Procedura : 2010/2105(INI)
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Ciclo del documento : A7-0036/2011

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A7-0036/2011

Discussioni :

PV 07/03/2011 - 17
CRE 07/03/2011 - 17

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PV 08/03/2011 - 9.6
CRE 08/03/2011 - 9.6
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P7_TA(2011)0080

RELAZIONE     
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10.2.2011
PE 450.744v02-00 A7-0036/2011

su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo

(2010/2105(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari

Relatore: Anni Podimata

Relatore per parere (*):

Nirj Deva, commissione per lo sviluppo

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 50 del regolamento

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per lo sviluppo(*)
 PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo

(2010/2105(INI))

Il Parlamento europeo,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo del 17 giugno 2010 e quelle del Consiglio europeo dell'11 dicembre 2009,

–   visti il processo verbale della riunione del Consiglio ECOFIN del 19 ottobre 2010 e la relazione al Consiglio europeo ivi citata,

–   visto il programma della Presidenza belga, in particolare le proposte concernenti un finanziamento innovativo,

–   vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sulla tassazione delle operazioni finanziarie e una sua efficace applicazione(1),

–   vista la sua risoluzione del 20 ottobre 2010 sulla crisi finanziaria, economica e sociale(2),

–   viste la sua risoluzione del 22 settembre 2010 sulle autorità di vigilanza europee(3) e, più specificamente, le sue risoluzioni sempre in tale data sull'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali(4), sull'Autorità bancaria europea(5), sull'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati(6) e sulla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario e l'istituzione di un comitato europeo per il rischio sistemico(7),

–   visti il documento di lavoro dei servizi della Commissione su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo (SEC(2010)0409), la comunicazione della Commissione sulla tassazione del settore finanziario (COM(2010)0549) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna (SEC(2010)1166),

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (COM(2010)0484),

–   vista la comunicazione della Commissione sui fondi di risoluzione per il settore bancario (COM(2010)0254),

–   viste la dichiarazione adottata dal G20 il 15 novembre 2008 a Washington, la dichiarazione adottata dal G20 il 2 aprile 2009 a Londra e la dichiarazione dei leader del G20 del 25 settembre 2009 a Pittsburgh,

–   vista la relazione 2010 del FMI al G20 sulla tassazione del settore finanziario,

–   visto il documento della Commissione sindacale consultiva (TUAC) presso l'OCSE, del 15 febbraio 2010, intitolato "The parameters of a financial transaction tax and the OECD global public good resource gap, 2010-2020" e concernente i parametri di un'imposta sulle transazioni finanziarie e il deficit di finanziamento dei beni pubblici nei paesi OCSE 2010-2020,

–   vista la relazione 2010 dell'OCSE intitolata "The elephant in the room: the need to deal with what banks do" e concernente la necessità di occuparsi dell'attività delle banche,

–   visto lo studio del WIFO, l'Istituto austriaco di ricerche economiche, del marzo 2008, intitolato "'A General Financial Transaction Tax: Motives, Revenues, Feasibility and Effects" relativo a un'imposta generale sulle transazioni finanziarie, alle sue motivazioni, al suo gettito, alla sua fattibilità e ai suoi effetti,

–   visto il documento della Fondazione europea di studi progressisti del marzo 2010 intitolato "Financial Transaction Taxes: Necessary, Feasible and Desiderable", concernente la necessità, fattibilità e auspicabilità di tasse sulle transazioni finanziarie,

–   visto lo studio del Centro di ricerca per la politica economica (CEPR) del dicembre 2008 intitolato "Benefits of a Financial Transactions Tax", concernente i vantaggi di una tassa sulle transazioni finanziarie,

–   vista la relazione della Commissione intitolata "Quadro di valutazione degli aiuti di Stato -Relazione sui recenti sviluppi relativi agli aiuti concessi al settore finanziario in relazione alla crisi" (COM(2010)0255),

–   visto lo studio di Notre Europe intitolato "An ever less carbonated Union? Towards a better european taxation against climate change", sull'ipotesi di un'Unione con emissioni di carbonio sempre minori e di una migliore tassazione europea per contrastare il cambiamento climatico,

–   visto il documento conclusivo della riunione plenaria ad alto livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del settembre 2010, intitolato "Keeping the promise: united to achieve the Millennium Development Goals" (Mantenere la promessa: uniti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio),

–   vista la dichiarazione della settima riunione plenaria del Gruppo pilota sul finanziamento innovativo per lo sviluppo svoltasi a Santiago nel gennaio 2010,

–   vista la relazione 2010 del comitato di esperti presso la task force sulle transazioni finanziarie internazionali e lo sviluppo intitolata "Globalising Solidarity: The Case for Financial Levies", dedicata al tema della globalizzazione della solidarietà e che illustra gli argomenti a favore di prelievi finanziari,

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0036/2011),

A. considerando che la crisi finanziaria ed economica mondiale senza precedenti del 2007 ha rivelato l'esistenza di considerevoli disfunzioni nel quadro regolamentare e di vigilanza del sistema finanziario mondiale, che possono essere descritte come una combinazione tra la mancanza di regolamentazione dei mercati finanziari, l'eccessiva complessità dei prodotti e la non trasparenza delle giurisdizioni; che l'Europa ha bisogno di mercati finanziari più trasparenti ed efficienti,

B.  considerando che il libero mercato è la base della creazione di ricchezza a livello mondiale e che economie di mercato e il libero scambio creano ricchezza e allontanano le persone dalla povertà,

C. considerando che il vertiginoso aumento, registrato nell'ultimo decennio, del volume delle transazioni finanziarie nell'economia mondiale – volume che nel 2007 ha raggiunto un livello 73,5 volte superiore al PIL mondiale nominale, principalmente a causa della rapida espansione del mercato dei derivati – illustra il crescente divario fra le transazioni finanziarie e le necessità dell'economia reale,

D. considerando che il settore finanziario si basa in misura considerevole su modelli di scambi, come il trading ad alta frequenza (High Frequency Trade - HFT), che sono sostanzialmente finalizzati alla realizzazione di profitti a breve termine e sono esposti al rischio di un indebitamento elevato, che è stato una delle cause principali della crisi finanziaria; che ciò ha determinato un’eccessiva volatilità dei prezzi e un persistente scostamento delle quotazioni delle azioni e dei prodotti di base rispetto ai loro livelli fondamentali,

E.  considerando che la capacità delle imprese, dei governi e dei singoli individui di contrarre e di concedere prestiti gli uni agli altri costituisce un fattore cruciale per l’economia globale; che la crisi finanziaria ha fornito esempi di caratteristiche indesiderabili del mercato internazionale dei capitali; che, per questo motivo, è necessario raggiungere un equilibrio tra l'esigenza di agire per contribuire a salvaguardare la stabilità finanziaria e la necessità di mantenere la capacità delle banche di fornire credito all'economia,

F.  considerando che, in occasione dei vertici del G20 svoltisi rispettivamente a Washington, nel 2008, e a Pittsburgh, nel 2009, è stato raggiunto un accordo al fine di realizzare riforme per rafforzare i regimi normativi e la vigilanza dei mercati finanziari per fare in modo che gli istituti finanziari si assumessero la loro legittima parte di responsabilità per le turbolenze verificatesi,

G. considerando che sinora sono stati i contribuenti a sostenere la maggior parte dei costi della crisi, visto che in molte parti del mondo i governi hanno utilizzato il loro denaro per salvare le banche private e altri istituti finanziari a rischio di imminente bancarotta; che crescono le richieste che gli istituti finanziari e gli attori interessati, che per anni hanno goduto di rendimenti azionari e di bonus annuali eccessivi, considerati la maggior parte degli utili societari globali, si facciano equamente carico di una parte di tali costi,

H. considerando che nell'Unione europea, in particolare, il costo dei salvataggi ha aggravato e accelerato l’insorgenza di una crisi fiscale e del debito che ha gravato in modo inatteso sui bilanci pubblici e gravemente compromesso la creazione di posti di lavoro, lo Stato sociale e il raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali,

I.   considerando che la tendenza a concentrarsi sui risultati di breve periodo e la speculazione sul mercato dei titoli obbligazionari dei governi europei sono stati importanti fattori aggravanti della crisi del debito sovrano nell'eurozona nel biennio 2009-2010 ed hanno evidenziato gli stretti legami che intercorrono tra gli aspetti negativi del settore finanziario e le difficoltà di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche in un periodo di disavanzi di bilancio eccessivi e di aumento del debito pubblico e privato,

J.   considerando che l'inefficacia del Patto di stabilità e di crescita nella sua forma attuale e le disparità in termini di competitività fra gli Stati membri hanno stimolato l'attuale dibattito sulla governance economica europea, fra i cui elementi centrali dovrebbero rientrare misure volte a rafforzare il Patto di stabilità e di crescita, soprattutto nelle sue disposizioni preventive, avviare senza ulteriori indugi le ineludibili riforme strutturali e coordinare le politiche fiscali e la lotta all'elusione, alla frode e all'evasione fiscale al fine di salvaguardare la giustizia fiscale, trasferendo gradualmente la pressione fiscale dal lavoro verso il capitale e le attività contraddistinte da pesanti esternalità negative,

K. considerando che la crisi ha messo in evidenza la necessità di generare nuove entrate, su base ampia, eque e sostenibili e di applicare le norme vigenti sull’evasione fiscale e migliorarne l’efficacia per garantire che il consolidamento fiscale sia effettivamente abbinato a una ripresa economica a lungo termine e alla sostenibilità delle finanze pubbliche, alla creazione di posti di lavoro e all'inclusione sociale, che costituiscono priorità chiave dell'agenda UE 2020,

L.  considerando che i seri vincoli di bilancio imposti dalla recente crisi giungono in un momento in cui l'UE ha assunto impegni estremamente importanti a livello globale, principalmente per quanto attiene agli obiettivi concernenti il cambiamento climatico, agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) e all'aiuto allo sviluppo, in particolare in relazione all'adattamento al cambiamento climatico e alla mitigazione dei suoi effetti nei paesi in via di sviluppo,

