Procedura : 2008/2246(INI)
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A6-0023/2009

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PV 19/02/2009 - 5.6
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P6_TA(2009)0061

RELAZIONE     
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27.1.2009
PE 415.166v02-00 A6-0023/2009

sull’applicazione della direttiva 2002/14/CE che stabilisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea

(2008/2246(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatore: Jean Louis Cottigny

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i problemi economici e monetari
 PARERE della commissione giuridica
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull’applicazione della direttiva 2002/14/CE che stabilisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea

(2008/2246(INI))

Il Parlamento europeo,

–    visti gli articoli 136 – 145 del trattato CE,

–    vista la dichiarazione dei capi di Stato del 9 dicembre 1989 sulla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, in particolare gli articoli 17 e 18,

–    vista la Carta sociale europea del Consiglio d’Europa, rivista nel 1996, in particolare l’articolo 21,

–    vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea approvata a Nizza il 7 dicembre 2000(1) e solennemente firmata in Aula dai capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri nel dicembre 2007, in particolare l'articolo 27,

–    vista la convenzione n. 135 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sulla tutela dei rappresentati dei lavoratori nell'impresa e sulle agevolazioni da accordare loro, approvata il 23 giugno 1971, in particolare l’articolo 5,

–    vista la direttiva 94/45/CE del Consiglio del 22 settembre 1994 relativa all’istituzione di un comitato di impresa europeo o di una procedura nelle imprese di dimensione comunitaria e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie mirante a informare e consultare i lavoratori(2),

–    vista la direttiva 98/59/CE del Consiglio del 20 luglio 1998 relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi(3),

–    vista la direttiva 2001/23/CE del Consiglio del 12 marzo 2001 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di impresi o stabilimenti(4),

–    visto il regolamento (CE) n. 2157/2001 del Consiglio dell’8 ottobre 2001 relativo allo statuto delle società europea(5),

–    vista la direttiva 2001/86/CE del Consiglio dell’8 ottobre 2001 che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori(6),

–    vista la direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 marzo 2002 che stabilisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea(7) e la dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sulla rappresentanza dei lavoratori(8),

–    vista la direttiva 2003/72/CE del Consiglio del 22 luglio 2003 che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori(9),

–    vista la risoluzione del 10 maggio 2007 sul rafforzamento della legislazione europea nel settore dell’informazione e della consultazione dei lavoratori(10),

–    vista la proposta della Commissione di rifusione della direttiva 94/45/CE relativa all’istituzione di un comitato di imprese europeo o di una procedura nelle imprese di dimensione comunitaria e nei gruppi di imprese di dimensione comunitaria mirante a informare e consultare i lavoratori (COM(2008)0419) e il suo allegato (SEC(2008)2166),

–    vista la comunicazione della Commissione sull’esame dell’applicazione della direttiva 2002/14/CE nell’UE (COM(2008)0146) e il suo documento di lavoro (SEC(2008)0334),

–    visto l’articolo 45 del regolamento,

–    visti la relazione della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione giuridica (A6‑0023/2009),

A.  considerando che le trasposizioni della direttiva 2002/14/CE da parte degli Stati membri hanno subito ritardi e che alcuni Stati membri si sono limitati a riprendere, per certi aspetti, i requisiti minimi applicabili,

B.   considerando che l’attuale crisi finanziaria avrà conseguenze sull’economia europea in termini di ristrutturazioni, fusioni e delocalizzazioni di imprese a livello europeo,

C.  considerando che la direttiva 2002/14/CE si prefiggeva l’obiettivo di instaurare un quadro generale di informazione e consultazione dei lavoratori sul futuro delle imprese in cui erano occupati, nonché di effettiva consultazione dei lavoratori, per anticipare l’andamento economico dell'impresa stessa,

D.  considerando che l'informazione e la consultazione dei lavoratori sono elementi centrali di un'economia sociale di mercato e non un ostacolo allo sviluppo economico delle imprese,

