RELAZIONE sull'elaborazione di un "Piano europeo di gestione della popolazione di cormorani" al fine di ridurre il loro impatto crescente sulle risorse ittiche, la pesca e l’acquicoltura

10.11.2008 - (2008/2177(INI))

Commissione per la pesca
Relatore: Heinz Kindermann

Procedura : 2008/2177(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento :  
A6-0434/2008
Testi presentati :
A6-0434/2008
Discussioni :
Testi approvati :

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull’elaborazione di un "Piano europeo di gestione della popolazione di cormorani" al fine di ridurre il loro impatto crescente sulle risorse ittiche, la pesca e l’acquicoltura

(2008/2177(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca[1],

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Il ruolo della PCP nell’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino" (COM(2008)0187),

–   vista la direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici[2] ("direttiva Uccelli"),

–   vista la comunicazione della Commissione sulla riforma della politica comune della pesca (Calendario) (COM(2002)0181),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Una strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea" (COM(2002)0511),

–   viste le conclusioni delle riunioni del Consiglio "Agricoltura e pesca", del 27 e 28 gennaio 2003 a Bruxelles,

–   vista la risoluzione del 15 febbraio 1996 sul problema dei cormorani in relazione all'attività di pesca in Europa[3],

–   vista la direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche[4],

–   visto l’articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la pesca (A6‑0434/2008),

A. visto il rapido incremento del numero di cormorani (Phalacrocorax carbo) nel territorio dell'Unione europea, all’interno del quale la popolazione complessiva di questi volatili negli ultimi 25 anni è cresciuta di 20 volte rilevando una stima almeno intorno a 1,7 fino a 1,8 milioni di esemplari,

B.  considerando i danni comprovati e permanenti alle imprese acquicole e agli stock di numerose specie di pesce selvatico nelle acque interne e lungo le coste di molti Stati membri dell'Unione,

C. considerando che l’attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell’ambiente marino e costiero nonché delle acque interne esige una politica equilibrata che assicuri un bilanciamento tra obiettivi diversi tra loro, ma assolutamente legittimi, dello sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche: protezione degli uccelli e conservazione della biodiversità sia per quanto riguarda l’avifauna che la fauna ittica, da una parte, e il legittimo interesse dei pescatori e degli acquicoltori nello sfruttamento economico delle risorse ittiche, dall'altra parte; considerando altresì che il regolamento (CE) n. 1100/2007 del Consiglio, del 18 settembre 2007, che istituisce misure per la ricostituzione dello stock di anguilla europea[5] rappresenta un esempio di una tale politica equilibrata,

D. considerando inoltre i danni permanenti inequivocabilmente arrecati da tali uccelli alla vegetazione di determinate aree geografiche di molti Stati membri dell’Unione,

E.  considerando che non vi è attualmente alcuna forma di coordinamento bilaterale e multilaterale adeguata a livello scientifico e amministrativo, né all'interno dell'UE, né con gli Stati terzi interessati, onde censire il fenomeno e contrastare tale tendenza, soprattutto per quanto riguarda la rilevazione di dati attendibili e generalmente riconosciuti sulla popolazione complessiva di cormorani nell'Unione europea,

F.  considerando che la sottospecie Phalacrocorax carbo sinensis (cormorano continentale) già nel 1997 è stata depennata dall'elenco delle specie per le quali sono previste misure specifiche di protezione degli habitat (allegato I della direttiva Uccelli), poiché tale sottospecie, al più tardi dal 1995, aveva raggiunto uno "stato di conservazione favorevole" (Favourable Conservation Status), mentre la sottospecie Phalacrocorax carbo carbo (cormorano atlantico) non è mai stata inserita in tale elenco in quanto non minacciata,

G. considerando che l'articolo 9 della direttiva Uccelli consente agli Stati membri e alle regioni di prevenire i "gravi danni" adottando contromisure provvisorie, a condizione che gli obbiettivi di tutela della direttiva Uccelli non vengano compromessi (in concreto, le condizioni di conservazione favorevoli della specie),

