Procedura : 2007/0229(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0265/2010

Testi presentati :

A7-0265/2010

Discussioni :

PV 13/12/2010 - 18
CRE 13/12/2010 - 18

Votazioni :

PV 14/12/2010 - 9.18
CRE 14/12/2010 - 9.18
Dichiarazioni di voto
PV 24/03/2011 - 6.12
CRE 24/03/2011 - 6.12

Testi approvati :

P7_TA(2011)0115

RELAZIONE     ***I
PDF 283kWORD 535k
5.10.2010
PE 439.363v02-00 A7-0265/2010

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro

(COM(2007)0638 – C7‑0470/2007 – 2007/0229(COD))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Relatore: Véronique Mathieu

Relatore per parere(*): Alejandro Cercas, commissione giuridica

(*) Procedura con le commissioni associate - articolo 50 del regolamento

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 PROCEDURA

PROGETTO DI RISOLUZIONE LEGISLATIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro

(COM(2007)0638 – C7‑0470/2007 – 2007/0229(COD))

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2007)0638),

–   visti l'articolo 63, paragrafo 3, lettera a), e l'articolo 67 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0470/2007),

–   vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso" (COM(2009)0665),

–   visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 79, paragrafo 2, lettere a) e b), del trattato CE,

–   visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7‑0265/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Emendamento  1

Proposta di direttiva

Considerando 2

Testo della Commissione

Emendamento

(2) Il Consiglio europeo ha riconosciuto, nella riunione speciale svoltasi a Tampere il 15 e 16 ottobre 1999, la necessità di ravvicinare le legislazioni nazionali relative alle condizioni di ammissione e soggiorno dei cittadini di paesi terzi. In questo contesto ha affermato, in particolare, che l'Unione europea deve garantire l'equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio degli Stati membri e che una politica di integrazione più incisiva dovrebbe mirare a garantire loro diritti e obblighi analoghi a quelli dei cittadini dell'Unione europea. Conseguentemente il Consiglio europeo ha chiesto al Consiglio di adottare rapidamente decisioni sulla base di proposte della Commissione. La necessità di raggiungere gli obiettivi definiti a Tampere è stata ribadita dal programma dell'Aia del 4 e 5 novembre 2004.

(2) Il Consiglio europeo ha riconosciuto, nella riunione speciale svoltasi a Tampere il 15 e 16 ottobre 1999, la necessità di ravvicinare le legislazioni nazionali relative alle condizioni di ammissione e soggiorno dei cittadini di paesi terzi. In questo contesto ha affermato, in particolare, che l'Unione europea deve garantire l'equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio degli Stati membri e che una politica di integrazione più incisiva dovrebbe mirare a garantire loro diritti e obblighi analoghi a quelli dei cittadini dell'Unione europea. Conseguentemente il Consiglio europeo ha chiesto al Consiglio di adottare rapidamente decisioni sulla base di proposte della Commissione. La necessità di raggiungere gli obiettivi definiti a Tampere è stata ribadita dal programma di Stoccolma del 10 e 11 dicembre 2009.

Emendamento  2

Proposta di direttiva

Considerando 3

Testo della Commissione

Emendamento

(3) Dato che il mercato del lavoro acquista una dimensione sempre più globale, l'Unione europea deve rafforzare la sua attrattività agli occhi dei lavoratori di paesi terzi. Il raggiungimento di tale obiettivo deve essere reso più agevole attraverso la semplificazione amministrativa e la facilitazione dell'accesso alle informazioni rilevanti. L'istituzione di una procedura unica di domanda volta al rilascio di un titolo combinato che comprenda il permesso di soggiorno e il permesso di lavoro in un unico atto amministrativo concorrerà alla semplificazione e all'armonizzazione delle norme divergenti che vigono attualmente negli Stati membri. Una semplificazione procedurale di questo tipo è già stata introdotta dalla maggior parte degli Stati membri, rendendo più efficiente la procedura sia per i migranti che per i loro datori di lavoro e consentendo controlli più agevoli della legalità del soggiorno e dell'impiego.

(3) L'istituzione di una procedura unica di domanda volta al rilascio di un titolo combinato che comprenda il permesso di soggiorno e il permesso di lavoro in un unico atto amministrativo concorrerà alla semplificazione e ad una maggiore armonizzazione delle norme che vigono attualmente negli Stati membri. Una semplificazione procedurale di questo tipo è già stata introdotta da vari Stati membri, rendendo più efficiente la procedura sia per i migranti che per i loro datori di lavoro e consentendo controlli più agevoli della legalità del soggiorno e dell'impiego.

Emendamento  3

Proposta di direttiva

Considerando 6

Testo della Commissione

Emendamento

(6) I criteri in base ai quali una domanda di permesso unico può essere respinta devono essere stabiliti a livello nazionale e devono comprendere l'obbligo di rispettare il principio della preferenza comunitaria enunciato in particolare nelle disposizioni pertinenti degli atti di adesione del 16 aprile 2003 e del 25 aprile 2005.

(6) I criteri in base ai quali una domanda di permesso unico può essere respinta dovrebbero essere oggettivi e stabiliti a livello nazionale. E' opportuno che le decisioni di reiezione siano debitamente motivate.

Emendamento  4

Proposta di direttiva

Considerando 7

Testo della Commissione

Emendamento

(7) Il permesso unico dovrebbe rifarsi al modello armonizzato di permesso di soggiorno previsto dal regolamento (CE) n. 1030/2002 che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi, e che consente agli Stati membri di aggiungere informazioni, in particolare su un eventuale permesso di lavoro della persona interessata. Anche al fine di controllare meglio l'immigrazione, gli Stati membri devono indicare quest'ultima informazione non solo nel permesso unico ma anche in tutti i permessi di soggiorno rilasciati, a prescindere dal tipo di permesso o dal titolo di soggiorno in base al quale il cittadino di paese terzo è stato ammesso nel territorio di uno Stato membro e ha ottenuto l'accesso al mercato del lavoro di quello Stato membro.

(7) Il permesso unico riprende il modello armonizzato di permesso di soggiorno per cittadini di paesi terzi previsto dal regolamento (CE) n. 1030/2002, che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi e che consente agli Stati membri di aggiungere ulteriori informazioni, in particolare su un eventuale permesso di lavoro della persona interessata. Anche al fine di controllare meglio l'immigrazione, gli Stati membri devono indicare quest'ultima informazione non solo nel permesso unico ma anche in tutti i permessi di soggiorno rilasciati, a prescindere dal tipo di permesso o dal titolo di soggiorno in base al quale il cittadino di paese terzo è stato ammesso nel territorio di uno Stato membro.

Emendamento  5

Proposta di direttiva

Considerando 7 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 bis) Le disposizioni della presente direttiva relative al permesso unico e al permesso di soggiorno rilasciato per fini diversi dall'attività lavorativa non dovrebbero impedire agli Stati membri di rilasciare altri documenti, in particolare per dare informazioni più precise sul diritto di lavorare. Tali documenti complementari dovrebbero tuttavia avere carattere facoltativo per gli Stati membri e non dovrebbero fungere da sostituto del permesso di lavoro, compromettendo così il concetto stesso di permesso unico.

Emendamento  6

Proposta di direttiva

Considerando 7 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 ter) L'obbligo per gli Stati membri di stabilire se la domanda debba essere presentata dal cittadino di un paese terzo o dal suo datore di lavoro lascia impregiudicate eventuali modalità di partecipazione obbligatoria di entrambe le parti alla procedura. Spetta agli Stati membri decidere se la domanda di permesso unico può essere introdotta nello Stato membro ospitante o a partire da uno Stato terzo. Nei casi in cui il cittadino di un paese terzo non è autorizzato a presentare la domanda a partire da un paese terzo, gli Stati membri dovrebbero provvedere a che la domanda possa essere presentata dal datore di lavoro all'interno dello Stato membro ospitante.

Emendamento  7

Proposta di direttiva

Considerando 7 quater (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 quater) Le disposizioni della presente direttiva relativi ai permessi di soggiorno per fini diversi dall'attività lavorativa dovrebbero applicarsi soltanto al modello di tali permessi e lasciare impregiudicate le norme nazionali o altre norme dell'Unione concernenti le procedure di ammissione e alle procedure di rilascio di tali permessi.

Emendamento  8

Proposta di direttiva

Considerando 7 quinquies (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 quinquies) Le disposizioni della presente direttiva relative alla procedura unica di domanda e al permesso unico non dovrebbero riguardare i visti uniformi e i visti per soggiorni di lunga durata.

Emendamento  9

Proposta di direttiva

Considerando 7 sexies (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 sexies) Il termine per l'adozione di una decisione sulla domanda non dovrebbe includere il tempo necessario al riconoscimento delle qualifiche professionali né quello necessario al rilascio di un visto. La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicate le procedure nazionali relative al riconoscimento dei diplomi.

Emendamento  10

Proposta di direttiva

Considerando 7 septies (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 septies) La designazione dell'autorità competente ai sensi della presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicati il ruolo e le responsabilità delle altre autorità e, se del caso, delle parti sociali, in relazione all'esame della domanda e alla decisione sulla stessa.

Emendamento  11

Proposta di direttiva

Considerando 7 octies (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(7 octies) E’ opportuno che la presente direttiva lasci impregiudicata la competenza degli Stati membri a regolamentare l'ammissione, incluso il numero di ammissioni, dei cittadini di paesi terzi a fini lavorativi.

