ai tassi d'interesse determinino il valore dei diritti acquisiti oggetto del trasferimento, esse non penalizzino il lavoratore in uscita.

2. Conformemente alle prassi nazionali e in cooperazione con la Commissione, gli Stati membri promuovono la convergenza delle ipotesi attuariali e delle proiezioni sull'andamento tendenziale dei tassi d'interesse e garantiscono che, qualora ipotesi attuariali e relative ai tassi d'interesse determinino il valore dei diritti a pensione acquisiti oggetto del trasferimento, esse siano eque per il lavoratore in uscita e per gli iscritti al regime. Gli Stati membri possono consentire al regime pensionistico complementare di adeguare il valore del rimborso o del trasferimento per preservare la sostenibilità finanziaria del regime.

Motivazione

L'espressione "non penalizzino" è sostituita dall'espressione "siano eque per il lavoratore in uscita e per gli iscritti al regime", onde tenere conto dei casi in cui può essere necessario adeguare i valori di trasferimento, ad esempio quando un regime di prestazioni definito del settore privato è sottofinanziato. In circostanze di questo tipo, gli amministratori del regime possono ridurre l'importo del trasferimento sulla base di un parere dell'attuario. Lo scopo è di garantire che gli iscritti restanti non ricevano pregiudizio da trasferimenti di questo tipo. In mancanza di tale aggiunta, la sostenibilità finanziaria di alcuni fondi potrebbe essere compromessa.

Emendamento 26

Articolo 6, paragrafo 3

3. Il regime pensionistico complementare destinatario del trasferimento non impone condizioni di acquisizione ai diritti trasferiti e li salvaguarda quantomeno nella stessa misura dei diritti in sospeso, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 1.

soppresso

Motivazione

In applicazione del principio di sussidiarietà, il contenuto dell'articolo 6 dovrebbe essere lasciato agli Stati membri.

Emendamento 27

Articolo 6, paragrafo 4

4. Quando un trasferimento comporta spese amministrative, gli Stati membri adottano le misure necessarie per evitare che esse siano sproporzionate rispetto alla durata di iscrizione del lavoratore in uscita.

soppresso

Motivazione

In applicazione del principio di sussidiarietà, il contenuto dell'articolo 6 dovrebbe essere lasciato agli Stati membri.

Emendamento 28

Articolo 7, paragrafo 1

1. Fatti salvi gli obblighi degli enti pensionistici aziendali o professionali di cui all'articolo 11 della direttiva 2003/41/CE, relativi alle informazioni da trasmettere agli iscritti e ai beneficiari, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che i lavoratori siano informati dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

1. Fatti salvi gli obblighi degli enti pensionistici aziendali o professionali di cui all'articolo 11 della direttiva 2003/41/CE, relativi alle informazioni da trasmettere agli iscritti e ai beneficiari, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che gli iscritti attivi o futuri siano informati dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

Motivazione

L'emendamento è inteso a chiarire che l'articolo non si applica a tutti i lavoratori, ma solo agli iscritti attivi e a quei lavoratori che diventeranno iscritti una volta completato il periodo di attesa.

Emendamento 29
Articolo 7, paragrafo 2, alinea

2. I lavoratori che ne fanno richiesta ricevono entro un termine ragionevole informazioni sufficienti riguardanti in particolare:

2. Gli iscritti che ne fanno richiesta ricevono entro un termine ragionevole informazioni sufficienti riguardanti in particolare:

Emendamento 30
Articolo 9, paragrafo 2

2. Indipendentemente dal paragrafo 1, gli Stati membri possono disporre, se necessario, di un periodo supplementare di 60 mesi a decorrere dal 1° luglio 2008 per attuare l'obiettivo di cui all'articolo 4, lettera d). Gli Stati membri che intendono avvalersi di tale periodo supplementare ne informano la Commissione, indicando le disposizioni e i regimi interessati e il motivo specifico che giustifica il periodo supplementare.

