Procedura : 2010/2010(INI)
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A7-0234/2010

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PV 07/09/2010 - 6.9
CRE 07/09/2010 - 6.9
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20.7.2010
PE 439.396v04-00 A7-0234/2010

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Commissione per l'occupazione e gli affari sociali

Relatore: Elisabeth Schroedter

ERRATA/ADDENDA
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i problemi economici e monetari
 PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare
 PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia
 PARERE della commissione per lo sviluppo regionale
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Il Parlamento europeo,

–    vista la comunicazione della Commissione dal titolo “Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” (COM(2010)2020),

–    vista la comunicazione della Commissione dal titolo “Integrare lo sviluppo sostenibile nelle politiche dell’UE: riesame 2009 della strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile” (COM(2009)0400),

–    vista la proposta della Commissione di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione, parte II degli orientamenti integrati di Europa 2020 (COM(2010)0193),

–    visto il regolamento (CE) n. 106/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, concernente un programma comunitario di etichettatura relativa ad un uso efficiente dell'energia per le apparecchiature per ufficio (rifusione)(1),

–    vista la direttiva 2010/31/UE(2) del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010 sulle prestazioni energetiche degli edifici (rifusione),

–    vista la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE(3),

–    visti il libro bianco della Commissione dal titolo “L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo” (COM(2009)0147) e la sua risoluzione sullo stesso del 6 maggio 2010(4),

–    vista la comunicazione della Commissione dal titolo “Rendere i trasporti più ecologici” (COM(2008)0433),

–    vista la comunicazione della Commissione dal titolo “Strategia per l'internalizzazione dei costi esterni” (COM(2008)0435),

–    vista la comunicazione della Commissione dal titolo “Una politica energetica per l’Europa” (COM(2007)0001),

–    viste le conclusioni del Consiglio europeo del 10-11 dicembre 2009, in particolare i punti da 21 a 24,

–    vista la relazione della Presidenza del Consiglio sul riesame 2009 della strategia dell’UE per lo sviluppo sostenibile(5),

–    visti la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il protocollo di Kyoto all’UNFCCC,

–    visto il documento IPPC del 2007 dal titolo “Climate Change 2007: Synthesis Report, Contribution of Working Groups I, II and III to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change” (Cambiamenti climatici 2007: relazione di sintesi, contributo dei gruppi di lavoro I, II e III alla quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici),

–    vista la relazione Stern sull'economia del cambiamento climatico, pubblicata nel 2006,

–    vista l’iniziativa per favorire l’occupazione verde promossa nel 2008 da PNUA, OIL, UIE e ITUC “Green Jobs: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-Carbon World” (Occupazione verde: verso un lavoro dignitoso in un mondo sostenibile e a basse emissioni di carbonio),

–    vista la nota informativa dell’OIL “Global Challenges for Sustainable Development: Strategies for Green Jobs” (Sfide globali per lo sviluppo sostenibile: strategie per l’occupazione verde), presentata alla conferenza dei ministri del Lavoro e dell’occupazione del G8 tenutasi a Niigata, Giappone, dall’11 al 13 maggio 2008,

–    viste la dichiarazione dell’OCSE “Declaration on Green Growth” (Dichiarazione sulla crescita verde), approvata dalla riunione del Consiglio a livello ministeriale tenutasi il 25 giugno 2009, e la strategia di crescita verde in corso,

–    vista la relazione del 2009 di Greenpeace e del Consiglio europeo delle energie rinnovabili (EREC) dal titolo “Working for the climate: renewable energy and the green job revolution” (Lavorare per il clima: le energie rinnovabili e la rivoluzione dell’occupazione verde),

–    vista la relazione del 2007 della Confederazione europea dei sindacati (CES) e della Social Development Agency (SDA) su “Climate Change and Employment: Impact on employment in the European Union-25 of climate change and CO2 emission reduction measures by 2030” (Cambiamenti climatici e occupazione: impatto dei cambiamenti climatici sull’occupazione nell’Unione europea a 25 e misure di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030),

–    visto lo studio economico 156 dell'Università della Ruhr (Ruhr economic papers) dal titolo"Economic impacts from the Promotion of Renewable Energy Technologies, The German Experience" (Impatti economici della promozione delle tecnologie delle fonti energetiche rinnovabili: l’esperienza della Germania),

–    vista la pubblicazione del CEPOS dal titolo"Wind Energy, the case of Denmark" (L’energia eolica, il caso danese),

–    vista la pubblicazione dell’Università Re Juan Carlos dal titolo" Studio degli effetti sull’occupazione degli aiuti pubblici alle fonti di energia rinnovabili",

–    vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2007 sugli appalti precommerciali (COM(2007)799),

–    vista la relazione della Commissione “Occupazione in Europa 2009”, in particolare il capitolo 3 sui cambiamenti climatici e sui risultati del mercato del lavoro,

–    viste la comunicazione della Commissione dal titolo “Un piano europeo di ripresa economica” (COM(2008)0800) e la propria risoluzione dell’11 marzo 2009 in materia(6),

–    vista la comunicazione della Commissione dal titolo “Guidare la ripresa in Europa” (COM(2009)0114),

–        vista l’analisi congiunta delle parti sociali europee dal titolo “Key challenges facing European labour markets” (Le sfide chiave per i mercati del lavoro europei) del 18 ottobre 2007,

–    visto il “Framework of actions for the lifelong development of competencies and qualifications” (Quadro d'intervento per lo sviluppo permanente delle competenze e delle qualifiche) pubblicato dalle parti sociali europee nel 2002,

–    viste la comunicazione della Commissione dal titolo"Nuove competenze per nuovi lavori – Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi” (COM(2008)0868), e la relazione del gruppo di esperti dal titolo 'New Skills for New Jobs: Action Now' (Nuove competenze per nuovi lavori: agire ora) del febbraio 2010,

–    visto il documento del 2009 del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) dal titolo “Future Skills Needs for the Green Economy” (Futuro fabbisogno di competenze per l’economia verde),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7‑0234/2010),

A.  considerando che il Consiglio europeo ha confermato nel 2009 che lo sviluppo sostenibile è un obiettivo centrale del trattato di Lisbona; che la considerazione integrata degli interessi economici, sociali ed ecologici, l’intensificazione del dialogo sociale, il rafforzamento della responsabilità sociale delle imprese e il principio di precauzione e del “chi inquina paga” rientrano negli orientamenti della strategia di sostenibilità dell’Unione europea,

B.   considerando che uno dei punti fondamentali della strategia EUROPA 2020 è la promozione di un’economia sociale, efficiente sotto il profilo delle risorse, ecocompatibile e competitiva,

C.  considerando la necessità che entro il 2050 i paesi industrializzati riducano, conformemente all’Accordo di Copenaghen, le loro emissioni di CO2 dell’80-90% rispetto al 1990,

D.  considerando che, in Europa, il cambiamento climatico ha ripercussioni diverse sulle varie regioni; che, in base a uno studio della Commissione(7), le regioni dell'Europa meridionale e orientale, dove vive più di un terzo della popolazione dell’UE, sono particolarmente esposte alla pressione del cambiamento climatico; che i gruppi più vulnerabili sono quelli maggiormente colpiti e che ciò potrebbe determinare un aumento delle disparità regionali e sociali,

E.   considerando che il passaggio a un’economia sostenibile ha incidenze positive diverse nei differenti settori specificamente; che si possono creare, sostituire o in parte perdere posti di lavoro; che tutti i posti di lavoro devono essere adattati a una modalità di produzione e di lavoro sostenibile ed efficiente sotto il profilo del consumo di risorse, che il maggiore bisogno di adattamento riguarda pertanto i rapporti di lavoro esistenti e che a tal proposito sono auspicabili rapporti di lavoro flessibili,

F.   considerando che i dati contenuti nel Libro verde sui cambiamenti demografici (COM (2005)94) dimostrano che, tra il 2005 e il 2030, la popolazione in età lavorativa dell'UE scenderà di 20,8 milioni (il 6,8%), e che il numero degli ultrasessantenni sta attualmente aumentando a una velocità doppia rispetto a prima del 2007 - circa due milioni in più ogni anno rispetto ad un milione in precedenza,

G.      considerando che questo cambiamento ha in sé il potenziale per stabilizzare l’occupazione e aumentare il numero di posti di lavoro con importanti effetti di ricaduta; che laddove sono state introdotte condizioni quadro affidabili, si registra una crescita costante delle possibilità occupazionali e della sicurezza del lavoro, stabilizzata da crescenti esportazioni,

H.  considerando che, se i ricercatori e le aziende europee non sono in grado di convertire i risultati delle loro ricerche in prodotti commerciali, non sarà possibile conseguire la necessaria crescita economica e i vantaggi occupazionali derivanti da un'economia basata sull'innovazione; che il Quadro di valutazione dell'innovazione della Commissione segnala un deficit di innovazione del 30% rispetto agli USA e del 40% rispetto al Giappone,

I.        considerando che in alcuni nuovi settori non esistono ancora strutture di dialogo sociale; che si registrano casi di nuovi settori in cui mancano contratti collettivi o quelli esistenti non sono applicati ovvero non sono previsti codici di settore; che tutti i settori sono soggetti a un’elevata pressione per aumentare la competitività; che, nelle regioni in cui la disoccupazione è elevata, si registra una forte sollecitazione ad accettare condizioni di lavoro inadeguate,

J.    considerando che la precarietà del lavoro a lungo termine si è sviluppata sul mercato del lavoro UE negli ultimi due decenni, e che soprattutto i giovani tendono sempre più a lavorare sulla base di contratti di breve durata e in condizioni di lavoro deteriori; che i nuovi posti di lavoro creati secondo tali modelli non possono essere considerati sostenibili; che queste carenze strutturali vanno affrontate nel contesto degli sforzi volti a sviluppare il potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile,

K.  considerando che la transizione verso una nuova economia sostenibile non dovrebbe servire da pretesto per escludere i lavoratori più vulnerabili e meno qualificati dal mercato del lavoro; che esiste pertanto la necessità di evitare l'effetto di "scrematura" che i lavoratori meno qualificati saranno i primi a subire,

L.       considerando che la parità di genere è uno degli obiettivi del trattato di Lisbona e rientra tra gli Obiettivi di sviluppo del millennio; che le donne sono sottorappresentate in diversi settori e che pertanto non beneficiano in egual modo della crescita dell’occupazione generata dalla nuova economia sostenibile,

M.  considerando che la nuova economia prenderà forma in una società che invecchia, caratterizzata da una contrazione della forza lavoro, il che implica la necessità di invogliare più donne a esercitare un'attività retribuita, procedendo a un adeguamento dell'organizzazione del lavoro e preparando i datori di lavoro in tutti i settori a una forza lavoro più diversificata,

N.  considerando che, secondo recenti studi, la presenza delle donne a tutti i livelli di responsabilità rappresenta un valore aggiunto per le imprese, soprattutto in relazione alla loro performance economica,

O.  considerando che, benché conseguano la maggioranza dei diplomi universitari nell'Unione e frequentino per lo più facoltà di economia, gestione e diritto, le donne continuano ad essere minoritarie nei posti di responsabilità delle imprese e delle amministrazioni,

P.   considerando che, soprattutto a causa della presenza di stereotipi sessisti nell'educazione e nella società, le donne sono sottorappresentate nei settori considerati a torto maschili, quali informatica, ingegneria, fisica e mestieri tecnici, come il meccanico e il muratore,

Q.  considerando che la disoccupazione è in aumento tra i lavoratori più anziani, per cui, dopo i 55 anni, il problema dell’esclusione sociale è particolarmente grave e che, nonostante i progressi conseguiti negli ultimi dieci anni, solo poco più di un terzo delle donne di età compresa tra i 55 e i 64 anni lavorava nel 2008, rispetto al 55% degli uomini della stessa fascia di età,

Strategia occupazionale per una nuova economia sostenibile

1.   ritiene che lo sviluppo sostenibile si fondi su una visione a lungo termine in cui la crescita economica, la coesione sociale e la protezione ambientale vanno di pari passo e si sostengono reciprocamente; richiama l'attenzione sul potenziale rappresentato dalla creazione di posti di lavoro "verdi" nell'ambito di un'economia sostenibile;

2.   ritiene che la situazione economica post-crisi rappresenti un'ottima opportunità per la crescita sostenibile basata sulla giustizia sociale e l´efficienza ambientale; rileva il fatto che la trasformazione delle economie europee da inquinanti a eco-efficienti comporterà profondi cambiamenti a livello di produzione, distribuzione e consumo e che tali cambiamenti rappresentano un'opportunità che dovrebbe essere colta per progredire verso un'autentica sostenibilità senza pregiudicare la crescita e l´occupazione; è convinto che la transizione verso un'economia basata su fonti energetiche non inquinanti debba essere considerata come un'opportunità per investire nello sviluppo sostenibile e non soltanto come un onere per i bilanci del settore pubblico e di quello privato;

3.   sottolinea l’importanza di misure che favoriscano la crescita e l’occupazione nelle zone rurali, onde contrastare l'esodo rurale;

4.       osserva che esiste la necessità di rendere più sostenibile la produzione di merci e servizi; rileva che gli investimenti in una nuova economia sostenibile rappresentano un importante potenziale di crescita per il mercato del lavoro e comportano nuove possibilità di reddito; constata che il saldo positivo tiene conto delle perdite registrate in alcuni settori e che andrebbero quindi stimolate la riqualificazione e la formazione;

5.   ritiene che l'attuale crisi economica e sociale mondiale, che ha frenato i cambiamenti in materia di consumo energetico e le riduzioni delle emissioni di carbonio, non debba impedire agli Stati membri di realizzare la transizione verso un'economia competitiva, più sostenibile, a basse emissioni di carbonio ed efficiente nell'uso delle risorse, poiché tale transizione aumenta le loro capacità di recupero, li rende meno dipendenti da importazioni sempre più costose e accresce la loro competitività;

6.   è convinto che si dovrebbe fare di più per internalizzare i costi esterni; invita la Commissione a utilizzare gli strumenti di politica esistenti – o ad elaborarne di nuovi, se necessario – per imputare correttamente i costi e assicurare che le future proposte politiche rispecchino i risultati;

