Procedura : 2007/2274(INI)
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A6-0153/2008

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PV 07/05/2008 - 15
CRE 07/05/2008 - 15

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PV 08/05/2008 - 5.7
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P6_TA(2008)0193

RELAZIONE     
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14.4.2008
PE 400.468v02-00 A6-0153/2008

sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2007 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2007/2274(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Marco Cappato

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 ALLEGATO I
 ALLEGATO II
 PARERE della commissione per lo sviluppo
 PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2007 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2007/2274(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la nona relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani (2007)(1),

–   visti gli articoli 3, 6, 11, 13 e 19 del trattato sull’Unione europea e gli articoli 177 e 300 del trattato CE,

–   visti la Dichiarazione universale dei diritti umani e tutti gli strumenti internazionali pertinenti in materia di diritti umani(2),

–   vista la Carta delle Nazioni Unite,

–   viste tutte le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli facoltativi,

–   visti gli strumenti regionali in materia di diritti umani, tra i quali in particolare la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli e il protocollo facoltativo sui diritti delle donne in Africa, la Convenzione americana sui diritti umani e la Carta araba dei diritti umani,

–   viste l’entrata in vigore, il 1° luglio 2002, dello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale (TPI) e le sue risoluzioni relative al Tribunale penale internazionale(3),

–   visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani e il Piano UE del 2005 sulle migliori pratiche, le norme e le procedure per contrastare e prevenire la tratta di esseri umani(4),

–   visto il Protocollo n. 13 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), relativo all'abolizione della pena di morte in ogni circostanza,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (la Convenzione contro la tortura),

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–   visti la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e il relativo protocollo facoltativo,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(5),

–   visti l’accordo di partenariato ACP-CE e la sua revisione(6),

–   viste le sue precedenti risoluzioni sui diritti umani nel mondo,

–   viste le sue risoluzioni sulle sessioni quinta e settima del Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, adottate rispettivamente il 7 giugno 2007(7) e il 21 febbraio 2008(8), e sull’esito dei negoziati sul Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (UNHRC),

–   vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea(9),

–   viste le sue risoluzioni del 1° febbraio 2007(10) e del 26 aprile 2007(11) sull'iniziativa a favore di una moratoria universale sulla pena di morte nel quadro dell'ONU e la risoluzione 62/149 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 dicembre 2007 sulla moratoria universale sull'uso della pena di morte,

–   vista la sua risoluzione del 20 settembre 2001 sulle mutilazioni genitali femminili(12), in cui si afferma che qualsiasi forma di mutilazione di questo tipo, di qualsiasi grado, costituisce un atto di violenza contro le donne equivalente alla violazione dei loro diritti fondamentali,

–   vista la sua risoluzione del 6 settembre 2007 sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni con i paesi terzi(13) in materia di diritti dell'uomo e di diritti delle donne, diritti questi ultimi che devono essere trattati espressamente in tutti i dialoghi in materia di diritti umani,

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2006 sulla libertà di espressione su Internet(14),

–   viste tutte le risoluzioni d’urgenza che ha adottato in materia di diritti umani,

–   visto il Forum delle ONG dell’Unione europea sui diritti umani, tenutosi a Lisbona nel dicembre 2007,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, firmata il 30 marzo 2007 dalle Comunità europee e dalla maggioranza dei loro Stati membri, che stabilisce l’obbligo di integrare gli interessi e le preoccupazioni delle persone diversamente abili nelle azioni in materia dei diritti dell'uomo svolte nei confronti di paesi terzi,

–   vista la nota di orientamento della Commissione su disabilità e sviluppo, destinata alle delegazioni e ai servizi dell'Unione europea, pubblicata nel luglio 2004,

–   viste la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti dell'uomo e le attività del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani,

–   vista la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, adottata nel dicembre 2006,

–   visti gli orientamenti dell'Unione europea per favorire l'osservanza del diritto internazionale umanitario(15), gli orientamenti sui bambini e i conflitti armati, gli orientamenti sui difensori dei diritti umani e gli orientamenti sulla pena di morte, la tortura e gli altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, sul dialogo con i paesi terzi in materia di diritti umani e sulla promozione e la tutela dei diritti dell’infanzia,

–   visti gli articoli 45 e 112, paragrafo 2, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0153/2008),

A. considerando che la relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani nel mondo nel 2007, elaborata dal Consiglio e dalla Commissione, fornisce una panoramica generale delle attività delle istituzioni dell’Unione europea in materia di diritti umani all’interno e all’esterno dell’Unione europea,

B.  considerando che la relazione annuale per il 2007 si prefigge l'obiettivo di esaminare, valutare e, in casi specifici, formulare critiche costruttive per quanto riguarda le attività in materia di diritti umani della Commissione, del Consiglio e del Parlamento,

C. considerando che i risultati interni dell'UE in materia di diritti umani hanno indubbiamente un impatto diretto sulla sua credibilità e sulla sua capacità di attuare una politica esterna efficace,

D. considerando che i diritti umani e la loro protezione poggiano – e andrebbero promossi in parallelo a questi fattori – sullo Stato di diritto, sul buon governo democratico, sui principi della separazione dei poteri e della responsabilità politica, nonché su diritti politici che consentono ai beneficiari stessi di far valere i diritti umani,

E.  considerando che è necessario adoperarsi per prestare maggiore attenzione al rispetto dei basilari diritti umani, in particolare dei diritti politici, in sede di negoziazione e attuazione di accordi commerciali bilaterali o regionali, anche quelli conclusi con importanti partner commerciali,

F.  considerando che la giustizia, la libertà, la democrazia e lo Stato diritto, che garantiscono le libertà fondamentali e i diritti umani, sono i pilastri di una pace durevole e considerando che quest'ultima non può essere raggiunta mediante patti volti a proteggere i responsabili di abusi sistematici dei diritti umani o di violazioni del diritto internazionale umanitario,

G. considerando che le politiche di promozione dei diritti umani continuano ad essere minacciate in varie regioni del mondo, in quanto la violazione dei diritti umani va inevitabilmente di pari passo con lo sforzo da parte di chi li viola di ridurre l’impatto di qualsiasi politica che li promuova, particolarmente in paesi ove le violazione dei diritti umani sono cruciali per mantenere al potere un governo non democratico,

H. considerando che l’82% delle persone disabili continua a vivere sotto la soglia della povertà nei paesi in via di sviluppo e ad essere soggetto ai più gravi abusi dei diritti umani, tra cui la negazione del diritto alla vita e l'esposizione a trattamenti inumani o degradanti, e considerando che la situazione dei bambini disabili è particolarmente preoccupante a tal riguardo,

I.   considerando che, secondo la Costituzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), “il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale”, e considerando che la salute di tutte le persone è fondamentale per il conseguimento della pace e della sicurezza,

1.  deplora che l'Unione europea sia ancora lontana dal realizzare una politica coerente e di grande impatto in materia di affermazione e promozione dei diritti dell'uomo nel mondo e sottolinea la necessità di condurre tale politica in modo più efficace; ritiene che siano necessari progressi sostanziali per garantire un rispetto rigoroso delle norme dell'Unione europea già esistenti in materia di diritti dell'uomo;

2.  ritiene che per compiere un salto di qualità nella promozione dei diritti dell'uomo ed assicurare che questa venga considerata come una priorità, sia necessario rafforzare la politica estera e di sicurezza comune (PESC), spesso ostacolata dal prevalere degli interessi nazionali degli Stati membri, e assicurare che la promozione dei diritti umani intesa come obiettivo della PESC ai sensi dell’articolo 11 del Trattato sull'Unione europea, sia rigorosamente perseguito;

3.  invita la Commissione e il Consiglio a compiere maggiori sforzi per migliorare la capacità dell’Unione europea di rispondere rapidamente alle violazioni dei diritti umani da parte di paesi terzi, in particolare mediante l’integrazione della politica in materia di diritti umani in tutte le politiche esterne dell’Unione europea nei confronti di tali paesi e mediante la discussione sistematica di questioni attinenti ai diritti umani a tutti i livelli di dialogo politico;

Principi generali e proposte in materia di diritti umani, democrazia, pace e nonviolenza

4.  riafferma che i diritti dell'uomo – così come definiti nei principali strumenti e convenzioni internazionali, ivi compresa la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea – sono diritti universali, diritti naturali storicamente acquisiti, il cui concreto ed effettivo rispetto è garanzia indispensabile per l'attuazione e il rispetto della legalità e dell'ordinamento internazionale, per la promozione della pace, della libertà, della giustizia e della democrazia;

5.  ritiene che l'effettiva rivendicabilità dei diritti dell'uomo in tutto il mondo da parte di tribunali locali e nazionali o, quando ciò non sia possibile, da parte di tribunali sovranazionali debba essere riconosciuta come un obiettivo esplicito e centrale delle politiche dell'Unione europea, a partire dalla PESC;

6.  ritiene che uno dei principali obiettivi politici dell'Unione europea nel quadro degli sforzi volti ad assicurare l’effettivo rispetto dei diritti umani debba essere il sostegno alle istituzioni giudiziarie a tutti i livelli, e in particolare ai tribunali internazionali;

7.  invita pertanto il Consiglio e la Commissione a realizzare un'azione prioritaria di sostegno – sul modello di quanto fatto per l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale – alle attività di tutti i tribunali impegnati nella tutela dei diritti dell'uomo; individua in particolare la necessità di risolvere il problema dell'eccessivo carico di lavoro della Corte europea dei diritti dell’uomo assegnandole ulteriori risorse finanziarie, di offrire il massimo sostegno al lavoro della Corte interamericana dei diritti dell'uomo e della Corte africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, così come di contribuire a facilitare la creazione di una Corte dei diritti dell'uomo tra gli Stati dell'Asia e del Pacifico;

8.  considera che lo stesso diritto alla democrazia – inteso come diritto di ogni cittadino a partecipare senza discriminazioni all'esercizio della sovranità popolare nell'ambito di istituzioni sottoposte allo stato di diritto – sia un diritto umano universale storicamente acquisito e riconosciuto in maniera esplicita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, dalla Dichiarazione di Vienna del 1993 e dalla Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite; ritiene che a tale diritto alla democrazia corrisponda il dovere per le istituzioni della comunità internazionale, per l'Unione europea e per tutti gli Stati membri di agire per la rimozione degli ostacoli al suo pieno godimento in tutto il mondo; ritiene che la prospettiva strategica di tale sforzo dovrebbe consistere nella creazione di una vera e propria Organizzazione Mondiale della Democrazia e delle Democrazie, da ottenersi sia attraverso la trasformazione di istituzioni sovranazionali esistenti da rafforzare – a partire dalla Comunità delle Democrazie – che con la creazione di nuove;

9.  considera la non violenza gandhiana lo strumento più adeguato per il pieno godimento, l'affermazione, la promozione, il rispetto dei diritti dell'uomo fondamentali; ritiene necessario che la sua diffusione divenga obiettivo prioritario nella politica di promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia da parte dell’Unione europea e intende contribuire all'aggiornamento e allo studio delle moderne teorie e pratiche di azione non violenta, anche attraverso un'analisi comparata delle migliori pratiche storicamente utilizzate; al fine di dare centralità politica a tale sforzo, propone che nel 2009 sia convocata una Conferenza europea sulla non violenza e che l'anno 2010 sia dichiarato "anno europeo della non violenza"; chiede inoltre agli Stati membri di adoperarsi, sotto l'egida delle Nazioni Unite, affinché si proclami il "decennio della non violenza 2010-2020";

Relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani nel mondo nel 2007

10. sottolinea l’importanza della relazione annuale dell’Unione europea sui diritti umani nel mondo per quanto riguarda l’analisi e la valutazione della politica dell’Unione europea in materia di diritti umani e riconosce che la relazione offre una panoramica del volume crescente delle attività dell’Unione europea correlate ai diritti umani;

11. ritiene che occorra fornire maggiori e migliori informazioni per la valutazione delle politiche precedenti e che sia opportuno proporre elementi e orientamenti per cambiare l’approccio generale e per adattare le priorità politiche paese per paese, allo scopo di adottare una strategia per paese in materia di diritti umani o almeno un capitolo sui diritti dell'uomo nei Documenti strategici per paese; ribadisce la sua richiesta di introdurre una valutazione periodica regolare dell'uso e dei risultati delle politiche, degli strumenti e delle iniziative dell'Unione europea in materia di diritti umani nei paesi terzi; invita la Commissione e il Consiglio ad elaborare indici e obiettivi di riferimento specifici e quantificabili per misurare l’efficacia di dette politiche;

12. si compiace della presentazione pubblica della relazione per il 2007 effettuata dal Consiglio e dalla Commissione in occasione della plenaria di dicembre 2007, contestualmente all'assegnazione da parte del Parlamento del premio annuale Sakharov per la libertà di pensiero al sudanese Salih Mahmoud Mohamed Osman; afferma di avere ora instaurato una prassi regolare che fa della tornata di dicembre del Parlamento europeo un riferimento annuale per le attività dell'UE in materia di diritti umani;

13. chiede nuovamente al Consiglio e alla Commissione di individuare i “paesi che destano particolare preoccupazione” in ragione delle particolari difficoltà che vi si incontrano nella difesa dei diritti umani e, a tal fine, di sviluppare criteri con i quali misurare i paesi per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, consentendo in tal modo di stabilire priorità politiche specifiche;

Attività del Consiglio e della Commissione nell’ambito dei diritti umani in sedi internazionali

14.  ritiene che un rafforzamento sia quantitativo che qualitativo del segretariato per i diritti dell’uomo del Consiglio permetterebbe di accrescere la visibilità e il ruolo della politica esterna dell'Unione europea ai fini della promozione e del rispetto dei diritti umani; si attende che la nomina di un Alto rappresentante per la PESC, titolare al tempo stesso della carica di Vicepresidente della Commissione, rafforzi notevolmente la coerenza e l'efficacia dell'Unione in materia;

15. ritiene che i progressi compiuti nella costituzione dell’Agenzia per i diritti fondamentali siano un primo passo che va incontro alla richiesta del Parlamento di istituire un quadro integrato di norme e istituzioni finalizzate a conferire forza vincolante alla Carta dei diritti fondamentali, a garantire l'osservanza del sistema della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e ad elaborare una politica organica dell’UE sui diritti delle minoranze; rimarca l’importanza del fatto che il mandato dell’Agenzia copre anche i paesi che hanno concluso con l’UE un accordo di stabilizzazione e di associazione;

16. giudica indispensabile che in futuro il mandato dei rappresentanti speciali dell'Unione europea preveda esplicitamente la promozione e il rispetto dei diritti umani;

17. ritiene che la capacità dell’Unione europea di prevenire, affrontare, gestire e risolvere le crisi si sia dimostrata insufficiente e chiede al Consiglio, facendo seguito alle sue precedenti raccomandazioni riguardanti la creazione di un Corpo Civile di Pace Europeo, di trasformare gradualmente gli aspetti civili della politica europea di sicurezza e di difesa in un “Servizio civile di pace” per la gestione di crisi civili a breve termine e per la costruzione della pace più a lungo termine; è dell'avviso che, in questo ambito, l’Unione europea dovrebbe rafforzare le reti della società civile sul campo – a livello subnazionale, nazionale e regionale – in modo da favorire la creazione di un clima di fiducia, lo sviluppo delle capacità, il monitoraggio e una maggiore sensibilizzazione, sostenendo in tal modo l'istituzionalizzazione della partecipazione della società civile alle strutture di pace e sicurezza a livello regionale e subregionale;

18. ribadisce la sua richiesta alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri dell’Unione europea e i paesi terzi con cui sono in corso negoziati per una futura adesione a firmare e ratificare tutte le convenzioni principali in materia di diritti umani delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa e i relativi protocolli facoltativi; richiama, in particolare, l’attenzione degli Stati membri dell’Unione europea sulla necessità di ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, che finora(16) nessuno Stato membro ha ratificato;

19. chiede la ratifica tempestiva della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte della Comunità europea e dei suoi Stati membri; ribadisce che il protocollo facoltativo dovrebbe essere ritenuto parte integrante di detta convenzione e chiede l’adesione simultanea alla convenzione e al protocollo;

20. sottolinea la necessità di intensificare ulteriormente il coinvolgimento attivo dell’Unione europea e dei suoi Stati membri nelle questioni attinenti i diritti umani e la democrazia, alla luce della loro partecipazione ai lavori di varie sedi internazionali nel corso del 2008, tra cui l'UNHRC, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio ministeriale dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e il Consiglio d’Europa;

21. chiede un rafforzamento della cooperazione e del coordinamento tra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea; accoglie con favore il fatto che l’11 marzo 2007 sia stato firmato un Memorandum d’intesa tra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea e invita entrambe le parti a metterlo in pratica; fa particolare riferimento alle seguenti raccomandazioni contenute nella relazione Juncker:

–   la raccomandazione di istituire espressamente un meccanismo che consenta all'Unione europea di deferire questioni al Commissario per i diritti umani, in modo da completare l’azione degli organi dell’Unione europea attualmente esistenti, nel quadro del processo di allargamento, della politica europea di vicinato (ENP) e del processo di stabilizzazione e di associazione;

–   la raccomandazione di concepire tale dispositivo in modo da promuovere e rafforzare la democrazia e fare pieno uso della competenza della Commissione di Venezia;

–   la raccomandazione di istituire un sistema per deferire questioni alle competenze del Consiglio d’Europa onde assicurare la complementarità e la coerenza delle attività portate avanti rispettivamente dall'Unione europea e dal Consiglio d'Europa;

22. chiede un rafforzamento della cooperazione tra il Consiglio d’Europa e l’Unione europea nel campo della difesa dei diritti delle minoranze e delle lingue regionali e minoritarie; chiede l’applicazione delle convenzioni giuridicamente vincolanti del Consiglio d’Europa, come la Convenzione quadro per la tutela delle minoranze nazionali e la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, e dei loro efficaci dispositivi di monitoraggio; chiede che nel quadro delle attività delle istituzioni UE e in particolare durante il processo di adesione dei paesi candidati, si proceda all’esame del parere del comitato consultivo della Convenzione sulle misure adottate dagli Stati interessati e delle relazioni del comitato di esperti della Carta sull’assolvimento degli impegni da parte degli Stati firmatari;

23. rileva che l’UNHRC ha le potenzialità per diventare un prezioso quadro di riferimento per le iniziative multilaterali dell’Unione europea nel campo dei diritti umani; deplora che durante lo scorso anno di attività questo nuovo organismo non abbia migliorato i risultati delle Nazioni Unite in materia di diritti umani; confida nella messa in opera del meccanismo della revisione periodica universale per ottenere i primi concreti risultati e miglioramenti; invita Consiglio e Commissione a seguire da vicino tale processo per mettere in pratica la risoluzione 60/251 del 15 marzo 2006 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che fonda la revisione periodica universale, sulla base di informazioni oggettive e affidabili, dell’adempimento da parte di ogni Stato membro dei propri obblighi e impegni nel campo dei diritti umani in modo tale da assicurare la copertura universale e la parità di trattamento per tutti gli Stati membri; invita il Consiglio a consultare al riguardo il Parlamento;

24. accoglie con favore il fatto che la procedura di denuncia basata sulla precedente “procedura 1503” continuerà a consentire a singoli e a organizzazioni di sottoporre all’attenzione dell’UNHRC denunce circa violazioni gravi e solidamente attestate dei diritti umani e invita la Commissione e il Consiglio ad assicurare che le organizzazioni non governative (ONG) continuino ad essere ascoltate in seno all’UNHRC, in modo che possano avvalersi delle prerogative di presentare comunicazioni scritte e dichiarazioni orali garantite dal loro status consultativo;

25. riafferma l'importanza delle procedure speciali e dei "mandati Paese" all'interno dell'UNHRC; insiste sulla trasparenza del processo di rinnovo dei titolari di mandato e sulla necessità di adoperarsi per la nomina di candidati indipendenti in possesso di un adeguato bagaglio di esperienza e sufficientemente rappresentativi sia sul piano geografico che sotto il profilo del genere; constata che il mandato del comitato di esperti sul Darfur ha dovuto essere unificato con quello del Relatore speciale sul Sudan; prende inoltre atto della scelta dell’Unione europea di promuovere una risoluzione che prevede di non rinnovare il mandato agli esperti sui diritti dell'uomo sul Darfur nonché la scelta dell'UNCHR di non rinnovare i mandati sulla Bielorussia e su Cuba;

26. invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a continuare ad insistere per la definizione di criteri per l’elezione a membro dell’UNHCR, fra cui l’emissione di inviti permanenti alle procedure speciali; chiede inoltre la verifica dell’effettivo rispetto degli impegni in materia di elezioni da parte dei governi degli Stati membri dell’ONU; chiede di seguire tale regola nel determinare il sostegno dell'Unione europea ai paesi candidati;

27. invita a tal riguardo l’Unione europea ad impegnarsi formalmente con i governi democratici di altri gruppi regionali per avviare una cooperazione e una consultazione formali in seno all’UNHRC al fine di garantire il successo di iniziative mirate al rispetto dei principi contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti umani; ritiene che solo mediante l'azione concertata di un’alleanza interregionale di Stati democratici gli sforzi multilaterali dell’Unione europea nel campo dei diritti umani possono risultare efficaci nelle sedi dell’ONU, come è stato dimostrato recentemente dalla riuscita adozione, il 18 dicembre 2007, della suddetta risoluzione dell’Assemblea generale 62/149 sulla moratoria sull’uso della pena di morte;

28. si compiace che la Commissione, alla presidenza del processo di Kimberley per tutto il 2007, si sia avvalsa della sua posizione per rafforzare i meccanismi volti a porre fine alla circolazione di diamanti provenienti da zone di conflitto; ribadisce l’importanza del processo di Kimberley, data la connessione tra la cessazione del commercio di diamanti provenienti da zone di conflitto e il raggiungimento di una pace e di una sicurezza durature; accoglie altresì la Turchia e la Liberia come nuovi paesi partecipanti nel 2007 e si compiace della riammissione della Repubblica del Congo al processo di Kimberley (che conta ora su un numero totale di 48 partecipanti, tra cui la Comunità europea, che rappresenta 27 Stati);

29. valuta positivamente lo svolgimento a Vienna nel dicembre 2007, in linea con i principi del diritto internazionale umanitario e con il pieno sostegno dell'Unione europea(17), della terza conferenza internazionale volta alla conclusione di un trattato internazionale per proibire la produzione, l'uso, il trasferimento e lo stoccaggio di bombe a grappolo; invita la Romania e Cipro, in quanto unici due Stati membri che non vi hanno ancora provveduto, a firmare la dichiarazione di Oslo del 23 febbraio 2007; appoggia pienamente le conferenze nel quadro del processo di Oslo svoltesi dal 18 al 22 febbraio 2008 a Wellington e prevista dal 19 al 30 maggio 2008 a Dublino; si aspetta che tutti gli Stati membri dell’Unione europea saranno in grado di firmare il trattato in occasione della cerimonia prevista ad Oslo verso la fine del 2008;

