RELAZIONE sul piano d'azione sull'immigrazione legale
17.9.2007 - (2006/2251(INI))
Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
Relatrice: Lilli Gruber
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
sul piano d'azione sull'immigrazione legale
Il Parlamento europeo,
– vista la comunicazione della Commissione sul piano d'azione sull'immigrazione legale (COM(2005)0669),
– vista la comunicazione della Commissione riguardante le priorità politiche nella lotta contro l'immigrazione clandestina di cittadini di paesi terzi (COM(2006)0402),
– visto il parere del Comitato delle Regioni, del 26 febbraio 2007, sul "Piano d'azione sull'immigrazione legale, la lotta contro l'immigrazione clandestina, il futuro della rete europea delle migrazioni" (CdR 233/2006),
– viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 4 e 5 novembre 2004 e il Programma dell'Aia[1] ad esse allegato,
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata "L'approccio globale in materia di migrazione un anno dopo: verso una politica europea globale della migrazione" (COM(2006)0735),
– vista la sua risoluzione del 9 giugno 2005 sulle connessioni tra migrazione legale e illegale e l'integrazione dei migranti[2],
– visto il Libro verde sull'approccio dell'Unione europea alla gestione della migrazione economica (COM(2004)0811) e la sua risoluzione sulla materia del 26 ottobre 2005[3],
– viste la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni dal titolo "Un'agenda comune per l'integrazione. Quadro per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nell'Unione europea" (COM(2005)0389) e la sua risoluzione del 6 luglio 2006 sulle strategie e i mezzi per l'integrazione degli immigrati nell'Unione europea[4],
– visto il regolamento (CE) n. 862/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 luglio 2007 relativo alle statistiche comunitarie in materia di migrazioni e di protezione internazionale[5],
– visto l'esito della Conferenza ministeriale euro-africana sulle migrazioni e lo sviluppo svoltasi il 10 e 11 luglio 2006 a Rabat,
– vista la dichiarazione comune Africa-UE su migrazione e sviluppo adottata dalla Conferenza ministeriale UE-Africa svoltasi il 22 e 23 novembre 2006 a Tripoli,
– visto l'approccio globale ribadito nelle conclusioni della Presidenza a seguito del Consiglio europeo di Bruxelles del 14 e 15 dicembre 2006,
– vista la relazione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sulle migrazioni di lavoratori qualificati e le loro conseguenze sullo sviluppo nazionale, approvata il 28 giugno 2007,
– vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni intitolata "Applicazione dell'approccio globale in materia di migrazione alle aree orientali e sudorientali vicine all'Unione europea (COM(2007)0247),
– vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni intitolata "Migrazione circolare e partenariati per la mobilità tra l'Unione europea e i paesi terzi" (COM(2007)0248),
– vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE (COM(2007)0249 - C6-0143/2007 - 2007/0094(COD)),
– visti il trattato di Amsterdam, che conferisce alla Comunità poteri e competenze nei settori dell'immigrazione e dell'asilo, e l'articolo 63 del trattato CE,
– visto l'articolo 45 del suo regolamento,
– visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6‑0322/2007),
A. considerando che, secondo Eurostat, il numero di cittadini di paesi terzi soggiornanti legalmente nei 27 Stati membri dell'Unione europea ammonta a circa 18,5 milioni (mentre circa 9 milioni di cittadini dell'Unione risiedono in Stati membri diversi dal proprio),
B. considerando che la migrazione costituisce un fenomeno internazionale cui partecipano come migranti anche cittadini dell'UE,
C. considerando che, nel quadro dei trattati attuali così come del progetto di nuovo trattato, gli Stati membri sono di diritto e di fatto responsabili di stabilire il numero di migranti economici ammessi nell'Unione al fine di svolgere un'attività lavorativa,
D. considerando che è necessario un approccio globale e coerente in materia d'immigrazione a livello europeo, poiché una modifica della politica d'immigrazione in uno Stato membro influenza i flussi migratori e l'evoluzione in altri Stati membri,
E. considerando che la realtà dell'invecchiamento e dei cambiamenti demografici rende necessaria una riconsiderazione delle politiche di immigrazione, poiché la situazione attuale e futura dei mercati del lavoro dell'UE può essere generalmente descritta come una realtà che richiede un'immigrazione legale ben gestita (secondo Eurostat, la popolazione attiva in seno alla popolazione totale diminuirà di oltre 50 milioni entro il 2050),
F. considerando che il mandato definito dal Consiglio europeo del giugno 2007 per la CIG prevede l'estensione della procedura comunitaria a tutte le questioni relative all'immigrazione legale, eliminando così ogni disparità e migliorando l'efficacia decisionale,
G. considerando che si impone una definizione più ampia e completa di migranti, che includa la definizione dello stato di persone che non sono rifugiati, ma che in ogni caso non possono essere rinviati nel loro paese d'origine al fine di riflettere i cambiamenti nei flussi migratori,
H. considerando che la comunicazione della Commissione sul piano d'azione sull'immigrazione legale, nella sua sezione "Acquisizione delle conoscenze e informazione", afferma l'opportunità di ulteriori studi sui permessi per la ricerca di un lavoro,
I. considerando che è importante riconoscere che gli incrementi dei flussi migratori dovrebbero essere visti come un fenomeno globale con numerose cause ed effetti,
J. considerando che, in tale campo, la cooperazione dell'Unione e dei suoi Stati membri con i paesi terzi d'origine e di transito è essenziale,
K. considerando che i controlli cui è soggetta l'immigrazione legale sono sempre più severi; considerando che vari paesi hanno istituito differenti sistemi di immigrazione legale basati su quote o su punti; considerando che è sbagliato far credere che l'immigrazione non sia controllata,
L. considerando che possibilità eccessivamente restrittive per quanto riguarda l'ingresso legale nell'Unione europea favoriscono indirettamente l'immigrazione irregolare e che l'apertura di canali di immigrazione legale contribuirà alla lotta a quella illegale e al traffico di esseri umani,
M. considerando che in materia di migrazione economica si applica il principio della preferenza comunitaria e che esistono misure transitorie concernenti la libera circolazione dei cittadini dei nuovi Stati membri,
N. considerando che la lotta all'immigrazione illegale ed al traffico di esseri umani è inscindibile da politiche di ammissione di immigranti economici e da misure destinate alla loro integrazione,
O. considerando che l'immigrazione legale dovrebbe essere accompagnata da un'efficace politica d'integrazione; considerando che l'integrazione è un processo a doppio senso concernente tanto gli immigrati dei paesi terzi quanto la popolazione europea e considerando che dovrebbe essere agevolata la possibilità per l'individuo di vivere con la propria/il proprio partner e i propri figli,
P. considerando che in qualche decennio l'immigrazione è diventata un tema centrale del dibattito pubblico in tutta l'Unione europea – un tema di estrema delicatezza politica, che può facilmente essere sfruttato a fini demagogici e populisti,
Q. considerando che i politici e i rappresentanti dei mezzi di informazione dovrebbero essere consapevoli dell'importanza di utilizzare un linguaggio corretto in materia,
R. considerando che tanto le cause dell'immigrazione quanto le sue conseguenze positive dovrebbero essere più presenti nel relativo dibattito pubblico,
S. considerando che, visto il ruolo dell'immigrazione ai fini dello sviluppo economico, della crescita e quindi dell'occupazione in Europa, sarebbe opportuno che i rappresentanti dei sindacati, degli imprenditori e della società civile fossero associati più strettamente al dibattito pubblico su tali temi,
T. considerando che i responsabili della politica economica e sociale devono parimenti informare l'opinione pubblica in merito al ruolo svolto dall'immigrazione legale ai fini della crescita e dell'occupazione,
Approccio globale
1. si compiace della risposta della Commissione alla richiesta del Consiglio europeo di presentare un piano d'azione sull'immigrazione legale, comprese misure di ammissione atte a rispondere con prontezza alle fluttuazione della domanda sul mercato del lavoro;
