Procedura : 2010/2110(INI)
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Ciclo del documento : A7-0030/2011

Testi presentati :

A7-0030/2011

Discussioni :

PV 07/03/2011 - 26
CRE 07/03/2011 - 26

Votazioni :

PV 08/03/2011 - 9.9
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P7_TA(2011)0083

RELAZIONE     
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8.2.2011
PE 450.614v02-00 A7-0030/2011

sull'agricoltura dell'UE e il commercio internazionale

(2010/2110(INI))

Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

Relatore: Georgios Papastamkos

Relatore per parere (*): Godelieve Quisthoudt-Rowohl, commissione per il commercio internazionale

(*) Commissione associata – articolo 50 del regolamento

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per il commercio internazionale
 PARERE della commissione per lo sviluppo
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'agricoltura dell'UE e il commercio internazionale

(2010/2110(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la parte terza, titolo III, e la parte quinta, titoli II e V, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–   visti i principi relativi alle esigenze in materia di benessere degli animali e di cui all'articolo 13 del TFUE,

–   visti gli accordi dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare l'accordo sull'agricoltura, negoziato nel corso dell'Uruguay Round ed entrato in vigore il 1° gennaio 1995,

–   viste la dichiarazione adottata in occasione della quarta Conferenza ministeriale, tenutasi a Doha dal 9 al 14 novembre 2011, la decisione adottata il 1° agosto 2004 dal Consiglio generale dell'OMC e la dichiarazione adottata in occasione della sesta Conferenza ministeriale, tenutasi a Hong Kong dal 13 al 18 aprile 2005,

–   vista la sua risoluzione del 4 aprile 2006 sulla valutazione del ciclo di Doha a seguito della Conferenza ministeriale dell'OMC a Hong Kong(1),

–   visto il progetto riveduto di modalità concernenti l'agricoltura, diffuso il 6 dicembre 2008 dal presidente dei negoziati sull'agricoltura nel quadro dell'OMC,

–   visto il protocollo d'intesa concluso il 15 maggio 2009 tra gli Stati Uniti d'America e la Commissione europea sull'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti della Comunità europea,

–   vista la soluzione concordata il 15 luglio 2009 tra il Canada e l'Unione europea della controversia "Comunità europee - misure che incidono sull'approvazione e la commercializzazione dei prodotti biotecnologici",

–   visto l'accordo parafato il 15 dicembre 2009 fra l'UE e i paesi dell'America latina che stabilisce le condizioni per la risoluzione definitiva delle controversie pendenti sul regime UE d'importazione delle banane (accordo di Ginevra),

–   vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2009 sulle prospettive dell'Agenda di sviluppo di Doha (AGD), successivamente della settima Conferenza ministeriale dell'OMC(2),

–   vista la conclusione, il 17 dicembre 2009, dei negoziati fra l'UE e il Marocco su un accordo relativo alle misure di liberalizzazione per i prodotti agricoli e della pesca,

–   vista la conclusione, il 1° maggio 2010, dei negoziati fra l'UE, il Perù e la Colombia sulla firma di un accordo plurilaterale,

–   vista la soluzione concordata il 18 marzo 2010 fra la Repubblica Argentina e l'Unione europea della controversia "Comunità europee - misure che incidono sull'approvazione e la commercializzazione dei prodotti biotecnologici",

–   vista la sua risoluzione del 25 marzo 2010 sulla "Politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire?"(3),

–   vista la conclusione, il 19 maggio 2010, dei negoziati fra l'UE e l'America centrale sul pilastro commerciale dell'accordo di associazione,

–   vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2010 sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013(4),

–   visto l'accordo di libero scambio fra l'UE e la Corea del Sud, firmato il 6 ottobre 2010,

–   visti i negoziati in corso fra l'UE e il Mercosur, nella prospettiva della conclusione di un accordo di associazione,

–   visti i negoziati in corso fra l'UE e il Canada, nella prospettiva della conclusione di un accordo economico e commerciale globale,

–   visti i negoziati in corso fra l'UE e l'India, nella prospettiva della conclusione di un accordo di libero scambio,

–   visti i negoziati in corso fra l'UE e l'Ucraina, nella prospettiva della conclusione di un accordo di associazione,

–   visto il suo studio, del giugno 2009, dal titolo "Bilancio dei negoziati agricoli dell'OMC dopo il fallimento delle trattative del 2008",

–   vista la guida, commissionata dalla Commissione, intitolata "Indicazioni geografiche e TRIPS: 10 anni dopo. Una tabella di marcia per la protezione, in altri membri dell'OMC, dei prodotti titolari di indicazione geografica,

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori i dati sulle negoziazioni (COM(2010)0484), presentata dalla Commissione il 15 settembre 2010,

–   considerando il problema della liberalizzazione dei dazi per il Pakistan di cui all'articolo 1 della proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan (COM(2010)0552),

–   visti gli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite,

–   visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e i pareri della commissione per il commercio internazionale e della commissione per lo sviluppo (A7-0030/2011),

A. considerando che l'UE è di gran lunga il principale importatore di prodotti agricoli nel mondo, che negli ultimi dieci anni il valore le sue importazioni è quasi raddoppiato e che esse rappresentano ormai circa il 20% delle importazioni mondiali,

B.  considerando che la quota UE delle esportazioni agricole mondiali è in calo a causa della crescita più rapida di altri importanti partner negli scambi agricoli e che i prodotti finali hanno rappresentato il 68% del valore delle esportazioni europee nel periodo 2007-2009, mentre i prodotti intermedi e di base hanno rappresentano rispettivamente il 23 e il 9%; che il livello dei prezzi sul mercato mondiale non è estraneo alle difficoltà che l'Unione incontra per l'esportazione dei suoi prodotti, se si considerano la situazione generale di debolezza dei prezzi e di maggiori costi di produzione nell'UE,

C. considerando che il deficit degli scambi agricoli dell'UE ha raggiunto un livello record di 7 miliardi di euro nel 2008 e che, ad esempio, dal 2000 il deficit commerciale dell'Unione con il Mercosur è più che raddoppiato e le importazioni dell'UE di prodotti agricoli provenienti dal Mercosur hanno un valore pari a 19 miliardi di euro, mentre il valore delle esportazioni è pari a 1 miliardo di euro,

D. considerando che l'UE è il principale importatore mondiale di prodotti agricoli provenienti dai paesi in via di sviluppo e che le sue importazioni superano quelle di Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda insieme; che circa il 71% delle importazioni agricole dell'UE proviene da paesi in via di sviluppo, risultato dell'iniziativa "Tutto tranne le armi" per i paesi meno sviluppati (PMS), del sistema di preferenze generalizzate (SPG) e degli accordi di partenariato economico (APE),

E.  considerando che il progetto di modalità dell'OMC del 2008 in materia di agricoltura richiederebbe concessioni ancora maggiori da parte dell'UE, rispetto a quelle indicate, già di per sé notevoli, nella proposta dell'Unione dell'ottobre 2005,

F.  considerando che l'applicazione della coerenza delle politiche per lo sviluppo all'agricoltura e al commercio inciderà altresì sulla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio 1 (eradicazione della povertà estrema e della fame) e 8 (partenariato mondiale per lo sviluppo), anche mediante l'adozione di disposizioni finalizzate a una maggiore equità delle norme commerciali e dell'accesso al mercato;

G. considerando che l'UE ha già ridotto notevolmente i propri sussidi interni causa di distorsioni del commercio, a differenza dei suoi principali partner commerciali, in particolare gli Stati Uniti, che hanno mantenuto, e in alcuni casi rafforzato, i propri strumenti nell'ambito della legge agricola del 2008 (Farm Bill),