M. considerando che il 17 giugno 2010 il Consiglio europeo ha dichiarato che l'Unione dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all'introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari e ha invitato a esplorare e sviluppare ulteriormente l'opportunità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) a livello mondiale,

N. considerando che ha già chiesto alla Commissione di eseguire una valutazione d'impatto e di fornire un'analisi dei vantaggi di una TTF decidendo, di conseguenza, di attendere questa analisi prima di prendere ulteriori provvedimenti,

1.  prende atto del lavoro svolto sinora dalla Commissione al fine di rispondere alla richiesta formulata dal Parlamento nella sua risoluzione del marzo 2010 in merito a uno studio di fattibilità per l’introduzione di tasse sulle transazioni finanziarie a livello globale e dell'UE; sottolinea la necessità di una valutazione d'impatto approfondita e chiede che i risultati della valutazione d'impatto e le eventuali proposte concrete siano presentati entro l'estate 2011, come annunciato nella comunicazione della Commissione sulla tassazione del settore finanziario; mette in evidenza che uno studio di fattibilità equilibrato e approfondito su una TTF a livello dell’UE dovrebbe rappresentare la base su cui attuare la procedura per introdurre detta tassa;

2.  sottolinea che l'aumento delle aliquote, l'estensione del campo di applicazione degli attuali strumenti fiscali e ulteriori tagli alla spesa pubblica non possono rappresentare una soluzione sufficiente e sostenibile per affrontare le grandi sfide che ci attendono, a livello europeo e mondiale; evidenzia che, nell'affrontare dette sfide e nel discutere di nuovi sistemi di finanziamento, una delle principali priorità dovrebbe essere quella di creare strumenti atti a rafforzare la competitività e la crescita economica dell'Europa;

3.  sottolinea che un mercato unico funzionante in modo appropriato costituisce lo strumento più prezioso dell'UE in un mondo globale e competitivo e uno dei principali motori per la crescita europea; evidenzia la necessità di concentrarsi sul rafforzamento del mercato interno e sui modi di spendere le risorse nazionali ed europee in maniera più intelligente adottando una visione olistica della riforma del bilancio, che comprenda tanto le spese quanto le entrate; ricorda che la spesa deve essere eseguita in modo tale da ottenere risultati e che i nuovi strumenti finanziari di esecuzione del bilancio devono essere intelligenti, integrati e flessibili;

4.  sottolinea che l'eliminazione degli ostacoli ancora esistenti nel mercato interno è il modo migliore per promuovere politiche di crescita reale che producano i risultati attesi; rileva che gli studi condotti attestano che eliminando tutti gli ostacoli alle quattro libertà si potrebbe ottenere un risparmio annuale compreso fra i 200 e i 300 miliardi di euro;

5.  sottolinea l'importanza di rilanciare il mercato unico ed evidenzia che l'UE deve elaborare e attuare in modo efficace norme comuni che consentano al mercato interno di fungere da vettore per una crescita strutturale; sottolinea che gli sforzi devono concentrarsi sulla forza trainante dell'economia europea: i 20 milioni di imprese europee, in particolare di piccole e medie dimensioni, guidate da imprenditori e altri spiriti creativi;

6.  sottolinea che uno dei maggiori punti di forza dell'Unione europea è costituito dalle sue dimensioni, di cui bisogna approfittare fino in fondo, sfruttando le potenzialità del mercato unico e utilizzando i fondi del bilancio UE al fine di apportare un valore aggiunto agli sforzi del settore pubblico per stimolare i motori della crescita;

7.  evidenzia che la Commissione dovrebbe adottare un quadro strategico comune in cui definire la strategia globale di investimento che permetta di tradurre in priorità di investimento le finalità e gli obiettivi della strategia Europa 2020 e di individuare gli investimenti necessari in relazione agli obiettivi generali e ai progetti faro e le riforme necessarie per amplificare al massimo l'incidenza degli investimenti effettuati nel quadro della politica di coesione;

8.  sottolinea che uno dei principali vantaggi degli strumenti di finanziamento innovativi è rappresentato dal fatto che possono apportare un duplice effetto positivo, in quanto possono contribuire al raggiungimento di importanti obiettivi politici, come la stabilità dei mercati finanziari e la trasparenza, e offrire al contempo un potenziale significativo in termini di generazione di entrate; evidenzia, in tale contesto, che occorre anche tenere conto delle ripercussioni di tali strumenti sulle esternalità negative prodotte dal settore finanziario;

Tassazione del settore finanziario

9.  ricorda che, secondo le stime, i danni finanziari causati da evasione e frode fiscale in Europa ammontano fra i 200 e i 250 miliardi di euro l'anno; ritiene, pertanto, che la riduzione dei livelli di frode fiscale contribuirebbe a ridurre i disavanzi pubblici senza aumentare le tasse; sottolinea, in tali circostanze, che il finanziamento innovativo dovrebbe rivitalizzare gli sforzi degli Stati membri, dell’UE e della comunità internazionale per combattere l’elusione e la frode fiscale nonché altre forme di fuga illecita di capitali, che hanno una considerevole incidenza sul bilancio;

10. sottolinea che, all'indomani della crisi, l'Unione europea deve convincere i propri cittadini che ha la volontà e gli strumenti per andare avanti con un'equilibrata combinazione di strategie di consolidamento finanziario e politiche di stimolo, allo scopo di tutelare una ripresa economica a lungo termine;

11. ritiene che, mentre di recente sono stati conseguiti importanti progressi tanto a livello regolamentare quanto a livello di vigilanza, la politica fiscale è la dimensione mancante nell'ambito dell'approccio dell'UE al settore finanziario;

12. si compiace dell'ammissione della Commissione secondo la quale il settore finanziario subisce un imposizione fiscale troppo modesta, in particolare perché non viene imposta alcuna IVA sulla maggior parte dei servizi finanziari, e chiede che le misure di finanziamento innovativo attingano maggiormente da tale settore e contribuiscano ad allontanare la pressione fiscale dai lavoratori;

13. ritiene che l'introduzione di una TTF potrebbe essere di aiuto per fronteggiare i modelli commerciali altamente pregiudizievoli nei mercati finanziari, come le transazioni sul breve periodo e le transazioni automatiche ad alta frequenza, e per porre un freno alla speculazione; sottolinea che una TTF è dunque suscettibile di migliorare l’efficienza del mercato, aumentare la trasparenza, ridurre l'eccessiva volatilità dei prezzi e creare incentivi affinché il settore finanziario effettui investimenti a lungo termine con un valore aggiunto per l'economia reale;

14. sottolinea le attuali stime sulla creazione di entrate di una TTF con un'aliquota bassa che, data la sua ampia base imponibile, potrebbe generare entrate per circa 200 miliardi di euro l'anno a livello dell'UE e circa 650 miliardi di dollari a livello mondiale; ritiene che, così facendo, il settore finanziario potrebbe farsi carico in misura significativa dei costi della crisi e contribuire alla sostenibilità delle finanze pubbliche;

15. prende atto degli sviluppi del dibattito relativo alla TTF e dei pareri divergenti sulla fattibilità, l’efficienza e l’efficacia di tale tassa, nonché il dibattito emergente relativo alla tassa sulle attività finanziarie (TAF), ma osserva che il G20 non è riuscito finora a promuovere iniziative comuni significative in materia; invita i leader del G20 a velocizzare i negoziati per raggiungere un accordo sul minimo comune denominatore di una TTF mondiale e a fornire orientamenti sul futuro che intendono riservare a queste diverse forme di tassazione;

16. è favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che migliorerebbe il funzionamento del mercato riducendo la speculazione e contribuirebbe a finanziare i beni pubblici mondiali e a ridurre i deficit pubblici; ritiene che l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe essere fissata sulla base più ampia possibile; invita la Commissione ad elaborare rapidamente uno studio di fattibilità, tenendo conto della necessità di una parità di condizioni a livello globale, e ad avanzare proposte legislative concrete;

17. pone in evidenza che, al momento di esaminare le opzioni per la tassazione del settore finanziario a livello mondiale e dell'UE, si dovrebbero tenere presenti gli insegnamenti tratti dall’introduzione di imposte settoriali sulle transazioni a livello degli Stati membri;

18. sottolinea inoltre che il flusso delle transazioni meramente speculative verso altre giurisdizioni avrebbe scarsi effetti negativi, ma potrebbe anche contribuire ad accrescere l'efficienza del mercato; sottolinea altresì che non tutte le azioni ritenute speculative sono da condannare, dato che alcune forme di assunzione dei rischi possono accrescere la stabilità dei mercati finanziari dell'UE;

19. sottolinea che, nel mercato europeo centralizzato, l'esistenza di servizi di compensazione e di regolamento potrebbe facilitare l’introduzione di una TTF europea, rendendola poco onerosa sotto il profilo amministrativo e di semplice attuazione; ricorda, tuttavia che la natura globale e interconnessa del settore finanziario deve essere tenuta presente al momento di determinare gli aspetti tecnici della TTF;

20. prende atto della recente comunicazione della Commissione intesa come primo passo per trattare questa materia; ritiene che l’onere della prova in merito ai possibili vantaggi e/o svantaggi dell’introduzione di una TTF a livello dell’UE incomba alla Commissione e alla sua valutazione d’impatto;

21. prende atto del fatto che, nella sua recente comunicazione, la Commissione ha annunciato una valutazione d'impatto sulle diverse opzioni per la tassazione del settore finanziario e invita la Commissione ad affrontare anche, nel suo studio di fattibilità, la questione dell'asimmetria geografica delle transazioni e delle entrate e ad esaminare la possibilità di un'aliquota progressiva o differenziata in base alla categoria di attività, all’incidenza dell’imposta, alla natura del soggetto interessato o al carattere a breve termine e speculativo di alcuni tipi di transazioni; chiede alla Commissione di attingere da tutte le ricerche disponibili;

