RELAZIONE sulla situazione delle donne in Nordafrica
25.2.2013 - (2012/2102(INI))
Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
Relatore: Silvia Costa
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
susulla situazione delle donne in Nordafrica
Il Parlamento europeo,
– visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 5, secondo comma del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),
– visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
– visto il Partenariato strategico Africa-UE: Una strategia congiunta Africa-UE,
– vista la comunicazione della Commissione del 21 settembre 2010 dal titolo "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),
– viste le comunicazioni congiunte della Commissione europea e dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza dal titolo "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" (COM(2011)0200), "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" (COM(2011)0303) e "Realizzare una nuova politica europea di vicinato" (COM(2012)0014),
– visti gli strumenti finanziari a carattere tematico e geografico della Commissione in tema di democratizzazione e diritti umani (quali lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e lo strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI)),
– vista la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani 2012–2016 (COM(2012)0286),
– vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa su "La parità tra donne e uomini: una condizione per il successo della Primavera araba" [1],
– viste la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 18 dicembre 1979, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, del 20 novembre 1989, e il protocollo opzionale a quest’ultima sul traffico di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile, del 25 maggio 2000,
– vista la risoluzione 67/167 del 20 dicembre 2012 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle mutilazioni genitali femminili,
– visti la Quarta conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Pechino nel settembre 1995, la dichiarazione e la piattaforma d'azione approvate a Pechino e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite Pechino +5, Pechino +10 e Pechino +15 sulle ulteriori azioni e iniziative per attuare la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottati rispettivamente il 9 giugno 2000, l'11 marzo 2005 e il 2 marzo 2010,
– visto il protocollo alla Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli sui diritti delle donne in Africa,
– visti i lavori dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo,
– visti il processo Istanbul-Marrakesh e le conclusioni della prima e della seconda conferenza ministeriale euro mediterranea sul tema "Rafforzamento del ruolo delle donne nella società", tenutesi il 14 e 15 novembre 2006 a Istanbul e l’11 e 12 novembre 2009 a Marrakesh,
– viste le conclusioni dei dialoghi regionali del Medio Oriente e del Nordafrica (MENA) fra la società civile, gli attori statali e i leader politici, tenutisi nel giugno e nel novembre 2012 a Beirut e ad Amman, nel quadro del progetto regionale finanziato dall'UE "Promuovere un'agenda comune a favore dell'uguaglianza di genere attraverso il processo di Istanbul",
– visto il programma regionale congiunto "Spring Forward for Women" (Un passo avanti per le donne) per la regione del sud del Mediterraneo, promosso dalla Commissione europea e da UN Women,
– visto "Un bilancio sugli adolescenti", decima edizione della relazione "Progressi per l'infanzia" dell'UNICEF,
– visto il rapporto 2005 sullo sviluppo umano nei paesi arabi del PNUS intitolato "Towards the rise of women in the Arab world" (Verso l’ascesa delle donne nel mondo arabo) e il rapporto 2009 intitolato "Challenges for Human Security in the Arab Region" (Le sfide per la sicurezza umana nei paesi arabi), in particolare il capitolo "The personal insecurity of vulnerable groups" (L'insicurezza personale dei gruppi vulnerabili),
– vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2011 sulla situazione in Egitto[2],
– vista la sua risoluzione del 10 marzo 2011 sul vicinato meridionale, e in particolare la Libia[3],
– vista la sua risoluzione del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione meridionale[4],
– vista la sua risoluzione del 7 aprile 2011 sull'uso della violenza sessuale nei conflitti in Nordafrica e in Medio Oriente[5],
– vista la sua risoluzione del 13 marzo 2012 sulla parità tra uomini e donne nell'Unione europea - 2011[6],
– vista la sua raccomandazione del 29 marzo 2012 al Consiglio sulle modalità per l'eventuale istituzione di un Fondo europeo per la democrazia[7],
– visto l'articolo 48 del suo regolamento,
– vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo (A7‑0047/2013),
A. considerando che molte donne, soprattutto giovani donne, hanno partecipato attivamente alla "Primavera araba" in Nordafrica, prendendo parte sin dall'inizio alle manifestazioni, al dibattito pubblico e politico e alle elezioni e assumendo anche un ruolo attivo nella società civile, nei media sociali e sui blog, e che pertanto hanno svolto e svolgono ancora un ruolo chiave nel cambiamento democratico nei loro paesi e nel rafforzamento dello sviluppo e della coesione;
B. considerando che questi paesi stanno attraversando un processo di transizione politica e democratica e di cambiamento o adattamento delle proprie costituzioni, che vede il coinvolgimento attivo e coerente delle donne, siano esse deputati, funzionari eletti o rappresentanti della società civile; che il risultato di questo processo plasmerà il funzionamento democratico di questi paesi, nonché i diritti e le libertà fondamentali e avrà un impatto sulla condizione delle donne;
C. considerando che il ruolo svolto dalle donne durante la rivoluzione non è diverso da quello che devono svolgere durante la transizione democratica e la ricostruzione dello Stato; che il successo di tali processi dipende rigorosamente dalla piena partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale;
D. considerando che le donne di questi paesi negli ultimi decenni sono divenute, sebbene in maniera disuguale, maggiormente presenti nell'istruzione superiore, nelle organizzazioni della società civile, nelle imprese e nelle istituzioni, nonostante, all'interno di regimi dittatoriali e paternalistici, l'effettiva applicazione dei diritti fosse limitata e la partecipazione delle donne subordinata a varie condizioni restrittive;
E. considerando che i diritti delle donne rappresentano una delle questioni maggiormente dibattute nell'attuale processo politico e costituiscono la principale preoccupazione delle donne stesse, giacché si espongono al rischio di contraccolpi e intimidazioni che possono ridurre le possibilità di raggiungere l'obiettivo di una democrazia condivisa e di una cittadinanza egualitaria;
F. considerando che svariate questioni di genere comuni, quali i diritti delle ragazze e delle donne come parte integrante dei diritti umani universali, la parità dei diritti e l'ottemperanza alle convenzioni internazionali sono al centro dei dibattiti costituzionali;