30. chiede al Consiglio e alla Commissione di perseverare nei loro vigorosi sforzi volti a promuovere la ratifica universale dello Statuto di Roma e l’adozione della necessaria legislazione attuativa nazionale, conformemente alla posizione comune 2003/444/PESC del Consiglio del 16 giugno 2003 sul Tribunale penale internazionale(18) (TPI) e al piano d’azione; segnala che non tutte le Presidenze del Consiglio perseguono questo obiettivo comune con lo stesso vigore; chiede a tutte le Presidenze di menzionare lo status della cooperazione con il TPI in tutti i vertici con paesi terzi; chiede che tali sforzi siano estesi fino a includere la ratifica e l’attuazione dell’accordo sui privilegi e le immunità del TPI, che costituisce un importante strumento operativo per la Corte; prende atto dell’entrata in vigore l’8 dicembre 2007 dell'accordo con il Regno Unito sull'applicazione delle sentenze (e dell'entrata in vigore di un accordo simile concluso con l'Austria nel 2005) e sollecita tutti gli Stati membri a prendere in considerazione accordi analoghi con il TPI; riconosce l'accordo di cooperazione e di assistenza tra il TPI e l'Unione europea quale importante strumento a complemento degli obblighi che incombono ai singoli Stati membri;

31. accoglie con favore il fatto che il Giappone abbia ratificato lo Statuto di Roma nel luglio 2007, portando così il numero totale di Stati firmatari a 105 al dicembre 2007; esorta la Repubblica ceca, in quanto unico Stato membro dell’Unione europea che non vi abbia ancora provveduto, a ratificare quanto prima lo Statuto di Roma; esorta ancora una volta tutti i paesi che non vi abbiano ancora provveduto a ratificare quanto prima lo Statuto di Roma(19); invita la Romania a recedere dall’accordo bilaterale di immunità con gli USA;

32. esorta tutti gli Stati membri a collaborare pienamente nell'ambito dei meccanismi internazionali di giustizia penale, e in particolare nel consegnare i latitanti alla giustizia; rileva a tal riguardo con soddisfazione la cooperazione della Repubblica democratica del Congo nel trasferimento di Germain Katanga al TPI, la cooperazione della Serbia nell’arresto e nel trasferimento di Zdravko Tolimir al Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) e la cooperazione della Serbia e del Montenegro nell'arresto e nel trasferimento di Vlastimir Đjorđjević all’ICTY; rileva tuttavia con preoccupazione che il Sudan continua a non cooperare con il TPI evitando di arrestare e trasferire Ahmad Muhammad Harun e Ali Muhammad Ali Abd-Al-Rahman; rileva con preoccupazione che i mandati d’arresto del TPI relativi a quattro membri del Lord's Resistance Army (LRA) in Uganda non sono ancora stati eseguiti; rileva altresì con preoccupazione che Radovan Karadžić e Ratko Mladić sono ancora in libertà e non sono stati consegnati all’ICTY; a tal riguardo, invita le autorità serbe ad assicurare la piena cooperazione con l’ICTY, per portare all’arresto e al trasferimento di tutti i restanti imputati ed aprire così la strada alla firma di un accordo di stabilizzazione e di associazione; ritiene inoltre che l’attuale procedimento a carico dell’ex Presidente della Liberia, Charles Taylor, avviato dal Tribunale speciale per la Sierra Leone all'Aia, costituisca uno sviluppo significativo verso la cessazione dell’impunità;

33. sottolinea la necessità di rafforzare il sistema di giustizia penale internazionale e a tal riguardo riconosce l'istituzione nel novembre 2007 del meccanismo di risposta rapida in campo giudiziario quale nuovo strumento di cooperazione internazionale per la fornitura di competenza e assistenza laddove l’identificazione, la raccolta e la conservazione di informazioni concorrerebbe a fornire un’ampia gamma di opzioni giudiziarie internazionali e transitorie(20); esorta il TPI ad intensificare gli sforzi di sensibilizzazione al fine di coinvolgere le comunità che si trovano in situazioni soggette ad indagine in un processo di interazione costruttiva con il TPI, volto a promuovere la comprensione e il sostegno per il suo mandato, a gestire le aspettative e a consentire alle comunità in questione di seguire e capire il processo giudiziario penale internazionale; evidenzia il ruolo che possono avere i meccanismi non giudiziari nel trattare le violazioni dei diritti umani e il diritto penale internazionale, purché tali sforzi rispettino il giusto processo e non siano fittizi;

34. accoglie con favore l'adozione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite della dichiarazione sui diritti delle popolazioni indigene e plaude al Consiglio e agli Stati membri per aver appoggiato l'adozione del testo, che creerà un contesto un cui gli Stati possono tutelare e promuovere i diritti delle popolazioni indigene senza esclusioni o discriminazioni; rileva al contempo con preoccupazione che, senza nuovi strumenti atti a garantire l'attuazione della dichiarazione in questione, non si possono prevedere reali miglioramenti nella vita delle popolazioni indigene, soprattutto di quelle che vivono sotto regimi autoritari e dittatoriali; sollecita pertanto la Commissione a dare seguito all'attuazione della dichiarazione, in particolare mediante lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), in particolare auspicando la ratifica urgente, da parte di tutti i paesi membri, della Convenzione 169 dell'OIL sui Popoli indigeni e tribali, che sostiene i principi sanciti in detta dichiarazione con uno strumento legalmente vincolante;

35. esorta ancora una volta la Commissione a sviluppare una strategia europea quadro per i Rom, in considerazione della particolare situazione sociale delle comunità Rom nell'Unione europea, nei paesi candidati e nei paesi partecipanti alla politica di stabilizzazione ed associazione per i Balcani occidentali;

36. sollecita l'UE a svolgere un ruolo di primo piano in occasione della Conferenza di aggiornamento di Durban nel promuovere un testo equilibrato che punti alla lotta al razzismo anziché a delegittimare Stati democratici e attizzare l’odio, come avvenuto a Durban nel 2001;

37. sottolinea con rammarico che, nonostante la Commissione abbia più volte raccomandato la ratifica della suddetta Convenzione 169 dell'OIL, oggi, a quasi vent'anni dalla sua entrata in vigore, gli Stati membri che l'hanno fatto sono soltanto tre: Danimarca, Paesi Bassi e Spagna; incoraggia pertanto iniziative volte ad accrescere la conoscenza di questo importante strumento legislativo e a rafforzarne l'efficacia nel mondo attraverso la sua ratifica da parte di tutti gli Stati membri;

Risultati per quanto riguarda gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani

38. invita nuovamente la Commissione e le ambasciate e i consolati degli Stati membri ad assicurare che tutto il loro personale sia pienamente a conoscenza degli orientamenti in materia di diritti umani; ritiene che il nuovo Servizio europeo per l'azione esterna debba essere utilizzato in modo proattivo per armonizzare gli approcci delle missioni degli Stati membri e della Commissione all’estero nel campo dei diritti umani, mediante la condivisione di strutture e di personale in modo da creare delle vere "ambasciate dell'Unione europea";

39. prende atto dell'impulso impresso dalle Presidenze tedesca e portoghese per completare gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani per quanto riguarda i diritti dell'infanzia; attende con vivo interesse di ricevere entro il prossimo anno progetti delle specifiche misure di attuazione, che verteranno sull’applicazione dell’approccio olistico e globale sviluppato dagli orientamenti centrali;

40. invita la Presidenza a trovare modi per migliorare il coordinamento e la cooperazione tra i gruppi di lavoro del Consiglio ai fini di iniziative negli ambiti di interesse comune, ad esempio tra il gruppo “Diritti umani” (COHOM) e il gruppo di lavoro che si occupa del TPI, per quanto riguarda la giustizia penale internazionale e i bambini nei conflitti armati;

41. esorta il Consiglio ad aggiornare gli orientamenti così da riconoscere appieno l'importanza del godimento del massimo standard di salute possibile quale diritto fondamentale, in particolare per quanto riguarda le terapie del dolore;

Pena di morte

42. si compiace della summenzionata risoluzione 62/149 adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007, che chiede una moratoria universale sull'uso della pena di morte, e riconosce l'utilità del carattere interregionale dell’iniziativa;

43. esorta il Consiglio ad aggiornare gli orientamenti sulla pena di morte al fine di sostenere tutte le attività volte alla piena applicazione della risoluzione dell’Assemblea generale, la quale, tra l’altro, invita tutti gli Stati che ancora prevedono la pena di morte a rispettare le norme internazionali che prevedono garanzie per la protezione dei diritti delle persone condannate a morte, in particolare le norme minime figuranti nell’allegato alla risoluzione 1984/50 del Consiglio economico e sociale del 25 maggio 1984; segnala che la risoluzione fornisce al Segretario generale informazioni concernenti il ricorso alla pena capitale e l’osservanza delle garanzie per la protezione dei diritti delle persone condannate a morte e cerca di limitare progressivamente l’uso della pena di morte e di ridurre il numero di reati per cui può essere inflitta; segnala inoltre che la risoluzione si conclude invitando tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a stabilire una moratoria sulle esecuzioni al fine di abolire la pena di morte;

44. chiede alla Presidenza di incoraggiare l’Italia, la Lettonia, la Polonia e la Spagna, che non hanno ancora ratificato il protocollo n. 13 della CEDU sulla pena di morte, a provvedervi(21); riconosce a tal riguardo che gli orientamenti sulla pena di morte potrebbero essere applicati in modo più coerente se gli Stati membri sottoscrivessero e ratificassero tali protocolli e convenzioni;

45. plaude alla decisione del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 7 dicembre 2007 di aderire alla dichiarazione congiunta Consiglio d’Europa/Unione europea che fissa una giornata europea contro la pena di morte, che verrà celebrata il 10 ottobre di ogni anno; plaude alle conclusioni della Conferenza europea tenutasi a Lisbona il 9 ottobre 2007, che lanciano nuovamente un appello per l’abolizione della pena capitale in Europa e promuovono l’abolizione universale della pena di morte;

46. esprime apprezzamento per l'abolizione della pena di morte in Albania il 25 marzo 2007 (per tutti i reati), in Kirghizistan il 27 giugno 2007, in Ruanda il 26 luglio 2007, nello Stato del New Jersey (Stati Uniti d’America) il 13 dicembre 2007 e in Uzbekistan il 1° gennaio 2008; esprime inquietudine per la possibilità che la pena capitale possa essere ripristinata in Guatemala; sollecita il governo guatemalteco ad impegnarsi invece seriamente per la moratoria universale sulla pena di morte; plaude alla decisione della Cina di far riesaminare dalla Corte suprema tutte le condanne alla pena capitale, ma resta preoccupato per il fatto che la Cina è lo Stato che effettua più esecuzioni al mondo; condanna l'applicazione della pena di morte in Bielorussia in quanto contraria ai valori europei; condanna il crescente ricorso del regime iraniano alle esecuzioni capitali; esprime profonda inquietudine per il fatto che il regime iraniano continua a comminare la pena capitale a condannati di età inferiore ai 18 anni;

Tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti

47. prende atto che finora Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia non hanno né firmato né ratificato il Protocollo facoltativo della Convenzione contro la tortura (OPCAT); rileva che finora Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Romania l’hanno firmato ma non ratificato; sollecita tutti gli Stati membri dell’Unione europea che non hanno ancora firmato e/o ratificato l'OPCAT a provvedervi senza indugio;

48. esprime preoccupazione circa il vero impegno nei confronti dei diritti umani degli Stati membri dell’Unione europea che si rifiutano di firmare la summenzionata Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate; chiede a tutti gli Stati membri dell’Unione europea che non l’hanno ancora fatto di firmarla e ratificarla tempestivamente(22);

49. rimanda il Consiglio e la Commissione al recente studio intitolato "L’applicazione degli orientamenti dell’Unione europea sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti", presentato alla sottocommissione per i diritti umani del Parlamento il 28 giugno 2007 e al COHOM nel dicembre 2007; invita entrambe le istituzioni a seguirne le raccomandazioni, ad esempio la raccomandazione di sviluppare una chiara visione d’insieme, concentrandosi a livello nazionale sull’esame dei contesti politico, sociale, culturale e giuridico; invita la Commissione e il Consiglio a trasmettere, previa analisi, istruzioni alle sue delegazioni e alle missioni degli Stati membri al fine di aiutarle ad applicare le raccomandazioni;

50. invita la Commissione e il Consiglio a rafforzare la cooperazione con il Consiglio d’Europa per fare dell'Europa uno spazio esente dalla tortura o da altre forme di maltrattamento e dare così il chiaro segnale del fermo impegno dei paesi europei alla messa al bando di tali pratiche anche entro i propri confini;

51. attende con vivo interesse la valutazione dell’applicazione degli orientamenti dell’Unione europea sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, attualmente in corso di elaborazione per la presentazione al COHOM; si aspetta che il COHOM, nel contesto della revisione di questi orientamenti, discuta in merito a criteri specifici di azione riguardo a singoli casi al fine di migliorare l’attuazione degli orientamenti; raccomanda l’adozione di misure atte ad assicurare il rispetto del divieto assoluto della tortura e di altre pene o trattamenti inumani o degradanti e a resistere a ogni tentativo di definire una posizione dell’Unione europea che legittimi l’uso di garanzie diplomatiche per agevolare il trasferimento di persone verso un paese ove vi possa essere rischio di tortura o di altre pene o trattamenti inumani o degradanti;

52. chiede un aggiornamento degli orientamenti sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti alla luce dell'articolo 15 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che concerne la libertà dalla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

53. chiede la presenza regolare della Presidenza o del Segretariato del Consiglio in seno ai pertinenti comitati delle Nazioni Unite nonché l'approfondimento della cooperazione con il Consiglio d'Europa e con il suo comitato per la prevenzione della tortura, al fine di ottenere un importante e utile contributo concreto al processo decisionale relativo alle iniziative nei confronti di taluni paesi;

54. sollecita il Consiglio e la Commissione a proseguire la prassi delle iniziative nei riguardi di tutti i partner internazionali dell'Unione europea finalizzate alla ratifica delle convenzioni internazionali che vietano il ricorso alla tortura e ai maltrattamenti, alla loro concreta applicazione e alla disponibilità di servizi di assistenza per la riabilitazione delle vittime di torture; invita l'Unione europea a considerare la lotta contro la tortura e i maltrattamenti come una priorità assoluta della sua politica in materia di diritti umani, in particolare attuando in modo più vigoroso gli orientamenti dell'UE e tutti gli altri strumenti dell’UE, come l'EIDHR, e garantendo che gli Stati membri si astengano dall’accettare garanzie diplomatiche da paesi terzi ove vi sia un rischio reale di tortura o maltrattamento;

Minori e conflitti armati

55. plaude alla relazione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i minori e i conflitti armati, pubblicata il 13 agosto 2007, che conclude che gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero applicare misure concrete e mirate contro i trasgressori recidivi;

56. esprime apprezzamento per la relazione e le raccomandazioni del Segretario generale dell’ONU su bambini e conflitti armati in Birmania; condanna le gravi violazioni dei diritti dell'infanzia in questo Stato ed invita il COHOM a considerare la Birmania un paese prioritario ai fini dell’attuazione dei suoi orientamenti relativi ai bambini e ai conflitti armati;

57. si compiace dei progressi compiuti nell'applicazione delle norme internazionali sulla protezione dell'infanzia per quanto riguarda il rinvio a giudizio dei presunti responsabili, come le accuse mosse dal TPI contro leader di alto livello di varie fazioni in lotta nella Repubblica democratica del Congo e le accuse mosse contro quattro membri di alto rango del Lord's Resistance Army; reputa un notevole successo la sentenza del Tribunale speciale per il Sierra Leone, secondo cui il reclutamento di minori di 15 anni nelle ostilità è un crimine di guerra in virtù del diritto internazionale consuetudinario nonché la recente reclusione di comandanti militari per aver arruolato minori;

58. valuta positivamente la crescente partecipazione dei minori a un'ampia gamma di negoziati, accordi, sforzi di consolidamento e di mantenimento della pace, agende e trattati; sottolinea tuttavia che le clausole sulla partecipazione dei minori agli accordi di pace dovrebbero essere specifiche e che i loro obiettivi dovrebbero essere realizzabili;

59. si compiace della crescente attenzione dedicati ai diritti dei minori nei meccanismi di responsabilità per i crimini a norma del diritto internazionale (riconoscendo in proposito gli sforzi esplicati in tal senso dalla Commissione liberiana per la libertà e la riconciliazione nel 2007) intesi come importante strumento per dare applicazione al diritto dei minori a partecipare alle decisioni che incidono sulla loro vita; sottolinea comunque che l'interesse superiore del bambino deve guidare qualsiasi partecipazione del genere, anche attraverso l'attuazione di politiche e procedure adeguate all'età nonché la promozione del recupero e del reinserimento delle vittime di minore età;

60. esprime apprezzamento per i progressi compiuti nella formulazione delle politiche relativamente alle norme integrate sul disarmo, la smobilitazione e il reinserimento (2006), i principi di Parigi e gli orientamenti sui minori associati con forze armate o gruppi armati (2007); sottolinea peraltro l’esigenza di passare ora all’effettiva esecuzione;

61. si compiace che altre sette nazioni (Argentina, Croazia, Guatemala, Laos, Mauritania, Marocco e Ucraina) abbiano aderito all'impegno internazionale volto a porre fine al reclutamento di minori nei conflitti armati, noto come gli Impegni e i principi di Parigi e si rammarica che gli Stati Uniti non abbiano firmato in virtù della loro opposizione alla clausola riguardante il Tribunale penale internazionale;

62. saluta con favore l'avvenuta firma da parte di 11 Stati membri dell'Unione europea della Dichiarazione di Ginevra sulla violenza armata e lo sviluppo, che porta il numero delle Parti contraenti a 42; fa appello ai 16 Stati membri dell'Unione europea che non hanno ancora sottoscritto la Convenzione di Ginevra a provvedervi senza indugio;

63. chiede agli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto di firmare e ratificare quanto prima i protocolli opzionali alla Convenzione sui diritti dei minori(23);

64. rammenta il persistere di conflitti irrisolti nei paesi della ENP; sottolinea che tali situazioni instaurano un contesto in cui lo Stato di diritto e i diritti umani vengono ignorati, il che rende arduo garantire il rispetto di tutti i diritti dei minori; chiede che la particolare situazione dei minori e dei loro familiari nelle aree dei paesi ENP caratterizzate da conflitti irrisolti sia affrontata a titolo prioritario nel quadro delle azioni condotte dall'UE in tale settore;

65. rileva che la Presidenza portoghese ha dato seguito alle iniziative tedesche adottate a norma degli orientamenti e ha incaricato tutte le missioni nei paesi prioritari di considerare le strategie per paese adottate dal COHOM il 15 giugno 2007 come istruzioni permanenti da integrare nel lavoro dei Capi missione in materia di minori coinvolti in conflitti armati; si compiace che la Presidenza in carica abbia trasmesso anche alle Presidenze locali le relazioni ricevute dalle ONG interessate relative a paesi specifici; plaude all’iniziativa della presidenza slovena, che ha commissionato uno studio per analizzare l’impatto delle azioni dell'UE nei confronti dei minori coinvolti in conflitti armati; rileva al riguardo il limitato impatto degli Orientamenti sui bambini e i conflitti armati, dovuto in particolare alla circostanza che la maggior parte delle delegazioni della Commissione e degli Stati membri non erano informate del fatto che il paese che le ospitava era considerato prioritario ai fini dell’applicazione di detti orientamenti;

Difensori dei diritti umani

66. chiede al Consiglio e alla Commissione di adoperarsi per un'attuazione più trasparente e sistematica degli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani, dato che si tratta di uno strumento importante e innovativo concepito per sostenere i difensori dei diritti umani e proteggere le persone a rischio;

67. invita il Consiglio e la Commissione a includere nelle loro iniziative programmatiche in campo umanitario e commerciale la lotta contro il lavoro minorile coatto;

68. si aspetta che l'identificazione degli orientamenti sui difensori dei diritti inteso come uno dei principali elementi della politica estera dell'Unione europea in materia di diritti umani sia accompagnata dall'effettiva attuazione di tali orientamenti nelle strategie locali riguardanti 120 paesi; sollecita gli Stati membri dell'UE ad armonizzare le proprie posizioni in merito alla protezione dei difensori dei diritti umani;

69. ritiene che un approccio coerente dovrebbe inoltre concentrarsi sul rafforzamento delle capacità tra gli attivisti per i diritti umani, compresi coloro che sono impegnati nella difesa dei diritti economici, sociali e culturali, e sulla promozione di meccanismi di consultazione e di interazione tra di essi e i loro governi sulle questioni della riforma democratica e della promozione dei diritti umani, in particolare quando sono in gioco processi di democratizzazione;

70. chiede alla Commissione e al Consiglio di promuovere attivamente presso i difensori dei diritti umani la diffusione di informazioni sulle teorie e pratiche di azione non violenta, cercando di incentivare la conoscenza e il confronto tra loro sulle migliori pratiche che emergono dall'esperienza diretta sul campo;

71. chiede al Consiglio e agli Stati membri di occuparsi con urgenza della questione dei visti d'emergenza per i difensori dei diritti umani includendo nel nuovo Codice comune per i visti un chiaro riferimento alla particolare situazione dei difensori dei diritti umani e creando in tal modo una speciale procedura accelerata di visto, eventualmente basata sull’esperienza dei governi spagnolo e irlandese; ritiene che la confidenzialità delle iniziative dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani sia talvolta utile ma chiede che, nonostante la loro confidenzialità, le forze locali dell'Unione europea debbano sempre informare le ONG in loco in merito a tali iniziative in modo riservato;

72. rileva che nonostante le significative riforme economiche permangono in Cina violazioni sistematiche dei diritti umani e politici quali l'incarcerazione per motivi politici, gli attacchi e le intimidazioni ai danni di avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti fra cui il movimento weiquan, la mancanza di una magistratura indipendente, il lavoro forzato, la soppressione della libertà di espressione e di religione e dei diritti delle minoranze religiose ed etniche, le detenzioni arbitrarie, il sistema dei campi del Laogai e il presunto espianto coatto di organi; resta altrettanto preoccupato per le liste di proscrizione di giornalisti e attivisti per i diritti umani, del Dalai Lama e dei suoi seguaci e di quanti praticano il Falun Gong;

73. constata con rammarico che in Bielorussia rimangono solo cinque organizzazioni per i diritti umani ufficialmente registrate e che le autorità cercano costantemente di controllare ed intimidire tali associazioni, rifiutando al tempo stesso sistematicamente le richieste di registrazione presentate da altri gruppi; plaude alla decisione dell’Assemblea generale dell’ONU del maggio 2007 di respingere la richiesta della Bielorussia di ottenere un seggio in seno all'UNHRC a causa dei suoi risultati poco lusinghieri in tale settore; insiste nuovamente presso le autorità bielorusse perché facciano cessare le intimidazioni, le vessazioni, gli arresti mirati e le persecuzioni a sfondo politico nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli attivisti della società civile;