H. considerando che il pericolo di gravi danni aumenta in maniera spropositata e che più in una regione il numero di cormorani si avvicina alla capacità di resistenza (Carrying Capacity) dei grandi bacini idrici, più le contromisure a livello locale perdono efficacia,

I.   considerando che il concetto di "grave danno" di cui alla direttiva Uccelli, che concede agli Stati membri di intervenire direttamente nel controllo della popolazione di una specie, non è chiaramente definito[6], e che quindi si palesa una notevole incertezza giuridica presso le amministrazioni nazionali, con conseguenti forti conflitti sociali,

J.   considerando che le conclusioni del gruppo di esperti internazionale sul problema dei cormorani in Europa sono sostanzialmente contraddittorie, come rilevato dalle relazioni finali dei progetti REDCAFE[7], FRAP[8] ed EIFAC[9],

K. considerando che, malgrado l'autorizzazione e il finanziamento di misure volte a limitare i danni provocati dai cormorani, rientrino tra i compiti degli Stati membri ovvero delle regioni, alla luce anche soltanto della caratteristica di uccelli migratori dei cormorani, una gestione sostenibile delle popolazioni è possibile solo attraverso un'azione coordinata di tutti gli Stati membri e delle regioni interessati, con il sostegno dell'Unione europea,

L.  considerando che nella comunicazione della Commissione "Una strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea" nella sezione "Specie protette predatrici" si legge: "gli impianti di acquacoltura possono essere attaccati da predatori, uccelli o mammiferi, appartenenti a specie selvatiche protette. La predazione compromette seriamente la redditività delle aziende itticole e la lotta contro i predatori è particolarmente difficile, soprattutto nei grandi bacini estensivi e nelle lagune. L’efficacia dei dispositivi di allontanamento è dubbia, giacché gli animali vi si abituano rapidamente. Per i cormorani, l’unica protezione di cui dispongono pescatori e itticoltori consiste nel controllare la crescita delle popolazioni selvatiche",

M.  considerando che nelle riunioni del 27 e 28 gennaio 2003, in merito alle strategie per lo sviluppo sostenibile dell'acquicoltura europea, il Consiglio ha affermato che è necessario mettere a punto una strategia comune relativa agli animali che si nutrono di pesce (per esempio i cormorani),

N. visti gli Orientamenti per i piani di gestione delle popolazioni di grandi carnivori (Guidelines for Population Level Management Plans for Large Carnivores)[10], recentemente formulati dalla Commissione, in particolare in relazione al chiarimento del concetto di "stato di conservazione favorevole" e di "popolazione minima vitale" (Minimum Viable Population), nonché all’affermazione secondo cui gli obiettivi di tutela potrebbero essere più facilmente raggiunti se il numero di soggetti di una specie viene mantenuto al di sotto del livello teorico di resistenza massima di una zona,

O. ricordando che le misure più disparate finora sperimentate a livello nazionale, regionale e locale hanno dimostrato di avere solo un’efficacia limitata nell’arginare i danni causati dalla popolazione di cormorani,

P.  ricordando che negli ultimi anni non tutti i mezzi a diposizione per la rilevazione dei dati relativi al settore alieutico sono stati sfruttati (per esempio la linea di bilancio 11 07 02: supporto alla gestione delle risorse alieutiche (miglioramento dei pareri scientifici),

Q. ricordando che le deroghe di cui all'articolo 9 della direttiva Uccelli adottate attualmente in quasi tutti gli Stati membri per prevenire i danni locali, nonostante gli elevati oneri amministrativi e gli ingenti costi sociali non abbiano concorso ad attenuare in modo sostenibile il problema,

R.  ricordando che la Commissione, nonostante le ripetute richieste da parte degli interessati (associazioni di pescatori e di pescatori a mano con l'amo, imprese acquicole ecc.), del mondo scientifico, nonché di comitati e rappresentanze degli Stati membri e delle regioni, non si è mostrata disponibile a presentare nuove proposte in grado di risolvere la problematica di livello europeo,

1.  invita la Commissione e gli Stati membri a predisporre, attraverso la promozione di rilevazioni scientifiche periodiche di dati attendibili e generalmente riconosciuti sulla popolazione complessiva di cormorani nell'Unione europea;

