Procedura : 2010/2275(INI)
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A7-0207/2011

Discussioni :

PV 12/09/2011 - 27
CRE 12/09/2011 - 27

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PV 13/09/2011 - 5.26
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P7_TA(2011)0367

RELAZIONE     
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31.5.2011
PE 458.779v02-00 A7-0207/2011

sull'imprenditorialità femminile nelle piccole e medie imprese

(2010/2275(INI))

Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

Relatore: Marina Yannakoudakis

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'imprenditorialità femminile nelle piccole e medie imprese

(2010/2275(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto il regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato (regolamento generale di esenzione per categoria)(1),

–   vista la comunicazione della Commissione del 3 ottobre 2008, dal titolo "Realizzazione degli obiettivi di Barcellona riguardanti le strutture di custodia per i bambini in età prescolastica" (COM(2008)0638),

–   vista la relazione della Commissione del 25 luglio 2008 sulla promozione delle donne innovatrici e dell'imprenditorialità al femminile ("Promotion of Women Innovators and Entrepreneurship"),

–   vista la comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008 dal titolo "Una corsia preferenziale per la piccola impresa: alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la piccola impresa (uno "Small Business Act" per l'Europa)" (COM(2008)0394),

–   vista la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE(2),

–   vista la decisione 2010/707/UE del Consiglio, del 21 ottobre 2010, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(3),

–   visto il regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza(4),

–   vista la sua risoluzione del 10 marzo 2009 sullo "Small Business Act" per l'Europa(5),

–   vista la sua risoluzione del 30 novembre 2006 sul tema "È ora di cambiare marcia – Creare un'Europa dell'imprenditorialità e della crescita"(6),

–   vista la sua risoluzione del 10 ottobre 2002 sulla relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "Iniziativa per la crescita e l'occupazione – Provvedimenti d'assistenza finanziaria per le imprese di piccole e medie dimensioni (PMI) innovative e creatrici di posti di lavoro"(7),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0207/2011),

A. considerando che è importante riconoscere che la condivisione tra donne e uomini delle responsabilità familiari e domestiche, segnatamente ricorrendo in maggiore misura al congedo parentale e di paternità, è essenziale per progredire verso l'uguaglianza di genere e per raggiungerla, e che pertanto è necessario mantenere un equilibrio tra vita professionale e vita privata tale da aiutare le donne che avviano un'attività in proprio a garantirsi una propria indipendenza sul piano finanziario e lavorativo,

B.  considerando che il lavoro autonomo spesso offre una maggiore flessibilità in termini di ore di lavoro, numero di ore lavorate e sede di lavoro rispetto al lavoro subordinato, fornendo opportunità a chi intende coniugare lavoro e mansioni assistenziali o altre attività o a quanti necessitano di un posto di lavoro adattato,

C. considerando che la categoria delle microimprese e delle piccole e medie imprese (PMI) è composta da aziende con un organico inferiore a 250 persone, un fatturato annuale che non supera i 50 milioni di EUR e un bilancio annuale totale non superiore ai 43 milioni di EUR,

D. considerando che in Europa il 99% delle società di nuova costituzione è rappresentato da microimprese o piccole imprese, un terzo delle quali è avviato da ex disoccupati, e che le microimprese con meno di 10 dipendenti rappresentano il 91% delle imprese europee,

E.  considerando che la Commissione, nella comunicazione "Piano d'azione: un'agenda europea per l'imprenditorialità" (COM(2004)0070), pone l'accento sulla necessità di migliori sistemi di sicurezza sociale e prevede di presentare una comunicazione sullo "Small Business Act" all'inizio del 2011; che andrebbe evidenziato il fatto che sono in particolare le donne imprenditrici ad avere bisogno di una migliore sicurezza sociale,

F.  considerando che le donne possono trovarsi a dover affrontare una serie di barriere nell'accesso alle informazioni, come pure agli strumenti e servizi finanziari e tecnologici, che potrebbero limitare la loro capacità di espandere le loro imprese e di partecipare alle gare d'appalto nazionali e comunali,

G. considerando che, secondo la terminologia della Commissione europea, per falso lavoro autonomo s'intende uno status lavorativo indipendente fittizio derivante dall'utilizzo di una classificazione impropria della situazione occupazionale e atto ad aggirare la previdenza sociale e privare tali lavoratori dei loro diritti fondamentali, in modo da ridurre i costi del lavoro, e considerando che i lavoratori interessati rimangono economicamente dipendenti,

H. considerando che gli imprenditori sono le persone (i proprietari d'impresa) che mirano a generare valore mediante la creazione o l'espansione di un'attività economica, individuando e sfruttando nuovi prodotti, processi o mercati(8),

I.   considerando che un'imprenditrice può essere definita come una donna che ha creato un'attività della quale possiede una quota maggioritaria e che si interessa attivamente al processo decisionale, all'assunzione del rischio e alla gestione corrente,

J.   considerando che sono sorte numerose imprese, soprattutto a conduzione femminile, all'interno delle regioni cui si applica l'obiettivo 1, che presto non rientreranno più fra le regioni svantaggiate a seguito dell'adesione di nuovi paesi,