soppresso

Emendamento 31
Articolo 9, paragrafo 3

3. Indipendentemente dal paragrafo 1, per tener conto di condizioni particolari debitamente motivate e relative alla sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici complementari, gli Stati membri possono esentare dall'applicazione dell'articolo 6, paragrafo 1, i regimi a ripartizione, le casse di sostegno e le imprese che costituiscono riserve di bilancio al fine di versare una pensione ai propri dipendenti. Tutti gli Stati membri che desiderano avvalersi di tale possibilità lo comunicano immediatamente alla Commissione indicando i regimi interessati, i motivi specifici che giustificano l'esenzione, nonché le misure adottate o previste al fine di migliorare la trasferibilità dei diritti che derivano dai regimi in questione.

soppresso

Motivazione

Il fatto di escludere dalle disposizioni sul trasferimento dei diritti a pensione i regimi pensionistici di cui sopra, che sono i più diffusi in molti Stati membri, potrebbe mettere in discussione il campo di applicazione e l'efficacia della direttiva. I timori relativi a tali regimi, che riguardano in particolare la sostenibilità finanziaria, l'equità e la solidarietà nei confronti degli iscritti che continuano a rimanervi affiliati, valgono anche per i regimi e i fondi pensionistici che rientreranno obbligatoriamente nel campo di applicazione della direttiva. Tali timori devono essere affrontati migliorando e adeguando opportunamente, per tutti i regimi, le disposizioni relative al trasferimento dei diritti a pensione.

Emendamento 32
Articolo 10, paragrafo 2

2. Al più tardi 10 anni dopo il 1° luglio 2008 la Commissione redige una relazione specificamente dedicata all'applicazione dell'articolo 9, paragrafo 3. In base ad essa la Commissione presenta un'eventuale proposta contenente le modifiche alla presente direttiva che risultassero necessarie ai fini della parità di trattamento tra lavoratori soggetti a regimi a capitalizzazione o ai regimi di cui all'articolo 9, paragrafo 3, per quanto attiene alla trasferibilità dei diritti acquisiti.

2. Al più tardi due anni dopo il 1° luglio 2008 la Commissione redige una relazione specifica, in particolare per quanto riguarda la convergenza delle previsioni attuariali e delle proiezioni relative ai tassi d'interesse nonché gli effetti del differente trattamento fiscale applicato al trasferimento di diritti a pensione. In base ad essa la Commissione presenta, se del caso, una proposta contenente le modifiche alla presente direttiva o altri strumenti che risultassero necessari per garantire il giusto equilibrio degli interessi.

Motivazione

I fondi pensione ai quali si applicano ipotesi attuariali e previsioni sui tassi d'interesse diverse non dovrebbero ritrovarsi con risultati notevolmente divergenti per quanto riguarda l'esercizio pratico dei diritti di cui all'articolo 6. Gli eventuali squilibri dovrebbero essere risolti nella direttiva lasciando un maggior margine per interventi correttivi e rafforzando le disposizioni volte a garantire la convergenza delle ipotesi attuariali e delle previsioni sui tassi d'interesse utilizzate. È altresì opportuno esaminare attentamente gli effetti del trattamento fiscale.

PROCEDURA

Titolo

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare

Riferimenti

COM(2005)0507 – C6-0331/2005 – 2005/0214(COD)

Commissione competente per il merito

EMPL

Parere espresso da
  Annuncio in Aula

ECON
13.12.2005

Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula

 

Relatore per parere
  Nomina

Eoin Ryan
13.12.2005

Relatore per parere sostituito

 

Esame in commissione

3.5.2006

20.6.2006

4.9.2006

11.9.2006

 

Approvazione

24.1.2007

Esito della votazione finale

+ :
– :
0 :

