Procedura : 2008/2061(INI)
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A6-0095/2009

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PV 24/03/2009 - 3
CRE 24/03/2009 - 3

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PV 24/03/2009 - 4.11
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P6_TA(2009)0156

RELAZIONE     
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24.2.2009
PE 418.035v02-00 A6-0095/2009

sulle migliori prassi nel settore della politica regionale e gli ostacoli nell’utilizzo dei Fondi strutturali

(2008/2061(INI))

Commissione per lo sviluppo regionale

Relatrice: Constanze Angela Krehl

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i bilanci
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle migliori prassi nel settore della politica regionale e gli ostacoli nell'utilizzo dei Fondi strutturali

(2008/2061(INI))

Il Parlamento europeo,

–    visto il programma URBACT, avviato nel quadro dell'iniziativa URBAN, che agevola e sviluppa le buone pratiche e gli scambi di esperienze di oltre 200 città dell'Unione europea,

–    vista la propria risoluzione del 21 ottobre 2008 sulla governance e il partenariato a livello nazionale e regionale e per progetti di politica regionale(1),

–    visto il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione,(2)

–    visto il regolamento (CE) n. 1080/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale,(3)

–    visti gli articoli 158 e 159 del trattato CE,

–    viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo tenutosi a Lisbona il 23 e 24 marzo 2000,

–    vista la comunicazione della Commissione del 19 giugno 2008 intitolata “Quinta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale - Regioni in crescita, Europa in crescita” (COM(2008)0371),

–    vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2008 intitolata “Libro verde sulla coesione territoriale - Fare della diversità territoriale un punto di forza” (COM(2008)0616),

–    vista la comunicazione della Commissione “Regioni per il cambiamento economico” (COM(2006)0675),

–    visto lo studio della sua Unità tematica politiche strutturali e di coesione intitolato “Le buone pratiche nel settore della politica regionale e gli ostacoli nell’utilizzo dei Fondi strutturali”,

–    tenuto conto dell’audizione pubblica del 17 luglio 2008 organizzata dalla sua commissione per lo sviluppo regionale,

–    visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–    visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per i bilanci (A6‑0095/2009),

A.     considerando che la politica di coesione è uno dei più importanti settori d'azione nell'Unione europea, non soltanto in considerazione della sua dotazione finanziaria, ma anche e soprattutto perché costituisce un pilastro fondamentale nel processo d’integrazione europea e per la sua importanza per la coesione sociale, economica e territoriale dell'Unione europea e per lo sviluppo delle sue 268 regioni, riducendo i deficit e le disparità di sviluppo e migliorando la vita di tutti i cittadini dell'UE,

B.     considerando che le regioni dell’Unione europea si trovano di fronte a sfide largamente simili - il cui impatto tuttavia differisce grandemente da regione a regione date le specificità delle regioni per quanto riguarda carattere (ad esempio regioni insulari o montane) e popolazione - : globalizzazione e ristrutturazioni economiche accelerate che ne derivano, apertura delle relazioni commerciali, conseguenze della rivoluzione tecnologica, cambiamenti climatici, sviluppo dell’economia basata sulla conoscenza, evoluzione demografica, calo demografico e aumento dell'immigrazione,

C.     considerando che i migliori risultati, che rafforzano la base di conoscenze e migliorano la competitività, sono spesso raggiunti nell'ambito di progetti svolti in cooperazione tra settore pubblico, imprese, settore dell'istruzione e attori locali,

D.     considerando che la politica di coesione non è in grado di sviluppare appieno il proprio potenziale per superare tali sfide poiché i potenziali richiedenti, per accedere al sostegno dei Fondi strutturali dell’UE, si trovano di fronte a grossi ostacoli, quali:

-  eccessiva burocrazia

-  regolamentazioni troppo numerose e complesse, in certi casi disponibili unicamente on-line, il che esclude molti potenziali beneficiari di questi fondi dall'accesso a tali risorse

-  frequenti modifiche, da parte di certi Stati membri, dei criteri di ammissibilità e della documentazione richiesta

-  mancanza di trasparenza dei processi decisionali e dei regimi di cofinanziamento, e ritardi nei pagamenti

-  amministrazione centrale lenta e macchinosa negli Stati membri e applicazione delle norme in una maniera che dilata ulteriormente la burocrazia e fa sì che le informazioni siano fornite in modo inadeguato

-  insufficiente capacità amministrativa decentrata e diversità dei modelli di amministrazione regionale negli Stati membri, che ostacolano la disponibilità di dati comparativi e lo scambio delle migliori prassi

-  inadeguatezza dei meccanismi di coordinamento interregionale

-  assenza di un sistema funzionante di cooperazione fra autorità nazionali, regionali e locali,

E.     considerando che parecchi degli attuali errori nel settore della politica di coesione sono riconducibili a questi ostacoli esistenti,

F.     considerando che i ritardi nell'attuazione della politica strutturale sono dovuti in parte all'eccessiva rigidità delle procedure, e che pertanto occorre considerare l'opportunità di una loro semplificazione e di una chiara divisione di responsabilità e competenze fra l'UE, gli Stati membri e le autorità locali e regionali,