K. considerando che molte delle regioni che perderanno le agevolazioni presentano zone rurali non ancora adeguatamente sviluppate, mentre le regioni dei paesi di recente adesione sono spesso sprovviste delle risorse culturali, sociali e organizzative necessarie per utilizzare al meglio i finanziamenti europei,

L.  considerando che esistono disparità tra gli Stati membri per quanto riguarda il numero delle donne imprenditrici; che l'imprenditorialità è considerata un'opzione di carriera praticabile da un numero di donne inferiore a quello degli uomini, e che nonostante l'aumento della quantità di donne alla guida di PMI nell'ultimo decennio, nell'Unione europea è imprenditrice solo 1 donna su 10, a fronte di 1 uomo su 4; che le donne, pur rappresentando il 60% circa di tutti i laureati, sono sottorappresentate sul mercato del lavoro per quanto riguarda il lavoro a tempo pieno, soprattutto nel mondo delle imprese; che è essenziale incoraggiare le donne e dotarle dei mezzi necessari per intraprendere iniziative imprenditoriali, in modo da ridurre le attuali disparità di genere,

M.  considerando che la legge statunitense del 1988 sulle imprese di proprietà femminile ("Women's Business Ownership Act") ha determinato un incremento della percentuale di donne titolari di imprese, rispetto al totale delle aziende, dal 26% nel 1992 al 57% nel 2002; che il successo di tale legge può aiutare l'UE nell'identificazione delle buone pratiche,

N. considerando che le donne imprenditrici, che per motivi riconducibili a fattori sociali hanno una minore conoscenza delle opzioni di finanziamento disponibili nonché una minore esperienza di gestione finanziaria, necessitano di assistenza, non soltanto durante la fase di avvio ma anche durante il ciclo economico di un'impresa, poiché diverso è il tipo di sostegno richiesto per la pianificazione d'impresa nella fase di avvio e nella fase di espansione,

O. considerando che l'imprenditorialità femminile e le PMI al femminile costituiscono una fonte primaria per aumentare il livello di occupazione femminile e sfruttare quindi al meglio il livello di istruzione delle donne, assicurando inoltre che le donne non finiscano per svolgere lavori precari; che l'imprenditorialità femminile è garanzia di dinamismo imprenditoriale e innovazione il cui potenziale è lungi dall'essere colto nell'Unione europea, visti gli effetti positivi e il contributo immediato per l'economia in generale che un aumento del numero di donne imprenditrici comporta; considerando che in un clima economico instabile passano facilmente in secondo piano i provvedimenti volti a sostenere l'imprenditorialità femminile,

P.  considerando che, in molti casi, gli uomini e le donne non hanno le stesse opportunità di gestire e sviluppare aziende e che promuovere l'imprenditorialità femminile è un processo a lungo termine che richiede tempo per cambiare le strutture e gli atteggiamenti della società; considerando altresì che le donne hanno sempre avuto uno spirito imprenditoriale, ma, a causa delle regole e delle tradizionali suddivisioni dei ruoli, non sempre hanno potuto scegliere l'imprenditorialità,

Q. considerando che la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha incrementato considerevolmente l'erogazione di prestiti alle PMI a circa 11,5 miliardi di EUR nel 2009 rispetto agli 8,1 miliardi nel 2008; che gli strumenti per le PMI previsti dal programma quadro per la competitività e l'innovazione sono stati attuati ininterrottamente (1,13 miliardi di EUR stanziati per il periodo 2007-2013); che la Commissione ha adottato un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato nel 2009-2010 che conferisce agli Stati membri maggiori possibilità di far fronte agli effetti della stretta creditizia,

R.  considerando che i programmi destinati a sviluppare la propensione all'investimento migliorano la capacità di una PMI o di un imprenditore di comprendere le esigenze delle banche o di altri investitori che potrebbero fornire un finanziamento esterno,

S.  considerando che le imprenditrici rappresentano un gruppo eterogeneo e diversificato per età, provenienza e formazione che spazia da neolaureate a professioniste affermate, che cercano nuove strade per sfruttare i propri talenti quali le doti gestionali, lo spirito imprenditoriale, le abilità comunicative, l'approccio consensuale e la capacità di valutare accuratamente i rischi, e che operano in una vasta gamma di settori e attività; che uomini e donne non hanno le stesse opportunità di condurre e sviluppare le imprese, a causa di stereotipi relativi al genere e barriere strutturali, in base ai quali è diffusa la percezione ingiustificata che le donne non possiedano qualità imprenditoriali come la sicurezza di sé, le capacità gestionali, la determinazione e la capacità di assumere rischi,

T.  considerando che il tutoraggio e il sostegno da parte di imprenditrici e imprenditori attivi può aiutare le nuove imprese create da donne imprenditrici a superare molte delle paure legate all'avvio di un'attività,

U. considerando che è importante promuovere raccomandazioni pratiche che tengano conto della realtà dell'attività imprenditoriale ed economica in un contesto di mercato concorrenziale,

V. considerando che non sono state svolte ricerche sufficienti sull'imprenditorialità femminile a livello dell'UE, sulle quali basarsi per lo sviluppo e l'attuazione delle politiche europee in tale settore,

