Procedura : 2008/2034(INI)
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A6-0364/2008

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24.9.2008
PE 402.880v01-00 A6-0364/2008

sulla promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea

(2008/2034(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatrice: Gabriele Zimmer

Relatrice per parere (*):

Anna Záborská, commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

(*) Commissioni associate - Articolo 47 del regolamento

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere(*)
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea

(2008/2034(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la Comunicazione della Commissione dal titolo “Ammodernare la protezione sociale per un rafforzamento della giustizia sociale e della coesione economica: portare avanti il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro” (COM(2007)0620),

–   viste la Comunicazione della Commissione concernente una consultazione su un'azione da realizzare a livello comunitario per promuovere il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro (COM(2006)0044) e la relazione di sintesi dei servizi della Commissione sui risultati della consultazione,

–   vista la raccomandazione del Consiglio 92/441/CEE del 24 giugno 1992 relativa a criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale e vista la raccomandazione del Consiglio 92/442/CEE del 27 luglio 1992 relativa alla convergenza degli obiettivi e delle politiche della protezione sociale,

–   visto il parere della Commissione sull’equità retributiva (COM(1993)0388),

–   visti i programmi nazionali per le riforme di Lisbona, le relazioni nazionali sulle strategie di protezione ed inclusione sociale 2006-2008 e gli aggiornamenti 2007, presentati dagli Stati membri,

–   vista la Relazione congiunta per il 2008 sulla protezione e sull’inclusione sociale (COM(2008)0042) e la Relazione congiunta sull’occupazione 2007-2008, adottata dal Consiglio il 13-14 marzo 2008,

–   vista la relazione della Task Force del Comitato della protezione sociale sulla povertà e il benessere dei bambini nell'UE, del gennaio 2008,

–   visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, adottato dalle Nazioni Unite nel 1966,

–   visti gli articoli 3, 16, 18, 23, 25, 26 e 29 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–   viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/46/121, A/RES/47/134, A/RES/47/196, A/RES/49/179, A/RES/50/107,

–   visti i documenti del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite E/CN.4/Sub.2/1996/13, E/CN.4/1987/NGO/2, E/CN.4/1987/SR.29 e E/CN.4/1990/15, E/CN.4/1996/25, E/CN.4/Sub.2/RES/1996/25,

–   vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), adottata nel 1979,

–   visti gli Obiettivi ONU di Sviluppo del Millennio del 2000, in particolare l’eliminazione della povertà e della fame (obiettivo 1), il raggiungimento dell’educazione universale primaria (obiettivo 2), la promozione della parità uomo-donna (obiettivo 3) e la tutela dell’ambiente (obiettivo 7),

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti dell'infanzia (UNRC) e il relativo protocollo opzionale sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante bambini,

–   vista la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite del 1990 sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie,

–   visto il Piano d'azione internazionale ONU sull'invecchiamento, del 2002,

–   vista la Convenzione ONU sui diritti delle persone disabili del 2006 e il suo Protocollo facoltativo,

–   viste le Convenzioni OIL nn. 26 e 131 sul salario minimo,

–   vista l’Agenda per il lavoro dignitoso dell’ONU e dell’OIL,

–   vista la Comunicazione della Commissione dal titolo "Promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti – Contributo dell’Unione alla realizzazione dell’agenda per il lavoro dignitoso nel mondo" (COM(2006)0249), e la risoluzione del Parlamento del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti(1),

–   viste le conclusioni della riunione informale dei ministri dell’Occupazione e degli Affari sociali tenutasi a Berlino il 18-20 gennaio 2007 sulla tematica del "lavoro di qualità",

–   visti gli articoli 34, 35 e 36 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(2), che prevedono in particolare il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa, un elevato livello di protezione della salute umana e l'accesso ai servizi di interesse economico generale,

–   vista la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e la nuova Carta sociale europea del Consiglio d’Europa del 1996,

–   viste le raccomandazioni delle parti sociali europee nella relazione dal titolo "Le principali sfide cui sono confrontati i mercati europei del lavoro: analisi congiunta delle parti sociali europee", del 18 ottobre 2007,

–   viste la direttiva del Consiglio 2000/43/CE del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e la risoluzione del Parlamento europeo del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell'Unione europea(3),

–   vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 che fissa un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro,

–   vista la sua risoluzione del 5 giugno 2003 sull'applicazione del metodo aperto di coordinamento(4),

–   vista la Comunicazione della Commissione intitolata “Inventario della realtà sociale - Relazione intermedia al Consiglio europeo di primavera del 2007” (COM(2007)0063) e la risoluzione del Parlamento del 15 novembre 2007 sull'inventario della realtà sociale(5),

–   viste la Comunicazione della Commissione intitolata "Verso una strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori" (COM(2006)0367) e la risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2008(6), in particolare i paragrafi 94 - 117,

–   vista la Comunicazione della Commissione intitolata "Un rinnovato impegno a favore dell'Europa sociale: rafforzamento del metodo di coordinamento aperto per la protezione sociale e l'integrazione sociale" (COM(2008)0418),

–   vista la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) presentata dalla Commissione, (COM(2007)0797), e la posizione del Parlamento in materia, adottata il 17 giugno 2008(7),

–   vista la propria dichiarazione del 22 aprile 2008 sulla soluzione del problema dei senzatetto(8),

–   viste le conclusioni e le raccomandazioni contenute nello storico studio del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza a danno dei minori del 2006, secondo il quale le disparità economiche e l'esclusione sociale sono tra i fattori di rischio del maltrattamento dei minori,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 9 luglio 2008 su "Un nuovo programma europeo di azione sociale",

–   visto il parere del Comitato delle regioni del 18 giugno 2008 dal titolo “Inclusione attiva”,

–   vista la Comunicazione della Commissione dal titolo “Verso una Carta europea dei diritti dei consumatori d'energia” (COM(2007)0386),

–   visti gli articoli da 136 a 145 del Trattato CE,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0364/2008),

A. considerando che il Consiglio europeo di Nizza del 7-9 dicembre 2000 ha fissato per l'UE l'obiettivo di ridurre in modo significativo e misurabile la povertà e l'emarginazione sociale entro il 2010, e che i progressi realizzati per il raggiungimento di tale obiettivo vanno migliorati,

B.  considerando che il Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha disposto di sradicare la povertà infantile in Europa entro il 2010,

C. considerando che il Consiglio europeo di Nizza del 7-9 dicembre 2000 ha esortato gli Stati membri a dare seguito alla raccomandazione del 1992 sulle risorse minime garantite che devono essere fornite dai sistemi di protezione sociale,

D. considerando che la Raccomandazione 92/441/CE del Consiglio riconosce “il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana”,

E.  considerando che la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 riconosce il diritto dei lavoratori a “un’equa retribuzione”; considerando che nel 1993 il Parlamento e la Commissione hanno riconosciuto l’esigenza di coordinare le politiche in materia di retribuzione minima per dare attuazione al diritto dei lavoratori a una retribuzione “sufficiente a garantire loro un tenore di vita decoroso”,

F.  considerando che, nel momento in cui l'Unione si assumeva l'impegno a combattere la povertà e l'esclusione sociale (2001), 55 milioni di persone nell’Unione erano a rischio di povertà di reddito (15 % della popolazione UE-15); considerando che nel 2005 questa cifra era salita a 78 milioni (16 % della popolazione UE-25),

G. considerando che il persistente divario retributivo fra i sessi pone le donne in una situazione di debolezza nella lotta contro la povertà,

H. considerando che, in mancanza di tutti i trasferimenti sociali, il rischio di povertà nell'Unione, soprattutto per le donne, passerebbe dal 16% al 40% o al 25% senza considerare i pagamenti della pensione,

I.   considerando che le carriere delle donne sono più brevi, più lente e meno ben remunerate e che ciò aumenta il rischio di cadere nella povertà, soprattutto per le donne con più di 65 anni di età (del 21% o di 5 punti percentuale in più rispetto agli uomini),

J.   considerando che bambini e giovani rappresentano quasi un terzo della popolazione dell'Unione e che 19 milioni di bambini sono a rischio di povertà, e che molti di essi vivono separati dalla famiglia perché povera; considerando il rapporto complesso che esiste tra povertà, ruolo dei genitori e benessere dei bambini in diverse circostanze sociali, anche per quanto riguarda la tutela dei minori da ogni tipo di abuso,

K. considerando che, in particolare, povertà estrema ed esclusione sociale costituiscono una violazione di tutti i diritti umani,

L.  considerando che una quota rilevante della popolazione dell'Unione rimane esclusa dalla società, dato che una persona su cinque vive in alloggi al di sotto della norma e che ogni giorno circa 1,8 milioni di persone cercano una sistemazione in ricoveri adibiti all'accoglienza dei senzatetto, che il 10% vive in famiglie disoccupate, che la disoccupazione a lungo termine sfiora il 4%, che 31 milioni di lavoratori (ovvero il 15%) percepiscono salari estremamente bassi, che 17 milioni di lavoratori (ossia l'8%) sono vittime della povertà reddituale nonostante abbiano un impiego, che la percentuale di giovani che abbandonano prematuramente gli studi è superiore al 15% e che il "divario digitale" persiste tuttora (il 44% della popolazione dell'UE non sa utilizzare Internet né dispone di conoscenze informatiche),

M. considerando che la povertà e la disuguaglianza colpiscono le donne in modo sproporzionato; che il reddito medio femminile è soltanto il 55% di quello maschile; che le donne, in vecchiaia, sono colpite dalla povertà in misura rilevante e sproporzionata; che l'impossibilità di accedere a servizi di alta qualità accresce in modo inaccettabile il rischio di povertà per le donne,

N. considerando che gli enti regionali e locali, già investiti della considerevole responsabilità di fornire al pubblico servizi e prestazioni, subiscono la pressione restrittiva dei bilanci pubblici,

O. considerando che investire nell'infanzia e nella gioventù contribuisce ad accrescere la prosperità economica per tutti e a rompere il circolo vizioso della miseria e considerando che è indispensabile prevenire i problemi e intervenire subito al loro emergere per salvaguardare le opportunità dei minori nella vita,

P.  considerando che è stato stabilito un nesso tra povertà e disoccupazione da un lato e cattivo stato di salute e scarso accesso all'assistenza sanitaria dall'altro e che tale correlazione è legata a fattori quali regimi alimentari poveri, condizioni di vita disagiate in aree sfavorite, alloggi inadeguati e stress,

Q. considerando che gli effetti della disuguaglianza, della povertà, dell'esclusione sociale e della mancanza di opportunità sono interconnessi e che richiedono una strategia coerente a livello degli Stati membri, una strategia che non si concentri soltanto sul reddito e sulla ricchezza ma che si interessi anche di questioni come l'accesso all'occupazione, all'istruzione, ai servizi sanitari, alla società dell'informazione, alla cultura, ai trasporti e alle opportunità per le generazioni future,

R.  considerando che, secondo i dati delle Statistiche dell'Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC), nel periodo 2000-2005 il divario tra i redditi nell'UE (rapporto S80/S20) è salito notevolmente (da 4,5 a 4,9), tanto che nel 2005 il 20% dei cittadini più ricchi della popolazione dell'Unione godeva di un reddito quasi 5 volte superiore a quello del rimanente 80% della popolazione,

