RELAZIONE sulle agenzie di rating del credito: prospettive future

23.3.2011 - (2010/2302(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari
Relatore: Wolf Klinz


Procedura : 2010/2302(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento :  
A7-0081/2011
Testi presentati :
A7-0081/2011
Testi approvati :

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle agenzie di rating del credito: prospettive future

(2010/2302(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la nota di IOSCO (Organizzazione internazionale delle commissioni sui valori mobiliari) del marzo 2009 sulla"Cooperazione internazione sul controllo delle agenzie di rating del credito" (International cooperation in oversight of credit rating agencies),

–   visto il Joint forum sulla "Valutazione dell'uso dei rating del credito" (Stocktaking on the use of credit ratings) del giugno 2009,

–   vista la relazione del Comitato di stabilità finanziaria ai leader del G20 dal titolo "Migliorare la regolamentazione finanziaria" (Improving financial regulation) del 25 settembre 2009,

–   vista la relazione del Fondo monetario internazionale del 29 ottobre 2010 dal titolo "Relazione sulla stabilità finanziaria mondiale: Fondi sovrani, finanziamenti e liquidità sistemica" (Global Financial Stability Report: Sovereigns, Funding and Systemic Liquidity),

–   vista la dichiarazione del Vertice del G20 di Toronto del 26 e 27 giugno 2010,

–   vista la relazione del Comitato di stabilità finanziaria sui "Principi per ridurre la dipendenza dai rating delle agenzie di rating del credito" (Principles for reducing reliance on CRA ratings) del 27 ottobre 2010,

–   vista la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione il 5 novembre 2010,

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione giuridica (A7-0081/2011),

A. considerando che si compiace delle attuali attività svolte a livello mondiale, internazionale ed europeo per regolamentare le agenzie di rating del credito (CRA),

B.  considerando che le CRA dovrebbero essere intermediarie dell'informazione, che riducono le asimmetrie dell'informazione nei mercati di capitali e facilitano l'accesso al mercato mondiale, riducono i costi dell'informazione e ampliano il parco potenziale di prenditori di credito e investitori, fornendo così liquidità e trasparenza ai mercati e contribuendo alla reperibilità dei prezzi,

C. considerando che la legislazione recente ha affidato alle CRA un altro ruolo che può essere classificato di "certificazione", riflettendo la crescente importanza dei rating rispetto ai requisiti patrimoniali obbligatori,

D. considerando che gli operatori finanziari hanno fatto eccessivo affidamento sul giudizio delle CRA,

E.  considerando che le CRA valutano tre settori differenti, il settore pubblico, le società e gli strumenti finanziari strutturati e considerando che le CRA hanno svolto un ruolo significativo nello sviluppo della crisi finanziaria, con l'assegnazione di rating incorretti a strumenti finanziari strutturati, che nel corso della crisi hanno dovuto essere ridotti in media di tre o quattro gradi,

F.  considerando che con il regolamento (CE) n. 1060/2009, prima reazione alla crisi finanziaria, si sono già affrontati i temi più pressanti, assoggettando le CRA a controlli e a regolamentazione; considerando che tuttavia esso non affronta tutti i problemi fondamentali e di fatto crea alcune nuove barriere all'accesso;

G.  considerando che la mancanza di certezza normativa in questo settore sta mettendo a rischio il corretto funzionamento dei mercati finanziari dell'UE e richiede pertanto che la Commissione, prima di proporre ulteriori modifiche del regolamento 1060/2009, identifichi correttamente le lacune del nuovo quadro e fornisca una valutazione d'impatto sulle varie alternative disponibili per colmarle, ivi compresa la possibilità di ulteriori proposte legislative,

H.  considerando che fra i vari problemi del settore quello fondamentale è la mancanza di concorrenza, di strutture oligopolistiche, di accountability e trasparenza; che il problema delle agenzie di rating dominanti è il modello di pagamento e che il problema fondamentale del sistema di regolamentazione è l'eccessiva dipendenza dai rating creditizi esterni,

I.    considerando che il modo migliore per aumentare la concorrenza sarebbe creare un ambiente normativo capace di promuovere l'accesso, e procedere a un'analisi più approfondita delle attuali barriere all'accesso e di altri fattori che incidono sulla concorrenza,

J.   considerando che in momenti di congiuntura favorevole gli attori del mercato tendono a interpretare incorrettamente o a non tenere conto della metodologia usata e del significato dei rating creditizi, che cercano di identificare la "probabilità di default",

K.  considerando che i recenti sviluppi della crisi dell'euro hanno sottolineato il ruolo importante del rating del debito sovrano, nonché l'incongruenza e la prociclicità dell'uso normativo dei rating,

L.   considerando che l'indipendenza dei rating da interferenze del mercato e politiche dev'essere garantita a prescindere dalle nuove strutture e dai nuovi modelli d'impresa che potranno emergere nel contesto della governance economica e delle prove di stress,

M.  considerando che, mentre i rating possono cambiare, e di fatto cambiano, in seguito ad adeguamenti fondamentali al profilo di rischio o a nuove informazioni, essi dovrebbero essere concepiti in modo da essere stabili e non fluttuare in base al clima del mercato,

N.  considerando che il sistema Basilea II ha determinato un eccessivo affidamento sui rating esterni, comportando in alcuni casi la rinuncia, da parte delle banche, a compiere valutazioni autonome sulle esposizioni da loro assunte,

O.  considerando che la recente regolamentazione negli Stati Uniti in materia di rating, con il Dodd Frank Act, ha optato per un minor affidamento normativo sui giudizi delle agenzie,

