Procedura : 2012/2026(INI)
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Ciclo del documento : A7-0408/2012

Testi presentati :

A7-0408/2012

Discussioni :

PV 14/01/2013 - 25
CRE 14/01/2013 - 25

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PV 15/01/2013 - 9.6
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Testi approvati :

P7_TA(2013)0006

RELAZIONE     
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10.12.2012
PE 488.011v02-00 A7-0408/2012

sulla strategia dell'UE per il Corno d'Africa

(2012/2026(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Charles Tannock

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per lo sviluppo
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla strategia dell'UE per il Corno d'Africa

(2012/2026(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione del 10 maggio 2012 sulla pirateria marittima(1),

–   vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2009 sulla situazione nel Corno d'Africa(2),

–   vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sulla relazione annuale 2008 sulla politica estera e di sicurezza comune(3),

–   vista la sua risoluzione dell'11 maggio 2011 sulla relazione annuale 2009 sulla politica estera e di sicurezza comune(4),

–   vista la sua risoluzione del 12 settembre 2012 sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune(5),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 14 novembre 2011 sul Corno d'Africa e, in particolare, il quadro strategico definito nell'allegato,

–   visti la strategia europea in materia di sicurezza e il documento del 14 marzo 2008 dell'alto rappresentante e della Commissione diretto al Consiglio europeo dal titolo "Cambiamenti climatici e sicurezza internazionale",

–   vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea sulle elezioni svoltesi in Etiopia il 23 maggio 2010,

–   vista l'adozione di una costituzione per la Somalia da parte di 825 membri dell'Assemblea nazionale costituente, avvenuta il 1° agosto 2012; vista l'elezione democratica, in data 11 settembre 2012, di un nuovo presidente somalo nel quadro del processo di transizione,

–   viste le conclusioni del Consiglio sulla politica di sicurezza e di difesa comune del 1° dicembre 2011 e del 23 luglio 2012,

–   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Somalia, in particolare la risoluzione 2067(2012),

–   visti la missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM), il suo concetto strategico del 5 gennaio 2012 sull'instaurazione di una presenza nei quattro settori e la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2036(2012), in cui si chiede all'Unione africana di aumentare il personale in divisa dell'AMISOM da 12 000 a un massimo di 17 731 unità, incluse le truppe e il personale delle unità formate di polizia,

–   vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1820(2008) sulle donne, la pace e la sicurezza,

–   vista la relazione delle Nazioni Unite, del 25 gennaio 2011, e le 25 proposte in essa contenute formulate da Jack Lang, consulente speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le questioni giuridiche legate alla pirateria al largo delle coste della Somalia; viste le relazioni di controllo a cura di Jack Lang, compresa la relazione sulle modalità per l'istituzione di tribunali somali specializzati per i casi di pirateria, del 15 giugno 2011, e la relazione del Segretario generale sui tribunali specializzati per i casi di pirateria in Somalia e negli altri Stati della regione, del 20 gennaio 2012,

–   vista la strategia comune Africa-UE,

–   visto l'articolo 48 del regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0408/2012),

A. considerando che il Corno d'Africa è una delle regioni maggiormente esposte all'insicurezza alimentare al mondo e che milioni di individui che vivono nella regione sono denutriti e a rischio di carestia; che alcuni paesi facenti parte di quest'area geografica rientrano tra quelli che presentano gli standard sanitari più bassi al mondo; che si tratta inoltre di una delle regioni più povere al mondo e in cui la governance è maggiormente assente; che l'insicurezza umana e l'insicurezza alimentare in particolare sono causa di gravi crisi umanitarie nella regione; che la comunità internazionale non ha saputo adottare misure preventive per affrontare le questioni relative alla sicurezza umana, alla siccità e alla carestia in quest'area;

B.  considerando che la regione vanta una lunga storia di conflitti e che esiste una correlazione tra conflitti, povertà e sottosviluppo; che lo sviluppo sostenibile non può essere conseguito in un clima caratterizzato da tensioni, conflitti armati e istituzioni governative instabili, e che la povertà e il sottosviluppo contribuiscono, al tempo stesso, a generare conflitti; che, verosimilmente, i cambiamenti climatici aggraveranno ulteriormente la situazione nella regione, dove le gravi siccità si manifestano già con maggiore frequenza;

C. considerando che un'instabilità prolungata nel Corno d'Africa si ripercuote sulla sicurezza dei paesi vicini e dell'intero continente e che, data la presenza in loco di una rete terroristica, essa può influire sulla sicurezza di altre regioni quali l'Europa, la penisola araba e l'Asia meridionale;

D.  considerando che il circolo vizioso dell'insicurezza, dell'instabilità, della povertà e del malgoverno può essere contrastato con successo e in modo efficace soltanto attraverso un approccio globale e olistico teso a conseguire lo sviluppo nei paesi della regione in modo sostenibile; che il Corno d'Africa costituisce un esempio del nesso esistente tra sviluppo e sicurezza, in quanto è una regione in cui l'attività criminosa, soprattutto il terrorismo e la pirateria, prospera a causa della povertà estrema e del malgoverno o dell'assenza di una governance statale;

E.  considerando che vi è un triplice interesse, a livello europeo e internazionale, nei confronti della sicurezza nel Corno d'Africa, legato a quanto segue: in primo luogo, la minaccia rappresentata dal terrorismo internazionale, attraverso fattori quali lo spostamento di cittadini di origine somala da e verso i paesi europei e i fondi, frutto della pirateria e dei rapimenti, erogati alle organizzazioni terroristiche; in secondo luogo, la minaccia economica nei confronti del commercio internazionale e la necessità di agevolare il transito in sicurezza delle navi; infine, la necessità di assistere le Nazioni Unite nel conseguimento dei propri obiettivi, ad esempio offrendo protezione alle navi del Programma alimentare mondiale nella regione;

F.  considerando che l'impegno dell'UE nei confronti della regione è animato sia dalla sua importanza geostrategica che dal desiderio di sostenere le popolazioni del Corno d'Africa e sollevarle dalla povertà; che, a tal fine e allo scopo di raggiungere una pace duratura, l'UE si è impegnata a sostenere gli sforzi sia su scala regionale, ad esempio attraverso l'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) e l'Unione africana, sia su scala nazionale al fine di consolidare la pace e la giustizia basandosi sui principi dell'inclusione, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani;

G. considerando che l'IGAD continua a essere uno strumento non sufficientemente sviluppato per rafforzare la cooperazione, l'integrazione e la sicurezza a livello regionale; che è necessario che l'IGAD svolga un ruolo cruciale nell'architettura politica e di sicurezza del Corno d'Africa così come nella prevenzione dei conflitti e nell'integrazione politica ed economica nella regione, allo scopo di spingere i paesi in questione a impegnarsi a favore di un programma politico ed economico comune nonché ad aderire a tale programma;

H. considerando che un'area ininterrotta di insicurezza e instabilità che si estende dall'Oceano Atlantico all'Oceano Indiano darebbe altresì impulso alle attività legate al traffico di droga nell'Atlantico meridionale, in America Latina e nei Caraibi e stimolerebbe il traffico di armi e di esseri umani, aprendo nuove rotte di traffico e offrendo la possibilità di contrabbandare droghe sia verso l'Europa che verso la penisola araba;

I.   considerando che la concorrenza tra gli Stati della regione per accaparrarsi le risorse naturali, in particolare i combustibili fossili e l'acqua, e la concorrenza per fornire l'accesso infrastrutturale ai porti agli Stati produttori di petrolio e gas nonché l'accesso al mare agli Stati privi di uno sbocco diretto potrebbero alimentare ulteriormente le tensioni regionali e portare all'instabilità cronica;

J.   considerando che una stabilità effettiva a lungo termine nel Corno d'Africa può essere ottenuta soltanto basandosi su istituzioni democratiche forti e responsabili, sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani, specialmente la libertà di espressione, nonché su prospettive economiche migliori per la società nel suo complesso;

K.  considerando che è fondamentale sostenere attivamente zone di stabilità nella regione, contrastare la povertà e promuovere la ripresa economica al fine di ristabilire gli Stati falliti; che non può esserci sicurezza senza sviluppo né sviluppo senza sicurezza;

L.  considerando che la violenta rivolta di Al-Shabaab, la mancanza di una governance statale in Somalia, la minaccia posta dalle continue attività di pirateria al largo delle coste somale, le tensioni e i potenziali conflitti tra il Sudan e il Sud Sudan, le regioni esposte a conflitto di Abyei e del Darfur, la transizione politica in Etiopia a seguito della morte del primo ministro Meles Zenawi, le tensioni tra l'Etiopia, l'Eritrea e la Somalia, le tensioni tra l'Eritrea e il Gibuti nonché l'attività terroristica dell'Esercito di Resistenza del Signore (LRA) contribuiscono a fare del Corno d'Africa una delle regioni maggiormente esposte a conflitti al mondo, provocando enormi sofferenze umane, la migrazione interna delle persone, il peggioramento delle crisi umanitarie e impedendo lo sviluppo sociale ed economico sostenibile così come la democrazia e lo Stato di diritto;

M.  considerando che, giacché la lotta contro Al-Shabaab in Somalia registra progressi graduali, vi è il pericolo sempre crescente che le attività terroristiche e la destabilizzazione si spostino in altre zone della Somalia o oltre, in zone dell'Africa precedentemente non interessate;

N.  considerando che l'attuale instabilità politica e il conflitto in Somalia hanno praticamente distrutto ogni prospettiva di sviluppo economico sostenibile nella regione; che la mancanza di stabili prospettive democratiche ed economiche per la popolazione, soprattutto per i giovani, unita all'assenza della democrazia, dello Stato di diritto, della governance e della sicurezza degli esseri umani favorisce le attività criminali, tra cui la pirateria e lo spaccio di droga, contribuendo a sostenere gruppi terroristici quali Al-Shabaab; che, purtroppo, la pirateria rappresenta per molti somali l'unica fonte di reddito proficua e praticabile e il mezzo per ottenere uno stile di vita migliore; che è essenziale affrontare tali questioni in modo globale, ricorrendo a tutti gli strumenti dell'azione esterna dell'Unione, e integrare queste azioni attraverso l'istituzione di tribunali somali specializzati per i casi di pirateria una volta create valide strutture statali nel paese;

O.  considerando che il governo federale di transizione (GFT) della Somalia non ha saputo creare un'amministrazione stabile e inclusiva in grado di promuovere il consenso tra le sue varie componenti etniche e politiche; che il nuovo governo somalo deve godere del pieno sostegno della comunità internazionale, così da poter affrontare le sfide che interessano il paese e ripristinare una stabilità politica, democratica, etnica e sociale sostenibile;