S.  considerando che la detenzione, se non accompagnata da un'adeguata riabilitazione e istruzione, in molti casi provoca soltanto più esclusione sociale e disoccupazione,

T.  considerando che il 16% dell'intera popolazione attiva dell'Unione è disabile; considerando che in tutta l'Unione europea i livelli di disoccupazione tra i disabili (incluse le persone con problemi di salute mentale), gli anziani e le minoranze etniche rimangono intollerabilmente elevati; considerando che 500.000 persone disabili vivono ancora in grandi strutture residenziali chiuse,

Un approccio più olistico all’inclusione sociale attiva

1.  saluta con favore l’approccio della Commissione all’inclusione sociale attiva; considera che la finalità generale di tali politiche di inclusione sociale attiva deve essere quella di dare attuazione ai diritti fondamentali onde permettere alla gente di vivere dignitosamente e di partecipare alla vita sociale e lavorativa;

2.  ritiene che le politiche di inclusione sociale attiva debbano esercitare un impatto decisivo sull'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale, sia per quanti hanno un'occupazione ("i lavoratori poveri") che per quanti non svolgono un'attività lavorativa remunerata; concorda con la Commissione nel ritenere che un approccio più organico all’inclusione sociale attiva debba fondarsi sui seguenti principi comuni:

      a)     Sostegno al reddito tale da prevenire l'esclusione sociale: sarebbe opportuno che gli Stati membri, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, definissero i meccanismi di reddito garantito, i connessi benefici e l'assistenza sociale, che dovrebbero essere facilmente accessibili ed assicurare risorse sufficienti e dovrebbero corredarli di un piano strategico per le politiche di inclusione sociale in modo da sottrarre la gente alla povertà e prevenire l'esclusione sociale (prendendo atto che le politiche di inclusione attiva devono promuovere sistemi di protezione sociale più equi e prevedere specifiche misure di accompagnamento (ad es. riqualificazione, formazione, consulenza, custodia dei bambini, assistenza abitativa, apprendimento delle lingue per gli immigrati e servizi di supporto) onde permettere alla gente di condurre una vita dignitosa);

      b)     Un legame con mercati del lavoro inclusivi: le politiche di inclusione attiva dovrebbero mirare a creare occupazione di alta qualità, stabile e sicura, a migliorare l'attrattiva dei posti di lavoro, fornendo un elevato livello di salute e di sicurezza al lavoro, ad aumentare la produttività ed il sostegno attivo alle persone più svantaggiate, a prevedere specifici interventi e servizi di supporto per incrementare l'occupabilità e permettere alle persone di rimanere nel mercato del lavoro, a sviluppare l'attività imprenditoriale e a fornire assistenza nella ricerca di un impiego, nonché istruzione, formazione/specializzazione professionale e apprendimento complementare e permanente di elevata qualità, consulenza personalizzata, assistenza speciale e occupazione sovvenzionata qualora assolutamente necessario per categorie vulnerabili, come quella dei lavoratori disabili;

 c)     Collegamento a un migliore accesso a servizi di qualità: l'accessibilità, l'apertura, la trasparenza, l'universalità e la qualità dei servizi essenziali - servizi sociali, servizi di interesse (economico) generale - devono essere rafforzate al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale, difendere i diritti fondamentali e garantire un'esistenza dignitosa soprattutto alle categorie sociali vulnerabili e svantaggiate quali quelle dei disabili, degli anziani, delle famiglie monoparentali e delle famiglie numerose, anche attraverso una progettazione dei servizi che tenga conto delle esigenze di diverse categorie; sottolinea che è necessario evitare ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici e sociali se il costo moderato, la qualità e l'accessibilità per tutti i cittadini non sono assicurati;

d)     Mainstreaming di genere, anti-discriminazione e partecipazione attiva: le politiche di inclusione attiva devono assicurare la promozione della parità tra uomo e donna e contribuire ad eliminare tutte le discriminazioni in relazione a tutti gli aspetti dell'inclusione sociale attiva sopra menzionati; partecipazione attiva: occorre promuovere il buongoverno, la partecipazione e l’integrazione di tutti i soggetti interessati coinvolgendo direttamente sia le vittime della povertà, dell'esclusione sociale e della disuguaglianza a livello nazionale ed europeo - e soprattutto le persone che vivono in situazioni di estrema povertà - nonché le parti sociali, le organizzazioni non governative e i media nello sviluppo, gestione, implementazione e valutazione delle strategie;

3.   ritiene che la raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio vada ampliata e aggiornata alla luce dei risultati del bilancio della realtà sociale dell'Unione e della proposta di un approccio olistico all'inclusione attiva e reputa inoltre che la raccomandazione debba tenere in debito conto l'emergenza di nuovi rischi sociali legati ai mutamenti demografici e all'economia basata sulla conoscenza e sui servizi;

4.   sottoscrive il parere della Commissione secondo cui un approccio più olistico all'inclusione attiva deve anche accordare un'attenzione speciale all'eliminazione della povertà infantile, all'eliminazione delle disparità in tema di accesso all'assistenza sanitaria e di risultati in materia di sanità, alla lotta alla povertà e all'esclusione sociale connesse con le pensioni pubbliche e private nonché alla fornitura di un'assistenza a lungo termine dignitosa e di qualità elevata;

Garantire a tutti un reddito sufficiente che permetta di condurre una vita dignitosa

5.  rileva che la maggior parte degli Stati membri nell'UE-27 dispongono di meccanismi di reddito minimo garantito ma che parecchi non ne dispongono; incoraggia gli Stati membri a prevedere un meccanismo di reddito minimo garantito per l'inclusione sociale e li esorta allo scambio di buone prassi; riconosce che, laddove l'assistenza sociale è fornita, gli Stati membri hanno il dovere di garantire che i cittadini comprendano quali siano i loro diritti e siano in grado di ottenerli;

6.  si rammarica profondamente del fatto che taluni Stati membri sembrino ignorare la raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio, che riconosce il "diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana";

7.  concorda con la Commissione nel ritenere che nella maggior parte degli Stati membri l'assistenza sociale è già al di sotto di un livello che espone al rischio di povertà; insiste sul fatto che l’obiettivo primario dei meccanismi di sostegno al reddito deve essere quello di sottrarre la gente alla povertà e consentir loro di vivere in modo dignitoso; invita la Commissione a verificare l'efficacia, ai fini della lotta alla povertà, del reddito minimo incondizionato per tutti;

8.  invita la Commissione a fornire una relazione dettagliata che indichi se i regimi di aiuti sociali negli Stati membri (inter alia: meccanismi di reddito garantito e benefici connessi, indennità di disoccupazione, invalidità e superstiti, sistemi di pensione obbligatori e complementari, prestazioni di prepensionamento) garantiscano redditi al di sopra della soglia di "rischio di povertà"dell'Unione europea, pari al 60% del reddito medio nazionale;

9.  suggerisce alla Commissione di prendere in esame l'eventualità di stabilire un metodo comune per il calcolo del livello minimo di sussistenza e del costo della vita (un paniere di beni e servizi) onde garantire misurazioni comparabili della soglia di povertà e definire un criterio per i necessari interventi sociali;

10. sottolinea che il rischio di cadere nell’estrema indigenza è maggiore per le donne rispetto agli uomini; sottolinea che la continua tendenza alla femminilizzazione della povertà nelle odierne società europee dimostra che gli attuali sistemi di protezione sociale e l’ampia gamma delle politiche economiche, sociali e occupazionali nell'Unione non sono finalizzate a soddisfare le esigenze delle donne o a far fronte alle disparità nel lavoro femminile; sottolinea che l’indigenza tra le donne e la loro esclusione sociale in Europa esigono risposte politiche mirate specifiche, multiple e di genere;

11. afferma che l’adeguatezza dei sistemi di reddito minimo costituisce una condizione preliminare per un’Unione europea fondata sulla giustizia sociale e sulle pari opportunità per tutti; esorta gli Stati membri a garantire che venga assicurato un reddito minimo adeguato nei periodi senza lavoro o in quelli tra un lavoro e l’altro, con particolare attenzione ai gruppi di donne su cui incombono responsabilità aggiuntive;

12. invita il Consiglio a concordare un obiettivo UE per i meccanismi di reddito garantito e di reddito sostitutivo a base contributiva atto ad assicurare un reddito di almeno il 60% del reddito medio nazionale perequato, oltre a concordare un calendario di attuazione di tale obiettivo in tutti gli Stati membri;

13. ritiene che il rischio di cadere nella povertà sia maggiore per le donne rispetto agli uomini, soprattutto se anziane, in quanto i sistemi di previdenza sociale si basano spesso sul principio del lavoro subordinato continuativo; chiede il diritto individuale a un reddito minimo adeguato indipendentemente dai contributi lavorativi;

14. ritiene che il problema della povertà di chi ha già un'occupazione rifletta condizioni di lavoro che non sono eque e chiede che vengano concentrati gli sforzi per porre rimedio alla situazione in maniera tale per cui la retribuzione in generale e il salario minimo in particolare -siano essi determinati in sede legislativa o in sede di contrattazione collettiva - siano tali da evitare la povertà reddituale e garantire un livello di vita dignitoso;

15. invita il Consiglio ad introdurre un obiettivo UE per la retribuzione minima (stabilita in sede legislativa o di contrattazione collettiva a livello nazionale, regionale o di settore) in modo da assicurare un reddito pari ad almeno il 60% della media pertinente (nazionale, settoriale, ecc) oltre a concordare un calendario di attuazione di tale obiettivo in tutti gli Stati membri;

16. sottolinea che i meccanismi di retribuzione minima andrebbero integrati da un pacchetto di misure di supporto per facilitare l'inclusione sociale e che tale pacchetto dovrebbe includere agevolazioni per l'inclusione sociale, ad es. in materia di assistenza abitativa, nonché un sostegno all'istruzione, alla formazione e alla riqualificazione professionale, all'apprendimento permanente come pure la sana gestione economica e misure di sostegno al reddito per contribuire a coprire i relativi costi per i singoli e i nuclei familiari, in modo tale da garantire il soddisfacimento delle esigenze di vita e di apprendimento permanente, in particolare delle persone sole, delle famiglie monoparentali e delle famiglie numerose;

17. invita gli Stati membri a esaminare la loro spesso complessa e ingarbugliata rete di meccanismi di sostegno al reddito, quale che sia la loro natura specifica (che si tratti di meccanismi di reddito garantito e benefici connessi, meccanismi di reddito sostitutivo a base contributiva o altro), al fine di migliorarne l'accessibilità, l'efficacia e l'efficienza;

18. ritiene che gli Stati membri debbano prevedere benefici supplementari mirati per le categorie svantaggiate (p. es. persone affette da disabilità o malattie croniche, genitori soli o famiglie con molti figli) tali da coprire determinate spese accessorie connesse, tra l'altro, con il sostegno personale, l'uso di strutture specifiche e l'assistenza medica e sociale, stabilendo tra l'altro livelli di prezzi accessibili per i medicinali per le categorie sociali svantaggiate; sottolinea la necessità di assicurare pensioni di invalidità e di anzianità di livello dignitoso;

