RELAZIONE sul mercato interno dei servizi: situazione attuale e prossime tappe

    18.7.2013 - (2012/2144(INI))

    Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori
    Relatore: Anna Maria Corazza Bildt


    Procedura : 2012/2144(INI)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    A7-0273/2013

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

    sul mercato interno dei servizi: situazione attuale e prossime tappe

    (2012/2144(INI))

    Il Parlamento europeo,

    –   visto l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,

    –   visti gli articoli 9, 49 e 56 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

    –   visti la comunicazione della Commissione intitolata "L'attuazione della direttiva sui servizi. Un partenariato per una nuova crescita nel settore dei servizi" (COM(2012)0261) e i relativi documenti di lavoro dei servizi della Commissione,

    –   visto lo studio della Commissione intitolato "The economic impact of the Services Directive: A first assessment following implementation" (L'impatto economico della direttiva servizi: una prima valutazione a seguito dell'attuazione – Economic Papers n. 456),

    –   visti la comunicazione della Commissione intitolata "Verso un migliore funzionamento del mercato unico dei servizi – basarsi sui risultati del processo di valutazione reciproca previsto dalla direttiva servizi" (COM(2011)0020) e il relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione (SEC(2011)0102) sul processo di valutazione reciproca della direttiva servizi,

    –   vista la comunicazione della Commissione intitolata "L'Atto per il mercato unico II – Insieme per una nuova crescita" (COM(2012)0573),

    –   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Una governance migliore per il mercato unico" (COM(2012)0259),

    –   vista la comunicazione della Commissione intitolata "L'atto per il mercato unico – Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia" (COM(2011)0206),

    –   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Verso un atto per il mercato unico" (COM(2010)0608),

    –   viste le conclusioni del Consiglio europeo, del 14-15 marzo 2013, sul contributo delle politiche europee alla crescita e all'occupazione,

    –   viste le conclusioni del Consiglio europeo, del 28-29 giugno 2012, su un patto per la crescita e l'occupazione,

    –   viste le conclusioni del Consiglio, del 10 marzo 2011, su un migliore funzionamento del mercato unico dei servizi – processo di valutazione reciproca della direttiva servizi,

    –   vista la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno[1],

    –   vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2013 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti la governance del mercato unico[2],

    –   vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2012 sulle 20 principali preoccupazioni delle aziende e dei cittadini europei in merito al funzionamento del mercato unico[3],

    –   vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sul processo di valutazione reciproca previsto dalla direttiva servizi[4],

    –   vista la sua risoluzione del 6 aprile 2011 sulla governance e il partenariato nel mercato unico[5],

    –   vista la sua risoluzione del 5 luglio 2011 su un commercio al dettaglio più efficace e più equo[6],

    –   vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2011 sull'attuazione della direttiva sui servizi 2006/123/CE[7],

    –   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

    –   visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0273/2013),

    A. considerando che il nostro mercato unico è una pietra miliare della costruzione europea e che il suo positivo funzionamento, oltre a risultare fondamentale ai fini di una corretta attuazione delle politiche dell'Unione, rappresenta un punto di partenza per la ripresa;

    B.  considerando che il settore dei servizi rappresenta oltre il 65% del PIL e del totale dell'occupazione dell'UE, e che costituisce uno dei pilastri della nostra economia; che i servizi oggetto dall'omonima direttiva rappresentano il 45% del PIL dell'UE;

    C. considerando che la piena attuazione della direttiva migliorerà considerevolmente il funzionamento del mercato unico dei servizi, in particolare agevolando l'accesso al mercato per PMI e lavoratori autonomi, ampliando le possibilità di scelta per i consumatori nonché contribuendo a rafforzare la competitività nell'UE, la crescita e l'occupazione;

    D. considerando che un mercato dei servizi funzionale, efficiente e più competitivo è necessario sia per l'industria europea che per le imprese (in particolare per le PMI) e i consumatori d'Europa;