P.  considerando che dal 1990 i pescherecci di numerosi paesi hanno approfittato del caos in Somalia per pescare nella zona somala di 200 miglia nautiche, compromettendo la sussistenza dei pescatori somali;

Q. considerando che, secondo l'UNHCR, vi è oltre un milione di profughi somali sparsi per tutto il Corno d'Africa, soprattutto in Kenya ed Etiopia, e 1,3 milioni di sfollati all'interno della Somalia; che i conflitti interni, il terrorismo di Al-Shabaab e le crisi di siccità consecutive sono le cause principali del fenomeno dell'esodo e della migrazione delle persone in Somalia, influenzando sensibilmente l'intera regione;

R.  considerando che il 20 agosto 2012 si sono verificati due eventi importanti per la regione: da un lato il decesso del primo ministro dell'Etiopia, Meles Zenawi, e dall'altro la costituzione del primo parlamento ufficiale della Somalia dopo oltre due decenni; che l'insediamento di un nuovo parlamento e l'elezione del nuovo presidente della Somalia Hassan Sheikh Mohamud, avvenuta il 10 settembre 2012, hanno costituito un momento storico e un passo avanti importante verso la pace e la sicurezza, dimostrando che la situazione in Somalia non è irreversibile;

S.  considerando che l'Etiopia, il Gibuti, il Kenya e l'Uganda hanno fornito un sostegno militare e politico a favore degli sforzi di stabilizzazione nella regione, soprattutto attraverso l'AMISOM, contribuendo in tal modo a una soluzione praticabile per la sicurezza e la stabilità nella regione che è a titolarità e a guida africana, con il sostegno attivo della comunità internazionale; che l'Unione africana è un valido partner ai fini della pace e della stabilità nella regione;

T.  considerando che la situazione militare e della sicurezza in Somalia resta pericolosa e imprevedibile; che l'AMISOM è riuscita a respingere le milizie islamiche di Al Shabaab e ha schierato 100 soldati a Baidoa; che il Kenya ha recentemente effettuato un intervento militare nella Somalia centro-meridionale ma non è riuscito a sconfiggere in maniera decisiva Al Shabaab; che nel febbraio 2012 le forze di difesa nazionale etiopi sono intervenute nelle regioni di Hiran e di Bay; che violazioni dei diritti umani, torture, detenzioni arbitrarie, esecuzioni sommarie e offensive di rappresaglia illegali nei confronti di civili commesse dalle forze etiopi e dalle milizie fedeli al governo federale di transizione sono state rese pubbliche da Human Rights Watch; che la vicina Eritrea è stata accusata dal gruppo di monitoraggio delle sanzioni delle Nazioni Unite di fornire armi, formazione e sostegno finanziario ad Al Shabaab, violando in tal modo l'embargo ONU sulle armi;

U. considerando che la fine della crisi in Somalia, pur dipendendo dalla stabilità fornita dalle operazioni dell'Unione africana nel paese, può essere garantita soltanto preservando e sostenendo la stabilità socio-politica, vale a dire che le parti coinvolte nelle operazioni militari avranno anche l'enorme responsabilità di sostenere gli enti locali, con tutti i mezzi necessari, nel periodo successivo alla cessazione delle operazioni militari;

V.  considerando che nessuna azione militare internazionale potrà mai, da sola, instaurare la sicurezza, la stabilità e la pace duratura se non sarà accompagnata da un programma di sviluppo democratico;

W. considerando che, con ogni probabilità, la scomparsa del primo ministro etiope, Meles Zenawi, avrà conseguenze profonde a livello nazionale e regionale, dando l'opportunità alla nuova leadership di aprire lo spazio politico, abrogare le leggi repressive e dar vita a un dialogo politico inclusivo a favore di una transizione democratica; che l'istituzione di un governo inclusivo ed eletto democraticamente in Etiopia è l'unico modo per prevenire la diffusione dell'instabilità, del radicalismo e dei disordini nel paese, che minacciano il ruolo dell'Etiopia nella lotta al terrorismo;

X. considerando che durante le elezioni parlamentari del maggio 2010, il Fronte rivoluzionario democratico del popolo etiopico (EPRDF) ha ottenuto 545 dei 547 seggi disponibili, il che ha indotto la missione di osservazione elettorale dell'Unione europea a dichiarare che le elezioni non hanno rispettato le norme internazionali;

Y. considerando che l'Etiopia riceve una quota maggiore di aiuti esterni dagli Stati Uniti e dall'Unione europea rispetto a qualsiasi altro paese africano;

Z.  considerando che dopo 20 anni di indipendenza sotto il governo del presidente Isaias Afewerki, l'Eritrea è diventata una delle nazioni più repressive e più chiuse al mondo, caratterizzata da una situazione dei diritti umani estremamente insoddisfacente, che include la detenzione, la tortura e l'uccisione dei suoi cittadini; che il 5 luglio 2012 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna con forza le continue violazioni molto diffuse e sistematiche dei diritti umani commesse dalle autorità eritree, le gravi restrizioni alla libertà di opinione e di espressione e l'arruolamento forzato dei cittadini per periodi indefiniti, nominando altresì un relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Eritrea allo scopo di porre fine all'isolamento del paese, condurre delle indagini e riferire in merito agli abusi; che il cittadino svedese-eritreo Dawit Isaak è detenuto in isolamento in Eritrea senza un processo da 11 anni;

Aa. considerando che il 26 settembre 2012 i presidenti di Sudan e Sud Sudan hanno firmato un accordo di cooperazione a lungo atteso, che prevede la ripresa dei flussi di petrolio da sud a nord, la demilitarizzazione della zona cuscinetto lungo la frontiera, la riapertura del commercio transfrontaliero e la libertà di circolazione per i cittadini di entrambi i paesi; che i due paesi non hanno ancora trovato un accordo sullo status di Abyei e di altre zone contestate;

Ab.     considerando che il Sud Sudan è alle prese con gravi sfide politiche, economiche e di sicurezza, soprattutto per quanto concerne la violenza tra le comunità e l'assenza di solide strutture di governance; che, stando a quanto riferito, il processo in corso di disarmo dei civili, denominato "Operation restore peace" (operazione di ripristino della pace), avviato nel marzo 2012 in risposta alla violenza tra le comunità nello Stato di Jonglei, ha portato ad abusi commessi dall'esercito nei confronti dei civili;

Ac. considerando che la pace continua a essere difficile da conseguire nella regione occidentale del Sudan, il Darfur, e negli Stati meridionali del Kordofan Meridionale e del Nilo Azzurro; che le organizzazioni dei diritti umani continuano a riferire circa bombardamenti indiscriminati nelle zone civili ad opera delle forze governative, esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, saccheggi di massa e distruzione di beni; che il perdurare della violenza ha provocato una crisi umanitaria duratura e preoccupante;

Ad.     considerando che l'accesso alle popolazioni rimane uno dei problemi principali nei paesi del Corno d'Africa per quanto concerne la gestione dell'emergenza umanitaria;

Ae. considerando che la Commissione si prepara a innalzare a 158 milioni di EUR l'aiuto umanitario totale concesso quest'anno alle popolazioni vittime della siccità che colpisce i paesi del Corno d'Africa;

Af. considerando che in occasione della conferenza internazionale dei donatori, tenutasi ad Addis Abeba, i principali paesi membri dell'Unione africana si sono impegnati a stanziare circa 350 milioni di dollari USA a favore dei paesi colpiti dalla siccità;

Ag. considerando che il Corno d'Africa, e in particolare la Somalia, sono stati colpiti da una grave crisi di carestia dovuta alla siccità, responsabile di una terribile crisi umanitaria che ha interessato oltre 12 milioni di persone nella regione e oltre 7,5 milioni di persone in Somalia; che la crisi di carestia non soltanto ha causato la morte di molte persone, soprattutto bambini, ma ha anche determinato un massiccio flusso di profughi verso i paesi confinanti, Kenya ed Etiopia; che la Commissione ha aumentato le risorse destinate all'aiuto umanitario da 9 milioni di EUR nel 2008 a 46 milioni di EUR nel 2009, ma ha successivamente ridotto l'importo portandolo a 35 milioni di EUR nel 2010 e a 30 milioni di EUR nel 2011; che ha successivamente rivisto al rialzo l'importo stanziato, portandolo a 77 milioni di EUR, ma solo in seguito alla grave siccità dell'estate 2011;

Ah. considerando che ogni significativo miglioramento della situazione umanitaria nel Corno d'Africa sarà legato a tutti gli altri obiettivi perseguiti dall'Unione nella regione e che qualsiasi risoluzione sostenibile dei vari conflitti che affliggono la regione deve pertanto tenere conto delle esigenze degli sfollati interni, dell'attuale crisi dei rifugiati e delle sue cause, tra cui l'insicurezza alimentare strutturale, i conflitti e gli effetti climatici, prestando inoltre particolare attenzione alle categorie più vulnerabili della popolazione quali le donne e i bambini;

Ai. considerando che tra i principali donatori e attori politici nella regione sono compresi non soltanto i tradizionali attori politici e di sviluppo come l'UE, gli Stati Uniti e le organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite e la Banca mondiale, ma anche la Turchia, l'Egitto, gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) (in particolare il Qatar) e l'Organizzazione per la cooperazione islamica; che la Cina svolge un ruolo chiave nella promozione dello sviluppo infrastrutturale e delle capacità economiche nel Corno d'Africa garantendo finanziamenti agevolati ad hoc non subordinati alla condizione che i paesi attuino riforme efficaci, che costituiscono spesso un incentivo a un accesso privilegiato alle risorse naturali e al mercato del paese interessato;

Aj. considerando che l'UE è il principale fornitore di assistenza internazionale e di aiuti umanitari nel Corno d'Africa e che contribuisce allo sviluppo e alla sicurezza della regione, sia a terra che in mare;

Ak.     considerando che la creazione di un ambiente sicuro per il commercio e i trasporti rappresenta il modo principale per permettere la stabilizzazione e lo sviluppo nella regione, sia in mare che a terra;

Al. considerando che la vendita di avorio illegale è diventata una delle principali fonti di reddito per le milizie quali Al-Shabaab, nonché per le forze militari ufficiali, a causa del forte incremento della domanda nei paesi asiatici; che, secondo CITES, la caccia di frodo agli elefanti è ai livelli peggiori del decennio e le confische di avorio registrate hanno raggiunto il livello più alto dal 1989;