G. considerando che la rappresentanza delle donne in politica e nelle posizioni decisionali in tutti i settori varia da un paese all'altro, ma è deludente in termini percentuali rispetto al grande coinvolgimento delle donne nei vari movimenti di rivolta e nelle elezioni che ne sono seguite e all'aumento della percentuale di donne con elevato livello di istruzione;
H. considerando che la politica europea di vicinato rivista dovrebbe porre maggiormente l'accento sull'uguaglianza di genere, sull'emancipazione delle donne e sul sostegno alla società civile;
I. considerando che attualmente l'importo del sostegno specifico dell'UE alle questioni di genere nella regione è pari a 92 milioni di euro, di cui 77 milioni di euro a livello bilaterale e 15 milioni di euro a livello regionale;
J. considerando che tra i programmi bilaterali dell'UE il più importante, concernente la promozione dell'uguaglianza di genere, con una dotazione di bilancio di 45 milioni di euro, è destinato a essere attuato in Marocco e che in Egitto l'agenzia UN Women deve attuare un progetto da 4 milioni di euro, mentre in Tunisia e in Libia l'UN Women sta attuando programmi bilaterali per le donne, in vista delle elezioni;
K. considerando che la situazione socioeconomica, in particolare l'alto livello di disoccupazione giovanile e femminile e la povertà, che porta spesso all’emarginazione delle donne e le rende sempre più vulnerabili, è stata una delle cause principali dei sollevamenti nella regione, assieme all'aspirazione ai diritti, alla dignità e alla giustizia;
L. considerando che numerosi atti di violenza sessuale sono stati perpetrati nei confronti delle ragazze e delle donne durante e dopo i sollevamenti nella regione, anche da parte delle forze di sicurezza, ivi compresi stupri e test della verginità utilizzati come strumenti di pressione politica contro le donne e molestie sessuali in pubblico; che le intimidazioni basate sul genere sono sempre più spesso utilizzate dai movimenti estremisti; che in base ai sondaggi oltre l'80% delle donne egiziane ha subito molestie sessuali;
M. considerando che la situazione delle donne e dei bambini migranti è ancora più critica a causa dell'insicurezza in alcune parti della regione e della crisi economica;
N. considerando che aumenta il rischio della tratta di esseri umani nei paesi in transizione e nelle zone in cui i civili sono vittime di conflitti o dove vi sono molti rifugiati o sfollati interni;
O. considerando che una questione fondamentale nei dibattiti costituzionali è se l'Islam debba essere definito nella costituzione come la religione del popolo o dello Stato;
P. considerando che il referendum costituzionale egiziano del dicembre 2012 ha visto una inadeguata partecipazione popolare e non ha raccolto il consenso di tutte le parti, lasciando aperti alcuni interrogativi e discrezionalità di interpretazione su questioni costituzionali significative tra cui i diritti delle donne;
Q. considerando che la dimensione parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo (UpM) e il processo Istanbul-Marrakesh figurano per i legislatori tra i migliori strumenti per scambiare opinioni su tutte queste tematiche e che l'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo include una commissione per i diritti della donna, di cui occorre opportunamente avvalersi;
Diritti delle donne
1. chiede alle autorità dei paesi interessati di inserire in modo irrevocabile nelle proprie costituzioni il principio dell'uguaglianza tra uomini e donne onde sancire esplicitamente il divieto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze, la possibilità di azioni positive e il rafforzamento dei diritti politici, economici e sociali delle donne; invita i legislatori di tali paesi a riformare tutte le leggi esistenti e a integrare il principio d'uguaglianza in qualsiasi progetto o proposta legislativa che possa presentare un potenziale di discriminazione nei confronti delle donne, per esempio per quanto attiene a matrimonio, divorzio, custodia dei figli, diritti dei genitori, nazionalità, eredità e capacità giuridica, ecc., in ottemperanza agli strumenti internazionali e regionali, e al fine di consolidare la presenza di meccanismi nazionali per la tutela dei diritti delle donne;
2. invita le autorità nazionali a garantire la parità tra donne e uomini nell'ambito dei codici penali e dei sistemi di sicurezza sociale;
3. sottolinea che la partecipazione paritaria delle donne e degli uomini in tutti gli aspetti della vita è un elemento essenziale della democrazia e che la partecipazione delle donne alla governance costituisce un presupposto indispensabile per il progresso socioeconomico, la coesione sociale e un'equa governance democratica; esorta vivamente tutti i paesi, pertanto, a considerare l'uguaglianza di genere come una priorità nel loro programma di promozione della democrazia;
4. sottolinea che le transizioni in atto in Nordafrica condurranno a società e a sistemi politici democratici solo quando si raggiungerà l'uguaglianza di genere, compresa la libertà di scegliere il proprio stile di vita;
5. chiede alle autorità nazionali del Nordafrica di applicare appieno la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), i relativi protocolli e tutte le convenzioni internazionali in materia di diritti umani e, di conseguenza, di sciogliere qualsiasi riserva sulla CEDAW; invita inoltre le suddette autorità a collaborare con i meccanismi delle Nazioni Unite che tutelano i diritti delle ragazze e delle donne;
6. ricorda il dibattito aperto tra le studiose dell'Islam volto all'interpretazione dei testi religiosi in una prospettiva di diritti delle donne e di parità;
7. ricorda l'importanza di garantire la libertà di espressione e di religione e il pluralismo, anche attraverso la promozione del rispetto reciproco e del dialogo interconfessionale, in particolare tra le donne;
8. esorta gli Stati ad avviare un dibattito inclusivo, globale e volontario con tutti gli attori interessati, inclusi la società civile, le parti sociali, le organizzazioni femminili locali, gli enti locali e i leader religiosi, e ad assicurarsi che i diritti delle donne e l'uguaglianza tra uomini e donne siano protetti e garantiti;
9. ricorda che nessuna religione monoteista esalta la violenza o può essere utilizzata per giustificare la violenza;
10. esorta i paesi nordafricani ad adottare leggi e misure concrete che vietino e sanzionino qualsiasi forma di violenza nei confronti delle donne, ivi compresa la violenza domestica e sessuale, le molestie sessuali e le pratiche tradizionali lesive quali la mutilazione genitale femminile e i matrimoni forzati, in particolare nel caso di minori; sottolinea l'importanza di proteggere le vittime e di erogare servizi specifici; accoglie con favore la recente campagna contro la violenza domestica promossa dal ministro tunisino per le Donne e la famiglia, come pure il costante impegno a sostegno di tale causa da parte del Marocco, che nel 2012 ha organizzato la sua decima campagna nazionale di lotta alla violenza contro le donne;
11. ricorda la duplice discriminazione di cui sono vittime le donne lesbiche e chiede alle autorità nazionali del Nordafrica di depenalizzare l'omosessualità e di garantire che le donne non siano discriminate a causa del loro orientamento sessuale;