H. considerando che l'UE ha ridotto notevolmente e in modo unilaterale le proprie restituzioni all'esportazione, visto che la quota delle restituzioni sul bilancio della PAC è passata dal 29,5% nel 1993 a solo l'1,2% nel 2009 ed è scesa dal 25% nel 1992 ad appena lo 0,9% nel 2009 rispetto al valore delle esportazioni agricole che beneficiano delle restituzioni all'esportazione; che alcuni partner commerciali importanti continuano a fare un uso notevole di altre forme di incentivi all'esportazione,

I.   considerando che, nel quadro della controversia sugli "ormoni delle carni bovine", gli Stati Uniti continuano a imporre sanzioni all'Unione europea e hanno addirittura annunciato che, al fine di aumentare il loro impatto, tali sanzioni saranno a loro volta applicate ad altri prodotti agricoli dell'UE (cd. legislazione "a giostra"); che, stando al protocollo d'intesa, l'Unione concede un contingente tariffario d'importazione a dazio zero per 20.000 tonnellate di carni bovine,

J.   considerando che gli Stati Uniti hanno contestato, in seno all'OMC, le norme dell'Unione che disciplinano l'igiene e la commercializzazione di pollame,

K. considerando che è stata raggiunta una soluzione concordata con il Canada e l'Argentina sulla "controversia OGM" e che gli Stati Uniti hanno presentato una richiesta di ritorsione generale,

L.  considerando che la decisione del panel dell'OMC sullo zucchero è stata uno dei principali fattori che hanno determinato la riforma UE 2006 dello zucchero e che essa continua ad avere gravi conseguenze sul commercio di tale prodotto; che l'Organizzazione comune del mercato dello zucchero rispetta tutti gli impegni commerciali dell'UE; che nel giro di tre anni, l'Unione, un tempo il secondo più importante esportatore di zucchero, è divenuta il maggiore importatore netto di tale prodotto, soprattutto a beneficio dei paesi in via di sviluppo (LDC e ACP),

M. considerando che la riforma del 2006 del settore dello zucchero ha raggiunto gli obiettivi di aumentare la competitività, ridurre i prezzi dello zucchero e diminuire di circa il 30 % la quota di produzione di tale prodotto; che, d'altronde, essa ha portato alla chiusura di 83 stabilimenti, su un totale di 189 nell'UE -27, alla perdita di oltre 16.500 posti di lavoro diretti nelle zone rurali e alla fine della coltivazione della barbabietola da zucchero per circa 140.000 agricoltori,

N. considerando che il mercato mondiale dello zucchero è uno dei mercati dei prodotti agricoli di base più volatili ed è dominato da un solo paese (Brasile) e che la produzione di zucchero dell'UE dà visibilità sul mercato mondiale e garantisce agli utilizzatori europei un regolare approvvigionamento interno di prodotti sostenibili e di alta qualità,

O. considerando che l'UE promuove la produzione sostenibile di energia rinnovabile attraverso requisiti da introdurre entro la fine del 2010; che l'UE già importa oltre il 25% del suo fabbisogno di combustibile bioetanolo, percentuale che esclude il bioetanolo importato sotto forma di miscele per eludere i dazi all'importazione; che la Commissione deve assicurare un equilibrio fra produzione interna ed esportazione di bioetanolo, come prescritto dall'articolo 23, paragrafo 5, lettera a), della direttiva sulle energie rinnovabili (direttiva 2009/28/CE)(5),

P.  considerando che la Quarta sessione della Conferenza delle parti della Convenzione quadro dell'OMS sul controllo del tabacco si terrà nel novembre 2010; che è stata lanciata una consultazione pubblica sulla possibile revisione della direttiva sui prodotti del tabacco (direttiva 2001/37/CE(6)); che vari membri dell'OMC hanno sollevato la questione della conformità con l'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi (TBT) del progetto di legge canadese C-32, che sostanzialmente comporta la messa al bando di tutti i prodotti a base di miscele tradizionali di tabacco, salvo quelli che utilizzano esclusivamente tabacco Virginia, unica varietà prodotta in Canada e usata per la fabbricazione di prodotti del tabacco canadesi,

Q. considerando che negli accordi commerciali internazionali l'UE deve curare l'equilibrio fra la liberalizzazione del mercato da un lato e la protezione dei settori economici e dei diritti dei lavoratori e dei consumatori dall'altro,

R.  considerando che gli accordi commerciali dell'UE con i paesi terzi devono preservare le filiere europee in crisi - in particolare quelle dell'ortofrutta, dell'allevamento e dei cereali che hanno visto scendere considerevolmente il proprio reddito - dando loro nel contempo delle autentiche opportunità di esportazione,

S.  considerando che la conclusione di accordi commerciali internazionali da parte dell'UE non deve penalizzare i piccoli agricoltori locali, che danno un importante contributo alla sicurezza alimentare delle loro aree regionali,

T.  considerando che in sede di conclusione di accordi commerciali internazionali l'UE deve assicurare un migliore monitoraggio dei diritti umani e degli standard sociali ed ambientali,

U. considerando che per la conclusione di accordi commerciali negoziati dalla Commissione è necessario il consenso del Parlamento,

Coerenza fra politica agricola e politica commerciale comune dell'UE

1.  ritiene che il settore agricolo dell'UE comporti un evidente valore aggiunto per l'economia europea e abbia un ruolo essenziale da svolgere nella strategia UE 2020 per far fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali dinanzi alle quali l'UE si trova; sottolinea la necessità di assicurare coerenza fra le politiche UE in materia di agricoltura, di commercio e di sviluppo;

2.  sottolinea che la politica commerciale estera non deve compromettere la capacità dell'UE di mantenere un settore agricolo forte e di garantire la sicurezza alimentare nel contesto di une maggiore instabilità dei mercati; invita la Commissione a difendere, in tutte le sedi e in seno all'OMC in particolare, il ruolo multifunzionale dell'agricoltura europea, compreso il ruolo vitale che essa svolge ai fini occupazionali e per sostenere la vitalità delle aree rurali, e il modello agroalimentare europeo, che è una componente strategica dell'economia europea;

3.  condanna l'approccio della Commissione, che troppo spesso accorda concessioni sull'agricoltura al fine di ottenere un migliore accesso, in paesi terzi, al mercato dei prodotti e dei servizi industriali; invita la Commissione a cessare di anteporre gli interessi dell'industria e dei servizi a quelli dell'agricoltura;

4.  invita la Commissione a proporre un approccio che instauri un equilibrio fra produzione nazionale e importazioni, tenendo conto, per ciascun settore agricolo, dell'evoluzione dei negoziati commerciali multilaterali e bilaterali, delle norme UE in materia di ambiente, sociali, di benessere animale e di sicurezza, nonché di rispetto dei diritti umani;

5.  sottolinea che, per quanto riguarda il settore agricolo, la Commissione deve effettuare valutazioni d'impatto, che devono essere rese pubbliche prima dell'inizio dei negoziati e delle proposte di aggiornamento fatte per tenere conto delle nuove posizioni che emergono nel corso dei negoziati; sottolinea la necessità di un processo di consultazione di tutte le parti interessate, in particolare in seno al Parlamento e alla Commissione; rammenta che l'Accordo di libero scambio UE-Corea del Sud prevede un consiglio consultivo nazionale e nota che questo potrebbe rappresentare un precedente per la partecipazione di tutte le parti e i soggetti interessati nei futuri accordi.