Am. considerando che, secondo una relazione del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), ingenti carichi illegali di rifiuti tossici, il cui contenuto sta fuoriuscendo, sono stati depositati lungo la costa della Somalia, nella completa noncuranza per la salute della popolazione locale e la conservazione dell'ambiente; che, stando alla stessa relazione, i rifiuti scaricati in mare provengono in parte dall'Unione europea e stanno irrimediabilmente danneggiando la salute umana e l'ambiente della regione, in flagrante violazione dei diritti dell'uomo;

An. considerando che gli otto obiettivi di sviluppo del millennio non sono ancora stati conseguiti nella regione e che solo una decisa dimostrazione di volontà politica consentirà di ottenere qualche progresso nei tre anni che mancano alla scadenza del 2015;

Ao.     considerando che l'irrazionalità e l'estremismo politico trovano un terreno fertile in situazioni di miseria o di carestia; che a quattordici mesi dalla dichiarazione ufficiale da parte delle Nazioni Unite della prima carestia del XXI secolo, verificatasi nel Corno d'Africa, la situazione umanitaria ha registrato un leggero miglioramento ma continua a rimanere critica;

Ap.     considerando che i progressi nell'ambito della riduzione della povertà hanno subito una battuta d'arresto nel Corno d'Africa a causa della crisi alimentare e dei carburanti, unita alla crisi economica e finanziaria globale e all'impatto dei cambiamenti climatici;

Aq.     considerando che, nel marzo del 2012, la FAO ha stimato che oltre otto milioni di persone necessitavano di assistenza nel Corno d'Africa (di cui 3,2 milioni in Etiopia, 2,5 milioni in Somalia, 2,2 milioni in Kenya e 180 000 nel Gibuti); che nel 2011 la regione è stata colpita dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che ha interessato oltre 13 milioni di persone, delle quali centinaia di migliaia hanno dovuto abbandonare le loro case e decine di migliaia sono morte;

Ar. considerando che il lavoro svolto dalla Corte penale internazionale (CPI) nel Corno d'Africa per assicurare i colpevoli alla giustizia e contrastare l'impunità è ostacolato da singoli paesi della regione;

As. considerando che, al fine di proseguire la propria attività in campo umanitario e investire negli sforzi di ripresa in Somalia, Kenya ed Etiopia, l'UNICEF necessita di un totale di 273 milioni di dollari USA per il 2012 e che, alla fine del luglio 2012, ne aveva ricevuto solo il 33%;

Quadro generale

1.  accoglie con favore la strategia dell'UE per il Corno d'Africa e, in particolare, il suo approccio globale basato sulla trattazione dei problemi afferenti la sicurezza e la stabilità, il rispetto dello Stato di diritto e la garanzia di un equo processo, che deve includere meccanismi e procedure di applicazione della legge funzionanti nonché un sistema giudiziario indipendente, affrontandone al contempo le relative cause, in particolare attraverso strategie di sviluppo e umanitarie basate su obiettivi chiari; esorta ad attuare pienamente il quadro strategico dell'UE per il Corno d'Africa e sostiene i cinque punti cardine su cui si basa: i) edificazione di strutture politiche democratiche, solide e responsabili in tutti i paesi del Corno d'Africa; ii) cooperazione con i paesi della regione, gli attori e le organizzazioni regionali e internazionali per giungere alla risoluzione dei conflitti, anche agendo sulle loro cause profonde; iii) garanzia che l'insicurezza presente nella regione non costituisca una minaccia per la sicurezza di altri paesi vicini né di altre regioni o paesi; iv) sostegno agli interventi volti a promuovere la crescita economica e ridurre la povertà; v) sostegno alla cooperazione regionale politica ed economica; sottolinea l'importanza di promuovere la crescita economica sostenibile nella regione e di ridurre la povertà, rispondendo alle esigenze di base della popolazione;

2.  sottolinea che qualsiasi soluzione sostenibile alla miriade di conflitti nella regione può rivelarsi efficace solo se stabilisce i principi di buon vicinato per il superamento delle rivalità e delle controversie frontaliere, di non interferenza e cooperazione tra Stati, di sviluppo sostenibile e una condivisione equa e corretta dell'accesso alle risorse, con opportunità economiche per tutti senza discriminazione; rileva che ciò richiede sforzi volti a produrre cambiamenti in termini di costruzione della pace, mediazione e riconciliazione, nonché la cessazione dell'impunità, in cooperazione con la Corte penale internazionale, e il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale, compreso il libero accesso all'assistenza umanitaria per la popolazione, e dei diritti umani; osserva che l'Unione, in stretta cooperazione con gli organismi regionali, ha un ruolo da svolgere nel coadiuvare tali processi, nel contrastare la proliferazione delle armi leggere e di piccolo calibro e nel favorire la smobilitazione, il disarmo e il reinserimento degli ex combattenti; sottolinea tuttavia che, in ultima analisi, i popoli stessi del Corno d'Africa sono gli unici attori che possono consentire alla regione di conseguire una pace, una stabilità e una prosperità durature, unitamente a un governo responsabile e allo Stato di diritto;

3.  plaude alla nomina di un rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa, come richiesto dal Parlamento europeo nella suddetta risoluzione del 10 maggio 2007 sul Corno d'Africa; esorta il VP/AR e la Commissione a sostenere attivamente il lavoro del rappresentante speciale garantendogli risorse finanziarie e umane sufficienti e l'accesso diretto alle strutture e missioni PSDC, nonché alle strutture e ai programmi della Commissione in materia di politica di sviluppo e assistenza umanitaria; rammenta che nella sua risoluzione aveva chiesto che il rappresentante speciale per il Corno d'Africa gli presentasse relazioni periodiche; plaude, a tale proposito, alle relazioni periodiche trasmessegli dal rappresentante speciale e lo invita a proseguire il dialogo e gli scambi di opinioni con i deputati su base regolare; plaude altresì alla nomina di un rappresentante speciale per il Sudan e il Sud Sudan; ritiene che, al fine di garantire la piena consultazione e il coordinamento delle azioni, i due rappresentanti speciali dovrebbero essere regolarmente consultati dai servizi competenti di programmazione per gli strumenti finanziari dell'azione esterna dell'UE e dovrebbero fornire loro una regolare consulenza politica e strategica; sottolinea l'importanza di un dialogo e coordinamento regolari tra i due rappresentanti speciali e i capi delle delegazioni dell'UE nella regione;

4.  è del parere che possano essere investite maggiori risorse nell'IGAD al fine di promuovere un sistema di buona governance nonché un dialogo politico efficace e un meccanismo di formazione del consenso all'interno di tutti i suoi paesi membri e tra gli stessi; invita l'UE ad agevolare tale funzione attraverso un maggiore impegno nel processo di costruzione della loro capacità interna; ricorda l'estrema importanza rivestita dalla promozione di un quadro istituzionale regionale per il dialogo e il coordinamento tra i paesi interessati, con particolare riferimento all'Etiopia, al Kenya e all'Uganda quali attori chiave nella regione, che dovranno continuare a coordinare i loro sforzi e perseguire gli obiettivi condivisi; ricorda inoltre che l'IGAD potrebbe fornire un quadro adeguato per il dialogo e il coordinamento in relazione allo sfruttamento delle risorse naturali di vitale importanza, come l'acqua;

5.  invita la Commissione a considerare la fornitura di aiuto e sostegno a tutti i paesi africani che si sono impegnati militarmente a favore del mantenimento della pace nei paesi del Corno d'Africa, specialmente in Somalia;

6.  plaude alla decisione dell'UE di fornire sostegno supplementare all'AMISOM, affinché possa adempiere al suo mandato e raggiungere una forza militare totale di 17 731 unità, come autorizzato dalle Nazioni Unite;

7.  ritiene che i risultati conseguiti dall'AMISOM nella lotta contro Al-Shabaab, quali la riconquista del controllo di Kismayo, confermino l'importanza strategica del sostegno all'Unione africana; sottolinea pertanto l'importanza di promuovere il suo processo di sviluppo istituzionale, sviluppo delle capacità e la buona governance nonché le sue capacità di risposta anche a livello di gestione delle crisi e militare; plaude all'istituzione di una delegazione dell'UE presso l'Unione Africana ad Addis Abeba;

8.  chiede che venga urgentemente fornita assistenza ai sistemi giuridici e penitenziari dei paesi che hanno cooperato con l'UE nel trasferimento delle persone sospettate di aver commesso atti di pirateria (Kenya, Seychelles e Maurizio) e che venga dato sostegno alle autorità somale affinché dispongano delle capacità giudiziarie e delle dovute procedure legali, conformemente al diritto internazionale e, in particolare, al diritto in materia di diritti umani, per poter perseguire i pirati e i militanti di Al-Shabaab che vengono catturati; sottolinea al tempo stesso l'importanza di fornire ai pirati catturati un processo di riabilitazione e reintegrazione sociale;

9.  deplora il fatto che, nonostante il sostegno fornito dall'UE a favore del rafforzamento dello Stato di diritto nella regione, gli accordi di trasferimento conclusi dall'Unione con alcuni paesi terzi (Kenya, Seychelles, Maurizio), gli accordi bilaterali tra le Seychelles, il Puntland e il Somaliland per il rimpatrio dei pirati condannati e i diversi quadri giuridici internazionali pertinenti, numerosi pirati e altri criminali non siano stati ancora arrestati, o siano stati arrestati e poi rilasciati per mancanza di prove certe o della volontà politica di perseguirli;

10. accoglie con grande favore la relazione delle Nazioni Unite del 25 gennaio 2011, che riporta le 25 proposte formulate da Jack Lang, consulente speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le questioni giuridiche legate alla pirateria al largo delle coste della Somalia; accoglie altresì con favore le pertinenti relazioni di controllo realizzate da Jack Lang, come la relazione sulle modalità per l'istituzione di tribunali somali specializzati per i casi di pirateria, del 15 giugno 2011, e la relazione del Segretario generale, del 20 gennaio 2012, sui tribunali specializzati per i casi di pirateria in Somalia e negli altri Stati della regione; esorta il VP/AR, il rappresentante speciale dell'Unione europea nonché i tre capimissione e capi di delegazione a dare seguito in via prioritaria alle proposte di Jack Lang e a sviluppare una strategia per il contributo dell'UE all'approccio internazionale alla giustizia penale nel territorio somalo;

