Procedura : 2010/2310(INI)
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Ciclo del documento : A7-0144/2012

Testi presentati :

A7-0144/2012

Discussioni :

PV 21/05/2012 - 18
CRE 21/05/2012 - 18

Votazioni :

PV 22/05/2012 - 6.3
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Testi approvati :

P7_TA(2012)0208

RELAZIONE     
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24.4.2012
PE 454.679v03-00 A7-0144/2012

su un approccio dell'UE in materia di diritto penale

(2010/2310(INI))

Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni

Relatore: Cornelis de Jong

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

su un approccio dell'UE in materia di diritto penale

(2010/2310(INI))

Il Parlamento europeo,

–    visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare la parte terza, titolo V, capo 4, del medesimo dal titolo "Cooperazione giudiziaria in materia penale",

–    vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare, il titolo VI della medesima relativo alla giustizia,

–    vista la comunicazione della Commissione, del 20 settembre 2011, dal titolo "Verso una politica penale dell'Unione europea: garantire l'efficace attuazione delle politiche dell'Unione attraverso il diritto penale" (COM(2011)0573),

–    viste le conclusioni del Consiglio del 30 novembre 2009 concernenti disposizioni tipo che fungano da orientamento alle deliberazioni del Consiglio nel settore del diritto penale,

–    vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla criminalità organizzata nell'Unione europea(1),

–    vista la sua raccomandazione del 7 maggio 2009 destinata al Consiglio sullo sviluppo di uno spazio di giustizia penale nell'UE(2),

–    visti i suoi studi concernenti "L'armonizzazione del diritto penale nell'UE"(3) e lo "Lo sviluppo di uno spazio di giustizia penale nell'UE"(4),

–    visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–    vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A7-0144/2012),

A.  considerando che, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea (TUE), l'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne, fra l'altro, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima;

B.   considerando che il Parlamento e il Consiglio, in conformità dell'articolo 83 del TFUE, possono stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni;

C.  considerando che l'articolo 83, paragrafo 3, del TFUE prevede al tempo stesso una procedura denominata "freno d'emergenza" qualora un membro del Consiglio ritenga che il provvedimento legislativo proposto incida su aspetti fondamentali del proprio ordinamento giuridico penale, riconoscendo così che nel diritto penale si riverberano sovente i valori, le consuetudini e le scelte basilari di una determinata società, pur nel pieno rispetto della legislazione internazionale sui diritti umani;

D.  considerando che, conseguentemente, nel caso delle proposte legislative in materia di diritto penale, risultano di particolare importanza i principi di sussidiarietà e proporzionalità di cui all'articolo 5 del TUE;

E.   considerando che i sistemi di diritto penale e processuale degli Stati membri si sono sviluppati nel corso dei secoli, che ciascuno Stato membro si distingue per le proprie caratteristiche e peculiarità e che, pertanto, alcuni settori fondamentali del diritto penale devono rimanere competenza degli Stati membri;

F.   considerando che il principio del riconoscimento reciproco è introdotto in un numero sempre maggiore di ambiti politici, per quanto in particolare riguarda le sentenze e le decisioni giudiziarie, e che tale principio presuppone una fiducia reciproca che richiede la definizione di norme minime di protezione al livello più elevato possibile;

G.  considerando che l'armonizzazione del diritto penale nell'Unione europea deve contribuire a creare una cultura giuridica comune dell'UE in materia di lotta contro la criminalità che affianchi, ma non sostituisca, le tradizioni giuridiche nazionali e influisca positivamente sulla fiducia reciproca tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri;

H.  considerando che il diritto penale deve formare un ordinamento legislativo coerente, retto da un insieme di principi fondamentali e di norme di buon governo, nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di altre convenzioni internazionali dei diritti dell’uomo di cui gli Stati membri sono firmatari;

I.    considerando che, data la capacità di restrizione di determinati diritti umani e di determinate libertà fondamentali dei sospettati, degli accusati e dei condannati che il diritto penale ha per sua stessa natura, insieme all'eventuale effetto stigma delle indagini penali, e tenuto conto del decremento di efficacia dovuto a un uso eccessivo del diritto penale, il suddetto diritto deve essere applicato quale strumento di "ultima ratio" diretto a comportamenti circoscritti e definiti con chiarezza che non possono essere corretti efficacemente mediante misure di minor severità e che arrecano danni rilevanti alla società o agli individui;