39

2

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Zsolt László Becsey, Pervenche Berès, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Ieke van den Burg, David Casa, Philip Dimitrov Dimitrov, Elisa Ferreira, José Manuel García-Margallo y Marfil, Jean-Paul Gauzès, Donata Gottardi, Sophia in 't Veld, Othmar Karas, Piia-Noora Kauppi, Evgeni Kirilov, Wolf Klinz, Christoph Konrad, Kurt Joachim Lauk, Andrea Losco, Astrid Lulling, Gay Mitchell, Cristobal Montoro Romero, Joseph Muscat, John Purvis, Alexander Radwan, Bernhard Rapkay, Eoin Ryan, Antolín Sánchez Presedo, Manuel António dos Santos, Olle Schmidt, Margarita Starkevičiūtė, Ivo Strejček, Sahra Wagenknecht, Lars Wohlin

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Harald Ettl, Vladimír Maňka, Thomas Mann, Gianni Pittella

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Dariusz Maciej Grabowski, Holger Krahmer, Kurt Lechner, Heide Rühle

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

...

(1)

Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (14.7.2006)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare

(COM(2005)0507 – C6‑0331/2005 – 2005/0214(COD))

Relatrice per parere: Astrid Lulling

BREVE MOTIVAZIONE

La proposta di direttiva sul miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare affronta le questioni principali connesse con gli ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori all'interno di uno Stato membro o da uno Stato membro all'altro nel settore di tali pensioni.

Va rilevato che detta direttiva fa seguito ad un tentativo costante della Commissione europea di favorire un accordo volontario tra le parti interessante.

Alla luce dell'eterogeneità dei sistemi esistenti nei vari Stati membri, la relatrice per parere sottolinea la pertinenza della scelta dello strumento legislativo (direttiva) nonché il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità.

Benché la proposta comporti misure di ravvicinamento delle disposizioni legislative nazionali, tali misure si limitano a consentire ai lavoratori di conservare o di trasferire i loro diritti nel quadro della mobilità.

Ciononostante sono auspicabili alcune modifiche per non diluire troppo nel tempo talune riforme, per adottare un linguaggio più neutro dal punto di vista del genere e per evitare il mantenimento di ostacoli in taluni Stati membri per motivi tecnici.

Infine, è importante garantire che i lavoratori dipendenti che interrompono o cessano un'attività professionale, tra l'altro per motivi familiari, possano mantenere i loro diritti a pensione, se non addirittura continuare a versare i contributi.

EMENDAMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella sua relazione i seguenti emendamenti:

Testo della Commissione(1)  Emendamenti del Parlamento

Emendamento 1

Considerando 5

(1) E’ inoltre opportuno richiamarsi all'articolo 94 del trattato, in quanto le difformità tra le legislazioni nazionali che disciplinano i regimi pensionistici complementari sono tali da ostacolare sia l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori, che il funzionamento del mercato comune. Pertanto, al fine di migliorare la trasferibilità dei diritti a pensione complementare dei lavoratori che si spostano all’interno della Comunità o di uno stesso Stato membro, occorre armonizzare alcune condizioni di acquisizione dei diritti a pensione e ravvicinare le regole in materia di salvaguardia dei diritti in sospeso e di trasferimento dei diritti acquisiti.

(1) E’ inoltre opportuno richiamarsi all'articolo 94 del trattato, in quanto le difformità tra le legislazioni nazionali che disciplinano i regimi pensionistici complementari sono tali da ostacolare sia l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori o delle lavoratrici, che il funzionamento del mercato comune. Pertanto, al fine di migliorare la trasferibilità dei diritti a pensione complementare dei lavoratori o delle lavoratrici che si spostano all’interno della Comunità o di uno stesso Stato membro, occorre armonizzare alcune condizioni di acquisizione dei diritti a pensione e ravvicinare le regole in materia di salvaguardia dei diritti in sospeso e di trasferimento dei diritti acquisiti.

 

(Tale modifica si applica all'intero testo legislativo in esame; l'approvazione dell'emendamento implica adeguamenti tecnici in tutto il testo.)

