Procedura : 2011/2292(INI)
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A7-0291/2012

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PV 21/11/2012 - 17
CRE 21/11/2012 - 17

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PV 22/11/2012 - 13.15
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P7_TA(2012)0460

RELAZIONE     
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27.9.2012
PE 486.129v02-00 A7-0291/2012

sulla pesca costiera su piccola scala, la pesca artigianale e la riforma della politica comune della pesca

(2011/2292(INI))

Commissione per la pesca

Relatore: João Ferreira

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per lo sviluppo regionale
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla pesca costiera su piccola scala, la pesca artigianale e la riforma della politica comune della pesca

(2011/2292(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la riforma della politica comune della pesca,

–   visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e in particolare gli articoli 43, paragrafo 2, e 349,

–   visto l'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, concernente la necessità di tenere conto delle caratteristiche e dei vincoli specifici delle regioni ultraperiferiche,

–   visto il Libro verde della Commissione dal titolo "Riforma della politica comune della pesca" (COM(2009)0163),

–   visto che il futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) dovrebbe garantire il diritto delle popolazioni locali di pescare, per il consumo familiare, in conformità delle pratiche specifiche, nonché di mantenere le loro attività economiche tradizionali;

–    visto il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca(1),

–   visto il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio, del 27 luglio 2006, relativo al Fondo europeo per la pesca, che definisce norme dettagliate e le condizioni per gli interventi strutturali comunitari nel settore della pesca(2),

–    vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2005 sulle reti di donne: pesca, agricoltura e diversificazione(3),

–    visti la sua risoluzione del 15 giugno 2006 sulla pesca costiera e i problemi cui sono confrontate le comunità di pescatori che la praticano(4),

- vista la sua risoluzione del 2 settembre 2008 sulla pesca e l'acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere in Europa(5),

–   vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2012 sul contributo della politica comune della pesca alla produzione di beni pubblici(6),

–    vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2010 sul Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca(7),

–    vista la nuova proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio relativo alla politica comune della pesca (COM(2011)0425),

–    vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, che abroga il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio, il regolamento (CE) n. 861/2006 del Consiglio e il regolamento n. XXX/2011 sulla politica marittima integrata (COM(2011)0804),

–    vista la nuova proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura (COM(2011)0416),

–    vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Riforma della politica comune della pesca (COM(2011)0417),

–    vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla dimensione esterna della politica comune della pesca (COM(2011)0424),

–    vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni concernente gli obblighi di comunicazione ai sensi del regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della politica comune della pesca (COM(2011)0418),

–    visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0291/2012),

A. considerando che la pesca su piccola scala, che comprende la pesca artigianale e alcuni tipi di pesca costiera, la raccolta di molluschi e altre attività tradizionali di acquacoltura estensiva quali la molluschicoltura naturale in acque costiere, ha ripercussioni territoriali, sociali e culturali molto diversificate sulla terraferma e nelle regioni insulari e ultraperiferiche e presenta problemi specifici che la distinguono dalla pesca su grande scala e dall'acquacoltura intensiva o industriale;

B.  considerando che, ai sensi del nuovo regolamento sulla politica della pesca, occorre stabilire una definizione di pesca artigianale, tenendo in considerazione al contempo le conseguenze di questo tipo di pesca sui finanziamenti a carico del nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;

C. considerando che la flotta artigianale o costiera è fondamentale per mantenere e creare occupazione nelle regioni costiere e contribuisce all'indipendenza alimentare dell'Unione europea, allo sviluppo delle aree costiere e all'approvvigionamento del mercato europeo dei prodotti della pesca;

D. considerando che circa l'80% della pesca nell'Unione europea è praticata da pescherecci di lunghezza inferiore ai 15 metri, il che rende tale segmento della flotta il protagonista principale della politica comune della pesca, la quale deve fornire una risposta adeguata, sufficiente e necessaria ai diversi problemi con i quali, nonostante le successive misure messe a disposizione degli Stati membri, continua a confrontarsi gran parte della pesca su piccola scala;

E.  considerando che la pesca costiera e artigianale dispone di imbarcazioni obsolete che dovrebbero essere rese sicure e ammodernate, o addirittura sostituite con imbarcazioni nuove, più efficienti sul piano energetico e conformi alle norme di sicurezza;

F.  considerando l'insufficienza di dati statistici e indicatori a livello europeo in materia di coesione sociale, economica e territoriale e la necessità di promuovere indicatori in grado di fornire dati socioeconomici, scientifici e ambientali che tengano conto della diversificazione geografica, ambientale e socioeconomica di tale tipo di pesca;

G. considerando che la mancanza di dati scientifici affidabili continua a rappresentare un serio ostacolo al raggiungimento di una gestione sostenibile della maggior parte degli stock ittici;

H. considerando che, nella definizione di una politica della pesca, oltre agli obiettivi ambientali prioritari relativi alla conservazione delle risorse alieutiche, devono essere presi in considerazione obiettivi economici e sociali finora trascurati, in particolare nel caso della pesca su piccola scala;

I.   considerando che dall'attuale gestione centralizzata della politica comune della pesca derivano spesso orientamenti distanti dalla realtà, mal compresi dal settore (che non partecipa alla loro discussione ed elaborazione), di attuazione complessa e con risultati spesso in contrasto con l'obiettivo dichiarato;

J.   considerando che i modelli gestionali basati su diritti di pesca trasferibili non possono essere considerati come l'unico provvedimento per contrastare la pesca eccessiva e la sovraccapacità;

K. considerando che una riduzione della flotta ottenuta esclusivamente con il ricorso obbligatorio a strumenti di mercato quali le concessioni di pesca trasferibili può portare alla prevalenza degli operatori più competitivi dal punto di vista strettamente economico, a discapito degli operatori e dei segmenti di flotta aventi un minore impatto ambientale e in grado di creare più occupazione (diretta e indiretta);

L.   considerando che la crisi economica e sociale colpisce particolarmente il settore della pesca e che, in tale contesto, la pesca su piccola scala può essere più vulnerabile a causa della sua scarsa capitalizzazione; che è importante garantire la stabilità economica e sociale delle comunità di piccoli pescatori;

M. considerando che la pesca su piccola scala, viste le debolezze strutturali che la caratterizzano, è esposta a determinati tipi di fattori d'urto economici (come il rapido aumento del prezzo dei combustibili o la difficoltà di accesso al credito) o a repentine alterazioni nella disponibilità delle risorse;

N. considerando che uno degli aspetti da considerare nella futura politica comune della pesca riguarda le specificità della pesca su piccola scala ma che, nel contesto della grave crisi cui è attualmente confrontato l'intero settore, la dimensione sociale della riforma non può riguardare la sola pesca su piccola scala;

O. considerando che all'attuale significativo aumento del costo dei fattori di produzione, in particolare dei combustibili, non è associata una medesima evoluzione del prezzo di prima vendita del pesce, che in molti casi rimane invariato o si riduce, il che contribuisce ad aggravare la crisi attraversata dal settore;

P.  considerando che il mercato non remunera interamente le esternalità positive, sociali e ambientali, associate alla pesca su piccola scala; che la società in generale non riconosce né remunera le attività associate alla pesca, che costituiscono la dimensione multifunzionale del settore e producono beni pubblici quali, in particolare, la dinamizzazione della fascia costiera, la gastronomia, la museologia e la pesca turismo, di cui beneficia la società in generale;