Emendamento  12

Proposta di direttiva

Considerando 9

Testo della Commissione

Emendamento

9. In mancanza di una legislazione comunitaria orizzontale, i cittadini dei paesi terzi hanno diritti diversi a seconda dello Stato membro in cui lavorano e della loro nazionalità. Non beneficiano degli stessi diritti dei cittadini dello Stato membro interessato o degli altri cittadini dell'UE. Non beneficiano degli stessi diritti dei cittadini dello Stato membro interessato o degli altri cittadini dell'UE. Al fine di sviluppare ulteriormente una politica di immigrazione coerente, di ridurre la disparità di diritti tra i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente e di integrare l'acquis esistente in materia di immigrazione, occorre definire un insieme di diritti, in particolare specificando i settori in cui è garantita la parità di trattamento con i cittadini nazionali ai lavoratori di paesi terzi che sono stati ammessi legalmente in uno Stato membro ma che non beneficiano ancora dello status di soggiornanti di lungo periodo. Tali disposizioni mirano a creare condizioni di concorrenza uniformi nell'Unione, a riconoscere che i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente in uno Stato membro contribuiscono all'economia europea con il loro lavoro e i loro versamenti di imposte, e a fungere da garanzia per ridurre la concorrenza sleale tra i cittadini nazionali e i cittadini di paesi terzi derivante dall'eventuale sfruttamento di questi ultimi.

9. In mancanza di una legislazione dell'Unione orizzontale, i cittadini dei paesi terzi hanno diritti diversi a seconda dello Stato membro in cui lavorano e della loro nazionalità. Non beneficiano degli stessi diritti dei cittadini dello Stato membro interessato o degli altri cittadini dell'Unione. Al fine di sviluppare ulteriormente una politica di immigrazione coerente, di ridurre la disparità di diritti tra i cittadini dell'Unione e i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente e di integrare l'acquis esistente in materia di immigrazione, occorre definire un insieme di diritti socioeconomici e nel campo del diritto del lavoro, in particolare specificando i settori in cui è garantita la parità di trattamento con i cittadini nazionali ai lavoratori di paesi terzi che sono stati ammessi legalmente in uno Stato membro ma che non beneficiano ancora dello status di soggiornanti di lungo periodo. Tali disposizioni mirano a instaurare un livello minimo di equità nell'Unione, a riconoscere che i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente in uno Stato membro contribuiscono all'economia europea con il loro lavoro e i loro versamenti di imposte, e a fungere da garanzia per ridurre la concorrenza sleale tra i cittadini nazionali e i cittadini di paesi terzi derivante dall'eventuale sfruttamento di questi ultimi. Fatta salva l'interpretazione del concetto di rapporto di lavoro in altre normative dell'Unione un "lavoratore di un paese terzo" dovrebbe essere definito come qualunque cittadino di un paese terzo che è stato ammesso nel territorio di uno Stato membro, vi soggiorna legalmente ed è autorizzato a lavorare nel contesto di un rapporto di lavoro retribuito ai sensi del diritto nazionale e/o conformemente alla prassi nazionale vigente in quello Stato membro.

Motivazione

Scopo dell'emendamento è di precisare che la definizione di "lavoratore di un paese terzo" non deve incidere sull'interpretazione del concetto di rapporto di lavoro in alcun altro strumento legislativo dell'UE, poiché non esiste una definizione uniforme del concetto di "rapporto di lavoro" nell'ambito del diritto del lavoro dell'UE. Inoltre, la definizione proposta dalla Commissione sembra differire dalle definizioni attualmente vigenti in almeno alcuni Stati membri.

Emendamento  13

Proposta di direttiva

Considerando 12

Testo della Commissione

Emendamento

12. Occorre escludere dal campo di applicazione della presente direttiva i cittadini di paesi terzi di cui alla direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi, finché sono distaccati in uno Stato membro, e i cittadini di paesi terzi che entrano in uno Stato membro in base a impegni previsti da un accordo internazionale che agevola l'ingresso e il soggiorno temporaneo di determinate categorie di persone fisiche connesse al commercio e agli investimenti, in quanto tali persone non sono considerate inserite sul mercato del lavoro dello Stato membro interessato.

12. I cittadini di paesi terzi che sono lavoratori distaccati non sono contemplati dalla presente direttiva. Ciò non dovrebbe impedire ai cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente e sono legittimamente impiegati in uno Stato membro e sono distaccati in un altro Stato membro di continuare a godere di pari trattamento rispetto ai cittadini dello Stato membro di origine per la durata del loro distacco, per quanto riguarda i termini e le condizioni di lavoro che non sono interessati dall'applicazione della direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi1.

 

1 GU L 18 del 21.01.97, pag. 1.

Emendamento  14

Proposta di direttiva

Considerando 16

Testo della Commissione

Emendamento

16. I cittadini di paesi terzi che lavorano nel territorio di uno Stato membro devono beneficiare dello stesso trattamento per quanto riguarda la sicurezza sociale. I settori della sicurezza sociale sono definiti dal regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità. Il regolamento (CE) n. 859/2003 del Consiglio, del 14 maggio 2003, che estende le disposizioni del regolamento (CEE) n. 1408/71 e del regolamento (CEE) n. 574/72 ai cittadini di paesi terzi cui tali disposizioni non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità estende le disposizioni del regolamento (CEE) n. 1408/71 ai cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell'Unione europea e che sono in una situazione transfrontaliera. Le disposizioni della presente direttiva relative alla parità di trattamento in materia di sicurezza sociale si applicano anche alle persone che giungono in uno Stato membro direttamente da un paese terzo. La presente direttiva, tuttavia, non dovrebbe conferire diritti maggiori di quelli che la normativa comunitaria vigente già prevede in materia di sicurezza sociale per i cittadini di paesi terzi che presentano elementi transfrontalieri tra Stati membri.

16. I cittadini di paesi terzi che lavorano nel territorio di uno Stato membro devono beneficiare dello stesso trattamento per quanto riguarda la sicurezza sociale. I settori della sicurezza sociale sono definiti dal regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Le disposizioni della presente direttiva relative alla parità di trattamento in materia di sicurezza sociale si applicano anche alle persone che giungono in uno Stato membro direttamente da un paese terzo.

Emendamento  15

Proposta di direttiva

Considerando 16 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

16 bis. La legislazione dell'Unione non limita la facoltà degli Stati membri di organizzare i rispettivi regimi di sicurezza sociale. In mancanza di armonizzazione a livello di Unione, spetta a ciascuno Stato membro stabilire, nella propria legislazione, le condizioni per la concessione delle prestazioni di sicurezza sociale nonché l'importo di tali prestazioni e il periodo durante il quale sono concesse. Tuttavia, nell'esercitare tale competenza, gli Stati membri dovrebbero conformarsi alla legislazione dell'Unione.

Emendamento  16

Proposta di direttiva

Considerando 16 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

16 ter. Gli Stati membri dovrebbero ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1990.

Emendamento  17

Proposta di direttiva

Considerando 18

Testo della Commissione

Emendamento

(18) La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e deve essere attuata di conseguenza.

(18) La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente nell'articolo 6 del trattato sull'Unione europea e ripresi nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Emendamento  18

Proposta di direttiva

Considerando 18 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(18 bis) La presente direttiva dovrebbe essere applicata lasciando impregiudicate le disposizioni più favorevoli contenute nella legislazione dell'Unione e negli strumenti internazionali.

Emendamento  19

Proposta di direttiva

Considerando 19 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

(19 bis) Conformemente al punto 34 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"1 si incoraggiano gli Stati membri a redigere e rendere pubblici, nell'interesse proprio e dell'Unione, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i corrispondenti provvedimenti di recepimento.

 

_______

1 GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.

Emendamento  20

Proposta di direttiva

Articolo 1 – lettera b

Testo della Commissione

Emendamento

b) un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro.

b) un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro, a prescindere dalle finalità dell'ammissione iniziale nel territorio dello Stato membro in questione, sulla base della parità di trattamento rispetto ai cittadini di quello Stato membro.

Emendamento  21

Proposta di direttiva

Articolo 1 – comma 1 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

La presente direttiva lascia impregiudicata la competenza degli Stati membri per quanto riguarda l'ammissione di cittadini di paesi terzi nel rispettivo mercato del lavoro.

Emendamento  22

Proposta di direttiva

Articolo 2 – lettera b

Testo della Commissione

Emendamento

b) "lavoratore di un paese terzo", qualunque cittadino di un paese terzo ammesso nel territorio di uno Stato membro e autorizzato a lavorare legalmente in quello Stato membro;

b) "lavoratore di un paese terzo", fatta salva l'interpretazione del concetto di rapporto di lavoro in altre normative dell'Unione, qualunque cittadino di un paese terzo che è stato ammesso nel territorio di uno Stato membro, vi soggiorna legalmente ed è autorizzato a lavorare ai sensi del diritto nazionale o conformemente alla prassi nazionale vigente in quello Stato membro;

Emendamento  23

Proposta di direttiva

Articolo 2 – lettera c

Testo della Commissione

Emendamento

c) "permesso unico", un'autorizzazione rilasciata dalle autorità di uno Stato membro che consente a un cittadino di un paese terzo di soggiornare e lavorare legalmente nel territorio di quello Stato membro;

c) "permesso unico", un permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità di uno Stato membro che consente a un cittadino di un paese terzo di soggiornare legalmente a fini lavorativi nel territorio di quello Stato membro;

Emendamento  24

Proposta di direttiva

Articolo 2 – lettera d

Testo della Commissione

Emendamento

d) "procedura unica di domanda", qualunque procedura, avviata a seguito di una domanda di autorizzazione a soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro presentata da un cittadino di un paese terzo, volta all'adozione di una decisione sul rilascio del permesso unico a tale cittadino di paese terzo.

d) "procedura unica di domanda", qualunque procedura, avviata a seguito di una domanda unica di autorizzazione a soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro presentata da un cittadino di un paese terzo, o dal suo datore di lavoro, volta all'adozione di una decisione relativa a tale domanda di permesso unico.