Emendamento 2
Considerando 5 bis (nuovo)

 

(5 bis) È opportuno che le modalità dei regimi pensionistici complementari siano decise a livello nazionale, segnatamente mediante convenzioni collettive tra le parti sociali. Le condizioni di acquisizione dei diritti pensionistici ai sensi della presente direttiva si basano su principi generali e forniscono orientamenti per l’adozione di misure a livello nazionale, lasciando alle parti sociali un margine di manovra sufficiente per determinare le modalità mediante negoziazioni collettive.

Motivazione

Nel caso in cui le condizioni di applicazione dei regimi pensionistici complementari siano stabilite dalle parti sociali, la direttiva proposta limiterebbe la libertà delle parti sociali di negoziare e concludere accordi, i quali sono garantiti, tra l’altro, dalle convenzioni dell’OIL. Le convenzioni collettive costituiscono un’importante protezione per i lavoratori in posizione di debolezza nel mercato del lavoro, come le donne, le quali sono in genere svantaggiate rispetto agli uomini nelle negoziazioni volte al miglioramento delle retribuzioni e delle pensioni. La direttiva in esame non deve, pertanto, interferire con il contenuto stesso dei regimi pensionistici complementari. La pensione che viene versata alla fine dipenderà principalmente da fattori quali l’età minima, i periodi contributivi, ecc., e non soltanto dalla somma accantonata ogni anno. Una pensione complementare, nel caso in cui i contributi siano determinati mediante contrattazione tra le parti sociali, è un elemento della remunerazione del lavoro che non rientra nelle competenze legislative dell’Unione europea.

Emendamento 3

Considerando 6 bis (nuovo)

(6 bis) La direttiva 76/207/CEE, quale modificata dalla direttiva 2002/73/CE, la direttiva 86/378/CEE, quale modificata dalla direttiva 96/97/CE, la direttiva 92/85/CEE nonché la direttiva 96/34/CE disciplinano la parità di trattamento tra donne e uomini nel settore segnatamente delle condizioni di lavoro e della sicurezza sociale. È di conseguenza opportuno che gli Stati membri nonché le parti sociali attuino le disposizioni della presente direttiva nel rispetto delle summenzionate direttive, in particolare per quanto riguarda il ritorno delle donne sul mercato del lavoro dopo un'interruzione nel quadro della conciliazione tra vita professionale e vita familiare.

Emendamento 4

Considerando 11

(11) Fatta salva la direttiva 2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 giugno 2003 relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali, i lavoratori che esercitano o intendono esercitare il loro diritto alla libera circolazione dovrebbero essere adeguatamente informati dai responsabili della gestione dei regimi pensionistici complementari, in particolare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

(11) Fatta salva la direttiva 2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 giugno 2003 relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali, i lavoratori o le lavoratrici che esercitano o intendono esercitare il loro diritto alla libera circolazione dovrebbero essere adeguatamente informati dai responsabili della gestione dei regimi pensionistici complementari, in particolare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

Motivazione

Anche i lavoratori autonomi sono inclusi nella direttiva 2003/41, di cui riportiamo la definizione principale relativa a un “ente pensionistico aziendale o professionale”: un ente, a prescindere dalla sua forma giuridica, operante secondo il principio di capitalizzazione, distinto da qualsiasi impresa promotrice o associazione di categoria, costituito al fine di erogare prestazioni pensionistiche in relazione a un'attività lavorativa sulla base di un accordo o di un contratto stipulato individualmente o collettivamente tra datore di lavoro e lavoratore, o i loro rispettivi rappresentanti, o con lavoratori autonomi, conformemente alla legislazione dello Stato membro di origine e dello Stato membro ospitante e che esercita le attività direttamente connesse.

Emendamento 5

Considerando 15

(15) Quanto all’esigenza di tener conto degli effetti della presente direttiva, in particolare sulla sostenibilità finanziaria dei regimi pensionistici complementari, gli Stati membri possono ottenere un periodo supplementare per attuare progressivamente le disposizioni atte a suscitare tali effetti.

soppresso

Emendamento 6

Articolo 1

La presente direttiva intende facilitare l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori e del diritto alla mobilità professionale all’interno di uno stesso Stato membro, riducendo gli ostacoli creati da determinate regole di che disciplinano i regimi pensionistici complementari negli Stati membri.

