RELAZIONE sulla lotta contro l'abbandono scolastico

18.10.2011 - (2011/2088(INI))

Commissione per la cultura e l'istruzione
Relatore: Mary Honeyball

Procedura : 2011/2088(INI)
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A7-0363/2011
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A7-0363/2011
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla lotta contro l'abbandono scolastico

(2011/2088(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, in particolare gli articoli 23, 28 e 29,

–   vista la decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce un programma d'azione nel campo dell'apprendimento permanente[1],

–   vista la comunicazione della Commissione sull'efficienza e l'equità nei sistemi europei di istruzione e formazione (COM(2006)0481),

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Youth on the Move – Un'iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani ai fini di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell'Unione europea" (COM(2010)0477),

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "La lotta contro l'abbandono scolastico: un contributo decisivo all'agenda Europa 2020" (COM(2011)0018),

–   vista la proposta di raccomandazione del Consiglio, presentata dalla Commissione, sulle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico (COM(2011)0019),

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori" (COM(2011)0066),

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2011)0173),

–   viste le conclusioni del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del 21 novembre 2008, sul tema "Preparare i giovani per il XXI secolo: un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica"[2],

–   viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")[3],

–   viste le conclusioni del Consiglio del 26 novembre 2009 sull'istruzione dei bambini provenienti da un contesto migratorio[4],

–   viste le conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 2010 sulla dimensione sociale dell'istruzione e della formazione[5],

–   vista la sua risoluzione del 1° febbraio 2007 sulla discriminazione nei confronti di giovani donne e ragazze nel settore dell'istruzione[6],

–   vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2008 dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori"[7],

–   vista la sua risoluzione del 23 settembre 2008 sul miglioramento della qualità della formazione degli insegnanti[8],

–   vista la sua risoluzione del 18 maggio 2010 sulle competenze chiave per un mondo in trasformazione: attuazione del programma di lavoro "Istruzione e formazione 2010"[9],

–   vista la sua risoluzione del 18 maggio 2010 su una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità[10],

–   vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom[11],

–   vista la sua risoluzione del 12 maggio 2011 sull'apprendimento durante la prima infanzia nell'Unione europea[12],

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0363/2011),

A. considerando che, per partecipare pienamente alla società e realizzarsi come persone e come cittadini, i giovani devono essere in possesso di un ampio ventaglio di conoscenze e competenze essenziali per il loro sviluppo intellettuale e sociale, tra cui la capacità di comunicare efficacemente, lavorare in équipe, risolvere i problemi e interpretare le informazioni in chiave critica;

B.  considerando che, per i giovani, l'istruzione promuove valori quali lo sviluppo personale, una migliore integrazione sociale e un maggiore senso di responsabilità e spirito d'iniziativa;

C. considerando che le percentuali relative all'abbandono scolastico variano tra gli Stati membri dell'Unione europea, oltre che tra città e regioni e tra le categorie socioeconomiche delle popolazioni, e sono influenzate da una gamma di fattori complessi;

D. considerando che uno dei cinque principali obiettivi della strategia Europa 2020 è ridurre a meno del 10% il tasso di abbandono scolastico e portare ad almeno il 40% la percentuale di giovani muniti di laurea o diploma o aventi un livello di istruzione equivalente;

E.  considerando che l'obiettivo del 10% è stato concordato dagli Stati membri nel 2003, ma soltanto sette Stati membri sono riusciti a raggiungere questo parametro, e che nel 2009 il tasso di abbandono scolastico si attestava a una media del 14,4%;

F.  considerando che, sebbene nell'ultimo decennio le percentuali relative all'abbandono scolastico abbiano registrato una flessione costante, la maggior parte degli Stati membri persegue tuttora un approccio frammentario e non sufficientemente coordinato nei confronti del problema;

G. considerando che il 24,1% della totalità dei quindicenni negli Stati membri ha scarse capacità di lettura,

H. considerando che la lettura è uno strumento fondamentale per tutti i giovani, indispensabile per fare progressi in qualsiasi materia scolastica, ma anche per integrarsi nel mondo del lavoro, comprendere e analizzare le informazioni, comunicare correttamente e partecipare alle attività culturali, e che è quindi necessario adottare misure specifiche per porre rimedio alle carenze nella capacità di lettura;

I.   considerando che l'abbandono scolastico produce gravi conseguenze per la coesione sociale dell'UE, e non solo ai fini della crescita economica, della base di competenze e della stabilità sociale europee, in quanto nuoce alle prospettive professionali, alla salute e al benessere dei giovani, dal momento che un basso livello di istruzione è anche una delle cause principali della povertà e di effetti negativi per la salute;

J.   considerando che l'abbandono scolastico è un fattore che concorre in modo determinante alla disoccupazione, alla povertà e all'esclusione sociale;

Caratteristiche dell'abbandono scolastico

1.  sottolinea il fatto che le basi del futuro percorso educativo e del benessere del bambino si pongono nella prima infanzia e possono contribuire a inculcare l'idea dell'apprendimento permanente, e che è nella prima infanzia che occorrerebbe incoraggiare la ricettività, l'apprendimento delle lingue e la capacità di creare contatti sociali – attributi che saranno essenziali nella società del futuro – in modo da agevolare l'integrazione sia scolastica che sociale del bambino sin dai primi anni di età, lottando così contro l'abbandono scolastico; ribadisce la richiesta, contenuta nella sua risoluzione sull'apprendimento durante la prima infanzia nell'Unione europea, che sia elaborato un quadro europeo per i servizi di educazione e cura della prima infanzia a partire da un'età più precoce possibile, in particolare tramite lo sviluppo di asili nido e strutture di custodia diurna pubblici e gratuiti;

2.  osserva che l'abbandono scolastico è particolarmente marcato fra i bambini provenienti da contesti poveri e svantaggiati e da famiglie di migranti ed è spesso collegato alla povertà e all'esclusione sociale;

3.  propone di prevedere un sostegno linguistico per gli scolari provenienti da un contesto migratorio;

4.  sottolinea, a tale proposito, che occorre adottare i provvedimenti necessari per consentire ai bambini rom e ai bambini privi di documenti di identità di andare a scuola;

5.  rileva che il 20% dei bambini rom non è iscritto a scuola e il 30% ha abbandonato la scuola; sottolinea che, sebbene l'abbandono scolastico sia più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze, le comunità tradizionali rom costituiscono un caso a parte, in quanto, a causa della consuetudine di sposarsi precocemente, l'abbandono scolastico è più frequente fra le ragazze e si verifica a un'età inferiore (attorno ai 12-13 anni) rispetto ai ragazzi (attorno ai 14-15 anni); segnala che, nel caso delle comunità tradizionali rom, sono necessarie ulteriori misure positive volte a superare l'abbandono scolastico derivante da queste pratiche tradizionali dannose;

6.  rileva che politiche inefficienti di conciliazione tra la vita professionale e la vita privata aumentano la prevalenza dell'abbandono scolastico e dell'insuccesso scolastico in generale e che occorre intensificare gli sforzi per migliorare tali politiche;

7.  rileva che esiste un ciclo intergenerazionale, ovvero la forte probabilità che i figli di persone che avevano abbandonato la scuola prima del tempo subiscano a loro volta lo stesso destino; sottolinea che la struttura familiare influisce in modo significativo sulla capacità e motivazione dei bambini di riuscire a scuola;

8.  osserva che, per quanto riguarda la cura della prima infanzia, il ruolo della famiglia e di relazioni strette tra genitori e figli nei primi anni di vita è di vitale importanza onde assicurare un corretto inserimento a scuola;

9.  mette in guardia dall'impatto delle difficoltà specifiche di apprendimento e dei problemi ad esse correlati, fattori che aumentano il rischio di abbandono scolastico fra i bambini interessati;

10. incoraggia gli Stati membri a prevedere attività extracurricolari ed extrascolastiche per gli alunni con difficoltà di apprendimento, che consentano loro di sviluppare le competenze fondamentali di cui il mercato del lavoro ha chiaramente bisogno;

11. segnala che l'abbandono scolastico può avere un effetto deleterio sull'accesso all'apprendimento di qualità elevata durante l'intero arco della vita;

12. richiama l'attenzione, a tale riguardo, sugli studi condotti dall'OCSE nel quadro del programma PISA (Programme for International Student Assessment – Programma per la valutazione internazionale dell'allievo), i quali indicano come gli studenti inseriti in sistemi scolastici caratterizzati da un minore livello di differenziazione verticale e orizzontale abbiano meno probabilità di ripetere l'anno o di essere espulsi; sottolinea che, secondo l'OCSE, gli studenti provenienti da contesti socialmente svantaggiati risentono maggiormente del fatto di dover ripetere l'anno scolastico o di essere espulsi;

13. sottolinea che, in base alle conclusioni dell'OCSE, una selezione preventiva degli studenti per diversi percorsi formativi incrementa le disuguaglianze socio-economiche in termini di opportunità di istruzione, senza generare alcun miglioramento in termini di rendimento medio nei sistemi scolastici in questione;

14. richiama l'attenzione, a tale proposito, sulle conclusioni dell'OCSE secondo cui le prassi di spostare gli studenti da una scuola all'altra in ragione di scarsi risultati, problemi comportamentali o difficoltà specifiche di apprendimento e di suddividere gli studenti nelle varie discipline in base alle loro capacità incidono negativamente sui risultati comparativi dei sistemi scolastici presi in esame dagli studi PISA;