2. appoggia l'approccio adottato dal piano d'azione per superare gli ostacoli in seno al Consiglio in ordine alla proposta di direttiva del Consiglio del 2001 relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo[6];
3. accoglie con favore la suddetta comunicazione sulla "Applicazione dell’approccio globale in materia di migrazione alle aree orientali e sudorientali vicine all’Unione europea"; invita gli Stati membri e la Commissione a garantire che siano destinate sufficienti risorse umane e finanziarie all'adeguata attuazione dell'approccio globale al fenomeno della migrazione; sottolinea la necessità di rafforzare il dialogo e la cooperazione regionali sulla migrazione ed accoglie con favore l'idea di istituire piattaforme di cooperazione regionale in materia di migrazione, che riunisca tutte le parti in causa sia dall'UE che nella regione interessata;
4. afferma che non si può combattere l'immigrazione clandestina se nel contempo non si definiscono gli strumenti e i canali d'immigrazione legale, dal momento che i due fenomeni sono strettamente legati;
5. ritiene fondamentale la raccolta di dati statistici coerenti ed affidabili in relazione ai fenomeni migratori, in cooperazione con gli Stati membri; auspica una rapida ed efficiente applicazione del regolamento (CE) n. 862/2007 da parte di tutti gli Stati membri; invita la Commissione a presentare - in collaborazione con gli Stati membri - una valutazione del numero di persone che potrebbero essere interessate dalle quattro specifiche direttive; auspica che la Rete europea delle migrazioni (REM) fornisca un contributo tempestivo e sostanziale in tal senso (in collaborazione con Eurostat); auspica che sia accordata un'attenzione particolare alla posizione delle donne, che rappresentano la metà dei migranti;
6. accoglie con favore le implicazioni istituzionali del progetto di riforma del trattato, quale fissato dal mandato della CIG, che estende il voto a maggioranza qualificata e i poteri di codecisione alla cooperazione giudiziaria in materia penale, nonché l'ampliamento delle competenze in materia di asilo e politiche migratorie dell'Unione; in particolare plaude all'ampliamento della procedura legislativa ordinaria a comprendere la migrazione legale e ritiene ragionevole che gli Stati membri preservino il diritto sovrano di determinare il numero di lavoratori migranti che possono accogliere sul loro territorio;
7. chiede alle diverse formazioni del Consiglio con responsabilità nel settore: Giustizia e Affari interni, Occupazione, Politica sociale, Salute e Consumatori, di incrementare gli sforzi di coordinamento nelle discussioni del piano sulla migrazione legale;
8. si dichiara favorevole all'intenzione della Commissione di definire le condizioni di ingresso e di soggiorno per altre categorie di immigrati economici, compresi i lavoratori non o scarsamente qualificati;
9. chiede alla Commissione di procedere ad una previsione a breve e a medio termine del fabbisogno di manodopera supplementare nei vari Stati membri; invita gli Stati membri a fornire alla Commissione una stima statistica in modo da consentirle di elaborare previsioni adeguate relativamente al fabbisogno di manodopera nell'Unione; sottolinea che tali stime devono tener conto anche degli immigrati non economici, dei profughi e delle persone che necessitano di un regime di protezione sussidiaria, nonché delle persone che beneficiano del ricongiungimento familiare;
10. ritiene necessario prestare attenzione particolare alla situazione di minori che potrebbero essere sfavoriti dalla migrazione dei genitori e presentare proposte intese a mitigare tali effetti negativi;
11. ritiene indispensabile adottare una definizione chiara di ciascuna categoria di migranti economici interessati dalle direttive in preparazione; invita gli Stati membri a coordinarsi e a scambiarsi le migliori prassi ricorrendo al meccanismo d'informazione reciproca sulle misure degli Stati membri nei settori dell'asilo e dell'immigrazione previsto dalla Decisione 2006/688/CE del 5 ottobre 2006 che istituisce un meccanismo d'informazione reciproca sulle misure degli Stati membri nei settori dell'asilo e dell'immigrazione;
12. ritiene opportuno eliminare, quanto prima possibile, le barriere transitorie interne alla libera circolazione dei lavoratori dai nuovi Stati membri;
13. sostiene la creazione di un portale UE sull'immigrazione; a tale proposito, accoglie con favore l'espansione dei servizi EURES in sostegno alla gestione della migrazione economica di cittadini di paesi terzi;
Proposta di direttiva quadro generale
14. giudica indispensabile l'adozione di una direttiva volta a garantire, ai cittadini di paesi terzi impiegati legalmente in uno Stato membro, un quadro comune di diritti corredato da un certo numero di obblighi da rispettare e insiste che tale direttiva sia presentata prima delle quattro direttive specifiche;
15. ricorda la necessità di evitare una gerarchia dei diritti tra le diverse categorie di lavoratori e di proteggere in particolare i diritti delle categorie dei lavoratori stagionali e dei tirocinanti retribuiti, che sono maggiormente soggetti ad abusi;
16. approva l'idea di un'unica richiesta per un permesso combinato soggiorno/lavoro;
17. ritiene inoltre che una direttiva dovrebbe includere proposte che consentano ai migranti di cambiare status o lavoro, pur restando nell'UE;
18. concorda che il riconoscimento reciproco dei titoli di studio ed altre qualifiche è necessario per evitare perdite di reddito e di valore delle specializzazioni agli immigrati, nonché ai paesi di residenza e di origine;
19. ritiene che dovrebbero essere individuate misure volte ad appurare se esiste la possibilità per gli immigrati, al momento del ritorno nel paese d'origine, di trasferire i propri diritti pensionistici e i diritti sociali connessi al lavoro svolto e per i quali è stati chiesto loro di versare contributi;
20. si interroga sul riferimento, nel piano d'azione, al rilevamento dei dati biometrici "più avanzati"; giudica indispensabile che, in ogni caso, siano segnatamente rispettati i principi di proporzionalità e di finalità;
21. appoggia la ratifica, da parte di tutti gli Stati membri, della Convenzione internazionale sulla tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;
Migrazione circolare, migrazione di ritorno e partenariati per la mobilità
22. accoglie favorevolmente la succitata comunicazione della Commissione sulla migrazione circolare e i partenariati per la mobilità tra l'Unione europea e i paesi terzi; concorda sulla necessità di evitare gli effetti dannosi della "fuga di cervelli", stimolando invece la "circolazione dei cervelli";
23. chiede, inoltre, alla Commissione di precisare il collegamento tra circolarità ed integrazione; sottolinea che, secondo la Commissione "la migrazione che doveva essere circolare può facilmente diventare permanente e quindi mancare il suo obiettivo";
24. sottolinea inoltre l'importanza di istituire relazioni di lavoro stabili e basate sul diritto tra imprese e lavoratori per migliorare la produttività e la competitività UE; invita pertanto la Commissione ad esaminare le conseguenze che la migrazione circolare potrebbe avere su tale piano;
25. appoggia l'idea di prevedere visti di lunga durata per ingressi multipli nonché la possibilità per gli ex immigrati di ottenere prioritariamente un nuovo permesso di soggiorno in vista di un' ulteriore occupazione temporanea;
26. invita la Commissione a prendere in considerazione le possibilità sollevate sia dal Parlamento che dal Comitato economico e sociale ed a presentare uno studio completo sulla possibile attuazione di un sistema di carta blu e di visto per chi è alla ricerca di lavoro;
27. segnala il proprio interesse per il progetto di creare nel Mali un Centro d'informazione e di gestione delle migrazioni; chiede alla Commissione di fornire preventivamente, alle competenti commissioni del Parlamento europeo, informazioni dettagliate in merito alla base giuridica e alle misure di bilancio di detto progetto, nonché aggiornamenti regolari su questa ed altre iniziative analoghe prevista in un altro paese terzo; sostiene l'idea di applicare lo stesso approccio nella vicina regione orientale;
Proposta di direttiva sulle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei lavoratori altamente qualificati
