RELAZIONE sull'Agenda sociale rinnovata

3.4.2009 - (2008/2330(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali
Relatore: José Albino Silva Peneda


Procedura : 2008/2330(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento :  
A6-0241/2009

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'Agenda sociale rinnovata

(2008/2330(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008 sull'Agenda sociale rinnovata (COM(2008) 412),

–   vista la risoluzione del Parlamento europeo del 18 novembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sull'applicazione del principio della parità retributiva tra donne e uomini[1],

–   vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2008 sulle sfide per gli accordi collettivi nell'UE[2],

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008 dal titolo "Un rinnovato impegno a favore dell'Europa sociale: rafforzamento del metodo di coordinamento aperto per la protezione sociale e l'integrazione sociale" (COM(2008)0418),

–   vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni[3],

–   vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008 dal titolo "Non discriminazione e pari opportunità: Un impegno rinnovato" (COM(2008)0420),

–   vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2008 su Un piano europeo di ripresa economica (COM(2008)0800),

–   vista la comunicazione della Commissione del 3 ottobre 2008 dal titolo "Un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata: sostenere maggiormente gli sforzi tesi a conciliare la vita professionale, privata e familiare" COM(2008)0635,

–   viste la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2006 "La sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche nella UE" (COM(2006)0574) e la risoluzione del Parlamento del 20 novembre 2008 sul futuro dei regimi previdenziali e pensionistici: finanziamento e tendenza all'individualizzazione[4],

–   viste la comunicazione della Commissione del 17 ottobre 2007 "Ammodernare la protezione sociale per un rafforzamento della giustizia sociale e della coesione economica: portare avanti il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro" (COM(2007)0620) e la risoluzione del Parlamento del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea[5],

–   vista la raccomandazione del Consiglio 92/442/CEE del 24 giugno 1992 relativa a criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale[6]

–   viste la comunicazione della Commissione del 27 giugno 2007 "Verso principi comuni di flessicurezza: posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza" (COM(2007)0359) e la risoluzione del Parlamento del 29 novembre 2007 su principi comuni di flessicurezza[7],

–   vista la comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008 intitolata "Una corsia preferenziale per la piccola impresa – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la piccola impresa (uno 'Small Business Act' per l'Europa)" (COM(2008)0394),

–   viste la comunicazione della Commissione del 26 febbraio 2007 "Inventario della realtà sociale – relazione intermedia al Consiglio europeo di primavera del 2007" (COM(2007)0063) e la risoluzione del Parlamento del 15 novembre 2007 sull'inventario della realtà sociale[8],

–   viste la comunicazione della Commissione del 24 maggio 2006 "Promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti — Contributo dell'Unione alla realizzazione dell'agenda per il lavoro dignitoso nel mondo" (COM(2006)0249) e la risoluzione del Parlamento del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti[9],

–   vista la sua risoluzione del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell'UE e la definizione di povertà che contiene[10]

–   vista la sua posizione definita in prima lettura il 17 giugno 2008 in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010)[11],

–   vista la sua risoluzione del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell’Unione europea[12]

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea[13], e in particolare le disposizioni relative ai diritti sociali nonché l'articolo 136 del trattato CE,

–   visto il Libro Verde della Commissione del 22 novembre 2006 dal titolo "Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo" (COM(2006)0708),

–   visti il Libro verde della Commissione del 18 luglio 2001 dal titolo "Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese" (COM(2001) 366), la comunicazione della Commissione del 22 marzo 2006 dal titolo "Il partenariato per la crescita e l’occupazione: fare dell’Europa un polo di eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2006)0136) e la risoluzione del Parlamento del 13 marzo 2007 su "La responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato[14]",

–   vista la propria dichiarazione del 22 aprile 2008 sulla soluzione del problema dei senzatetto,[15]

–   visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, adottato dalle Nazioni Unite nel 1966,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione per le libertà civili e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6‑0241/2009),

A.  considerando che la più grave conseguenza dell'attuale crisi finanziaria ed economica per l'UE sarà il forte aumento della disoccupazione che colpirà soprattutto le categorie sociali più vulnerabili; considerando che livelli più elevati di disoccupazione vanno di pari passo con l'aumento della povertà e delle disparità in materia sanitaria, dell'esclusione, della criminalità, dell'insicurezza e della sfiducia,

B.   considerando che, prima dell'attuale crisi, l'UE era già alle prese con le difficoltà derivanti dalla debole crescita economica, dall'esplosiva situazione demografica e dai problemi connessi al dover operare in un'economia internazionale sempre più globalizzata,

C.  considerando che nel 2007 il 15,2% dei cittadini europei di età compresa tra i 18 e i 24 anni aveva abbandonato prematuramente gli studi,

D.  considerando che l'occupazione non basta per molti cittadini dell'UE a garantire l'uscita dalla povertà, visto che nel 2006 l'8% della popolazione era a rischio di povertà,

E.   considerando che nel 2006 il 16% dei cittadini europei era a rischio povertà e che i bambini, le famiglie numerose e le famiglie monoparentali, i disoccupati, i disabili, i giovani, gli anziani, le minoranze etniche e i migranti sono gruppi particolarmente vulnerabili,

F.   considerando che le donne sono sempre maggiormente a rischio di povertà rispetto agli uomini a causa di fattori come la loro dipendenza economica, il divario retributivo tra i sessi sul mercato del lavoro e la maggiore presenza femminile nei lavori meno retribuiti; considerando che questa situazione aumenta il rischio di perpetuare la povertà alle generazioni successive,

G.  considerando che gli aumenti dei prezzi degli ultimi anni hanno avuto un effetto notevole sui bilanci delle famiglie e hanno colpito in misura sproporzionata le categorie sociali vulnerabili,

H.  considerando che vari studi (ad es. Il futuro della ricerca mondiale della Fondazione Russell Sage), hanno dimostrato che nelle economie maggiormente sviluppate, un lavoratore su quattro potrebbe presto ritrovarsi nelle fasce retributive più basse e dunque in una situazione di accresciuto rischio di povertà; considerando che il fenomeno del lavoro mal retribuito interessa tutti e assume sovente la forma di un rapporto di lavoro informale con i lavoratori non qualificati, i lavoratori part-time, le donne, gli immigrati e i giovani maggiormente a rischio; considerando che vi è la tendenza a trasmettere il lavoro scarsamente retribuito da una generazione all'altra limitando l'accesso a un'istruzione di buon livello, a una buona assistenza sanitaria e ad altre condizioni basilari di esistenza,

I.    considerando che l’articolo 2 del trattato CE stabilisce che la solidarietà e la parità tra uomini e donne sono tra i valori fondanti dell’Unione europea,

J.    considerando che l'UE affronta un cambiamento demografico le cui caratteristiche più importanti sono l'aumento dell'aspettativa di vita e un basso tasso di fertilità, anche se in alcuni paesi si comincia a ravvisare un'inversione di tendenza,

K.  considerando che il cambiamento demografico dovrebbe portare a un raddoppio dell'indice di dipendenza degli anziani fino al 2050 con ripercussioni soprattutto sulla salute psicofisica della popolazione,

L.  saluta il "Demography Report 2008: Meeting Social Needs in an Ageing Society" della Commissione (SEC(2008)2911), nel quale è riconosciuto il ruolo centrale assolto nella società dalle persone che prestano assistenza informale (carer), e invita la Commissione a esaminare le solide argomentazioni sociali che militano a favore dell'inclusione dei carers nell'elaborazione delle future politiche;

M.  considerando che benché gli effetti della crisi finanziaria sull'economia reale non siano del tutto noti, sarà impossibile raggiungere l'obiettivo della creazione di 5 milioni di posti di lavoro nell'UE tra il 2008 e il 2009; considerando che la recessione economica provocherà un aumento della disoccupazione e sicuramente anche maggiore povertà, oltre a mettere in difficoltà i modelli sociali europei,

N.  considerando che la crisi finanziaria ed economica sta producendo un aumento della disoccupazione e una crescente insicurezza, mettendo a dura prova la coesione sociale in tutta l'UE, con fratture e tensioni sociali in numerosi Stati membri,

O.  considerando che l'UE si è impegnata a realizzare l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile a livello sociale e ambientale e che sarebbe opportuno sfruttare appieno le opportunità di creazione di posti di lavoro che possono nascere da tale impegno,

P.   considerando che il dialogo sociale può rivelarsi importante per affrontare la crisi di fiducia che è stata esacerbata dalla crisi finanziaria visto che molte persone sono angosciate per il loro futuro; considerando che eguale priorità va accordata a chi è già escluso e la cui situazione è aggravata dall'attuale crisi,

Q.  considerando che nell'UE la maggiore presenza dei pubblici poteri, caratterizzata da un certo grado di distribuzione del reddito e da quello che viene comunemente definito "modello sociale europeo", ha effetti positivi sulla vita lavorativa di milioni di uomini e donne appartenenti ai segmenti più svantaggiati della forza lavoro,

R.   considerando che il rispetto delle disposizioni legali e convenzionali e l'equilibrio fra i due modelli normativi del diritto del lavoro e della contrattazione collettiva sono la precondizione per introdurre valori uniformi in una diversità di sistemi,

