Procedura : 2010/2159(INI)
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Ciclo del documento : A7-0099/2011

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A7-0099/2011

Discussioni :

PV 12/05/2011 - 9
CRE 12/05/2011 - 9

Votazioni :

PV 12/05/2011 - 12.2
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P7_TA(2011)0231

RELAZIONE     
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29.3.2011
PE 454.668v03-00 A7-0099/2011

sull’apprendimento durante la prima infanzia nell’Unione europea

(2010/2159(INI))

Commissione per la cultura e l'istruzione

Relatrice: Mary Honeyball

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull’apprendimento durante la prima infanzia nell’Unione europea

(2010/2159(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, in particolare gli articoli 3, 18 e 29,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–   vista la decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce un programma d'azione nel campo dell'apprendimento permanente(1),

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori" (COM(2011)0066),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata "Efficienza e equità nei sistemi europei di istruzione e formazione" (COM(2006)0481),

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 20 gennaio 2010, sul tema "Servizi di custodia ed educazione per la prima infanzia"(2),

–   viste le conclusioni del Consiglio dell’11 maggio 2010 sulla dimensione sociale dell’istruzione e della formazione(3),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 26 novembre 2009 sull'istruzione dei bambini provenienti da un contesto migratorio(4),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")(5),

–   viste le conclusioni del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del 21 novembre 2008, su "Preparare i giovani per il XXI secolo: un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica"(6),

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002,

–   vista la sua risoluzione del 23 settembre 2008 sul miglioramento della qualità della formazione degli insegnanti(7),

–   vista la sua risoluzione del 24 marzo 2009 sul multilinguismo: una risorsa per l'Europa e un impegno comune(8),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la cultura e l’istruzione (A7-0099/2011),

A. considerando che l’apprendimento iniziale dei bambini durante la prima infanzia pone le basi per il proficuo apprendimento nell’arco della vita, che è un elemento centrale per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020,

B.  considerando che nella prima infanzia i bambini sono particolarmente curiosi, inclini all'apprendimento e ricettivi, e che proprio in questa età si sviluppano importanti competenze come le capacità linguistiche ed espressive nonché la capacità di interazione sociale; considerando che in detta età sono poste le basi per la futura evoluzione scolastica e professionale del bambino,

C. considerando che la cura e l’educazione della prima infanzia (in appresso CEPI) è fornita in modi diversi a seconda dei paesi dell’Unione europea, con varie definizioni di “qualità” che dipendono fortemente dai valori culturali degli Stati e delle regioni, nonché dalla loro interpretazione di ”infanzia”,

D. considerando che esiste un chiaro nesso fra situazioni svantaggiate e povere e scarsi risultati scolastici, e che è dimostrato che le famiglie in tali situazioni sono quelle che beneficiano maggiormente dell’accesso ai servizi CEPI; considerando che questi gruppi svantaggiati sono meno propensi a chiedere l’accesso ai servizi CEPI per ragioni di disponibilità e di costo,

E.  considerando che la CEPI tende a ricevere meno attenzione e minori investimenti rispetto a qualsiasi altro livello di istruzione, benché sia oltremodo evidente che gli investimenti in questo settore portano grandi risultati,

F.  considerando che gli obiettivi CEPI sono spesso esageratamente dettati dal mercato del lavoro, essendo eccessivamente concentrati sulla necessità di aumentare il numero delle donne che lavorano e troppo poco sui bisogni e l’interesse superiore del bambino,

G. considerando che molti nuclei familiari si scontrano con grandi difficoltà per conciliare doveri familiari e vincoli professionali, nel contesto degli attuali cambiamenti del mercato del lavoro, come la diffusione di orari atipici e flessibili imposti ai dipendenti e l'incremento dei posti di lavoro precario,

H. considerando che esiste un collegamento diretto fra il benessere dei genitori e dei bambini e l'offerta, in numero e qualità, di servizi alla prima infanzia,