La presente direttiva intende facilitare l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori o delle lavoratrici e del diritto alla mobilità professionale all’interno di uno stesso Stato membro, riducendo gli ostacoli creati da determinate regole che disciplinano i regimi pensionistici complementari negli Stati membri.

Emendamento 7
Articolo 3, lettera (c)

(c) «iscritti»: le persone che a motivo delle loro attività lavorative hanno o possono avere diritto ad una pensione complementare conformemente alle disposizioni di un regime pensionistico complementare;

(c) «iscritti»: le persone che hanno diritto ad una pensione complementare conformemente alle disposizioni di un regime pensionistico complementare;

Motivazione

Una limitazione alle attività lavorative complica inutilmente la direttiva in esame. Soprattutto nel quadro del miglioramento della legislazione è necessaria una direttiva con un campo di applicazione e un obiettivo chiari: il settore delle pensioni complementari e tutte le persone interessate o aventi diritto.

Emendamento 8

Articolo 3, lettera d)

d) «diritti a pensione»: tutte le prestazioni alle quali hanno diritto – ai sensi delle disposizioni di un regime pensionistico complementare e, se del caso, ai sensi della normativa nazionale – gli iscritti a tale regime e altri aventi diritto;

d) «diritti a pensione»: tutte le prestazioni alle quali hanno diritto – ai sensi delle disposizioni di un regime pensionistico complementare e, se del caso, ai sensi della normativa nazionale – le persone iscritte a tale regime e altri aventi diritto;

Emendamento 9

Articolo 3, lettera f)

f) «lavoratore in uscita»: un lavoratore che, prima di acquisire il diritto di una pensione, pone fine ad un rapporto di lavoro nel quale ha maturato diritti a pensione, o avrebbe potuto maturarli persistendo nel rapporto di lavoro;

f) «lavoratore o lavoratrice in uscita»: un lavoratore o una lavoratrice che, prima di acquisire il diritto di una pensione, pone fine ad un rapporto di lavoro nel quale ha maturato diritti a pensione, o avrebbe potuto maturarli persistendo nel rapporto di lavoro;

Emendamento 10

Articolo 3, lettera g)

g) «trasferibilità»: la possibilità per il lavoratore di acquisire e conservare diritti a pensione quando esercita il proprio diritto alla libera circolazione o alla mobilità professionale;

g) «trasferibilità»: la possibilità per il lavoratore o la lavoratrice di acquisire e conservare diritti a pensione quando esercita il proprio diritto alla libera circolazione o alla mobilità professionale;

Emendamento 11

Articolo 3, lettera h)

h) «beneficiario differito»: tutti i già iscritti con diritti a pensione che restano in sospeso nel regime pensionistico complementare, finché non vengano soddisfatte le condizioni di ammissibilità a percepire una pensione complementare;

h) «beneficiario differito»: tutte le persone già iscritte con diritti a pensione che restano in sospeso nel regime pensionistico complementare, finché non vengano soddisfatte le condizioni di ammissibilità a percepire una pensione complementare;

Emendamento 12
Articolo 3, lettera (j)

(j) «trasferimento»: il versamento da parte di un regime pensionistico complementare di un capitale che rappresenta totalmente o parzialmente i diritti a pensione acquisiti nel quadro di tale regime; il capitale può essere trasferito ad un nuovo regime pensionistico complementare o ad un’altra istituzione finanziaria fornitrice di diritti a pensione.

(j) «trasferimento»: il trasferimento del capitale e di tutti i diritti a pensione acquisiti nel quadro del regime ad un nuovo regime pensionistico complementare o ad un’altra istituzione finanziaria fornitrice di diritti a pensione.