1.      sottolinea che, sebbene si debba tener conto del valore aggiunto della diffusione delle migliori prassi presso la generalità del pubblico in termini di migliore comunicazione e rapporto costi-benefici, i tentativi di introdurre tali prassi nella politica regionale dell'UE dovrebbero rivolgersi soprattutto alle autorità di gestione, guidandole nell'elaborazione delle norme che disciplinano l'accesso alle risorse strutturali, in modo che gli scambi di informazioni e di esperienze possano contribuire a un deciso miglioramento della qualità dei progetti, fornendo soluzioni a problemi comuni e permettendo di scegliere interventi più efficaci e mirati;

2.      rileva la necessità di semplificare le procedure per l 'attuazione dei progetti e programmi nel quadro dei Fondi strutturali, specialmente per quanto riguarda i sistemi di gestione e di controllo; saluta pertanto con soddisfazione, a tale riguardo, il pacchetto di revisione normativa dei Fondi strutturali messo a punto in risposta all'attuale crisi finanziaria; attende con impazienza le ulteriori proposte della Commissione in materia, che dovranno essere annunciate entro i prossimi mesi;

Eliminazione degli ostacoli

3.      esorta la Commissione, allo scopo di eliminare gli ostacoli citati, ad assumere, fra l'altro, le seguenti iniziative:

-  impostare a lungo termine i criteri di valutazione dei progetti cofinanziati dai Fondi strutturali dell’Unione europea;

-  per i progetti innovativi, sviluppare criteri di valutazione specifici - adeguati alla natura innovativa dei progetti - che in sostanza ammettano un margine di errore più ampio, anziché valutarli con gli stessi criteri applicati ad altri tipi di progetti;

-  ridurre dagli attuali dieci a tre anni la durata massima dell’obbligo di conservare la documentazione relativa al progetto per i controlli da parte della Commissione;

-  elaborare speciali misure d'intervento e nuovi indicatori qualitativi per le regioni con determinate specificità geografiche, come le regioni montane e a bassa densità di popolazione e le regioni ultraperiferiche, di confine e insulari, e adattare di conseguenza la scala territoriale degli interventi, al fine di promuovere la coesione territoriale nell'Unione europea;

-  semplificare il sistema dei controlli e cercare di introdurre un sistema di controllo unico;

-  adattare le norme in materia di pubblici appalti in modo da semplificarle e armonizzarle;

-  coordinare con gli Stati membri le disposizioni sull'ammissibilità delle spese;

-  assicurare in maggior misura gli anticipi ai beneficiari;

-  migliorare il coordinamento delle misure attuate e cofinanziate nel quadro della politica di coesione e nel quadro della PAC II (sviluppo delle zone rurali);

-  rendere più flessibili i programmi di assistenza tecnica;

-  introdurre meccanismi per promuovere la cooperazione in rete e facilitare la gestione di progetti in gruppo;

-  alleviare gli oneri amministrativi creati da questi progetti e limitarli in proporzione alle dimensioni del progetto;

-  semplificare, chiarire ed accelerare l'iter dei progetti e renderli maggiormente orientati ai risultati;

-  incoraggiare attivamente gli Stati membri a creare un sistema efficace di cooperazione e di condivisione delle responsabilità fra i livelli nazionale, regionale e locale;

-  facilitare l'accesso ai fondi grazie a una più stretta cooperazione con i governi nazionali per ridurre i tempi burocratici;

-  predisporre un calendario per l'adozione di iniziative volte a rimuovere gli ostacoli e a migliorare le possibilità di accesso ai fondi;

4.      raccomanda alla Commissione di procedere inoltre a sviluppare un approccio concertato, accessibile a tutti, riguardo allo scambio interregionale delle migliori prassi, onde consentire agli attori che partecipano alla politica di coesione di usufruire delle esperienze altrui;

5.      rimarca espressamente che l'individuazione delle migliori prassi non deve portare ad appesantimenti amministrativi per i richiedenti e i promotori di progetti;

6.      chiede che nell'utilizzazione dei Fondi strutturali le formalità amministrative siano ridotte al minimo e non aumentino inutilmente a causa delle diverse condizioni imposte dagli Stati membri;

7       ribadisce il proprio sostegno alla prassi volte a garantire che ogni Stato membro produca una dichiarazione di affidabilità nazionale annuale che copra i fondi comunitari in gestione condivisa, e chiede che tale prassi sia generalizzata;

Criteri generali e tematici per individuare le migliori prassi

8.      si compiace dell’approccio definito nel quadro dell’iniziativa “Regioni per il cambiamento economico”, che prevede, in primo luogo, di individuare e pubblicizzare le migliori prassi col conferimento del premio annuale "REGIO STARS" e, in secondo luogo, di istituire un sito Internet per le migliori prassi; richiama l'attenzione sul fatto che, con il solo Internet, l'efficacia di tale iniziativa risulterebbe limitata;

9.      critica la scarsa trasparenza delle basi oggettive utilizzate dalla Commissione per individuare le migliori prassi;