11. rinnova la richiesta rivolta agli Stati membri, in collaborazione con Europol e Interpol, di indagare e rintracciare i flussi di denaro, nonché di confiscare il denaro versato come riscatto ai pirati, giacché, secondo alcune indicazioni, i fondi in questione potrebbero essere trasferiti su conti bancari di tutto il mondo, anche nelle banche europee; chiede inoltre di individuare e smantellare le reti della criminalità organizzata che traggono profitto da tali azioni; invita il Consiglio ad agevolare l'ulteriore cooperazione tra UE-NAVFOR, da un lato, ed Europol e Interpol, dall'altro;

12. esorta tutti i paesi della regione a collaborare con la CPI e ricorda l'obbligo vincolante per i paesi che hanno firmato e ratificato lo statuto di Roma; plaude altresì ai recenti sviluppi in seno alla CPI, che hanno consentito di svolgere attività di ricerca e di indagine negli Stati che non sono parti contraenti dello statuto di Roma o che non lo hanno ratificato;

13. invita le istituzioni europee a rimanere vigili e attive con riferimento alla transizione politica in corso in Etiopia e ai primi progressi verso la democrazia conseguiti in Somalia;

14. ritiene auspicabile cogliere l'opportunità offerta dall'apertura a seguito della successione al defunto primo ministro etiope Meles Zenawi, morto il 20 agosto 2012, dall'elezione del nuovo presidente somalo e dall'approssimarsi delle elezioni legislative in Kenya, nel 2013, al fine di: i) promuovere il rispetto delle norme costituzionali, dello Stato di diritto, dei diritti umani e della parità di genere tramite la cooperazione e il dialogo con i partner del Corno d'Africa; ii) continuare ad adoperarsi a favore dello sviluppo istituzionale, dello sviluppo della democrazia e della democratizzazione; iii) monitorare il seguito dato alle raccomandazioni della missione di osservazione elettorale e sostenere la loro attuazione, ove pertinente; iv) rafforzare il dialogo politico a livello nazionale e regionale e continuare a sollevare le questioni legate ai diritti umani includendo, ove opportuno, le esecuzioni extragiudiziali, l'arresto e la detenzione arbitrari nonché la lotta all'impunità; v) sostenere una società civile indipendente in grado di formulare agende sociali;

15. si rallegra del fatto che, alla fine del periodo stabilito dalla tabella di marcia del Consiglio per la pace e sicurezza dell'Unione africana, come sancito dalla risoluzione 2046 (2012) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia stato raggiunto un accordo tra il Sudan e il Sud Sudan relativamente alle risorse petrolifere; auspica che detto accordo risolva altresì in via definitiva e quanto prima il problema del transito del petrolio proveniente dal Sud Sudan;

Quadro per la politica di sicurezza

16. accoglie favorevolmente l'importante contributo fornito dall'operazione UE-NAVFOR ATLANTA nella lotta alla pirateria e nel miglioramento della sicurezza marittima al largo delle coste somale; sottolinea il ruolo da essa svolto nella protezione delle navi noleggiate dal Programma alimentare mondiale che trasportano gli aiuti diretti alla Somalia e di altre navi vulnerabili, nonché dell'approvvigionamento dell'AMISOM; si compiace della decisione del Consiglio, del 23 marzo 2012, di prolungare l'operazione UE-NAVFOR Atalanta fino al dicembre 2014 e di ampliare il suo mandato per occuparsi delle basi operative dei pirati sulla terraferma; esorta gli Stati membri a garantire il giusto sostegno all'operazione UE-NAVFOR ATLANTA attraverso adeguate navi di sorveglianza e pattuglia, giacché i risultati positivi conseguiti nella lotta contro la pirateria sono reversibili, nonché mediante la fornitura di mezzi affinché la comunità internazionale possa perseguire i pirati, i loro finanziatori e le reti, riconoscendo che, di fatto, le misure più efficaci nella lotta alla pirateria sono state quelle di protezione a bordo delle navi introdotte dalle società di navigazione; plaude, in tale ambito, alle richieste recentemente espresse dall'industria marittima a favore di una regolamentazione delle società private di sicurezza marittima e invita l'Organizzazione marittima internazionale, gli Stati di bandiera e l'industria marittima a collaborare al fine di elaborare ulteriormente e attuare norme chiare, coerenti ed esecutive concordate a livello internazionale in merito all'impiego a bordo delle navi di personale di sicurezza armato assunto privatamente; invita inoltre le società private di sicurezza marittima ad agire nel rigoroso rispetto di tali norme;

17. rileva l'importanza della cooperazione tra l'operazione UE-NAVFOR e le altre missioni internazionali che operano nell'area, in particolare l'operazione di terra AMISOM, e ritiene che buone relazioni e una stretta cooperazione, compresa la condivisione delle informazioni, siano fondamentali per garantire la stabilità della Somalia; rammenta che UE-NAVFOR Atlanta e l'operazione della NATO Ocean Shield possono contrastare e limitare con successo la pirateria solo se sarà messa in atto una strategia globale nel Corno d'Africa, specialmente in Somalia, al fine di affrontare le cause che hanno spinto i somali a svolgere azioni di pirateria e criminose a fini di lucro; osserva che l'attuale missione anti-pirateria della NATO, l'operazione Ocean Shield, fa seguito a due più brevi operazioni anti-pirateria avviate nell'ottobre 2008 e volte a proteggere le navi del Programma alimentare mondiale;

18. plaude alla decisione del Consiglio "Affari esteri", del 12 dicembre 2011, di istituire l'iniziativa per lo sviluppo delle capacità marittime regionali, denominata EUCAP Nestor, finalizzata al rafforzamento delle capacità marittime e giudiziarie, all'addestramento delle guardie costiere e alla formazione di giudici competenti in materia, in consultazione con le comunità locali e con il loro consenso, in cinque paesi del Corno d'Africa e dell'Oceano Indiano occidentale; invita tutti gli Stati membri a formare immediatamente l'organico della nuova missione impiegando personale civile e militare competente; chiede uno stretto coordinamento con le altre iniziative, tra cui il progetto MARSIC dell'UE, nell'ambito del programma sulle rotte marittime a rischio finanziato dallo strumento per la stabilità e del programma di sicurezza marittima regionale (MASE), avviato dagli Stati dell'Africa orientale e meridionale e della regione dell'Oceano Indiano e sostenuto dall'UE, volto a contrastare la pirateria a terra e a rafforzare le capacità del sistema giudiziario di arrestare, trasferire, detenere e perseguire le persone sospettate di aver commesso atti di pirateria; ritiene che solo aumentando le capacità in materia di sicurezza costiera dei paesi rivieraschi, agendo sulle cause profonde della pirateria a terra e promuovendo il rispetto delle migliori pratiche di gestione (BMP4) in materia di navigazione e norme più efficaci per l'industria della sicurezza marittima la comunità internazionale riuscirà a conseguire il più ampio obiettivo di stabilità e sicurezza nella regione, riducendo la necessità di navi pattuglia;

19. accoglie favorevolmente la decisione del luglio 2011 di estendere e riorientare il mandato della missione di formazione dell'UE (EUTM) con base in Uganda; chiede comunque un esame e un controllo migliori della condotta e della responsabilità di tutte le reclute addestrate nell'ambito di tale missione, al fine di garantire che i minori e gli individui collegati ai gruppi combattenti non siano inclusi nel programma, che vi sia un'integrazione nelle forze armate somale e che ogni diserzione sia immediatamente notificata e sottoposta a indagine; chiede inoltre all'UE di assumere un ruolo nel rigoroso controllo della catena di pagamenti destinati a tale formazione, in modo da garantire che i pagamenti giungano ai beneficiari previsti e generino motivazione, fedeltà e impegno, assicurando nel contempo la capacità di autonomia delle forze di sicurezza somale;

20. sottolinea il bisogno di uno stretto coordinamento strategico tra tutti gli attori incaricati della sicurezza, in particolare UE-NAVFOR ATALANTA, EUTM Somalia e EUCAP Nestor, nonché la NATO (operazione Ocean Shield), la task force guidata dagli Stati Uniti CTF-151, le Nazioni Unite e l'AMISOM; rileva l'esistenza di meccanismi di coordinamento internazionali quali il gruppo di contatto internazionale antipirateria al largo delle coste somale, con sede a New York, e il meccanismo SHADE (Shared Awareness and Deconfliction) con sede in Bahrain; plaude, pertanto, alla decisione del Consiglio del 23 marzo 2012 di attivare, per un periodo iniziale di due anni, il centro operativo dell'UE al fine di coordinare e rafforzare le sinergie tra le tre missioni PSDC nel Corno d'Africa e le strutture con sede a Bruxelles, nel quadro della strategia per il Corno d'Africa e in collegamento con il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa;

21. rileva che, stando ad alcune indicazioni, l'LRA si starebbe espandendo, coinvolgendo un maggior numero di paesi nella lotta e mettendo a rischio un maggior numero di bambini; ricorda che la lotta contro l'LRA e la caccia al suo leader, Joseph Kony, è ampiamente dipesa dal sostegno in termini di finanziamenti, attrezzature e logistica fornito dagli Stati Uniti; invita l'UE a garantire il coordinamento con gli USA per quanto concerne l'eventuale ulteriore assistenza necessaria nella lotta contro l'LRA, sotto il controllo dell'Unione africana;

22. denuncia la mancata attuazione dei regolamenti CITES; invita la Commissione e il Consiglio a promuovere la creazione di un sistema di certificazione e controllo delle importazioni di avorio nell'UE, analogamente a quanto fatto con il processo di Kimberly, che ha ottenuto risultati positivi;

Rafforzamento dell'approccio globale

23. plaude alla strategia dell'UE per il Corno d'Africa, che include non soltanto la politica di sicurezza e umanitaria, ma anche una politica di sviluppo più a lungo termine e gli obiettivi di sviluppo del millennio; sottolinea l'importanza di questa visione più a lungo termine della politica di sviluppo e invita la Commissione e gli Stati membri a coordinare le loro politiche in tale settore nonché ad adottare quanto prima una programmazione congiunta in relazione ai vari paesi e alla regione;

24. ritiene che la stabilità e la sicurezza del Corno d'Africa possano produrre un impatto positivo sul piano politico e della sicurezza anche al di fuori della regione, ad esempio in termini di investimenti o di sicurezza della navigazione marittima nell'Oceano indiano; reputa pertanto opportuno avviare a livello del G-20 una riflessione sulle strategie volte a promuovere la sicurezza e la stabilità nella regione e su un coordinamento che consenta di garantire le risorse finanziarie necessarie all'attuazione di un approccio globale; prende atto, a tale riguardo, dell'esperienza positiva rappresentata dalla conferenza sulla Somalia, tenutasi a Londra nel febbraio 2012, ed esorta il VP/AR a valutare la possibilità di organizzare una conferenza analoga nel 2013;