Livello macro: regolamentazione dei mercati finanziari

Dipendenza eccessiva

1.  ritiene che, visto il cambiamento dell'uso che viene fatto dei rating creditizi, nei quali l'emittente viene notato per ottenere un trattamento preferenziale in un quadro regolamentare e non per ottenere accesso ai mercati dei capitali mondiali, l'eccessiva dipendenza del sistema regolamentare finanziario mondiale dai rating creditizi esterni debba essere ridotta il più possibile e in tempi realistici;

2.  ritiene che debbano essere ridotte le distorsioni della concorrenza causate dalla prassi comune di agenzie di rating del credito che valutano i partecipanti al mercato e contemporaneamente ottengono ordini da loro;

3.  concorda con i principi fissati dal Comitato di stabilità finanziaria nell'ottobre 2010 che formulavano orientamenti generali sul come ridurre la dipendenza dai rating creditizi esterni e si compiace della consultazione pubblica avviata dalla Commissione nel novembre 2010; chiede alla Commissione di riesaminare se e come gli Stati membri usino i rating a fini regolamentari, allo scopo di ridurre il generale eccesso di dipendenza da essi del sistema di regolamentazione finanziaria;

4.  sottolinea le carenze dell'approccio standardizzato del quadro regolamentare di Basilea II che consente che i requisiti patrimoniali obbligatori delle istituzioni finanziarie siano fissati sulla base di rating creditizi esterni; ritiene importante stabilire un quadro di regolamentazione patrimoniale che assicuri un'efficace valutazione interna dei rischi, un miglior controllo di tale valutazione e un migliore accesso alle informazioni rilevanti ai fini del credito; a tale riguardo, sostiene un maggiore uso dell'impostazione basata sui rating interni (IRB), purché sia affidabile e sicura e le dimensioni, la capacità e la sofisticazione dell'istituto finanziario consentano un'adeguata valutazione del rischio; rileva che, al fine di garantire la parità di condizioni, è importante che i modelli interni rispettino i parametri stabiliti dalla regolamentazione dell'UE e siano sottoposti a una rigorosa procedura di approvazione da parte dalle autorità di vigilanza; ritiene anche che gli attori più piccoli, meno sofisticati e con capacità minori debbano essere in grado di usare rating esterni qualora non siano disponibili valutazioni del rischio interne, purché adempiano adeguati e debiti criteri di diligenza;

5.   pone l'accento sull'importanza di seguire gli sviluppi nell'ambito di Basilea III e della procedura di definizione della quarta direttiva sui requisiti patrimoniali attualmente in corso;

6.  ritiene necessario ripristinare la capacità degli investitori di adoperare la dovuta diligenza quale prerequisito per consentire un maggiore uso di modelli propri interni per la valutazione dei rischi creditizi; suggerisce che le banche e gli altri attori finanziari facciano ricorso molto più spesso ad adeguate valutazioni del rischio interne;

7.  sottolinea che i partecipanti al mercato non devono investire in prodotti strutturati o di altro tipo qualora non possano valutare da soli il rischio del credito soggiacente o che in alternativa devono applicare la massima ponderazione del rischio;

8.  chiede alla Banca centrale europea e alle banche centrali nazionali di rivedere il proprio uso dei rating esterni e le sollecita a creare strumenti per la concezione di modelli propri di valutazione dello standard creditizio dei cosiddetti "eligible assets"utilizzati come garanzia per operazioni di immissione di liquidità e a ridurre la loro dipendenza dai rating esterni;

9.  suggerisce di valutare attentamente l'eventuale ricorso a strumenti alternativi per misurare il rischio di credito;

Maggiori competenze delle autorità di vigilanza

10. è consapevole del conflitto di interessi insito nel fatto che gli operatori del mercato redigano valutazioni interne dei rischi creditizi rispetto ai propri requisiti patrimoniali e pertanto ritiene necessario aumentare le responsabilità, le capacità, i poteri e le risorse delle autorità di vigilanza per quanto riguarda il controllo, la valutazione e la vigilanza dell'adeguatezza dei modelli interni e per imporre misure prudenziali; ritiene altresì che se un modello interno non può essere adeguatamente valutato dalle autorità di vigilanza perché eccessivamente complesso, esso non debba essere approvato per l'uso normativo; suggerisce che anche la trasparenza delle valutazioni accademiche indipendenti ha un suo ruolo;

11. ritiene che, al fine di esercitare efficacemente il proprio potere di vigilanza, l'autorità di vigilanza europea (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) debba avere il diritto di svolgere indagini senza preavviso e ispezioni in loco e che, nell'esercizio dei poteri di vigilanza, l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati dovrebbe dare alle persone soggette a un procedimento l'opportunità di essere ascoltate in modo da rispettare i loro diritti di difesa;

Parità di condizioni

12. sottolinea la natura globale del settore del rating creditizio e sollecita la Commissione e gli Stati membri a elaborare, di concerto con altri paesi del G20, un'impostazione globale, basata sugli standard più elevati, sia per la regolamentazione delle CRA che per quella prudenziale e dei mercati in materia di rating, al fine di ridurre la dipendenza eccessiva dal rating di credito esterno e impedire l'arbitraggio regolamentare pur mantenendo i mercati aperti;

13. ritiene che gli incentivi alla concorrenza, la promozione della trasparenza e la questione di un modello di pagamento futuro rappresentino i compiti più importanti, e che il problema dell'origine di una CRA sia invece secondario;

14. rammenta che il regolamento (CE) n. 1060/2009 prevede due sistemi per trattare i rating del credito esterno emessi nei paesi terzi e che l’idea soggiacente ai sistemi di garanzia consiste nell’autorizzare l’utilizzo, nell’Unione europea, dei rating di credito esterni di paesi terzi ritenuti non equivalenti nel momento in cui una CRA assume chiaramente la responsabilità di avallare i rating;  