15. sottolinea al riguardo che, secondo l'OCSE, gli studenti svantaggiati sotto il profilo socioeconomico sono spesso doppiamente sfavoriti, in quanto frequentano scuole che presentano diversi tipi di svantaggio socioeconomico e hanno meno insegnanti, i quali sono meno qualificati;

Necessità di un approccio personalizzato

16. afferma che garantire a tutti gli individui la parità in termini di opportunità e scelte educative e di accesso a un'istruzione di elevata qualità, a prescindere dal loro contesto di provenienza sociale, etnico e religioso, dal genere o dalla disabilità, è fondamentale per creare una società più equa, più inclusiva e basata sull'uguaglianza, che sia vitale, innovativa e coesa; sottolinea il ruolo che svolgono i servizi pubblici al riguardo;

17. afferma che l'istruzione scolastica è uno dei migliori strumenti per concedere a ciascuno pari opportunità di riuscita e rappresenta la possibilità di acquisire conoscenze e competenze onde integrarsi nel mondo professionale, interrompendo così il ciclo intergenerazionale; invita a coordinare meglio l'offerta di sostegno educativo, ad accrescerne l'accessibilità e a estendere l'erogazione di servizi sociali e di aiuti alle famiglie;

18. chiede l'adozione di un approccio personalizzato e inclusivo all'istruzione, a cominciare dall'istruzione e dalle cure nella prima infanzia, che comprenda ove necessario un sostegno mirato per i soggetti a rischio di abbandono scolastico, segnatamente per i bambini e i giovani affetti da disabilità;

19. chiede un maggiore impegno volto a garantire che da tale approccio personalizzato traggano giovamento, nello specifico, gli allevi che presentano difficoltà di apprendimento causate da disturbi quali, ad esempio, la dislessia, la disprassia e la discalculia o disturbi da deficit di attenzione e iperattività;

20. osserva che i problemi che conducono all'abbandono scolastico hanno spesso origine al di fuori della scuola e devono essere identificati e affrontati;

21. propone che le scuole secondarie e professionali forniscano servizi di consulenza, prestati da personale diverso dal personale docente, in modo che gli studenti che hanno problemi possano rivolgervisi in tutta riservatezza; sottolinea che il personale che presta consulenza deve avere una formazione adeguata e, a tal fine, beneficiare di opportunità di formazione permanente per competenze specifiche;

22. invita ad affrontare tempestivamente le difficoltà emergenti nell'apprendimento e propone la messa a punto di meccanismi di allerta precoce e procedure di controllo onde impedire che i problemi si acuiscano; segnala che, a tal fine, è determinante conseguire una comunicazione multilaterale e una cooperazione più stretta fra la scuola, i genitori e i responsabili a livello locale, come pure le reti locali di sostegno, con il coinvolgimento, se del caso, di mediatori scolastici;

23. ritiene che si debbano offrire servizi di consulenza ai genitori, vista l'influenza che l'ambiente familiare esercita sullo sviluppo educativo e sociale degli alunni;

24. sottolinea che un motivo frequente di insuccesso fra i bambini e i giovani è l'inadeguatezza dei programmi scolastici rispetto alle esigenze di vita e agli interessi dei bambini, che subiscono il condizionamento della società; segnala che un sistema educativo troppo rigido e uniforme rende difficile la personalizzazione del lavoro scolastico in base ai bisogni individuali e il collegamento tra l'istruzione e le esigenze quotidiane;

25. è favorevole a che la scuola organizzi un migliore orientamento professionale e programmi di alta qualità che prevedano esperienze lavorative, come pure visite e scambi culturali e d'istruzione, tra cui contatti con il modo imprenditoriale, al fine di rendere più accessibile il mondo del lavoro, garantendo che gli allievi siano in condizione di compiere scelte informate riguardo alla propria carriera; sottolinea che i consulenti per l'orientamento professionale devono ricevere una formazione adeguata e continuativa, per potersi impegnare in modo proattivo con i giovani a rischio di abbandono scolastico;

26. riconosce la necessità di politiche ben definite per integrare gli studenti con disabilità sensoriali nelle scuole ordinarie e invita gli Stati membri ad abolire le politiche basate sull'istruzione speciale impartita in scuole separate;

27. ribadisce il ruolo essenziale del volontariato nel promuovere l'integrazione sociale e invita gli Stati membri a ricorrere, nella misura più ampia possibile, al servizio volontario europeo quale fattore di crescita personale, educativa e professionale;

28.  raccomanda l'istituzione di programmi di affiancamento nelle scuole onde far sì che gli allievi possano entrare in contatto, in particolare, con ex allievi, per potere avere scambi di opinioni sui diversi orientamenti e sbocchi professionali possibili;

29. riconosce che il ripetere l'anno può stigmatizzare gli allievi che riportano scarsi risultati scolastici e non comporta necessariamente risultati migliori; sottolinea che la limitazione della ripetizione di anni negli Stati membri in cui è ampiamente praticata e la sua sostituzione con un sostegno individuale flessibile costituiscono un modo più efficace per affrontare l'abbandono scolastico;

30. segnala che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) possono avere effetti positivi in contesti pedagogici strutturati e possono favorire la motivazione e l'apprendimento; suggerisce agli Stati membri di favorire e potenziare l'accesso degli allievi alle TIC sin dai primi anni di apprendimento scolastico e di istituire programmi di formazione per gli insegnanti;

31. osserva che le pressioni di ordine finanziario e sociale che gravano sulle famiglie svantaggiate possono obbligare gli studenti ad abbandonare la scuola prima del tempo per entrare nel mercato del lavoro e integrare le risorse familiari; invita gli Stati membri a valutare l'introduzione di un sistema di sostegno finanziario in funzione del reddito per quanti ne hanno bisogno, per combattere tale problema; invita gli Stati membri a prevedere un sostegno finanziario per i genitori che dedicano il loro tempo ad allevare con amore i figli piccoli e assicurano benefici futuri alla società investendo in un capitale umano il cui valore è spesso sottovalutato;

32. suggerisce l'introduzione di ulteriori misure ridistributive, come la possibilità di usufruire gratuitamente della mensa scolastica, di testi scolastici e di attrezzature sportive essenziali, onde ridurre l'impatto della disuguaglianza sociale e contrastare, nel contempo, i rischi di stigmatizzazione per gli allievi interessati;

33. segnala che si dovrebbe riconoscere un sostegno supplementare alle persone con disabilità, onde ridurre il rischio di abbandono scolastico e garantire che ottengano una qualifica adeguata;

34. sottolinea l'importanza cruciale di sistemi di istruzione statali della massima qualità, in cui l'apprendimento sia gratuito e accessibile a tutti e abbia luogo in un ambiente favorevole e sicuro;

35. chiede l'attuazione di sforzi speciali per prevenire e affrontare il bullismo e la violenza a scuola;

36. rammenta l'importanza di aumentare il numero degli allievi che portano a termine la prima parte del ciclo di istruzione secondaria, promuovendo così il conseguimento delle competenze di base;

Condivisione delle responsabilità

37. sottolinea che sono numerosi gli attori che possono adottare provvedimenti per prevenire l'abbandono scolastico; segnala che essi comprendono non soltanto i genitori e tutti i soggetti coinvolti nell'istruzione, ma anche le autorità pubbliche a livello sia nazionale che locale, e chiede una maggiore cooperazione tra tutti gli attori citati, unitamente ai servizi sanitari e sociali locali; osserva che un'impostazione congiunta può rivelarsi efficace nell'aiutare le persone interessate a superare i molteplici ostacoli che si frappongono al successo scolastico e all'occupazione; sottolinea, a tale proposito, l'importanza delle borse di studio, che consentono ai ragazzi provenienti da contesti svantaggiati di godere delle stesse opportunità degli altri;

38. incoraggia gli Stati a prendere provvedimenti volti a combattere gli stereotipi esistenti negli ambienti socioculturali più svantaggiati, che inducono le persone a optare anticipatamente per corsi di formazione professionale di breve durata malgrado i successi scolastici dei figli;

39. suggerisce che le strategie per contrastare l'abbandono scolastico dovrebbero avere come punto di partenza un'analisi, condotta dalle autorità competenti a livello locale e regionale, delle sue principali motivazioni, che coinvolga diversi gruppi di allievi, scuole, regioni e comuni;

40. sottolinea la necessità di rafforzare il rapporto speciale tra genitori e figli, in quanto è fondamentale per lo sviluppo e la stabilità futura di questi ultimi e per il loro buon andamento scolastico; sottolinea che allevare i figli piccoli rappresenta un valore aggiunto per la società e permette di ridurre i costi legati alla delinquenza giovanile, alla criminalità, alla depressione e ad altri problemi derivanti dalla perdita di stabilità che porta i ragazzi all'abbandono scolastico;

41. sottolinea che i giovani, compresi quegli stessi che hanno abbandonato la scuola, devono essere coinvolti nelle discussioni sull'elaborazione e l'attuazione delle politiche e dei programmi volti a contrastare l'abbandono scolastico; osserva che la partecipazione attiva degli studenti, per esempio attraverso i consigli studenteschi, può motivarli attraverso il rafforzamento del loro senso di "inclusione" nei dibattiti che vertono sul loro successo accademico;

42. sottolinea l'importanza di esaminare dettagliatamente l'efficacia delle strategie nazionali esistenti, onde disporre di informazioni che possano eventualmente essere utilizzate per lo scambio di esperienze e buone pratiche fra gli Stati membri;