J.    considerando che il diritto penale dell'UE, di norma generale, dovrebbe imporre pene unicamente per atti commessi intenzionalmente oppure, in circostanze eccezionali, per atti che implichino grave negligenza, e che deve poggiare sul principio della colpevolezza individuale (nulla poena sine culpa), benché in taluni casi possa essere giustificato per contemplare la responsabilità delle persone giuridiche per determinati tipi di reato;

K.  considerando che è necessario formulare gli estremi di un reato con precisione, nel rispetto del requisito della lex certa, al fine di assicurare la prevedibilità riguardo l'applicazione, la portata e il significato dello stesso;

L.   considerando che, nel caso delle direttive, gli Stati membri conservano un certo margine di discrezionalità quanto alle modalità di recepimento delle disposizioni nelle rispettive legislazioni nazionali, per cui è necessaria la massima qualità non soltanto del diritto dell'Unione di per sé, bensì anche del relativo recepimento nelle legislazioni nazionali al fine di rispettare il requisito della lex certa;

M.  considerando che l'introduzione di disposizioni di diritto penale dell'Unione europea non si limita allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, bensì può riguardare numerose e differenti politiche;

N.  considerando che fino ad ora l'Unione europea ha sovente creato disposizioni di diritto penale ad hoc, dando luogo alla necessità di una maggiore coerenza;

O.  considerando che il Parlamento deve articolare procedure proprie al fine di garantire, assieme al colegislatore, un ordinamento di diritto penale coerente della massima qualità;

P.   considerando che si impone un accordo interistituzionale allo scopo di agevolare la cooperazione tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento nell'ambito del diritto penale;

Q.  considerando che l'articolo 67, paragrafo 1 del TFUE, stabilisce che l'Unione realizza uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto, inter alia, dei diversi ordinamenti giuridici e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri;

1.   sottolinea che le proposte concernenti disposizioni di diritto penale sostanziale dell'UE devono rispettare pienamente i principi di sussidiarietà e proporzionalità;

2.   rammenta che il diritto penale deve rispettare appieno i diritti fondamentali dei sospettati, degli imputati o dei condannati;

3.   sottolinea che, a questo proposito, non è sufficiente richiamarsi a concetti astratti o a effetti simbolici, ma che l'indispensabilità di nuove disposizioni di diritto penale sostanziale deve essere dimostrata con le prove necessarie, che chiariscano quanto segue:

–    le disposizioni di diritto penale si concentrano su comportamenti che nuocciono in misura rilevante in termini pecuniari e non pecuniari alla società, agli individui o a un gruppo di individui,

–    non sono disponibili misure diverse o meno incisive per correggere tali comportamenti,

–    i reati interessati sono di natura particolarmente grave, con dimensione transfrontaliera, oppure si ripercuotono negativamente e in modo diretto sull'attuazione efficace di una politica dell'Unione in un campo che è stato oggetto di provvedimenti di armonizzazione,

–    esiste un'esigenza di combattere, su una base comune, il reato in questione, vale a dire che un approccio comune dell'UE possiede un valore aggiunto pratico, che tiene conto, fra l'altro, della diffusione e della frequenza del reato stesso negli Stati membri, e

–    in conformità dell'articolo 49, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la severità delle sanzioni proposte non è sproporzionata rispetto al reato;

4.   riconosce l'importanza degli altri principi generali che regolano il diritto penale quali:

–    il principio della colpevolezza individuale (nulla poena sine culpa): imporre quindi pene soltanto per atti commessi intenzionalmente oppure, in circostanze eccezionali, per atti che implichino grave negligenza,

–    il principio della certezza giuridica (lex certa): la descrizione degli estremi di un reato deve essere formulata con precisione, affinché la persona possa essere in grado di prevedere le azioni che lo renderanno responsabile penalmente,

–    il principio della non retroattività e della lex mitior: sono ammesse eccezioni al principio della retroattività unicamente se risultano vantaggiose per il reo;