12. sottolinea l'importanza della lotta all'impunità nei casi di violenza nei confronti delle donne, in particolare la violenza sessuale, assicurando che questi reati siano oggetto di indagini accurate, perseguiti e severamente puniti, che i minori siano adeguatamente protetti dal sistema giudiziario e che tutte le donne abbiano pieno accesso alla giustizia senza discriminazione per motivi religiosi e/o etnici;
13. invita i governi nazionali a fornire una formazione adeguata per assicurare che gli operatori del settore giudiziario e delle forze di sicurezza siano opportunamente preparati ad occuparsi dei reati di violenza sessuale e delle loro vittime; sottolinea inoltre l'importanza di un sistema giudiziario transitorio sensibile alla dimensione di genere;
14. condanna l'uso di qualsiasi tipo di violenza, in particolare della violenza sessuale prima, durante e dopo i sollevamenti nonché il ripetersi di questo tipo di violenza come forma di pressione politica e come mezzo per opprimere, intimidire e umiliare le donne; esorta i sistemi giudiziari nazionali a perseguire tali crimini con misure adeguate e sottolinea che la Corte penale internazionale potrebbe intervenire laddove non siano possibili azioni giudiziarie a livello nazionale;
15. sottolinea che, durante e dopo i sollevamenti, le donne del Nordafrica hanno fatto fronte a una maggiore vulnerabilità e vittimizzazione;
16. invita i paesi del Nordafrica a mettere a punto una strategia per le vittime delle violenze sessuali avvenute durante e dopo i sollevamenti, che fornisca alle vittime un risarcimento e un sostegno economico, sociale e psicologico adeguati; invita le autorità dei paesi del Nordafrica a considerare prioritario l'obiettivo di assicurare i colpevoli alla giustizia;
17. condanna la pratica della mutilazione genitale femminile che è ancora praticata in alcune regioni dell'Egitto e chiede alle autorità nazionali di rafforzare l'attuazione del divieto e alla Commissione di istituire programmi intesi a eradicare tale pratica, anche attraverso il coinvolgimento delle ONG e l'educazione sanitaria; evidenzia inoltre l'importanza di sensibilizzare, mobilitare, istruire e formare le collettività locali nonché la necessità di coinvolgere le autorità nazionali, regionali e locali e la società civile come anche i leader religiosi e delle comunità, nella lotta alla pratica della mutilazione genitale femminile;
18. plaude al fatto che sempre più Stati della regione hanno deciso, negli ultimi decenni, di innalzare l'età minima alla quale le ragazze possono contrarre matrimonio (16 anni in Egitto, 18 in Marocco e 20 in Tunisia e in Libia) e condanna qualsiasi tentativo di abbassarla di nuovo o di attenuare la portata di tali riforme, dal momento che i matrimoni precoci e spesso forzati sono non solo dannosi per i diritti, la salute, lo stato psicologico e l'istruzione delle ragazze, incidendo negativamente sulla crescita economica;
19. insiste sul fatto che nessuna forma di discriminazione o violenza nei confronti delle donne o delle ragazze può essere giustificata dalla cultura, dalla tradizione o dalla religione;
20. sottolinea la necessità, in sede di elaborazione di nuove politiche sanitarie, di facilitare l'accesso delle donne e delle ragazze alla sanità, alla protezione sociale e ai servizi, in particolare per quanto attiene alla salute materna, sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti; invita le autorità nazionali a dare piena attuazione alla CIPS, al programma d’azione e all’agenda delle Nazioni Unite in materia di sviluppo e popolazione e richiama la loro attenzione sulle conclusioni della relazione del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) dal titolo "Per scelta, non per caso: pianificazione familiare, diritti umani e sviluppo";
21. sottolinea l'importanza di azioni specifiche tese a informare le donne riguardo ai loro diritti e l'importanza della cooperazione con la società civile e gli enti statali nell'elaborazione delle riforme e nell'attuazione delle leggi antidiscriminazione;
Partecipazione delle donne ai processi decisionali
22. sottolinea che la partecipazione attiva delle donne alla vita pubblica e politica, in qualità di manifestanti, elettrici, candidate e rappresentanti elette, è indice della loro volontà di esercitare pienamente i loro diritti civili in quanto cittadine a tutti gli effetti nonché di battersi per costruire la democrazia; rileva che i recenti avvenimenti della Primavera araba hanno dimostrato che le donne possono svolgere un ruolo importante negli eventi rivoluzionari; chiede pertanto che siano adottati tutti i provvedimenti necessari, ivi comprese le misure positive e le quote rosa, per assicurare il progresso verso la partecipazione paritaria delle donne al processo decisionale a tutti i livelli di governo (da quello locale a quello nazionale, dal potere esecutivo a quello legislativo);
23. ritiene estremamente importante aumentare il numero di donne che partecipano alla formulazione delle leggi nei parlamenti nazionali, al fine di garantire prassi legislative più eque e un autentico processo democratico;
24. appoggia l'idea di numerose parlamentari in tali paesi, secondo le quali i diritti delle donne, l'uguaglianza di genere e la partecipazione attiva delle donne alla vita politica, economica e sociale, valorizzando le loro competenze e combattendo la discriminazione, potrebbero essere meglio promossi e recepiti a livello normativo se fosse creato, dove ancora non esiste, un comitato di donne o una commissione parlamentare speciale per l'uguaglianza di genere che si occupasse di questa tematica e garantisse l'integrazione della dimensione di genere nei lavori parlamentari;
25. insiste sulla necessità, proprio come per l’Europa, di potenziare la rappresentanza delle donne a tutti i livelli del processo decisionale, in particolare all'interno delle istituzioni, dei partiti politici, dei sindacati e del settore pubblico (ivi compreso il sistema giudiziario); sottolinea che le donne sono spesso ben rappresentate in una serie di settori ma meno presenti nelle cariche di alto livello, in parte a causa del persistere di discriminazioni di genere e di stereotipi sessisti e del cosiddetto fenomeno del "soffitto di vetro";
26. è del parere che una transizione democratica richieda l’attuazione di politiche e di meccanismi rispettosi della dimensione di genere che garantiscano la piena ed equa partecipazione delle donne ai processi decisionali della vita pubblica, siano essi nella sfera politica, economica, sociale o ambientale;
27. sottolinea l'importante ruolo dell'istruzione e dei media nel promuovere i cambiamenti nell’atteggiamento di tutta la società e nell’adottare i principi democratici del rispetto della dignità umana e del partenariato per entrambi i sessi;
28. sottolinea l'importanza di una maggiore partecipazione delle donne ai negoziati di pace nonché ai processi di mediazione, di riconciliazione interna e di consolidamento della pace;
29. sottolinea l'importanza di predisporre e finanziare corsi di formazione destinati alle donne per prepararle alla leadership politica, come pure qualsiasi altra misura volta a favorire l’emancipazione delle donne e a garantirne la piena partecipazione alla vita politica, economica e sociale;