2.  propone, attraverso un monitoraggio sistematico dei cormorani sotto l’egida dell'UE e degli Stati membri, di elaborare, coinvolgendo maggiormente i centri studio sulla pesca e le autorità in materia, una base dati affidabile ed efficace, generalmente riconosciuta e aggiornata annualmente, sullo sviluppo, la quantità e la distribuzione geografica della popolazione di cormorani in Europa;

3.  invita la commissione a concedere in appalto e finanziare un progetto scientifico che sulla base dei dati attualmente noti sulla popolazione nidificante, il tasso di fertilità e mortalità, elabori un modello di valutazione per la dimensione e la struttura della popolazione complessiva di cormorani

4.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere attraverso opportuni canali, la creazione delle premesse idonee per scambi bilaterali e multilaterali a livello scientifico e amministrativo, sia all'interno dell'UE sia con i paesi terzi indicando la provenienza delle rilevazioni, delle comunicazioni, dei contributi o delle pubblicazioni ma soprattutto delle cifre, in maniera tale da poter risalire chiaramente ad una fonte scientifica, ufficiale o legata ad un'associazione, in particolare quelle per la protezione dell'ambiente e degli uccelli;

5.  invita la Commissione a valutare attraverso un'analisi comparativa le conclusioni contrastanti tra loro relative ad un piano di gestione dei cormorani dei progetti REDCAFE, da un lato, e FRAP, ovvero EIFAC, dall'altro;

6.  invita la Commissione a istituire un gruppo di lavoro, composto in maniera equilibrata a seconda del grado di coinvolgimento delle varie parti interessate, con il mandato vincolante di esaminare sistematicamente entro un anno le posizioni e le argomentazioni delle parti interessate favorevoli e contrarie ad un piano di gestione paneuropeo dei cormorani, di valutarne la plausibilità dal punto di vista logico e scientifico e formulare una raccomandazione;

7.  invita la Commissione a presentare un piano di gestione a più livelli per la popolazione di cormorani coordinato a livello europeo che integri nel lungo termine i cormorani nel paesaggio culturale senza pregiudicare gli obiettivi della direttiva Uccelli e di Natura 2000 sulle specie ittiche e gli ecosistemi acquatici;

8.  invita la Commissione, ai fini di una maggiore certezza giuridica, a definire chiaramente il concetto di "gravi danni", di cui dall’articolo 9, paragrafo 1, lettera a, trattino 2, della direttiva Uccelli, allo scopo di darne un’interpretazione univoca;

9.  invita la Commissione a fornire altresì indicazioni più generali sulla natura delle deroghe consentite ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 1, della direttiva Uccelli, compreso un ulteriore chiarimento della terminologia laddove si ritenga possano sussistere ambiguità;

10. esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere una gestione sostenibile della popolazione dei cormorani attraverso un coordinamento, una cooperazione e una comunicazione rafforzati a livello scientifico e amministrativo, nonché a definire premesse adeguate per l'elaborazione di un piano di gestione per i cormorani a livello europeo;

11. invita la Commissione a esaminare tutti gli strumenti giuridici a disposizione, al fine di ridurre gli effetti negativi della popolazione di cormorani sulla pesca e sull’acquacoltura e, nelle successive fasi di elaborazione della sua iniziativa per la promozione dell'acquacoltura in Europa, a prendere in considerazione gli effetti positivi di un piano di gestione della popolazione di cormorani a livello europeo e a presentare eventualmente una proposta di soluzione al problema dei cormorani;

12. invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a disposizione le risorse destinate dal bilancio comunitario alla rilevazione dei dati relativi al settore alieutico, in particolare quelle di cui alla linea di bilancio 11 07 02: supporto alla gestione delle risorse alieutiche (miglioramento dei pareri scientifici), anche per rilevazioni, analisi e previsioni sulla popolazione di cormorani nel territorio dell'Unione europea in vista di un eventuale monitoraggio periodico di questa specie;

13. incarica il suo Presidente a trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