28. appoggia ogni misura volta ad aumentare l'attrattiva dell'Unione agli occhi dei lavoratori maggiormente qualificati, al fine di soddisfare le esigenze del mercato del lavoro dell'UE per garantire la prosperità dell'Europa e il rispetto degli obiettivi di Lisbona; suggerisce, a tal fine, alla Commissione e agli Stati membri di:
– individuare modalità volte ad accordare immediatamente a tali lavoratori il diritto di circolare liberamente nell'Unione;
– individuare modalità volte a consentire loro di restare nell'Unione per un periodo di tempo limitato dopo la scadenza del loro contratto di lavoro o dopo un licenziamento, al fine di cercare un'altra occupazione;
29. sostiene, quindi, ogni misura di semplificazione che agevoli l'entrata di questi lavoratori, pur lasciando che la definizione delle esigenze specifiche e delle quote in materia di immigrazione economica sia di competenza dello Stato membro;
30. ritiene importante tenere presenti i rischi di "fuga dei cervelli" al momento della definizione di misure europee in materia d'immigrazione legale; rimanda alla succitata relazione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sulle migrazioni di lavoratori qualificati e le loro conseguenze sullo sviluppo nazionale; invita la Commissione, congiuntamente ai paesi di origine, ad effettuare studi statistici al fine di individuare i settori a rischio in materia di fuga dei cervelli;
31. sostiene la creazione di un permesso di lavoro UE ( la cosiddetta "Carta blu") per facilitare la libera circolazione dei "cervelli" in Europa nonché i trasferimenti di personale in seno alle multinazionali;
Proposta di direttiva sulle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei lavoratori stagionali
32. rileva che i lavoratori stagionali di paesi terzi apportano un contributo essenziale a settori come l'agricoltura, l'edilizia e il turismo; sottolinea la crescente importanza che l'occupazione irregolare in questi settori riveste in diversi Stati membri e ritiene, pertanto, essenziale il regime proposto; in quest'ottica, si compiace per la proposta della Commissione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE (COM(2007)0249);
33. rileva nel contempo l'importanza cruciale che, nel settore del lavoro stagionale, rivestono la flessibilità e la rapidità delle procedure di assunzione; segnala l'importanza delle esperienze locali in particolare nel settore agricolo; sottolinea dunque la necessità di prenderle in conto;
34. ritiene che i lavoratori stagionali che rispettano le norme stabilite per questo tipo di migrazione debbano beneficiare di un accesso prioritario alle altre forme d'immigrazione legale;
Proposta di direttiva relativa alle procedure che disciplinano l'ingresso, il soggiorno e la residenza temporanei dei lavoratori trasferiti all'interno della loro società
35. approva l'idea della Commissione di rafforzare il quadro giuridico al fine di promuovere la mobilità in Europa; ricorda che la situazione di queste persone è disciplinata nel quadro del GATS;
Proposta di direttiva relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei tirocinanti retribuiti
36. giudica necessaria una definizione precisa della categoria dei tirocinanti retribuiti (limite d'età, competenza linguistica, periodo massimo di tirocinio, possibilità di conversione di tale status in un permesso di soggiorno di altro tipo, ecc.) nonché l'istituzione di controlli volti ad evitare eventuali abusi di tale status;
37. propone per i tirocinanti retribuiti il rilascio di un permesso di soggiorno europeo da 6 a 12 mesi; appoggia lo sviluppo di programmi di partenariato con le università di paesi terzi;
Integrazione
38. ricorda le sue risoluzioni del 9 giugno 2005 (A6-0136/2005) e del 6 luglio 2006 (A6-0190/2006)[7];
39. si compiace della riunione informale dei ministri responsabili dell'integrazione svoltasi il 10 e 11 maggio 2007 a Potsdam; ricorda che la politica d'immigrazione dell'Unione deve fondarsi su un approccio globale, che concili le esigenze del mercato del lavoro negli Stati membri, le politiche in materia d'accoglienza e d'integrazione; ritiene opportuno elaborare un vademecum dei diritti e dei doveri del lavoratori migranti per agevolarne la partecipazione alla vita economica, sociale e politica ai fini dell'integrazione; vede nella scuola un luogo fondamentale per il dialogo interculturale;
40. ribadisce che il fatto di celebrare nel 2008 l'anno del dialogo interculturale deve contribuire a migliorare l'integrazione degli immigrati nelle società e negli ambienti ospitanti nonché la comprensione reciproca, riducendo così le manifestazioni di diffidenza, razzismo e xenofobia; sollecita la Commissione a promuovere il lavoro delle organizzazioni della società civile a favore della coesistenza multiculturale, del rispetto reciproco e dell'educazione alla pace e alla non-violenza; sottolinea che gli esponenti politici, a tutti i livelli, dovrebbero essere consapevoli della loro responsabilità quanto all'utilizzo di un linguaggio corretto in tale ambito;
41. invita gli Stati membri ad applicare la direttiva 2003/86/CE del 22 settembre 2003, relativa al diritto al ricongiungimento familiare[8]; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a fare in modo che alle donne immigrate in base a disposizioni di ricongiungimento familiare sia concesso uno status giuridico indipendente da quello del coniuge;
Comunicazione
42. sottolinea la particolare responsabilità dei media, soprattutto dei servizi pubblici europei di radio e televisione, ai fini della diffusione di un'immagine corretta dell'immigrazione e della lotta contro gli stereotipi;
43. ritiene che sia indispensabile informare gli interessati, per quanto possibile prima della loro partenza, in merito alle condizioni e alle possibilità di immigrazione legale nell'Unione; tale informazione deve essere largamente diffusa nei paesi terzi da organismi pubblici (che siano le ambasciate o i consolati degli Stati membri oppure la delegazione locale della Commissione europea); appoggia a tal fine la creazione a breve termine di un portale europeo dell'immigrazione su Internet;
44. sostiene i progetti volti a istituire corsi di formazione e di lingue nei paesi di origine per aiutare i migranti a specializzarsi e a meglio rispondere alle necessità di lavoro nell'Unione;
Cooperazione con i paesi d'origine
45. ricorda la necessità di una politica attiva di co-sviluppo; sostiene l'obiettivo di concludere accordi con i paesi terzi al fine di consentire una gestione efficace dell'immigrazione sia legale che illegale; ritiene tuttavia che tali accordi debbano imperativamente rispettare i diritti dell'uomo; esprime al riguardo delle riserve in merito al finanziamento di progetti in paesi che non rispettano tali diritti;
46. invita la Commissione europea e gli Stati membri ad individuare modalità per agevolare la libera circolazione dei migranti tra il paese di residenza e il paese d'origine;
47. ricorda che le rimesse degli immigrati verso i rispettivi paesi d'origine contribuiscono allo sviluppo di questi ultimi; ritiene che occorra ridurre il costo delle rimesse verso i paesi d'origine, pur garantendo un adeguato livello di controllo e sicurezza delle transazioni, allo scopo di contribuire allo sviluppo; sottolinea che, benché si debba fare tutto il possibile per facilitare e per rendere meno costoso il trasferimento delle rimesse, esse continuano ad essere fondi privati a beneficio, in prima linea, delle famiglie che le ricevono e che non dovrebbero essere considerate come sostituzione dell'assistenza ufficiale allo sviluppo;
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48. invita la Commissione e il Consiglio a prendere parte, dinanzi al Parlamento, ad una discussione annuale sulla politica d'immigrazione dell'Unione europea; chiede alla Commissione di presentare in tale occasione un quadro completo di valutazione della situazione dell'immigrazione in Europa;
49. invita la sua commissione competente a intrattenere un dialogo serrato con le omologhe commissioni dei parlamenti nazionali incaricate delle questioni connesse all'immigrazione, nonché a proseguire la sua cooperazione con la commissione delle migrazioni, dei profughi e della popolazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa;
50. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e all'Organizzazione internazionale per le migrazioni.
Traduzione esterna
- [1] Conclusioni del Consiglio europeo, allegato I, punto III.
- [2] GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 535.
- [3] GU C 272 E del 9.11.2006, pag. 442.