6.  sottolinea che le valutazioni di impatto devono considerare le specificità di ciascun prodotto di base – come le carni bovine – tenendo conto della segmentazione del mercato; osserva che le precedenti valutazioni di impatto hanno fornito solo cifre globali; sollecita pertanto la Commissione a produrre valutazioni d'impatto particolareggiate che tengano conto degli effetti dell'apertura dei mercati agricoli UE al blocco commerciale Mercosur su specifici segmenti di mercato;

7.  è del parere che decisioni in merito all'ulteriore apertura del mercato UE alle importazioni di prodotti agricoli non debbano essere adottate prima di assicurarsi che gli agricoltori UE possano essere compensati delle perdite subite;

8.  sottolinea il fatto che la compensazione finanziaria non può sopperire all'impatto negativo dell'arresto della produzione agricola dell'Unione, che garantisce la sicurezza e la qualità alimentare ed è essenziale per la prosperità delle zone rurali dell'UE e per la protezione dei paesaggi rurali, dinanzi alle minacce di abbandono dei suoli e di spopolamento di tali aree; sottolinea pertanto la necessità di mantenere, per gli agricoltori dell'UE, le condizioni necessarie affinché restino competitivi e ricevano un reddito equo in tutti gli Stati membri, consentendo in tal modo di spianare la via alla rivitalizzazione dell'agricoltura in Europa, anche in considerazione del ruolo centrale svolto dalla PAC in ambito UE;

9.  rammenta che i produttori europei sono tenuti a soddisfare gli standard più elevati in termini di qualità, igiene dei prodotti, metodi di produzione sostenibili, misure fitosanitarie, salute e benessere degli animali, tracciabilità, controllo dei residui di pesticidi, medicina veterinaria e additivi;

10.  è fermamente convinto che i metodi di produzione dei paesi terzi per l'esportazione verso l'UE devono fornire ai consumatori europei le stesse garanzie in termini di salute, sicurezza alimentare, benessere animale, sviluppo sostenibile e norme sociali minime, che sono richieste ai produttori dell'UE; sottolinea che questo è l'unico modo per garantire che gli agricoltori europei affrontino la concorrenza con i paesi terzi in condizioni di parità e insiste sulla necessità di controlli più severi alle importazioni alle frontiere e un'intensificazione delle attività di controllo delle condizioni di produzione e commercializzazione svolte dall'Ufficio alimentare veterinario sul territorio dei paesi che esportano verso l'UE, in modo da garantire il rispetto delle norme dell'Unione;

11. sottolinea la necessità, per quanto riguarda le importazioni, di un rigoroso rispetto delle norme d'origine e dei meccanismi per la prevenzione del commercio triangolare;

12. esorta la Commissione a promuovere attivamente gli interessi agricoli offensivi dell'Unione e ad agevolare l'accesso ai mercati dei paesi terzi per i prodotti europei, visto il notevole potenziale di esportazione e di stabilizzazione dei mercati mondiali rappresentato dai prodotti agroalimentari europei di alta qualità; sottolinea, tra l'altro, la necessità di accelerare i programmi di promozione, anche attraverso un aumento della percentuale del cofinanziamento dell'UE; rileva che tali misure sono compatibili con l'OMC, dal momento che rientrano nella "scatola verde";

13. constata che le regioni ultraperiferiche (RUP) fanno parte integrante del territorio dell'Unione e devono pertanto applicare tutti gli accordi commerciali; sottolinea che la loro fragile economia, essenzialmente basata sull'agricoltura e con produzioni simili a quelle dei partner latino-americani, è vulnerabile al calo dei dazi doganali; rammenta che l'articolo 349 del TFUE permette di adattare le politiche comunitarie alle realtà geografiche ed economiche di queste aree; esorta pertanto la Commissione a tener conto in sede negoziale dei vincoli specifici delle RUP per evitare di comprometterne lo sviluppo;

L'agricoltura nel sistema multilaterale degli scambi

Agenda di Doha per lo sviluppo (ADS)

14. reputa che, nel tentativo di garantire un esito positivo dell'ADS, l'UE abbia presentato in materia di agricoltura un'offerta molto generosa oltre la quale non è possibile spingersi, ma che altri paesi sviluppati e in via di sviluppo non abbiano finora dato prova di un equivalente livello di ambizione;

15. ricorda che la riforma della PAC del 2003 e la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune effettuata nel 2008 hanno dimostrato la serietà degli impegni riformisti dell'UE anticipando i probabili risultati del ciclo di negoziati di Doha, mentre si è ancora in attesa di concessioni equivalenti da parte dei partner commerciali dell'UE;

16. invita la Commissione a rispettare rigorosamente il mandato di negoziazione accordatole dal Consiglio che stabilisce, come limite della sua azione, la più recente riforma della PAC, a condizione che concessioni equivalenti sino ottenute dai suoi partner commerciali; le chiede di astenersi dal presentare proposte che predeterminerebbero le decisioni da adottarsi sul futuro della PAC dopo il 2013;

17. sottolinea il ruolo degli argomenti negoziali extra-commerciali (non-trade concerns – NTC) nell'Agenda di Doha per lo sviluppo; ritiene che nei negoziati agricoli sia opportuno ricercare un equilibrio fra la dimensione economica degli scambi e valori non economici, come i valori sociali, le preoccupazioni ambientali, la salute e il benessere umano e animale;

18. deplora la mancanza di progressi nella creazione di un registro multilaterale dei vini e liquori nonché nell'estensione della protezione delle indicazioni geografiche a tutti i prodotti agricoli; rammenta che tali elementi sono una condicio sine qua non per un esito equilibrato dei negoziati agricoli; insiste sulla necessità di promuovere maggiormente sul piano multilaterale e bilaterale i principi che presiedono alla politica europea di qualità dei prodotti agricoli;

19. rammenta che l'UE ha già ridotto considerevolmente i propri sussidi interni all'origine di distorsioni del commercio e chiede agli altri partner commerciali impegni precisi in tal senso;

20. ricorda l'impegno assunto dai paesi membri dell'OMC in occasione del vertice ministeriale di Hong Kong del 2005 di eliminare in parallelo i sussidi all'esportazione e di imporre regole su tutti i provvedimenti per le esportazioni aventi un effetto competitivo equivalente, in particolare i crediti alle esportazioni, le imprese commerciali agricole di Stato e la regolamentazione degli aiuti alimentari;

21. invita la Commissione a conformarsi strettamente al suo mandato negoziale in seno all'Organizzazione mondiale del commercio, il quale stabilisce che l'ormai completata riforma della PAC costituisce il limite della sua azione, purché concessioni equivalenti siano ottenute dai suoi partner commerciali; ricorda l'impegno dell'Unione europea di eliminare le sovvenzioni alle esportazioni alla rigorosa condizione che i suoi partner commerciali intraprendano un'azione parallela per quanto riguarda le sovvenzioni alle esportazioni nonché tutte le misure in materia di esportazioni aventi effetto equivalente;

22. sottolinea la necessità, durante i negoziati ADS dell'OMC, di difendere il principio dell'impegno unico (single undertaking); rileva che ormai da qualche tempo si registra la tendenza a concentrare i negoziati entro un ambito limitato di settori - fra cui l'agricoltura, dove l'UE ha importanti interessi da difendere - con progressi relativamente più lenti in altre aree negoziali, e che tale situazione rischia di compromettere la posizione negoziale dell'UE; rileva inoltre che tale stato di cose rende arduo tracciare un bilancio del Round nel suo complesso;

23. ribadisce che i paesi in via di sviluppo dovrebbero essere legittimati ad attuare politiche che creano un valore aggiunto all’interno del paese;

24. sottolinea che la volatilità dei prezzi ha provocato un aggravamento dei problemi di denutrizione a livello mondiale, come rilevato dalla FAO, e che una maggiore liberalizzazione del commercio mondiale dei prodotti agricoli, incoraggiata dagli accordi dell'OMC, non è riuscita finora a contenere la minaccia della fame nel mondo; sottolinea che d'altro canto per l'UE è un dovere contribuire alla sicurezza alimentare mondiale;

Composizione della controversia nel quadro dell'OMC

25. osserva che l'accordo sul commercio delle banane risolve una controversia ormai ventennale tra le più tecnicamente complesse, politicamente sensibili e significative in seno all'OMC, rappresenta un importante passo avanti verso il consolidamento di un sistema commerciale multilaterale basato su regole, e contemporaneamente potrebbe apportare un contributo decisivo alla risoluzione delle questioni relative ai prodotti tropicali e alle preferenze nell'ambito dei negoziati dell'OMC;