  • [1]     GU L 358 del 31.12.2002, pag. 50.
  • [2]     GU C 103 del 25.4.1979, pag. 1.
  • [3]     GU C 65 del 4.3.1996, pag. 141.
  • [4]     GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7.
  • [5]     GU L 248 del 22.9.2007, pag. 17.
  • [6]     Articolo 9, paragrafo 1, lettera a, trattino 2.
  • [7]  REDCAFE (Reducing the Conflict between Cormorants and Fisheries on a Pan-European Scale) è un progetto finanziato dall’UE nell’ambito del Quinto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo, concluso nel 2005.
  • [8]  FRAP (Framework for Biodiversity Reconciliation Action Plans) è un progetto finanziato dalla Commissione nell’ambito del Quinto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo, concluso nel 2006.
  • [9]  EIFAC (European Inland Fisheries Advisory Commission) è un comitato consultivo regionale della FAO per la pesca nelle acque continentali e dell'acquicoltura.
  • [10]    Cfr. http://ec.europa.eu/environment/nature/conservation/species/carnivores/index_en.htm.

MOTIVAZIONE

Il cormorano (Phalacrocorax) è un genere di uccello appartenente all’ordine dei pelecaniformi (Pelecaniformes). Si tratta di uccelli acquatici di dimensioni medio-grandi e grandi che nidificano in colonie e sono diffusi in tutto il mondo[1]. La specie maggiormente diffusa in Europa è il Phalacrocorax carbo, che è presente con due sottospecie quasi indistinguibili, il Phalacrocorax carbo carbo (cormorano atlantico) e il Phalacrocorax carbo sinensis ("cormorano continentale"). I cormorani possono essere definiti specie di uccelli autoctone dell’Europa che vivono sia sulle coste marine sia nelle acque interne. Nelle zone interne i cormorani prediligono per lo più vaste superfici acquatiche, tuttavia per le attività di preda volano anche sui corsi d’acqua minori delle montagne medie. I cormorani sono uccelli migratori parziali che, dopo il periodo di riproduzione, compiono spostamenti migratori non regolari più o meno lunghi. In particolare, i cormorani che vivono nelle zone fredde-temperate dell’emisfero settentrionale in inverno sono soliti migrare per centinaia di chilometri a sud.

I cormorani si nutrono esclusivamente di pesce e hanno un fabbisogno giornaliero di 400-600 grammi di pesce. Questi uccelli sono "opportunisti alimentari" in quanto non hanno preferenza per determinate specie di pesci bensì si cibano dei pesci che sono di volta in volta più facilmente catturabili. Le prede più frequenti sono pesci con una lunghezza compresa tra 10 e 25 cm, tuttavia i cormorani possono predare anche grandi esemplari lunghi fino a 60 cm e con un peso di 1 kg.

I cormorani cacciano immergendosi in linea retta sotto la superficie dell’acqua e inseguendo attivamente la preda che afferrano con il becco per portarla in superficie. Poiché vivono naturalmente in colonie, spesso i cormorani per predare entrano in acqua in gruppi più numerosi. Solitamente ogni esemplare caccia da solo le proprie prede, tuttavia sovente i cormorani cacciano anche in gruppi da 25 fino a diverse centinaia di esemplari che accerchiano i pesci, motivo per cui può accadere che una parte cospicua delle risorse ittiche di determinate acque sia consumata in un arco di tempo relativamente breve. Considerando che i cormorani, in quanto grandi uccelli longevi, iniziano a nidificare solo ad un’età compresa tra i 3 e i 5 anni, è probabile che la popolazione complessiva in Europa sia di almeno 1,7 fino a 1,8 milioni di esemplari[2].

Tra l’altro, la direttiva Uccelli approvata nel 1979 (79/409/CEE) e le misure da essa derivanti in termini di protezione dei luoghi di cova hanno determinato un incremento eccessivo della popolazione di cormorani che nel frattempo si stanno insediando ben oltre i luoghi di cova tradizionali, in regioni in cui precedentemente non erano mai stati visti. In molte regioni dell’Unione europea l’eccessivo numero di cormorani ha avuto ripercussioni dirette sulle risorse ittiche locali e le attività di pesca cosicché la presenza dei cormorani è diventata un problema su scala europea.