22. invita la Commissione ad analizzare, nel suo studio di fattibilità, le varie opzioni possibili per una TTF a livello dell'UE e i loro impatti, compresi i vantaggi per l'economia e per la società derivanti dalla riduzione delle volume delle transazioni finanziarie speculative, che attualmente provocano gravi distorsioni di mercato;

23. sottolinea che una TTF dovrebbe avere la base più ampia possibile per garantire parità di condizioni sui mercati finanziari ed evitare che le transazioni si spostino verso strumenti meno trasparenti; ritiene pertanto che lo studio di fattibilità della Commissione dovrebbe esaminare tutte le transazioni su attività finanziarie, come operazioni in valuta a pronti e sui derivati effettuate nei mercati e le operazioni su derivati negoziati fuori borsa (OTC); sottolinea che la progressività di una TTF, in base ad aliquote differenziate nell’ambito delle sedi di negoziazione, può ulteriormente migliorare la stabilità di mercato creando incentivi positivi affinché gli operatori finanziari spostino le transazioni da strumenti OTC verso sedi più trasparenti e ben regolamentate;

24. accoglie favorevolmente, in tale contesto, le recenti proposte della Commissione sugli strumenti derivati OTC e le vendite allo scoperto, che impongono requisiti espliciti in materia di compensazione mediante controparti centrali e di repertori di dati sulle negoziazioni per tutte le transazioni di derivati OTC, rendendo in questo modo tecnicamente fattibile l'applicazione di questa TTF con ampia base impositiva nell’UE;

25. insiste affinché si determini chi sarà in definitiva a pagare la tassa, dato che l’onere di solito grava sui consumatori, che in questo caso sarebbero gli investitori al dettaglio e i privati cittadini; sottolinea la necessità di norme esaurienti sulle deroghe e le soglie in modo da impedire che ciò avvenga;

26. accoglie con favore le recenti proposte del FMI, appoggiate dalla Commissione, relative a una tassa sugli attivi bancari che permetterebbe a ogni paese di prelevare tra il 2 e il 4% del PIL per finanziare i futuri meccanismi di risoluzione delle crisi; ritiene che i prelievi sulle banche dovrebbero essere proporzionati all'importanza sistemica degli istituti di credito interessati e al livello di rischio connesso alle singole attività;

27. osserva che i prelievi sulle banche, la TAF e la TTF sono tutti finalizzati a obiettivi economici diversi e hanno potenzialità diverse in termini di creazione di gettito; sottolinea che i prelievi sulle banche, poiché basati su posizioni di bilancio, non possono servire a frenare la speculazione finanziaria e a regolamentare ulteriormente il sistema bancario ombra; sottolinea, a tal riguardo, l'importanza dei meccanismi di vigilanza finanziaria e della trasparenza nell’accrescere la resilienza e la stabilità del sistema finanziario;

28. prende atto della proposta del FMI di una TAF e del recente impegno assunto dalla Commissione di effettuare una approfondita valutazione d'impatto del suo potenziale; sottolinea che una TAF è principalmente uno strumento fiscale finalizzato a generare entrate rivolto al settore finanziario, rendendo possibile la tassazione delle rendite economiche e l’eccessiva assunzione di rischio, e in quanto tale potrebbe fornire una soluzione all’attuale esenzione dall’IVA del settore finanziario;

29. è consapevole delle diverse opzioni per la gestione delle entrate supplementari generate dalla tassazione del settore finanziario, sia a livello nazionale che a livello europeo; sottolinea che occorre risolvere la questione della finalità a cui devono essere destinate le entrate derivate da una TTF e che, al fine di offrire ai contribuenti un quadro adeguato della logica alla base della tassazione aggiuntiva del settore finanziario, la valutazione di tali opzioni e la definizione delle priorità fra di esse dovrebbero essere considerate un elemento essenziale nel dibattito generale sul finanziamento innovativo; sottolinea che, per il loro carattere mondiale, le entrate ottenute da una TTF globale dovrebbero essere destinate al finanziamento di obiettivi politici mondiali, come lo sviluppo e la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo nonché la lotta contro il cambiamento climatico; prende atto dell’obiettivo della Commissione di aumentare il bilancio dell’UE mediante strumenti finanziari innovativi; è convinto che, per preservare il valore aggiunto europeo degli strumenti di finanziamento innovativi di cui sopra, una parte delle entrate generate potrebbe essere destinata al finanziamento di progetti e politiche dell'Unione; ricorda che la recente comunicazione della Commissione sulla revisione del bilancio dell’UE considera l’applicazione di imposte al settore finanziario come possibile fonte di risorse proprie; chiede che si avvii un ampio dibattito a cui partecipino le istituzioni dell’UE, i parlamenti nazionali, i soggetti interessati e i rappresentanti della società civile dell’UE sulle opzioni disponibili riguardo a dette politiche, sulla quota che dovrà essere assegnata a livello dell’UE e a livello nazionale e sulle diverse modalità per raggiungere tale obiettivo; segnala, per quanto riguarda la gestione delle entrate assegnate a livello nazionale, che occorre valutare tutte le possibilità, compresa l'assegnazione di entrate per il consolidamento delle finanze pubbliche;

30. sottolinea che la possibile introduzione di questi nuovi strumenti fiscali nell'ambito del settore finanziario deve essere analizzata nel contesto dell'attuale situazione fiscale nel settore, tenendo conto degli effetti secondari e riservando una particolare attenzione all’individuazione delle sinergie fra vecchie e nuove tasse;

31. prende atto dell'obiettivo della Commissione di aumentare il volume del bilancio dell'UE attraverso l’utilizzazione di strumenti finanziari innovativi e riconosce i potenziali vantaggi dell'incremento dei finanziamenti del settore privato mediante denaro pubblico; è consapevole, tuttavia, che l'uso di strumenti a fini speciali per il finanziamento dei progetti può determinare un aumento delle passività potenziali; ritiene, pertanto, che tali misure debbano essere accompagnate da una divulgazione totalmente trasparente accompagnata da adeguati orientamenti relativi agli investimenti, gestione dei rischi, limiti di esposizione, procedure di controllo e vigilanza, da fissare in modo democraticamente responsabile;

Eurobond e obbligazioni europee di progetto

32. prende atto che si parla sempre di più di Eurobond come strumento di gestione comune del debito; prende atto di tutte le recenti proposte e iniziative al riguardo; chiede al Consiglio europeo e alla Commissione di rispondere immediatamente all’appello rivolto dal Parlamento nella sua risoluzione sul meccanismo di crisi permanente (P7_TA-PROV(2010)0491) al fine di inviare un segnale politico necessario in modo che la Commissione proceda ad un’indagine su un futuro sistema di Eurobond, al fine di determinare le condizioni in cui un sistema di tale tipo sarebbe vantaggioso per tutti gli Stati membri partecipanti allo stesso e per la zona euro nel suo complesso;

33. appoggia l'idea di emettere obbligazioni comuni europee di progetto per finanziare le notevoli necessità infrastrutturali dell'Europa e taluni progetti strutturali nel quadro dell'agenda UE 2020 e in vista di nuove strategie dell'UE già annunciate, quali la nuova Strategia per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, nonché altri progetti su vasta scala; è convinto che le obbligazioni europee di progetto garantirebbero gli investimenti necessari e creerebbero un clima di fiducia tale da permettere ai principali progetti di investimento di reperire le risorse di cui hanno bisogno e diventerebbero così un meccanismo importante per ottimizzare l'effetto leva degli aiuti pubblici; ricorda che, per porre l’Europa in una situazione sostenibile, detti progetti devono anche contribuire alla trasformazione ecologica delle nostre economie, spianando la strada a un'economia a zero emissioni di carbonio;

34. sottolinea che il bilancio dell'UE dovrebbe essere utilizzato in maggior misura per dare impulso agli investimenti; rileva che la norma per i progetti con un potenziale commerciale a lungo termine deve diventare l'uso di fondi UE in partenariato con il settore bancario privato, in particolare tramite la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS);

35. invita la Commissione e la Banca centrale europea a indagare sulle implicazioni di rischio morale per gli Stati membri qualora finanziassero progetti infrastrutturali d'importanza critica mediante le obbligazioni di progetto UE o gli Eurobond, soprattutto quando detti progetti infrastrutturali abbiano una dimensione transnazionale;

Tassa sul carbonio

36. sottolinea che l'attuale modello fiscale dovrebbe adottare pienamente il principio "chi inquina paga" avvalendosi di strumenti finanziari innovativi appropriati in modo da spostare gradualmente la pressione fiscale verso le attività che inquinano l'ambiente, provocano consistenti emissioni di gas a effetto serra o utilizzano considerevoli volumi di risorse;

37. appoggia pertanto un rafforzamento del sistema di scambio delle quote di emissione, e una revisione generale della direttiva sulla tassazione dell'energia, affinché le emissioni di CO2 e il contenuto energetico diventino criteri fondamentali per la tassazione dei prodotti energetici;

38. sottolinea che entrambi gli strumenti hanno un duplice effetto positivo particolarmente marcato, in quanto forniscono importanti incentivi per passare a fonti energetiche senza emissioni di carbonio, sostenibili e rinnovabili, da un lato, e garantiscono cospicue entrate addizionali, dall'altro; ricorda, tuttavia, che il principale motivo dell'introduzione della tassa sul carbonio è modificare il comportamento e le strutture di produzione, dal momento che l'entrata prevista diminuirà quando i modelli di produzione si sposteranno verso fonti energetiche rinnovabili e sostenibili;

39. ritiene che la tassa sul carbonio e la revisione della direttiva sulla tassazione dell'energia debbano fissare i requisiti minimi obbligatori per tutti gli Stati membri, lasciando a ciascuno Stato membro la libertà di proseguire oltre, qualora lo ritenga opportuno;