S.   considerando che nei rapporti di lavoro informali non si applicano norme e procedure concordate fra le parti in sede di contrattazione collettiva,

T.   considerando che l'Agenda sociale rinnovata dovrebbe basarsi sul principio che politiche sociali efficaci ed efficienti contribuiscono alla crescita economica e alla prosperità e che ciò, a sua volta, consente di rafforzare il sempre più debole sostegno dei cittadini nei confronti dell'UE,

U.  si rammarica che l'agenda sociale rinnovata non affronti la questione della certezza giuridica dei servizi sociali d'interesse generale,

V.  considerando che sono state espresse molte preoccupazioni circa il ruolo e la visibilità dell'Agenda sociale rinnovata, che riguardano fra l'altro la sue finalità poco chiare, il seguito che vi sarà dato e la minore rilevanza conferita al Metodo aperto di coordinamento in campo sociale,

W. considerando che i modelli sociali europei sono un gruppo di valori omogenei che caratterizza sistemi diversi tra loro e che essi rientrano, in genere, tra le competenze degli Stati membri; che le finalità dell'Europa sociale, sancite nel trattato, nella Carta dei diritti fondamentali e nel trattato di riforma, devono essere messe in risalto in quanto obiettivo primario dell'UE, se quest'ultima vuole venire incontro alle attese e alle preoccupazioni dei suoi cittadini; considerando che i Consigli di primavera hanno ribadito più volte l'obiettivo dell'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale e la necessità di rafforzare la dimensione sociale di Lisbona; considerando che il fallimento e il successo delle politiche sociali e di occupazione a livello nazionale si ripercuotono anche sugli altri Stati membri, il dibattito sulla riforma del modello sociale europeo deve pertanto essere posto al centro di questa interazione tra l'Unione e gli Stati membri

X.  considerando che il fallimento della strategia di crescita e occupazione per la riduzione della povertà (le cifre attuali indicano 78.000.000 di persone che vivono in condizioni di povertà) e le crescenti ineguaglianze devono essere al centro delle preoccupazioni; che l'UE deve compiere progressi nella definizione e attuazione di obiettivi nazionali e comunitari di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale e in aree cruciali per le quali attualmente esistono indicatori, se si vuole che la gente si persuada che l'UE è innanzitutto al servizio delle persone, prima ancora che delle imprese e delle banche,

Y.  considerando che in vari procedimenti dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee sono state citate le "norme cruciali per la salvaguardia dell'ordine politico, sociale o economico", senza chiarire chi debba decidere quali norme nazionali siano cruciali per la protezione del pubblico,

Z.   considerando che la Corte di giustizia ha ritenuto che non spetta agli Stati membri definire unilateralmente la nozione di politica pubblica o imporre unilateralmente il proprio diritto del lavoro ai fornitori di servizi stabiliti in un altro Stato membro; considerando che, se questa prerogativa non è degli Stati membri, rimane incerto chi debba esercitarla,

AA. considerando che non sussiste una chiara distinzione fra subappalto di sola manodopera, reclutamento illecito di lavoratori e prestazioni di servizi basate su contratti legali conclusi con veri lavoratori autonomi; considerando che occorre tener presente la differenza fra pratiche illecite e autentici rapporti di lavoro, commerciali e non,

Azioni prioritarie

Modelli sociali europei

1.   invita il Consiglio e la Commissione, tenuto conto della recessione economica, a riaffermare l'importanza di un'Europa sociale forte, che integri politiche sociali e di occupazione sostenibili, efficaci ed efficienti; invita la Commissione a sviluppare un'ambiziosa Agenda di politica sociale per il periodo 2010-2015;

2.   sollecita la Commissione a presentare un piano programmatico coerente sul lavoro dignitoso, che sia conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

3.   sottolinea l'importanza, in questi tempi difficili, di includere la promozione del lavoro e la creazione di occupazione fra le principali priorità dell'agenda sociale, e ritiene che una maggiore flessibilità nel lavoro sia oggi più importante che mai;

4.   invita la Commissione ad associare l’agenda sociale rinnovata ad altre iniziative quali il Patto europeo per la parità di genere, il Patto europeo per la gioventù e l’Alleanza europea per le famiglie, al fine di offrire alle categorie sociali svantaggiate un migliore accesso alle prestazioni sociali;

5.   è preoccupato del fatto che le misure proposte nella comunicazione della Commissione manchino della coerenza necessaria per produrre un impatto sugli attuali livelli di povertà ed esclusione nell'UE e per affrontare le attuali sfide alla coesione sociale;

6.   si rammarica in particolare del fatto che la comunicazione della Commissione non contenga le seguenti proposte, essenziali per conseguire un equilibrio fra libertà economiche e diritti sociali:

      - una direttiva sulle disposizioni basilari di diritto del lavoro per tutti i lavoratori, a prescindere dal loro status occupazionale, al fine di tutelare il numero sempre crescente di lavoratori atipici,

      - una revisione della direttiva del Consiglio, unitamente a un sistema di valutazione del lavoro neutro dal punto di vista del genere, per ridurre il divario salariale fra uomini e donne, fra i vari settori economici così come al loro interno;

      - una direttiva sulla contrattazione collettiva transfrontaliera in linea con le realtà delle transazioni commerciali transfrontaliere;

7.   sottolinea la necessità di sviluppare ulteriormente standard minimi di diritto del lavoro; è consapevole che né le libertà economiche né le regole di concorrenza possono far premio sui diritti sociali fondamentali;

8.   osserva che la politica sociale deve affrontare questioni fondamentali, quali un migliore equilibrio tra diritti sociali più forti e libertà di mercato, la lotta contro la discriminazione, la promozione dell'uguaglianza, la riforma e l'ammodernamento dei modelli sociali europei e il rafforzamento dei valori cui si ispirano;

9.   nota che la precisazione del contenuto delle "norme cruciali per la salvaguardia dell'ordine politico, sociale o economico" sia una questione politica da definire nel quadro di un processo democraticamente legittimato; invita pertanto la Commissione ad avviare un dibattito aperto per chiarire la natura delle disposizioni di cui sopra e a proporre all'occorrenza opportuni atti legislativi;

10. ritiene che in questo momento non si debbano ridurre le spese sociali ma piuttosto rafforzare le riforme strutturali; aggiunge che l'UE deve sostenere le infrastrutture dei modelli sociali degli Stati membri, fra cui i servizi sociali di interesse generale, attraverso la riaffermazione dell'importanza dell'accesso universale, della qualità e della sostenibilità;

11. deplora che, mentre la crisi finanziaria dimostra l'importanza dell'intervento statale ai fini del mantenimento dell'attività economica e del rafforzamento della coesione sociale, la Commissione non abbia assicurato il futuro e il ruolo cruciale dei servizi pubblici nell'Unione europea proponendo una direttiva quadro sui servizi di interesse generale;

12. chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa volta a garantire la certezza giuridica dei servizi sociali di interesse generale;

13. sottolinea la necessità di trovare il modo per riformare e ammodernare i sistemi di sicurezza sociale nazionali per debellare la povertà in una prospettiva di lungo periodo, soprattutto per quanto attiene ad un adeguato reddito minimo, alle pensioni e ai sistemi sanitari; rimarca altresì che esiste il potenziale per rafforzare la sostenibilità finanziaria di sistemi salariali e pensionistici minimi e la qualità ed efficienza dei servizi sanitari, attraverso il miglioramento dell'organizzazione, dell'accesso a tali servizi, e di un maggiore partenariato fra pubblico e privato, nel rispetto dei principi della sussidiarietà e sostenendo i maggiori sforzi volti ad instaurare sistemi di imposizione fiscale progressiva capaci di ridurre le ineguaglianze;

14. rileva che l'istituto del salario minimo nazionale esiste nella maggior parte degli Stati membri, ma non in tutti; esorta gli Stati membri a prevedere tale istituto nel loro ordinamento per promuovere l'inclusione sociale, e li invita a scambiarsi al riguardo le migliori prassi; riconosce che, laddove l'assistenza sociale esiste, gli Stati membri hanno il dovere di garantire che i cittadini comprendano quali siano i loro diritti e siano in grado di ottenerli;

15. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi bancari di base;

16. ribadisce che lo sport e le attività culturali sono strumenti fondamentali per l’inclusione sociale e contribuiscono a incoraggiare lo sviluppo personale, a promuovere i valori positivi della società e a coltivare i talenti;

17. si attende che la Commissione integri al più presto nell'insieme delle politiche comunitarie le problematiche ambientali e sanitarie al fine di garantire un livello elevato di tutela della salute e ambientale, conformemente alle disposizioni del trattato CE;

18. condivide la volontà della Commissione di ampliare l'agenda sociale a nuovi settori; deplora che troppo spesso l'ambiente non sia considerato che sotto l'angolo del cambiamento climatico; accoglie con favore le rinnovate dichiarazioni della Commissione a favore di un'economia sostenibile a basse emissioni di CO2, si rammarica tuttavia del fatto che la proposta della Commissione non contenga misure concrete che contemplino le conseguenze sociali e sanitarie delle crisi ecologiche e climatiche;