19. prende atto che esiste un'iniqua distribuzione del reddito tra i lavoratori autonomi e del fatto che un quarto di essi vive al di sotto della soglia di povertà e che, pertanto, è necessario fornire a chi lavora in proprio un maggiore sostegno istituzionalizzato, affinché sia evitata la trappola della povertà;

Eliminare la povertà infantile: dall’analisi alle politiche mirate e all’implementazione

20. sottolinea l'importanza di un approccio olistico alla sicurezza materiale e al benessere dei minori che si fondi sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino (UNCRC), affinché le famiglie, specialmente le famiglie numerose, possano beneficiare di un livello di reddito sufficiente ad assicurare ai figli un alloggio e un regime alimentare adeguati nonché l'accesso a servizi sanitari, sociali ed educativi di elevata qualità, perché il loro sviluppo avvenga in modo armonioso sul piano sia fisico che della personalità; riconosce, tuttavia, che le esigenze fondamentali dell'infanzia dovrebbero avere la precedenza sulle considerazioni di ordine finanziario degli Stati membri;

21. esorta le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e le associazioni della società civile organizzata a garantire che la partecipazione dei minori venga organizzata sempre nel rispetto del principio fondamentale della partecipazione sicura e ricca di significato;

22. richiama l’attenzione sui seguenti aspetti di un approccio olistico:

a)      riconoscere che i bambini e i giovani, anche quando fanno parte di un nucleo familiare, sono cittadini e titolari di diritti a pieno titolo;

b)     assicurare che i bambini crescano in famiglie con risorse sufficienti a soddisfare ogni loro esigenza emotiva, sociale, fisica, educativa e cognitiva, fornire in particolare un sostegno fondamentale ai genitori che vivono in condizioni di estrema povertà affinché possano acquisire le risorse necessarie a far fronte alle loro responsabilità prevenendo così l'abbandono o l'istituzionalizzazione dei bambini da parte di genitori afflitti da difficoltà materiali;

c)      fornire accesso ai servizi e alle opportunità di cui tutti i bambini necessitano per il loro benessere presente e futuro; accordare altresì particolare attenzione ai bambini che necessitano di un sostegno speciale (minoranze etniche, migranti, bambini di strada e bambini disabili), permettendo loro di realizzare pienamente il loro potenziale ed evitando situazioni di vulnerabilità fin dal loro insorgere, in particolare la povertà transgenerazionale, anche garantendo loro l'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria;

d)     permettere ai bambini di essere membri della società, ciò che comprende la partecipazione a decisioni commisurate alla loro età che toccano direttamente le loro vite e di avere una vita sociale, ricreativa, sportiva e culturale;

e)      accordare aiuto finanziario alle famiglie grandi, al fine di arrestare il calo demografico e prevedere un aiuto ai genitori soli, con uno o più figli a carico, unito a misure tese a facilitarne l'ingresso o il rientro nel mercato del lavoro, rammentando che questa situazione è sempre più diffusa e che le difficoltà affrontate da un genitore solo sono molto più serie di quelle dei nuclei famigliari composti da due genitori;

f)      riconoscere il ruolo che ricoprono le famiglie per il benessere e lo sviluppo del bambino;

g)      sottolinea l’importanza di promuovere il ricongiungimento con le famiglie dei bambini di strada, dei bambini vittime di tratta e dei minori non accompagnati, dando sempre la priorità agli interessi del minore; mette in evidenza che tale ricongiungimento dovrebbe essere accompagnato da misure speciali di reintegrazione sociale qualora la situazione socioeconomica avesse portato il minore a intraprendere attività fonte di guadagni illeciti che nuocciono allo sviluppo fisico e morale del minore, quali la prostituzione e il traffico di droga; chiede un’azione congiunta coordinata finalizzata a sradicare le cause dell’estrema emarginazione e indigenza dei bambini di strada e delle loro famiglie, migliorandone l’accesso ai servizi di qualità e lottando contro il crimine organizzato; invita il Consiglio a dichiararsi d’accordo con un impegno di dimensione europea basato sulla risoluzione del Parlamento, del 16 gennaio 2008 intitolata "Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori" per porre fine al fenomeno dei bambini di strada entro il 2015;

h)      esorta gli Stati membri a riconoscere che il circolo vizioso dell’estrema indigenza, della vulnerabilità, della discriminazione e dell’esclusione sociale espone i bambini, e in particolare i bambini di strada, a un rischio particolare e che sono necessarie azioni differenziate e individualizzate per far fronte alle molteplici privazioni; esorta gli Stati membri a sostenere un impegno congiunto dell'UE inteso a porre fine al traffico dei minori e alla prostituzione, alla tossicodipendenza infantile, alle violenze contro i minori e alla criminalità minorile;

23. invita la Commissione a considerare la povertà infantile e l'esclusione sociale nel più ampio quadro delle politiche UE, includendovi tematiche quali l'immigrazione, la disabilità, la discriminazione, la tutela dell'infanzia da ogni forma di maltrattamento e abuso, la questione degli operatori nel campo dell'assistenza all'infanzia e alle persone adulte, la parità tra uomo e donna, il sostegno alle famiglie, l'inclusione sociale attiva, l'assistenza e l'istruzione nei primi anni di vita, l'apprendimento permanente e la conciliazione fra vita lavorativa, non lavorativa e familiare;

24. esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare efficacemente il principio della parità di retribuzione per il lavoro di pari valore sociale e ad effettuare un’analisi specifica e una riforma dei sistemi di protezione sociale nonché a sviluppare le linee guida europee intese a riformare i sistemi di protezione sociale dal punto di vista della parità di genere individuando, ad esempio, i diritti alla sicurezza sociale, adeguando la protezione sociale e i servizi alle strutture familiari in continua evoluzione e garantendo che i sistemi di protezione sociale riescano a fare meglio fronte alla situazione precaria delle donne e a soddisfare le esigenze dei gruppi di donne più vulnerabili;

25. invita la Commissione a perfezionare le analisi comparative e il monitoraggio nel quadro del metodo di coordinamento aperto, a stabilire indicatori comuni e a raccogliere dati comparabili di alta qualità e statistiche a lungo termine sulla situazione dei bambini, che coprano tutti gli aspetti di un approccio olistico alla lotta contro la povertà infantile e l'esclusione sociale, compresa la sistemazione abitativa dei bambini e delle famiglie, ai fini del monitoraggio del benessere dei bambini;

26. invita Eurostat a stabilire un legame tra la serie di indicatori sviluppati per monitorare l’impatto delle azioni condotte dall’UE in materia di diritti e di benessere dei minori, su commissione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali; mette in luce la necessità di un impegno congiunto da parte della Commissione, dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e degli Stati membri a collaborare con le rilevanti agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni internazionali e i centri di ricerca al fine di migliorare la raccolta di dati statistici paragonabili sulla situazione dei minori nell’Unione(9); esorta gli Stati membri a intraprendere tutte le misure possibili al fine di ottemperare alla raccomandazione formulata nella relazione del Comitato per la protezione sociale sulla povertà infantile e il benessere dei minori in Europa, approvata il 17 gennaio 2008, che esorta gli Stati membri a rivedere le varie fonti di dati disponibili a livello nazionale e subnazionale in materia di minori in situazioni vulnerabili;

27. esorta gli Stati membri a predisporre sistemi preventivi atti a rilevare situazioni critiche, come la perdita imminente della casa da parte dei genitori, la brusca descolarizzazione dei figli o casi di maltrattamenti subiti dai genitori nella loro infanzia; invita gli Stati membri a perseguire una politica attiva volta a prevenire l'abbandono precoce degli studi attraverso meccanismi di sostegno alle categorie a rischio;

28. esorta gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a trasferire agli enti locali le competenze relative alla creazione e alla gestione dei sistemi di assistenza ai bambini in difficoltà per garantirne la massima efficienza;

29. condivide il parere della Commissione secondo cui i migliori risultati nella lotta alla povertà infantile si ottengono trovando un giusto equilibrio tra l'attenzione alla diversità delle strutture famigliari moderne e l'attenzione ai diritti dell'infanzia;

30. invita la Commissione a promuovere un'equilibrata combinazione di politiche dotata di mezzi adeguati e fondata su scopi e obiettivi chiari, che tenga conto del contesto nazionale specifico e si concentri sull'intervento precoce;

31. invita gli Stati membri a consolidare il processo di apprendimento reciproco e il monitoraggio dell'efficacia o inefficacia delle politiche di lotta alla povertà infantile e all'esclusione sociale;

32. sottolinea l'importanza di politiche per la famiglia integrate ed olistiche che vadano oltre l'inclusione attiva per affrontare tutti gli aspetti del benessere del bambino e della famiglia ed eliminare la povertà infantile e l'esclusione sociale nell'Unione;

33. invita gli Stati membri a uno scambio di migliori prassi in materia di partecipazione infantile e a promuovere il coinvolgimento dei bambini nelle decisioni riguardanti il loro futuro, perché questo è il miglior modo di ottenere la prospettiva dei minori;

34. accoglie con favore l'impegno della Commissione e degli Stati membri nei confronti della Convenzione sui diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite; invita la Commissione e gli Stati membri a stabilire un collegamento chiaro tra l'agenda dei diritti dell'infanzia e quella della lotta contro la povertà infantile e l'esclusione, poiché la povertà infantile e l'esclusione costituiscono una violazione dei diritti umani fondamentali; incoraggia gli Stati membri a tenere conto, nella preparazione delle rispettive strategie di inclusione sociale, delle raccomandazioni elaborate dal comitato istituito dalla Convenzione in risposta alle relazioni di attuazione degli Stati Parte e delle organizzazioni non governative;

35. osserva che, ai fini dei servizi e del percepimento di indennità, i genitori soli non devono essere posti in una posizione meno favorita rispetto alle coppie con bambini;

36. esorta gli Stati membri a sviluppare strategie nazionali di riduzione ed eliminazione della povertà infantile fondate su un approccio differenziato che tenga conto delle variazioni del livello di povertà in base alla regione e all'età presa in considerazione;

37. invita gli Stati membri a garantire che tutti i bambini e le famiglie, compresi quelli che vivono la povertà e l'esclusione sociale, abbiano accesso a servizi di assistenza sociale di alta qualità che rispecchino una chiara comprensione dell'impatto della povertà sulle famiglie, inclusi i maggiori rischi di abuso e maltrattamento infantile e i relativi effetti;

               Politiche occupazionali per i mercati del lavoro inclusivi sul piano sociale

38. concorda con la Commissione nel ritenere che il fatto di avere un impiego è il miglior modo di evitare la povertà e l'esclusione sociale, ma che ciò non costituisce sempre una garanzia visto che secondo le statistiche ufficiali l'8% dei lavoratori dell'Unione sono a rischio di povertà; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri ad attuare adeguatamente la direttiva 2000/78/CE;

39. invita gli Stati membri ad attuare in modo più efficace l'attuale legislazione comunitaria nei settori dell'occupazione e degli affari sociali;

40. rileva che nell’Unione 20 milioni di persone, in particolare donne, sono colpite dalla povertà nonostante abbiano un impiego, ossia in altre parole il 6% della popolazione totale e il 36% della popolazione attiva sono a rischio di povertà pur avendo un lavoro; esorta gli Stati membri a definire una legislazione sul minimo salariale quale parte integrante dell’inclusione attiva;