W. considerando che in numerosi Stati membri i lavoratori autonomi non beneficiano di diritti adeguati relativi alla sicurezza sociale, come i congedi di maternità e di paternità, l'assicurazione contro la disoccupazione e la malattia, le prestazioni pensionistiche e di invalidità e le strutture per l'infanzia, sebbene tali strutture siano fondamentali per permettere alle imprenditrici di conciliare l'impegno professionale e la vita familiare e per consentire all'Unione europea di affrontare la sfida demografica; che, nelle linee guida per le politiche occupazionali, agli Stati membri è richiesto di promuovere il lavoro autonomo garantendo, nel contempo, una sicurezza sociale adeguata per i lavoratori autonomi;

X. considerando che esiste una fascia costituita essenzialmente da donne che svolgono attività come il lavoro domestico o l'assistenza nella sfera privata, non risultano ufficialmente lavoratrici dipendenti né lavoratrici autonome e pertanto non beneficiano di alcuna forma di protezione sociale,

Accesso al sostegno finanziario e formativo

1.  esorta la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali a utilizzare meglio le opportunità di finanziamento disponibili a favore delle imprenditrici mediante sovvenzioni speciali, capitale di rischio, disposizioni previdenziali e abbuoni dei tassi d'interesse tali da consentire un accesso pari ed equo al credito, quali lo strumento europeo Progress di microfinanza, che fornisce microcrediti fino a 25 000 EUR alle microimprese e a quanti intendono avviare una piccola attività in proprio ma non hanno accesso ai servizi bancari tradizionali, ad esempio i disoccupati;

2.  invita gli Stati membri a istituire campagne nazionali, tra cui laboratori e seminari, per informare più efficacemente le donne sullo strumento europeo Progress di microfinanza e presentare tutte le opportunità di finanziamento offerte da tale strumento;

3.  sottolinea che la parità tra donne e uomini è un principio fondamentale dell'UE, riconosciuto dal trattato sull'Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ma che, nonostante i significativi progressi compiuti, permangono molte disparità tra donne e uomini in termini di imprenditorialità e potere decisionale;

4.  si rammarica del fatto che la crisi finanziaria ed economica abbia aggravato i problemi di molte potenziali imprenditrici, soprattutto nei primi tre anni di attività; sottolinea che lo sviluppo di PMI redditizie da parte di uomini e donne può aiutare gli Stati membri a conseguire una crescita economica più sostenibile;

5.  saluta con favore la sezione dedicata agli aiuti all'imprenditoria femminile nel succitato regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione; invita la Commissione a garantire la continuità di tale aiuto in un futuro quadro di sostegno dell'Unione, per contribuire all'autonomia delle donne imprenditrici anche dopo la scadenza del regolamento;

6.  invita gli Stati membri a garantire che anche le PMI guidate (e create) da donne possano beneficiare dei vantaggi fiscali previsti per le PMI;

7.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare adeguatamente il regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza e a garantire che gli imprenditori che si trovano in una situazione di insolvenza o di interruzione di carriera abbiano accesso a un'assistenza e a un sostegno per la ripresa finanziaria, in modo da poter portare avanti i progetti già iniziati oppure cambiare direzione;

8.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere lo scambio di migliori prassi tra le regioni che non rientrano più nell'obiettivo 1 e le regioni dei paesi di recente adesione, in modo da garantire il coinvolgimento delle donne imprenditrici, soprattutto nell'agricoltura di piccola scala, sia per consentire loro di trasmettere l'esperienza acquisita, evitando nel contempo di perdere improvvisamente il sostegno finanziario, sia per formare e creare una nuova classe dirigente femminile nei paesi di più recente adesione;

9.  invita la Commissione, gli Stati membri e Business Europe a promuovere l'imprenditorialità femminile, misure di sostegno finanziario e una struttura per l'orientamento professionale e a realizzare, in collaborazione con le scuole e le organizzazioni aziendali e le organizzazioni nazionali femminili, programmi di preparazione all'investimento che possano aiutare le donne a creare piani aziendali praticabili e a individuare e definire i potenziali investitori;

10. invita la Commissione e gli Stati membri a indagare sulle barriere che ostacolano l'imprenditorialità femminile e soprattutto a realizzare un'analisi esaustiva dell'accesso delle donne ai finanziamenti;

11. chiede agli Stati membri di incoraggiare le banche e le istituzioni finanziarie a valutare servizi di sostegno alle imprese che siano attenti alle esigenze delle donne;

12. invita la Commissione, gli Stati membri e Business Europe a valutare la creazione di programmi di tutoraggio e di sostegno che utilizzino in particolare i piani per l'invecchiamento attivo, i quali si avvalgono dei consigli e dell'esperienza di imprenditori e imprenditrici in pensione;

13. esorta gli Stati membri a rivolgere una particolare attenzione alla situazione delle donne di età superiore ai 50 anni e ad aiutarle ad avviare un'attività in proprio;

14. insiste sulla necessità che gli Stati membri attuino politiche che consentono alle donne di raggiungere un adeguato equilibrio tra lavoro e vita privata e istituiscano strutture adeguate per la custodia dell'infanzia, in quanto i costi elevati di tali strutture, la loro scarsa disponibilità e poca qualità creano ulteriori ostacoli per le donne che intendono avviare un'impresa;

15. invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'accesso delle imprenditrici alle valutazioni del potenziale di crescita realizzate da consulenti esperti che valutino il potenziale di rischio;

16. rileva che diversi studi recenti hanno riscontrato nelle imprenditrici un atteggiamento più prudente rispetto agli uomini per quanto riguarda l'assunzione di rischi economici e finanziari; ritiene che i risultati di tali studi debbano essere esaminati in modo più approfondito per appurarne l'esattezza e le conclusioni da trarre;

17. invita gli Stati membri e le autorità regionali a inserire nella didattica nazionale moduli educativi atti a sensibilizzare le ragazze all'imprenditorialità e alla presenza femminile in ruoli gestionali, nonché a sviluppare l'"imprenditoria giovanile" nelle scuole in modo che, nel corso di un anno scolastico, le studentesse che lo desiderano possano sperimentare il ciclo di vita di un'impresa, dall'avvio alla gestione fino alla liquidazione, corredando questo percorso con il tutoraggio da parte di insegnanti e consulenti di "invecchiamento attivo" provenienti dalla comunità imprenditoriale locale;

18. riconosce che, sin dalla giovane età, molte ragazze sono dissuase dalla scelta di materie scolastiche e universitarie percepite come tipicamente "maschili" quali le scienze, la matematica e la tecnologia; raccomanda di introdurre sin dall'inizio, nelle scuole, corsi sui fondamenti dell'imprenditorialità e di ampliare la gamma delle possibili materie e carriere aperte alle ragazze, affinché esse possano sviluppare la base di conoscenze e tutto il ventaglio di competenze necessarie per riuscire negli affari; sottolinea l'importanza di favorire l'occupabilità di ragazze e donne mediante l'acquisizione di competenze e l'apprendimento permanente;

19. chiede alle istituzioni dell'UE, agli Stati membri e alle autorità regionali di promuovere corsi di imprenditorialità femminile o tirocini della durata di un anno e scambi nelle università di tutta Europa, nell'ambito dei quali gli studenti realizzino progetti di sviluppo basati su reali concetti d'impresa, con l'obiettivo di avviare un'attività redditizia e remunerativa già durante gli anni di studio; ritiene altresì che le attività delle associazioni di laureati e studenti dovrebbero essere parte integrante di questo processo, al fine di instillare fiducia e inculcare negli studenti una mentalità "modello"; chiede alla Commissione di incoraggiare lo scambio di migliori prassi in quest'ambito;

20. chiede agli Stati membri e a Business Europe di divulgare e promuovere il programma di scambio europeo destinato agli imprenditori "Erasmus per giovani imprenditori", il cui obiettivo specifico è contribuire a promuovere l'imprenditorialità, l'internazionalizzazione e la competitività di potenziali nuovi imprenditori nell'UE e delle microimprese e piccole imprese di recente creazione, e che offre ai nuovi imprenditori la possibilità di lavorare per un periodo della durata massima di 6 mesi al fianco di un imprenditore/imprenditrice già affermato/a nella PMI di quest'ultimo/a in un altro paese dell'UE; raccomanda l'assegnazione di borse di studio specifiche, quali ad esempio le sovvenzioni dell'UE "Leonardo da Vinci", alle studentesse più meritevoli, che si concludano con cerimonie di premiazione delle "migliori prassi" per le ragazze che abbiano concluso gli studi con successo;

21. insiste sulla necessità che gli Stati membri promuovano la parità di accesso agli appalti pubblici e rendano la politica in materia di appalti pubblici neutra rispetto al genere;

Accesso alle tradizionali opportunità di business networking e alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione

22. esorta gli Stati membri a incentivare programmi di cooperazione transfrontaliera volti alla creazione di centri transfrontalieri di sostegno alle imprenditrici, creando così le premesse per lo scambio di esperienze, la razionalizzazione delle risorse e la condivisione delle migliori prassi;

23. invita la Commissione e gli Stati membri a sfruttare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione che possano aiutare a sensibilizzare e a fornire un sostegno in rete alle donne; chiede che si faccia fronte al divario digitale in tutta Europa tramite migliori connessioni a banda larga, garantendo in tal modo alle donne, qualora lo desiderino, la flessibilità necessaria per gestire le proprie attività da casa;

24. invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare le donne a partecipare alle locali camere di commercio, ONG, gruppi d'interesse e organizzazioni industriali che costituiscono la comunità imprenditoriale principale, in modo da poter sviluppare e potenziare capacità imprenditoriali competitive; chiede alle camere di commercio, da parte loro, di invitare attivamente le imprenditrici a partecipare e a promuovere la creazione di speciali servizi e associazioni rappresentative per donne imprenditrici, per aiutarle a diventare autonome e contribuire allo sviluppo di una cultura d'impresa;

25. chiede agli Stati membri di dare rilievo al ruolo delle ONG nel promuovere e favorire l'imprenditorialità femminile;