E.   considerando che l’Unione europea conta 23 milioni di imprese con meno di 250 dipendenti (che rappresentano il 99% delle imprese e occupano più di 100 milioni di persone) e che le istituzioni europee hanno il dovere di garantire e migliorare il diritto dei lavoratori all’informazione e alla consultazione,

      Rafforzare progressivamente l’informazione e la consultazione dei lavoratori in seno all’Unione

1.   constata che la trasposizione della direttiva 2002/14/CE ha accumulato un ritardo considerevole in taluni Stati membri e che quindi la sua valutazione richiederà ancora del tempo; sottolinea tuttavia che negli Stati membri in cui non esiste alcun sistema generale di informazione e di consultazione l’impatto di tale direttiva è evidente;

2.   ingiunge agli Stati membri che non hanno ancora trasposto correttamente la direttiva 2002/14/CE di farlo al più presto;

3.   ritiene necessario che le iniziative della Commissione in questa direzione, in stretta collaborazione con le autorità nazionali degli Stati membri interessati e le parti sociali, consentano di approfondire e risolvere i punti problematici evidenziati in relazione all'interpretazione della direttiva 2002/14/CE o alla conformità delle disposizioni di recepimento;

4.   osserva che taluni Stati membri non hanno tenuto in conto nelle loro misure di recepimento della direttiva 2002/14/CE il caso specifico dei giovani lavoratori, delle donne che lavorano a orario ridotto o dei lavoratori occupati per un breve lasso di tempo con contratti a tempo determinato; con detta premessa sollecita gli Stati membri ad adattare le rispettive disposizioni in materia di calcolo dell'organico in modo conforme allo spirito e alla lettera della direttiva, ossia il calcolo va effettuato sempre sulla base del numero reale di lavoratori, senza ricorrere ad altri criteri;

5.   ritiene opportuno che gli Stati membri, nel rispetto delle prassi nazionali, prevedano con precisione le condizioni e i limiti di cui all'articolo 6 della direttiva 2002/14/CE sulle informazioni riservate tenendo conto dei seguenti aspetti:

      a)   la durata di detto obbligo una volta scaduto il mandato di tali rappresentanti dei lavoratori,

      b)   i criteri e i presupposti dell’interesse legittimo dell’impresa a tenere segrete tali informazioni o il rischio di danno per l'impresa qualora tali informazioni venissero comunicate;

6.   chiede agli Stati membri che in sede di adozione delle rispettive misure di trasposizione vigilino affinché:

a) sia definito con precisione il termine "informazione" al fine di non lasciare possibilità di interpretazioni diverse e rispettando lo spirito della direttiva 2002/14/CE, vale a dire permettendo che i rappresentanti dei lavoratori esaminino i dati forniti e non si limitino ad attendere la conclusione della procedura d'informazione qualora le decisioni delle imprese abbiano conseguenze dirette sui lavoratori;

b) vengano inseriti nel contenuto dell’informazione i riferimenti di cui all’articolo 4, paragrafo 2, lettere a), b) e c) della direttiva 2002/14/CE;

c) l’informazione sia prescritta in tempo utile prima della consultazione;

d) venga garantito il rispetto integrale degli obblighi di cui all'articolo 4 della direttiva 2002/14/CE con riferimento ai diritti di informazione e consultazione ed al fine di ricercare un accordo ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 4, lettera e);

e) siano coinvolti anche i sindacati attivi nello stabilimento onde consolidare il dialogo sociale;

7.   esorta gli Stati membri che non dispongano di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, quali quelle previste all'articolo 6, paragrafo 3, in caso di inosservanza delle regole in materia di diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori a istituire dette regole;

8.   invita tutti gli Stati membri che non dispongono di sistemi di tutela dei rappresentanti dei lavoratori a istituirne uno;

9.   suggerisce agli Stati membri nei quali la tutela dei rappresentanti dei lavoratori è tradizionalmente garantita da un accordo negoziato tra le organizzazioni sindacali e le associazioni dei datori di lavoro di prevedere efficaci forme di tutela complementari a favore dei citati rappresentanti dei lavoratori per i casi di fallimento delle trattative;