I.   considerando che la cura dei bambini è sempre stata vista tradizionalmente come un’attività naturale delle donne, il che ha portato a una prevalenza di donne che lavorano in questo settore,

J.   considerando che le qualifiche del personale variano sensibilmente a seconda degli Stati membri e a seconda dei tipi di prestatari di servizi e che nella maggior parte degli Stati membri non vi è alcun obbligo per i fornitori di servizi prescolastici di assumere personale con qualifiche specifiche,

K. considerando che ben poche ricerche sono state condotte a livello UE sull’istruzione prescolastica dei bambini, ricerche che potrebbero fornire informazioni per lo sviluppo e l’attuazione delle politiche CEPI su scala UE,

Approccio incentrato sul bambino

1.  accoglie con favore gli obiettivi fissati dalle conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona di “fornire entro il 2010 un’assistenza all’infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età della scuola dell'obbligo e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni”; fa presente, tuttavia, che il Consiglio e la Commissione devono rivedere e aggiornare questi obiettivi, mettendo al centro delle loro politiche CEPI i bisogni e l’interesse superiore del bambino;

2.  riconosce che la strategia Europa 2020, che mira a creare una società inclusiva grazie a un aumento dell’occupazione, a un minore tasso di abbandono scolastico e a una riduzione della povertà, può essere portata a termine con successo solo se a tutti i bambini sarà offerto un adeguato punto di partenza nella vita;

3.  osserva che i primi anni dell’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo cognitivo, sensoriale e motorio, per lo sviluppo affettivo e personale e per l'acquisizione del linguaggio; riconosce che le attività CEPI favoriscono il sano sviluppo psicofisico dei bambini, permettendo loro di diventare persone più equilibrate; raccomanda pertanto agli Stati membri di riflettere sull'introduzione di un anno di frequenza obbligatoria della scuola materna prima di accedere alla scolarizzazione vera e propria;

4.  sottolinea che lo sviluppo precoce di stili di vita sani, per esempio abitudini alimentari corrette accompagnate da un esercizio fisico idoneo ed equilibrato, può esercitare una profonda influenza sullo sviluppo psicofisico e diventare un fattore essenziale per la salute nel corso della vita; segnala il rischio che i bambini pratichino troppo precocemente attività sportive troppo intense, mirate soprattutto al conseguimento di risultati;

5.  ricorda l'importanza di ogni forma di apprendimento precoce per acquisire conoscenze, segnatamente delle lingue, del multilinguismo e della diversità linguistica;

6.  sostiene l'applicazione e la promozione di modelli pedagogici innovativi per l'insegnamento delle lingue, segnatamente asili e scuole materne plurilingui, in linea con l'obiettivo fissato a Barcellona nel 2002, che include l'apprendimento delle lingue regionali, minoritarie e dei paesi vicini;

7.  sottolinea l'importanza di potenziare e perfezionare le strutture pedagogiche (doposcuola) che accolgono i bambini oltre l'orario della scuola materna;

8.  sottolinea che, oltre all’istruzione e all'assistenza, tutti i bambini hanno diritto al riposo, allo svago e al gioco;

Prestazione universale di servizi CEPI

9.  osserva che, conformemente alle conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009, lo svantaggio educativo andrebbe affrontato fornendo un’istruzione di elevata qualità nella prima infanzia e un sostegno mirato, nonché promuovendo un'istruzione inclusiva;

10. riconosce che, quantunque i gruppi sociali svantaggiati possono beneficiare di un aiuto addizionale, i servizi CEPI idealmente dovrebbero poter essere universali, per tutti i genitori e i bambini indipendentemente dal loro background o dalla loro situazione finanziaria;

11. sottolinea che, se del caso, i bambini disabili dovrebbero usufruire dei servizi generalizzati CEPI e, se necessario, vedersi offrire un’assistenza specializzata supplementare;

12. invita gli Stati membri ad applicare senza indugio la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