7.   ritiene che una nuova economia sostenibile dell'UE debba garantire uno sviluppo economico e sociale equilibrato; chiede un'ambiziosa politica industriale sostenibile, che tenga in particolare considerazione l'efficienza delle risorse; sottolinea che l'economia verde deve offrire prospettive occupazionali dignitose e ben retribuite, incentrate sulla protezione dell'ambiente;

8.   è fermamente convinto che una politica ambientale basata sui principi dell’economia di mercato possa divenire il motore della crescita e dell’occupazione in tutti i settori economici e sottolinea che condizioni prevedibili e favorevoli agli investimenti rappresentano il presupposto affinché le imprese innovative possano sfruttare al meglio tali opportunità a favore dell’ambiente e dei lavoratori;

9.   chiede di coinvolgere l'industria nell'eco-innovazione, in quanto gli imprenditori hanno un ruolo molto importante da svolgere per una sua più ampia diffusione; osserva, a tale proposito, che informare gli imprenditori illustrando le nuove opportunità economiche è fondamentale per procedere con successo nella strategia volta a sviluppare economie che facciano un uso efficiente delle risorse e industrie sostenibili;

10.     sostiene l’iniziativa faro della Commissione nell'ambito della strategia EUROPA 2020 volta a completare ora la transizione verso un’economia sostenibile, a rendere la crescita economica meno dipendente dal consumo di risorse e di energia, a ridurre le emissioni dannose per il clima e a combattere quindi il riscaldamento globale; accoglie con favore l’intenzione di orientare verso tale obiettivo quadri giuridici, strumenti di stimolo dell’economia di mercato, sovvenzioni e appalti pubblici; si rammarica, tuttavia, del fatto che nella strategia dell'Unione europea 2020 la Commissione non abbia colto l'opportunità di esaminare il potenziale del mercato del lavoro di un'economia sostenibile;

11. osserva che, al fine di raggiungere gli obiettivi occupazionali della strategia EUROPA 2020 e di sfruttare il potenziale di posti di lavoro di una nuova economia sostenibile nonché di migliorare la sostenibilità della produzione di merci e servizi, è necessario aumentare l'efficienza energetica dell'edilizia e delle costruzioni, la percentuale di energie rinnovabili, tecnologia ambientale, trasporto e mobilità sostenibili, agricoltura, silvicoltura e pesca sostenibili come pure la consulenza da parte di servizi ambientali nonché il riciclaggio, i processi di produzione a basso consumo di risorse e i cicli chiusi di materiali; constata che anche il settore dei servizi e quello dell'economia sociale presentano un grande potenziale di occupazione verde;

12. sottolinea l'importanza che il settore pubblico sia di esempio, con l'adozione di norme progressive in materia di appalti e fornendo incentivi e informazioni, soprattutto nei settori dell'energia, della costruzione di infrastrutture e impianti, dei trasporti e delle comunicazioni, ai fini della creazione di posti di lavoro con diritti; chiede alla Commissione e agli Stati membri di privilegiare, specialmente negli appalti pubblici precommerciali, l'inclusione di norme ambientali e sociali, oltre a promuovere clausole di "contenuto locale" e le imprese dell'economia sostenibile e solidale, specialmente le PMI;

13. esorta gli Stati membri a scambiare le loro esperienze e le migliori prassi in materia di opportunità d'impiego nel gestire l´impatto economico, sociale e ambientale dei cambiamenti climatici;

14. è convinto che i posti di lavoro verdi e sostenibili non debbano essere una mera appendice ma che le imprese e la società debbano essere organizzate nel complesso in modo sostenibile; è consapevole del fatto che nessun settore dell'economia può essere considerato separatamente e denominato "protezione ambientale" o "industria dell'ambiente", in quanto l'attività di protezione ambientale è strettamente legata a molti settori tradizionali come le industrie manifatturiere, l'industria edilizia e le industrie dei servizi; chiede pertanto di adottare, quale definizione di base, la definizione dell’OIL, secondo la quale tutti i posti di lavoro che accelerano lo sviluppo sostenibile sono lavori verdi e sostenibili; rileva che la definizione comprende, da un lato, i posti di lavoro che riducono il consumo diretto di energia e materie prime, proteggono gli ecosistemi e la biodiversità e riducono al minimo la produzione di rifiuti e l’inquinamento atmosferico e, dall’altro, tutti i posti di lavoro che diminuiscono l’impronta ecologica; riconosce che, a causa della relatività della definizione, il potenziale occupazionale non può essere stabilito in via definitiva;

15. ritiene che sia necessario ampliare sensibilmente gli studi volti a misurare l´impatto delle politiche ambientali e dei cambiamenti climatici sulla creazione netta di occupazione; invita la Commissione a inserire tale questione tra le priorità dell'ottavo programma quadro;

16. sottolinea che tutti i posti di lavoro vanno vincolati all'obiettivo della promozione di uno sviluppo sostenibile e che sarebbe opportuno organizzare le modalità di produzione e di lavoro nel modo più efficiente possibile dal punto di vista delle risorse, dei materiali e dell’energia; rileva che tale approccio andrebbe adottato per l’intera catena di approvvigionamento e che la distinzione tra comparti industriali virtuosi e non è insensata ma che può essere accresciuta la sostenibilità di tutti i comparti;

17. reputa di fondamentale importanza che un nuovo quadro comunitario sia dotato di un bilancio che consenta di sostenere la ricerca pubblica e renderne accessibili i risultati in modo semplice e non burocratico, cosicché tutte le imprese, incluse quelle piccole e medie e le microimprese, possano attuare cambiamenti riguardanti l’efficienza energetica, l’utilizzo di nuove fonti energetiche, il ricorso a nuovi processi produttivi, nonché il riciclaggio e un migliore sfruttamento delle risorse, e creare occupazione garantendo i diritti connessi;

Ottimizzare il potenziale occupazionale

18.     invita allo sviluppo, nell'ambito della strategia EUROPA 2020, di una strategia occupazionale europea per un’economia sostenibile, finalizzata a ottimizzare il potenziale occupazionale, prestando particolare attenzione a un lavoro dignitoso, alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, al fabbisogno di competenze e a una transizione socialmente equa; sottolinea che un’economia sostenibile deve coniugare sostenibilità sociale, tecnologica, economica ed ecologica; rileva che una tale strategia occupazionale sostenibile dovrebbe costituire una delle componenti centrali degli orientamenti per le politiche dell'occupazione;

19. raccomanda agli enti regionali di adottare strategie di sviluppo in linea con gli obiettivi della strategia EUROPA 2020, al fine di creare nuovi posti di lavoro in un’economia sostenibile;

20. esorta la Commissione a proporre entro il 2011 una strategia che includa misure legislative e non legislative volte a stimolare lo sviluppo di posti di lavoro "verdi", fonte di crescita e di benessere per tutti;

21. sottolinea che, grazie alla loro capacità di innovazione, le imprese europee sono ormai all’avanguardia nel settore della tutela ambientale a livello globale; è, tuttavia, preoccupato che la produzione continui a essere trasferita in larga misura dall’UE in paesi terzi le cui norme ambientali sono decisamente meno rigorose; esorta la Commissione e gli Stati membri a combattere tale fenomeno tempestivamente ed energicamente mediante un approccio mondiale e multilaterale in grado di garantire che la concorrenza globale sia regolata da requisiti analoghi;

22.     sottolinea che un quadro regolamentare stabile, a lungo termine e ambizioso costituisce un presupposto per realizzare pienamente il potenziale dell'occupazione verde; invita la Commissione e gli Stati membri a definire norme ambientali e incentivi finanziari che creino condizioni quadro affidabili per almeno dieci anni e, di conseguenza, certezza giuridica e di pianificazione; chiede di utilizzare gli strumenti finanziari disponibili per promuovere la sostenibilità e che la crescente sostenibilità dell'attività e della produzione economica sia integrata nelle prospettive finanziarie dei vari fondi, compresi i Fondi strutturali e il Fondo di coesione, come uno degli obiettivi promossi;

23. sottolinea, al riguardo, l'importanza del concetto di sviluppo urbano integrato e rileva che la riqualificazione sostenibile delle aree urbane svantaggiate potrebbe assumere una funzione pilota; ritiene che presupposto ne sia una politica quadro chiara, compreso il mantenimento della promozione della dimensione urbana nei fondi strutturali;

24. osserva la necessità di ricorrere a finanziamenti nell'ambito dei programmi esistenti per realizzare studi mirati nelle regioni più svantaggiate dell’UE, al fine di stabilire obiettivi strategici e determinare il tipo di misure necessarie per creare condizioni favorevoli allo sviluppo di economie locali sostenibili, prevedendo obiettivi specifici per la creazione di posti di lavoro verdi e misure integrate intese ad attrarre nuove imprese verdi e a sostenere quelle già esistenti;

25. sottolinea che gli investimenti mirati per la trasformazione in senso ecologico delle regioni più svantaggiate dell’UE rappresentano uno degli strumenti più utili per il conseguimento degli obiettivi strategici di convergenza regionale e di coesione territoriale;

26. sottolinea l’importanza del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per aggregazioni regionali che colleghino ricerca, innovazione e infrastrutture locali nel contesto delle nuove tecnologie, quali le fonti energetiche rinnovabili e l'efficienza energetica; sottolinea altresì che, soprattutto nelle aree urbane, gli enti locali e regionali sono nella posizione migliore e i più capaci per creare le condizioni necessarie alla crescita delle aggregazioni di imprese innovative; sottolinea che siffatte aggregazioni possono accelerare in modo determinante lo sviluppo economico locale e creare nuovi posti di lavoro nelle regioni;

27. è consapevole dello scarsissimo coordinamento dei programmi di finanziamento UE, nazionali e regionali, per cui sottolinea la necessità di un migliore coordinamento a livelli diversi tra i programmi e di un sostegno a una maggiore sinergia tra le diverse politiche comuni che utilizzano i fondi strutturali, i fondi per lo sviluppo rurale e agricolo, il programma quadro per la ricerca e il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP), che devono essere concepiti per conseguire un'economia sostenibile ed efficiente sul piano delle risorse; ritiene, per quanto attiene ai finanziamenti a titolo della politica agricola comune, che un'opzione da considerare ulteriormente sia quella di abbandonare progressivamente i meccanismi di sostegno a favore dello sviluppo rurale e dello sviluppo di un'agricoltura sostenibile;

28. invita ancora una volta la Commissione e gli Stati membri a sfruttare il successo del Fondo per la ricostruzione e a preparare una nuova iniziativa UE comprendente progetti pilota per la ricostruzione nell'ottica di una nuova economia sostenibile;

29. osserva che al punto 8 delle conclusioni del Consiglio del 21 ottobre 2009 si invita la Commissione a riesaminare con urgenza, settore per settore, le sovvenzioni che hanno notevoli effetti negativi sull'ambiente e che sono incompatibili con lo sviluppo sostenibile; chiede alla Commissione di dare seguito senza indugio a tali conclusioni, esaminando i possibili modi per riassegnare dette sovvenzioni iscritte in bilancio a sostegno di nuove attività connesse con l'economia sostenibile;

30. chiede l'introduzione di meccanismi di finanziamento efficaci e di incentivi fiscali per incoraggiare le PMI a optare per politiche occupazionali verdi, garantendo l'innovazione e la produzione verde;

31. ritiene che la legislazione UE, vigente e proposta, racchiuda un notevole potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro in settori quali l'aria, il suolo, le risorse idriche, l'energia, i servizi pubblici, l'agricoltura, i trasporti, il patrimonio forestale e la gestione ambientale; esorta gli Stati membri ad applicare la legislazione UE che potrebbe promuovere nuovi investimenti in tecnologie e posti di lavoro eco-compatibili;

32. ricorda che gli appalti pubblici costituiscono un'ampia quota del mercato e potrebbero fornire incentivi significativi per rendere più ecologica l'economia; chiede pertanto che tutti gli appalti pubblici impongano elevati standard ambientali;

33. invita l’Unione europea e gli Stati membri ad anticipare i cambiamenti, ossia a superare le carenze e le incertezze informative e a stimolare la consapevolezza, i processi di apprendimento sociale e i cambiamenti nelle abitudini di consumo; ritiene che siano necessari incentivi perché le società investano maggiormente nelle tecnologie pulite e i lavoratori siano più disponibili ad affrontare il cambiamento se questo comporta maggiori opportunità occupazionali e se viene loro fornita una rete di sicurezza;

34. rileva che la necessità di sviluppare il potenziale di occupazione di qualità offerto da una nuova economia sostenibile impone di orientare l'innovazione a trovare soluzioni che rispondano alle sfide principali con cui si confronta la società, quali la disoccupazione e la povertà, il cambiamento climatico, l'invecchiamento della popolazione e la scarsità delle risorse; richiama l'attenzione sull'importanza di una politica industriale e di ricerca basate sull'innovazione aperta e sulle aggregazioni, per incoraggiare la condivisione delle conoscenze tra i diversi operatori economici pubblici e privati e stimolare l'innovazione; invita a tal fine la Commissione a sviluppare una piattaforma tecnologica europea per le industrie a basso utilizzo di risorse;

35. raccomanda che, qualora uno Stato membro decida di sovvenzionare, per esempio, un aumento della produzione di energia eolica, di bioenergia e di energia solare, il livello dei sussidi sia determinato in base a una valutazione scientifica dei dati empirici e che tali sussidi offrano ragionevoli prospettive di investimento e sicurezza a eventuali investitori; invita a considerare con attenzione fattori quali l'aumento di posti di lavoro netti grazie ai sussidi, il prezzo dell’energia e l’influenza netta sulle emissioni di gas a effetto serra e di altri agenti inquinanti e, quindi, a puntare a un’ottimizzazione dell’aumento della sostenibilità;

36. osserva la mancanza di comprensione uniforme di quali siano le scelte tecnologiche più sostenibili sotto il profilo ambientale, economico e sociale nel contesto della concorrenza globale; rileva la necessità di tener conto di diverse variabili nel momento in cui si confronta, ad esempio, la sostenibilità della produzione di energia mediante l'impiego di pale eoliche, pannelli solari fotovoltaici, carbone con cattura e stoccaggio del carbonio, reattori nucleari e altre tecnologie; invita, quindi, a realizzare ulteriori studi scientifici al riguardo confrontando l’intero ciclo di vita della produzione e chiede che tutti i processi produttivi siano resi più efficienti dal punto di vista delle risorse;

