RELAZIONE su "Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti"

23.9.2008 - (2008/2131(INI))

Commissione per lo sviluppo
Relatore: Anders Wijkman

Procedura : 2008/2131(INI)
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A6-0366/2008
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

su "Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti"

(2008/2131(INI))

Il Parlamento europeo,

–    vista la comunicazione della Commissione del 18 settembre 2007 dal titolo "Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti" (COM(2007)0540),

–    viste le conclusioni del Consiglio del 20 novembre 2007 in merito ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti,

–    vista la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2003 dal titolo "I cambiamenti climatici nel contesto della cooperazione allo sviluppo – Piano d'azione 2004-2008" (COM(2003)0085),

–    vista la prima relazione biennale 2004-2006 della Commissione sui progressi realizzati in relazione al piano d'azione dell'UE sui cambiamenti climatici e lo sviluppo, presentata il 9 novembre 2007 in occasione delle Giornate europee per lo sviluppo svoltesi a Lisbona,

–    visto il documento dell'Alto rappresentante e della Commissione al Consiglio europeo dal titolo "Cambiamenti climatici e sicurezza internazionale", del 14 marzo 2008,

–    visto il Libro verde della Commissione del 29 giugno 2007 dal titolo "L'adattamento ai cambiamenti climatici in Europa – quali possibilità di intervento per l'UE" (COM(2007)0354),

–   vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo"[1],

–    vista la dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti approvata il 2 marzo 2005 a seguito del Forum di alto livello sull'efficacia degli aiuti ("dichiarazione di Parigi"),

–    vista la dichiarazione congiunta del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sugli aiuti umanitari dell'Unione europea dal titolo "Il consenso europeo sull'aiuto umanitario"[2],

–    vista la Convenzione quadro delle Nazioni Unite del 1992 sul cambiamento climatico (UNFCCC),

–    vista la relazione sullo sviluppo umano 2007/2008 dal titolo "Combattere il cambiamento climatico: solidarietà umana in un mondo diviso", del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite,

–    vista la dichiarazione di Male sulla dimensione umana del cambiamento climatico, adottata a Male (Repubblica delle Maldive) nel 2007,

–    vista la roadmap di Bali adottata in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici svoltasi a Bali (Indonesia) nel dicembre 2007,

–    vista la quarta relazione di valutazione dal titolo "Cambiamento climatico 2007: impatti, adattamento e vulnerabilità", elaborata dal Gruppo di lavoro II del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC),

–    vista la relazione di Nicholas Stern dal titolo "Relazione Stern sull'economia del cambiamento climatico" (la "relazione Stern"), del 2006,

–    vista la dichiarazione sull'integrazione dell'adattamento al cambiamento climatico nella cooperazione allo sviluppo, adottata dai ministri per lo sviluppo e l'ambiente dei paesi membri dell'OCSE il 4 aprile 2006,

–    vista la relazione elaborata dall'OCSE nel 2007 dal titolo "Bilancio dei progressi compiuti nell'integrazione dell'adattamento ai cambiamenti climatici nelle attività di cooperazione allo sviluppo",

–    visto il "Quadro d'azione di Hyogo 2005-2015: costruire la capacità di ripresa di nazioni e comunità a fronte di disastri naturali", approvato dalla Conferenza mondiale sulla riduzione delle catastrofi, tenutasi a Kobo, Hyogo (Giappone), nel gennaio 2005,

–    vista la relazione biennale dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite, dal titolo "Stato delle foreste mondiali 2007",

–    visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–    visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per i bilanci e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0366/2008),

A.  considerando che il cambiamento climatico minaccia gravemente la riduzione della povertà, i diritti umani, la pace e la sicurezza, la disponibilità idrica e alimentare, nonché il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) in molti paesi in via di sviluppo,

B.   considerando che in alcuni paesi in via di sviluppo è in corso il disboscamento delle foreste per far spazio alle colture destinate alla produzione di biocarburanti,

C.  considerando che i paesi industrializzati hanno la responsabilità storica del cambiamento climatico e sono moralmente obbligati ad aiutare i paesi in via di sviluppo negli sforzi che essi compiono per adattarsi alle sue conseguenze,

D.  considerando che i paesi in via di sviluppo hanno contribuito meno di tutti al cambiamento climatico, ma che saranno i più pesantemente colpiti dalle sue conseguenze, fra cui l'insicurezza idrica e alimentare dovuta alla siccità e alla desertificazione, l'aumento del livello dei mari, nuove sfide per l'agricoltura, nuovi rischi per la salute, fenomeni meteorologici estremi e pressioni migratorie; considerando altresì che, d'altro canto, i paesi in via di sviluppo avranno minori capacità di affrontare tali conseguenze,

E.   considerando che in numerosi paesi industrializzati le misure per l'adattamento al cambiamento climatico e per la riduzione dei rischi sono state recentemente oggetto di considerevole attenzione, e che le stesse urgenti necessità sono state ampiamente trascurate nel contesto dei paesi a basso reddito,

F.   considerando che le importazioni nell'UE di legname proveniente dal disboscamento illegale e non sostenibile sono un incentivo notevole alla deforestazione e che si calcola che costino miliardi di euro all'anno ai paesi poveri,

G.  considerando che la deforestazione contribuisce, secondo alcune stime, al 20% delle emissioni totali di gas a effetto serra (GES), portando ad una perdita annuale di 13 milioni di ettari di foreste tropicali; considerando inoltre che la deforestazione ai Tropici costituisce una grave minaccia per la biodiversità e il sostentamento di più di un miliardo di poveri che vivono in tali foreste e grazie ad esse,

H.  considerando che le conseguenze concrete del cambiamento climatico devono spesso essere trattate a livello locale dalle autorità locali; considerando inoltre che l'appropriata articolazione dei livelli internazionale, nazionale e locale di elaborazione delle politiche costituisce pertanto una sfida chiave in vista della definizione di efficaci strategie di adattamento al cambiamento climatico e di mitigazione; considerando altresì che si devono operare cambiamenti strutturali su vasta scala senza sacrificare un approccio a favore dei poveri basato sulle comunità locali,

I.    considerando che oggi si riconoscono maggiormente le minacce che incombono sulla sicurezza a causa del cambiamento climatico, compresi i conflitti generati da risorse naturali scarse, i disastri naturali provocati dal clima e i flussi migratori su ampia scala; considerando che lo sviluppo di strategie per far fronte alle sfide comuni in materia di clima/sicurezza sarà essenziale per garantire una risposta efficace in materia di adattamento nei paesi in via di sviluppo,

J.    considerando che gli sforzi internazionali nel settore dell'adattamento al cambiamento climatico e della riduzione dei rischi di catastrofi (RRC) finora sono stati limitati, frammentari e mal coordinati e che, in molti casi, i paesi in via di sviluppo hanno avuto difficoltà a beneficiarne, in diretto contrasto con gli obiettivi indicati nel Consenso europeo sullo sviluppo e nella dichiarazione di Parigi,

K.  considerando che le misure di adattamento al cambiamento climatico, la RRC e la creazione di capacità per lo sviluppo dovrebbero essere strettamente interconnesse, ma che finora sono state scarsamente integrate nelle agenzie di cooperazione allo sviluppo e nelle istituzioni internazionali; considerando che un approccio comune e coerente sarebbe essenziale per un'attuazione riuscita dell'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (AMCC),

L.   considerando che è necessario istituire gruppi pluridisciplinari composti da coordinatori dell'emergenza, specialisti dello sviluppo, pianificatori ed esperti in materia di adattamento al clima/climatologia, che dovrebbero adottare le migliori prassi per lo sviluppo regionale,

M.  considerando che gli interventi precoci a favore dell'adattamento al cambiamento climatico e della RRC rappresentano una soluzione efficace dal punto di vista dei costi e che, secondo le stime, ogni dollaro speso per la RRC potrebbe consentire di risparmiare fino a sette dollari nella reazione alle catastrofi, fornendo in tal modo anche un solido argomento per privilegiare la spesa per gli aiuti,