13. sottolinea che gli Stati membri dovrebbero permettere approcci pluralisti per i bambini nell’ambito dei programmi prescolari e delle relative prassi;

Coinvolgimento dei genitori

14. sottolinea che i genitori, sia la madre che il padre, sono partner alla pari in ambito CEPI; riconosce che i servizi CEPI dovrebbero essere pienamente partecipativi e coinvolgere tutti, personale, genitori e, ove possibile, i bambini stessi;

15. sottolinea che il riconoscimento di un congedo di maternità e di paternità sufficientemente lungo, così come l'attuazione di una politica efficace e flessibile in materia di mercato del lavoro, costituiscono elementi essenziali di una politica CEPI efficace;

16. incoraggia gli Stati membri a investire nei programmi per l’educazione parentale e, se del caso, a fornire altre forme di assistenza, come i servizi di visite a domicilio, per i genitori che hanno bisogno di ulteriore assistenza; ribadisce inoltre che negli asili nido andrebbero messi a disposizione dei genitori servizi di consulenza in loco gratuiti e facilmente accessibili;

17. evidenzia che le attività culturali sono una fonte di arricchimento per i bambini, favoriscono il dialogo tra le diverse culture e sviluppano uno spirito di apertura e tolleranza; rammenta al riguardo quanto sia importante che il personale addetto all'infanzia realizzi attività interculturali con i bambini e con i loro genitori;

18. sottolinea il fatto che tuttora non in tutti gli Stati membri i bambini i cui genitori sono privi di titolo di soggiorno legale possono accedere all'istruzione prescolare;

19. invita gli Stati membri a rendere possibile l'accesso all'istruzione prescolare ai figli di richiedenti asilo, profughi, persone con statuto di protezione sussidiaria o permesso di soggiorno per motivi umanitari, al fine di non pregiudicare fin dall'inizio le loro opportunità esistenziali;

Migliore integrazione dei servizi

20. incoraggia gli Stati membri a integrare i servizi CEPI e a sostenere il loro sviluppo e le attività correlate, garantendo una cooperazione e un coordinamento migliori fra le varie istituzioni e ministeri che si occupano di politiche e programmi interenti alla prima infanzia;

21. invita gli Stati membri a concedere ai servizi CEPI un’autonomia sufficiente, cosicché possano mantenere la loro unicità e creatività nella ricerca di soluzioni per il benessere dei bambini;

22. ribadisce l’importanza di servizi CEPI innovativi, a carattere locale e con la partecipazione di operatori sanitari, sociali, dell’istruzione, culturali e di altri settori;

23. sollecita gli Stati membri a promuovere e finanziare, in sinergia con le amministrazioni locali e le organizzazioni no-profit, misure e progetti finalizzati a offrire i servizi CEPI ai bambini di gruppi sociali svantaggiati, assicurandone il monitoraggio e la valutazione;

24. riconosce che occorre tenere conto della varietà delle diverse condizioni di vita delle famiglie e quindi delle differenti esigenze e accoglie con favore una gamma diversificata, flessibile e innovativa di servizi CEPI;

25. chiede l’elaborazione di un quadro europeo per i servizi CEPI che rispetti la diversità culturale degli Stati membri e metta in evidenza obiettivi e valori condivisi;

Vantaggi economici

26. sottolinea in un clima economico instabile non dobbiamo tralasciare di investire considerevolmente nei servizi CEPI; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero assegnare risorse adeguate a tali servizi;

27. ribadisce che gli investimenti nel settore CEPI si traducono più tardi in vantaggi economici e sociali, come nel caso di un aumento del gettito fiscale grazie a un rafforzamento della manodopera nonché dei minori costi futuri per la salute, di tassi di criminalità più bassi e di un minor numero di casi di comportamento antisociale; sottolinea che la prevenzione è lo strumento più efficace e con un migliore rapporto tra costi e benefici rispetto all'intervento in un momento successivo;