- [4] Testi adottati, P6_TA(2006)0318.
- [5] GU L 199 del 31.7.2007, pag. 23.
- [6] GU C 332 E del 27.11.2001.
- [7] GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 845.
- [8] OJ L 283, 14.10.2006, p. 40.
MOTIVAZIONE
Gli Stati membri, in occasione del Consiglio europeo di Tampere dell’ottobre 1999, avevano definito gli obiettivi per una politica di immigrazione europea coerente ed equilibrata, fondata su quattro assi fondamentali: definizione di una politica di immigrazione legale, lotta all’immigrazione clandestina, cooperazione con i paesi terzi e integrazione dei lavoratori immigrati.
Gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno sconvolto l’intera agenda mondiale ed europea, con un forte impatto anche sulla politica “positiva” di immigrazione, che ha subito una battuta d’arresto. Nel corso dei Consigli europei che si sono via via succeduti, da Siviglia (giugno 2002) fino all’Aia (novembre 2004), si è discusso quasi esclusivamente della lotta all’immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani. Sono stati sviluppati alcuni strumenti legislativi importanti per la lotta all’immigrazione clandestina, senza tuttavia arrivare, nemmeno in questo campo, alla definizione di una politica comune coerente.
Solamente nel 2006, grazie soprattutto alla costante pressione esercitata dal Parlamento europeo, il tema dell’immigrazione legale è tornato alla ribalta, in particolare in occasione del vertice informale di Lahti del novembre 2006 e del successivo Consiglio europeo di Bruxelles del dicembre 2006. Per la prima volta dal vertice di Tampere, si è tornati a parlare di cooperazione dell’Unione europea con i paesi terzi di origine e di transito per l’apertura di canali legali. Il Consiglio europeo di Bruxelles di dicembre ha invitato la Commissione a presentare una comunicazione in tal senso.
Il piano d’azione pubblicato nel 2005 ha quindi consentito alla Commissione europea di apportare una prima risposta concreta alla questione dell’immigrazione legale, dopo uno stallo durato oltre cinque anni.
Già nel 2001, infatti, l’esecutivo comunitario aveva presentato una proposta di direttiva sulle condizioni di ingresso e di soggiorno dei lavoratori di paesi terzi che, dopo essere stata bloccata per anni al Consiglio, è stata infine ritirata dalla Commissione Barroso.
La proposta in questione[1] non è mai stata approvata in Consiglio. Considerando il contesto politico, creatosi in particolare a seguito dell’11 settembre 2001, la Commissione ha preferito modificare la propria strategia, facendo un passo indietro. Nel gennaio 2005, ha dunque promosso, con un libro verde, un’ampia consultazione volta a definire l’approccio da adottare per la gestione della migrazione economica. I risultati della consultazione pubblica hanno rivelato un ampio consenso a favore di una politica comune dell’Unione europea. Tuttavia, le risposte sull’approccio da seguire differivano e neppure la relazione Klamt, adottata dal Parlamento europeo nell’ottobre 2005, è riuscita a fornire una visione univoca[2].
La Commissione ha quindi scelto di abbandonare l’approccio orizzontale e l’idea di una direttiva unica sulle condizioni di ingresso e di soggiorno, applicabile a tutte le categorie di lavoratori immigrati ed ha optato per un approccio graduale e differenziato: quattro direttive settoriali che hanno come solo obiettivo la definizione delle condizioni e delle procedure di ammissione di determinate categorie di immigrati. Le quattro proposte non saranno presentate insieme, ma progressivamente nel corso dei prossimi tre anni, per le seguenti categorie:
· lavoratori altamente qualificati (presentazione a settembre 2007)
· lavoratori stagionali (presentazione nell’autunno 2008)
· tirocinanti retribuiti (presentazione nell’autunno 2008)
· lavoratori in trasferimento all’interno di società multinazionali (presentazione nel 2009).
Oltre alle quattro proposte specifiche suindicate, a settembre 2007 la Commissione presenterà una direttiva quadro generale il cui obiettivo sarà garantire una cornice comune di diritti per i lavoratori immigrati che lavorano legalmente in uno Stato membro ma che non sono ancora in possesso dello status di residenti di lunga durata[3].
Sviluppando il proprio piano d’azione, la Commissione ha inoltre proposto di recente (oltre alla definizione di “pacchetti di misure per la mobilità” in collaborazione con i paesi terzi di provenienza) anche la creazione di un portale europeo entro fine 2007, per informare i potenziali migranti sulle possibilità di impiego legale nell’Unione e sulle modalità d’ingresso. Sempre a questo scopo, la Commissione intende istituire, nei paesi terzi, centri incaricati di promuovere il ricorso ai canali legali e scoraggiare l’immigrazione clandestina.
Infine, la Commissione ha recentemente presentato una proposta di direttiva e due comunicazioni riguardanti direttamente l’immigrazione legale:
- proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell’UE (COM(2007) 249 def.-2007/0094 (COD)),
- comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni riguardante la migrazione circolare e i partenariati per la mobilità tra l’Unione europea e i paesi terzi (COM(2007) 248 def.),
- comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni “Un approccio globale alla migrazione per le aree orientali e sudorientali vicine all’Unione europea” (COM(2007) 247 def.).
L’aspetto istituzionale
Quando il 1 gennaio 2005 il Consiglio ha, con molto ritardo, finalmente attuato le disposizioni del trattato CE che prevedevano il passaggio alla codecisione e alla maggioranza qualificata per “tutti o parte dei settori contemplati nel Titolo IV”, i ministri europei hanno purtroppo voluto escludere l’immigrazione legale e l’integrazione dal campo di applicazione di tale misura.
Il Parlamento ha ripetutamente criticato la scelta dei governi riuniti in seno al Consiglio, chiedendo l’applicazione della “clausola passerella” prevista dall’articolo 67, anche per le misure relative all’immigrazione legale e all’integrazione.
Se il trattato costituzionale fosse stato adottato, la procedura di voto normale sarebbe stata estesa a tutto il settore. È tuttavia opportuno rilevare che il trattato, riflettendo lo scetticismo del “dopo 11 settembre”, prevede una nuova disposizione che poteva essere considerata restrittiva. Nel paragrafo aggiunto dalla Conferenza intergovernativa si precisa infatti che la politica europea “non incide sul diritto degli Stati membri di determinare il volume di ingresso nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi, (…), allo scopo di cercarvi un lavoro subordinato o autonomo”.
In realtà è difficile, anche sulla base dei trattati vigenti, estrapolare dalla generale competenza dell’UE sulle “condizioni di ingresso e di soggiorno” una norma specifica che possa consentire la gestione unitaria degli ingressi negli Stati membri, che resta una competenza nazionale.
Sarebbe opportuno che qualsiasi riforma dei trattati in vigore comportasse un miglioramento e una semplificazione delle procedure decisionali in materia di politica di immigrazione.
La posizione della relatrice
La relatrice accoglie con favore il piano d’azione della Commissione, come primo passo per la definizione di una politica comune di immigrazione legale, pur rammaricandosi per la scelta di non optare per un approccio orizzontale, che avrebbe permesso di definire norme minime comuni per tutti gli Stati membri e per tutte le categorie di immigrati. La definizione di una politica comune è molto importante per evitare che politiche troppo diverse fra i vari Stati membri alterino la destinazione dei flussi migratori.
La classe politica europea e nazionale deve poter agire sulla base di considerazioni più ampie di quelle meramente elettoralistiche e trattare la politica dell’immigrazione con un approccio globale e integrato, come suggerito recentemente anche dalla Commissione europea.
In questo contesto deve inserirsi anche la lotta all’immigrazione clandestina.
Occorre dunque approfondire le seguenti questioni:
· Adozione differita delle direttive settoriali: le cinque direttive proposte nell’ambito del piano d’azione dovrebbero essere considerate come un “pacchetto” unico. È necessario definire senza indugi la proposta di “direttiva quadro” sui diritti degli immigrati non ancora in possesso dello status di residenti di lunga durata.