74. constata con grande preoccupazione che nel 2007 le autorità iraniane hanno intensificato le azioni vessatorie ai danni di militanti ed avvocati indipendenti impegnati nella difesa dei diritti umani, nel tentativo di impedire loro di rendere pubblici e perseguire le violazioni di tali diritti; si rammarica per la chiusura da parte delle autorità iraniane delle ONG che promuovono la partecipazione della società civile e cercano di fare opera di sensibilizzazione sulla questione della violazione dei diritti dell’uomo, incluse le organizzazioni che prestano assistenza legale e sociale alle donne vittime di violenze;

75. sottolinea nuovamente l'importanza di mettere il manuale per l'attuazione degli orientamenti a disposizione dei difensori dei diritti umani in loco; incoraggia il COHOM a diffondere traduzioni degli orientamenti dell'Unione europea per i difensori dei diritti umani nelle lingue dell'Unione europea che sono la lingua franca nei paesi terzi e nelle principali lingue non europee presso gli uffici regionali e le ambasciate e le delegazioni; si compiace che finora siano disponibili traduzioni in lingue quali il russo, l'arabo, il cinese e il farsi, ma sottolinea che occorre effettuare altre traduzioni a livello locale; esorta vivamente gli Stati membri dell'Unione europea a semplificare la questione dei visti a favore di difensori dei diritti umani che sono invitati a partecipare a manifestazioni organizzate nell'Unione europea o che fuggono per il deterioramento delle condizioni di sicurezza;

Orientamenti relativi ai dialoghi sui diritti umani e consultazioni riconosciute con paesi terzi

76. chiede al Consiglio e alla Commissione di avviare una valutazione organica degli orientamenti relativi ai dialoghi sui diritti umani e a sviluppare chiari indicatori dell'impatto di ciascun dialogo nonché criteri per l'avvio, l'interruzione e la ripresa dei dialoghi;

77. reitera la sua richiesta di estendere i dialoghi sui diritti dell'uomo sia alla situazione nei paesi terzi, sia a quella all'interno dell'Unione europea, in modo da rafforzare la credibilità del dialogo stesso;

78.    reitera il suo appello affinché le questioni inerenti ai diritti umani siano esaminate al più alto livello politico per dare maggior peso politico alle inquietudini riguardanti i diritti umani e affinché sia esclusa per gli Stati membri o i paesi terzi la possibilità di isolare i diritti umani dal dialogo politico; per questi motivi considera fondamentale che tale dialogo non sia mai utilizzato per confinare la materia ad incontri tra esperti, marginalizzandola rispetto ad altri temi politici; invita di conseguenza il Consiglio e la Commissione ad adottare le seguenti misure:

–  pubblicizzare gli obiettivi fissati per ciascun dialogo e monitorare la loro realizzazione;

–  stabilire che la valutazione di ciascun dialogo sia realizzata preferibilmente ogni anno e comunque con periodicità almeno biennale;

–  assicurare che ogni incontro nell'ambito del dialogo affianchi, accanto a una fase di approfondimento “tecnico” a livello di funzionari, una fase politica che coinvolga direttamente i responsabili a livello ministeriale;

79.    sottolinea nuovamente, a tale proposito, le proposte avanzate nella sua suddetta risoluzione del 6 settembre 2007 sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni con i paesi terzi in materia di diritti dell'uomo; sottolinea al riguardo che un dialogo fra il Consiglio, la Commissione e la sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento è stato lanciato nel gennaio 2008 al fine di dare attuazione alle raccomandazioni di detta risoluzione, che auspicava la costante partecipazione del Parlamento ai dialoghi e alle consultazioni; rammenta in tal senso l'obbligo del Consiglio di consultare il Parlamento e di tener conto della sua posizione, sancito dall'articolo 21 del trattato sull’Unione europea;

80.    sottolinea la necessità di una radicale intensificazione del dialogo tra l’Unione europea e la Cina in materia di diritti umani ed esprime preoccupazione per il fatto che la Cina ha dato risposta soltanto ai due terzi dei punti sollevati dall’UE riguardanti casi individuali problematici facenti parte di tale dialogo; esprime inquietudine per le gravi violazioni dei diritti umani in Cina e sottolinea che, malgrado le promesse fatte dal regime in vista dei prossimi Giochi olimpici, conformemente alla Carta olimpica, la situazione in loco per quanto riguarda i diritti umani non è migliorata; in conformità con la Carta olimpica, saluta con favore il fatto che la Cina si stia adoperando per dare attuazione alle raccomandazioni del relatore speciale sulla tortura e che abbia recentemente dato istruzioni ai tribunali di non basarsi sulle confessioni; rileva che la ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici è ancora in sospeso, nonostante le ripetute assicurazioni da parte del governo cinese della sua intenzione di ratificarlo; deplora che al vertice Unione europea-Cina del 28 novembre 2007 a Pechino non sia stata adottata nessuna dichiarazione comune Unione europea-Cina sui diritti umani, sebbene l'intenzione di formulare una siffatta dichiarazione fosse stata inizialmente annunciata; chiede al Consiglio di fornire informazioni più dettagliate al Parlamento a seguito delle discussioni, compreso un elenco dettagliato delle iniziative intraprese dal Consiglio e dagli Stati membri in merito ai singoli casi; fa osservare che occorre porre l’accento su tali aspetti allarmanti in vista della preparazione dei Giochi olimpici in Cina, che costituiscono un'opportunità di importanza storica per il miglioramento dei diritti umani in Cina; permane preoccupato a tale riguardo per il fatto che la legislazione cinese, compreso il sistema del segreto di Stato, impedisce la necessaria trasparenza per lo sviluppo del buon governo e di un sistema in cui prevalga lo Stato di diritto; si dichiara preoccupato per i limiti posti alla libertà dei mezzi di informazione cinesi e internazionali, compresi Internet, i blog e l'accesso all'informazione per la stampa cinese e internazionale; resta altrettanto preoccupato per le liste di proscrizione di giornalisti e attivisti per i diritti umani, compresi il Dalai Lama, i suoi seguaci e quanti praticano Falun Gong; chiede a tale riguardo l’immediato rilascio di Hu Jia, attivista di spicco nella lotta contro l’AIDS; sottolinea la necessità di continuare, anche dopo le Olimpiadi, a osservare da vicino la situazione dei diritti umani e le modifiche apportate alla legislazione in materia; chiede con insistenza all'Unione europea di fare in modo che le sue relazioni commerciali con la Cina siano subordinate alle riforme in materia di diritti umani e chiede in proposito al Consiglio di effettuare una valutazione a tutto campo della situazione dei diritti umani prima di concludere qualsiasi nuovo accordo quadro di partenariato e cooperazione; chiede al Consiglio e alla Commissione di sollevare le questioni della regione autonoma della Mongolia interna, del Turkestan orientale e della regione autonoma del Tibet, di sostenere attivamente il rafforzamento di un dialogo trasparente tra il governo cinese e gli emissari del governo tibetano in esilio e di integrare la questione delle implicazioni che le politiche cinesi in Africa comportano per i diritti umani; permane allarmato per la violazione sistematica dei diritti umani dell'etnia uigur nella regione autonoma uigura dello Xinjiang;

81.    permane preoccupato per l'interruzione sin dal 2004 del dialogo sui diritti umani con l'Iran a causa dell’assenza di qualsiasi progresso positivo verso il miglioramento della situazione dei diritti imani nonché della mancanza di cooperazione da parte dell'Iran; invita le autorità iraniane a riprendere il dialogo a beneficio di tutti gli attori della società civile impegnati per la democrazia e a rafforzare, in modo pacifico e non violento, gli attuali processi volti a favorire le riforme democratiche, istituzionali e costituzionali, garantire la sostenibilità di tali riforme e consolidare la partecipazione di tutti i difensori iraniani dei diritti umani e i rappresentanti della società civile nei processi di elaborazione delle politiche, rafforzando il ruolo che essi svolgono nella dialettica politica generale; esprime profonda preoccupazione per il fatto che il rispetto per i diritti umani fondamentali in Iran, in particolare la libertà di espressione e di assemblea, ha continuato a deteriorarsi nel corso del 2007; condanna la nuova campagna di moralizzazione lanciata dalle autorità iraniane dall'inizio di aprile 2007, che ha portato all'arresto di migliaia di uomini e donne a seguito delle iniziative tese a "contrastare il comportamento immorale"; denuncia il crescente ricorso del regime iraniano alle esecuzioni capitali;

82.    deplora la mancanza di risultati ottenuti nelle consultazioni Unione europea-Russia sui diritti umani e chiede che il Parlamento sia associato a tale processo; incoraggia gli sforzi esplicati dal Consiglio e dalla Commissione al fine di giungere a una situazione in cui le consultazioni si svolgano in modo alternato in Russia e nell'Unione europea, in cui altri ministri russi oltre al ministro degli esteri partecipino alle consultazioni e in cui la delegazione russa partecipi alle riunioni di organi parlamentari o ONG russi e europei organizzate in concomitanza con le consultazioni; deplora che l'Unione europea abbia ottenuto finora scarsi risultati nel favorire cambiamenti politici in Russia, in particolare per quanto riguarda questioni delicate quali la situazione in Cecenia e nelle altre Repubbliche del Caucaso, l'impunità e l'indipendenza della magistratura, il trattamento dei difensori dei diritti umani e dei prigionieri politici, tra cui Mikhail Khodorkovsky, l'indipendenza di mezzi di informazione e la libertà di espressione, il trattamento delle minoranze etniche e religiose, il rispetto dello Stato di diritto e la tutela dei diritti umani nelle forze armate, le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale nonché altre questioni; ritiene che il tema a lungo dibattuto della Cecenia debba essere esteso fino a comprendere le preoccupanti situazioni in Inguscezia e nel Daghestan; invita la autorità russe a proteggere le minoranze nazionali nella repubblica di Mari-El e ad assicurare il rispetto dei diritti umani e delle minoranze conformemente alla costituzione del Mari-El e alle norme europee; deplora le perduranti persecuzioni di giornalisti, difensori dei diritti umani, prigionieri politici e ONG, ad esempio le recenti aggressioni ai danni della Novaya Gazeta e della Fondazione per la promozione della tolleranza di Nizhny Novgorod; teme che nel 2007, a seguito della sua entrata in vigore nel 2006, la nuova legislazione russa sulle ONG si sia rivelata suscettibile di applicazione arbitraria e selettiva e sia stata usata per impedire, limitare e punire attività legittime delle ONG, contribuendo in tal modo ad accrescere l'insicurezza e la vulnerabilità di queste ultime; esprime ulteriore preoccupazione, in linea con la relazione di Amnesty International del dicembre 2007, per il fatto che l’Ufficio del procuratore continui a non rispettare il diritto di Mikhail Khodorkovsky e del suo socio Platon Lebedev a un processo equo in conformità delle norme internazionali e deplora il rifiuto di somministrare cure mediche salvavita a Vasily Alexanyan, ex vicepresidente della Yukos, malgrado i ripetuti inviti in tal senso da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo e del Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa; esorta la Russia a prendere ulteriori misure per tutelare la libertà di espressione e la sicurezza dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani; ritiene, a questo proposito, che l'Unione europea debba considerare prioritarie la cooperazione della Russia con l'OSCE, il Consiglio d'Europa e i meccanismi delle Nazioni Unite inerenti ai diritti umani nonché la ratifica di tutte le convenzioni in materia di diritti umani, in particolare la ratifica del Protocollo n. 14 alla Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo, che modifica il sistema di controllo della Convenzione; deplora l'indisponibilità della Russia a invitare osservatori internazionali in numero adeguato e con sufficiente anticipo per permettere loro di monitorare correttamente le elezioni conformemente alle norme dell'OSCE, impedendo in tal modo all’Ufficio dell’OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) di effettuare la missione di osservazione elettorale pianificata a norma del suo mandato, ed è pertanto costretto a mettere in dubbio le credenziali democratiche delle elezioni parlamentari del 2007 e di quelle presidenziali del 2008; esorta vivamente la Commissione e il Consiglio a sollevare questioni sui diritti umani, compresi i casi singoli, con le autorità russe al massimo livello e nell'ambito del nuovo accordo di partenariato e cooperazione con la Russia; chiede con insistenza alla Commissione di stabilire obblighi più chiari e prevedere meccanismi di controllo più efficienti, oltre alla clausola sui diritti umani, per giungere a un vero e proprio miglioramento della situazione dei diritti umani;

83.    sollecita la Commissione e il Consiglio a istituire sottocommissioni sui diritti umani con tutti gli Stati vicini; ribadisce la sua richiesta di associare i parlamentari alla preparazione delle riunioni di tali sottocommissioni e di informarli sul loro esito; ritiene che, mentre i primi cicli di riunioni, come nel caso della Tunisia, potrebbero concentrarsi sulla fissazione della durata della sottocommissione e sulla promozione della fiducia tra le parti, tali sottocommissioni, in particolare l'attuale sottocommissione con il Marocco, dovrebbero passare a una fase incentrata sui risultati, stabilendo concreti obiettivi di riferimento e indicatori dei progressi compiuti, nonché la possibilità di sollevare singoli casi; sottolinea che le discussioni sui diritti umani non dovrebbero di certo restare confinate nell’ambito di tali sottocommissioni ed evidenzia la necessità di includere tali tematiche nel dialogo politico fino al più alto livello, in modo da rafforzare la coerenza della politica dell’UE in questo campo e ridurre le discrepanze nelle dichiarazioni sulla situazione dei diritti umani rilasciate alla stampa dalle due parti; accoglie con favore la dichiarazione del Consiglio del 16 ottobre 2007, secondo cui le discussioni concernenti un futuro accordo quadro UE-Libia si concentreranno specificamente, tra l’altro, sulla cooperazione e sul progresso nel campo dei diritti umani;

84.    rammenta il deterioramento della situazione in Siria, dove le autorità del regime rifiutano di riconoscere ufficialmente le associazioni che si battono per i diritti umani e dove queste ultime subiscono azioni vessatorie da parte delle forze dell’ordine, che ne imprigionano gli aderenti in quanto privi di status giuridico; condanna gli arresti di dissidenti e membri dei partiti di opposizione e sollecita il Consiglio e la Commissione ad invitare il governo siriano a rilasciare i giornalisti, gli attivisti per i diritti umani e gli avvocati indipendenti detenuti e a revocare lo stato di emergenza;

85.    condanna i provvedimenti adottati nei confronti dell’opposizione dalle autorità bielorusse; rileva che tali misure assumono sempre più la forma di tentativi sistematici volti a umiliare e vessare i membri dell’opposizione, come dimostra il recente arresto di Alexander Milinkiewicz, vincitore del Premio Sakharov; nota anche che l'Unione europea non è riuscita a migliorare la situazione dei diritti umani in Bielorussia;

86.    esprime il suo profondo turbamento per la catastrofica crisi umanitaria nella Striscia di Gaza; invita tutte le parti interessate ad aderire alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; ribadisce il contenuto della sua risoluzione del 21 febbraio 2008 sulla situazione nella Striscia di Gaza(24);

87.    prende atto dei tentativi fatti dalla Commissione e dal Consiglio di organizzare un secondo ciclo del dialogo Unione europea-Uzbekistan sui diritti umani nel maggio 2008 e dà atto alla Commissione degli sforzi compiuti per organizzare a margine del dialogo un seminario della società civile sul tema dell’espressione dei media, probabilmente a Tashkent; rileva ancora una volta che lo svolgimento di un dialogo sui diritti umani e di riunioni di esperti sul massacro di Andijan del 2005 non costituisce di per sé un passo avanti e non può essere invocato quale giustificazione per la revoca delle sanzioni; prende atto che l'assenza di un'inchiesta internazionale indipendente sul massacro di Andijan e l'assenza di qualsiasi miglioramento della situazione dei diritti umani in Uzbekistan, che rappresentano le condizioni poste dall'Unione europea per la revoca delle sanzioni, hanno logicamente portato a un'estensione delle sanzioni contro l'Uzbekistan; si compiace che le conclusioni del Consiglio Affari generali e Relazioni esterne del 15 e 16 ottobre 2007 abbiano introdotto specifiche condizioni che dovranno essere soddisfatte entro sei mesi per mantenere la sospensione delle restrizioni sul rilascio dei visti; invita la Commissione e il Consiglio a effettuare una seria valutazione dell'impatto della decisione di sospendere per sei mesi alcune delle restrizioni sul rilascio dei visti, che formano parte delle sanzioni imposte dall'Unione europea all'Uzbekistan, e a riesaminare la situazione complessiva dei diritti umani in tale paese; deplora che l'Uzbekistan non abbia finora dato prova di alcun progresso in nessuno di tali punti; esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalla propria sottocommissione per i diritti dell’uomo, che ha condotto una ricognizione semestrale della situazione in materia di diritti umani per trasmettere ogni semestre al Consiglio le valutazioni e raccomandazioni del Parlamento in merito alla politica che l'UE dovrà seguire in materia; è sconcertato dalle elezioni presidenziali tenutesi il 23 dicembre 2007 in Uzbekistan, che secondo l’ODIHR si sono svolte in un clima di severo controllo politico senza alcuno spazio per una vera e propria opposizione e, in generale, senza rispettare molti degli impegni dell’OSCE in materia di elezioni democratiche; condanna le uccisioni di Mark Weil, fondatore e direttore artistico del Teatro Ilkhom indipendente, avvenuta a Tashkent il 9 settembre 2007, e del giornalista e critico del regime uzbeko Alisher Saipov, avvenuta nella città kirghiza di Osh il 24 ottobre 2007; reitera il suo appello per l'immediata liberazione dei prigionieri politici(25);

88.    appoggia la volontà del Consiglio di istituire dialoghi sui diritti umani con ciascuno dei rimanenti quattro paesi dell'Asia centrale; chiede che i dialoghi siano incentrati sui risultati e pienamente rispondenti agli orientamenti dell'Unione europea relativi ai dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi, garantendo la partecipazione della società civile e del Parlamento europeo; chiede che all'istituzione dei dialoghi corrispondano adeguate risorse in seno ai segretariati del Consiglio e della Commissione;

89.    rileva l'importanza che l'impegno della Turchia e dell'UE nei confronti del processo di adesione della Turchia riveste per il prosieguo delle riforme in materia di diritti umani in questo paese;

90.    auspica che i responsabili dell'assassinio di Benazir Bhutto siano individuati e consegnati alla giustizia quanto prima possibile; prende atto del deterioramento della situazione dei diritti umani in Pakistan durante tutto il 2007, comprese in particolare le minacce all'indipendenza della magistratura e alla libertà dei mezzi di informazione; condanna a tal proposito la campagna di diffamazione condotta contro Iftikhar Mohammad Choudhry, ex presidente della Corte suprema del Pakistan, nonché la sua destituzione e gli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti; invita il Consiglio e la Commissione a sostenere il movimento per la democrazia promosso dalla magistratura e dall’avvocatura, in particolare invitando alcuni loro rappresentanti, fra cui Choudry; chiede la reintegrazione di tutti i giudici destituiti; prende atto dell'adozione del nuovo documento strategico per paese relativo al Pakistan e si compiace dell'integrazione della prevenzione dei conflitti e dei diritti umani nel documento stesso; rileva che la prima riunione della commissione mista Comunità europea - Pakistan si è tenuta per la prima volta a Islamabad il 24 maggio 2007 e sottolinea la necessità di porre i diritti umani al primo punto dell’ordine del giorno di tutte le successive riunioni;

Mutilazioni genitali femminili e altre pratiche nocive tradizionali

91.    sottolinea che occorre intensificare gli sforzi tesi a eliminare tutte le forme di mutilazioni genitali femminili sia a livello locale che nel processo di formulazione della politica, in modo da sottolineare il fatto che tali mutilazioni rappresentano sia una questione di genere che una violazione dei diritti umani legata al rispetto dell’integrità fisica;

92.    insiste affinché la questione dei diritti delle donne sia affrontata esplicitamente nell'ambito di tutti i dialoghi sui diritti umani, e in particolare la questione della lotta e dell'eliminazione di tutte le forme di discriminazione e di violenza contro le donne e le ragazze, fra cui – in primo luogo – l’aborto selettivo dei feti femminili, tutte le pratiche tradizionali nocive, ad esempio la mutilazione genitale femminile o il matrimonio in età precoce o forzato, tutte le forme di tratta di esseri umani, la violenza domestica e l'uccisione di donne, lo sfruttamento sul lavoro e lo sfruttamento economico; insiste inoltre affinché sia respinta la posizione degli Stati che invocano costumi, tradizioni o considerazioni religiose di qualsiasi tipo per evitare di assolvere l’obbligo di eliminare tali pratiche brutali;

93.    chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di utilizzare la clausola sui diritti umani per fare della lotta a tutte le forme di mutilazione genitale femminile una questione prioritaria nelle relazioni con i paesi terzi, in particolare gli Stati che intrattengono relazioni preferenziali con l'Unione europea nel quadro dell'Accordo di Cotonou (attualmente nell’ambito degli accordi di partenariato europei) e di esercitare pressioni su tali paesi affinché adottino le necessarie misure legislative, amministrative, giudiziarie e preventive per porre fine a tali pratiche;

94.    ricorda gli obiettivi di sviluppo del Millennio e sottolinea che l'accesso all'istruzione e alla sanità sono diritti umani fondamentali; ritiene che i programmi sanitari, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, la promozione della parità di genere, il conferimento di poteri alle donne e i diritti dei minori dovrebbero avere la priorità nella politica dell'UE in materia di sviluppo e di diritti umani, in particolare laddove è diffusa la violenza di genere e le donne e i minori corrono il rischio di contagio da HIV/AIDS o viene loro negato l'accesso all'informazione, alla prevenzione e alle cure; invita la Commissione ad integrare nella sua politica di sviluppo i diritti del lavoro fondamentali e l'agenda per condizioni di lavoro dignitose, particolarmente nel quadro dei programmi di aiuto connessi agli scambi commerciali;

95.    chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di promuovere in particolare la ratifica e l'attuazione da parte degli Stati membri dell'Unione africana del Protocollo dell'Unione africana sui diritti delle donne in Africa;

96.    chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e di garantire lo stanziamento di finanziamenti a favore di attività finalizzate all'eliminazione di tutte le forme di mutilazione genitale femminile;

Esame generale delle attività del Consiglio e della Commissione, compresi i risultati delle due Presidenze