28. riconosce che la qualità dell’istruzione nei primi anni di vita può contribuire a ridurre l’abbandono scolastico precoce, a lottare contro gli svantaggi educativi dei bambini provenienti da gruppi culturali e sociali svantaggiati e a ridimensionare le disparità sociali che ne derivano, tutti aspetti che toccano la società nel suo complesso; rileva che sono particolarmente a rischio i giovani provenienti da gruppi sociali vulnerabili;

29. ribadisce che servizi CEPI di elevata qualità sono un complemento, non un surrogato, di un solido sistema di protezione sociale che si avvale di un'ampia gamma di strumenti antipovertà; invita gli Stati membri ad affrontare l’indigenza nell’ambito della società;

Personale e servizi di qualità

30. sottolinea che l'età prescolare è la fase più importante per lo sviluppo emotivo e sociale del bambino e pertanto le persone che lavorano con bambini in tenera età devono possedere adeguate qualifiche professionali; sottolinea che il benessere e la sicurezza del bambino riveste la massima importanza in fase di assunzione del personale;

31. rileva che gli effetti positivi dei programmi di intervento precoce possono essere conservati a lungo termine soltanto se sono poi seguiti da un'istruzione primaria e secondaria di elevata qualità;

32. riconosce che la presenza di personale qualificato e ben preparato a contatto dei bambini in tenera età ha un impatto estremamente significativo sulla qualità dei servizi CEPI, per cui invita gli Stati membri ad aumentare i requisiti professionali introducendo qualifiche riconosciute per tutti coloro che lavorano nel settore CEPI; osserva che anche altri fattori, tra cui il rapporto numerico tra assistenti e bambini, la consistenza dei gruppi e i programmi, possono condizionare la qualità;

33. riconosce che sono necessari ulteriori contatti e un maggiore scambio metodologico tra educatori CEPI e insegnanti elementari, con particolare attenzione per la continuità dei metodi di apprendimento;

34. invita gli Stati membri a sviluppare meccanismi intesi a verificare gli interventi attuati e a garantire che siano rispettati gli standard di qualità al fine di migliorare i servizi CEPI;

35. chiede che in fase di attuazione del Quadro europeo delle qualifiche si tenga in considerazione la qualità della formazione e quindi i risultati dell'apprendimento; invita gli Stati membri a garantire una formazione continua a tutti coloro che lavorano nel settore CEPI così da aumentare e aggiornare le loro competenze specifiche;

36. incoraggia gli Stati membri a garantire che tutto il personale qualificato del settore CEPI riceva, nella misura del possibile, uno stipendio equivalente a quello dei maestri della scuola elementare;

37. invita gli Stati membri a affrontare il problema dello squilibrio fra i sessi nelle attività di custodia dei bambini mettendo in atto delle politiche destinate ad accrescere il numero degli uomini nei corsi CEPI;

Ricerca e scambio delle migliori pratiche

38. sottolinea che nonostante l’esistenza di dati empirici sulla prima infanzia in alcuni Stati membri (a cura, tra l’altro, della National Association for the Education of Young Children, dell’UNICEF, dell’International Early Years Education Journal e dell’OCSE) sussiste ancora la necessità di conoscenze approfondite sullo sviluppo dei bambini nel contesto dell'educazione precoce; sollecita pertanto la realizzazione di ulteriori indagini e ricerche nell’UE e uno scambio dei risultati ottenuti a livello europeo, tenendo conto della diversità culturale degli Stati membri;

39. deplora che i fondi strutturali dell’UE e programmi come Comenius, che consentono agli educatori di partecipare a scambi su scala UE, non siano sufficientemente utilizzati; invita gli Stati membri a sensibilizzare ulteriormente gli educatori in ambito CEPI in merito a tali programmi e fondi;

40. accoglie con favore l'intenzione della Commissione di promuovere l'identificazione e lo scambio delle prassi e delle metodologie migliori attraverso lo strumento aperto del coordinamento, nei termini indicati nella comunicazione sulla CEPI, e raccomanda che gli Stati membri cooperino e si scambino le prassi migliori, al fine di ottimizzare gli attuali programmi CEPI;

o

o   o

41. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

GU L 327 del 24.11.2006, pag. 45.