· Proposta di direttiva sul lavoro altamente qualificato: occorre trovare un equilibrio accettabile fra le azioni volte a promuovere l’ingresso di manodopera altamente qualificata in Europa e la necessità di evitare una fuga di cervelli dai paesi in via di sviluppo. Resta da approfondire la proposta della Commissione sulla “migrazione circolare”.
· Definizione della categoria dei “lavoratori altamente qualificati” in assenza di criteri comuni per il riconoscimento dei titoli di studio.
· I settori proposti non sembrano essere i soli in cui sia necessaria un’azione comunitaria o prioritari, basti pensare a settori quali l’assistenza sanitaria, la ristorazione o l’edilizia.
· Occorre valutare la reale possibilità dell’istituzione di una “carta verde europea” per i lavoratori dei settori interessati dalle direttive e non solo.
· Procedure burocratiche che devono espletare i lavoratori altamente qualificati: occorre snellirle così come per i trasferimenti all’interno delle multinazionali.
· È necessario valutare la possibilità, sulla base di criteri precisi, di concedere ai lavoratori stagionali il permutamento del permesso di lavoro stagionale in permesso di soggiorno di lunga durata o in un permesso per ricerca di lavoro.
· Anche per quanto riguarda la proposta di direttiva sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei tirocinanti retribuiti, è necessario prevedere il rilascio di un permesso per ricerca di lavoro alla scadenza del permesso per tirocinio.
· È di grande interesse la proposta avanzata dal Vicepresidente della Commissione Franco Frattini, in occasione della conferenza di Tripoli “Migrazione e sviluppo” del 22 novembre 2006, sulla possibilità di stabilire a livello europeo dei “pacchetti di quote di ingressi legali”, da offrire ai paesi terzi in cambio di un migliore controllo dei flussi illegali e della riammissione degli immigrati irregolari. È ora opportuno valutare le proposte concrete che presenterà la Commissione.
· Come in altri settori, la necessità dell’unanimità per le votazioni in seno al Consiglio rende reale il rischio che gli atti adottati costituiscano soltanto un “minimo comun denominatore”, spesso frutto di un compromesso al ribasso che ne limita il valore aggiunto europeo.
- [1] Proposta di direttiva relativa alle condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo (COM(2001)0386). Relazione Terrón i Cusí, T5-0050/2003, del 12 febbraio 2003.
- [2] Sul libro verde il Parlamento ha adottato la relazione Klamt, T6-0408/2005, del 26 ottobre 2005.
- [3] Conformemente alla direttiva 2003/109/CE, tale status viene acquisito dopo cinque anni.
PARERE della commissione per lo sviluppo (8.11.2006)
destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari internisul piano d'azione sull'immigrazione legale
(2006/2251(INI))
Relatore per parere: Manolis Mavrommatis
SUGGERIMENTI
La commissione per lo sviluppo invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
1. ritiene che l'immigrazione di massa sia il risultato di economie in recessione, impoverimento della popolazione, violazione dei diritti umani, degrado ambientale, allargamento del divario tra i paesi ricchi e quelli più poveri, guerre civili, guerre per il controllo delle risorse naturali e persecuzioni politiche;
2. è convinto che l’Unione europea debba assumere un ruolo fondamentale nel fare delle migrazioni una leva di sviluppo e segnala che l’unica risposta adeguata dell’UE al fenomeno della migrazione è una strategia a livello comunitario in cui siano definiti gli obiettivi comuni e i meccanismi disponibili per affrontare le sfide comuni in uno spirito di solidarietà reciproca;
3. accoglie con favore il piano d'azione sull'immigrazione legale presentato dalla Commissione, ma ritiene che detto piano debba essere completato da un piano d'azione sull'immigrazione e lo sviluppo, in seguito alle conclusioni del Dialogo ad alto livello sull'immigrazione e lo sviluppo delle Nazioni Unite (14-15 settembre 2006) e in preparazione della prossima Conferenza ministeriale UE-Africa sull'immigrazione e lo sviluppo (Tripoli, 22 e 23 novembre 2006);
4. sottolinea che gli immigrati rappresentano una ricchezza per i paesi di accoglienza e raccomanda che questo loro ruolo sia maggiormente riconosciuto e promosso; rileva che i programmi per l'integrazione degli Stati membri e dell'Unione europea dovrebbero prestare una maggiore attenzione al rischio di discriminazione degli immigrati;
5. insiste che l'Unione europea conduca un dialogo politico ad alto livello con i paesi del continente africano in materia di immigrazione, che si tradurrà in accordi concreti che associno lo sviluppo di detti paesi alla politica di immigrazione; plaude allo svolgimento a Tripoli, il 22 e 23 novembre 2006, della Conferenza ministeriale UE-Africa sull'immigrazione e lo sviluppo;
6. invita l’UE e gli Stati membri ad attuare politiche volte ad attenuare le conseguenze economiche e sociali negative dell’esodo dei cervelli, tenendo conto della crisi globale delle risorse umane nel settore della sanità, con gravi carenze di operatori sanitari, in particolare in determinate regioni dell’Africa;
7. invita gli Stati membri ad applicare uno status giuridico sicuro per i migranti interessati e sottolinea che tanto i cittadini dell'UE quanto i lavoratori migranti hanno diritti e doveri che devono essere rispettati in ogni momento;
8. invita la Commissione a inserire sistematicamente la questione dell'immigrazione in tutti i documenti strategici per paese;
9. sollecita la Commissione a contribuire attraverso strumenti finanziari alle politiche degli Stati membri per l’integrazione; evidenzia che occorre istituire un fondo specifico che consenta di finanziare azioni di co-sviluppo e un fondo di garanzia per assicurare la perennità di microprogetti per i migranti;
10. sostiene la nuova trasversalità dell'integrazione dei migranti e afferma che le corrispondenti politiche e misure di integrazione dovrebbero essere incluse a tutti i livelli pertinenti - europeo, governativo, nazionale, regionale e locale - in quanto concetto moderno nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche di ordine pubblico;
11. sottolinea la necessità di tener conto del fatto che nei paesi industrializzati il 51% degli immigrati sono donne e di garantire a queste ultime parità di accesso al mercato del lavoro al fine di migliorare le loro condizioni di lavoro, di vita e sociali e le loro possibilità di accesso all'istruzione, ai servizi sanitari, all'apprendimento delle lingue e alla formazione professionale, come pure di coinvolgere le organizzazioni delle immigrate nell'elaborazione, nell'attuazione e nella valutazione di siffatte misure;
12. chiede agli Stati membri e alla Commissione di prevedere finanziamenti destinati alla creazione di programmi di informazione ed orientamento per i candidati all'immigrazione legale nell'Unione europea nei loro paesi d'origine;
13. sottolinea che la legislazione comunitaria e nazionale sull'immigrazione internazionale dovrebbe rispecchiare le norme in materia di diritti umani concordate a livello internazionale;
14. si compiace della proposta della Commissione di incoraggiare la migrazione circolare e di individuare a tal fine strutture giuridico-operative in collaborazione con gli Stati membri, in cui i migranti si spostano periodicamente fra il loro paese d’origine e quello di destinazione e mettono a disposizione del paese di origine le conoscenze e le esperienze acquisite; evidenzia che è necessario, parallelamente alla migrazione circolare, adottare misure di integrazione per i migranti che partono e ritornano, quali la trasferibilità dei diritti pensionistici e tutte le altre prestazioni sociali tra il paese di origine e il paese di accoglienza;
15. insiste sul fatto che la lotta contro la tratta degli esseri umani connessa con le migrazioni deve necessariamente diventare una priorità dell’UE e che devono essere stanziati finanziamenti adeguati per questa azione ed esprime la sua preoccupazione per le tragedie umane subite ogni giorno alle frontiere dell'Unione dalle persone che tentano di entrare clandestinamente nel territorio dell'UE;
16. appoggia la creazione di una domanda comune di permessi di lavoro e di residenza in tutti gli Stati membri come pure il rilascio di un permesso comune di lavoro e di residenza in modo che gli immigranti non siano oggetto di sfruttamento da parte dei gruppi criminali che emettono tali permessi;
17. è favorevole alle misure di sensibilizzazione a livello nazionale ed europeo, alle campagne antidiscriminazione e ai fascicoli informativi per gli immigrati economici appena arrivati, ai corsi di orientamento linguistico e di educazione civica, alla formazione e alle iniziative culturali tramite appositi finanziamenti UE quali AENEAS e il futuro fondo UE per l'integrazione;
18. sottolinea che, benché si debba fare tutto il possibile per facilitare e per rendere meno costoso il trasferimento delle rimesse, esse continuano ad essere fondi privati a beneficio, in prima linea, delle famiglie che le ricevono e che non dovrebbero essere considerate come sostituzione dell'assistenza ufficiale allo sviluppo;
19. esorta tutti gli Stati membri dell’UE a ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei migranti e a rispettare appieno i loro impegni internazionali in materia di protezione dei migranti e delle loro famiglie;
20. plaude alla proposta del Segretario generale delle Nazioni Unite per la creazione di un Forum globale annuale, informale e non vincolante sull'immigrazione e lo sviluppo che darà seguito alle discussioni sull'immigrazione e lo sviluppo e favorirà una cooperazione pratica e fondata su dati concreti tra i governi;
21. sottolinea l'importanza di facilitare la reintegrazione dei migranti durante il loro rientro volontario ai paesi d'origine e, in particolare, la questione di garantire la portabilità delle pensioni e l'accesso ai servizi sociali come pure di facilitare il loro accesso a prestiti e agevolare l'avvio di piccole imprese;
22. chiede il pari trattamento per quanto riguarda la sicurezza sociale per i cittadini dei paesi ACP e ritiene che il partenariato ACP/UE costituisca un quadro particolarmente appropriato per presentare risposte comuni alla questione dell'immigrazione ai sensi dell'articolo 13 dell'accordo di Cotonou.
