RELAZIONE sul seguito dato alla Dichiarazione di Parigi del 2005 sull'efficacia degli aiuti
7.5.2008 - (2008/2048(INI))
Commissione per lo sviluppo
Relatore: Johan Van Hecke
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
sul seguito dato alla Dichiarazione di Parigi del 2005 sull'efficacia degli aiuti
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 177 del trattato CE,
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Codice di condotta dell'UE in materia di divisione dei compiti nell'ambito della politica di sviluppo" (COM(2007)0072),
– vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sugli aiuti al commercio dell'Unione europea[1],
– vista la sua risoluzione del 28 settembre 2006 su "Cooperare di più, cooperare meglio: il pacchetto 2006 sull'efficacia degli aiuti dell'UE"[2],
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Gli aiuti dell'UE: dare di più, meglio e più rapidamente" (COM(2006)0087),
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Rafforzare l'impatto europeo: un quadro comune per l'elaborazione dei documenti di strategia nazionale e la programmazione pluriennale comune" (COM(2006)0088),
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Finanziamento dello sviluppo ed efficacia degli aiuti – Le sfide poste dall'aumento degli aiuti UE nel periodo 2006-2010" (COM(2006)0085),
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio – Finanziamento dello sviluppo ed efficacia degli aiuti" (COM(2005)0133),
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale dal titolo "Coerenza delle politiche per lo sviluppo – Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio" (COM(2005)0134),
– vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Messa in pratica del consenso di Monterrey: il contributo dell'Unione europea" (COM(2004)0150),
– vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo" (il consenso europeo in materia di sviluppo) firmata il 20 dicembre 2005[3],
– viste la Dichiarazione di Roma sull'armonizzazione, adottata il 25 febbraio 2003 a seguito del Forum ad alto livello sull'armonizzazione svoltosi a Roma, nonché la Dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti (la Dichiarazione di Parigi), adottata il 2 marzo 2005 a seguito del Forum ad alto livello sull'armonizzazione e l'allineamento per l'efficacia degli aiuti, svoltosi a Parigi (il Forum ad alto livello di Parigi),
– vista la risoluzione A/RES/55/2 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla Dichiarazione ONU del Millennio,
– visto il Consenso di Monterrey adottato in occasione della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo svoltasi il 21 e 22 marzo 2002,
– viste le principali risultanze e raccomandazioni del Comitato per l'aiuto allo sviluppo (CAS) dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) quali figurano nella valutazione inter pares 2007 della Comunità europea,
– visti i risultati principali dello studio condotto nel 2007 su richiesta della commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo e concernente l'efficacia in loco degli aiuti dell'Unione europea,
– vista la relazione 2007 dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del Millennio,
– visto l'articolo 45 del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A6‑0171/2008),
A. considerando che, a seguito dell'attenzione di cui è oggetto attualmente l'efficacia degli aiuti, si è giunti alla conclusione che gli aiuti allo sviluppo danno risultati inadeguati a causa del coordinamento troppo scarso fra donatori e dell'esistenza di un numero eccessivo di progetti e programmi aventi procedure diverse,
B. considerando che tali scarsi risultati comportano ridotti livelli di assunzione di responsabilità, programmi meno efficaci e una situazione in cui i paesi in via di sviluppo devono far fronte a una miriade di richieste da parte dei donatori, con una divisione tra paesi cosiddetti "preferiti" dai donatori e paesi "orfani" e la scarsa presa in considerazione di settori cruciali come la sanità, l'istruzione e i programmi che integrano la dimensione di genere,
C. considerando che l'UE fornisce più di metà dell'intero aiuto pubblico allo sviluppo (APS) nel mondo, che ha la capacità di divenire il donatore più efficace e che dovrebbe quindi assumere un ruolo trainante sulla scena internazionale onde promuovere le riforme necessarie per migliorare l'efficacia degli aiuti,
D. considerando che l'obiettivo primario della politica di sviluppo dell'UE è l'eradicazione della povertà nel contesto della nuova architettura degli aiuti, in vista del conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM),
E. dichiarandosi profondamente convinto del fatto che lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la tutela dell'ambiente siano elementi interdipendenti che vanno di pari passo con lo sviluppo sostenibile, che è la cornice nella quale si iscrivono gli sforzi tesi a migliorare la qualità della vita per tutti, come previsto al paragrafo 36 della Dichiarazione di Pechino, adottata il 15 settembre 1995 in occasione della quarta Conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Pechino,
F. considerando che la tutela dell'ambiente figura tra le priorità dell'UE e che pertanto la Commissione deve tenere conto di tale obiettivo in tutte le politiche da essa attuate nei confronti dei paesi in via di sviluppo,
G. considerando che la Commissione intende essere fra i promotori dell'agenda sull'efficacia degli aiuti, rispetto alla quale ha due obiettivi strettamente correlati: i) attuare la Dichiarazione di Parigi e migliorare la qualità dei propri programmi di aiuto e ii) assistere gli Stati membri nell'attuazione della Dichiarazione di Parigi e nel miglioramento dell'efficacia dei propri aiuti,