10.    invita la Commissione, alla luce dell’ampio uso del concetto di “migliori prassi (best practices”, a cui di frequente si affiancano i concetti di “buone pratiche (good practices)” o di “success stories”, a definire una serie di criteri specifici per la politica di coesione, che consentano di distinguere queste “migliori prassi” da quelle relative ad altri progetti;

11.    raccomanda alla Commissione di tener conto, nell'individuazione delle “migliori prassi”, dei seguenti aspetti:

–  qualità del progetto

–  garanzia del principio del partenariato

–  sostenibilità della misura in questione

–  contributo positivo alla parità delle opportunità e all'integrazione della dimensione di genere

–  carattere innovativo del progetto

–  approccio integrato fra le politiche settoriali e territoriali dell'UE

–  uso efficace delle risorse

–  durata del progetto prima della fase di attuazione

–  realizzazione del progetto nei tempi e nei modi prestabiliti

–  impulso significativo per la regione o per l'intera UE

–  impatto sull'occupazione

–  vantaggi per le PMI

–  agevolazione della messa in rete e della cooperazione territoriale fra regioni

–  trasferibilità del progetto, ovvero sua applicabilità in altre regioni del'Unione europea

–  valore aggiunto delle attività nel quadro delle politiche dell'Unione europea

–  impatto positivo del progetto sui cittadini, sulle regioni e gli Stati membri e sulla società nel suo complesso;

12.    sottolinea che tutti i criteri per l'individuazione delle migliori prassi devono essere chiaramente misurabili e affidabili, così da evitare frizioni, effetti indesiderati e giudizi soggettivi che rischierebbero di compromettere l'intera procedura di classificazione dei progetti sulla base dei criteri stessi; invita pertanto la Commissione a descrivere chiaramente il contenuto di detti criteri e il modo in cui vanno applicati;

13.    raccomanda che, sulla base dell’analisi di numerosi progetti relativi a diverse regioni dell’Unione europea, si prendano in considerazione fattori supplementari per identificare le migliori prassi in settori della politica di coesione che sono di particolare rilievo per lo sviluppo sia di singole regioni che dell’Unione europea nel suo insieme e che mostrano una marcata varietà di approcci in termini di attuazione;

14.    raccomanda, con riferimento al settore “ricerca e sviluppo/ innovazione”, di considerare i seguenti fattori:

-  investimenti qualitativamente significativi nella scienza e nella ricerca

-  legami fra economia, mondo accademico e istituti di ricerca, con un particolare accento sul rafforzamento delle PMI, anche come strumento per far decollare lo sviluppo territoriale

-  legami fra istituti scientifici e istituti di ricerca

-  sviluppo e/o innovazione riguardanti tecnologie orientate al futuro e/o loro applicazioni pratiche

-  utilizzazione delle nuove tecnologie in settori tradizionali

-  applicazione nell'industria

-  soluzioni in settori chiave per l'UE - ecologia, energia ecc.;

15.    raccomanda, con riferimento al settore “tutela dell’ambiente e del clima e politica energetica sostenibile”, di considerare i seguenti fattori:

-  misure di protezione per zone particolarmente a rischio, adeguate alle specificità locali (sensibilità), in particolare per le acque

-  conservazione e uso efficiente delle risorse scarse

-  approccio responsabile all’uso delle risorse

-  misure per risolvere il problema della povertà energetica

-  rilevante aumento dell’efficienza energetica

-  rilevante riduzione del consumo di energia

-  aumento della quota di fonti energetiche rinnovabili

-  misure per ridurre le emissioni di CO2

-  metodi e/o procedimenti per la conservazione delle risorse scarse o in pericolo;

16.    raccomanda, con riferimento al settore “creazione di posti di lavoro di qualità”, di considerare i seguenti fattori:

-  miglioramento delle condizioni di lavoro

-  aumento del numero di posti di lavoro di qualità

-  creazione sostenibile di posti di lavoro rivolti al futuro

-  garanzia di pari accesso al mercato del lavoro per ambo i generi

-  aumento della produttività

-  aumento della competitività

-  creazione di posti di lavoro indipendenti dalla collocazione territoriale, come nel campo dell’“e-business”

-  interventi per una maggiore specializzazione della forza lavoro

-  uso dei mezzi moderni d'informazione e comunicazione

-  conciliazione di vita familiare e lavorativa

-  interventi a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione (ad esempio giovani, donne, persone con disabilità, immigrati, disoccupati di lunga durata, disoccupati di età superiore ai 45 anni, persone che non hanno ricevuto un'istruzione formale)

-  migliore accessibilità e disponibilità di trasporti, telecomunicazioni, istruzione e servizi sanitari;

17.    raccomanda, con riferimento al settore “apprendimento permanente”, di considerare i seguenti fattori:

-  miglioramento qualitativo degli standard formativi e aumento quantitativo dell'offerta di formazione, con particolare riferimento alle opportunità per le componenti di popolazione più svantaggiate o a rischio (ad esempio giovani, donne, persone con disabilità, immigrati, disoccupati di lunga durata, disoccupati di età superiore ai 45 anni, persone prive di istruzione scolastica)