25. ritiene che il Corno d'Africa debba altresì essere considerato un territorio avente forti potenzialità economiche, soprattutto in ambito minerario e agricolo; invita pertanto il Consiglio, la Commissione, il SEAE e la BEI, in coordinamento con altri donatori multilaterali e istituzioni finanziarie, a individuare progetti che rivestano un interesse comune per i paesi della regione e permettano di promuovere la cooperazione e un'interdipendenza positiva, ad esempio nei settori dell'approvvigionamento energetico, incluse le energie rinnovabili, e delle risorse naturali, tra cui l'acqua; sottolinea che il commercio transfrontaliero, l'accesso ai mercati internazionali, le infrastrutture portuali e l'apertura di corridoi adeguati che consentano ai paesi senza sbocco sul mare di accedere ai porti rivestono grande importanza in quanto elementi fondamentali per lo sviluppo economico a lungo termine del Corno d'Africa; invita la Commissione a effettuare un'analisi approfondita della portata e delle ripercussioni economiche, ambientali e sociali della prassi di affittare terreni ai paesi terzi nel Corno d'Africa, nonché a proporre possibili strategie e meccanismi di salvaguardia;

26. ritiene che la promozione della sicurezza regionale e la lotta contro il terrorismo e la pirateria, per quanto indispensabili, non debbano mettere in ombra l'assoluta necessità di sostenere in primo luogo l'eliminazione della povertà nella regione, tanto più che l'UE deve, in virtù del suo stesso trattato istitutivo, tener conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo – al primo posto dei quali figurano la riduzione e l'eliminazione della povertà – nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo (articolo 208, paragrafo 1, del TFUE); osserva che tutti i paesi del Corno d'Africa sono paesi in via di sviluppo e che, ad eccezione del Sudan e del Sud Sudan, che non hanno firmato l'accordo di Cotonou, in quanto tali hanno ricevuto aiuti allo sviluppo per 2 miliardi di euro (di cui 644 milioni destinati alla sola Etiopia) per i programmi indicativi nazionali e regionali a titolo del 10° FES (2008‑2013); segnala che, nel corso dello stesso periodo e sempre a titolo del 10° FES, le regioni dell'Africa orientale, dell'Africa australe e dell'Oceano indiano hanno beneficiato di 619 milioni di euro (in parte destinati all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, IGAD) con l'obiettivo di eliminare la povertà nei paesi della regione e aiutarli a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio; ricorda infine che il Fondo per la pace in Africa, un sottostrumento del FES, fornisce sostegno finanziario all'AMISOM;

27. reputa che, in quanto principale fornitore di aiuti allo sviluppo e di aiuti umanitari della regione a livello mondiale, l'Unione europea (gli Stati membri e la Commissione) potrebbe fare di più, tra l'altro grazie all'accentramento delle proprie attività diplomatiche a livello di SEAE e RSUE, al successo dell'operazione Atalanta e alla presenza diplomatica e militare di alcuni Stati membri nella regione, per eliminare la povertà endemica nella regione e le sacche di anarchia e illegalità ivi presenti;

28. giudica auspicabile cogliere l'opportunità offerta dall'elezione, in data 10 settembre 2012, del nuovo presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, per adoperarsi – con l'ausilio del quadro strategico per il Corno d'Africa nonché con il sostegno del RSUE, del SEAE, delle diplomazie nazionali e dell'Unione africana nella regione – a favore della normalizzazione delle relazioni diplomatiche ed economiche tra l'Etiopia e l'Eritrea come pure della risoluzione della crisi somala, dato che ciò favorirebbe lo sviluppo dell'intera regione; osserva che la regione dei Grandi laghi, che delimita la regione del Corno d'Africa nelle sue frange occidentali, è anche una delle regioni più instabili del mondo, con paesi in netto sottosviluppo e in preda alle violenze armate (ad esempio la Repubblica democratica del Congo, RDC) o persino in guerra con uno o più dei paesi vicini (si considerino ad esempio le tensioni tra la RDC e il Ruanda, che fa parte in senso lato del Corno d'Africa); sottolinea che nell'attuazione della strategia europea per il Corno d'Africa non si possono ignorare le possibili ripercussioni della stessa sullo sviluppo altrettanto necessario delle regioni vicine (in particolare la regione dei Grandi laghi, l'Africa centrale e l'Africa australe);

29. plaude, nell'interesse tanto dell'aiuto allo sviluppo regionale quanto dell'aiuto umanitario, al nuovo piano per il Corno d'Africa proposto dalla Commissione nel 2012 e noto con la sigla SHARE ("Supporting Horn of Africa Resilience"), che vuole essere uno strumento volto a coniugare l'aiuto umanitario a breve termine e lo sviluppo a lungo termine al fine di rompere il circolo vizioso delle crisi che affliggono la regione; sostiene pienamente la Commissione per quanto riguarda il rafforzamento del nesso tra aiuti, risanamento e sviluppo ("Link between Relief, Rehabilitation and Development", LRRD); invita l'UE ad adoperarsi, attraverso questo programma, per fornire mezzi di sussistenza diversificati e assicurare un migliore accesso ai mercati e all'informazione, in modo da aumentare il reddito delle famiglie nelle comunità pastorali, agropastorali, fluviali, costiere, urbane e periurbane, migliorare l'accesso ai servizi sociali di base e cercare di offrire livelli affidabili e prevedibili di sostegno alle popolazioni esposte a un rischio cronico o stagionale;

30. accoglie con favore il nuovo programma SHARE dell'Unione europea, che si prefigge di aumentare la resilienza dei paesi del Corno d'Africa rispetto alle varie minacce cui devono far fronte; sottolinea tuttavia la necessità di coordinare tale programma con la strategia dell'UE per il Sahel, che deve rispondere alle stesse sfide (terrorismo, traffico di stupefacenti, cambiamenti climatici, afflusso di profughi e sfollati ecc.);

31. ritiene che sia importante sostenere l'agricoltura, la pastorizia e l'allevamento nei paesi del Corno d'Africa e plaude all'importante lavoro svolto in tali settori da diverse ONG;

32. invita la Commissione a sostenere tutti i programmi volti a garantire l'accesso all'acqua in quanto diritto fondamentale e bene comune dell'umanità, nonché ad appoggiare i partenariati pubblici e privati per l'accesso all'acqua potabile;

33. sottolinea che, ogniqualvolta possibile, l'assistenza fornita dall'Unione nel Corno d'Africa non dovrebbe assumere la forma di un sostegno diretto al bilancio, ma essere destinata a conseguire obiettivi specifici sulla base di chiari indicatori di rendimento; ritiene che quando è necessario che assuma la forma di un sostegno al bilancio, l'assistenza dovrebbe essere subordinata al conseguimento di obiettivi specifici; reputa che i programmi finalizzati a sostenere la strategia dell'UE per il Corno d'Africa dovrebbero poter beneficiare di una combinazione di risorse, e che il finanziamento di tali programmi dovrebbe pertanto essere aperto ad altri donatori internazionali sulla base di chiare norme comuni, così da agevolare un approccio coordinato e uniforme da parte di tutti i donatori e ridurre al minimo il rischio di approcci contrastanti o di sovrapposizioni; ritiene analogamente che l'UE dovrebbe poter partecipare al finanziamento dei programmi promossi da terzi nella regione, a condizione che possa essere garantito il pieno rispetto delle norme in materia di assistenza finanziaria dell'UE a favore dei paesi terzi;

34. invita l'UE e gli Stati membri a continuare a fornire un'assistenza umanitaria neutrale, imparziale e indipendente alle popolazioni vulnerabili e a sostenere i paesi della regione nel potenziamento delle loro capacità nazionali attraverso strategie volte a ridurre il rischio di catastrofi e programmi di cooperazione allo sviluppo a lungo termine nei settori della preparazione in caso di siccità, dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della sicurezza alimentare;

35. sottolinea che, sebbene la crisi alimentare del Corno d'Africa (analogamente a quella del Sahel) sia dovuta a siccità ricorrenti, alla scarsità dei raccolti e all'aumento dei prezzi, occorre tenere conto del fatto che, oltre a questi motivi congiunturali (sebbene la siccità possa attualmente essere considerata strutturale), ne esistono altri di estrema importanza, come la disgregazione delle comunità e il precipitoso sviluppo dell'esportazione dei prodotti agricoli a danno della sovranità alimentare e della produzione agricola destinata al consumo interno e alla vendita sui mercati nazionali;

36. sottolinea che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce uno dei punti fermi su cui si basa l'impegno dell'Unione a favore dei paesi terzi partner; manifesta pertanto profonda preoccupazione per le segnalazioni concernenti arresti arbitrari, maltrattamenti dei prigionieri e violenze contro i manifestanti, nonché per le misure repressive a danno dell'opposizione politica, in particolare per i casi di censura e detenzione arbitraria di giornalisti e attivisti avvenuti in tutta la regione; invita tutte le autorità del Corno d'Africa a rispettare i suddetti principi fondamentali e a rilasciare tutti i prigionieri politici in modo incondizionato;

37. esprime profonda preoccupazione per l'accaparramento dei terreni in Africa, che rischia di compromettere la sicurezza alimentare locale e incrementa le carestie; invita i governi del Corno d'Africa e l'UE a valutare l'impatto dell'acquisizione delle terre agricole sulla povertà rurale e sull'attuale crisi dovuta alla carestia; esorta la Commissione a integrare la questione dell'accaparramento dei terreni nel suo dialogo politico con i paesi in via di sviluppo nell'ottica di attuare la coerenza delle politiche;

38. manifesta preoccupazione per il presunto scarico illegale di rifiuti da parte di imprese dell'UE e reti criminali; ricorda che lo scarico illegale di rifiuti costituisce un motivo di grave preoccupazione per i somali che abitano lungo il litorale; invita il VP/AR e la Commissione a incaricare un organismo indipendente di svolgere con urgenza un'indagine approfondita che includa la raccolta di prove e di campioni e, sulla base del risultato della ricerca, a prendere in considerazione l'eventualità di un'azione legale, ivi incluse richieste di risarcimento, da parte delle imprese europee, degli Stati membri dell'UE e dell'Unione;

39. riconosce che è fondamentale continuare a fornire un'assistenza umanitaria indipendente e imparziale a tutte le popolazioni colpite da conflitti nel Corno d'Africa e ad erogare finanziamenti adeguati, soprattutto per la Somalia; sottolinea che una riduzione dell'assistenza potrebbe far ricadere la popolazione somala nella crisi umanitaria; pone l'accento, oltre che sull'assistenza umanitaria, sulla necessità di portare avanti sforzi quali l'iniziativa dell'Unione europea "Sostenere la resilienza del Corno d'Africa" (SHARE), al fine di garantire la resilienza e di migliorare il tenore di vita della popolazione locale;