Emendamento  25

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera a

Testo della Commissione

Emendamento

a) ai cittadini di paesi terzi che intendono soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro;

a) ai cittadini di paesi terzi che chiedono di soggiornare a fini lavorativi nel territorio di uno Stato membro;

Emendamento  26

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera b

Testo della Commissione

Emendamento

b) ai lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro.

b) ai cittadini di paesi terzi che sono stati ammessi a fini diversi dall'attività lavorativa nel quadro della normativa nazionale o dell'Unione, cui è consentito lavorare ed è rilasciato un permesso di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2002; nonché

Emendamento  27

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 1 – lettera b bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

b bis) ai lavoratori di paesi terzi che sono stati ammessi a fini lavorativi nel quadro della normativa nazionale o dell’Unione.

Emendamento  28

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera a

Testo della Commissione

Emendamento

a) che sono familiari di cittadini dell'Unione che hanno esercitato o esercitano il loro diritto alla libera circolazione nella Comunità;

a) che sono familiari di cittadini dell'Unione che hanno esercitato o esercitano il loro diritto alla libera circolazione nell'Unione, conformemente alla direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri1;

 

__________

1 GU L 229 del 29.6.2004, pag. 35.

Emendamento  29

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera a bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

a bis) che godono, insieme ai loro familiari e a prescindere dalla cittadinanza, di diritti di libera circolazione equivalenti a quelli dei cittadini dell'Unione a norma di accordi tra l'Unione e gli Stati membri o tra l’Unione e paesi terzi;

Emendamento  30

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera b

Testo della Commissione

Emendamento

b) che sono contemplati dalla direttiva 96/71/CE, per il periodo in cui sono distaccati;

b) che sono contemplati dalla direttiva 96/71/CE, per la durata del loro distacco, e lascia impregiudicata la competenza degli Stati membri per quanto riguarda l'accesso e l'ammissione di cittadini di paesi terzi nel rispettivo mercato del lavoro;

Motivazione

Occorre assolutamente chiarire che la direttiva proposta, in associazione con la direttiva 96/71/CE, lascia impregiudicata la competenza degli Stati membri per quanto riguarda l'ammissione di cittadini di paesi terzi nel rispettivo mercato del lavoro. Non può essere eluso il diritto degli Stati membri di decidere in merito all'ammissione nel proprio mercato del lavoro.

Emendamento  31

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera c

Testo della Commissione

Emendamento

c) che entrano in uno Stato membro in virtù di impegni previsti da un accordo internazionale che agevola l'ingresso e il soggiorno temporaneo di determinate categorie di persone fisiche connesse al commercio e agli investimenti, in particolare i lavoratori in trasferimento all'interno di società multinazionali, i prestatori di servizi in appalto e i laureati in tirocinio ai sensi degli impegni sottoscritti dalla Comunità nel quadro del GATS;

c) che hanno presentato domanda di ammissione o sono stati ammessi nel territorio di uno Stato membro in qualità di lavoratori in trasferimento all'interno di società multinazionali;

Emendamento  32

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera d

Testo della Commissione

Emendamento

d) che sono stati ammessi nel territorio di uno Stato membro per un periodo non superiore a sei mesi nell'arco di dodici mesi per svolgere un'attività lavorativa stagionale;

d) che hanno presentato domanda di ammissione o sono stati ammessi nel territorio di uno Stato membro come lavoratori stagionali o in qualità di persone "alla pari";

Emendamento  33

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera d bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

d bis) che sono autorizzati a soggiornare in uno Stato membro a titolo di protezione temporanea ovvero hanno chiesto l'autorizzazione al soggiorno a tale titolo e sono in attesa di una decisione sul loro status;

Emendamento  34

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera d ter (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

d ter) che sono beneficiari di protezione internazionale ai sensi della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto dello status di protezione1 o hanno chiesto la protezione internazionale a norma di tale direttiva e sono in attesa di una decisione definitiva circa la loro domanda;

 

__________

1 GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.

Emendamento  35

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera d quater (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

d quater) che sono beneficiari di protezione in base alle legislazioni nazionali, agli obblighi internazionali o alle prassi degli Stati membri, ovvero hanno chiesto protezione in base alle legislazioni nazionali, agli obblighi internazionali o alle prassi degli Stati membri e sono in attesa di una decisione definitiva circa la loro domanda;

Emendamento  36

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera e

Testo della Commissione

Emendamento

e) che hanno chiesto il riconoscimento della qualità di rifugiato ma sono ancora in attesa di una decisione definitiva circa la loro domanda;

soppresso

Emendamento  37

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera f

Testo della Commissione

Emendamento

f) che si trovano in uno Stato membro come richiedenti protezione internazionale o nell’ambito di un regime di protezione temporanea;

soppresso

Emendamento  38

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera h

Testo della Commissione

Emendamento

h) la cui espulsione è stata sospesa per motivi di fatto o di diritto.

h) il cui allontanamento è stato sospeso per motivi di fatto o di diritto;

Emendamento  39

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera h bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

h bis) che hanno presentato domanda di ammissione o sono stati ammessi nel territorio di uno Stato membro come lavoratori autonomi;

Emendamento  40

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera h ter (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

h ter) che hanno presentato domanda di ammissione o sono stati ammessi come marittimi per essere impiegati o occupati in qualsiasi qualità a bordo di una nave registrata in uno Stato membro o battente bandiera di uno Stato membro.

Emendamento  41

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 bis. Gli Stati membri possono decidere che il Capo II della presente direttiva non si applichi ai cittadini di paesi terzi che sono stati autorizzati a lavorare nel territorio di uno Stato membro per un periodo non superiore a sei mesi o che sono stati ammessi a fini di studio.

Emendamento  42

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 ter. Le disposizioni del Capo II della presente direttiva non si applicano ai cittadini di paesi terzi che sono autorizzati a lavorare in forza di un visto.

Emendamento  43

Proposta di direttiva

Articolo 4 – paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento

1. La domanda di autorizzazione a soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro è presentata nell'ambito di una procedura unica di domanda.

1. La domanda di permesso unico è presentata nell'ambito di una procedura unica di domanda. Gli Stati membri stabiliscono se le domande di permesso unico debbono essere presentate dal cittadino di paese terzo o dal suo datore di lavoro. Se la domanda deve essere presentata dal cittadino di paese terzo, gli Stati membri possono permettere che la domanda sia presentata a partire da un paese terzo o, se previsto dalla legislazione nazionale, nel territorio dello Stato membro in cui l’interessato è già presente legalmente.

Emendamento  44

Proposta di direttiva

Articolo 4 – paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento

2. Gli Stati membri esaminano la domanda e, se il richiedente soddisfa i requisiti previsti dalla legislazione nazionale, adottano una decisione di rilascio, modifica o rinnovo del permesso unico. La decisione di rilascio, modifica o rinnovo del permesso unico costituisce un titolo combinato, comprendente il permesso di soggiorno e di lavoro in un unico atto amministrativo.

2. Gli Stati membri esaminano la domanda e, se il richiedente soddisfa i requisiti previsti dalla legislazione nazionale o dell'Unione, adottano una decisione di rilascio, modifica o rinnovo del permesso unico. La decisione di rilascio, modifica o rinnovo del permesso unico costituisce un atto amministrativo unico, che combina il permesso di soggiorno e il permesso di lavoro.

Emendamento  45

Proposta di direttiva

Articolo 4 – paragrafo 2 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 bis. La procedura unica di domanda lascia impregiudicata la procedura di rilascio del visto, che può essere obbligatorio per il primo ingresso.

Emendamento  46

Proposta di direttiva

Articolo 4 – paragrafo 2 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 ter. Gli Stati membri rilasciano un permesso unico, quando sono soddisfatte le condizioni previste, ai cittadini di paesi terzi che chiedono l'ammissione e ai cittadini di paesi terzi già ammessi che chiedono il rinnovo o la modifica del permesso di soggiorno dopo l'entrata in vigore delle disposizioni nazionali di applicazione.

Emendamento  47

Proposta di direttiva

Articolo 5 – paragrafo 3

Testo della Commissione

Emendamento

3. L'autorità designata notifica la decisione al richiedente per iscritto secondo le procedure di notifica previste dalla legislazione applicabile.

3. L'autorità competente notifica la decisione al richiedente per iscritto secondo le procedure di notifica previste dalle disposizioni della legislazione nazionale applicabile.

Emendamento  48

Proposta di direttiva

Articolo 5 – paragrafo 4

Testo della Commissione

Emendamento

4. Se le informazioni fornite a sostegno della domanda sono insufficienti, l'autorità designata indica al richiedente le ulteriori informazioni che ritiene necessarie. Il termine di cui al paragrafo 2 è sospeso fino a quando l'autorità abbia ricevuto le informazioni supplementari richieste.