Livello intermedio: struttura del settore

Concorrenza

15. sottolinea che un aumento della concorrenza nel settore non implica automaticamente una migliore qualità del rating e ribadisce che tutte le agenzie di rating devono rispettare i più elevati standard in materia di integrità, comunicazione, trasparenza e gestione dei conflitti d'interessi, a norma del regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito, al fine di assicurare la qualità del rating e di evitare il cosiddetto fenomeno del '"rating shopping";

Fondazione europea di rating creditizio

16. chiede alla Commissione di realizzare un'attenta valutazione d'impatto e un'attenta analisi dei costi, dei benefici e della potenziale struttura di governance di una Fondazione europea di rating del credito (ECRaF) totalmente indipendente che intervenga in tutti e tre i settori del rating; ritiene che la Commissione debba prendere in considerazione i costi di finanziamento iniziali per coprire i primi tre/al massimo cinque anni d'attività dell'ECRaF e che essi debbano essere valutati con attenzione; sottolinea che le eventuali proposte legislative a tal fine devono essere formulate con considerevole attenzione onde evitare di compromettere le iniziative politiche parallele preposte a ridurre la dipendenza eccessiva dalle valutazioni del credito e ad incoraggiare l'entrata nel mercato di nuove agenzie di rating del credito;

17. chiede alla Commissione di redigere, oltre a quanto figura al paragrafo 9, una valutazione d'impatto, uno studio di fattibilità e una stima dei costi in merito al finanziamento necessario a tale proposito; è fermamente convinto che il finanziamento dei costi non debba ricadere sui contribuenti fiscali e ritiene che non debbano essere forniti finanziamenti ulteriori e che la nuova ECRaF dovrebbe essere pienamente autosufficiente e in grado di finanziare il proprio bilancio dopo il triennio iniziale;

18.  ritiene che per garantirne la credibilità i dirigenti, il personale e la struttura di governance della nuova Agenzia debbano essere del tutto autonomi, ovvero non vincolati da istruzioni, nei confronti degli Stati membri, della Commissione e di tutti gli altri enti pubblici nonché dell'industria finanziaria e altre CRA e che debbano operare in conformità del regolamento (CE) n. 1060/2009;

19. chiede alla Commissione di svolgere un'indagine approfondita sui costi, i vantaggi e la struttura di governance di una tale rete di agenzie di rating europee che esamini anche le possibili modalità per incoraggiare le agenzie di rating attive a livello nazionale a formare partenariati o strutture di reti congiunte per sfruttare le risorse e il personale esistenti, provvedimento che potrebbe eventualmente consentire loro di fornire una maggiore copertura e di competere con le CRA attive a livello transfrontaliero; suggerisce che la Commissione potrebbe studiare metodi per sostenere reti di agenzie di rating, ma ritiene che ogni rete del genere debba nascere per iniziativa del settore;

20. ritiene vi sia l'esigenza potenziale di sostenere la creazione iniziale di questa rete ma ritiene che essa dovrebbe essere autosufficiente e redditizia e basarsi sulle proprie entrate; chiede alla Commissione di valutare quali fabbisogni e quali mezzi possano essere necessari per finanziare l'avvio e le eventuali strutture giuridiche di questo progetto;

Divulgazione e accesso all'informazione

21. è del parere che i rating del credito abbiano il compito di aumentare l'informazione al mercato, in modo che gli investitori possano disporre di una valutazione coerente del rischio di credito relativo ai diversi settori e paesi; ritiene che sia importante permettere agli utenti di esaminare in modo migliore le agenzie di rating del credito e, a tal proposito, sottolinea il ruolo centrale di una trasparenza maggiore nelle loro attività;

22. sottolinea che per consentire agli investitori di valutare adeguatamente i rischi e di adempiere ai loro obblighi fiduciari e di dovuta diligenza, è necessario divulgare maggiori informazioni sui prodotti per consentire agli investitori di formulare decisioni oculate; ritiene che gli investitori sofisticati debbano essere in grado di valutare la base creditizia su cui possono calcolare il rischio di un prodotto cartolarizzato; sostiene le iniziative esistenti organizzate dalla BCE e da altri istituti miranti a mettere a disposizione maggiori informazioni sugli strumenti finanziari strutturati a tale riguardo; invita la Commissione a valutare la necessità di divulgare informazioni su tutti i prodotti nel settore degli strumenti finanziari;

23. osserva che, oltre ad eseguire attività di rating, la maggior parte delle agenzie di rating del credito pubblicano un certo numero di prospettive, revisioni, avvertenze e osservazioni che esercitano un notevole impatto sui mercati; è del parere detti documenti dovrebbero essere divulgati secondo criteri e protocolli predeterminati che garantiscano la trasparenza e la confidenzialità;

24. chiede alla Commissione di proporre la revisione della direttiva 2003/71/CE e della direttiva 2004/109/CE per garantire la disponibilità di sufficienti informazioni accurate e complete sugli strumenti finanziari strutturati e una loro maggiore diffusione;

25. ritiene fondamentale, a tale riguardo, che gli aspetti relativi alla protezione dei dati siano pienamente considerati in ogni futura misura;

26. considera se sarebbe vantaggioso obbligare i creditori a discutere contenuti e metodi che sottendono uno strumento finanziario strutturato con un operatore terzo che svolga un'attività di rating dei crediti non richiesta o che formuli una valutazione interna del rischio;