Potenziale di posti di lavoro per donne e uomini nella nuova economia sostenibile

37. ribadisce che solo aumentando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro europeo è possibile utilizzare appieno il potenziale di crescita e occupazione della nuova economia, dal momento che la metà dell'incremento del tasso di occupazione complessivo in Europa e un quarto della crescita economica annuale dal 1995 sono riconducibili alla riduzione del divario fra i tassi di occupazione maschile e femminile, e che si tratta di una condizione essenziale per assicurare una crescita sostenibile e rispondere ai bisogni della trasformazione ecologica in una società che invecchia;

38. sollecita un'iniziativa dell'UE volta a sensibilizzare i datori di lavoro, soprattutto in settori tradizionalmente a predominanza maschile, sulla necessità e sui vantaggi di una forza lavoro più diversificata in una società che invecchia e a offrire loro gli strumenti per prepararsi a una maggiore diversità;

39.     invita l’Unione europea, gli Stati membri e le parti sociali a combattere la discriminazione e promuovere la parità di genere in un’economia sostenibile, creare ambienti di lavoro che attraggano e trattengano le donne in tali settori, promuovere un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa attraverso adeguati accordi che prevedano un'assistenza di qualità all'infanzia e luoghi di lavoro adeguati alle esigenze delle famiglie, creare opportunità nonché condizioni in cui gli uomini e le donne possano partecipare al mercato del lavoro su un piano di parità, promuovere la partecipazione femminile agli organi di rappresentanza a predominanza maschile e ridurre la segmentazione dei posti di lavoro e il divario retributivo tra uomini e donne;

40. sottolinea che gli investimenti nelle infrastrutture sociali costituiscono un'opportunità per modernizzare l'Europa e promuovere la parità, potendo essere considerati una strategia parallela agli investimenti in tecnologie ecologiche per l‘ammodernamento delle infrastrutture fisiche; ritiene che la parità di genere debba pertanto costituire una priorità programmatica e uno strumento fondamentale;

41. rileva che uno sforzo volto a garantire l'accesso delle donne a tutti i livelli d'istruzione, lottando contro gli stereotipi sessisti, e a fornire un apprendimento lungo tutto l'arco della vita è essenziale per poter abbattere la segregazione di genere nel mercato del lavoro; sollecita l'offerta di una formazione adeguata per evitare la sottorappresentanza delle lavoratrici nei posti di lavoro verdi, tenendo presente che un'esclusione massiccia delle donne dal campo scientifico e tecnologico pregiudicherebbe la crescita e la sostenibilità dell'Europa e lascerebbe molte giovani donne qualificate e dotate ai margini della sicurezza economica e occupazionale;

42. sollecita un'iniziativa specifica dell'UE per attrarre le ragazze verso le cosiddette professioni "MINT" (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia) e per combattere gli stereotipi che continuano a caratterizzare queste professioni; sottolinea che il ruolo dei media e dell'istruzione è fondamentale per combattere tali stereotipi;

43. sottolinea l'opportunità che, nella fase di passaggio dalla scuola al mondo del lavoro, le giovani donne siano orientate verso l'apprendistato in ambiti in cui sono sottorappresentate, promuovendo tale forma di impegno mediante la progettazione condivisa tra scuola, università e agenzie formative in modo che possano acquisire competenze e capacità concrete, anche di livello alto e specialistico, attraverso l'esperienza di lavoro e svolgendo attività regolari e non precarie con la prospettiva della propria realizzazione;

44. esorta l'Unione europea e gli Stati membri a dare una più elevata priorità ai posti verdi per le donne nell'ambito del Fondo sociale europeo (FSE), tenendo conto del fatto che il FSE finanzia progetti di formazione in settori quali l'energia rinnovabile e l'ecoturismo; sottolinea che occorrono maggiori sforzi per aumentare il tasso di partecipazione delle donne ai progetti sostenuti dal FSE, attualmente inferiore al 10%; sollecita l'introduzione di bilanci di genere nel FSE nonché nei piani di ripresa e nei programmi di adeguamento strutturale per garantire che tali programmi attraggano e integrino in ugual maniera le donne;

45. rileva che la transizione a una nuova economia non deve servire da pretesto per ridurre le diverse misure a favore delle pari opportunità, ma deve essere vista come un’occasione unica per incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nell’UE, dal momento che ciò costituisce una presupposto essenziale per garantire la crescita sostenibile, lo sviluppo ottimale del potenziale occupazionale e il rafforzamento della competitività;

Lavoro dignitoso

46. invita la Commissione a prestare particolare attenzione, al di là del potenziale occupazionale dei lavoratori altamente qualificati, ai molti posti di lavoro nell'ambito dell'economia sostenibile per cui è richiesto un livello di qualifica medio o basso nonché ai lavoratori non qualificati ma specializzati; invita la Commissione e gli Stati membri a considerare con particolare attenzione questo aspetto negli orientamenti per le politiche dell'occupazione; invita gli Stati membri a rivalutare i posti di lavoro con un livello di formazione medio-basso e a garantire un lavoro dignitoso in tali ambiti;

47. sottolinea la necessità di accordare particolare attenzione al lavoro dignitoso, alle esigenze di qualifica e ad una transizione socialmente equa; invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali a garantire che tutti nell’Unione europea beneficino di una strategia occupazionale per un'economia sostenibile; sottolinea la necessità di integrare tale strategia in tutti i tipi di occupazione, sia essa di livello elevato, medio o basso; chiede di aumentare le opportunità di istruzione e ricerca e sviluppo; chiede, inoltre, di prestare attenzione agli orientamenti per le politiche dell'occupazione e al programma della Commissione "Nuove competenze per nuovi lavori", in particolare alle persone più lontane dal mercato del lavoro, ai lavoratori più vulnerabili, soprattutto ai disabili e ai lavoratori scarsamente qualificati, nonché alla tutela di queste persone;

48. ritiene che la politica dell'occupazione svolga un ruolo centrale nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e chiede pertanto, ai sensi del programma "lavoro dignitoso" dell'OIL, condizioni di lavoro di buona qualità e retribuzioni che garantiscano la sussistenza e un'equa partecipazione al PIL;

49. osserva che, a causa di un livello organizzativo dei lavoratori e dei datori di lavoro spesso più basso in alcuni nuovi settori economici, esiste un elevato rischio di rapporti di lavoro precari e di inadeguate condizioni di lavoro; invita l’Unione europea e gli Stati membri a definire condizioni quadro volte a istituire strutture rappresentative nei nuovi settori; chiede alle parti sociali di organizzarsi e invita la Commissione a promuovere lo scambio di esempi di migliori prassi a livello di Unione europea, in particolare rafforzando l'informazione e la consultazione dei lavoratori e l'istituzione di comitati aziendali europei;

50. osserva che sono necessari ulteriori sforzi per garantire un'efficace armonizzazione a livello UE dei requisiti minimi per l'organizzazione dell'orario di lavoro in relazione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori;

51. invita gli Stati membri, in cooperazione con le parti sociali, ad elaborare piani integrati per valutare le operazioni di trasformazione ecologica ai livelli sia locale che nazionale; invita le parti sociali a monitorare la partecipazione dei lavoratori alla strategia di sviluppo sostenibile, proponendo e quindi adottando politiche volte a rafforzare l'effettiva partecipazione per quanto riguarda la mobilità sostenibile dei lavoratori e la crescita verde;

52. invita le parti sociali ad aprirsi a nuovi settori e a elaborare strategie volte all’integrazione delle associazioni di categoria nel partenariato sociale;

53.     invita l’Unione europea e gli Stati membri a subordinare maggiormente in futuro gli incentivi e gli appalti pubblici a norme sociali minime a livello di Stati membri e a portare avanti la costituzione di strutture rappresentative delle parti sociali;

54.     rileva che anche la formazione e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita dei lavoratori interessati dai cambiamenti nei processi di produzione di un'impresa o di un'industria creano posti di lavoro; invita l’Unione europea a sviluppare un quadro di riferimento per anticipare i cambiamenti e le ristrutturazioni, in particolare della produzione, riconoscendo a tutti i lavoratori interessati il diritto garantito a partecipare ai programmi di formazione e apprendimento permanente; esorta gli Stati membri, i datori di lavoro e i lavoratori a riconoscere la gestione delle competenze, la formazione e l’apprendimento permanente quali responsabilità condivise, come precisato nell’accordo quadro tra le parti sociali del 2002 sull’apprendimento permanente; invita la Commissione a inserire nell'ambito dell'apprendimento permanente una nona competenza relativa all'ambiente, al cambiamento climatico e allo sviluppo sostenibile, essenziale in una società della conoscenza; chiede agli Stati membri di inserire il concetto di sostenibilità nella formazione di base, nell'istruzione e nell'apprendimento permanente;

55. invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali ad aumentare il loro impegno per gestire in modo efficace gli effetti negativi della ristrutturazione, sia sulle economie locali sia sull’occupazione; sottolinea la necessità di divulgare orientamenti sulla gestione del cambiamento e delle sue ripercussioni a livello sociale;

Far fronte al fabbisogno di competenze

56. sottolinea la necessità che gli Stati membri adattino i propri sistemi di formazione e istruzione e predispongano ed attuino piani d'azione mirati per la riconversione professionale dei lavoratori nei settori interessati dalla trasformazione delle economie locali in una nuova economia sostenibile, in modo da garantire che abbiano accesso ai nuovi lavori verdi sostenibili e da assicurare che la forza lavoro possa adeguare le proprie competenze alle esigenze professionali di un'economia più sostenibile, fondata su concetti formativi basati sulle competenze; si compiace, in questo contesto, dell'iniziativa della Commissione "Nuove competenze per nuovi lavori" e riconosce che la cooperazione con gli Stati membri dell'UE costituisce un passo nella giusta direzione; rileva, tuttavia, che questa iniziativa deve essere maggiormente collegata agli obiettivi della decisione del Consiglio sullo sviluppo sostenibile e portata avanti prevedendo misure tangibili sia a livello di UE che di Stati membri;

57. sottolinea la necessità di rafforzare il metodo aperto di cooperazione e gli scambi di buone pratiche per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile, i lavori verdi e l’apprendimento permanente al fine di garantire una gestione positiva ed efficace della trasformazione dell’economia e, per estensione, delle nuove necessità di formazione nonché delle conseguenze negative sul piano sociale di una simile transizione;

58. invita gli Stati membri a combattere la discriminazione basata sull’età e ad adattare l'offerta formativa e le strategie per l’apprendimento permanente alle esigenze dei lavoratori più anziani, al fine di garantire elevate quote di partecipazione anche tra i lavoratori di oltre cinquantacinque anni, ivi comprese le donne in questa fascia d'età;

59. invita l’Unione europea e gli Stati membri ad adottare politiche dettagliate in materia di innovazione e creatività, in particolare nel settore dell’istruzione e della formazione, ivi comprese l’istruzione e la formazione professionale, quale base per un’economia verde, per la competitività e la prosperità;

60. rileva che in tempi di crisi è essenziale attrarre i giovani verso il nuovo tipo di lavori verdi e garantire che i programmi di qualificazione promuovano l'accesso dei giovani al mercato del lavoro in modo che possano approfittare del potenziale di posti di lavoro, al fine di combattere l'elevata disoccupazione tra i cittadini di età inferiore ai 25 anni e di capitalizzare le competenze delle giovani generazioni nell'uso delle nuove tecnologie; deplora che l'iniziativa faro EUROPA 2020 "Gioventù in movimento" esclude i giovani che non partecipano a corsi di istruzione superiore; sottolinea che, al fine di effettuare un vero cambiamento, è necessario focalizzarsi sui giovani che hanno oggi le minori opportunità e sono a rischio di povertà;

61. invita gli Stati membri ad elaborare, di concerto con le parti sociali, e ad attuare programmi di orientamento professionale destinati ai giovani nelle discipline scientifiche e tecnologiche al fine di promuovere un'economia redditizia e sostenibile, nonché ad adottare misure di informazione e sensibilizzazione riguardo alle questioni ecologiche e ambientali, sia mediante il sistema scolastico ufficiale sia nel quadro dei provvedimenti adottati dalle autorità locali e regionali;

62. invita la Commissione a collaborare più strettamente con gli Stati membri al fine di mettere a punto previsioni di medio e lungo periodo riguardo alle competenze richieste dal mercato del lavoro, e di incoraggiare partenariati tra le università e il settore industriale per favorire l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, contribuendo al contempo alla creazione di una società basata sulla conoscenza, a sviluppare la ricerca applicata e a predisporre migliori prospettive occupazionali per i laureati;

63.     invita gli Stati membri e le parti sociali a definire obiettivi per realizzare una partecipazione paritetica di uomini e donne, fornire pari opportunità a livello di istruzione, formazione, programmi di assunzione mirati, tirocini e iniziative di formazione specifici per le donne, i migranti, i disoccupati di lungo periodo e altri gruppi discriminati sul mercato del lavoro;

64.     incoraggia gli Stati membri ad utilizzare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per realizzare gli obiettivi europei e promuovere nuove competenze, compresi nuovi posti di lavoro "verdi" di elevata qualità;

65.     invita le parti responsabili a monitorare l'occupazione al fine di rendere più importante la formazione professionale di base e l'apprendimento permanente; invita, in tale ambito, gli Stati membri a valutare la fattibilità della costituzione di "fondi per la transizione" volti a gestire il fabbisogno di competenze;

66.     invita l'Unione europea e gli Stati membri ad adoperarsi affinché la promozione dell'adattabilità ad un'economia sostenibile rientri tra gli obiettivi del Fondo sociale europeo in modo da contribuire ad aumentare la sostenibilità delle attività economiche e lo sviluppo infrastrutturale;

67.     ricorda che la dimensione sostenibile non dovrebbe limitarsi alla formazione ai posti di lavoro verdi ma che è necessario integrarla in tutti i programmi di istruzione e formazione al fine di promuovere una cultura dello sviluppo sostenibile e della consapevolezza ambientale;

