Procedura : 2008/2014(INI)
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A6-0286/2008

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PV 02/09/2008 - 5.14
CRE 02/09/2008 - 5.14
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P6_TA(2008)0382

RELAZIONE     
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2.7.2008
PE 402.872v01-00 A6-0286/2008

sulla pesca e l'acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere in Europa

(2008/2014(INI))

Commissione per la pesca

Relatore: Ioannis Gklavakis

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla pesca e l'acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere in Europa

(2008/2014(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la raccomandazione del Parlamento e del Consiglio, del 30 maggio 2002, relativa all'attuazione della gestione integrata delle zone costiere in Europa(1),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Relazione al Parlamento europeo e al Consiglio: Valutazione della gestione integrata delle zone costiere (GIZC) in Europa" (COM(2007)0308),

–   visto il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio, del 27 luglio 2006, relativo al Fondo europeo per la pesca(2),

–   vista la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 giugno 2008 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino)(3) e la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata "Strategia tematica per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino" (COM(2005)0504),

–   vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni intitolata "Una politica marittima integrata per l'Unione europea" (COM(2007)0575),

–   vista la sua risoluzione del 15 giugno 2006 sulla pesca costiera e i problemi cui sono confrontate le comunità di pescatori che la praticano(4),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 9 marzo 2006, intitolata "Miglioramento della situazione economica dell'industria della pesca" (COM(2006)0103) e la sua risoluzione afferente del 28 settembre 2006(5),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata "Una strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea" (COM(2002)0511),

–   visto lo studio per il Parlamento intitolato "Dipendenza delle regioni dalla pesca"(6),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la pesca (A6‑0286/2008),

A. considerando che la gestione integrata delle zone costiere (GIZC) non costituisce unicamente una politica ambientale bensì anche un processo in corso per migliorare le condizioni economiche e sociali delle zone costiere e garantire lo sviluppo sostenibile di tutte le attività esistenti in tali regioni, come la pesca e l'acquacoltura,

B.  considerando che l'attuazione della GIZC è un processo a lungo termine e che si è iniziato soltanto nel 2006 ad applicare la maggior parte delle strategie nazionali approvate nel quadro della suddetta raccomandazione,

C. considerando che la gestione delle zone costiere è stata sinora condotta in una prospettiva a medio termine ignorando il fatto che tali zone sono complessi ecosistemi naturali che si trasformano con il passare del tempo,

D. considerando che le decisioni e le misure adottate hanno riguardato un'attività isolata e non hanno affrontato il problema del degrado delle zone costiere nella sua globalità,

E.  considerando che la pianificazione esistente si è sinora concentrata sulla terra e non ha tenuto conto dell'impatto di determinate attività costiere su altre attività esercitate nella stessa regione,

F.  considerando che si auspica che le strategie nazionali di GIZC abbiano un basso costo di attuazione producendo, tuttavia, significativi benefici finanziari,

G. considerando che non si è avuta un'adeguata partecipazione dei rappresentanti di tutti i settori nella pianificazione e nell'attuazione delle misure per affrontare i problemi delle zone costiere e che, di conseguenza, si pregiudicano gli interessi di determinati settori,

H. considerando che l'attuazione di politiche di gestione integrata implica una pianificazione, nelle regioni costiere, degli usi popolazionali, turistici, economici e di protezione paesaggistica ed ambientale,

I.   considerando che sinora non era stato possibile coordinare in modo efficace gli organismi di gestione delle zone costiere, se non in casi isolati,

J.   considerando che l'esecuzione di politiche per promuovere la GIZC può esigere, in taluni casi, spese su ampia scala che le comunità locali non sono in grado di sostenere, il che comporta il ricorso a livelli amministrativi più elevati e a ritardi nell'esecuzione,

K. considerando che, a causa della natura transfrontaliera di numerosi processi costieri, il coordinamento e la cooperazione sono necessari a livello regionale, anche con i paesi terzi,

L.  considerando che la pesca e l'acquacoltura sono due attività costiere per eccellenza che dipendono dalla qualità delle acque costiere,

M. considerando che l'acquacoltura non ha ancora raggiunto un livello di sviluppo tecnologico che permetta di sviluppare questa attività intensiva lontano dalle zone costiere,