Q. considerando che il futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) dovrà tenere pienamente conto delle esigenze e dei problemi specifici della pesca artigianale e su piccola scala nelle regioni costiere e sulla terraferma, nonché delle conseguenze per uomini e donne dell'applicazione dei provvedimenti previsti dalla futura riforma;

R.  considerando che le patologie specifiche che colpiscono le donne impiegate nel settore della pesca artigianale non sono riconosciute come malattie professionali;

S.  considerando che la creazione di zone di accesso esclusivo contribuisce allo sviluppo di pratiche responsabili, alla sostenibilità degli ecosistemi marini costieri e delle attività di pesca tradizionali, nonché alla sopravvivenza delle comunità di pescatori;

T.  considerando che le caratteristiche della pesca costiera su piccola scala e della pesca artigianale variano in misura considerevole da paese a paese e da costa a costa;

U. considerando che non può essere ignorata l'importanza della pesca su piccola scala per la salvaguardia delle lingue minoritarie nelle zone costiere e isolate;

V. considerando che il livello di associazione e di organizzazione degli operatori della pesca su piccola scala è insufficiente e disomogeneo nei diversi Stati membri;

W. considerando che l'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea fa riferimento alla necessità di promuovere politiche specifiche a favore delle regioni ultraperiferiche, in particolare in materia di pesca;

1.  ritiene che la pesca su piccola scala comprenda la pesca artigianale e alcuni tipi di pesca costiera, la raccolta di molluschi e altre attività tradizionali ed estensive di acquacoltura quali la molluschicoltura naturale in acque costiere;

2.  sottolinea che la pesca su piccola scala, per le sue caratteristiche e per la sua rilevanza nell'insieme del settore, ha un ruolo centrale da svolgere per il conseguimento di quelli che dovrebbero essere gli obiettivi primari di qualsiasi politica della pesca: garantire l'approvvigionamento di prodotti della pesca alle popolazioni e lo sviluppo delle comunità costiere e promuovere l'occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita dei pescatori, in un quadro di garanzia della sostenibilità e della corretta conservazione delle risorse;

3.  ritiene che le caratteristiche specifiche del segmento della pesca su piccola scala non debbano essere utilizzate in alcun caso come pretesto per escludere tale segmento dal quadro generale della politica comune della pesca, sebbene quest'ultima debba essere caratterizzata da una flessibilità sufficiente a consentire l'adeguamento dei sistemi gestionali alle caratteristiche e ai problemi specifici della pesca artigianale;

4.  ricorda che le specificità della pesca su piccola scala variano enormemente da uno Stato membro all'altro e che la scelta del minimo comune denominatore si è raramente dimostrato un approccio costruttivo per il processo decisionale europeo;

5.  sostiene la necessità di allontanarsi da una definizione generica di pesca artigianale, evitando che la diversa casistica della pesca, determinata dalla diversità delle zone, dalla tipologia delle risorse sfruttate o da qualsiasi altra specificità di carattere strettamente locale possa avere come conseguenza il mancato raggiungimento degli obiettivi di semplificazione, chiarezza normativa e non discriminazione; sostiene inoltre che la politica comune della pesca deve comprendere provvedimenti che consentano una certa flessibilità in quei casi, dimostrati scientificamente, in cui l'attività di pesca non sarebbe possibile senza determinati adeguamenti delle norme generali;

6.  richiama l'attenzione sulla necessità di tenere conto degli studi scientifici esistenti in materia di pesca su piccola scala; osserva che alcuni di tali studi presentano proposte per una definizione di "pesca su piccola scala", come nel caso del progetto "PRESPO", che propone un approccio basato su descrittori numerici per la definizione e la segmentazione delle flotte di pesca artigianale europee;

7.  ritiene che una definizione della pesca su piccola scala debba tenere conto di una combinazione delle caratteristiche e differenze regionali in materia di governance, che includa il rispetto della tradizione artigianale radicata nel contesto locale e che veda la partecipazione della famiglia sia nella proprietà, sia nell'attività; sottolinea che occorre elaborare criteri di definizione flessibili e/o combinati tra loro al fine di consentirne l'equilibrato adattamento alla diversità della pesca su piccola scala nell'Unione europea;

Gestione di prossimità

8.  ritiene che l'eccessivo accentramento del modello di gestione della pesca che ha caratterizzato la politica comune della pesca negli ultimi trent'anni si è rivelato un fallimento e che l'attuale riforma deve portare a un significativo decentramento; che la riforma della politica comune della pesca dovrà creare le condizioni affinché si tenga conto delle specificità locali, regionali e nazionali; che una gestione di prossimità, sostenuta dalle conoscenze scientifiche e che comprenda la consultazione e la partecipazione del settore alla definizione, all'attuazione e alla cogestione delle politiche, nonché alla loro valutazione, è quella che meglio risponde alle necessità della pesca su piccola scala e che favorisce maggiormente i comportamenti preventivi da parte dei pescatori;

9.  ritiene che, nel nuovo contesto di una politica comune della pesca decentrata e regionalizzata, i consigli consultivi regionali debbano in futuro svolgere un ruolo di maggior rilievo;

10. ritiene fondamentale rafforzare il ruolo dei comitati consultivi e prevedere una collaborazione nell'ambito della cogestione delle risorse, permettendo così di conservare il carattere di tali comitati e rafforzandone il valore al fine di convertirli in un forum sulla gestione, privo di potere decisionale, al quale partecipino i protagonisti del settore e le organizzazioni non governative e consentendo in tal modo di affrontare questioni orizzontali relative alle problematiche specifiche della pesca artigianale;

11. ritiene che l'imposizione di un modello di gestione unico a tutti gli Stati membri, quale un sistema di concessioni di pesca trasferibili (CPT) non rappresenti una soluzione adeguata, vista la grande diversità che caratterizza la pesca nell'Unione europea;

12. giudica utile l'esistenza di diversi modelli di gestione delle attività di pesca a disposizione degli Stati membri e/o delle regioni su base volontaria, tra i quali gli stessi possano scegliere nel quadro di una politica comune della pesca regionalizzata;

13. respinge vigorosamente l'obbligatorietà dell'applicazione di concessioni di pesca trasferibili per qualsiasi tipo di flotta; ritiene che la decisione in merito all'eventuale adozione di concessioni di pesca trasferibili e ai segmenti della flotta da includere in tale regime spetti agli Stati membri, in accordo con le regioni interessate, tenendo conto della diversità delle situazioni e delle opinioni delle parti interessate; ritiene che sia già possibile per gli Stati membri istituire un sistema di concessioni di pesca trasferibili nella loro legislazione nazionale;

14. richiama l'attenzione sul fatto che il sistema delle concessioni di pesca trasferibili non può essere visto come una misura infallibile per risolvere i problemi della pesca eccessiva e della sovraccapacità; sottolinea che un approccio normativo che provveda alle necessarie modifiche dello sforzo di pesca rappresenta sempre un'alternativa possibile a un approccio basato sul mercato;

15. sostiene che, una volta definiti gli obiettivi generali di gestione, debba essere concessa agli Stati membri e alle regioni interessate una certa flessibilità per decidere in merito alle norme di gestione che ritengano più adeguate al raggiungimento di tali obiettivi nel quadro della regionalizzazione, in particolare in merito al diritto di accesso alle risorse della pesca, tenendo in considerazione le particolarità delle rispettive flotte, attività di pesca e risorse;

16. richiama l'attenzione sull'importanza di coinvolgere tutte le parti interessate nell'elaborazione delle politiche concernenti la pesca costiera su piccola scala e la pesca artigianale;