68. sottolinea il valore aggiunto del concetto di apprendimento permanente e invita gli Stati membri a realizzare una esaustiva mappatura delle potenzialità locali, allo scopo di organizzare attività di formazione orientate sulla domanda in cui le risorse disponibili vadano a soddisfare le necessità reali e a ripristinare il prestigio dell'istruzione secondaria professionale attraverso l’offerta di istruzione di alto livello, soprattutto nelle regioni in cui le potenzialità locali e i settori delle attività tradizionali rendono necessario il pieno sviluppo di competenze e conoscenze specifiche; invita la Commissione a fornire agli Stati membri un'adeguata assistenza tecnica quanto alle modalità di mappatura delle necessità locali e rileva che le scuole secondarie professionali di alto livello qualitativo potrebbero contribuire a ridurre la disoccupazione fra i diplomati e i laureati e favorire l’occupazione sostenibile;

69. sottolinea quanto sia importante che gli Stati membri utilizzino il Fondo sociale europeo per investire in competenze, occupazione e attività di formazione e riqualificazione professionale allo scopo di creare posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità attraverso progetti nazionali, regionali e locali; è del parere che l’esperienza professionale delle persone più anziane possa anche contribuire a tali iniziative, tenendo conto della percentuale sempre più elevata di anziani nella popolazione dell'UE; raccomanda agli enti locali e regionali di mantenere adeguati contatti permanenti con l’ambiente imprenditoriale, le organizzazioni dei datori di lavoro, i sindacati e le ONG, allo scopo di prevedere le esigenze a medio e lungo termine del mercato del lavoro;

70. riconosce il ruolo fondamentale degli enti locali e regionali nella formazione scolastica, che costituisce la base per l’acquisizione di ulteriori competenze orientate al futuro, inclusi l’apprendimento e la formazione permanenti; rileva che in molti paesi le condizioni generali per l’istruzione e la formazione dei giovani, compreso chi lascia la scuola senza diplomi, rientrano nella responsabilità degli enti locali e regionali; invita pertanto questi ultimi a utilizzare i fondi strutturali per infrastrutture scolastiche, soprattutto nelle regioni e nelle aree urbane svantaggiate, e a rendere possibile, grazie a tale sostegno, una formazione scolastica completa e inclusiva; sottolinea l’importante potenziale (formativo e istruttivo) del collegamento in rete degli enti locali e regionali con imprese e associazioni per creare posti di lavoro sostenibili nei settori dei trasporti locali, della mobilità urbana, dell'istruzione, della ricerca e dello sviluppo ponendo l'accento sulle pari opportunità;

71. rileva la necessità di una cooperazione tra gli Stati membri, le parti sociali e le università al fine di organizzare corsi di laurea e post-laurea e di creare aree disciplinari mirate per la trasformazione in senso ecologico delle economie;

72. ritiene che le sfide demografiche richiedano una strategia di più ampio respiro che combini la creazione di occupazione e le nuove esigenze emergenti sul mercato del lavoro europeo; reputa, a questo proposito, che occorra compiere progressi più significativi per migliorare la mobilità dei lavoratori dell'UE, compresi ricercatori e altri professionisti, nell'ottica di costruire un'Europa senza confini nel mercato interno dell'UE;

Cambiamento socialmente equo

73. rileva che la crescente sostenibilità delle attività economiche può comportare cambiamenti in interi settori industriali; invita l'Unione europea e gli Stati membri ad adoperarsi per evitare sacrifici sociali nel passaggio ad un'economia sostenibile e per definire condizioni quadro per una trasformazione socialmente equa, che riduca al minimo i rischi del cambiamento e ottimizzi i benefici per tutti i lavoratori; sottolinea che una trasformazione socialmente equa è una componente fondamentale dello sviluppo sostenibile e un presupposto essenziale se si vuole che i popoli dell'Europa appoggino la trasformazione stessa;

74. sottolinea che i costi correlati a una mancata gestione della trasformazione possono essere di gran lunga superiori agli investimenti ex ante; invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali ad assumersi insieme la responsabilità di una gestione preventiva della trasformazione;

75. sottolinea la necessità di integrare l’economia sostenibile nel quadro della responsabilità ambientale delle imprese a livello aziendale e sociale e rileva la possibilità di promuovere una cultura dello sviluppo sostenibile e un’economia sostenibile mediante programmi di formazione realizzati nel contesto della responsabilità sociale delle imprese;

76.     ricorda che la creazione delle condizioni necessarie perché i lavoratori procedano ad un'ulteriore formazione professionale e si adeguino alle nuove tecnologie, al fine di evitare la perdita di posti di lavoro, nonché la promozione e il sostegno di contratti collettivi per anticipare i cambiamenti ed evitare la disoccupazione costituiscono misure preventive fondamentali, unitamente al rafforzamento della sicurezza sociale, dei sistemi di sostegno al reddito e delle iniziative proattive di formazione settoriale;

77. esorta la Commissione a sostenere a livello UE la ricerca relativa alle professioni di domani al fine di evitare esuberi e di salvaguardare posti di lavoro in seno all’Unione europea;

78. sottolinea la necessità di una stretta ed efficace cooperazione e complementarità tra le organizzazioni internazionali e chiede all’Organizzazione mondiale del commercio di adottare misure in relazione alla dimensione sociale e ambientale degli investimenti e degli scambi commerciali;

79. riconosce che le ONG e i sindacati hanno un ruolo importante da svolgere nello sviluppo del potenziale occupazionale "verde", in termini di contributo al processo decisionale, in quanto datori di lavoro e a livello di sensibilizzazione del pubblico;

80. rileva che le organizzazioni che investono in pratiche eco-efficienti contribuiranno a creare un migliore ambiente di lavoro per il personale e gli occupati e possono di conseguenza essere più produttive; invita gli Stati membri a promuovere il sistema comunitario di eco-gestione ed audit ambientale (EMAS) e ad incoraggiare tutti i settori economici perché si adoperino al fine di realizzare la registrazione EMAS; invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali ad includere essenziali questioni ambientali nel dialogo sociale, a tutti i livelli della consultazione, ponendo l'accento sui negoziati settoriali; sottolinea che, ai fini di una transizione socialmente equa, i lavoratori dovrebbero svolgere un ruolo di partenariato attivo nel processo; chiede il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori incaricati di "rendere ecologico" il luogo di lavoro, come definito dall'OIL, conformemente alle prassi nazionali affinché i posti di lavoro, le imprese e le industrie siano più sostenibili; invita gli Stati membri e le parti sociali a collaborare in modo strutturato con i soggetti e gli esperti attivi nel settore dell'ambiente per poter beneficiare della loro consulenza nella gestione della transizione;

81. invita gli Stati membri e le parti sociali a collaborare in modo strutturato con i soggetti attivi nel settore dell’ambiente, comprese le ONG, per quanto concerne la gestione della transizione;

82. invita l’Unione europea ad avviare, con l’aiuto delle parti sociali, un dialogo sistematico nel contesto delle relazioni esterne, al fine di promuovere un analogo approccio allo sviluppo sostenibile in altre regioni del mondo, per assicurare pari condizioni di sviluppo e non mettere a repentaglio la competitività industriale; ritiene che la garanzia di un'equa concorrenza nei settori industriali sostenibili avrà ripercussioni positive, migliorando la protezione e le condizioni di lavoro degli occupati;

83. invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare campagne pubbliche di informazione e di sensibilizzazione in merito allo sviluppo di posti di lavoro "verdi" in un'economia sostenibile;

84. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 39 del 13.2.2008, pag. 1.

(2)

GU L 153, del 18.6.2010, pag. 13.

(3)

GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16.

(4)

Testi approvati, P6_TA(2010)0154.

(5)

ST16818/09 del 1.12.2009.

(6)

Testi approvati, P6_TA(2009)0123.

(7)

Lo studio della Commissione si intitola "Regions 2020 - An assessment of future challenges for EU regions",

http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/working/regions2020/pdf/regions2020_en.pdf, (novembre 2008).


MOTIVAZIONE

L’impegno dell’Unione europea a favore della sostenibilità

Nelle sue conclusioni del dicembre 2009 su una nuova "Strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile"(1), il Consiglio europeo ha definito sostenibile lo sviluppo che tiene conto delle esigenze delle generazioni attuali, in modo da non compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Nella decisione si fa riferimento a sette sfide importanti: cambiamento climatico ed energia pulita, trasporto sostenibile, consumo e produzione sostenibili, conservazione e gestione delle risorse naturali, sanità pubblica, integrazione sociale, demografia e migrazione e povertà mondiale. I principi guida della strategia sono la considerazione integrata di interessi economici, sociali ed ecologici, una intensificazione del dialogo sociale, il rafforzamento della responsabilità sociale delle imprese e il principio di precauzione e del “chi inquina paga”. Inoltre, la decisione del Consiglio prevede investimenti in capitale umano, sociale e ambientale, innovazioni tecnologiche e nuove funzioni ecologiche con l’obiettivo a lungo termine di creare le condizioni per la competitività, il benessere, la coesione sociale, posti di lavoro di alta qualità e una migliore protezione dell’ambiente.

Il Consiglio ha anche confermato nel 2009 l’impegno dell’Unione europea a partecipare in modo determinante alla lotta internazionale contro il crescente riscaldamento globale. Nelle sue decisioni l’Unione si è impegnata a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990 entro il 2020 e a soddisfare il 20% del proprio fabbisogno energetico con energie rinnovabili entro il 2020. Secondo uno studio dell’IPCC, il riscaldamento globale può essere limitato a 2°C solo se entro il 2050 i paesi industrializzati ridurranno dell’80-90% le proprie emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990(2). Ciò comporta per l’Unione europea una notevole accelerazione degli sforzi nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Cosa sono i posti di lavoro verdi?

La definizione di sviluppo sostenibile fornita dal Consiglio mostra già come vi rientrino quasi tutti i rilevanti settori industriali e dei servizi. La presente relazione adotta pertanto l’ampia definizione di posti di lavoro verdi(3) data dall’OIL. Secondo tale definizione i “lavori verdi” non si limitano a quei settori dell’occupazione collegati direttamente alla protezione dell’ambiente. Un posto di lavoro verde è piuttosto un lavoro che contribuisce alla transizione verso un’economia sostenibile, favorendo il risparmio energetico, l’utilizzo di energie rinnovabili, il risparmio di risorse naturali e la conservazione e il ripristino dell’ecosistema e della diversità biologica, prevenendo al contempo la produzione di rifiuti e l’inquinamento atmosferico.

Sulla base di questa definizione la relatrice non condivide l’opinione della Commissione secondo la quale i posti di lavoro verdi sono da ricercare principalmente nelle tecnologie di punta, ma sostiene le conclusioni dell’OIL in base alle quali tutti i livelli di qualifica saranno fortemente interessati dal passaggio a una maggiore sostenibilità; ciò porta in generale a una diversa analisi delle esigenze di formazione e riqualificazione e alla necessità di una formazione ecologica.

Ottimizzare il potenziale occupazionale

Gli effetti secondari positivi dello sviluppo e della promozione del settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica sono enormi. Secondo lo studio di Greenpeace(4) infatti, il potenziale occupazionale nel settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica è superiore a 8 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo.

Le esperienze realizzate in Germania confermano tali previsioni e mostrano chiaramente che un forte sviluppo del settore delle energie rinnovabili ha effetti diretti sull’occupazione. La Germania, in cui sono stati creati 250 000 posti di lavoro grazie alla legge sulle energie rinnovabili, ha assunto in tal modo un ruolo pionieristico a livello internazionale. Considerando anche gli effetti indiretti sull’occupazione, dalla sua entrata in vigore nel 2000, la legge ha portato a una costante crescita dell’occupazione; secondo le previsioni si registrerà una crescita di 400 000 occupati entro il 2020. L’elemento che non è considerato nei modelli di calcolo netto della Commissione europea, adottati nel suo studio(5) sulla situazione dell’occupazione in Europa nel 2009, è il fatto che la crescita occupazionale nei nuovi settori sostenibili, come in quello delle energie rinnovabili, è anche sostenuta in Germania dall’aumento delle esportazioni. La Commissione determina i propri valori di crescita netta unicamente sulla base del mercato interno dell'Unione europea e dimentica il potenziale di cui quest'ultima può beneficiare assumendo un ruolo guida a livello mondiale nella transizione verso un’economia sostenibile.

Tuttavia, il successo dell’esempio tedesco si fonda in modo decisivo sul fatto che la legge in materia di energie rinnovabili, la legge sulla certificazione energetica e i programmi di prestito pubblico hanno creato per gli investitori condizioni quadro affidabili e a lungo termine. Senza queste chiare decisioni politiche e finanziarie non possono svilupparsi le potenzialità per il mercato del lavoro.

Altri paesi dell’UE stanno ora seguendo l’esempio tedesco. È pertanto necessario che l’Unione europea si impegni a creare condizioni quadro affidabili nella strategia Europa 2020 e intraprenda tempestivamente iniziative normative. È fondamentale che anche gli Stati membri agiscano rapidamente nel proprio ambito di competenza. Ciò comporta anche che la transizione verso un’economia sostenibile diventi un obiettivo centrale in tutte le procedure di assegnazione di fondi dell’UE, in particolare dei fondi strutturali. Nei prossimi dieci anni è essenziale effettuare sistematicamente gli investimenti necessari.

Il potenziale occupazionale effettivo di un nuovo sviluppo sostenibile è difficile da misurare e gli studi citati nel preambolo alla presente relazione non offrono con precisione cifre concrete e sono in parte contrastanti.

I calcoli variano in modo eccessivo a seconda delle condizioni quadro considerate, come mostra anche l’esempio del settore dei trasporti.