40. sottolinea che i diritti umani, e in particolare i diritti delle donne, dei bambini, delle persone LGBT e delle minoranze religiose, sono stati a lungo trascurati nella regione e osserva che l'islamismo settario si è diffuso in alcune zone del Corno d'Africa e minaccia le libertà delle minoranze;

41. pone l'accento sull'importanza del sostegno europeo a favore della società civile; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire alla società civile un sostegno coordinato tanto all'interno dei singoli paesi quanto a livello transfrontaliero e regionale;

42.  sottolinea l'importanza di fornire assistenza continua al Sud Sudan onde creare e sostenere una vera e propria società civile; è fermamente convinto che il nuovo strumento per la promozione della democrazia e dei diritti umani debba includere linee di finanziamento ad hoc per il Corno d'Africa; ritiene che sia opportuno considerare la possibilità di estendere il Fondo per la democrazia ai paesi del Corno d'Africa;

Sudan e Sud Sudan

43. plaude agli accordi raggiunti tra il Sudan e il Sud Sudan in merito alla ripresa delle esportazioni di petrolio e alla demilitarizzazione delle frontiere e chiede a entrambi i paesi di rispettarli; invita ciascuno dei due paesi a non offrire più rifugio o sostegno ai gruppi ribelli facenti capo all'altro paese; chiede che siano condotti ulteriori negoziati sulla delimitazione delle frontiere tra i due paesi, al fine di evitare lo scoppio di nuovi conflitti che comprometterebbero il recente accordo, e raccomanda che entrambi i leader continuino le trattative onde raggiungere quanto prima un accordo sullo status di Abyei e di altre zone contese, conformemente alla tabella di marcia dell'Unione africana e alla risoluzione 2046 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; si compiace con il gruppo di alto livello dell'ex presidente Mbeki, cofinanziato dall'Unione europea, per i successi conseguiti con il sostegno dell'Unione africana negli sforzi di negoziazione e mediazione tra il Sudan e il Sud Sudan; chiede al rappresentante speciale dell'UE per il Sudan e il Sud Sudan di coordinare la propria azione con i capi delle delegazioni in Sudan e Sud Sudan per garantire che l'impegno, gli sforzi politici e l'assistenza dell'Unione europea mantengano un elevato grado di visibilità;

44. accoglie con favore i memorandum d'intesa conclusi separatamente tra il governo del Sudan e il movimento di liberazione del popolo sudanese - Nord (SPLM-N) con le Nazioni Unite, l'Unione africana e la Lega araba nell'ottica di garantire che gli aiuti umanitari raggiungano le popolazioni civili degli Stati del Nilo Azzurro e del Kordofan meridionale;

45. esprime preoccupazione per la ripresa delle violenze nello Stato di Jonglei, nel Sud Sudan, che minacciano i progressi realizzati verso il ristabilimento della pace e della sicurezza nella regione; è favorevole all'indagine chiesta dalla missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) e chiede che i responsabili delle violenze siano puniti; chiede al governo del Sud Sudan di: (i) adottare le misure necessarie per potenziare il proprio quadro internazionale e nazionale in materia di diritti umani, confermando tra l'altro gli obblighi assunti nell'ambito dei trattati internazionali in tema di diritti umani di cui il Sudan era parte all'epoca dell'indipendenza del Sud Sudan, ritirando le riserve relative a detti trattati, e diventando parte, senza riserve, di altri trattati internazionali chiave in materia di diritti umani; (ii) insediare immediatamente i membri della commissione d'inchiesta sulla crisi nello Stato di Jonglei e mettere a loro disposizione le risorse necessarie per svolgere un'inchiesta indipendente, completa e imparziale; (iii) imporre senza indugio una moratoria ufficiale sulle esecuzioni nell'ottica di abolire la pena di morte e di commutare in pene detentive tutte le sentenze capitali pronunciate; sottolinea l'importanza di un'assistenza continua da parte dell'UE al Sud Sudan al fine di garantire lo sviluppo delle capacità dell'amministrazione pubblica e delle autorità preposte all'applicazione della legge del paese, di creare e sostenere una vera e propria società civile e di promuovere la buona governance; esorta l'UE a esercitare pressioni affinché il Sud Sudan ratifichi importanti trattati internazionali in materia di diritti umani, nonché ad assistere le autorità del paese nella loro attuazione; condanna gli abusi a danno dei civili che, secondo quanto riferito, sarebbero stati commessi dalle forze militari nel processo di demilitarizzazione e invita il governo del Sud Sudan a svolgere un'indagine indipendente sull'accaduto al fine di riconoscere la responsabilità dei soldati coinvolti e risarcire le vittime;

46. condanna fermamente tutte le violenze perpetrate contro la popolazione civile in Sudan in violazione del diritto internazionale umanitario e della normativa in materia di diritti umani; esorta l'UE e la comunità internazionale a definire un approccio unitario che consenta di assicurare la protezione della popolazione civile e di porre fine alle violazioni dei diritti umani, segnatamente in Darfur, nel Kordofan meridionale e nel Nilo Azzurro; invita il governo del Sudan e l'SPLM/Nord ad avviare immediatamente negoziati diretti nell'ottica di concordare una totale cessazione delle ostilità e di pervenire a una soluzione politica sulla base dell'accordo quadro del 28 giugno 2011, come disposto dalla risoluzione 2046 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sottolinea l'importanza di continuare ad assicurare la presenza di attori internazionali nelle zone di conflitto ed esorta le autorità sudanesi a garantire la loro sicurezza, oltre a quella della popolazione civile; ricorda che è responsabilità dell'UE e degli Stati membri potenziare il sostegno fornito alla Corte penale internazionale e rafforzare la loro collaborazione con essa nel quadro dell'esecuzione dei mandati di arresto spiccati contro Ahmad Muhammad Harun, Ali Muhammad Ali Abd‑Al‑Rahman, Abdel Rahim Mohammed Hussein e il presidente Omar Hassan Ahmad Al Bashir;

47. esprime preoccupazione per il deteriorarsi delle condizioni sanitarie dei circa 170 000 rifugiati sudanesi, oltre la metà dei quali sono bambini, nei quattro campi dello Stato dell'Alto Nilo e nel campo dello Stato di Unità, dove i rischi di infezioni, diarrea e malaria aumentano in modo esponenziale e sono aggravati dalla malnutrizione;

48. condanna ogni forma di sostegno fornito sia dal Sudan che dal Sud Sudan a qualsiasi gruppo armato diverso dai rispettivi eserciti regolari;

Somalia

49. prende atto dell'esito delle elezioni presidenziali tenutesi il 20 agosto 2012 in Somalia; esorta tutti gli attori politici della Somalia a impegnarsi a favore della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, che rappresentano l'unica possibilità per uscire dal circolo vizioso della povertà, del sottosviluppo e dell'insicurezza; sottolinea che la fine del mandato del governo federale di transizione rappresenta una prova decisiva per valutare le capacità della Somalia di diventare uno Stato funzionante e di ricostruire istituzioni forti, democratiche e realmente rappresentative; ritiene che, per sostenere il nuovo governo, sarà fondamentale favorire un dialogo politico inclusivo in Somalia e promuovere i processi di formazione del consenso; invita il nuovo governo federale e il nuovo presidente Hassan Sheikh Mohamud ad adoperarsi a favore della riconciliazione della popolazione somala, sulla base dell'accordo di Garowe, per dar vita al nuovo Stato federale e avviare il lungo ma importante processo volto ad assicurare la pace, la sicurezza e la democrazia a tutti i somali;

50. plaude al recente insediamento del primo parlamento ufficiale della Somalia in più di 20 anni e auspica che tale sviluppo costituisca la prima tappa nella transizione verso una democrazia parlamentare più rappresentativa; rileva che è quasi stata raggiunta la quota del 30% di donne in parlamento e ricorda che la significativa partecipazione delle donne in tutti i settori della vita pubblica è importante per il successo degli sforzi finalizzati alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace;

51. valuta positivamente la fine della transizione in Somalia, che costituisce un'opportunità di rinnovamento; plaude al ruolo svolto dai firmatari della tabella di marcia, dai capi tradizionali, dall'Assemblea nazionale costituente, dal nuovo parlamento federale e dal comitato tecnico di selezione nel porre fine al periodo di transizione in Somalia; accoglie con favore l'impegno del presidente uscente a sostenere il presidente Hassan Sheikh Mohamud e a collaborare con esso; esorta tutti gli attori politici della Somalia a cooperare con le nuove autorità; plaude alla visione del presidente Hassan Sheikh Mohamud per la Somalia e alla sua intenzione di garantire la creazione di istituzioni governative dotate di un'ampia base e inclusive, la stabilizzazione, lo Stato di diritto e la buona governance, la ripresa economica, la costruzione della pace e la riconciliazione, l'erogazione dei servizi pubblici nonché il miglioramento delle relazioni tra la Somalia e il resto del mondo; esorta il presidente Hassan Sheikh Mohamud a rispettare il suo impegno ad assicurare una governance trasparente e responsabile, combattere la corruzione a tutti i livelli, garantire un dialogo inclusivo e creare istituzioni rappresentative e responsabili a livello nazionale, regionale, distrettuale e locale, conformemente alla Costituzione provvisoria della Somalia;

52. invita il VP/AR e il rappresentante speciale dell'UE per il Corno d'Africa a sottoporre a un riesame critico il processo di pace di Gibuti e a prendere in considerazione la possibilità di inviare un gruppo di mediatori che godano della fiducia di un'ampia gamma di attori somali, incluse le associazioni femminili, e che siano in grado di portare al tavolo negoziale una gran varietà di attori somali; chiede al VP/AR di avviare un processo che coinvolga gli attori della società civile somala, all'interno e all'esterno del paese, e che consenta un dibattito regolare e duraturo sulle possibili soluzioni ai problemi politici del paese; invita il VP/AR a unificare questi due processi, ispirandosi all'esempio del processo di pace svoltosi con successo in Sudan fra il 2000 e il 2005;