Al fine di chiarire il problema delle risorse ittiche nelle acque costiere e interne è opportuno sottolineare che ogni anno i cormorani, la cui dieta quotidiana è costituita da 400-600 grammi di pesce, sottraggono alle acque europee oltre 300.000 tonnellate di pesce. In molti Stati membri questa quantità è di gran lunga superiore alla quantità di specie ittiche destinate al consumo che sono prodotte dalla pesca professionale nelle acque interne e dall’acquacoltura. Ad esempio, il consumo di 300.000 tonnellate è superiore alla produzione di pesce-acquacoltura di Francia, Spagna, Italia, Germania, Ungheria e Repubblica ceca nel loro insieme.

Le perdite sono particolarmente gravi per le specie di pesci che sono già a rischio quali squalo, temolo, naso e altri tipi di pesci che depongono le uova nella ghiaia nonché i salmoni giovani (Smolts). La pesca con reti non solo continua a essere colpita da possibilità di cattura ridotte, bensì subisce anche i danni diretti provocati dallo strappo delle reti.

Sinora non si è avuto un coordinamento a livello UE di tali misure, ovvero un’armonizzazione delle basi giuridiche nazionali in questo settore. Due progetti finanziati dall’UE nell’ambito del Quinto programma quadro per la ricerca e lo sviluppo[3]1 (FRAP, Framework for Biodiversity Reconciliation Action Plan, concluso nel 2006 e REDCAFE, concluso nel 2005) hanno affrontato, tra l’altro, anche il conflitto di interessi esistente tra la piscicoltura e la protezione degli uccelli nel caso dei cormorani, giungendo peraltro a conclusioni diverse.

A livello internazionale il caso dei cormorani è stato già discusso nel 1994 in occasione della riunione del Consiglio scientifico della Convenzione di Bonn[4]2 che ha trasmesso una raccomandazione volta alla definizione di un piano di gestione della popolazione di cormorani, la quale tuttavia successivamente non si è tradotta in un piano di azione concreto.

Fin dal 1996 vi sono state prese posizioni ufficiali a livello comunitario per una strategia comune che consenta di risolvere l problema dei cormorani[5]3. Richieste concrete di un piano di gestione europeo dei cormorani sono state avanzate ultimamente (novembre 2007) dalla Conferenza di Bonn dell'EIFAC (European Inland Fisheries Advisory Commission della FAO)[6]4. L'AFCA (Advosry Committee on Fisheries and Aquaculture) si è pronunciato anch'esso a maggioranza a favore di un simile piano[7]1.

Le misure sinora approvate nei singoli Stati membri mirano quasi esclusivamente a tenere lontano e allontanare i cormorani da determinate acque, deviandoli verso altre acque nelle quali il rischio di danno è ritenuto inferiore.

Tra i numerosi metodi applicati nella piscicoltura lagunare intensiva, la copertura con reti dei bacini minori si è dimostrata particolarmente efficace. Nei bacini più grandi e nelle acque libere, dove non sono attuabili coperture simili, l’efficacia delle misure è stata più tempestiva quando l’effetto dissuasivo è stato rafforzato dall’abbattimento di singoli esemplari[8]2. Ciononostante l’utilità di tutti i metodi di dissuasione, al di là del dispendio elevato, è limitata dal fatto che essi funzionano se il numero complessivo di uccelli nella regione è relativamente esiguo, in modo tale che questi ultimi possano trovare cibo a sufficienza in altre acque situate nelle vicinanze.

Fino ad oggi solo pochi Stati membri, e, ad eccezione della Danimarca, solo in singoli casi limitati, hanno acconsentito ad attuare misure e interventi nelle colonie di nidificazione.

La riduzione dei luoghi di cova è stato l’unico fattore che ad oggi ha permesso di contenere in maniera durevole la diffusione dei cormorani. Altre misure disponibili, quali la distruzione dei luoghi di nidificazione, la perturbazione durante il periodo di riproduzione nonché lo spruzzare le uova con olio, comportavano, per motivi diversi, costi troppo elevati e un impiego eccessivo di manodopera, oppure erano politicamente controverse per poter essere applicate in maniera sistematica.