27. rammenta l’obbligo fatto alla Commissione, ai sensi del considerando 5 del regolamento (CE) n. 1060/2009 modificato, per quanto riguarda la trasparenza dell’informazione; invita la Commissione a effettuare i necessari esami e a presentare le conclusioni, corredate di eventuali emendamenti alla normativa, al Parlamento e al Consiglio nel quadro della revisione che ha intrapreso del regolamento (CE) n. 1060/2009;

28. rileva i progressi conseguiti dai regolamenti CRA1 e CRA2 in materia di trasparenza e informazione; esorta la Commissione a effettuare una valutazione d'impatto dei regolamenti dopo il completamento della procedura di registrazione delle agenzie di rating, al fine di evidenziare i futuri settori in cui una maggiore trasparenza può essere utile agli utenti;

29. insieme alla maggiore trasparenza della procedura di rating e alla sua revisione interna, invita a una maggiore vigilanza sulle agenzie di rating da parte delle autorità di vigilanza dell'UE e a una vigilanza più "intrusiva" da parte delle competenti autorità nazionali sull'uso o la dipendenza dai rating da parte delle istituzioni finanziarie;

Due rating obbligatori

30. ritiene che la Commissione debba valutare se in determinate circostanze il ricorso a due rating obbligatori sia adeguato ad esempio per gli strumenti finanziari strutturati, qualora a fini regolamentari si utilizzi un rating creditizio esterno, e se il rating creditizio esterno più conservativo, ovvero il meno favorevole, debba essere considerato il riferimento a fini regolamentari; chiede alla Commissione di fornire una valutazione d'impatto sull'uso potenziale di due rating obbligatori;

31. ritiene che i costi di entrambi i rating debbano essere sostenuti dall'emittente e che il primo rating creditizio esterno debba essere effettuato da una CRA a scelta dell'emittente, mentre per il secondo dovrebbero essere prese in esame diverse opzioni di rating creditizio esterno per l'assegnazione , compresa l'assegnazione da parte dell'ESMA, a una CRA diversa, sulla base di criteri specifici, definiti e obiettivi, tenendo conto dei risultati conseguiti in passato, e comunque favorendo la creazione di nuove agenzie di rating, evitando al contempo qualsiasi distorsione della concorrenza;

32. sottolinea che la reputazione non può essere imposta da un'autorità di regolamentazione: ogni nuova agenzia di rating sarà accettata solo se acquisisce credibilità;

Rating del debito sovrano

33. è consapevole del fatto che gli attori del mercato sono contrari a rating creditizi volatili visti gli alti costi (delle decisioni connesse di vendere o acquistare) derivanti da un aggiustamento del rating; ritiene tuttavia che in tale situazione i rating tendano a essere prociclici e in ritardo rispetto alle evoluzioni del mercato finanziario;

34. ritiene che le CRA debbano utilizzare criteri chiari per valutare la performance di un paese; è consapevole del fatto che il rating effettivo non consiste nella ponderazione meccanica di questi elementi; chiede al settore di chiarire quale metodologia e quali valutazioni sono utilizzate per calibrare i rating del debito sovrano e di spiegare lo scostamento da questi rating basati su modelli e dalle previsioni delle principali istituzioni finanziarie internazionali;

35. rileva che, in base al FMI, i rating potrebbero spiegare fino quasi il 70% degli spread dei CDS; esprime preoccupazione in merito alle possibili conseguenze procicliche dei rating e chiede che si rivolga una particolare attenzione a tali sensibili questioni;

36. ritiene che, al fine di ridurre gli abbattimenti improvvisi (i cosiddetti "cliff effects") dei prezzi e degli spread implicati dalle variazioni di rating, le disposizioni che collegano strettamente le decisioni di acquisto e vendita ai rating debbano essere eliminate;

37. ritiene che, poiché quasi tutte le informazioni sui debiti sovrani sono di pubblico dominio, tali informazioni debbano essere messe a disposizione in modo più semplice, coerente e comparabile, affinché gli attori di mercato più grandi e sofisticati siano indotti ad affidarsi al proprio giudizio per valutare il rischio creditizio sovrano;

38. ritiene che, date le conseguenze che i rating del debito sovrano possono avere sul mercato, la trasparenza sui metodi e i motivi delle decisioni nonché la responsabilità delle agenzie di rating in questo settore debbano essere potenziate;

39. sostiene una maggiore divulgazione e illustrazione delle metodologie, dei modelli e delle ipotesi chiave di rating, anche alla luce dell'impatto sistemico che un declassamento sul debito sovrano può produrre;

Indice europeo di rating (EURIX)

40. ritiene che informazioni pubbliche sulla media dei rating creditizi esterni emessi da agenzie di rating accreditate siano preziose; suggerisce quindi di definire un indice europeo di rating (EURIX) che incorpori tutti i rating delle agenzie registrate disponibili sul mercato;

Livello micro: modello commerciale

Modelli di pagamento

41. è favorevole all'esistenza di vari modelli di pagamento nel settore, ma sottolinea l'esistenza di conflitti di interesse che devono essere risolti mediante un'adeguata trasparenza e la regolamentazione, non imponendo un modello che non sia di comprovata efficacia; chiede alla Commissione di presentare, sulla base delle consultazioni recenti, proposte di modelli alternativi realistici di pagamento che coinvolgano emittenti e utilizzatori; invita a tal riguardo la Commissione a valutare in particolare la possibilità di passare a un modello "investor pays" (pagamento da parte dell'investitore), in particolare per i rating regolamentari, analizzando nel dettaglio e ponderando pro e contro, affinché il rating sia meno esposto ai conflitti di interesse;

42. ritiene che la buona governance delle agenzie di rating sia fondamentale per garantire la qualità dei rating stessi e invita le agenzie ad assicurare la massima trasparenza sugli assetti di governance esistenti;