N.  considerando di conseguenza che ogni tentativo di contabilizzare due volte i finanziamenti dell'UE destinati agli OSM e gli impegni presi nel quadro dell'UNFCCC dovrebbe essere respinto,

O.  considerando che qualsiasi ritardo nell'adottare decisioni ferme sulle misure necessarie per ridurre le cause e gli effetti del cambiamento climatico comporterà costi molto più elevati,

P.   considerando che la maggior parte dei problemi ambientali, compresi quelli derivanti dal cambiamento climatico, tende ad essere aggravata dalla crescita demografica e dal maggior volume di popolazione, mentre le dinamiche demografiche, in termini di crescita, distribuzione e composizione, costituiscono un elemento integrante del processo di sviluppo, dal momento che entrambi influiscono sul cambiamento climatico e ne subiscono gli effetti; considerando inoltre che la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) tenutasi al Cairo nel 1994 ha sottolineato chiaramente i numerosi benefici derivanti da politiche demografiche differenziate, orientate localmente e non coercitive, ma che nella maggior parte dei casi le questioni demografiche continuano a non essere integrate nella pianificazione dello sviluppo o dell'adattamento,

Q.  considerando che l'agricoltura, l'acqua, la gestione delle risorse forestali, la salute, le infrastrutture, l'istruzione e le politiche demografiche devono essere tutte prese in considerazione al fine di conseguire un'efficace integrazione dell'adattamento al cambiamento climatico e della mitigazione nelle politiche di sviluppo,

R.   considerando che la riduzione della corruzione aumenterebbe l'efficacia degli sforzi di adattamento al cambiamento climatico e di mitigazione,

S.   considerando che la soprammenzionata revisione 2007 del piano d'azione dell'UE sui cambiamenti climatici e lo sviluppo mostra che l'integrazione del cambiamento climatico nelle politiche di sviluppo dell'Unione, segnatamente nei documenti di strategia nazionale (DSN) e nei documenti di strategia regionale (DSR), è stata insufficiente ed eccessivamente lenta,

T.   considerando che nei paesi in via di sviluppo si registrano attualmente carenze enormi nel finanziamento delle misure di adattamento e che, mentre i costi annuali stimati per l'adattamento sono dell'ordine di 50-80 miliardi di dollari l'anno, l'importo complessivo dei fondi impegnati attraverso i meccanismi di finanziamento multilaterali ammontava, a metà 2007, a meno dello 0,5% di tali cifre,

U.  considerando che, benché l'UE si sia fissata l'obiettivo di diventare un leader nella lotta contro il cambiamento climatico, il suo bilancio non rispecchia la priorità concessa alle politiche e alle misure da essa adottate per la lotta contro il cambiamento climatico,

V.  considerando che parte del finanziamento per l'AMCC verrà erogata a titolo del Fondo europeo di sviluppo (FES) e del Programma tematico per l'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali, compresa l'energia (ENRTP) (in linea con l'articolo 13 dello strumento comunitario per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI)[3]),

W. considerando che il FES è stato principalmente utilizzato per finanziare nuove iniziative; considerando inoltre che la Commissione dovrebbe rispettare il proprio impegno di trovare nuove fonti di finanziamento per preservare il FES; considerando altresì che la commissione per lo sviluppo del Parlamento ha concluso, in numerose occasioni, che il FES dovrebbe essere integrato nel bilancio dell'UE in modo da garantire un controllo democratico sul modo in cui viene utilizzato,

X.  considerando che, in conformità dell'articolo 21, relativo all'adozione dei documenti di strategia e dei programmi indicativi pluriennali, e dell'articolo 35, paragrafo 2, del DCI, il Parlamento ha il diritto di controllo sugli atti della Commissione, come stabilito agli articoli 5 e 8 della decisione 1999/468/CE,

Y.  considerando che il Meccanismo di sviluppo pulito (CDM) è stato finora poco adeguato per coprire le necessità di investimento dei paesi più poveri nelle tecnologie pulite, come dimostra il fatto che l'Africa accoglie meno del 3% di tutti i progetti CDM e che pressoché il 90% delle riduzioni certificate di emissioni (CER) è concesso per progetti realizzati in Cina, India, Corea e Brasile,

1.   accoglie positivamente l'iniziativa della Commissione di dar vita ad un'AMCC, cosa che rappresenta un riconoscimento importante degli effetti del cambiamento climatico sullo sviluppo; invita tuttavia la Commissione a chiarire ulteriormente il valore aggiunto distinto dell'AMCC; sottolinea in questo contesto che il coordinamento e la cooperazione con altri attori di rilievo deve costituire parte integrante dell'agenda dell'AMCC, al fine di garantire una complementarità ottimale delle iniziative;

2.   ritiene che l'AMCC sia un pilastro importante dell'azione esterna dell'UE in materia di cambiamento climatico e che costituisca una piattaforma complementare e di supporto al processo in corso nell'ambito dell'UNFCCC e del Protocollo di Kyoto, contribuendo a favorire la loro messa in atto nonché la messa in atto dei relativi accordi;

3.   torna a sottolineare le conclusioni allarmanti del documento sui cambiamenti climatici e la sicurezza internazionale[4] presentato dall'Alto rappresentante dell'UE e dalla Commissione al Consiglio europeo il 14 marzo 2008, che mette in guardia contro il fatto che il cambiamento climatico intensifica i rischi per la sicurezza dell'UE, minacciando di gravare eccessivamente su quegli Stati e quelle regioni del mondo già deboli e tendenti al conflitto, e compromettendo gli sforzi volti a raggiungere gli OSM;

4.   osserva che gli sforzi intesi a contrastare il cambiamento climatico devono basarsi non solo su una spinta politica, ma anche sulla società civile, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo; ritiene che si dovrebbero lanciare campagne di informazione pubblica nonché adottare programmi di istruzione nelle scuole e nelle università, sia al fine di fornire ai cittadini analisi e valutazioni della situazione del cambiamento climatico che per proporre risposte adeguate, segnatamente in termini di cambiamento dello stile di vita finalizzato alla riduzione delle emissioni;

5.   sottolinea che è essenziale rafforzare il coordinamento e la collaborazione tra la Commissione e gli Stati membri a livello della politica dell'UE in materia di cambiamento climatico e sviluppo; ritiene che l'AMCC rappresenti un'opportunità unica di tenere fede ai principi alla base del Consenso europeo e della dichiarazione di Parigi come pure al Programma di azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo tenutasi al Cairo nel 1994; è inoltre convinto che uno dei ruoli fondamentali dell'AMCC dovrebbe essere quello di costituire una sorta di "stanza di compensazione" per le iniziative degli Stati membri;

6.   invita l'UE a porre il cambiamento climatico al centro della sua politica di cooperazione allo sviluppo; ritiene che la lotta contro il cambiamento climatico debba trattare le cause strutturali e chiede una valutazione sistematica dei rischi del cambiamento climatico che copra tutti gli aspetti della pianificazione strategica e del processo decisionale, sia nell'UE che nei paesi in via di sviluppo, compresi il commercio, l'agricoltura e la sicurezza alimentare;

7.   sottolinea che l'AMCC dovrebbe adottare misure concrete per garantire la coerenza, da un lato, tra l'impatto del cambiamento climatico sullo sviluppo, includendo la politica agricola, commerciale e della pesca dell'UE e, dall'altro, i problemi connessi con le sovvenzioni all'esportazione, come gli aiuti vincolati, l'onere del debito, i crediti all'esportazione e l'uso commerciale dell'aiuto alimentare, la privatizzazione forzata e la liberalizzazione di settori economici essenziali;