-  stretto collegamento fra istruzione, formazione e vita lavorativa

-  progetti di formazione specificamente adeguati alle esigenze, sia in termini qualitativi che quantitativi

-  introduzione e utilizzo di tecnologie e procedure moderne

-  misure per stimolare e mantenere la disponibilità alla formazione

-  maggiore utilizzazione delle opportunità di formazione

-  formazione linguistica permanente;

18.    raccomanda, con riferimento al settore “sviluppo urbano integrato”, di considerare i seguenti fattori:

-  politica integrata a lungo termine per il trasporto pubblico locale, la circolazione di pedoni e biciclette e l'uso dell'automobile, in un'ottica di efficace integrazione fra le diverse modalità di trasporto, sia pubbliche che private

-  gestione efficiente del traffico

-  promozione dello sviluppo economico delle città

-  aumento degli investimenti imprenditoriali, misure tese a incentivare e a mantenere il livello dell'occupazione - ponendo soprattutto l'accento sull'occupazione e l'imprenditoria giovanile - e a migliorare la vita sociale

-  rigenerazione e integrazione di quartieri degradati e di aree deindustrializzate

-  migliore qualità della vita nei centri urbani, ad esempio disponibilità e accessibilità dei servizi pubblici

-  creazione di spazi verdi e di aree ricreative e maggiore efficienza nell'uso delle risorse idriche ed energetiche, specialmente nel settore abitativo

-  servizi e strutture per le persone con disabilità

-  promozione di iniziative volte a legare la popolazione, e soprattutto i giovani, alle proprie città

-  presa in considerazione dello spazio di vita costituito dal territorio urbano, suburbano e rurale prossimo alla città

-  riduzione dell'utilizzo eccessivo dei terreni grazie a una molto maggiore rivalorizzazione dei terreni inutilizzati ed evitando lo sviluppo urbano incontrollato

-  migliore accessibilità delle attrezzature urbane e di trasporto per le persone a mobilità ridotta

-  maggiore interazione fra centri urbani e aree rurali

-  impiego di un approccio integrato;

19.    raccomanda, con riferimento al settore “evoluzione demografica”, di considerare i seguenti fattori:

-  accesso universale ai servizi

-  rafforzamento delle misure tese ad attrarre i lavoratori qualificati

-  maggiore coinvolgimento delle fasce più vulnerabili della popolazione migliorando istruzione e formazione

-  misure in materia di orario di lavoro flessibile

-  misure per semplificare la vita dei genitori che lavorano consentendo loro di conciliare vita familiare e vita lavorativa

-  misure per favorire l'agevole integrazione degli immigrati

-  esigenze speciali delle persone con disabilità e degli anziani

-  contributo al mantenimento dei livelli demografici (in aree soggette a calo demografico);

20.    raccomanda, con riferimento al settore “cooperazione transfrontaliera”, di considerare i seguenti fattori:

-  incremento della qualità e della quantità dei contatti transfrontalieri

-  creazione di reti permanenti o di meccanismi di cooperazione a lungo termine

-  armonizzazione dei diversi sistemi e procedure

-  coinvolgimento di nuovi partner

-  creazione di autonomia finanziaria

-  trasferimento e scambio permanenti di conoscenze a livello transfrontaliero

-  sfruttamento comune delle potenzialità delle regioni partner

-  collegamenti infrastrutturali fra regioni partner;

21.    raccomanda, con riferimento al settore “partenariati pubblico-privato”, di considerare i seguenti fattori:

-  miglioramento qualitativo della realizzazione del progetto in termini di efficacia e redditività

-  accelerazione dei tempi di attuazione del progetto

-  meccanismo trasparente di distribuzione del rischio

-  migliore gestione del progetto

-  accresciuta partecipazione delle autorità e degli operatori locali e regionali ai partenariati pubblico-privato

-  regole di condotta chiare e trasparenti per le attività di imprese ed enti del settore pubblico;

22.    invita la Commissione a tener conto della necessità di favorire le migliori prassi in materia di meccanismi di finanziamento, in particolar modo quelli dei partenariati pubblico-privato e quelli che beneficiano del sostegno della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti;

23.    è consapevole del fatto che è estremamente difficile che un progetto risponda contemporaneamente a tutti i criteri; invita perciò la Commissione a redigere un elenco di tali criteri in ordine di priorità, prima di applicarli, e a stabilire quali debbano avere maggiore priorità, in modo da facilitare la designazione dei progetti meritevoli come migliori prassi; sottolinea la necessità di utilizzare i criteri sulle migliori prassi stabiliti di comune accordo in maniera aperta e trasparente, il che consentirà una migliore gestione, accettazione e comparabilità di tali prassi e consentirà di evitare la confusione con altri concetti simili;

24.    invita la Commissione, in vista del futuro utilizzo dei termini “migliori prassi (best practices”, “buone pratiche (good practices)” e “success stories”, a elaborare una chiara e trasparente suddivisione o graduazione di tali concetti ai fini della descrizione dei progetti;

Scambio delle migliori prassi

25.    invita la Commissione a organizzare e coordinare lo scambio di migliori prassi attraverso una rete di regioni, e a creare a tale scopo un sito web pubblico contenente le informazioni essenziali sui progetti in tutte le lingue della Comunità;