19. sottolinea che l’indigenza estrema e l’esclusione sociale che ne deriva non possono essere comprese unicamente in termini economici, attraverso delle cifre, ma vanno comprese anche in termini di diritti dell’uomo e di cittadinanza; riconosce che il principio della libera circolazione dei capitali e delle merci non è in grado, in quanto tale, di eliminare la povertà o la povertà cronica (soprattutto se persistente) e che l’indigenza estrema costituisce una privazione di opportunità e non consente una piena partecipazione alla vita della comunità, rendendo coloro che ne sono colpiti indifferenti all’ambiente che li circonda;

Politiche sociali e di occupazione

20. saluta le proposte incluse nel pacchetto della Commissione su un migliore equilibrio fra lavoro e vita privata presentato a fine 2008; esorta la Commissione a rivolgere raccomandazioni agli Stati membri che sono in netto ritardo rispetto agli obiettivi del Consiglio europeo di Barcellona del 2002 relativi agli interventi di assistenza all'infanzia da realizzare entro il 2010; invita inoltre la Commissione a incoraggiare ulteriormente l'apertura dei datori di lavoro riguardo alle disposizioni sul lavoro flessibile, attraverso l'ottimizzazione dell'uso e della conoscenza delle TIC e di nuove forme di organizzazione del lavoro, così da promuovere la flessibilità degli orari di lavoro e la loro compatibilità con gli orari aziendali, amministrativi e scolastici;

21. invita la Commissione a elaborare una proposta che consenta di conciliare meglio la vita privata, familiare e professionale, attraverso l'ottimizzazione dell'uso e della conoscenza delle TIC e di nuove forme di organizzazione del lavoro, tenendo conto delle esigenze e del benessere del bambino e promuovendo al tempo stesso una più efficace protezione del lavoro che sancisca il diritto dei genitori e dei carer a orari di lavoro flessibili corrispondenti alle loro esigenze e prestando particolare attenzione alle opportunità di accesso per le categorie a basso salario, per i lavoratori precari e i lavoratori con impieghi di bassa qualità;

22. deplora la debolezza delle politiche comunitarie e nazionali dinnanzi all'aumento della povertà e in particolare della povertà infantile;

23. incoraggia gli Stati membri a prevedere sistemi di reddito minimo garantito per l'inclusione sociale, in conformità con i principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

24. suggerisce che nuove sfide demografiche potrebbero essere affrontate risolvendo la situazione delle donne che vivono in povertà, che non hanno pari e adeguato accesso al cibo, all’alloggio, all’educazione, alla retribuzione e che hanno difficoltà a conciliare lavoro, famiglia e vita privata;

25. invita ad adottare forme di prevenzione e di lotta più efficaci contro l'abbandono precoce degli studi, all'insegna del motto "andare a scuola paga"; chiede inoltre sistemi di istruzione organizzati in modo più efficace e corsi di studio adattati al mercato del lavoro di domani che tengano conto delle esigenze della società e degli sviluppi tecnologici; invita a promuovere ulteriormente e a sostenere le Scuole della seconda opportunità e l'istruzione informale e non formale che ha favorito in maniera dimostrabile una partecipazione di giovani e adulti maggiore di quella che si registra nei contesti scolastici tradizionali per abbassare il tasso di abbandono scolastico nell'Unione europea; a tal fine chiede l'eliminazione, da tempo sollecitata, di ogni differenza di opportunità nei sistemi di istruzione dell'UE, in particolare l'abbandono dell'istruzione segregata e di basso livello, che ha effetti negativi irreversibili sulle categorie emarginate, in particolare sui rom;

26. insiste sulla necessità di azioni più efficaci nell'ambito dell'apprendimento e della formazione permanente, per fornire ai cittadini, soprattutto ai meno qualificati, gli strumenti per (ri)entrare nel mercato del lavoro senza difficoltà e senza discriminazioni; suggerisce di valorizzare le capacità imprenditoriali, soprattutto delle donne e dei giovani, le competenze TIC e di comunicazione, la conoscenza della finanza e le competenze linguistiche;

27. sottolinea la necessità di migliorare l'istruzione in Europa, dinamizzando il processo di compatibilità e comparabilità dei sistemi di istruzione degli Stati membri in vista di facilitare il mutuo riconoscimento di qualifiche e standard professionali;

28. ritiene che le politiche di inclusione sociale attiva debbano esercitare un impatto decisivo sull'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale, sia per quanti hanno un lavoro retribuito ("i lavoratori poveri") che per quanti non svolgono un'attività lavorativa remunerata;

29. evidenzia la necessità di promuovere la cooperazione tra università e imprenditoria, poiché è importante garantire che entrambi i partner collaborino e si sostengano a vicenda nell'interesse delle rispettive organizzazioni, del personale e degli studenti; ritiene che si debba creare un ponte tra i curricula universitari e che le imprese debbano avere la possibilità di integrare i programmi di studio, proporre tirocini, organizzare giornate porte aperte per gli studenti ecc.;

30. attira l'attenzione sulla necessità di un approccio più equilibrato tra flessibilità, sicurezza e garanzia di salari dignitosi, finalizzato all'integrazione dei giovani, degli anziani, delle donne, dei disoccupati di lungo periodo e dei gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro; propone che, nell'attuare le strategie nazionali relative alla flessicurezza, gli Stati membri considerino la risoluzione del Parlamento del 29 novembre 2007 in materia;

31. considerando che, specie in tempi di crisi economica e finanziaria e di conseguenti ristrutturazioni e licenziamenti, la partecipazione dei lavoratori al processo decisionale in seno alle imprese, fonte del loro sostentamento, assume la massima importanza; saluta la recente revisione della direttiva del Consiglio 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie[16]; ribadisce la sua richiesta di potenziare il funzionamento dei comitati aziendali europei, come indicato nella sua risoluzione del 4 settembre 2001 sull'applicazione della suddetta direttiva[17];

32. rimarca che le politiche sociali e di occupazione dovrebbero creare posti di lavoro ed essere attivate velocemente in relazione all'attuale crisi economica e dovrebbero fornire opportunità di lavoro e di formazione attenuando le perdite di reddito; ritiene che tali politiche debbano motivare attivamente le persone a ricercare opportunità di lavoro o ad avviare una propria attività imprenditoriale; a tal fine ritiene che gli Stati membri debbano considerare il ricorso a strumenti di finanziamento accessibili, come le garanzie di credito, i tassi di interesse agevolati o la capitalizzazione delle indennità di disoccupazione, attenuando nel contempo la perdita di reddito, fornire opportunità di istruzione che aiutino i disoccupati a trovare nuovi posti di lavoro; rammenta l'approccio organico della Commissione all'inclusione sociale che comprende un adeguato sostegno al reddito, l'accesso ai mercati del lavoro inclusivi e servizi sociali di alta qualità;

33. . invita la Commissione ad adottare iniziative che portino a operare una chiara distinzione fra, da un lato, datori di lavoro, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori e, dall'altro, lavoratori dipendenti;

34. sottolinea l'assoluta necessità di fornire supporto alle madri, mediante assegni familiari durante l'infanzia del bambino e la creazione di un idoneo quadro per il loro rientro sul mercato del lavoro, prestando particolare attenzione alle ragazze madri, categoria particolarmente vulnerabile;

35. rileva che l'economia sociale, come un'altra forma di imprenditoria, svolge un ruolo essenziale nel contribuire a una sostenibile economia europea, conciliando redditività e solidarietà; aggiunge che le imprese dell'economia sociale necessitano di un quadro giuridico certo; sottolinea l'importantissimo contributo del lavoro di volontariato nel settore sociale in particolare nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e a sostegno dei gruppi più svantaggiati nella società;

36. sottolinea che non tutti sono in grado di svolgere un lavoro e che attualmente non vi sono posti di lavoro per tutti; afferma al riguardo l'importanza, ribadita dal Consiglio di dicembre, di attuare la raccomandazione del 1992 sull'opportunità di rendere operante il "diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana" mediante l'estensione a tutti gli Stati membri dell'istituto del salario minimo e l'aumento del suo livello per assicurare adeguatezza e accessibilità;

37. ritiene che lo sviluppo del microcredito possa svolgere un ruolo importante nell'aiutare i disoccupati (di lungo periodo) nella transizione verso il lavoro autonomo; osserva che il microcredito ha già in molti casi agevolato il reinserimento nel mercato del lavoro, che è appunto uno degli obiettivi della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione; invita la Commissione a migliorare l'elaborazione e l'accessibilità; invita la Commissione a migliorare l'elaborazione e l'accessibilità delle informazioni circa le possibilità e disponibilità di microcredito, nonché a concentrarsi attivamente sui gruppi sociali che più di altri potrebbero beneficiare del microcredito;

38. invita a promuovere un legame più solido tra la realizzazione della flessicurezza e il rafforzamento del dialogo sociale, nel rispetto degli usi e delle consuetudini nazionali;

39. insiste sull'eliminazione degli ostacoli burocratici per le piccole e medie imprese; chiede che venga portata avanti l'attuazione dei principi proposti nella comunicazione della Commissione su uno "Small Business Act per l'Europa".