H. considerando che le cifre pubblicate di recente dall'OCSE indicano, complessivamente, una significativa diminuzione degli aiuti comunitari nel 2007,
I. considerando che gli impegni dell'UE a fornire maggiori e migliori aiuti dovrebbero comprendere un aumento dei propri aiuti affinché l'APS (aiuto pubblico allo sviluppo) rappresenti entro il 2010 lo 0,56%, del RNL (reddito nazionale lordo), e che essi dovrebbero inoltre contemplare la messa a punto di nuovi meccanismi di aiuto, più prevedibili e meno aleatori, la promozione di un coordinamento e una complementarità migliori, tendendo ad una programmazione comune pluriennale basata sui piani e i sistemi dei paesi partner, l'ulteriore svincolo degli aiuti e la riforma dell'assistenza tecnica per rispondere alle priorità nazionali; considerando che fra il 2006 e il 2007 la percentuale del RNL dell'Unione europea destinata all'APS è diminuita per la prima volta dal 2000, passando dallo 0,41% allo 0,38%, e che l'UE deve pertanto raddoppiare gli sforzi per poter conseguire l'obiettivo enunciato negli OSM di destinare nel 2015 lo 0,7% del RNL dell'Unione all'aiuto pubblico allo sviluppo,
J. considerando che l'articolo 180 del trattato CE, rafforzato dall'articolo 188 D inserito dal trattato di Lisbona, richiede che la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione e quella degli Stati membri si completino e si rafforzino reciprocamente, imponendo agli Stati membri e all'Unione di tendere ad un maggior coordinamento dei donatori e ad una migliore divisione dei compiti, il che contribuirà a una maggiore efficacia degli aiuti,
K. considerando il rischio che gli ambiziosi obiettivi del consenso europeo per lo sviluppo, che comprende anche altri obiettivi politici, ad esempio in materia di migrazione e scambi commerciali, potrebbero diluire l'attenzione posta sullo sviluppo e pregiudicare il consenso raggiunto nell'agenda internazionale per la riduzione della povertà, a causa della mancanza di coerenza tra le varie politiche UE; rammentando a tale proposito il paragrafo 35 del consenso europeo per lo sviluppo, ove si afferma che "è importante che le politiche non attinenti allo sviluppo sostengano gli sforzi dei paesi in via di sviluppo verso il conseguimento degli OSM",
L. considerando che nei paesi in via di sviluppo la fuga di cervelli ha comportato una grave carenza di operatori sanitari e di altro personale chiave qualificato, creando una situazione che spesso impedisce il conseguimento di risultati effettivi in loco,
M. considerando che il sistema degli aiuti sta diventando sempre più complesso ed è caratterizzato dalla proliferazione dei canali di aiuto, dalla frammentazione dei flussi di aiuto, dall'aumento della destinazione degli aiuti a scopi specifici, dal fatto che le economie emergenti stanno diventando attori sempre più importanti nella cooperazione con i paesi in via di sviluppo, con una conseguente disorganicità degli aiuti e una sovrapposizione delle attività dei donatori a livello globale, nazionale o settoriale,
N. considerando che nei prossimi anni una delle sfide istituzionali consisterà nel definire le modalità per far sì che i 12 nuovi Stati membri dell'UE assumano nel miglior modo possibile il loro ruolo di donatori emergenti, visto che taluni di questi donatori hanno difficoltà a conformarsi agli orientamenti standard in materia di cooperazione allo sviluppo del sistema di aiuti promosso dal Comitato per l'aiuto allo sviluppo (CAS) dell'OCSE,
O. considerando che tale situazione potrebbe essere un ostacolo a un'efficace fornitura degli aiuti,
P. considerando che l'attuale sistema di assegnazione degli aiuti è spesso carente e che gli aiuti destinati a molti paesi poveri e molti ambiti critici come la sanità, l'istruzione, la coesione sociale e la parità di genere sono modesti,
Q. considerando che l'UE si è impegnata ad affrontare la questione dei paesi e dei settori "orfani" o trascurati nel contesto del succitato codice di condotta in materia di divisione dei compiti nell'ambito della politica di sviluppo, cominciando con l'esaminare l'opportunità di assegnare stanziamenti nelle situazioni di fragilità,
R. considerando che il Parlamento europeo - attraverso il meccanismo di controllo dello strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (SCS) istituito dal regolamento (CE) n. 1905/2006[4] - e singoli Stati membri hanno espresso preoccupazione per il fatto che l'obiettivo primario dell'eradicazione della povertà non sempre trova corrispondenza negli aiuti forniti in loco,
S. considerando che un'ampia mole di studi ha evidenziato che una responsabilizzazione effettiva circa l'utilizzo degli aiuti, che coinvolga anche i cittadini, è uno dei principali indicatori dell'efficacia degli aiuti, ma che gli aiuti risentono tuttora di una mancanza di trasparenza e apertura; considerando che tale mancanza di trasparenza determina per i governi, le autorità locali e la società civile dei paesi beneficiari una maggiore difficoltà di accesso alle informazioni e rappresenta, in tal senso, un ostacolo importante a una migliore assunzione di responsabilità per quanto riguarda gli aiuti,
T. considerando che gli aiuti sono spesso erogati in base alle priorità e ai calendari dei donatori, senza che vengano compiuti sforzi sufficienti per rispettare le priorità nazionali di pianificazione e sviluppo e le scadenze di bilancio dei paesi beneficiari o per conformarsi ad esse, il che rende assai difficile per i beneficiari preparare bilanci efficaci o fare programmi e rende arduo per i parlamenti, la società civile e altri soggetti controllare i flussi e l'efficacia degli aiuti,