Lo studio del PNUA(6) analizza il passaggio della mobilità cittadina da un trasporto individuale motorizzato a efficienti sistemi pubblici di trasporto locale e fa riferimento a un moltiplicatore del potenziale occupazionale compreso tra 2,5 e 4,1. Tuttavia, con gli scenari di promozione che la Commissione ha posto in atto finora, il settore del trasporto pubblico è posto in grande difficoltà. Se per lo sviluppo delle automobili elettriche vi sono a disposizione ingenti finanziamenti alla ricerca e alle industrie, il settore del trasporto pubblico e dei relativi mezzi di trasporto è escluso dai programmi di promozione. Nello spazio urbano le due forme di mobilità sono in diretta concorrenza. Il possibile potenziale occupazionale della mobilità sostenibile potrebbe svilupparsi davvero solo se fosse sfruttato anche questo potenziale mediante condizioni politiche e decisioni finanziarie. Analogamente al trasporto pubblico, le potenzialità nella distribuzione e nei servizi risiedono negli spostamenti in bicicletta. Nella valutazione ecologica entrambe queste forme di mobilità sono superiori alle automobili elettriche.

Un nuova economia sostenibile per un’Europa sociale e inclusiva

Il passaggio a un’economia sostenibile non è solo una necessità ecologica, ma deve far parte della strategia per un’Europa sociale. Il successo del passaggio dipende in gran parte dall’accettazione dei cittadini europei, che può essere ottenuta solo se si mostrerà che le strategie per la transizione verso un’economia sostenibile sono socialmente eque e a lungo termine porteranno a tassi di occupazione più elevati, migliori condizioni di lavoro e una rafforzata sicurezza sociale. L’obiettivo di una nuova economia sostenibile deve essere la sostenibilità sociale ed ecologica e la gestione della transizione socialmente equa costituisce il fondamento di una siffatta strategia.

Lavoro dignitoso

Di particolare rilievo è la questione della qualità dei posti di lavoro. Proprio al livello di qualifica più basso i contratti di lavoro precari sono più numerosi. Sulla base dell’ampia definizione di sviluppo sostenibile data dal Consiglio europeo la relatrice ritiene che obiettivo della relazione non sia unicamente valutare il potenziale occupazionale da un punto di vista solo numerico, ma valutare anche la questione di come possano essere garantite buone condizioni di lavoro per i “posti di lavoro verdi” e come il passaggio a un’economia sostenibile possa avvenire in modo socialmente equo.

Nella ricerca ai fini della presente relazione è risultato subito chiaro che la questione delle condizioni di lavoro nei nuovi settori è un aspetto fondamentale. Sia gli occupati nel settore solare, ad esempio nella Germania dell'est, sia i rappresentanti dell’industria eolica lamentano una forte pressione nella produzione, che abbinata alla concorrenza internazionale porta a basse retribuzioni e cattive condizioni di lavoro. In tali condizioni è molto difficile convincere i lavoratori ad abbandonare un settore, ad esempio l’industria carbonifera, in cui si ha una lunga tradizione di buone condizioni di lavoro e protezione sociale. Nei colloqui con le associazioni degli imprenditori e con i sindacati è risultato chiaro che il grande problema in questi nuovi settori è proprio la mancanza di strutture rappresentative da entrambe le parti; i primi progetti stanno cercando di promuovere l’istituzione di queste strutture e la relazione sostiene chiaramente tale impegno.

Fabbisogno di competenze

Un passaggio socialmente equo comporta anche affrontare la questione della formazione e della riqualificazione delle persone. Da un lato si tratta di garantire che possa essere sfruttato il potenziale occupazionale di un’economia più verde. Soltanto allorché vi sarà un numero sufficiente di lavoratori e lavoratrici adeguatamente formati/riqualificati, si potrà realizzare il potenziale di crescita in alcuni settori. Dall’altro lato è necessario garantire che tale passaggio rappresenti un’opportunità per tutti: giovani e anziani, donne, lavoratori all’interno e al di fuori del mercato del lavoro. Oggi non è possibile prevedere con certezza quali qualifiche saranno richieste e in che misura. È tuttavia palese la necessità di agire d'anticipo, orientando l'offerta di formazione e riqualificazione e le strategie di apprendimento permanente alla sostenibilità, come pure la necessità di programmi su misura volti a garantire che, ad esempio, anche una lavoratrice occupata per trenta anni nell’industria carbonifera abbia la possibilità di cambiare. Al fine di gestire efficacemente la grande necessità di nuove qualifiche e di riqualificazione e riconversione, è necessario analizzare quali gruppi di occupati e di persone in cerca di impiego richiedono un’assistenza particolare e pianificare gli interventi conseguenti.

Cambiamento socialmente equo

Il cambiamento richiede un elevato grado di flessibilità, in alcuni casi perfino di mobilità. L’esempio spesso citato della Danimarca mostra come le persone considerino un elevato grado di flessibilità sul mercato del lavoro come un’opportunità e non come un pericolo, se gli apparati statali e forti partenariati sociali garantiscono la sicurezza sociale e se la gestione preventiva delle qualifiche offre una prospettiva. Garantire la protezione sociale di lavoratori e lavoratrici durante le necessarie fasi della transizione è una premessa per la riuscita della transizione a un’economia sostenibile.

(1)

Conclusioni della presidenza, Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009.

(2)

IPCC: "Cambiamento climatico 2007: Relazione di sintesi Contribution of Working Groups I, II and III to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change" (Cambiamenti climatici 2007: relazione di sintesi, contributo dei gruppi di lavoro I, II e III alla quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici),

(3)

Nota informativa dell’OIL “Global Challenges for Sustainable Development: Strategies for Green Jobs” (Sfide globali per lo sviluppo sostenibile: strategie per l’occupazione verde), presentata alla conferenza dei ministri del Lavoro e dell’Occupazione del G8 tenutasi a Niigata, Giappone, dall’11 al 13 maggio 2008.

(4)

Relazione 2009 di Greenpeace e del Consiglio europeo delle energie rinnovabili (EREC) dal titolo “Working for the climate: renewable energy and the green job revolution” (Lavorare per il clima: le energie rinnovabili e la rivoluzione dell’occupazione verde),

(5)

Commissione europea, "L'occupazione in Europa", 2009.

(6)

Iniziativa per l'occupazione verde promossa nel 2008 da PNUA, OIL, UIE e ITUC “Green Jobs: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-Carbon World” (Occupazione verde: verso un lavoro dignitoso in un mondo sostenibile e a basse emissioni di carbonio),


PARERE della commissione per i problemi economici e monetari (25.6.2010)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Relatore per parere: Edward Scicluna

SUGGERIMENTI

La commissione per i problemi economici e monetari invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  ritiene che l'attuale crisi economica e sociale mondiale, che ha frenato i cambiamenti in materia di consumo energetico e le riduzioni delle emissioni di carbonio, non debba impedire agli Stati membri di realizzare la transizione verso un'economia competitiva, più sostenibile, a basse emissioni di carbonio ed efficiente nell'uso delle risorse, poiché tale transizione aumenta le loro capacità di recupero, li rende meno dipendenti da importazioni sempre più costose e accresce la loro competitività;

2.  sostiene che una strategia europea per l'occupazione deve tener conto degli effetti economici del cambiamento climatico sui mercati europei del lavoro, sulle specifiche attività economiche di adattamento a tale cambiamento e su altre attività derivanti da cambiamenti politici volti a mitigare gli effetti del cambiamento climatico;

3.  sottolinea che spostando il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese al consumo verso le risorse energetiche non rinnovabili si può promuovere un'economia ecoefficiente e la creazione di posti di lavoro "verdi", nonché evitare impatti negativi sull'ambiente;

4.  ritiene che la Commissione debba cogliere l'occasione della preparazione del prossimo quadro finanziario pluriennale per promuovere un mercato del lavoro sostenibile, con particolare riguardo ai posti di lavori "verdi";

5.  chiede a Eurostat, all'OCSE e a tutti gli istituti statistici degli Stati membri di considerare una revisione della nomenclatura statistica delle attività economiche introducendo un apposito codice NACE, per rispecchiare meglio le nuove industrie ambientali che passano attualmente inosservate poiché incluse nella classificazione convenzionale delle attività economiche;

6.  rileva che, secondo l'OCSE, il settore dei beni e dei servizi ambientali è in grado di generare nuovi posti di lavoro che richiedono un'ampia gamma di abilità e competenze, includendo anche i lavoratori scarsamente qualificati, e invita pertanto la Commissione a prestare particolare attenzione a questo gruppo vulnerabile;

7.  ritiene che, in considerazione dell'andamento demografico, nel settore dei servizi sociali e sanitari vi sia un grande potenziale di creazione di posti di lavoro duraturi, che va sfruttato nell'ambito di una politica occupazionale efficace;

8.  ritiene che la politica dell'occupazione svolga un ruolo centrale nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e chiede pertanto, ai sensi del programma "lavoro dignitoso" dell'OIL, condizioni di lavoro di buona qualità e retribuzioni che garantiscano la sussistenza e un'equa partecipazione al PIL;

9.  sottolinea che la transizione verso un'economia verde richiederà programmi adeguati di formazione e istruzione e che in alcuni casi le università dovranno vagliare l'opportunità di offrire branche di studio e discipline del tutto nuove, e sollecita gli Stati membri a cercare urgentemente di ridurre il divario di competenze che già esiste tra lavoratori disponibili ed esigenze delle industrie verdi;

10. chiede l'introduzione di meccanismi di finanziamento efficaci e di incentivi fiscali per incoraggiare le PMI a optare per politiche occupazionali verdi, garantendo l'innovazione e la produzione verde;

11. chiede di impegnare l'industria nell'ecoinnovazione, in quanto gli imprenditori hanno un ruolo molto importante da svolgere per una sua più ampia diffusione; osserva, a tale proposito, che informare gli imprenditori e offrire dimostrazioni di nuove opportunità economiche è fondamentale per procedere con successo nella strategia volta a sviluppare economie che facciano un uso efficiente delle risorse e industrie sostenibili;

12. sostiene che, in ragione della ristrutturazione accelerata e anticipata per affrontare la crisi globale e il cambiamento climatico, si deve chiedere agli Stati membri di preparare un quadro di riferimento che definisca chiaramente come i governi, i datori di lavoro e i lavoratori si adatteranno;

13. pur riconoscendo che una strategia europea per l'occupazione deve definire il concetto di "impiego verde" nel senso più ampio possibile, ritiene tuttavia che si debba fare distinzioni fra controllo dell'inquinamento, riciclaggio, gestione dei rifiuti, gestione delle risorse idriche, attività di trattamento delle acque, conservazione della natura, produzione di tecnologie ambientali, produzione di energia rinnovabile e delle relative apparecchiature, ricerca e sviluppo rispettosi dell'ambiente.

14. esprime la propria preoccupazione per la mancanza di mobilità dei lavoratori nel mercato interno UE; sottolinea che ci sono ancora restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri e che la portabilità dei diritti sociali è limitata;

15. esprime la propria preoccupazione per la precarietà del lavoro a lungo termine che si è sviluppata nel mercato del lavoro UE negli ultimi due decenni, con la crescente tendenza, soprattutto per i giovani, a contratti di breve durata e condizioni di lavoro peggiori; ritiene che i nuovi posti di lavoro creati secondo tali modelli non possano essere considerati sostenibili; ritiene necessario affrontare queste carenze strutturali nel contesto degli sforzi volti a sviluppare il potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile;

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

22.6.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Burkhard Balz, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Pascal Canfin, Nikolaos Chountis, George Sabin Cutaş, Leonardo Domenici, Diogo Feio, Elisa Ferreira, Vicky Ford, José Manuel García-Margallo y Marfil, Jean-Paul Gauzès, Sven Giegold, Sylvie Goulard, Enikő Győri, Liem Hoang Ngoc, Othmar Karas, Wolf Klinz, Jürgen Klute, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Astrid Lulling, Hans-Peter Martin, Arlene McCarthy, Íñigo Méndez de Vigo, Sławomir Witold Nitras, Ivari Padar, Alfredo Pallone, Anni Podimata, Antolín Sánchez Presedo, Olle Schmidt, Edward Scicluna, Peter Simon, Theodor Dumitru Stolojan, Ivo Strejček, Kay Swinburne, Ramon Tremosa i Balcells, Corien Wortmann-Kool

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Elena Băsescu, David Casa, Iliana Ivanova, Syed Kamall, Philippe Lamberts


PARERE della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (8.6.2010)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Relatore per parere: Rovana Plumb

SUGGERIMENTI

La commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1. ritiene che la situazione economica post-crisi rappresenti un'ottima opportunità per la crescita sostenibile basata sulla giustizia sociale e l´efficienza ambientale; rileva il fatto che la trasformazione delle economie europee da inquinanti a eco-efficienti comporterà profondi cambiamenti a livello della produzione, della distribuzione e del consumo e che tali cambiamenti rappresentano un'opportunità che dovrebbe essere colta per progredire verso un'autentica sostenibilità senza pregiudicare la crescita e l´occupazione; è convinto che la transizione verso un'economia basata su fonti energetiche non inquinanti debba essere considerata come un'opportunità per investire nello sviluppo sostenibile e non soltanto come un onere per i bilanci del settore pubblico e di quello privato;

2.  invita la Commissione a elaborare strumenti statistici per valutare il saldo netto di posti di lavoro creati dall'”economia verde”;

3.  ritiene che lo sviluppo sostenibile poggi su una visione a lungo termine in cui la crescita economica, la coesione sociale e la protezione ambientale vadano di pari passo e si sostengano reciprocamente; richiama l'attenzione sul potenziale rappresentato dalla creazione di posti di lavoro "verdi" in seno ad un'economia sostenibile, e appoggia la definizione dell'OIL secondo la quale tutti i posti di lavoro che favoriscono lo sviluppo sostenibile sono posti di lavoro "verdi"; sottolinea tuttavia che tutti i posti di lavoro nei "settori verdi" devono essere accompagnati da condizioni di lavoro adeguate;

4.  constata che il numero di posti di lavoro "verdi" esistenti in Europa è stato stimato nel 2009 a 3,4 milioni;

5.  sottolinea la necessità di affrontare con urgenza i cambiamenti climatici al fine di limitare il riscaldamento a 2°C rispetto ai livelli preindustriali; ritiene che l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, attualmente in corso di applicazione, vigente non sia conforme con l'obiettivo globale e attende con interesse la proposta di passare quanto prima all'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 30%; di conseguenza, esorta la Commissione a sviluppare politiche mirate che garantiscano la transizione verso un'economia verde, in particolar modo per quanto riguarda la riqualificazione dei lavoratori in posti di lavoro "verdi" e l'assistenza per rendere l'industria europea più ecologica nel contesto dei mercati mondiali; nonché per incentivare il settore privato ad investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio che favoriscano l'innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro;