Responsabilità finanziaria e civile

43. sottolinea che, ai sensi del regolamento (CE) 1060/2009, l'ESMA è responsabile dell'applicazione e del rispetto del CRA; invita la Commissione ad assicurarsi che l'ESMA disponga delle risorse necessarie per svolgere il proprio compito di vigilanza sulle agenzie di rating; ritiene che se i rating creditizi esterni adempiono un fine regolamentare, essi non debbano essere classificati come semplici opinioni e che le CRA debbano essere ritenute responsabili dell'applicazione coerente della metodologia soggiacente dei loro rating creditizi; raccomanda pertanto di aumentare la loro responsabilità civile in caso di gravi negligenze o scorrettezze professionali, definite su base consistente nell'UE, e che la Commissione individui vie di responsabilità civile che siano inserite in tal senso nel codice civile degli Stati membri;

44. sottolinea che la responsabilità definitiva delle decisioni di investimento incombe all'operatore del mercato finanziario, cioè il gestore dei beni, l'istituto finanziario o l'investitore sofisticato; rileva che la responsabilità/rendicontabilità sarà ulteriormente supportata dal repertorio centrale (CEREP) istituito dal regolamento CRA1, che pubblica i dati in formato standardizzato sui risultati dei rating effettuati dalle agenzie registrate nell'UE, ciò consentirà agli investitori di effettuare le proprie valutazioni su determinate agenzie di rating, esercitando in tal modo una maggiore pressione in termini di reputazione; fa notare che gli investitori dovrebbero disporre di efficaci capacità di gestione del rischio soggette a un adeguato controllo da parte dell'amministrazione;

45. propone che ogni CRA registrata svolga un riesame annuo per valutare i propri risultati in termini di rating dei crediti e inserisca queste informazioni in una relazione di responsabilità destinata all'autorità di vigilanza; propone che l'ESMA svolga controlli randomizzati e regolari sulle relazioni di responsabilità per garantire un elevato livello di qualità dei rating creditizi;

º º

º

46. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

MOTIVAZIONE

Introduzione

Le agenzie di rating del credito svolgono diversi compiti importanti, in quanto raccolgono le informazioni sul merito di credito degli emittenti in un contesto globale caratterizzato da un'asimmetria dell'informazione tra emittenti del debito e investitori consentendo così agli stessi emittenti di accedere ai mercati globali, oltre che a quelli interni, di ridurre i costi di informazione e di ampliare il parco di potenziali investitori e quindi garantendo la liquidità dei mercati nonché la reperibilità dei prezzi. Tuttavia l'evoluzione del contesto giuridico le ha trasformate da "intermediari delle informazioni" in "autorità di approvazione ufficiali".

La recente crisi finanziaria ha messo in luce i tre principali problemi che interessano il settore: mancanza di concorrenza, eccessiva dipendenza del quadro normativo dalle valutazioni esterne e assenza di responsabilità delle agenzie in relazione ai rating del credito emessi.

Il relatore tiene a sottolineare l'importanza di ricordare che occorre effettuare le valutazioni d'impatto e i controlli necessari in relazione alle potenziali misure da adottare, in modo che queste ultime non si trasformino in provvedimenti estemporanei che innalzano le barriere in entrata e il rischio di rating più conservativi, con corrispondenti svantaggi per l'economia reale e l'attività di prestito.

Il relatore analizza il problema con un approccio dall'alto valutando anzitutto il ruolo delle agenzie di rating del credito nella regolamentazione dei mercati finanziari globali a livello macroeconomico, ed esaminando, in un secondo momento, il livello intermedio e le questioni legate alla concorrenza e alla struttura del settore. Infine il relatore valuta i conflitti d'interesse che caratterizzano il modello aziendale, ovvero al microlivello.

Nell'ambito della discussione il pensiero predominante dovrebbe essere il coordinamento di un approccio globale, dal momento che si tratta di un settore autenticamente globalizzato, così come il mercato dei capitali sottostante. È pertanto importante tenere a mente le evoluzioni negli Stati Uniti.

Macrolivello

Eccessiva dipendenza dalle valutazioni del credito esterne e dipendenza dalle stesse

L'obiettivo principale perseguito dalla presente relazione è quello di eliminare dall'intero sistema, per quanto possibile e in tempi realistici, la dipendenza dalle valutazioni del credito esterne. Il ruolo delle valutazioni esterne come criterio determinante assume particolare rilevanza quando si tratta di declassare dalla categoria di investimento (investment grade) a quella inferiore (sub investment grade). Il relatore condivide i principi formulati dal Consiglio per la stabilità finanziaria[1] e le proposte più concrete di cui alla consultazione pubblica della Commissione[2]; ritiene tuttavia che tali idee debbano essere abbinate a una maggior capacità degli operatori del mercato di valutare i rischi nonché a una migliore comprensione del significato delle valutazioni del credito in quanto tali.

A tale proposito occorre operare una distinzione fra i tre settori di mercato sui quali le agenzie di rating del credito esprimono valutazioni: società, settore pubblico e strumenti finanziari strutturati. Il problema della dipendenza eccessiva è particolarmente rilevante in riferimento agli strumenti finanziari strutturati, ovvero l'ambito in cui si è reso necessario il maggior numero di correzioni che hanno evidenziato errori nel rating. Il relatore è pertanto del parere che gli operatori di mercato debbano essere autorizzati a investire negli strumenti finanziari derivati soltanto se dimostrano di essere in grado di comprendere e valutare il rischio di credito che il prodotto comporta; in alternativa ai fini di legge essi dovrebbero essere obbligati ad applicare la ponderazione più elevata per quanto riguarda il rischio di capitale.