Emancipazione delle donne
30. si congratula con quei paesi che, come la Tunisia o il Marocco, hanno potenziato gli sforzi a favore dell'istruzione femminile; ribadisce tuttavia che occorre garantire alle donne e alle ragazze un migliore accesso all'istruzione, in particolare a quella superiore, e ai corsi di recupero; osserva che occorre ancora impegnarsi per eliminare l'analfabetismo femminile, ponendo l'accento sulla formazione professionale, ivi compresi i corsi volti a promuovere l'alfabetizzazione digitale delle donne; raccomanda l'inclusione dell’uguaglianza di genere nei programmi d’istruzione;
31. sottolinea che l'accesso delle ragazze alla scuola secondaria e all'istruzione superiore nonché la qualità dell'istruzione devono figurare fra le priorità dei governi e dei parlamenti dei paesi nordafricani, visto che si tratta di un mezzo per promuovere lo sviluppo e la crescita economica e per garantire la stabilità democratica;
32. chiede che vengano elaborate politiche che tengano conto della situazione particolare dei gruppi di donne più vulnerabili – ovvero bambine, disabili, immigrate e appartenenti a minoranze etniche, omosessuali e transessuali;
33. sottolinea che occorre fare molto di più per assicurare l'indipendenza economica delle donne e promuoverne la partecipazione agli affari economici, anche nel settore agricolo e dei servizi; rileva che l'indipendenza economica delle donne rafforza la loro capacità di resistenza alla violenza e alle umiliazioni; è del parere che bisognerebbe promuovere gli scambi di buone pratiche a livello regionale tra gli imprenditori, i sindacati e la società civile, in particolare per sostenere le donne più svantaggiate nelle zone rurali e nelle zone urbane povere;
34. invita i governi dei paesi nordafricani a incoraggiare e sostenere una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ad adottare tutti i provvedimenti necessari per impedire la discriminazione di genere sul posto di lavoro; sottolinea la necessità di strumenti che possano consentire l’accesso delle donne al mercato del lavoro in settori tradizionalmente loro preclusi;
35. riconosce il ruolo svolto dai mezzi di comunicazione nella promozione delle questioni concernenti la situazione delle donne e il loro ruolo nella società, nonché la loro influenza sul comportamento dei cittadini nei rispettivi paesi; raccomanda l'elaborazione di un piano d'azione inteso a sostenere le donne nell’ambito dei mezzi di comunicazione, sia in termini di percorso professionale sia come opportunità per monitorare in qual modo le donne vengono rappresentate in televisione, attraverso la produzione di programmi televisivi e l'uso dei nuovi media (Internet e i social network), onde favorire la partecipazione politica delle donne e diffondere l'idea che la tradizione e le pari opportunità possono coesistere in armonia;
36. raccomanda che siano adottate misure per monitorare il processo di emancipazione femminile, anche per quanto concerne il rispetto dei loro diritti in quanto lavoratrici, in particolare nel settore dell'industria e dei servizi, nelle zone rurali e in quelle industriali urbane, e per promuovere l'imprenditoria femminile e la parità delle retribuzioni;
37. rileva che esiste una correlazione positiva tra la dimensione del settore delle PMI di un paese e il tasso di crescita economica; ritiene che la microfinanza rappresenti uno strumento molto utile per l'emancipazione femminile e ricorda che investire nelle donne significa anche investire nelle famiglie e nelle comunità, contribuisce a eliminare la povertà e il disagio sociale ed economico e rafforza la coesione sociale, oltre a offrire maggiore indipendenza economica alle donne; ricorda altresì che la microfinanza va al di là del credito e implica anche la consulenza gestionale, finanziaria e commerciale e i piani di risparmio;
38. chiede alle autorità pubbliche nazionali di formulare politiche di inquadramento della microfinanza al fine di evitare effetti perversi, quali l’indebitamento eccessivo, che possono colpire le donne per mancanza di informazioni e a causa del vuoto giuridico;
39. esorta i paesi nordafricani a istituire meccanismi di accompagnamento e di sostegno a favore dell'imprenditoria femminile, anche attraverso la diffusione di informazioni, la protezione giuridica e la formazione in materia di avanzamento professionale e di gestione;
40. sostiene l'emancipazione femminile mediante progetti di scambio che consentano alle organizzazioni di donne e alle singole ricercatrici provenienti da paesi diversi di incontrarsi e condividere esperienze e conoscenze, al fine di concepire strategie e azioni che siano replicabili in funzione delle diverse esigenze e dei contesti di provenienza;
41. sottolinea l'importanza di garantire che i programmi e le azioni a favore dell'emancipazione femminile nella regione siano basati su tre livelli di intervento: in primo luogo, a livello istituzionale, promuovendo l’uguaglianza di genere attraverso riforme del quadro giuridico e nuove normative, compresa l'offerta di assistenza tecnica; in secondo luogo, appoggiando le organizzazioni della società civile in grado di perorare la causa dei diritti delle donne e di contribuire a rafforzare la loro partecipazione al processo decisionale; in terzo luogo, operando direttamente a livello delle collettività locali, soprattutto nelle zone rurali, allo scopo di modificare i comportamenti sociali e le tradizioni e di aprire spazi per le donne nella vita sociale, economica e politica delle loro collettività;
Politica europea di vicinato / azione dell'UE
42. sottolinea che lo Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) deve porre i diritti delle donne, l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile al centro dei suoi programmi, giacché si tratta di uno dei principali indicatori per valutare i progressi a livello di democratizzazione e di diritti umani; ritiene che l'uguaglianza di genere debba divenire una priorità in ogni documento strategico nazionale e nei programmi indicativi nazionali;
43. invita la Commissione a portare avanti e a promuovere l'integrazione delle questioni di genere nei vari interventi dell’Unione, indipendentemente dalla loro tematica centrale, e la esorta a proseguire la cooperazione con organizzazioni internazionali aventi un ruolo di partner operativi, come l’"UN Women";
44. esorta la Commissione ad adottare una strategia di integrazione della dimensione di genere in sede di elaborazione delle tabelle di marcia nazionali per la collaborazione con le organizzazioni della società civile nei paesi del Nord Africa, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze di genere e di creare le condizioni per la partecipazione equa delle donne e degli uomini ai processi decisionali;
45. invita il Vicepresidente/Alto rappresentante ad approfondire il dialogo con le istituzioni regionali arabe onde garantire che esse svolgano un ruolo di primo piano nell'integrazione dei diritti delle donne e delle relative politiche in tutta la regione;
46. invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e la Commissione ad attuare il programma di lavoro congiunto sulla cooperazione firmato con la Lega degli Stati arabi, in particolare per quanto riguarda l'emancipazione femminile e i diritti umani;
47. invita la Commissione a rafforzare la dotazione finanziaria destinata a fornire sostegno alle donne nella regione; è convinto che tale sostegno debba continuare a tener conto sia delle specificità di ogni paese sia dei problemi comuni che riguardano tali paesi a livello regionale, ad esempio sul piano politico ed economico, nella ricerca di complementarietà fra programmi regionali e bilaterali;
48. invita la Commissione a promuovere lo sviluppo di programmi per la leadership destinati a opinion leader donne e a leader nel settore imprenditoriale e finanziario nonché a fornire ulteriore sostegno ai programmi esistenti in tale campo;
49. è del parere che i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere debbano essere adeguatamente presi in considerazione negli impegni assunti dai partner, in conformità del principio "more for more" (ovvero maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno) della politica di vicinato riveduta; invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e la Commissione a stabilire criteri chiari al fine di garantire e monitorare i progressi attraverso un processo trasparente e inclusivo, anche consultando le organizzazioni per i diritti delle donne e le organizzazioni della società civile;
50. chiede al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani di prestare particolare attenzione ai diritti delle donne nel Nord Africa, conformemente alla strategia riveduta dell'UE in materia di diritti umani;
51. sottolinea quanto sia importante promuovere la partecipazione delle donne al processo elettorale e chiede pertanto alle autorità dei paesi interessati di inserire nelle proprie costituzioni il diritto delle donne di partecipare al processo elettorale in modo da rimuovere le barriere che ostacolano una reale partecipazione delle donne a tale processo; invita l'Unione europea a collaborare strettamente con i governi nazionali, onde fornire loro le migliori pratiche in materia di formazione delle donne riguardo ai loro diritti politici ed elettorali; ricorda che ciò deve avvenire durante l'intero ciclo elettorale tramite programmi di assistenza e, se necessario, deve essere monitorato da vicino dalle missioni di osservazione elettorale dell'UE;
52. esorta la Commissione a continuare a sorvegliare le modalità dell'attuazione, nei paesi del Nord Africa, delle raccomandazioni in materia di diritti delle donne formulate dalle missioni di osservazione elettorale dell'Unione europea e a presentare una relazione al Parlamento;
53. invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e la Commissione ad affrontare la discriminazione nei confronti dei diritti delle lavoratrici nell'ambito del diritto del lavoro, in sede di dialogo politico e strategico con i paesi nordafricani, conformemente al succitato principio "more for more", e a promuovere la partecipazione delle donne ai sindacati;
54. invita la Commissione e altri donatori a promuovere programmi volti a garantire la parità di accesso ai mercati del lavoro e alla formazione per tutte le donne, nonché ad aumentare le risorse finanziarie destinate a sostenere il potenziamento delle capacità delle organizzazioni e delle reti femminili della società civile a livello nazionale e regionale;
55. esorta la Commissione a dare risalto a modelli positivi di imprenditorialità femminile che coinvolgono protagoniste provenienti da paesi del Nord Africa o da consorzi che coinvolgono imprenditrici europee e nordafricane, anche nel campo della tecnologia e dell'industria; invita pertanto la Commissione a creare strumenti di divulgazione delle informazioni pertinenti affinché le esperienze maturate possano essere il più possibile utili e servano da stimolo in alcune situazioni altrimenti poco dinamiche, evidenziandone le potenzialità per lo sviluppo delle comunità coinvolte;
56. invita la Commissione – nello svolgere valutazioni d'impatto concernenti paesi con cui sono in fase di negoziazione "accordi di associazione che prevedono zone di libero scambio globali e approfondite" (DCFTA) – a tenere conto del potenziale impatto sociale dell'accordo nonché dei potenziali effetti sui diritti umani e in particolare sui diritti delle donne, anche nel settore informale;
57. invita la Commissione a sostenere misure intese ad assicurare che si risponda immediatamente e adeguatamente alle esigenze specifiche delle donne in situazioni di crisi e di conflitto, compresa l'esposizione alla violenza di genere;
58. invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e la Commissione a garantire, in sede di dialogo politico e strategico con i paesi nordafricani, un clima favorevole per la società civile affinché possa operare liberamente e partecipare ai cambiamenti democratici;
59. chiede alla Commissione di potenziare il personale che si occupa delle questioni di genere all'interno delle delegazioni dell'UE nella regione e di garantire il coinvolgimento delle donne e delle ONG nel processo di consultazione riguardante la programmazione;
60. accoglie con favore l'apertura di nuove sedi di "UN Women" nel Nord Africa ed esorta le delegazioni dell'UE nei paesi interessati a collaborare ulteriormente con gli uffici delle Nazioni Unite per individuare misure volte a garantire l'uguaglianza di genere e a promuovere i diritti delle donne in seguito alla Primavera araba;
61. chiede alla Commissione di promuovere e finanziare la creazione di centri di consulenza e "case delle donne", in cui le donne possano ricevere consulenza su qualsiasi questione, dai diritti politici alla consulenza legale, dalla salute alla protezione dalla violenza domestica, giacché un approccio olistico è utile alle donne ma è anche più discreto se si tratta di violenza;
62. esorta le autorità nazionali del Nord Africa a istituire programmi di sensibilizzazione sulla violenza domestica, unitamente alla creazione di centri di accoglienza per le donne che sono state o sono tuttora vittime di violenza domestica;
63. invita le autorità dei paesi del Nord Africa a garantire alle donne vittime e testimoni di atti di violenza un'adeguata assistenza medica e psicologica, l'assistenza legale gratuita e l'accesso alla giustizia e ai meccanismi di denuncia;
64. rammenta che il sostegno alla società civile, alle ONG e alle organizzazioni femminili deve essere fornito anche attraverso i meccanismi dell'Unione per il Mediterraneo (UpM); invita la Commissione ad agevolare la cooperazione tra le organizzazioni femminili nell'UE e le loro omologhe nel Nord Africa;
65. invita la Commissione a sostenere gli sforzi dei paesi nordafricani verso la costruzione di una democrazia radicata e sostenibile, fondata sul rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali, dei diritti delle donne, dei principi di uguaglianza tra uomini e donne, della non discriminazione e dello Stato di diritto; sottolinea la necessità di sostenere lo sviluppo di una cittadinanza attiva nella regione attraverso il sostegno tecnico e finanziario alla società civile, al fine di contribuire a creare una cultura politica democratica;