97.    deplora le perduranti violazioni dei diritti umani e della democrazia da parte della giunta militare in Birmania e appoggia l'impegno dell'Unione europea di raggiungere i suoi obiettivi dichiarati, ossia un autentico "dialogo tripartito" inclusivo fra il regime militare, l'opposizione democratica (segnatamente la Lega nazionale per la democrazia, vincitrice delle elezioni del 1990) e le nazionalità etniche, onde pervenire a quella riconciliazione nazionale tanto necessaria alla transizione birmana alla democrazia e all'istituzione di un governo legittimo, democratico e civile che rispetti i diritti umani della sua popolazione e ripristini le normali relazioni con la comunità internazionale; si compiace dell'adozione da parte del Consiglio nel novembre 2007 di una posizione comune che rinnova le attuali misure restrittive e ne introduce di nuove, ma deplora l'esclusione da tali misure di settori cruciali quali l'energia e la mancata previsione di sanzioni finanziarie e bancarie contro il regime militare; ritiene a tal proposito che l’adozione di misure restrittive dovrebbe essere sistematicamente accompagnata da un saldo sostegno a favore della società civile, il che non si è verificato nel caso della Birmania; condanna la risposta brutale delle autorità birmane alle dimostrazioni dei monaci buddisti e di tutti gli altri dimostranti pacifici; deplora i continui arresti e provvedimenti di carcerazione a carico di attivisti democratici e giornalisti ed invita il Consiglio a continuare a fare della situazione dei diritti umani in Birmania una delle principali priorità in sede di Consiglio dei diritti umani dell’ONU e a mantenere le pressioni per una seconda visita in questo paese di Tomas Ojea Quintana, relatore speciale ONU per i diritti dell’uomo in Birmania, affinché operi una nuova valutazione in fatto di violazioni dei diritti umani; esprime apprezzamento per la nomina di Piero Fassino a Inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania e chiede alla Commissione di appoggiare attivamente il movimento birmano per la democrazia nel quadro dell'EIDHR; condanna l’uccisione di Padoh Mahn Sha, Segretario generale dell'Unione nazionale karen, assassinato a casa sua in Tailandia il 14 febbraio 2008; chiede che venga svolta un’indagine sulle circostanze di questo assassinio e che l’UE esprima indignazione nei confronti del regime militare e sollecita un rafforzamento della protezione dei leader birmani democratici in esilio in Tailandia; teme che i rifugiati birmani in Malaysia siano estremamente vulnerabili ed esposti al rischio di arresto, detenzione, fustigazione e deportazione da parte delle autorità malesi; sollecita il Consiglio a chiedere alle autorità malesi di porre fine al trattamento brutale che riservano ai rifugiati, ad incoraggiare l’UNHCR a registrare tutti i rifugiati in modo da fornire maggiore protezione e a sollecitare più paesi ad accettare di accogliere rifugiati birmani dalla Malaysia per il reinsediamento;

98.    chiede alla Presidenza del Consiglio di concentrarsi sui paesi che destano particolari inquietudini in relazione ai diritti umani; incoraggia, in particolare, il Consiglio ad attuare pienamente gli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani e di stanziare risorse aggiuntive a favore di progetti nell'ambito dell'EIDHR, in particolare per la promozione della democrazia in Bielorussia, Birmania, Cuba, Eritrea, Laos, Corea del Nord, Uzbekistan, Vietnam e Zimbabwe; ritiene che la formulazione e l'esecuzione di tali progetti non debbano essere subordinate al consenso o alla cooperazione dei rispettivi regimi;

99.    plaude all'organizzazione della prima giornata dell'Unione europea contro la tratta di esseri umani il 18 ottobre 2007, destinata a sensibilizzare su questo tema e a sottolineare il lungo impegno da parte dell'Unione europea alla sua eradicazione;

100.  si compiace del Forum Unione europea - ONG per i diritti umani, organizzato dalla Presidenza portoghese e dalla Commissione e svoltosi a Lisbona nel dicembre 2007, sul tema dei diritti economici, sociali e culturali; appoggia le raccomandazioni del Forum, che riaffermano l'indivisibilità e l'universalità dei diritti umani e riescono a collegare gli aspetti esterni e interni delle politiche dell'Unione europea; esorta pertanto il Consiglio e la Commissione a completare la valutazione dell’impatto sulla sostenibilità, attualmente condotta dalla DG Commercio della Commissione, con una adeguata valutazione di impatto sui diritti umani;

101.  esprime apprezzamento per il quarto incontro della rete europea di punti di contatto in materia di persone responsabili di genocidi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, svoltosi all'Aia il 7 e 8 maggio 2007; prende atto dei lavori di tale incontro interamente dedicato al Ruanda e alle indagini su persone ruandesi sospettate svolte da Stati europei; si rammarica della mancata organizzazione di un quinto incontro della rete durante la presidenza portoghese; rammenta al Consiglio l’impegno a organizzare un incontro di questo tipo nel corso di ciascuna presidenza;

102.  chiede alla Presidenza del Consiglio di intervenire in merito all'inerzia dell'Unione europea nel Darfur; plaude all'operazione ibrida dell'Unione africana/Nazioni Unite nel Darfur (UNAMID), approvata all'unanimità il 31 luglio 2007 dalla risoluzione 1769 (2007) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, intesa come un piccolo passo nella giusta direzione; rileva che l'UNAMID è succeduta alla missione dell'Unione africana in Sudan (AMIS) il 31 dicembre 2007 e ha un mandato iniziale che scade il 31 luglio 2008; auspica che l'AMIS, composta di 7 000 uomini e incaricata finora del mantenimento della pace, sia accorpata a questa nuova forza e che saranno prese tutte le misure necessarie a garantire la capacità dell'UNAMID di assolvere il suo mandato, compreso un esame periodico del numero di truppe stanziate per il mantenimento della pace; insiste comunque sul fatto che i mandati di arresto emessi dal TPI in relazione al Darfur devono essere eseguiti quanto prima possibile; rileva che l’inadeguatezza delle misure adottate per la tragedia umanitaria nel Darfur è stata una delle cause del deterioramento della situazione politica e sociale nel Ciad; chiede interventi immediati che assicurino a questo paese maggiore assistenza;

103.  esprime preoccupazione per l’offensiva condotta dai ribelli a N'Djamena (Ciad) all’inizio del febbraio 2008; rimarca l’importanza che anche l’UE intensifichi le pressioni diplomatiche per un cessate il fuoco ai fini della protezione dei civili assediati, e dia sostegno ai colloqui per la pace e la riconciliazione nazionale nel paese; condanna il giro di vite attuato dal governo ciadiano nei confronti degli oppositori politici nella capitale N'Djamena dopo il tentativo di colpo di stato del mese di febbraio; sollecita il Consiglio ad adoperarsi al massimo per garantire libertà all’opposizione politica in Ciad; sottolinea la gravità della crisi relativa ai rifugiati e agli sfollati interni nel Ciad orientale, dove oltre 400 mila profughi e sfollati sono attualmente accolti in 12 campi lungo il confine est del paese; saluta con favore il varo della missione UE di mantenimento della pace EUFOR/CIAD-RCA e il suo cruciale obiettivo di proteggere i profughi, gli sfollati e il personale umanitario in questa area di crisi;

104.  si compiace che in seno alle Nazioni Unite siano iniziati i lavori per la definizione di un codice di condotta uniforme per tutte le categorie di personale partecipanti alle missioni di pace; rileva che il piano d'azione della Task Force precisa l'obbligo di incorporare una serie di sei principi basilari in tutti i codici di condotta del Comitato permanente inter-agenzie, compreso il principio che vieta di compiere atti sessuali con minori di 18 anni, indipendentemente dalla maggiore età o dall'età del consenso vigente a livello locale; si compiace che questo codice di condotta si applichi ora a tutto il personale delle missioni di pace o umanitarie delle Nazioni Unite; esprime apprezzamento per la creazione di unità per la condotta del personale in seno alle missioni delle Nazioni Unite in Burundi, Costa d'Avorio, Repubblica democratica del Congo e Haiti incaricate di indagare sui casi denunciati e di assistere le vittime; auspica la completa applicazione del codice di condotta in tutte le missioni delle Nazioni Unite, compresa, se del caso, l'imposizione di sanzioni penali contro il personale ritenuto responsabile di stupro o di sfruttamento sessuale di minori;

105.  valuta positivamente il fatto che il Consiglio elabori e aggiorni periodicamente degli elenchi di paesi prioritari nei confronti dei quali sono esplicati ulteriori sforzi concertati al fine di dare applicazione agli orientamenti dell'Unione europea sui minori e i conflitti armati, sulla pena di morte (i cosiddetti paesi in procinto di adottare modifiche in materia) e sui difensori dei diritti umani; rileva che una pratica analoga è anche prevista dalla strategia di attuazione dei nuovi orientamenti dell'Unione europea sulla promozione e la protezione dei diritti dei minori; incoraggia la Commissione e il Consiglio a estendere tali buone pratiche, che consentono all'Unione europea, tra l'altro, di reagire in modo più efficace mediante iniziative, dichiarazioni e altre forme di azione, agli orientamenti dell'Unione europea sulla tortura; incoraggia il Consiglio e la Commissione a coinvolgere i meccanismi speciali delle Nazioni Unite e a tener conto delle raccomandazioni e delle risoluzioni d'urgenza del Parlamento europeo al momento di individuare i paesi prioritari;

106.  reitera il suo appello affinché tutte le discussioni con i paesi terzi, gli strumenti, i documenti e le relazioni, comprese le relazioni annuali, in materia di diritti umani e democrazia affrontino in modo esplicito i temi relativi alla discriminazione, tra cui le questioni riguardanti le minoranze etniche, nazionali e linguistiche, la libertà religiosa, comprese l’intolleranza nei confronti di qualunque religione e le pratiche discriminatorie ai danni delle minoranze religiose, le discriminazioni di casta, la tutela e la promozione dei diritti delle popolazioni indigene, i diritti umani delle donne, i diritti dei minori, i diritti delle popolazioni indigene, i disabili, comprese le persone affette da un handicap intellettivo, e le persone di qualsiasi orientamento sessuale, associando pienamente le loro organizzazioni, sia nell'Unione europea che, se del caso, nei paesi terzi;

I programmi di assistenza esterna della Commissione

Lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)

107.  esprime preoccupazione per gli evidenti brogli verificatisi nelle elezioni presidenziali del dicembre 2007 in Kenya, a cui hanno fatto seguito manifestazioni di violenza, e chiede che vengano garantiti i diritti umani, fra cui la libertà di espressione, di riunione e di associazione nonché elezioni libere ed eque;

108.  si felicita dell’adozione dell’EIDHR quale strumento finanziario di assistenza esterna specifico per la promozione dei diritti dell’uomo e della democrazia e del fatto che si è tenuto conto delle priorità del Parlamento nei documenti di programmazione 2007 e 2008;

109.  chiede un'assoluta trasparenza sulle modalità di spesa dei finanziamenti nonché di scelta e di valutazione nell'ambito dell'EIDHR; chiede la pubblicazione su Internet di tutti i progetti prescelti, laddove ciò sia compatibile con la protezione dei beneficiari;

110.  plaude al varo, nell'ambito dell'EIDHR, di un nuovo progetto che permette di prendere provvedimenti urgenti per la tutela dei difensori dei diritti umani; chiede alla Commissione di implementare il nuovo progetto in modo rapido ed efficace;

111.  propone che l’EIDHR sia rafforzato a partire dal 2009, in particolare al fine di mettere a disposizione fondi supplementari sia per progetti condotti nei paesi cosiddetti “difficili” sia per progetti gestiti direttamente dalle delegazioni della Commissione insieme alle organizzazioni locali della società civile, in modo che tutti i paesi nei quali tali progetti sono attuati possano avere accesso ai fondi comunitari;

112.  invita la Commissione ad adeguare il livello di risorse umane assegnate all’attuazione dell’EIDHR presso la sede e le delegazioni alle specificità e alle difficoltà di questo nuovo strumento, in modo da disporre dei mezzi e delle competenze necessarie, tenendo conto del carattere altamente delicato dei progetti da esso sostenuti, della necessità di proteggere gli attori della società civile cui sono affidati i progetti e dell’importanza della finalità politica che tale strumento esprime;

113.  chiede che una formazione specifica in diritti dell’uomo e democrazia venga impartita al personale delle delegazioni dell’UE nei paesi terzi fino ai livelli più elevati, soprattutto in relazione ai progetti condotti nel quadro degli orientamenti e all’assistenza urgente concessa ai difensori dei diritti umani; chiede inoltre che la formazione biennale dei capi delegazione comprenda un capitolo sui diritti umani in considerazione delle nuove funzioni ricoperte dalle delegazioni in materia;

114.  invita la Commissione ad accertarsi della coerenza fra le priorità politiche dell’Unione e i progetti e programmi che essa sostiene, soprattutto nel quadro della sua programmazione bilaterale con i paesi terzi; chiede inoltre che sia assicurata la coerenza fra i programmi e gli strumenti tematici e che questi ultimi siano rafforzati, essendo i soli che permettono all'Unione di condurre azioni nei paesi terzi senza l'avallo delle autorità dello Stato interessato;

115.  rileva che i finanziamenti dell'EIDHR impegnati per le missioni di osservazione elettorale dell'Unione europea nel 2007 ammontavano al 23% dei finanziamenti totali dell'EIDHR utilizzati (30,1 milioni di euro) e che sono state condotte 11 missioni di questo tipo;

116.  rileva che una quota ingente (circa il 50%) dei finanziamenti totali dell'EIDHR per i progetti appaltati nel 2007 è stata destinata a grandi progetti tematici e solo una quota modesta (il 24%) è andata a programmi di sostegno per paese (equivalenti a microprogetti); rileva altresì che solo una parte limitata dei finanziamenti è stata destinata all'Asia e propone di ripensare l'equilibrio geografico;

117.  fa osservare che occorre fare attenzione a finanziare le organizzazioni internazionali il cui finanziamento è fornito attraverso i contributi applicati agli Stati membri, quali il TPI, dato che i finanziamenti erogati a tali organizzazioni si configurano come sovvenzioni a parti statuali che hanno l'obbligo di fornire questi finanziamenti a tali organizzazioni e pongono a repentaglio altri progetti e istituzioni che dipendono dai finanziamenti dell'EIDHR, quali i progetti delle ONG e il progetto Legacy e il lavoro di prossimità del Tribunale speciale per la Sierra Lione;

Assistenza e monitoraggio elettorale

118.  constata con soddisfazione che l'Unione fa crescente ricorso all'assistenza e al monitoraggio elettorale per favorire la democratizzazione nei paesi terzi attraverso missioni di riconosciuta qualità e indipendenza;

119.  insiste affinché venga esercitata una maggiore vigilanza sui criteri che presiedono alla scelta dei paesi in cui condurre una missione di assistenza/monitoraggio elettorale, nonché sul rispetto della metodologia e delle regole introdotte a livello internazionale, con particolare riguardo al carattere indipendente della missione;

120.  considera opportuno al momento attuale, alla luce dell’esperienza acquisita, integrare l’assistenza e il monitoraggio elettorale in un processo continuo comprendente una fase pre-elettorale di sostegno all’instaurazione della democrazia e ai diritti dell’uomo e soprattutto una fase post-elettorale in cui sostenere e valutare il processo democratico di rafforzamento dello stato di diritto, il consolidamento delle istituzioni democratiche, il pluralismo politico, l’indipendenza del potere giudiziario e il ruolo della società civile;

121.  rammenta che la necessità di avere una politica post-elettorale figura nella base giuridica dell’EIDHR;

122.  chiede che il processo elettorale, comprendente una fase pre e post-elettorale, sia integrato ai vari livelli del dialogo politico condotto con i paesi terzi interessati, al fine di assicurare la coerenza delle politiche dell'UE e di riaffermare il ruolo centrale dei diritti dell'uomo e della democrazia;

123.  rammenta altresì alla Commissione e al Consiglio che occorre elaborare per ciascun paese strategie in materia di democrazia e diritti dell’uomo sulla falsariga dell'opera avviata da alcuni Stati membri, in quanto strumenti essenziali per dare coerenza alle politiche condotte, anche in occasione dei processi elettorali;

124.  chiede alla commissione per gli affari esteri di tracciare un bilancio operativo dell’EIDHR nelle sue varie articolazioni, prima della revisione intermedia;

Attuazione delle clausole sui diritti umani e la democrazia negli accordi esterni

125.  deplora che le clausole sui diritti umani e la democrazia, un elemento essenziale di tutti gli accordi di cooperazione e partenariato con paesi terzi, non siano ancora attuate in modo concreto per l'assenza di un meccanismo che ne consenta l'applicazione;

126.  sottolinea nuovamente a tale proposito le proposte contenute nella sua suddetta risoluzione del 14 novembre 2006 sulle clausole sui diritti umani e la democrazia negli accordi dell'Unione europea; insiste soprattutto sulla necessità di includere tali clausole in tutti gli accordi dell’UE, compresi quelli settoriali;

127.  invita il Consiglio e la Commissione a cogliere l’occasione della scadenza e della rinegoziazione degli accordi di partenariato e cooperazione con vari Stati vicini e con la Russia per integrare nei futuri accordi la dimensione diritti umani e un dialogo costruttivo in materia, prevedendo anche meccanismi di follow-up;

128.  reitera il suo appello affinché le clausole sui diritti umani siano attuate attraverso una procedura di consultazione più trasparente tra le parti, che precisi i meccanismi politici e giuridici da utilizzare in caso di richiesta di sospensione della cooperazione bilaterale motivata da violazioni ripetute e/o sistematiche dei diritti umani in contrasto con il diritto internazionale; ritiene che tali clausole debbano specificare un meccanismo che permetta una sospensione temporanea di un accordo di cooperazione nonché un meccanismo di allerta;

129.  rileva che nel 2007 l'Unione europea non ha concluso alcun nuovo accordo contenente clausole sui diritti umani;

130.  si compiace che la Commissione e il Consiglio abbiano sospeso nel giugno 2007 le preferenze commerciali per la Bielorussia previste dal sistema di preferenze generalizzate a seguito della mancata attuazione da parte del governo bielorusso delle raccomandazioni presentate dall'Organizzazione mondiale del lavoro (OIL) nel 2004;

131.  ritiene che il garantire una vera democrazia nel rispetto dei diritti umani alle frontiere esterne dell'UE debba costituire la massima priorità nel quadro dell’azione dell’UE volta ad integrare i diritti dell’uomo; invita la Commissione e il Consiglio a perseguire con maggior vigore tale integrazione nella ENP, nel partenariato strategico con la Russia e nelle relazioni con la Turchia e gli Stati dei Balcani occidentali e, a tal fine, chiede che si faccia pieno uso in tali aree degli attuali quadri di cooperazione regionale; ribadisce in particolare la necessità, nei paesi in questione, di affrontare la questione delle violazioni dei diritti umani nelle aree interessate da conflitti irrisolti, che ostacolano fortemente il consolidamento dello stato di diritto e della democrazia agli attuali confini esterni dell'UE;

Integrazione dei diritti umani

132.  chiede alla Commissione di continuare a controllare da vicino la concessione dei vantaggi derivanti dal sistema di preferenze generalizzate Plus a paesi che hanno evidenziato gravi manchevolezze nell'attuazione delle otto convenzioni dell'OIL relative alle norme fondamentali sul lavoro, in considerazione delle violazioni dei diritti civili e politici o il ricorso al lavoro dei detenuti; chiede alla Commissione di sviluppare criteri atti a determinare in quali casi si dovrebbe ritirare il sistema delle preferenze generalizzate per motivi connessi ai diritti umani;

133.  ricorda la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo, adottata dalla risoluzione 41/128 del 4 dicembre 1986 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale riconosce che il diritto allo sviluppo è un diritto umano inalienabile e che gli Stati detengono la responsabilità primaria di creare condizioni favorevoli alla realizzazione del diritto allo sviluppo e devono prendere misure per formulare politiche di sviluppo internazionali al fine di facilitare la piena realizzazione di questo diritto; chiede che siano prese misure tese a far sì che i programmi di sviluppo internazionali destinati a rispondere a tale responsabilità degli Stati siano inclusivi e accessibili ai disabili, conformemente all'articolo 32 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei disabili firmata dalle Comunità europee il 30 marzo 2007;

134.  rammenta al Consiglio il suo impegno ad integrare i diritti umani nella PESC e in altre politiche UE, come indicato nel documento avallato dal Comitato politico e di sicurezza il 7 giugno 2006; chiede ulteriori progressi nell’attuazione delle raccomandazioni contenute nel documento in questione; rammenta in particolare al Consiglio l’obbligo che incombe ai gruppi di lavoro geografici di individuare, in sede di programmazione generale, problemi, priorità e strategie chiave in materia di diritti dell’uomo, e di intrattenere scambi più sistematici con le ONG internazionali e i difensori dei diritti umani;

135.  ricorda che il bilancio generale dell'Unione europea per il 2008 prevede che gli stanziamenti relativi alla disabilità debbano essere controllati onde garantire che gli aiuti comunitari siano conformi all'articolo 32 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei disabili e chiede che tali disposizioni del bilancio siano rigorosamente attuate e seguite;

136.  chiede al Consiglio di adoperarsi al massimo per attuare il diritto fondamentale alla salute per quanto riguarda il trattamento del dolore e l'accesso agli analgesici oppiacei, facendo presente che l'Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti ha chiesto alla comunità internazionale di promuovere la prescrizione di analgesici, sotto il rigoroso controllo di supervisori nazionali e internazionali riconosciuti, come i governi nazionali e le agenzie specializzate delle Nazioni Unite, in particolare nei paesi poveri, dato che in oltre 150 paesi si denunciano gravi carenze nelle cure; invita la Commissione e il Consiglio ad adoperarsi per rendere più efficaci ed universali i programmi dell’Organizzazione mondiale della sanità, aprendo tale organizzazione a tutti gli Stati, come previsto dall’articolo 3 della costituzione dell’OMS;

137.  condanna senza riserve tutte le forme di sfruttamento di minori, che si tratti di forme di sfruttamento sessuale, compresa la pornografia infantile e il turismo pedofilo, o di lavoro forzato, oltre a tutte le forme di tratta di esseri umani; invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere come grave problema afferente ai diritti umani - ed ad intervenire per risolverlo - quello delle migliaia di "bambini di strada" e dei bambini costretti alla degradante pratica dell'accattonaggio, e chiede agli Stati membri di introdurre sanzioni nei confronti dei responsabili;

138.  esorta vivamente la Commissione a continuare a promuovere la responsabilità sociale delle imprese tra le imprese europee e locali; chiede al Consiglio di riferire al Parlamento in merito a qualsiasi commento del Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per le imprese e i diritti umani che chiarisca le norme in materia di responsabilità delle imprese e delle multinazionali e di altre aziende commerciali per quanto riguarda i diritti umani;

139.  riconosce che la politica di immigrazione è diventata una priorità nell'agenda politica interna ed esterna dell'UE e che nei suoi testi l'UE cerca sempre di collegare immigrazione e sviluppo e di garantire il rispetto dei diritti fondamentali degli immigrati; afferma, tuttavia, che la realtà sul campo contraddice tali testi; sottolinea la necessità di concludere accordi di riammissione degli immigrati clandestini con paesi terzi che posseggono i necessari strumenti giuridici e istituzionali per trattare la riammissione dei propri cittadini e tutelarne i diritti;