40. pur riconoscendo pienamente che gli Stati membri hanno competenza in materia di politica salariale, suggerisce che le parti sociali discutano nuove metodologie per politiche salariali che potrebbero invertire l'attuale percentuale in declino del rapporto tra salari e profitti e includere una più elevata partecipazione finanziaria dei dipendenti agli utili delle società, attraverso il ricorso a meccanismi che riducano l'impatto dell'inflazione; ritiene che tali meccanismi potrebbero consentire di utilizzare i guadagni aggiuntivi dei dipendenti in speciali fondi di capitale creati dalle aziende; chiede un dibattito su eventuali modi per incentivare le aziende che adottino tali metodologie e chiede altresì di discutere quadri giuridici che disciplinino l'accesso dei dipendenti a detti fondi, in modo graduale, nel corso del tempo; suggerisce alle parti sociali l'importanza di un rinnovato impegno per un salario che permetta di vivere un'esistenza "dignitosa" e che garantisca un reddito minimo molto al di sopra del livello di reddito considerato adeguato, in modo da permettere alle persone di uscire dalla povertà e di trarre beneficio dal lavoro;

41. insiste sul fatto che la promozione della non discriminazione e delle pari opportunità riposa su una solida base legislativa e su una serie di strumenti di intervento, e che la parità e l'assenza di discriminazione devono essere integrati in tutti gli aspetti dell'Agenda sociale rinnovata;

42. invita la Commissione a condurre studi sull’impatto a medio e a lungo termine della mobilità nel campo della conoscenza, e sulla scorta delle relative risultanze elaborare misure atte a mitigarne gli effetti negativi;

Immigrazione

43. attira l'attenzione sull'impatto negativo (una possibile "fuga dei cervelli") che l'immigrazione potrebbe avere nello sviluppo dei paesi di origine, ivi comprese le strutture familiari, la sanità, l'istruzione e la ricerca; ricorda d'altronde gli effetti della crisi economica in termini di squilibrio dei mercati dell'occupazione dei paesi ospitanti;

44.  sottolinea l'importanza delle assunzioni "etiche" dai paesi terzi, con specifico riguardo ai professionisti del settore sanitario, e invita gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a elaborare un Codice di condotta per le assunzioni internazionali;

45. sottolinea che l'impatto a lungo termine dell'immigrazione sul cambiamento demografico è incerto, in quanto dipende dalla volatilità dei flussi migratori, dei ricongiungimenti familiari e dei tassi di fertilità;

46. ritiene che gli immigrati possano contribuire, ove assunti legalmente, allo sviluppo sostenibile dei sistemi di sicurezza sociale, oltre a garantire i propri diritti pensionistici e sociali;

47. sottolinea che per avere successo, una politica di immigrazione fondata sui diritti umani deve promuovere una strategia coerente ed organica per l'integrazione degli immigrati, basata sulle pari opportunità, fondata sulla garanzia dei loro diritti fondamentali e in grado di garantire un equilibrio fra diritti ed obblighi;

48. saluta la proposta della Commissione di imporre sanzioni ai datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi illegalmente residenti; sottolinea l'importanza di combattere lo sfruttamento di tali cittadini rispettando al tempo stesso i diritti di quanti si trovano in situazioni vulnerabili; in tale ambito invita la Commissione a creare opportunità di occupazione legale per i cittadini di paesi terzi legalmente residenti;

49. saluta la proposta di direttiva concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera (COM(2008)0414), richiama tuttavia l'attenzione sul fatto che la direttiva non deve a sua volta aggravare le discriminazioni basate sul censo per i cittadini dell'Unione;

50. ritiene che il rafforzamento e l'applicazione delle vigenti disposizioni di diritto del lavoro sia nazionali che comunitarie e di quelle in attuazione di convenzioni dell'OIL, deve essere una priorità per le istituzioni dell'UE e gli Stati membri;

51. sottolinea la necessità di rafforzare ulteriormente in tutta l'UE le leggi antidiscriminazione; invita la Commissione a incentivare lo scambio delle migliori prassi fra gli Stati membri in modo da migliorare ulteriormente le misure che hanno permesso di integrare gli immigrati; nota che, specie in tempi di difficoltà economiche, le categorie sociali più vulnerabili, che comprendono sovente gli immigrati, sono quelle di gran lunga più colpite;

L'UE a livello esterno

52. ritiene che nelle sue relazioni esterne, l'UE potrebbe svolgere un ruolo più attivo nel promuovere norme sociali e ambientali essenziali; è convinto che si debbano compiere sforzi ulteriori a favore di meccanismi di prevenzione, vigilanza e sanzionamento delle violazioni;

53. ritiene che l'UE possa fare di più per influenzare l'agenda internazionale in tema di promozione di un lavoro dignitoso per tutti e adoperarsi attivamente per il rispetto delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e che ciò, a sua volta, possa contribuire a realizzare la pace mondiale e a tutelare, inoltre, gli interessi e i valori dell'Unione europea;

54. sottolinea che lo sviluppo del quadro giuridico comunitario tramite il diritto primario o derivato non deve mai essere in contrasto con gli obblighi assunti in sede internazionale nel quadro delle convenzioni dell'OIL;

55. osserva che l'UE dovrebbe puntare a un processo di globalizzazione più inclusivo a livello sociale e sostenibile da un punto di vista economico e ambientale; nota che la politica aziendale delle grandi multinazionali non ha soltanto un forte impatto economico ma anche un importante impatto sociale, sia nell'UE che nei paesi terzi, segnatamente nei paesi in via di sviluppo; sollecita pertanto la Commissione a promuovere attivamente la nozione di responsabilità sociale delle imprese con provvedimenti giudici non vincolanti o eventualmente con proposte legislative;

Fondi strutturali

56. suggerisce di rafforzare il potenziale dei Fondi strutturali, attraverso la semplificazione, la flessibilità, il miglioramento delle procedure e la dimensione dell'integrazione sociale, allo scopo di aiutare gli Stati membri a ottimizzare l'elaborazione delle politiche sociali e di occupazione; invita gli Stati membri e le regioni ad associare pienamente i partner a norma dell'articolo 16 del regolamento generale sui Fondi strutturali; raccomanda esplicitamente di rendere accessibile il FSE ai partner per favorire la costruzione delle capacità;

57. sottolinea che l'Agenda sociale rinnovata deve impegnarsi chiaramente affinché i Fondi strutturali e il fondo di coesione dell'UE contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda sociale; chiede pertanto agli Stati membri di servirsi del Fondo sociale europeo (FSE) e di tutti gli altri Fondi strutturali per migliorare non soltanto l'occupabilità ma anche l'infrastruttura sociale;

58. riconosce che i Fondi strutturali restano di gran lunga il più importante strumento di finanziamento per gli obiettivi sociali e chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere le sinergie con altri programmi e di favorire la coerenza fra programmi quadro pluriennali come Daphne, Progress, il programma sanità pubblica e il programma Europa per i cittadini;

59. chiede di rivolgere un'attenzione particolare alle regioni più colpite dalla globalizzazione, nonché alle regioni dei nuovi Stati membri che stanno intraprendendo il cammino della convergenza sociale;

60. suggerisce che il programma PROGRESS possa contribuisca a una migliore valutazione della modernizzazione dei modelli sociali europei, attraverso la valutazione di progetti pilota;

61. considera che, conseguentemente alla libera circolazione delle persone nel mercato interno, in alcune aree dell'UE e soprattutto nelle grandi città stanno emergendo nuovi problemi connessi alla prestazione di assistenza sociale urgente a favore di quanti non sono in grado di mantenersi, e che tali problemi sollecitano ancor più i servizi pubblici e le associazioni caritative che forniscono aiuti urgenti, ad esempio ai senzatetto o alle categorie emarginate della società;

Azioni strumentali

Dialogo sociale e civile

62. sottolinea che la flessibilità e l'accettazione del cambiamento da parte dei cittadini possono aumentare grazie a una maggiore fiducia reciproca, la quale, a sua volta, può essere rafforzata da un dialogo sociale più efficace e trasparente e da una democrazia partecipativa più efficace nella definizione e attuazione delle politiche;

63. ritiene particolarmente importante che il dialogo sociale promuova politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro e, in generale, miglioramenti della qualità della vita in ambito lavorativo; chiede alla Commissione di riflettere sulle modalità di integrare nel dialogo sociale i lavoratori in posti di lavoro non permanenti (lavoratori temporanei, a tempo parziale, a tempo determinato);

64. considerato che i risultati dei negoziati tra le parti sociali europee sono poco conosciuti e pubblicizzati, chiede di compiere un'opera di sensibilizzazione in merito ai risultati del dialogo sociale, per migliorarne l'impatto e promuoverne lo sviluppo;

65. ritiene che la cultura della cooperazione, che ha sostituito la cultura del conflitto sul mercato del lavoro, debba continuare a essere incoraggiata attraverso la promozione del dialogo sociale;