U. considerando che l'utilizzo dei sistemi dei paesi beneficiari è fondamentale ai fini dell'efficacia degli aiuti ed è ritenuto un importante strumento per rafforzare l'assunzione di responsabilità dei paesi partner sulla concezione e i risultati delle politiche; considerando quindi che l'utilizzo dei sistemi dei paesi in questione dovrebbe rafforzare le strategie di sviluppo e i quadri nazionali di attuazione dei paesi partner,
V. considerando che, secondo una recente indagine sul monitoraggio della Dichiarazione di Parigi da parte dell'OCSE, la mancanza di assistenza tecnica orientata alla domanda costituisce una questione fondamentale per i governi dei paesi in via di sviluppo, dal momento che buona parte di tale assistenza continua ad essere vincolata e troppo cara, oltre a rivelarsi spesso inefficace per la promozione delle capacità locali, come invece previsto dall'articolo 31 del regolamento sullo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo,
W. considerando che il ruolo dei parlamenti nazionali è essenziale per accrescere la consapevolezza e spingere verso la riforma dell'architettura degli aiuti, ad esempio attraverso il dibattito e l'approvazione di quadri e bilanci per lo sviluppo, la destinazione di finanziamenti a tematiche connesse alla povertà, la promozione della divisione dei compiti e la responsabilizzazione dei governi in merito all'attuazione della Dichiarazione di Parigi,
X. considerando che le autorità locali sono soggetti chiave delle politiche di sviluppo nella misura in cui l'esperienza e la conoscenza delle esigenze locali consentono loro di segnalare giorno per giorno le aspettative della popolazione e di colmare il divario che separa queste ultime dallo Stato,
Y. considerando fondamentale il ruolo svolto dalla società civile, sia nella veste di partner del dialogo politico sull'efficacia degli aiuti e la definizione delle relative priorità, sia nella veste di "osservatore" ai fini del controllo della spesa governativa,
Z. considerando che lo strumento di cooperazione allo sviluppo prevede che al massimo il 15% della linea di credito tematica a favore degli attori non statali e delle autorità locali sia destinato a queste ultime e che tale sviluppo positivo, che va nel senso di una migliore efficacia degli aiuti, dovrebbe accompagnarsi a un ricorso più massiccio alla cooperazione decentralizzata da parte degli Stati membri,
AA. considerando che l'UE deve garantire che l'agenda sull'efficacia degli aiuti che scaturirà dal terzo Forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti in programma ad Accra nel settembre 2008, si concentri sulla riduzione e, a lungo termine, sull'eradicazione della povertà,
AB. considerando che il miglioramento qualitativo e l'incremento quantitativo degli aiuti sono entrambi essenziali per il conseguimento degli OSM e che l'efficacia degli aiuti non può essere un pretesto per non rispettare gli impegni che gli Stati membri hanno assunto nel quadro del summenzionato consenso di Monterrey,
AC. considerando che il consenso europeo per lo sviluppo riconosce nella parità di genere un obiettivo in sé ed impegna l'UE a potenziare l'approccio a favore della parità di genere in tutte le iniziative di cooperazione allo sviluppo dell'UE; considerando altresì che la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata "Parità tra donne e uomini ed emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo" (COM(2007)0100) impegna i donatori dell'Unione europea a garantire l'efficace attuazione di strategie e prassi che producano risultati concreti per le donne,
AD. considerando che la pacificazione a livello locale, nazionale, regionale e mondiale è possibile e indissociabile dalla promozione della condizione femminile, giacché le donne sono un motore essenziale, non solo della vita famigliare e dell'educazione dei minori, ma anche delle iniziative pubbliche, della risoluzione dei conflitti e della promozione di una pace duratura a tutti i livelli, come indicato al paragrafo 18 della Dichiarazione di Pechino citata in precedenza,
1. invita gli Stati membri e la Commissione a compiere congiuntamente ogni sforzo per garantire che l'UE parli con una sola voce, ad adeguare gli aiuti alle priorità dei paesi partner e ad accrescere l'armonizzazione, la trasparenza, la prevedibilità e l'efficacia complessiva della propria azione;
2. sottolinea che la Commissione dovrà salvaguardare l'integrità dell'agenda per lo sviluppo e la chiara enfasi posta sull'obiettivo ultimo dell'eliminazione della povertà e insistere sull'effettiva attuazione delle politiche prioritarie, anche concentrando chiaramente l'attenzione sui risultati;
3. sottolinea che l'aumento dei prezzi delle materie prime ha avuto un ruolo cruciale nello scatenare l'attuale crisi alimentare mondiale, crisi che rischia di annientare tutti gli sforzi già intrapresi per migliorare l'efficacia degli aiuti, e invita la Commissione e ciascuno Stato membro a sostenere ogni misura atta a contribuire a una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime per i paesi in via di sviluppo;
4. invita la Commissione ad aiutare i nuovi Stati membri a integrarsi nelle strategie internazionali sempre più coordinate in materia di politica di sviluppo e di aiuti avvalendosi di idonei meccanismi, a collaborare con i nuovi Stati membri per definire le modalità di realizzazione, da parte di questi ultimi, degli obiettivi supplementari UE in materia di efficacia degli aiuti concordati in occasione del Forum ad alto livello di Parigi e ad esplorare la via da seguire in relazione a possibili esercizi di programmazione congiunta; ricorda a tale proposito che, in materia di APS, i nuovi Stati membri si sono impegnati a raggiungere l'obiettivo dello 0,17 % dell'RNL entro il 2010 e dello 0,33 % entro il 2015 e che i loro futuri contributi devono potenziare il ruolo dell'Unione europea in tema di cooperazione allo sviluppo;