N. considerando che si deve tenere conto del ruolo fondamentale e sinora poco riconosciuto svolto dalle donne nelle zone dipendenti dalla pesca,

O. considerando che la pesca costiera rappresenta l'80% della flotta di pesca della Comunità e contribuisce alla coesione economica e sociale delle comunità costiere e alla preservazione delle loro tradizioni culturali,

P.  considerando che la pesca, benché non costituisca una fonte di inquinamento, subisce l'impatto dell'inquinamento causato da altre attività esercitate nelle zone costiere, il che pregiudica ulteriormente la sua sostenibilità,

Q. considerando che la pesca e l'acquacoltura rivestono una grande importanza economica e sociale dal momento che sono esercitate soprattutto in regioni costiere con fragili economie, molte delle quali sono svantaggiate e non possono fornire ai propri abitanti opportunità di lavoro alternative,

R.  considerando che l'esistenza di un ambiente marino pulito e sano contribuirà al futuro aumento della produzione ittica migliorando in tal modo le prospettive del settore,

S.  considerando che l'acquacoltura è solidamente basata sul principio dello sviluppo sostenibile e che eventuali ripercussioni ambientali sono controbilanciate dalle norme comunitarie,

T.  considerando che, in un ambiente in cui le risorse ittiche sono in declino e in cui la domanda mondiale di pesci e di crostacei è in aumento, l'acquacoltura in Europa acquista sempre più importanza,

U. considerando che non tutti gli Stati membri hanno attuato finora la propria pianificazione territoriale conformemente ai principi della GIZC per lo sviluppo equilibrato delle attività esercitate in tali zone,

V. considerando che esiste una forte concorrenza per lo spazio nelle zone costiere e che gli acquacoltori e i pescatori hanno gli stessi diritti e obblighi dei restanti utilizzatori,

W. considerando che le regioni ultraperiferiche, quali definite all'articolo 299, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, possono richiedere la creazione di strategie specifiche integrate in materia di GIZC nonché un adattamento adeguato della GIZC a livello dell'UE,

1.  sottolinea l'importanza economica e sociale della pesca e dell'acquacoltura per le regioni costiere e chiede che ricevano aiuto nel quadro della GIZC;

2.  sottolinea la necessità di garantire che i settori della pesca e dell'acquacoltura siano associati e adeguatamente rappresentati in seno ai poli marittimi transnazionali ed esorta la Commissione a stimolare tale processo;

3.  sottolinea che il Fondo europeo per la pesca può contribuire al finanziamento a lungo termine delle misure nel quadro della GIZC, dal momento che appoggia azioni che contribuiscono allo sviluppo sostenibile delle zone di pesca;

4.  sottolinea la necessità di chiarire le competenze degli organismi amministrativi delle zone costiere interessate al fine di poterli coordinare nel modo più efficace;

5.  riconosce le difficoltà di coordinamento tra gli organismi di gestione delle zone costiere e invita la Commissione, nel quadro del controllo dell'attuazione della GIZC, a riesaminare, previa consultazione con gli Stati membri, se sia o meno necessaria la creazione di un organismo di coordinamento;

6.  sottolinea la necessità di associare i rappresentanti del settore della pesca e dell'acquacoltura alle attività relative alla pianificazione e allo sviluppo della GIZC, tenendo presente che la loro partecipazione a strategie di sviluppo sostenibile incrementerà il valore aggiunto della loro produzione, e ricorda che il Fondo europeo per la pesca può appoggiare tali azioni collettive;

7.  riconosce il ruolo importante delle donne nelle zone dipendenti dalla pesca ed invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a cooperare per assicurare la promozione e l'integrazione del principio di pari opportunità nelle varie fasi di attuazione del Fondo europeo per la pesca (comprese le fasi di progettazione, attuazione, sorveglianza e valutazione), conformemente a quanto previsto all'articolo 11 del regolamento (CE) n. 1198/2006;

8.  chiede una cooperazione più stretta tra gli organismi competenti a livello regionale, attraverso lo scambio di informazioni sulla situazione delle zone costiere e attraverso l'adozione di misure congiunte atte a migliorare la situazione ambientale dei relativi ecosistemi marini;

9.  invita i governi nazionali e regionali delle regioni ultraperiferiche ad elaborare strategie integrate in materia di GIZC per garantire lo sviluppo sostenibile delle regioni costiere;