66. ritiene che le organizzazioni della società civile e le persone che si trovano in una situazione di povertà e di esclusione sociale debbano essere coinvolte più direttamente e su base paritaria al dibattito sul modello economico e sociale;

67. sottolinea che le parti sociali dovrebbero compiere uno sforzo per lavorare sulla base di piani pluriennali, con calendari e scadenze specifici, al fine di realizzare una strategia sostenibile di lungo periodo;

68. chiede un ampio dibattito tra parti interessate europee, autorità pubbliche nazionali, datori di lavoro e lavoratori e società civile, in merito all'agenda sociale per il dopo 2010;

69. osserva che le aziende svolgono un ruolo importante nell'UE non solo in termini economici, ma anche in termini sociali; attira pertanto l'attenzione sulla promozione della responsabilità sociale delle imprese e sulla necessità di compiere urgentemente progressi in fatto di qualità del lavoro nonché di salario in grado di garantire un'esistenza dignitosa, in modo da apportare sostegno al modello sociale e impedire il dumping sociale;

70. è favorevole a un dialogo efficace tra il Parlamento e la società civile, e ritiene che tale dialogo sia necessario anche all'interno degli Stati membri, a livello centrale, regionale o locale;

71. nota che un Anno europeo del volontariato rappresenterebbe una grande opportunità per l'UE di entrare in contatto con la società civile; invita la Commissione a compiere i preparativi necessari affinché il 2011 sia proclamato Anno europeo del volontariato, presentando quanto prima un'idonea proposta legislativa in tal senso;

72. ritiene che la società civile debba essere coinvolta sin dall'inizio nei processi di formazione delle decisioni, che le informazioni debbano essere pubblicamente accessibili, che lo scambio di informazioni debba essere reciproco e che la portata del cambiamento sia illustrata chiaramente ai partecipanti;

73. sottolinea l'importanza e il valore del processo di consultazione come strumento efficace di coinvolgimento dei cittadini per consentire agli stessi di immettere direttamente il proprio input nel processo politico a livello comunitario; invita la Commissione a varare ulteriori iniziative per sensibilizzarli maggiormente alle future consultazioni dell'UE, attraverso i mass media e in altre idonee sedi a livello nazionale, regionale e locale;

74. giudica urgente e necessario che le istituzioni comunitarie, le parti sociali e la società civile concludano un "patto sociale", che si articoli in azioni sociali dotate di obiettivi vincolanti e realistici e di corrispondenti indicatori;

75. osserva che la partecipazione civica inizia dall'infanzia e chiede pertanto di promuovere e sostenere le strutture e iniziative di partecipazione per ragazzi e giovani a livello locale, regionale e nazionale;

Diritto dell'UE

76. sottolinea la necessità di far avanzare e portare a conclusione il regolamento relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e la direttiva sulla portabilità dei diritti alla pensione e la proposta di direttiva recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

77. chiede un miglioramento del processo legislativo a livello dell'UE, che chiarisca i motivi per cui occorre intervenire a livello di Unione europea, garantisca la qualità dei contenuti ed effettui una valutazione d'impatto affidabile delle conseguenze sociali, ambientali ed economiche; chiede in particolare l'applicazione effettiva dell'accordo interistituzionale del 2003 su "Legiferare meglio";

78. sottolinea che la cooperazione efficace tra Stati membri e il controllo efficace sul recepimento del diritto europeo dovrebbero costituisce una priorità;

79. ritiene che per migliorare, la normazione europea debba perseguire attivamente la partecipazione della società civile e affrontare le preoccupazioni dei cittadini, colmando in tal modo la distanza che li separa dall'Unione europea;

Metodo aperto di coordinamento (MAC)

80. ritiene che le politiche economiche e sociali a livello di Unione debbano essere meglio coordinate, riaffermando gli obiettivi originari dell'Agenda di Lisbona e la necessità di assicurare che le politiche economiche e occupazionali contribuiscano attivamente all'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale; sottolinea inoltre che il trattato di Lisbona prevede che all'atto della definizione e attuazione delle politiche dell'UE è necessario tenere conto degli aspetti più importanti della politica sociale;

81. rileva la necessità di adottare una carta legalmente vincolante dei diritti sociali fondamentali;

82. ritiene che le politiche economiche, ambientali e sociali a livello di Unione debbano essere meglio coordinate; sottolinea inoltre che il trattato di Lisbona prevede che all'atto della definizione e attuazione delle politiche dell'UE è necessario tenere conto degli aspetti più importanti della politica sociale;

83. ritiene che la strategia di Lisbona del dopo 2010 debba prevedere un MAC rafforzato e invita la Commissione a continuare a esortare gli Stati membri a definire target quantitativi nazionali, in particolare per quanto riguarda la riduzione della povertà e l'inclusione sociale, supportati da nuovi precisi indicatori di tipo quantitativo;

84. invita il Consiglio e la Commissione a offrire nuove opportunità per un coinvolgimento reale del Parlamento europeo nella strategia di Lisbona del dopo 2010;

* * *

85. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione,nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

MOTIVAZIONE

Nel quadro dell'attuale crisi economica, è fondamentale che la politica sociale avanzi di pari passo con la politica economica, per favorire una ripresa sostenibile sia della popolazione europea che dell'economia europea nel suo complesso.

L'Agenda sociale rinnovata dovrebbe rivolgere particolare attenzione alle politiche in grado di contribuire a tali obiettivi, i quali (secondo l'analisi della Commissione) non sono stati affrontati in modo adeguato dalle agende sociali precedenti.

Questo processo dovrebbe basarsi su un vasto consenso e coinvolgere tutti i principali soggetti interessati, segnatamente le organizzazioni della società civile, le autorità pubbliche nazionali, gli operatori sociali ed economici e i datori di lavoro e i lavoratori, rispettando nel contempo gli usi e le consuetudini nazionali.

Per essere efficaci, tali azioni dovrebbero basarsi su un processo democratico "dal basso verso l'alto", realizzato a livello locale e vicino ai cittadini. Pertanto è fondamentale un coordinamento ottimale tra il governo centrale e locale e la società civile. Oggi, un'ampia fascia della società europea si sente insicura, ha paura ed è restia ad accettare il cambiamento. Per incoraggiare il sostegno dei cittadini a favore del cambiamento, è necessario rafforzare il dialogo sociale, al fine di migliorare la trasparenza delle decisioni di adeguamento sociale e di ristrutturazione economica, per esempio nel mercato del lavoro.

È importante sottolineare che il dialogo sociale è un processo continuativo, che va oltre il breve periodo e la contrattazione collettiva.

I modelli sociali europei affrontano numerose sfide, tra cui, in particolare, il cambiamento demografico e la globalizzazione, a cui non possono restare immuni. Pertanto, tali modelli devono essere modernizzati in una prospettiva di lungo periodo, preservando allo stesso tempo i loro valori originari.

È necessario riconsiderare il finanziamento del sistema pensionistico, affinché non si basi unicamente sul sistema statale. L'approccio a tre pilastri rimane un'opzione equilibrata; i cittadini dovrebbero pertanto ricevere le informazioni e gli incentivi adatti per sfruttare maggiormente alternative alle pensioni finanziate dallo Stato. Tra queste si possono menzionare i regimi pensionistici integrativi e quelli basati sui risparmi personali accantonati nel corso dell'intera vita lavorativa.

Le parti sociali dovrebbero discutere la possibilità di far restare le persone nel mercato del lavoro su base volontaria oltre l'età di pensionamento prevista dalla legge. Il pensionamento flessibile su base volontaria andrebbe anch'esso incoraggiato tra i lavoratori e i datori di lavoro.

Le parti sociali potrebbero valutare, inoltre, l'applicazione di misure a vantaggio delle donne che lasciano il lavoro per un certo periodo per dedicarsi alla cura dei figli. Tali misure potrebbero promuovere sia la fertilità sia la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Esse potrebbero includere l'abbuono di anni di contributi nel calcolo della storia contributiva delle donne, o una riduzione del numero di anni richiesti per percepire la pensione completa, e potrebbero dipendere in modo positivo dal numero di figli.

In merito alle sfide poste dalla globalizzazione, l'UE dovrebbe cercare risposte innovative e flessibili, in un quadro in cui potenze emergenti come il Brasile, la Russia, l'India e la Cina svolgeranno un ruolo importante.

I fondi dell'UE non devono essere visti come una panacea, ma possono fornire un aiuto in situazioni di emergenza, soprattutto nelle regioni più duramente colpite dalla globalizzazione. Pertanto, tali fondi dovrebbero prevedere maggiore la flessibilità di utilizzo.

È necessario promuovere la mobilità professionale all'interno dell'UE, allo scopo di sfruttare appieno le opportunità del mercato del lavoro europeo; in tal senso, la necessità di competenze linguistiche adeguate deve ricevere un'attenzione particolare. È opportuno menzionare che la mobilità dei cittadini all'interno dell'UE è ancora molto ridotta ed è immutata da molto tempo.

Vi sono alcuni settori in cui occorre migliorare l'applicazione delle leggi europee esistenti e, se necessario, legiferare meglio. Il metodo aperto di coordinamento (MAC) andrebbe rafforzato e approfondito, in quanto complemento essenziale della legislazione dell'UE.