–    il principio del ne bis in idem: il divieto di perseguire o punire nuovamente in un altro Stato membro nell'ambito di un processo penale una persona che per quel reato e ai sensi della legge di uno Stato membro è già stata condannata o assolta;

–    la presunzione di innocenza: ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata;

5    si compiace che la Commissione, nella sua recente comunicazione relativa a una politica penale dell'UE, abbia riconosciuto che la prima fase dell'emanazione di leggi di diritto penale deve sempre consistere nel decidere se adottare o meno misure di diritto penale sostanziale;

6.   esorta la Commissione a proporre misure volte ad agevolare un'applicazione più coerente a livello nazionale delle disposizioni di diritto penale sostanziale dell'Unione europea vigenti, fatti salvi i principi di necessità e di sussidiarietà;

7.   sottolinea che le misure di armonizzazione dovrebbero essere proposte innanzitutto con l'intento di favorire l'applicazione pratica del principio del riconoscimento reciproco, piuttosto che per ampliare il campo di applicazione del diritto penale armonizzato dell'UE;

8.   incoraggia la Commissione a seguitare a far rientrare nelle proprie valutazioni d'impatto la verifica della necessità e della proporzionalità, a trarre spunto dalle migliori pratiche degli Stati membri con elevate garanzie dei diritti procedurali e a includere una valutazione sulla base della sua lista di controllo dei diritti fondamentali, e a introdurre inoltre una verifica che precisi in che modo le sue proposte riflettono i summenzionati principi generali che disciplinano il diritto penale;

9.   sottolinea la necessità di stabilire norme minime uniformi di protezione al livello più elevato possibile per sospetti e accusati in procedure penali, onde intensificare la reciproca fiducia;

10. esorta la Commissione e gli Stati membri a valutare anche la possibilità di adottare misure non legislative volte a consolidare la fiducia tra i diversi ordinamenti giuridici degli Stati membri, rafforzare la coerenza e promuovere lo sviluppo di una cultura giuridica comune dell'UE in materia di lotta contro la criminalità;

11  pone l'accento sulla necessità di un approccio dell'UE in materia di diritto penale maggiormente coerente e di qualità elevata e depreca l'approccio frammentario adottato finora;

12. si compiace dell'esistenza, all'interno della Commissione, di un gruppo di coordinamento interservizi sul diritto penale e domanda alla Commissione di comunicare al Parlamento informazioni più specifiche relative al mandato e al funzionamento di tale gruppo;

13. sollecita la creazione, in seno alla Commissione, di un’autorità di coordinamento con il compito specifico di esaminare tutte le proposte contenenti disposizioni di diritto penale, al fine di assicurare un approccio coerente;

14. si compiace dell'esistenza di un gruppo di lavoro del Consiglio sul diritto penale sostanziale e chiede al Consiglio di comunicare al Parlamento informazioni specifiche sui suoi collegamenti con altri gruppi di lavoro del Consiglio che si occupano di disposizioni di diritto penale in settori diversi da quello della giustizia e degli affari interni;

15. chiede un accordo interistituzionale sui principi e i metodi di lavoro che regoleranno le proposte di future disposizioni di diritto penale sostanziale ed esorta la Commissione e il Consiglio a creare un gruppo di lavoro interistituzionale in cui tali istituzioni e il Parlamento possano redigere tale accordo e discutere argomenti generali, se del caso consultando esperti indipendenti, nell'ottica di garantire la coerenza del diritto penale dell'UE;

16. ritiene che il gruppo di lavoro interistituzionale debba contribuire a definire il campo e l'applicazione adeguati delle sanzioni penali a livello di UE e a esaminare la legislazione vigente per ridurre la frammentazione e i conflitti giurisdizionali che caratterizzano l’approccio attuale;

17. si propone di esaminare come garantire al meglio, in seno al Parlamento, un approccio coerente alla legislazione dell'Unione nell'ambito del diritto penale sostanziale; in tale contesto segnala l'assenza, allo stato attuale, di un comitato di coordinamento, e fa presente il ruolo importante che il suo servizio giuridico potrebbe svolgere;

18. sottolinea l'importanza di istituire un servizio studi del Parlamento che possa assistere i singoli deputati nelle loro attività quotidiane per assicurare la qualità dei lavori del Parlamento nella sua veste di colegislatore;

19. sottolinea che un approccio coerente impone al Parlamento, prima di approvare qualsiasi proposta legislativa inerente al diritto penale sostanziale, di disporre di un'analisi giuridica della proposta stessa che indichi se tutti i requisiti menzionati nella presente risoluzione sono pienamente rispettati o quali miglioramenti risultano ancora necessari;

20. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali degli Stati membri nonché al Consiglio d'Europa.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2011)0459.