40. sottolinea la necessità di stabilire periodi transitori adeguati, onde evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e impedire che oneri eccessivi si spostino sui consumatori a basso reddito; giudica inoltre utile prevedere misure puntuali e mirate a favore delle famiglie a basso reddito e aumentare gli investimenti nelle infrastrutture del settore pubblico e nel settore dell'efficienza energetica domestica;

41. ritiene, tuttavia, che si dovrebbero esaminare tutte le possibilità di giungere ad un accordo globale a livello del G20 o nell'ambito dell'OMC prima di imporre una siffatta tassa sulle importazioni estere verso l'UE, onde assicurare, da una parte che questo strumento di adeguamento fiscale alla frontiera non determini una scarsità di materie prime e, dall’altra, non dia luogo a misure di ritorsione da parte di paesi terzi contro le esportazioni dell'UE;

42. invita la Commissione a indagare sulla fattibilità di un'imposta europea sul carbonio sul modello dell'imposta sul valore aggiunto, applicata a tutti i prodotti nel mercato interno, che rappresenterebbe uno strumento meno distorsivo e più equo; chiede altresì all'UE di sollevare la questione di una tassa globale sul carbonio al fine di annullare gli svantaggi competitivi per il mercato interno e intensificare la lotta per stabilire una produzione di energia senza emissioni di carbonio, sostenibile e da fonti rinnovabili;

43. attira l'attenzione, tenendo a mente la crescente domanda di energia nei paesi emergenti, sull'esigenza imperativa dell’UE di trovare investimenti adeguati nell’ambito degli approvvigionamenti energetici e dell'efficienza energetica, che rafforzeranno la sua infrastruttura energetica e ridurranno nella misura del possibile la sua vulnerabilità alle fluttuazioni di mercato che potrebbe avere conseguenze negative sull'economia e sugli obiettivi 2020 dell'UE;

44. invita gli Stati membri a esaminare la possibilità di destinare il gettito della tassazione sul cambiamento climatico al finanziamento di R&S e di misure volte a ridurre le emissioni di carbonio e a combattere il riscaldamento globale, a stimolare l’efficienza energetica, a ridurre la povertà energetica e a migliorare le infrastrutture energetiche nell’UE e nei paesi in via di sviluppo; ricorda in queste contesto che, ai sensi della direttiva ETS, almeno il 50% del gettito proveniente dagli scambi delle emissioni di carbonio nel quadro del’ETS dell'UE deve essere destinato a misure volte a combattere il cambiamento climatico anche nei paesi in via di sviluppo;

45. rileva che gli strumenti finanziari rotativi per le misure di efficienza energetica rappresentano un modo innovativo di finanziamento dei progetti a difesa del clima; accoglie con favore la creazione di un apposito strumento finanziario che potrebbe attrarre anche investitori privati (nel quadro di partenariati pubblico-privati-PPP) che utilizzerebbe i fondi non impegnati a titolo del regolamento sul programma energetico europeo per la ripresa (EEPR) per sostenere l’efficienza energetica e le iniziative in materia di energie rinnovabili; chiede alla Commissione di valutare attentamente l'efficacia di questo strumento e di analizzare la possibilità di procedere in maniera analoga, incluse le iniziative per l'energia, l'efficienza energetica e le materie prime, per i futuri stanziamenti non utilizzati nel bilancio UE;

46. prende atto dell'importanza dell'efficienza energetica e sollecita pertanto la Commissione e gli Stati membri a utilizzare in modo efficiente i Fondi Strutturali per aumentare l'efficienza energetica degli edifici, in particolare delle abitazioni; chiede un uso efficace dei finanziamenti della BEI e di altri organi pubblici di finanziamento, nonché il coordinamento tra i fondi UE e i fondi nazionali e altre forme di assistenza che potrebbero promuovere investimenti nell'efficienza energetica al fine di realizzare gli obiettivi UE;

47. ricorda agli Stati membri la possibilità di applicare aliquote ridotte di IVA ai servizi che offrono migliorie delle abitazioni e una maggiore efficienza energetica;

48. ritiene anche che l'uso parsimonioso delle risorse e l'innovazione nelle tecnologie verdi siano d'importanza fondamentale in termini di competitività;

49. sottolinea, giacché si elabora e poi infine si applica una nuova forma innovativa di tassazione, che occorre una valutazione globale, transfrontaliera e intersettoriale delle diverse forme esistenti e previste di finanziamento, tassazione e sussidio per le attività in materia di ambiente e di clima che si potrebbe denominare “processo de Larosière per il finanziamento ambientale" in modo da definire in modo più efficace tali nuovi strumenti ed eliminare la possibilità di sovrapposizioni e/o conflitti tra le politiche;

50. riconosce che una tassa sul carbonio va intesa come uno strumento per ridurre le emissioni, piuttosto che come una fonte di reddito a lungo termine, poiché detta fonte è destinata alla fine a esaurirsi, qualora tale strumento si rivelasse efficace;

Finanziamento dello sviluppo

51. chiede che gli Stati membri riconfermino la promessa di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo (RNL) all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS); deplora il fatto che sebbene tutti gli Stati membri dell'UE abbiano accettato questo obiettivo dello 0,7% dell’RNL per la spesa, nel 2008 soltanto la Svezia, il Lussemburgo, la Danimarca e i Paesi Bassi hanno raggiunto od oltrepassato tale obiettivo;

52. ricorda che, nonostante la crisi mondiale, l'Unione europea nel suo insieme, compresi i suoi Stati membri, rimane il principale donatore di aiuti allo sviluppo, rispondendo nel 2009 del 56% del totale degli aiuti a livello mondiale, per un importo pari a 49 miliardi di euro, come confermato dall'impegno collettivo assunto dai governi dell'UE di destinare nel 2010 e nel 2015 rispettivamente lo 0,56% e lo 0,70% dell’RNL all’APS;

53. sottolinea l'importanza fondamentale di una sana gestione finanziaria in relazione a tutti gli aiuti dell'UE a favore dello sviluppo e dell’azione umanitaria, in particolare per il fatto che le istituzioni europee coinvolte nel processo decisionale e nell'attuazione di tali aiuti devono essere pienamente responsabili di fronte ai cittadini e ai contribuenti europei;

54. sottolinea che il finanziamento innovativo dello sviluppo può integrare i meccanismi tradizionali di aiuto allo sviluppo, aiutandoli così a raggiungere i risultati prefissati nei tempi previsti; ricorda che gli strumenti di finanziamento innovativi dovrebbero affiancarsi all'obiettivo delle Nazioni Unite di destinare lo 0,7% del PIL alla cooperazione allo sviluppo; sottolinea che il finanziamento innovativo per lo sviluppo dovrebbe essere caratterizzato dalla diversità dei finanziamenti, per massimizzare le entrate potenziali, ma anche essere pienamente adattato alle priorità di ciascun paese, con una forte titolarità nazionale; sottolinea, tuttavia, la necessità che i paesi in via di sviluppo intensifichino i loro sforzi in ambito fiscale, soprattutto per quanto concerne la riscossione delle tasse e la lotta all’evasione fiscale, che sono essenziali per raggiungere una sana politica finanziaria;

55. sottolinea che un'erogazione dell'aiuto allo sviluppo efficace e di elevata qualità richiede uno sforzo particolare in termini di coordinamento fra i donatori e accordi di governance; ritiene che affrontando il problema della frammentazione degli aiuti europei allo sviluppo, che causa inefficienze con ripercussioni finanziarie e politiche, si otterrebbe un aumento dell'efficienza per gli Stati membri che, secondo le stime, potrebbe arrivare fino a 6 miliardi di euro l'anno e anche agevolare il lavoro delle amministrazioni dei paese partner;

56. ricorda che serviranno 300 miliardi di dollari statunitensi per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) entro il 2015; si rammarica che, nonostante la recente dichiarazione al vertice di alto livello delle Nazioni Unite sugli OSM nel settembre 2010, gran parte dei paesi sviluppati non abbia ancora onorato i propri impegni del 2005 di aumentare gli aiuti allo sviluppo e rileva che occorre uno sforzo molto più concertato; sottolinea che non è accettabile che i meccanismi di finanziamento innovativo (MFI) possano essere considerati un incoraggiamento affinché taluni paesi rinuncino all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS); sottolinea che gli impegni in materia di APS e i meccanismi di finanziamento innovativo devono essere considerati essenziali e complementari nella lotta alla povertà;

57. sottolinea che il controllo pubblico e la trasparenza dei sistemi di finanziamento innovativo sono una condizione sine qua non per la loro introduzione, che rispecchia gli insegnamenti tratti dalle recenti crisi finanziarie e alimentari;

58. sottolinea l’urgente necessità di migliorare il coordinamento UE delle misure di creazione della ricchezza nei mercati locali e che la promozione del finanziamento innovativo per lo sviluppo non deve concentrarsi solo sulla ricerca di altre vie, come l’aumento del reddito interno, che può essere conseguito al meglio tramite il riconoscimento e la protezione dei diritti di proprietà, la mappatura del territorio e il miglioramento dell’ambiente imprenditoriale e degli investimenti dei paesi in via di sviluppo;

59. ricorda che le principali pandemie – AIDS, tubercolosi e malaria – che colpiscono i paesi in via di sviluppo, in particolare l’Africa subsahariana, rappresentano un’enorme ostacolo per il conseguimento degli OSM; ricorda, in tale contesto, che un contributo di solidarietà prelevato sui biglietti aerei rappresenta uno strumento finanziario importante per affrontare i problemi sanitari che deve essere ulteriormente sviluppato; invita, in particolare, la Commissione a esaminare ulteriori meccanismi di finanziamento per affrontare problemi sanitari globali facilitando l'accesso ai farmaci nei paesi poveri;

60. sottolinea che il cambiamento climatico colpirà in particolare i paesi in via di sviluppo e ritiene che il finanziamento di misure volte ad alleviare gli effetti del cambiamento climatico e a ridurre la povertà energetica contribuirà al raggiungimento degli OSM;