17. richiama l'attenzione sull'importanza di prendere in considerazione non solo le dimensioni della flotta, ma anche l'impatto cumulativo sulle risorse, nonché la selettività e la sostenibilità dei rispettivi metodi di pesca; ritiene che la futura politica comune della pesca dovrà incentivare il miglioramento della sostenibilità della flotta sul piano ambientale, economico e sociale (stato di conservazione e adeguatezza in termini di sicurezza, abitabilità, condizioni di lavoro, efficienza energetica e conservazione del pescato), promuovendo la progressiva prevalenza dei segmenti e degli operatori che ricorrono a tecniche di pesca selettiva, utilizzano attrezzature da pesca aventi un minor impatto sulle risorse e sull'ambiente marino e presentano maggiori benefici per le comunità nelle quali si inseriscono, a livello di creazione di occupazione e di qualità di tale occupazione; si esprime a favore di un equilibrio sostenibile tra la protezione delle risorse della pesca esistenti nelle zone marittime e la tutela del tessuto socioeconomico locale che dipende dalla pesca e dalla raccolta dei molluschi;

Caratteristiche della flotta

18. respinge una riduzione generale e indiscriminata della capacità della flotta e sottolinea che il suo adeguamento, laddove necessario, non può essere determinato unicamente e obbligatoriamente da criteri di mercato; ritiene che tale adeguamento deve fondarsi su un approccio ecosistemico nel quale le specifiche decisioni relative alla gestione della flotta su piccola scala siano prese a livello regionale, nel rispetto del principio di sussidiarietà, garantendo un regime differenziato di pesca che tuteli le flotte su piccola scala e consenta loro l'accesso prioritario alle risorse, assicurando il coinvolgimento delle comunità; chiede che sia effettuato urgentemente uno studio sulla situazione della capacità della flotta nell'Unione europea;

19. respinge una riduzione generale della capacità della flotta determinata unicamente e obbligatoriamente da criteri di mercato, imposta mediante un'eventuale e indesiderabile obbligatorietà delle concessioni di pesca trasferibili;

20. sottolinea l'importanza di incoraggiare le attività di ricerca nel settore della coesione sociale, economica e territoriale; pone l'accento sulla necessità di disporre, a livello europeo, di dati statistici e indicatori in grado di fornire dati socioeconomici, scientifici e ambientali attendibili e sufficientemente pertinenti, tra cui un'approfondita valutazione degli stock ittici e delle catture, tanto nella pesca professionale quanto in quella sportiva, e chiede lo stanziamento di risorse sufficienti a tal fine; ritiene che tali dati dovrebbero altresì rispecchiare tutte le differenze geografiche, culturali e regionali esistenti;

21. esorta la Commissione europea a elaborare un'analisi della capacità della flotta a livello europeo che consenta di adottare le decisioni più adeguate;

22. chiede alla Commissione di controllare e correggere i limiti massimi di capacità delle flotte degli Stati membri di modo che siano in linea con dati affidabili e da tenere in considerazione i progressi tecnici;

23. osserva che l'elevato numero di imbarcazioni coinvolte e la grande diversità di attrezzature e attività di pesca sono fattori che impongono requisiti e sfide considerevoli alla gestione della pesca su piccola scala; sottolinea che la disponibilità di informazioni è fondamentale per l'efficacia della gestione e che è necessaria una maggiore e migliore informazione sulla pesca su piccola scala;

24. esorta la Commissione, d'intesa con gli Stati membri, i consigli consultivi regionali e le parti interessate ad approfondire la caratterizzazione della pesca su piccola scala e a realizzare una mappa della sua distribuzione nell'Unione europea ai fini della gestione delle attività di pesca; esorta in particolare la Commissione, d'intesa con gli Stati membri, a procedere a un censimento esaustivo e rigoroso delle dimensioni, delle caratteristiche e della distribuzione dei diversi segmenti della pesca su piccola scala, analizzando col massimo rigore possibile le aree e i periodi in cui avviene la pesca e le relative modalità, al fine di identificare i segmenti di flotta nei quali si rileva una sovraccapacità e le cause della stessa;

25. osserva che attualmente il contributo dell'Unione al finanziamento per la raccolta, il trattamento e la divulgazione dei dati biologici, che favoriscono una gestione basata sulla conoscenza, non supera il 50%; auspica, pertanto, un maggiore sforzo dell'Unione in questo settore attraverso l'aumento del tasso massimo di cofinanziamento consentito;

26. segnala la necessità di approfondire le conoscenze sulla situazione attuale e sull'evoluzione della pesca ricreativa, compresi i relativi impatti economici, sociali e ambientali; richiama l'attenzione sulle situazioni in cui la pesca ricreativa oltrepassa i limiti del proprio ambito ed esercita una concorrenza sleale nei confronti della pesca professionale sul piano della cattura e della commercializzazione del pescato, causando una riduzione della quota di mercato a livello locale e regionale e l'abbassamento dei prezzi di prima vendita;

Misure di sostegno

27. riconosce che il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca è stato concepito in modo da permettere di ottenere risorse soprattutto per i segmenti della flotta costiera e artigianale; riconosce che, a partire dal quadro generale fornito da tale fondo, spetta agli Stati membri definire le rispettive priorità di finanziamento in modo da rispondere ai problemi specifici di questo segmento e promuovere una gestione di prossimità e sostenibile delle attività di pesca in causa;

28. sostiene la necessità di mantenere uno strumento finanziario che conservi il principio di un sostegno rafforzato alle iniziative cofinanziate nelle regioni ultraperiferiche e dispositivi specifici di compensazione dei costi supplementari derivanti dalle attività di pesca e dalla commercializzazione dei prodotti della pesca, tenendo conto dei vincoli strutturali che interessano il settore della pesca in tali regioni;

29. sottolinea che, alla luce della situazione precaria e del declino di alcune comunità costiere dipendenti dalla pesca e data la mancanza di alternative di diversificazione economica, è necessario potenziare gli strumenti, i fondi e i meccanismi esistenti per garantire la coesione in termini di occupazione e di sostenibilità ecologica; ritiene che questa categoria di intervento dovrebbe essere oggetto di un riconoscimento specifico nel quadro della nuova politica comune della pesca e del nuovo quadro finanziario pluriennale; insiste inoltre sulla necessità di concentrarsi su una maggiore cogestione e partecipazione del settore della pesca artigianale al processo decisionale, incoraggiando le strategie locali e regionali come pure la cooperazione transfrontaliera in tale settore e includendo progetti di sviluppo, ricerca e formazione con adeguati finanziamenti del FEAMP, del FES e del FESR;

30. invita gli Stati membri a tenere in considerazione l'importanza del ruolo economico, sociale e culturale delle donne nell'industria della pesca affinché possano avere accesso ai benefici sociali; sottolinea che la partecipazione attiva delle donne nelle differenti attività relative alla pesca contribuisce, da un lato, alla difesa delle tradizioni culturali e delle pratiche specifiche e, dall'altro, alla sopravvivenza delle loro comunità, garantendo così la tutela della diversità culturale di queste regioni;

31. ritiene che le modalità di esecuzione del futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca debbano permettere di poter finanziare azioni, segnatamente, nei seguenti ambiti:

–  miglioramento delle condizioni di sicurezza, abitabilità, lavoro a bordo e conservazione del pescato e della sostenibilità economica e ambientale delle stesse (selezione di tecniche, efficienza energetica, ecc.), senza aumento della capacità di pesca;

–  investimenti in attrezzature da pesca più sostenibili;