43. propone che gli Stati membri rendano i genitori responsabili dell'istruzione dei figli fino al compimento del 18° anno di età, prolungando così l'obbligo di frequenza scolastica di due anni, vale a dire fino a 18 anziché 16 anni, o fino al termine del ciclo di istruzione superiore;

44. riconosce che può essere difficile effettuare una mappatura degli interventi messi in atto negli Stati membri da parte di attori diversi, ma che ciò andrebbe incoraggiato ai fini dello scambio di buone prassi; sottolinea la necessità di un migliore coordinamento a livello di Unione europea fra i diversi servizi, oltre che di un migliore coordinamento all'interno degli Stati membri fra le autorità nazionali, regionali e locali;

45. invita la Commissione e gli Stati membri a creare e sviluppare politiche che consentano un'individuazione precoce dei soggetti maggiormente a rischio di abbandono scolastico;

46. osserva che l'offerta mirata di un'istruzione e di cure di qualità elevata nella prima infanzia da parte di personale altamente qualificato porta a una riduzione dell'abbandono scolastico;

47. incoraggia gli Stati membri a investire in personale qualificato e ben addestrato, sia per l'apprendimento prescolastico che per la scuola dell'obbligo, e a rivedere e aggiornare regolarmente i sistemi scolastici e i programmi per il continuo perfezionamento delle competenze degli insegnanti; sottolinea l'importanza, per i bambini, di cominciare un percorso scolastico nella prima infanzia e suggerisce l'impiego di insegnanti di sostegno nelle scuole, per aiutare gli allievi in difficoltà e assistere gli insegnanti nelle attività in classe, nonché di personale scolastico ausiliario per accompagnare la scolarizzazione degli allievi con disabilità nel normale ambiente scolastico, oppure in strutture educative adeguate alla loro disabilità;

48. sottolinea l'importanza fondamentale del sostegno pedagogico complementare per assistere gli alunni con difficoltà di apprendimento, nonché l'importanza fondamentale di incoraggiare e sostenere gli alunni che si sentono esclusi e abbandonati dalla scuola e dalla famiglia; incoraggia gli Stati membri a investire nella formazione e l'assistenza sociale dei genitori che decidono di restare a casa per prendersi cura dei figli piccoli;

49. ricorda agli Stati membri il loro obbligo di presentare piani d'azione nazionali e invita la Commissione a fornire entro un anno al Parlamento europeo una relazione, una valutazione e un'analisi di tali piani d'azione;

50. sottolinea che relazioni positive tra insegnanti e studenti sono essenziali per coinvolgere i giovani nel processo di apprendimento; incoraggia pertanto gli Stati membri a investire in una formazione adeguata per gli insegnanti, onde garantire che dispongano delle competenze necessarie per coinvolgere e motivare i propri studenti;

51. invita gli istituti di formazione per docenti a elaborare programmi per il continuo perfezionamento delle competenze degli insegnanti, integrando alle attività pedagogiche, psicologiche e metodologiche il lavoro con i gruppi di alunni "a rischio", che presentano un alto tasso di assenteismo e una mancanza di motivazione all'apprendimento, e a rendere disponibile a insegnanti e genitori un maggior numero di manuali metodologici;

52. segnala la necessità di utilizzare una terapia basata sull'interazione didattica per affrontare le cause e i sintomi delle difficoltà di apprendimento dei ragazzi, con l'ausilio di strumenti educativi e pedagogici, allo scopo di eliminare l'insuccesso scolastico e le relative conseguenze;

53. riconosce che gli insegnanti necessitano delle competenze sociali e del tempo necessari per riconoscere e sostenere diversi stili di apprendimento, oltre che della libertà e dello spazio per adottare diversi metodi di insegnamento e apprendimento, di concerto con gli studenti;

54. osserva che occorre sensibilizzare quanto prima gli studenti al ventaglio di possibilità di carriera cui possono accedere e suggerisce alle scuole e alle università di istituire partenariati con le autorità, organizzazioni e associazioni locali, che consentano agli studenti di incontrare professionisti di diversi settori e di approfondire inoltre le proprie conoscenze in materia di imprenditoria;

55. sottolinea l'importanza, per i giovani, di classi e gruppi di dimensioni appropriate e di un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo;

56. sottolinea inoltre che anche i frequenti cambi di insegnante all'interno di una classe, il ricorso a un sistema di turni scolastici e una programmazione inefficiente influiscono negativamente sulla capacità di apprendimento degli allievi e fomentano un atteggiamento negativo nei confronti della scuola dell'obbligo;

Diverse strategie di apprendimento

57. riconosce il diritto universale all'apprendimento permanente, che comprende non soltanto l'apprendimento formale, ma anche quello non formale e informale;

58. invita gli Stati membri e i governi regionali con competenze nel settore dell'istruzione a riconoscere e convalidare le conoscenze acquisite in modo non formale e informale, riavvicinando così le persone al sistema di istruzione;

59. riconosce i benefici dello sport, delle attività culturali, del volontariato e della cittadinanza attiva in quanto costituiscono una sede di istruzione non formale e apprendimento permanente;

60. sottolinea l'importanza di percorsi educativi diversificati per gli allievi, che coniughino la formazione generale e quella professionale, ed è convinto che sia la giusta combinazione di questi due fattori, in funzione dell'età e delle inclinazioni degli allievi, a offrire loro le migliori possibilità di accedere a posti di lavoro di qualità; segnala, a tale proposito, l'importanza di favorire punti di contatto tra il sistema educativo e il mondo professionale, come pure tra i sistemi formativi; sottolinea altresì l'importanza delle opportunità di apprendere una seconda lingua europea onde agevolare la "gioventù in movimento" e motivare i giovani a sviluppare interessi e prospettive al di là del proprio ambiente ristretto;

61. sottolinea il valore aggiunto di iniziative e programmi destinati ai genitori, che consentano loro di adottare un approccio basato sull'apprendimento permanente per migliorare la propria istruzione e quindi potenziare l'insegnamento e l'apprendimento a casa con i figli;

62.  chiede l'ammodernamento delle risorse di cui dispongono le scuole, in modo da beneficiare dei potenziali vantaggi offerti dai metodi didattici digitali, e chiede che si tengano in considerazione le qualifiche, come le competenze linguistiche o le conoscenze informatiche, che sono necessarie per le professioni del futuro;

63. invita gli Stati membri a tenere conto delle esigenze del mercato del lavoro e ad adottare provvedimenti volti a rivalutare le qualifiche professionali, rafforzando nel contempo la cooperazione tra le imprese e gli istituti professionali, in modo che questi ultimi siano visti come una valida opzione per gli studenti di tutte le capacità;

64. sottolinea che il principio di "apprendere ad apprendere" andrebbe posto al centro di tutti i programmi scolastici; osserva che i metodi didattici attivi sono fondamentali per coinvolgere più giovani nel processo di apprendimento e incoraggiarli a espandere le proprie conoscenze, e raccomanda l'integrazione delle nuove applicazioni tecnologiche, come quelle offerte dall'Internet degli oggetti, onde aumentare la loro motivazione e migliorare i loro risultati;

65. pone l'accento sull'importanza di sviluppare e sostenere le attività esterne al sistema di istruzione; ritiene che l'accesso universale alle attività extracurricolari, siano esse sportive, culturali o semplicemente di svago, possa ridurre i tassi di assenteismo e di abbandono scolastico e sia estremamente importante per lo sviluppo del bambino;

66. sottolinea che le attività extracurricolari andrebbero sviluppate all'interno delle scuole, dato che ciò contribuisce a creare un'immagine "positiva" dell'ambiente scolastico; riconosce che fornire agli allievi maggiori incentivi per andare a scuola è un modo per prevenire l'abbandono scolastico;

67. riconosce il ruolo svolto dalle organizzazioni giovanili nel prevenire l'abbandono scolastico offrendo un'istruzione non formale, che trasmette ai giovani competenze importanti, un senso di responsabilità e una maggiore autostima;

68. riconosce che, in tutti gli Stati membri dell'UE, raramente tutti gli studenti raggiungono livelli adeguati di competenze alfabetiche e artimetico-matematiche, un aspetto che contribuisce all'abbandono scolastico; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero definire con urgenza obiettivi tesi a garantire che tutti gli allievi lascino la scuola primaria avendo acquisito la capacità di leggere e scrivere nonché competenze aritmetiche adeguate alla loro età; è del parere, inoltre, che gli Stati membri debbano altresì definire programmi di lettura, scrittura e calcolo che consentano agli studenti che non sono riusciti ad acquisire tali competenze essenziali durante l'istruzione formale di recuperare il ritardo quanto prima;

Soluzioni per una "seconda opportunità"

69. invita gli Stati membri a elaborare modalità per reintegrare nel sistema scolastico le persone che hanno abbandonato la scuola anzitempo attuando programmi idonei, quali ad esempio le "scuole della seconda opportunità", che offrano un contesto di apprendimento appropriato, in grado di aiutare i giovani a ritrovare la fiducia in sé stessi e nella propria capacità di apprendimento;

70. osserva che, al fine di garantire che tali misure di reinserimento raggiungano coloro che ne hanno maggiormente bisogno, sarebbe opportuno definire soluzioni adeguate per identificare e monitorare gli allievi interessati, sensibilizzare e misurare i risultati;

71. sottolinea che i livelli più elevati di reinserimento vengono raggiunti dai programmi che si rivolgono alle esigenze individuali di chi abbandona precocemente la scuola; esorta gli istituti di istruzione a rispettare le esigenze e i diritti degli individui nell'elaborazione dei programmi loro destinati;