Situazione giuridica

Il cormorano, in quanto uccello esistente in natura, rientra nella direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici[9]3. Contrariamente alla sottospecie Phalacrocorax carbo carbo (cormorano atlantico) che non è mai stata a rischio, inizialmente la sottospecie Phalacrocorax carbo sinensis (cormorano continentale) figurava tra le specie enumerate nell’allegato I per le quali sono previste misure di protezione speciali. Tuttavia, nel 1997 la sottospecie è stata cancellata dalla lista poiché, al più tardi dal 1995, non rappresentava più una popolazione considerata problematica.

Poiché il cormorano non rientra tra le specie che possono essere cacciate ai sensi della direttiva Uccelli (allegati II.1 e II. 2), la regolare attività venatoria è esclusa. Normalmente quest’uccello, al pari delle altre specie presenti in natura, gode di un livello di protezione pressoché totale garantito dal divieto di catturare o uccidere deliberatamente, danneggiare o distruggere deliberatamente nidi e uova, nonché di perturbare deliberatamente gli uccelli, segnatamente durante il periodo di riproduzione.

Ciononostante gli Stati membri, ai sensi della direttiva Uccelli[10], possono derogare a tali misure di protezione rigorose "per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque" oppure "per la protezione della flora e della fauna" sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti. Tuttavia, ai fini dell’autorizzazione di una tale deroga, è necessario presentare prove fondate del rischio di "grave danno"[11].

In assenza di prove convincenti relative ai danni causati ai territori di pesca e alla fauna e flora selvatiche che giustificherebbero una deroga, tali azioni sarebbero in contrasto con la direttiva Uccelli. Nella pratica il concetto di "grave danno" causato da un uccello sembra essere oggetto di diverse interpretazioni e pertanto richiede una definizione più chiara. Gli Stati membri, ovvero i paesi e le regioni, sono pertanto responsabili dell’approvazione di misure locali e regionali volte a ridurre i danni causati dai cormorani.

Si possono citare diversi esempi di misure attuate negli ultimi anni, di natura temporanea e geograficamente limitate: ad esempio, l’abbattimento autorizzato in determinate regioni (Svezia, Polonia, Italia, Danimarca, Austria), per determinati periodi (Romania, Estonia) oppure per quote stabilite (Francia, Regno Unito, Slovenia); autorizzazioni concesse caso per caso a favore di interventi nelle colonie di nidificazione (distruzione dei luoghi di nidificazione, sterilizzazione delle uova). Al contrario, alcuni Stati membri, che rivestono importanza anche quali aree di nidificazione (es. Paesi Bassi, Finlandia, Belgio), non autorizzano l’adozione di misure contro i cormorani nemmeno in caso di danni evidenti.

Il relatore ritiene che, sebbene la responsabilità principale in questo ambito competa agli Stati membri e alle loro strutture secondarie, le misure puramente locali e/o nazionali si sono rivelate inefficaci nel ridurre in maniera duratura l’impatto dei cormorani sulle risorse ittiche europee. Un approccio comune e giuridicamente vincolante, accettato e attuato a livello europeo, sarebbe non soltanto da accogliere con favore, bensì è assolutamente necessario, e non da ultimo fornirebbe maggiore sicurezza giuridica per tutti i gruppi di interesse coinvolti.

Un piano di azione e gestione coordinato a livello europeo appare essere, anche tenendo conto della grande mobilità del cormorano quale uccello migratore, l’unico approccio mirato, che non deve in alcun modo essere considerato in contrasto con gli obiettivi della direttiva Uccelli del 1979. Naturalmente un tale piano consentirebbe la salvaguardia degli obiettivi fondamentali di protezione della direttiva, in particolare il "buono stato di conservazione" degli uccelli. L’obiettivo non è la regolamentazione fine a se stessa della popolazione di cormorani, bensì quello di conciliare obiettivi diversi e assolutamente legittimi, nell’interesse dello sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche: protezione degli uccelli e conservazione della diversità dell’avifauna e della fauna ittica da un lato, l’interesse legittimo dei pescatori e dei piscicoltori per lo sfruttamento economico delle risorse ittiche dall’altro.