26. invita la Commissione a garantire che la composizione della controversia sugli "ormoni delle carni bovine" consenta di sospendere le sanzioni imposte sui prodotti dell'Unione europea garantendo al contempo che le importazioni di carni bovine verso l'Unione europea siano conformi ai suoi requisiti;

27. ritiene, per quanto riguarda la controversia sul "pollame al cloro", che l'importazione di tali prodotti nell'UE sarebbe contraria alla domanda pubblica di prodotti sicuri nonché ai principi stessi del modello alimentare europeo;

28. chiede alla Commissione di difendere energicamente il regime dell'Unione in materia di autorizzazione e commercializzazione degli OGM contro gli attacchi lanciati in seno all'OMC;

L'agricoltura nelle relazioni commerciali plurilaterali, interregionali e bilaterali

29. è convinto che la conclusione dei negoziati multilaterali rappresenti una priorità da perseguire per l'UE; crede fermamente che gli accordi commerciali bilaterali debbano integrare i processi multilaterali attraverso il rispetto di pari condizioni lavorative, regole ambientali comuni e norme di sicurezza alimentare già in vigore nell'Unione europea, ed evitare di favorire unicamente i programmi di sviluppo sostenibile; ricorda che l'UE ha sostanziali interessi offensivi in agricoltura, in particolare per quanto riguarda i prodotti lavorati di alta qualità; ritiene che gli accordi commerciali bilaterali con i principali partner commerciali possano promuovere con successo gli interessi d'esportazione dell'industria agroalimentare dell'UE, offrendo notevoli vantaggi economici;

30. chiede che le importazioni agricole verso l'UE forniscano ai consumatori europei le stesse garanzie, in termini di protezione dei consumatori, benessere animale, protezione dell'ambiente e norme sociali minime, che sono fornite dai metodi di produzione europea e richiama l'attenzione sulla ferma posizione del Parlamento in materia; invita la Commissione a includere negli accordi commerciali clausole bilaterali che obblighino i paesi terzi a rispettare le stesse condizioni sanitarie e fitosanitarie che sono imposte ai produttori europei; ritiene che tali accordi debbano prevedere almeno il rispetto degli obblighi e delle norme internazionali;

31. sottolinea che, onde evitare di "pagare due volte" - prima a livello bilaterale e poi a livello multilaterale - è opportuno sostenere il concetto di un "accordo a tasca unica", che creerebbe un legame fra le concessioni fatte negli accordi bilaterali e i risultati finali dei negoziati di Doha;

32. sottolinea l'importanza di una rigorosa applicazione delle norme in materia di origine preferenziale; sollecita una revisione di tutte le preferenze commerciali concesse dall'Unione europea ai paesi emergenti membri del G-20;

33. è del parere che occorrano interventi atti ad impedire pratiche irregolari negli scambi di prodotti agro-alimentari, come la triangolazione commerciale, che si ha quando un paese esporta la propria produzione verso l'UE sfruttando l'accesso preferenziale al mercato dell'Unione europea per poi soddisfare il proprio fabbisogno interno importando dall'estero; ritiene che per impedire tali irregolarità le concessioni offerte dall'UE negli accordi commerciali conclusi con i paesi terzi in termini di accesso al suo mercato non debbano eccedere la produzione effettiva e le capacità di export dei paesi in questione;

34. invita la Commissione a difendere risolutamente l'inserimento, come elemento essenziale, delle indicazioni geografiche nell'accordo commerciale anticotraffazione (ACAC); si rammarica che, nel quadro dei negoziati commerciali recentemente conclusi o in corso, solo un "breve elenco" di indicazioni geografiche dell'UE deve essere protetta dai nostri partner commerciali; rammenta che, conformemente alla strategia "Global Europe", gli accordi bilaterali devono portare al rafforzamento del livello di protezione internazionale delle indicazioni geografiche mediante disposizioni del tipo "OMC+"; sottolinea la necessità di un processo di consultazione di tutte le parti interessate corretto e trasparente, in particolare in seno al Parlamento e alla Commissione;

35. rammenta che l'Accordo di libero scambio con la Corea del Sud permetteva il riconoscimento di un notevole numero di Indicazioni geografiche (IG); chiede che siano compiuti ulteriori sforzi affinché i futuri accordi commerciali prevedano analoghe disposizioni; nota che la tutela e il riconoscimento delle IG nei paesi terzi ha potenzialmente un grande valore per il settore agro-alimentare dell'UE;

36. rileva che, stando alla Commissione, l'accordo di libero scambio UE-Corea del Sud, che elimina i dazi sul 99% delle esportazioni agricole dell'UE, permetterà agli esportatori europei di economizzare 380 milioni di euro annui;

37. chiede alla Commissione di garantire che gli accordi commerciali non pregiudichino il sistema europeo di prezzi d'entrata per i prodotti ortofrutticoli, pur mantenendo gli attuali scadenzari d'importazione; sollecita peraltro la Commissione ad apportare le correzioni necessarie per migliorare al più presto possibile il funzionamento del sistema;

38. sottolinea in particolare i problemi provocati dal complesso sistema di prezzi di entrata che si applica alle importazioni di pomodori dal Marocco; invita pertanto la Commissione ad apportare senza indugio le opportune rettifiche;

39. esprime forte preoccupazione nei confronti dell'accordo UE- Marocco; rileva che, fronte a un'apertura quasi totale dei mercati europei a favore delle importazioni dal Marocco, per alcuni prodotti agricoli, rimane in piedi un contingentamento per le esportazioni dalla UE per prodotti importanti quali le pomacee;

40. si rammarica nel constatare che, nei negoziati sul capitolo agricolo dell'accordo di associazione con il Marocco, non sono state fornite garanzie circa il rispetto dei contingenti preferenziali o i prezzi di entrata applicabili alle esportazioni marocchine;

41. invita la Commissione a rispettare gli impegni assunti relativamente al settore europeo dello zucchero e a cessare di accordare sistematicamente concessioni sullo zucchero nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali; prende atto, in tale contesto, delle iniziative del settore dello zucchero che ne hanno aumentato la competitività migliorandone al contempo la sostenibilità ambientale e contribuendo all'agenda di sviluppo dell'UE grazie alle preferenze concesse ai paesi ACP e ai paesi meno sviluppati;

42. sottolinea che qualsiasi ulteriore concessione bilaterale in materia di accesso al mercato europeo dello zucchero concessa a paesi terzi (ad esempio, i paesi dell'America latina e l'Ucraina) avrà un carattere destabilizzante per il mercato europeo dello zucchero e sarà causa di erosione delle preferenze per i paesi meno sviluppati e i paesi ACP; è ancora più preoccupato per il fatto che, quando concesse a paesi importatori netti, tali concessioni favoriscono meccanismi di scambio; invita la Commissione a continuare a escludere lo zucchero e i prodotti da esso derivati, fra cui l'etanolo, dal campo dei negoziati bilaterali;

43. deplora la recente proposta della Commissione di concedere al Pakistan un contingente tariffario a dazio zero per l'esportazione nell'UE di 100 000 tonnellate di etanolo l'anno per un periodo di tre anni; sottolinea che tale proposta, contrariamente al suo dichiarato intento, non fornirebbe alcuna assistenza diretta e immediata al popolo pachistano, messo a dura prova dalle piogge monsoniche; considera inoltre che tale proposta sia penalizzante per la nascente e sensibile industria UE delle energie rinnovabili e sia pertanto incoerente rispetto alle politiche dell'Unione in materia di cambiamento climatico e di sviluppo rurale e ai negoziati commerciali multilaterali dell'UE;