72. sottolinea la necessità di organizzare attività a livello locale finalizzate a incentivare le persone a ritornare a scuola e a promuovere un ambiente positivo per coloro che hanno abbandonato la scuola e intendono farvi ritorno;

73. osserva che sono state effettuate pochissime valutazioni delle varie misure di reinserimento negli Stati membri; invita pertanto gli Stati membri a monitorare e valutare i rispettivi programmi di reinserimento e a definire obiettivi di miglioramento;

74. sottolinea la necessità di analizzare il fenomeno della ripetizione dell'anno scolastico e il relativo impatto sui tassi di abbandono scolastico, insistendo sull'importanza di programmi individuali per i singoli alunni;

75. esorta gli Stati membri a istituire un maggior numero di scuole della seconda opportunità, potenziando il contenuto dei loro programmi e le loro attrezzature materiali e tecniche e rafforzando la capacità del corpo docente disponibile, dato che queste scuole stanno emergendo quale importante strumento di reinserimento delle persone che si sono ritrovate fuori dal sistema dell'istruzione formale;

Sistema di istruzione e occupazione

76. segnala che una riduzione a non oltre il 10% del tasso di abbandono scolastico, che raggiungerebbe l'obiettivo principale della strategia UE 2020, contribuirebbe al calo della disoccupazione giovanile e al miglioramento del tasso di occupazione, dato che attualmente il 52% di quanti hanno abbandonato la scuola risultano disoccupati e, secondo studi accademici, il numero di posti di lavoro disponibili per la manodopera poco qualificata o non qualificata si ridurrà ulteriormente nei prossimi anni; sottolinea che una riduzione pari soltanto all'1% del tasso di abbandono scolastico potrebbe portare a un aumento del numero di potenziali lavoratori qualificati di 500 000 unità;

77. è del parere che l'abbandono scolastico si traduca in opportunità mancate per i giovani e in una perdita di potenzialità sociali ed economiche per l'UE nel suo complesso; sottolinea il fatto che, in aggiunta all'impatto degli attuali cambiamenti demografici, i paesi europei non possono permettersi questo enorme spreco di talenti ed evidenzia che il fenomeno va esaminato nel contesto di un mercato del lavoro e di un livello di competitività dell'UE entrambi orientati a favorire le persone in possesso di titoli di studio più elevati; segnala che il miglioramento dei risultati scolastici contribuirà a capovolgere tale tendenza, per cui livelli di competenza più elevati consentiranno una "crescita intelligente", e che la lotta a uno dei principali fattori di rischio di disoccupazione e povertà spianerà la strada alla "crescita inclusiva";

78. sottolinea il legame che intercorre tra abbandono scolastico e disoccupazione giovanile; osserva che nell'UE più della metà dei giovani che avevano abbandonato la scuola erano disoccupati nel 2009 e che l'abbandono scolastico può portare a un'eccessiva dipendenza da lavori precari, oltre a esacerbare il problema della disoccupazione strutturale nella popolazione in generale;

79. osserva che i giovani che abbandonano la scuola hanno meno probabilità di partecipare attivamente all'imprenditorialità sociale ed economica, con conseguenze negative per l'economia e la società;

80. sottolinea l'importanza di contrastare l'abbandono scolastico, non da ultimo in considerazione delle tendenze demografiche nell'UE;

81. rileva che gli effetti a lungo termine, a livello economico e sociale, dell'abbandono scolastico generano un rischio rilevante di povertà e che lottare contro l'abbandono scolastico è un modo per prevenire l'esclusione sociale fra i giovani; ritiene pertanto che la riduzione del numero di persone che abbandonano la scuola costituisca una misura chiave per raggiungere, nel quadro di strategie sia nazionali che europee, l'obiettivo di scongiurare per almeno 20 milioni di persone il rischio di povertà ed esorta gli Stati membri a non ridurre l'età dell'obbligo scolastico;

82. invita i datori di lavoro, ove possibile, a incentivare i giovani lavoratori che non hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore a diplomarsi, introducendo politiche aziendali di conciliazione tra studio e lavoro; rileva, a tale proposito, la necessità di favorire la partecipazione dei discenti al programma Leonardo da Vinci;

83. esorta pertanto gli Stati membri a elaborare quanto prima politiche volte a creare nuovi posti di lavoro basati sulle nuove competenze;

84. sottolinea che è necessario adeguare i sistemi d'istruzione alle necessità del mercato del lavoro; segnala che, in una situazione in cui diventerà raro, in futuro, trascorrere la totalità della propria vita professionale in un unico settore, gli alunni devono acquisire un'ampia gamma di capacità quali la creatività, il pensiero creativo, le competenze generali e la capacità di adattarsi rapidamente e in modo flessibile a condizioni ed esigenze mutevoli;

85. esorta gli Stati membri, coadiuvati dalla Commissione, ad agire efficacemente per monitorare il fenomeno dei "Neet" ("Not in Education, Employment or Training"), gli esclusi dal circuito formazione-lavoro, e a combatterlo;

86. propone di ampliare le opportunità di effettuare tirocini nelle imprese proseguendo nel contempo l'istruzione scolastica;

87. sottolinea che gli Stati membri dovrebbero migliorare ulteriormente i rispettivi sistemi di istruzione e formazione per conseguire una migliore corrispondenza delle esigenze individuali con quelle del mercato del lavoro, anche affrontando il problema delle competenze di base (alfabetizzazione e apprendimento del calcolo numerico), promuovendo l'istruzione e la formazione professionale e adottando misure volte ad agevolare la transizione dalla scuola al mercato del lavoro;

88. rileva che l'abbandono scolastico riguarda più frequentemente i ragazzi e che esiste il rischio di creare un ceto inferiore di giovani disoccupati, privi di istruzione o con un livello modesto di istruzione e scarse opportunità di entrare a far parte del mercato del lavoro e della società in generale; sollecita gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai ragazzi che hanno difficoltà ad adattarsi all'ambiente scolastico e a non abbassare l'età dell'obbligo scolastico;

89. esorta la Commissione, considerando il fatto che l'occupazione di breve durata e precaria è più diffusa tra le persone con scarsa istruzione, a garantire che gli sforzi per consentire a quanti hanno abbandonato la scuola di rientrare nel mercato del lavoro siano costantemente accompagnati da programmi di formazione supplementare, al fine di migliorare le loro prospettive occupazionali future;

90. segnala che gli investimenti nella riconversione e nell'ammodernamento dei corsi di formazione professionale sono fondamentali ai fini del reinserimento nel mercato del lavoro dei giovani che hanno abbandonato la scuola;

91. sottolinea la necessità di migliorare le capacità fornite attraverso la formazione tecnica professionale e di raggiungere una corrispondenza più efficace tra le specializzazioni offerte e le esigenze del mercato del lavoro, in quanto il collegamento tra l'istruzione e l'occupazione è parte integrante della lotta all'abbandono scolastico;

92. ritiene che, per lottare contro l'abbandono scolastico, le politiche educative debbano essere collegate a politiche volte a promuovere la ripresa economica e, di conseguenza, a creare posti di lavoro permanenti ed evitare qualsiasi forma di abbandono scolastico, di occupazione di breve durata e precaria e di accelerazione della fuga di cervelli;

93. raccomanda l'apprendimento precoce delle nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, nonché delle tecnologie del linguaggio, in quanto si tratta di mezzi particolarmente utili di comunicazione che i giovani hanno la capacità di padroneggiare rapidamente;

Politiche dell'UE                      

94. valuta positivamente la proposta di raccomandazione del Consiglio presentata dalla Commissione relativa alle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico, che prevede un quadro per politiche globali in questo ambito, un'analisi delle ragioni dell'abbandono scolastico a livello nazionale e locale in ciascuno Stato membro, una valutazione dell'efficacia delle misure esistenti e l'integrazione di misure di prevenzione, intervento e compensazione per contrastare tale fenomeno;

95. ritiene che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, un quadro europeo di strategie globali di lotta contro l'abbandono scolastico potrebbe fornire un'utile orientamento agli Stati membri, definendo la corretta impostazione per migliorare le politiche esistenti e sviluppare i rispettivi programmi nazionali di riforma;

96. avverte che i possibili tagli alla spesa pubblica nel settore dell'istruzione in ragione della crisi economica e le politiche di austerità finanziaria attualmente applicate negli Stati membri avranno ripercussioni negative, in quanto incrementeranno ulteriormente il tasso di abbandono scolastico nell'UE;

97. sottolinea che investire maggiori somme di denaro a favore della lotta all'abbandono scolastico può produrre, a lungo termine, l'effetto di evitare che i giovani diventino dipendenti dalla sicurezza sociale;

98. sostiene, nel contesto del bilancio 2012 dell'UE, la proposta di "progetto pilota per i giovani" inteso a fornire una garanzia di integrazione dei giovani, e in particolare di quelli che hanno abbandonato la scuola, nel mercato del lavoro;

99. auspica l'impiego mirato, efficiente e coerente dei Fondi strutturali, segnatamente del Fondo sociale europeo, ai fini della piena attuazione delle strategie per i giovani, segnatamente per quanti hanno abbandonato la scuola, allo scopo di promuovere l'inclusione sociale attraverso programmi specifici in ciascuno Stato membro, garantire un'istruzione di qualità per tutti e prevenire l'abbandono scolastico e l'assenteismo;

100.    rileva che la natura del problema dell'abbandono scolastico varia da paese a paese e persino all'interno di una stessa regione e che non esiste, pertanto, una soluzione unica uguale per tutti;