Per questo motivo è opportuno disporre di dati attuali e affidabili sulle effettive popolazioni di cormorani, poiché le cifre disponibili non solo sono soggette a forti variazioni, bensì spesso fanno riferimento a dati diversi (sottospecie, delimitazioni geografiche diverse, popolazioni nidificanti ecc.).

  • [1]  I cormorani, le cui aree di distribuzione sono estremamente ampie, sono diffusi in tutti i continenti, ad eccezione dell’Antartide, tuttavia – nutrendosi esclusivamente di pesci – non sono presenti nelle grandi regioni continentali, aride e con risorse idriche limitate dell’Asia centrale, Nord America e Africa.
  • [2]  I valori sono riferiti alle tre sottopopolazioni Phalacrocorax carbo carbo europeo (Norvegia, Isole Britanniche, Francia occidentale: aumento moderato da 30.000 a 39.000 coppie riproduttrici), Phalacrocorax carbo sinensis dell’Europa occidentale (incremento da 5.000 a 136.000 coppie riproduttrici) e la popolazione Sinensis dell’Europa orientale (area di maggiore distribuzione regione del Danubio, Mar Nero, Ucraina: aumento da 5.000 a 113.000 coppie riproduttrici). In generale, ai fini della valutazione della popolazione complessiva, si può applicare la formula "Numero di uccelli nidificanti x fattore 2,8" (Suter 1995). Anche dalla valutazione relativa a gruppi di età non nidificanti sono emersi risultati simili.
  • [3] 1 vedi www.frap-project.net e www.intercafeproject.net: INTERCAFE, finanziato nel quadro del programma COST quale programma successivo a REDCAFE, dovrebbe chiudersi presumibilmente nell'autunno 2008.
  • [4] 2 Convenzione sulla conservazione delle specie migratorie di animali selvatici (CMS); cfr. www.cms.int.
  • [5] 3 Vedi la risoluzione del PE B4-0138 nonché le conclusioni del Consiglio "Pesca" del 28.1.2003.
  • [6] 4 Vedi http://ftp.fao.org/docrep/fao/010/i0210e/i0210e00.pdf.
  • [7] 1 Vedi http://ec.europa.eu/fisheries/dialog/acfa090408_en.pdf.
  • [8] 2 Lo Stato libero di Baviera ha autorizzato dal 1996 al 2002 l’abbattimento di circa 23.000 cormorani, la Francia ha autorizzato l’abbattimento di circa 30.000 esemplari negli anni 2003 e 2004, senza alcun effetto rilevante sul numero di cormorani che svernano nella regione.
  • [9] 3 Pubblicata nella Gazzetta ufficiale C 103 del 25.4.1979.
  • [10]  Cfr. articolo 9, paragrafo (1) a), primo e secondo trattino.
  • [11]  Spesso è richiesta la presentazione di "prove scientifiche" per un danno che si è verificato, tuttavia questo non si applica a tutti i casi e non è in nessun caso un requisito se il danno si è già verificato. In base alla direttiva, sarebbero sufficienti indicatori attendibili del rischio di danni gravi. Tuttavia, il riconoscimento delle motivazioni è a discrezione delle autorità competenti.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

5.11.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

3

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Stavros Arnaoutakis, Elspeth Attwooll, Marie-Hélène Aubert, Iles Braghetto, Niels Busk, Luis Manuel Capoulas Santos, Paulo Casaca, Zdzisław Kazimierz Chmielewski, Avril Doyle, Emanuel Jardim Fernandes, Carmen Fraga Estévez, Hélène Goudin, Heinz Kindermann, Rosa Miguélez Ramos, Marianne Mikko, Philippe Morillon, Seán Ó Neachtain, Maria Grazia Pagano, Ulrike Rodust, Struan Stevenson, Catherine Stihler, Cornelis Visser

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Marie-Hélène Descamps, Michl Ebner, Véronique Mathieu, Josu Ortuondo Larrea, Raül Romeva i Rueda, Thomas Wise