41. sottolinea che la percentuale di lavoro a tempo parziale nell'Unione è del 31% per le donne e del 7,4% per gli uomini; mette in evidenza che per le donne il lavoro a tempo parziale costituisce spesso soltanto un lavoro secondario e marginale caratterizzato da una retribuzione bassa e da una protezione sociale insufficiente; sottolinea che le donne sono quindi maggiormente esposte al rischio di cadere nella povertà, soprattutto se anziane, in quanto le pensioni per i lavori a tempo parziale sono spesso insufficienti a condurre una vita indipendente;

42. ritiene che, per l'inclusione attiva nel mercato del lavoro, le fasce più svantaggiate necessitino delle seguenti misure specifiche:

      i)      assicurare sostegno allo sviluppo personale attraverso l'istruzione, la formazione, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, l'acquisizione di conoscenze informatiche e la valutazione, nonché alla stabilità familiare, all'integrazione sociale e all'inclusione prima dell'impiego, riconoscendo che la propria responsabilità in materia di integrazione nella società è di fondamentale importanza e va stimolata;

      ii)     fornire il più ampio accesso alle informazioni e percorsi personalizzati per trovare un impiego sicuro, stabile e di alta specializzazione, rispondente alle esigenze e alle capacità degli interessati; eliminare gli ostacoli che incontrano coloro che entrano o rientrano nel mercato del lavoro, con un'attenzione particolare alle famiglie monoparentali e promuovere il pensionamento graduale allo scopo di aumentare i livelli di reddito delle persone anziane e prevenire il loro impoverimento;

      iii)    misure di sostegno per promuovere l'occupazione e la capacità di restare nel mercato del lavoro (ad es. opportunità di formazione e di apprendimento permanente sul lavoro); sviluppare l'imprenditorialità e prevedere meccanismo di lavoro che aiutino le persone emarginate a entrare nel mondo del lavoro e a conciliare il lavoro con l'esigenza di gestire determinate situazioni di svantaggio sociale (quali la mancanza di un'abitazione, la responsabilità di assistenza o i problemi di salute);

      iv)    tenere monitorata la situazione della cessazione del rapporto di lavoro da parte di persone in età pensionabile ai fini dello sblocco di posti di lavoro;

43. ritiene che le politiche atte a far sì che "valga la pena di lavorare" (principio del making work pay) debbano affrontare il problema della "trappola" del basso salario e del ciclo di basso salario /assenza di salario (low-pay/no-pay) che si produce nel segmento più basso del mercato del lavoro, in cui gli impieghi poco sicuri, mal pagati, di bassa qualità e produttività si alternano con la disoccupazione e/o l'inattività; sottolinea la necessità di affrontare in via prioritaria il problema dell'esigenza di flessibilità nella disoccupazione e la questione delle prestazioni sociali; ritiene che i regimi di previdenza sociale dovrebbero motivare attivamente le persone a cercare nuove opportunità di lavoro incoraggiando al contempo l'apertura al cambiamento riducendo le perdite di reddito e fornendo possibilità di istruzione; esorta i responsabili politici a utilizzare il concetto di flessicurezza nelle loro politiche improntate al principio del "making work pay";

44. invita gli Stati membri a ripensare le "politiche di attivazione" basate su regole di ammissibilità e di condizionalità eccessivamente restrittive per i beneficiari di prestazioni, che costringono la gente ad accettare impieghi di bassa qualità che non garantiscono un tenore di vita decoroso;

45. propone di stabilire un giusto equilibrio tra la responsabilità personale degli individui e la fornitura di assistenza sociale in modo da consentire a tutti di vivere dignitosamente e di essere membri della società;

46. dà rilievo alla posizione del Consiglio secondo cui le politiche attive per il mercato del lavoro devono promuovere il "lavoro di qualità" e la mobilità sociale ascendente ed aprire la strada verso un normale impiego retribuito, con una protezione sociale adeguata e con condizioni di lavoro e retributive dignitose;

47. evidenzia il potenziale dell'economia sociale, delle imprese sociali, del settore no profit e di quello dell'impiego pubblico di assicurare alle categorie vulnerabili opportunità occupazionali e ambienti di lavoro sovvenzionati, elementi che dovrebbero essere esaminati e sostenuti pienamente dagli Stati membri e nel quadro delle politiche comunitarie (Fondo sociale europeo, Fondo regionale e Fondo di coesione, ecc.);

48. concorda con la Commissione nel ritenere che alle persone impossibilitate a lavorare per diverse ragioni (ad es. grave disabilità, età o inabilità al lavoro, problemi legati all'impatto della povertà persistente e generazionale e/o della discriminazione, peso delle responsabilità famigliari o di assistenza o situazione di miseria locale), le politiche di inclusione attiva devono fornire integrazioni al reddito e misure di sostegno onde prevenire la povertà e l'esclusione sociale e consentire a tali individui di vivere dignitosamente ed essere membri della società;

49. invita gli Stati membri ad alleggerire la pressione fiscale non solo su chi ha i redditi più bassi ma anche su chi ha redditi medi per evitare che i lavoratori cadano nella spirale del basso salario, e a scoraggiare il ricorso al lavoro non dichiarato;

50. richiama l'attenzione sui mutamenti sociali che in Europa stanno alterando la composizione sociale delle famiglie; chiede che tali cambiamenti siano tenuti in considerazione al fine di eliminare le barriere che impediscono di accedere al mercato del lavoro al partner lavorativamente inattivo di una coppia di conviventi non sposati;

51. ritiene che l'economia sociale e le imprese sociali debbano fornire condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose e promuovere al contempo la parità di genere e politiche antidiscriminatorie (ad es. colmando il divario retributivo fra i sessi, sottoscrivendo i contratti collettivi, pagando il salario minimo e assicurando parità di trattamento);

52. rileva che, nonostante le iniziative incoraggianti che vanno nel senso di una maggiore partecipazione all'istruzione superiore, è opportuno incoraggiare gli Stati membri a mantenere e introdurre gli apprendistati basati sul lavoro; sollecita gli Stati membri a sviluppare politiche coerenti in materia di tirocini che prevedano garanzie minime e retribuzioni dignitose e, inoltre, a combattere l'attuale tendenza a camuffare da tirocini non retribuiti attività lavorative a tutti gli effetti;

53. invita la Commissione e gli Stati membri ad elaborare un approccio coerente, a livello dei sistemi educativi degli Stati membri nell'Unione, ai processi di orientamento professionale basato su formule di tutoraggio simili che consentano ai giovani di conseguire una formazione in settori orientati al lavoro, scelti dagli interessati quale parte del loro percorso di carriera; sottolinea che i sistemi di formazione dovrebbero essere basati sul riconoscimento reciproco dei diplomi e dei certificati professionali e dovrebbero includere l'insegnamento linguistico al fine di eliminare le barriere alla comunicazione all'interno dell'Unione; ritiene che le misure di riqualificazione professionale dovrebbero stabilire un giusto equilibrio tra benessere emotivo e professionale in modo che la riqualificazione professionale non sia considerata un handicap o un ostacolo allo sviluppo professionale;

54. richiama l'attenzione sull'esigenza di promuovere l'inclusione attiva dei giovani, degli anziani e dei migranti in tutti gli sforzi tesi a creare un mercato del lavoro inclusivo; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a elaborare una serie di misure urgenti per combattere il lavoro nero, il lavoro minorile forzato e lo sfruttamento abusivo della manodopera e per chiarire che la migrazione economica non deve essere confusa in modo fuorviante con la ricerca di asilo ed entrambe con l'immigrazione clandestina; invita gli Stati membri a presentare una proposta legislativa tesa a prevenire lo sfruttamento dei lavoratori vulnerabili da parte di capibanda e a firmare e ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie;

Assicurare servizi di qualità e garantirne l’accesso alle categorie vulnerabili e svantaggiate

55. accoglie favorevolmente la tesi della Commissione secondo cui i regimi previdenziali obbligatori e integrativi, i servizi sanitari e i servizi sociali di interesse generale devono svolgere una funzione di prevenzione e di coesione sociale, facilitare l'inclusione sociale e salvaguardare i diritti fondamentali; rileva la necessità di garantire ai bisognosi lo sviluppo di servizi di assistenza a lungo termine di elevata qualità e accessibili anche sotto il profilo economico e di assicurare a coloro che forniscono l'assistenza delle misure di sostegno; invita gli Stati membri a individuare e ad affrontare i problemi delle persone coinvolte nell'assistenza famigliare, spesso costrette a rimanere al di fuori del mercato del lavoro;

56. concorda con la Commissione nel ritenere che tutti i servizi di interesse generale, ivi comprese le industrie di rete, come ad esempio quelle dei trasporti, delle telecomunicazioni, dell'energia e altri servizi di pubblica utilità e servizi finanziari, debbano svolgere un ruolo importante nel garantire la coesione sociale e territoriale e   contribuire all'inclusione attiva;

57. sottolinea che l'accesso ai beni e ai servizi dovrebbe essere un diritto per tutti i cittadini dell'Unione e plaude pertanto alla proposta della Commissione di una direttiva orizzontale che completi la direttiva 2000/78/CE e che copra tutte le forme di discriminazione basate sui motivi indicati nell'articolo 13 del trattato CE, il che dovrebbe contribuire a lottare contro la discriminazione in settori della vita diversi da quello lavorativo, inclusa la discriminazione basata sulla disabilità, sull'età, sulla religione o sulle convinzioni personali e sull'orientamento sessuale; reputa al contempo necessario compiere ulteriori progressi nell'attuazione delle direttive comunitarie esistenti in materia di antidiscriminazione;

58. incoraggia gli Stati membri a considerare l'introduzione di tariffe sociali predefinite per le categorie vulnerabili (per esempio, nei settori dell'energia e dei trasporti) e anche agevolazioni per l'ottenimento di microcrediti, in modo da promuovere l'inclusione attiva nonché la gratuità dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione per le persone che versano in difficoltà di natura materiale;

59. incoraggia la Commissione e gli Stati membri a rafforzare gli obblighi di servizio universale (ad es. nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi postali) al fine di ampliare l'accessibilità, anche sotto il profilo economico, dei servizi essenziali nonché a rafforzare alcuni obblighi mirati di servizio universale in modo da venire incontro alle categorie vulnerabili e svantaggiate nella società;

60. invita il Consiglio a deliberare l'impegno da parte dell'UE ad eliminare il fenomeno dei senza dimora entro il 2015 e invita gli Stati membri a sviluppare politiche integrate atte a garantire l'accesso a un alloggio di qualità a costi contenuti per tutti; sollecita gli Stati membri a definire dei piani di "emergenza inverno" nel quadro di una più ampia strategia per i senzatetto e a istituire agenzie che si occupino di rendere disponibili e accessibili alloggi per le categorie vittime della discriminazione; propone che venga realizzata una raccolta di dati comparabili sull'ampiezza del fenomeno dei senzatetto e della inadeguatezza degli alloggi; invita la Commissione a sviluppare una definizione quadro su scala UE del problema dei senzatetto e a fornire aggiornamenti annuali sulle azioni intraprese e sui progressi compiuti negli Stati membri per porre fine a questo fenomeno;