5. riconosce che nei paesi in via di sviluppo la partecipazione democratica e il controllo parlamentare assolvono una funzione cruciale per garantire l'efficacia degli aiuti; ravvisa la necessità che l'UE fornisca risorse e sostenga lo sviluppo di capacità, al fine di dotare i parlamenti dei paesi in via di sviluppo di capacità sufficienti per esercitare il controllo e la supervisione del bilancio dei rispettivi governi; riconosce l'importanza che una migliore comunicazione dei risultati al Parlamento europeo, alla società civile e agli Stati membri può avere nel contribuire a creare fiducia nei programmi comunitari, aumentare la responsabilità e consentire forme più strategiche di sorveglianza; invita a tale riguardo la Commissione a proporre un nuovo indicatore sul controllo parlamentare;
6. invita la Commissione e gli Stati membri a identificare congiuntamente indicatori di risultato incentrati sugli indicatori OSM, soprattutto per quanto riguarda gli aiuti di bilancio, affinché i parlamenti nazionali, le autorità locali e la società civile locale, nonché il Parlamento europeo, possano rintracciare i risultati dei contributi dell'UE;
7. invita la Commissione e gli Stati membri a fare in modo che le politiche comunitarie, nonché l'architettura degli aiuti, siano conformi al principio sancito nella Dichiarazione di Parigi della gestione incentrata sui risultati, soprattutto al fine di conseguire risultati nell'ambito degli OSM che, secondo la relazione 2007 delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del Millennio, hanno meno probabilità di essere raggiunti, come l'OSM n. 5;
8. invita la Commissione a elaborare una mappa di tutti gli strumenti finanziari a titolo dei quali ha destinato aiuti al buon governo, sia che si tratti di fondi del FES, dell'SCS, della strategia UE‑Africa o di denaro erogato ai governi africani ai fini della governance, onde verificare la coerenza delle politiche e la buona gestione di tali fondi;
9. invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la creazione e l'applicazione di meccanismi di finanziamento innovativi destinati a contribuire in modo significativo alla realizzazione degli OSM nei termini previsti; sottolinea che tali risorse supplementari non possono sostituire gli impegni già assunti in termini di APS;
10. appoggia la scelta della Commissione di avvalersi in misura sempre maggiore del sostegno al bilancio, ma allo stesso tempo incoraggia la Commissione a esaminare ulteriormente le sfide inerenti a questa modalità di assistenza;
11. invita gli Stati membri e i rispettivi parlamenti nazionali a promuovere la ripartizione dell'agenda di lavoro, in particolare secondo le linee definite nel codice di condotta sulla divisione dei compiti, e ad elaborare piani attuabili per quanto riguarda le modalità di esecuzione che intendono applicare al fine di migliorare gli sforzi europei in materia di aiuti, garantendo al tempo stesso che il motore di tale agenda siano i paesi partner, e non soltanto i donatori;
12. sottolinea che la divisione dei compiti deve essere effettuata a livello di paesi, essere basata sui principi della Dichiarazione di Parigi, essere incentrata sui risultati e portare a un finanziamento sufficiente di tutti i settori in ciascuno dei paesi partner;
13. appoggia la revisione e l'estensione dell'iniziativa relativa all'Atlante dei donatori per promuovere un dialogo politico transnazionale più coerente tra i donatori europei;
14. ricorda che la corruzione, distraendo fondi destinati allo sviluppo, rappresenta un notevole ostacolo a una maggiore efficacia degli aiuti; invita la Commissione a migliorare il monitoraggio dell'assegnazione degli aiuti allo sviluppo e ad incoraggiare i beneficiari degli aiuti stessi a ratificare e applicare rigorosamente gli accordi internazionali e regionali pertinenti;
15. invita la Commissione a garantire una maggiore responsabilizzazione e trasparenza dei sistemi di gestione delle finanze pubbliche dei paesi partner ove esistano garanzie che gli aiuti saranno utilizzati per gli scopi previsti, al fine di agevolare l'assunzione di responsabilità e la riduzione della povertà;
16. invita la Commissione e il Consiglio ad adottare misure concrete per combattere la corruzione, in particolare sostenendo le iniziative della società civile volte a garantire che gli aiuti forniti dall'Unione europea siano utilizzati in modo trasparente ed esortando tutti gli Stati membri e i paesi partner a ratificare la convenzione del 2003 delle Nazioni Unite contro la corruzione;
17. sostiene il ruolo che la Commissione sta svolgendo al fine di coordinare le iniziative di cooperazione allo sviluppo degli Stati membri, a livello centrale così come in loco, ed evidenzia il valore aggiunto apportato dalla Commissione nell'assumere un ruolo guida nel dialogo politico tra l'UE e i paesi partner partendo dai valori comuni dell'Unione europea quali la promozione dei diritti umani e della parità di genere;
18. invita la Commissione a continuare a semplificare le procedure, anche per quanto concerne la fornitura degli aiuti, a decentrare ulteriormente le responsabilità e a fornire alle delegazioni capacità sufficienti (in termini di personale e competenze) per controllare o indirizzare, secondo necessità, la struttura e le procedure di approvazione delle linee di bilancio tematiche e regionali in modo da poter far fronte alle proprie responsabilità; sottolinea l'importanza di dotare il futuro servizio europeo per l'azione esterna di adeguate capacità orientate allo sviluppo;