–  promozione del ringiovanimento del settore, con l'ingresso e la permanenza di giovani nell'attività tramite un regime speciale di incentivazione all'ingresso di giovani nell'attività che risponda alle sfide occupazionali e di sostenibilità del settore, nonché pacchetti di lancio dell'attività volti ad assicurare l'ingresso nel settore della pesca su piccola scala di una nuova generazione di pescatori;

–  costruzione di porti di pesca specializzati dotati di attrezzature specifiche per lo sbarco, lo stoccaggio e la vendita dei prodotti della pesca;

–  sostegno alle associazioni, organizzazioni e cooperative di operatori del settore;

–  promozione di politiche di qualità;

–  promozione della coesione del tessuto economico e sociale delle comunità costiere che dipendono maggiormente dalla pesca su piccola scala, in particolare nelle regioni ultraperiferiche, stimolando lo sviluppo di tali regioni costiere;

–  sostegno alle pratiche sostenibili di raccolta di molluschi, in particolare fornendo assistenza alle persone impegnate in quest'attività, molto spesso donne, che sono soggette a malattie professionali;

–  sostegno alla promozione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca artigianale e dell'acquacoltura estensiva, tramite la creazione di un'etichetta europea che riconosca e identifichi i prodotti europei della pesca artigianale e della raccolta di molluschi, a condizione che rispettino buone pratiche di sostenibilità e i principi della politica comune della pesca;

–  sostegno all'istruzione e a campagne di commercializzazione volte a informare i consumatori e i giovani in merito all'importanza del consumo dei prodotti della pesca su piccola scala, compresi gli effetti positivi sull'economia locale e sull'ambiente;

–  allocazione dei finanziamenti del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca tale da rendere il settore della pesca più favorevole alle donne, ridisegnando il settore stesso e fornendo strutture adeguate (quali spogliatoi sulle navi o nei porti);

–  sostegno alle associazioni di donne quali le cucitrici di reti, le addette allo sbarco e alla pulizia del pesce o al suo confezionamento;

–  formazione professionale, compresa la formazione per le donne impiegate nel settore della pesca, al fine di migliorarne l'accesso a posti di lavoro a livello dirigenziale e tecnico nell'ambito della pesca;

–  miglioramento del ruolo delle donne nella pesca, in particolare fornendo sostegno alle attività svolte a terra, alle professioni correlate e alle attività associate alla pesca, sia a monte sia a valle;

32. sottolinea che, per quanto riguarda l'accesso ai fondi del futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, dovranno essere favoriti i progetti che prevedono soluzioni integrate che recano beneficio all'insieme delle comunità costiere, anziché quelli che giovano solo a un numero limitato di operatori; ritiene che l'accesso a tali progetti debba essere garantito ai pescatori e alle loro famiglie e non solo agli armatori;

33. sottolinea che l'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura dovrà contribuire a permettere un migliore rendimento della pesca su piccola scala, la stabilità dei mercati, il miglioramento della commercializzazione dei prodotti della pesca e l'incremento del loro valore aggiunto; esprime preoccupazione in merito al possibile smantellamento degli strumenti pubblici di regolamentazione del mercato, degli organismi pubblici di regolamentazione e degli aiuti allo stoccaggio a terra ancora esistenti ed esige una riforma ambiziosa, che potenzi gli strumenti dell'organizzazione comune dei mercati al fine di realizzarne gli obiettivi;

34. propone, al fine di incoraggiare il ricorso alle migliori prassi, l'istituzione di un marchio europeo che premi i prodotti della pesca artigianale ottenuti nel rispetto dei principi della politica comune della pesca;

35. sostiene la creazione di meccanismi che garantiscano il riconoscimento delle cosiddette esternalità positive generate dalla pesca su piccola scala e non remunerate dal mercato a livello sia ambientale, sia di coesione economica e sociale delle comunità costiere;

36. ritiene importante promuovere una distribuzione giusta e adeguata del valore aggiunto lungo la catena di valore del settore;

37. auspica rigore nel controllo e nella certificazione dei prodotti della pesca importati da paesi terzi, onde garantire che provengano da attività di pesca sostenibili e che rispettino i medesimi requisiti che i produttori unionali devono osservare (ad esempio per quanto riguarda l'etichettatura, la tracciabilità, le norme fitosanitarie e le dimensioni minime);

38. auspica la creazione (nell'ambito del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca o di altri strumenti) di meccanismi specifici e temporanei di sostegno da attivare in situazioni di emergenza, come le catastrofi naturali o dovute all'attività umana (maree nere, inquinamento delle acque), i fermi forzati dell'attività dovuti a piani di ricostituzione o ristrutturazione degli stock o l'improvviso aumento congiunturale del prezzo dei combustibili;

39. chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare provvedimenti al fine di garantire alle donne la parità salariale e altri diritti sociali ed economici, comprese assicurazioni che coprano i rischi cui sono esposte lavorando nel settore della pesca e il riconoscimento delle patologie specifiche come malattie professionali;

40. riconosce il ruolo dell'arresto temporaneo dell'attività (periodi di fermo biologico) come importante fattore di conservazione delle risorse alieutiche, di efficacia dimostrata, e strumento essenziale per una gestione sostenibile di determinate attività di pesca; riconosce che l'introduzione di periodi di fermo biologico, in determinate fasi critiche del ciclo di vita delle specie, permette un'evoluzione degli stock compatibile con il mantenimento dell'attività di pesca al di fuori del periodo di fermo; considera, in tali circostanze, corretto e necessario concedere una compensazione finanziaria ai pescatori durante il periodo di inattività, in particolare mediante il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;

41. invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare forme di discriminazione positiva in favore della pesca su piccola scala rispetto alla pesca su grande scala e alle flotte di tipo marcatamente industriale, garantendo nel contempo una gestione efficace e sostenibile dell'insieme delle attività di pesca; ritiene che la separazione spaziale dei diversi tipi di pesca, attraverso la definizione di zone riservate di accesso esclusivo per la pesca su piccola scala, sia una delle possibilità di cui tenere conto;

42. invita la Commissione e gli Stati membri ad assumere iniziative volte a promuovere e conseguire un maggiore riconoscimento, a livello sia giuridico che sociale, del lavoro delle donne impiegate nel settore della pesca e a garantire che le donne che lavorano a tempo pieno o parziale per imprese familiari o che assistono il coniuge, contribuendo al proprio sostentamento economico e a quello della propria famiglia, ricevano un riconoscimento giuridico o prestazioni sociali equivalenti a quelle di cui godono i lavoratori autonomi, in particolare applicando la direttiva 2010/41/UE, e che siano assicurati i loro diritti sociali ed economici, tra cui la parità salariale, i sussidi di disoccupazione in caso di perdita (temporanea o definitiva) del lavoro, il diritto a una pensione, la conciliazione tra vita professionale e familiare, l'accesso al congedo di maternità, alla previdenza sociale e a servizi sanitari gratuiti, la tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro e altri diritti sociali ed economici, tra cui un'assicurazione contro i rischi in mare;

43. auspica che sia conservato il regime di accesso speciale per la pesca su piccola scala nella zona di 12 miglia;

44. ritiene necessario coinvolgere la pesca su piccola scala, in particolare, negli scambi sulla pianificazione spaziale della zona delle 12 miglia, dove gli impieghi sono generalmente più numerosi poiché turbine eoliche offshore, estrazione di granulati e aree marine protette convivono spesso con le attività di pesca in una stessa zona;

45. richiama l'attenzione sulla necessità di coinvolgere maggiormente e rafforzare la partecipazione degli operatori della pesca su piccola scala nella gestione, la definizione e l'attuazione delle politiche della pesca; sottolinea l'importanza di fornire maggiore appoggio ai gruppi di pescatori e alle organizzazioni professionali disposte a condividere la responsabilità per l'applicazione della politica comune della pesca, in una prospettiva di maggiore decentramento di tale politica; esorta gli operatori del settore della pesca su piccola scala ad aderire alle organizzazioni di produttori esistenti o ad istituire nuove organizzazioni di produttori;

46. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni nonché ai governi degli Stati membri e ai consigli consultivi regionali.