44. invita la Commissione a porre rimedio all'elusione dei dazi d'importazione di etanolo, dal momento che quantità crescenti di etanolo entrano attualmente nell'UE sotto forma di miscele, con un dazio d'importazione molto basso;

45. invita la Commissione ad assicurare che gli accordi di libero scambio conclusi dall'UE con i paesi caratterizzati da una notevole produzione agricola e da forti capacità di esportazione, come quelli del Mercosur, prevedano concessioni tariffarie simmetriche;

46. prende atto della ripresa dei negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Mercosur – accordo della massima importanza, che interesserebbe 700 milioni di persone e costituirebbe l'accordo biregionale più ambizioso al mondo – e sottolinea pertanto che il Parlamento europeo dovrebbe essere strettamente associato a tutte le fasi dei negoziati;

47. reputa inaccettabile il fatto che la Commissione abbia ripreso i negoziati con il Mercosur senza rendere pubblica una valutazione d'impatto dettagliata e senza impegnarsi in un vero e proprio dibattito politico con il Consiglio e il Parlamento; chiede che prima di ogni reciproca offerta tariffaria fra l'Unione e il Mercosur sia elaborata e discussa un'analisi di impatto sulle conseguenze di detti negoziati per le filiere agricole e le regioni europee; rammenta che, tenuto conto della posta in gioco di tali negoziati per il settore agricolo, si debba necessariamente istituire un legame con il Round di Doha; invita pertanto la Commissione a finalizzare i negoziati con il Mercosur solo dopo la conclusione del Round di Doha, così come precisato nel suo mandato; invita la Commissione a tenere debitamente informato il Consiglio e il Parlamento degli sviluppi delle trattative con il Mercosur e in futuro ad informare Consiglio e Parlamento prima che le trattative commerciali abbiano inizio;

48. è profondamente preoccupato per le conseguenze di un eventuale accordo di associazione con il Mercosur sul settore agricolo dell'Unione, vista la richiesta da esso avanzata nel marzo 2006 di accesso al mercato agricolo dell'Unione, richiesta che andava ben oltre la già consistente offerta dell'UE nel 2004; ritiene sia pertanto necessario rivedere le concessioni in modo da proteggere gli interessi degli agricoltori europei;

49. ritiene che nei negoziati fra l'UE e il Mercosur non si sia tenuto conto della posizione dei nuovi Stati membri, basata sul mandato approvato dal Consiglio nel 1999; chiede pertanto che la Commissione sospenda le trattative fino all'adozione di un nuovo mandato che tenga conto della posizione dei nuovi Stati;

50. rileva che nei paesi del Mercosur le aziende agricole hanno costi di produzione molto meno elevati, compresi quelli dei terreni, della manodopera e le spese in conto capitale, e che i produttori del Mercosur non devono soddisfare gli stessi standard dei produttori europei in fatto di ambiente, benessere animale, sanità alimentare e protezione fitosanitaria; rileva che un esito equilibrato per entrambe le parti deve essere raggiunto garantendo che i negoziati tengano pienamente conto delle conseguenze e dell'impatto dell'accordo, in particolare sulle sfide ambientali e sociali; invita la Commissione ad effettuare una valutazione d'impatto delle conseguenze di detto accordo per il settore agricolo;

51. è del parere che il livello d'integrazione di mercato dell'Unione doganale del Mercosur sia attualmente insufficiente per garantire un'adeguata circolazione delle merci importate nella regione; ritiene che un accordo non apporterebbe un reale valore aggiunto senza disposizioni che garantiscano una circolazione effettiva e completa dei prodotti agricoli dell'UE all'interno della zona Mercosur;

52. accoglie negativamente le concessioni tariffarie recentemente accordate dalla Commissione ai paesi che esportano banane nell'UE; chiede una revisione degli aiuti ricevuti dai produttori europei nel quadro del programma per le regioni ultraperiferiche (POSEI) per compensarli degli effetti che queste riduzioni tariffarie produrranno sui prezzi del mercato UE; ritiene che nei futuri negoziati di questo genere debbano essere presi in considerazione gli interessi dei produttori dell'UE e dei produttori dei paesi ACP affinché questi comparti, fonte di numerosi posti di lavoro, non siano indeboliti;

53. sottolinea che una serie di relazioni dell'Ufficio alimentare e veterinario mette in evidenza il fatto che le carni bovine brasiliane continuano a non soddisfare le norme di produzione e di consumo dell'UE in materia di sicurezza alimentare, identificazione e tracciabilità degli animali, salute animale e lotta contro le malattie;

54. richiama con forza l'attenzione della Commissione sui diversi rapporti pubblicati dall'Agenzia nazionale brasiliana di vigilanza sanitaria (Anvisa), che riferiscono dell'uso massiccio in Brasile di pesticidi vietati nell'UE e in gran parte degli Stati del mondo e ne segnalano i connessi gravi rischi sanitari;

55. esprime forte preoccupazione nei confronti della politica attuata dall'Argentina, in violazione degli obblighi assunti nell'ambito dell'OMC, per limitare le importazioni di prodotti alimentari in concorrenza con la produzione nazionale; ricorda che tali misure si aggiungono al sistema argentino di licenze di importazione non automatiche, che sta già avendo un impatto negativo sulle esportazioni dell'UE; invita la Commissione a intraprendere tutte le misure necessarie per garantire che tali misure, contrarie allo spirito di negoziazione di un accordo UE-Mercosur, siano effettivamente abrogate;

56. è preoccupato a seguito delle concessioni fatte nel quadro degli accordi euromediterranei per gli ortofrutticoli; rammenta al riguardo che la liberalizzazione degli scambi agricoli nel quadro dell'Unione per il Mediterraneo deve continuare ad essere guidata dalla complementarità dei programmi di produzione fra i paesi del Sud e del Nord del Mediterraneo;

57. sottolinea che, se i prodotti del tabacco devono essere disciplinati da un rigoroso quadro normativo, le norme relative agli ingredienti dei prodotti del tabacco a livello UE e mondiale devono seguire un approccio proporzionato e basato sul rischio che tenga conto delle evidenze scientifiche; mette in guardia contro qualunque interdizione generalizzata degli ingredienti non basata su dati scientifici, che porterebbe essenzialmente alla messa al bando dei prodotti europei a base di miscele tradizionali di tabacco, con gravi ripercussioni socio-economiche per i coltivatori di tabacco UE (delle varietà orientale e Burley) e senza benefici per la salute pubblica;

58. invita la Commissione, in sede di negoziazione degli accordi commerciali dell'UE, compresi quelli con il Canada e l'Ucraina, a tener conto degli interessi dei cittadini dell'Unione, ad assicurare la trasparenza e ad informare regolarmente il Parlamento in merito all'avanzamento delle trattative; si rammarica che la Commissione non abbia ancora informato il Parlamento dei negoziati per un accordo di libero scambio UE-Canada, anche se le trattative sono iniziate nell'ottobre 2009; la invita pertanto a riferire in dettaglio al Parlamento e alle commissioni competenti in merito a ogni nuova tornata negoziale; esprime inoltre preoccupazione per le possibili concessioni negoziali da parte della Commissione, in particolare in tema di apertura dei mercati, OGM, latte, tutela della proprietà intellettuale ed etichette di origine, e la invita a non fare concessioni che possano avere ripercussioni negative sull'agricoltura europea;

59. esprime preoccupazione per la prospettiva di attribuire concessioni ai cereali nel quadro dei negoziati con l'Ucraina, in considerazione del fatto che la produzione ucraina è altamente competitiva e che detto paese è già il principale utilizzatore dei contingenti a tariffa ridotta per i cereali (frumento e orzo) offerti ai paesi terzi; esorta pertanto la Commissione a proporre un'offerta più moderata in questo settore;

60. ribadisce l'importanza del commercio agricolo per lo sviluppo economico e la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo; esorta l'UE ad aiutare i paesi ACP ad adattarsi alla crescente concorrenza globale;

61. invita la Commissione a tener conto di questa risoluzione nella definizione e conduzione della sua futura strategia commerciale;

62. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1)

GU C 293E del 2.12.2006, pag. 155.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2009)0110.