PROCEDURA
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Titolo |
Piano d'azione sull'immigrazione legale |
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Riferimenti |
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Commissione competente per il merito |
LIBE |
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Parere espresso da |
DEVE |
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Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula |
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Relatore per parere |
Manolis Mavrommatis |
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Relatore per parere sostituito |
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Esame in commissione |
28.8.2006 |
2.10.2006 |
6.11.2006 |
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Approvazione |
6.11.2006 |
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Esito della votazione finale |
+: –: 0: |
15 1 0 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Margrietus van den Berg, Danutė Budreikaitė, Marie-Arlette parlotti, Hélène Goudin, Maria Martens, Luisa Morgantini, Horst Posdorf, Feleknas Uca, Elena Valenciano Martínez-Orozco, Anna Záborská |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
John Bowis, Fiona Hall, Alain Hutchinson, Jan Jerzy Kułakowski, Manolis Mavrommatis, Csaba Őry |
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Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale |
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Osservazioni (disponibili in una sola lingua) |
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PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione (22.3.2007)
destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
su un piano d'azione sull'immigrazione legale
(2006/2251(INI))
Relatrice per parere: Maria Badia I Cutchet
SUGGERIMENTI
La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
A. considerando che, per quanto riguarda l'istruzione, i figli degli immigrati devono poter beneficiare delle stesse condizioni degli altri studenti all'interno del sistema scolastico dei paesi ospitanti e che un buon modo per promuovere l'integrazione consiste nel pervenire a una rappresentanza equilibrata degli immigrati nelle scuole, cercando di inserirli accanto agli studenti del paese onde evitare la ghettizzazione,
B. considerando d'altra parte che, per ovviare alla mancanza di conoscenza della lingua del paese ospite, sia scritta che orale, da parte degli adulti, è essenziale attuare una politica concreta per l'integrazione di questi immigrati,
1. sottolinea che l'approccio alla migrazione deve essere coerente sotto tutti i punti di vista, inclusi l'aspetto sociale e culturale e quello dell'educazione, e che va sviluppato in cooperazione con i paesi d'origine;
2. invita gli Stati membri a sviluppare politiche volte a favorire l'accesso e l'integrazione degli immigrati e dei loro figli e nipoti nel sistema educativo, dando la priorità alla prima generazione di immigrati, di modo che la seconda e la terza generazione possano godere di pari opportunità; invita la Commissione ad avvalersi delle possibilità create dai programmi dell'Unione europea, in particolare dai programmi "L'Europa per i cittadini", "Gioventù in azione" e "Cultura 2007-2013";
3. raccomanda agli Stati membri di prevedere la creazione, nel quadro dei programmi comunitari istituiti a tal fine - come il programma di istruzione e formazione lungo l'intero arco della vita -, di sottoprogrammi specifici a sostegno dell'inserimento degli immigrati, mediante l'apprendimento della storia e della lingua scritta e orale del paese ospite;
4. insiste sulla necessità di promuovere la partecipazione dei paesi in via di sviluppo ai processi di Bologna e Copenaghen, onde rendere più agevole il riconoscimento delle qualifiche accademiche e professionali acquisite in tali paesi e migliorare gradualmente i loro sistemi educativi, rendendoli più attraenti per gli studenti locali;
5. sottolinea l'importanza di migliorare la mobilità, la qualità e l'efficienza dei sistemi di istruzione e formazione dell'Unione europea, nonché di garantire l'accesso a detti sistemi agli studenti di paesi terzi;
6. raccomanda agli Stati membri di sostenere la parità di opportunità sul lavoro e di contrastare la mancanza di sicurezza e l'economia informale; ritiene che disponendo preventivamente di informazioni sulle qualifiche dei migranti, fornite in modo trasparente e comparabile, sarebbe più semplice integrare questi ultimi nel mercato del lavoro;
7. si compiace del fatto che la commissione per i diritti della donna e la parità di genere si sia pronunciata sulla proposta della Commissione e sottolinea l'importanza di inserire la dimensione di genere nelle politiche attinenti alla migrazione; sottolinea in particolare che è importante garantire che gli immigrati che entrano nell'Unione europea siano consapevoli dei valori e delle norme e convenzioni sociali vigenti in materia di parità tra i generi, così da evitare situazioni discriminatorie nelle società dei paesi ospitanti imputabili a una scarsa consapevolezza culturale;
8. raccomanda agli Stati membri di promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione nei paesi d'origine e nei paesi ospitanti, sottolineando i problemi connessi con l'immigrazione clandestina e le sanzioni imposte ai datori di lavoro che assumono immigrati clandestini;
9. è d'accordo sull'opportunità di promuovere assunzioni etiche per evitare la fuga dei cervelli, che interessa in modo particolare determinati settori, come quello dell'assistenza sanitaria, in diverse regioni dell'Africa;
10. raccomanda agli Stati membri di fornire incentivi e sostegno agli immigrati che desiderano rientrare nei rispettivi paesi d'origine, per incoraggiare la mobilità del lavoro e della formazione e far sì che i paesi d'origine possano trarre beneficio dalle nuove qualifiche professionali acquisite dai lavoratori emigrati; disapprova tuttavia le politiche volte a imporre rientri forzati, tranne nei casi in cui essi avvengano per preciso ordine delle autorità competenti in materia di immigrazione o in applicazione di una sentenza;
11. chiede che i settori in cui il rischio di fuga dei cervelli è palese siano formalmente riconosciuti come tali;
12. sollecita la Commissione a offrire programmi informativi di base sull'UE nei paesi d'origine per promuovere la conoscenza e il rispetto dei diritti e doveri degli immigrati;
13. ritiene che l'uso delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione e un portale web contenente informazioni pratiche potrebbero contribuire a modernizzare il sistema di accesso, di scambio e di coordinamento delle informazioni utili ai potenziali migranti; osserva che il portale web EURES sulla mobilità del lavoro rappresenta un esempio di buona prassi in questo settore;
14. sottolinea che l'apprendimento della lingua del paese ospite è uno strumento che agevola l'integrazione; ribadisce che le politiche d'integrazione degli Stati membri devono essere guidate dal principio secondo cui l'integrazione è un processo bidirezionale, che implica reciproco impegno da parte delle società ospitanti e delle comunità ospiti, e sottolinea l'importanza dell'apprendimento delle lingue straniere, ma anche della lingua degli immigrati, quale mezzo per salvaguardare la loro cultura;
15. sottolinea la necessità di prevedere durante il cosiddetto periodo "di integrazione" nel paese ospitante, oltre all'apprendimento della storia e della lingua, un adeguamento progressivo ai programmi scolastici della classe che il bambino figlio di immigrati dovrà frequentare una volta terminato il suo corso di recupero, per facilitarne l'integrazione nell'ambiente scolastico classico;
16. raccomanda gli Stati membri di creare, nel quadro del programma "L'Europa per i cittadini", strutture di accoglienza mirate ed efficienti destinate agli immigrati adulti ai fini della loro alfabetizzazione, in quanto senza queste misure non vi potrà essere alcun tipo di integrazione;
17. concorda sulla necessità di regolamentare e controllare lo status dei tirocinanti retribuiti di paesi terzi per garantire l'osservanza delle leggi degli Stati membri contro qualsiasi tipo di abuso; valuta positivamente le possibilità offerte agli immigrati dal programma Leonardo;