4. Se le informazioni o i documenti forniti a sostegno della domanda sono incompleti in base ai criteri stabiliti dalla legislazione nazionale, l'autorità competente comunica al richiedente per iscritto le ulteriori informazioni o documenti che ritiene necessari. Il termine di cui al paragrafo 2 è sospeso fino a quando l'autorità abbia ricevuto le informazioni supplementari richieste.

Emendamento  49

Proposta di direttiva

Articolo 5 – paragrafo 4 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

4 bis. In caso di sospensione o proroga del termine per l'adozione della decisione di cui al paragrafo 2, l'autorità competente provvede a informarne il richiedente.

Emendamento  50

Proposta di direttiva

Articolo 6 – paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento

1. Gli Stati membri rilasciano il permesso unico usando il modello uniforme previsto dal regolamento (CE) n. 1030/2002 e indicano l'informazione sul permesso di lavoro conformemente all'allegato, lettera a), punto 7.5-9 del medesimo regolamento.

1. Gli Stati membri rilasciano il permesso unico usando il modello uniforme previsto dal regolamento (CE) n. 1030/2002 e forniscono indicazioni sul permesso di lavoro conformemente all'allegato, lettera a), punto 7.5-9 del medesimo regolamento.

 

Gli Stati membri possono rilasciare un documento che integra il permesso unico, contenente tutte le informazioni pertinenti specifiche al diritto di lavorare.

 

Tale documento complementare ha carattere facoltativo e puramente informativo. Non ha alcuna incidenza sulla validità del permesso unico.

 

Il documento complementare può essere aggiornato qualora risulti modificata la posizione del titolare del permesso unico rispetto al mercato del lavoro.

Emendamento  51

Proposta di direttiva

Articolo 7 – paragrafo 1 – commi 1 bis e 1 ter (nuovi)

Testo della Commissione

Emendamento

 

Gli Stati membri possono rilasciare un documento che integra il permesso di soggiorno, contenente tutte le informazioni pertinenti sullo specifico diritto di lavorare e sulle relative condizioni.

 

Tale documento complementare integra il permesso di soggiorno e può essere aggiornato o ritirato qualora risulti modificata la posizione del titolare del permesso di soggiorno rispetto al mercato del lavoro.

Emendamento  52

Proposta di direttiva

Articolo 7 – paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento

2. È fatto divieto agli Stati membri di rilasciare permessi aggiuntivi, segnatamente permessi di lavoro di qualunque tipo come prova dell'autorizzazione all'accesso al mercato del lavoro.

2. È fatto divieto agli Stati membri che rilasciano permessi di soggiorno ai sensi del regolamento (CE) n. 1030/2002 di rilasciare permessi aggiuntivi che attestano l'autorizzazione all'accesso al mercato del lavoro.

Emendamento  53

Proposta di direttiva

Articolo 8 – paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento

1. Le decisioni che respingono la domanda, escludono il rilascio, la modifica o il rinnovo del permesso unico oppure sospendono o revocano il permesso unico in base a criteri stabiliti dalla legislazione nazionale o comunitaria devono essere motivate e notificate per iscritto.

1. Le decisioni che respingono la domanda di permesso unico, di modifica o di rinnovo del permesso unico oppure che revocano il permesso unico in base a criteri previsti dalla legislazione nazionale o dell'Unione sono motivate e notificate per iscritto.

Emendamento  54

Proposta di direttiva

Articolo 8 – paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento

2. Le decisioni che respingono la domanda, escludono il rilascio, la modifica o il rinnovo del permesso unico oppure sospendono o revocano il permesso unico sono impugnabili in via giurisdizionale dinanzi ai giudici dello Stato membro interessato. Nella notifica sono indicati i possibili mezzi di impugnazione di cui può valersi l'interessato nonché i termini entro cui proporli.

2. Le decisioni che respingono la domanda, escludono il rilascio, la modifica o il rinnovo del permesso unico oppure sospendono o revocano il permesso unico sono impugnabili nello Stato membro interessato, conformemente alla legge nazionale. Nella notifica è indicata l'autorità giurisdizionale o amministrativa competente presso la quale l'interessato può presentare un ricorso nonché i termini entro cui presentarlo.

Emendamento  55

Proposta di direttiva

Articolo 8 – paragrafo 2 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 bis. Una domanda può essere considerata irricevibile per ragioni legate al numero di cittadini di paesi terzi ammessi nel territorio di uno Stato membro a fini lavorativi. In tale situazione non è necessario trattare la domanda.

Emendamento  56

Proposta di direttiva

Articolo 9

Testo della Commissione

Emendamento

Gli Stati membri prendono i provvedimenti necessari per informare il cittadino del paese terzo e il futuro datore di lavoro di tutti i documenti giustificativi da allegare alla domanda.

Gli Stati membri forniscono, a richiesta, informazioni adeguate al cittadino del paese terzo e al futuro datore di lavoro sui documenti necessari perché la domanda sia completa.

Emendamento  57

Proposta di direttiva

Articolo 10

Testo della Commissione

Emendamento

Gli Stati membri possono imporre ai richiedenti il pagamento di diritti per il trattamento delle domande ai sensi della presente direttiva. L'importo dei diritti deve essere proporzionato e può basarsi sul principio del servizio effettivamente prestato.

Gli Stati membri possono imporre ai richiedenti il pagamento di diritti. All’occorrenza, tali diritti sono riscossi per il trattamento delle domande ai sensi della presente direttiva. In questo caso l'importo dei diritti deve essere proporzionato e basarsi sul principio del servizio effettivamente prestato.

Emendamento  58

Proposta di direttiva

Articolo 11 – alinea

Testo della Commissione

Emendamento

Durante il periodo di validità, il permesso unico autorizza il titolare quanto meno a:

Durante il periodo di validità, il permesso unico rilasciato ai sensi della legislazione nazionale autorizza il titolare quanto meno a:

Emendamento  59

Proposta di direttiva

Articolo 11 – lettera a

Testo della Commissione

Emendamento

a) entrare, rientrare e soggiornare nel territorio dello Stato membro che ha rilasciato il permesso unico;

a) entrare e soggiornare nel territorio dello Stato membro che ha rilasciato il permesso unico, sempre che il titolare soddisfi tutti i requisiti di ammissione previsti dalla legislazione nazionale;

Emendamento  60

Proposta di direttiva

Articolo 11 – lettera c

Testo della Commissione

Emendamento

c) accedere liberamente a tutto il territorio dello Stato membro che ha rilasciato il permesso unico, nei limiti previsti dalla legislazione nazionale per motivi di sicurezza;

c) accedere liberamente a tutto il territorio dello Stato membro che ha rilasciato il permesso unico, nei limiti previsti dalla legislazione nazionale;

Emendamento  61

Proposta di direttiva

Articolo 11 – lettera d

Testo della Commissione

Emendamento

d) svolgere le attività ammesse dal permesso unico;

d) svolgere la specifica attività lavorativa ammessa dal permesso unico conformemente alla legislazione nazionale;

Emendamento  62

Proposta di direttiva

Articolo 11 – lettera e

Testo della Commissione

Emendamento

e) essere informato dei diritti derivanti dal permesso in virtù della presente direttiva o della legislazione nazionale.

e) essere informato dei diritti conferitigli dal permesso in virtù della presente direttiva e/o della legislazione nazionale.

Emendamento  63

Proposta di direttiva

Articolo 11 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

Articolo 11 bis

 

Notifica delle decisioni

 

La notifica e le informazioni di cui agli articoli 5, 8 e 9 sono fornite in modo tale che il richiedente possa comprenderne il contenuto e le implicazioni.

Emendamento  64

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera a

Testo della Commissione

Emendamento

a) le condizioni di lavoro, tra cui la retribuzione e il licenziamento nonché la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro;

a) le condizioni di lavoro, tra cui la retribuzione e il licenziamento, nonché la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, l'orario di lavoro, le ferie e le questioni disciplinari, tenuto conto dei contratti collettivi generali in vigore;

Motivazione

L'emendamento mira ad ampliare le ipotesi di parità di trattamento.

Emendamento  65

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera e

Testo della Commissione

Emendamento

e) i settori della sicurezza sociale definiti dal regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità. Si applica di conseguenza il regolamento (CE) n. 859/2003 del Consiglio, del 14 maggio 2003, che estende le disposizioni del regolamento (CEE) n. 1408/71 e del regolamento (CEE) n. 574/72 ai cittadini di paesi terzi cui tali disposizioni non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità;

e) i settori della sicurezza sociale definiti dal regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio;

Motivazione

Il nuovo strumento legislativo sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale è il regolamento (CE) n. 883/2004.

Emendamento  66

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera g

Testo della Commissione

Emendamento

g) le agevolazioni fiscali;

g) le agevolazioni fiscali, purché il lavoratore sia considerato come avente il domicilio fiscale nello Stato membro interessato;

Emendamento  67

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera h

Testo della Commissione

Emendamento

h) l'accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico e all'erogazione degli stessi, incluse le procedure per l'ottenimento di un alloggio e l'assistenza fornita dai centri per l’impiego.

h) l'accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico e all'erogazione degli stessi, incluse le procedure per l'ottenimento di un alloggio e l'assistenza e i servizi di consulenza forniti dai centri per l'impiego, conformemente alla legislazione nazionale.