10. sottolinea l'importanza, nei succitati contesti, di un'adeguata pianificazione dello spazio;

11. ritiene che l'acquacoltura a fini di ripopolamento costituisca uno strumento essenziale per conseguire la conservazione ecologica in alcune zone costiere e che pertanto debba essere promossa, stimolata e sostenuta finanziariamente;

12. sottolinea l'importanza dell'acquacoltura per l'industria alimentare per quanto riguarda lo sviluppo socioeconomico di alcune comunità costiere dell'UE;

13. ritiene che i settori della pesca e dell'acquacoltura debbano essere entrambi integrati in un approccio trasversale riguardante tutte le attività marittime praticate nelle zone costiere al fine di conseguire uno sviluppo sostenibile conformemente ai nuovi orientamenti in materia di politica marittima;

14. sottolinea la necessità di sviluppare e applicare strategie di adattamento ai rischi che minacciano le zone costiere, compresi i cambiamenti climatici, prendendo pienamente in considerazione l'impatto sulla pesca e sull'acquacoltura;

15. è convinto che si debbano proseguire gli sforzi di raccolta di dati in modo da contribuire allo scambio e all'utilizzazione di informazioni per realizzare studi comparativi, compresi i dati sulla situazione della biodiversità e degli stock ittici;

16. ritiene che si debbano intensificare gli sforzi in materia di ricerca nel settore dell'acquacoltura per introdurre sistemi di coltura basati sulla produzione intensiva a circuito chiuso;

17. propone di accordare priorità, nel quadro della GIZC, ai progetti di acquacoltura che utilizzino energie rinnovabili e rispettino le zone protette da norme ambientali europee;

18. invita la Commissione, dopo aver consultato gli Stati membri, a stabilire un chiaro calendario per esaminare i progressi realizzati nell'attuazione della GIZC nell'Unione europea;

19. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 148 del 6.6.2002, pag. 24.

(2)

GU L 223 del 15.8.2006, pag. 1.

(3)

GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19.

(4)

GU C 300 Ε del 9.12.2006, pag. 504.

(5)

GU C 306 Ε del 15.12.2006, pag. 417.

(6)

IP/B/PECH/ST/IC/2006-198.


MOTIVAZIONE

1. Introduzione – La raccomandazione dell'UE per la gestione integrata delle zone costiere (GIZC)

L'idea di una gestione integrata delle zone costiere risale al 1994, quando, con una risoluzione del Consiglio, è stata sottolineata la necessità di una strategia comunitaria per le zone costiere fondata sui principi dello sviluppo sostenibile.

Nel 2002 la Commissione ha elaborato una raccomandazione in cui sono indicati gli otto principi su cui basare la GIZC. Nell'ambito di tale raccomandazione gli Stati membri costieri erano invitati a presentare alla Commissione, entro la fine del mese di febbraio 2006, relazioni di avanzamento riguardanti la formulazione e l'esecuzione delle proprie strategie nazionali per la GIZC. La relazione invitava altresì la Commissione a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di valutazione sui progressi compiuti nell'attuazione della GIZC.

Dei 20 Stati costieri membri dell'UE, 14 hanno trasmesso relazioni ufficiali alla Commissione, ovvero il 65% degli Stati membri costieri dell'UE e più del 70% del litorale europeo.

2. Obiettivi e sfide

La presente comunicazione della Commissione valuta i progressi compiuti nell'attuazione della GIZC ed evidenzia al contempo le carenze di tale approccio.

Le conclusioni principali sono le seguenti: l'attuazione della GIZC è priva di un coordinamento efficace; gli scambi di informazioni risultano incompleti; non tutti gli utenti delle zone costiere sono adeguatamente rappresentati; la GIZC è stata incentrata su politiche settoriali esistenti corrispondenti alle esigenze delle zone costiere; le politiche devono essere formulate nell'ottica di preparare le zone costiere all'impatto del cambiamento climatico.

3. Le zone costiere oggi – impatto su pesca e acquacoltura

In passato, le zone costiere erano considerate di importanza secondaria rispetto allo sviluppo economico; al contrario, oggi esse costituiscono le regioni più intensamente sfruttate. Lo studio che valuta l'impatto sociale ed economico della GIZC elenca 18 categorie di attività esercitate nelle aree costiere nonché 14 sfide che tali regioni si trovano ad affrontare a causa dello sfruttamento eccessivo cui sono sottoposte.