8.   sottolinea che, poiché l'AMCC, con 60 milioni di euro in finanziamenti per il periodo 2008-2010, deve essere complementare al processo in corso nel quadro dell'UNFCCC, occorre evitare la sovrapposizione delle azioni e concentrare i fondi su azioni che forniscano il più alto valore aggiunto; ritiene che, non appena concluso un accordo post 2012 sul cambiamento climatico, occorrerà rivedere alla luce dei risultati gli obiettivi e il finanziamento dell'AMCC;

9.   è del parere che i fondi esterni all'UNFCCC non si possono contabilizzare come parte dell'esecuzione degli impegni presi dai paesi sviluppati in base a detta Convenzione;

10. ritiene che i 60 milioni di euro assegnati finora all'AMCC siano purtroppo inadeguati; invita la Commissione a definire un obiettivo di finanziamento di lungo termine per detta alleanza, di almeno 2 miliardi di euro l'anno entro il 2010 e di 5-10 miliardi di euro l'anno entro il 2020;

11. invita la Commissione a fornire informazioni dettagliate sui meccanismi finanziari esistenti, a livello nazionale e internazionale, in relazione al cambiamento climatico e allo sviluppo; invita altresì la Commissione a suggerire con urgenza, sulla base di tali informazioni, quali misure porre in atto per aumentare gradualmente il sostegno finanziario dell'UE per il cambiamento climatico e lo sviluppo, garantendo il migliore coordinamento e la migliore complementarità possibili con le iniziative esistenti;

12. sottolinea che, se si desidera affrontare seriamente il cambiamento climatico, occorre rendere disponibili nuovi finanziamenti a titolo di nuove linee di bilancio e nuove fonti di finanziamento, quali i fondi umanitari in risposta alle catastrofi causate dal clima, i fondi della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e lo strumento di stabilità nel contesto della politica di sicurezza preventiva o in risposta alle minacce per la sicurezza o ai conflitti generati dalla problematica del clima e, se del caso, altri fondi di azione esterna, come pure imposte ecologiche, partenariati pubblico-privati e altri meccanismi di finanziamento innovativi previsti a tal fine;

13. prende atto con interesse delle conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2008 e delle loro implicazioni di bilancio; ritiene che queste esigenze di bilancio possano essere soddisfatte solamente mediante il ricorso ai mezzi previsti dall'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria[5]; sottolinea ancora una volta che dovrebbero essere previsti nuovi stanziamenti per nuovi compiti;

14. rileva al riguardo che l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dell'UE è ancora lontano dall'obiettivo dello 0,56% del reddito nazionale lordo (RNL) dell'UE entro il 2010 e che è difficile immaginare in che modo l'UE potrà rispettare tutti i suoi impegni senza ricorrere ad altre risorse innovative;

15. invita la Commissione ad aumentare i finanziamenti immediati a favore dell'AMCC, cosa che si potrebbe fare inizialmente con carattere di urgenza, attraverso l'ENRTP e il decimo FES; sottolinea nel contempo la necessità urgente di prevedere fondi aggiuntivi per l'adattamento non a titolo dell'APS e quella di predisporre meccanismi di finanziamento innovativi per tale scopo;

16. ricorda alla Commissione che se si fa ricorso a fondi dell'ENRTP o del FES per finanziare l'AMCC, essi dovrebbero, in quanto fondi di sviluppo, essere utilizzati unicamente per azioni compatibili con l'aiuto allo sviluppo quale definito dal Comitato di aiuto allo sviluppo (CAS) dell'OCSE; insiste sul fatto che questa fonte di finanziamento dovrebbe essere utilizzata soltanto una volta e che un'ulteriore integrazione dovrà provenire da fonti alternative;

17. invita la Commissione a garantire che il finanziamento dell'AMCC mediante l'ENRTP e il FES non avvenga a scapito di altri importanti obiettivi di cooperazione allo sviluppo come l'istruzione, la salute, l'uguaglianza di genere o l'accesso all'acqua;

18. sottolinea che gli Stati membri devono assumersi una responsabilità molto maggiore nel finanziamento dell'AMCC e nell'allineamento delle loro attività di sviluppo a quest'ultima;

19. invita la Commissione e gli Stati membri a decidere di destinare, nel prossimo periodo di scambio, almeno il 25% dei proventi previsti delle aste che si svolgono nel quadro del sistema comunitario di scambio di quote di emissioni (ETS UE) al finanziamento dell'AMCC e di altre misure in materia di cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, compresi gli sforzi per proteggere le foreste e ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado delle foreste;

20. invita la Commissione a utilizzare l'imminente revisione del bilancio dell'UE come un'occasione per riesaminare le priorità globali di spesa dell'UE e destinare ulteriori fondi al cambiamento climatico e allo sviluppo in generale, e all'AMCC in particolare, anche mediante la riassegnazione dei fondi della politica agricola comune (PAC);

21. invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare con urgenza un meccanismo di finanziamento per il cambiamento climatico a livello globale, ispirandosi al modello dello Strumento internazionale di finanziamento per le vaccinazioni (IFF) e al concetto di aiuti a monte, al fine di garantire finanziamenti significativi all'AMCC in tempi relativamente brevi;

22. chiede alla Commissione di invitare il settore privato a diventare partner stretto dell'AMCC, riconoscendo che il denaro pubblico potrebbe svolgere un ruolo di catalizzatore incentivando gli investimenti e fornendo accesso ai mercati e alle tecnologie; incoraggia specificamente la Commissione ad investire nello sviluppo di modelli di partenariato pubblico-privato (PPP) per iniziative chiave come la garanzia della sicurezza idrica e la creazione di infrastrutture in zone vulnerabili, dove attualmente la carenza di finanziamenti è notevole, dal momento che il cambiamento climatico si ripercuote su numerosi settori di politica (accesso all'acqua, salute pubblica, approvvigionamento energetico, ecc) richiedendo l'intervento delle autorità statali e locali; ricorda che la priorità dell'UE dovrebbe essere di rafforzare la capacità per un'azione pubblica in questi settori;

23. invita la Commissione a stringere partenariati con il settore privato delle assicurazioni e a valutare metodi per sviluppare progetti pilota di assicurazione con lo scopo di finanziare i costi dell'adattamento/della RRC, nell'ambito dei livelli assicurativi sia nazionali/regionali che individuali;

24. si rammarica che durante l'intero processo di programmazione dell'AMCC il coinvolgimento complessivo dei governi, della società civile e delle autorità locali dei paesi in via di sviluppo sia stato inadeguato; invita la Commissione ad assicurare che durante l'intera fase di elaborazione e attuazione, e di distribuzione e valutazione dei fondi il processo decisionale si svolga in collaborazione con le parti interessate;

25. invita la Commissione a utilizzare l'AMCC per sostenere e rafforzare le capacità dei paesi partner di individuare, gestire e mitigare le minacce che incombono sulla sicurezza a causa del cambiamento climatico e invita la Commissione a prevedere fondi supplementari a tal fine; invita inoltre la Commissione a garantire che la sua Direzione generale per le Relazioni esterne partecipi pienamente all'intero processo di programmazione e di messa in atto dell'AMCC, per assicurare una coerenza ottimale tra la cooperazione allo sviluppo, il cambiamento climatico e le politiche estera e di sicurezza;

26. invita la Commissione a utilizzare l'AMCC per avviare discussioni sia con la comunità dei donatori sia con i paesi partner sul rafforzamento della preparazione e della pianificazione dei piani di emergenza per le migrazioni su ampia scala, qualora talune regioni dovessero diventare inabitabili a causa del cambiamento climatico;

27. insiste sul fatto che l'AMCC dovrà essere dotata di meccanismi di notifica efficaci, compresi indicatori dettagliati dei progressi compiuti e meccanismi per il seguito da dare;