18. propone che gli Stati membri agevolino l'ingresso e il soggiorno di lavoratori stagionali tenendo conto della natura temporanea di questo tipo di immigrazione, secondo le necessità dei rispettivi settori economici; ritiene che in questo modo si eviterebbero la mancanza di libertà e i timori dei lavoratori stagionali clandestini di non riuscire a rientrare legalmente nei paesi ospitanti;
19. sottolinea l'importanza e la responsabilità dei mezzi di comunicazione locali, nazionali e internazionali, non soltanto per informare la società ospitante ma anche per trasmettere informazioni agli emigranti potenziali nei rispettivi paesi d'origine, visto il grande impatto di immagini che riflettono la realtà del fenomeno della migrazione;
20. ribadisce che il fatto di celebrare nel 2008 l'anno del dialogo interculturale deve contribuire a migliorare l'integrazione degli immigrati nelle società e negli ambienti ospitanti nonché la comprensione reciproca, riducendo così le manifestazioni di diffidenza, razzismo e xenofobia; sollecita la Commissione a promuovere il lavoro delle organizzazioni della società civile a favore della coesistenza multiculturale, del rispetto reciproco e dell'educazione alla pace e alla non-violenza;
21. incoraggia gli Stati membri a utilizzare pienamente i fondi pertinenti e i nuovi strumenti finanziari comunitari, così da poter attuare il piano d'azione sulla migrazione legale;
22. sottolinea l'importanza del principio della libertà di circolazione delle persone e delle idee come valore fondamentale nella cultura europea, nella sua dimensione internazionale; sollecita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare azioni concrete per la salvaguardia di questo patrimonio, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica europea e gli attori economici sul valore aggiunto dell'immigrazione legale;
23. invita la Commissione ad avviare azioni di co-sviluppo per incoraggiare i migranti a contribuire allo sviluppo dei rispettivi paesi d'origine.
PROCEDURA
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Titolo |
Piano d'azione sull'immigrazione legale |
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Riferimenti |
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Commissione competente per il merito |
LIBE |
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Parere espresso da |
CULT |
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Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula |
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Relatore per parere |
Maria Badia i Cutchet |
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Relatore per parere sostituito |
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Esame in commissione |
27.2.2007 |
22.3.2007 |
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Approvazione |
22.3.2007 |
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Esito della votazione finale |
+ : – : 0 : |
27 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Maria Badia I Cutchet, Ivo Belet, Giovanni Berlinguer, Marie-Hélène Descamps, Jolanta Dičkutė, Věra Flasarová, Milan Gaľa, Vasco Graça Moura, Lissy Gröner, Luis Herrero-Tejedor, Ruth Hieronymi, Bernat Joan i Marí, Sándor Kónya-Hamar, Manolis Mavrommatis, Marianne Mikko, Viorica-Pompilia-Georgeta Moisuc, Ljudmila Novak, Zdzisław Zbigniew Podkański, Christa Prets, Pál Schmitt, Gheorghe Vergil Şerbu, Nikolaos Sifunakis, Thomas Wise, Tomáš Zatloukal |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
Giusto Catania, Mario Mauro, Nina Škottová |
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Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale |
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Osservazioni (disponibili in una sola lingua) |
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PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (28.2.2007)
destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
su un piano d'azione sull'immigrazione legale
(2006/2251(INI))
Relatrice per parere: Marie Panayotopoulos-Cassiotou
SUGGERIMENTI
La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
A. considerando che una migrazione economica legale potrà consentire di rafforzare la crescita e la competitività dell'economia europea nonché contribuire a far fronte, in parte, alle sfide demografiche nei paesi ospiti,
B. considerando che l'immigrazione, con il radicarsi di numerose generazioni, costituisce un aspetto integrante del paesaggio dell'Unione europea,
C. considerando che, per le donne migranti, si accumulano le discriminazioni per motivi di genere e di origine,
D. considerando che un'immigrazione legale può ridurre il divario economico tra paesi d'origine e paesi ospiti grazie all'aumento dei redditi, al miglioramento delle competenze e alla maggiore sensibilizzazione nei confronti dei valori e delle prassi democratiche,
E. considerando il rapido aumento del processo di femminilizzazione dell'immigrazione legale e illegale negli ultimi anni,
F. considerando che le donne si confrontano con il duplice rischio dello sfruttamento lavorativo e della discriminazione in base al genere,
1. rileva che la comunicazione su un piano d'azione sull'immigrazione legale menziona appena le questioni della parità tra uomini e donne e invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la dimensione di genere rispettivamente nelle future proposte legislative in materia di immigrazione legale e nelle politiche nazionali d'immigrazione e di integrazione;
2. ricorda l'importanza dei dati relativi all'immigrazione, se possibile ripartiti in base al genere, nonché del loro studio e di analisi approfondite, per migliorare l'adeguamento delle politiche d'immigrazione e d'integrazione alla situazione delle donne migranti;
3. ricorda che il successo delle politiche d'immigrazione legale dipende da un approccio globale fondato, da un lato, sull'adeguamento ai vari bisogni dei mercati del lavoro nazionali nonché su politiche di accoglienza e di integrazione che conferiscano diritti economici e sociali ai migranti legali, sia uomini che donne, e, dall'altro, sul rispetto dei diritti e la condivisione degli obblighi tra questi ultimi e la società ospite;
4. sottolinea che l'integrazione è un processo bidirezionale, che presuppone sia la volontà dei migranti di assumersi la responsabilità di integrarsi nella società ospite, che la disponibilità, da parte dei cittadini dell'Unione europea, di accettare e integrare gli immigrati; ritiene, in tale contesto, che occorra elaborare e attuare misure integrate al fine di influire sui modelli di comportamento sia dei migranti che delle società ospiti a tutti i livelli pertinenti, e per mobilitare risorse da ambedue le parti;
5. invita gli Stati membri, nel quadro dei piani d'azione nazionali per l'occupazione e l'integrazione sociale, a includere azioni volte a regolarizzare e promuovere la partecipazione dei migranti legali, in particolare delle donne, al mercato del lavoro a condizioni comparabili a quelle dei cittadini comunitari, a garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali, economici e sociali quali la parità di trattamento e di rimunerazione, il diritto alla previdenza sociale e alla pensione, l'accesso all'assistenza sanitaria e a un alloggio decente, a promuovere lo spirito imprenditoriale nonché il ruolo delle parti sociali e dei sindacati nei processi di integrazione sociale ed economica dei migranti, in particolare delle donne migranti;
6. invita gli Stati membri ad attuare politiche e programmi volti a promuovere un'integrazione efficace dei migranti, sia uomini che donne, attraverso l'apprendimento della lingua del paese ospite e la familiarizzazione con la legislazione, la cultura, le tradizioni e i valori nazionali ed europei, assicurando nel contempo il rispetto e la possibilità di salvaguardare le tradizioni e la lingua del paese d'origine;
7. ritiene che la facilitazione del ricongiungimento familiare quale fattore di integrazione economica e sociale debba costituire un elemento essenziale delle politiche di immigrazione legale;
8. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a fare in modo che alle donne immigrate in base a disposizioni di ricongiungimento familiare sia concesso uno status giuridico indipendente da quello del coniuge;