La pesca e l'acquacoltura sono due fra le attività segnalate: dipendenti dalle zone costiere, esse risultano influenzate da qualsiasi mutamento che ivi si instauri. Questo settore soffre spesso le conseguenze di altre attività svolte nelle zone costiere. A titolo di esempio, allorché nel 2002 la petroliera Prestige è affondata in mare aperto al largo della costa spagnola, il litorale è stato contaminato per un'estensione di circa 1 000 km2 in una regione economicamente dipendente da pesca e acquacoltura. Un totale stimato di 41 600 persone dipendevano direttamente dalla pesca, mentre in alcune regioni fino al 47,2% della popolazione attiva era impiegata nella pesca e nell'acquacoltura. All'epoca, circa 6 000 navi da pesca costiera hanno sospeso la propria attività e anche dopo la revoca delle restrizioni il calo della produzione non è cessato a causa della devastazione ambientale. Si stima che la riabilitazione completa dell'ambiente marino richiederà un intervallo di tempo compreso fra 10 e 25 anni(1).

Oltre che delle chiazze di petrolio, il trasporto marittimo è spesso responsabile del trasporto accidentale di specie esotiche pericolose, causa della riduzione della biodiversità all'interno degli ecosistemi che tali specie colonizzano(2).

La stessa eutrofizzazione delle acque dovuta alla presenza di rifiuti industriali, urbani e agricoli ha un'incidenza sulla produzione ittica. Il problema risulta particolarmente grave nelle zone marine costiere e semichiuse. Secondo una relazione elaborata dal Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare (CIEM), l'eutrofizzazione è responsabile della riduzione degli stock ittici del Mar Nero. Il 50% dell'inquinamento da nitrati è generato da attività costiere svolte sulla terraferma così ripartite: il 50% è dovuto ad attività agricole, il 25% ad attività industriali e il restante 25% ad attività urbane(3). Fonte di ulteriori complicazioni è l'inquinamento fluviale proveniente da paesi terzi.

Tuttavia, la sopravvivenza delle attività di pesca e acquacoltura è altresì minacciata dalla rapidissima conversione delle coste naturali in superfici artificiali. Si stima che fra il 1990 e il 2000 le superfici artificiali siano aumentate di un'area pari a 190 km2 ogni anno. Il 61% di tale incremento è dovuto all'edilizia abitativa, al turismo e al tempo libero, che hanno soppiantato altre attività(4). Fino a questo momento la pianificazione regionale è sempre stata orientata alla terraferma e non è stata in grado di tenere conto delle ripercussioni dello sviluppo costiero su alcune attività marittime. Ciò ha portato all'imposizione di limiti alle zone di pesca e al degrado degli habitat marini, vale a dire le aree di alimentazione, deposizione delle uova e riproduzione di alcune specie animali. Contemporaneamente, la mancanza di spazio costituisce un grave ostacolo allo sviluppo dell'acquacoltura europea.

Occorre sottolineare che le conseguenze derivanti dal sovrasfruttamento delle zone costiere risulteranno ulteriormente aggravate dal cambiamento climatico. Malgrado l'assenza di dati adeguati relativi alle ripercussioni su pesca e acquacoltura, uno studio preliminare rileva che le future perdite nel settore a seguito del cambiamento climatico sono stimate a 200 milioni di euro ogni anno. Anche in questo caso, le aree marine chiuse e semichiuse, quali il Mar Baltico e il Mare del Nord, sono esposte ai rischi maggiori(5).

4. La pesca nel quadro della gestione integrata delle zone costiere

La gestione integrata delle zone costiere è di estrema importanza per le attività di pesca ed è motivata da tre esigenze essenziali. Innanzitutto, la pesca è una delle attività costiere per eccellenza ed è dunque esposta ai cambiamenti dell'ambiente locale. Gli stock ittici delle acque costiere costituiscono la base di molte catture e numerose specie pescate in alto mare nascono e crescono in prossimità del litorale.

In secondo luogo, la pesca non è fonte di inquinamento; all'opposto, subisce le conseguenze dell'inquinamento dovuto ad altre attività svolte nelle zone costiere.