26. chiede alla Commissione di incoraggiare lo scambio di buone prassi per stimolare lo spirito imprenditoriale delle donne; chiede alla Commissione, agli Stati membri e a Business Europe di incoraggiare e prevedere per le imprenditrici la possibilità di creare contatti con partner commerciali adatti di altri settori, affinché possano condividere esperienze e pratiche e avere una visione più ampia del mondo delle attività economiche;

27. invita la Commissione a istituire, nell'ambito della rete Enterprise Europe, consigli consultivi con competenze specifiche sulle sfide e sugli ostacoli incontrati dalle imprenditrici, che potrebbero fungere anche da sportelli unici per i casi di discriminazione da parte dei fornitori di servizi finanziari nell'accesso al credito;

28. riconosce l'importanza delle ambasciatrici, ad esempio la Rete europea delle ambasciatrici per l'imprenditoria femminile, che evidenzia il ruolo che le donne possono svolgere nella creazione di posti di lavoro e nella promozione della competitività ispirando donne e ragazze a creare aziende in proprio, attraverso attività nelle scuole, nelle università, nei gruppi locali e nei media; osserva che le ambasciatrici dovrebbero provenire da vari contesti e fasce d'età, aver maturato esperienze diverse ed essere attive in tutti i settori industriali;

29. invita la Commissione a condurre una campagna a favore della partecipazione delle donne al mercato del lavoro mediante l'avvio di attività in proprio, fornendo nel contempo informazioni sui vari strumenti a disposizione per agevolare l'avviamento di un'attività economica;

30. ritiene che il Servizio europeo per l'azione esterna e, in particolare, le delegazioni dell'UE nei paesi terzi, in collaborazione con le missioni commerciali degli Stati membri, possano contribuire allo sviluppo di reti di PMI dirette da donne;

31. invita la Commissione a raccogliere dati confrontabili ed esaustivi sull'imprenditorialità femminile nell'Unione europea (quali ad esempio l'età delle imprenditrici, il settore di attività, le dimensioni e il periodo di attività dell'impresa e la provenienza etnica, nel rispetto delle normative degli Stati membri in materia di protezione dei dati personali), con l'aiuto della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e con modalità tali da non creare un ulteriore onere per le PMI, e ad analizzare tali dati nella relazione annuale sulle PMI europee nel quadro della valutazione dei risultati delle attività delle PMI; reputa che le informazioni e i dati raccolti debbano chiarire ai soggetti dotati di potere decisionale quali sono i problemi specifici affrontati dalle imprenditrici;

32. saluta con favore lo studio della Commissione del 2008 sulle donne innovatrici e l'imprenditorialità al femminile ed esorta gli Stati membri ad attenersi alle sue raccomandazioni programmatiche;

33. chiede che la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali e locali adottino misure volte a trattare le imprenditrici alla stregua di lavoratori dipendenti nella fornitura di servizi sociali e altri servizi per la collettività, nonché volte a migliorare la posizione sociale delle coimprenditrici e imprenditrici delle PMI mediante migliori soluzioni per la maternità, strutture più adeguate per l'infanzia e la cura degli anziani e delle persone con esigenze specifiche, nonché un migliore inquadramento in materia di sicurezza sociale e l'abbattimento degli stereotipi di genere, e a migliorare inoltre la loro posizione culturale e giuridica, in particolare nei settori della ricerca, delle scienze, dell'ingegneria, dei nuovi media, dell'ambiente, della tecnologia verde e a basse emissioni di carbonio, dell'agricoltura e dell'industria, nelle zone urbane e rurali;

34. esorta gli Stati membri a esaminare gli ostacoli che si frappongono al lavoro autonomo delle donne rom, a definire programmi che consentano una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne rom imprenditrici e che esercitano un'attività autonoma e a predisporre vie di accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese di donne rom; esorta la Commissione a sostenere tali attività attraverso i pertinenti meccanismi di finanziamento;

35. invita gli Stati membri a contrastare attivamente il falso lavoro autonomo, sanzionandolo e definendo efficacemente il lavoro autonomo;

36. invita la Commissione e gli Stati membri a istituire un programma volto ad aiutare coloro che svolgono attività domestiche, assistenziali o altri servizi, in prevalenza donne, che non sono né lavoratori dipendenti né lavoratori autonomi, a diventare lavoratori autonomi dichiarati o ad avviare un'attività in proprio;

37. chiede alla Commissione e agli Stati membri di offrire sostegno alle donne che intendono avviare o rilevare un'impresa oppure subentrare alla guida di un'azienda a conduzione familiare, comprese quante esercitano la libera professione, ad esempio come titolari di uno studio legale o medico; ritiene che il sostegno debba consistere in seminari di formazione e laboratori adeguati, che consentano alle donne di acquisire le competenze gestionali necessarie a destreggiarsi con successo in una situazione di acquisizione, in particolare per quanto concerne le perizie, la valutazione di una società e le questioni bancarie e giuridiche; riconosce che si dovrebbe rivolgere una particolare attenzione alle donne di età inferiore ai 25 anni e superiore ai 50, che subiscono maggiormente gli effetti della crisi finanziaria;