Il MAC potrebbe avere un orientamento ancora più locale e partecipativo ed essere utilizzato per valutare i progressi compiuti verso gli obiettivi e gli indicatori del "patto sociale" menzionati nella presente relazione, oltre che per valutare se essi possano essere adattati, oppure se occorra introdurne altri.

In breve, le politiche sociali non dovrebbero essere un'accozzaglia di azioni e idee non collegate tra loro e si dovrebbe favorire una migliore articolazione tra politiche economiche, di occupazione, ambientali e sociali.

Infine, è necessario comprendere che occorre migliorare il coordinamento tra la politica monetaria, decisa dall'Unione europea, e la politica economica, definita dagli Stati membri, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Un migliore coordinamento tra tutte queste politiche potrebbe contribuire a promuovere la crescita e l'occupazione.

PARERE della commissione per i problemi economici e monetari (25.3.2009)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sull'agenda sociale rinnovata
(2008/2330(INI))

Relatore per parere: Eoin Ryan

SUGGERIMENTI

La commissione per i problemi economici e monetari invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ribadisce l'importanza di un forte settore delle PMI quale strumento per fornire solide basi alla sostenibilità della crescita economica e dello sviluppo sociale, nonché per innalzare il tenore di vita e migliorare il tessuto sociale tramite l'incentivazione della proprietà privata e delle competenze imprenditoriali, la creazione di posti di lavoro, la diversificazione dell'attività economica e il sostegno allo sviluppo regionale; accoglie pertanto con favore l'iniziativa della Commissione di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese; tuttavia, poiché la grande maggioranza delle imprese nell'Unione europea conta meno di 10 dipendenti, ritiene necessario un maggiore impegno in tal senso;

2.  deplora che, mentre la crisi finanziaria dimostra l'importanza dell'intervento statale ai fini del mantenimento dell'attività economica e del rafforzamento della coesione sociale, la Commissione non abbia assicurato il futuro e il ruolo cruciale dei servizi pubblici nell'Unione europea proponendo una direttiva quadro sui servizi di interesse generale;

3.  intende accordare particolare attenzione sia alla relazione della Commissione concernente l'incidenza dell'invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica sia alla sua comunicazione sulla sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche, che saranno presentate nel 2009; in tale contesto vigilerà affinché le proposte di ammodernamento dei regimi pensionistici non si traducano in una diminuzione delle risorse a disposizione dei pensionati; presterà altresì particolare attenzione allo status dei lavoratori atipici per quanto riguarda il loro regime pensionistico;

4.  esprime apprezzamento per l'importanza conferita alle convenzioni adottate dall'Organizzazione internazionale del lavoro, che vanno considerate come norme minime in tema di lavoro dignitoso, e sottolinea l'importanza di riattribuire al lavoro il suo valore remunerativo sia all'interno dell'Unione europea sia nelle relazioni con i paesi terzi;

5.  riconosce il ruolo che il microcredito può assumere nel favorire l'inclusione sociale e nel promuovere le opportunità economiche; invita la Commissione a migliorare l'elaborazione e l'accessibilità delle informazioni circa le opportunità offerte dal microcredito e la relativa disponibilità, nonché a concentrarsi attivamente sui gruppi sociali che più di altri potrebbero beneficiare del microcredito e che ne hanno maggiormente bisogno;

6.  ritiene che la Commissione e gli Stati membri debbano impegnarsi maggiormente per migliorare l'alfabetizzazione digitale e l'accesso alla società dell'informazione; sottolinea la necessità di affrontare con particolare impegno il problema del divario digitale, concentrandosi sull'accesso di anziani, persone con disabilità e abitanti delle regioni rurali e periferiche alla tecnologia dell'informazione e alla formazione;

7.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'inclusione e la formazione finanziarie nonché a garantire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi bancari di base;

8.        accoglie con favore l'istituzione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, avvenuta nel 2007; invita a sfruttare ulteriormente le potenzialità di tale fondo tramite la semplificazione delle relative procedure.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

23.3.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

17

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Mariela Velichkova Baeva, Zsolt László Becsey, Pervenche Berès, Slavi Binev, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Elisa Ferreira, Jean-Paul Gauzès, Sophia in ‘t Veld, Wolf Klinz, Gay Mitchell, Eoin Ryan, Antolín Sánchez Presedo, Peter Skinner, Margarita Starkevičiūtė, Ieke van den Burg

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Eva-Riitta Siitonen

PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (17.3.2009)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sull'agenda sociale rinnovata
(2008/2330(INI))

Relatore per parere: Anne Ferreira

SUGGERIMENTI

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando l'aumento della percentuale di cittadini europei toccati dalla povertà, la precarietà e il declino delle loro condizioni di vita, nonché l'acuirsi delle disuguaglianze sociali e sanitarie,

B.  considerando l'invecchiamento della popolazione europea e l'aumento del numero di persone affette da patologie fisiche e mentali gravi; considerando altresì il legame fra l'invecchiamento della popolazione e la comparsa di handicap,

C. considerando l'impatto delle cattive condizioni sociali e ambientali nell'apparizione e nella gravità di alcune malattie; considerando che i tumori dovuti a fattori ambientali e alimentari sono in continuo aumento,

D. considerando la portata della crisi finanziaria e della grave crisi economica e sociale che potrebbero sommarsi alla crisi ecologica e climatica,

1.  accoglie con favore la presentazione dell'agenda sociale rinnovata e il riconoscimento, da parte dell'Unione europea, degli squilibri nell'ambito dell'attuale agenda;

2.  si attende che la Commissione integri al più presto nell'insieme delle politiche comunitarie le problematiche ambientali e sanitarie al fine di garantire un livello elevato di tutela della salute e ambientale, conformemente alle disposizioni del trattato CE;

3.  condivide la volontà della Commissione di ampliare l'agenda sociale a nuovi settori; deplora che troppo spesso l'ambiente non sia considerato che sotto l'angolo del cambiamento climatico; accoglie con favore le rinnovate dichiarazioni della Commissione a favore di un'economia sostenibile a basse emissioni di CO2, si rammarica tuttavia del fatto che la proposta della Commissione non contenga misure concrete che contemplino le conseguenze sociali e sanitarie delle crisi ecologiche e climatiche;

4.  richiama ancora una volta l'attenzione sulla necessità di integrare le strategie di Lisbona, di sviluppo sostenibile e la lotta al cambiamento climatico in tutte le politiche comunitarie; deplora la mancanza di impegno reale e concreto dell'Unione nell'ambito della proposta relativa all'agenda sociale rinnovata nonché nel piano di rilancio in favore dell'"ecologizzazione" dell'economia europea e della creazione di occupazione "verde";

5.  ritiene necessario che l'Unione si doti al più presto di un'agenda ecologica ambiziosa, proponendo una revisione della normativa ambientale onde pervenire a un'economia più rispettosa dell'ambiente e della salute; sottolinea che è necessario che tale agenda ecologica sia coerente e interagisca con l'agenda sociale dell'Unione;

6.  esprime rammarico per il divario tra l'obiettivo di vivere più a lungo e in migliore salute e le misure proposte; deplora la mancanza di riferimento ai vari piani d'azione e programmi comunitari 2004-2010 riguardanti l'ambiente, la sanità e la salute sul lavoro, e invita la Commissione a integrarvi le posizioni approvate in materia dal Parlamento;

7.  sottolinea che la salute e i sistemi sanitari degli Stati membri sono questioni di interesse generale e che i sistemi sanitari degli Stati membri contribuiscono in modo fondamentale a un livello elevato di protezione sociale in Europa, alla coesione e alla giustizia sociale, oltre che allo sviluppo sostenibile; ricorda la competenza degli Stati membri in materia di organizzazione, fornitura e finanziamento dei sistemi di protezione sociale e il diritto dei cittadini a cure e servizi sanitari di qualità e di prossimità che siano efficienti, completi ed accessibili a tutti; prende atto della proposta di direttiva concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera; sottolinea tuttavia che tale proposta di direttiva non può rappresentare una soluzione alle carenze mediche e ai problemi di accesso all'assistenza sanitaria di alcuni Stati membri.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.3.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

34

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Adamos Adamou, Georgs Andrejevs, Pilar Ayuso, Johannes Blokland, John Bowis, Frieda Brepoels, Martin Callanan, Dorette Corbey, Chris Davies, Mojca Drčar Murko, Jill Evans, Anne Ferreira, Karl-Heinz Florenz, Elisabetta Gardini, Matthias Groote, Françoise Grossetête, Gyula Hegyi, Marie Anne Isler Béguin, Holger Krahmer, Linda McAvan, Péter Olajos, Miroslav Ouzký, Dagmar Roth-Behrendt, Guido Sacconi, Carl Schlyter, Richard Seeber, María Sornosa Martínez, Thomas Ulmer, Anja Weisgerber, Glenis Willmott

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jutta Haug, Caroline Lucas, Alojz Peterle, Renate Sommer

PARERE della commissione per la cultura e l'istruzione (5.3.2009)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sull'agenda sociale rinnovata
(2008/2330(INI))