Infine, l'80% dell'attività di pesca comunitaria è svolto nelle regioni costiere, che ne sono fortemente dipendenti(6). Tali regioni sono caratterizzate da economie fragili, incapaci di fornire ai propri abitanti attività alternative, e generalmente svantaggiate. Nel 2003 circa il 63% dei pescatori era stanziato in regioni svantaggiate dipendenti dall'industria della pesca(7).

A tal proposito occorre ricordare che nel corso dell'ultimo decennio la pesca ha attraversato un grave periodo di crisi a seguito della riduzione degli stock ittici ed è quindi ora necessario limitare al massimo qualsiasi ulteriore minaccia. In particolare, l'industria della pesca ha registrato una perdita pari al 35% nel numero di occupati, mentre il numero di pescherecci si è ridotto del 20% e le catture sono calate del 28%.

La pesca dovrebbe pertanto essere inclusa all'interno della GIZC; nella fattispecie, lo sviluppo e la gestione del settore peschiero nelle zone costiere dovrebbero essere esaminati nell'ambito dello sviluppo e della gestione delle zone costiere.

Il Fondo europeo per la pesca (FEP) può contribuire a tale processo dal momento che esso finanzia interventi volti a garantire lo sviluppo duraturo del settore e la tutela dell'ambiente marino e delle sue risorse biologiche.

Il FEP può inoltre farsi portatore di principi specifici della GIZC, quali la partecipazione alla pianificazione e la promozione delle caratteristiche peculiari delle comunità costiere. Il FEP sostiene del resto il finanziamento di un certo numero di progetti pilota tesi a consolidare in maniera significativa il ruolo della pesca nell'ambito della GIZC e la promozione di metodi di pesca più selettivi e rispettosi dell'ambiente.

In ogni caso, l'elemento centrale in grado di garantire la piena inclusione della pesca all'interno della GIZC è rappresentato dal coinvolgimento delle organizzazioni del settore nella fase di pianificazione. L'esperienza dei pescatori locali può infatti contribuire a individuare i problemi reali e, dunque, a garantire che le comunità costiere di pescatori siano preservate e convivano con le altre attività svolte sul litorale.

5. L'acquacoltura nell'ambito della GIZC

Anche l'attività dell'acquacoltura è svolta principalmente nelle zone costiere. A partire dal 1970 il settore ha conosciuto uno sviluppo più rapido di qualsiasi altro ramo della produzione alimentare, registrando una crescita media annua pari all'8% e una produzione mondiale annua di circa 45 milioni di tonnellate(8). In un ambiente in cui le risorse ittiche scarseggiano sempre più mentre la domanda mondiale di pesce e molluschi è in costante crescita, il settore dell'acquacoltura acquisisce sempre maggiore importanza. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura prevede che entro il 2030 il consumo di prodotti ittici aumenterà del 50% e che la quota maggiore di tale domanda sarà assorbita dall'acquacoltura. In cifre, ciò equivale a un aumento della produzione pari a 40 milioni di tonnellate(9).

L'acquacoltura europea può pertanto trarre profitto dalla tendenza in atto e mettere a frutto i vantaggi comparativi di cui beneficia. Tra questi figurano in particolare i seguenti fattori: l'Unione europea costituisce il più esteso mercato di prodotti ittici, vanta una lunga tradizione di molluschicoltura e itticoltura in acqua dolce e marina, si avvale di una capacità di ricerca dinamica e all'avanguardia e di tecnologie moderne, dispone di piscicoltori qualificati ed esperti, gode di condizioni climatiche adeguate e siti ideali per le varietà allevate(10).

Occorre inoltre ricordare il contributo apportato dal settore alla coesione sociale ed economica delle regioni in cui è presente. Nell'insieme dell'Unione europea, l'acquacoltura è praticata principalmente nelle zone costiere e offre 80 000 posti di lavoro. In alcuni Stati membri il valore dei prodotti d'allevamento è superiore rispetto a quello dei prodotti sbarcati. In altri, l'acquacoltura rappresenta comunque una proporzione significativa della produzione totale. In Grecia, ad esempio, il 50% della produzione totale annua proviene dall'acquacoltura.

Ciò non significa che l'acquacoltura europea sia esente da ostacoli alla sua crescita. Fra questi i principali sono una pianificazione regionale inadeguata e la competizione con le altre attività costiere per la conquista degli spazi. La pianificazione marina dovrebbe costituire uno strumento di base per lo sviluppo equilibrato di tutte le attività di GIZC, compresa l'acquacoltura.