38. invita la Polonia a dare rilievo all'imprenditorialità femminile nel corso della sua Presidenza, soprattutto all'inizio di ottobre, in occasione della Settimana europea delle PMI; invita la Commissione a proporre quanto prima un piano d'azione volto ad aumentare la percentuale di imprenditrici donne e ad avviare campagne di sensibilizzazione per eliminare gli stereotipi secondo cui le donne non sono fatte per essere dirigenti aziendali di successo;

39. invita le imprese a conduzione familiare a concedere le stesse possibilità alle parenti femmine, ad esempio le figlie, al momento di valutare la possibilità di tramandare o trasferire un'impresa;

40. invita gli Stati membri ad adottare misure che favoriscano la conciliazione fra vita familiare e vita professionale, con esigenze in concorrenza tra loro, per agevolare l'occupazione femminile e contribuire al miglioramento delle prospettive di carriera nel lavoro autonomo;

41. chiede alla Commissione di salvaguardare l'immagine della donna in tutti i mezzi di comunicazione, contrastando il preconcetto che le attribuisce un'intrinseca vulnerabilità e una presunta incapacità di competere e di dirigere un'impresa;

42. segnala la necessità di incentivare le iniziative che contribuiscono a sviluppare e realizzare azioni e politiche di risorse umane positive a livello di impresa per promuovere la parità di genere, valorizzando nel contempo le pratiche di sensibilizzazione e formazione che consentono di promuovere, trasferire e integrare nelle organizzazioni e nelle imprese le prassi che si sono dimostrate vincenti;

43. riconosce che il riesame dello "Small Business Act" per l'Europa del 23 febbraio 2011 ha prodotto un'agenda importante per le PMI; chiede tuttavia che si tenga ancora conto, in tutte le misure attuate dall'UE e dagli Stati membri, del principio "pensare anzitutto in piccolo" ("Think small first");

44. invita gli Stati membri a sostenere programmi mirati a consentire alle donne migranti di accedere al lavoro autonomo e all'imprenditorialità anche attraverso politiche di formazione, di tutoraggio e di sostegno all'accesso al credito;

45. sollecita gli Stati membri a dare un riconoscimento alle imprese che si adoperano per promuovere la parità di genere e la conciliazione fra vita professionale e vita familiare, al fine di contribuire alla diffusione di pratiche di eccellenza in quest'ambito;

46. invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare una rappresentanza equilibrata delle donne e degli uomini nei consigli di amministrazione delle imprese, in particolare quelle di cui gli Stati membri siano azionisti;

47. invita gli Stati membri a promuovere nelle imprese a guida femminile la responsabilità sociale delle imprese, onde permettere un'organizzazione più flessibile degli orari e del lavoro delle donne e favorire l'introduzione di servizi attenti alle esigenze delle famiglie;

48. invita la Commissione a promuovere politiche e programmi di formazione professionale, ivi compreso lo sviluppo delle competenze informatiche di base, diretti alle donne per aumentarne la partecipazione nei settori industriali, tenendo in considerazione il sostegno finanziario disponibile a livello locale, nazionale e dell'UE e incentivando maggiormente sia le grandi imprese che le PMI a ricorrervi;

49. sollecita la Commissione a intensificare il sostegno ai programmi di formazione professionale rivolti alle donne nelle PMI industriali e il sostegno alla ricerca e all'innovazione, in linea con il settimo programma quadro e con la Carta europea per le piccole imprese quale approvata all'allegato III delle conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del 19 e 20 giugno 2000;

50. segnala la necessità di incoraggiare la creazione di reti di donne all'interno delle imprese, tra le imprese dello stesso settore industriale e tra i vari settori industriali;

51. esorta gli Stati membri e la Commissione a elaborare e attuare strategie per affrontare le disparità subite sia nell'ambiente di lavoro che in termini di evoluzione di carriera dalle donne che lavorano nei settori della scienza e della tecnologia;

52. considera importante divulgare le buone prassi esistenti per quanto riguarda la partecipazione delle donne alla ricerca industriale e alle industrie di punta; segnala l'importanza di sensibilizzare alla prospettiva di genere i quadri dirigenti delle imprese industriali a partecipazione femminile ridotta e ritiene che tale sensibilizzazione debba tradursi in obiettivi numerici;

53. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

(1)

GU L 214 del 9.8.2008, pag. 3

(2)

GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1.

(3)

GU L 308 del 24.11.2010, pag. 46.

(4)

GU L 160 del 30.6.2000, pag. 1.

(5)

GU C 87E dell'1.4.2010, pag. 48.

(6)

GU C 316E del 22.2.2006, pag. 45.

(7)

GU C 279E del 20.11.2003, pag.78

(8)

"A Framework for Addressing and Measuring Entrepreneurship" di N. Ahmad e A. N. Hoffman, 24 gennaio 2008, STD/DOC (2008) 2.


MOTIVAZIONE

Gli imprenditori di entrambi i sessi devono essere, per definizione, incentrati sulla propria impresa e impegnarsi per il successo.

Nel mondo degli affari, coloro i quali gestiscono imprese di proprietà sono spesso molto più appassionati rispetto al personale e dedicano più ore all’attività, facendo sacrifici personali per battere la concorrenza.