61. si compiace del fatto che la dichiarazione finale del vertice ONU sugli OSM, adottata il 22 settembre 2010, per la prima volta faccia specifico riferimento al ruolo del finanziamento innovativo nel raggiungimento degli OSM;

62. sottolinea il successo che finora hanno avuto i meccanismi di finanziamento innovativo, in particolare lo strumento internazionale UNITAID per l’acquisto di farmaci, lo strumento internazionale di finanziamento per la vaccinazione (IFFIm) e l’impegno anticipato di mercato (AMC) per i vaccini contro le infezioni da pneumococco, che finora hanno raccolto oltre due miliardi di dollari; osserva che anche altri meccanismi di finanziamento innovativo si sono dimostrati efficaci, ad esempio gli scambi quali debito contro misure di protezione ambientale o debito contro misure sanitarie o le tasse sui combustibili per le navi;

63. ricorda il fermo sostegno dato da molti capi di Stato o di governo europei all'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, in occasione del vertice delle Nazioni Unite sugli OSM nel settembre 2010, e si aspetta che si prendano misure decise a sostegno di questo impegno;

64. invita gli Stati membri che ancora non l’abbiano fatto ad aderire al gruppo pilota sui meccanismi di finanziamento innovativo, creato nel 2006, e a partecipare a tutti i meccanismi esistenti, incluso il contributo di solidarietà sui biglietti aerei;

65. sollecita la Commissione a proporre l’attuazione a livello UE di meccanismi di finanziamento innovativo per lo sviluppo;

66. invita le istituzioni e i governi dell’UE a esaminare attentamente la possibilità di creare una lotteria mondiale per finanziare misure di lotta contro la fame, come proposto dal Programma alimentare mondiale, secondo il modello del Progetto alimentare;

67. ritiene che l’APS non riuscirà a eradicare la povertà se il G20, l’UE e le istituzioni finanziarie non prenderanno una posizione decisa contro le amministrazioni corrotte dei paesi beneficiari; sottolinea pertanto l’esigenza di migliorare gli aiuti dell'UE nell’ambito del rafforzamento delle autorità fiscali, del settore giudiziario e delle agenzie anticorruzione dei paesi in via di sviluppo; sollecita gli Stati membri dell’UE a combattere la corruzione messa in atto dalle società domiciliate nelle loro giurisdizioni ma che operano nei paesi in via di sviluppo;

68. ricorda che annualmente i paesi in via di sviluppo perdono circa 800 miliardi di euro, cioè dieci volte l’ammontare dell’APS, a causa delle prassi illecite come i flussi di capitali illegali e l’evasione fiscale, la cui prevenzione e riduzione potrebbero avere un ruolo decisivo per il conseguimento degli OSM; sollecita l’UE e i suoi Stati membri a mettere al primo posto dell’ordine del giorno di tutti i consessi internazionali la lotta contro i paradisi fiscali, la corruzione e le strutture fiscali dannose così da consentire ai paesi in via di sviluppo di aumentare le entrate nazionali;

69. ricorda la responsabilità collettiva del G20 di mitigare l’impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo, che sono stati colpiti duramente dai suoi effetti indiretti;

70. chiede con urgenza che, per conseguire la trasparenza dell’APS, si promuova la responsabilizzazione rafforzando a livello nazionale i meccanismi di controllo e il controllo parlamentare degli aiuti; invita l’UE e il G20 a perseguire la loro agenda volta a reprimere i paradisi fiscali e il segreto fiscale, promuovendo l’elaborazione di relazioni paese per paese;

71. invita il Consiglio e la Commissione a promuovere e ad operare a favore dell’applicazione di strumenti di finanziamento innovativo per lo sviluppo, come una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, prelievi sui trasporti, misure di lotta contro i flussi illeciti di capitale, e la riduzione o la diminuzione dei costi di trasferimento delle rimesse;

72. osserva che la crisi economica e finanziaria getterà molti paesi in via di sviluppo in una nuova crisi del debito e invita la Commissione e gli Stati membri a rinnovare gli sforzi per alleviare l’onere del debito dei paesi in via di sviluppo;

73. ricorda che i paesi in via di sviluppo sono i meno attrezzati per affrontare il cambiamento climatico e, in linea generale, sono probabilmente le vittime principali di questo fenomeno; chiede l’attuazione dell’impegno finanziario assunto dall’UE in virtù dell’accordo di Copenhagen e nel quadro dell’Alleanza mondiale per la lotta contro il cambiamento climatico; sollecita l’UE a svolgere un ruolo fondamentale nell’ambito di iniziative congiunte dei paesi industrializzati volte ad apportare un contributo più ampio e più specifico per promuovere lo sviluppo del Terzo Mondo, rispetto al quale essi hanno una responsabilità storica;

74. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla commissione speciale sulle sfide politiche del Parlamento europeo, alla Commissione, al Consiglio europeo, alla BEI, alla BCE, al FMI e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0056.

(2)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0376.

(3)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0336.

(4)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0334.

(5)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0337.

(6)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0339.

(7)

Testi approvati, P7_TA-PROV(2010)0335.


MOTIVAZIONE

Contesto generale del dibattito sugli strumenti di finanziamento innovativo

La crisi economica e finanziaria mondiale del 2007-2009 ha messo a nudo le gravi carenze del quadro di regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario globale. Le operazioni finanziarie sono oggi contraddistinte da un enorme aumento di volume e da una notevole discrepanza di dimensioni tra tali operazioni e le necessità del "mondo reale". Inoltre nuovi modelli commerciali, quali l'investimento a breve termine e il trading automatizzato ad alta frequenza, hanno acquisito un ruolo centrale nelle tendenze finanziarie su scala mondiale portando a un'eccessiva volatilità e all'assunzione di rischi eccessivi.

È evidente che il settore finanziario ha trasferito in larga parte il suo ruolo dal finanziamento delle necessità dell'economia reale alla realizzazione di profitti a breve termine, mediante operazioni che possono incidere gravemente sui prezzi di mercato.

Nell'Unione europea la crisi finanziaria è stata seguita nel 2009-2010 da una crisi di bilancio, nella quale hanno avuto un peso non secondario le eccessive e talora ingiustificate pressioni esercitate dai mercati sulle obbligazioni nazionali. Le operazioni altamente speculative e a breve termine si sono trovate ancora una volta al centro della crisi e hanno posto in evidenza la chiara connessione tra un quadro di regolamentazione e vigilanza inefficiente e la sostenibilità delle finanze pubbliche.

I problemi causati da un siffatto comportamento dei mercati si sono riversati in pieno sulle finanze pubbliche e sui cittadini di tutto il mondo, allorché all'apice della crisi migliaia di miliardi di dollari venivano spesi per il salvataggio dei principali attori del settore finanziario che erano "troppo importanti per fallire".

I costi economici della crisi devono ancora essere valutati completamente, dato che oltre ai costi di salvataggio la crisi ha determinato un notevole rallentamento dell'economia mondiale innescando disavanzi pubblici di proporzioni ineguagliate (secondo dati dell'OCSE del 2010, il volume stimato del consolidamento fiscale si aggira sui 300-370 miliardi di dollari per i prossimi anni).

In ogni modo è diventato ormai evidente che il mondo e l'Unione europea non possono permettersi un'altra crisi di tale entità, e non dovrebbero consentire che si ripresenti. Le prime reazioni a livello mondiale (durante i vertici G20 che hanno fatto seguito al dilagare della crisi) come pure a livello dell'UE hanno consistito nel promuovere cambiamenti concreti a livello di regolamentazione e vigilanza che contribuissero a dare forma a un contesto finanziario più sano e a prevenire crisi analoghe in futuro.

Ciò tuttavia non basta: oggi sono principalmente i contribuenti a farsi carico del costo della crisi, non soltanto tramite contributi diretti, ma anche in termini di disoccupazione crescente, redditi sempre più bassi, accesso ridotto ai servizi sociali e aumento delle disparità.

Per poter formulare risposte organiche e integrate alla crisi occorrono nuovi strumenti in grado di:

§ porre un freno alla speculazione e ristabilire il ruolo primario del settore finanziario, ovvero quello di rispondere ai bisogni dell'economia reale e sostenere gli investimenti a lungo termine;

§ assicurare un'equa ripartizione degli oneri, particolarmente fra i principali attori finanziari;

§ creare nuove risorse supplementari al fine di raccogliere le principali sfide mondiali ed europee, quali il cambiamento climatico e gli obiettivi di sviluppo, e conseguire una maggiore crescita a lungo termine nel quadro della strategia UE 2020.

La scelta di meccanismi di finanziamento innovativi – un duplice effetto positivo

Per affrontare questi tre obiettivi, occorrono strumenti in grado di svolgere molteplici ruoli.

Gli strumenti fiscali tradizionali, incentrati sulla mera generazione di entrate, non sono sufficienti. Inoltre, tagli alla spesa pubblica e ulteriori aumenti delle attuali aliquote fiscali non possono valere quale risposta sostenibile, a fronte dell'attuale necessità di dare un impulso alla crescita mondiale ed europea. Dobbiamo optare per uno stimolo anziché per un approccio unico basato su una strategia di austerità e, in questo senso, il dibattito sugli strumenti di finanziamento innovativo dovrebbe diventare la nostra principale priorità.

Gli strumenti di finanziamento innovativo consentono di affrontare le sfide odierne in quanto sono in grado di rivestire contemporaneamente un ruolo di regolamentazione (ad esempio rafforzando l'efficienza, la trasparenza e la stabilità del mercato) e un ruolo di produzione di entrate (generando nuove e rilevanti risorse per i bilanci nazionali e dell'Unione europea).

Assegnazione delle entrate supplementari

L'interesse dei responsabili politici nazionali e dell'UE è in particolar modo incentrato sulle potenziali entrate derivanti dai nuovi strumenti finanziari in questione. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che è soltanto sulla base di un accordo sull'attuazione di uno strumento innovativo che è possibile portare avanti una reale discussione sulle nuove entrate.