Emendamento  68

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera c

Testo della Commissione

Emendamento

c) limitando i diritti conferiti ai sensi del paragrafo 1, lettera h), per quanto concerne l'assistenza abitativa pubblica, ai cittadini di paesi terzi che soggiornano nel loro territorio da almeno tre anni o hanno il diritto di soggiornarvi per almeno tre anni;

c) imponendo restrizioni alla piena applicazione dei diritti conferiti ai sensi del paragrafo 1, lettera h), per quanto concerne l'assistenza abitativa pubblica, ai cittadini di paesi terzi che soggiornano nel loro territorio o hanno il diritto di soggiornarvi per meno di tre anni;

Emendamento  69

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera e

Testo della Commissione

Emendamento

e) limitando i diritti conferiti ai sensi del paragrafo 1, lettera e), ai lavoratori di paesi terzi che hanno un impiego, salvo per quanto concerne i sussidi di disoccupazione.

e) applicando criteri in materia di soggiorno (per le prestazioni legate al soggiorno ma non per quelle basate sull'occupazione), se il permesso di soggiorno è rilasciato per fini diversi da quelli di lavoro, ma consente al titolare di lavorare;

Emendamento  70

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 bis. I lavoratori di paesi terzi che si trasferiscono in un paese terzo, o i loro superstiti residenti in paesi terzi nella misura in cui i loro diritti derivano dai lavoratori in questione, ottengono, in relazione alla vecchiaia, invalidità o morte, diritti pensionistici basati sull'impiego precedente del lavoratore e acquisiti in conformità delle disposizioni di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 883/2004, alle stesse condizioni e applicando gli stessi parametri applicabili ai cittadini degli Stati membri interessati che si trasferiscono in un paese terzo. Gli Stati membri possono subordinare l'applicazione della presente disposizione all'esistenza di accordi bilaterali in cui sia riconosciuto il reciproco trasferimento di diritti a pensione e sia istituita una cooperazione tecnica.

Emendamento  71

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 ter. Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che qualsiasi violazione dei diritti sanciti nella presente direttiva sia soggetta a sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive.

Motivazione

Si devono prevedere sanzioni efficaci da applicare in caso di violazioni del principio della parità di trattamento, ad esempio da parte dei datori di lavoro.

Emendamento  72

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 quater (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 quater. Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che qualsiasi violazione dei diritti sanciti nella presente direttiva sia soggetta a contestazione legale.

Emendamento  73

Proposta di direttiva

Articolo 13 – paragrafo 1 – comma 1 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

La presente direttiva si applica fatti salvi i diritti e i principi contenuti nella Carta sociale europea del 18 ottobre 1961 e nella Convenzione europea relativa allo status giuridico del lavoratore migrante del 24 novembre 1977.

Emendamento  74

Proposta di direttiva

Articolo 14

Testo della Commissione

Emendamento

Gli Stati membri provvedono affinché siano messe a disposizione del pubblico informazioni regolarmente aggiornate sulle condizioni d'ingresso e di soggiorno nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere un'attività lavorativa.

Ogni Stato membro mette a disposizione del pubblico informazioni regolarmente aggiornate sulle condizioni d'ingresso e di soggiorno nel suo territorio dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgervi un'attività lavorativa.

Emendamento  75

Proposta di direttiva

Articolo 15 – paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento

1. Periodicamente, e per la prima volta entro tre anni dalla data di cui all'articolo 16, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione della presente direttiva negli Stati membri e propone, se del caso, le modifiche necessarie.

1. Periodicamente, e per la prima volta entro tre anni dalla data di cui all'articolo 16, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'applicazione della presente direttiva negli Stati membri e propone, se del caso, le modifiche che ritiene necessarie.

Emendamento  76

Proposta di direttiva

Articolo 15 – paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento

2. Annualmente, e per la prima volta entro il 1º aprile [un anno dalla data di recepimento della direttiva], gli Stati membri comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri, attraverso la rete istituita dalla decisione 2006/688/CE, statistiche sul numero di cittadini di paesi terzi cui hanno rilasciato, rinnovato o revocato un permesso unico nell'anno civile precedente, indicandone la nazionalità e la professione. Comunicano inoltre statistiche sui familiari ammessi.

2. Annualmente, e per la prima volta entro il 1º luglio [un anno dalla data di recepimento della direttiva], gli Stati membri comunicano alla Commissione statistiche sul numero di cittadini di paesi terzi cui hanno rilasciato un permesso unico nell'anno civile precedente, conformemente al regolamento (CE) n. 862/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie in materia di migrazione e di protezione internazionale1.

 

__________

1 GU L 199 del 31.7.2007, pag. 23.

Emendamento  77

Proposta di direttiva

Articolo 16 – paragrafo 1 – comma 1

Testo della Commissione

Emendamento

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il […]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tabella di concordanza tra queste ultime e la presente direttiva.

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro …* . Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

 

* GU: due anni dopo l'entrata in vigore

Emendamento  78

Proposta di direttiva

Articolo 16 – paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento

2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

(Non concerne la versione italiana.)


MOTIVAZIONE

1. ANTEFATTI DELLA PROPOSTA

Nel 2001 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva relativa alle condizioni d’ingresso e di soggiorno dei cittadini dei paesi terzi che intendono svolgere un’attività di lavoro subordinato o esercitare un’attività economica indipendente. Nonostante un parere favorevole del Parlamento europeo, tale proposta ambiziosa intesa a stabilire le condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono esercitare un'attività economica nel territorio dell'Unione non ha superato la prima lettura in sede di Consiglio ed è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione nel 2006.

Nel dicembre 2005, la Commissione ha adottato un programma d’azione relativo all’immigrazione legale in cui ha presentato la sua nuova strategia in materia di immigrazione economica. In essa prevede di definire le condizioni di ammissione di talune categorie di lavoratori cittadini di paesi terzi (i lavoratori altamente qualificati, i lavoratori stagionali, le persone in trasferimento all’interno della loro impresa e i tirocinanti retribuiti). Oltre all’adozione di queste direttive settoriali, il piano d’azione fa altresì riferimento ad una direttiva quadro il cui obiettivo è quello di stabilire, da una parte, una procedura unica di domanda di permesso di lavoro e di soggiorno e, dall’altra, un insieme comune di diritti per tutti i cittadini di paesi terzi che soggiornano e lavorano legalmente in uno Stato membro. Tale proposta di direttiva è stata presentata dalla Commissione nell’ottobre 2007. Il Parlamento è stato consultato per parere nel quadro della procedura di consultazione applicata in quel periodo ai sensi dell’articolo 63, punto 3, lettera a), del trattato CE. Tuttavia, in mancanza di un’unanimità in seno al Consiglio, la proposta non ha potuto essere adottata fino all’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Il trattato ha modificato la procedura di adozione degli strumenti legislativi in materia di immigrazione legale. La nuova base giuridica esige attualmente la maggioranza qualificata in seno al Consiglio e prevede la procedura di codecisione con il Parlamento europeo. Pertanto, la proposta è ora di nuovo all'esame del Parlamento europeo, secondo quanto previsto nell’ambito della procedura detta "omnibus".

2. CONTENUTO DELLA PROPOSTA

Il programma dell’Aia riconosceva che l’immigrazione legale avrebbe svolto un ruolo importante nello sviluppo economico. In tale ottica invitava la Commissione a presentare un piano d’azione che permettesse al mercato del lavoro di reagire rapidamente ad una richiesta di manodopera straniera in costante mutamento.

Secondo il programma di Stoccolma adottato dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009, l'immigrazione di manodopera può accrescere la competitività e la vitalità dell’economia. Tenendo presenti le sfide demografiche considerevoli cui sarà confrontata l’Unione europea in futuro, con una domanda crescente di manodopera, questo nuovo programma pluriennale invita gli Stati membri ad adottare politiche di immigrazione improntate alla flessibilità al fine di sostenere lo sviluppo e le performance economiche a lungo termine dell’Unione.

La presente proposta di direttiva risponde alle inquietudini in questione. Fissando una procedura unica di domanda per i cittadini di paesi terzi che intendono essere ammessi nel territorio di uno Stato membro a fini occupazionali e offrendo loro uno status giuridico sicuro, la direttiva semplificherà le pratiche amministrative spesso complesse dell’accoglienza dei migranti economici. Essa permetterà così ai mercati del lavoro dei nostri Stati membri di rispondere alle esigenze di manodopera attuali e future e offrirà uno strumento di lotta contro lo sfruttamento e la discriminazione di cui i lavoratori, troppo spesso, sono vittime.

D’altro canto, la proposta di direttiva è intesa a ridurre le disparità esistenti tra le legislazioni nazionali per quanto riguarda, da una parte, la procedura di domanda di un permesso di lavoro e di un permesso di soggiorno e, dall’altra, i diritti conferiti ai cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente nell’Unione europea ma che non beneficiano ancora dello status di residenti di lunga durata. Infatti, sussistono notevoli differenze in funzione degli Stati membri.

E’ importante precisare che tale proposta non definisce le condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi. Gli Stati membri continuano ad essere competenti per determinare le condizioni di ammissione e fissare il numero di migranti che desiderano ammettere nel loro territorio a fini di impiego.

3. POSIZIONE DELLA RELATRICE

Lo sviluppo di canali di immigrazione legale equilibrati e che rispondano alle esigenze dei nostri mercati del lavoro costituisce una delle modalità per lottare contro l’immigrazione irregolare e il lavoro clandestino nel modo migliore. L’immigrazione economica è una realtà che occorre organizzare ma è anche una necessità rispetto alle sfide democratiche ed economiche cui sarà confrontata l’Unione europea in un imminente futuro. Pertanto, la politica di immigrazione può essere concepita come strumento di regolazione nel nostro fabbisogno di manodopera contribuendo così all’attuazione della strategia "Europa 2020".