26.    raccomanda alla Commissione di istituire, nel contesto dell’attuale quadro amministrativo, un ufficio specifico nell’ambito della DG Politica regionale, che organizzi, in collaborazione con questa rete delle regioni, la valutazione, la raccolta e lo scambio delle migliori prassi, e funga da punto di contatto permanente sia per l'offerta che per la domanda, con l’obiettivo di instaurare un scambio a lungo termine, continuo, affidabile ed efficace, delle migliori prassi nel settore della politica di coesione; invita la Commissione a diffondere in tutti i suoi servizi questa cultura delle buone pratiche;

27.    propone in tale ambito che i meccanismi di valutazione analizzino e prendano in considerazione metodologie affidabili già sperimentate; ritiene che occorra dare particolare enfasi alla cooperazione con una rete di autorità regionali e agenzie specializzate, che sono la fonte principale del materiale primario di migliori prassi per la valutazione;

28.    rammenta che, mentre l'Unione europea apporta i finanziamenti e le buone prassi, spetta ai responsabili nazionali, regionali e locali trarne profitto; si felicita in tale ambito dell'istituzione di un programma Erasmus per i rappresentanti eletti locali e regionali;

29.    raccomanda che la Commissione si avvalga degli strumenti del Comitato delle regioni – in particolare la Piattaforma di monitoraggio su Lisbona e la Rete di monitoraggio della sussidiarietà – per lo scambio delle migliori prassi fra regioni e Stati membri, al fine di identificare e determinare insieme gli obiettivi, programmare gli interventi e infine procedere a una valutazione comparativa dei risultati della politica di coesione;

°

°       °

30.    incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

Testi approvati, P6_TA(2008)0492.

(2)

GU L 239 del 1.9.2006, pag. 248.

(3)

GU L 210 del 31.7.2006, pag. 1.


MOTIVAZIONE

La politica regionale e strutturale figura fra i settori politici di maggior rilievo dell’UE, non solo in considerazione della sua dotazione finanziaria, ma soprattutto grazie alla sua importanza per la coesione sociale, economica e territoriale dell'Unione europea e per lo sviluppo di tutte le 268 regioni. In molte realtà territoriali, le regioni dell’Unione europea si confrontano con sfide molto simili, dovendo affrontare la globalizzazione e le ristrutturazioni economiche accelerate che si affiancano a essa, l’apertura delle relazioni commerciali, gli effetti della rivoluzione tecnologica, lo sviluppo dell’economia basata sulla conoscenza, il cambiamento demografico e l’aumento dell'immigrazione.

Ostacoli all'esecuzione dei Fondi strutturali

Sebbene l’obiettivo della politica strutturale dell'Unione europea sia quello di aiutare le regioni a superare tali sfide, per accedere ai Fondi strutturali dell’UE i potenziali richiedenti si trovano a fronteggiare enormi ostacoli, fra cui eccessivi oneri burocratici, disposizioni regolamentari troppo ampie, di difficile comprensione o in alcuni casi valide solo a breve o medio termine, nonché regimi di cofinanziamento non trasparenti.

Così, per motivi burocratici, i responsabili dei progetti sono attualmente obbligati a conservare la documentazione relativa al progetto per un periodo di dieci anni dalla conclusione dello stesso, allo scopo di poterla esibire in caso di eventuali controlli da parte della Commissione. Tale disposizione impone un onere burocratico eccessivo, in particolare ai progetti di piccole dimensioni. Per ridurre al minimo tale onere e per rimuovere gli adempimenti burocratici inutili, il Parlamento europeo chiede di limitare il periodo di conservazione a tre anni.

Oltre a tali ostacoli di natura burocratica, i richiedenti incontrano a volte enormi difficoltà a ottenere risorse a favore della dotazione tecnica, di fondamentale importanza per l’attuazione dei progetti. Mentre i progetti cofinanziati tramite il Fondo sociale europeo possono accedere a finanziamenti erogati su base forfetaria destinati a tale dotazione, ciò risulta impossibile nel caso di progetti finanziati tramite le risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale. Alla luce di ciò, il Parlamento europeo invita la Commissione ad accordare importi forfetari analoghi destinati alla dotazione tecnica anche ai progetti cofinanziati dal FESR.

Un ulteriore problema per i progetti è dato dal fatto che i criteri di valutazione della Commissione non sono fissati a lungo termine. Data l’incertezza che ne deriva per i responsabili dei progetti, il Parlamento invita la Commissione a stabilire criteri di valutazione a lungo termine e a valutare i progetti sulla scorta dei criteri validi al momento dell’attuazione del progetto. I criteri di valutazione della Commissione rappresentano, per altro, un altro serio problema nel caso dei progetti innovativi. La difficoltà risiede nel fatto che per i progetti innovativi valgono gli stessi criteri stabiliti per qualsiasi altro progetto, il che non è corretto, visto che per loro natura i progetti innovativi prevedono un rischio di errore o addirittura di fallimento considerevolmente superiore agli altri. Considerando l’obiettivo della strategia di Lisbona di rendere l’Unione europea lo spazio economico più innovativo del mondo, il Parlamento europeo consiglia innanzitutto di ammettere un margine di errore più ampio. In caso contrario si profila il rischio di soffocare sul nascere qualsiasi approccio di tipo innovativo, recando pregiudizio sia all'obiettivo di Lisbona che al significato della politica di coesione dell'UE.