(2)

GU C 339, del 14.2.2010, pag. 1.

(3)

GU C 135 del 26.5.10, pag. 2.

(4)

GU C 301, dell'11.12.2009, pag. 5.

(5)

GU C 119, del 28.5.2009, pag. 2.

(6)

GU C 319, del 13.12.2008, pag. 20.

(7)

GU C 8 E del 14.1.2010, pag. 12.

(8)

GU C 117 E del 6.5.2010, pag. 59.


MOTIVAZIONE

Introduzione

L'Europa si compone di un insieme ricco e variato di tradizioni pedagogiche e nel continente l'istruzione precoce è erogata con modalità diverse. Esistono significative differenze tra gli Stati membri in termini di qualità ed offerte, tassi d'iscrizione, approccio ai servizi e gestione degli stessi. La presente relazione riconosce l'inadeguatezza e la difficile realizzazione di un approccio ai servizi di custodia e di educazione per la prima infanzia (in appresso CEPI) nell'UE che preveda una soluzione valida per ogni contesto. Piuttosto, è decisamente più consono sviluppare un quadro europeo comprensivo di obiettivi e valori condivisi che comprendano diritti e strutture comuni. Sebbene molti Stati membri dell'UE siano indubbiamente leader mondiali nell'erogazione di servizi CEPI, occorre fare di più per apportare migliorie generali. Ai fini della presente relazione, "prima infanzia" indicherà il periodo dell'infanzia che va da 0 a 6 anni.

Nel 2002 il Consiglio europeo di Barcellona ha invitato gli Stati membri a offrire, entro il 2012, assistenza all'infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini con meno di tre anni. Questi obiettivi indicavano un approccio di mercato del lavoro ai servizi CEPI, basato sulla necessità individuata in quel momento di aumentare il numero delle donne che lavorano. Sebbene sia fondamentale prestare la debita attenzione al legame tra i servizi CEPI e le pari opportunità tra uomini e donne, tali obiettivi sono chiaramente problematici e superati, poiché non tengono conto dei numerosi aspetti qualitativi fondamentali di una rigorosa politica dell'istruzione precoce. I centri CEPI non sono semplicemente luoghi dove "parcheggiare" i bambini per consentire alle donne di lavorare, bensì strutture della massima importanza per contribuire al benessere dei bambini e migliorarne le opportunità future.

Approccio incentrato sul bambino

È fondamentale che la relazione parta dall'accertamento delle questioni, dei problemi e delle difficoltà di primaria importanza, anziché precipitarsi a offrire soluzioni complesse. Un utile punto di partenza consiste nel riflettere esattamente sulla nostra visione del "bambino". Se i bambini sono considerati cittadini attivi, impegnati, che godono di diritti e possiedono un ricco potenziale di creatività e che sono in grado di formulare ed esprimere le proprie opinioni in questioni che li riguardano, allora si è concordi nel ritenere che i dibattiti sulla cura e l'educazione della prima infanzia debbano partire dalla prospettiva del bambino. Il periodo che va dalla nascita ai tre anni è fondamentale per lo sviluppo cerebrale, fisico e cognitivo del bambino nonché per lo sviluppo del linguaggio. Questi primi anni gettano inoltre le basi per l'apprendimento del bambino in tutte le fasi della vita, elemento fondamentale per il conseguimento degli obiettivi di Lisbona. Nella presente relazione le esigenze e l'interesse superiore del bambino sono quindi di fondamentale importanza.