      Attuare e migliorare le misure di trasposizione della direttiva 2002/14/CE

10. ritiene necessario individuare e mettere a disposizione degli Stati membri una griglia di sanzioni possibili che potrebbero adottare nei confronti dei datori di lavoro che non rispettano il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori descritto nella direttiva 2002/14/CE;

11. ribadisce che la sussidiarietà non può costituire una giustificazione per la mancata ottemperanza da parte degli Stati membri all'obbligo di istituire sanzioni sufficientemente severe che inducano i datori di lavoro a evitare qualsiasi violazione della direttiva 2002/14/CE;

12. ricorda la sentenza della Corte di giustizia delle comunità europee dell'8 giugno 1994(11) secondo cui gli Stati membri aventi sistemi procedurali e istituzionali deficitari sono tenuti a istituire appositi strumenti giuridici definendo altresì le opportune procedure amministrative e giudiziarie di ricorso nonché sanzioni adeguate, effettive, proporzionate e dissuasive per i datori di lavoro che non rispettano gli obblighi di informazione e consultazione dei lavoratori loro incombenti;

13. invita gli Stati membri a fare riferimento, in attesa di una revisione della direttiva 2002/14/CE, alla giurisprudenza della Corte di giustizia per la definizione delle procedure amministrative e giudiziarie di ricorso nonché delle sanzioni per i datori di lavoro che non rispettano gli obblighi di informazione e consultazione dei lavoratori loro incombenti;

14. ritiene necessario garantire che nelle trasposizioni attuative adottate dagli Stati membri venga conservato l'automatismo del diritto alla informazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori, in coerenza con la corretta interpretazione della direttiva 2002/14/CE;

15. ritiene necessario definire le modalità di esecuzione dell'incarico di rappresentante dei lavoratori affinché le relative mansioni possano essere svolte durante l'orario di lavoro e quindi debitamente retribuite;

16. ritiene necessario garantire ai rappresentanti dei lavoratori dell'amministrazione pubblica e delle imprese statali o del settore finanziario gli stessi diritti di informazione e consultazione attribuiti alle altre categorie di lavoratori;

17. ritiene necessario ritornare sulla possibilità di ricorrere alla consultazione diretta quando esistono organismi rappresentativi eletti o sindacali in modo da evitare che, attraverso la consultazione diretta, il datore di lavoro intervenga in questioni che rientrano nell'ambito della negoziazione collettiva di competenza dei sindacati come ad esempio le retribuzioni,

18. chiede di valutare la necessità di modificare le soglie di organico dell'impresa o dello stabilimento sulla cui base viene applicata la direttiva 2002/14/CE, onde non escludere dal suo campo di applicazione le microimprese;

19. fa notare agli Stati membri che laddove sussistano dei dubbi circa il significato esatto del termine "impresa" nell'ambito della direttiva 2002/14/CE, esiste una copiosa giurisprudenza della Corte di giustizia in materia, alla quale gli Stati membri dovrebbero fare riferimento in sede di recepimento al fine di evitare eventuali ricorsi per inadempimento;

20. chiede fermamente alla Commissione di adottare quanto prima misure che consentano di assicurare un corretto recepimento della direttiva 2002/14/CE da parte degli Stati membri, verificando tutti gli elementi che presentino lacune o sollevino difficoltà, quali le disposizioni e prassi nazionali applicabili al calcolo dell'organico delle imprese, l'uso di disposizioni specifiche di cui all'articolo 3, paragrafi 2 e 3, e le garanzie da applicare alla clausola di riservatezza di cui all'articolo 6; chiede alla Commissione di avviare procedure di infrazione contro gli Stati membri che non abbiano recepito la direttiva o che non la abbiano recepita correttamente:

21. chiede alla Commissione di presentare una relazione sulla valutazione dei risultati ottenuti mediante l'applicazione della direttiva 2002/14/CE per quanto riguarda non solo il rafforzamento del dialogo sociale e la capacità di anticipazione, prevenzione e occupabilità nel mercato del lavoro, ma anche l'efficacia della direttiva stessa nell'evitare eventuali difficoltà amministrative, giuridiche e finanziarie all'interno delle piccole e medie imprese, integrandola, se del caso, con opportune proposte;

22. accoglie con favore la proposta della Commissione sullo statuto dell'impresa privata in quanto tiene in conto le esigenze specifiche della piccole imprese;

23. invita la Commissione, che è responsabile per le fusioni e acquisizioni, ad adoperarsi affinché, nell’ambito delle decisioni relative a operazioni di fusione e acquisizione, vengano rispettate le regole nazionali e comunitarie in materia di informazione e consultazione;

24. ritiene che le informazioni che, se rese note, potrebbero avere ripercussioni estremamente negative sull’impresa dovrebbero essere soggette all'obbligo di assoluta riservatezza fino al momento della decisione finale su questioni economiche sostanziali concernenti l'impresa (ad esempio sotto forma di una "lettera di intenti");

25. invita la Commissione a dare regolarmente pubblicità ai provvedimenti tesi a migliorare il diritto all'informazione e alla consultazione dei lavoratori e a inserire l'argomento tra i punti all'ordine del giorno nell'ambito del dialogo sociale europeo sia a livello interprofessionale che settoriale;

26. esorta la Commissione a incentivare le parti sociali affinché influiscano proattivamente e in senso positivo sulla trasposizione nazionale, ad esempio attraverso la diffusione di buone prassi;

27. chiede alla Commissione di intraprendere quanto prima, tenendo conto non solo della natura delle questioni trattate ma anche delle caratteristiche e delle dimensioni delle imprese, iniziative atte a rafforzare all'interno dell'Unione europea una reale cultura della cooperazione tra le parti sociali nell'ambito dell'informazione e della consultazione dei lavoratori;

28. si compiace del riferimento alla consultazione inserito in merito a talune questioni, ad esempio i pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori o la risoluzione anticipata di un contratto di lavoro, nell'accordo concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006;

29. plaude all'iniziativa della Commissione di includere nella sua comunicazione "Riesame della regolamentazione sociale del settore marittimo finalizzato all'incremento e al miglioramento dell'occupazione nell'UE" (COM(2007)0591) la direttiva 2002/14/CE e l'invita a sottoporre a verifica la possibilità di derogare all'applicazione della direttiva 2002/14/CE prevista dal suo articolo 3, paragrafo 3;

30. chiede alla Commissione di esaminare l'esigenza di coordinare le direttive 94/45/CE, 2001/23/CE, 2001/86/CE, 2002/14/CE e 2003/72/CE nonché il regolamento (CE) n. 2157/2001, al fine di studiare la necessità di procedere a eventuali modifiche volte a eliminare le sovrapposizioni e le contraddizioni; ritiene che eventuali modifiche dovrebbero avvenire simultaneamente;

o

o        o

16. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.

(2)

GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.

(3)

GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16.

(4)

GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16.

(5)

GU L 294 del 10.11.2001 pag. 1.

(6)

GU L 294 del 10.11.2001, pag. 22.

(7)

GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29.

(8)

GU L 80 del 23.3.2002, pag. 34.

(9)

GU L 207 del 18.8.2003, pag. 25.

(10)

GU C 76 E del 27.3.2008, pag. 138.

(11)

Sentenza dell'8 giugno 1994 Commissione/Regno Unito (causa C-382/92, racc. 1994, pag. I-2435); sentenza dell'8 giugno 1994 Commissione/Regno Unito (causa C-383/92, racc. 1994, pag. I-2479).