Per le imprenditrici, la posta in gioco può essere anche maggiore, poiché potrebbero dover vincere la discriminazione in quello che è stato per tradizione un ambiente maschile. Molte devono destreggiarsi tra la propria aspirazione al successo e l’impegno nei confronti della famiglia. Sebbene viviamo nel ventunesimo secolo, la donna è ancora il punto di riferimento in casa, in particolare se ci sono figli.

Tuttavia, malgrado tutti i vincoli e le restrizioni, le donne hanno dimostrato di essere più che competenti sul luogo di lavoro.

Gli imprenditori sono tuttora più numerosi delle imprenditrici nell’UE. Gli Stati Uniti sono più all’avanguardia in questo settore, grazie ad iniziative concrete adottate per promuovere e aiutare le donne che intendono avviare attività in proprio. Sono state numerose le iniziative del governo statunitense e, nel 1979, è stato creato un Office of Women’s Business Ownership che fa formalmente parte della US Small Business Administration.

È essenziale riconoscere le capacità delle donne sul luogo di lavoro e prestare loro assistenza mediante strumenti quali una relazione dell’UE per rafforzarne la posizione. Ciò incoraggerebbe non soltanto le donne ad entrare nel mondo degli affari, ma assicurerebbe anche che possano operare a condizioni paritarie, in un ambito in cui non vi sia spazio per la discriminazione di genere.

La presente relazione riconosce il valore delle imprenditrici nelle piccole e medie imprese, riconosce che devono fare fronte a molti problemi diversi nel raggiungere i propri obiettivi nei vari Stati membri, riconosce il contributo che le donne lavoratrici possono dare sia alla comunità, sia all’economia dell’UE. La relazione riconosce altresì che, in ultima analisi, le donne hanno il diritto di scegliere il ruolo che desiderano svolgere sia a casa propria, sia nelle comunità in cui vivono. Lo scopo è quello di fare di questa scelta una realtà, mediante orientamenti pratici e soluzioni basate sulle migliori prassi che gli Stati membri potrebbero adottare.

Le donne, si sa, hanno una grande capacità di fare più cose contemporaneamente, una caratteristica che può avere un valore inestimabile nel settore degli affari. Inoltre, è noto che le donne hanno un approccio più cauto e prudente. Queste capacità sono state riconosciute da numerose istituzioni finanziarie come una sicurezza per gli investimenti.

Gli Stati membri dell’UE differiscono sia in termini di approccio nei confronti delle donne desiderose di gestire imprese in proprio, sia per quanto riguarda il sostegno fornito. La Commissione europea gestisce la rete di ambasciatrici in 17 Stati membri e in altri 5 paesi extra-UE. Il ruolo di queste ambasciatrici è quello di promuovere e assistere le donne nei loro paesi nel mondo degli affari. L’attività di ambasciatrice è volontaria ed è spesso svolta da donne che gestiscono anche un’impresa. Ciò ne limita l’efficacia. Ciononostante, si tratta di interventi di enorme successo quale strumento di condivisione delle esperienze e sostegno alle donne a livello regionale o locale.

Ciascuno Stato membro ha adottato approcci diversi per sostenere e promuovere le donne nel processo decisionale e nei consigli d’amministrazione. L’Austria, ad esempio, ha potenziato i servizi e le indennità di assistenza all’infanzia, ed incoraggia le giovani a intraprendere professioni non tradizionali. Cipro fornisce un sostegno pratico sottoforma di sussidi erogati a donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni che intendano svolgere attività imprenditoriali. Il Regno Unito ha fatto progressi nell’attuazione dello Small Business Act, che aveva tre priorità prestabilite: migliorare l’accesso al credito, mettere il concetto di "Small first" al centro del processo decisionale al fine di ridurre gli oneri, e permettere alle PMI di accedere a nuovi mercati.

Oltre alle iniziative statali, in vari Stati membri esistono numerose iniziative individuali volte a rendere indipendenti le donne e ad assisterle sul luogo di lavoro. La relatrice ha trovato un esempio di questo genere di iniziative nel Regno Unito, dove una donna, con l’aiuto di una multinazionale, ha creato strutture per uffici da cui le donne possono gestire le proprie imprese, pagando un’esigua somma di denaro. Ciò consente alle donne di crearsi dei contatti, condividere esperienze e imparare le une dalle altre.

I problemi cui devono far fronte le donne variano da paese a paese. Alcuni Stati forniscono più sostegno di altri, e anche le differenze culturali nel ruolo della donna influenzano le possibilità che avrà di avviare un’attività.

Vi sono attualmente diversi sistemi di sostegno negli Stati membri. Non esistono sistemi giusti o sistemi sbagliati, e ciascuno è adeguato alle esigenze culturali e individuali degli Stati membri. Esistono tuttavia ambiti comuni in cui le iniziative potrebbero essere condivise.