140.  chiede al Consiglio di far sì che i diritti dei profughi, dei richiedenti asilo e degli immigrati siano pienamente rispettati nella pratica al momento di potenziare la cooperazione con paesi terzi in materia di immigrazione e asilo; sottolinea che, in particolare, il meccanismo della ENP dovrebbe essere utilizzato per controllare i risultati in materia di diritti umani in questo campo; chiede al Consiglio e alla Commissione di assicurarsi che nell'ambito delle politiche di cooperazione per la lotta contro l'immigrazione illegale ci si adoperi al massimo per garantire che la polizia e l’autorità giudiziaria dei paesi terzi rispettino i diritti dell’uomo; invita inoltre il Consiglio e la Commissione a far sì che non si fornisca alcun sostegno ad apparati di polizia e giustizia di paesi che violano in modo grave e sistematico i diritti umani e/o che non rendano conto delle modalità di impiego di detti fondi;

141.  chiede alla Commissione e al Consiglio di prendere iniziative dell'Unione europea a livello internazionale volte a combattere le persecuzioni e le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, ad esempio promuovendo una risoluzione sulla questione a livello delle Nazioni Unite e appoggiando le ONG e gli attori che promuovono l'uguaglianza e la non discriminazione; condanna il fatto che molti paesi abbiano criminalizzato il comportamento omosessuale, che l'Iran, l'Arabia Saudita, lo Yemen, il Sudan, la Mauritania, gli Emirati Arabi Uniti e parti della Nigeria impongano la pena di morte per atti omosessuali, che 77 paesi abbiano leggi che consentono alle autorità statali di perseguire ed eventualmente irrogare pene detentive per atti omosessuali e che numerosi paesi, quali il Pakistan, il Bangladesh, l'Uganda, il Kenya, la Tanzania, lo Zambia, il Malawi, il Niger, il Burkina Faso, la Malaysia e l'India (paese nel quale le disposizioni del codice penale in materia sono attualmente oggetto di revisione giurisdizionale) abbiano leggi che prevedono l'irrogazione di pene detentive che vanno da 10 anni all'ergastolo; appoggia pienamente i principi di Yogyakarta sull'applicazione del diritto internazionale in materia di diritti umani in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere; chiede con insistenza agli Stati membri di concedere l'asilo alle persone che rischiano di subire persecuzioni nei loro paesi di origine a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere;

142.  chiede alla Commissione e al Consiglio di verificare, in vista della riunione ministeriale dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine prevista per il 2009, che i finanziamenti forniti per la lotta contro le droghe illegali ad agenzie internazionali come quelle delle Nazioni Unite non siano mai utilizzati, direttamente o indirettamente, per sostenere apparati di sicurezza di paesi che violano in modo grave e sistematico i diritti dell'uomo o che applicano la pena di morte per reati connessi alle droghe; chiede altresì la preparazione di un documento che presenti in modo comprensivo e articolato le migliori pratiche applicate da tutti gli Stati membri dell'Unione europea in materia di diritti umani e politiche sugli stupefacenti in occasione della prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti;

143.  ribadisce l'importanza di una politica interna dell'Unione europea che promuova il rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani nonché la necessità per gli Stati membri di legiferare in modo coerente con, tra l’altro, gli obblighi emananti dalla Convenzione di Ginevra e dai relativi protocolli aggiuntivi, dalla Convenzione contro la tortura, dalla Convenzione contro il genocidio e dallo Statuto di Roma del TPI; plaude ai progressi compiuti nell'applicazione di una giurisdizione universale in taluni Stati membri; incoraggia, nell'ottica di una maggiore coerenza delle politiche interne ed esterne, il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a integrare la lotta contro l'impunità per gravi crimini internazionali nello sviluppo di un spazio comune dell'Unione europea di libertà, sicurezza e giustizia;

144.  ribadisce la sua inquietudine sulle restrizioni relative ai contenuti di Internet, che si applichino alla diffusione o alla ricezione di informazioni, imposte dai governi e che non sono strettamente conformi alla garanzia della libertà di espressione; chiede in proposito al Consiglio e alla Commissione di elaborare norme comunitarie sul commercio con i paesi terzi in merito ai beni, tra cui software, hardware e articoli affini, aventi come unico scopo quello di svolgere attività generali di sorveglianza e di restringere l'accesso a Internet in modo incompatibile con la libertà di espressione, e sull'importazione e l'esportazione di tali beni, ad eccezione degli articoli destinati unicamente a tutelare l'infanzia; ritiene che lo stesso debba applicarsi alle tecnologie di sorveglianza e/o militari destinate a paesi che violano sistematicamente i diritti umani; chiede inoltre di trovare soluzioni concrete per impedire alle aziende europee di fornire a quei paesi dati personali che possono essere utilizzati per violare tali diritti, in particolare il diritto alla libertà di espressione;

Efficacia degli interventi del Parlamento europeo nei casi relativi ai diritti umani

145.  chiede al Consiglio di partecipare ai dibatti sulle risoluzioni di urgenza e chiede che sia attribuito un ruolo più costruttivo alla sottocommissione per i diritti umani nell'ambito della messa a punto di criteri coerenti e trasparenti per la selezione delle tematiche urgenti;

146.  raccomanda che le risoluzioni e altri documenti chiave relativi a questioni di diritti umani siano tradotti nelle lingue parlate nelle zone in questione, in particolare nelle lingue il cui uso non è riconosciuto o è proibito da autorità statali responsabili di violazioni di diritti umani;

147.  si rammarica profondamente per il rifiuto opposto dalle autorità birmane e cubane alla richiesta del Parlamento di autorizzare l'invio di una delegazione in visita ai precedenti vincitori del Premio Sakharov; ritiene che il Parlamento dovrebbe facilitare la creazione di una rete dei vincitori del Premio Sakharov mediante lo svolgimento di riunioni periodiche presso il Parlamento;

148.  ricorda alle delegazioni del Parlamento che dovrebbero inserire sistematicamente nell'agenda delle loro visite nei paesi terzi un dibattito interparlamentare sulla situazione dei diritti umani;

149.  riconosce il lavoro svolto dalla sua commissione temporanea sul presunto utilizzo da parte della CIA di paesi europei per il trasporto e la detenzione illegali di persone nonché la relazione di tale commissione, che è sfociata nella risoluzione su tale tema adottata dal Parlamento il 14 febbraio 2007(26); chiede all'Unione europea e agli Stati membri di collaborare a tutti i livelli per svelare e denunciare ora e in futuro la pratica delle consegne straordinarie; chiede in proposito al Commissario Frattini di riferire al Parlamento sulle risposte fornite alla sua lettera del 23 luglio 2007 indirizzata ai governi polacco e rumeno, in cui si chiedevano informazioni dettagliate circa l’esito delle inchieste condotte nei due paesi e i risultati del questionario inviato a tutti gli Stati membri sulle rispettive legislazioni anti-terrorismo, come annunciato in plenaria nel settembre 2007;

°

°         °

150.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e ai governi dei paesi citati nella presente risoluzione.

(1)

Documento del Consiglio 13288/1/07.

(2)

Si veda l’allegato alla presente risoluzione.

(3)

GU C 379 del 7.12.1998, pag. 265; GU C 262 del 18.9.2001, pag. 262; GU C 293 E del 28.11.2002, pag. 88; GU C 271 E del 12.11.2003, pag. 576.

(4)

GU C 311 del 9.12.2005, pag. 1.

(5)

GU C 303 del 14.12.2007, pag. 1.

(6)

GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3; GU L 209 dell’11.8.2005, pag. 27.

(7)

Testi adottati, P6_TA(2007)0235.

(8)

Testi adottati, P6_TA(2008)0065.

(9)

GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.

(10)

GU C 250 E del 25.10.2007, pag. 91.

(11)

GU C 74 E del 20.3.2008, pag; 775.

(12)

GU C 77 E del 28.3.2002, pag. 126.

(13)

Testi adottati, P6_TA(2007)0381.

(14)

GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 879.

(15)

GU C 327 del 23.12.2005, pag. 4.

(16)

Al giugno 2007.

(17)

La conferenza ha visto la partecipazione di 140 rappresentanti della società civile e di 138 Stati (94 dei quali hanno aderito alla dichiarazione di Oslo o al processo di Oslo).

(18)

GU L 150 del 18.6.2003, pag. 67.

(19)

Al 13 marzo 2008, erano 87 gli Stati che non hanno ratificato lo Statuto di Roma: Algeria, Angola, Armenia, Azerbaigian, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Bielorussia, Bhutan, Brunei, Camerun, Capo Verde, Cile, Cina, Costa d'Avorio, Cuba, Repubblica ceca, Repubblica democratica popolare di Corea, Egitto, El Salvador, Guinea equatoriale, Eritrea, Etiopia, Granada, Guatemala, Guinea-Bissau, Haiti, India, Indonesia, Iran, Iraq, Israele, Giamaica, Kazakistan, Kiribati, Kuwait, Kirghizistan, Laos, Libano, Libia, Madagascar, Malesia, Maldive, Mauritania, Stati federati di Micronesia , Moldavia, Monaco, Marocco, Mozambico, Myanmar/Birmania, Nepal, Nicaragua, Oman, Pakistan, Palau, Papua Nuova Guinea, Filippine, Qatar, Federazione russa, Ruanda, Santa Lucia, São Tomé e Príncipe, Arabia Saudita, Seychelles, Singapore, Isole Salomone, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Suriname, Swaziland, Siria, Thailandia, Togo, Tonga, Tunisia, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d'America, Uzbekistan, Vanuatu, Vietnam, Yemen, Zimbabwe.

(20)

http://www.justicerapidresponse.org/Documents1/JRR_NY_NOV07_FinalOutcomeDocument.pdf.

(21)

Al 10 gennaio 2008 l’Italia, la Lettonia, la Polonia e la Spagna avevano firmato ma non ratificato il Protocollo n. 13 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali relativo all'abolizione delle pena di morte in ogni circostanza.

(22)

Firmatari al dicembre 2007: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia. (Soltanto due paesi – Albania e Argentina – hanno ratificato la Convenzione, che necessita di 20 ratifiche per entrare in vigore.)

(23)

Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dei minori relativo alla tratta dei minori, la prostituzione e la pornografia infantili (situazione al novembre 2007): non ancora ratificato da Repubblica ceca, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e il Regno Unito.

Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dei minori sulla partecipazione dei minori a conflitti armati (situazione all'ottobre 2007): non ancora ratificato da Estonia, Grecia, Ungheria, i Paesi Bassi; né firmato, né ratificato da Cipro.

(24)

Testi approvati, P6_TA(2008)0064.

(25)

In particolare di Mutabar Tadjibaeva, presidente dell'organizzazione per i diritti umani Plammenoe Serdtse, e di 12 difensori dei diritti umani: Saidjahon Zainabitdinov, Nosim Isakov, Norboi Kholjigitov, Abdusattor Irzaev, Habibulla Okpulatov, Azam Formonov, Alisher Karamatov, Mamarajab Nazarov, Dilmurad Mukhiddinov, Rasul Khudainasarov, Bobumurod Mavlanov e Ulugbek Kattabekov.

(26)

GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 309.


ALLEGATO I

A) INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT BETWEEN JANUARY AND DECEMBER 2007

THE SAKHAROV PRIZE 2007

 

The Winner of the SAKHAROV PRIZE 2007:

 

 

Salih Mahmoud OSMAN

 

SHORTLISTED NOMINEES

 

BACKGROUND

 

 

Mrs Zeng JINYAN

Mr Hu JIA

 

 

Chinese human rights defenders. He is an AIDS and environmental activist. She is a cyber-dissident reporting daily on her blog examples of human rights abuses in China. He has been under house arrest and is currently detained. A letter of concern was sent.

 

Salih Mahmoud OSMAN

 

 

Human rights attorney working with the Sudan Organization against torture, providing free legal representation for many victims of Sudan's civil war and human rights abuses.

 

 

Anna POLITKOVSKAYA

 

Russian journalist and human rights activist known for her opposition to the Chechen conflict.

She was shot dead on 7 October 2006.

COUNTRY

NAME

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY PARLIAMENT

Angola

Sarah Wykes

She is an activist of Global Witness. She held an important presentation in the hearing of the ACP-EU JPA Political Affairs Committee on 14 September 2006. On 18 February 2007, while conducting research, Dr Wykes was arrested in Angola and charged with espionage. She has been released on bail.

A letter of concern was sent on 14 May 2007.

Bangladesh

Sigma Huda

The renowned Bangladeshi lawyer, human rights activist and UN Special Rapporteur on Trafficking in Persons was convicted in July 2007 and sentenced to 3 years in prison on charges of bribery and corruption.

In its resolution adopted on 6 September 2007, the European Parliament raised concerns about the conditions under which she was imprisoned and urged the Bangladeshi authorities to provide Ms Huda with all the necessary medical treatment and help required by her health condition and to respect her rights to receive visits from her family and friends in prison.

On 17 July 2007, UN Secretary-General Ban-Ki Moon called on the Bangladeshi authorities to fully respect Ms Huda's fundamental rights.

Sheikh Hasina,

Khaleda Zia,

Moudud Ahmed

 

Three former Prime ministers detained or charged (among over 160 political leaders and with more then 100000 civilians) due to repressive measures (including a ban on all political activity) introduced by the military-backed Caretaker Government to end corruption.

On 27 August 2007 the Supreme Court overturned a High Court sentence for the release on bail of the former Prime Minister and Awami League president Sheikh Hasina, who has been imprisoned since 16 July 2007.

The former Prime Minister Khaleda Zia and her son were arrested on 3 September 2007 in Dhaka on allegations of corruption.

In its resolution adopted on 6 September 2007, the European Parliament raised concerns about the arrest and justification for ongoing detention of Awami League president Sheikh Hasina, arrested on 16 July 2007 and charged with extortion, and of Bangladesh Nationalist Party president Khaleda Zia, charged with corruption. The Parliament called on the Bangladeshi authorities to conduct the trial in a transparent way and according to the rule of law and, more particularly, called on the government to base its anti-corruption campaign solely on facts relevant in the context of criminal proceedings concerning corruption.

Anwar Hossain,

Harun Ur Rashid,

Saidur Rahman Khan,

Abdus Sobhan

Members of the teachers' association Shikkhok Samity who have been arrested subsequent to the students' and teachers' unrest which erupted in August 2007 at Dhaka university.

In its resolution adopted on 6 September 2007, the European Parliament called for their immediate release.

Burma

(Myanmar)

Aung San Suu Kyi

The National League for Democracy (NLD) leader, Nobel Peace Prize Laureate and Sakharov Prize winner has spent 11 of the last 17 years under house arrest.

In its resolutions adopted on 21 June, 6 September and 27 September 2007, the European Parliament called for the immediate release and full freedom of movement and expression of Aung San Suu Kyi.

In its resolution adopted on 27 September 2007, the European Parliament:

- demanded the immediate and unconditional release of all those who have been arrested since the protests began on 19 August 2007,

- utterly condemned the brutal response by the Burmese authorities to the peaceful demonstrations began on 19 August 2007 and expresses its horror at the killing of peaceful protestors,

- reiterated its calls for the cessation of the current illegitimate constitutional process, and its replacement by a fully representative National Convention including the National League for Democracy and other political parties and groups.

In its resolution adopted on 21 June 2007, the European Parliament insisted on the immediate release of U Win Tin and all political prisoners – estimated to number over 1200 – held by the SPDC.

A special session of the Human Rights Council was held on Myanmar at the initiative of the EU, in October 2007.

Min Ko Naing,

Ko Ko Gyi

Leaders of the 88 Generation Students, Min Ko Naing, has already spent 16 years in prison, and Ko Ko Gyi, 15 years.

 

U Win Tin

A 77-year old journalist detained as a political prisoner for almost two decades now for writing a letter to the UN on the ill-treatment of political prisoners and the poor conditions in which they are held.

Burmese Buddhist monks

With ten of thousands of other peaceful demonstrators protested as of 19 August 2007 against the anti-democratic and repressive regime in Burma and many of them were arrested.

Rawang Nang,

Chinlai Nin Ram,

Nanghkyi Hkaw Dang,

Pu Ram

The four girls, aged between 14 and 16 years, were gang-raped by army officers and then arrested.

A letter of concern was sent on 10 April 2007.

Cambodia

Hy Vuthy

President of the Free Trade Union of Workers in the Kingdom of Cambodia (FTUWKC) at the Suntex garment factory was shot dead on 24 February 2007.

In its resolution adopted on 15 March 2007, the European Parliament condemned the killing of Hy Vuthy and all other acts of violence against trade unionists and urged the Cambodian authorities to launch an urgent, impartial and effective investigation into the murders of Hu Vuthy, Chea Vichea, Ros Sovannarith and Yim Ry, to make the findings public and to bring the persons responsible to justice. The Parliament called on the authorities to give Born Sammang and Sok Sam Oeum a prompt retrial which complies with international standards.

Chea Vichea

FTUWKC President, was shot dead on 22 January 2004.

Ros Sovannarith

FTUWKC President at the Trinunggal Komara factory; was murdered on 7 May 2004.

Born Sammang

They were arrested for the alleged murder of Chea Vichea and later convicted and sentenced to 20 years’ imprisonment despite the lack of any credible evidence against them.

Sok Sam Oeun

China

Yang Maodong

This writer was imprisoned.

In its resolution adopted on 13 December 2007, the European Parliament called on the Chinese authorities:

- to allow an independent body to have access to Gedhun Choekyi Nyima, the Panchen Lama of Tibet, and his parents, as requested by the UN Committee on the Rights of the Child, and

- to release the writer Yang Maodong and the other 50 cyber-dissidents and web users imprisoned in China.

Gedhun Choekyi Nyima

Panchen Lama of Tibet.

Ismail Semed

Uyghur political prisoner and activist in support of Uyghurs’ human rights was executed on the morning of 8 February 2007 in Urumchi.

A letter of concern was sent on 27 March 2007.

Bu Dongwei

He was sentenced to two and a half years of forced labour for being a Falun Gong practitioner.

On 28 February, the European Parliament called for his release.

Guo Feixiong

Human rights defender, he was arrested on 30 September 2006 with charges of illegal business activity.

A letter of concern was sent on 5 June 2007.

Zhang Lianying

She was beaten into a coma on 20 March 2007. She has been detained at the Beijing Women´s Labor Camp since 14 June 2005 simply because she is an adherent of the Falun Gong. Her recent beating is very likely to be linked to the fact that her husband, Mr Niu Jinping, met Mr Edward McMillan-Scott, Vice-President of the European Parliament, in China during his visit in May 2006 in order to brief him on the plight of his wife and other Falun Gong practitioners held and often tortured in prisons.

In two letters of concern of 21 May 2007 the President of the European Parliament urged the Commission and the Council to raise these individual cases in all discussions with the Chinese authorities and in particular at the forthcoming round of the EU Human Rights Dialogue with China in Berlin on 14-15 May 2007.

Cao Dong

Another Falun Gong practitione. He also met Vice-President McMillan-Scott in May 2006. Following the meeting, he was abducted by the Chinese police and his location remained unknown for several months. On 8 February 2007 he was sentenced to five years of imprisonment.

Yoo Sang-Joon

North Korean refugee residing in China and facing trial in Inner Mongolia. There were fears that, after his trial, he may have been deported to North Korea where he was likely to face execution.

A letter of concern was sent to the Chinese authorities on 26 November 2007.

Chen Tao

Farmer in Sichuan province, executed in mid-2006.

A letter of concern was sent to the Chinese authorities on 23 January 2007.

Congo-Brazaville

Guy Yombo

He was murdered on 23 January 2007 in a police station of Brazzaville.

A letter of concern was sent on 10 April 2007.

Christian Mounzéo,

Brice Mackosso

Human rights defenders, coordinators of the campaign "Publiez Ce Que Vous Payez" condemned to one year of prison.

A letter of concern was sent on 10 April 2007.

Côte d'Ivoire

Guy-André Kieffer

French Canadian journalist. He was kidnapped on 16 April 2004 in Cote d'Ivoire.

A letter of concern was sent on 1 June 2007.

Cuba

Damas de Blanco

2005 Sakharov Prize laureates.

In its resolution adopted on 21 June 2007, the European Parliament urged the Cuban authorities immediately to allow the Damas de Blanco to leave the island so that they can accept the Parliament's invitation in order to receive the Sakharov Prize in person.

Oswaldo Payá Sardiñas

2002 Sakharov Prize laureate.

In its resolution adopted on 21 June 2007, the European Parliament renewed its invitation and demanded that the Cuban authorities permit him to travel to Europe so that he could address the European institutions.

Egypt

Wasfi Sadek Ishaq,

Karam Klieb Endarawis

Two young Copts murdered on 3 October 2007.

In its resolution adopted on 15 November 2007 on Christian communities, the European Parliament expressed concerns about these murders.

Karim Amer

Abd al-Karim Nabil Suleiman, better known by his pen name Karim Amer, who was condemned to nine years in prison due to the fact that he had posted articles criticizing Islam.

A letter of concern was sent on 15 February 2007.

Ayman Nour

According to information received, he was mistreated by the police.

A letter of concern was sent on 22 May 2007 and on 05 July 2007.

Mohammed Ahmed Hegazy

His freedom of religion was not respected, and his right to life and security of person was threatened, as well as that of his wife.

A letter of concern was sent on 10 September 2007.

Association for Human Rights Legal Aid

This NGO was dissolved by a decree of the Governor of Cairo in September 2007.

A letter of concern was sent on 20 December 2007.

Ethiopia

 

Hailu Shawel,

Professor Mesfin Woldemariam,

Dr Yacob Hailemariam,

Dr Berhanu Nega,

Ms Birtukan Mideksa

On 11 June 2007, among 38 senior opposition figures, the following human rights defenders were found guilty of charges related to mass protests following disputed elections two years ago:

Hailu Shawel, President of the Coalition for Unity and Democracy,

Professor Mesfin Woldemariam, former Chair of the Ethiopian Human Rights Council,

Dr Yacob Hailemariam, UN Special Envoy and former Prosecutor of the International Criminal Tribunal for Rwanda,

Dr Berhanu Nega, Mayor-elect of Addis Ababa, and

Ms Birtukan Mideksa, former judge.

All of them were declared "prisoners of conscience" by Amnesty International.

In its resolution adopted on 21 June 2007, the European Parliament:

- deplored this decision and condemned the fact that this occurred without defence proceedings in a judicial process that did not respect international standards,

- urged the Ethiopian Government to promptly investigate the incidents involving students in Dembi Dollo and Ghimbi and to hold those responsible accountable (in January 2007 police forces allegedly beat and severely injured students in the towns of Dembi Dollo and Ghimbi, causing the death of three of them, and detained between 30 and 50 students),

- condemned the arrests of independent journalists and asks the Ethiopian Government to guarantee freedom of the press.