9. invita gli Stati membri a favorire l'accesso dei giovani migranti, e soprattutto delle donne migranti, ai sistemi di istruzione e di formazione dei paesi ospiti, e a promuoverne la partecipazione al programma d'azione integrato nel settore dell'istruzione e della formazione durante l'intero arco della vita 2007-2013; considera particolarmente importante che siano riconosciute le qualifiche professionali dei migranti, conformemente alla regolamentazione nazionale e comunitaria, e che sia garantito loro l'accesso a una formazione linguistica al fine di consentire una migliore integrazione;
10. incoraggia gli Stati membri a lottare contro l'immigrazione illegale e il lavoro clandestino, che favoriscono lo sviluppo di reti mafiose di cui sono vittime in particolare le donne e i bambini in situazioni vulnerabili;
11. incoraggia gli Stati membri ad avvalersi pienamente di tutti gli strumenti finanziari comunitari disponibili (Fondo sociale europeo, FESR, iniziativa EQUAL, programma DAPHNE, programma PROGRESS, programma generale "Solidarietà e gestione dei flussi migratori", ecc.) per facilitare l'inserimento sociale ed economico dei migranti legali, prestando particolare attenzione alla situazione delle donne, in particolare di quelle che hanno obblighi familiari e di quelle che sono maggiormente suscettibili di sfruttamento, abusi e violenza; raccomanda che le informazioni relative ai diritti dell'uomo e, in particolare, ai diritti della donna, siano tradotte nelle lingue dei paesi d'origine, in collaborazione con quest'ultimi, e fornite a tutti i lavoratori e lavoratrici al loro arrivo nel paese ospite;
12. incoraggia gli Stati membri, nel quadro dell'Anno europeo delle pari opportunità per tutti, a condurre campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica in merito ai problemi dei migranti;
13. raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di valorizzare e sostenere il contributo delle ONG e delle associazioni di migranti agli sforzi di integrazione e di piena partecipazione alla vita sociale ed economica nel paese ospite;
14. invita gli Stati membri a favorire la partecipazione dei migranti alle organizzazioni politiche e sociali;
15. esorta le organizzazioni a stimolare i loro membri, in particolare le donne e le loro famiglie, a impegnarsi attivamente per la propria integrazione e ad avvalersi delle opportunità offerte dai paesi ospiti in materia di integrazione, al fine di sostenere gli sforzi connessi all'integrazione nelle società ospite; segnala che le autorità nazionali, regionali e locali devono mantenere un dialogo più intenso e aperto di comunicazione e collaborazione con le comunità e le reti di migranti; sottolinea in particolare il ruolo delle ONG che forniscono consulenze, informazioni e sostegno ai migranti, in particolare alle donne migranti;
16. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le iniziative necessarie a proteggere i diritti delle donne e delle ragazze migranti e a lottare contro le discriminazioni cui esse si confrontano nelle proprie comunità di origine, respingendo ogni forma di relativismo culturale e religioso che possa violare i diritti fondamentali della donna e lottando in particolare contro la mutilazione genitale femminile, i matrimoni forzati, la poligamia, i cosiddetti "delitti d'onore" e ogni tipo di violenza e discriminazione nei confronti delle donne migranti; chiede che siano finanziati servizi gratuiti di informazione a disposizione delle donne migranti incentrati sui diritti della donna, la salute, i diritti sessuali e riproduttivi, l'occupazione e temi connessi;
17. incoraggia l'Unione e i suoi Stati membri a concludere partenariati stretti con i paesi a forte emigrazione, che favoriscano la diffusione di informazioni sui posti di lavoro disponibili a livello europeo, in particolare tramite la rete EURES, ed offrano un'informazione completa sulle possibilità legali d'immigrazione, sui diritti e i doveri nel paese ospite nonché sul riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche per prevenire il fenomeno della fuga dei cervelli ed evitare che i migranti, in particolare le donne, vengano occupate in lavori sottoqualificati e/o nell'economia informale del paese ospite;
18. sottolinea che tali partenariati dovrebbero altresì includere un'informazione e una sensibilizzazione adeguata dei migranti, in particolare delle donne, al problema della tratta di esseri umani e delle diverse forme di sfruttamento, sessuale e di altro tipo;
19. ricorda che le politiche nazionali d'immigrazione devono contribuire ad eliminare i fenomeni di violenza e discriminazione, in particolare verso le donne e i minori migranti;
20. sottolinea che nel lungo termine la politica di cooperazione allo sviluppo dovrebbe contribuire, quale complemento delle politiche d'integrazione e di migrazione legale, a regolare e controllare i flussi migratori, in particolare contribuendo a prevenire la tratta e lo sfruttamento sessuale di esseri umani, in particolare di donne e bambini, creando condizioni economiche e sociali atte a favorire il ritorno nei paesi d'origine degli uomini e delle donne migranti legali, e a permettere loro di sfruttare le competenze acquisite all'estero.
PROCEDURA
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Titolo |
Su un piano d'azione sull'immigrazione legale |
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Riferimenti |
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Commissione competente per il merito |
LIBE |
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Parere espresso da |
FEMM 26.10.2006 |
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Cooperazione rafforzata – annuncio in Aula |
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Relatore per parere |
Marie Panayotopoulos-Cassiotou 6.11.2006 |
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Relatore per parere sostituito |
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Esame in commissione |
24.1.2007 |
27.2.2007 |
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Approvazione |
27.2.2007 |
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Esito della votazione finale |
+ : – : 0 : |
19 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Edit Bauer, Hiltrud Breyer, Ilda Figueiredo, Věra Flasarová, Lissy Gröner, Zita Gurmai, Esther Herranz García, Lívia Járóka, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Urszula Krupa, Siiri Oviir, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Marie-Line Reynaud, Teresa Riera Madurell, Amalia Sartori, Eva-Britt Svensson, Britta Thomsen, Corien Wortmann-Kool, Anna Záborská |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
Marusya Ivanova Lyubcheva |
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Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale |
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Osservazioni (disponibili in una sola lingua) |
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ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
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Approvazione |
12.9.2007 |
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Esito della votazione finale |
+ : – : 0 : |
49 1 0 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Alexander Alvaro, Alfredo Antoniozzi, Mihael Brejc, Kathalijne Maria Buitenweg, Michael Cashman, Giusto Catania, Carlos Coelho, Fausto Correia, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Bárbara Dührkop Dührkop, Claudio Fava, Kinga Gál, Roland Gewalt, Lilli Gruber, Adeline Hazan, Jeanine Hennis-Plasschaert, Ewa Klamt, Roger Knapman, Magda Kósáné Kovács, Barbara Kudrycka, Esther De Lange, Henrik Lax, Roselyne Lefrancois, Sarah Ludford, Dan Mihalache, Claude Moraes, Javier Moreno Sánchez, Martine Roure, Inger Segelström, Søren Bo Søndergaard, Károly Ferenc Szabó, Vladimir Urutchev, Manfred Weber, Tatjana Ždanoka |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
Inés Ayala Sender, Edit Bauer, Simon Busuttil, Charlotte Cederschiöld, Gérard Deprez, Iratxe García Pérez, Ignasi Guardans Cambó, Sophia in 't Veld, Carlos José Iturgaiz Angulo, Metin Kazak, Jean Lambert, Antonio Masip Hidalgo, Hubert Pirker, Rainer Wieland |
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Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale |
Vincenzo Aita, Iles Braghetto |
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