101.    apprezza e sostiene le intenzioni espresse dal Consiglio riguardo alla "mappatura" sociale dei giovani che abbandonano gli studi mediante la raccolta di dati provenienti da tutti gli Stati membri; invita la Commissione a sostenere questa iniziativa;

102.    invita gli Stati membri ad analizzare in modo approfondito la problematica dell'abbandono scolastico, nel debito rispetto delle esigenze di protezione dei dati, al fine di individuarne le cause profonde a livello nazionale, regionale e locale;

103.    rileva tuttavia che, per poter analizzare le ragioni fondamentali dell'abbandono scolastico, occorrono dati più completi, sistematici e coerenti da parte degli Stati membri;

104.    chiede che siano destinati maggiori fondi e che sia migliorata l'accessibilità al programma dell'UE per l'apprendimento permanente, il quale aumenta la mobilità di alunni e insegnanti, sostiene lo scambio di migliori pratiche e contribuisce a migliorare i metodi di insegnamento e apprendimento; chiede che sia fatto un utilizzo più efficace dei finanziamenti assegnati a titolo dei Fondi strutturali dell'Unione per attuare le misure volte a prevenire l'assenteismo scolastico;

105.    sottolinea l'importanza del programma dell'UE per l'apprendimento permanente e dei suoi quattro programmi settoriali, ovvero Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci e Grundtvig, riconoscendo in particolare il ruolo significativo svolto dal programma Comenius nella lotta all'abbandono scolastico;

106.    invita la Commissione a promuovere la visibilità del programma d'azione Comenius per la mobilità individuale degli allievi, che può contribuire a ridurre l'abbandono scolastico;

o

o   o

107.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

  • [1]  GU L 327 del 24.11.2006, pag. 45.
  • [2]  GU C 319 del 13.12.2008, pag. 20.
  • [3]  GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
  • [4]  GU C 301 dell'11.12.2009, pag. 5.
  • [5]  GU C 135 del 26.5.2010, pag. 2.
  • [6]  GU C 250E del 25.11.2007, pag. 102.
  • [7]  GU C 41E del 19.2.2009, pag. 24.
  • [8]  GU C 8E del 14.1.2010, pag. 12.
  • [9]  GU C 161E del 31.5.2011, pag. 8.
  • [10]  GU C 161E del 31.5.2011, pag. 21.
  • [11]  Testi approvati, P7_TA(2011)0092.
  • [12]  Testi approvati, P7_TA(2011)0231.

MOTIVAZIONE

Introduzione

L'abbandono scolastico è un fenomeno complesso nonché una sfida importante cui l'Europa deve far fronte. L'Unione europea ha quindi iniziato a mettere in atto una serie di misure e strumenti per meglio sostenere gli Stati membri nell'elaborazione di politiche nazionali adeguate ed efficaci onde affrontare il problema. Nel novero di tali iniziative rientrano la comunicazione della Commissione sulla lotta contro l'abbandono scolastico, una nuova proposta di raccomandazione del Consiglio sulle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico e l'iniziativa faro della Commissione "Youth on the Move".

La strategia Europa 2020, inoltre, delinea sei obiettivi principali per gli Stati membri, uno dei quali è ridurre al 10% il tasso di abbandono scolastico entro il 2020. L'obiettivo del 10% era già stato concordato dagli Stati membri nel 2003, ma soltanto sette tra loro sono riusciti a raggiungere questo parametro; nel 2009 il tasso di abbandono scolastico fra i giovani dai 18 ai 24 anni si attestava a una media del 14,4%.

La maggior parte degli Stati membri dell'UE ha realizzato almeno qualche progresso nel ridurre la percentuale di giovani che abbandonano la scuola precocemente o con scarse qualifiche, e si è registrato un cambiamento apprezzabile e positivo nel loro approccio all'abbandono scolastico; cionondimeno, la presente relazione sostiene la tesi che si debba fare molto di più al riguardo.

Chi sono le persone che abbandonano la scuola prima del tempo?

Per identificare coloro che già rientrano nella categoria di quanti hanno abbandonato la scuola anzitempo e coloro che potenzialmente potrebbero rientrarvi, è fondamentale definire il fenomeno dell'abbandono scolastico. Non esiste tuttavia una definizione unica e onnicomprensiva di tale fenomeno, che si possa facilmente applicare a tutti gli Stati membri, le organizzazioni e i singoli individui all'interno dell'UE. La Commissione, nella comunicazione sulla lotta contro l'abbandono scolastico, fa riferimento a coloro che hanno lasciato la scuola descrivendoli come persone di età compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno interrotto gli studi e la formazione e che possiedono al massimo un diploma di istruzione secondaria inferiore. A fini di coerenza e chiarezza, è stata adottata la definizione della Commissione in tutto il testo della presente relazione.

Non esiste un profilo tipico della persona che ha interrotto gli studi, così come non vi è un indicatore standard per identificare le persone che hanno le maggiori probabilità di farlo. L'abbandono scolastico accomuna diverse tipologie di persone, e non tutte hanno lasciato gli studi per motivazioni negative. Nella presente relazione tuttavia si osserva che vi sono alcuni gruppi che sono considerati più a rischio di altri.

Gli scarsi risultati scolastici costituiscono uno degli indicatori dell'abbandono scolastico. Nei primi anni di scolarizzazione, le differenze fra gli allievi in termini di risultati sono meno pronunciate; tuttavia, a mano a mano che queste diventano più marcate nelle fasi successive dell'apprendimento, gli allievi che hanno difficoltà diventano talvolta molto meno motivati a proseguire un percorso scolastico. Gli allievi con voti brillanti, per contro, tendono a continuare gli studi a prescindere da circostanze o fattori esterni.

È importante sottolineare che risultati scolastici mediocri non possono essere considerati un fatto isolato, essendo indissolubilmente collegati ad altri fattori quali la povertà, gli abusi e il contesto familiare. Alcuni studi hanno indicato ad esempio che gli studenti i cui genitori hanno scarse qualifiche o un lavoro poco qualificato hanno maggiori probabilità di abbandonare gli studi. Laddove il nucleo familiare fornisce un ambiente stabile in cui i bambini possono crescere, imparare e svilupparsi, gli studenti hanno probabilità di gran lunga superiori di continuare gli studi. Analogamente, nelle famiglie in cui i giovani non sono incoraggiati e il loro apprendimento non è sostenuto, l'abbandono scolastico diventa più probabile.

Si possono discernere altri elementi in comune tra le persone che abbandonano gli studi, quali le disparità regionali e il divario tra zone urbane e zone rurali. Il tasso di abbandono scolastico è inoltre molto superiore per le minoranze etniche e le comunità di immigrati, in particolare i rom. Ma soprattutto, l'abbandono scolastico è risultato essere un fenomeno legato al genere, con probabilità notevolmente inferiori per le ragazze rispetto ai ragazzi (con percentuali rispettivamente del 13% e del 17%).

Conseguenze dell'abbandono scolastico

Elevati tassi di abbandono economico hanno implicazioni sociali ed economiche tutt'altro che rosee; il fenomeno incide negativamente sulla crescita economica e conduce all'instabilità economica e sociale. È quindi decisivo intervenire con provvedimenti per canalizzare l'energia e sviluppare le capacità dei giovani, ai fini dello sviluppo economico e sociale futuro degli Stati membri. Si ritiene che riducendo di un solo punto percentuale il tasso di abbandono scolastico in Europa si otterrebbe quasi mezzo milione in più di giovani qualificati all'anno.

È stato dimostrato che quanti abbandonano gli studi senza un diploma secondario superiore avranno per tutta la vita un reddito sensibilmente inferiore rispetto a coloro che invece l'hanno conseguito. I titoli di studio (o la loro mancanza) sono un indicatore sostanziale di povertà. Dato che quanti abbandonano gli studi si ritrovano con competenze inferiori rispetto a coloro che li proseguono, hanno meno opportunità al momento di entrare nel mercato del lavoro e spesso finiscono per accettare lavori scarsamente retribuiti, precari e con poche possibilità di evoluzione. La prevenzione dell'abbandono scolastico può quindi potenzialmente spezzare il ciclo della povertà intergenerazionale e migliorare la crescita economica complessiva.

L'abbandono scolastico produce anche conseguenze sociali interdipendenti più immediate, in quanto è associato a percentuali più elevate di comportamenti antisociali, gravidanze in età adolescenziale e consumo di droga.

Nella presente relazione si riconosce che non esiste una soluzione semplice che da sola porrà rimedio al problema dell'abbandono scolastico; si tratta di una questione complessa, che va affrontata mediante una serie di interventi e iniziative. Nessuna misura sarà efficace di per sé, se non sarà integrata da altre misure.

Necessità di un approccio personalizzato

Si possono sollecitare o indurre numerosi attori diversi ad affrontare il problema dell'abbandono scolastico, ma è probabile che il fenomeno sia visto da una prospettiva diversa dagli studenti, dagli insegnanti, dai genitori e da altri soggetti interessati. La presente relazione sottolinea che la prospettiva e il migliore interesse dello studente dovrebbero avere la priorità in sede di definizione della misure da adottare per contrastare l'abbandono scolastico.

Gli interventi devono essere condotti in un'ottica di sensibilità verso la complessità delle esigenze di una persona. Molti giovani decidono di abbandonare l'istruzione tradizionale per motivi personali quali ad esempio il bullismo a scuola, mentre altri possono essere colpiti da problemi personali come la tossicodipendenza o la mancanza di una fissa dimora. La presente relazione raccomanda che ciascuna scuola secondaria istituisca un servizio di consulenza al quale gli studenti che hanno problemi personali possano rivolgersi e trovare delle soluzioni. Le scuole non hanno meramente un ruolo educativo, ma devono anche offrire assistenza. Il riconoscimento di questa funzione di sostegno può costituire un decisivo passo avanti nella lotta all'abbandono scolastico.