La relatrice accoglie molto favorevolmente l’istituzione del quadro legislativo orizzontale applicabile a tutti i cittadini di paesi terzi ammessi sul territorio europeo per svolgervi un’attività.

La relatrice ha preferito mantenere un ampio campo di applicazione. La direttiva si applica a tutti i cittadini ammessi sul territorio per motivi di lavoro ma anche a tutti coloro che sono stati inizialmente ammessi per altri motivi e che hanno successivamente ottenuto il permesso di lavoro conformemente al disposto del diritto nazionale o comunitario. Quindi, l’esclusione dei lavoratori stagionali e dei lavoratori distaccati in seno alla loro impresa è giustificata dalla presentazione da parte della Commissione di proposte di direttive specifiche per tali categorie di lavoratori. Se si fossero inclusi tali lavoratori nel campo d’applicazione della proposta di direttiva, si sarebbe dovuta modificare nella sua integralità la proposta iniziale della Commissione e rinviarne ulteriormente l’adozione. Per quanto riguarda l’esclusione dei richiedenti asilo e delle persone che beneficiano di una protezione internazionale, è importante sottolineare che gli strumenti esistenti in questi ambiti assicurano una maggiore tutela rispetto alla presente proposta di direttiva.

La procedura unica

L’adozione di questa direttiva semplificherà le procedure di ammissione dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere un’attività. L’esistenza di un’unica procedura che permetta il rilascio di un unico documento di autorizzazione per il soggiorno e l’accesso al mercato del lavoro costituisce una semplificazione considerevole del regime di ammissione. Due procedure distinte implicano un trattamento più lungo delle richieste e un costo amministrativo più elevato. Con questo sistema di sportello unico, la procedura amministrativa sarà più semplice, meno onerosa e più rapida. D’altro canto, il rilascio di un unico documento permetterà anche un controllo più agevole delle persone ammesse sul territorio di uno Stato membro e autorizzate a svolgervi un’attività. Il documento rispetterà il modello del permesso di soggiorno comune a tutti gli Stati membri. Gli Stati membri potranno altresì prevedere un documento aggiuntivo che avrà soltanto un valore puramente informativo. Il documento permetterà di completare le informazioni contenute nel permesso unico e di facilitare così i controlli. La proposta crea dunque vantaggi a favore dei migranti, dei datori di lavoro e delle amministrazioni nazionali.

Dato che la proposta della Commissione non precisa a chi compete – datore di lavoro o dipendente – introdurre la domanda e a partire da quale Stato una tale domanda possa essere introdotta, la relatrice ha ritenuto necessario chiarire questa importante questione. Ha così provveduto a far sì che, nel caso in cui la domanda non possa essere presentata a partire dal paese terzo, il datore di lavoro stesso possa presentarla nello Stato membro di accoglienza in modo da evitare che il cittadino del paese terzo non debba recarsi nel territorio comunitario solamente per presentare tale domanda.

D’altronde, la relatrice ha voluto insistere sull'esigenza di sicurezza giuridica e di trasparenza nella presa di decisioni delle autorità nazionali. Le decisioni hanno incidenze importanti nella vita di queste persone e dunque devono essere adottata con la maggior trasparenza possibile. In tal senso, la relatrice ha desiderato precisare che qualsiasi decisione di rifiuto deve essere debitamente motivata. Le condizioni e i criteri in base ai quali una domanda di permesso unico può essere respinta dovrebbero essere inoltre oggettivi e stabiliti nel diritto nazionale.

Infine, per quanto riguarda le spese di rilascio del permesso unico, la relatrice ritiene importante che questi diritti siano non soltanto proporzionati bensì anche fondati sul principio del servizio effettivamente prestato.

L’insieme comune di diritti

La proposta di direttiva prevede una parità di trattamento con i lavoratori nazionali sulla base di un insieme comune di diritti nei settori legati al mercato del lavoro. Benché le disposizioni della proposta rientrino nell’ambito di competenza della commissione per gli affari sociali del Parlamento europeo, la relatrice ritiene che esse presentino il vantaggio di conferire una migliore protezione ai lavoratori originari di paesi terzi, il che non è il caso attualmente sulla base delle convenzioni internazionali ratificate unicamente da alcuni Stati membri. Proprio perché queste persone partecipano all'attività economica del loro paese d'accoglienza, esse devono beneficiare di uno status giuridico sicuro e che le protegga mettendole al riparo dall'esclusione e dalle discriminazioni. Lo status permetterà anche di lottare contro la concorrenza sleale spesso dovuta all'assenza di uno status giuridico che protegga questi lavoratori.

La relatrice auspica che la direttiva venga prossimamente adottata. Ella ritiene che sia giunto il momento che l’Unione europea legiferi in materia di immigrazione economica per determinare un approccio comune ai 27 Stati membri. Occorre adesso attuare le modifiche apportate dal trattato di Lisbona che permettono i progressi in questione.


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (30.4.2010)

destinato alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro

(COM(2007)0638 – C6‑0470/2007 – 2007/0229(COD))

Relatore per parere: Alejandro Cercas (*):

(*) Commissione associata – articolo 50 del regolamento

BREVE MOTIVAZIONE

La presente proposta di direttiva si iscrive nel contesto dell'obiettivo dell'Unione europea di istituire una politica globale in materia di immigrazione, e costituisce una proposta quadro per i cittadini di paesi terzi, prefiggendosi un duplice obiettivo:

a) creare una procedura unica di domanda per il rilascio del permesso di soggiorno e di lavoro in uno Stato membro;

b) concedere ai lavoratori provenienti da paesi terzi che soggiornano legalmente nell'Unione europea un insieme uniforme di diritti minimi, sulla base della parità di trattamento con i cittadini degli Stati membri.

Tale proposta è già stata discussa in seno al Consiglio ed è stata oggetto di una risoluzione del Parlamento europeo (relazione Gaubert-Jeleva del 20 novembre 2008) approvata sulla base della procedura di consultazione, conformemente all'ex trattato CE. La nuova procedura legislativa (procedura legislativa ordinaria) applicabile a detta proposta in virtù del nuovo trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) giustifica l'elaborazione di una nuova risoluzione del Parlamento europeo.

Il relatore desidera sottolineare che la presente relazione deve limitarsi alle materie che sono di competenza esclusiva della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (EMPL), ovvero i considerando 9, 12, 15 e 16, l'articolo 2, lettera b), l'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), l'articolo 12 (eccettuata la frase introduttiva del paragrafo 1) e l'articolo 13, fatta salva la facoltà del relatore stesso o di qualunque altro deputato membro di detta commissione di presentare emendamenti in seno alla commissione LIBE su aspetti della proposta che non sono di competenza esclusiva della commissione EMPL.

La proposta in esame forma parte di un pacchetto di iniziative legislative annunciato dalla Commissione nel 2007. Il documento di cui trattiamo dovrebbe essere la direttiva quadro e il minimo comun denominatore applicabile alle direttive più specifiche nel settore dell'immigrazione contenute in tale pacchetto (sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che assumono lavoratori illegali, lavoratori qualificati, lavoratori stagionali, tirocinanti retribuiti e persone trasferite in seno a una società).

La logica avrebbe voluto che la discussione su tale pacchetto fosse iniziata con questa proposta quadro e che sulla base dell'accordo raggiunto sulla medesima si fossero poi discusse le proposte specifiche. Tuttavia non è stato così, e l'Unione ha già adottato le direttive sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro (direttiva 2009/52/CE) e sui lavoratori altamente qualificati (direttiva 2009/50/CE). Il mancato rispetto di tale ordine logico ci obbliga ora a lavorare sulla base di alcuni fatti compiuti: pertanto, analizzando i diritti applicabili all'insieme dei lavoratori provenienti da paesi terzi, di cui tratta la proposta in esame, occorre considerare i diritti già concessi ai lavoratori qualificati, al fine di evitare contraddizioni e garantire un minimo di coerenza e omogeneità tra i due testi. Al medesimo fine, è necessario tenere presenti i diritti che l'Unione europea già concede ai lavoratori che sono soggiornanti di lungo periodo (direttiva 2003/109/CE), ai cittadini di paesi terzi ammessi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato (direttiva 2004/114/CE), o ai cittadini di paesi terzi ammessi a fini di ricerca scientifica (direttiva 2005/71/CE).

Il problema principale della proposta di direttiva è che il carattere orizzontale e l'annunciata natura di normativa quadro della medesima sono vanificati dalle esclusioni dal campo di applicazione e dalle deroghe relative ai diritti di taluni gruppi specifici. Il relatore per parere ritiene che tale questione possa nuovere all'obiettivo fondamentale di questa direttiva, il quale consiste nell'istituire una garanzia di parità di trattamento, in ambito lavorativo e socioeconomico, per tutti i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente nell'Unione europea, rispetto ai cittadini dell'UE.

Tale parità è necessaria per elementari ragioni di giustizia sociale e di equità, e altresì come riconoscimento del contributo fornito dai migranti all'economia dell'Unione europea, grazie al loro lavoro nonché alle tasse e ai contributi sociali da loro versati. Analogamente, ciò contribuirà a ridurre la concorrenza sleale, ad ostacolare la pratica del lavoro illegale, e a impedire che i cittadini di paesi terzi siano vittime dello sfruttamento sul lavoro e dell'esclusione sociale. L'istituzione di un insieme minimo di diritti è necessaria per definire regole del gioco omogenee in tutta l'UE per quanto riguarda i lavoratori legali provenienti da paesi terzi, a prescindere dallo Stato membro in cui soggiornano.