Gli aspetti da discutere e le scelte da effettuare in relazione alla gestione di tali entrate sono molteplici. Dobbiamo tuttavia convenire sul fatto che, per poter garantire il necessario valore aggiunto degli strumenti finanziari innovativi in esame, una parte considerevole delle entrate generate dovrebbe essere destinata al bilancio dell'UE per il finanziamento dei progetti e delle politiche dell'Unione.

Non dobbiamo infatti dimenticare che attualmente il problema risiede nel raggiungimento di un accordo e nell'attuazione di strumenti finanziari innovativi e che l'assegnazione delle entrate supplementari rappresenta un aspetto da trattare in un secondo momento.

La tassazione del settore finanziario

Al contrario di qualunque altro settore che fornisce beni e servizi al consumatore finale il settore finanziario beneficia di ampie esenzioni fiscali. Nell'Unione europea la tendenza è quella di applicare una generale esenzione IVA a tutte le attività finanziarie di base. Va osservato che le attività del settore finanziario sono responsabili del 73,5% del PIL globale e che di conseguenza la relativa esenzione fiscale costituisce una rilevante distorsione del mercato.

L'idea di un prelievo sulle operazioni finanziarie - che esiste fin dagli anni Trenta - presenta importanti vantaggi, soprattutto all'indomani di una crisi come quella attuale. Introducendo tale prelievo è possibile frenare la speculazione e stabilizzare i mercati, incentivare gli investimenti a lungo termine e garantire la tracciabilità (audit trail) ai fini di revisione delle singole operazioni, rafforzando così la trasparenza e inducendo gli operatori della finanza a farsi carico di un'equa percentuale del costo della crisi. Inoltre, considerando che con un'aliquota dello 0,05% il potenziale gettito ammonterebbe a 200 miliardi di euro nell'UE e a 650 miliardi di dollari a livello globale, il prelievo potrebbe contribuire in maniera decisiva a soddisfare l'esigenza di reperire risorse nuove e sostenibili.

La crisi globale ha mostrato la necessità di fornire una risposta pure globale; pertanto l'introduzione di un prelievo sulle operazioni finanziarie applicabile su scala mondiale rappresenta certamente la miglior soluzione possibile. Tuttavia, malgrado le idee progressiste emerse nell'ambito dei vertici del G20 all'indomani della crisi, attualmente sembra profilarsi un ritorno all'impostazione "tutto come al solito". Se perderemo questa occasione scegliendo di non intervenire, dimostreremo di non aver imparato nulla dalla crisi e lasceremo le nostre economie in balia di nuovi shock negli anni a venire.

Attualmente l'UE rappresenta il mercato finanziario più importante al mondo e, in quanto tale, è suo interesse non "nascondersi" dietro le esitazioni dei propri partner internazionali per assumere invece un ruolo guida a livello sia europeo che mondiale.

È necessario che la valutazione d'impatto sulla fattibilità di un prelievo sulle operazioni finanziarie dell'UE, annunciata dalla Commissione già da diverso tempo ma assente dalle comunicazioni di quest'ultima di aprile e ottobre 2010 nonostante la richiesta avanzata dal Parlamento europeo fin da marzo di quest'anno, sia presentata quanto prima. Tale valutazione dovrebbe costituire il primo passo verso la presentazione di proposte legislative relative all'introduzione del prelievo in questione. Nel contempo essa rappresenterà per l'UE un chiaro mandato a esercitare pressioni a livello di G20.

Per quanto concerne i timori relativi ai possibili rischi per la competitività derivanti dall'introduzione unilaterale di un prelievo dell'UE sulle operazioni finanziarie, i recenti esempi dell'imposta di bollo del Regno Unito o del prelievo sulle operazioni finanziarie introdotto da Hong Kong hanno dimostrato che, laddove il prelievo sia ben congeniato, il rischio in questione può essere superato scongiurando un'eventuale "fuga delle operazioni", tanto più che, se i costi delle operazioni rimarranno esigui, difficilmente gli investitori sceglieranno giurisdizioni meno conosciute e trasparenti. Gli operatori che più di altri potrebbero essere tentati di "emigrare" sono quelli che si dedicano alle operazioni a brevissimo termine (sui quali ricadrebbe l'onere maggiore); in ogni caso, l'eventuale trasferimento di una parte delle operazioni a breve termine al di fuori dell'Unione europea potrebbe rivelarsi un valore aggiunto per l'economia europea.

     Le principali caratteristiche di un prelievo sulle operazioni finanziarie dell'UE dovrebbero essere le seguenti:

§ aliquota ridotta, compresa tra lo 0,01% e lo 0,05%, in modo da limitare il rischio di una "fuga delle operazioni";

§ ampia base imponibile comprendente tutti i tipi di operazione, in modo da garantire la parità di condizioni ed evitare una "fuga" verso comparti del settore finanziario meno regolamentati;

§ esenzioni e soglie ben definite che tengano conto delle esigenze dei piccoli investitori e degli investitori al dettaglio.

Oltre al citato prelievo, l'attuale dibattito sulla tassazione del settore finanziario verte su due ulteriori strumenti: i prelievi sulle banche e la tassa sulle attività finanziarie (TAF).

Entrambi gli strumenti sembrano beneficiare del sostegno del FMI e della Commissione. Tuttavia, a prescindere dal fatto che il potenziale gettito in entrambi i casi sarebbe inferiore rispetto a quello garantito dal prelievo sulle operazioni finanziarie, la principale caratteristica dei due strumenti è l'assenza di "valore normativo". Infatti, né i prelievi sulle banche né le TAF possono contribuire in maniera diretta a frenare la speculazione e a rafforzare la stabilità e l'efficienza dei mercati. I prelievi sulle banche si basano sulle posizioni di bilancio e quindi escludono le operazioni relative ai cosiddetti sistemi bancari ombra (shadow banking systems), ovvero quelle che presentano i maggiori rischi di leva finanziaria. Le TAF, invece, si applicano ai profitti derivanti dalle operazioni finanziarie a prescindere dalla natura delle operazioni stesse.

Pertanto i due strumenti non possono in alcun modo rappresentare un'alternativa al prelievo sulle operazioni finanziarie. Ognuno di essi può tuttavia svolgere un ruolo integrativo:

- i prelievi sulle banche possono contribuire a finanziare i fondi nazionali di risoluzione della crisi per il settore bancario, in modo da garantire che nell'eventualità di una nuova crisi i relativi costi siano addebitati al settore direttamente interessato;

- le TAF potrebbero invece fungere da strumento complementare qualora le rendite del settore finanziario risultassero troppo elevate anche dopo l'introduzione del prelievo sulle operazioni finanziarie e, per il principio dell'equità fiscale, si rendesse necessario un ulteriore tributo.

Eurobond

L'idea di uno strumento finanziario comune europeo che possa dare luogo a una gestione congiunta del debito attraverso l'aggregazione di parte del debito sovrano è oggetto di discussione da lungo tempo. Tuttavia, alla luce della recente crisi finanziaria e di bilancio, l'esigenza di rafforzare la governance economica e introdurre strumenti e meccanismi permanenti è più forte che mai.

In tal senso è oggi quanto mai opportuno realizzare una valutazione d'impatto approfondita che analizzi l'intero potenziale di eurobond.

Al tempo stesso l'idea degli eurobond è stata altresì collegata al finanziamento di importanti progetti e infrastrutture a livello di UE. Si tratta di un potenziale aggiuntivo che va accolto positivamente e per il quale dovrebbe essere chiesta l'inclusione nello studio di fattibilità appena citato.

Alla luce del molteplice ruolo che gli eurobond si apprestano ad assumere, l'attenta valutazione della possibilità di istituire un organismo permanente dell'UE responsabile dell'emissione e della gestione degli eurobond potrebbe rappresentare un valore aggiunto.

La tassazione del settore energetico

Attualmente sono settori come quello del lavoro a sopportare gran parte della pressione fiscale, mentre altri settori contraddistinti da pesanti esternalità negative non stanno apportando il giusto contributo. Oltre al settore finanziario appartiene alla citata categoria anche quello delle attività inquinanti. Occorre far rispettare il principio "chi inquina paga" per spostare la pressione fiscale dal lavoro alle attività che inquinano l'ambiente.

Attualmente il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) dell'UE riguarda solo alcuni comparti specifici dell'economia europea, principalmente i settori industriali. Tuttavia la direttiva sulla tassazione dell'energia non opera alcuna distinzione tra i servizi a tenore di carbonio basso o elevato né contempla criteri relativi al contenuto o all'efficienza energetici. Tale approccio neutrale non solo costituisce uno svantaggio per i carburanti efficienti sotto il profilo energetico e per le attività e i prodotti a emissioni di carbonio zero, ma è altresì completamente in contrasto con i principali obiettivi dell'UE in materia di cambiamento climatico.

Alcuni Stati membri hanno già risolto il problema dell'incoerenza a livello nazionale introducendo una tassa sul carbonio. Anche se si tratta di iniziative encomiabili, un approccio coordinato a livello di UE è fondamentale per il buon funzionamento del mercato interno.

Occorre procedere a una revisione dell'attuale direttiva sulla tassazione dell'energia in modo da integrare i criteri relativi alle emissioni di CO2 e al contenuto energetico. Inoltre, al fine di salvaguardare la competitività del mercato interno dell'UE, è opportuno valutare attentamente le diverse opzioni possibili in relazione ai prodotti dei paesi terzi immessi sul mercato interno e non conformi ai summenzionati criteri. Una delle possibilità è quella di negoziare un adeguamento fiscale alla frontiera nel quadro dell'OMC. Tuttavia la soluzione più completa sarebbe quella che prevede l'introduzione di un'imposta europea sul carbonio applicabile alla totalità dei prodotti sul mercato dell'UE.

In ogni caso, occorre tenere pienamente conto del fatto che l'opzione scelta non dovrà arrecare pregiudizio alle categorie più vulnerabili di consumatori né portare a nuove forme di povertà energetica. Il recente esempio del rigetto da parte della Corte costituzionale francese della proposta di introdurre una tassa sul carbonio in quanto fonte di un onere eccessivo per le famiglie dimostra chiaramente che qualunque proposta deve essere equilibrata e prevedere un congruo periodo di transizione.