6.  sottolinea che uno stabile e ambizioso quadro di regolamentazione a lungo termine è un prerequisito per raggiungere il pieno potenziale di occupazione verde; ritiene che, per conseguire gli obiettivi occupazionali della strategia UE 2020 per quanto riguarda i posti di lavoro verdi, siano necessarie misure concrete e giuridicamente vincolanti volte a ottenere una riduzione assoluta dell'uso delle risorse naturali nonché a conseguire altri obiettivi ambientali;

7.  ritiene che la legislazione comunitaria vigente e proposta racchiuda un notevole potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro in settori quali l'aria, il suolo, le risorse idriche, l'energia, i servizi pubblici, l'agricoltura, i trasporti, il patrimonio forestale e la gestione ambientale; esorta gli Stati membri ad applicare la legislazione comunitaria che potrebbe promuovere nuovi investimenti in tecnologie e posti di lavoro eco-compatibili;

8.  rileva che l'imposizione di pratiche agricole ecocompatibili porterebbe ad un significativo aumento dell'occupazione e del reddito nel settore agricolo;

9.  sottolinea l'importanza di valorizzare la biodiversità nel contesto della creazione di posti di lavoro "verdi" in tutta Europa, in particolare mediante l'istituzione delle reti Natura 2000; rileva che l'ecoturismo, vantando un tasso di crescita di circa il 20% l'anno, è un settore all'avanguardia in termini di creazione di posti di lavoro "verdi"; pone altresì l'accento sul potenziale occupazionale derivante dalle attività ricreative legate alla natura;

10. sottolinea che le sovvenzioni per rendere più ecologico il settore dei trasporti urbani avvantaggerebbero l'occupazione, se investite nei trasporti pubblici;

11. esorta la Commissione a fornire la sua definizione di posto di lavoro "verde"; incoraggia inoltre la Commissione a considerare i posti di lavoro "verdi" prioritari nell'elaborazione delle politiche sulle energie rinnovabili, l'efficienza energetica, la gestione dei rifiuti e il riciclaggio, nonché l'ammodernamento degli edifici;

12. esorta la Commissione a proporre entro il 2011 una strategia che includa misure legislative e non legislative volte a stimolare lo sviluppo di posti di lavoro "verdi", fonte di crescita e di benessere per tutti; esorta la Commissione e gli Stati membri a integrare nelle altre politiche comunitarie le politiche per la riqualificazione dei lavoratori in posti di lavoro "verdi"; sottolinea la necessità di includere in tale strategia tutti i tipi di impieghi, siano essi altamente, mediamente o scarsamente qualificati;

13. osserva che al punto 8 delle conclusioni del Consiglio del 21 ottobre 2009 si invita la Commissione a riesaminare con urgenza, settore per settore, le sovvenzioni che hanno effetti negativi notevoli sull'ambiente e che sono incompatibili con lo sviluppo sostenibile; chiede alla Commissione di dare seguito senza indugio a tali conclusioni, esaminando i possibili modi per riassegnare nel quadro del bilancio dette sovvenzioni al sostegno di nuove attività connesse con l'economia sostenibile;

14. esorta la Commissione a introdurre nel quadro dell'apprendimento permanente una nona competenza chiave in materia di ambiente, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile in quanto elemento essenziale nella società della conoscenza;

15. invita gli Stati membri ad adattare i sistemi di istruzione e formazione alle esigenze di una nuova economia sostenibile;

16. ritiene che, quando si tratta del benessere dei cittadini, l'ambiente e la politica sociale non possono essere dissociati a nessun livello, sia esso locale, regionale, nazionale o europeo; sottolinea il ruolo delle organizzazioni che, investendo in pratiche eco-efficienti, contribuiranno a creare un ambiente lavorativo migliore per il proprio personale e potranno quindi beneficiare di una maggiore produttività; invita gli Stati membri a promuovere il Sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) e a incoraggiare tutti i settori economici ad adoperarsi per ottenere la registrazione EMAS;

17. ricorda che gli appalti pubblici costituiscono un'ampia quota del mercato e potrebbero fornire incentivi significativi per rendere più ecologica l'economia; chiede pertanto che tutti gli appalti pubblici impongano elevati standard ambientali;

18. è convinto che l'introduzione di tecnologie ecocompatibili ed efficienti sotto il profilo delle risorse non sia sufficiente per conseguire uno sviluppo sostenibile fintantoché gli incrementi di produttività sono scambiati con aumenti di reddito; ritiene inoltre che convogliare gli incrementi di produttività verso un aumento del tempo libero e un accorciamento delle giornate lavorative, invece che verso aumenti salariali e un consumo in costante crescita, sarebbe particolarmente sensato dal punto di vista ambientale;

19. esorta gli Stati membri a scambiare le loro esperienze e le migliori prassi in materia di opportunità d'impiego nel gestire l´impatto economico, sociale e ambientale dei cambiamenti climatici;

20. ritiene che sia necessario ampliare sensibilmente gli studi volti a misurare l´impatto delle politiche ambientali e dei cambiamenti climatici sulla creazione netta di occupazione; invita la Commissione a inserire tale questione tra le priorità dell'ottavo programma quadro;

21. è convinto che si dovrebbe fare di più per internalizzare i costi esterni; invita la Commissione a utilizzare gli strumenti di politica esistenti – o ad elaborarne di nuovi se necessario – per imputare correttamente i costi e assicurare che le future proposte politiche rispecchino i risultati;

22. invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare campagne pubbliche di informazione e di sensibilizzazione in merito allo sviluppo di posti di lavoro "verdi" in un'economia sostenibile;

23. riconosce che le ONG e i sindacati hanno un ruolo importante da svolgere nello sviluppo del potenziale occupazionale "verde", in termini di contributo al processo decisionale, in quanto datori di lavoro e nella sensibilizzazione del pubblico.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

2.6.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

53

1

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

János Áder, Elena Oana Antonescu, Kriton Arsenis, Pilar Ayuso, Paolo Bartolozzi, Sandrine Bélier, Martin Callanan, Nessa Childers, Chris Davies, Bairbre de Brún, Esther de Lange, Anne Delvaux, Bas Eickhout, Edite Estrela, Jill Evans, Elisabetta Gardini, Gerben-Jan Gerbrandy, Julie Girling, Françoise Grossetête, Dan Jørgensen, Karin Kadenbach, Christa Klaß, Jo Leinen, Corinne Lepage, Peter Liese, Linda McAvan, Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė, Vladko Todorov Panayotov, Gilles Pargneaux, Antonyia Parvanova, Andres Perello Rodriguez, Sirpa Pietikäinen, Mario Pirillo, Pavel Poc, Vittorio Prodi, Frédérique Ries, Oreste Rossi, Daciana Octavia Sârbu, Carl Schlyter, Horst Schnellhardt, Theodoros Skylakakis, Bogusław Sonik, Catherine Soullie, Salvatore Tatarella, Anja Weisgerber, Glenis Willmott, Sabine Wils, Marina Yannakoudakis

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Christofer Fjellner, Gaston Franco, Mairead McGuinness, Rovana Plumb, Bart Staes, Kathleen Van Brempt, Anna Záborská


PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (24.6.2010)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Relatrice per parere: Ilda Figueiredo

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–   vista la comunicazione della Commissione del 14 dicembre 2007 sugli appalti precommerciali (COM(2007)799),

–   vista la direttiva 2010/31/UE(1) del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010 sulle prestazioni energetiche degli edifici (rifusione),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 22 e 23 novembre 2007 sull'informazione scientifica nell'era digitale: accesso, diffusione e conservazione,

A. considerando che la crisi economica e finanziaria ha seriamente colpito i bilanci pubblici nazionali,

B.  considerando che i dati contenuti nel Libro verde sui cambiamenti demografici (COM 2005/94) dimostrano che, tra il 2005 e il 2030, la popolazione in età da lavoro dell'UE scenderà di 20,8 milioni di lavoratori (il 6,8%), e che il numero degli ultrasessantenni sta attualmente aumentando a una velocità doppia rispetto a prima del 2007 - circa due milioni in più ogni anno contro un milione in precedenza,

1.  ritiene che una nuova economia sostenibile dell'UE debba garantire uno sviluppo economico e sociale equilibrato; chiede un'ambiziosa politica industriale sostenibile, che tenga in particolare considerazione l'efficienza delle risorse; sottolinea che l'economia verde deve offrire prospettive occupazionali dignitose e ben retribuite, incentrate sulla protezione dell'ambiente;

2.  ritiene essenziale attuare politiche ambiziose, credibili, prevedibili e stabili, specialmente in materia di energia e clima; invita quindi la Commissione e gli Stati membri a mobilitare risorse verso il duplice obiettivo di rispondere ai cambiamenti climatici e creare posti di lavoro e crescita sostenibile, ispirandosi nel contempo ai principi della sana gestione finanziaria; sottolinea pertanto l'importanza di rendere vincolante l'obiettivo europeo di riduzione del consumo di energia del 20% entro il 2020, e ribadisce il proprio sostegno a favore dell'impegno del Consiglio di una riduzione dell'80-95% delle emissioni di gas a effetto serra in Europa entro il 2050;

3.  ritiene tuttavia che sia stato trascurato il fatto che esiste una serie di sfide per i paesi UE, per affrontare le quali sono opportune solo iniziative a livello europeo;

4.  rileva che la necessità di sviluppare il potenziale di occupazione di qualità offerto da una nuova economia sostenibile impone di orientare l'innovazione a trovare soluzioni che rispondano alle sfide principali con cui si confronta la società, quali la disoccupazione e la povertà, il cambiamento climatico, l'invecchiamento della popolazione e la scarsità delle risorse; richiama l'attenzione sull'importanza di una politica industriale e di ricerca basate sull'Open Innovation e sui cluster, per incoraggiare la condivisione delle conoscenze tra i diversi operatori economici pubblici e privati e incoraggiare l'innovazione;

5.  sottolinea l'importanza di attuare una strategia UE coerente che comprenda l'ecoinnovazione, e che sia incentrata sulla riduzione dell'inquinamento e sull'impiego efficiente delle risorse nei processi produttivi; invita tal fine la Commissione a sviluppare una piattaforma tecnologica europea per le industrie a basso utilizzo di risorse,

6.  invita la Commissione e gli Stati membri a compiere progressi nel rinnovamento degli strumenti finanziari, per renderli più compatibili con l'ambiente e maggiormente orientati al lungo periodo, al fine di attrarre investimenti privati e creare più posti di lavoro migliori per il futuro;

7.  sottolinea che l'impiego intelligente degli strumenti e dei meccanismi di finanziamento nonché degli orientamenti di politica pubblica possono contribuire a mobilitare cospicui altri fondi dal settore privato per sostenere gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro;

8.  ritiene essenziale garantire quadri comunitari in materia di ricerca e sviluppo dotati di un bilancio adeguato e sufficiente per sostenere la ricerca pubblica e privata e diffonderne i risultati in un modo agevole e non burocratico ai fini dell'innovazione delle microimprese e delle PMI, soprattutto nei settori dell'efficienza energetica, dell'infrastruttura energetica, del ricorso a nuove fonti energetiche rinnovabili e a processi produttivi a ridotte emissioni di carbonio, nonché del riciclaggio e di un efficiente sfruttamento delle risorse e nel contesto della creazione di posti di lavoro ben retribuiti che godano di diritti; ribadisce la necessità di raggiungere l'obiettivo del 3% di investimenti in materia di ricerca e sviluppo, onde garantire che la ricerca crei un valore aggiunto nell'economia europea che può incidere positivamente per trattenere i lavoratori altamente qualificati nell'UE;

9.  sottolinea che le imprese di piccole e medie dimensioni e le microimprese rivestono un ruolo chiave nello sviluppo dell'economia sostenibile; si rammarica che tali imprese incontrino difficoltà nell'anticipare le nuove tendenze economiche; chiede alla Commissione e agli Stati membri di aiutare tali imprese a individuare le aree di potenziale sviluppo dell'economia sostenibile, in particolare nei settori delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, di fornire un accesso più agevole al microcredito, ad esempio a titolo dello "Strumento di microfinanziamento per il progresso europeo" e di trasmettere loro idonee informazioni sulle modalità di richiesta di tale strumento;

10. rileva che, se i ricercatori e le aziende europee non sono in grado di convertire i risultati delle loro ricerche in prodotti commerciali, non sarà possibile conseguire la necessaria crescita economica e i vantaggi occupazionali derivanti da un'economia basata sull'innovazione; fa riferimento all'Innovation Scoreboard della Commissione secondo cui vi è un deficit di innovazione del 30% rispetto agli USA e del 40% rispetto al Giappone;

11. invita la Commissione a collaborare più strettamente con gli Stati membri al fine di formulare previsioni di medio e lungo termine riguardo alle competenze richieste dal mercato del lavoro, e di incoraggiare partenariati tra le università e il settore industriale per favorire il passaggio dei giovani verso il mercato del lavoro, contribuendo al contempo alla creazione di una società basata sulla conoscenza, a sviluppare la ricerca applicata e a predisporre migliori prospettive occupazionali per i laureati;

12. è consapevole dello scarsissimo coordinamento dei programmi di finanziamento UE, nazionali e regionali, per cui sottolinea la necessità di un migliore coordinamento a livelli diversi tra i programmi e il sostegno a una maggiore sinergia tra le diverse politiche comuni che utilizzano i Fondi strutturali, i fondi per lo sviluppo rurale e agricolo, il programma quadro per la ricerca e il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP), che devono essere concepiti per conseguire un'economia sostenibile ed efficiente sul piano delle risorse; ritiene, per quanto attiene ai finanziamenti a titolo della politica agricola comune, che un'opzione da considerare ulteriormente sia quella di abbandonare progressivamente i meccanismi di sostegno a favore dello sviluppo rurale e dello sviluppo di un'agricoltura sostenibile;