(2)

GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 116.

(3)

http://www.europarl.europa.eu/committees/en/studiesdownload.html?languageDocument=EN&file=30499

(4)

http://www.europarl.europa.eu/committees/en/studiesdownload.html?languageDocument=EN&file=30168


MOTIVAZIONE

Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, la struttura a pilastri è stata abbandonata e sono state gettate le fondamenta per lo sviluppo del diritto penale integrato nel diritto comunitario dell'UE. Tenendo in considerazione che il diritto penale, in passato, è stato a lungo reputato competenza esclusiva degli Stati membri e che una prima apertura in direzione della messa a punto di un diritto penale dell'Unione si è avuta soltanto nel 1992, con il trattato di Maastricht, tale fatto può essere ritenuto una decisione epocale.

Benché oggi le fondamenta delle nuove disposizioni di diritto penale dell'UE siano formalmente presenti nel trattato, il diritto penale non è divenuto per questo motivo materia meno sensibile. Il trattato prevede quindi una procedura denominata "freno d'emergenza" qualora uno Stato membro presuma che la proposta di legislazione incida su aspetti fondamentali del proprio ordinamento giudiziario penale. Essa costituisce una procedura eccezionale nel trattato.

Inoltre, il diritto penale si diversifica rispetto ad altri ambiti del diritto in quanto, per definizione, limita determinati diritti umani o determinate libertà fondamentali dell'accusato e/o condannato. In molti casi la libertà di circolazione viene ridotta, tuttavia, anche se il reato è punibile unicamente mediante ammende, viene limitato almeno il diritto alla proprietà. In linea di principio, queste limitazioni sono legali e legittime; impongo nondimeno un "test di necessità", dal momento che anche se una persona non viene condannata, la sola indagine penale può comportare un effetto stigma: le altre persone potrebbero essere propense a credere che, senza fuoco, non esiste fumo.

Sarebbe altresì opportuno tener presenti alcune considerazioni pratiche. Una carrellata di iniziative nuove dell'UE nel campo del diritto penale sostanziale potrebbe facilmente costituire un fardello eccessivo per le amministrazioni nazionali. La natura delle proposte deve far sì che esse posano essere pienamente attuate ed eseguite. Le autorità nazionali competenti hanno risorse ridotte, in particolare durate la crisi economica in corso. Sussiste il rischio che l'adozione di nuove normative non si traduca in un'applicazione migliore, compromettendo conseguentemente la credibilità e l'efficacia del diritto penale sostanziale dell'UE.

L'UE deve, per tutti questi motivi, utilizzare un approccio caratterizzato da estrema cautela nell'elaborazione di disposizioni aggiuntive di diritto penale o nella revisione delle stesse. I suoi trascorsi non sono perfetti, come un gruppo di studiosi universitari che costituiscono il Manifesto per la politica criminale europea ha dimostrato in modo calzante. Tali studiosi hanno, fra l'altro, indicato la grande quantità di rinvii incrociati utilizzati nei testi giuridici come violazione al principio della lex certa: il diritto deve essere di estrema chiarezza e facilmente comprensibile, in modo da rendere prevedibile per tutti quale azione equivale o meno a un reato. Ciò vale a maggior ragione per le direttive, dal momento che devono essere recepite dal diritto nazionale e che una qualsiasi mancanza di chiarezza può sfociare in interpretazioni divergenti, le quali possono facilmente non ridurre, bensì incrementare la confusione.