(1)

GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59.

(2)

GU L 223/1 del 15.8.2006, pagg.1-44.

(3)

GU C 286 E del 23.11.2006, pag. 519.

(4)

GU C 300 E del 9.12.2006, pag. 504.

(5)

Testi approvati, P6_TA(2008)0382.

(6)

Testi approvati, P7_TA(2012)0052.

(7)

Testi approvati, P7_TA(2010)0039.


MOTIVAZIONE

Il concetto di "pesca su piccola scala" comprende flotte, attrezzature e attività di pesca che possono variare assai tra loro, tra i singoli Stati membri e tra le diverse zone di pesca. Nonostante tali differenze, questi elementi hanno una serie di caratteristiche comuni, che li avvicinano tra loro e li distinguono dall'ambito abitualmente denominato "pesca su grande scala" (che comprende la pesca industriale).

Solitamente alla pesca su piccola scala sono associate talune caratteristiche, tra cui: un forte legame con l'economia, la struttura sociale, la cultura e le tradizioni delle località e delle comunità costiere; le attività di pesca avvengono relativamente in prossimità della costa e comportano un periodo minore di permanenza in mare; la maggiore intensità diretta di lavoro umano, ossia il ricorso a una maggiore quantità di manodopera per unità di pesce pescato; l'utilizzazione di una quantità minore di combustibile per unità di pesce pescato; l'utilizzazione di tecniche di pesca più selettive, aventi un impatto minore sulle risorse vive marine; una cooperazione più stretta tra il pescatore, le risorse e la comunità in cui opera – il che può agevolare la percezione dell'importanza di una corretta conservazione delle risorse; l'inserimento in strutture di commercializzazione più semplici e in filiere di approvvigionamento più brevi, dato che il pesce catturato è destinato soprattutto a essere consumato fresco; la prevalenza, tra gli altri operatori, di microimprese e di piccole e medie imprese o di aziende familiari.

Come già esposto in diverse risoluzioni del Parlamento europeo, in particolare quella del 15 giugno 2006 sulla pesca costiera e i problemi cui sono confrontate le comunità di pescatori che la praticano e quella del 25 febbraio 2010 sul Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca, la pesca su piccola scala deve essere oggetto di un trattamento differenziato, restando assoggettata a regimi o modelli gestionali adattati alle sue caratteristiche e ai suoi problemi specifici.

Proposte della Commissione europea per la riforma della politica comune della pesca

Si ritiene che le particolarità della pesca su piccola scala non siano prese adeguatamente in considerazione nelle proposte della Commissione europea per la riforma della politica comune della pesca. Tali proposte non offrono una risposta adeguata ai diversi problemi cui è ora confrontata la pesca su piccola scala.

Gli obiettivi stabiliti per la conservazione delle risorse - la necessità dei quali è generalmente innegabile - non sono accompagnati dalla definizione di obiettivi socioeconomici. La dimensione socioeconomica della politica della pesca risulta pertanto messa da parte. Ciò è particolarmente il caso per la pesca su piccola scala, vista la difficile situazione socioeconomica cui è confrontata.

La Commissione europea continua a puntare a una gestione centralizzata della politica comune della pesca, da cui derivano spesso orientamenti distanti dalla realtà, compresi male dal settore (che non partecipa alla relativa discussione ed elaborazione), di attuazione complessa e con risultati spesso in contrasto con l'obiettivo dichiarato. Il capitolo relativo alla "regionalizzazione" non garantisce l'auspicata e necessaria gestione di prossimità – la quale, indiscutibilmente, offre la risposta migliore alle esigenze della pesca su piccola scala.

Ancora una volta non si tiene conto della grande diversità che caratterizza la realtà delle attività di pesca nell'UE e si propone un regime unico di accesso alle risorse, di tipo obbligatorio. L'applicazione di tale regime, così come proposto, può comportare conseguenze profondamente negative per certi settori della pesca su piccola scala, nella misura in cui la definizione adottata di "pesca su piccola scala" è riduttiva e avulsa dalla realtà.

Cambiamenti necessari

Il relatore ritiene che sia necessario rivolgere maggiore attenzione alla pesca su piccola scala nella riforma della politica comune della pesca. Non solo i problemi della pesca su piccola scala, ma anche il suo potenziale deve ricevere un'attenzione particolare, che deve trovare riscontro in una serie di modifiche ai tre pilastri della riforma: il regolamento di base, il regolamento dell'organizzazione comune dei mercati e lo strumento finanziario della politica comune della pesca – attualmente denominato Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

La definizione di "pesca su piccola scala" deve tenere conto di una serie di criteri, oltre a quello limitato della dimensione. Tra tali criteri è tassativa la rilevanza dell'impatto della flotta e degli strumenti di pesca sull'ecosistema marino, nonché il tempo di permanenza in mare e le caratteristiche dell'unità economica che sfrutta le risorse.

La riforma della politica comune della pesca dovrà garantire una effettiva gestione di prossimità, che meglio risponde alle necessità della pesca su piccola scala. Tale gestione deve, una volta definiti gli obiettivi di tipo generale, avere ampia libertà e autonomia per predisporre gli strumenti più adeguati ai fini del conseguimento degli obiettivi, alla luce delle specificità locali, regionali e nazionali.

Oltre alle dimensioni, occorre tenere in considerazione anche la qualità della flotta. La riforma dalla politica comune della pesca dovrà incentivare la sostenibilità della flotta in campo ambientale, economico e sociale. L'obiettivo è in contraddizione con la riduzione generale della capacità della flotta, determinata unicamente da criteri di mercato, come accade con l'applicazione del sistema di concessioni di pesca trasferibili. Con un simile sistema saranno gli operatori con maggior potere economico e finanziario a prevalere, non necessariamente quelli più sostenibili sul piano tanto sociale quanto ambientale.

La riforma della politica comune della pesca dovrà incentivare l'evoluzione del profilo delle flotte, promuovendo la progressiva prevalenza dei segmenti e degli operatori che utilizzano strumenti di pesca che hanno un minor impatto sulle risorse e che presentano maggiori benefici per le comunità nelle quali si inseriscono, a livello di creazione di occupazione e di qualità di tale occupazione.

Sfide e proposte concrete

Il numero elevato di imbarcazioni interessate nonché la grande varietà di attrezzature e attività di pesca fanno emergere esigenze e sfide notevoli alla gestione della pesca su piccola scala. La disponibilità di dati è cruciale ai fini dell'efficacia della gestione. Risulta necessaria una migliore informazione sulla pesca su piccola scala. Senza di essa sarà difficile migliorare la gestione.

La Commissione dovrà, d'intesa con gli Stati membri, procedere a una caratterizzazione più esaustiva e rigorosa della pesca su piccola scala. Occorre conoscere meglio dove pescano, quando pescano e come pescano i diversi segmenti della pesca su piccola scala. Tali informazioni dovranno fungere da supporto per una gestione di prossimità basata su dati empirici. A tal fine diventa indispensabile un potenziamento dello sforzo unionale per finanziare la raccolta, il trattamento e la divulgazione dei dati in materia. Ciò vale anche per l'acquisizione di dati biologici.