MOTIVAZIONE

Introduzione

La direttiva 2002/14/CE è la prima direttiva dell’Unione europea a stabilire in maniera generale un obbligo di informazione e consultazione dei lavoratori a livello di imprese e tale obbligo costituisce un caposaldo del modello di rappresentanza dei lavoratori in Europa. La direttiva è stata adottata per ovviare all’inosservanza manifestamente intenzionale della legislazione nazionale in materia di informazione e consultazione dei lavoratori da parte di talune imprese, inosservanza praticata ancor più facilmente grazie al vuoto giuridico esistente a livello comunitario in materia.

In alcuni Stati membri, questa direttiva rappresenta l’unica base giuridica che garantisce il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori e, come indica la Commissione nella sua comunicazione, il suo impatto in questi paesi sarà ancora più incisivo.

Il relatore concorda con il fatto che, negli Stati membri con una tradizione volontarista, la creazione di una struttura permanente di rappresentanza dei lavoratori costituisca un cambiamento importante nei rapporti tra i datori di lavoro e i lavoratori. Tuttavia, questo diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori è contemplato da vari testi comunitari e quindi i predetti Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva correttamente, rispettandone lo spirito.

A giudizio del relatore, nel contesto attuale scosso da una crisi finanziaria dovuta in parte al comportamento dei dirigenti di certe società finanziarie, va rafforzato il coinvolgimento democratico dei lavoratori nelle decisioni che riguardano la loro impresa poiché processi quali le ristrutturazioni, le fusioni e le delocalizzazioni, per annoverarne solo alcuni, sono da temere.

Migliorare le modalità di recepimento della direttiva 2002/14/CE

Il relatore concorda con la Commissione nel constatare che in alcuni Stati membri il recepimento della direttiva 2002/14/CE è stato effettuato adottando disposizioni riduttive e volutamente vaghe, mentre in altri la direttiva non è ancora stata recepita. Alcuni aspetti essenziali della protezione del diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori sono stati osteggiati e non recepiti, pur raccogliendo chiaramente lo spirito della direttiva. Tali aspetti riguardano in particolare:

- il campo di applicazione della direttiva: esclusione dei lavoratori "atipici" dai calcoli degli addetti o presa in considerazione dell’anzianità del lavoratore a fini della sua inclusione nell’organico,

- il contenuto degli obblighi imposti dalla direttiva: definizione vaga della nozione di informazione che alcune volte è lasciata alla valutazione del datore di lavoro, in altri casi non include riferimenti all’occupazione e in altri ancora non costituisce un prerequisito per la consultazione, sebbene l’informazione debba essere pertinente e permettere ai rappresentanti dei lavoratori di organizzare una risposta adeguata alle proposte di decisione del datore di lavoro,

- sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che non rispettano questi obblighi: raramente dissuasive, a volte totalmente assenti.

Il relatore teme che questi recepimenti riduttivi incidano sull’efficacia del testo e deplora la strategia applicata da alcuni Stati membri per aggirare gli obblighi comunitari.

D’altronde, alcuni aspetti essenziali della rappresentanza dei lavoratori, che sicuramente non sono compresi nella direttiva, ma che ne costituiscono il necessario accompagnamento e sono inclusi nelle convenzioni internazionali del lavoro, meritano di essere posti in essere negli Stati membri. Si tratta in particolare della protezione dei rappresentanti dei lavoratori. A giudizio del relatore, se la direttiva 2002/14/CE non garantisce questo tipo di protezione è destinata a restare un "guscio vuoto" che non permetterà ai rappresentanti dei lavoratori di essere adeguatamente informati e consultati e lascerà quindi che essi corrano gravi rischi riguardo al loro posto di lavoro, se contestano il processo di informazione e consultazione attuato dal datore di lavoro. Spetta agli Stati membri l’obbligo di creare gli strumenti legislativi adatti che mancano al sistema procedurale e istituzionale. Questo principio emerge dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e, a giudizio del relatore, sistemi procedurali e istituzionali in cui non sia garantita la protezione dei rappresentanti dei lavoratori sono carenti in termini di recepimento della direttiva.