Etenesh Yiman

This wife of an opposition candidate, was shot down outside her house in front of her children

Serkalem Fasil

This journalist was six months pregnant when she was arrested. She was denied adequate medical care.

In its resolution adopted on 21 June 2007, the European Parliament welcomed the release of 28 defendants on 10 April 2007, including seven journalists, one of whom was Serkalem Fasil.

Georgia

Sozar Subari

Georgian police troops used excessive force while trying to disperse anti-government demonstrations, among them Georgian Public Defender Mr Sozar Subari, on 7 November 2007 in Tbilisi and on 8 November 2007 in Batumi.

A letter of concern was sent on 4 November 2007.

Guatemala

Eduardo José D'Aubuisson Munguía,

William Rizziery Pichinte Chávez,

José Ramón González Rivas,

Gerardo Napoleón Ramírez

Three Members of the Central American Parliament, the Salvadoreans Eduardo José D'Aubuisson Munguía, William Rizziery Pichinte Chávez and José Ramón González Rivas, as well as their driver, Gerardo Napoleón Ramírez, were brutally murdered as they were driving towards the PARLACEN plenary meeting. Their charred and abandoned corpses were found near Guatemala City.

In its resolution adopted on 15 March 2007, the European Parliament expressed its total repudiation of all the murders concerned and expected the Guatemalan government to guarantee full independence, liberty and security to the Guatemalan judicial authorities in their investigation of these crimes.

Pedro Zamora

Trade unionist in Puerto Quetzal killed in 2007.

INDIA

Taslima Nasreen

Ms Nasreen, Sakharov Prize 1994, was threatened to death for publishing a novel "the shame" harshly contested by Islamic fundamentalists. She had to leave the Indian state of western Bengal where she used to live.

In 2008, her visa for India was extended. She remains under threat.

A letter of concern was sent on 29 November 2007 and again on 04 February 2008.

Iraq

Father Pius Afas,

Father Mazen Ishoa

Two Catholic priests kidnapped on 14 October 2007.

In its resolution adopted on 15 November 2007 on Christian communities, the European Parliament raised concerns at the recent violent events in Iraq.

Zuhair Youssef Astavo Kermles,

Luay Solomon Numan

Two Assyrian Christian members of the organisation National Union of Bet-Nahrin assassinated on 28 June 2007.

P. Ragheed Ganni

On 3 June 2007, this Chaldean priest and three deacons who were his assistants were murdered.

Samar Sa'ad 'Abdullah,

Wassan Talib,

Zeynab Fadhil,

Liqa' Qamar

Iraqi young women sentenced to death penalty.

A letter was sent to appeal for a pardon or commutation of sentences on 23 February 2007.

Iran

Jafar Kiani

On 5 July 2007, he was executed by stoning in the village of Aghche-kand (Qazvin Province).

 

In its resolution adopted on 25 October 2007, the European Parliament:

- strongly condemned the execution by stoning of Mr Jafar Kiani, called on the Iranian authorities to implement their declared moratorium on stoning and demanded that the Islamic Penal Code of Iran be reformed in order to abolish stoning,

- called on the Iranian authorities to unconditionally release all prisoners of conscience, notably the journalists Emaddedin Baghi, Ako Kurdnasab, Ejlal Ghavami, Mohammad Sadegh Kaboudvand, Said Matinpour, Adnan Hassanpour, Abdolvahed Botimar, Kaveh Javanmard and Mohammad Hassan Fallahieh, the unionists Mansour Osanlou, Ebrahim Madadi and Mahmoud Salehi, and the students Ehsan Mansouri, Majid Tavakoli and Ahmad Ghassaban,

- condemned the arrest and imprisonment of human rights defender Dr Sohrab Razzaghi on 24 October 2007 and called for his immediate and unconditional release,

- proposed to restart the EU-Iran Human Rights Dialogue, which has been interrupted since June 2004.

The Presidency on behalf of the EU made two declarations on 25 May 2007 and 3 August 2007 concerning the death sentence imposed on Sian Paymard, Adnan Hassanpour, Abdolvahed "Hiva" Botimar, Mr Ali Mahin Torabi and the imminent execution of Mr Behnam Zare.

 

Sian Paymard,

Adnan Hassanpour,

Abdolvahed "Hiva" Botimar,

Mr Behnam Zare,

Mr Ali Mahin Torabi

Death sentence imposed on Sian Paymard, Adnan Hassanpour, Abdolvahed "Hiva" Botimar, Ali Mahin Torabi and imminent execution of Mr Behnam Zare.

These journalists – Adnan Hassanpour and Abdolvahed Botimar – have been sentenced to death.

Mansour Osanlou,

Ebrahim Madadi,

Mahmoud Salehi

Arrests of renowned trade union leaders due to the increase of the repression of the trade union movement: Mansour Osanlou, president of the Syndicate of Workers of Tehran and Suburbs Bus Company (SWTBC), and his deputy, Ebrahim Madadi, as well as Mahmoud Salehi, former President of the Bakery Workers' Union.

 

Emaddedin Baghi,

Ako Kurdnasab,

Ejlal Ghavami,

Mohammad Sadegh Kaboudvand,

Said Matinpour Adnan Hassanpour,

Abdolvahed Botimar,

Kaveh Javanmard Mohammad Hassan Fallahieh

Journalists and prisoners of conscience.

Ehsan Mansouri,

Majid Tavakoli,

Ahmad Ghassaban

Students and prisoners of conscience.

Dr Sohrab Razzaghi

Human rights defender arrested and imprisoned on 24 October 2007.

Rasool Ali Mezrea

Iranian asylum-seekers who have been sent back to Iran by third countries run severe risks of persecution, as shown by the recent case of Rasool Ali Mezrea, a member of the Al Ahwaz Liberation Organisation, who is threatened with execution after having been forcibly returned from Syria, despite his status as a recognised UNHCR refugee.

Mohammad Hassan Talebi,

Mohammad Hossein Jaafari,

Vahid Shokoohi Nia

Iranian asylum seekers persecuted on the basis of their sexual orientation and threatened to be expelled from Greece.

In its resolution adopted on 25 October 2007, the European Parliament called on the EU Member States to refrain from expulsions of Iranian asylum-seekers, including those persecuted on the basis of their sexual orientation, and called on Greece not to return Mohammad Hassan Talebi, Mohammad Hossein Jaafari and Vahid Shokoohi Nia to Iran.

Majed Albughbish,

Raisan Sawari,

Ghassem Salamat,

Mohammad Jaab Pour,

Abdulamir Farjallah Jaab,

Alireza Asakreh,

Khalaf Derhab Khudayrawi,

Alireza Asakreh,

Malek Banitamim,

Ali Matouri Zadeh

On 14 February 2007, the Iranian authorities executed three men in the Southern province of Khuzistan: Majed Albughbish, Raisan Sawari, and Ghassem Salamat. Mohammad Jaab Pour, Abdulamir Farjallah Jaab, Alireza Asakreh and Khalaf Derhab Khudayrawi were executed on 24 January 2007 and Alireza Asakreh, Malek Banitamim and Ali Matouri Zadeh were executed on 19 December 2006.

On 7 March 2007, the European parliament strongly condemned these acts.

Kyrgyz Republic

Ramazan Dyryldaev

The Office of the Kyrgyz Committee for Human Rights (KCHR) was burnt out while its Chairman was attacked on 12 and 13 September.

A letter of concern was sent on 2 October 2007

Alisher Saipov

Kyrgyz journalist of Uzbek origin. He was shot to death on 24 October 2007 in the Kyrgyz city of Osh.

A letter of concern was sent on 31 October 2007.

Lebanon

Rafik Hariri

Former Lebanese Prime Minister assassinated.

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament welcomed the UN Security Council resolution setting up the international tribunal to try those responsible for the assassination of Rafik Hariri.

Libya

Kristiana Vulcheva,

Nasya Nenova,

Valentina Siropulo,

Valya Chervenyashka,

Snezhana Dimitrova,

Ashraf al-Haiui

Five Bulgarian nurses and a Palestinian doctor sentenced to death by the Libyan Criminal Court of 19 December 2006 who spent eight years in prison.

They were released in July 2007 and received in plenary in the EP (Strasbourg) on November 2007.

In its resolution adopted on 18 January 2007, the European Parliament condemned the verdict of the Libyan Criminal Court.

 

Mexico

Hester Van Nierop,

Brenda Susana Margaret Searle

Two Dutch citizens victims of "feminicide" in 1998 and 2001.

In its resolution adopted on 11 October 2007, the European Parliament stated that the convicted perpetrators were sentenced to 33 and 39 years imprisonment respectively on 26 February 2007. The sentence is the subject of a pending appeal.

 

Morocco

El Ghalia Djimi

 

A human rights defender and the Vice-President of the ASVDH (Association Sahraouie des Victimes des Violations Graves des Droits Humains Commises par l`Etat Marocain). She was limited in her right to free movement and freedom of expression.

Ms. Djimi was invited to the European Parliament in April 2007.

A letter of concern was sent on 13 November 2007.

Brahim Sabbar,

Ahmed Sbai,

Mohamed Tahlil

These members of the ASVDH (Association Sahraouie des Victimes des Violations Graves des Droits Humains Commises par l`Etat Marocain) were imprisoned.

A letter of concern was sent on 13 November 2007.

Occupied Palestinian Territories

Alan Johnston

BBC journalist who was abducted at gunpoint on 12 March 2007 while returning home in Gaza City.

 

In its resolution adopted on 26 April 2007, the European Parliament called for Mr Johnston to be immediately and unconditionally released unharmed and returned to safety.

In its resolution adopted on 12 July 2007 on the Middle East, the European Parliament welcomed the release of the BBC journalist.

Gilad Shalit

Israeli corporal imprisoned.

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament stressed that a series of confidence-building measures should be taken by both Israelis and Palestinians including the immediate release of all imprisoned Palestinian former ministers, legislators and mayors and the Israeli caporal Gilad Shalit.

Eldad Regev

Ehud Goldwasser

Two abducted Israeli soldiers.

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament called for a sign of life from these two soldiers to be given by their kidnappers and called for their immediate release.

Rami Khader Ayyad

Owner of a Christian library murdered on 7 October 2007.

In its resolution adopted on 15 November 2007 on Christian communities, the European Parliament deplored this murder.

Pakistan

Benazir Bhutto

 

Leader of the Pakistan Peoples Party (PPP), assassinated on 27 December 2007.

In its resolution adopted on 15 November 2007, the European Parliament:

- raised concerns about the arrest of more than 3 000 citizens, including leaders of political parties, lawyers, journalists, human rights activists and representatives of civil society. The Parliament demanded that the house arrest of Benazir Bhutto, leader of the PPP, of Asma Jahangir, Chair of the independent Human Rights Commission and UN special rapporteur on freedom of religion or belief, and of I.A. Rehman, the founder of that organisation, be put to an immediate end. The Parliament was alarmed that a detention order remained in place against Hina Jilani, the UN Special Representative of the Secretary General on Human Rights Defenders.

- demanded that judicial independence be restored by reinstating the judiciary, demanded the immediate release of all representatives of the ban associations who have been arrested after peaceful street protests and denounced in particular the unlawful house arrest of Chief Justice Chaudhry (already raised in its resolution of 12 July 2007) and the imprisonment of Aitzaz Ahsan, President of the Supreme Court Bar Association.

Asma Jahangir

 

Chair of the independent Human Rights Commission and UN special rapporteur on freedom of religion or belief, was placed under house arrest. (According to information received, she is no longer under house arrest.)

Hina Jilani

UN Special Representative of the Secretary General on Human Rights Defenders. A detention order was issued against her. (According to information received, this detention order has been dropped in the meantime.)

I.A. Rehman

Founder of the independent human rights commission was placed under house arrest.

Iftikhar Mohammad Chaudhry

Chief of Justice. He was placed under house arrest.

Aitzaz Ahsan

President of the Supreme Court Bar Association. He was imprisoned.

Arif Khan

Protestant Bishop. He was assassinated with his wife on 29 August 2007.

In its resolution adopted on 15 November 2007 on Christian communities, the European Parliament raised concerns at the recent violent events in Pakistan.

Philippines

Giancarlo Bossi

This Catholic priest was kidnapped.

In its resolution adopted on 15 November 2007 on Christian communities, the European Parliament deplored this kidnapping.

Ms Siche Bustamante-Gandinao

A dedicated human rights activist who was killed just days after testifying to the UN Special Rapporteur on extrajudicial, summary or arbitrary executions.

In its resolution adopted on 26 April 2007, the European Parliament condemned in the strongest terms this murder and raised concerns about the lack of any police investigation concerning this important case.

Russia

Galina Kozlova

Member of the board of the Mari national organisation Mari Ušem, editor of the literary magazine Ontšõko and wife of Vladimir Kozlov, chair of the Mari Council. She was brutally attacked on 25 January and suffered head injuries resulting in concussion and severe headaches, dizziness and eyesight problems.

In its resolution adopted on 15 March 2007, the European Parliament:

- strongly condemned the attack on Galina Kozlova, which has so far not led to any convictions or even arrests, and the continuing harassment of, and assaults on, activists, leading cultural figures and independent journalists in Mari El,

- called on the federal and local authorities to bring the perpetrators of these acts to justice and ensure respect for freedom of expression,

- called on the Commission to raise the issue of Finno-Ugric minorities in Russia, and concerns regarding the situation in Mari El, during the regular EU-Russia human rights dialogue and at the forthcoming EU-Russia Summit.

Mikhail Khodorkovsky

The Swiss Federal Tribunal decided on 13 August 2007 that his prosecution and that of Mr Yukos by the Russian authorities was illegal and politically motivated.

In its resolutions adopted on 10 May and 14 November 2007, the European Parliament, expressed concerns over democracy and human rights in Russia, over the independence of the judiciary, as exemplified by the Yukos case, over increased control of the media, over the inability of the Russian police and judicial authorities to find those responsible for murders of journalists and over repressive measures taken against the opposition.

Gari Kimovič Kasparov,

Maria Gaidar,

Stephan Stuchlik

 

Following a march on 14 April 2007, leaders of the United Front Civic Front, former world chess champion Gari Kimovič Kasparov and Maria Gaidar, the daughter of Russia's first post-Soviet reformist prime minister were detained. Many journalists, including ARD (German Television) correspondent Stephan Stuchlik, who tried to capture the events and disseminate them to the West, were also beaten and arrested.

On 15 April 2007 another protest, albeit far smaller, organised by the same grouping, was broken up in a similar way in St Petersburg. Gari Kimovič Kasparov was detained before the protest began. Some demonstrators were arrested whilst en route to the event.

In its resolution adopted on 26 April 2007, the European Parliament:

- strongly condemned the use of excessive force by the Russian anti-riot police during last weekend's peaceful demonstrations in Moscow and St Petersburg,

- called on the Russian authorities to comply with their international obligations and to respect freedom of expression and freedom of assembly,

- called on the Council of Europe to investigate the human rights violations that took place at these peaceful demonstrations.

Gari Kimovič Kasparov was received in plenary at the European Parliament in May 2007.

 

Rwanda

Idesbald Byabuze Katabaruka

Professor and human rights defender. He was detained in a prison in Kigali.

A letter of concern was sent on 10 April 2007.

Saudi Arabia

A 19-year-old woman, known as 'the Qatif '

She was sentenced to 90 lashes following an incident in which she was alone in a car talking with a man who was not a close relative when she was attacked and gang-raped. The General Court of Qatif (Saudi Arabia) reviewed the sentence in November 2007 and condemned her to six months in prison and 200 lashes.

In its resolution adopted on 13 December 2007, the European Parliament:

- deplored the decision taken by the General Court of Qatif to punish the rape victim,

- called on the Saudi Arabian authorities to quash the sentence and drop all charges against the victim of the rape,

- insisted that the Saudi Arabian Government take further steps aimed at lifting restrictions on women's rights.

Abdul Rahman Al-Lahem

The Qatif girl's lawyer. He was banned from the courtroom and from any future representation of his client after attempts to take legal action against the Ministry of Justice for failing to provide him with a copy of the verdict concerning his client so that he could prepare an appeal.

He faced a disciplinary hearing at the Ministry of Justice, where sanctions can include suspension for three years and disbarment.

Fatima and Mansour Al-Timani

Mr Al-Lahem also defended the case of this couple, parents of two children, who were forcibly divorced in July 2007 on the request of the wife's brother, based on the argument that Fatima's tribal lineage was superior to that of her husband. Both were incarcerated for prolonged periods (months), together with their children for refusing to accept the divorce. Since then Fatima has been obliged to live in a shelter because she refuses to return to her family.

Rizana Nafeek

A Sri Lankan domestic worker who was sentenced to capital punishment in June 2007 for the death of an infant in her custody when she was only 17 years old.

Siti Tarwiyah Slamet,

Susmiyati Abdul Fulan

Indonesian domestic workers who were beaten to death by their employing family in August 2007 while two others were critically wounded.

Ahmadiyya Muslim Jamaat

He is suffering discrimination for his religious beliefs.

A letter requesting more information was sent on 23 January 2007.

Somalia

Isse Abdi Isse

Human rights defender. He was shot dead on 14 March 2007 in a hotel in Mogadishu.

A letter of concern was sent on 9 May 2007

Sudan

Sadia Idriss Fadul

 

A criminal court in the Managil province, Gazira state, central Sudan, headed by Judge Hatim Abdurrahman Mohamed Hasan, sentenced Sadia Idriss Fadul (a 22-year-old female from the Fur ethnic group, Darfur) and Amouna Abdallah Daldoum (a 23-year-old female of the Tama ethnic group, Darfur) on 13 February 2007 and 6 March 2007 respectively to death by stoning for having committed adultery.

According to a letter sent by the Embassy of the Republic of the Sudan in Brussels, the death sentences were quashed.

In its resolution adopted on 24 May 2007, the European Parliament:

- welcomed the quashing of the death sentences – if indeed they are confirmed by the court itself – and calls on the Sudanese Government to guarantee the physical and psychological integrity of Sadia Idriss Fadul and Amouna Abdallah Daldoum,

- called on the Sudanese Government to repeal the death sentences against, and guarantee the physical and psychological integrity of, Abdelrhman Zakaria Mohamed and Ahmed Abdullah Suleiman.

Amouna Abdallah Daldoum

Abdelrhman Zakaria Mohamed

On 3 May 2007 the criminal court of Nyala in south Darfur sentenced them, both males aged 16, to death for hanging on murder, causing injury intentionally and robbery.

Ahmed Abdullah Suleiman

 

Syria

 

Michel Kilo

Mahmoud Issa

Michel Kilo, a militant pro-democracy writer who was arrested on 14 May 2006, mainly because of his position on the Beirut-Damascus Declaration and sentenced with Mahamoud Issa on 13 May 2007 to a three-year prison term.

In its resolution adopted on 24 May 2007, the European Parliament:

- expressed its concern at the restrictions imposed on, and the charges made against, Mahmoud Issa, Fayek El Mir, Aref Dalila, Kamal al-Labwani, Anwar Al Bunni, Michel Kilo, Suleiman Al-Shamar and Khalil Hussein for exercising their democratic rights and engaging in peaceful activities,

- urged the relevant Syrian bodies to reverse the abovementioned judgments, drop the charges still pending in the Military Court of Damascus and release all the above-mentioned prisoners of conscience and political prisoners.

 

Suleiman Al-Shamar and Khalil Hussein

Suleiman Al-Shamar, leading member of the Democratic National Community, and Khalil Hussein, President of the Public Relations Office at the Kurd Future Trend, were sentenced to ten years" imprisonment for "weakening the national ethic" and "conspiring with a foreign country".

Fayek El Mir and Aref Dalila

These members of various human rights organisations in Syria have been detained in solitary confinement for six years now.

Kamal al-Labwani

Syrian security forces arrested this physician and co-founder of the Democratic Liberal Gathering, on 8 November 2005 upon his return from a trip to Europe, the United States and Egypt. He was sentenced to 12 years' imprisonment with hard labour on politically motivated charges.

Anwar Al Bunni

A founding member of the Syrian Human Rights Organisation and a lawyer specialising in human rights issues, who was arrested on the streets of Damascus in 2006 when he was on the verge of taking up a post as the director of a human rights centre financed by the European Union. He was sentenced to five years' imprisonment for "spreading false information harmful to the state".

A letter of concern was sent on 15 February 2007.

Moldova (Transnistria)

Tudor Popa

Andrei Ivantoc

They were subjected to degrading treatment and prohibited from returning to their homes.

 

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament:

- welcomed the release of Andrei Ivanţoc and Tudor Popa, but deplored the fact that their release by the separatist regime of Tiraspol was declared as resulting from the expiry of their term of imprisonment, and not due to the implementation of the decision of the ECHR,

- condemned the fact that Andrei Ivanţoc was subjected to violence and attacks on his human dignity upon his release, as film footage taken by witnesses to his release testifies.

Members of the Llascu Group

They were arrested and detained on charges of terrorism. This represented an illegal act of the Transnistrian separatist regime and did not meet international standards.

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament strongly deplored the lack of respect for human rights and human dignity in Transnistria, as reflected by the trial and detention of the Ilaşcu Group, and called for the immediate and full implementation of the judgment of the ECHR of 8 July 2004 in the case of Ilaşcu.

Valentin Besleag

A mayoral candidate in legitimate local elections in Corjova arrested on 2 June 2007.

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament demanded the cessation of deprivation of freedom of persons for political activity; in this respect condemned the arrest on 2 June 2007 and subsequent treatment of Valentin Besleag.

Tunisia

Maître Mohamed Abbou

A lawyer and human rights defender. He was detained for publishing articles critical towards the Tunisian government.

A letter of concern was sent on 15 February 2007.

Ousama Abbadi,

Mohammed Amine Jaziri,

Ramzi el Aifi,,

Oualid Layouni,

Mahdi Ben Elhaj,

Ziad Fakraoui

They were tortured to stop them from continuing their hunger strike while in detention.

Two letters of concern were sent on 25 February 2007 to the Tunisian authorities.

Omar Mestiri

A journalist for the on-line Newspaper Kalima. He was wrongly accused of defamation. This also led to the authorities closing the on-line Newspaper.

A letter of concern was sent on 26 July 2007 to the Tunisian authorities.

Maître Raouf Ayadi

A renowned human rights defender. He was assaulted by the Police as he prepared to represent a group of young people indicted on terrorism charges before the tribunal of first instance of Tunis.

A letter of concern was sent on 26 July 2007 to the Tunisian authorities.

Turkey

Andrea Santoro

Father Andrea Santoro was a Catholic priest who was murdered in the Santa Maria Church in Trabzon, Turkey, where he served as a member of the Catholic church's Fidei donum missionary program.