19. invita inoltre la Commissione a promuovere contatti regolari e la collaborazione tra le sue delegazioni, la società civile e le autorità locali, al fine di tenere più adeguatamente conto delle esigenze e delle priorità dei paesi partner e favorire in tal modo una migliore assunzione di responsabilità rispetto agli aiuti, che è l'obiettivo principale della Dichiarazione di Parigi;
20. sottolinea la necessità di migliorare gli orientamenti e la metodologia per monitorare la Dichiarazione di Parigi, al fine di accrescere la comprensione collettiva dell'agenda definita dal Forum ad alto livello di Parigi e garantire la coerente aggregazione delle informazioni sugli indicatori nei principali paesi beneficiari; pone l'accento sulla necessità di garantire che i paesi donatori mantengano le loro promesse di aiuto e invita gli Stati membri dell'Unione europea a fornire un migliore accesso ai propri dati per consentire una maggiore trasparenza e documentabilità delle informazioni relative agli aiuti; sottolinea pertanto la necessità di utilizzare indicatori accurati per la valutazione intermedia che consentano, sulla base dei risultati, di adeguare e/o intensificare le azioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2010;
21. sottolinea l'esigenza di elaborare un piano di monitoraggio a medio termine per verificare i progressi e promuovere misure pro-attive al fine di accrescere la fiducia nel monitoraggio a livello nazionale, permettere sinergie tra gli sforzi di monitoraggio nazionali e internazionali e ridurre l'eventuale duplicazione degli sforzi nel monitoraggio degli impegni contenuti nella Dichiarazione di Parigi e assunti dall'UE;
22. invita la Commissione a migliorare la chiarezza delle definizioni relative agli stanziamenti settoriali a titolo dell'APS, in modo da migliorare la coerenza dei risultati e ridurre i costi di transazione connessi alla gestione dei dati della Commissione e degli Stati membri a livello nazionale; invita la Commissione a garantire che non vi sarà un ampliamento delle definizioni dell'APS tale da includere voci diverse dagli aiuti, come la spesa militare;
23. invita la Commissione e gli Stati membri, in linea con l'impegno assunto al vertice mondiale per lo sviluppo sociale svoltosi a Copenaghen dal 5 al 12 marzo 1995, a conformarsi alla richiesta delle organizzazioni della società civile destinando almeno il 20% dell'aiuto allo sviluppo al miglioramento di servizi pubblici di base come l'istruzione, la sanità, l'accesso all'acqua e le infrastrutture sanitarie;
24. esorta i membri del Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'OCSE, che è l'autorità competente, ad elaborare al più presto una definizione della cooperazione allo sviluppo atta a porre definitivamente fine alla distrazione di fondi a favore di obiettivi decisamente non attinenti allo sviluppo, giacché tale pratica è resa possibile unicamente dall'eccessiva ampiezza dell'attuale definizione ufficiale dell'aiuto allo sviluppo;
25. invita la Commissione e gli Stati membri a svincolare completamente i propri aiuti, in particolare per quanto concerne l'assistenza tecnica, l'aiuto alimentare e gli aiuti per il trasporto di alimenti, in linea con la raccomandazione 2001 del Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'OCSE per i paesi ammissibili a titolo del FES e con l'articolo 31 del regolamento SCS;
26. invita la Commissione e gli Stati membri ad abolire gradualmente la condizionalità politica, in special modo la condizionalità economica, a favore di un accordo generale sulle priorità principali e ad avvalersi della propria influenza per convincere la Banca mondiale e l'FMI ad appoggiare tale posizione; chiede in particolare che della strategia di aiuti al commercio beneficino tutti i paesi in via di sviluppo, e non solo quelli disposti a una maggiore apertura dei propri mercati, segnatamente nel quadro di accordi di partenariato economico;
27. insiste sulla necessità che le istituzioni finanziarie internazionali e i paesi donatori rendano pubbliche le condizioni di concessione degli aiuti allo sviluppo, per consentire ai parlamenti, alle autorità locali e agli attori della società civile di esercitare un vero controllo democratico;
28. riconosce che la "responsabilità democratica" funziona nei due sensi e sostiene la legittimità della condizionalità economica nell'interesse dei contribuenti degli Stati membri, quale risulta dalle priorità dei rispettivi governi;
29. sottolinea l'esigenza di erogare gli aiuti in base alle priorità e ai calendari dei partner e di conformarsi alle priorità nazionali in materia di pianificazione e sviluppo o al calendario di bilancio nazionale;
30. sottolinea che il problema dei paesi e dei settori orfani dovrebbe essere affrontato attraverso un miglior coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri e pone l'accento sull'importanza che riveste al riguardo una versione aggiornata e perfezionata dell'Atlante dei donatori;
31. sottolinea l'esigenza specifica di un miglioramento degli OSM in materia di sanità nelle situazioni di fragilità e di un coordinamento del lavoro della DG ECHO e della DG Sviluppo della Commissione durante la fase degli aiuti umanitari, la fase di transizione e la fase di sviluppo (collegamento tra aiuto d'urgenza, ricostruzione e sviluppo) come sancito, ad esempio, nel consenso europeo sull'aiuto umanitario;