Motivazione

È particolarmente importante che le persone con occupazioni precarie possano cumulare diritti a una pensione complementare.

Emendamento 13
Articolo 4, lettera (a)

(a) se alla cessazione del rapporto di lavoro non sono ancora acquisiti diritti a pensione, la totalità dei contributi versati dal lavoratore in uscita, o a suo nome, sia rimborsata o trasferita;

(a) se alla cessazione del rapporto di lavoro non sono ancora acquisiti diritti a pensione, la totalità dei contributi versati dal lavoratore o dalla lavoratrice in uscita, o a suo nome, sia trasferita.

 

Va garantito il diritto di cumulare i diritti pensionistici acquisiti, analogamente a quanto disposto dal regolamento (CEE) n. 1408/71 in materia di pensioni statali;

Motivazione

Data la crescente importanza dei regimi pensionistici complementari ai fini del mantenimento del livello di vita in età avanzata, potrebbe rivelarsi utile applicare ai regimi complementari gli stessi principi di cumulo previsti per i regimi pensionistici pubblici.

Emendamento 14
Articolo 4, lettera b)

b) se per l'acquisizione dei diritti a pensione è richiesta un’età minima, essa non superi i 21 anni;

b) se per l'acquisizione dei diritti a pensione è richiesta un’età minima, essa non superi i 18 anni;

Emendamento 15

Articolo 4, lettera c)

c) un lavoratore possa iscriversi al regime pensionistico complementare dopo un periodo massimo d’occupazione di un anno, o eventualmente al più tardi quando compie l’età minima richiesta;

c) un lavoratore o una lavoratrice possa iscriversi al regime pensionistico complementare dopo un periodo massimo d’occupazione di un anno, o eventualmente al più tardi quando compie l’età minima richiesta;

Emendamento 16

Articolo 4, lettera d)

d) un lavoratore acquisisca diritti a pensione dopo un periodo massimo d'iscrizione di due anni.

d) un lavoratore o una lavoratrice acquisisca diritti a pensione dopo un periodo massimo d'iscrizione di due anni.

Emendamento 17

Articolo 5, paragrafo 2

2. Gli Stati membri possono consentire ai regimi pensionistici complementari di non salvaguardare i diritti acquisiti, ma di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenta i diritti acquisiti, qualora essi non superino il limite stabilito dallo Stato membro interessato. Lo Stato deve informare la Commissione del limite applicato.

2. Gli Stati membri possono consentire ai regimi pensionistici complementari:

 

a) di non salvaguardare i diritti acquisiti, ma di procedere al trasferimento o al pagamento di un capitale che rappresenta i diritti acquisiti, qualora essi non superino il limite stabilito dallo Stato membro interessato. Lo Stato deve informare la Commissione del limite applicato.

 

b) di accordare al lavoratore o alla lavoratrice in uscita il diritto di continuare a versare contributi allo stesso regime pensionistico complementare dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Gli Stati membri informano la Commissione delle modalità di applicazione di tale disposizione.

Emendamento 18

Articolo 7, paragrafo 1

1. Fatti salvi gli obblighi degli enti pensionistici aziendali o professionali di cui all'articolo 11 della direttiva 2003/41/CE, relativi alle informazioni da trasmettere agli iscritti e ai beneficiari, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che i lavoratori siano informati dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

1. Fatti salvi gli obblighi degli enti pensionistici aziendali o professionali di cui all'articolo 11 della direttiva 2003/41/CE, relativi alle informazioni da trasmettere agli iscritti e ai beneficiari, gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che i lavoratori o le lavoratrici siano informati dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare in merito alle conseguenze di una cessazione del rapporto di lavoro sui loro diritti a pensione complementare.