61. sollecita gli Stati membri a ridurre la povertà infantile del 50% entro il 2012 e a misurare tale riduzione utilizzando indicatori che non siano soltanto economici, come primo passo verso l'eliminazione della povertà infantile nell'Unione, e a destinare risorse sufficienti per il conseguimento di tale obiettivo; ritiene che gli indicatori utilizzati per misurare tale riduzione debbano tenere conto in particolare dei bambini provenienti da famiglie che vivono in una situazione di estrema povertà;

62. sottolinea l'importanza di promuovere servizi integrati in grado di fronteggiare il problema della povertà e dell'esclusione sociale nelle sue varie sfaccettature che trattino, per esempio, il legame fra la povertà e la condizione di senzatetto, la violenza, la salute fisica e mentale, i livelli di istruzione, l'integrazione sociale e comunitaria, la mancanza di accesso alle tecnologie e alle infrastrutture di informazione e l'approfondimento del "divario digitale";

63. invita gli Stati membri ad adottare un approccio di inclusione della salute in tutte le politiche e a sviluppare politiche integrate in materia sociale e sanitaria al fine di combattere le disparità nell'ambito della prestazione dell'assistenza sanitaria, della prevenzione e dei risultati in materia sanitaria, soprattutto per quanto riguarda le categorie vulnerabili e le persone con cui è più difficile stabilire un contatto;

64. invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere attività di volontariato e ad agevolare l'integrazione sociale delle persone che hanno perso i contatti con il mondo del lavoro o che non vi partecipano più;

65. accoglie favorevolmente l'accento posto dalla Commissione su una migliore accessibilità (disponibilità e costi contenuti) e migliore qualità dei servizi (coinvolgimento dell'utente, monitoraggio, valutazione dell'efficacia, buone condizioni lavorative, principio di uguaglianza nelle politiche di assunzione e nella fornitura dei servizi, coordinamento e integrazione dei servizi e adeguatezza delle infrastrutture fisiche);

66. invita gli Stati membri a migliorare il coordinamento dei servizi pubblici, specialmente per quanto riguarda i collegamenti tra i servizi dedicati all'infanzia e quelli dedicati agli adulti; esorta gli Stati membri ad introdurre programmi di assistenza per i genitori nei diversi ambiti in cui la povertà porta ad una mancanza di conoscenza per quanto riguarda l'opera di educazione dei bambini e a garantire che le linee di assistenza telefonica per bambini siano sufficientemente finanziate; pone in rilievo che i servizi pubblici dedicati ai bambini e alle famiglie devono garantire che vi siano adeguate strutture, incentivi, sistemi di gestione delle prestazioni, flussi di finanziamento e forza lavoro, che la forza lavoro impegnata in prima linea sia competente, informata e sicura così da poter assicurare una prevenzione migliore e interventi precoci e che i servizi rispondano ai bisogni degli utenti, in particolare quelli di famiglie vulnerabili;

67. raccomanda agli Stati membri di accordare maggiore importanza al fatto che i tagli ai sussidi destinati a servizi specifici, come i buoni mensa, la gratuità dei testi scolastici e degli scuolabus, nonché a opportunità formative ricreative ed extrascolastiche essenziali, potrebbero provocare la diretta esclusione sociale, specie dei bambini provenienti da famiglie socialmente vulnerabili; sottolinea la necessità che gli Stati membri forniscano pari opportunità di integrazione a tutti i bambini attraverso una politica sportiva attiva nelle scuole e l'accesso alle tecnologie dell'informazione; invita la Commissione a integrare i servizi all'infanzia, come gli asili, il trasporto e la mensa scolastici, nell'elenco dei servizi sociali di interesse generale;

68. accoglie positivamente la deistituzionalizzazione dei disabili ma osserva che essa richiede una dotazione sufficiente di servizi di sostegno e assistenza di alta qualità, a livello delle comunità, che favoriscano una vita indipendente, il diritto all'assistenza personale, il diritto al controllo del bilancio individuale e la piena partecipazione alla società;

69. evidenzia la necessità di promuovere, da parte degli Stati membri, lo sviluppo e l'attuazione di strategie articolate in materia di invecchiamento, a livello locale, regionale e nazionale;

70. ritiene che sia opportuno intraprendere più iniziative a livello degli Stati membri e dell'UE per riconoscere, analizzare e affrontare il problema della violenza domestica e del maltrattamento dei bambini e degli anziani;

71. invita gli Stati membri a sviluppare un approccio più costruttivo alla politica in materia di stupefacenti ponendo l'enfasi sull'istruzione e sulla cura delle dipendenze piuttosto che sulle sanzioni penali;

72. invita gli Stati membri a rendere prioritarie le misure di sanità pubblica che tentano di affrontare in modo diretto le disparità per quanto riguarda il livello di sanità e di accesso all'assistenza sanitaria in molte comunità composte da minoranze etniche;

73. osserva che, in tutti gli Stati membri, l'abuso di alcol e di stupefacenti può portare alla criminalità, alla disoccupazione e all'esclusione sociale; è convinto che sia pertanto inaccettabile che per molte persone il sistema carcerario sia l'unico modo di ottenere cure e consulenza di specie;

74. sottolinea che esistono molte forme di disabilità: esse comprendono i problemi di mobilità, la menomazione visiva, la menomazione dell'udito, le patologie mentali, le patologie croniche e le disabilità dell'apprendimento; evidenzia il fatto che le persone affette da disabilità multiple conoscono difficoltà eccezionali, alla stregua delle persone soggette a discriminazioni multiple;

75. chiede la destigmatizzazione delle persone con problemi di salute mentale e delle persone con disabilità dell'apprendimento, la promozione della salute mentale e del benessere, la prevenzione dei disturbi mentali nonché maggiori risorse per il trattamento e la cura;

76. invita gli Stati membri ad applicare la legislazione in materia di lotta contro la tratta e la discriminazione e, in particolare, a firmare, ratificare e attuare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani;

77. esorta tutti gli Stati membri a salvaguardare la politica di asilo fondata sui diritti umani in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati e altre normative pertinenti in materia di diritti dell'uomo, attivandosi nel contempo per porre fine alla dipendenza dei richiedenti asilo dai sussidi, consentendo a tali persone di lavorare, nonché a valutare l'opportunità di sviluppare altri percorsi per l'immigrazione legale;

Migliorare il coordinamento delle politiche e la partecipazione di tutti i soggetti interessati

78. constata con rammarico che la relazione congiunta 2008 della Commissione sulla protezione e sull'inclusione sociale non contempla un orizzonte strategico pari alla necessità di eliminare la povertà e superare l'esclusione sociale;

79. concorda con la Commissione nel ritenere che l'approccio all'inclusione attiva debba promuovere un processo di attuazione integrato a livello UE, nazionale, regionale e locale che coinvolga tutti i soggetti interessati (parti sociali, ONG, enti locali e regionali, ecc.) e prevedere al contempo la partecipazione attiva delle stesse persone svantaggiate allo sviluppo, alla gestione, all'implementazione e alla valutazione delle strategie;

80. sottolinea la necessità di una serie omogenea di misure a livello europeo tese a impedire e sanzionare gli abusi di qualsiasi tipo a danno delle minoranze, delle persone con disabilità e dei cittadini anziani, nell'ambito di azioni concrete a favore di una riduzione generalizzata della vulnerabilità di queste categorie sociali, anche sotto il profilo materiale;

81. invita il Consiglio e la Commissione a orientare in modo chiaro la prospettiva strategica verso l'eliminazione della povertà e la promozione dell'inclusione sociale, nel quadro dell'Agenda sociale 2008-2012; chiede un impegno più esplicito nel prossimo ciclo del metodo di coordinamento aperto nei settori della protezione ed inclusione sociale, a favore di una strategia dinamica ed efficace della Comunità che stabilisca obiettivi significativi e porti alla creazione di strumenti validi oltre a meccanismi di monitoraggio incentrati sulla lotta alla povertà, all'esclusione sociale e alla disuguaglianza; invita il Consiglio e la Commissione ad affrontare i problemi relativi ai diversi processi di coordinamento (strategia di Lisbona, strategia dell'UE per lo sviluppo sostenibile, metodo di coordinamento aperto nei settori della protezione ed inclusione sociale) in modo da introdurre nel quadro di tutte queste politiche un chiaro impegno verso l'eliminazione della povertà e la promozione dell'inclusione sociale;

82. esorta la Commissione, il Comitato per la protezione sociale e gli Stati membri a definire obiettivi e mete specifici in materia di parità di genere al fine di combattere l’indigenza e l’esclusione sociale, comprese una serie di azioni politiche finalizzate a sostenere i gruppi di donne maggiormente esposti al rischio di povertà e di esclusione sociale, quali ad esempio le famiglie non tradizionali e monoparentali, le donne immigranti, le profughe e le donne appartenenti a minoranze etniche, le donne anziane e disabili;

83. incoraggia le parti sociali a proseguire gli sforzi già avviati con l'Analisi congiunta delle parti sociali e il loro programma di lavoro 2006–2008 per l'integrazione delle persone svantaggiate nel mercato del lavoro; ritiene necessaria una migliore governance per coordinare, da un lato, queste attività delle parti sociali connesse con il mercato del lavoro e, dall'altro, il più ampio dialogo civile (ONG, ecc.) sull'inclusione sociale in ambiti che esulano dalla sfera occupazionale;

84. appoggia la tesi della Commissione secondo cui, per quanto riguarda la raccomandazione 92/441/CEE e il metodo di coordinamento aperto nei settori della protezione ed inclusione sociale, sono necessari adeguati indicatori e sistemi nazionali globali per la raccolta e l'analisi di dati (ad es. dati statistici sul reddito medio disponibile, sui consumi delle famiglie, sul livello dei prezzi, sui salari minimi, sui meccanismi di reddito minimo e i connessi benefici); ritiene che il monitoraggio e la valutazione dell'attuazione delle strategie di inclusione sociale e le relazioni sullo stato di avanzamento degli Stati membri dovrebbero dimostrare se il diritto fondamentale a risorse e a prestazioni sufficienti che consente alle persone di vivere dignitosamente è rispettato in ogni Stato membro, anche a livello regionale;

85. plaude alla comunicazione della Commissione intitolata "Un rinnovato impegno a favore dell'Europa sociale: rafforzamento del metodo di coordinamento aperto per la protezione sociale e l'integrazione sociale" (COM(2008)0418), che propone di rafforzare il metodo di coordinamento aperto sociale migliorandone la visibilità e i metodi di lavoro e rafforzando la sua interazione con altre politiche; plaude, in particolare, alle proposte della Commissione di stabilire obiettivi per la riduzione della povertà (in generale, la povertà infantile, la povertà pur avendo un lavoro e la povertà persistente a lungo termine), per un livello minimo di reddito attraverso le pensioni e per la qualità delle cure sanitarie e l'accesso alle stesse (per ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute ed aumentare l'aspettativa di vita, ecc.);