32. sottolinea la necessità di intensificare le consultazioni della Commissione con i partner della società civile, a livello centrale e in loco, organizzando riunioni meglio strutturate su questioni attinenti alle politiche, alla programmazione strategica e all'efficacia degli aiuti, compresi i requisiti relativi agli inviti a presentare proposte, le procedure di erogazione, il controllo finanziario dei progetti, i processi di monitoraggio e di valutazione; invita i donatori e i governi dei partner a garantire una piena e significativa partecipazione della società civile e delle autorità locali alla pianificazione, all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione dei bilanci e programmi di sviluppo e a favorire l'esistenza delle condizioni necessarie affinché esse possano svolgere il proprio ruolo;
33. sottolinea che la partecipazione delle donne e dei movimenti femminili alla formulazione e alla realizzazione delle politiche e dei programmi, nonché alla relativa attuazione, supervisione e valutazione, deve essere vista come parte integrante del processo teso a garantire un vero coinvolgimento, data l'incidenza sproporzionata della povertà sulle donne;
34. sottolinea la necessità di coinvolgere le autorità locali sia degli Stati membri che dei partner dell'UE nel processo di conseguimento degli obiettivi della Dichiarazione di Parigi e, in particolare, in tutte le fasi di elaborazione, messa in atto e valutazione delle politiche di sviluppo;
35. ricorda il ruolo determinante che le comunità della diaspora possono svolgere nel migliorare l'efficacia degli aiuti europei e invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a coinvolgerle maggiormente nell'elaborazione e nell'attuazione dei programmi di sviluppo europei; sottolinea che il coinvolgimento di persone straniere o di origine straniera in un partenariato tra l'Unione europea e il paese di origine di queste ultime rappresenta un potente motore d'integrazione;
36. ritiene che il rafforzamento della trasparenza delle informazioni sui flussi degli aiuti costituisca un obiettivo critico per migliorare l'uso efficace degli aiuti e la responsabilità reciproca e per garantire una diffusione pubblica e tempestiva di informazioni esaustive su tutti gli aiuti impegnati, stanziati e versati, compresa la pubblicazione di calendari attendibili per ciascun paese per quanto riguarda gli impegni e la spesa in materia di aiuti e, ancora, per garantire che gli Stati membri e i partner divulghino tempestivamente e proattivamente tutti i documenti relativi alla programmazione, all'esecuzione e alla valutazione delle strategie e dei progetti di aiuto e che tale divulgazione comprenda anche la pubblicazione di informazioni che consentano la partecipazione del pubblico ai processi decisionali, nelle lingue e nelle forme proprie alle parti interessate;
37. invita la Commissione e gli Stati membri a compiere progressi in questo settore, favorendo la definizione di norme contabili per quanto riguarda gli obblighi d'informazione relativi all'assistenza esterna e lavorando con le organizzazioni della società civile, i parlamenti nazionali, le autorità locali e le organizzazioni internazionali per stabilire buone prassi per la contabilizzazione dei flussi di aiuto nei bilanci nazionali;
38. esorta la Commissione e gli Stati membri ad allineare i rispettivi aiuti al sistema del paese in questione, utilizzando il sostegno al bilancio generale o settoriale; ritiene che tale sostegno debba basarsi su un solido programma di riduzione della povertà che rafforzi la responsabilità nazionale e che debba essere collegato a un impegno condiviso a favore della riduzione della povertà e del conseguimento degli OSM, del rispetto dei diritti umani e del rafforzamento e del miglioramento del controllo, della gestione finanziaria e della responsabilità;
39. sottolinea che sono necessari, da parte della Commissione e degli Stati membri, finanziamenti incrementali e prevedibili sotto forma di impegni pluriennali (3 anni o più) in materia di aiuti, che siano basati su criteri chiari e trasparenti e su risultati in termini di eliminazione della povertà - compresi risultati settoriali specifici - concordati con i paesi partner e che siano conseguiti tempestivamente e in modo trasparente, così da consentire di investire nello sviluppo delle risorse umane, che è essenziale per migliorare l'efficacia degli aiuti; plaude all'iniziativa della contrattazione in materia di OSM volta a garantire, nel lungo periodo, una forma più prevedibile di sostegno al bilancio; sottolinea, tuttavia, che questo comporta un grande impegno, da parte dei paesi partner, a conseguire gli OSM e che è necessario un monitoraggio continuo che presti particolare attenzione ai risultati; accoglie con favore i contratti sugli OSM ritenendoli uno mezzi possibili per incrementare la prevedibilità degli aiuti;
40. rileva che nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo gran parte degli OSM non sarà raggiunta entro il 2015 ed esorta gli Stati membri a predisporre dei calendari annuali per mantenere le promesse fatte;
41. riconosce l'importanza di stabilire obiettivi al fine di pervenire gradualmente a una situazione in cui il 100% dell'assistenza tecnica sia orientato alla domanda e conforme alle strategie nazionali dei paesi partner;
42. sottolinea che un'assistenza tecnica pianificata in funzione delle esigenze espresse dai paesi beneficiari e dalle organizzazioni della società civile, e non in funzione delle priorità dei paesi donatori, dovrebbe permettere di rafforzare sia le capacità dei partner dell'UE sia il coinvolgimento locale;