La Commissione europea gestisce il gruppo volontario di ambasciatrici negli Stati membri che hanno aderito alla rete. Quest’iniziativa necessita tuttavia di un maggiore sostegno. Le volontarie sono efficienti ma, affinché la rete sia più proficua, è necessaria una struttura più formale, in particolare un eventuale ufficio di sostegno. Nella situazione economica attuale, non è facile trovare fondi; la relatrice propone pertanto di utilizzare le strutture esistenti, come ad esempio gli uffici dell’UE negli Stati membri. I seminari potrebbero essere gestiti da un piccolo spazio operativo negli uffici dell’UE, dove le ambasciatrici potrebbero avere una sede e qualcuno che ne coordini il lavoro.

Nel contempo, le istituzioni accademiche potrebbero impartire corsi specializzati per sostenere le donne che intendano creare un’impresa. Il sostegno accademico potrebbe essere abbinato a un sostegno pratico su come creare un’azienda, sui requisiti giuridici e su come organizzare le attività.

Potrebbero successivamente essere utilizzati sistemi di sostegno tra pari. La promozione dei piani per l’invecchiamento attivo potrebbe permettere di avvalersi dell’esperienza di imprenditori pensionati che prestino la propria assistenza.

Le donne rappresentano attualmente una quota significativa della forza lavoro degli Stati membri. Quindi, giacché legiferare non è la soluzione, secondo la relatrice la condivisione delle migliori prassi sarebbe un’iniziativa utile. Ciò potrebbe essere fatto mediante un’agenzia di sviluppo delle attività imprenditoriali femminili, che coordinerebbe le ambasciatrici in ciascuno Stato membro. L’agenzia collaborerebbe con i governi nazionali per promuovere, sostenere e incoraggiare progetti destinati alle donne.

Prima di poter elaborare una strategia politica vera e propria, è necessario sapere chi sono le imprenditrici, quante sono e in quali settori operano. È necessario che tutti i paesi dell’UE procedano a una raccolta sistematica e specifica di questo tipo di dati, che dovranno poi essere analizzati.

Esiste un’infinità di situazioni diverse, dal momento che alcune donne lavorano da sole, altre insieme al coniuge o a soci, altre ancora in modo ufficioso da casa. Ciascun gruppo ha esigenze diverse e richiede un sostegno diverso. È necessario conoscere con precisione le fasce d’età, i gruppi etnici e i punti forti e i punti deboli delle donne che lavorano. Solo disponendo di dati di questo genere sarà possibile elaborare una strategia politica funzionante.

A livello regionale o locale, occorre incoraggiare le aziende a sostenere le donne, non necessariamente mediante la fissazione di quote ma attraverso obiettivi interni. I consigli d’amministrazione devono accettare le donne a condizioni paritarie, purché vantino calibro e qualifiche uguali.

L'approccio delle banche alle donne imprenditrici è un fattore essenziale. Alcune banche dispongono già di piani di sostegno alle donne che avviano la propria attività, e riconoscono effettivamente l’approccio particolare delle donne nei confronti del lavoro. È necessario che tutti gli istituti finanziari adottino questa buona prassi.

È tuttavia necessario fare una distinzione tra la promozione dell’imprenditoria femminile e la discriminazione positiva che può sfociare in una riduzione del rispetto per le donne sul luogo di lavoro. Le politiche per la famiglia incoraggeranno le donne a lavorare, ad esempio attraverso strutture di assistenza all’infanzia nelle aziende che possono permetterselo. Ciò che è positivo per l’azienda è positivo per le donne e viceversa, fintantoché sia sostenibile.

Il sostegno deve essere locale, regionale e nazionale, e passare attraverso canali diversi. Internet e il sostegno on line possono essere molto importanti per le donne che lavorano da casa e in zone periferiche. Cosa vogliono veramente le donne? A questa domanda, la maggior parte delle donne interpellate ha risposto: tempo, tempo per far fronte alle responsabilità domestiche e, contemporaneamente, gestire la propria attività e realizzare i propri sogni.

Ciò significa prestare sostegno nell’assistenza all’infanzia, ampliare i ruoli e dare alle donne i mezzi per maturare la fiducia necessaria a prendere l’iniziativa e fare quello che vogliono fare.

È essenziale promuovere le donne di successo come modelli di ruolo attraverso i mass media. Sono necessarie istituzioni che assegnino premi annuali alle donne che si siano distinte nei loro settori di attività, e dovrebbe essere prestato loro sostegno. La relazione chiede agli Stati membri di ricorrere a qualsiasi metodo idoneo nel loro ambito lavorativo per "raggiungere" attivamente i potenziali utenti dell’imprenditoria femminile, piuttosto che essere passivi.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

25.5.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

29

0

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Regina Bastos, Edit Bauer, Emine Bozkurt, Marije Cornelissen, Silvia Costa, Edite Estrela, Iratxe García Pérez, Lívia Járóka, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Nicole Kiil-Nielsen, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Constance Le Grip, Astrid Lulling, Elisabeth Morin-Chartier, Angelika Niebler, Siiri Oviir, Antonyia Parvanova, Raül Romeva i Rueda, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Eva-Britt Svensson, Marc Tarabella, Britta Thomsen, Marina Yannakoudakis, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Anne Delvaux, Mojca Kleva, Kartika Tamara Liotard, Gesine Meissner, Norica Nicolai, Antigoni Papadopoulou, Angelika Werthmann

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Roger Helmer, Jacek Włosowicz

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