28. ritiene che una competenza e un valore aggiunto specifici dell'AMCC potrebbero creare un legame tra azioni locali di adattamento e quadri di politica generali in materia di clima e sviluppo; accoglie con favore in tale contesto l'elemento "dialogo politico" dell'AMCC quale passo importante per collegare l'agenda relativa alla riduzione della povertà e gli OSM all'agenda relativa al cambiamento climatico; sottolinea tuttavia che l'AMCC potrà avere successo solo se è parte di una strategia globale dell'UE per i negoziati post 2012, durante i quali una delle principali priorità sarà costituita da un forte sostegno alle attività di mitigazione e di adattamento nei paesi in via di sviluppo;

29. incoraggia la Commissione a utilizzare il dialogo politico e la sua prevista dichiarazione congiunta UE/paesi meno avanzati (PMA)/piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS) per formulare l'idea di un "contratto globale" che integrerebbe strettamente la cooperazione allo sviluppo e le attività connesse al cambiamento climatico con la presa in considerazione delle preoccupazioni della popolazione, in quanto elemento esplicito, come previsto nell'iniziativa per un piano Marshall globale;

30. sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per integrare l'adattamento al cambiamento climatico, la RRC e le misure in materia di popolazione e salute riproduttiva nell'aiuto allo sviluppo della Commissione e degli Stati membri, segnatamente nella fase di attuazione, in quanto da un punto di vista sistemico tali aspetti sono assolutamente fondamentali; invita la Commissione ad approfittare dell'ormai prossima revisione intermedia dei DSN per compiere progressi in questo settore;

31. insiste affinché la Commissione, parallelamente all'AMCC, continui a sviluppare la propria risposta alla revisione del piano d'azione dell'UE sui cambiamenti climatici e lo sviluppo, con l'inclusione di molti elementi importanti che non devono andare persi, fra cui la creazione di "stanze di compensazione" in loco volte a migliorare il coordinamento e l'accesso all'informazione;

32. sottolinea che lo sviluppo e l'esecuzione dei programmi d'azione di adattamento nazionale (NAPA) attraverso i finanziamenti del Fondo mondiale per l'ambiente (GEF) hanno sofferto di varie carenze, in ragione di finanziamenti inadeguati, della sottostima dei costi di adattamento, di legami deboli con lo sviluppo umano, di canali di accesso eccessivamente burocratizzati e di distorsioni legate ai progetti; invita la Commissione ad affrontare in modo completo tali carenze all'atto di fornire ulteriore sostegno all'esecuzione dei NAPA nei PMA e nei SIDS attraverso l'AMCC; si compiace, in questo contesto, dell'intenzione della Commissione di valutare un rafforzamento delle capacità delle istituzioni di governance sulla base dei programmi, ricorrendo al sostegno di bilancio;

33. sottolinea che un buon utilizzo del sostegno di bilancio per un adattamento al cambiamento climatico orientato allo sviluppo dipende da un ricorso estensivo a tutti i mezzi disponibili nell'ambito delle modalità relative a detto sostegno, compresi la discussione delle priorità strategiche, il controllo a lungo termine e l'assistenza tecnica per l'elaborazione del bilancio e la sua esecuzione; sottolinea inoltre la necessità di un coinvolgimento attivo della società civile e delle comunità locali, e sollecita la Commissione ad essere pronta ad utilizzare misure complementari laddove il sostegno di bilancio non sia idoneo oppure non vada a vantaggio dei poveri e dei più vulnerabili;

34. invita la Commissione ad assicurare che la ricerca che l'AMCC dovrebbe intraprendere sull'adattamento al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo abbia una chiara prospettiva "bottom-up", sia indirizzata ai poveri e alle persone più vulnerabili, sia guidata dai bisogni delle comunità locali e sia svolta in cooperazione con le popolazioni interessate; sottolinea l'importanza di comunicare i risultati di detta ricerca sull'adattamento ai suoi gruppi bersaglio tramite canali di informazione accessibili;

35. invita la Commissione a destinare risorse considerevoli alla ricerca sull'economia dell'adattamento al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, migliorando tra l'altro la comprensione dei costi che comporterà la necessaria ristrutturazione delle politiche commerciali, agricole e di sicurezza, nonché delle relative istituzioni; riconosce che le conoscenze lacunose in tale settore ostacolano un'efficace azione di adattamento e la spesa da parte degli attori pubblici e privati;

36. sottolinea l'importanza di trasferire ai paesi che partecipano all'AMCC le conoscenze e la tecnologia, compresa la tecnologia per la riduzione dei rischi di catastrofe; invita a tal fine la Commissione a promuovere la creazione di una biblioteca consultabile on line e contenente dati riguardanti l'adattamento al clima e a favorire un programma di scambio di esperti in tale materia tra questi paesi;

37. ribadisce l'importanza di una politica coerente e chiede che la Commissione affronti, in sede di revisione del bilancio UE nonché di revisione a medio termine dei diversi strumenti di sviluppo, la questione dell'integrazione del cambiamento climatico negli sforzi intesi a ridurre la povertà;

38. invita la Commissione a prestare maggiore attenzione all'incidenza del cambiamento climatico sull'agricoltura e la silvicoltura come pure all'adattamento di tali settori a detto cambiamento; invita inoltre la Commissione a ricorrere all'AMCC per sostenere lo sviluppo di politiche agricole rispettose dell'ambiente e a garantire in via prioritaria la sicurezza alimentare delle popolazioni; invita altresì la Commissione a contribuire a creare un quadro istituzionale e finanziario appropriato per le popolazioni povere delle zone rurali che traggono dall'agricoltura i loro mezzi di sussistenza;

39. sottolinea che l'agricoltura nei paesi poveri in via di sviluppo è direttamente e fortemente influenzata dal cambiamento climatico, cosa che può avere gravi conseguenze per la sicurezza alimentare; invita pertanto la Commissione a utilizzare l'AMCC per mettere a punto politiche agricole e metodi di produzione che meglio soddisfino i bisogni della popolazione locale e che costituiscano una soluzione di lungo termine all'aumento vertiginoso dei prezzi dei generi alimentari; incoraggia in particolare la Commissione a sostenere soluzioni innovative, come la creazione di "cinture verdi" intorno alle città, per rispondere ai bisogni alimentari di base delle popolazioni urbane nei paesi in via di sviluppo;

40. si compiace dell'intenzione della Commissione di proporre una strategia dell'UE per la RRC, quale passo importante per colmare il divario tra RRC, sviluppo e sforzi di adattamento; invita a tale proposito la Commissione a chiarire in che modo l'AMCC può agevolare tale integrazione da un punto di vista pratico;

41. sottolinea che una strategia di RRC non porterà a risultati significativi in assenza di un piano d'azione concreto e di un riorientamento sostanziale degli stanziamenti di bilancio volto a garantire il finanziamento a lungo termine della RRC e dell'adattamento nell'ambito dell'aiuto allo sviluppo ordinario, anziché, come avviene oggi, nell'ambito di una preoccupazione umanitaria di breve termine e scarsamente prioritarizzata;

42. sottolinea che in seno a EuropeAid e alle delegazioni dell'UE vi è una grande necessità di risorse umane supplementari se si vuole assicurare l'efficace realizzazione dell'AMCC; invita la Commissione a destinare considerevoli risorse a tale settore nel quadro del bilancio 2009; invita altresì la Commissione, più in generale, a destinare risorse molto più significative alla formazione del personale delle sue Direzioni generali interessate e delle sue delegazioni in materia di adattamento al cambiamento climatico e di RRC, mettendo un accento particolare sul miglioramento delle conoscenze pratiche;

43. sottolinea, nella misura in cui l'AMCC implica azioni di mitigazione, che i PMA e i SIDS necessitano di un sostegno allo sviluppo delle capacità e allo sviluppo tecnico per essere in grado di intensificare la loro partecipazione al CDM; invita la Commissione ad impegnarsi attivamente nei negoziati internazionali sul cambiamento climatico con l'obiettivo di rafforzare il CDM, garantire l'addizionalità e la coerenza con gli obiettivi in materia di sviluppo e di clima; invita altresì la Commissione a non concentrarsi esclusivamente sul CDM quale strumento strategico fondamentale, ma anche a fornire alle azioni di mitigazione un sostegno alternativo maggiormente adatto ai paesi più poveri, attribuendo la priorità alle attività relative alla destinazione dei suoli, al cambiamento della destinazione dei suoli e alla silvicoltura (LULUCF), nonché alle tecnologie a bassa emissione di carbonio;