43. rileva che la riforma degli aiuti è solo uno dei passi che l'UE deve compiere, oltre a rendere coerenti con gli obiettivi di sviluppo le proprie politiche commerciali, di sicurezza, in materia d'immigrazione, agricoltura, pesca, energia, ambiente, cambiamento climatico o attinenti ad altri ambiti, per fare in modo che esse tornino a vantaggio dei paesi in via di sviluppo e per promuovere un sistema finanziario e commerciale internazionale che sia equo e che favorisca lo sviluppo; ricorda, a tale proposito, il paragrafo 35 del consenso europeo per lo sviluppo, ove si afferma che "è importante che le politiche non attinenti allo sviluppo sostengano gli sforzi dei paesi in via di sviluppo verso il conseguimento degli OSM";
44. ricorda l'impegno assunto dai paesi firmatari della Dichiarazione di Parigi di effettuare valutazioni ambientali strategiche a livello settoriale e nazionale; invita pertanto la Commissione a rispettare tale obiettivo al fine di valutare l'impatto delle sue politiche, segnatamente sul cambiamento climatico, la desertificazione e la biodiversità nei paesi in via di sviluppo;
45. sottolinea che il lavoro relativo all'efficacia degli aiuti deve essere accompagnato da una migliore informazione dei cittadini dei paesi donatori riguardo agli obiettivi, alle modalità di attuazione e ai destinatari dell'aiuto allo sviluppo;
46. rammenta che il consenso europeo per lo sviluppo riconosce nella parità di genere un obiettivo in sé che deve essere pertanto un tema chiave nella discussione sull'efficacia degli aiuti;
47. riconosce che la questione della quantità e quella della qualità degli aiuti sono inestricabilmente legate e che, per conseguire gli obiettivi in materia di efficacia degli aiuti, è necessario un impegno sostenuto nei confronti degli obiettivi quantitativi esistenti, concordati da tutti gli Stati membri dell'Unione europea; esorta a tale proposito la Commissione e gli Stati membri a confermare il loro impegno a conseguire l'obiettivo collettivo di portare l'APS allo 0,56% del RNL nel 2010 e allo 0,7% nel 2015, ad accrescere il volume degli aiuti e a fissare ambiziosi calendari pluriennali per misurare il graduale aumento dei bilanci relativi agli aiuti;
48. sottolinea l'importanza di includere una forte prospettiva di genere in tutte le fasi delle operazioni di programmazione, attuazione, monitoraggio e valutazione;
49. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'OCSE nonché ai parlamenti nazionali degli Stati membri.
Traduzione esterna
- [1] Testi approvati, P6_TA(2007)0203.
- [2] Testi approvati, P6_TA(2007)0382.
- [3] GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
- [4] Regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006 , che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41).
MOTIVAZIONE
Il concetto di efficacia degli aiuti ha acquistato un'importanza crescente nei dibattiti internazionali, tanto che si potrebbe parlare di una "agenda sull'efficacia degli aiuti internazionali". Tale agenda, definita dalla dichiarazione di Parigi del 2005, attira l'attenzione sul quadro generale, per assicurare che siano raggiunti gli obiettivi ultimi del sistema degli aiuti nel suo complesso, che il sistema degli aiuti internazionali resti fedele al suo obiettivo primario, vale a dire lottare contro la povertà, e che tutte le parti interessate dispongano di un quadro di riferimento per analizzare gli insegnamenti generali appresi in materia di buone prassi e per creare un consenso su come poter migliorare gli aiuti.
L'aspetto più interessante è che la dichiarazione di Parigi si spinge oltre, definendo impegni specifici volti a promuovere una maggiore efficacia degli aiuti, sulla base dei negoziati e del dialogo internazionali, la responsabilità reciproca e una serie di indicatori per monitorare i progressi.
Nel settembre 2008, i ministri di tutti i paesi, i responsabili delle agenzie per lo sviluppo e le organizzazioni della società civile di tutto il mondo si riuniranno ad Accra per il terzo forum di alto livello (FAL) sull'efficacia degli aiuti (2-4 settembre). Il loro obiettivo comune è aiutare i paesi in via di sviluppo e le persone emarginate a combattere contro la povertà, rendendo gli aiuti allo sviluppo più trasparenti, responsabili e orientati ai risultati. Ciò non significa, assolutamente, la fine dell'agenda sull'efficacia degli aiuti. Al contrario, fissa gli obiettivi da raggiungere nel programma di finanziamento degli aiuti post Monterrey, per cui gli sforzi europei in tale materia devono essere considerati al di là di Accra.
Ci si aspetta che il forum raggiunga un accordo su un'agenda di azione di Accra, che identifichi le misure concrete per accelerare l'attuazione della dichiarazione di Parigi. Una prima fase di monitoraggio condotta nel 2006 suggerisce che occorrono ancora sforzi importanti, se si vuole tenere fede agli impegni assunti nella dichiarazione di Parigi e realizzare tutte le potenzialità dell'efficacia dello sviluppo a livello di paese.
Il concetto alla base delle discussioni del FAL di Accra sarà l'attuazione della dichiarazione di Parigi; pertanto è importante che l'Unione europea, e in particolare il Parlamento europeo, valutino in che modo il loro lavoro possa contribuire a tale processo di attuazione e come i principi di efficacia degli aiuti sanciti dalla dichiarazione di Parigi abbiano contribuito finora a fornire maggiori e migliori aiuti. Pertanto, l'obiettivo della presente relazione è definire una posizione comune del Parlamento europeo prima del FAL di Accra, utile nel dibattito tra i soggetti europei nel settore dello sviluppo.