Oltre a dover far fronte alle difficoltà personali, anche il mondo del lavoro può costituire una prospettiva sconfortante per gli studenti. La relazione raccomanda pertanto l'istituzione di reti di sostegno concepite per gli studenti, allo scopo di fornire loro orientamenti e consulenze in ambito professionale, tra cui la definizione di obiettivi, la formazione professionale e la consulenza sulla carriera. Questo non solo renderà il mondo del lavoro meno oscuro e più accessibile per gli studenti, ma li motiverà a prefiggersi degli obiettivi e ad adoperarsi per raggiungerli. Un esempio di buona prassi viene dal Regno Unito, dove nel 2001 è stato istituito con notevole successo il Connexions Service, un'organizzazione che combina servizi dedicati ai giovani e orientamento professionale, il cui obiettivo è fornire ai giovani sostegno e consulenza personalizzata e che ha introdotto nell'approccio ai giovani una serie di innovazioni, segnatamente l'utilizzo di servizi online.

Nella relazione si afferma chiaramente che il processo di reintegro dei giovani disillusi nel sistema educativo deve iniziare il più presto possibile. Il rifiuto scolastico, i problemi comportamentali e altre problematiche devono essere affrontati non appena si presentano; simili difficoltà non possono essere sottovalutate o ignorate.

Riforme scolastiche

In alcuni casi, i giovani decidono di abbandonare il sistema scolastico perché non considerano il curriculum un elemento valido o rilevante per la loro vita. Ogni studente è un caso a sé e non tutti rispondono allo stesso metodo didattico. La presente relazione invita pertanto le scuole ad abbandonare i metodi tradizionali di verifica, nei quali le prospettive future di una persona dipendono dal risultato che ha ottenuto in un unico giorno, per cercare di individuare modalità di valutazione degli studenti su base continua.

È evidente che non tutti i giovani sono attratti dalle materie e dalle qualifiche accademiche più tradizionali ed è dimostrato che quanti non nutrono interesse verso il programma scolastico tradizionale sono a maggior rischio di abbandono. Per contrastare questa tendenza, gli Stati membri dovrebbero prendere provvedimenti finalizzati a rinnovare e diversificare il programma nazionale, ampliando la gamma di opzioni educative disponibili per gli studenti. Le riforme strutturali sono importanti per fornire ai giovani le competenze e la formazione necessarie ad agevolare la loro entrata nel mondo del lavoro, tra cui la capacità di risolvere i problemi, valutare le informazioni in chiave critica e comunicare efficacemente. Una alternativa, che è già stata sperimentata in Spagna, consiste nell'incoraggiare legami più forti e accordi di partenariato tra le scuole e le aziende locali. Simili programmi, che offrono agli studenti un "assaggio" della vita lavorativa, possono inoltre dare loro una direzione cui tendere e motivarli a impegnarsi di più.

È fondamentale che le scuole incoraggino la mobilità degli studenti fra i diversi percorsi educativi, siano essi accademici, professionali e così via. Offrire agli studenti una scelta più ampia a scuola è importante non solo per accrescere la loro motivazione a rimanere, ma anche per fornire loro l'ampio spettro di conoscenze e competenze essenziali necessarie per trovare successivamente un impiego. Il relatore è persuaso che il principio di "apprendere ad apprendere" andrebbe posto al centro di tutte le politiche e i programmi scolastici.

Un'altra raccomandazione rivolta alle scuole è quella di adoperarsi per migliorare il rapporto numerico tra studenti e insegnanti, in particolare quando si tratta di studenti con difficoltà di apprendimento. Classi poco numerose per studenti con esigenze speciali di apprendimento o problemi comportamentali possono incidere positivamente sulle percentuali di abbandono scolastico. Questo tipo di studenti spesso necessitano di insegnanti di sostegno, che collaborano con gli insegnanti "titolari". Gli insegnanti di sostegno godono ormai di notevole favore in diversi Stati membri, poiché grazie a loro sono assicurate le cure necessarie agli studenti che hanno bisogno di un'attenzione particolare, mentre l'insegnante titolare è più libero di dedicarsi agli altri studenti.

Infine, come il relatore ha evidenziato anche nella relazione sull'apprendimento durante la prima infanzia nell'Unione europea, assicurare servizi di elevata qualità di educazione e cura della prima infanzia ai bambini da 0 a 6 anni è un elemento fondamentale della lotta contro l'abbandono scolastico. È nell'apprendimento durante la prima infanzia che si pongono le basi per un apprendimento positivo durante l'intero arco della vita e investire nei servizi di educazione e cura della prima infanzia porta maggiori profitti rispetto agli investimenti in qualsiasi altra fase educativa.

Legami con i genitori e la comunità

Le scuole non sono gli unici organi che hanno la responsabilità di attuare le politiche e i programmi finalizzati a contrastare l'abbandono scolastico; la presente relazione sostiene che la responsabilità si estende anche alla comunità locale. Occorrono chiari collegamenti fra i servizi sociali e assistenziali, le ONG, le organizzazioni private, le scuole e i genitori nonché intersezioni tra le politiche nazionali e le strategie condotte a livello locale, su piccola scala. L'istituzione di una rete che collega gli attori di diversi settori della comunità renderà più facile il superamento individuale dei molteplici ostacoli che si frappongono all'istruzione. I genitori, soprattutto quelli di bambini con disabilità, dovrebbero altresì essere riconosciuti in quanto partner qualificati che possono collaborare con gli insegnanti; si dovrebbe consentire a tutti i genitori di svolgere un ruolo pienamente collaborativo nella scolarizzazione dei figli.

Nel Regno Unito, il volontariato e la comunità sono stati particolarmente efficaci nel migliorare il rendimento scolastico dei giovani provenienti da contesti di minoranze etniche e di colore. Le iniziative locali spesso ricorrono a metodi innovativi e alternativi per motivare i giovani che non si impegnano, quali la musica, il teatro, la danza e lo sport.

Soluzioni per una "seconda opportunità"

Per quanti abbandonano gli studi anzitempo è necessario un meccanismo volto al loro reintegro all'interno del sistema scolastico. Una soluzione consiste nell'incoraggiare gli Stati membri a istituire scuole alternative o "di seconda opportunità", che devono dimostrare sensibilità nei confronti delle esigenze individuali delle persone, molte delle quali hanno abbandonato gli studi in gioventù perché deluse dal sistema scolastico, e flessibilità, per consentire alle persone di conciliare gli impegni di studio con le proprie responsabilità lavorative e familiari.

Sebbene la prevenzione dell'abbandono scolastico sia molto più efficace a lungo termine, occorre mantenere soluzioni che offrono una seconda possibilità come parte integrante delle strategie degli Stati membri per contrastare l'abbandono scolastico.

PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (14.7.2011)

destinato alla commissione per la cultura e l'istruzione

sulla lotta contro l'abbandono scolastico
(2011/2088(INI))

Relatore per parere: Nadja Hirsch

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per la cultura e l'istruzione, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  deplora che la quota di abbandono scolastico nell'UE sia pari attualmente al 14,4% e che in essa il 17,4% corrisponda a quanti hanno concluso soltanto la scuola elementare; rileva che per molti anni la riduzione dell'abbandono scolastico ha rappresentato un obiettivo per l'UE e per gli Stati membri ma che non sono stati compiuti progressi sufficienti in termini di quote di abbandono scolastico che in alcuni Stati membri sono superiori al 30%; sottolinea l'enorme divergenza dei valori percentuali dell'abbandono scolastico nei vari Stati membri e la difficoltà di effettuare paragoni in termini di fattori contestuali pertinenti, quali i movimenti migratori e i livelli di istruzione all'interno della famiglia, tra diverse regioni e tra Stati membri; rileva che questi bambini provengono il più delle volte da ambienti con un basso livello di istruzione o socialmente ed economicamente svantaggiati e che sono più spesso maschi che femmine; esorta gli Stati membri ad agire con maggiore impegno e la Commissione a sorvegliare con più attenzione al fine di garantire che gli Stati membri elaborino e attuino strategie volte a ridurre l'abbandono scolastico; avverte che i possibili tagli alla spesa pubblica nel settore dell'istruzione in ragione della crisi economica e le politiche di austerità di bilancio attualmente attuate dagli Stati membri avranno effetti negativi in quanto incrementeranno ulteriormente il numero di alunni che abbandonano la scuola nell'UE;

2.  rileva che tra i bambini rom il 20% non è affatto iscritto a scuola e il 30% la ha abbandonata; sottolinea che anche se l'abbandono precoce degli studi (APS) è più diffuso tra i maschi che non tra le femmine, si registra una situazione particolare nelle comunità rom tradizionali, in cui l'usanza dei matrimoni precoci fa sì che l'abbandono scolastico delle ragazze sia più frequente. questo APS da parte delle ragazze rom si verifica a un'età inferiore (circa 12-13 anni) rispetto ai ragazzi (circa 14-15 anni); nel caso delle comunità rom tradizionali, sono necessarie misure positive supplementari volte a contrastare l'APS frutto di queste pratiche tradizionali dannose;

3.  rileva altresì che è fondamentale ridurre la disoccupazione nell'UE rispondendo alle nuove esigenze occupazionali e incoraggiando la rigenerazione della forza lavoro;