(3)

Testi approvati, P6_TA-PROV(2010)0088.

(4)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0286.

(5)

GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16.

(6)

GU L 194 del 18.7.2001, pag. 26.


MOTIVAZIONE

In un momento in cui l'Unione europea sta riflettendo sul futuro della sua politica agricola comune, garantire la coerenza tra la politica agricola e quella commerciale esterna diventa ancora più cruciale.

La PAC è un simbolo di integrazione europea, che rappresenta una delle forme più sviluppate della capacità decisionale sovranazionale dell'UE. Le successive riforme della PAC hanno avuto luogo alla luce delle varie pressioni interne ed esterne. I negoziati commerciali multilaterali e le discipline dell'OMC sulle politiche agricole sono stati una forza trainante fondamentale della riforma della PAC. Le pressioni interne dell'UE verso l'orientamento al mercato della PAC e ad insistere maggiormente su altre politiche europee, si riflettono anche nella politica commerciale esterna dell'UE, dove la strategia negoziale della Commissione consiste nell'offrire apertura dei mercati agricoli in cambio di un migliore accesso al mercato per prodotti industriali e servizi europei nei mercati dei paesi terzi.

Agricoltura e commercio sono due agende politiche che si intersecano. La dinamica di entrambe queste attività economiche influenza e, in misura sempre maggiore, è influenzata dagli scenarî regolamentari a livello multilaterale, interregionale, regionale e bilaterale, che però non sono statici, ma creano gerarchie ed evolvono attraverso i negoziati. La dinamica di entrambe queste attività economiche influenza e, in misura sempre maggiore, è influenzata dagli scenari regolamentari a livello multilaterale, interregionale, regionale e bilaterale, che però non sono statici, ma creano gerarchie ed evolvono attraverso i negoziati. Le diversità regolamentari, i divergenti interessi commerciali, le tensioni e le controversie commerciali rispecchiano la complessità delle politiche agricole nazionali e del commercio internazionale.

Poiché l'agricoltura non è solo un'attività economica, ma le politiche agricole e alimentari servono obiettivi fondamentali, quali la sicurezza alimentare e la sicurezza, la sfida principale consiste nel conciliare efficacemente gli aspetti commerciali e non. Questa conciliazione, a seconda del livello di integrazione tra gli elementi costitutivi di un sistema giuridico (che variano da, al livello più basso, la diversità completa, attraverso il riconoscimento reciproco,fino all'uniformità), presenta meno difficoltà all'interno della UE che a livello multilaterale. In sede di OMC, l'integrazione passiva attraverso l'apertura del mercato con lo smantellamento delle barriere commerciali, non è sufficientemente accompagnata da un'integrazione positiva attraverso la convergenza normativa. Tuttavia, l'accordo dell'OMC sull'applicazione di misure sanitarie e fitosanitarie (SPS) e l'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi (accordo TBT) possono considerarsi come un passo verso una nuova filosofia di regolamentazione.

L'agricoltura è stata integrata nel quadro dell'OMC dall'Uruguay Round sull'agricoltura (AoA), con l'obiettivo a lungo termine di 'creare un sistema equo di scambi agricoli e orientato al mercato' attraverso 'sostanziali riduzioni progressive del sostegno e della protezione agricola', ' risultanti nel correggere e prevenire restrizioni e distorsioni nei mercati agricoli mondiali'.

Una delle maggiori difficoltà nei negoziati del Doha Round agricolo è che coinvolgono gruppi di Paesi con modelli ed interessi agricoli molto diversi. Le preoccupazioni non commerciali dell'UE e di altri membri caratterizzati da modelli agricoli plurifunzionali non sono debitamente prese in considerazione. Nel corso di questi negoziati, l'Unione europea per lungo tempo è stata, e in una certa misura è ancora, sulla difensiva per quanto riguarda l'agricoltura. Tuttavia, è necessario fare qualche osservazione in relazione a talune idee sbagliate, che non tengono conto di quanto la PAC è cambiata dal suo inizio.

L'UE è il maggior importatore mondiale di prodotti agricoli provenienti dai paesi in via di sviluppo e importa più prodotti agricoli di Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda messi insieme. Le pressioni in corso per l'ulteriore apertura del mercato dell'UE provengono principalmente da esportatori di prodotti agricoli competitivi. Concedere un migliore accesso ai mercati a questi paesi non solo ha un effetto potenzialmente negativo sui produttori agricoli dell'Unione europea, ma anche su quei paesi in via di sviluppo che hanno più bisogno, e il cui margine preferenziale sarà eroso.

Inoltre, l'UE, a differenza di altri importanti partner, ha ridotto notevolmente il suo sostegno distorsivo degli scambi sganciando gli aiuti diretti dalla produzione, e attraverso un movimento generale verso l'intervento della rete di sicurezza, che la lascia dotata di meno strumenti efficaci per far fronte alla crescente volatilità del mercato. L'UE ha anche fatto un'offerta concreta di eliminare gradualmente le sovvenzioni alle esportazioni, già drasticamente ridotte, a condizione che misure equivalenti siano imposte alle altre forme di incentivi alle esportazioni, e in particolare il credito e le garanzie all'esportazione (usate in particolare dagli Stati Uniti), le imprese commerciali agricole di Stato (usate in particolare da Australia, Nuova Zelanda e Canada), e gli aiuti alimentari (utilizzati su larga scala negli Stati Uniti).

Nel quadro dell'OMC, l'UE è stata anche 'imputata' in gravi casi di risoluzione delle controversie, quali i casi sugli 'OGM', le 'indicazioni geografiche', gli 'ormoni nelle carni bovine' e il 'pollame clorurato'. Nel caso degli 'ormoni nelle carni bovine', nonostante la legittimità delle preoccupazioni dell'UE relative al rischio per la salute pubblica, e la natura non discriminatoria della sua misura, si è ritenuto che non vi era alcuna relazione razionale tra la valutazione del rischio e i mezzi per raggiungere questo scopo.

Si è sostenuto che l'"attivismo giudiziario' degli 'organi giudiziari' dell'OMC nella definizione di talune vertenze pone una grande sfida alla legittimità dell'OMC sotto il profilo della democrazia. Va osservato che il meccanismo di risoluzione delle controversie dell'OMC è ampiamente considerato come il risultato sistemico più importante dell'Uruguay Round, che segna il cambiamento del paradigma giuridico introdotto dalla aggiudicazione obbligatoria e dai risultati vincolanti.

L'istituzione dell'OMC ha ampliato la portata delle questioni normative, che incidono direttamente sul diritto e sulle politiche nazionali, spostando l'attenzione dalle barriere poste 'al confine' a quelle 'interne al confine'. Questo spostamento sfida i membri dell'OMC in merito al campo di applicazione in cui esercitare l'autorità legislativa e fissare norme (di sanità pubblica, tutela ambientale, sicurezza alimentare), potenzialmente restrittive del commercio. Gli accordi OMC individuano gli obiettivi, che possono essere legittimamente perseguiti dai membri dell'OMC (ad esempio l'articolo XX del GATT, gli Accordi SPS e TBT). Secondo l'Accordo SPS, si presume che le norme nazionali siano compatibili con l'OMC se sono basate su standard internazionali (come formula ad esempio il Codex Alimentarius), mentre le norme superiori rispetto a quelle internazionali devono essere scientificamente motivate attraverso una valutazione dei rischi.