86. esorta gli Stati membri a intraprendere misure efficaci intese a raggiungere gli obiettivi di Barcellona in materia di assistenza all'infanzia; esorta la Commissione e gli Stati membri a formulare raccomandazioni sul modo di soddisfare le necessità in materia di servizi di assistenza in Europa (in particolare, organizzando e finanziando, ad esempio, l’assistenza per i minori e per le altre persone a carico), inclusa la definizione di obiettivi e indicatori specifici finalizzati a fornire servizi di assistenza all’infanzia in tutta l'Unione al 90% dei bambini dalla nascita fino all’età della scuola dell’obbligo nonché un livello adeguato di assistenza per le altre persone a carico entro il 2015; precisa il fatto che tutti i servizi dovrebbero soddisfare i criteri dell’abbordabilità, dell’accessibilità e della buona qualità in modo tale che crescere i figli e prendersi cura delle persone a carico non sia più sinonimo, per le donne, di "rischio di povertà" speciale;

87. sottolinea che le persone più lontane dal mercato del lavoro dovrebbero beneficiare maggiormente di programmi comunitari come il Fondo sociale europeo e l'iniziativa EQUAL; invita la Commissione a valutare il contributo dei Fondi strutturali agli obiettivi del metodo di coordinamento aperto sulla base degli indicatori di inclusione sociale e a incoraggiare l'applicazione delle disposizioni del nuovo regolamento del Fondo sociale europeo e il ricorso al finanziamento Progress a supporto delle misure di inclusione attiva, e ad esplorare la possibilità di riservare fondi FSE o di identificare uno stanziamento specifico per un'iniziativa comunitaria in tale ambito; è convinto che ciò consentirà anche di favorire la creazione di reti di buone prassi nella lotta alla povertà e di promuovere lo scambio di esperienze tra gli Stati membri;

88. invita la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi ad agire efficacemente nel quadro dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale, che dovrebbe rappresentare un parte sostanziale degli sforzi a lungo termine di lotta contro la povertà;

89. invita la Commissione ad appoggiare la partecipazione significativa e sicura dei bambini a tutte le tematiche che li riguardano, garantendo che tutti abbiano pari opportunità di partecipazione;

o

o o

90. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e al Comitato per la protezione sociale.

(1)

GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.

(2)

GU C 303 del 14.12.2007, pag. 1.

(3)

GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.

(4)

GU C 68 E del 18.3.2004, pag. 129.

(5)

Testi approvati, P6_TA(2007)0541.

(6)

Testi approvati, P6_TA(2008)0012.

(7)

Testi approvati, P6_TA(2008)0286.

(8)

Testi approvati, P6_TA(2008)0163.

(9)

2007/2093(INI).


MOTIVAZIONE

Introduzione

All'interno della comunicazione COM(2007)620 la Commissione individua nell'adeguatezza dei meccanismi di reddito garantito, nei mercati del lavoro inclusivi e in un migliore accesso a servizi sociali di qualità i tre obiettivi principali per la lotta alla povertà e all'esclusione. Mediante il rafforzamento del metodo aperto di coordinamento è possibile portare ad applicazione una serie di principi comuni per la definizione di una strategia complessiva di inclusione sociale. Parallelamente al metodo aperto di coordinamento, strumenti finanziari comunitari quale il FSE dovranno concorrere alla definizione di un quadro comunitario di sostegno agli Stati membri nell'ambito delle politiche nazionali di inclusione sociale. La relatrice ritiene che la relazione congiunta del 2007 sulla protezione e l'inclusione sociale sia prevalentemente di natura descrittiva, poiché illustra l'impegno profuso al fine di ridurre la povertà infantile, promuovere il prolungamento della vita attiva, garantire l'offerta di fondi pensione privati, ridurre le disparità nei risultati e nell'assistenza sanitaria a lungo termine.

In base alla logica della strategia di Lisbona, il Consiglio e la Commissione promuovono la crescita economica quale obiettivo primario in vista di un futuro prospero, equo e sostenibile dal punto di vista ambientale per l'Europa. È opinione della relatrice che la relazione congiunta non sia sufficientemente orientata in direzione della protezione e dell'inclusione sociale e che, inversamente, risulti eccessivamente indirizzata verso l'inclusione sociale come "fattore produttivo". La relatrice ritiene che la lotta contro la povertà infantile non debba essere considerata come semplice contributo all'economia mediante investimenti sul capitale umano futuro.

La relatrice sostiene l'intenzione della Commissione di adottare una strategia più complessiva di lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e certamente condivide la scelta degli ambiti di intervento. Le strategie di lotta alla povertà e all'esclusione sociale, secondo la relatrice, dovrebbero risultare maggiormente connesse alle strategie per il rafforzamento della coesione sociale, territoriale e regionale. La relatrice ritiene che la comunicazione della Commissione non dedichi sufficiente attenzione alla questione relativa alle regioni povere né alle enormi disparità esistenti fra regioni differenti in termini di povertà e inclusione sociale.

Il tema dell'inclusione sociale dovrebbe interessare tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno disponibili sul mercato del lavoro. È opinione della relatrice che il progetto di rendere l'occupabilità l'obiettivo finale dell'inclusione sociale non soddisfi i criteri prescritti e risulti inadeguato a perseguire l'eradicazione della povertà e dell'esclusione sociale. La relatrice ritiene che la Commissione non tratti in maniera adeguata le questioni relative alle minoranze, quali i soggetti affetti da malattie croniche o i migranti, nell'ambito delle strategie di lotta alla povertà e all'esclusione sociale. La situazione in cui versano clandestini e richiedenti asilo è persino peggiore.

Un approccio più olistico all'inclusione sociale attiva

Innanzitutto, le politiche di inclusione sociale devono garantire il diritto fondamentale di ogni individuo a condurre una vita dignitosa e a partecipare alla società. Al fine di raggiungere tale obiettivo primario, le politiche di inclusione sociale devono garantire un reddito adatto a impedire l'esclusione sociale dell'individuo, un mercato del lavoro inclusivo, un migliore accesso a servizi sociali di qualità, uguaglianza di genere, interventi antidiscriminazione e partecipazione attiva.

La relatrice ritiene essenziale fondare l'inclusione sociale, così come tutti gli aspetti coinvolti nella strategia complessiva, su un approccio fondamentale basato sul diritto. L'esperienza (si pensi ad esempio alla riforma Hartz IV applicata in Germana) mostra come le politiche di attivazione portino a una definizione delle condizioni di vita da parte delle autorità pubbliche che non corrisponde ai problemi reali e rivela che la maggior parte delle politiche di attivazione non fa che consolidare la dipendenza dai benefici sociali anziché aiutare il cittadino a percepire un reddito sul mercato del lavoro. Un approccio fondato sul diritto sarebbe in grado di consentire ai cittadini di scegliere la modalità di partecipazione alla società e rafforzare la propria posizione sul mercato del lavoro.

Garantire redditi sufficienti a condurre una vita dignitosa per tutti i cittadini

Garantire un reddito sufficiente a tutti gli individui costituisce l'applicazione del diritto fondamentale a condurre una vita dignitosa e a partecipare alla società. Benché l'occupazione sia certamente lo strumento migliore per fornire ai cittadini i mezzi necessari per sfuggire alla povertà e all'esclusione sociale, esistono tuttavia situazioni in cui l'individuo non è in grado di disporre di un reddito sufficiente tramite il lavoro. I regimi di protezione sociale sono deputati a tutelare e assistere l'individuo nel processo di ricerca di un posto di lavoro stabile e sicuro e a mettere a disposizione mezzi sufficienti per l'intera durata di tale processo.

I livelli di assistenza sociale si trovano attualmente al di sotto della soglia di rischio povertà e necessitano sicuramente di un adeguamento finalizzato al raggiungimento del loro obiettivo primario, ovvero far uscire le persone dalla povertà!

La raccomandazione del Consiglio del 1992 riconosce il "diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana". La relatrice ritiene che all'interno dell'UE 27 vi siano tuttora Stati membri privi di una rete di sicurezza sociale nazionale sufficiente, fatto che rende necessari interventi finalizzati a garantire redditi al di sopra della soglia a rischio povertà stabilita da Eurostat.

Un primo passo consisterebbe nell'adeguamento dei complessi meccanismi di sostegno al reddito in termini di accessibilità, efficacia ed efficienza. I meccanismi generali devono infatti procedere parallelamente a misure di sostegno a favore dell'inclusione sociale e fornire benefici aggiuntivi mirati per le categorie svantaggiate, in grado di far fronte alla complessità della povertà e dell'esclusione sociale in maniera soddisfacente. È opinione della relatrice che la povertà nell'occupazione debba essere oggetto di particolare attenzione mediante la fissazione di un obiettivo comunitario di salari minimi nell'ottica di una remunerazione pari ad almeno il 60% della retribuzione media rispettiva.

Eradicare la povertà infantile

La Commissione sottolinea le notevoli differenze esistenti fra i diversi Stati membri in termini di tassi di rischio povertà, che variano dal 10% della Svezia a oltre il 20% di Polonia e Lituania. I figli di nuclei familiari monoparentali sono esposti a un rischio di povertà che è due volte superiore rispetto alla media. Analogamente, anche i figli di nuclei familiari numerosi sono esposti a un rischio di povertà più elevato rispetto alla popolazione generale. Il rischio di povertà cui sono esposti i minori che vivono in un contesto di immigrazione è da due a cinque volte superiore rispetto a quello cui sono esposti i minori nati nel paese di residenza. Lo studio dimostra altresì l'esistenza del fenomeno di trasmissione intergenerazionale degli svantaggi in materia di risultati scolastici.

Alla luce di tali dati, la relatrice sostiene fermamente la necessità di interventi immediati destinati ai minori che crescono in un ambiente esposto a molteplici condizioni di svantaggio, in un contesto di immigrazione, all'interno di nuclei familiari comprendenti persone disabili nonché ai figli di richiedenti asilo e clandestini. Inoltre, assistenza e sostegno speciali devono essere garantiti ai minori abbandonati o vittime dirette o indirette di violenza.

La maggior parte degli Stati membri ha già adottato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC) ma a tutt'oggi non ha provveduto a definire un collegamento chiaro fra i diritti dell'infanzia e la lotta contro l'esclusione e la povertà infantile, collegamento essenziale dal momento che l'indigenza costituisce una violazione dei diritti umani fondamentali.

La relatrice ritiene che una combinazione equilibrata di politiche, dotata di risorse adeguate, dovrebbe mirare a ridurre la povertà infantile del 50% entro la prossima Agenda sociale, obiettivo che rappresenterebbe un primo importante impegno in direzione dell'eradicazione della povertà infantile all'interno del territorio comunitario. Una strategia integrata e complessiva alle politiche per la famiglia rappresenterebbe un impegno chiaro in favore di una soluzione sostenibile volta all'eradicazione della povertà infantile.

Mercati del lavoro favorevoli all'inclusione sociale

Secondo la relatrice, l'integrazione sul mercato del lavoro è un processo suddiviso in tre fasi: sostegno prima dell'occupazione, assistenza personalizzata aggiuntiva durante la ricerca di lavoro, interventi di sostegno finalizzati al mantenimento del posto di lavoro. Particolare attenzione deve essere rivolta all'inclusione attiva dei giovani, degli anziani e degli immigrati.