44. invita la Commissione a sviluppare urgentemente iniziative strategiche complementari ambiziose, in particolare nei settori della protezione marina e delle foreste, dell'uso sostenibile delle risorse naturali e della cooperazione in materia di tecnologie di mitigazione, dove le esigenze di finanziamento superano di gran lunga le attuali disponibilità dell'AMCC; chiede specificamente un'azione determinata dell'UE sotto forma di sostegno finanziario, assistenza tecnica e trasferimento di tecnologia e cooperazione a favore dei paesi in via di sviluppo, per facilitare l'uso, in una fase il più precoce possibile, di tecnologie a bassa emissione di gas a effetto serra e di metodi di produzione rispettosi dell'ambiente;

45. invita la Commissione a rivedere la sua proposta relativa a criteri di sostenibilità per i biocarburanti, fissando requisiti più rigorosi per quanto concerne i benefici per il clima e gli ecosistemi e tenendo altresì conto degli effetti dei cambiamenti indiretti della destinazione dei suoli e delle conseguenze di sviluppo per le comunità locali; sottolinea che i criteri di sostenibilità non devono diventare una nuova misura protezionistica, ma dovrebbero essere messi a punto nell'ambito di un dialogo con i paesi in via di sviluppo, riconoscendo il loro vantaggio comparativo nella produzione di biocarburanti, e che dovrebbero essere accompagnati da un maggiore sostegno allo sviluppo delle capacità;

46. ritiene che il proposto Fondo globale per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili rappresenti uno strumento straordinario in tale contesto, suscettibile di svolgere un ruolo importante nei progetti finalizzati all'efficienza energetica e nella promozione dell'energia rinnovabile;

47. invita la Commissione a sviluppare senza ritardi un'agenda completa per ridurre la deforestazione e il degrado delle foreste nei paesi in via di sviluppo, che preveda, tra l'altro, la promozione di accordi di partenariato volontario nell'ambito dei programmi per l'applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale (FLEGT) e proposte concrete relative a meccanismi di finanziamento da presentare alla Conferenza delle parti alla Convenzione sul cambiamento climatico (COP 14), che si terrà a Poznan nel dicembre 2008; ribadisce l'importanza di meccanismi di questo tipo, che prevedono compensazioni non solo per le emissioni di gas a effetto serra evitate, ma anche per la biodiversità e i vantaggi delle foreste ai fini dello sviluppo;

48. deplora che la Commissione non abbia ancora presentato proposte chiare e rigorose per vietare l'importazione nel mercato UE di legname tagliato illegalmente e dei relativi prodotti; invita la Commissione a presentare tempestivamente proposte di questo tipo;

49. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

  • [1]  GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
  • [2]  GU C 25 del 30.1.2008, pag. 1.
  • [3]  Regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006
    che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.)
  • [4]  S113/08.
  • [5]  GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.

MOTIVAZIONE

La Commissione ha proposto l'avvio di un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'UE e i paesi meno avanzati (PMA) e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS). L'obiettivo è di rafforzare l'azione esterna dell'UE in merito alle sfide comuni del cambiamento climatico e della riduzione della povertà, quale passo verso l'attuazione del piano d'azione dell'UE sui cambiamenti climatici e lo sviluppo (2004), basato sulla maggiore consapevolezza del fatto che il cambiamento climatico deve trasformare il modo di concepire l'aiuto allo sviluppo.

L'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico persegue due obiettivi principali: promuovere il dialogo politico in materia di cambiamento climatico tra l'UE e i paesi in via di sviluppo e agevolare l'integrazione delle considerazioni legate al cambiamento climatico nei piani di riduzione della povertà a livello locale e nazionale.

Quest'ultimo obiettivo dell'alleanza mondiale viene affrontato esplicitamente dalla comunicazione, con una divisione del lavoro in cinque ambiti principali: adattamento, mitigazione, deforestazione, riduzione dei rischi di catastrofi (RRC) e integrazione del cambiamento climatico negli sforzi di sviluppo.

La Commissione ha destinato 60 milioni di euro all'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico per il periodo 2008-2010, attraverso il programma tematico "gestione sostenibile delle risorse naturali compresa l'energia" (ENRTP), che rientra nell'ambito dello strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI). Saranno inoltre valutate altre fonti di finanziamento attraverso il bilancio dell'UE, il decimo FES e i contributi degli Stati membri.

L'avvio dell'alleanza mondiale è un elemento molto positivo e tempestivo da molti punti di vista. Significativamente, ha il potenziale per integrare i negoziati internazionali sul cambiamento climatico di Poznan 2008 e Copenaghen 2009. La diffidenza tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo ha rappresentato uno dei principali ostacoli che si sono frapposti a un accordo sul cambiamento climatico per il periodo successivo al 2012. L'istituzione di un forum per il dialogo tra l'UE e i paesi in via di sviluppo potrebbe svolgere un ruolo importante nel rafforzare la fiducia reciproca, a condizione che l'UE assuma, al tempo stesso, il ruolo di guida a livello mondiale, con una strategia globale ambiziosa nell'ambito dei negoziati UNFCCC, oltre ad aumentare in modo significativo il sostegno a favore del rafforzamento della capacità negoziale dei governi dei PMA e dei SIDS.

Inoltre, l'alleanza mondiale ha il potenziale per colmare l'enorme divario che sussiste tra l'UE e i paesi in via di sviluppo: quello tra conoscenze e azione. Nonostante la maggiore consapevolezza dei legami tra il cambiamento climatico e lo sviluppo[1] (non da ultimo in settori fondamentali quali la sanità, l'agricoltura, la silvicoltura e la RRC, essenziali per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio), la pianificazione e le spese relative allo sviluppo avvengono ancora senza tenere sufficientemente conto del mutamento delle condizioni indotto dal cambiamento climatico. Di conseguenza, gli sforzi a favore dello sviluppo e della riduzione della povertà corrono il rischio di fallire a lungo termine, a spese di vite umane, dei diritti umani e del benessere, nonché della pace e della stabilità.

Sviluppando strategie di adattamento innovative ed efficaci, l'alleanza globale può compiere progressi negli sforzi per integrare il cambiamento climatico nell'aiuto allo sviluppo. In tale contesto, colmare il divario esistente tra RRC, adattamento e politiche di sviluppo potrebbe essere un compito importante per l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico. I rischi naturali, che probabilmente diventeranno più frequenti e gravi per effetto del cambiamento climatico, devono essere affrontati dal punto di vista della gestione proattiva del rischio e non principalmente, come è avvenuto in passato, come problemi umanitari. Si potrebbero utilizzare nuove strategie di successo quali modelli non soltanto per l'aiuto allo sviluppo erogato dalla Commissione, ma anche per gli Stati membri e per gli altri donatori.

Tuttavia, per avere successo, l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico deve affrontare una serie di sfide, che attualmente ostacolano un intervento internazionale efficace in materia di adattamento:

–  esiste una pletora di iniziative nel settore dell'adattamento al cambiamento climatico/sviluppo, che genera confusione a livello dei paesi in via di sviluppo, amministrazione eccessiva e inefficienza;

–  i governi dei paesi donatori competono sempre di più per lanciare nuove iniziative/destinare fondi all'adattamento, un aspetto di per sé positivo. Tuttavia, spesso mancano le conoscenze su come impiegare al meglio i fondi, tanto da portare a sforzi non coordinati e inefficaci;

–  nonostante il gran numero di iniziative, sussiste un'enorme carenza di finanziamenti. I costi annuali di adattamento stimati nei paesi in via di sviluppo variano tra 50 e 80 miliardi di dollari. Si prevede che i meccanismi di finanziamento attuali non riescano a generare neppure l'1% di tali somme;

–  mancano ancora strumenti efficaci atti a fornire un finanziamento adeguato per valorizzate i benefici legati al clima, agli ecosistemi e allo sviluppo che sono apportati dalle foreste tropicali, con una conseguente diffusa deforestazione, che costituisce un enorme fallimento dal punto di vista sia dell'adattamento che della mitigazione;

–  mancano inoltre strumenti strategici che incoraggino e rafforzino le azioni di mitigazione nei paesi più poveri. Il meccanismo di sviluppo pulito (CDM) si è rivelato inadeguato ad affrontare le esigenze specifiche dei paesi più poveri, mentre gli aiuti convenzionali non tengono sufficientemente conto delle preoccupazioni in materia di mitigazione.