53. plaude alla recente iniziativa di pace del governo somalo, che ha messo a disposizione dei ribelli disertori di Al‑Shabaab posti di lavoro civili e programmi di formazione; accoglie con favore la recente approvazione di una Costituzione ambiziosa, che promette parità di diritti per tutti i cittadini, indipendentemente da elementi quali sesso, religione, stato sociale o economico, opinione politica, clan di appartenenza, disabilità, professione, nascita o dialetto, dichiara illegale la mutilazione genitale femminile e istituisce una commissione per la verità e la riconciliazione; manifesta tuttavia preoccupazione per il fatto che, in un paese afflitto da decenni di faide intestine, la nuova Costituzione non affronti la questione della suddivisione del potere e delle risorse tra il centro e le regioni, e sollecita una maggiore cooperazione con le nuove autorità per far fronte a queste problematiche;

54. invita le autorità somale a dare la priorità allo sviluppo istituzionale e all'urgente creazione di forze di polizia responsabili, trasparenti e integrate, consentendo così di rafforzare la fiducia della popolazione nel nuovo governo; plaude, a tale riguardo, al prezioso contributo che l'EUTM Somalia sta fornendo alle forze di sicurezza del paese; confida che gli Stati membri continueranno a fornire sostegno alle attività della missione PSDC, che si adopera per sensibilizzare l'esercito somalo in merito al rispetto dei diritti umani, delle dinamiche di genere e dello Stato di diritto; osserva che, affinché la Somalia diventi uno stato autosufficiente, lo sviluppo di istituzioni stabili, responsabili e inclusive non deve limitarsi alle forze di sicurezza e deve essere a direzione e titolarità somala;

55. sottolinea che, ai fini della sostenibilità a lungo termine della Somalia quale Stato federale funzionante, sono essenziali strutture economiche valide e inclusive e un sistema di ripartizione degli utili derivanti dalle future attività di sfruttamento del petrolio e del gas tra le regioni e a livello federale, a vantaggio dell'intera popolazione; esorta la comunità internazionale a non ripetere gli errori commessi in passato concentrando gli aiuti a livello delle istituzioni federali di Mogadiscio a discapito delle regioni della Somalia, dato che queste ultime possono svolgere un ruolo chiave nel fornire servizi di base e nel garantire stabilità alla popolazione a livello decentrato; invita l'UE a mobilitare tutte le risorse disponibili nell'attuale orizzonte di possibilità al fine di assistere gli organismi regionali della Somalia in questo vitale processo di transizione democratica; incoraggia gli Stati membri e il VP/AR, in stretta collaborazione con le legittime autorità somale, l'Unione africana, l'IGAD e il governo statunitense, alla luce dei recenti sviluppi politici e in materia di sicurezza in Somalia, a prendere in considerazione l'eventualità di una missione per la riforma del settore della sicurezza (SSR) non appena la situazione sul terreno lo consentirà;

56. riconosce che la pace in Somalia deve essere un processo dal basso verso l'alto; sottolinea che l'UE deve garantire che la sua strategia assicuri che gli sforzi locali volti a costruire la pace e a risolvere le controversie beneficino di un sostegno sufficiente e diventino una priorità nazionale e regionale; ricorda altresì che la legittimità locale contribuirà alla nascita di istituzioni governative in Somalia capaci di garantire prospettive di stabilità a lungo termine;

57. ricorda che l'Unione africana ha inviato in Somalia la missione militare AMISOM, che ha ricevuto il proprio mandato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed è alla disperata ricerca di altri paesi che contribuiscano con truppe;

58. sottolinea che l'UE deve svolgere un ruolo importante nel futuro della Somalia, in stretta collaborazione con gli Stati Uniti e l'Unione africana;

59. esorta la comunità internazionale, in collaborazione con il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e la Mezzaluna rossa, a sviluppare e a istituire quanto prima strutture sanitarie e centri ambulatoriali di cura e nutrizione terapeutica in Somalia;

60. si compiace della creazione del Fondo di stabilità locale, che mira in particolare a coordinare l'aiuto internazionale nelle zone recentemente liberate e rese accessibili nel Sud della Somalia;

61. si rammarica profondamente per il fatto che, solo dal dicembre 2011, 13 giornalisti e operatori dei mezzi di comunicazione siano stati uccisi in zone della Somalia controllate dal governo, e che non siano stati compiuti progressi nel perseguire questi casi; sottolinea l'importanza di garantire la libertà di espressione ed esorta il nuovo governo e il nuovo presidente ad adottare misure volte a offrire una migliore protezione ai giornalisti nonché a condurre indagini credibili in merito a queste uccisioni;

62. esorta l'UE e tutti i partner regionali e internazionali a sfruttare al meglio l'opportunità offerta dalla formazione di un nuovo governo in Somalia che, associata al manifesto declino di Al-Shaabab nel paese, offre la possibilità di aprire una nuova era politica in Somalia; sottolinea, pertanto, che la comunità internazionale, e in particolare l'UE, deve essere pronta a fornire assistenza alle autorità legittime e democratiche in ambiti quali il potenziamento delle capacità istituzionali, la riforma del settore della sicurezza, il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento, sostenendo altresì la società civile; esorta il VP/AR a garantire che l'azione dell'UE in Somalia promuova una società libera e aperta capace di rispettare e difendere i diritti umani, segnatamente i diritti delle donne e delle minoranze, consentire l'emancipazione delle donne e assicurare l'equilibrio di genere in tutti i settori della società;

63. pone l'accento sull'esempio estremamente positivo del Somaliland, che si è dimostrato capace di sviluppare e consolidare le proprie strutture democratiche, economiche e amministrative per oltre vent'anni e di dar vita a un processo democratico sostenibile; osserva che il Somaliland ha finora ottenuto ottimi risultati nel rafforzare la sicurezza e la stabilità all'interno del proprio territorio e nel cooperare nella lotta contro la pirateria e il terrorismo; esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che il Somaliland potrebbe diventare vulnerabile a seguito di un eventuale nuovo raggruppamento di Al‑Shabaab nelle sue regioni montuose di confine; richiama pertanto l'attenzione sulla necessità fondamentale di sostenere il Somaliland nella lotta contro il terrorismo, tra l'altro attraverso misure quali la promozione della diversificazione economica e lo sviluppo di capacità in materia di occupazione giovanile, al fine di ridurre il reclutamento tra i giovani; sottolinea che è importante che il Somaliland promuova lo sviluppo economico e sociale della regione per contrastare la radicalizzazione di zone di instabilità sul suo territorio; invita la Commissione e il SEAE a sostenere il Somaliland nel rafforzamento delle sue prospettive di sviluppo e nella promozione della sua stabilità economica e sociale; sottolinea che, nella ricerca di una soluzione che assicuri la stabilità e la sicurezza a lungo termine della Somalia, è importante valutare l'esempio positivo rappresentato dalla stabilità del Somaliland;

64. plaude all'energica dichiarazione di sostegno nei confronti delle nuove istituzioni federali della Somalia espressa dal VP/AR in occasione del mini-vertice sulla Somalia dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite tenutosi a New York e, in particolare, al suo impegno a favore di un processo quadriennale di consolidamento delle nuove istituzioni federali e dell'amministrazione regionale, oltre che a favore di una conferenza internazionale sulla Somalia nel 2013; invita il Somaliland e le altre entità federali a svolgere un ruolo pieno e di sostegno al momento di negoziare i propri rapporti giuridici e politici con le nuove istituzioni federali della Somalia al fine di dar vita a uno Stato federale somalo sostenibile, stabile e prospero;

Etiopia ed Eritrea

65. pone l'accento sul ruolo chiave dell'Etiopia per la stabilità politica ed economica dell'intera regione; osserva che, nel suo discorso inaugurale, Hailemariam Desalegn, il nuovo primo ministro etiope, ha sottolineato l'importanza di rafforzare i diritti umani e le istituzioni democratiche in Etiopia, al fine di contribuire allo sviluppo di una cultura democratica e del pieno rispetto dei diritti umani nel paese; ritiene che la formazione di un nuovo governo etiope consenta di coinvolgere il paese in tutte le questioni di interesse comune, incluse quelle su cui in passato ci possono essere state divergenze di opinioni, e sottolinea l'importanza di sostenere l'Etiopia nel suo cammino verso un nuovo sistema democratico attraverso il dialogo positivo e il partenariato; sostiene l'Etiopia nella lotta contro il terrorismo, ma sottolinea che tale lotta deve avvenire nel quadro del pieno rispetto dei diritti fondamentali;

66. auspica che sotto la guida del primo ministro Hailemariam Desalegn, nominato il 21 settembre 2012, l'Etiopia si impegni in un processo di autentica transizione democratica nell'ottica di realizzare il proprio forte potenziale democratico e porre fine alle interferenze con la libertà di religione e le libertà della società civile; invita il Servizio europeo per l'azione esterna, il rappresentante speciale dell'UE per il Corno d'Africa e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani ad avviare in via prioritaria un dialogo con l'Etiopia in materia di diritti umani, in modo che il paese possa cogliere l'opportunità offerta dalla transizione politica in corso per intraprendere un'autentica transizione democratica, fondata sulla centralità dei diritti umani e delle libertà fondamentali, sulla libertà dei mezzi di comunicazione e sul pieno riconoscimento della libertà di espressione; esorta l'UE e la comunità internazionale a rimanere vigili e attive di fronte alla transizione politica iniziata in Etiopia, a promuovere il rafforzamento delle istituzioni democratiche e a legare l'assistenza politica e militare come pure gli aiuti allo sviluppo alla realizzazione di riforme democratiche concrete, che devono includere il rilascio di tutti i prigionieri di coscienza, tra cui Eskinder Nega e altri giornalisti, attivisti nell'ambito dei diritti umani e dello sviluppo nonché esponenti dell'opposizione, il libero accesso dei relatori speciali delle Nazioni Unite per i diritti umani a tutte le regioni e i centri di detenzione, l'abrogazione o la modifica della legge sulle associazioni e gli istituti di beneficenza e della legge antiterrorismo e il ritorno dei politici dell'opposizione in esilio; invita l'UE a trovare soluzioni innovative e sicure per fornire assistenza finanziaria e politica alla società civile in difficoltà in Etiopia e a impegnarsi in un dialogo ravvicinato con i membri dell'opposizione, sia in Etiopia che in esilio;

67. osserva che attualmente in Etiopia né la magistratura né i mezzi di comunicazione sono indipendenti in conseguenza di una strategia deliberata volta a limitare e ostacolare i giudici, controllare i mezzi di comunicazione, intimidire l'opposizione e mettere a tacere le organizzazioni dei diritti umani;