Migliorare il diritto comunitario relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori

Considerato che in occasione del referendum irlandese di ratifica del trattato di Lisbona è stata la classe operaia a votare massicciamente contro il nuovo trattato, il relatore ritiene che sia necessario informare il mondo operaio europeo, come ad esempio gli equipaggi delle navi d’alto mare, dell’esistenza di iniziative comunitarie che promuovono il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori sulle decisioni che coinvolgono il futuro delle loro imprese. Per conseguire questo obiettivo, l’Unione deve impegnarsi in modo costante e approfondito per proteggere questo diritto, che è ancora lungi dall’essere un diritto acquisito.

In queste condizioni, e sebbene gli effetti del recepimento della direttiva non abbiano potuto essere interamente valutati, è chiaro come occorra approfondirne e consolidarne l’impatto sulla vita dei lavoratori, attraverso un aggiornamento regolare da parte delle autorità comunitarie, che consentirebbe di dimostrare l’enfasi rivolta alle evoluzioni economiche mondiali. Il relatore deplora il fatto che la Commissione non preveda di proporre modifiche alla direttiva.

A suo parere, diversi aspetti della direttiva dovrebbero essere rivisti:

- occorrerebbe innanzitutto rafforzare le attuali sanzioni, non realmente dissuasive nei confronti dei datori di lavoro che non osservano gli obblighi di informazione e consultazione dei lavoratori,

- un consolidamento dell'automatismo del diritto eviterebbe poi di conferire al solo datore di lavoro il potere decisionale riguardo al contenuto dell’informazione che fornisce ai lavoratori,

- considerando che l'Unione europea annovera 23 milioni di imprese con meno di 250 addetti, che rappresentano il 99% delle imprese e impiegano 100 milioni di lavoratori, il relatore ritiene che, in tali condizioni, sia necessario abbassare le soglie di addetti a partire dalle quali si applica la direttiva, nonostante esse siano già al di sotto dei 250, affinché nessuna delle piccole e medie imprese (PMI) in Europa, neanche le più piccole o quelle che impiegano equipaggi sulle navi d’alto mare, rischi di essere svantaggiata rispetto alle altre. Tutte queste imprese devono beneficiare, nella misura del possibile, del potente strumento di gestione costituito dall’informazione e dalla consultazione dei lavoratori.

D’altronde e per i medesimi motivi, anche le altre direttive specifiche relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori, come la direttiva 94/45/CE del Consiglio riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, andrebbero riviste e rafforzate.

A tale riguardo, il relatore si rammarica vivamente per la negazione da parte della Commissione del ruolo di colegislatore del Parlamento europeo attraverso l’articolo 80 bis del suo regolamento in vista del nuovo esame del testo che assume un’importanza capitale per il futuro delle relazioni sociali in Europa. Questa direttiva dovrà essere profondamente rafforzata mediante una revisione effettiva nel corso della prossima legislatura per evitare di aggravare il sentimento di sfiducia dei lavoratori europei nei confronti dell’Unione.

Armonizzare progressivamente l’informazione e la consultazione dei lavoratori nell’ambito dell'UE

L’attuale crisi finanziaria globale si ripercuoterà indistintamente sul tessuto economico degli Stati membri e di conseguenza il relatore ritiene che occorra intendere diversamente il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori. Questo diritto, contrariamente a come viene generalmente presentato, non introduce una procedura che ostacola la reattività delle imprese, bensì una procedura che va intesa dalle parti interessate (datori di lavoro, lavoratori e autorità pubbliche) come lo strumento per anticipare meglio le conseguenze economiche e sociali dovute ai cambiamenti dell’ambiente in cui operano le imprese.

Per questo motivo, la procedura di base del modello sociale europeo deve essere conosciuta e riconosciuta dall’insieme dei datori di lavoro e dei lavoratori in Europa. Qualsiasi impresa presente sul territorio europeo deve poter disporre degli stessi strumenti di anticipazione e di preparazione dei suoi concorrenti nell’Unione per fare fronte al cambiamento dell’ambiente economico in cui opera, condizione questa che, d’altronde, favorirà una concorrenza sana tra imprese in virtù delle regole del mercato interno.