Tenuto conto di tale situazione, l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico ha il potenziale per svolgere un ruolo fondamentale, segnatamente nei seguenti ambiti:

–  diventare una "stanza di compensazione" e promuovere la collaborazione e il coordinamento tra Commissione, Stati membri e altre iniziative di adattamento/RRC;

–  mobilitare il sostegno finanziario e politico a favore dell'adattamento/della RRC, quale elemento indispensabile per un futuro regime post 2010 in materia di cambiamento climatico;

–  dare avvio a un sostegno innovativo all'adattamento/alla RRC basato sui programmi, che si concentri specificamente sul rafforzamento delle strutture di governo di macrolivello nei PMA e nei SIDS, e che crei legami tra il livello nazionale e gli sforzi di rafforzamento delle capacità nelle comunità locali;

–  accelerare la cernita dell'aiuto allo sviluppo della Commissione e degli Stati membri in materia di cambiamento climatico e RRC, e sviluppare e diffondere nuove metodologie in questo settore;

–  investire nello sviluppo di modelli innovativi di partenariato pubblico-privato (PPP) in settori fondamentali per l'adattamento al cambiamento climatico e la RRC;

–  valutare e sviluppare altri meccanismi per il trasferimento del rischio, in quanto un obiettivo importante è aiutare le persone a tornare alla vita normale dopo gravi catastrofi;

–  contribuire a fondere l'agenda per la riduzione della povertà con quella per l'adattamento al cambiamento climatico, a livello internazionale, nazionale e locale.

In tutti i settori specificati, è essenziale che l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico sia un'integrazione (e non una copia) di quello che altri soggetti che operano nel settore stanno già facendo. Vi è una differenza tra il politicamente attraente "creare un'identità distinta" e il meno affascinante "integrare e coordinare le iniziative già esistenti". La Commissione non dovrebbe essere attratta soprattutto dal primo aspetto, tanto da dimenticare l'importanza del secondo. Tuttavia, l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico potrebbe anche svolgere un ruolo importante attraverso lo sviluppo di una politica e di metodologie del settore dell'adattamento e della RRC, laddove sussistano attualmente lacune.

Oltre alle azioni mirate indicate in precedenza quali settori essenziali per l'alleanza, la Commissione deve sviluppare con urgenza iniziative complementari ambiziose, in particolare nei settori della silvicoltura e della cooperazione in ambito tecnologico, dove le esigenze finanziarie superano ampiamente quanto attualmente previsto nell'ambito dell'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico.

È corretto affermare che anche quando ridotte al gruppo limitato di obiettivi previsti in precedenza, le risorse dedicate all'alleanza sono, finora, penosamente inadeguate. Per riuscire, la Commissione deve destinare fondi su scala molto più vasta. La responsabilità di contribuire finanziariamente, tuttavia, spetta anche agli Stati membri, che finora contribuiscono solo per 5,5 milioni di euro in totale. Innanzitutto, sarà essenziale un obiettivo di finanziamento a lungo termine per dare risalto all'attenzione più ampia e all'importanza dell'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico.

Occorre inoltre sviluppare con urgenza meccanismi di finanziamento innovativi, al fine di avvicinarsi ulteriormente alle somme necessarie per soddisfare le esigenze di adattamento. Destinare i proventi della messa all'asta delle quote di emissioni dell'ETS UE rappresenta un'opzione menzionata nella comunicazione che andrebbe attuata con urgenza. Secondo le stime, i proventi ammonterebbero a 75 miliardi di euro l'anno entro il 2020. Una destinazione iniziale del 25% dei proventi a favore degli interventi in materia di cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, oltre che per l'alleanza mondiale, rappresenterebbe un contributo finanziario sostanziale ed estremamente necessario per tali scopi.

Un'altra idea allo studio della Commissione, che potrebbe essere combinata alla destinazione dei proventi delle aste, è il meccanismo di finanziamento globale per il clima (GCFM), che si ispira al modello dello "Strumento internazionale di finanziamento per le vaccinazioni (IFF)" e l'idea di anticipare gli aiuti più urgenti, al fine di riuscire a ottenere finanziamenti in un arco di tempo relativamente breve. La Commissione dovrebbe chiedere con urgenza l'aiuto degli Stati membri a sostegno dell'idea e lanciare l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico quale mossa strategica per dare un nuovo stimolo ai finanziamenti e agli interventi in materia di adattamento prima del vertice UNFCCC di Copenaghen del 2009.

  • [1]  Quarta relazione di valutazione IPCC WGII: "Cambiamento climatico 2007: impatti, adattamento e vulnerabilità"; relazione PSNU sullo sviluppo umano 2007/2008 "Combattere il cambiamento climatico: solidarietà umana in un mondo diviso".

PARERE della commissione per gli affari esteri (11.9.2008)

destinato alla commissione per lo sviluppo

su "Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti"
(2008/2131(INI))

Relatore per parere: Ryszard Czarnecki

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari esteri invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.   accoglie con favore la proposta della Commissione di istituire un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (AMCC) tra l'UE e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti e meno attrezzati per adattarsi al cambiamento climatico, come richiesto nel Libro verde della Commissione del 29 giugno 2007 "L'adattamento ai cambiamenti climatici in Europa – quali possibilità di intervento per l'UE" (COM(2007)0354); sottolinea il potenziale di un dialogo rafforzato per influire positivamente sui negoziati internazionali sul cambiamento climatico di Poznań nel 2008 e Copenaghen nel 2009;

2.   rileva che l'Unione europea è stata, è e rimarrà il leader mondiale nella lotta contro il cambiamento climatico; ritiene che i cittadini dell'UE abbiano l'immensa responsabilità di dare al resto del mondo l'esempio di uno stile di vita rispettoso dell'ambiente;

3.   ritiene che l'AMCC sia un pilastro importante dell'azione esterna dell'UE in materia di cambiamento climatico e che costituisca una piattaforma complementare e di supporto al processo in corso nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del Protocollo di Kyoto, contribuendo a favorire la messa in atto della Convenzione, del Protocollo e dei relativi accordi;

4.   torna a sottolineare le conclusioni allarmanti del documento sui cambiamenti climatici e la sicurezza internazionale[1] presentato dall'Alto rappresentante dell'UE e della Commissione al Consiglio europeo il 14 marzo 2008, che mette in guardia contro il fatto che il cambiamento climatico intensifica i rischi per la sicurezza dell'UE, minacciando di gravare eccessivamente su quegli Stati e quelle regioni del mondo già deboli e tendenti al conflitto, e compromettendo gli sforzi volti a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite;

5.   sottolinea che il cambiamento climatico sta diventando la maggiore minaccia per la sicurezza del mondo odierno; rileva che il cambiamento climatico dovrebbe diventare l'elemento centrale della politica di sicurezza preventiva dell'UE, come affermato al Consiglio europeo del 13 e 14 marzo 2008;

6.   è dell'avviso che, per essere efficace, la lotta al cambiamento climatico debba prevedere il contributo di tutti i settori della società e di tutti i cittadini;