    E.  considerando che, sebbene la direttiva servizi abbia portato benefici concreti fin dalla sua adozione nel 2006 agevolando l'accesso al mercato per imprese e consumatori, essa non ha ancora dato tutti i frutti sperati a causa delle carenze evidenziate a livello di attuazione;

    F.  considerando che l'interpretazione frammentata e l'attuazione inadeguata della direttiva costituiscono tuttora un ostacolo alla libera circolazione dei servizi su scala transfrontaliera;

    G. considerando che le imprese, in particolare le PMI, sono tuttora soggette a una lunga serie di requisiti amministrativi e burocratici che rappresentano per loro un onere considerevole, soprattutto se sommato alle difficoltà incontrate nell'accesso al credito;

    H. considerando che il rischio di indebolimento della direttiva servizi non deve portare a una riduzione degli sforzi volti a realizzare il pieno potenziale della direttiva stessa;

    I.   considerando che è giunto il momento di agire, alla luce del fatto che, con l'aumento della disoccupazione e il deterioramento delle finanze pubbliche, il settore dei servizi rappresenta più che mai una fonte di competitività, crescita e occupazione che non può essere trascurata;

    Potenziale inutilizzato dei servizi in termini di crescita e occupazione

    1.  sottolinea che gli oneri amministrativi superflui e sproporzionati, le pratiche discriminatorie e le ingiustificate restrizioni alla prestazione di servizi in tutta l'UE bloccano significative fonti di crescita, ostacolano la creazione di posti di lavoro e precludono alle imprese determinate opportunità;

    2.  sottolinea che, se gli Stati membri fossero pronti ad attuare adeguatamente e pienamente la direttiva servizi nonché a rimuovere le restrizioni ingiustificate, l'UE potrebbe ottenere, secondo le ambiziose stime della Commissione, un beneficio economico che potrebbe arrivare anche al 2,6% del PIL in 5-10 anni,

    3.  rileva l'opportunità che la Commissione concentri i propri sforzi sui settori del comparto dei servizi che, oltre a essere particolarmente importanti sotto il profilo economico, offrono un potenziale di crescita superiore alla media, ad esempio i servizi alle imprese, i servizi edili, i servizi per il turismo e al dettaglio, in modo da ottenere risultati tangibili in termini di crescita e di occupazione nel breve periodo;

    4.  sottolinea che l'efficace applicazione delle attuali norme rappresenta un modo intelligente e veloce di contribuire alla crescita senza ricorrere alla spesa pubblica; sottolinea l'urgente necessità di far funzionare la direttiva nel concreto onde sfruttarne il potenziale ancora inespresso e contribuire al modello europeo di un'economia sociale di mercato equilibrata e sostenibile;

    5.  sottolinea l'importanza di elaborare, sulla base delle reali esperienze e aspettative di imprese e consumatori, indicatori della performance del mercato unico migliorati, in un'ottica di maggiore funzionalità e conoscenza da parte loro dei diritti che possono essere invocati per assicurarsi l'accesso al mercato unico dei servizi;

    6.  accoglie con favore lo sviluppo del mercato unico del digitale e le nuove forme di servizi, ad esempio quelli digitali e mobili nonché i pacchetti misti di beni/servizi; sottolinea la necessità di attuare pienamente la lettera e lo spirito della direttiva in maniera lungimirante, al fine di incoraggiare l'innovazione;

    7.  esorta ad aprire gradualmente il mercato interno dei servizi anche al settore sociale, nel rispetto delle disposizioni della direttiva servizi;

    8.  ricorda che la direttiva servizi non impone la liberalizzazione dei servizi stessi, ma crea le condizioni per consentire a imprese e consumatori di sfruttare pienamente il potenziale del nostro mercato unico nel contesto di un'economia sociale di mercato competitiva;

    9.  accoglie con favore la comunicazione sull'attuazione della direttiva servizi intitolata "Un partenariato per una nuova crescita nel settore dei servizi 2012-2015" (COM(2012)0261), con cui la Commissione ha adempiuto all'obbligo di relazione stabilito dall'articolo 41 della direttiva stessa; ribadisce la necessità di tenere conto degli effetti a medio e lungo termine della direttiva servizi per quanto concerne l'occupazione nell'UE;