L'UE non ha sviluppato uno spazio distinto per le disposizioni di diritto penale. Queste risultano, infatti, reperibili in strumenti connessi alla giustizia e agli affari interni, ma anche in molte altre aree di intervento politico dell'Unione. Ad esempio, la Commissione indica nella sua recente comunicazione sulla politica penale dell'UE il settore finanziario (manipolazione del mercato o abuso di informazioni privilegiate), la frode, la contraffazione, le violazioni gravi delle norme dell'Unione in materia sociale, tecnica, di sicurezza e di mercato per i trasporti professionali, le violazioni gravi delle norme dell'Unione in materia di protezione dei dati personali, gli illeciti doganali, i reati ambientali, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e aspetti delle politiche relative al mercato interno.

Si pone la domanda sulla maniera di garantire la coerenza e la qualità elevata in un ambito del diritto che, apparentemente, riemerge in un numero così elevato di settori politici. A livello nazionale, si rileva frequentemente che un dipartimento all'interno del ministero della Giustizia è responsabile del coordinamento globale del diritto penale. Ciò significa che, indipendentemente dal ministero che prende l'iniziativa in riferimento alla nuova proposta legislativa, vi è sempre un controllo finale da parte del predetto dipartimento centrale prima che il governo nazionale adotti una qualsiasi proposta legislativa di tale genere.

Nelle istituzioni dell'UE si ha una situazione diversa. La Commissione ha istituito un gruppo di coordinamento tra i servizi sul diritto penale, che dovrebbe svolgere una funzione simile a quella del suddetto dipartimento centrale in un ministero della Giustizia sul piano nazionale. Non risulta tuttavia ancora chiaro il tipo di mandato dato a questo gruppo e cosa può accadere in caso di disaccordi. Certo è che la responsabilità parziale è nelle mani di vari Commissari, ma non esiste un Commissario coordinatore.

I ministri della Giustizia e degli Affari interni, in seno al Consiglio, tentano invece di garantire il coordinamento delle proposte di legge recanti disposizioni di diritto penale. Hanno costituito un particolare gruppo di lavoro in materia di diritto penale sostanziale ove sono discusse non soltanto proposte tipicamente inerenti al settore GAI, ma vi è una competenza rivendicata su qualsivoglia disposizione di diritto penale a prescindere dall'oggetto. Tale struttura non è nondimeno stata in grado di evitare la frammentazione odierna e una qualità a volte mediocre delle disposizioni di diritto penale dell'UE.

Malauguratamente, lo stesso Parlamento appare come dotato del sistema meno evoluto. È pur vero che esiste in esso una commissione speciale che si occupa di tematiche relative alla giustizia e agli affari interni, ovvero la commissione per le libertà civili, ma questa non costituisce una commissione di coordinamento e non ha competenze su tutte le proposte di legislazione recanti disposizioni di diritto penale.

L'8 dicembre 2011, nel corso del dibattito relativo a un approccio dell'UE in fatto di diritto penale, il servizio giuridico del Parlamento ha asserito che, teoricamente, potrebbe fornire i propri servizi al fine di fornire al Parlamento consulenza giuridica sulla qualità e sulla coerenza delle proposte legislative attinenti al diritto penale. A ciò sarebbe tuttavia associato un incarico aggiuntivo, ossia nuovo, dato che attualmente il servizio giuridico non si occupa di questa attività su base strutturale. L'assegnazione di un tale incarico al servizio legale sarebbe quindi associata alla necessità di ulteriori risorse.

Ai fini della garanzia di un approccio coerente e di qualità elevata dell'UE al diritto penale non è soltanto necessario migliorare le strutture interne di ciascuna delle tre istituzioni UE indicate, ma deve anche esservi sintonia tra tali istituzioni relativamente ai principi e ai metodi di lavoro del caso.

Il Consiglio, nel 2009, ha adottato le conclusioni sulle disposizioni tipo che fungono da orientamento alle deliberazioni del Consiglio nel settore del diritto penale. Le opinioni della Commissione sono invece contenute in una comunicazione del 2011. Nella presente risoluzione il Parlamento farà chiarezza su quali principi siano importanti ai fini delle proprie delibere. Si sta quindi approssimando celermente lo scenario in cui tutte e tre le istituzioni avranno messo in chiaro la propria posizione, ma soltanto nella misura in cui queste ultime si riferiscono alle rispettive procedure legislative interne.