Data la situazione di stallo nei negoziati commerciali multilaterali, l'Unione europea ha perseguito la negoziazione di accordi commerciali bilaterali e interregionali, come complementari e non come sostitutivi del il quadro multilaterale. Alcuni potrebbero obiettare che la conclusione di questo genere di accordi porterà i partner commerciali a perdere interesse per un accordo OMC, se ottengono l'accesso desiderato ai mercati target. Vedono anche il rischio che la proliferazione di questi accordi indebolisca il sistema multilaterale di negoziazione con la creazione di blocchi commerciali concorrenti. Altri possono far osservare che questi accordi offrono la possibilità, attualmente non disponibile nel quadro dell'OMC, di negoziare lo sviluppo sostenibile e altre clausole e di subordinare talune concessioni al rispetto delle norme sociali e ambientali. La preferenza per gli accordi bilaterali può essere semplicemente dovuta al loro carattere meno complesso e alla convinzione che gli interessi in gioco sono meglio serviti attraverso un approccio selettivo dei partner commerciali. Attualmente, vi è 'concorrenza' tra gli Stati Uniti e l'Unione europea quanto a chi entrerà per primo e a quali condizioni sui nuovi mercati chiave.

Vi è una chiara necessità per l'UE, nel quadro di questi negoziati, di garantire un approccio più equilibrato tra i diversi settori e di promuovere gli interessi agricoli europei, sia difensivi che offensivi. La coerenza tra la PAC e la politica del commercio estero dell'UE deve assicurare il mantenimento del modello agricolo europeo, nonché la parità di condizioni per i produttori dell'UE sul mercato mondiale.

Il ruolo plurifunzionale del settore agricolo europeo può fungere da catalizzatore per nuovi paradigmi, dal momento che, fornisce beni di grande importanza per i cittadini delle nostre società, la cui fornitura non può essere assicurata attraverso il mercato: sicurezza alimentare, sicurezza e qualità a un prezzo accessibile per i cittadini UE. Vi è un aumento globale della domanda di prodotti alimentari in un contesto di maggiori costi di produzione, una grave volatilità sui mercati agricoli, meno terra, meno acqua e input energetici ridotti. Una PAC forte è fondamentale anche per la conservazione e la sostenibilità ambientale e per lo sviluppo economico delle zone rurali dell'UE contro la minaccia di abbandono della terra e lo spopolamento rurale.

La geografia economica della PAC è interconnessa con altri obiettivi della società e della politica. Il settore agricolo europeo ha un chiaro valore aggiunto e un ruolo di primo piano nella Strategia 'UE 2020' per affrontare le sfide socioeconomiche e ambientali che l'UE si trova davanti, sia all'interno sia in quanto attore leader globale. La politica commerciale dell'Unione europea avrà un ruolo determinante nel decidere se l'agricoltura continuerà a dare un contributo positivo pieno a questi obiettivi. La politica commerciale non dovrebbe compromettere la dinamica del settore agricolo UE. Al contrario la politica commerciale e la politica agricola possono e devono sostenersi a vicenda.


PARERE della commissione per il commercio internazionale (8.12.2010)

destinato alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

sull'agricoltura dell'UE e il commercio internazionale

(2010/2110(INI))

Relatore per parere(*): Godelieve Quisthoudt-Rowohl

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 50 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per il commercio internazionale invita la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  invita la Commissione a conformarsi strettamente al suo mandato negoziale in seno all'Organizzazione mondiale del commercio, il quale stabilisce che l'ormai completata riforma della PAC costituisce il limite della sua azione, purché concessioni equivalenti siano ottenute dai suoi partner commerciali; ricorda l'impegno dell'Unione europea di eliminare le sovvenzioni alle esportazioni alla rigorosa condizione che i suoi partner commerciali intraprendano un'azione parallela per quanto riguarda le sovvenzioni alle esportazioni nonché tutte le misure in materia di esportazioni aventi effetto equivalente;

2.  ricorda che la riforma della PAC del 2003 e la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune effettuata nel 2008 hanno dimostrato la serietà degli impegni riformisti dell'UE anticipando i probabili risultati del ciclo di negoziati di Doha, mentre si è ancora in attesa di concessioni equivalenti da parte dei partner commerciali dell'UE;

3.  osserva che l'accordo sul commercio delle banane risolve una controversia ormai ventennale tra le più tecnicamente complesse, politicamente sensibili e significative in seno all'OMC, rappresenta un importante passo avanti verso il consolidamento di un sistema commerciale multilaterale basato su regole, e contemporaneamente potrebbe apportare un contributo decisivo alla risoluzione delle questioni relative ai prodotti tropicali e alle preferenze nell'ambito dei negoziati dell'OMC; ritiene che nei futuri negoziati di questo genere debbano essere presi in considerazione gli interessi dei produttori dell'UE e dei produttori dei paesi ACP affinché questi comparti, fonte di numerosi posti di lavoro, non siano indeboliti;

4.  osserva che le regioni ultraperiferiche sono parte integrante del territorio dell'Unione europea e devono essere pienamente contemplate dagli accordi commerciali; rileva che in dette regioni le fragili economie basate sull'agricoltura e le relative produzioni sono in concorrenza con i prodotti latinoamericani che beneficiano della riduzione delle tariffe doganali; ricorda che l'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea consente di adattare le politiche comunitarie alle condizioni geografiche ed economiche di dette regioni; esorta la Commissione a tenere conto degli interessi specifici delle regioni ultraperiferiche nel quadro dei negoziati, affinché il loro sviluppo non venga compromesso;

5.  invita la Commissione a rispettare gli impegni assunti relativamente al settore europeo dello zucchero e a cessare di accordare sistematicamente concessioni sullo zucchero nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali; prende atto, in tale contesto, delle iniziative del settore dello zucchero che ne hanno aumentato la competitività migliorandone al contempo la sostenibilità ambientale e contribuendo all'agenda di sviluppo dell'UE grazie alle preferenze concesse ai paesi ACP e ai paesi meno sviluppati;

6.  invita la Commissione a continuare, allo scopo di tutelare gli interessi dei consumatori fornendo loro informazioni affidabili e pertinenti sui prodotti, ad adoperarsi ai fini di una protezione più efficace delle indicazioni geografiche (IG) nel quadro dell'OMC estendendo il più elevato grado di protezione attualmente disponibile per vini e alcolici (articolo 23 dell'accordo TRIPS) a tutte le indicazioni geografiche e istituendo un sistema di notifica e registrazione delle medesime;

7.  esorta la Commissione a mantenere una posizione ancor più risoluta sull'inserimento delle indicazioni geografiche nell'ambito di applicazione dell'accordo commerciale anticontraffazione e nei negoziati commerciali bilaterali;

8.  è convinto che la conclusione dei negoziati multilaterali rappresenti una priorità da perseguire per l'UE; crede fermamente che gli accordi commerciali bilaterali debbano integrare i processi multilaterali attraverso il rispetto di pari condizioni lavorative, regole ambientali comuni e norme di sicurezza alimentare già in vigore nell'Unione europea, ed evitare di favorire unicamente i programmi di sviluppo sostenibile; ricorda che l'UE ha sostanziali interessi offensivi in agricoltura, in particolare per quanto riguarda i prodotti lavorati di alta qualità; ritiene che gli accordi commerciali bilaterali con i principali partner commerciali possano promuovere con successo gli interessi d'esportazione dell'industria agroalimentare dell'UE, offrendo notevoli vantaggi economici;

9.  prende atto della ripresa dei negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Mercosur – accordo della massima importanza, che interesserebbe 700 milioni di persone e costituirebbe l'accordo biregionale più ambizioso al mondo – e sottolinea pertanto che il Parlamento europeo dovrebbe essere strettamente associato a tutte le fasi dei negoziati; rileva che un esito equilibrato per entrambe le parti deve essere raggiunto garantendo che i negoziati tengano pienamente conto delle conseguenze e dell'impatto dell'accordo, in particolare sulle sfide ambientali e sociali; invita la Commissione ad effettuare una valutazione d'impatto delle conseguenze di detto accordo per il settore agricolo;