68. rileva che numerosi giornalisti sono stati perseguiti in base alla legge antiterrorismo del 2009; deplora la recente campagna di persecuzioni giudiziarie a seguito della quale la Corte suprema federale ha condannato in contumacia il blogger Elias Kifle all'ergastolo e ha comminato pene detentive di quattordici anni nei confronti di Wubishet Taye, vicedirettore di un giornale locale, e dell'editorialista Reeyot Alemn; accoglie tuttavia con favore la grazia recentemente concessa ai giornalisti svedesi Martin Schibbye e Johan Persson dopo il decesso del primo ministro Meles Zenawi; esorta il nuovo governo a estendere la grazia a tutte le vittime della giustizia arbitraria;

69. sottolinea l'importante potenziale del progetto della Grande diga della rinascita sul Nilo azzurro nella regione di Benishangul-Gumuz, in Etiopia, per la produzione di energia pulita e lo sviluppo economico dell'intera regione; sostiene il gruppo internazionale di esperti creato da Etiopia, Sudan ed Egitto per questo progetto e invita a raggiungere una migliore intesa in merito alla condivisione delle risorse idriche del Nilo e dell'energia prodotta dalla centrale idroelettrica collegata alla diga;

70. chiede al governo dell'Etiopia di adottare formalmente come definitive e vincolanti le decisioni relative alla demarcazione tra l'Eritrea e l'Etiopia elaborate dalla Commissione sui confini, in conformità delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1907 (2009) e 2023 (2011), nonché delle pertinenti risoluzioni dell'Unione africana e dell'IGAD; invita pertanto il governo dell'Eritrea ad accettare di avviare un dialogo con l'Etiopia onde discutere il processo di disimpegno delle truppe dal confine e la demarcazione fisica in base alle decisioni della Commissione sui confini, tenendo presente l'importanza di mantenere unite le comunità, come pure la normalizzazione delle relazioni con l'Etiopia, compresa la riapertura della frontiera; invita la comunità internazionale a collaborare con l'Eritrea e a difendere gli interessi e le esigenze del popolo eritreo, esercitando nel contempo pressioni sul regime e sulle forze militari per consentire l'accesso delle organizzazioni internazionali, preparare le elezioni promesse da tempo e aprire lo spazio politico nel paese; sottolinea che ogni forma di assistenza dell'UE che non persegua obiettivi umanitari deve essere rigorosamente subordinata all'impegno da parte delle autorità eritree ad agevolare la transizione democratica e al miglioramento tanto della situazione dei diritti umani nel paese, sulla scorta di parametri di riferimento trasparenti e tangibili, quanto della risposta alle esigenze di base del popolo eritreo; invita l'Eritrea ad astenersi dal fornire sostegno ai gruppi armati, che compromettono la pace e la riconciliazione in Somalia e, più in generale, la stabilità regionale; invita a garantire la libertà di parola, di stampa e di religione, nonché a introdurre elezioni libere e giuste e ad assicurare la democrazia nel paese; chiede il rilascio immediato dei prigionieri politici, incluso il giornalista Dawit Isaac, imprigionato senza processo da oltre 4 000 giorni;

°

°    °

71. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al SEAE, agli Stati membri, al rappresentante speciale dell'UE per il Sudan, al rappresentante speciale dell'UE per il Corno d'Africa, agli Stati membri dell'UE, al governo della Turchia, al Congresso degli Stati Uniti, al dipartimento di Stato degli Stati Uniti, alla commissione dell'Unione africana, al parlamento panafricano, ai governi e parlamenti dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) e alle autorità del Somaliland.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2012)0203.

(2)

Testi approvati, P6_TA(2009)0026.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2010)0060.

(4)

Testi approvati, P7_TA(2011)0227.

(5)

Testi approvati, P7_TA(2012)0334.


PARERE della commissione per lo sviluppo (6.11.2012)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla strategia dell'Unione europea per il Corno d'Africa

(2012/2026(INI))

Relatore per parere: Michèle Striffler

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  plaude all'adozione nel novembre 2011 di un quadro strategico per il Corno d'Africa che tende a rendere più coerente l'azione esterna dell'Unione europea in questa regione strategica, rispetto all'approccio molto disorganico finora seguito e che si è articolato su strumenti molto diversi; si compiace altresì della designazione, nel gennaio 2012, di un rappresentante speciale dell'Unione europea (RSUE) per il Corno d'Africa (Alex Rondos) e si felicita del lavoro da questi già compiuto; ha buona coscienza del fatto che, a meno di un anno dalla istituzione di tale strategia e dall'entrata in funzione del RSUE, non è possibile ancora osservare né misurare alcun miglioramento significativo della coerenza dell'approccio dell'Unione nella regione;

2.  plaude, sul duplice versante dell'aiuto allo sviluppo regionale e dell'aiuto umanitario, al nuovo piano per il Corno d'Africa proposto dalla Commissione nel 2012 noto con la sigla SHARE (Supporting Horn of Africa Resilience) che vuol essere uno strumento che coniuga l'aiuto umanitario a breve termine e lo sviluppo a lungo termine al fine di rompere il circolo vizioso delle crisi che affliggono la regione; sostiene pienamente la Commissione per quanto riguarda il rafforzamento del nesso tra aiuto d'emergenza, risanamento e sviluppo (LRRD: Link between Relief, Rehabilitation and Development), invita l'UE a collaborare con questo programma per la fornitura di mezzi di sussistenza diversi e un migliore accesso ai mercati e all'informazione, in modo da aumentare il reddito familiare alle comunità pastorali, agropastorali, fluviali, alle popolazioni costiere, urbane e periurbane, migliorare l'accesso ai servizi sociali di base e cercare di offrire livelli affidabili e prevedibili di supporto per popolazioni a rischio in modo cronico o stagionale;

3.  ritiene che il rafforzamento della sicurezza regionale e la lotta contro il terrorismo e la pirateria, per quanto indispensabili, non devono eclissare l'assoluta necessità di sostenere in primo luogo l'eliminazione della povertà nella regione tanto più che l'UE deve, secondo il suo stesso trattato istitutivo, tener conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo – al primo posto dei quali figura la riduzione e l'eliminazione della povertà – nell'attuazione delle politiche suscettibili di interessare i paesi in via di sviluppo (articolo 208, paragrafo 1, del TFUE); osserva che tutti i paesi del Corno d'Africa sono paesi in via di sviluppo e che – ad eccezione dei due Sudan che non hanno firmato l'accordo di Cotonou – hanno ricevuto a questo titolo 2 miliardi di euro di aiuti allo sviluppo (di cui 644 milioni per la sola Etiopia) per i programmi indicativi nazionali e regionali a titolo del 10° FES (2008-2013); segnala che nel corso dello stesso periodo e sempre a titolo del 10° FES, le regioni dell'Africa orientale, dell'Africa australe e dell'Oceano indiano beneficiano di 619 milioni di euro (in parte per l'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD)) al fine di eliminare la povertà nei paesi della regione e aiutarli a raggiungere gli obiettivi del Millennio per lo sviluppo; ricorda infine che un sottostrumento del FES, la facilitazione della pace africana, sostiene finanziariamente la missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM);

4.  è del parere che in quanto primo distributore a livello mondiale di aiuto allo sviluppo e di aiuto umanitario nella regione, grazie soprattutto all'accentramento degli sforzi diplomatici intorno al SEAE e al RSUE, al successo dell'operazione Atalanta e alla presenza nella regione di "forze" diplomatiche e militari di taluni Stati membri, l'Unione europea (Stati membri e Commissione inclusi) potrebbe fare di più per eliminare la povertà endemica nella regione e le sacche di anarchia e illegalità ivi presenti;

5.  giudica auspicabile cogliere l'opportunità rappresentata dall'elezione, avvenuta il 10 settembre 2012, del nuovo presidente somalo, Assan Sheikh Mohamud, per poter operare - con l'ausilio del quadro strategico per il Corno d'Africa e con il sostegno del RSUE nella regione, nonché del SEAE, delle diplomazie nazionali e dell'Unione africana – a favore del ripristino di relazioni diplomatiche e economiche normali tra Addis Abeba e Asmara, nonché alla risoluzione della crisi somala, dato che ciò sarebbe benefico per lo sviluppo dell'intera regione; osserva che la regione del Grandi laghi, che delimita la regione del Corno d'Africa nelle sue frange occidentali, è anche la regione più instabile del mondo, con paesi in netto sottosviluppo e in preda alle violenze armate - ad esempio la Repubblica democratica del Congo (RDC) – o persino in guerra con uno o più dei paesi vicini – ad esempio le tensioni tra la RDC e il Ruanda che fa parte in senso lato del Corno d'Africa; sottolinea che l'attuazione della strategia europea per il Corno d'Africa non potrà ignorare le sue eventuali ripercussioni sullo sviluppo altrettanto necessario delle regioni vicine (Africa dei Grandi laghi, Africa centrale e Africa australe innanzitutto).

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

5.11.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

1

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Thijs Berman, Michael Cashman, Ricardo Cortés Lastra, Véronique De Keyser, Leonidas Donskis, Charles Goerens, Mikael Gustafsson, Eva Joly, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Norbert Neuser, Bill Newton Dunn, Maurice Ponga, Birgit Schnieber-Jastram, Michèle Striffler, Alf Svensson, Eleni Theocharous, Ivo Vajgl, Iva Zanicchi

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Philippe Boulland, Edvard Kožušník, Bart Staes

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Edit Bauer, Jarosław Leszek Wałęsa


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

27.11.2012

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

42

6

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Elmar Brok, Jerzy Buzek, Mário David, Marietta Giannakou, Ana Gomes, Andrzej Grzyb, Richard Howitt, Anna Ibrisagic, Liisa Jaakonsaari, Ioannis Kasoulides, Maria Eleni Koppa, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, Vytautas Landsbergis, Ulrike Lunacek, Mario Mauro, Willy Meyer, Francisco José Millán Mon, Alexander Mirsky, Norica Nicolai, Justas Vincas Paleckis, Pier Antonio Panzeri, Alojz Peterle, Bernd Posselt, Hans-Gert Pöttering, Fiorello Provera, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, György Schöpflin, Laurence J.A.J. Stassen, Charles Tannock, Inese Vaidere, Geoffrey Van Orden, Sir Graham Watson

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Reinhard Bütikofer, Anne Delvaux, Christian Ehler, Knut Fleckenstein, Elisabeth Jeggle, Agnès Le Brun, Potito Salatto, Ivo Vajgl, Luis Yáñez-Barnuevo García, Janusz Władysław Zemke

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

João Ferreira, Ashley Fox, Jolanta Emilia Hibner, Antigoni Papadopoulou, Kyriacos Triantaphyllides, Peter Šťastný

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