Il problema legato alla trappola della bassa remunerazione e del circolo vizioso "basso salario – nessun salario", che interessa la fascia inferiore del mercato del lavoro, dovrebbe essere affrontato in modo tale da rendere il lavoro proficuo e assistere l'individuo lungo il suo percorso verso un impiego stabile e sicuro, in condizioni di lavoro decenti e con una retribuzione dignitosa.

La relatrice ritiene che politiche di attivazione fondate su criteri di ammissibilità e meccanismi di condizionalità eccessivamente rigidi per i beneficiari delle prestazioni, che conducono i cittadini verso impieghi di scarsa qualità che non garantiscono uno standard di vita dignitoso né sfociano nell'inclusione sociale, non siano una soluzione percorribile. Politiche attive per il mercato del lavoro dovrebbero promuovere posti di lavoro "di qualità", favorire la mobilità sociale verticale e fornire il punto di partenza per un impiego regolare, remunerativo e sicuro parallelamente a una protezione sociale adeguata.

È opinione della relatrice che le potenzialità dell'economia sociale, delle imprese sociali, del settore non profit e di quello dell'impiego pubblico debbano contribuire al processo di inclusione sociale delle persone più lontane dal mercato del lavoro.

Garantire l'accesso ai servizi di qualità

La relatrice sottolinea l'opportunità che non soltanto i servizi sociali di interesse generale bensì tutti i servizi di interesse generale, comprese le industrie di rete quali i trasporti, le telecomunicazioni, l'energia e altri servizi pubblici o finanziari, svolgano un ruolo importante nel garantire il coinvolgimento sociale attivo. Private di un'adeguata accessibilità e qualità dei servizi, i soggetti esclusi dalla società non hanno accesso al mercato del lavoro e sono oggetto di discriminazione relativamente alla possibilità di partecipare attivamente alla società. In particolare, gli obblighi di servizio universale, quali i servizi postali e delle telecomunicazioni, rivestono un ruolo fondamentale per i gruppi sociali vulnerabili e svantaggiati.

Qualsiasi forma di discriminazione operata in termini di accesso a beni o servizi, relativa ad esempio a disabilità, età, religione o convinzioni personali od orientamento sessuale, dovrebbe essere eradicata mediante l'adozione di una direttiva comunitaria antidiscriminazione. La relatrice ritiene che i servizi pubblici debbano essere definiti e sviluppati quali pilastro del modello sociale europeo in relazione all'enorme importanza in un'ottica di lotta alla povertà e all'esclusione sociale.

La multidimensionalità e le interdipendenze esistenti fra alcuni fattori di rischio povertà dovrebbero essere oggetto di attenzione dal momento che, a titolo di esempio, i senzatetto sono esposti a molteplici condizioni di svantaggio dovute alla mancata copertura delle loro esigenze di base, che preclude a tale categoria la possibilità di accedere al mercato del lavoro. Un altro esempio è rappresentato dalle disparità nell'assistenza, nella prevenzione e nei risultati in campo sanitario, causa di ulteriori rischi di esclusione sociale.

Migliorare il coordinamento delle politiche

La relatrice ritiene che sia compito della Commissione esaminare in modo serio il documento di consultazione dell'Ufficio dei consiglieri per le politiche europee concernente "La realtà sociale europea" nell'ambito dello sviluppo di una strategia di inclusione sociale. Il metodo aperto di coordinamento necessita di un orientamento più definito in favore dell'eradicazione della povertà, come previsto dalla relazione congiunta del 2008 sulla protezione e l'inclusione sociale. Inoltre, un'applicazione efficace degli obiettivi specifici nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale necessita del consolidamento dei bilanci pubblici e di un collegamento fra il processo di consultazione e la revisione del bilancio dell'Unione europea 2008-2009.

Indicatori adeguati relativi al reddito medio disponibile in uno Stato membro, ai consumi dei nuclei familiari, ai livelli dei prezzi, ai salari minimi, ai dispositivi di reddito minimi e ai benefici correlati potrebbero rappresentare un primo passo per dimostrare l'impegno da parte dello Stato membro.

È parere della relatrice che il processo di attuazione debba svolgersi a livello comunitario, nazionale, regionale e locale mediante il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati (parti sociali, ONG) e in particolare delle stesse persone svantaggiate. Nell'ambito del processo del metodo aperto di coordinamento è necessario migliorare il dialogo, la partecipazione e l'appropriazione a ogni livello al fine di giungere a obiettivi e politiche chiaramente formulati seguiti da azioni di benchmarking e monitoraggio.

La relatrice sostiene l'opportunità di elaborare il metodo aperto di coordinamento e l'applicazione delle migliori pratiche puntando sulla riduzione delle disparità regionali e sul miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti poveri e svantaggiati (in particolare, pensionati, malati cronici, immigrati).

Le difficoltà attualmente incontrate in merito all'assenza di collegamento fra i processi di coordinamento (metodo di coordinamento aperto sulla protezione sociale e l'inclusione sociale, orientamenti integrati, strategia dell'UE in materia di sviluppo sostenibile) dovrebbero essere affrontate con l'obiettivo di rafforzare, all'interno di ciascun processo, la visibilità e l'impegno in direzione dell'eradicazione della povertà e la promozione dell'inclusione sociale.

È opinione della relatrice che i gruppi più vulnerabili e svantaggiati debbano essere i primi beneficiari di programmi comunitari quali FSE o EQUAL.

La Commissione dovrebbe pertanto considerare la possibilità di dare un nuovo nome alla strategia di Lisbona: "strategia per la crescita, l'occupazione e l'inclusione sociale", più strettamente legata al metodo aperto di coordinamento sull'inclusione sociale, nonché provvedere all'inserimento di un orientamento sociale trasversale.


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere(*) (26.6.2008)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sulla promozione dell'integrazione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell’Unione europea

(2008/2034(INI))

Relatrice per parere (*): Anna Záborská

(*) Commissioni associate – articolo 47 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

-    visti gli articoli 3, 16, 18, 23, 25, 26 e 29 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

-    viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/46/121, A/RES/47/134 e A/RES/49/179, A/RES/47/196, A/RES/50/107,

-    visti i documenti del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite E/CN.4/Sub.2/1996/13, E/CN.4/1987/NGO/2, E/CN.4/1987/SR.29 e E/CN.4/1990/15, E/CN.4/1996/25, E/CN.4/Sub.2/RES/1996/25,

-    viste la comunicazione della Commissione - Verso una strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori (COM(2006) 367 def.) e la risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2008(1), in particolare i paragrafi 94 - 117,

-    vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), adottata nel 1979,

-    visti gli Obiettivi ONU di sviluppo del Millennio del 2000, in particolare l’eliminazione della povertà e della fame (obiettivo 1), il raggiungimento dell’educazione universale primaria (obiettivo 2), la promozione della parità uomo-donna (obiettivo 3), la tutela dell’ambiente (obiettivo 7),

A. considerando che il persistente divario retributivo fra i sessi pone le donne in una situazione di debolezza nella lotta contro la povertà,

B.  considerando che il Consiglio europeo di Lisbona del 2000 ha disposto di sradicare la povertà infantile in Europa entro il 2010,

C. considerando che il Consiglio europeo di Nizza del 2000 ha esortato gli Stati membri a dare seguito alla raccomandazione del 1992 sulle risorse minime garantite che devono essere fornite dai sistemi di protezione sociale,

D. considerando che il rischio di povertà in Europa è notevolmente maggiore per i nuclei familiari disoccupati e monoparentali (soprattutto quelli con a capo una donna), per gli anziani che abitano da soli (anche in questo caso per le donne in particolare) e per le famiglie con diverse persone a carico,

E.  considerando che, in mancanza di tutti i trasferimenti sociali, il rischio di povertà in Europa, soprattutto per le donne, passerebbe dal 16% al 40% o al 25% senza considerare i pagamenti della pensione,

F.  considerando che le carriere femminili sono più brevi, più lente e meno ben remunerate e che ciò aumenta il rischio di cadere nella povertà, soprattutto per le donne con più di 65 anni di età (del 21% o di 5 punti in più rispetto agli uomini),

1.  sottolinea che la povertà e le disuguaglianze influiscono negativamente sulle donne in modo sproporzionato; rileva che il reddito medio delle donne è pari soltanto al 55 % rispetto a quello degli uomini;

2.  chiede un approccio politico e istituzionale più pragmatico nella lotta contro l'estrema indigenza, che integri le politiche dell’uguaglianza di genere, la lotta contro le discriminazioni e l’esclusione sociale e la partecipazione attiva, promovendo chiaramente tutti gli obiettivi in sé, in particolare la cooperazione con le famiglie, le associazioni femminili e le persone più povere;

3.  sottolinea che il rischio di cadere nell’estrema indigenza è maggiore per le donne rispetto agli uomini;           

4.  sottolinea che la continua tendenza alla femminilizzazione della povertà nelle odierne società europee dimostra che gli attuali sistemi di protezione sociale e l’ampia gamma delle politiche economiche, sociali e occupazionali dell’UE non sono finalizzate a soddisfare le esigenze delle donne e a porre fine alle disparità nel lavoro femminile; sottolinea che l’indigenza femminile e l’esclusione sociale in Europa esigono risposte politiche specifiche, multiple e di genere;

5.  è favorevole all’utilizzo del metodo di coordinamento aperto in materia di protezione e di inclusione sociale; esorta la Commissione, il comitato per la protezione sociale e gli Stati membri a definire obiettivi specifici in materia di parità di genere al fine di combattere l’indigenza e l’esclusione sociale, comprese una serie di azioni politiche finalizzate a sostenere i gruppi di donne maggiormente esposte al rischio di povertà e di esclusione sociale, quali ad esempio le famiglie non tradizionali e monoparentali, le donne migranti, le profughe e le donne appartenenti a minoranze etniche, le donne anziane e disabili;

6.  esorta la Commissione e gli Stati membri a effettuare un’analisi specifica e una riforma dei sistemi di protezione sociale nonché a sviluppare le linee guida europee intese a riformare i sistemi di protezione sociale dal punto di vista della parità di genere individuando, ad esempio, i diritti alla sicurezza sociale, adeguando la protezione sociale e i servizi alle strutture familiari in continua evoluzione e garantendo che i sistemi di protezione sociale riescano a fare meglio fronte alla situazione precaria delle donne e a soddisfare le esigenze dei gruppi di donne più vulnerabili;

7.  esorta gli Stati membri a intraprendere misure efficaci intese a raggiungere gli obiettivi di Barcellona in materia di assistenza sanitaria ai minori;

8.  esorta la Commissione a intraprendere misure intese ad aiutare gli Stati membri ad attuare efficacemente il principio della parità di retribuzione per il lavoro di pari valore sociale;

9.  sottolinea che il diritto primario del minore è il diritto di vivere con la sua famiglia; insiste sull'importanza della figura del padre e della madre per lo sviluppo del minore, indipendentemente dall’età e dalle condizioni socio-economiche della famiglia; chiede, di conseguenza, che le famiglie che vivono nell'estrema indigenza siano sostenute, in quanto famiglie, nella loro lotta quotidiana; chiede agli Stati membri di porre fine alla sistemazione in istituto dei minori per motivi socio-economici e di aiutare in maniera duratura i genitori affinché esercitino la propria responsabilità parentale anche nelle difficili situazioni di estrema indigenza; in tale contesto, investire nel conferimento di responsabilità alle madri/donne significa investire nei minori/famiglie;