Un ulteriore ostacolo a un uso efficace delle risorse strutturali si configura attualmente nelle scarse opportunità di scambiare esperienze offerte ai promotori dei progetti e nella quasi totale assenza di possibilità concrete di coordinamento interregionale. Il superamento di questi ostacoli ancora forti sia per i responsabili dei progetti che per le regioni potrebbe, già a breve termine, esercitare un influsso positivo indiretto sulla risoluzione dei problemi burocratici o sulla comprensione degli attuali regolamenti o delle norme non trasparenti che disciplinano i cofinanziamenti.

Best practices – Una strategia per superare gli attuali ostacoli

Una soluzione per superare tali ostacoli e le disfunzioni che spesso ne derivano in relazione all’utilizzo delle risorse previste nell’ambito della politica di coesione dell’Unione europea, consiste nello sviluppare un approccio concertato per lo scambio interregionale delle migliori prassi (best practices), onde consentire agli attori regionali di usufruire delle esperienze altrui. Questo è l’obiettivo della presente relazione. In tale ottica, sorgono tuttavia alcune questioni, sia sul piano organizzativo che dei contenuti. Una delle questioni principali consiste nella necessità di chiarire cosa siano le best practices. Sebbene si tratti di un termine utilizzato di frequente e in molti settori, in alcuni casi anche in parallelo con altri concetti come “good practices” o “success stories”, non si dispone in realtà di una sua definizione chiara e inequivocabile. La DG Politica regionale della Commissione, ad esempio, identifica le best practices nel quadro dell‘iniziativa “Regioni per il cambiamento economico”, conferendo loro il premio annuale “REGIO STARS” e diffondendole pubblicamente, fra l’altro attraverso Internet. Tuttavia, attualmente la selezione avviene in un contesto privo di trasparenza e su basi oggettive non esattamente definite.

Criteri generali e tematici per individuare le migliori prassi

Con riferimento alle attuali sfide, esistono una serie di fattori utili a identificare le prassi migliori nell'ambito della politica di coesione dell'Unione europea. A tal fine, il Parlamento europeo raccomanda i seguenti punti:

-    qualità del progetto

-    garanzia del principio del partenariato

-    sostenibilità delle misure

-    rispetto delle pari opportunità

-    carattere innovativo del progetto

-    efficacia dell’impegno finanziario

-    durata del progetto in fase antecedente alla sua attuazione

-    tempi di attuazione e modalità di organizzazione rigorosi

-    impulso significativo a livello regionale o comunitario

-    trasferibilità del progetto, ovvero possibile attuazione anche in altre regioni del'Unione europea;

Per identificare le best practices in quei settori di particolare rilievo per lo sviluppo sia delle singole regioni che dell’Unione europea nel suo insieme che mostrano una notevole varietà di approcci in termini di attuazione, occorre prendere in considerazione fattori specifici che si aggiungono ai fattori di carattere generale. Al riguardo, vengono individuati otto settori.

§ Ricerca e sviluppo/innovazione

-    investimenti di qualità per scienza e ricerca

-    legami fra economia e scienza

-    legami fra istituti scientifici e istituti di ricerca

-    sviluppo e/o creazione di tecnologie proiettate verso il futuro;

§ Tutela dell’ambiente e del clima - Politica energetica sostenibile

-    misure di salvaguardia per zone particolarmente a rischio, adeguate alle diverse realtà territoriali (sensibilità)

-    protezione e uso efficiente delle materie prime scarse

-    approccio responsabile all’uso delle materie prime

-    sensibile aumento dell’efficienza energetica

-    sensibile riduzione dei consumi energetici

-    aumento della quota di fonti energetiche rinnovabili

-    provvedimenti tesi alla riduzione delle emissioni di CO2

-    metodi e/o procedimenti per contenere l’uso di materie prime scarse o in via d'esaurimento

§ Creazione di posti di lavoro di qualità

-    miglioramento delle condizioni di lavoro

-    creazione di posti di lavoro orientati al futuro

-    aumento della produttività

-    aumento della competitività

-    creazione di posti di lavoro indipendenti dalla collocazione territoriale

-    uso di mezzi di informazione e comunicazione moderni

§ Apprendimento permanente

-    miglioramento qualitativo dell’istruzione e aumento dell'offerta formativa, con particolare riferimento alle opportunità rivolte ai gruppi di popolazione particolarmente svantaggiati o a rischio

-    stretto collegamento fra istruzione e formazione

-    progetti di formazioni adeguati alle esigenze sia in termini qualitativi che quantitativi

-    introduzione e utilizzo di tecnologie e procedure moderne

-    creazione e mantenimento della disponibilità alla formazione

-    maggiore partecipazione alla formazione

§ Sviluppo urbano integrato

-    maggiore compatibilità fra il trasporto pubblico locale, la circolazione pedonale e il traffico automobilistico

-    aumento degli investimenti imprenditoriali, misure tese a incentivare e a mantenere il livello dell'occupazione e a migliorare la vita sociale

-    rivitalizzazione del maggese urbano 

-    aumento della qualità della vita dei centri urbani

§ Evoluzione demografica

-    applicazione di procedure di accesso universale ai servizi (ad esempio, creazione di piattaforme informatiche nel settore dell’assistenza sanitaria, dell'eLearning, ecc.)