    Barriere, limitazioni e ostacoli alla libera circolazione

    10. si rammarica del significativo numero di casi concreti in cui gli Stati membri hanno inopportunamente invocato motivi imperativi di interesse generale (articolo 15 della direttiva servizi) con l'unico intento di proteggere e favorire i rispettivi mercati interni; ritiene che il ricorso ai motivi imperativi di interesse generale debba sempre essere giustificato in maniera oggettiva, nonché commisurato all'obiettivo perseguito, in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea (CGE); sottolinea che le forme giuridiche onerose e i requisiti relativi alla partecipazione azionaria, le restrizioni territoriali, le verifiche della necessità economica e le tariffe fisse creano ostacoli ingiustificati a un efficiente stabilimento in altri Stati membri, danneggiando altresì il mercato interno dei servizi;

    11. si rammarica per la scarsa frequenza con cui è condotta la valutazione della proporzionalità; chiede alla Commissione di chiarire il concetto di proporzionalità e di emanare, sulla base dell'attuale giurisprudenza della CGE, orientamenti pratici per gli Stati membri riguardanti le modalità di applicazione del concetto stesso;

    12. esorta gli Stati membri ad applicare pienamente ed efficacemente la clausola sulla libera prestazione dei servizi (articolo 16 della direttiva servizi) e a rimuovere i doppioni a livello di oneri normativi;

    13. fa notare che, per le attività nelle quali il numero di autorizzazioni disponibili è potenzialmente limitato dalla scarsezza delle risorse naturali o delle capacità tecniche, la direttiva servizi afferma la necessità di consentire al prestatore l'ammortamento degli investimenti e un'equa remunerazione del capitale investito, senza restrizioni o distorsioni della libera concorrenza;

    14. esprime preoccupazione per il crescente numero di casi di discriminazione segnalati dai consumatori; esorta gli Stati membri a far rispettare correttamente e pienamente l'articolo 20, paragrafo 2, della direttiva servizi e chiede alle imprese di astenersi da ingiustificate pratiche discriminatorie basate sulla cittadinanza o il luogo di residenza; evidenzia, tuttavia, che qualunque obbligo di vendere è contrario al principio fondamentale della libertà contrattuale; accoglie pertanto con favore i lavori attualmente svolti dalla Commissione in vista di una relazione di orientamento sulla non discriminazione, intesa a trovare il giusto equilibrio a beneficio dei consumatori e delle imprese; accoglie con favore anche il ruolo svolto dai centri europei dei consumatori nell'identificare le irregolarità e nel porvi rimedio;

    Governance intelligente del mercato interno dei servizi

    15. sottolinea che l'ordinato funzionamento del mercato interno dei servizi presuppone l'interazione con norme settoriali, le quali possono imporre ulteriori autorizzazioni e quindi portare a un accumulo di costi, soprattutto per le imprese; evidenzia che si tratta di una circostanza che dipende altresì dall'attuazione di altri atti legislativi dell'UE; invita quindi gli Stati membri ad adottare un approccio integrato al mercato interno dei servizi al fine di garantire la certezza del diritto per consumatori e imprese, in particolare per le PMI;

    16. invita la Commissione ad assicurare la coerenza tra l'esame inter pares ai sensi della direttiva servizi e la valutazione reciproca ai sensi della direttiva sulle qualifiche professionali; sottolinea l'opportunità di procedere a un'attenta valutazione caso per caso, anche in relazione alle motivazioni addotte dagli Stati membri per mantenere determinati requisiti, in modo da identificare i settori specifici in cui gli Stati membri regolamentano in maniera sproporzionata l'esercizio di una professione ovvero bloccano l'accesso a determinate professioni; esorta gli Stati membri a eliminare i requisiti ingiustificati;

    17. chiede agli Stati membri di avvalersi maggiormente del riconoscimento reciproco per favorire la libera circolazione dei servizi in tutti gli ambiti in cui non esistono ancora norme armonizzate;