66. invita la Commissione a garantire la piena trasparenza nell'ambito dei negoziati commerciali, anche su tutte le informazioni generali sulla base delle quali sono proposti gli accordi commerciali; sottolinea la necessità di coinvolgere attivamente i gruppi femminili e le organizzazioni della società civile nel corso dell'intero processo;
67. chiede all'Assemblea parlamentare dell'UpM di dedicare ogni anno nel mese di marzo una sessione alla situazione delle donne nella regione;
68. invita la Commissione a promuovere il rafforzamento del processo di Istanbul-Marrakech e a sostenere i programmi che favoriscono il dialogo tra la società civile e i governi della regione euromediterranea;
69. è del parere che il Fondo europeo per la democrazia di recente costituzione debba prestare particolare attenzione al coinvolgimento delle donne nei processi di riforma democratica nel Nord Africa, sostenendo le organizzazioni femminili e i progetti nei settori sensibili rispetto al genere, come ad esempio promuovendo il dialogo interculturale e interreligioso, combattendo la violenza, generando occupazione, promuovendo la partecipazione culturale e politica, estendendo la parità di accesso alla giustizia, ai servizi sanitari e all'istruzione per le donne e le ragazze, e prevenendo o ponendo fine alla discriminazione esistente nei confronti delle donne e alle violazioni dei loro diritti;
70. esorta la Commissione e gli Stati membri, in particolare il Coordinatore europeo anti-tratta, a tenere conto del coordinamento delle attività di politica estera dell'UE nel quadro della strategia europea per l'eliminazione della tratta di esseri umani 2012-2016 e ad avere un fronte comune al riguardo; ritiene che, ove possibile, le autorità nazionali nordafricane debbano essere incoraggiate a mantenere i collegamenti con gli altri Stati della regione per combattere la tratta di esseri umani;
71. chiede alla Commissione di sostenere i progetti delle donne e di rafforzare le reti di donne nelle università, nei mezzi di comunicazione, negli organismi culturali, nell'industria cinematografica e negli altri settori creativi; insiste sull'importanza di potenziare le relazioni culturali tra le due sponde del Mediterraneo, anche attraverso i social media, le piattaforme digitali e la trasmissione satellitare;
72. invita i governi e le autorità degli Stati membri a porre i diritti delle donne al centro delle loro relazioni bilaterali diplomatiche e commerciali con i paesi del Nord Africa;
73. chiede alla Commissione di rafforzare i programmi di scambio nell'ambito dell'istruzione superiore, quali Erasmus Mundus, e di promuovere la partecipazione delle giovani donne; chiede altresì che sia sviluppata la cooperazione interregionale (attraverso gemellaggi o scambi tra pari) tra le regioni della sponda settentrionale e quelle della sponda meridionale del Mediterraneo;
74. invita la Commissione a promuovere la partecipazione delle giovani donne a programmi bilaterali di mobilità nel campo dell'istruzione come Erasmus e a sviluppare la cooperazione interregionale tra le università e le regioni nel Mediterraneo settentrionale e meridionale;
75. accoglie con favore i partenariati per la mobilità, dal momento che promuovono gli scambi e contribuiscono alla gestione delle migrazioni in modo umano e dignitoso;
76. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.
- [1] Risoluzione 1873 (2012), approvata dall'Assemblea il 24 aprile 2012 (13a seduta).
- [2] Testi approvati, P7_TA(2011)0064.
- [3] Testi approvati, P7_TA(2011)0095.
- [4] Testi approvati, P7_TA(2011)0154.
- [5] Testi approvati, P7_TA(2011)0155.
- [6] Testi approvati, P7_TA(2012)0069.
- [7] Testi approvati, P7_TA(2012)0113.
MOTIVAZIONE
Dalla fine del 2010 un'ondata di proteste e dimostrazioni ha spazzato il Nord Africa e il Medio Oriente, cambiando dall'interno l'aspetto e la natura della regione. Le donne di queste regioni, a prescindere dalla loro posizione, hanno partecipato attivamente come manifestanti, organizzatrici e leader di questi movimenti, fungendo da fautrici fondamentali del cambiamento insieme alla loro controparte maschile. Oggi, le donne continuano a lottare per la rappresentanza nei parlamenti e nei governi recentemente formatisi, come pure per il riconoscimento della parità dei diritti nelle nuove costituzioni.
Il successo di queste proteste rivoluzionarie, conosciute come la "Primavera araba", per una serie di motivi è stato vario nei diversi paesi. La presente relazione è incentrata su quattro paesi del Nord Africa: Egitto, Libia, Marocco e Tunisia. Malgrado le loro differenze, sono stati tutti interessati da un cambiamento di regime, da elezioni e dalla riscrittura delle costituzioni.
L'obiettivo della presente relazione è: (1) evidenziare i successi ottenuti dalle donne in Egitto, Libia, Marocco e Tunisia; (2) porre in evidenza l'impegno delle donne a sostegno della transizione democratica nella società civile, nelle ONG, nei mezzi di comunicazione e all'interno dei partiti politici; (3) evidenziare le difficoltà tuttora presenti e le potenziali insidie cui le donne devono ancora far fronte nella propria ricerca della parità in questi paesi, malgrado il loro coinvolgimento sia stato fondamentale per il successo delle loro stesse manifestazioni; (4) evidenziare in che modo debbano essere utilizzati gli strumenti dell'UE per sostenere i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere in questi paesi, nell'ambito del processo democratico.
Nei decenni precedenti i sollevamenti, le donne in Tunisia e, per certi versi, in Egitto, Marocco e Libia, avevano ottenuto normative piuttosto avanzate per la tutela dei propri diritti. Tuttavia, il concreto raggiungimento di una vera e propria parità di genere era limitato dalla natura repressiva dei regimi, dalla mancanza di un'efficace applicazione della legge e dalla tradizionale percezione del ruolo delle donne. E, come se non bastasse, i progressi compiuti nell'ambito dei diritti delle donne furono utilizzati come propaganda dai regimi autocratici, in particolare in Libia e anche in Egitto. Inoltre, la partecipazione delle donne alla vita pubblica era soggetta alla loro appartenenza al partito al governo.
In Tunisia, la società civile è molto forte e lo era già durante il regime di Ben Ali, in particolare le organizzazioni per i diritti delle donne. Ciononostante, durante la Primavera araba molti si sorpresero del ruolo importante svolto dalle donne e della loro intensa partecipazione alle manifestazioni in Egitto, Libia e Tunisia. Durante le rivoluzioni, le donne hanno dunque acquisito una grande visibilità. Spesso hanno pagato a caro prezzo la propria partecipazione, in particolare in Egitto e in Libia dove è stato denunciato un numero particolarmente elevato di casi di violenza sessuale e intimidazioni.
Dopo i sollevamenti, la sfida per le donne è stata trasformare la battaglia civile in azione politica e partecipare alle elezioni. I risultati sono stati diversi da paese a paese e hanno dimostrato principalmente che il sistema di voto adottato dalla legge elettorale ha un impatto positivo o negativo sui candidati di sesso femminile.