In its resolution adopted on 24 October 2007, the European Parliament:

- strongly condemned the murders of Hrant Dink, of the Christian priest Andrea Santoro, and of three Christians in Malatya,

- deplored the fact that a number of people are still being prosecuted under Article 301 of the Penal Code,

- strongly condemned the recent conviction of Saris Seropyan and Arat Dink under this article and urged the government and the newly elected parliament to make sure that all provisions of the Penal Code allowing for arbitrary restrictions on the expression of non-violent opinions are removed and that freedom of expression and freedom of the press are guaranteed.

Hrant Dink

A Turkish-Armenian editor, journalist and columnist. As the editor-in-chief of the bilingual Turkish-Armenian newspaper Agos (Ակօս), he was a prominent member of the Armenian minority in Turkey.

He was assassinated in Istanbul in January 2007.

Saris Seropyan

The Turkish-Armenian journalists Saris Seropyan and Arat Dink (son of assassinated Turkish-Armenian journalist Hrant Dink) were given a one year suspended sentence for violation of article 301 of the Turkish Penal Code: 'insulting Turkishness'.

Arat Dink

Tilmann Geske,

Necati Aydin,

Ugur Yuksel

Three Christians murdered during the attacks on the Christians publishing house Zirve on 18 April 2007.

In its resolution adopted on 15 November 2007, the European Parliament noted that it was horrified by theses attacks and recalled its resolution of 24 October 2007 on EU-Turkey relations and its strong condemnation of the murders of Hrant Dink and the Catholic priest Andrea Santoro.

United States of America

 

Abu Omar

This Egyptian cleric had been granted asylum in Italy, was abducted in Milan on 17 February 2003, transferred from Milan to the NATO military base of Avano by car, and then flown, via the NATO military base of Ramstein in Germany, to Egypt, where he was held incommunicado and tortured.

In its resolution adopted on 14 February 2007 on the alleged use of European countries by the CIA for the transportation and illegal detention of prisoners, the European Parliament condemned extraordinary renditions.

Abou Elkassim Britel

This Italian citizen was arrested in Pakistan in March 2002 by the Pakistani police and interrogated by US Pakistani officials, and subsequently rendered to the Moroccan authorities and imprisoned in the detention facility "Temara".

Bisher Al-Rawi,

Jamil El-Banna

Bisher Al-Rawi, an Iraqi citizen, and Jamil El-Banna, a Jordanian citizen, both residents in the United Kingdom, were arrested by Gambian authorities in Gambia in November 2002, turned over to US agents, and flown to Afghanistan and then to Guantanamo where they remain detained in the absence of a trial or any form of judicial assistance.

Binyam Mohammed

This Ethiopian citizen and resident in the United Kingdom was held in at least two secret detention facilities, in addition to military prisons.

Martin Mubanga

This UK citizen was arrested in Zambia in 2002 and subsequently flown to Guantanamo where he was detained and tortured for four years without trial or any form of judicial assistance and then released without charge.

Khaled El-Masri

 

This German citizen was abducted on 31 December 2003 (in the Former Yugoslav Republic of Macedonia), illegally held in Skopje until January 2004 and transported to Afghanistan where he was held until May 2004 and subjected to degrading and inhuman treatment.

Maher Arar

This Canadian Citizen was detained in the US and eventually deported to Syria under the US policy of extraordinary renditions. He claimed that he was subjected to torture while in Syrian detention.

Ahmed Agiza,

Mahammed El-Zari

Egyptian citizens, who were seeking asylum in Sweden, were expelled in December 2001.

They were deported to Egypt, outside the rule of law, and were subjected to degrading treatment by US officials.

Murat Kurnaz

This Turkish citizen resident in Germany was arrested in Pakistan in November 2001, transferred to the US units across the border in Afghanistan by the Pakistani police on no legal basis and with no judicial assistance, and finally flown to Guantanamo at the end of January 2002, whence he was released on 24 August 2006 without charge, having been tortured in all locations where he had been led.

Mohammed Zammar

This German citizen was arrested without formal charge on 8 December 2001 at the Casablanca airport in Morocco and tortured in Morocco and Syria.

Abdel-Halim Khafagy

This Egyptian citizen and long-term resident in Germany was probably arrested in Bosnia and Herzegovina in September 2001 on suspicion of being a terrorist and abducted to a prison on a US 'Eagle Base' military base in Tuzla where he was severely mistreated and detained under inhumane conditions.

Masaad Omer Behari

This Sudanese citizen and resident in Austria since 1989 was abducted at Amman airport on 12 January 2003 on his way back to Vienna from Sudan. He was later illegally secretly detained in a prison close to Amman in the absence of a trial or legal assistance. He was tortured and ill-treated there until 8 April 2003, when he was released without charge.

Gamal Menshawi

This Egyptian citizen and resident in Austria was arrested on his way to Mecca at Amman airport in February 2003, and later brought to Egypt where he was secretly detained until 2005 in the absence of a trial or legal assistance.

Abdurahman Khadr

He was allegedly transported from Guantanamo to Tuzla in Bosnia and Herzegovina on 6 November 2003.

Mustafa Setmariam Nasarwho

This Spanish citizen was abducted in Syria in October 2005 and rendered to US agents.

The European Parliament called on the Spanish authorities to take all necessary steps to allow him to face a fair trial before competent judicial authorities.

Kenneth Foster

He was sentenced to death without committing or assisting in any murder.

A letter of concern was sent on 27 August 2007.

Uzbekistan

Norboi Kholzhigitov,

Khayatulla Kholzhigitov,

Sattor Izraev,

Khabibulla Akpulatov,

Nasim Isakov,

Azam Formonov,

Alisher Karamatov,

Yadgar Turlibekov,

Jamshid Karimov,

Dilmurod Muhiddinov,

Mutabar Tadzhibaeva,

Saidjahon Zainabitdinov,

Ihtiyor Hamroev,

The family of Ahmadjan Madmarov,

Ihtiyor Hamroev

These human rights defenders are detained in prison or psychiatric hospitals, sometimes subjected to torture and ill-treatment.

Letter of concern were sent on 15 January, on May 15 2007, and on 3 July 2007.

In its resolution of 15 November 2007, the European Parliament called upon the Uzbek authorities:

- to release these human rights defenders.

Mihra Rittmann

The Ministry of Justice in Uzbekistan refused to officially recognize this Human Rights Watch Office's Associate.

A letter of concern was sent on 03 July 2007.

In its resolution of 15 November 2007, the European Parliament called upon the Uzbek authorities to:

- officially recognize the Human Rights Watch office.

Elena Urlaeva

Chairwoman of the Human Rights Alliance of Uzbekistan. She reportedly suffered continuous harassment and was physically attacked.

A letter of concern was sent on 15 January 2007.

Umida Niazova

Translator at the office of Human Rights Watch in Tashkent. She was sentenced to seven years of probation.

-An appeal for dropping all charges against her was sent on 15 January 2007

- A further letter of concern was sent on 19 April 2007 calling for the release of Unida Niazova, and 15 May 2007.

- Her sentence was commuted to seven years imprisonment.

Ikhtior Khamroev

University student detained since August 2006. He was subjected to physical attacks and there were concerns surrounding the fairness of his trial.

The Parliamentary Delegation to Uzbekistan wrote a letter to Commissioner Ferrero-Waldner requesting her to bring Ikhtior's case to the attention of the Uzbek authorities.

Vietnam

Thich Huyen Quang,

Thich Quang Do

The Patriarch of the Unified Buddhist Church of Vietnam, Thich Huyen Quang (87 years old), and his deputy, Thich Quang Do (79 years old), winner of the 2006 Rafto Prize for human rights work have been imprisoned without trial in their monastery since 1982 for the sole reason of being ardent supporters of religious freedom, human rights and democracy.

In its resolution adopted on 12 July 2007, the European Parliament called for the immediate and unconditional release of all individuals imprisoned for the sole reason of having peacefully and legitimately exercised their right to freedom of opinion, freedom of expression, freedom of the press and freedom of religion.

Nguyen Van Ly,

Nguyen Van Dai,

Le Thi Cong Nhan

Vietnam continues to hold trials with no respect for the presumption of innocence, the rights of the defendant or the independence of judges, as shown by the trials of the Catholic priest Nguyen Van Ly (30 March 2007), and of the lawyers Nguyen Van Dai and Le Thi Cong Nhan (11 May 2007).

Nguyen Phong,

Nguyen Binh Thanh,

Tran Quoc Hien,

Le Nguyen Sang,

Nguyen Bac Truyen,

Huynh Nguyen Dao,

Duong Thi Tron,

Le Van Soc,

Nguyen Van Thuy,

Nguyen Van Tho,

Thich Huyen Quang

Thich Quang Do

Bui Thi Kim Thanh

These people were sentenced to several years in prison, which constitutes a violation of their human rights:

Catholic priest Nguyen Van Ly (sentenced to eight years' imprisonment), Nguyen Phong (six years), Nguyen Binh Thanh (five years), the lawyer Nguyen Van Dai (five years) (all members of the pro-democracy and reform group Bloc 8406) and the lawyer Le Thi Cong Nhan, spokeswoman for the Progression Party, (four years), Tran Quoc Hien, representative of the Workers-Farmers Organisation, (five years), Le Nguyen Sang, leader of the People's Democratic Party (PDP), (five years), Nguyen Bac Truyen (four years), Huynh Nguyen Dao (three years), the Hoa Hao Buddhists Duong Thi Tron (six years), Le Van Soc (six years) and Nguyen Van Thuy (five years), Nguyen Van Tho (four years), Thich Huyen Quang, Patriarch of the Unified Buddhist Church of Vietnam, Thich Quang Do and Bui Thi Kim Thanh.

Zimbabwe

Gift Tandare

This opposition activist was shot. His body was snatched and secretly buried without his family's knowledge.

In its resolution adopted on 26 April 2007, the European Parliament strongly condemned the Mugabe dictatorship for its relentless oppression of the Zimbabwean people, opposition parties and civil society groups and its destruction of the Zimbabwean economy, which has deepened the misery of millions of Zimbabweans.

Itai Manyeruke

He died a day after being severely beaten up by the police.

Edmore Chikomba

He deceased on 30 March 2007.

Morgan Tsvangirai

Chairman of the Movement for Democratic Change (MDC) and opposition leader. He was arrested on 28 March 2007 and subject to brutal treatment by the police forces.

Ian Makone

This opposition activist, special adviser to Morgan Tsvangirai, was put in detention.

Nelson Chamisa

He was attacked on his way to Harare airport, where he was to take a flight to attend the meetings of the Joint Parliamentary Assembly (ACP-EU JPA).

Nelson Chamisa,

Grace Kwinjeh,

Lovemore Mdhuku,

William Bango,

Sekai Holland,

Tendai Biti,

Arthur Mutambara

These opposition leaders were arrested and subjected to brutal treatment by the police forces and prohibited to seek medical treatment outside Zimbabwe.

Raymond Majongwe

The human rights defender, Secretary General of the Progressive Teachers' Union of Zimbabwe (PTUZ) and his wife Loice Majongwe were harassed on 1 February 2007 by police officers in Harare

A letter of concern was sent on 21 February 2007.

B) UPDATES OF CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT IN THE PREVIOUS ANNUAL REPORT BETWEEN APRIL 2006 AND MARCH 2007

NAME

BACKGROUND

ACTIONS TAKEN BY THE EUROPEAN PARLIAMENT

UPDATE ON 2007

BANGLADESH

Salah Uddin Shoaib Choudhury

Journalist and director of the newspaper "Weekly Blitz", which promotes dialogue among the religions and for the recognition of Israel. He was arrested on 29 November 2003 and released 17 months later. Nevertheless he is still in danger of being sentenced to death at his trial for sedition, which was due to open on 13 November 2006.

In its resolution of 15 November 2006, the European Parliament called for the review of his trial and for his release. The charges against him are contrary to all standards of international law and to all conventions on violations of press freedom. The resolution was also deploring recent acts of violence and strongly condemned the physical attacks on journalists, NGO staff, trade unionists and others. The resolution also expressed disapproval regardig the violence related to the forthcoming general elections and the transition.

Since his release from prison he was called to appear before the authorities for 36 times in the 31 months. Every time he risks potential re-incarceration. He was awarded the Monaco Media Forum Prize 2007.

BULGARIA

Michael Shields

An 18 years-old British citizen, subjected to an unfair trial and sent to prison in Bulgaria, in spite of the fact that another person confessed to the crime in question.

A letter of concern was sent on 13 June 2006.

 

Bulgaria’s president Georgi Parvanov declared he would not pardon him but also that the case can be reopened in Bulgaria if “sufficient new evidence” are presented.

ECUADOR

Mirek Krygier

Polish citizen, imprisoned.

A letter of concern was sent on 15 November 2006.

No information available.

IRAN

Keyvan Ansari

Prisoner of conscience.

In a resolution adopted on 15 November 2006, the European Parliament raised concerns regarding various human rights violations in Iran, including the ill-treatment of political prisoners, the prosecution of juvenile offenders, also concerning the issue of minority rights, freedom of religion and of the press, and women's rights. In the resolution, the Iranian authorities were called on to unconditionally release all prisoners of conscience; these five persons were explicitly mentioned.

Dr Keyvan Ansari went on hunger strike on 14 July in protest at their continuing detention. On September 2007 he was sentenced to 3 years and six months imprisonment on charges of threatening National Security.

Keyvan Rafii

Prisoner of conscience.

The hearing of the case of Keyvan Rafi’i, now held in prison was postponed for a fourth time on 29 July. On 20 May, his father, sister and brother had been taken to an Intelligence Ministry facility in Tehran. They were released at around 10pm after lengthy interrogation.

Kheirollah Derakhshandi

Prisoner of conscience.

 

Kheyrollah Derakhshandi, held in prison, was severely beaten in March 2007, leaving him with persistent pain in his back and left arm. He is being denied medical care. His 75-year-old father, Mojtaba Derakhshandi, was summoned to appear in court for giving an interview to a news agency about his son’s medical condition. He was later released on bail and warned not to speak to the press.

Abolfazl Jahandar

Prisoner of conscience.

Abdolfazl Jahandar went on hunger strike on 14 July in protest at their continuing detention. He is said to be protesting at the prison officials’ refusal to transfer him to the section for political prisoners. He is also in poor health.

Koroush Zaim

Prisoner of conscience.

 

He is out of prison, residing in Iran.

Farshid Yadollahi

Lawyers, imprisoned while defending Sufis in Qom.

In its resolution of 15 November 2006, the European Parliament also addressed the freedom of religion and expressed concerns about the arrests of these persons.

They are out of prison but they still face legal problems with the authorities.

Omid Behrouzi

Ayatollah Sayad Hossein,

Kazemeyni Boroujerdi

He was advocating for years that politics and religion should be separated. He was arrested reportedly with more than 400 of his followers.

In its resolution of 16 November 2006, the European Parliament expressed concern for his arrest.

He is still imprisoned, serving a 15 year sentence.

Motjaba Saminejad

Imprisoned journalist/ webblogger (reporters without borders).

In its resolution of 15 November 2006, the European Parliament called for the release of all imprisoned journalists and webbloggers.

Out of prison, residing in Iran.

Ahmad Raza Shiri

Imprisoned journalist/ webblogger.

Out of prison on suspended sentence.

Arash Sigarchi

Imprisoned journalist/ webblogger.

Out of prison, residing in the US.

Manoucher Mohammadi

Student activist, imprisoned.

The European Parliament called for his release, requesting that students should not be barred from higher education due to their peaceful political activities.

Out of prison, residing in the US.

Mausavi Khoini

 Human rights defender.

A letter of concern was sent on 20 October 2006.

Still in detention.

Kobra Rahmanpoor

Convicted in January 2002 and is still uncertain about when the sentence is to be executed, if at all.

A letter of concern was sent on 13 July 2006 regarding their case.

Judiciary suspended her execution sentence (she was convicted of murdering her mother in law).

Nazanin Mahabad Fatehi

Convicted in March 2005 for killing one of the three men, who tried to rape her and her cousin.

She was released on 15 January 2007, after the court of appeal declared her innocence. However, she still has to pay compensation of € 25.000.

Fatemeh Hagigat Prozheh

 A 35 year old woman who is convicted of killing her temporary husband (Seegheh in Islam). She has alleged that her husband, a drug addict, attempted to rape her 15 year old daughter from a previous marriage.

Fatemeh’s death sentence was confirmed.

Delara Darabi

She broke into a house with her partner, allegedly killed the woman, whose house she and her partner broke into. She denied the crime but she is still imprisoned, on death row. On 20 January she attempted suicide in her cell. She was a minor (17 years old) when she committed the crimes in question.

Her death sentence has been confirmed by the Iranian Supreme Court and her execution may be imminent. Her attorney is intending to appeal the verdict. In January 2007, Delara attempted suicide Delara's physical and emotional health is still unstable.

Sa'id Masouri

Sentenced to death and awaiting execution, she has been held in solitary confinement in Section 209 of Evin Prison since late 2004.

With regards to their case a letter of concern was sent on 17 May 2006.

No further information received.

Khaled Hardiani

Sentenced to death and on death row, involved in hijacking a plane in 2001.

Pardoned after being convicted of endangering national security (in relation to the hijacking plot).

Farhang Pour Mansouri

Sentenced to death and on death row, involved in hijacking a plane in 2001.

No further information received.

Shahram Pour Masori

Sentenced to death as a minor and on death row, involved in hijacking a plane in 2001.

No further information received.

ISRAEL

Ziyad Hmeidan

Student and human rights defender, detained by Israeli authorities without charges or trial since 23 May 2005.

A letter of concern was sent on 20 July 2006.

He was released on 18 March 2007.

NORTH KOREA

Son Jong Nam

He is a Christian believer. He was reportedly tortured by the National Security Agency, and was then sentenced to death for alleged treason without a trial and without procedural safeguards required under international human rights law.

In a resolution adopted on 15 June 2006, the European Parliament urged the government of the DPRK to provide information on his case and not to proceed with his execution

No further information received.

RUSSIA

Mikhael Khodorkovsky

Russian citizen, successful businessman and philanthropist, convicted after an unfair trial and subjected to difficult prison conditions; detained in a prison in Siberia.

With regards to their case, a letter of concern was sent on 22 November 2006.

On February 5, 2007, the Kremlin brought additional charges against him to ensure that he would not be released from prison in October 2007, when he would have been eligible for parole after having served half of his original sentence.

Platon Lebedev

Russian citizen convicted after an unfair trial and subjected to difficult prison conditions. Suffers from serious health problems.

Lebedev is currently serving his sentence in a remote area of Siberia.

Anna Politkovskaya

Journalist, murdered on 7 October 2006. A highly respected investigative reporter, known as the symbol of honest journalism in Russia, she was awarded many prizes, among others the Prize Olof Palme. She courageously stood up defending human life and dignity. She exposed and objectively reported on various forms of crimes against humanity, especially in Chechnya.

In its resolution of October 2006, the European Parliament paid tribute to her work and merits. The European Parliament called on the Russian authorities to conduct an independent and efficient investigation to find and punish those responsible for this cowardly crime. The President of the Parliament also expressed his concerns regarding the issue in a letter of concern. In November 2006, a hearing took place on the Subcommittee on Human Rights on Human rights defenders in Russia. At the EU-Russia Summit, the European Union insisted that Russia must respect human rights in every field of the EU-Russia cooperation.

The European Parliament nominated her posthumously for the 2007 Sakharov Prize.

The room for press conferences in Brussels was named after her.

SYRIA

Anwar al Bunni

Following an unfair trial that appeared to be politically driven, Anwar al-Bunni was sentenced by Damascus Criminal Court on 24 April 2007 to a five-year prison term on charge of “spreading false information harmful to the state”. He is serving his sentence in a mixed ward with criminal prisoners in ‘Adra prison.

In its resolution of 15 June 2006, the European Parliament urged Syrian authorities to reconsider all cases of political prisoners and to release immediately all prisoners of conscience. The Parliament also requested that all detained or imprisoned persons be given prompt, regular and unrestricted access to their lawyers, doctors and families. The European Parliament pointed out that respect for human rights constitutes a vital component of any future EU-Syria Association Agreement and called on Syria to respect its commitments within the framework of the Barcelona Process and along the lines of the European Neighbourhood Policy. In May 2006 several civil society activists were arrested and tortured because of signing a petition for improving the Syrian-Lebanese relations in view of the UN Security Council Resolution n° 1680. There were also some of these persons among those arrested.

Following his conviction Anwar al-Bunni was also brought to trial before Damascus Military Court on charges of “slandering a public administration”, Article 376 of the Syrian Penal Code. His new charge appears to be related to a memo he wrote and presented months ago as part of his defence and in which he criticised the Syrian Minister of Social Affairs and Labour as well as the Syrian Prisoners’ Association.  The memo was found in his cell at prison during prison guards’ inspection. Anwar al-Bunni’s next military trial session is on 7 February 2008.

Michel Kilo

Writer, released on 19 October 2006, but he was brought before the Criminal Court in Damascus again on 31 October 2006 to face new charges.

His trial was postponed, for the second time, to 19 February 2007. He was sentenced on 13 May 2007 to three years in prison for "undermining national sentiment".

Kamal Al-Labwani

On 10 May 2007 Damascus Criminal Court sentenced him to 12 years imprisonment following an unfair trial. The charge relates to Kamal al-Labwani’s visit to Europe and the USA in 2005 where he met human rights organisations and government officials and called for a process of peaceful democratic reform in Syria.

Kamal al-Labwani is serving his sentence in ‘Adra prison in mixed ward with criminal prisoners. He may face additional prison terms of between three and five years. This measure against Kamal al-Labwani appears to be based on his criticism of the Syrian government in a document he wrote and presented in his defence at the final trial session on 10 May 2007.

Mahmoud Issa

Civil society activist. Mahmoud 'Issa's charges relate to his involvement in Beirut-Damascus Declaration, a petition signed by some 300 Syrian and Lebanese nationals calling for the normalization of relations between their two countries.

On 13 May 2007 Mahmoud ‘Issa was found guilty of “weakening nationalist sentiment” and was sentenced to three years imprisonment. He is kept in a mixed ward with criminal prisoners. It is alleged that charges against him have no legal basis.  

Professor Suleiman Shummar

Civil society activist, detained for signing the above-mentioned petition.

Suleiman Shummar was sentenced in absentia to ten years in jail on charges of “weakening nationalist sentiment” and "exposing Syria to hostile acts".

Muhammad Mahfud

Civil society activist, detained for signing the above-mentioned petition.

Muhammad Mahfud was released on bail of 1,000 Syrian Lira (US $20) from ‘Adra prison on 25 September 2006. All charges against him were dropped.

Mahmoud Meri'i

Civil society activist, detained for signing the above-mentioned petition.

Mahmoud Meri’i was freed on 17 July 2006, on payment of 1,000 Syrian Lira (US$20) bail.

Yasser Melhem

Civil society activist, detained for signing the above-mentioned petition.