10. esorta gli Stati membri a promuovere una politica speciale nei confronti dei bambini di strada, soprattutto per quanto concerne le loro esigenze specifiche nell’ambito dell’istruzione e dello sviluppo delle capacità umane;

11. rinnova la sua richiesta a Eurostat di sviluppare degli indicatori per misurare il successo di tali politiche in stretta cooperazione con le associazioni esperte nella lotta contro l'estrema indigenza e, più in particolare, con le associazioni femminili e con le persone più povere che operano con, per e attraverso persone che hanno sperimentato la povertà, sull'esempio dei programmi di "incrocio delle conoscenze" quali l'European Anti Poverty Network;

12. insiste sul fatto che tutte queste situazioni di precarietà impediscono a coloro che ne sono colpiti di beneficiare dei propri diritti fondamentali; chiede alle istituzioni nazionali, europee e internazionali di considerare il carattere pluridimensionale della grande povertà, che tocca tutti i settori della vita umana, analizzando in particolare il nesso di causalità tra la violenza nel contesto familiare relazionale e l’indigenza a lungo termine;

13. ricorda che le persone più povere affermano spesso che il fatto di avere un reddito sicuro degno della dignità umana o il fatto di avere un'occupazione stabile e remunerata consentirebbe loro di ritrovare la fierezza, la dignità e l’autostima di fronte ai propri figli e alla famiglia, in tale contesto, anche l’eliminazione del differenziale salariale tra gli uomini e le donne riveste un ruolo chiave; chiede, di conseguenza, che i percorsi di inserimento professionale prevedano delle misure di accompagnamento delle persone e dei lavoratori più deboli per consentire di pervenire a un'autentica società inclusiva e rispettosa dei suoi cittadini più indigenti;

14. rileva che nell’UE 20 milioni di persone, in particolare donne, sono colpite da in-work poverty, ossia il 6% della popolazione totale e il 36% della popolazione attiva sono a rischio di in-work poverty; esorta gli Stati membri a definire una legislazione sul minimo salariale quale parte integrante dell’inclusione attiva;

15. afferma che l’adeguatezza dei sistemi di reddito minimo costituisce una condizione preliminare per un’UE fondata sulla giustizia sociale e sulle pari opportunità per tutti; esorta gli Stati membri a garantire che venga assicurato un reddito minimo adeguato nei periodi senza lavoro o in quelli tra un lavoro e l’altro, con particolare attenzione ai gruppi di donne su cui incombono responsabilità aggiuntive;

16. chiede all'Unione europea, agli Stati membri e alle associazioni della società civile organizzata, nonché alle organizzazioni di base di mutua assistenza istituite da persone esperte nella lotta contro l’indigenza, di vigilare affinché, negli incontri a diversi livelli, sempre più minori di culture e estrazioni sociali diverse abbiano l’opportunità di rappresentare la loro regione o paese; invita l’UE e gli Stati membri a riconoscere le reti e organizzazioni nazionali contro la povertà (come ad esempio la REAP) quali organizzazioni della società civile e a sostenerle sistematicamente; esorta l’UE e gli Stati membri a incorporare tali organizzazioni di base nella loro politica a tutti i livelli decisionali mettendo a disposizione le risorse e consentendo ai minori più esclusi di potersi esprimere, elaborando insieme progetti a lungo termine con il sostegno di sufficienti mezzi finanziari e umani; invita le parti interessate a favorire progetti che consentano di riunire i minori provenienti da diversi ambienti sociali e da diverse culture, mettendo in luce l'aspetto pluridisciplinare dei progetti che permettono la creazione artistica e dando ai minori l’opportunità di esprimere le loro idee sulle possibili soluzioni nonché di trasmetterle ad altri (scambio alla pari);

17. esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare un metodo di coordinamento aperto nel settore dell’assistenza sanitaria al fine di formulare raccomandazioni su come soddisfare l’esigenza di assistenza sanitaria in Europa (organizzando e finanziando, ad esempio, l’assistenza per i minori e per le altre persone a carico), inclusa la definizione di obiettivi e indicatori specifici finalizzati a fornire servizi di assistenza all’infanzia al 90% dei bambini europei dalla nascita fino all’età della scuola dell’obbligo nonché un livello adeguato di assistenza alle altre persone a carico entro il 2015; precisa che tutti i servizi dovrebbero soddisfare i criteri dell’abbordabilità, dell’accessibilità e della buona qualità in modo tale che crescere i figli e prendersi cura delle persone a carico non sia più sinonimo, soprattutto per le donne, di "rischio di povertà";

18. incoraggia la partecipazione senza ostacoli e costrizioni all’istruzione, alla formazione e all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita nonché all’educazione alla buona gestione dei mezzi finanziari;

19. esorta gli Stati membri a garantire che tutti i bambini, in particolare quelli indigenti, abbiano l’opportunità di partecipare alla vita sociale, ricreativa, sportiva e culturale;

20. esorta le istituzioni europee e gli Stati membri a riconoscere che le famiglie monoparentali sono maggiormente esposte al rischio di povertà e ad adottare disposizioni particolari nei confronti di tali tipologie familiari;

21. ritiene che il rischio di cadere nella povertà sia maggiore per le donne rispetto agli uomini, soprattutto se anziane, in quanto i sistemi di previdenza sociale si basano spesso sul principio del lavoro subordinato continuativo; chiede il diritto individuale a un reddito minimo adeguato indipendentemente dai contributi lavorativi;

22. sottolinea che in Europa la percentuale di lavoro a tempo parziale è del 31% per le donne e del 7,4% per gli uomini; precisa che per le donne il lavoro a tempo parziale costituisce spesso soltanto un lavoro secondario e marginale caratterizzato da una retribuzione bassa e da una protezione sociale insufficiente; sottolinea che le donne sono quindi maggiormente esposte al rischio di cadere nella povertà, soprattutto se anziane, in quanto le pensioni per i lavori a tempo parziale sono spesso insufficienti a condurre una vita indipendente;

23. sottolinea l’importanza, dando sempre la priorità agli interessi del minore, di promuovere il ricongiungimento con le famiglie dei bambini di strada, dei bambini vittime di tratta e dei minori non accompagnati; sottolinea che tale ricongiungimento dovrebbe essere accompagnato da misure speciali di reintegrazione sociale qualora la situazione socioeconomica avesse portato il minore a intraprendere attività fonte di guadagni illeciti che nuocciono allo sviluppo fisico e morale del minore, quali la prostituzione e il traffico di droga;

24. invita Eurostat a stabilire un legame tra la serie di indicatori sviluppati per monitorare l’impatto delle azioni condotte dall’UE in materia di diritti e di benessere dei minori, su commissione dell’agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali; mette in luce la necessità di un impegno congiunto da parte della Commissione, dell’agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e degli Stati membri a collaborare con le rilevanti agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni internazionali e i centri di ricerca al fine di migliorare la raccolta dei dati statistici paragonabili sulla situazione dei minori nell’UE(2); esorta gli Stati membri a intraprendere tutte le misure possibili al fine di rispettare la raccomandazione formulata nella relazione del comitato per la protezione sociale sulla povertà infantile e il benessere dei minori in Europa, approvata il 17 gennaio 2008, che esorta gli Stati membri a rivedere i diversi dati di base disponibili a livello nazionale e subnazionale in materia di minori in situazioni vulnerabili;

25. esorta gli Stati membri a considerare che il circolo vizioso dell’estrema indigenza, della vulnerabilità, della discriminazione e dell’esclusione sociale espone i bambini, e in particolare i bambini di strada, a un rischio particolare e che sono necessarie azioni differenziate e individualizzate per far fronte alle molteplici privazioni; esorta gli Stati membri a sostenere un impegno congiunto europeo inteso a porre fine al traffico dei minori e alla prostituzione, alla tossicodipendenza infantile, alle violenze contro i minori e alla criminalità minorile;

26. esorta l’UE, gli Stati membri e le associazioni della società civile organizzata a garantire che la partecipazione dei minori venga organizzata sempre nel rispetto del principio fondamentale della partecipazione sicura e ricca di significato;

27. ribadisce che l’estrema indigenza e l’emarginazione influiscono negativamente sullo sviluppo dei bambini di strada, li rendono particolarmente vulnerabili agli abusi fisici, mentali e sessuali, impediscono l’accesso ai servizi di qualità e li spingono a compiere attività illecite collocandoli ai margini della società e impedendo loro di accedere al mercato del lavoro; esorta gli Stati membri a intraprendere misure concrete e mirate intese a far fronte alle esigenze specifiche dei bambini di strada e a coordinare meglio le attività degli enti centrali, locali e regionali intese a porre rimedio all’insufficienza dei normali metodi di intervento in tale ambito; sottolinea la crescente dimensione europea del fenomeno dei bambini di strada e chiede un’azione congiunta coordinata finalizzata a sradicare le cause dell’estrema emarginazione e indigenza dei bambini di strada e delle loro famiglie, migliorandone l’accesso ai servizi di qualità e lottando contro il crimine organizzato; invita il Consiglio a dichiararsi d’accordo con un impegno europeo basato sulla predetta risoluzione del Parlamento europeo, del 16 gennaio 2008, su una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori(3) finalizzata a porre fine al fenomeno dei bambini di strada entro il 2015;

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

25.6.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Emine Bozkurt, Claire Gibault, Lissy Gröner, Esther Herranz García, Lívia Járóka, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Urszula Krupa, Roselyne Lefrançois, Astrid Lulling, Doris Pack, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Zita Pleštinská, Anni Podimata, Christa Prets, Teresa Riera Madurell, Eva-Britt Svensson, Corien Wortmann-Kool, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jill Evans, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Mary Honeyball, Maria Petre

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Pedro Guerreiro, Eva Lichtenberger, Helmuth Markov

(1)

Testi approvati, P6_TA(2008)0012.

(2)

2007/2093(INI).

(3)

Testi approvati, P6_TA(2008)0012.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

10.9.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

46

2

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Andersson, Edit Bauer, Iles Braghetto, Philip Bushill-Matthews, Milan Cabrnoch, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Jean Louis Cottigny, Jan Cremers, Proinsias De Rossa, Harald Ettl, Richard Falbr, Carlo Fatuzzo, Ilda Figueiredo, Roger Helmer, Stephen Hughes, Karin Jöns, Ona Juknevičienė, Jean Lambert, Bernard Lehideux, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Maria Matsouka, Mary Lou McDonald, Elisabeth Morin, Juan Andrés Naranjo Escobar, Csaba Őry, Siiri Oviir, Pier Antonio Panzeri, Rovana Plumb, Jacek Protasiewicz, Bilyana Ilieva Raeva, Elisabeth Schroedter, José Albino Silva Peneda, Jean Spautz, Gabriele Stauner, Ewa Tomaszewska, Anne Van Lancker, Gabriele Zimmer

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Petru Filip, Donata Gottardi, Rumiana Jeleva, Anne E. Jensen, Sepp Kusstatscher, Claude Moraes, Roberto Musacchio, Agnes Schierhuber

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