13. sottolinea che la transizione verso una nuova economia sostenibile è un procedimento complesso, che impone la necessità di prestare particolare attenzione alle regioni colpite dalla deindustrializzazione, istituendo idonei meccanismi di sostegno finanziario e interventi integrati mirati allo sviluppo sostenibile e ad un'economia maggiormente basata sull'innovazione che sia in grado di creare posti di lavoro dignitosi, ben retribuiti e con diritti e di ridurre le disparità sociali e le asimmetrie regionali; attribuisce importanza alle parti sociali nel raggiungimento di questi obiettivi;

14. ritiene che le sfide demografiche richiedano una strategia di più ampio respiro che combini la creazione di occupazione e le esigenze nuove ed emergenti sul mercato del lavoro europeo; ritiene, a questo proposito, che occorra compiere progressi più significativi per migliorare la mobilità dei lavoratori dell'UE, compresi ricercatori e altri professionisti, nell'ottica di costruire un'Europa senza confini nel mercato interno dell'UE;

15. invita la Commissione a chiedere agli Stati membri di rivedere le disposizioni transitorie che disciplinano l'accesso ai rispettivi mercati del lavoro, come mezzo per mantenere l'occupazione nell'UE durante il periodo di crisi economica globale;

16. rammenta che in futuro l'efficienza energetica e delle risorse costituirà un vantaggio concorrenziale decisivo; rileva che puntare sull'efficienza energetica contribuisce non solo a favorire la diversificazione dell'industria e la riduzione dei gas ad effetto serra, ma può altresì fornire vantaggi sociali e creare posti di lavoro con diritti su vasta scala che aiuteranno gli Stati membri a superare l'attuale crisi economica e ad orientarsi verso una crescita economica sostenibile; chiede alla Commissione e agli Stati membri, nella definizione delle rispettive strategie energetiche, di prendere in considerazione i settori a forte intensità di manodopera;

17. ritiene che la transizione verso una nuova economia sostenibile e i cambiamenti dei processi di produzione delle imprese o dei settori dovrebbero essere accompagnati da una formazione adeguata, soprattutto la formazione professionale destinata ai giovani, e i programmi di apprendimento permanente, in particolare a favore della categoria più vulnerabile degli ultracinquantenni e che questo genererà anche nuovi posti di lavoro; invita quindi la Commissione e gli Stati membri a potenziare la prestazione di tale formazione e di questi programmi; sottolinea l'importanza di rafforzare il dialogo, qualora siano necessarie modifiche di carattere sociale, per rispondere alla nuova economia sostenibile, in particolare nelle imprese la cui attività si basa sui combustibili fossili; invita la Commissione, gli Stati membri e le parti sociali a garantire questo dialogo per una giusta trasformazione ecologica;

18. invita gli Stati membri a cooperare nella lotta al lavoro nero, poiché il problema dell'economia sommersa suscita preoccupazione in tutta Europa; ritiene che le misure contro il lavoro nero debbano essere intensificate a livello sia dei singoli Stati membri che dell'UE;

19. invita la Commissione a formulare orientamenti in materia occupazionale che siano di effettivo sostegno all'incremento dell'occupazione dei lavoratori con meno di 25 e più di 50 anni, e a dedicare la dovuta attenzione alle sfide specifiche che attendono i giovani e gli anziani;

20. esorta la Commissione e gli Stati membri a risolvere il divario di competenze che esiste tra la forza lavoro disponibile e le esigenze delle nuove industrie sostenibili; sottolinea a tale proposito l'importanza di sovvenzionare i tirocini dei giovani come forma di transizione dalla scuola alla vita lavorativa; chiede inoltre agli Stati membri di concedere incentivi ai datori di lavoro che offrono ai lavoratori scarsamente qualificati o non qualificati opportunità di acquisire esperienza pratica direttamente sul luogo di lavoro; sottolinea infine che l'alfabetizzazione digitale e la competenza per tutti i cittadini dell'UE europea dovrebbero essere vivamente sostenute nelle politiche UE e nazionali in quanto competenze essenziali che rafforzano l'integrazione sociale e migliorano il vantaggio competitivo della forza lavoro europea;

21. sottolinea l'importanza che il settore pubblico sia di esempio, con l'adozione di norme progressive in materia di appalti e fornendo incentivi e informazioni, soprattutto nei settori dell'energia, della costruzione di infrastrutture e impianti, dei trasporti e delle comunicazioni, ai fini della creazione di posti di lavoro con diritti. chiede alla Commissione e agli Stati membri di privilegiare, specialmente negli appalti pubblici precommerciali, l'inclusione di norme ambientali e sociali, oltre a promuovere clausole di "contenuto locale" e le imprese dell'economia sostenibile e solidale, specialmente le PMI;

22. insiste parimenti sull'importanza degli investimenti privati, rilevando come solo attraverso i finanziamenti privati è possibile soddisfare le esigenze di finanziamento; sottolinea che vi sono notevoli differenze nell'entità degli investimenti in R&S da parte delle diverse imprese private, che variano dal 5-7% del settore delle TIC e delle industrie farmaceutiche a circa l'1% delle imprese del settore dell'energia; invita l'UE a garantire un contesto generale appropriato che incentivi gli investimenti delle imprese;

23. rivolge un nuovo invito alla Commissione e agli Stati membri affinché sfruttino il successo del Fondo per la ricostruzione e preparino una nuova iniziativa UE, che comprenda progetti pilota, per la ricostruzione verso una nuova economia sostenibile;

24. osserva che sono necessari ulteriori sforzi per garantire un'efficace armonizzazione a livello UE dei requisiti minimi per l'organizzazione dell'orario di lavoro in relazione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori;

25. invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare apposite misure di sostegno per i lavoratori impiegati nel settore pubblico che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica e finanziaria, analogo al FEAG che funziona per le imprese UE colpite dalla globalizzazione o dalla crisi economica;

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

24.6.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

49

4

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Zigmantas Balčytis, Ivo Belet, Bendt Bendtsen, Jan Březina, Reinhard Bütikofer, Maria Da Graça Carvalho, Jorgo Chatzimarkakis, Giles Chichester, Pilar del Castillo Vera, Christian Ehler, Ioan Enciu, Adam Gierek, Norbert Glante, Fiona Hall, Edit Herczog, Lena Kolarska-Bobińska, Béla Kovács, Philippe Lamberts, Judith A. Merkies, Angelika Niebler, Jaroslav Paška, Anni Podimata, Miloslav Ransdorf, Herbert Reul, Teresa Riera Madurell, Paul Rübig, Amalia Sartori, Francisco Sosa Wagner, Konrad Szymański, Britta Thomsen, Patrizia Toia, Ioannis A. Tsoukalas, Claude Turmes, Niki Tzavela, Marita Ulvskog, Vladimir Urutchev, Adina-Ioana Vălean, Alejo Vidal-Quadras, Henri Weber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ilda Figueiredo, Andrzej Grzyb, Jolanta Emilia Hibner, Yannick Jadot, Werner Langen, Marian-Jean Marinescu, Vladko Todorov Panayotov, Markus Pieper, Mario Pirillo, Vladimír Remek, Frédérique Ries, Hermann Winkler

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Izaskun Bilbao Barandica, Jan Zahradil

(1)

GU L 153, del 18.6.2010, pag. 13.


PARERE della commissione per lo sviluppo regionale (24.6.2010)

destinato alla commissione per l’occupazione e gli affari sociali

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Relatrice per parere: Kerstin Westphal

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo regionale invita la commissione per l’occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti::

1.  ritiene che la politica di coesione dell’UE rivesta un ruolo decisivo per lo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile, contribuendo all’abbattimento delle differenze a livello regionale, al rilancio dell'economia al fine di giungere alla piena occupazione; sottolinea il ruolo dei livelli regionali e locali nella promozione dell’economia sostenibile; sottolinea che le regioni dovrebbero utilizzare i Fondi strutturali europei per intraprendere iniziative a favore di nuovi posti di lavoro sostenibili; sottolinea quanto sia importante che gli Stati membri utilizzino il Fondo sociale europeo per investire in competenze, occupazione e attività di formazione e riqualificazione allo scopo di creare posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità attraverso progetti nazionali, regionali e locali; è del parere che l’esperienza professionale delle persone più anziane può anche contribuire a tali iniziative, tenendo conto della percentuale sempre più elevata di anziani nella popolazione dell'UE; raccomanda agli enti locali e regionali di mantenere adeguati contatti permanenti con l’ambiente imprenditoriale, le organizzazioni dei datori di lavoro, i sindacati e le ONG, allo scopo di prevedere le esigenze a medio e lungo termine del mercato del lavoro;

2.  sottolinea, al riguardo, l'importanza del concetto di sviluppo urbano integrato e la ricostruzione sostenibile dei quartieri svantaggiati potrebbe assumere una funzione pilota; ritiene che il presupposto ne sia una politica quadro chiara, fra cui il mantenimento della promozione della dimensione urbana nei fondi strutturali;

3.  sottolinea che nel contesto dell’attuale crisi economica e del problema del cambiamento climatico, è della massima importanza sostenere lo sviluppo di un'economia verde; sottolinea che gli enti locali e regionali hanno un ruolo centrale nell’evoluzione verso una maggiore sostenibilità, in particolare per la loro capacità di favorire i contatti fra i centri di istruzione, formazione e ricerca e le PMI; rileva che, a tal fine, la politica di coesione dell’UE rappresenta uno strumento chiave, che può contribuire alla creazione di nuovi posti di lavoro;

4.  sottolinea che in Europa il cambiamento climatico ha ripercussioni diverse sulle varie regioni e che, in base a uno studio della Commissione(1), le regioni dell'Europa meridionale e orientale, dove vive più di un terzo della popolazione dell’UE, sono particolarmente esposte alla pressione del cambiamento climatico, che i gruppi vulnerabili sono quelli più colpiti e che ciò potrebbe determinare un aumento delle disparità regionali e sociali;

5.  riconosce il ruolo fondamentale degli enti locali e regionali nella formazione scolastica, che costituisce la base per l’acquisizione di ulteriori competenze orientate al futuro, inclusi l’apprendimento e la formazione continui; rileva che in molti paesi le condizioni generali per l’istruzione e la formazione dei giovani, incluso chi lascia la scuola senza diplomi, rientrano nella responsabilità degli enti locali e regionali; invita pertanto queste ultime a utilizzare i Fondi strutturali per le infrastrutture scolastiche, soprattutto nelle regioni e nei quartieri urbani svantaggiati, e a rendere possibile, grazie a tale sostegno, una formazione scolastica completa e inclusiva; sottolinea l’importante potenziale (formativo e istruttivo) del collegamento in rete degli enti locali con imprese e associazioni per creare posti di lavoro sostenibili nei settori dei trasporti pubblici a breve distanza, della mobilità cittadina e della formazione;

6.  sottolinea l’importanza del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per aggregazioni regionali che colleghino ricerca, innovazione e infrastrutture locali nel quadro delle nuove tecnologie, quali le fonti energetiche rinnovabili e l'efficienza energetica; sottolinea altresì che, soprattutto nelle aree urbane, gli enti locali e regionali sono nella posizione migliore e sono più capaci di creare le condizioni necessarie per la crescita di aggregazioni di imprese innovative; sottolinea che siffatte aggregazioni possono accelerare in modo determinante lo sviluppo economico locale e creare nuovi posti di lavoro nelle regioni;

7.  è consapevole della notevole mancanza di coordinamento che ancora permane fra i meccanismi di finanziamento europei, nazionali e regionali e pertanto sottolinea la necessità al fine di raggiungere gli obiettivi Europa 2020 di un miglior coordinamento multilivello fra i programmi e di un sostegno per aumentare le sinergie fra le diverse politiche comuni, utilizzando i fondi strutturali, i fondi di sviluppo agricolo e rurale, il programma quadro di ricerca e il programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP);

8.  sottolinea il valore aggiunto del concetto di apprendimento permanente e invita gli Stati membri a effettuare un’approfondita mappatura delle potenzialità locali, allo scopo di organizzare attività di formazione orientate sulla domanda in cui le risorse disponibili vadano a soddisfare le necessità reali, e a ristabilire il prestigio dell’istruzione secondaria professionale attraverso l’offerta di istruzione di alto livello, soprattutto nelle regioni in cui le potenzialità locali e i settori delle attività tradizionali necessitano il pieno sviluppo di competenze e conoscenze specifiche; invita la Commissione a fornire agli Stati membri un'adeguata assistenza tecnica alle modalità di mappatura delle necessità locali e rileva che le scuole secondarie professionali di alto livello qualitativo potrebbero contribuire a ridurre la disoccupazione fra i diplomati e laureati e favorire l’occupazione sostenibile;

9.  sottolinea il ruolo fondamentale delle PMI nella promozione dell’innovazione in Europa; incoraggia i settori pubblico e privato a utilizzare il Fondo sociale europeo come strumento per promuovere lo spirito e le capacità imprenditoriali fra i giovani e offrire orientamento professionale ai disoccupati;

10. sottolinea in conformità dei trattati l’importanza della mobilità geografica dei lavoratori; riconosce che un miglioramento della mobilità grazie a buoni collegamenti a breve distanza favorisce l’accesso a opportunità di lavoro e che il conseguente effetto moltiplicatore è particolarmente importante nelle regioni di confine che soffrono di alti tassi di disoccupazione; pertanto invita le regioni e le amministrazioni, le autorità e le ONG locali e regionali delle zone di confine a utilizzare risorse dei Fondi strutturali per misure infrastrutturali realizzate nel contesto di programmi di cooperazione nazionali e interregionali e a utilizzare il Fondo sociale europeo per creare maggiori opportunità nel settore dell’istruzione e in quello del lavoro per i giovani delle zone rurali;

11. sottolinea l’importanza di misure che favoriscano la crescita e l’occupazione nelle zone rurali, onde contrastare l'esodo rurale;

12. esorta gli enti responsabili negli Stati membri e la Commissione a prestare maggiore attenzione alla sostenibilità delle misure cofinanziate, come previsto dal regolamento del Consiglio n. 1083/2006 (CE) dell’11 luglio 2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione(2); ricorda agli enti competenti che le risorse dei Fondi strutturali devono rimanere vincolate a lungo termine e che i finanziamenti devono essere concessi solo dopo aver accertato la durabilità delle operazioni, come sancito all’articolo 57 del regolamento recante disposizioni generali (n. 1083/2006); chiede alle autorità responsabili, di utilizzare meccanismi sanzionatori, atti a impedire lo "hopping tra le sovvenzioni";