Il relatore presenta una serie di proposte concrete a sostegno della pesca su piccola scala.

Occorrerà considerare l'elaborazione di un programma comunitario di sostegno alla pesca su piccola scala che, articolato in strumenti diversi, segnatamente a livello finanziario (come il futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, l'organizzazione comune dei mercati e altri), punti a dare risposta ai problemi specifici di questo segmento e a promuovere una gestione di prossimità, sostenibile, delle attività di pesca in causa.

Dovrà essere garantita l'assegnazione di un importo minimo di risorse del nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca alla pesca su piccola scala.

Dovranno essere privilegiati i progetti con soluzioni integrate, che avvantaggino l'insieme delle comunità costiere, piuttosto che quelli che beneficiano soltanto un numero ridotto di operatori. L'accesso a tali progetti dovrà essere garantito a pescatori e ai nuclei familiari, non soltanto agli armatori.

Il programma dovrà sostenere il necessario ringiovanimento del settore, con l'ingresso di giovani nelle attività, predisponendo, tra l'altro, un sostegno alla copertura delle esigenze in materia di formazione professionale e di avvio delle attività. Dovranno essere tenute in debita considerazione e valorizzate le attività effettuate sulla terraferma. Dovrà essere riconosciuto e valorizzato il ruolo delle donne nella pesca.

Dovranno essere istituiti meccanismi intesi ad assicurare il riconoscimento delle cosiddette esternalità positive innescate dalla pesca su piccola scala e non remunerate dal mercato a livello sia ambientale, sia di coesione economica e sociale delle comunità costiere.

Riconoscendo i problemi esistenti, la revisione dell'organizzazione comune dei mercati dovrà potenziare il suo contributo onde garantire il rendimento della pesca su piccola scala, la stabilità dei mercati, il miglioramento della commercializzazione dei prodotti della pesca e l'incremento del valore aggiunto. Una simile ottica è incompatibile con lo smantellamento degli strumenti pubblici di regolamentazione dei mercati ancora esistenti. La situazione in cui versa il settore, specialmente per quanto riguarda la pesca su piccola scala, esige invece una riforma ambiziosa, che potenzi gli strumenti dell'organizzazione comune dei mercati al fine di realizzarne gli obiettivi.

Viste le debolezze strutturali che la caratterizzano, la pesca su piccola scala è maggiormente esposta a determinati tipi di fattori d'urto esterni o a repentine alterazioni nella disponibilità delle risorse rispetto ai segmenti della flotta considerati più competitivi; Si dovrebbe pertanto considerare la creazione di meccanismi specifici di sostegno da attivare in situazioni di emergenza, come le catastrofi naturali, i fermi forzati dell'attività dovuti a piani di ricostituzione degli stock o l'improvviso aumento del prezzo dei combustibili.


PARERE della commissione per lo sviluppo regionale (7.5.2012)

destinato alla commissione per la pesca

sulla pesca su piccola scala e la pesca artigianale e la riforma della PCP

(2011/2292(INI))

Relatore per parere: Ana Miranda

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo regionale invita la commissione per la pesca, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  riconosce che la pesca artigianale costiera, la raccolta di molluschi e l'acquacoltura estensiva, se adeguatamente disciplinata e ben gestita, rappresentano tipologie di pesca sostenibile da un punto di vista sociale, economico e ambientale e ricoprono inoltre un ruolo determinante nello sviluppo socioeconomico delle comunità costiere; sottolinea che queste tipologie di pesca sono caratterizzate da una forte impronta culturale e da un'ampia diversità territoriale, essendo condotte nel continente, nelle isole e nelle regioni ultraperiferiche; pone l'accento sul fatto che esse sono danneggiate da fattori quali la mancanza di un efficiente trattamento delle acque, i disastri naturali e occasionati dall'uomo, la concorrenza delle operazioni di pesca su larga scala, la presenza di sversamenti, le maree nere, l'eccessivo sviluppo edilizio lungo il litorale, l'impatto di grandi progetti costieri, le conseguenze dei cambiamenti climatici e l'assenza di regimi di regolamentazione chiaramente definiti per lo sviluppo locale sostenibile, oltre a essere vulnerabili alla trasformazione dei modelli di occupazione locale;

2.  esprime preoccupazione in merito alla proposta della Commissione di istituire concessioni di pesca trasferibili, in quanto tale dispositivo potrebbe portare alla concentrazione dei diritti di pesca a beneficio di un numero limitato di operatori e alla conseguente scomparsa di molte attività di pesca su piccola scala;

3.  sottolinea che la pesca su piccola scala non solo promuove la coesione socioeconomica e garantisce il sostentamento di numerosi nuclei familiari, ma rappresenta altresì un fattore per la stabilizzazione delle comunità di pescatori in tutte le aree costiere; pone l'accento sull'importanza di mantenere un approccio al settore produttivo della pesca che tenga conto dei livelli biologici, ecologici, economici e sociali, in modo da creare un equilibrio sostenibile tra la situazione delle risorse esistenti nelle diverse zone marittime e la tutela del tessuto socioeconomico delle comunità costiere che dipendono dalla pesca di prossimità, al fine di garantire occupazione e prosperità;

4.  insiste sulla necessità di incoraggiare l'accesso dei giovani alle professioni nel settore della pesca e di sostenere i pescatori con attività di formazione professionale;

5.  sottolinea l'importanza di incoraggiare le attività di ricerca nel settore della coesione sociale, economica e territoriale; pone l'accento sulla necessità di disporre, a livello europeo, di dati statistici e indicatori in grado di fornire dati socioeconomici, scientifici e ambientali attendibili e sufficientemente pertinenti, tra cui un'approfondita valutazione degli stock ittici e delle catture, tanto nella pesca professionale quanto in quella sportiva, e chiede lo stanziamento di risorse sufficienti a tal fine; ritiene che tali dati dovrebbero altresì rispecchiare tutte le differenze geografiche, culturali e regionali esistenti;

6.  deplora l'assenza di una definizione unanime di pesca artigianale a livello di UE, in quanto la definizione esistente, basata sulle dimensioni delle imbarcazioni, è ormai superata e non corrisponde alla realtà; propone pertanto che la Commissione elabori una futura definizione in termini di governance tenendo in considerazione diversi criteri, quali le specificità e le differenze regionali, la geomorfologia, gli aspetti tecnici della pesca e quelli sociali, scientifici, biologici e ambientali;

7.  sottolinea che, alla luce della situazione precaria e del declino di alcune comunità costiere dipendenti dalla pesca e data la mancanza di alternative di diversificazione economica, è necessario potenziare gli strumenti, i fondi e i meccanismi esistenti per garantire la coesione in termini di occupazione e di sostenibilità ecologica; ritiene che questa categoria di intervento dovrebbe essere oggetto di un riconoscimento specifico nei nuovi quadri della politica comune della pesca (PCP) e del QFP; insiste inoltre sulla necessità di concentrarsi su una maggiore cogestione e partecipazione del settore della pesca artigianale nel processo decisionale, incoraggiando le strategie locali e regionali come pure la cooperazione transfrontaliera in tale settore e includendo progetti di sviluppo, ricerca e formazione con adeguati finanziamenti del FEAMP, del FES e del FESR; invita la Commissione, a tale proposito, a considerare la possibilità di creare un nuovo consiglio consultivo regionale;