4.  è del parere che l'abbandono scolastico si traduca in opportunità mancate per i giovani e in una perdita di potenzialità sociali ed economiche per l'UE nel suo complesso; sottolinea il fatto che, in aggiunta agli attuali cambiamenti demografici, i paesi europei non possono permettersi l'enorme spreco di talenti e che il fenomeno va esaminato alla luce della circostanza che il mercato del lavoro e il livello di competitività dell'Europa punteranno entrambi a favorire le persone in possesso di elevate qualifiche di istruzione; ritiene che il miglioramento dei risultati scolastici contribuirà al conseguimento di livelli più elevati di competenza, per cui saranno agevolate la "crescita intelligente" e la lotta ai principali fattori di rischio di disoccupazione e povertà nonché sarà spianata la strada alla "crescita inclusiva"

5.  segnala che una riduzione non più del 10%, in adempimento all'obiettivo principale della strategia UE 2020, avrebbe effetti sul calo della disoccupazione giovanile e sul tasso di occupazione, in quanto attualmente chi ha abbandonato la scuola risulta poi disoccupato nella misura del 52% e, secondo stime teoriche, il numero di posti di lavoro disponibili per la manodopera poco qualificata o non qualificata si ridurrà ulteriormente nei prossimi anni; sottolinea che con una riduzione del tasso dell'1% soltanto si potrebbero registrare 500 000 lavoratori qualificati potenziali supplementari;

6.  sottolinea che investire maggiori somme di denaro a favore della lotta all'abbandono scolastico può avere nel lungo termine l'effetto di evitare che i giovani diventino dipendenti dalla sicurezza sociale;

7.  sottolinea l'importanza di contrastare l'abbandono scolastico, anche in considerazione delle tendenze demografiche nell'UE;

8.  rileva che l'abbandono scolastico genera a lungo termine, a livello economico e sociale, un significativo rischio di povertà e che lottare contro l'abbandono scolastico è un modo per evitare che i giovani cadano nell'esclusione sociale; ritiene, pertanto, che la riduzione del numero di persone che abbandonano la scuola costituisca una misura chiave per raggiungere, con strategie nazionali e unionali, l'obiettivo di ridurre di almeno 20 milioni il numero delle persone a rischio di povertà ed esorta gli Stati membri a non ridurre l'età dell'obbligo scolastico;

9.  esorta, pertanto, gli Stati membri a elaborare quanto prima politiche volte a creare nuovi posti di lavoro basati sulle nuove competenze;

10. sottolinea che è necessario adeguare i sistemi d'istruzione alle necessità del mercato del lavoro; sottolinea che, in una situazione in cui sarà raro, in futuro, svolgere la totalità della propria carriera professionale in un unico settore, gli alunni devono acquisire un'ampia gamma di capacità, quali la creatività, il pensiero creativo, le competenze generali, la capacità di adattarsi rapidamente e in modo flessibile alle mutevoli condizioni ed esigenze;

11. auspica che la Commissione presenti al Parlamento tra un anno, sulla base di indicatori precisi, una relazione, una valutazione e un'analisi dei programmi nazionali di riforma, nonché i risultati del monitoraggio degli sviluppi dei diversi livelli di istruzione negli Stati membri, specificando i mezzi messi a punto per lottare contro la disoccupazione, quali ad esempio l'apprendistato, i programmi studio-lavoro, il tutoraggio professionale, ecc. e includendo le proiezioni occupazionali per settore e livello di competenza, e infine presenti regolari relazioni sui progressi compiuti; esorta la Commissione a condurre uno studio sull'influenza dei rispettivi sistemi scolastici nazionali sul tasso di abbandono scolastico; invita a far sì che la relazione si basi sulle specifiche caratteristiche nazionali, regionali e locali dell'abbandono scolastico;

12. ritiene che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, un quadro europeo di strategie globali volte alla lotta contro l'abbandono scolastico potrebbe fornire un'utile guida agli Stati membri, indicando loro la giusta direzione per migliorare le politiche esistenti e sviluppare i loro programmi nazionali di riforma;

13. rileva che il problema dell'abbandono scolastico varia da paese a paese e anche entro una medesima regione e che non esiste, pertanto, una soluzione unica uguale per tutti;

14. sottolinea l'importanza, ai fini di una lotta efficace all'abbandono scolastico, dello scambio di esperienze e di prassi migliori a livello nazionale e unionale; esorta la Commissione a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri e a sostenere le loro strategie attraverso lo scambio di esperienze, competenze e buone pratiche; è favorevole alla raccomandazione del Consiglio che propone un quadro comune europeo per la definizione di politiche efficaci ed efficienti di lotta contro l'abbandono scolastico, inclusa l'idea secondo cui gli Stati membri dovrebbero adottare strategie nazionali globali di lotta contro l'abbandono scolastico entro il 2012;

15. invita gli Stati membri ad analizzare in modo approfondito la problematica dell'abbandono scolastico alla luce della protezione di dati, a individuare le cause profonde a livello nazionale, regionale e locale e a elaborare pacchetti mirati di misure di prevenzione, intervento e compensazione, incluse le strutture specializzate o i servizi scolastici di sostegno per le disabilità riconosciute; ritiene che le strategie volte a contrastare l'abbandono scolastico debbano fare riferimento all'analisi delle dimensioni nazionali, regionali e locali specifiche del fenomeno e che tali dati dovrebbero servire a focalizzare la ricerca sulle ragioni dei tassi di abbandono straordinariamente elevati tra determinate categorie di alunni e nelle regioni, località e scuole maggiormente interessate;

16. ribadisce che le strategie globali volte a contrastare l'abbandono scolastico dovrebbero includere un insieme di politiche, di coordinamento tra i diversi settori politici e di integrazione delle misure all'interno della totalità delle politiche rivolte ai giovani e ai bambini;

17. esorta gli Stati membri a mettere a punto programmi volti a lottare contro le dipendenze e le patologie sociali e programmi di prevenzione che trattino la correlazione esistente tra la situazione familiare e l'abbandono scolastico;

18. esorta gli Stati membri, coadiuvati dalla Commissione, ad intervenire efficacemente per monitorare il fenomeno degli esclusi dal circuito formazione-lavoro e a combatterlo;

19. sostiene modalità flessibili e calibrate al fabbisogno per l'insegnamento scolastico e sottolinea che tale sfida deve essere raccolta soprattutto dalle scuole elementari e dalle scuole del primo ciclo secondario attraverso un intervento precoce, lo sviluppo di legami più forti con le scuole e altre misure; ritiene che il corpo docente, gli psicologi scolastici e gli assistenti sociali scolastici debbano essere qualificati di conseguenza e beneficiare di un elevato livello di formazione lungo tutto l'arco della sua carriera che gli consenta di riorientare la propria esperienza e di adattarla di conseguenza alle nuove esigenze, nonché essere coinvolti attivamente nella pianificazione, organizzazione, attuazione e valutazione di strategie volte ad aiutare le persone a rischio di abbandono scolastico o che hanno già abbandonato la scuola; sottolinea pertanto che le istituzioni scolastiche e di formazione professionale devono scambiare esperienze e pratiche provate e testate e sviluppare mezzi efficaci di sostegno a favore degli alunni a rischio di abbandono scolastico;

20. propone di estendere la possibilità di effettuare tirocini nelle imprese continuando l'istruzione scolastica;

21. ritiene che, in un'ottica di continuità educativa, il ruolo della famiglia debba essere considerato tanto imprescindibile quanto quello degli insegnanti;

22. invita gli attori esterni alla scuola a mettersi in rete in modo da consentire alle scuole di sostenere gli alunni in maniera più efficace e di far fronte ai problemi che mettono in difficoltà i bambini;

23. sottolinea che gli Stati membri dovrebbero migliorare ulteriormente i rispettivi sistemi scolastici e formativi per far sì che le esigenze individuali siano in linea con quelle del mercato del lavoro, anche affrontando il problema delle competenze di base (alfabetizzazione e apprendimento del calcolo numerico), promuovendo l'istruzione e la formazione professionale e le misure volte ad agevolare la transizione dalla scuola al mercato del lavoro;

24. esorta gli Stati membri a organizzare attività extracurriculari ed extrascolastiche per gli alunni con difficoltà di apprendimento al fine di sviluppare competenze chiave ricercate sul mercato del lavoro;

25. sottolinea la necessità di garantire che le decisioni in materia di politica dell'istruzione siano prese a livello nazionale, regionale o locale

26. ricorda che tutti i bambini hanno pari dignità di apprendimento e diritto di avvicinarsi all'insegnamento di base; segnala pertanto che occorre tenere in considerazione la situazione personale degli alunni, per esempio, sesso, circostanze specifiche nella famiglia, un contesto di minoranza o migrazione, una disabilità o difficoltà personali di apprendimento (per esempio dislessia, disgrafia e discalculia) e che fin dall'inizio gli alunni devono ricevere stimoli mirati e assistenza pedagogica in modo mirato al fine di evitare che l'esclusione sociale e il rischio di povertà si riproducano incrementando le loro opportunità di entrare nel mercato del lavoro; sottolinea che ai minori senza documenti deve essere consentito l'accesso alle scuole; riconosce che le riforme della politica d'integrazione e della politica dell'istruzione non possono essere considerate separatamente; propone, in detto contesto, politiche di integrazione volte a cambiare la composizione sociale delle scuole "svantaggiate" ed è favorevole a forme di discriminazione positiva quali le zone d'istruzione prioritaria e i programmi che forniscono un sostegno mirato alle scuole nelle aree vulnerabili; sottolinea che, come indicano molti studi, gli istituti scolastici che registrano maggiori problemi in termini di coesistenza e di integrazione tra gli alunni presentano anche tassi di abbandono più elevati e quindi insiste sulla necessità di un'atmosfera inclusiva negli istituti scolastici; rileva inoltre che le politiche inefficaci in materia di equilibrio tra l'attività professionale e la vita familiare incrementano i casi di abbandono scolastico e di insuccesso scolastico in generale e che quindi occorre intensificare l'impegno nelle politiche in materia di equilibrio tra l'attività professionale e la vita familiare;