Per quanto concerne il finanziamento, il FEP può fungere da collegamento fra l'acquacoltura e la GIZC dal momento che esso offre la possibilità di raccogliere dati qualitativi utili per l'elaborazione di piani di gestione integrata delle zone costiere. Inoltre, l'asse prioritario 2 del FEP sostiene lo sviluppo di metodi atti a ridurre le ripercussioni delle attività produttive sull'ambiente marino.

6. Conclusioni – Osservazioni del relatore

    Il relatore ritiene che la politica di gestione integrata delle zone costiere possa costituire un quadro adeguato per lo sviluppo sostenibile delle aree costiere e lo sviluppo duraturo delle attività ivi svolte. Il relatore sostiene inoltre l'opportunità di accordare particolare attenzione alla pesca e all'acquacoltura dal momento che tali attività dipendono direttamente dalle zone costiere e sottolinea il fatto che l'integrazione della pianificazione marina regionale all'interno della GIZC contribuirà allo sviluppo equilibrato delle attività presenti nell'area, dando impulso allo sviluppo dell'acquacoltura.

    Il relatore sostiene in primo luogo la necessità di una pianificazione a lungo termine con il coinvolgimento di tutti i settori attivi sulle zone costiere. In secondo luogo, il relatore ritiene indispensabile il coordinamento efficace degli organi coinvolti nella gestione di tali aree. Qualora anche la prossima relazione di valutazione sull'attuazione della GIZC rilevi carenze a livello di coordinamento, sarà necessario procedere al riesame della proposta di istituire un organo deputato a tale compito.

    Il coordinamento deve fondarsi su informazioni adeguate. Il processo di raccolta dei dati utili all'elaborazione di studi di gestione relativi alle zone costiere deve pertanto essere perfezionato. I dati acquisiti dovrebbero includere informazioni sullo stato della biodiversità nelle zone costiere, con inclusione delle risorse ittiche.

    Il processo acquisitivo e lo scambio di dati dovrebbe attuarsi anche a livello regionale e con i paesi terzi, poiché la cooperazione regionale è di importanza fondamentale per il trattamento di questioni transfrontaliere relative alle zone costiere.

    Sul piano finanziario, il relatore desidera sottolineare il contributo apportato dal Fondo europeo per la pesca ai fini dell'inclusione della pesca e dell'acquacoltura all'interno della GIZC.

    Infine, il relatore ritiene che, al termine delle consultazioni con gli Stati membri, la Commissione sia tenuta all'elaborazione di uno scadenziario preciso per l'analisi dei progressi compiuti nell'attuazione della gestione integrata delle zone costiere all'interno dell'Unione europea.

(1)

http://www.accede.org/prestige/documentos/efectoseconom-ing.pdf.

(2)

Agenzia europea dell'ambiente, 2006, Priority issues in the Mediterranean environment (problemi prioritari nell'ambito del Mediterraneo).

(3)

http://www.ices.dk/reports/germanqsr/23222_ICES_Report_samme.pdf.

(4)

Agenzia europea dell'ambiente, 2006, The changing faces of Europe's coastal areas (i mutamenti delle zone costiere in Europa).

(5)

http://www.ipolnet.ep.parl.union.eu/ipolnet/cms/pid/1402.

(6)

COM(2007)0828.

(7)

A6‑0266/2006.

(8)

FAO, 2006, The state of world fisheries and aquaculture (lo stato della pesca e dell'acquacoltura nel mondo).

(9)

http://www.europa.nl/fisheries/press_corner/speeches/archives/speeches_2007/speech07_11_en.htm.

(10)

A6-0001/2008.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.6.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Elspeth Attwooll, Marie-Hélène Aubert, Iles Braghetto, Niels Busk, Paulo Casaca, Zdzisław Kazimierz Chmielewski, Avril Doyle, Emanuel Jardim Fernandes, Carmen Fraga Estévez, Ioannis Gklavakis, Pedro Guerreiro, Ian Hudghton, Heinz Kindermann, Rosa Miguélez Ramos, Philippe Morillon, Seán Ó Neachtain, Struan Stevenson, Catherine Stihler, Margie Sudre, Daniel Varela Suanzes-Carpegna, Cornelis Visser

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