Occorre eliminare o comunque ridurre il più possibile la dipendenza dalle valutazioni del credito esterne per la formulazione di principi, norme e regolamentazioni, ad esempio il loro utilizzo sempre più frequente per la determinazione dei requisiti patrimoniali. È necessario operare le opportune distinzioni sulla base del principio di proporzionalità, in modo da tenere conto delle diverse dimensioni e dei differenti gradi di sofisticazione degli istituti di credito. Poiché le strutture meno sofisticate non dispongono né della capacità né del potere economico necessari per effettuare valutazioni del credito proprie, dovranno continuare ad affidarsi a quelle esterne. I piccoli operatori potrebbero continuare a utilizzare le valutazioni del credito esterne solo se in grado di comprendere i rischi e agendo con la dovuta diligenza.

Non è soltanto la dipendenza dalle valutazioni del credito esterne a livello normativo a dover essere limitata ma in generale quella del mercato. L'importanza attribuita al rating nell'ambito di documenti non strettamente normativi, come strategie d'investimento, regolamenti di fondi o atti costitutivi, è in aumento e ciò denota una mancanza di diligenza. Il relatore ritiene pertanto che sia necessario ripristinare o incrementare la capacità degli investitori di operare con la dovuta diligenza in prima persona e di effettuare valutazioni dirette del rischio.

Altro aspetto fondamentale del problema della dipendenza è quello del ricorso alle valutazioni del credito esterno da parte della Banca centrale. La decisione della BCE relativa alle attività negoziabili quali garanzie reali a fronte di operazioni di immissione di liquidità si basa essenzialmente sull'utilizzo di valutazioni del credito esterne. Tale situazione deve ovviamente essere rivista.

Autorità di vigilanza

In tale contesto, legislatori e autorità di vigilanza devono essere in grado di valutare l'utilizzo dei singoli modelli sviluppati internamente, in modo da poter verificare l'adeguatezza del processo di valutazione del rischio, dal momento che la possibilità per gli operatori della finanza di elaborare direttamente i modelli utilizzati per determinare i requisiti patrimoniali loro applicabili genera un intrinseco conflitto d'interessi.

Quello descritto costituisce un primo passo verso una minore necessità dei rating; in taluni casi, tuttavia, il ricorso a valutazioni del credito esterne rimarrà indispensabile e magari utile. Al fine di ridurre lo strapotere delle tre grandi agenzie di rating del credito sarebbe opportuno esaminare la possibilità di imporre l'obbligo di doppia valutazione per i prodotti finanziari strutturati. A tale proposito è necessario includere apposite misure atte a scongiurare il rischio che il sistema si trasformi in un "mercato garantito"; anche la questione della competenza in merito all'assegnazione del secondo rating merita un'attenta considerazione. Il suggerimento è in linea con una proposta attualmente presentata negli Stati Uniti per la riforma della normativa applicabile al settore finanziario.

Livello Intermedio

Il problema principale è la struttura del settore, che è caratterizzato da una mancanza di concorrenza dovuta alla presenza di ostacoli all'ingresso particolarmente difficili da superare. Il problema non risiede tanto nel numero di agenzie di rating del credito attualmente attive, ma piuttosto nella loro natura locale e nella concentrazione su prodotti di nicchia, caratteristiche che le rendono scarsamente o per nulla accettate (o rilevanti) sui mercati dei capitali a livello globale nonché incapaci di competere soprattutto per quanto concerne gli standard normativi.

Fondazione di rating del credito europea (ECRaF)

Il relatore ritiene che valga la pena di esaminare la possibilità di istituire una Fondazione di rating del credito europea (ECRaF) completamente indipendente e non pubblica.

Occorre altresì valutare attentamente le esigenze economiche della nuova fondazione; il relatore propone il versamento alla fondazione stessa di una somma forfettaria in un'unica soluzione in modo da garantirne l'indipendenza. Tale finanziamento iniziale dovrebbe essere sufficiente a coprire i primi anni di attività della fondazione, che successivamente dovrebbe essere totalmente autosufficiente e finanziarsi autonomamente sul mercato attraverso le commissioni di rating. La nuova fondazione dovrebbe essere chiamata a valutare attività relative a tutti e tre gli ambiti (settore pubblico, società e strumenti finanziari strutturati) e dovrebbe quindi essere dotata delle risorse e del personale necessari per garantire un'elevata qualità dei rating.

Il relatore è perfettamente consapevole dei potenziali conflitti e problemi legati al progetto in questione. Non esiste alcuna garanzia circa la possibilità che la nuova ECRaF sia in grado di farsi conoscere e trasformarsi in una reale alternativa nel settore delle agenzie di rating del credito; in ogni caso uno dei prerequisiti è che gli organi direttivi siano strutturati e nominati in maniera tale da garantire la massima credibilità e la totale indipendenza da qualunque autorità pubblica (Stati membri, Commissione o altro ente pubblico). Si tratta di un aspetto particolarmente importante per garantire la credibilità in relazione al rating del debito sovrano.

Rete di agenzie di rating del credito

Il relatore propone inoltre di sostenere l'istituzione di una rete europea di agenzie di rating del credito. Attraverso una cooperazione tra le agenzie attive sul piano nazionale volta a sfruttare le risorse umane e le capacità disponibili si potrebbe incrementare la concorrenza nel settore in quanto si potrebbe includere una vasta gamma di attività di mercati differenti in modo tale da operare a un livello paragonabile a quello delle grandi agenzie di rating del credito attive su scala globale. L'esigenza di creare incentivi o comunque un contesto in grado di favorire il passaggio a una struttura basata sul partenariato da parte delle agenzie di rating del credito regionali e di modesta entità è un aspetto che merita di essere discusso in maniera approfondita.