La legge elettorale in Libia ha richiesto ai partiti politici di presentare liste a cerniera chiuse che alternassero un candidato di sesso maschile e uno di sesso femminile, sia orizzontalmente che verticalmente. L'esito è stato positivo e ha visto le donne conquistare 32 seggi degli 80 assegnati ai partiti politici (sui 200 del nuovo Congresso nazionale). Gli altri 120 seggi sono andati a candidati singoli, e solo una donna è stata eletta (su 89 candidati). La legge libica è stata adottata sulla scorta dell'esperienza tunisina in cui le liste erano solo ad alternanza verticale.
L'esperienza della Tunisia dimostra che la frammentazione del paesaggio politico ha indebolito il sistema delle quote. Ciononostante la rappresentanza femminile all'assemblea costituente nazionale è ancora molto al di sopra del livello regionale ed europeo, con il 27%, come prima della rivoluzione ma con elezioni libere.
I risultati delle elezioni in Egitto sono stati molto deludenti. Nelle elezioni del novembre 2011-gennaio 2012, sono state elette soltanto otto donne (1,6%); altre due donne erano tra i 10 deputati del parlamento nominati dal Consiglio supremo delle forze armate (SCAF), portando la quota totale all'1,9%. Nelle elezioni al Consiglio della Shura, tenutesi a gennaio-marzo 2012, le donne hanno conquistato cinque seggi (2,8%) su un totale di 180.
Questi risultati rivestono un'importanza fondamentale dal momento che la costruzione della democrazia richiede la piena partecipazione delle donne ma anche perché i parlamenti da poco eletti in Egitto, Libia e Tunisia sono incaricati della stesura delle nuove costituzioni. La stesura o la revisione della costituzione rappresenta realmente una componente essenziale del dibattito politico. L'attuale situazione costituzionale nel Nord Africa ricorda quella dell'Europa del dopoguerra. La sfida principale che dovranno cogliere le donne in Egitto, Libia e Tunisia sarà assicurare la partecipazione attiva delle donne negli organismi responsabili della stesura delle nuove costituzioni e fare in modo che le costituzioni riconoscano chiaramente la democrazia e i diritti delle donne e la parità di genere. A tal fine, occorre che le donne si organizzino all'interno dei parlamenti, ad esempio in poli che riuniscano rappresentanti di tutti i partiti politici, come sta accadendo al parlamento tunisino.
Il dialogo tra le donne sui valori e sui principi alla base delle future costituzioni e al di là di esse, deve anche prevedere la partecipazione delle donne di diverse estrazioni e religioni.
Dopo le elezioni in questi paesi, ad eccezione della Libia, i partiti islamisti sono arrivati al potere, a volte in coalizioni, come in Tunisia. Alcuni membri di questi partiti e di movimenti esterni si focalizzano simbolicamente sui diritti delle donne ed esercitano pressione sui governi per sfidare qualsiasi idea di parità tra uomini e donne. La questione dell'uguaglianza di genere è al centro del dibattito pubblico e di quello costituzionale e cristallizza le passioni. Attualmente, la condizione e il ruolo delle donne nella società stanno pressoché delineando una scelta sociale e tendono ad opporre i "modernisti" ai "tradizionalisti". In questa fase è quindi particolarmente importante evitare tale rischio, come pure una bipolarizzazione troppo marcata. Una soluzione potrebbe essere quella di creare un sostegno istituzionale che offra la possibilità di creare collegamenti tra le donne di diverse estrazioni, al fine di trovare compromessi.
L'impatto della Primavera araba è stato alquanto diverso in Marocco. All'indomani dei sollevamenti nei paesi vicini, il 20 febbraio 2011 si è tenuta un'imponente manifestazione. La costituzione è stata rivista e approvata mediante un referendum nel luglio 2011. Successivamente, nel novembre del 2011, un partito islamista, il Partito della giustizia e dello sviluppo, ha vinto le elezioni politiche.
La problematica essenziale di questi paesi è la configurazione dell'islam politico all'interno di società che sono molto diverse, ad esempio, dagli Stati del Golfo. Bisognerà anche vedere in che modo l'Islam politico riuscirà a sviluppare, nel Nord Africa, una dottrina governativa fondata sulle conquiste del passato.
In realtà, esiste un'ampia gamma di possibili combinazioni tra l'Islam e l'universalità dei diritti umani. L'assemblea costituente tunisina sta cercando di trovare un compromesso e ciò non è impossibile, come dimostra l'articolo 19 della costituzione marocchina, rivista nel 2011, che stabilisce che gli uomini e le donne godono dei medesimi diritti e delle stesse libertà civili, politiche, economiche, sociali, culturali e ambientali[1]. La nuova costituzione è stata approvata mediante referendum.
I dibattiti sulla stesura di una nuova costituzione si stanno rivelando particolarmente difficili in Egitto. Malgrado gli accesi e sofisticati dibattiti tra i membri dell'assemblea costituente, raggiungere compromessi tra i membri islamisti e quelli non islamisti si è rivelato un'impresa irrealizzabile. Per di più, la totale assenza di una massa critica di donne nella democraticamente eletta assemblea del popolo indebolisce la voce delle donne nel processo costituzionale, malgrado vi sia una vivida società civile nella quale le donne sono molto attive.
La Libia resta un paese postbellico con problemi molto specifici e non dispone nemmeno di vere strutture statali su cui fondare la propria ricostruzione. Le tribù svolgono ancora un ruolo di rilievo nella stabilizzazione del paese e le donne che partecipano alle campagne pubbliche per la pace e la riconciliazione nazionale devono essere coinvolte negli organi negoziali.
Nei quattro paesi presi in esame il processo è ancora in corso e sta facendo registrare sia progressi che battute d'arresto, di conseguenza il risultato finale resta incerto.
Il ruolo delle donne nel Nord Africa può essere valutato anche attraverso la loro emancipazione socioeconomica. In realtà, in Tunisia, Marocco e Libia le donne sono, da anni, molto ben rappresentate tra gli studenti universitari (40-60%)[2], tra gli imprenditori o i partecipanti all'attività economica (oltre il 25%)[3], ecc. In paesi come la Libia dove l'accesso alla vita pubblica era completamente bloccato, le donne sono riuscite a essere relativamente ben rappresentate nella sfera socioeconomica e rappresentano attualmente circa il 17% dei deputati eletti al Congresso nazionale, ma sono donne soltanto due dei 24 ministri.
L'UE ha un ruolo da svolgere attraverso la sua politica di vicinato rivista. Sostenendo la costruzione di regimi democratici e lo sviluppo socioeconomico, l'UE potrebbe svolgere un ruolo decisivo per aiutare i suoi vicini meridionali a raggiungere ciò che i sollevamenti popolari chiedevano: più democrazia, più libertà e più giustizia. Quando svolge le sue azioni, l'UE non deve dimenticare che non esiste una vera democrazia che non terrebbe conto di metà della popolazione. L'uguaglianza di genere e i diritti delle donne devono pertanto essere tra le priorità dell'UE e i progressi in tale settore devono essere esaminati al momento della valutazione degli impegni dei partner, nell'ambito dell'approccio "more for more". A tal fine, le donne e le organizzazioni delle donne devono essere coinvolte nel processo negoziale con le autorità al momento della definizione delle priorità e dei programmi nel quadro dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI).