Stabilire tale insieme di diritti per tutti i migranti legali, senza esclusioni e con deroghe minime, è indispensabile per tradurre in realtà i nostri impegni relativi all'integrazione e al rispetto di coloro che lavorano legalmente nell'UE, riconoscendo così la loro dignità e il loro contributo allo sviluppo economico e sociale del nostro continente.

Per migliorare il carattere orizzontale di tale direttiva e farne un punto di riferimento e una normativa quadro per le future direttive concernenti gruppi specifici, è opportuno precisare che nessun gruppo specifico, e più in particolare quello dei lavoratori stagionali, deve essere escluso dal campo di applicazione della medesima, come invece pretende la Commissione: le direttive specifiche devono concretizzare le condizioni di entrata nell'UE ed eventualmente i diritti specifici, ma senza che ciò osti a che tutti i migranti legali rientrino nell'obiettivo di un trattamento giusto, equo e paritario perseguito dalla direttiva quadro.

Il relatore per parere ritiene altresì inadeguato il fatto che nella proposta della Commissione alcuni aspetti essenziali della tutela siano lasciati alla discrezione degli Stati membri. È evidente che la situazione dei mercati del lavoro e il fabbisogno di manodopera straniera nonché di lavoratori più o meno qualificati variano da uno Stato membro all'altro. Tuttavia, in un ambiente così eterogeneo, risulta utile e necessario disporre di un minimo comun denominatore che consenta di progredire verso una politica europea comune, coerente e giusta in materia di immigrazione, che contribuisca efficacemente all'integrazione sociale e lavorativa dei migranti.

EMENDAMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, competente per il merito, a includere nella sua relazione i seguenti emendamenti:

Emendamento  1

Proposta di direttiva

Considerando 9

Testo della Commissione

Emendamento

9. In mancanza di una legislazione comunitaria orizzontale, i cittadini dei paesi terzi hanno diritti diversi a seconda dello Stato membro in cui lavorano e della loro nazionalità. Non beneficiano degli stessi diritti dei cittadini dello Stato membro interessato o degli altri cittadini dell'UE. Non beneficiano degli stessi diritti dei cittadini dello Stato membro interessato o degli altri cittadini dell'UE. Al fine di sviluppare ulteriormente una politica di immigrazione coerente, di ridurre la disparità di diritti tra i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente e di integrare l'acquis esistente in materia di immigrazione, occorre definire un insieme di diritti, in particolare specificando i settori in cui è garantita la parità di trattamento con i cittadini nazionali ai lavoratori di paesi terzi che sono stati ammessi legalmente in uno Stato membro ma che non beneficiano ancora dello status di soggiornanti di lungo periodo. Tali disposizioni mirano a creare condizioni di concorrenza uniformi nell'Unione, a riconoscere che i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente in uno Stato membro contribuiscono all'economia europea con il loro lavoro e i loro versamenti di imposte, e a fungere da garanzia per ridurre la concorrenza sleale tra i cittadini nazionali e i cittadini di paesi terzi derivante dall'eventuale sfruttamento di questi ultimi.

9. In mancanza di una legislazione dell'Unione orizzontale, i cittadini dei paesi terzi hanno diritti diversi a seconda dello Stato membro in cui lavorano e della loro nazionalità. Non beneficiano degli stessi diritti dei cittadini dello Stato membro interessato o degli altri cittadini dell'UE. Al fine di sviluppare ulteriormente una politica di immigrazione coerente, di ridurre la disparità di diritti tra i cittadini dell'UE e i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente e di integrare l'acquis esistente in materia di immigrazione, occorre definire un insieme di diritti socioeconomici e nel campo del diritto del lavoro, in particolare specificando i settori in cui è garantita la parità di trattamento con i cittadini nazionali ai lavoratori di paesi terzi che sono stati ammessi legalmente in uno Stato membro ma che non beneficiano ancora dello status di soggiornanti di lungo periodo. Tali disposizioni mirano a instaurare un livello minimo di equità nell'Unione, a riconoscere che i cittadini di paesi terzi che lavorano legalmente in uno Stato membro contribuiscono all'economia europea con il loro lavoro e i loro versamenti di imposte, e a fungere da garanzia per ridurre la concorrenza sleale tra i cittadini nazionali e i cittadini di paesi terzi derivante dall'eventuale sfruttamento di questi ultimi. La definizione di "lavoratore di un paese terzo" quale emerge dall'articolo 2, lettera b, della presente direttiva si applica, fatta salva l'interpretazione del concetto di rapporto di lavoro in altre normative dell'UE, a qualunque cittadino di un paese terzo che è stato ammesso nel territorio di uno Stato membro, vi soggiorna legalmente ed è autorizzato a lavorare nel contesto di un rapporto di lavoro retribuito ai sensi del diritto nazionale e/o conformemente alla prassi nazionale vigente in quello Stato membro.

Motivazione

Scopo dell'emendamento è di precisare che la definizione di "lavoratore di un paese terzo" non deve incidere sull'interpretazione del concetto di rapporto di lavoro in alcun altro strumento legislativo dell'UE, poiché non esiste una definizione uniforme del concetto di "rapporto di lavoro" nell'ambito del diritto del lavoro dell'UE. Inoltre, la definizione proposta dalla Commissione sembra differire dalle definizioni attualmente vigenti in almeno alcuni Stati membri.

Emendamento  2

Proposta di direttiva

Considerando 12

Testo della Commissione

Emendamento

12. Occorre escludere dal campo di applicazione della presente direttiva i cittadini di paesi terzi di cui alla direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi, finché sono distaccati in uno Stato membro, e i cittadini di paesi terzi che entrano in uno Stato membro in base a impegni previsti da un accordo internazionale che agevola l'ingresso e il soggiorno temporaneo di determinate categorie di persone fisiche connesse al commercio e agli investimenti, in quanto tali persone non sono considerate inserite sul mercato del lavoro dello Stato membro interessato.

12. I cittadini di paesi terzi che sono lavoratori distaccati non sono contemplati dalla presente direttiva. Ciò non dovrebbe impedire ai cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente e sono legittimamente impiegati in uno Stato membro e sono distaccati in un altro Stato membro di continuare a godere di pari trattamento rispetto ai cittadini dello Stato membro di origine per la durata del loro distacco, per quanto riguarda i termini e le condizioni di lavoro che non sono interessati dall'applicazione della direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi1.

 

1 GU L 18 del 21.01.97, pag. 1.

Emendamento  3

Proposta di direttiva

Considerando 16

Testo della Commissione

Emendamento

16. I cittadini di paesi terzi che lavorano nel territorio di uno Stato membro devono beneficiare dello stesso trattamento per quanto riguarda la sicurezza sociale. I settori della sicurezza sociale sono definiti dal regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità. Il regolamento (CE) n. 859/2003 del Consiglio, del 14 maggio 2003, che estende le disposizioni del regolamento (CEE) n. 1408/71 e del regolamento (CEE) n. 574/72 ai cittadini di paesi terzi cui tali disposizioni non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità estende le disposizioni del regolamento (CEE) n. 1408/71 ai cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell'Unione europea e che sono in una situazione transfrontaliera. Le disposizioni della presente direttiva relative alla parità di trattamento in materia di sicurezza sociale si applicano anche alle persone che giungono in uno Stato membro direttamente da un paese terzo. La presente direttiva, tuttavia, non dovrebbe conferire diritti maggiori di quelli che la normativa comunitaria vigente già prevede in materia di sicurezza sociale per i cittadini di paesi terzi che presentano elementi transfrontalieri tra Stati membri.

16. I cittadini di paesi terzi che lavorano nel territorio di uno Stato membro devono beneficiare dello stesso trattamento per quanto riguarda la sicurezza sociale. I settori della sicurezza sociale sono definiti dal regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Le disposizioni della presente direttiva relative alla parità di trattamento in materia di sicurezza sociale si applicano anche alle persone che giungono in uno Stato membro direttamente da un paese terzo.

Emendamento  4

Proposta di direttiva

Considerando 16 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

16 bis. La legislazione dell'Unione non limita la facoltà degli Stati membri di organizzare i rispettivi regimi di sicurezza sociale. In mancanza di armonizzazione a livello di Unione, spetta a ciascuno Stato membro stabilire, nella propria legislazione, le condizioni per la concessione delle prestazioni di sicurezza sociale nonché l'importo di tali prestazioni e il periodo durante il quale sono concesse. Tuttavia, nell'esercitare tale facoltà, gli Stati membri dovrebbero conformarsi alla legislazione dell'Unione.

Emendamento  5

Proposta di direttiva

Considerando 16 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

16 ter. Gli Stati membri dovrebbero ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1990.