Divulgazione di informazioni

Il relatore è del parere che per ridurre il ricorso alle valutazioni del credito esterne sia necessaria una maggiore divulgazione di informazioni tra gli investitori, che potranno così ottemperare agli obblighi loro incombenti in materia di diligenza, oltre che a quelli fiduciari, conducendo autonome analisi del rischio; inoltre in questo modo più agenzie di rating del credito potranno esprimere una valutazione su un determinato strumento, anche senza una richiesta o una nomina dirette (rating non richiesto).

Si tratta di una questione di carattere generale che merita di essere affrontata sia nell'ambito delle disposizioni frutto del futuro riesame delle direttive sui requisiti patrimoniali (CRD) sia nel contesto di un'eventuale revisione della direttive Prospetti e Trasparenza. In particolare sarebbe opportuno procedere a una modifica della direttiva Prospetti per includere gli strumenti finanziari strutturati; si tratta infatti dell'unica soluzione possibile ai fini della disponibilità di informazioni sul mercato nonché di una minor dipendenza dai rating da parte degli operatori.

Un simile provvedimento potrebbe anche portare a una minore prociclicità, in quanto un declassamento non sarebbe immediatamente seguito da una corsa alla vendita delle attività in questione, dal momento che gli investitori potrebbero effettuare valutazioni autonome invece di affidarsi solo a rating esterni potenzialmente in grado di influenzare le decisioni di vendita o di acquisto.

Rating del debito sovrano

Le agenzie di rating del credito utilizzano tecniche di perequazione per limitare la tendenza alla volatilità delle valutazioni espresse in merito al debito sovrano. La ragione risiede negli elevati costi (legati alle probabili decisioni di acquisto o di vendita) a carico degli operatori di mercato potenzialmente derivanti da eventuali rettifiche dei rating. Le valutazioni sono così caratterizzate da una maggiore prociclicità e mostrano abbattimenti improvvisi (cosiddetti "cliff effects"). Anche la tempistica dei rating del debito sovrano è problematica, dal momento che i governi pubblicano vari tipi di dati in momenti diversi e che l'affidabilità dei dati in qualche caso è opinabile. I rating del debito sovrano hanno iniziato a svolgere un ruolo determinante soltanto negli ultimi anni. Il relatore ritiene che nel caso dei rating del debito sovrano non via un'estrema necessità di fare eccessivo affidamento sulle valutazioni del credito esterne, dal momento che quasi tutte le informazioni sono di dominio pubblico. Pertanto, i vari operatori di mercato che per dimensioni e struttura ne hanno le capacità, dovrebbero effettuare autonome valutazioni del debito sovrano invece di fare affidamento unicamente sui rating del credito esterni.

Microlivello

Modelli di pagamento

Il modello "issuer-pays" (pagamento da parte dell'emittente) ha sostituito quello che prevedeva invece il pagamento da parte dell'investitore (subscriber-pays) in voga fino agli anni Settanta ed è ormai diventato la norma. Tutti i modelli di pagamento hanno dei punti deboli o comunque presentano problemi di attuazione che compromettono la possibilità di considerarli delle reali alternative.

Il modello "issuer-pays" genera un intrinseco conflitto d'interessi, ostacolo che si potrebbe superare vietando alle agenzie di rating del credito di fornire servizi di consulenza e incrementando l'indipendenza del consiglio di amministrazione.

Anche il modello "subscriber-pays" presenta problemi intrinseci: i grandi investitori potrebbero infatti tentare di influenzare le agenzie di rating del credito perché emettano valutazioni al ribasso (in modo da innalzare il rendimento), oppure gli istituti di credito, che invece sono interessati a una riduzione dei requisiti patrimoniali, potrebbero esercitare pressioni affinché siano emessi rating più elevati in modo da soddisfare i requisiti imposti dalla legge. Il modello "subscriber-pays" non tiene conto del fatto che i rating sono ormai diventati un bene che si potrebbe definire "pubblico". Inoltre, in una società globale e basata sull'informazione, tale modello genererebbe altresì un grave problema di speculazione (free-rider) da parte degli operatori diversi da quello che ha commissionato il rating.

Il modello di pagamento basato sui risultati, che prevede il versamento anticipato di una piccola parte della commissione integrato da ulteriori pagamenti nel corso del tempo basati sull'accuratezza dei rating, è in linea con l'approccio adottato in altri testi normativi (ad esempio nelle CRD), ma si tratta di un progetto realizzabile solo attraverso cospicui interventi a livello normativo e di vigilanza.

Il relatore è favorevole alla coesistenza di diversi modelli sul mercato, purché i conflitti di interesse che caratterizzano ciascuno di essi siano debitamente evitati sulla base di appositi strumenti giuridici.

Responsabilità finanziaria

In un mercato competitivo e ben funzionante la reputazione di un'agenzia dovrebbe essere sufficiente a garantire la qualità dei rating emessi. Tuttavia, poiché attualmente le agenzie di rating del credito operano in regime di oligopolio, esse beneficiano di un mercato per sua stessa natura "garantito"; in sostanza gli effetti di un'eventuale perdita di reputazione sono trascurabili, talché nessun rischio per la reputazione è realmente credibile.

Il relatore ritiene che le valutazioni del credito non siano semplici opinioni e che le agenzie di rating debbano essere ritenute responsabili per le valutazioni emesse; anche la loro responsabilità civile dovrebbe essere incrementata in modo che la stessa costituisca una reale minaccia.