Le strutture dell'Unione per il Mediterraneo (UpM) sono un altro strumento per promuovere il dialogo e rafforzare le reti di università, ricercatori, giornalisti, imprenditori e ONG.
La presente relazione si basa su un'audizione pubblica, sulla missione di una delegazione in Tunisia e sulla consultazione con diverse donne elette nei paesi interessati, con esperti e con ONG.
- [1] "L’homme et la femme jouissent, à égalité, des droits et libertés à caractère civil, politique, économique, social, culturel et environnemental, énoncés dans le présent titre et dans les autres dispositions de la Constitution, ainsi que dans les conventions et pactes internationaux dûment ratifiés par le Royaume et ce, dans le respect des dispositions de la Constitution, des constantes et des lois du Royaume. L’Etat marocain œuvre à la réalisation de la parité entre les hommes et les femmes. Il est créé, à cet effet, une Autorité pour la parité et la lutte contre toutes formes de discrimination."
- [2] Istituto di statistica dell'UNESCO. Istruzione terziaria.
- [3] Istituto di statistica dell'OIL - PNUS, Attività economica.
PARERE della commissione per lo sviluppo (23.1.2013)
destinato alla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
sulla situazione delle donne nel Nord Africa
(2012/2102(INI))
Relatore per parere: Corina Creţu
SUGGERIMENTI
La commissione per lo sviluppo invita la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:
1. esorta tutti i paesi del Nord Africa a potenziare gli sforzi intesi a promuovere la parità delle donne nell'accesso all'istruzione, all'assistenza medica, alla giustizia e ai mezzi di comunicazione pubblici nonché alla vita politica;
2. sostiene l'emancipazione femminile mediante progetti di scambio che consentano a organizzazioni di donne e singole ricercatrici provenienti da paesi diversi di incontrarsi e condividere esperienze e conoscenze, al fine di concepire strategie e azioni che siano replicabili in funzione delle diverse esigenze e dei contesti di provenienza;
3. richiama l'attenzione sulla grande sfida dell'eliminazione dell'analfabetismo femminile, ed esorta a effettuare una migliore valutazione delle cause dell'abbandono scolastico; sottolinea l'importanza di garantire che nelle scuole siano rappresentati modelli femminili positivi;
4. chiede l'eliminazione dalla legislazione attualmente in vigore nei paesi del Nord Africa di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, e sottolinea l'importanza di coinvolgere e far partecipare attivamente le donne alla vita politica, all'interno delle organizzazioni della società civile, nonché all'elaborazione delle leggi; pone l'accento sull'importanza di informare e formare donne e uomini provenienti da tutti i diversi ambienti e gruppi della società in merito alla parità dei diritti di cittadinanza ed elettorali;
5. invita la Commissione e altri donatori a promuovere programmi volti a garantire parità di accesso ai mercati del lavoro e alla formazione per tutte le donne, nonché ad aumentare le risorse finanziarie destinate a sostenere il potenziamento delle capacità delle organizzazioni e delle reti femminili della società civile a livello nazionale e regionale;
6. esorta la Commissione a dare risalto a modelli positivi di imprenditorialità femminile che coinvolgono protagoniste provenienti da paesi del Nord Africa o da consorzi che coinvolgono imprenditrici europee e nordafricane, anche nel campo della tecnologia e dell'industria; invita pertanto la Commissione a creare strumenti di divulgazione affinché queste esperienze possano essere il più possibile utili e da stimolo in alcune situazioni altrimenti poco dinamiche, evidenziandone le potenzialità per lo sviluppo delle comunità coinvolte;
7. chiede alle autorità dei paesi del Nord Africa di adottare misure sostenibili al fine di colmare il divario retributivo tra i sessi, di lottare contro la crescente femminilizzazione della disoccupazione nonché di rafforzare la protezione sociale legata alle situazioni di genere, in particolar modo in caso di maternità;
8. chiede che si rispettino il patrimonio e le tradizioni culturali, religiose e di altro tipo delle donne, in modo tale da non incidere sulla loro dignità, libertà e sicurezza; ritiene che occorra privilegiare gli sforzi volti a migliorare la condizione delle donne nelle comunità in cui vivono, sulla base delle loro esigenze e delle circostanze che si trovano ad affrontare;
9. esorta la Commissione ad adottare una strategia di integrazione di genere nell'elaborazione delle tabelle di marcia nazionali per la collaborazione con le organizzazioni della società civile nei paesi del Nord Africa, nell'ottica di ridurre le disuguaglianze di genere e creare le condizioni per la partecipazione equa delle donne e degli uomini nei processi decisionali;
10. invita le autorità dei paesi del Nord Africa a garantire alle donne vittime e testimoni di atti di violenza un'adeguata assistenza medica e psicologica, l'assistenza legale gratuita e l'accesso alla giustizia e ai meccanismi di denuncia.
ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
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Approvazione |
22.1.2013 |
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Esito della votazione finale |
+: –: 0: |
22 0 2 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Thijs Berman, Michael Cashman, Corina Creţu, Véronique De Keyser, Nirj Deva, Leonidas Donskis, Charles Goerens, Filip Kaczmarek, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Norbert Neuser, Bill Newton Dunn, Maurice Ponga, Birgit Schnieber-Jastram, Michèle Striffler, Alf Svensson, Keith Taylor, Eleni Theocharous, Patrice Tirolien, Anna Záborská, Iva Zanicchi |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
Enrique Guerrero Salom, Gesine Meissner, Judith Sargentini |
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ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE
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Approvazione |
19.2.2013 |
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Esito della votazione finale |
+: –: 0: |
24 0 4 |
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Membri titolari presenti al momento della votazione finale |
Regina Bastos, Andrea Češková, Marije Cornelissen, Iratxe García Pérez, Zita Gurmai, Mikael Gustafsson, Mary Honeyball, Sophia in ‘t Veld, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Constance Le Grip, Astrid Lulling, Ulrike Lunacek, Elisabeth Morin-Chartier, Krisztina Morvai, Siiri Oviir, Joanna Senyszyn, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Marc Tarabella, Britta Thomsen, Anna Záborská, Inês Cristina Zuber |
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Supplenti presenti al momento della votazione finale |
Izaskun Bilbao Barandica, Minodora Cliveti, Silvia Costa, Anne Delvaux, Mariya Gabriel, Nicole Kiil-Nielsen, Doris Pack, Licia Ronzulli, Angelika Werthmann |
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