Erogazione universale piuttosto che mirata

È meno probabile che, rispetto ad altri gruppi, le famiglie povere utilizzino i servizi CEPI, soprattutto nei mercati privatizzati. Uno dei gruppi più a rischio dell'UE è quello dei Rom, il cui accesso ai servizi per la prima infanzia è estremamente basso e si colloca ben al di sotto della media europea. Il dato è preoccupante, poiché è dimostrato che i bambini svantaggiati traggono maggiori benefici dall'accesso ai servizi CEPI. Molti Stati membri dell'UE hanno accolto numerosi bambini immigrati e non madrelingua nella propria popolazione scolastica, il che aumenta considerevolmente le sfide in ambito pedagogico, in particolare se si rileva che, rispetto ad altri gruppi, è meno probabile che i bambini di famiglie appartenenti a minoranze etniche utilizzino i servizi CEPI.

Negli Stati membri che si rivolgono direttamente alle famiglie povere, il problema è rappresentato dalla stigmatizzazione, che può dissuaderle dal fare un uso completo dei servizi offerti. Sebbene sia importante riconoscere che numerose famiglie povere necessitano di un ulteriore incoraggiamento a utilizzare i servizi CEPI, l'offerta di tali servizi dovrebbe essere universale, ovvero destinata a tutte le famiglie e a tutti i bambini, indipendentemente dalla loro origine o situazione finanziaria.

Coinvolgimento dei genitori

I genitori sono i primi educatori dei propri figli. Nella maggior parte dei casi essi comprendono in modo profondo e impareggiabile i loro figli e hanno un legame intimo con loro. È ampiamente riconosciuto che la famiglia è il luogo ideale che consente al bambino di crescere e svilupparsi durante il primo anno di vita. La concessione di un lungo periodo di congedo parentale può aiutare a ridurre la richiesta di posti nelle strutture per l'infanzia. Attualmente però pochissimi Stati membri offrono periodi di congedo remunerato sufficientemente lunghi. Le difficoltà per i genitori possono insorgere nel momento in cui esista un intervallo tra la fine del congedo parentale retribuito e il diritto a un posto in una buona struttura per l'infanzia. La relazione evidenzia che la concessione di un congedo parentale sufficientemente lungo è un elemento essenziale in un'efficace politica a favore dell'istruzione e dell'assistenza per la prima infanzia.

Il coinvolgimento dei genitori deve proseguire anche negli anni successivi. È meno probabile che i genitori poveri e appartenenti a categorie svantaggiate siano coinvolti in strategie dedicate all'educazione dei propri figli rispetto agli altri genitori. Sempre più spesso anche gli uomini sono tenuti in disparte quando si tratta di sviluppare programmi e politiche CEPI e di partecipare ad attività che coinvolgono i loro figli. La relazione sottolinea che i genitori dovrebbero essere coinvolti in tutti i processi decisionali che interessano i loro figli e che le strutture CEPI dovrebbero ripensare le modalità di interazione con i genitori, in particolare con i padri. I programmi prescolari come quello di Reggio Emilia in Italia, in cui i genitori sono legittimamente coinvolti nella duplice mansione di cura ed educazione dei propri figli, dimostrano l'efficacia di una simile pratica.

Migliore integrazione dei servizi

I servizi CEPI possono rappresentare potenzialmente una solida rete di sostegno per i genitori. La relazione sostiene che i servizi CEPI nell’UE non si sono ancora dimostrati sufficientemente innovativi. I centri e le strutture per la prima infanzia non dovrebbero essere solo spazi in cui i bambini sono accolti ed educati, ma dovrebbero anche offrire tutta una serie di altri progetti. Per fornire solo alcuni esempi, i centri per la prima infanzia possono tentare di combinare l’apprendimento formale e informale con la salute del bambino e della madre, l'assistenza all’allattamento al seno, servizi di consulenza e pianificazione familiare. Se il centro per la prima infanzia è inteso come uno spazio collettivo, che riunisce soggetti provenienti da tutti i settori della comunità, esso è più consono a sostenere le famiglie, rafforzare la coesione sociale e la solidarietà della comunità nonché a promuovere la parità di genere.