Poiché l'introduzione della responsabilità pone determinate questioni, legate ad esempio al momento in cui insorge la responsabilità e alle modalità di integrazione del concetto senza aggiungere ulteriori barriere in entrata sul mercato, è opportuno procedere ad approfondite discussioni in materia.

  • [1]  Comitato per la stabilità finanziaria sui "Principi per ridurre la dipendenza dalle valutazioni delle agenzie di rating del credito" (27 ottobre 2010).
  • [2]  Consultazione pubblica della Commissione, del 5 novembre 2010, dal titolo "Consultazione pubblica sulle agenzie di rating del credito"

PARERE della commissione giuridica (1.3.2011)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

sulle agenzie di rating del credito: prospettive future
(2010/2302(INI))

Relatore per parere: Evelyn Regner

SUGGERIMENTI

La commissione giuridica invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A. considerando che la sua valutazione dei lavori in corso per regolamentare il settore delle agenzie di rating del credito è positiva e che incoraggia tutti gli attori – a livello nazionale, europeo e internazionale – a rafforzare l'attuale processo di regolamentazione,

B.  considerando che la struttura del settore del rating è fortemente concentrata e che l'orientamento commerciale delle agenzie di rating del credito leader del mercato si ispira prevalentemente ai modelli di business statunitensi, mentre i loro rating non riflettono quasi per nulla i modelli imprenditoriali europei, segnatamente delle PMI,

C. considerando che le agenzie di rating del credito rientrano nell'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 1060/2009, come modificato, al fine di conferire all'ESMA compiti di vigilanza,

1.  raccomanda che gli istituti finanziari siano incoraggiati a ricorrere alla valutazione interna del rischio, e che quelli di piccole dimensioni conoscano almeno i metodi dei rating di cui si servono e pubblichino uno schema per la valutazione interna al quale devono attenersi;

2.  invita la Commissione a incoraggiare le imprese esistenti a registrarsi come agenzie di rating del credito di diritto europeo, riducendo gli ostacoli all'ingresso o all'espansione nel settore a tutti i livelli; è del parere che ciò possa rafforzare la concorrenza nel settore, ma invita alla massima cautela affinché tali misure non riducano la qualità o lo standard dei rating; suggerisce che la Commissione potrebbe studiare metodi per sostenere reti di agenzie di rating, ma ritiene che ogni rete del genere debba nascere per iniziativa del settore e sottolinea l'importanza di migliorare la competitività delle agenzie di rating europee, data la loro migliore comprensione dell'azienda media europea nonché le loro ottime conoscenze e la loro specializzazione in materia di PMI europee e di settori imprenditoriali e paesi europei;

3.  chiede alla Commissione di incoraggiare le agenzie di rating europee a produrre rating senza essere influenzate o limitate da considerazioni commerciali, così da emettere rating indipendenti e imparziali;

4.  osserva che vi possono essere circostanze in cui può essere vantaggioso ottenere almeno due rating, ad esempio per il calcolo dei requisiti patrimoniali; ritiene tuttavia che il numero dei rating ottenuti debba essere determinato dalle esigenze del mercato;

5.  invita la Commissione a introdurre norme comuni in materia di responsabilità per violazione dolosa o colposa, da parte delle agenzie di rating, delle disposizioni del regolamento (CE) n. 1060/2009, in particolare se gli investitori subiscono un danno in seguito a una decisione d'investimento basata su un rating errato,

6.  sottolinea che occorre adottare ogni provvedimento al fine di evitare rating non imparziali; ritiene inoltre che sia opportuna una spiegazione delle metodologie e dell'impatto sistematico sul declassamento del debito sovrano; osserva tuttavia che tutti i modelli di pagamento comportano necessariamente conflitti di interessi, e invita la Commissione a studiare misure atte a ridurre o individuare i conflitti di interessi inerenti ai vari modelli di pagamento utilizzati nel settore dei rating del credito; invita la Commissione ad analizzare la fattibilità di tutti i modelli di pagamento utilizzati, compreso il modello del "pagamento su richiesta".

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

28.2.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

19

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Raffaele Baldassarre, Sebastian Valentin Bodu, Françoise Castex, Christian Engström, Klaus-Heiner Lehne, Antonio Masip Hidalgo, Alajos Mészáros, Bernhard Rapkay, Evelyn Regner, Francesco Enrico Speroni, Alexandra Thein, Cecilia Wikström, Zbigniew Ziobro, Tadeusz Zwiefka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Piotr Borys, Sergio Gaetano Cofferati, Sajjad Karim, Eva Lichtenberger, Toine Manders

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

16.3.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

29

0

14

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Burkhard Balz, Sharon Bowles, Udo Bullmann, Pascal Canfin, Nikolaos Chountis, George Sabin Cutaş, Rachida Dati, Leonardo Domenici, Derk Jan Eppink, Diogo Feio, Vicky Ford, Ildikó Gáll-Pelcz, José Manuel García-Margallo y Marfil, Jean-Paul Gauzès, Sven Giegold, Sylvie Goulard, Liem Hoang Ngoc, Gunnar Hökmark, Wolf Klinz, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Philippe Lamberts, Astrid Lulling, Hans-Peter Martin, Íñigo Méndez de Vigo, Ivari Padar, Antolín Sánchez Presedo, Olle Schmidt, Edward Scicluna, Peter Simon, Peter Skinner, Theodor Dumitru Stolojan, Ivo Strejček, Marianne Thyssen, Corien Wortmann-Kool

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Sophie Auconie, Elena Băsescu, Saïd El Khadraoui, Ashley Fox, Danuta Jazłowiecka, Thomas Mann, Gianni Pittella, Miguel Portas, Catherine Stihler

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

David Campbell Bannerman