Emendamento 19

Articolo 7, paragrafo 2, alinea

I lavoratori che ne fanno richiesta ricevono entro un termine ragionevole informazioni sufficienti riguardanti in particolare:

I lavoratori o le lavoratrici che ne fanno richiesta ricevono entro un termine ragionevole informazioni sufficienti riguardanti in particolare:

Emendamento 20

Articolo 7, paragrafo 3

3. Un beneficiario differito che ne fa richiesta riceve dal responsabile della gestione del regime pensionistico complementare, informazioni sui propri diritti a pensione in sospeso e sugli eventuali cambiamenti delle regole che disciplinano il pertinente regime pensionistico complementare.

3. Un beneficiario differito che ne fa richiesta riceve dalla persona responsabile della gestione del regime pensionistico complementare, informazioni sui propri diritti a pensione in sospeso e sugli eventuali cambiamenti delle regole che disciplinano il pertinente regime pensionistico complementare.

Emendamento 21

Articolo 7, paragrafo 4

4. Le informazioni di cui al presente articolo vengono trasmesse per iscritto e in modo comprensibile.

4. Le informazioni di cui al presente articolo vengono trasmesse per iscritto e in modo comprensibile per la persona interessata.

PROCEDURA

Titolo

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare

Riferimenti

(COM(2005)0507 – C6‑0331/2005 – 2005/0214 (COD))

Commissione competente per il merito

EMPL

Parere espresso da
  Annuncio in Aula

FEMM
19.1.2006

Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula  

 

Relatore per parere
  Nomina

Astrid Lulling
28.11.2005

Relatore per parere sostituito

-

Esame in commissione      

21.2.2006

21.3.2006

2.5.2006

11.7.2006

 

Approvazione

11.7.2006

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

17

0

9

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Emine Bozkurt, Hiltrud Breyer, Maria Carlshamre, Edite Estrela, Ilda Figueiredo, Věra Flasarová, Lissy Gröner, Zita Gurmai, Lívia Járóka, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Urszula Krupa, Astrid Lulling, Doris Pack, Marie-Line Reynaud, Teresa Riera Madurell, Raül Romeva i Rueda, Amalia Sartori, Eva-Britt Svensson, Britta Thomsen, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Iratxe García Pérez, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Anna Hedh, Mary Honeyball, Christa Klaß, Karin Resetarits

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

-

Osservazioni (disponibili in una sola lingua)

-

(1)

Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.


PROCEDURA

Titolo

Miglioramento della trasferibilità dei diritti alla pensione complementare

Riferimenti

COM(2005)0507 - C6-0331/2005 - 2005/0214(COD)

Presentazione della proposta al PE

21.10.2005

Commissione competente per il merito

       Annuncio in Aula

EMPL

13.12.2005

Commissione(i) competente(i) per parere

       Annuncio in Aula

ECON

13.12.2005

IMCO

13.12.2005

FEMM

19.1.2006

 

Pareri non espressi

       Decisione

IMCO

21.11.2005

 

 

 

Relatore(i)

       Nomina

Ria Oomen-Ruijten

27.10.2005

 

 

Esame in commissione

4.5.2006

21.6.2006

10.7.2006

13.9.2006

 

24.1.2007

20.3.2007

 

 

Approvazione

21.3.2007

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

27

5

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Andersson, Roselyne Bachelot-Narquin, Edit Bauer, Jean-Luc Bennahmias, Emine Bozkurt, Iles Braghetto, Milan Cabrnoch, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Christina Christova, Proinsias De Rossa, Harald Ettl, Richard Falbr, Carlo Fatuzzo, Ilda Figueiredo, Karin Jöns, Jan Jerzy Kułakowski, Jean Lambert, Thomas Mann, Jiří Maštálka, Ana Mato Adrover, Maria Matsouka, Ria Oomen-Ruijten, Csaba Őry, Siiri Oviir, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Pier Antonio Panzeri, Jacek Protasiewicz, Elisabeth Schroedter, José Albino Silva Peneda, Kathy Sinnott, Jean Spautz, Gabriele Stauner, Anne Van Lancker, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Mario Mantovani, Dimitrios Papadimoulis, Patrizia Toia

Deposito

27.3.2007

Note legali - Informativa sulla privacy