Gli Stati membri dovrebbero avere un approccio analogo nella gestione e nell’organizzazione delle politiche per la prima infanzia. Salvo rari casi, i paesi hanno preferito adottare un approccio duplice ai servizi CEPI, che opera una distinzione tra benessere (“custodia del bambino”) ed educazione prescolare. Ciò si è concretizzato in una scarsa attenzione per lo sviluppo cognitivo dei bambini tra 0 e 3 anni e per la salute e lo sviluppo psicosociale dei bambini a partire dai 3 anni. La situazione ha acuito inoltre disuguaglianze e contraddizioni, portando a una mancanza di coerenza per le famiglie.

In caso di collaborazione tra settori e agenzie diversi, l’assenza di comprensione o di linguaggio comuni può rendere vana buona parte di un lavoro potenzialmente positivo.

Così come i centri per la prima infanzia devono essere più innovativi, affrontando una serie di problematiche che interessano i bambini piccoli, analogamente gli Stati membri devono riunire molteplici organismi nello sviluppo di politiche e programmi per la prima infanzia. Esempi includono la salute, la migrazione, la parità di genere e l'occupazione. Servizi integrati, individuati principalmente nell’istruzione, aiuteranno a soddisfare le esigenze dei bambini tra 0 e 6 anni in materia di istruzione, salute e altro. I settori e i servizi esistenti dovrebbero inoltre sviluppare una visione condivisa e un lessico comune.

Vantaggi economici

Nel 1996 la European Commission Network on Childcare (Rete per la custodia dei bambini) ha raccomandato ai Paesi europei di investire almeno l’1% del PIL nei servizi CEPI; inoltre, in base a una ricerca dell’OCSE del 2004, solo cinque Paesi sui venti esaminati avevano conseguito un livello di investimento analogo(1). Il dato è sorprendente, dato che la ricerca ha dimostrato che l’investimento nei servizi CEPI porta maggiori profitti rispetto agli investimenti in qualsiasi altra fase.

In un contesto economico instabile e in una fase di forte austerità, l’educazione della prima infanzia è facilmente trascurata. La relazione evidenzia inoltre che i servizi per la prima infanzia non sono un lusso che può essere impunemente tagliato. In realtà la scelta di non investire implica costi che possono non essere immediatamente identificati, come una riduzione dei potenziali utili economici futuri, che può rappresentare un ulteriore onere per la stabilità finanziaria degli Stati membri. È dimostrato che gli investimenti a favore della prima infanzia riducono i costi successivi, ad esempio rafforzando la futura forza lavoro e i governi evitano potenziali perdite di natura fiscale, e possono ridurre inoltre i costi futuri dell’assistenza sanitaria, il tasso di criminalità e di comportamenti antisociali.

Personale e qualità dei servizi

Per distinguere tra buone e cattive pratiche nell’UE, è necessaria una definizione universale di “qualità”. Non esiste ancora una definizione chiara e ampiamente condivisa. La percezione del significato di qualità varia da paese a paese, poiché si collega ai valori culturali dei singoli Stati membri nonché ai loro concetti e alle loro definizioni di “infanzia”. La relazione prova a chiarire il reale significato del termine “qualità” per i vari Stati membri dell’UE.

La relazione sostiene che disporre di personale qualificato e preparato che lavora con i bambini piccoli incide principalmente sulla qualità. Una forza lavoro poco istruita e mal retribuita che opera in questo settore è semplicemente non sostenibile. Sebbene sia già stato rilevato che i primi tre anni di vita di un bambino sono estremamente importanti per lo sviluppo cerebrale e per la definizione degli atteggiamenti e dei modelli di pensiero, si osserva che nell’UE, gli operatori dei servizi CEPI sono spesso inconsapevoli dell’importanza fondamentale dei primi anni di vita del bambino. Poiché nella maggior parte degli Stati membri agli operatori che si occupano di prima infanzia non viene richiesto di intraprendere una formazione professionale o di conseguire qualifiche specifiche per lavorare con i bambini piccoli, a molti di essi mancano le capacità di interazione e la competenza generale necessarie a garantire che i bambini a loro affidati sviluppino abilità cognitive adeguate.