Tassazione per lo sviluppo

Le politiche di aiuto allo sviluppo, ad esempio gli Obiettivi di sviluppo del millennio, possono avvalersi degli strumenti innovativi illustrati in quanto fonti di entrate. Esistono tuttavia ulteriori opzioni riguardanti specifici strumenti di finanziamento innovativi legati unicamente alle politiche di sviluppo, ad esempio la recente proposta della Commissione relativa al meccanismo di finanziamento del cambiamento climatico a favore dei paesi in via di sviluppo più vulnerabili e poveri o i prelievi sui biglietti aerei. In ogni caso, l'importante è che i paesi mantengano una forte titolarità e che vi sia una perfetta coerenza con le priorità di ciascuno Stato.


PARERE della commissione per lo sviluppo(*) (9.12.2010)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

su un finanziamento innovativo a livello europeo e mondiale

(2010/2105(INI))

Relatore per parere(*): Nirj Deva

(*) Commissione associata – articolo 50 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per i problemi economici e monetari, in quanto commissione competente, a integrare i seguenti suggerimenti nella propria proposta di risoluzione:

1.  ricorda che serviranno 300 miliardi di dollari per conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) entro il 2015; si rammarica che, nonostante la recente dichiarazione al vertice di alto livello delle Nazioni Unite sugli OSM nel settembre 2010, gran parte dei paesi sviluppati non ha ancora onorato i propri impegni del 2005 di aumentare gli aiuti allo sviluppo e che deve essere fatto uno sforzo molto più concertato; sottolinea che non è accettabile che i meccanismi di finanziamento innovativo (MFI) possano essere visti come un incoraggiamento affinché taluni paesi rinuncino all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS); sottolinea che gli impegni in materia di APS e i meccanismi di finanziamento innovativo devono essere considerati essenziali e complementari nella lotta alla povertà;

2.  sottolinea che il controllo pubblico e la trasparenza dei sistemi di finanziamento innovativo sono una condizione sine qua non per la loro introduzione, tenendo conto delle lezioni tratte dalle recenti crisi finanziarie e alimentari;

3.  sottolinea l’urgente necessità di migliorare il coordinamento UE delle misure di creazione della ricchezza nei mercati locali e che la promozione dei finanziamenti innovativi per lo sviluppo non deve consistere solo in un aumento dell’imposizione fiscale ma anche nella ricerca di altre vie, come l’aumento del reddito interno, che può essere conseguito al meglio tramite il riconoscimento e la protezione dei diritti di proprietà e la mappatura del territorio, e il miglioramento dell’ambiente commerciale e degli investimenti dei paesi in via di sviluppo;

4.  ricorda che le principali pandemie – AIDS, tubercolosi e malaria – che colpiscono i paesi in via di sviluppo, in particolare l’Africa subsahariana, rappresentano un’enorme sfida per gli obiettivi di sviluppo del millennio; in tale contesto ricorda che un contributo di solidarietà prelevato sui biglietti aerei rappresenta uno strumento finanziario importante per affrontare i problemi sanitari e deve essere ulteriormente sviluppato; in particolare invita la Commissione a esaminare ulteriori meccanismi di finanziamento per affrontare problemi sanitari globali facilitando l'accesso alla medicina nei paesi poveri;

5.  osserva che l’obiettivo fondamentale dei meccanismi di finanziamento innovativo, come una tassa internazionale sulle transazioni finanziarie o una parte del ricavato delle vendite all’asta delle quote di emissione di carbonio, consiste nel destinare risorse finanziarie addizionali, oltre agli aiuti allo sviluppo, per affrontare le grandi sfide globali nei settori del cambiamento climatico e della politica dello sviluppo, consentendoci così di conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio e di far fronte al cambiamento climatico; osserva che questi meccanismi ci consentono di poter contare su risorse più stabili e più prevedibili dell’aiuto allo sviluppo e che sono particolarmente idonei al finanziamento di servizi non finanziari essenziali per lo sviluppo come la salute e l’istruzione;

6.  si compiace del fatto che la dichiarazione finale del vertice ONU sugli obiettivi di sviluppo del millennio, adottata il 22 settembre 2010, per la prima volta faccia specifico riferimento al ruolo dei finanziamenti innovativi per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio;

7.  sottolinea il successo che finora hanno avuto i meccanismi di finanziamento innovativo, in particolare lo strumento internazionale UNITAID per l’acquisto di farmaci, lo strumento internazionale di finanziamento per la vaccinazione (IFFIm) e l’impegno anticipato di mercato (AMC) per i vaccini contro le infezioni da pneumococco, che finora hanno raccolto oltre due miliardi di dollari; osserva che anche altri meccanismi di finanziamento innovativo si sono dimostrati efficaci, ad esempio scambi quali debito contro misure di conservazione o debito contro misure sanitarie o le tasse sui combustibili per le navi;

8.  nota che molti Stati membri si sono dichiarati favorevoli a una tassa sui servizi finanziari;

9.  ricorda il fermo sostegno dato da molti capi di Stato o di governo europei all'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie, in occasione del vertice ONU sugli obiettivi di sviluppo del millennio nel settembre 2010, e si aspetta che si prendano misure decise a sostegno di questo impegno;

10. invita gli Stati membri che ancora non l’abbiano fatto ad aderire al gruppo pilota sui finanziamenti innovativi creato nel 2006 e a partecipare a tutti i meccanismi esistenti, incluso il contributo di solidarietà sui biglietti aerei;

11. sollecita la Commissione a proporre l’attuazione a livello UE di meccanismi di finanziamento innovativo per lo sviluppo;

12. invita le istituzioni e i governi dell’UE a esaminare da vicino la possibilità di creare una lotteria a livello mondiale per finanziarie misure per la lotta alla fame, come proposto dal programma alimentare mondiale, sotto forma di progetto alimentare;

13. ritiene che l’ODA non riuscirà a eradicare la povertà se il G20, l’UE e le istituzioni finanziarie non prenderanno una posizione decisa contro le amministrazioni corrotte dei paesi beneficiari; sottolinea pertanto l’esigenza di migliorare gli aiuti dell'UE per il rafforzamento delle autorità fiscali, del settore giudiziario e delle agenzie anticorruzione dei paesi in via di sviluppo; sollecita gli Stati membri dell’UE a combattere la corruzione messa in atto dalle società domiciliate nelle loro giurisdizioni ma che operano nei paesi in via di sviluppo;

14. ricorda che annualmente i paesi in via di sviluppo perdono circa 800 miliardi di euro, cioè dieci volte l’APS, a causa dei flussi di capitali illeciti e dell’evasione fiscale, la cui prevenzione e riduzione potrebbe avere un ruolo decisivo per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio; sollecita l’Unione europea e i suoi Stati membri a mettere al primo posto dell’ordine del giorno di tutti i consessi internazionali la lotta contro i paradisi fiscali, la corruzione e le strutture fiscali dannose così da consentire ai paesi in via di sviluppo di aumentare le entrate nazionali;

15. ricorda la responsabilità collettiva del G20 per mitigare l’impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo che sono stati colpiti duramente dagli effetti indiretti della crisi; rammenta inoltre che sebbene la crisi finanziaria del 2008 sia stata accesa dalle carenze regolamentari e da eccessi nel settore finanziario, i servizi finanziari sono esenti dall’IVA; è favorevole pertanto alla proposta della Commissione che nel suo programma di lavoro del 2011 prenderà in considerazione una tassa sulle attività finanziarie per reagire alle sfide globali ed europee;

16. chiede con urgenza, per raggiungere la trasparenza dell’APS, di promuovere la responsabilità rafforzando a livello nazionale i meccanismi di controllo e lo scrutinio parlamentare degli aiuti; invita l’UE e il G20 a perseguire la loro agenda volta a reprimere i paradisi fiscali e il segreto fiscale, promuovendo le attività di resoconto paese per paese;

17. invita il Consiglio e la Commissione a promuovere e ad operare a favore dell’applicazione degli strumenti di finanziamento innovativo per lo sviluppo, come una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, prelievi sui trasporti, la lotta ai flussi illeciti di capitale, la riduzione o la diminuzione dei costi di trasferimento;

18. nota che la crisi economica e finanziaria getterà molti paesi in via di sviluppo in una nuova crisi del debito e invita la Commissione europea e gli Stati membri a rinnovare gli sforzi per alleviare l’onere del debito dei paesi in via di sviluppo;

19. ricorda che i paesi in via di sviluppo sono i meno attrezzati per affrontare il cambiamento climatico e, in linea generale, sono probabilmente le vittime principali di questo fenomeno; sollecita l’attuazione e l’impegno finanziario dell’UE in base all’accordo di Copenhagen e dell’Alleanza per la lotta contro il cambiamento climatico globale; sollecita l’UE a svolgere un ruolo fondamentale nell’ambito di iniziative congiunte dei paesi industrializzati volte a contribuire in modo più ampio e più specifico a promuovere lo sviluppo del terzo mondo, verso il quale essi detengono una responsabilità storica.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

9.12.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

15

0

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Thijs Berman, Michael Cashman, Ricardo Cortés Lastra, Nirj Deva, Leonidas Donskis, Charles Goerens, Catherine Grèze, Filip Kaczmarek, Franziska Keller, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Maurice Ponga, Birgit Schnieber-Jastram, Michèle Striffler, Alf Svensson, Eleni Theocharous, Iva Zanicchi, Gabriele Zimmer

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Santiago Fisas Ayxela, Martin Kastler, Judith Sargentini, Patrizia Toia


PARERE della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (2.12.2010)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

su un finanziamento innovativo a livello europeo e mondiale

(2010/2105(INI))