Al fine di agevolare la cooperazione in futuro, appare essenziale che le istituzioni concordino una qualche forma di inquadramento comune, che potrebbe comprendere in modo utile una serie di principi che disciplinino ogni strumento giuridico penale. Potrebbero inoltre esservi inserite disposizioni tipo quali, ad esempio, quelle figuranti nelle conclusioni del Consiglio del novembre 2009. Un inquadramento simile potrebbe avere funzioni di fondamento per le valutazioni d'impatto che la Commissione europea è tenuta ad approntare e risultare d'aiuto nella stesura delle opportune analisi giuridiche per il Consiglio e per il Parlamento. Un quadro di riferimento potrebbe inoltre contenere orientamenti precisi per le procedure interne in ciascuna delle istituzioni, al fine di garantire un'impostazione coerente.

In via teorica, i principi potrebbero in special modo prestarsi a essere codificati con una metodologia legislativa più formale, in base a una proposta della Commissione seguita dall'approvazione formale del Consiglio e del Parlamento. Poiché tuttavia gli accordi sulle metodologie operative interne non si prestano a tale strumento, più formale, lo strumento stesso rischierebbe di frammentare il quadro in svariate parti. Di conseguenza, unicamente per motivi pragmatici, sarebbe più opportuno elaborare un quadro interistituzionale partendo da una base meno formale, attraverso un gruppo di lavoro interistituzionale.

Il relatore è del parere che le disposizioni di diritto penale presentate con troppa facilità siano proposte a presunti fini deterrenti e simbolici: sono, infatti, intese a rincuorare i cittadini europei su come l'Unione europea affronti seriamente la loro sicurezza nonché a chiarire ai potenziali criminali che saranno puniti con severità. Tuttavia, nella realtà dei fatti, non è una disposizione di diritto penale in sé che comporta un calo dei reati nell'UE. Ha pari importanza, se non maggiore, la repressione dei reati: il solo fatto che l'UE abbia adottato normative nuove non riduce il tasso di criminalità. L'applicazione può divenire efficace soltanto se le disposizioni giuridiche sono estremamente chiare e se queste risultano in armonia con gli ordinamenti nazionali esistenti. L'esistenza di disposizioni di diritto penale, abbinata alla loro applicazione, ha, di norma, un impatto sulla criminalità.

Infine, non può esser data eccessiva enfasi all'importanza di rispettare appieno la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e altri strumenti internazionali relativi ai diritti umani nella redazione di nuove disposizioni di diritto penale. È sempre d'obbligo una verifica sui diritti umani quando si affronta uno dei provvedimenti più intrusivi che un governo possa imporre ai suoi cittadini. Nell'insieme della relazione non è comparsa un'allusione esplicita a tale necessità, bensì è stato dato per scontato che, contestualmente ai principi che vengono citati, è obbligatorio effettuare un simile controllo con coerenza.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

12.4.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

49

4

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Jan Philipp Albrecht, Sonia Alfano, Mario Borghezio, Rita Borsellino, Simon Busuttil, Philip Claeys, Carlos Coelho, Rosario Crocetta, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Ioan Enciu, Frank Engel, Cornelia Ernst, Tanja Fajon, Monika Flašíková Beňová, Kinga Göncz, Nathalie Griesbeck, Sylvie Guillaume, Salvatore Iacolino, Sophia in ‘t Veld, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Juan Fernando López Aguilar, Monica Luisa Macovei, Svetoslav Hristov Malinov, Véronique Mathieu, Nuno Melo, Louis Michel, Claude Moraes, Jan Mulder, Georgios Papanikolaou, Carmen Romero López, Judith Sargentini, Birgit Sippel, Csaba Sógor, Renate Sommer, Axel Voss, Renate Weber, Josef Weidenholzer, Cecilia Wikström, Tatjana Ždanoka, Auke Zijlstra

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Alexander Alvaro, Vilija Blinkevičiūtė, Birgit Collin-Langen, Cornelis de Jong, Franziska Keller, Ádám Kósa, Antonio Masip Hidalgo, Hubert Pirker, Kārlis Šadurskis, Carl Schlyter, Bogusław Sonik

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Giles Chichester, Zita Gurmai

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