    18. rileva che la diversità delle norme nazionali è causa di frammentazione e incertezza; incoraggia lo sviluppo di norme volontarie europee per i servizi disciplinati dalla direttiva servizi in quanto soluzione per migliorare la comparabilità e gli scambi su scala transfrontaliera;

    19. considera auspicabile una stretta collaborazione tra la Commissione e gli organismi di normalizzazione europei al fine di garantire, ove opportuno, la coerenza a livello di terminologia utilizzata, in modo che le regole siano applicate in maniera uniforme in tutta l'UE;

    20. sottolinea inoltre che l'inadeguata copertura assicurativa transfrontaliera per i prestatori di servizi costituisce un ostacolo rilevante per la libera circolazione; invita le parti interessate a trovare apposite soluzioni attraverso il dialogo;

    21. auspica un più ampio ricorso al sistema d'informazione del mercato interno (IMI) tra Stati membri ai fini della verifica del rispetto dei requisiti della direttiva, in particolare nei casi di prestazione transfrontaliera di servizi, ai centri europei dei consumatori nonché a SOLVIT, per fornire assistenza a imprese e consumatori in merito a norme divergenti e infrazioni; sottolinea, a tal fine, l'importanza di assicurare ai membri associati, a livello tecnico, il pieno accesso alla rete SOLVIT;

    22. osserva la necessità di un miglior funzionamento degli strumenti del mercato unico, ivi inclusa la rete SOLVIT, in termini di tempo richiesto per risolvere i casi; sottolinea l'importanza di migliorare in tal senso gli obiettivi e gli indicatori chiave di performance; plaude all'iniziativa della Commissione di rivedere il quadro giuridico di SOLVIT;

    23. esorta gli Stati membri a passare agli sportelli unici di seconda generazione in quanto portali di pubblica amministrazione online (e-government) pienamente funzionali, multilingui e di facile utilizzo; sottolinea l'importanza di adottare, per i prestatori di servizi, un approccio comprendente l'intero ciclo aziendale; ritiene che le procedure elettroniche favoriranno la semplificazione, ridurranno i costi di conformità e accresceranno la certezza del diritto; invita gli Stati membri a garantire la piena interoperabilità dei loro sportelli unici e a farli conoscere al di là delle frontiere nazionali, informando le imprese e i cittadini europei in merito ai loro diritti e alle opportunità loro offerte dalla direttiva servizi; invita inoltre la Commissione a definire chiari criteri di riferimento per la valutazione degli sportelli unici, tra cui i dati sui livelli di utilizzo, e a riferire periodicamente al Parlamento in merito ai progressi compiuti;

    Migliore attuazione per massimizzare gli effetti economici

    24. sottolinea il fatto che, laddove correttamente attuata, la direttiva servizi ha generato risultati concreti in termini di occupazione e crescita; sostiene pertanto lo scambio di migliori prassi tra Stati membri, anche per quanto concerne la condivisione di soluzioni innovative tra autorità competenti nelle regioni frontaliere;

    25. sottolinea che l'inadeguata attuazione ha un impatto "senza frontiere" e che a farne le spese sono i cittadini di tutta l'UE; pone l'accento sul fatto che tutti gli Stati membri hanno la responsabilità, nei confronti degli altri Stati membri e dell'Unione, di far rispettare efficacemente la direttiva, e che dovrebbero essere messi di fronte ai rispettivi obblighi senza distinzioni;

    26. invita la Commissione a fornire assistenza agli Stati membri nella risoluzione dei problemi fondamentali identificati a livello di attuazione e applicazione della normativa dell'UE sul mercato unico, anche per quanto concerne il miglioramento della trasposizione e la riduzione dei deficit di recepimento e di conformità nonché l'accesso a mezzi di ricorso giurisdizionale rapidi ed efficienti;

    27. sottolinea che anche le autorità competenti regionali e locali devono assumersi le loro comuni responsabilità in vista di una piena applicazione di qualità della lettera e dello spirito della direttiva, con il generale obiettivo di stimolare l'attività economica e l'occupazione; evidenzia, a tale proposito, l'importanza di ridurre gli oneri amministrativi;