No further information received.

Omar Adlabi

Civil society activist, detained for signing the above-mentioned petition.

No further information received.

TURKEY

Behic Asci

Lawyer, started a hunger strike on 5 April 2005 to show solidarity with the political prisoners subjected to poor Turkish prison conditions. On 22 January 2007, after 293 days, he stopped the strike, but announced his intention to resume it later.

A letter of concern was sent on 15 November 2006.

Behic Asci did not resume his hunger strike, he is recovering at his home.

Michal Majevski

Polish citizen arrested in July 2006. He was a minor when committing the crime and the punishment was disproportionate.

A letter of concern was sent on 28 September 2006.

No further information received.

Jonathan Sugden

Well-known expert on Turkey, detained by Turkish security forces and was subjected to deportation.

A letter of concern was sent on 24 April 2006.

Jonathan Sugden is now able to travel to Turkey.

UNITED STATES OF AMERICA

Pablo Ibar

Spanish citizen found guilty of murder and condemned to death by the Court of Florida in 2000. On 9 March 2006, the Supreme Court reaffirmed his conviction and refused to grant him a new trial.

A letter of concern was sent on 26 April 2006.

Still on death row.

Allen W. Bridgers

Sentenced to death, on death row

A letter of concern was sent on 6 July 2006.

Still on death row.

UZBEKISTAN

Umida Niazova

Umida Niazova was a human rights defender and translator of Human Rights Watch's office in Tashkent. She was sentenced to seven years in prison.

Letters of concern were sent in January and April 2007.

On 08 May 2007, her sentence was commuted to seven-year suspended sentence. Under the term of the commuted sentenced she was obliged to regularly report to the neighbourhood police.

YEMEN

Ali Al-Dailami

Ali al-Dailami, Executive Director of the Yemeni Organization for the Defence of Democratic Rights and Freedom was reportedly being held incommunicado and subjected to ill-treatment since his arrest and detention on 9 October 2006.

A letter of concern was sent on 26 October 2006.

He was released in November 2006, one month after his arrest.

VIETNAM

Nguyen Van Ly

Catholic priest and co-editor of the underground online magazine Tu do Ngôn luan (Free Speech). He was imprisoned from May 2001 to early 2005. He was arrested again on 19 February 2007 and is currently under house arrest.

 A letter of concern was sent on 27 July 2006.

His support for the "Manifesto on Freedom and Democracy for Vietnam" has led to his sentence on March 30, 2007 for an additional eight years in prison.

Nguyen Gia Thieu

Sentenced to 20 years of imprisonment and a fine of 25 million USD.

He is still detained.


ALLEGATO II

LIST OF RESOLUTIONS

List of resolutions adopted by the European Parliament between January 2007 and December 2007, and relating directly or indirectly to human rights violations in the world

(http://www.europarl.europa.eu/comparl/afet/droi/others/default.htm)

Country

Date of adoption of resolution

 

 

AFRICA

 

 

CHAD

13.12.07

ETHIOPIA

21.06.07

GUINEA

15.02.07

NIGERIA

15.03.07 ; 24.05.07

SOMALIA

15.11.07

SUDAN

15.02.07 (Darfur) ; 24.05.2007 ; 12.07.07 (Darfur) ; 25.10.07

ZIMBABWE

26.04.07

The financing of the Special Court in Sierra Leone

06.09.07

EU partnership in the Horn of Africa

10.05.07

State of play of EU-Africa relations

25.10.07

 

AMERICA

 

 

CUBA

21.06.07

GUATEMALA

15.03.07

VENEZUELA

24.05.07

Murder of women in Mexico and Central America

11.10.07

SWIFT, the PNR agreement and the transatlantic dialogue on these issues

14.02.07

Transportation and illegal detention of prisoners

14.02.07

 

ASIA

 

 

BANGLADESH

06.09.07

BURMA (MYANMAR)

21.06.07 ; 06.09.07 ; 27.09.07

CAMBODIA

15.03.07

CHINA

13.12.07

INDIA

01.02.07

KASHMIR

24.05.07

PAKISTAN

12.07.07 ; 25.10.07 ; 15.11.07

PHILIPPINES

26.04.07

UZBEKISTAN

15.11.07

TIBET

15.02.07

VIETNAM

12.07.07

Comfort women during world war II (Japan)

13.02.07

 

EUROPE

 

 

MOLDOVA

12.07.07

RUSSIA

15.02.07 ; 26.04.07 ; 10.05.07 ; 14.11.07

TURKEY

24.10.07

Women in Turkey

13.02.07

Attack on Galina Kozlova

15.03.07

 

MIDDLE EAST

 

 

IRAN

25.10.07

PALESTINE ( GAZA)

11.10.07

SYRIA

24.05.07

The humanitarian situation of Iraqi refugees

15.02.07 ; 12.07.07

Women's rights in Saudi Arabia

13.12.07

Kidnapping in Gaza of the journalist Alan Johnston

26.04.07

Death sentence imposed on medical personnel in Libya

18.01.07

Middle East

12.07.07

EU strategy for reform in the Arab world

10.05.07

 

MISCELLANEOUS

 

 

EU Human rights dialogues and consultations on human rights with third countries

06.09.07

Universal moratorium on the death penalty

01.02.07 ; 26.04.07 ; 27.09.07

United Nations Human Rights Council

07.06.07

Christian Communities

15.11.07

Annual report on Human Rights in the World 2007 and the EU's policy on the matter.

26.04.07

10th anniversary of the Mine Ban Treaty (Ottawa Convention)

13.12.07


PARERE della commissione per lo sviluppo (4.3.2008)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale per i diritti dell'uomo nel mondo 2007 e sulla politica dell'UE in materia

(2007/2274(INI))

Relatore per parere: Thijs Berman

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  invita il Consiglio e la Commissione a garantire che per lo sviluppo si applichi effettivamente un'impostazione basata sui diritti dell'uomo, che comporta l'adesione a cinque principi fondamentali: applicazione del quadro internazionale in materia di diritti dell'uomo, conferimento di poteri ai titolari dei diritti, partecipazione allo sviluppo, non discriminazione e concentrazione sui gruppi vulnerabili e responsabilizzazione;

2.  si compiace delle iniziative della Commissione volte a promuovere i diritti dell'uomo, la democrazia e la buona governance nel quadro dello strumento di cooperazione allo sviluppo; ritiene che queste iniziative devono essere integrate quali temi orizzontali in tutti i programmi e chiede obiettivi, punti di riferimento ed indicatori specifici in tutti i documenti strategici per paese, per regione e tematici nonché in tutti i programmi d'azione annuali;

3.  invita la Commissione ad attribuire un'attenzione speciale all'integrazione degli aspetti dei diritti umani nel programma d'azione annuale per la Cina che presenterà nel 2008;

4.  ricorda gli obiettivi di sviluppo del Millennio e sottolinea che l'accesso all'istruzione e alla sanità sono diritti umani fondamentali; ritiene che i programmi sanitari, inclusa la salute sessuale e riproduttiva, la promozione della parità di genere, il conferimento di poteri alle donne e i diritti dei minori devono avere la priorità nella politica dell'UE in materia di sviluppo e di diritti umani, in particolare laddove è diffusa la violenza di genere e le donne e i minori corrono il rischio di contagio HIV/AIDS o viene loro negato l'accesso all'informazione, alla prevenzione e alle cure;

5.  invita la Commissione ad integrare nella sua politica di sviluppo i diritti del lavoro fondamentali e l'agenda per condizioni di lavoro dignitose, particolarmente nel quadro dei programmi di aiuto connessi agli scambi commerciali;

6.  insiste affinché la politica dell'UE sia coerente con i principi dei diritti umani in tutti i settori, inclusi gli scambi commerciali, l'agricoltura, la pesca, la migrazione e il commercio di armi; sottolinea che durante i negoziati sugli accordi di partenariato economico con i paesi ACP, si deve tener conto dei possibili effetti negativi sui diritti umani, in particolare sui diritti sociali ed economici;

7.  si compiace del partenariato Africa-UE sulla governance democratica e sui diritti umani nella strategia comune Africa-UE; invita non solo l'UE ma anche l'UA a mantenere i rispettivi impegni nel settore dei diritti umani, integrando sistematicamente un'impostazione basata su questi ultimi nel Meccanismo africano di riesame tra pari e rafforzando le istituzioni regionali per i diritti umani, in particolare la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli e la Corte africana per i diritti umani e dei popoli;

8.  nota che sebbene la comunità internazionale abbia avviato numerosi processi di pace e di mediazione internazionale, numerosi paesi africani soffrono per i conflitti armati, nei quali i civili continuano a subire assalti e sono inadeguatamente protetti dai rispettivi governi; ricorda in particolare la situazione del Sudafrica/Darfur dove continuano ad essere perpetrate gravi violazioni dei diritti umani; ribadisce che la comunità internazionale ha la responsabilità di proteggere e sottolinea che gli Stati coinvolti nel conflitto di un paese, grazie a grandi investimenti legati agli scambi commerciali, hanno una responsabilità speciale verso la popolazione del paese stesso;

9.  sottolinea l'importanza di un rapido dispiegamento delle truppe EUFOR in Ciad così da dare stabilità alla regione, garantire la protezione dello spazio umanitario e proteggere la popolazione civile; insiste affinché l'UE e i suoi Stati membri esercitino la propria influenza sulle autorità del Ciad e sollecita l'adempimento degli obblighi del paese inerenti ai diritti umani e umanitari a livello internazionale e regionale; chiede in particolare la liberazione immediata di tutti i capi dell'opposizione detenuti unicamente per motivi politici;

10. sottolinea la necessità di mantenere il sostegno cruciale dell'UE agli sforzi di mediazione condotti da Kofi Annan in Kenia; ribadisce la necessità di garantire un ulteriore contributo di tutte le parti a favore di soluzioni accettabili nella messa a punto di una strategia postelettorale finalizzata alla riconciliazione, alla prevenzione della pulizia etnica e al ritorno di tutti gli sfollati interni al loro luogo d'origine;

11. ricorda che, in situazioni di fragilità e di mancanza di istituzioni stabili, i diritti umani spesso non sono rispettati o sono a rischio; sollecita pertanto il Consiglio e la Commissione ad accelerare il processo di definizione di una strategia esaustiva per trattare con gli Stati fragili, sulla base delle esperienze maturate in Sudan, Afghanistan, Zimbabwe, Repubblica democratica del Congo e Kenya;

12. invita l'Unione europea e gli Stati membri a garantire, fintanto che necessario, il mantenimento e l'adeguato finanziamento degli sforzi di stabilizzazione, mantenimento della pace e protezione dei civili in Afghanistan, incluso l'invio di truppe che dispongano del mandato e delle attrezzature necessari; mette in guardia dal fatto che il prezzo di un fallimento in Afghanistan sarebbe esorbitante in termini di diritti umani, e soprattutto di diritti della donna; sottolinea che il miglioramento a lungo termine delle istituzioni civili è di vitale importanza per la ricostruzione e la riconciliazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

3.3.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Thijs Berman, Danutė Budreikaitė, Ryszard Czarnecki, Nirj Deva, Alain Hutchinson, Romana Jordan Cizelj, Glenys Kinnock, Luisa Morgantini, Horst Posdorf, Pierre Schapira, Frithjof Schmidt, Jürgen Schröder, Johan Van Hecke

Supplenti presenti al momento della votazione finale

John Bowis, Fiona Hall, Manolis Mavrommatis, Csaba Őry, Ralf Walter

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Glyn Ford


PARERE della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (27.3.2008)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2007 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2007/2274(INI))

Relatore per parere: Giusto Catania

SUGGERIMENTI

La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che la relazione annuale dell’UE sui diritti umani nel mondo nel 2007 si concentra essenzialmente sulle attività al di fuori dell'Unione europea e non contiene una descrizione analoga ed esaustiva delle attività e dei problemi relativamente ai diritti dell'uomo in seno all'Unione,

B.  considerando che l'Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (l'Agenzia), istituita a Vienna 1° marzo 2007, rappresenta un primo passo in risposta alla richiesta del Parlamento di creare un quadro integrato di norme e istituzioni destinato a conferire valore vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a garantire il rispetto del sistema previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nonché a elaborare una politica globale dell'UE sui diritti delle minoranze, e che è importante sottolineare che il mandato dell'Agenzia si estende anche ai paesi che hanno concluso accordi di stabilizzazione e associazione con l'UE,

C. considerando che vanno accolti con favore l'inserimento della Carta dei diritti fondamentali nel nuovo trattato e il fatto che abbia carattere vincolante, anche se la Carta non è vincolante in taluni Stati membri,

D. considerando che il Parlamento dovrebbe continuare a collaborare con il Consiglio d'Europa sul tema della tutela dei diritti umani,

1.  invita il Consiglio ad analizzare nelle sue future relazioni annuali sui diritti dell'uomo nel mondo la situazione dei diritti umani nel mondo e di valutare contestualmente l'effettiva situazione dei diritti umani in ciascuno Stato membro sulla base della relazione annuale dell'Agenzia; tale analisi congiunta attesterebbe l'equo impegno dell'Unione in materia di protezione dei diritti umani sia all'interno sia all'esterno delle sue frontiere onde evitare un sistema di due pesi e due misure;

2.  sollecita il Consiglio a trasformare il suo gruppo di lavoro ad hoc per i diritti fondamentali e la cittadinanza in un gruppo di lavoro permanente, che potrebbe operare contestualmente al gruppo di lavoro sui diritti dell'uomo (COHOM), ed esorta la Commissione ad assegnare a un unico commissario un portafoglio per i diritti umani e le libertà fondamentali;

3.  esprime preoccupazione per il fatto che la cooperazione internazionale nell'ambito della lotta al terrorismo abbia avuto spesso come conseguenza un abbassamento del livello di protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e ritiene che l'UE dovrebbe agire in maniera più decisa a livello internazionale per promuovere una strategia basata sul pieno rispetto delle norme e degli obblighi internazionali nel settore dei diritti umani;

4.  esorta le istituzioni UE e gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni figuranti nella sua risoluzione del 14 febbraio 2007 sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri(1), che sono volte a chiarire il ruolo degli Stati membri nella prassi illegale di consegne straordinarie e a garantire che l'Unione e gli Stati membri non siano più coinvolti in futuro in analoghe violazioni dei diritti dell'uomo;

5.  ricorda le sue risoluzioni che evidenziano gli abusi dei diritti umani nel centro di detenzione di Guantanamo ed esorta le istituzioni UE e gli Stati membri a proseguire le loro azioni volte alla chiusura del centro giacché la sua stessa esistenza continua ad essere un segnale negativo circa il modo di proseguire la lotta al terrorismo; invita pertanto il Consiglio e la Commissione a promuovere un'iniziativa internazionale affinché il governo degli Stati Uniti acconsenta, in conformità al diritto internazionale, a concedere un giusto processo ai detenuti o a rilasciarli, ad offrire loro lo status di rifugiati e a trovare loro dei rifugi sicuri, negli USA o altrove, onde evitarne il rimpatrio in paesi in cui esiste il rischio concreto che possano essere torturati o perseguitati;

6.  incoraggia l'UE ad adottare un approccio più globale e integrato in materia di tortura e a non considerarla una questione isolata; invita l'UE a prendere in considerazione un'ampia gamma di eventuali misure volte a lottare contro la tortura, comprese la prevenzione, l'assistenza alle vittime nonché la lotta contro l'impunità; chiede inoltre agli Stati membri di destinare risorse sufficienti per il sostegno e la riabilitazione delle vittime di torture;

7.  incoraggia l'UE a continuare a rafforzare lo spazio unico di sicurezza, libertà e giustizia, attraverso il quale sarà possibile conseguire, con un'unica politica dell'immigrazione, una tutela ottimale dei diritti dei cittadini di paesi terzi che entrano nel territorio dell’UE e rileva che in taluni Stati membri le disposizioni concernenti lo spazio di sicurezza, libertà e giustizia non sono vincolanti;

8.  prende atto dei nuovi pacchetti legislativi nel settore della migrazione legale, dei controlli alle frontiere e dell'occupazione illegale; sostiene che l'UE dovrebbe introdurre una politica comune sulla migrazione incentrata sui diritti dei migranti, le opportunità per un'immigrazione legale e la lotta ai circuiti della tratta di esseri umani;

9.  deplora il fatto che non siano state eseguite analisi sulla situazione dei diritti umani in relazione all'immigrazione all'interno dell'UE;

10. invita gli Stati membri ad assicurare il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei richiedenti asilo e degli immigrati, a prescindere dal loro status, legale o illegale, sul suolo comunitario, prerequisito, questo, atto a garantire una politica comunitaria dei diritti umani credibile all'interno e all'esterno dell'UE;

11. ricorda che l'obiettivo di creare una politica comune in materia di asilo deve essere la protezione dell'individuo e non la riduzione o l'esternalizzazione delle domande d'asilo a paesi terzi dove il rispetto dei diritti dell'uomo è insufficiente;

12. invita gli Stati membri a migliorare le loro politiche in materia di asilo in modo da includervi le donne che corrono il rischio di subire una mutilazione genitale e a eliminare tutte le violenze connesse con il fenomeno;

13. deplora le argomentazioni avanzate da alcuni Stati membri basate su valori tradizionali, culturali o religiosi di qualsiasi tipo al fine di esimersi dal loro obbligo di eliminare la violenza contro le donne, in particolare violenze connesse con la mutilazione genitale femminile;

14. ritiene che l'emancipazione femminile realizzata garantendo il pieno accesso alle informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi servizi e forniture porrebbe le donne in una posizione migliore per negoziare una sessualità sicura e tutelarsi dalle malattie sessualmente trasmissibili, compreso l'HIV/AIDS;

15. invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'attuazione di campagne d'informazione sulla parità di genere e a lottare contro la violenza di genere e le discriminazioni nei confronti delle donne;

16. invita il Consiglio e la Commissione a prevedere nelle rispettive politiche misure tese a garantire la tutela dei diritti dei minori e a impegnarsi a combattere la tratta di minori e ogni forma di sfruttamento, compreso il lavoro minorile;

17. richiama l'attenzione sulla discriminazione e la persecuzione violenta subita in alcuni paesi per motivi di orientamento sessuale; invita le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri a sradicare tutte le forme di discriminazione basate sull'orientamento sessuale come pure sull'identificazione di genere in seno all'Unione europea e a perseguirle legalmente;

18. esprime grave preoccupazione riguardo alla situazione di cittadini di paesi terzi che presentano domanda di riconoscimento dello status di rifugiati per motivi di orientamento sessuale, come Mehdi Kazemi e Pegah Emambakhsh, che rischiano di essere rimpatriati dal Regno Unito in Iran e di essere giustiziati; ricorda che l'espulsione verso un paese terzo di persone che in tale paese corrono il rischio di essere perseguitate, torturate o uccise costituisce una violazione degli obblighi europei e internazionali in materia di diritti umani; chiede alle istituzioni UE e agli Stati membri interessati di trovare una soluzione affinché queste due persone non siano rimpatriate in Iran e di controllare e valutare l'applicazione negli Stati membri del diritto comunitario in materia di asilo; invita la Commissione ad affrontare e risolvere queste problematiche tramite i suoi prossimi emendamenti al regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo,(2) e alla direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta(3);

19. invita le presidenze del Consiglio a organizzare il forum ONG per i diritti umani in modo da consentire alla società civile e alle istituzioni UE di tenere altresì discussioni approfondite in materia di tutela dei diritti dell'uomo in seno agli Stati membri;

20. accoglie favorevolmente l'estensione, nel trattato di Lisbona, della procedura legislativa ordinaria (precedente procedura di codecisione) a maggiori comparti nei settori della giustizia, della libertà e degli affari interni, che potenzierà il ruolo del Parlamento europeo nelle questioni che interessano la tutela dei diritti umani all'interno e all'esterno dell'Unione;

21. invita il Consiglio e la Commissione ad agevolare lo sviluppo dei meccanismi della politica europea di vicinato (PEV) giacché la PEV ha un'incidenza notevole sulla tutela e la promozione dei diritti umani, sullo Stato di diritto e sulle riforme democratiche, così come sulla diffusione dei valori dei diritti umani e sull'acquisizione di una maggiore capacità in questo ambito;

22. invita gli Stati membri a continuare a difendere e a promuovere i diritti fondamentali al di fuori dell'UE.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.3.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

32

2

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Alexander Alvaro, Philip Bradbourn, Giusto Catania, Carlos Coelho, Esther De Lange, Panayiotis Demetriou, Gérard Deprez, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Bárbara Dührkop Dührkop, Armando França, Urszula Gacek, Patrick Gaubert, Lilli Gruber, Jeanine Hennis-Plasschaert, Ewa Klamt, Wolfgang Kreissl-Dörfler, Stavros Lambrinidis, Henrik Lax, Roselyne Lefrançois, Sarah Ludford, Rareş-Lucian Niculescu, Inger Segelström, Vladimir Urutchev, Ioannis Varvitsiotis, Manfred Weber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Ignasi Guardans Cambó, Sophia in ‘t Veld, Metin Kazak, Jean Lambert, Jörg Leichtfried, Siiri Oviir, Nicolae Vlad Popa

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Tobias Pflüger

(1)

GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 309.

(2)

GU L 50 del 25.2.2003, pag. 1.

(3)

GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

2.4.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

60

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Roberta Alma Anastase, Bastiaan Belder, André Brie, Elmar Brok, Colm Burke, Marco Cappato, Philip Claeys, Giorgos Dimitrakopoulos, Hélène Flautre, Hanna Foltyn-Kubicka, Michael Gahler, Bronisław Geremek, Maciej Marian Giertych, Alfred Gomolka, Klaus Hänsch, Richard Howitt, Jana Hybášková, Anna Ibrisagic, Jelko Kacin, Ioannis Kasoulides, Metin Kazak, Maria Eleni Koppa, Helmut Kuhne, Johannes Lebech, Francisco José Millán Mon, Pasqualina Napoletano, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Baroness Nicholson of Winterbourne, Raimon Obiols i Germà, Vural Öger, Ria Oomen-Ruijten, Cem Özdemir, Justas Vincas Paleckis, Béatrice Patrie, Alojz Peterle, Hubert Pirker, Samuli Pohjamo, Michel Rocard, Raül Romeva i Rueda, Libor Rouček, Christian Rovsing, Katrin Saks, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Jacek Saryusz-Wolski, György Schöpflin, Charles Tannock, Inese Vaidere, Ari Vatanen, Kristian Vigenin, Zbigniew Zaleski, Josef Zieleniec

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Laima Liucija Andrikienė, Giulietto Chiesa, Árpád Duka-Zólyomi, Milan Horáček, Marie Anne Isler Béguin, Georg Jarzembowski, Tunne Kelam, Doris Pack, Antolín Sánchez Presedo, Inger Segelström, Csaba Sándor Tabajdi, Luis Yañez-Barnuevo García

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