7.   osserva che gli sforzi intesi a contrastare il cambiamento climatico devono basarsi non solo su una spinta politica, ma anche sulla società civile, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo; ritiene che si dovrebbero lanciare campagne di informazione pubblica nonché adottare programmi di istruzione nelle scuole e nelle università, sia al fine di fornire ai cittadini analisi e valutazioni della situazione del cambiamento climatico che per proporre risposte adeguate, segnatamente in termini di cambiamento dello stile di vita finalizzato alla riduzione delle emissioni;

8.   ritiene fondamentale che l'UE continui a condurre la lotta globale contro il cambiamento climatico; invita l'UE e gli altri principali attori internazionali e organizzazioni multilaterali ad adottare un approccio globale efficacemente coordinato al fine di raggiungere gli obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto; sostiene pienamente gli attuali sforzi per elaborare un quadro multilaterale post-2012 per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; sottolinea l'esigenza di migliorare il meccanismo di sviluppo pulito al fine di renderlo più adatto all'utilizzo da parte dei paesi meno sviluppati;

9.   ritiene che in tale contesto il Fondo globale per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili proposto sia un notevole strumento e che potrebbe svolgere un ruolo importante nell'ambito dei progetti finalizzati all'efficienza energetica e nella promozione dell'energia rinnovabile;

10. solleva la preoccupazione che i paesi poveri e in via di sviluppo di tutto il mondo abbiano contribuito in misura minima al cambiamento climatico pur soffrendo ancora delle conseguenze più gravi dello stesso; è del parere che sia sempre più necessario fornire ai paesi in via di sviluppo tecnologie a prezzi accessibili e sostegno finanziario, e che la riforma dei mercati energetici, in particolare dei maggiori stati industrializzati quali Cina e India, attraverso la promozione di carburanti dalla biomassa e fonti rinnovabili dovrebbe rappresentare la priorità;

11. ritiene necessario integrare la lotta al cambiamento climatico in tutte le relazioni esterne dell'UE; è del parere che la politica estera e di sicurezza comune dell'UE goda di un considerevole potenziale per poter svolgere un ruolo fondamentale nel migliorare le capacità dell'UE di prevenire e gestire conflitti inaspriti dal cambiamento climatico, quali dispute territoriali, tensioni relative all'accesso alle risorse naturali quali l'acqua e catastrofi naturali; ritiene necessario esaminare ulteriori possibilità di integrare l'adattamento e l'attenuamento del cambiamento climatico nelle politiche esterne e negli strumenti finanziari già esistenti; invita l'Alto rappresentante a portare avanti con la Commissione le sue riflessioni iniziali su "la sicurezza internazionale e il cambiamento climatico" nell'ambito del prossimo aggiornamento della Strategia europea in materia di sicurezza;

12. ritiene necessario intensificare la cooperazione internazionale in materia di rilevamento e monitoraggio delle minacce per la sicurezza derivanti dal cambiamento climatico e per quanto riguarda la capacità di prevenzione, predisposizione, mitigazione e risposta; ritiene altresì necessario promuovere lo sviluppo di situazioni regionali di sicurezza ai diversi livelli del cambiamento climatico (tenendo conto delle relative implicazioni per la sicurezza internazionale);

13. è del parere che l'UE debba intensificare il dialogo con i paesi vicini e con i principali paesi industrializzati, al fine di coinvolgerli negli sforzi di adattamento e attenuazione; propone che l'UE integri ulteriormente l'adattamento al cambiamento climatico nelle sue strategie regionali, in particolare nella Politica europea di vicinato, nella strategia per il Mar Nero, nella strategia per l'Asia centrale, nel piano d'azione per il Medio Oriente, nella strategia comune dell'UE per il Mediterraneo, nel programma ambientale comune Euroclima per i paesi dell'America latina e nella strategia UE-Africa, nonché nelle politiche sugli ACP, sugli ASEM e sull'America latina, nella cooperazione euromediterranea e nell'accordo di Cotonou, prestando particolare attenzione alle regioni maggiormente esposte a rischi di sicurezza legati al cambiamento climatico;prestando particolare attenzione alle regioni maggiormente esposte a rischi di sicurezza legati al cambiamento climatico;

14. invita la Commissione a concedere la priorità alla promozione dell'approvvigionamento di energia sostenibile nel contesto degli aiuti allo sviluppo, in particolare delle strategie di lotta contro la povertà;

15. sottolinea l'importanza dell'efficienza energetica e delle fonti energetiche rinnovabili per la cooperazione allo sviluppo;

16. invita la Commissione a garantire che le strategie di assistenza allo sviluppo siano coerenti con gli obiettivi di protezione ambientale e gestione sostenibile delle risorse naturali globali, visto che la crescita economica, la sicurezza energetica e il cambiamento climatico rappresentano sfide fondamentali e interconnesse; invita la Commissione ad analizzare le possibilità di mobilitare nuove risorse finanziarie, per garantire che le condizioni di sostegno del bilancio generale, (anche nel caso dei "contratti a titolo degli Obiettivi di sviluppo del Millennio" (OSM)), tengano esplicitamente conto delle considerazioni sul cambiamento climatico e la sicurezza energetica, secondo il principio della responsabilità comune ma differenziata fra gli Stati, e la invita ad assicurare maggiori trasferimenti di nuove tecnologie ecocompatibili ai paesi in via di sviluppo.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

10.9.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

59

5

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Vittorio Agnoletto, Sir Robert Atkins, Christopher Beazley, Bastiaan Belder, Colm Burke, Philip Claeys, Véronique De Keyser, Giorgos Dimitrakopoulos, Michael Gahler, Jas Gawronski, Georgios Georgiou, Maciej Marian Giertych, Ana Maria Gomes, Alfred Gomolka, Klaus Hänsch, Jana Hybášková, Anna Ibrisagic, Ioannis Kasoulides, Metin Kazak, Helmut Kuhne, Vytautas Landsbergis, Johannes Lebech, Willy Meyer Pleite, Francisco José Millán Mon, Philippe Morillon, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Baroness Nicholson of Winterbourne, Cem Özdemir, Ioan Mircea Paşcu, Béatrice Patrie, Alojz Peterle, Tobias Pflüger, João de Deus Pinheiro, Samuli Pohjamo, Bernd Posselt, Raül Romeva i Rueda, Libor Rouček, Christian Rovsing, Flaviu Călin Rus, Katrin Saks, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Jacek Saryusz-Wolski, Marek Siwiec, István Szent-Iványi, Inese Vaidere, Geoffrey Van Orden, Marcello Vernola, Kristian Vigenin, Luis Yañez-Barnuevo García, Josef Zieleniec

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Laima Liucija Andrikienė, Glyn Ford, Kinga Gál, Milan Horáček, Tunne Kelam, Alexander Graf Lambsdorff, Mario Mauro, Nickolay Mladenov, Rihards Pīks, Aloyzas Sakalas, Inger Segelström, Karl von Wogau

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Costas Botopoulos, Antonio Masip Hidalgo, Pierre Pribetich

PARERE della commissione per i bilanci (16.7.2008)

destinato alla commissione per lo sviluppo

su "Dar vita a un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti"
(2008/2131(INI))

Relatrice per parere: Helga Trüpel

SUGGERIMENTI

La commissione per i bilanci invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC) stima che entro il 2030 i flussi finanziari annuali ai paesi in via di sviluppo raggiungeranno 100 miliardi di dollari per finanziare l'attenuazione e tra 28 e 67 miliardi per l'adattamento; rileva con preoccupazione che esiste un enorme divario tra necessità e risorse disponibili;

2.  esprime l'opinione che i fondi esterni alla Convenzione quadro non si possono contabilizzare come parte dell'esecuzione degli impegni dei paesi sviluppati in base alla Convenzione;

3.  ricorda che, in base all'articolo 4, paragrafo 3, della Convenzione, i paesi sviluppati devono fornire risorse finanziarie nuove e addizionali per far fronte ai pieni costi concordati incorsi dai paesi in via di sviluppo, parti della Convenzione;