Emendamento  6

Proposta di direttiva

Articolo 2 – lettera b

Testo della Commissione

Emendamento

b) "lavoratore di un paese terzo", qualunque cittadino di un paese terzo ammesso nel territorio di uno Stato membro e autorizzato a lavorare legalmente in quello Stato membro;

b) "lavoratore di un paese terzo", fatta salva l'interpretazione del concetto di rapporto di lavoro in altre normative dell'Unione, qualunque cittadino di un paese terzo che è stato ammesso nel territorio di uno Stato membro, vi soggiorna legalmente ed è autorizzato a lavorare ai sensi del diritto nazionale o conformemente alla prassi nazionale vigente in quello Stato membro;

Emendamento  7

Proposta di direttiva

Articolo 3 – paragrafo 2 – lettera b

Testo della Commissione

Emendamento

b) che sono contemplati dalla direttiva 96/71/CE, per il periodo in cui sono distaccati;

b) che sono contemplati dalla direttiva 96/71/CE, per il periodo in cui sono distaccati e lascia impregiudicata la competenza degli Stati membri per quanto riguarda l'accesso e l'ammissione di cittadini di paesi terzi nel rispettivo mercato del lavoro;

Motivazione

Occorre assolutamente chiarire che la direttiva proposta, in relazione alla direttiva 96/71/CE, lascia impregiudicata la competenza degli Stati membri per quanto riguarda l'ammissione di cittadini di paesi terzi nel rispettivo mercato del lavoro. Non può essere eluso il diritto degli Stati membri di decidere in merito all'ammissione al proprio mercato del lavoro.

Emendamento  8

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera a

Testo della Commissione

Emendamento

a) le condizioni di lavoro, tra cui la retribuzione e il licenziamento nonché la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro;

a) le condizioni di lavoro, tra cui la retribuzione e il licenziamento, nonché la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, l'orario di lavoro, le ferie e le questioni disciplinari tenendo presenti i contratti collettivi generali in vigore;

Motivazione

L'emendamento mira ad ampliare le ipotesi di parità di trattamento.

Emendamento  9

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera e

Testo della Commissione

Emendamento

e) i settori della sicurezza sociale definiti dal regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità. Si applica di conseguenza il regolamento (CE) n. 859/2003 del Consiglio, del 14 maggio 2003, che estende le disposizioni del regolamento (CEE) n. 1408/71 e del regolamento (CEE) n. 574/72 ai cittadini di paesi terzi cui tali disposizioni non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità;

e) i settori della sicurezza sociale definiti dal regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio;

Motivazione

Il nuovo strumento legislativo sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale sarà il regolamento (CE) n. 883/2004.

Emendamento  10

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera g

Testo della Commissione

Emendamento

g) le agevolazioni fiscali;

g) le agevolazioni fiscali, purché il lavoratore sia considerato come avente il domicilio fiscale nello Stato membro interessato;

Emendamento  11

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera h

Testo della Commissione

Emendamento

h) l'accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico e all'erogazione degli stessi, incluse le procedure per l'ottenimento di un alloggio e l'assistenza fornita dai centri per l’impiego.

h) l'accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico e all'erogazione degli stessi, incluse le procedure per l'ottenimento di un alloggio e l'assistenza e i servizi di consulenza forniti dai centri per l'impiego, conformemente alla legislazione nazionale.

Emendamento  12

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera c

Testo della Commissione

Emendamento

c) limitando i diritti conferiti ai sensi del paragrafo 1, lettera h), per quanto concerne l'assistenza abitativa pubblica, ai cittadini di paesi terzi che soggiornano nel loro territorio da almeno tre anni o hanno il diritto di soggiornarvi per almeno tre anni;

c) imponendo restrizioni alla piena applicazione dei diritti conferiti ai sensi del paragrafo 1, lettera h), per quanto concerne l'assistenza abitativa pubblica, ai cittadini di paesi terzi che soggiornano nel loro territorio o hanno il diritto di soggiornarvi per meno di tre anni;

Motivazione

Si tratta di un emendamento tecnico poiché il testo della Commissione afferma il contrario di quanto dovrebbe logicamente affermare e cioè che il diritto deve essere limitato per i titolari di un permesso di soggiorno di breve durata.

Emendamento  13

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 – lettera e

Testo della Commissione

Emendamento

e) limitando i diritti conferiti ai sensi del paragrafo 1, lettera e), ai lavoratori di paesi terzi che hanno un impiego, salvo per quanto concerne i sussidi di disoccupazione.

e) facendo uso di criteri di residenza (per le prestazioni basate sul soggiorno ma non per quelle basate sull'occupazione), se il permesso di soggiorno viene rilasciato per fini diversi da quelli di lavoro, ma il permesso di soggiorno consente di lavorare;

Emendamento  14

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 bis (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 bis. I lavoratori di paesi terzi che si trasferiscono in un paese terzo, o i loro superstiti residenti in paesi terzi nella misura in cui i loro diritti derivano dai lavoratori in questione, ottengono, in relazione alla vecchiaia, invalidità o morte, diritti pensionistici basati sull'impiego precedente del lavoratore e acquisiti in conformità delle disposizioni di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 883/2004, alle stesse condizioni e applicando gli stessi parametri di quelli applicabili ai cittadini degli Stati membri interessati che si trasferiscono in un paese terzo. Gli Stati membri possono subordinare l'applicazione di tale disposizione all'esistenza di accordi bilaterali in cui sia riconosciuto il reciproco trasferimento di diritti a pensione e sia istituita una cooperazione tecnica.

Emendamento  15

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 ter (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 ter. Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che qualsiasi violazione dei diritti sanciti nella presente direttiva sia punita con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive.

Motivazione

Si devono prevedere sanzioni efficaci da applicare in caso di violazioni del principio della parità di trattamento, ad esempio da parte dei datori di lavoro.

Emendamento  16

Proposta di direttiva

Articolo 12 – paragrafo 2 quater (nuovo)

Testo della Commissione

Emendamento

 

2 quater. Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che qualunque violazione dei diritti sanciti nella presente direttiva sia oggetto di contestazione legale.

Emendamento  17

Proposta di direttiva

Articolo 13 – paragrafo 1 – lettera b bis (nuova)

Testo della Commissione

Emendamento

 

b bis) La presente direttiva si applica fatti salvi i diritti e i principi contenuti nella Carta sociale europea del 18 ottobre 1961 e nella Convenzione europea relativa allo status giuridico del lavoratore migrante del 24 novembre 1977.

PROCEDURA

Titolo

Procedura unica di domanda di permesso di soggiorno e di lavoro

Riferimenti

COM(2007)0638 – C6-0470/2007 – 2007/0229(COD)

Commissione competente per il merito

LIBE

Parere espresso da

       Annuncio in Aula

EMPL

 

 

 

Commissioni associate - annuncio in aula

21.4.2010

 

 

 

Relatore per parere

       Nomina

Alejandro Cercas

21.1.2010

 

 

Esame in commissione

22.2.2010

16.3.2010

27.4.2010

 

Approvazione

28.4.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

42

1

7

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Regina Bastos, Edit Bauer, Jean-Luc Bennahmias, Pervenche Berès, Mara Bizzotto, Martin Callanan, David Casa, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Philip Claeys, Derek Roland Clark, Sergio Gaetano Cofferati, Marije Cornelissen, Tadeusz Cymański, Frédéric Daerden, Proinsias De Rossa, Sari Essayah, Richard Falbr, João Ferreira, Pascale Gruny, Thomas Händel, Marian Harkin, Roger Helmer, Stephen Hughes, Liisa Jaakonsaari, Danuta Jazłowiecka, Ádám Kósa, Jean Lambert, Veronica Lope Fontagné, Olle Ludvigsson, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Elisabeth Morin-Chartier, Csaba Őry, Siiri Oviir, Rovana Plumb, Konstantinos Poupakis, Sylvana Rapti, Licia Ronzulli, Elisabeth Schroedter, Jutta Steinruck, Traian Ungureanu

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Raffaele Baldassarre, Filiz Hakaeva Hyusmenova, Véronique Mathieu, Gesine Meissner, Ria Oomen-Ruijten, Evelyn Regner, Csaba Sógor, Emilie Turunen, Gabriele Zimmer


PROCEDURA

Titolo

Procedura unica di domanda di permesso di soggiorno e di lavoro

Riferimenti

COM(2007)0638 – C6-0470/2007 – 2007/0229(COD)

Presentazione della proposta al PE

23.10.2007

Commissione competente per il merito

       Annuncio in Aula

LIBE

Commissione(i) competente(i) per parere

       Annuncio in Aula

EMPL

 

 

 

Commissioni associate

       Annuncio in Aula

EMPL

21.4.2010

 

 

 

Relatore(i)

       Nomina

Véronique Mathieu

11.1.2010

 

 

Esame in commissione

16.3.2010

28.4.2010

10.5.2010

28.9.2010

Approvazione

28.9.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

41

8

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Philipp Albrecht, Roberta Angelilli, Vilija Blinkevičiūtė, Rita Borsellino, Emine Bozkurt, Simon Busuttil, Philip Claeys, Carlos Coelho, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Cornelia Ernst, Tanja Fajon, Hélène Flautre, Kinga Gál, Kinga Göncz, Sylvie Guillaume, Ágnes Hankiss, Anna Hedh, Salvatore Iacolino, Sophia in ‘t Veld, Lívia Járóka, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Timothy Kirkhope, Juan Fernando López Aguilar, Baroness Sarah Ludford, Clemente Mastella, Véronique Mathieu, Nuno Melo, Louis Michel, Claude Moraes, Jan Mulder, Georgios Papanikolaou, Carmen Romero López, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Csaba Sógor, Rui Tavares, Valdemar Tomaševski, Wim van de Camp, Daniël van der Stoep, Axel Voss

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Alexander Alvaro, Edit Bauer, Anna Maria Corazza Bildt, Ioan Enciu, Stanimir Ilchev, Iliana Malinova Iotova, Wolfgang Kreissl-Dörfler, Jean Lambert, Mariya Nedelcheva, Cecilia Wikström

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Marie-Thérèse Sanchez-Schmid

Deposito

5.10.2010

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