13. ribadisce il proprio sostegno al progetto pilota ERASMUS per deputati locali e regionali, che può favorire lo scambio di modelli delle migliori prassi tra comuni e regioni e svolgere un effetto moltiplicatore nell’ambito della politica sul mercato del lavoro; sottolinea la necessità di specificare gli elementi connessi all’attuazione del progetto e di cooperare strettamente con il Comitato delle regioni e con le organizzazioni che rappresentano reti di regioni; invita la Commissione ad accelerare il processo di attuazione del suddetto progetto pilota; incoraggia la Commissione a concretizzare a tal fine l’idea della creazione di un’"accademia locale";

14. raccomanda agli enti regionali di adottare strategie di sviluppo in linea con gli obiettivi della Strategia UE 2020, al fine di creare nuovi posti di lavoro in un’economia sostenibile.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

21.6.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

40

2

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Luís Paulo Alves, Charalampos Angourakis, Sophie Auconie, Catherine Bearder, Jean-Paul Besset, Victor Boştinaru, Zuzana Brzobohatá, John Bufton, Alain Cadec, Salvatore Caronna, Tamás Deutsch, Rosa Estaràs Ferragut, Danuta Maria Hübner, Ian Hudghton, Evgeni Kirilov, Constanze Angela Krehl, Petru Constantin Luhan, Ramona Nicole Mănescu, Iosif Matula, Erminia Mazzoni, Miroslav Mikolášik, Franz Obermayr, Jan Olbrycht, Wojciech Michał Olejniczak, Markus Pieper, Tomasz Piotr Poręba, Monika Smolková, Georgios Stavrakakis, Nuno Teixeira, Lambert van Nistelrooij, Oldřich Vlasák, Kerstin Westphal, Joachim Zeller

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jens Geier, Catherine Grèze, Andrey Kovatchev, Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, Elisabeth Schroedter, Richard Seeber, Dimitar Stoyanov

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Marian Harkin, Stanimir Ilchev, Alexandra Thein

(1)

Lo studio della Commissione si intitola "Regions 2020 - An assessment of future challenges for EU regions",

http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/working/regions2020/pdf/regions2020_en.pdf, (novembre 2008).

(2)

GU L 210, del 31.7.2006, pag. 25.


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (24.6.2010)

destinato alla commissione per l'occupazione e gli affari sociali

sullo sviluppo del potenziale occupazionale di una nuova economia sostenibile

(2010/2010(INI))

Relatrice per parere: Britta Thomsen

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che la transizione verso una nuova economia non dovrebbe servire da pretesto per una riduzione delle varie misure legate alla parità di genere, ma dovrebbe invece essere vista come un'occasione unica per aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro dell'Unione europea, essendo questa una condizione essenziale per assicurare una crescita sostenibile e rispondere ai bisogni della trasformazione ecologica in una società che invecchia,

B.   considerando che la transizione verso una nuova economia sostenibile non dovrebbe servire da pretesto per escludere i lavoratori più vulnerabili e meno qualificati dal mercato del lavoro; considerando pertanto la necessità di evitare l'effetto di "scrematura" che i lavoratori meno qualificati saranno i primi a subire,

C.  considerando che, secondo recenti studi, la presenza delle donne a tutti i livelli di responsabilità rappresenta un valore aggiunto per le imprese, soprattutto in relazione alla loro performance economica,

D.  considerando che, benché le donne conseguano la maggioranza dei diplomi universitari nell'Unione e siano in maggioranza a compiere studi di commercio, gestione e diritto, esse restano minoritarie nei posti di responsabilità delle imprese e delle amministrazioni,

E.   considerando che, soprattutto a causa della presenza di stereotipi sessisti nell'educazione e nella società, le donne sono sottorappresentate nei settori considerati a torto maschili, quali informatica, ingegneria, fisica e le materie tecniche, come la meccanica e i lavori di muratura,

F.   considerando che la nuova economia prenderà forma in una società che invecchia, caratterizzata da una contrazione della forza lavoro, il che implica la necessità di invogliare più donne a esercitare un'attività retribuita, procedendo a un adeguamento dell'organizzazione del lavoro e preparando i datori di lavoro in tutti i settori a una forza lavoro più diversificata,

1.   ribadisce che solo aumentando la partecipazione delle donne sul mercato del lavoro europeo è possibile utilizzare appieno il potenziale di crescita e occupazione nella nuova economia, dal momento che la metà dell'incremento del tasso di occupazione complessivo in Europa e un quarto della crescita economica annuale dal 1995 sono riconducibili alla riduzione del divario fra i tassi di occupazione maschili e femminili;

2.   sottolinea l'importanza di concentrarsi sulla parità di genere nella transizione verso una nuova economia sostenibile, in quanto le donne hanno maggiori probabilità di trovarsi in una posizione incerta sul mercato del lavoro date le condizioni di precarietà dello stesso e il rilevante differenziale retributivo di genere; riconosce la necessità che alle donne sia data una possibilità di scelta del tipo di lavoro da intraprendere qualora desiderino lavorare; sollecita lo sviluppo di politiche riguardanti il mercato del lavoro a livello di Stati membri che affrontino la dimensione della parità di genere, accompagnate da programmi che rafforzino il ruolo delle donne e infondano loro fiducia; ricorda che ciò è possibile potenziando la formazione delle ragazze e delle donne in materie solitamente a predominanza maschile;

3.   ritiene che, dal momento che la segregazione di genere nel mondo del lavoro, dove il valore dei posti di lavoro e i relativi guadagni variano a seconda che si tratti di professioni principalmente maschili o femminili, è una grande fonte di disuguaglianza, i posti di lavoro verdi possano costituire un meccanismo per meglio retribuire i lavori delle donne nell'ottica di assicurare vantaggi sociali alle lavoratrici femminili e quindi anche un modo di affrontare la questione dell'equilibrio fra i sessi e del divario retributivo fra uomini e donne;

4.   sollecita un'iniziativa dell'UE volta a sensibilizzare i datori di lavoro, soprattutto in settori tradizionalmente a predominanza maschile, sulla necessità e sui vantaggi di una forza lavoro più diversificata in una società che invecchia e a offrire loro gli strumenti per prepararsi a una maggiore diversità;

5.   sottolinea che i "posti di lavoro verdi" hanno il potenziale per diventare un imprescindibile segmento di crescita del futuro mercato del lavoro europeo, che oggi più di 20 milioni di posti di lavoro nell'Unione europea possono essere considerati "verdi" e che l'esperienza recente dimostra che la sola occupazione nel settore dell'energia rinnovabile potrebbe raddoppiare passando a 2,8 milioni entro il 2020; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a garantire che le donne ne traggano uguale profitto;

6.   sottolinea che gli investimenti nelle infrastrutture sociali costituiscono un'opportunità per modernizzare l'Europa e promuovere la parità, potendo essere considerati una strategia parallela agli investimenti in tecnologie ecologiche per ‘ammodernamento delle infrastrutture fisiche; ritiene che la parità di genere debba pertanto costituire una priorità programmatica e uno strumento fondamentale;

7.   fa presente che - tenendo conto del fatto che solo il 30% della totalità degli imprenditori sono donne e che solo poche donne sono lavoratrici autonome - gli ostacoli che attualmente impediscono loro di diventare imprenditrici dovrebbero essere rimossi, perché gli imprenditori sono fondamentali per la produttività e la crescita in un'economia sostenibile;

8.   invita gli Stati membri a prendere misure efficaci, segnatamente a livello legislativo, per favorire una presenza equilibrata delle donne e degli uomini nei posti di responsabilità delle aziende e degli organi politici; si congratula per la decisione del governo norvegese di imporre una rappresentanza minima del 40% per ciascun sesso nei consigli d'amministrazione delle società private e delle imprese pubbliche;

9.   rileva che uno sforzo volto a garantire l'accesso delle donne a tutti i livelli d'istruzione, lottando contro gli stereotipi sessisti, e a fornire un apprendimento lungo tutto l'arco della vita è essenziale per poter abbattere la segregazione di genere nel mercato del lavoro; sollecita l'offerta di una formazione adeguata per evitare la sottorapresentazione delle lavoratrici nei posti di lavoro verdi, tenendo presente che un'esclusione massiccia delle donne dal campo scientifico e tecnologico pregiudicherebbe la crescita e la sostenibilità dell'Europa e lascerebbe molte giovani donne qualificate e piene di talento ai margini della sicurezza economica e occupazionale;

10. invita gli Stati membri ad attuare politiche per le pari opportunità occupazionali e ad adottare pratiche professionali compatibili con la vita familiare come prerequisito di una crescita sostenibile in termini sia economici che ambientali;

11. sollecita un'iniziativa specifica dell'UE per attirare le ragazze verso le cosiddette professioni "MINT" (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia) e per combattere gli stereotipi che continuano a pervadere queste professioni; sottolinea che il ruolo dei media e l'istruzione è fondamentale per combattere tali stereotipi;

12. sottolinea che, al fine di garantire una partecipazione paritaria alla formazione professionale e all'apprendimento permanente, si dovrebbe tenere maggiormente conto della possibilità di permettere a uomini e donne di adempiere ai loro ruoli familiari e ai loro obblighi di assistenza; invita l'Unione europea e gli Stati membri a garantire flessibilità e possibilità di assistenza all'infanzia di buona qualità;

13. sottolinea l'opportunità di orientare le giovani donne, nella transizione scuola/lavoro, verso l'apprendistato dove sono sottorappresentate, promuovendo tale forma di impegno attraverso la progettazione condivisa tra scuola/università/agenzia formativa/impresa del percorso formativo, per acquisire competenze e capacità concrete, anche di livello alto e specialistico, attraverso l'esperienza di lavoro, svolgendo attività regolari e non precarie, con la prospettiva della realizzazione;

14. esorta l'Unione europea e gli Stati membri a dare maggiore priorità alle donne per ricoprire posti di lavoro "verdi" nell'ambito del Fondo sociale europeo (FSE), tenendo conto del fatto che il FSE finanzia progetti di formazione in settori quali l'energia rinnovabile e l'ecoturismo; sottolinea che occorrono maggiori sforzi per aumentare il tasso di partecipazione delle donne ai progetti sostenuti dal FSE, il quale è attualmente inferiore al 10%; sollecita l'introduzione di bilanci di genere nel FSE nonché nei piani di ripresa e nei programmi di adeguamento strutturale per garantire che tali programmi attraggano e integrino in ugual maniera le donne;

15. sottolinea che gli sforzi istituzionali a favore dei posti di lavoro di una nuova economia sostenibile dovrebbero essere incentrati anche sul rafforzamento delle capacità professionali dei lavoratori più poveri che sono a loro volta una forza dinamica del mercato del lavoro;

16. chiede alla Commissione di rivolgere un'attenzione particolare ai cittadini più poveri, in particolare donne, che affrontano l'estrema povertà nella vita quotidiana e la cui integrazione nel mercato del lavoro necessità misure di accompagnamento specifiche;

17. invita le istituzioni europee e nazionali nonché le imprese e i partner sociali a prestare un'attenzione particolare all'integrazione delle donne appartenenti a minoranze emarginate quali le donne Rom;

18. invita le istituzioni europee e nazionali ad affrontare le questioni relative alla nuova economia sostenibile attraverso gli anni tematici europei, come l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010), l'Anno europeo del volontariato (2011) e la proposta di Anno europeo per l'invecchiamento attivo e la solidarietà intergenerazionale (2012), al fine di evidenziare l'impatto del rafforzamento delle varie politiche settoriali;

19. evidenzia la necessità di aumentare la partecipazione delle donne in seno ai sindacati, nei settori occupazionali non convenzionali, poiché la protezione dei diritti delle donne, come il diritto alla parità retributiva, al congedo di maternità, a un orario di lavoro equo e a un ambiente di lavoro non discriminante, ha un'importanza decisiva affinché i posti di lavoro nella nuova economia siano socialmente sostenibili;

20. invita gli Stati membri a obbligare le imprese pubbliche e private a sviluppare piani per promuovere la parità di genere nonché un sistema d'informazione sui progressi compiuti;

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

23.06.2010

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

30

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Emine Bozkurt, Andrea Češková, Marije Cornelissen, Silvia Costa, Edite Estrela, Ilda Figueiredo, Iratxe García Pérez, Jolanta Emilia Hibner, Mary Honeyball, Sophia in ‘t Veld, Lívia Járóka, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Philippe Juvin, Nicole Kiil-Nielsen, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Barbara Matera, Antonyia Parvanova, Frédérique Ries, Raül Romeva i Rueda, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Eva-Britt Svensson, Marc Tarabella, Britta Thomsen, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Christa Klaß, Elisabeth Morin-Chartier, Mariya Nedelcheva, Chrysoula Paliadeli

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Julie Girling, Gesine Meissner


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

14.7.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

43

1

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Regina Bastos, Edit Bauer, Jean-Luc Bennahmias, Pervenche Berès, Mara Bizzotto, Milan Cabrnoch, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Sergio Gaetano Cofferati, Marije Cornelissen, Tadeusz Cymański, Frédéric Daerden, Karima Delli, Proinsias De Rossa, Sari Essayah, Richard Falbr, Ilda Figueiredo, Pascale Gruny, Thomas Händel, Marian Harkin, Roger Helmer, Vincenzo Iovine, Liisa Jaakonsaari, Danuta Jazłowiecka, Martin Kastler, Ádám Kósa, Patrick Le Hyaric, Veronica Lope Fontagné, Olle Ludvigsson, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Elisabeth Morin-Chartier, Csaba Őry, Siiri Oviir, Rovana Plumb, Sylvana Rapti, Licia Ronzulli, Elisabeth Schroedter, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Jutta Steinruck, Traian Ungureanu

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Georges Bach, Raffaele Baldassarre, Françoise Castex, Jelko Kacin, Ria Oomen-Ruijten, Antigoni Papadopoulou, Csaba Sógor, Emilie Turunen

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