-    misure tese a formare/attrarre maggiormente i lavoratori qualificati

-    misure di integrazione a favore dei lavoratori più anziani

§ Cooperazione transfrontaliera

-    incremento dei contatti transfrontalieri (a livello qualitativo e quantitativo)

-    creazione di reti permanenti e di forme di cooperazione a lungo termine

-    armonizzazione dei diversi sistemi/procedure

-    coinvolgimento di nuovi partner

-    creazione di autonomia finanziaria

-    trasferimento e scambio permanenti di conoscenze a livello transfrontaliero

-    sviluppo comune di potenzialità delle regioni partner

-    collegamento infrastrutturale fra regioni partner

§ Partenariati pubblico-privato

-    miglioramento qualitativo della fase di attuazione del progetto

-    accelerazione dei tempi di attuazione del progetto

In considerazione del frequente utilizzo dei concetti di “good practices” o “success stories” in parallelo a quello di “best practices”, il Parlamento europeo propone alla Commissione, sulla scorta di tali fattori, di formulare una chiara e trasparente distinzione, o per meglio dire una classificazione, che contribuisca a differenziare i concetti.

Scambio di “best practices”

Esistono diverse possibilità per organizzare lo scambio di best practices. Dal lato, si potrebbe fare in modo che i responsabili di progetto costituiscano e gestiscano autonomamente una rete, oppure, dall’altro, lo scambio potrebbe avvenire all’interno della DG Politica regionale, che organizza tale attività in assenza di una rete.

Riguardo alle funzioni correlate allo scambio, come ad esempio quella di valutare le prassi migliori, il Parlamento europeo privilegia l’ipotesi di istituire, nel contesto dell’attuale quadro amministrativo, un ufficio specifico nell’ambito della DG Politica regionale della Commissione, che, in collaborazione con la rete delle regioni, organizzi la valutazione, la raccolta e lo scambio di migliori prassi e si renda disponibile quale punto di contatto permanente sia per la parte offerente che per la parte richiedente. Il Parlamento europeo ritiene si tratti dell'unico modello che rende possibile uno scambio di best practices nel settore della politica di coesione dell’Unione europea che sia a lungo termine, continuo, affidabile ed efficace.

Progetti per l’individuazione dei fattori inerenti alle migliori prassi (selezione)

Ricerca e sviluppo/innovazione

-    Laser per microtecnologie e diagnostica (Lituania)

-    NaMLab – Laboratorio per materiali nanoelettronici (Germania)

-    Ricerca sui materiali carbonici (Slovacchia)

Tutela dell’ambiente e del clima - Politica energetica sostenibile

-    Centro di eccellenza per le tecnologie ambientali (Slovenia)

-    MOBIZENT - Mobilitätszentrale Burgenland (Austria)

-    Ricostruzione di un impianto idrico minore (Slovacchia)

Creazione di posti di lavoro di qualità

-    “Brainhunt”- Concorso fra piani di gestione aziendali (Estonia)

-    Ricostruzione del Fraunhofer Instituts für Zelltherapie und Immunologie (Istituto Fraunhofer per la terapia cellulare e l‘immunologia) (Germania)

-    Sviluppo di strumenti per la gestione delle conoscenze nell’ambito delle PMI (Austria)

Apprendimento permanente

-    Specialisti per le biotecnologie (Germania)

-    Sviluppo di metodi e ambiente di formazione presso il Narva Vocational Training Centre – Estonia

-    People for modern office - Slovacchia

Sviluppo urbano integrato

-    Sviluppo della problematica area urbana del “Leipziger Osten” (Germania)

-    Progetto di ampliamento del Parque de las Ciencias di Granada (Spagna)

-    Miglioramento urbanistico del panorama di Hörnum (Germania)

Evoluzione demografica

-    Gestione del personale nel settore dell'artigianato (Germania)

-    TELEWORK (Estonia)

-    BSR eHealth – Strutture integrate di assistenza sanitaria regionale: e-health nella regione del Mar Baltico (DE- DK- SE- NO- FI- LT- PL)

Cooperazione transfrontaliera

-    ECRN - European Chemical Regions Network (ES - DE - EST - PL - NL - IT - UK)

-    Baltic Sea Virtual Campus (DE- DK- SE- FI- LV- LT- RU- PL)

-    New Hansa (DE - DK - SE - FI - LV - LT - PL)

Partenariati pubblico-privato

-    “Brainhunt”- Concorso fra piani di gestione aziendali (Estonia)

-    NaMLab – Laboratorio per materiali nanoelettronici (Germania)


PARERE della commissione per i bilanci (23.1.2009)