10. evidenzia che tutti i prodotti commercializzati all'interno dell'Unione europea, nazionali o importati, devono continuare a soddisfare i medesimi rigorosi requisiti di sicurezza alimentare; invita la Commissione, per quanto riguarda il benessere degli animali e le norme ambientali, a fare tutto il possibile per promuovere una comprensione comune con i paesi terzi qualora le norme vadano oltre le raccomandazioni internazionali, nonché ad includere disposizioni per l'approvazione e l'applicazione delle norme internazionali nei suoi accordi commerciali bilaterali;

11. invita la Commissione a incoraggiare i partner commerciali dell'UE negli sforzi che attualmente profondono per migliorare le loro norme sociali e ambientali, in modo da evitare una diminuzione della competitività dell'UE nella produzione agricola mondiale e ottenere norme coerenti ed esaurienti in tali settori;

12. sottolinea l'importanza di una rigorosa applicazione delle norme in materia di origine preferenziale; sollecita una revisione di tutte le preferenze commerciali concesse dall'Unione europea ai paesi emergenti membri del G-20;

13. ribadisce l'importanza del commercio agricolo per lo sviluppo economico e la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo; esorta l'UE ad aiutare i paesi ACP ad adattarsi alla crescente concorrenza globale;

14. rileva la necessità che la politica commerciale svolga un ruolo nell'affrontare le sfide relative alla sicurezza alimentare e alla sovranità alimentare; sollecita un rafforzamento della sorveglianza degli effetti dei regimi di agrocombustibili sulla sicurezza alimentare nonché del coordinamento delle misure di restrizione alle esportazioni, al fine di impedire l'aggravamento di un'eventuale futura crisi alimentare;

15. esprime preoccupazione per la prospettiva di attribuire concessioni ai cereali nel quadro dei negoziati con l'Ucraina, in considerazione del fatto che la produzione ucraina è altamente competitiva e che detto paese è già il principale utilizzatore dei contingenti a tariffa ridotta per i cereali (frumento e orzo) offerti ai paesi terzi; esorta pertanto la Commissione a proporre un'offerta più moderata in questo settore.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

1.12.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

6

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

William (The Earl of) Dartmouth, Laima Liucija Andrikienė, David Campbell Bannerman, Daniel Caspary, Harlem Désir, Christofer Fjellner, Joe Higgins, Yannick Jadot, Metin Kazak, Bernd Lange, David Martin, Vital Moreira, Godelieve Quisthoudt-Rowohl, Tokia Saïfi, Helmut Scholz, Peter Šťastný, Robert Sturdy, Keith Taylor, Paweł Zalewski

Supplenti presenti al momento della votazione finale

George Sabin Cutaş, Ryszard Czarnecki, Małgorzata Handzlik, Salvatore Iacolino, Maria Eleni Koppa, Jörg Leichtfried, Michael Theurer, Jarosław Leszek Wałęsa

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Giommaria Uggias


PARERE della commissione per lo sviluppo (9.12.2010)

destinato alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale

sul commercio internazionale e l'agricoltura UE

(2010/2110(INI))

Relatore per parere: Patrizia Toia

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  precisa che, a norma dell'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, "l'Unione tiene conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo";

2.  sottolinea che l'applicazione della coerenza delle politiche per lo sviluppo all'agricoltura e al commercio inciderà altresì sulla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio 1 (eradicazione della povertà estrema e della fame) e 8 (partenariato mondiale per lo sviluppo), anche mediante l'adozione di disposizioni finalizzate a una maggiore equità delle norme commerciali e dell'accesso al mercato;

3.  sottolinea che la volatilità dei prezzi ha provocato un aggravamento dei problemi di denutrizione a livello mondiale, come rilevato dalla FAO, e che una maggiore liberalizzazione del commercio mondiale dei prodotti agricoli, incoraggiata dagli accordi dell'OMC, non è riuscita finora a contenere la minaccia della fame nel mondo; sottolinea che d'altro canto per l'UE è un dovere contribuire alla sicurezza alimentare mondiale;

4.  si compiace della progressiva riduzione delle sovvenzioni all'esportazione e auspica una rapida conclusione dei negoziati di Doha;

5.  rileva che in passato le sovvenzioni all'esportazione hanno consentito il dumping nei paesi in via di sviluppo di prodotti dell'UE a basso prezzo, falsando la concorrenza con i produttori locali e danneggiando la loro capacità produttiva;

6.  ribadisce la sua preoccupazione per la strategia commerciale dell'UE ("Europa globale: competere nel mondo"), che è incentrata sulla concorrenza e sull'accesso al mercato per i prodotti dell'UE senza prevedere un approccio favorevole allo sviluppo; insiste sulla necessità di dare maggior risalto alle esigenze dello sviluppo nell'ambito dei negoziati in corso per gli accordi di partenariato economico (APE);

7.  ribadisce che i paesi in via di sviluppo dovrebbero essere legittimati ad attuare politiche che creano un valore aggiunto all’interno del paese; rileva che, secondo le stime, per i paesi in via di sviluppo si genererebbero 10 miliardi di dollari dimezzando le tariffe all'importazione per i prodotti agricoli dei paesi OCSE; ritiene che l'attuale regime commerciale dell’UE, che prevede un’aliquota inferiore per le materie prime rispetto ai prodotti trasformati, ostacoli l’industrializzazione dei paesi in via di sviluppo; è favorevole a una continua riduzione dei dazi applicati alle importazioni agricole provenienti dai paesi in via di sviluppo onde promuovere la creazione sostenuta di ricchezza in tali paesi e fornire loro reali opportunità di accesso ai mercati;

8.  chiede l'adozione, nelle discussioni in merito alla PAC post-2013, di una prospettiva più globale, che aumenti le opportunità di accesso ai mercati per i paesi in via di sviluppo e consenta loro di essere competitivi nei rispettivi mercati nazionali e regionali;

9.  ribadisce la necessità di trasparenza e responsabilità nello svolgimento, da parte della Commissione, delle valutazioni d'impatto e delle consultazioni con le parti interessate, e in particolare la necessità di un dialogo regolare con le commissioni competenti del Parlamento, tra cui la commissione per lo sviluppo.  

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

9.12.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

20

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Ricardo Cortés Lastra, Nirj Deva, Leonidas Donskis, Charles Goerens, Catherine Grèze, Filip Kaczmarek, Franziska Keller, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Maurice Ponga, Birgit Schnieber-Jastram, Michèle Striffler, Alf Svensson, Eleni Theocharous, Iva Zanicchi, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Santiago Fisas Ayxela, Martin Kastler, Judith Sargentini, Patrizia Toia


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.1.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

35

1

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

John Stuart Agnew, Richard Ashworth, José Bové, Luis Manuel Capoulas Santos, Vasilica Viorica Dăncilă, Michel Dantin, Paolo De Castro, Albert Deß, Diane Dodds, Herbert Dorfmann, Hynek Fajmon, Lorenzo Fontana, Iratxe García Pérez, Sergio Gutiérrez Prieto, Martin Häusling, Esther Herranz García, Peter Jahr, Elisabeth Jeggle, Jarosław Kalinowski, Elisabeth Köstinger, Agnès Le Brun, Stéphane Le Foll, George Lyon, Gabriel Mato Adrover, Mairead McGuinness, Krisztina Morvai, Mariya Nedelcheva, James Nicholson, Rareş-Lucian Niculescu, Georgios Papastamkos, Marit Paulsen, Britta Reimers, Alfreds Rubiks, Giancarlo Scottà, Sergio Paolo Francesco Silvestris, Alyn Smith, Csaba Sándor Tabajdi, Marc Tarabella

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Luís Paulo Alves, Pilar Ayuso, Salvatore Caronna, Giovanni La Via, Astrid Lulling, Milan Zver

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