Relatore per parere: Cornelis Visser

SUGGERIMENTI

La commissione per la cultura e l'istruzione invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.   sottolinea la particolare importanza dell'istruzione degli adulti e caldeggia un maggiore dialogo tra imprese, istituti di formazione, organizzazioni sindacali e mondo dell'associazionismo per identificare e prevedere quali saranno le nuove competenze richieste affinché l'offerta formativa destinata agli adulti possa adattarvisi; osserva che il contenuto della formazione deve corrispondere a esigenze di ordine professionale e pratico;

2.   evidenzia la necessità di promuovere la cooperazione tra università e imprenditoria, poiché è importante garantire che entrambi i partner collaborino e si sostengano a vicenda nell'interesse delle rispettive organizzazioni, del personale e degli studenti; è opportuno creare un ponte tra i curricula universitari e la realtà delle imprese, dando al settore economico la possibilità di integrare i programmi di studio, proporre tirocini, organizzare giornate porte aperte per gli studenti ecc.;

3.   segnala che, ai fini della conciliazione tra vita privata, vita lavorativa e apprendimento permanente, occorre ampliare la gamma delle strutture pubbliche e private di assistenza all'infanzia e di assistenza sanitaria e sociale a favore delle persone a carico; richiama l'attenzione sulla necessità di coinvolgere i datori di lavoro nella creazione di condizioni di lavoro flessibili, affinché i genitori abbiano la possibilità di dedicarsi all'apprendimento permanente parallelamente alla vita lavorativa e di trovare un equilibrio fra la vita privata e quella lavorativa;

4.   ribadisce l'importanza del ruolo svolto dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’ambito dell’apprendimento permanente (ad esempio per l’apprendimento a distanza), nonché l’importanza di fornire maggiore sostegno all'apprendimento delle lingue in base a tre linee d'azione: sviluppare l'approccio alle lingue "1+2", introdurre programmi linguistici speciali finalizzati a incrementare l'occupabilità e l'integrazione sociale degli immigrati nonché promuovere, nelle zone di frontiera, l'apprendimento della lingua dei paesi confinanti e i programmi di formazione congiunti con tali paesi, al fine di migliorare le prospettive occupazionali;

5.   sottolinea l’importanza di istituire corsi sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’ambito dell’istruzione di ogni ordine e grado, quale elemento fondamentale per aumentare le prospettive occupazionali e per lo sviluppo di una moderna società della conoscenza;

6.   osserva che lo sport è un eccellente strumento di inclusione sociale che contribuisce allo sviluppo di valori come la correttezza, la solidarietà, il rispetto delle regole e lo spirito di squadra e svolge inoltre un importante ruolo in termini di salute, istruzione e valori culturali, grazie a organizzazioni basate sul volontariato;

7.   ritiene che un'ulteriore riflessione sull'Agenda sociale rinnovata si imponga alla luce dei rapidi mutamenti in corso nell'assetto economico mondiale, poiché questi incidono fortemente sulle prospettive occupazionali e formative dei giovani, sollecitano una flessibilità maggiore senza garanzie di sicurezza occupazionale e aumentano la precarietà nel mondo del lavoro, minacciando i principi su cui è basata l'Europa sociale;

8.   ribadisce che la cultura e le attività culturali sono strumenti fondamentali per l’inclusione sociale e contribuiscono a incoraggiare lo sviluppo personale, a promuovere i valori positivi della società e a coltivare i talenti;

9.   ritiene che sia necessario motivare e incoraggiare quanto prima i disoccupati affinché partecipino ad attività di formazione per occupazioni non incluse nel mercato del lavoro.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

5.3.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Badia i Cutchet, Katerina Batzeli, Ivo Belet, Marie-Hélène Descamps, Daniel Petru Funeriu, Milan Gaľa, Claire Gibault, Vasco Graça Moura, Luis Herrero-Tejedor, Ruth Hieronymi, Mikel Irujo Amezaga, Adrian Manole, Manolis Mavrommatis, Zdzisław Zbigniew Podkański, Pál Schmitt, Hannu Takkula, Helga Trüpel, Henri Weber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Gyula Hegyi, Ewa Tomaszewska, Cornelis Visser

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Wolfgang Bulfon, Andres Tarand

PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (13.2.2009)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sull'agenda sociale rinnovata
(2008/2330(INI))

Relatrice per parere: Marie Panayotopoulos-Cassiotou

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–   vista la sua risoluzione del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell’Unione europea[1],

–   vista la sua risoluzione del [...] febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni[2],

A. considerando che l’articolo 2 del trattato CE stabilisce che la solidarietà e la parità tra uomini e donne sono tra i valori fondanti dell’Unione europea, e che la Commissione e gli Stati membri hanno la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti delle donne e di agevolare la partecipazione di tutti i membri della società alla vita economica e sociale,

B.  considerando che la povertà costituisce una violazione dei diritti umani e che la lotta contro di essa deve costituire una priorità, con particolare attenzione alle donne, che sono maggiormente a rischio di povertà rispetto agli uomini a causa della loro dipendenza economica (molte di loro sono infatti coadiuvanti familiari non retribuite), del persistente divario retributivo tra uomini e donne nel mercato del lavoro nonché del fatto che le donne rappresentano la grande maggioranza dei genitori single e delle persone anziane,

C. considerando che investire nella parità di genere comporta la necessità di adoperarsi per far uscire le donne indigenti dalla povertà, riducendo così il rischio del perpetuarsi della povertà nelle generazioni successive,

D. considerando che aspetti importanti quali la mobilità del lavoro, la mobilità della conoscenza e la mobilità dell’assistenza sanitaria incidono diversamente sulla vita delle donne rispetto a quella degli uomini,

1.  prende atto della presentazione, da parte della Commissione, dell'agenda sociale rinnovata, che consente di compiere ulteriori progressi e prevede un approccio più mirato e integrato in materia di politiche sociali, mobilitando i settori dell'occupazione, delle pari opportunità, dell'istruzione, della sanità e della società dell'informazione, e si augura che tale iniziativa contribuirà alla promozione della parità tra donne e uomini, alla creazione di posti di lavoro in maggior numero e di migliore qualità e al rafforzamento degli sforzi compiuti per lottare contro la povertà, la discriminazione e l'esclusione sociale;

2.  deplora profondamente il fatto che nell’agenda sociale rinnovata le donne non figurino tra le priorità della Commissione, ed esorta quest'ultima a integrare la questione dei diritti delle donne in tutti i settori d'intervento fondamentali, in modo da tener conto in modo esplicito dell’impatto che ogni intervento ha sulle donne, al fine di evitare che esse diventino la nuova classe sfruttata del XXI secolo;

3.  ricorda che povertà, lavoro precario e disuguaglianze sono in aumento; esorta gli Stati membri ad adottare politiche di rilancio dei salari e delle pensioni, il che contribuirà a una maggiore giustizia distributiva, a migliorare il tenore di vita di lavoratori e pensionati – specialmente se donne – e a rilanciare l’economia;

4.  si duole in particolare del fatto che il pacchetto non prevede una revisione della direttiva sulla parità delle retribuzioni, accompagnata da un sistema di valutazione del lavoro neutro rispetto al genere, al fine di ridurre il divario retributivo fra i sessi sia all’interno dei settori economici che tra essi, né prevede misure speciali intese a conciliare vita lavorativa e vita privata;

5.  chiede agli Stati membri di livellare verso l'alto, entro il 2010, la legislazione sulla parità di genere, di integrare la dimensione della parità di genere in tutte le politiche, come dispone l’articolo 3, paragrafo 2, del trattato CE, e di garantire l’efficace trasposizione e applicazione della direttiva 2002/73/CE relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro;

6.  sottolinea che, in vista delle nuove sfide demografiche, la migliore soluzione per contrastare le tendenze negative consiste nell'affrontare la situazione delle donne che vivono in povertà, che non hanno pari e adeguato accesso al cibo, all’alloggio, all’istruzione e alla retribuzione, e che non beneficiano della possibilità di conciliare vita lavorativa e vita privata;

7.  chiede alla Commissione di condurre studi sull’impatto a medio e lungo termine che i diversi tipi di mobilità hanno sulle donne e di proporre misure per ridurne gli effetti negativi;

8.  ritiene che gli interessi e i valori dell'UE, fra i quali figura la parità di genere, debbano contribuire ad influenzare le decisioni prese a livello internazionale nel quadro dell’Agenda sul lavoro dignitoso, dell’applicazione dei diritti fondamentali e delle convenzioni internazionali, in particolare di quelle che riguardano il lavoro delle donne, delle madri e dei bambini, ma anche l’istruzione;

9.  ribadisce il proprio rifiuto del progetto di direttiva sull’orario di lavoro e chiede il ritiro di tale proposta; invita inoltre il Consiglio ad assumere un fermo impegno per la riduzione dell’orario di lavoro senza diminuzione delle retribuzioni, e invita gli Stati membri a coordinare i loro sforzi per una graduale riduzione dell’orario di lavoro fino al raggiungimento dell’obiettivo a breve termine delle 35 ore settimanali; ritiene che una riduzione dell’orario di lavoro non accompagnata da riduzioni salariali vada vista come un altro modo per creare posti di lavoro – soprattutto per le donne – e stimolare l’economia;