Migliorare il coordinamento delle iniziative comunitarie relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori

Nella sua risposta alla consultazione della Commissione che figura all’allegato 2 del documento di lavoro dei servizi della Commissione, la Confederazione europea dei sindacati (CES) ritiene che l’esistenza di svariate direttive che istituiscono un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori crei il rischio di "procedure doppie" in cui parti interessate diverse si occuperebbero dello stesso problema. Il relatore concorda con questa posizione.


PARERE della commissione per i problemi economici e monetari (4.12.2008)

destinato alla commissione per l’occupazione e gli affari sociali

sull’attuazione della direttiva 2002/14/CE che istituisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea

(2008/2246(INI))

Relatore per parere: Harald Ettl

SUGGERIMENTI

La commissione per i problemi economici e monetari invita la commissione per l’occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  sottolinea che i lavoratori possono influenzare le decisioni, e quindi partecipare positivamente alla concretizzazione degli obiettivi di produttività delle imprese, soltanto se vengono informati e consultati tempestivamente e che quindi, nel caso di ristrutturazioni, fusioni e compravendite aziendali nonché di acquisizioni da parte di investitori finanziari, quali i fondi speculativi, di private equity e sovrani, devono essere informati e consultati in maniera esauriente e per tempo prima dell'adozione delle relative decisioni; ritiene pertanto che, nell’ambito della revisione della direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea(1), vada stabilita una definizione chiara del diritto di informazione e consultazione dei lavoratori;

2.  fa notare che il diritto di informazione e consultazione è un diritto fondamentale di tutti i lavoratori ed è dell’opinione che, a seguito della diversificazione delle forme di impresa e della formazione di nuovi strumenti finanziari, questo diritto debba essere adeguato, in modo da tenere conto delle circostanze, e garantito nel caso di acquisizioni da parte di fondi speculativi, società di private equity e fondi sovrani; esorta pertanto la Commissione a presentare una relativa proposta di modifica della direttiva 2002/14/CE;

3.  ritiene che le informazioni che, se rese note, potrebbero avere ripercussioni estremamente negative sull’impresa dovrebbero essere soggette all'obbligo di assoluta riservatezza fino al momento della decisione finale su questioni economiche sostanziali concernenti l'impresa (ad esempio sotto forma di una "lettera di intenti");

4.  constata che in taluni atti legislativi della Comunità figurano delle limitazioni nel campo di applicazione dei diritti di partecipazione dei lavoratori, come ad esempio nel calcolo della soglia; ricorda che, ai fini di tale calcolo, alcuni Stati membri scelgono una definizione differenziata di lavoratore; ritiene che tale calcolo debba basarsi sempre sul numero di lavoratori dichiarati, indipendentemente dall’età o dal tipo di contratto di lavoro; invita la Commissione a rivedere le limitazioni esistenti;

5.  invita la Commissione, che è responsabile per le fusioni e acquisizioni, ad adoperarsi affinché, nell’ambito delle decisioni relative a operazioni di fusione e acquisizione, vengano rispettate le regole nazionali e comunitarie in materia di informazione e consultazione;

6.  invita la Commissione a garantire la parità di trattamento degli equipaggi di navi d’alto mare rispetto agli altri lavoratori e, nell’ambito della sua proposta di modifica della direttiva 2002/14/CE, ad includere gli equipaggi di navi d’alto mare nel campo di applicazione della suddetta direttiva.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

2.12.2008

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

26

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Mariela Velichkova Baeva, Paolo Bartolozzi, Zsolt László Becsey, Sebastian Valentin Bodu, Sharon Bowles, Udo Bullmann, David Casa, Manuel António dos Santos, Christian Ehler, Jonathan Evans, José Manuel García-Margallo y Marfil, Jean-Paul Gauzès, Robert Goebbels, Donata Gottardi, Louis Grech, Othmar Karas, Wolf Klinz, Astrid Lulling, Gay Mitchell, Sirpa Pietikäinen, John Purvis, Peter Skinner, Margarita Starkevičiūtė, Ivo Strejček, Sahra Wagenknecht

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Harald Ettl

(1)

GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29.