8.  sottolinea l'immenso e inutilizzato potenziale che l'acquacoltura ecologicamente sostenibile rappresenta per la creazione di condizioni favorevoli alle PMI in seno alla catena di produzione e di valore, nonché per le opportunità occupazionali delle regioni costiere e interne;

9.  esorta alla semplificazione delle procedure di approvazione dei finanziamenti dell'UE, in particolare attraverso l'introduzione di tabelle uniche dei costi per il rimborso e di sovvenzioni generali per alcuni organismi professionali;

10. sottolinea la necessità di adeguare le flotte di grandi dimensioni dell'UE senza però minare le flotte artigianali, in quanto così facendo si arrecherebbero danni alle zone costiere dal punto di vista socioeconomico e culturale; reputa che gli interventi debbano invece rientrare in un approccio ecosistemico in cui le decisioni gestionali specifiche relative alle flotte artigianali siano prese a livello regionale, nel continuo rispetto del principio di sussidiarietà; osserva che il risultante regime differenziato di pesca consentirebbe l'accesso prioritario alle risorse e permetterebbe di tutelare le flotte artigianali di prossimità, assicurando il coinvolgimento delle comunità di pescatori locali;

11. invita pertanto la Commissione a far sì che il futuro Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca preveda finanziamenti sufficienti per la pesca artigianale, la raccolta dei molluschi, la molluschicoltura, l'acquacoltura estensiva sostenibile e il rinnovo e la modernizzazione delle attrezzature, e che siano istituiti programmi specifici e più semplici per il sostegno della pesca su piccola scala sostenibile, rivolti alle comunità costiere e insulari dipendenti prevalentemente dalla pesca, nonché programmi di commercializzazione e promozione di questa risorsa alimentare all'interno delle comunità locali, riservando la priorità di accesso a tali risorse a coloro che si dedicano alla pesca e alla raccolta di molluschi nella maniera più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale;

12. propone, al fine di incoraggiare il ricorso alle buone prassi, l'istituzione di un marchio europeo che premi i prodotti della pesca artigianale ottenuti nel rispetto dei principi della PCP;

13. sottolinea che, a differenza delle flotte industriali, le flotte artigianali e selettive promuovono maggiori livelli di occupazione fra i cittadini europei, comportano una maggiore sostenibilità e rafforzano altre attività marittime nelle comunità costiere locali;

14. chiede la regionalizzazione totale della definizione di pesca su piccola scala e pesca artigianale.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.4.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

35

0

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

François Alfonsi, Luís Paulo Alves, Jean-Paul Besset, Victor Boştinaru, John Bufton, Alain Cadec, Nikos Chrysogelos, Rosa Estaràs Ferragut, Danuta Maria Hübner, Filiz Hakaeva Hyusmenova, María Irigoyen Pérez, Seán Kelly, Constanze Angela Krehl, Petru Constantin Luhan, Ramona Nicole Mănescu, Vladimír Maňka, Iosif Matula, Erminia Mazzoni, Ana Miranda, Jens Nilsson, Jan Olbrycht, Wojciech Michał Olejniczak, Markus Pieper, Tomasz Piotr Poręba, Monika Smolková, Ewald Stadler, Georgios Stavrakakis, Nuno Teixeira, Lambert van Nistelrooij, Joachim Zeller, Elżbieta Katarzyna Łukacijewska

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jens Geier, Maurice Ponga, Patrice Tirolien, Giommaria Uggias

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Julie Girling


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (26.4.2012)

destinato alla commissione per la pesca

sulla pesca su piccola scala e la pesca artigianale e sulla riforma della PCP

(2011/2292(INI))

Relatore per parere: Barbara Matera

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per la pesca, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–   vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2005 sulle reti di donne: pesca, agricoltura e diversificazione(1),

–   vista la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio(2),

–   visto lo studio del dipartimento tematico Politica strutturale e di coesione intitolato "Il ruolo delle donne nello sviluppo sostenibile delle zone di pesca europee" del maggio 2008,

A. considerando che le donne svolgono un ruolo fondamentale nei settori connessi alla pesca e all'acquacoltura, alla trasformazione, alla commercializzazione e alla gestione dei prodotti ittici, e forniscono altre forme di aiuto a coloro che lavorano nell'industria della pesca;

B.  considerando la necessità di rendere visibile il lavoro delle donne nel settore della pesca, dal momento che l'85% delle donne che vi lavorano si dedica alla pesca su piccola scala e alla pesca artigianale e che in molte regioni costiere d'Europa tali attività di pesca costituiscono la loro principale fonte di reddito;

C. considerando che le donne sono oggetto di discriminazione economica nel settore della pesca, percepiscono una retribuzione inferiore a quella degli uomini per lo stesso lavoro e, in molti casi, il loro lavoro non ha alcun riconoscimento giuridico, e pertanto non sono in grado di accedere a un'adeguata tutela sociale; considerando che i suddetti lavori comportano per loro anche un alto livello di rischio o gravi conseguenze sulla salute;

D. considerando che le donne spesso gestiscono la parte amministrativa delle imprese di pesca, occupandosi di questioni finanziarie, tasse portuali, scarico, approvvigionamento e assistenza ai pescatori, aste del pesce, contabilità, produzione e riparazione delle reti, che il lavoro femminile non riconosciuto, e in molti casi non retribuito, aumenta quando il settore è in crisi e che esse non possono accedere agli aiuti contro la cessazione delle attività di pesca;

E.  considerando che esistono ancora troppe barriere giuridiche e sociali che impediscono la piena partecipazione delle donne alle attività di rappresentanza nel settore della pesca, e che in alcune comunità e associazioni si arriva anche a vietare la loro presenza negli organi decisionali;

F.  considerando che le patologie specifiche che colpiscono le donne impiegate nel settore della pesca non sono riconosciute come malattie professionali;

1.  sottolinea l'importanza di integrare la prospettiva di genere e il principio di uguaglianza tra donne e uomini in tutti gli ambiti della riforma della politica della pesca dell'UE;

2.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assumere iniziative dirette a promuovere e conseguire un maggiore riconoscimento, a livello sia giuridico che sociale, del lavoro delle donne impiegate nel settore della pesca e a garantire che le donne che lavorano a tempo pieno o parziale per imprese familiari o che assistono il coniuge, e contribuiscono in tal modo al proprio sostentamento economico e a quello della propria famiglia, ricevano un riconoscimento giuridico o prestazioni sociali equivalenti a quelle di cui godono i lavoratori autonomi, in particolare applicando la direttiva 2010/41/UE, e che siano assicurati i loro diritti sociali ed economici, tra cui la parità salariale, i sussidi di disoccupazione in caso di perdita (temporanea o definitiva) del lavoro, il diritto a una pensione, la conciliazione tra vita professionale e familiare, l'accesso al congedo di maternità, alla sicurezza sociale e a servizi sanitari gratuiti, la tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro e altri diritti sociali ed economici, tra cui un'assicurazione contro i rischi in mare;

3.  plaude alla priorità del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) 2014-2020 che consiste nell'incrementare l'occupazione, la coesione territoriale e l'inclusione sociale nelle comunità dipendenti dalla pesca nell'ambito dell'iniziativa "Un'agenda per nuove competenze e per l'occupazione"; invita, in tale contesto, la Commissione e gli Stati membri ad assicurare, attraverso la riforma della Politica comune della pesca (PCP), la promozione di pari opportunità tra uomini e donne, così come l'integrazione della prospettiva di genere durante i vari passaggi di attuazione del FEAMP, comprese le fasi di progettazione, realizzazione, monitoraggio e valutazione;