10. ritiene che flessibilità e sicurezza debbano essere utilizzate a favore di coloro che sono socialmente svantaggiati, con riferimento in particolare alle donne e agli anziani, che, come evidenziato dagli studi condotti dalla Commissione, sono maggiormente esposti al rischio di povertà estrema; ritiene che a tal fine occorra adottare un'impostazione equilibrata riguardo agli interessi delle donne lavoratrici, nonché delle pensionate, ma anche riguardo all’integrazione del potenziale e attivo contributo delle donne alla promozione della crescita economica;

11. sottolinea la necessità di attuare nuovi incentivi per creare migliori possibilità di conciliare vita familiare e professionale fornendo alle donne l’intero ventaglio dei servizi sociali;

12. sottolinea che non c'è risposta alla crisi e alle sue conseguenze senza miglioramento del welfare pubblico; chiede agli Stati membri di potenziare le funzioni sociali dello Stato e i sistemi di protezione sociale, di incrementare gli investimenti pubblici in infrastrutture, in particolare asili infantili e case di riposo, di sviluppare una politica della casa che garantisca il diritto alla casa per tutti, di tutelare e sviluppare i servizi sanitari pubblici e di potenziare l’istruzione pubblica;

13. ritiene che l’eliminazione degli stipendi più bassi in alcune professioni, svolte prevalentemente da donne, sia una condizione preliminare per raggiungere un nuovo modello di equità sociale e indipendenza economica;

14. sottolinea l'importanza dell'istruzione nella politica sociale; pone l'accento sulla necessità che i giovani ricevano un'istruzione di qualità affinché scompaia il fenomeno dell'abbandono precoce della scuola; sottolinea altresì l’urgenza di combattere la segregazione scolastica in tutta l’UE; ritiene inoltre necessario che i giovani, e specialmente le ragazze e le giovani donne, siano informati in merito alle possibilità a loro disposizione nel campo dell'istruzione e della formazione; invita la Commissione a compiere un passo ulteriore nel campo dell’apprendimento permanente adottando misure che promuovano la parità tra uomini e donne, quale l'offerta di nuove competenze (ad esempio nell'uso delle nuove tecnologie), al fine di consentire la reintegrazione delle donne nel mercato del lavoro;

15. incoraggia il rafforzamento del dialogo con le parti sociali, per giungere a un miglioramento del congedo parentale; valuta favorevolmente le nuove proposte della Commissione in materia di congedo di maternità e diritti dei lavoratori autonomi; sottolinea la necessità di garantire alle donne la possibilità di reintegrazione nel mercato del lavoro ed esorta pertanto la Commissione a promuoverla efficacemente;

16. sottolinea che è importante che le donne partecipino al mercato del lavoro, sia come datrici di lavoro che come lavoratrici, al fine di raggiungere gli obiettivi dell’UE nel settore dell’occupazione e degli affari sociali, in particolare l'inclusione sociale ma anche la crescita e il benessere; sottolinea che occorre dare opportunità alle donne per consentire loro di sviluppare le qualifiche già in loro possesso e di utilizzare la propria istruzione e formazione; rimarca tuttavia la necessità fornire alle donne opzioni che facilitino una migliore organizzazione della loro vita familiare e privata;

17. sollecita la Commissione a promuovere attivamente l’imprenditoria femminile, che consente alle donne di conciliare meglio la vita familiare e quella professionale; invita la Commissione ad assicurare la flessibilità della legislazione proposta, al fine di evitare oneri amministrativi o finanziari che potrebbero limitare le iniziative delle donne in campo imprenditoriale;

18. ritiene che il solo fatto di avere un lavoro non costituisca una protezione sufficiente contro l’indigenza estrema e che, soprattutto a causa della segregazione occupazionale, i lavori malpagati siano svolti più dalle donne che dagli uomini, mentre avviene spesso che i semplici versamenti per la previdenza sociale non tutelino, neppure essi, dalla povertà estrema;

19. invita la Commissione ad associare l’agenda sociale rinnovata ad altre iniziative quali il Patto europeo per la parità di genere, il Patto europeo per la gioventù e l’Alleanza europea per le famiglie, al fine di offrire alle categorie sociali svantaggiate un migliore accesso alle prestazioni sociali;

20. sottolinea che l’indigenza estrema e l’esclusione sociale che ne deriva non possono essere comprese unicamente in termini economici, attraverso delle cifre, ma vanno comprese anche in termini di diritti dell’uomo e di cittadinanza; riconosce che il principio della libera circolazione dei capitali e delle merci non è in grado, in quanto tale, di eliminare la povertà o la povertà cronica (soprattutto se persistente) e che l’indigenza estrema costituisce una privazione di opportunità e non consente una piena partecipazione alla vita della comunità, rendendo coloro che ne sono colpiti indifferenti all’ambiente che li circonda;

21. esorta a rafforzare, ad ogni livello del processo decisionale, lo stretto partenariato con le donne e con le famiglie più indigenti, così da poter attingere alla loro esperienza quando si tratta di concepire le misure e i mezzi per lottare efficacemente contro la povertà cronica e sconfiggere l’esclusione sociale che ne deriva; per rendere possibile tale partenariato, esorta tutte le istituzioni interessate ad adattare il metodo di coordinamento aperto e il quadro operativo dell’agenda sociale rinnovata ai bisogni delle donne che si trovano in situazioni di grande indigenza;

22. invita gli Stati membri ad adottare, al momento dell’attuazione dell’agenda sociale rinnovata, misure supplementari di sostegno, specialmente per le donne lavoratrici che appartengono a famiglie monoparentali o a famiglie numerose, aiutandole a trovare forme di lavoro con orario flessibile che consentano loro di far fronte ai loro accresciuti obblighi familiari;

23. rende omaggio alla lotta quotidiana delle donne più indigenti contro la povertà estrema, e riconosce che l’impegno dei volontari che le assistono e le sostengono contribuisce in modo significativo all’attuazione dell’agenda sociale rinnovata; plaude all’impegno delle organizzazioni non governative (ONG) internazionali, quali ad esempio Caritas internationalis o ATD Quarto Mondo, che aiutano nel lungo termine le categorie più svantaggiate, nonché all’impegno delle reti europee di ONG del settore sociale;

24. esorta le istituzioni che, ad ogni livello decisionale, sono responsabili dell’attuazione dell’agenda sociale rinnovata ad adottare la medesima definizione di povertà adottata dal Parlamento in tutte le sue risoluzioni sul rispetto dei diritti fondamentali nell’Unione europea: precarietà significa assenza di una o più sicurezze, in particolare quella del posto di lavoro, che consentono alle persone e alle famiglie di assumersi responsabilità professionali, familiari e sociali nonché di godere dei diritti fondamentali; la situazione che ne scaturisce può essere più o meno estesa ed avere conseguenze più o meno gravi e irreversibili; la precarietà porta all’indigenza cronica quando interessa contemporaneamente diversi aspetti dell’esistenza, quando diventa persistente e quando compromette gravemente le possibilità di riconquistare i propri diritti e di riassumersi le proprie responsabilità;

25. invita la Commissione ad associare l’agenda sociale rinnovata ad altre iniziative quali il Patto europeo per la parità di genere, il Patto europeo per la gioventù e l’Alleanza europea per le famiglie, per far sì che le categorie sociali svantaggiate beneficino delle prestazioni sociali.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

10.2.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

0

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Hiltrud Breyer, Ilda Figueiredo, Věra Flasarová, Lissy Gröner, Urszula Krupa, Pia Elda Locatelli, Astrid Lulling, Doris Pack, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Zita Pleštinská, Anni Podimata, Christa Prets, Teresa Riera Madurell, Eva-Riitta Siitonen, Eva-Britt Svensson, Britta Thomsen, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Gabriela Creţu, Ana Maria Gomes, Donata Gottardi, Elisabeth Jeggle, Maria Petre

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

31.3.2009

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

38

2

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Andersson, Edit Bauer, Iles Braghetto, Philip Bushill-Matthews, Alejandro Cercas, Derek Roland Clark, Jean Louis Cottigny, Jan Cremers, Proinsias De Rossa, Harald Ettl, Richard Falbr, Joel Hasse Ferreira, Roger Helmer, Stephen Hughes, Ona Juknevičienė, Jean Lambert, Bernard Lehideux, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Juan Andrés Naranjo Escobar, Csaba Őry, Siiri Oviir, Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Elisabeth Schroedter, José Albino Silva Peneda, Jean Spautz, Gabriele Stauner, Ewa Tomaszewska, Anne Van Lancker

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jean Marie Beaupuy, Gabriela Creţu, Donata Gottardi, Richard Howitt, Rumiana Jeleva, Magda Kósáné Kovács, Jamila Madeira, Adrian Manole, Csaba Sógor

Supplenti (art. 178, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jean-Pierre Audy, Vasilica Viorica Dăncilă

  • [1]  GU C 233 E del 28.9.2006, pag. 130.
  • [2]  Testi approvati in tale data, P6_TA(2009)[...].