PARERE della commissione giuridica (20.1.2009)

destinato alla commissione per l’occupazione e gli affari sociali

sull'attuazione della direttiva 2002/14/CE che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea

(2008/2246(INI))

Relatore: Gabriele Stauner

SUGGERIMENTI

La commissione giuridica invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che l’informazione e la consultazione dei lavoratori sono elementi centrali di un'economia sociale di mercato e non dovrebbero essere considerati un ostacolo allo sviluppo economico delle imprese,

B.   considerando che il termine per il recepimento della direttiva 2002/14/CE, a norma del suo articolo 11, è già scaduto, come pure i termini transitori di cui all’articolo 10, che consentono a taluni Stati membri di limitare l'applicazione della direttiva a determinate aziende,

1.  invita la Commissione a introdurre immediatamente le misure necessarie a garantire il pieno e corretto recepimento della direttiva da parte degli Stati membri e, in riferimento agli Stati membri che hanno fatto ricorso ai termini transitori, a servirsi di tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire il pieno recepimento della direttiva anche in tali paesi;

2.  sottolinea in particolare che le procedure di ricorso previste dagli Stati membri, di cui all’articolo 6, paragrafo 3, della direttiva, rivestono un'importanza fondamentale, da un lato, al fine di garantire un'efficace tutela dei legittimi interessi dei lavoratori e, dall'altro, onde evitare di limitare l'esercizio dei diritti di informazione e di consultazione tramite un indebito ricorso alla clausola della riservatezza; invita pertanto la Commissione a introdurre le misure necessarie a garantire il corretto recepimento da parte degli Stati membri anche a tale riguardo;

3.  è del parere che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori, data la loro fondamentale importanza per un'economia sociale di mercato, non debbano in linea di principio essere limitati alle grandi imprese;

4.  invita pertanto la Commissione ad abbassare le soglie stabilite all'articolo 3 della direttiva, in modo tale da prevedere un’efficace informazione e consultazione anche dei lavoratori di piccole e medie imprese, esonerandone soltanto le microimprese.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

20.1.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Carlo Casini, Bert Doorn, Monica Frassoni, Giuseppe Gargani, Neena Gill, Klaus-Heiner Lehne, Katalin Lévai, Antonio López-Istúriz White, Manuel Medina Ortega, Hartmut Nassauer, Aloyzas Sakalas, Eva-Riitta Siitonen, Francesco Enrico Speroni, Diana Wallis, Rainer Wieland, Jaroslav Zvěřina, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Eva Lichtenberger, Jacques Toubon


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

21.1.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

44

2

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Andersson, Edit Bauer, Iles Braghetto, Philip Bushill-Matthews, Milan Cabrnoch, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Luigi Cocilovo, Jean Louis Cottigny, Jan Cremers, Harald Ettl, Richard Falbr, Carlo Fatuzzo, Ilda Figueiredo, Joel Hasse Ferreira, Roger Helmer, Stephen Hughes, Ona Juknevičienė, Jean Lambert, Raymond Langendries, Bernard Lehideux, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Maria Matsouka, Elisabeth Morin, Juan Andrés Naranjo Escobar, Csaba Őry, Siiri Oviir, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Pier Antonio Panzeri, Rovana Plumb, Bilyana Ilieva Raeva, Elisabeth Schroedter, José Albino Silva Peneda, Kathy Sinnott, Jean Spautz, Ewa Tomaszewska, Anne Van Lancker, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Françoise Castex, Richard Howitt, Magda Kósáné Kovács, Csaba Sógor, Anja Weisgerber

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Adrian Manole

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