4.  sottolinea che la partecipazione attiva delle donne alle attività connesse alla pesca contribuisce, in primo luogo, alla difesa delle tradizioni culturali e delle pratiche specifiche e, in secondo luogo, assicura la sopravvivenza delle loro comunità, salvaguardando in questo modo la diversità culturale delle regioni interessate;

5.  invita gli Stati membri a tenere conto dell'importanza del ruolo economico, sociale e culturale delle donne nell'industria della pesca affinché esse possano avere accesso ai benefici sociali e sia assicurata una rappresentanza equilibrata dei generi nelle occupazioni connesse alla pesca;

6.  invita la Commissione a garantire che alle donne siano destinate quote nell'industria della pesca e a includere esplicitamente nella normativa il principio della comproprietà per i coniugi in termini di ripartizione delle quote;

7.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare uno studio sociale finalizzato alla valutazione dell'impatto che avrà l'applicazione delle quote all'interno delle comunità dedite alla pesca, al fine di monitorare potenziali cambiamenti sociali al loro interno, usando indicatori sociali quali il livello di istruzione, il contributo prestato da mogli e partner, la salute, l'età dei figli, la volontà delle madri di trasmettere la professione di pescatore ai figli, il benessere delle famiglie e delle comunità;

8.  sottolinea la necessità che l'allocazione dei finanziamenti del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca sia tale da rendere il settore della pesca più favorevole alle donne, ridisegnando il settore stesso e fornendo strutture adeguate (quali spogliatoi sulle navi o nei porti);

9.  esorta la Commissione ad appoggiare progetti specifici che si prefiggano come obiettivo il riconoscimento, la promozione e la diversificazione del ruolo delle donne negli ambiti connessi alla pesca, e ritiene che sia necessario prestare particolare attenzione alla modernizzazione dei pescherecci al fine di migliorare le condizioni lavorative e igieniche a bordo, la qualità del prodotto e l'efficienza energetica e di assicurare la selettività delle attrezzature;

10. difende l'elaborazione di un programma europeo di sostegno alla pesca su piccola scala, il quale, facendo uso di diverse risorse, segnatamente in termini finanziari (compresi il futuro FEAMP e l'Organizzazione comune dei mercati (OCM) nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura), miri a dare risposte ai problemi specifici di questo settore e ad appoggiare una gestione locale sostenibile delle attività di pesca interessate, tenendo conto dei problemi che colpiscono le donne del settore;

11. invita la Commissione e gli Stati membri a fornire dati e statistiche, suddivisi per genere, sul tipo di occupazione (ad esempio, tempo pieno, tempo parziale, occasionale), sullo status (lavoratore autonomo, dipendente, coniuge collaboratore) e sul tipo di produzione (attività di pesca e acquacoltura su piccola, media o larga scala) e a riconoscere le categorie di lavoratori che non sono incluse nelle statistiche sull'occupazione nel settore della pesca, come ad esempio quella dei pescatori di molluschi;

12. invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e a riconoscere il diritto del coniuge o partner dei pescatori a poter essere nominati membri e a partecipare alle elezioni delle associazioni dei pescatori a tutti i livelli all'interno degli Stati membri; sottolinea la necessità di promuovere e incrementare l'effettiva partecipazione delle donne negli organi rappresentativi, decisionali e consultivi del settore della pesca, a livello europeo, nazionale e regionale; plaude all'intenzione della Commissione di ampliare il ruolo dei comitati consultivi e invita la Commissione e gli Stati membri a incrementare la partecipazione delle associazioni femminili della pesca e dell'acquacoltura al Comitato consultivo per la pesca e l'acquacoltura (CCPA) e ai Consigli consultivi regionali (CCR);

13. invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere, attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e i Fondi strutturali, maggiori opportunità di formazione e istruzione professionale a favore delle donne che lavorano nel settore della pesca, affinché abbiano maggiore accesso a occupazioni tecniche e posizioni manageriali; chiede, inoltre, che siano istituiti sistemi volti a migliorare la diffusione delle informazioni sulle opportunità di formazione e sui finanziamenti disponibili per accedervi;

14. invita la Commissione e gli Stati membri a destinare maggiori finanziamenti ai programmi di ricerca UE per le attività di acquacoltura che hanno per oggetto il rafforzamento della crescita del settore ittico quale mezzo per creare nuovi posti di lavoro che dovrebbero essere aperti alle donne secondo il principio delle quote;

15. sottolinea l'importanza per le donne di partecipare ai progetti di ricerca incentrati sulle ripercussioni della riorganizzazione del settore della pesca, considerando il fatto che la loro esperienza costituisce una risorsa inestimabile, e pone l'accento sulla necessità di garantire che la prospettiva di genere sia presa in debita considerazione;

16. sottolinea che gli investimenti dell'UE devono puntare su attività in grado di creare posti di lavoro nei mercati globali della pesca, vendendo la propria tecnologia e il proprio know-how, per affrontare le sfide inerenti ai problemi della sicurezza e della sostenibilità e favorendo, attraverso queste misure, anche il lavoro delle donne in questo settore;

17. sottolinea la situazione peculiare delle pescatrici di molluschi (un lavoro eseguito principalmente da donne ultracinquantenni, che accusano problemi di salute dovuti al loro lavoro), e invita pertanto nuovamente la Commissione a elaborare un progetto pilota specifico che contempli tutti tali aspetti e fornisca soluzioni ai problemi derivanti da tale lavoro; esorta la Commissione e gli Stati membri a contemplare il riconoscimento giuridico dei periodi di inattività forzata per ragioni di salute pubblica (tossine, catastrofi naturali, sversamenti, maree nere), e a riconoscere determinate patologie o malattie che colpiscono le donne che lavorano nel settore della pesca artigianale e della pesca di molluschi (come ad esempio le malattie reumatiche o delle ossa).

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

24.4.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Emine Bozkurt, Andrea Češková, Iratxe García Pérez, Zita Gurmai, Mikael Gustafsson, Mary Honeyball, Sophia in 't Veld, Nicole Kiil-Nielsen, Silvana Koch-Mehrin, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Astrid Lulling, Barbara Matera, Elisabeth Morin-Chartier, Angelika Niebler, Siiri Oviir, Antonyia Parvanova, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Marc Tarabella, Britta Thomsen, Marina Yannakoudakis, Anna Záborská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Franziska Katharina Brantner, Christa Klaß, Ana Miranda, Mariya Nedelcheva, Katarína Neveďalová, Antigoni Papadopoulou

(1)

GU C 286 E del 23.11.2006, pag. 519.

(2)

GU L 180 del 15.7.2010, pag. 1.


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

19.9.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

0

3

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Antonello Antinoro, Kriton Arsenis, Alain Cadec, Chris Davies, João Ferreira, Carmen Fraga Estévez, Pat the Cope Gallagher, Marek Józef Gróbarczyk, Ian Hudghton, Iliana Malinova Iotova, Werner Kuhn, Isabella Lövin, Gabriel Mato Adrover, Guido Milana, Maria do Céu Patrão Neves, Crescenzio Rivellini, Ulrike Rodust, Raül Romeva i Rueda, Isabelle Thomas, Nils Torvalds, Jarosław Leszek Wałęsa

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Jean-Paul Besset, Luis Manuel Capoulas Santos, Diane Dodds, Julie Girling, Jens Nilsson, Nikolaos Salavrakos, Antolín Sánchez Presedo, Ioannis A. Tsoukalas

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Nuno Teixeira

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