27. richiama l'attenzione, in questo contesto, sugli studi PISA dell'OCSE, secondo cui gli studenti inseriti in sistemi scolastici caratterizzati da un minore livello di differenziazione verticale e orizzontale hanno meno probabilità di ripetere l'anno o di essere espulsi; sottolinea che, secondo l'OCSE, gli studenti provenienti da contesti socialmente vulnerabili risentono maggiormente del fatto di dover ripetere l'anno scolastico o di essere espulsi; sottolinea che dalle conclusioni dell'OCSE è emerso che una selezione preventiva degli studenti per diversi percorsi formativi incrementa le disuguaglianze socio-economiche in termini di opportunità di istruzione, senza generare alcun miglioramento in termini di risultati medi nei sistemi scolastici in questione;

28. richiama l'attenzione, in questo contesto, sulle conclusioni dell'OCSE, secondo cui i risultati comparativi dei sistemi scolastici esaminati dagli studi PISA sono negativamente influenzati dall'abitudine di spostare gli studenti da una scuola all'altra in ragione degli scarsi risultati, di problemi comportamentali o di specifiche difficoltà di apprendimento e ripartire gli studenti nelle varie discipline secondo le loro capacità;

29. sottolinea, al riguardo, che, secondo l'OCSE, gli studenti socialmente ed economicamente vulnerabili sono spesso doppiamente svantaggiati in quanto frequentano scuole che presentano diversi tipi di svantaggi socio-economici, in cui gli insegnanti sono in numero inferiore e meno qualificati;

30. rileva che l'abbandono scolastico precoce riguarda più spesso i ragazzi e che c'è il rischio di creare un basso ceto di giovani, disoccupati privi di istruzione o con un livello modesto di istruzione e scarse opportunità di far parte del mercato del lavoro e della società in generale; esorta gli Stati membri a prestare particolare attenzione ai ragazzi che hanno difficoltà ad adattarsi all'ambiente scolastico e li dissuade dall'abbassare l'età dell'obbligo scolastico;

31. sottolinea che i livelli più elevati di reinserimento sono raggiunti dai programmi incentrati sulle esigenze individuali di chi abbandona precocemente la scuola; esorta le istituzioni a rispettare le esigenze e i diritti degli individui in fase di sviluppo dei programmi loro rivolti;

32. sottolinea la necessità di tenere in considerazione il fatto che sono i ragazzi, più delle ragazze, ad abbandonare la scuola precocemente e che devono pertanto essere intraprese a tale proposito più misure a favore dei ragazzi, al fine di migliorare le loro opportunità sul mercato del lavoro;

33. propone di facilitare l'ingresso nella vita professionale a quanti hanno abbandonato la scuola attraverso servizi di orientamento professionale individualizzato e di rendere loro possibile l'acquisizione di competenze e qualifiche di tipo professionale tramite un'offerta specifica nonché di svilupparne le competenze sociali al fine di migliorare le loro possibilità occupazionali e la loro inclusione sociale, nonché la riqualificazione e l'equiparazione tra i diversi orientamenti; sottolinea che gli alunni le cui famiglie sono prive di documenti devono avere il diritto di frequentare la scuola;

34. sottolinea la necessità di organizzare attività a livello locale finalizzate a incentivare le persone a ritornare a scuola e a promuovere un contesto positivo nei confronti di chi ha abbandonato la scuola e intende farvi ritorno;

35. esorta la Commissione a garantire che gli sforzi intesi a consentire a chi ha abbandonato la scuola di rientrare nel mercato del lavoro vadano costantemente di pari passo con i programmi di formazione supplementare al fine di migliorare le loro prospettive occupazionali future, considerato che i casi di occupazione di breve durata e precaria sono più elevati tra le persone con scarsa istruzione;

36. rammenta l'importanza degli investimenti nella riconversione e nell'ammodernamento dei percorsi di formazione professionale quale strumento strategico per il reintegro dei giovani che hanno abbandonato la scuola nel mercato del lavoro;

37. sottolinea la necessità, da parte del corpo docente, in collaborazione con i genitori degli alunni e con gli studiosi del settore, d'intraprendere azioni e di avviare iniziative volte a ridurre drasticamente le intimidazioni, la violenza e il razzismo per motivi sociali e sessuali a scuola, che conducono all'emarginazione degli alunni, gettando così le basi dell'abbandono scolastico;

38. esorta gli Stati membri a diffondere l'istituzione delle scuole della seconda opportunità, sia rafforzando il contenuto dei loro programmi e le loro attrezzature materiali e tecniche, sia promuovendo la capacità del corpo docente disponibile, considerato che queste scuole stanno emergendo quale importante strumento di reintegrazione delle persone che sono uscite dal sistema dell'istruzione formale;

39. sottolinea la necessità di migliorare le capacità fornite attraverso la formazione tecnica professionale e di far corrispondere in modo più efficace le specializzazioni offerte alle esigenze del mercato del lavoro, in quanto il collegamento tra l'istruzione e l'occupazione è parte integrante della lotta all'abbandono scolastico;

40. sottolinea che una politica efficace volta a contrastare il fenomeno dell'abbandono scolastico dovrebbe includere tutti i livelli d'istruzione, essere monitorata ed essere elaborata sulla base di criteri locali, regionali, sociali e individuali in tre settori, ossia la prevenzione, l'intervento e la compensazione;

41. sostiene, nel contesto del bilancio 2012 dell'UE, la proposta di "progetto pilota per i giovani" inteso a integrare nel mercato del lavoro i giovani e in particolare quanti hanno abbandonato la scuola;

42. sottolinea la necessità di analizzare il fenomeno della ripetizione dell'anno scolastico e il suo impatto sull'abbandono prematuro della scuola; insistendo sull'importanza di programmi individuali a favore dei vari alunni;

43. ritiene che, per lottare contro l'abbandono scolastico, le politiche dell'istruzione debbano essere legate alle politiche volte a promuovere la ripresa economica e, di conseguenza, a incoraggiare la creazione di posti di lavoro permanenti e a prevenire l'abbandono scolastico, l'occupazione di breve durata e precaria e l'accelerazione della fuga di cervelli;

44. auspica l'impiego mirato, efficiente e coerente dei fondi strutturali, segnatamente del Fondo sociale europeo, ai fini della piena attuazione delle strategie per i giovani, specialmente per quanti hanno abbandonato la scuola, al fine di promuovere la loro inclusione sociale attraverso programmi specifici in ciascuno Stato membro, di garantire un'istruzione di qualità per tutti e di evitare l'abbandono scolastico e l'assenteismo;

45. raccomanda l'apprendimento precoce delle nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, nonché delle tecnologie del linguaggio, in quanto si tratta di mezzi particolarmente utili di comunicazione che i giovani hanno la capacità di padroneggiare rapidamente.

46. sottolinea che è opportuno garantire l'accesso ai fondi europei e ai programmi di mobilità anche a quanti hanno abbandonato la scuola, indipendentemente dal loro status di "esclusi dall'istruzione formale"; esorta la Commissione e gli Stati membri a monitorare se questi programmi vengono seguiti anche da quanti hanno abbandonato la scuola e dalle organizzazioni che collaborano con loro.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

13.7.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

46

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Regina Bastos, Edit Bauer, Pervenche Berès, Mara Bizzotto, Philippe Boulland, David Casa, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Sergio Gaetano Cofferati, Marije Cornelissen, Karima Delli, Proinsias De Rossa, Frank Engel, Sari Essayah, Ilda Figueiredo, Thomas Händel, Roger Helmer, Nadja Hirsch, Stephen Hughes, Danuta Jazłowiecka, Martin Kastler, Ádám Kósa, Patrick Le Hyaric, Olle Ludvigsson, Elizabeth Lynne, Thomas Mann, Elisabeth Morin-Chartier, Csaba Őry, Siiri Oviir, Rovana Plumb, Sylvana Rapti, Licia Ronzulli, Elisabeth Schroedter, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Jutta Steinruck, Traian Ungureanu

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Georges Bach, Raffaele Baldassarre, Jürgen Creutzmann, Kinga Göncz, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Antigoni Papadopoulou, Evelyn Regner, Emilie Turunen, Peter van Dalen, Cecilia Wikström

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Ashley Fox, Marit Paulsen

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

5.10.2011

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Magdi Cristiano Allam, Maria Badia i Cutchet, Zoltán Bagó, Malika Benarab-Attou, Lothar Bisky, Jean-Marie Cavada, Silvia Costa, Santiago Fisas Ayxela, Mary Honeyball, Cătălin Sorin Ivan, Morten Løkkegaard, Marek Henryk Migalski, Katarína Neveďalová, Doris Pack, Chrysoula Paliadeli, Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, Marietje Schaake, Marco Scurria, Hannu Takkula, Sampo Terho, László Tőkés, Helga Trüpel, Sabine Verheyen, Milan Zver

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ivo Belet, Nessa Childers, Seán Kelly, Iosif Matula

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jacky Hénin