Un altro problema individuato dalla relazione consiste nella ripartizione del lavoro assistenziale tra uomini e donne. Sono soprattutto le donne a cercare lavoro nei servizi CEPI. Questa tendenza rafforza l’idea che la cura dei bambini sia principalmente un lavoro da donne, portando a una serie di implicazioni per l'uguaglianza di genere. I bambini devono avere due modelli, soprattutto in caso di famiglie monoparentali, in cui si registra maggiormente l'assenza del padre anziché della madre. Solo pochi Paesi dell'UE hanno però definito obiettivi per l'assunzione di uomini in tali mansioni, o tentano di modificare l'idea preconcetta secondo cui i servizi CEPI sono soprattutto un "lavoro da donna" e che ci sia qualcosa di intrinsecamente "sbagliato" in un uomo che desidera lavorare con i bambini piccoli. Alcuni esempi di buone pratiche vengono dalla Danimarca, dove attualmente il tasso di iscrizione degli uomini ai corsi di formazione per la prima infanzia è pari al 25% circa, e dal Regno Unito, dove alcune autorità locali per la formazione degli operatori della prima infanzia hanno messo in atto speciali programmi per attirare gli uomini a lavorare nei servizi di accoglienza della prima infanzia.

È fondamentale sviluppare politiche per assumere e conservare una forza lavoro eterogenea e mista, nonché per garantire che coloro che scelgono una carriera nelle strutture per la prima infanzia, trovino questo lavoro soddisfacente, rispettato e ben remunerato.

Ricerca e scambio delle migliori pratiche

Ad oggi non esistono dati empirici precisi sulla prima infanzia che aiutino a fornire informazioni per lo sviluppo e l'attuazione di politiche CEPI a livello europeo. Esistono ricerche al riguardo, ma esse sono ampiamente dominate dai Paesi anglosassoni, in particolare gli Stati Uniti, e di conseguenza hanno un campo di applicazione spesso molto limitato e si basano su definizioni dell'infanzia che non risultano significative per numerosi paesi non anglosassoni.

Poiché esiste una vasta gamma di servizi CEPI nell'UE, spesso può essere difficile effettuare un confronto chiaro tra gli stessi. Un approccio comparativo transnazionale inoltre può essere molto utile per consentire agli Stati membri di apprendere gli uni dagli altri. Tale prassi è stata utile, ad esempio, per contestare la convinzione di molti genitori e professionisti del mondo anglosassone secondo cui un apprendimento "adeguato" deve svolgersi in classe, rispetto al modello nordico che riconosce l'importanza dell'ambiente esterno per l'apprendimento e lo sviluppo dei bambini.

Una ricerca più vasta consentirebbe all'UE di riesaminare e aggiornare gli obiettivi dei servizi CEPI già prestabiliti.

(1)

             Starting Strong II, Early education and care, OCSE 2006.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

17.3.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

27

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Maria Badia i Cutchet, Zoltán Bagó, Malika Benarab-Attou, Lothar Bisky, Piotr Borys, Jean-Marie Cavada, Silvia Costa, Santiago Fisas Ayxela, Mary Honeyball, Cătălin Sorin Ivan, Morten Løkkegaard, Emma McClarkin, Marek Henryk Migalski, Doris Pack, Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, Marietje Schaake, Emil Stoyanov, Hannu Takkula, Helga Trüpel, Marie-Christine Vergiat, Sabine Verheyen, Milan Zver

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Luigi Berlinguer, Nessa Childers, Oriol Junqueras Vies, Ramona Nicole Mănescu, Iosif Matula, Monika Smolková

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Miguel Angel Martínez Martínez

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