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sulle migliori prassi nel settore della politica regionale e gli ostacoli all'utilizzo dei Fondi strutturali

(2008/2061(INI))

Relatrice per parere: Nathalie Griesbeck

PA_NonLeg

SUGGERIMENTI

La commissione per i bilanci invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  rammenta che urge stabilire una definizione precisa del concetto di "migliori prassi", che includa il principio del buon governo; ritiene, a tale riguardo, che sia opportuno introdurre indicatori di prestazione quantitativi e qualitativi comuni a tutti gli Stati membri e definire un rapporto costi/benefici per i progetti; ricorda che potrebbero essere presi in considerazione quali indicatori qualitativi in particolare: la remunerazione dei salari,l'indicatore di povertà, la qualità della vita, la speranza di vita, la competitività, le variazioni di livello della disoccupazione di lunga durata e il livello dei servizi di interesse generale nelle regioni;

2.  invita la Commissione a elaborare una valutazione scientifica del tasso di trasferibilità delle "migliori prassi" in materia di gestione amministrativa, finanziaria e informatica dei progetti e a favorire la visibilità e la trasferibilità delle "migliori prassi" tra le autorità di gestione di uno Stato membro e tra le autorità di gestione di diversi Stati membri; ritiene che la Commissione dovrebbe altresì favorire la trasferibilità delle migliori prassi affinché gli Stati membri possano razionalizzarne l'esecuzione tenendo conto delle specificità sociologiche, economiche, geografiche e amministrative in ciascuna regione interessata;

3.  chiede alla Commissione di tener conto della necessità di favorire le migliori prassi in materia di meccanismi di finanziamento, in particolar modo i meccanismi di finanziamento nei partenariati pubblico-privato e in quelli che beneficiano del sostegno della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti;

4.  invita la Commissione a coordinare i servizi responsabili di misurare l'efficacia delle prassi legate alla gestione amministrativa, finanziaria e informatica dei progetti, così come il loro tasso di trasferibilità;

5.  chiede che venga elaborata una relazione tecnica sul lavoro delle autorità di gestione da ultimare in tempo utile per l'adozione del nuovo quadro finanziario, soprattutto in previsione del termine del periodo di programmazione 2007-2013, da completarsi con un ragionevole anticipo rispetto all'approvazione del nuovo quadro finanziario, al fine di permettere al legislatore di delineare meglio la sua attività in sede di rinegoziazione del prossimo quadro finanziario;

6.  chiede che le formalità amministrative siano limitate al massimo nell'utilizzazione dei Fondi strutturali e non aumentino inutilmente a causa delle varie condizioni imposte dagli Stati membri;

7.  ribadisce il proprio sostegno alla migliore prassi che prevede che ogni Stato membro produca una dichiarazione di affidabilità nazionale annuale che copra i fondi comunitari in gestione condivisa e chiede che tale prassi sia generalizzata;

8.  chiede che, nel quadro del bilancio, risorse amministrative sufficienti siano destinate alle autorità di gestione, responsabili in particolar modo del Fondo sociale europeo, al fine di garantire che i microprogetti rispettino i criteri di ammissibilità.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

22.1.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

27

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Richard James Ashworth, Reimer Böge, Herbert Bösch, Paulo Casaca, Valdis Dombrovskis, Brigitte Douay, James Elles, Hynek Fajmon, Ingeborg Gräßle, Nathalie Griesbeck, Catherine Guy-Quint, Anne E. Jensen, Wiesław Stefan Kuc, Janusz Lewandowski, Vladimír Maňka, Mario Mauro, Jan Mulder, Esko Seppänen, Nina Škottová, Theodor Dumitru Stolojan, László Surján, Kyösti Virrankoski

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Michael Gahler, Marusya Ivanova Lyubcheva, Paul Rübig, Peter Šťastný


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

12.2.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

49

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Emmanouil Angelakas, Stavros Arnaoutakis, Elspeth Attwooll, Rolf Berend, Jana Bobošíková, Victor Boştinaru, Wolfgang Bulfon, Giorgio Carollo, Bairbre de Brún, Gerardo Galeote, Iratxe García Pérez, Monica Giuntini, Ambroise Guellec, Pedro Guerreiro, Gábor Harangozó, Filiz Hakaeva Hyusmenova, Mieczysław Edmund Janowski, Gisela Kallenbach, Evgeni Kirilov, Miloš Koterec, Constanze Angela Krehl, Florencio Luque Aguilar, Jamila Madeira, Miguel Angel Martínez Martínez, Iosif Matula, Miroslav Mikolášik, Lambert van Nistelrooij, Jan Olbrycht, Maria Petre, Markus Pieper, Giovanni Robusti, Bernard Soulage, Catherine Stihler, Margie Sudre, Oldřich Vlasák

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jan Březina, Den Dover, Emanuel Jardim Fernandes, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Stanisław Jałowiecki, Zita Pleštinská, Samuli Pohjamo, Christa Prets, Miloslav Ransdorf, Flaviu Călin Rus, Richard Seeber, László Surján, Nikolaos Vakalis, Iuliu Winkler

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Wolf Klinz, Sepp Kusstatscher, Toine Manders

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