4.  rifiuta di conseguenza ogni tentativo di contabilizzare due volte i finanziamenti UE destinati agli Obiettivi di sviluppo del Millennio e gli impegni presi nel quadro della Convenzione;

5.  nota con interesse le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2008 e le loro implicazioni di bilancio; ritiene che queste esigenze di bilancio possano essere soddisfatte solamente mediante il ricorso ai mezzi previsti dall'AII del 17 maggio 2006; sottolinea ancora una volta che dovrebbero essere previsti nuovi stanziamenti per nuovi compiti;

6.  sottolinea che, poiché l'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (GCCA), con 60 milioni di euro per il periodo 2008-2010, deve essere complementare al processo in corso in base alla Convenzione, occorre evitare la sovrapposizione di attività e concentrare i fondi su azioni che forniscono il più alto valore aggiunto; ritiene che, appena raggiunto un accordo sul cambiamento climatico successivo al 2012, occorrerà rivedere alla luce dei risultati gli obiettivi e il finanziamento dell'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico;

7.  rileva al riguardo che gli aiuti ufficiali UE allo sviluppo sono ancora inferiori all'obiettivo dello 0,56% del RNL dell'UE entro il 2010 e che è difficile vedere come l'UE sarà in grado di rispettare tutti i suoi impegni senza ricorrere a nuove risorse innovative;

8.  ritiene che nell'accordo sul cambiamento climatico successivo al 2012 sarà necessaria una nuova architettura finanziaria orientata alla domanda, cui i paesi dell'Unione europea contribuiranno la loro parte di finanziamento;

9. ribadisce l'importanza di una politica coerente e chiede che la Commissione affronti, in sede di revisione del bilancio UE nonché di revisione a medio termine dei diversi strumenti di sviluppo, la questione dell'integrazione del cambiamento climatico negli sforzi intesi a ridurre la povertà.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.7.2008

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

36

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laima Liucija Andrikienė, Richard James Ashworth, Reimer Böge, Simon Busuttil, Valdis Dombrovskis, James Elles, Hynek Fajmon, Salvador Garriga Polledo, Ingeborg Gräßle, Ville Itälä, Alain Lamassoure, Margaritis Schinas, László Surján, Herbert Bösch, Brigitte Douay, Vicente Miguel Garcés Ramón, Louis Grech, Catherine Guy-Quint, Jutta Haug, Vladimír Maňka, Cătălin-Ioan Nechifor, Gary Titley, Ralf Walter, Daniel Dăianu, Nathalie Griesbeck, Anne E. Jensen, Jan Mulder, Kyösti Virrankoski, Helga Trüpel, , José Albino Silva Peneda,,Esko Seppänen, Sergej Kozlík

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Michael Gahler, Juan Andrés Naranjo Escobar, Bárbara Dührkop Dührkop, Thijs Berman

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

 

 

PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (17.7.2008)

destinato alla commissione per lo sviluppo

su "Dar vita a un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti"
(2008/2131(INI))

Relatrice per parere: Adina-Ioana Vălean

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di dar vita all'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (GCCA); ritiene che questa sia la strada da seguire per aiutare i paesi in via di sviluppo a far fronte ai cambiamenti climatici, offrendo nel contempo alle aziende europee una grande opportunità per promuovere e diffondere le loro tecnologie e know-how;

2.  riconosce che sono i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati (LDC) e i piccoli paesi insulari in via di sviluppo, a risentire maggiormente del cambiamento climatico e, al contempo, quelli che meno sono in grado di farvi fronte;

3.  sottolinea l'importanza di trasferire ai paesi che partecipano alla GCCA le conoscenze e la tecnologia, compresa la tecnologia per la riduzione dei rischi di catastrofe; invita a tal fine la Commissione a promuovere la creazione di una biblioteca consultabile on line e contenente dati riguardanti l'adattamento al clima e a favorire un programma di scambio di esperti in tale materia tra questi paesi;

4.  in considerazione del fatto che i cambiamenti della destinazione d'uso del territorio e la deforestazione contribuiscono a un terzo delle emissioni totali in questi paesi, raccomanda che i progetti di riferimento "Gold Standard" del meccanismo per lo sviluppo pulito a favore dell'imboschimento, del rimboschimento, della riduzione delle emissioni dovute alla deforestazione e di altre attività forestali vengano sostenuti dal sistema UE di scambio delle quote di emissione (UE-ETS);

5.  chiede l'istituzione di gruppi pluridisciplinari composti da coordinatori dell'emergenza, specialisti dello sviluppo, pianificatori ed esperti in materia di adattamenti climatici, che dovrebbero stabilire le migliori prassi per lo sviluppo regionale;

6.  chiede un sistema di finanziamento a lungo termine che includa i proventi delle aste nell'ambito del sistema UE-ETS;

7.  invita la Commissione a elaborare disposizioni e norme riguardanti i futuri investimenti europei nei paesi poveri in via di sviluppo, in maniera da garantire che le norme in vigore nell'UE siano vincolanti anche per gli investimenti europei in tali paesi;

8.  chiede alla Commissione di sviluppare una strategia relativa al ruolo della GCCA nella lotta contro i cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo, compresi quelli a medio reddito, come Cina e India, oltre il 2010;

9.  invita la Commissione a coordinare gli sforzi delle imprese private e dei governi nazionali, specialmente dei paesi interessati, per massimizzare i benefici ecologici della GCCA e organizzare un rapido trasferimento a tutti i partecipanti dei risultati positivi;

10. invita la Commissione a promuovere la ricerca nei settori sensibili al clima, specialmente l'idrologia e l'agricoltura, mediante l'istituzione di specifici programmi;

11. evidenzia l'importanza del meccanismo per lo sviluppo pulito in quanto strumento per incentivare le imprese europee a investire nei paesi meno sviluppati; ritiene fondamentale assicurare che i flussi di capitale privato raggiungano la maggior parte dei paesi meno sviluppati, e non solo alcuni di essi, come accade attualmente; sottolinea tuttavia che il principio di addizionalità di tale meccanismo deve essere rigorosamente rispettato e deve essere affiancato da reali riduzioni delle emissioni nei paesi sviluppati, nonché, nei paesi in via di sviluppo, da misure di adattamento al cambiamento climatico e di mitigazione dei suoi effetti.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.7.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

46

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Attard-Montalto, Šarūnas Birutis, Jan Březina, Jerzy Buzek, Jorgo Chatzimarkakis, Dragoş Florin David, Pilar del Castillo Vera, Adam Gierek, Norbert Glante, András Gyürk, Fiona Hall, David Hammerstein, Rebecca Harms, Erna Hennicot-Schoepges, Ján Hudacký, Romana Jordan Cizelj, Werner Langen, Anne Laperrouze, Angelika Niebler, Reino Paasilinna, Atanas Paparizov, Francisca Pleguezuelos Aguilar, Anni Podimata, Miloslav Ransdorf, Vladimír Remek, Herbert Reul, Teresa Riera Madurell, Paul Rübig, Andres Tarand, Britta Thomsen, Patrizia Toia, Claude Turmes, Nikolaos Vakalis, Alejo Vidal-Quadras

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Danutė Budreikaitė, Zdzisław Kazimierz Chmielewski, Dorette Corbey, Avril Doyle, Juan Fraile Cantón, Françoise Grossetête, Satu Hassi, Toine Manders, Pierre Pribetich, Esko Seppänen, Silvia-Adriana Ţicău, Vladimir Urutchev

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

15.9.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

16

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Thijs Berman, Josep Borrell Fontelles, Nirj Deva, Fernando Fernández Martín, Juan Fraile Cantón, Alain Hutchinson, Luisa Morgantini, Pierre Schapira, Frithjof Schmidt, Feleknas Uca, Anna Záborská, Jan Zahradil

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ana Maria Gomes, Manolis Mavrommatis, Anders Wijkman, Gabriele Zimmer