Principi quali la necessità di rispettare e promuovere l'appropriazione locale, allinearsi alle priorità promosse dai partner, utilizzare i sistemi locali, armonizzare gli sforzi dei donatori, concentrarsi sui risultati e favorire la responsabilità reciproca dei partner, sono chiaramente pertinenti per una vasta gamma di soggetti e attività di sviluppo, compresa l'UE, la quale ha compiuto sforzi notevoli negli ultimi tre anni per promuovere l'incremento degli sforzi di riduzione della povertà a livello di paese; sforzi a favore degli aiuti maggiormente armonizzati e in linea con le priorità dei paesi; rafforzamento dell'apparato istituzionale dei governi partner e migliore coordinamento delle risorse e degli sforzi compiuti dalla Commissione e dagli Stati membri attraverso la suddivisione dei compiti.
A dispetto dei progressi compiuti finora, il quadro non è affatto idilliaco. Numerose relazioni recenti confermano che permangono alcuni ostacoli:
1. Il costo della mancanza di coordinamento tra gli aiuti è molto elevato. Vi sono troppi soggetti con obiettivi in competizione, in particolare nei paesi più poveri e maggiormente dipendenti dagli aiuti, con costi di transazione elevati.
2. I progressi nello svincolo degli aiuti sono ancora lenti e la cooperazione tecnica è ancora promossa eccessivamente dai donatori.
3. Le buone politiche a monte non sono sempre accompagnate da buone prassi seguite all'interno dei paesi.
4. Occorre rafforzare l'appropriazione a livello di paese. Benché si tratti principalmente di una responsabilità dei partner, i donatori possono contribuire attraverso lo sviluppo delle capacità e l'allineamento ai programmi e ai sistemi dei paesi.
5. Bisogna fare anche molto nell'ambito della gestione dei risultati. La responsabilità reciproca, che costituisce un concetto chiave dell'agenda di Parigi, richiede quadri di valutazione delle prestazioni e migliori sistemi di incentivazione, sia nei paesi partner, sia in quelli donatori.
In qualità di leader a livello mondiale nell'ambito degli aiuti, l'Unione deve svolgere un ruolo essenziale, quale pilastro centrale dell'architettura internazionale degli aiuti. Deve assicurarsi che i suoi aiuti siano spesi efficacemente e mostrare la propria leadership a livello internazionale, attraverso la promozione delle riforme necessarie nell'ambito delle prassi degli aiuti, per svolgere un ruolo efficace nella lotta contro la povertà globale. Coerentemente, può stimolare il dialogo politico con i donatori emergenti, quali Cina e India, e con filantropi di aiuto privato,chiamandoli a partecipare al dibattito sull'efficacia degli aiuti.
L'UE ha compiuto sforzi notevoli per rispettare la nuova agenda degli aiuti, attraverso la nuova proposta di aumentare il sostegno di bilancio agli Obiettivi di sviluppo del millennio, il miglioramento dei sistemi dei paesi e la prevedibilità degli aiuti comunitari. Sta inoltre proponendo il concetto di divisione del lavoro e della gestione dei risultati, che si spera otterrà il sostegno degli Stati membri europei e assicurerà una voce unica e consolidata ad Accra. Tutti questi progressi sono stati accolti con favore, tuttavia, dovrebbero essere seguiti da azioni concrete sul campo e accompagnati da passi decisivi a favore dell'appropriazione democratica, della responsabilità e di una migliore qualità degli aiuti, come delineato nella presente relazione.
Le raccomandazioni incluse nella presente relazione affrontano una serie di settori importanti, quali l'aumento, la prevedibilità e il coordinamento degli aiuti UE, l'allineamento ai piani e ai sistemi dei paesi partner, lo svincolo degli aiuti e la riforma dell'assistenza tecnica.
Nel 2005, l'Unione europea si è impegnata a migliorare radicalmente l'impatto della sua cooperazione per lo sviluppo attraverso iniziative per aiuti maggiori, erogati più rapidamente e più efficacemente. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la riforma degli aiuti costituisce soltanto uno dei passi che l'UE deve compiere, insieme al fatto di favorire la coerenza tra le sue politiche nel settore del commercio, della sicurezza, dell'agricoltura e in altri campi, a vantaggio dei paesi in via di sviluppo e di promuovere un sistema internazionale finanziario e di scambi a favore dello sviluppo.
ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
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Approvazione |
6.5.2008 |
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Esito della votazione finale |
+: –: 0: |
24 0 0 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Margrete Auken, Thijs Berman, Josep Borrell Fontelles, Danutė Budreikaitė, Corina Creţu, Nirj Deva, Alexandra Dobolyi, Fernando Fernández Martín, Juan Fraile Cantón, Alain Hutchinson, Romana Jordan Cizelj, Filip Kaczmarek, Maria Martens, Gay Mitchell, José Javier Pomés Ruiz, Horst Posdorf, Toomas Savi, Pierre Schapira, Frithjof Schmidt, Anna Záborská |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
Ana Maria Gomes, Miguel Angel Martínez Martínez, Manolis Mavrommatis, Renate Weber |
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