Relatore per parere: Marian-Jean Marinescu

SUGGERIMENTI

La commissione per l'industria, la ricerca e l'energia invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  osserva che il successo dell’attuazione degli obiettivi del pacchetto energetico e climatico richiede un notevole impegno finanziario, in particolare investimenti nell'innovazione e nelle ricerca e l'inclusione di nuove modalità per integrare il finanziamento esistente di iniziative che affrontino il cambiamento climatico, le sfide rappresentate dagli approvvigionamenti di energia e di materie prime; sottolinea pertanto il valore aggiunto derivante dall'adozione di nuovi strumenti finanziari che servano un duplice fine consentendo di giungere ad un equilibrio tra la creazione di nuove risorse necessarie e la formulazione di politiche di base in merito al funzionamento dei mercati, allo sviluppo sostenibile, alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e al cambiamento climatico; incoraggia in tale contesto gli sforzi della Commissione di trovare mezzi di finanziamento innovativo e incoraggia gli Stati membri a cercare di modulare i regimi fiscali in modo da fondarli sulle emissioni di carbonio, in quanto in tal modo si produrrebbero introiti per le autorità di bilancio e si creerebbero incentivi a difesa del clima per i consumatori e l’industria abbassando così le emissioni di carbonio nell'ambiente; sottolinea l'importanza di riformulare la priorità dei mezzi esistenti e di un adeguato quadro regolamentare che incentivi gli investimenti privati;

2.  attira l'attenzione, tenendo a mente la crescente domanda di energia nei paesi emergenti, sull'esigenza imperativa della UE di trovare investimenti adeguati relativi agli approvvigionamenti energetici e all'efficienza energetica, che rafforzeranno la sua infrastruttura energetica e ridurranno al massimo la sua dipendenza dalle fluttuazioni di mercato che potrebbe avere conseguenze negative sull'economia e sugli obiettivi 2020 dell'UE;

3.  sottolinea che il cambiamento climatico colpirà in particolare i paesi in via di sviluppo e ritiene che il finanziamento di misure volte ad alleviare gli effetti del cambiamento climatico e a ridurre la carenza energetica contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio;

4.  prende atto che in alcuni Stati membri già esistono diverse forme di tasse sul carbonio e mette in guardia contro il pericolo che rappresentano per la competitività nel mercato unico; crede che sia più vantaggioso introdurre la tassazione sul carbonio in maniera coordinata in base ad una valutazione delle prassi ottimali degli Stati membri oltre che ad una esauriente valutazione d'impatto; invita la Commissione a raccomandare i possibili strumenti di coordinamento a livello UE della tassazione del carbonio per i settori non rientranti nel sistema di scambio di quote di emissione, che potrebbero basarsi su aliquote minime concordate a livello UE; invita gli Stati membri a informare gli altri Stati membri in sede di Consiglio prima di adottare misure unilaterali;

5.  sottolinea che un trasferimento graduale dell'onere fiscale sulle attività inquinanti nel lungo termine potrebbe ridurre altre tasse e costi del lavoro, aumentando così la competitività UE;

6.  invita gli Stati membri a esaminare la possibilità di destinare il gettito della tassazione sul cambiamento climatico al finanziamento di R&S e di misure volte a ridurre le emissioni di carbonio e a combattere il riscaldamento globale, a stimolare l’efficienza energetica, a ridurre la carenza di energia e a migliorare le infrastrutture energetiche nell’UE e nei paesi in via di sviluppo; ricorda in queste contesto che ai sensi della direttiva ETS almeno il 50% del gettito proveniente dagli scambi delle emissioni sul carbonio nel quadro delle ETS dell'UE deve essere destinato a misure volte a combattere il cambiamento climatico anche nei paesi in via di sviluppo;

7.  rileva che gli strumenti finanziari rotativi per le misure di efficienza energetica rappresentano un modo innovativo di finanziamento dei progetti a difesa del clima; accoglie con favore la creazione di un apposito strumento finanziario che potrebbe attrarre anche investitori privati (nel quadro dei partenariati pubblici e privati-PPP) per utilizzare i fondi non impegnati a titolo del regolamento EEPR per sostenere l’efficienza energetica e le iniziative rinnovabili; chiede alla Commissione di valutare attentamente l'efficacia di questo strumento e di analizzare la possibilità di procedere in maniera analoga, incluse le iniziative per l'energia, l'efficienza energetica e le materie prime, per i futuri stanziamenti non utilizzati nel bilancio UE;

8.  nota i positivi aspetti potenziali delle obbligazioni di progetto UE per finanziare una nuova infrastruttura, inclusa quella energetica, che potrebbe avere un effettivo valore aggiunto europeo; invita tuttavia la Commissione e la Banca centrare europea a indagare sull'impatto che queste obbligazioni avrebbero sui mercati finanziari, sulla trasparenza, sulle attività di decisioni di rischio e sulla responsabilità del mercato nonché le implicazioni di bilancio per gli Stati membri qualora finanziassero progetti infrastrutturali di importanza critica mediante le obbligazioni di progetto UE o gli Eurobond, soprattutto quando detti progetti infrastrutturali abbiano una dimensione transnazionale;

9.  si compiace degli sforzi della Commissione e degli Stati membri volti a trovare modalità innovative per ottenere investimenti nell'infrastruttura europea e per promuovere l'innovazione; nota i commenti della BEI del 23 settembre 2010 nella "Relazione sull'azione presa in relazione alla risoluzione del Parlamento europeo", relativamente alla proposta della Commissione europea di aumentare del 10% o del 20% il volume del bilancio UE destinato, mediante strumenti finanziari, alla raccolta di fondi; riconosce l'esigenza di investimenti nel settore pubblico per completare e promuovere il finanziamento nel settore privato ove ciò sia possibile, tuttavia è consapevole che l'uso di mezzi speciali per finanziare progetti può portare ad un aumento delle passività fuori bilancio nonché a un aumento dei costi del capitale per le istituzioni europee, per l'Unione europea o gli Stati membri; ritiene che queste misure debbano essere accompagnate da una divulgazione totalmente trasparente basata su adeguati orientamenti relativi agli investimenti, gestione dei rischi, limiti di esposizione, procedure di controllo e vigilanza, da fissare in modo democraticamente responsabile;

10. nota l'importanza dell'efficienza energetica e di conseguenza sollecita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare in modo efficiente i fondi strutturali per aumentare l'efficienza energetica degli edifici, in particolare delle abitazioni; chiede un uso efficace dei finanziamenti della BEI e di altri organi pubblici di finanziamento, nonché il coordinamento tra i fondi UE e i fondi nazionali e altre forme di assistenza che potrebbero sollecitare investimenti nell'efficienza energetica al fine di raggiungere gli obiettivi UE;

11. ricorda agli Stati membri la possibilità di applicare aliquote ridotte di IVA per i servizi che offrono migliorie delle abitazioni e una maggiore efficienza energetica;

12. ritiene che qualsiasi iniziativa UE nel settore della tassazione dell'attività finanziaria debba essere adeguatamente valutata per quanto riguarda le sue implicazioni sull'economia reale in termine di trasferimento dei costi e di accesso ai finanziamenti; prende nota delle preoccupazioni secondo le quali le misure unilaterali per combattere il cambiamento climatico possono incidere sulla competitività delle industrie europee; ritiene anche che l'uso economico delle risorse e l'innovazione nelle tecnologie verdi siano d'importanza fondamentale rispetto alla competitività;

13. sottolinea che gli strumenti finanziari innovativi dovrebbero essere usati per sostenere i partenariati tra settore pubblico e privato, e dovrebbero essere visti come un'alternativa a una spesa soltanto pubblica in modo da sollecitare i finanziamenti e correggere le deficienze del mercato.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

2.12.2010

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

37

4

7

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jean-Pierre Audy, Zigmantas Balčytis, Ivo Belet, Jan Březina, Reinhard Bütikofer, Maria Da Graça Carvalho, Jorgo Chatzimarkakis, Giles Chichester, Pilar del Castillo Vera, Ioan Enciu, Adam Gierek, Fiona Hall, Jacky Hénin, Edit Herczog, Romana Jordan Cizelj, Arturs Krišjānis Kariņš, Béla Kovács, Marisa Matias, Judith A. Merkies, Angelika Niebler, Jaroslav Paška, Herbert Reul, Teresa Riera Madurell, Jens Rohde, Paul Rübig, Amalia Sartori, Francisco Sosa Wagner, Konrad Szymański, Britta Thomsen, Evžen Tošenovský, Ioannis A. Tsoukalas, Claude Turmes, Vladimir Urutchev, Alejo Vidal-Quadras

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Antonio Cancian, Françoise Grossetête, Andrzej Grzyb, Jolanta Emilia Hibner, Yannick Jadot, Oriol Junqueras Vies, Ivailo Kalfin, Bernd Lange, Werner Langen, Marian-Jean Marinescu, Vladimír Remek, Silvia-Adriana Ţicău

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Spyros Danellis, Morten Messerschmidt


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

1.2.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

30

4

6

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Burkhard Balz, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Pascal Canfin, Nikolaos Chountis, George Sabin Cutaş, Leonardo Domenici, Derk Jan Eppink, Markus Ferber, Vicky Ford, Ildikó Gáll-Pelcz, José Manuel García-Margallo y Marfil, Jean-Paul Gauzès, Sylvie Goulard, Liem Hoang Ngoc, Othmar Karas, Wolf Klinz, Jürgen Klute, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Philippe Lamberts, Astrid Lulling, Arlene McCarthy, Íñigo Méndez de Vigo, Sławomir Witold Nitras, Ivari Padar, Anni Podimata, Antolín Sánchez Presedo, Olle Schmidt, Edward Scicluna, Peter Simon, Peter Skinner, Theodor Dumitru Stolojan, Ivo Strejček, Kay Swinburne, Ramon Tremosa i Balcells, Corien Wortmann-Kool

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Robert Goebbels, Danuta Maria Hübner, Danuta Jazłowiecka, Thomas Mann, Gay Mitchell, Sirpa Pietikäinen

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Michail Tremopoulos

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