    28. sostiene fortemente la politica di tolleranza zero della Commissione rispetto alle restrizioni ingiustificate; incoraggia la Commissione ad avvalersi di tutti i mezzi a sua disposizione per assicurare la piena e corretta attuazione delle norme esistenti, nell'ambito di un dialogo paritario con gli Stati membri; chiede l'applicazione di procedure di infrazione accelerate, da completare al massimo entro 18 mesi, ogniqualvolta siano individuati casi di attuazione non corretta o non sufficiente ovvero di violazione della direttiva da parte degli Stati membri;

    29. invita la Commissione a sfruttare il "Mese del mercato unico" per mettere in luce i benefici offerti dal mercato unico dei servizi alle imprese;

    Rafforzamento della trasparenza e della rendicontabilità

    30. chiede che la Commissione, sulla base del risultato degli esami inter pares, stili un elenco delle restrizioni più onerose e proponga riforme mirate tenendo altresì informati il Consiglio e il Parlamento;

    31. incoraggia la Commissione a prestare particolare attenzione al settore dei servizi nell'ambito delle analisi annuali della crescita e delle relazioni sullo stato dell'integrazione del mercato unico, nonché a includere i servizi nelle raccomandazioni specifiche per paese; ritiene che la Commissione e il Consiglio, attraverso dette raccomandazioni specifiche per paese dettagliate, debbano continuare a incitare gli Stati membri ad adottare e attuare politiche per la crescita a lungo termine;

    32. invita i parlamenti nazionali a impegnarsi attivamente per sostenere l'applicazione della direttiva e a esercitare le proprie funzioni di controllo nei confronti delle autorità nazionali a tutti i livelli;

    33. esorta le parti interessate, la comunità imprenditoriale e le parti sociali a intervenire, nell'ambito dei rispettivi ruoli, per responsabilizzare i governi in relazione al rilancio del settore dei servizi europeo e alla creazione di posti di lavoro stabili;

    34. chiede al Consiglio e alla sua presidenza di inserire periodicamente il mercato interno dei servizi nell'agenda delle riunioni del Consiglio "Competitività"; suggerisce di reintrodurre le relazioni di conformità della Commissione come strumento per misurare i progressi compiuti nel favorire l'accesso al mercato;

    35. esorta i membri del Consiglio europeo ad assumersi la piena responsabilità politica per il buon funzionamento del mercato interno dei servizi; invita il Presidente del Consiglio europeo a mantenere l'argomento in questione nell'agenda dell'Istituzione per tutto il tempo necessario, con una tabella di marcia concordata che comprenda specifici parametri di valutazione e scadenze, in modo che gli Stati membri diano un rinnovato impulso alla piena attuazione della direttiva servizi abolendo altresì gli ostacoli residui;

    36. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

    MOTIVAZIONE

    Il mercato interno dei servizi non richiede di reinventare la ruota, ma semplicemente di farla girare. Richiede di passare da un'applicazione inadeguata a una piena attuazione. La presente risoluzione è volta a mettere gli Stati membri di fronte alle loro responsabilità affinché applichino correttamente e pienamente la lettera e lo spirito della direttiva servizi. Il relatore raccomanda un'interpretazione estensiva che comprenda le nuove forme di servizi, senza necessità di una revisione della direttiva. La crisi economica ha reso ancor più urgente un intervento che consenta di sfruttare appieno il potenziale del settore dei servizi per la crescita e l'occupazione. Pertanto, non possiamo permetterci di depennare l'argomento dall'agenda politica.

    Potenziale inutilizzato dei servizi in termini di crescita e occupazione

    Il settore dei servizi rappresenta oltre il 65% del PIL dell'UE ed è una parte dell'economia europea dinamica, moderna e orientata al futuro. Grazie all'innovazione, emergono costantemente modi diversi di fornire servizi. I servizi digitali e mobili stanno cambiando le modalità operative dell'economia. I beni e i servizi sono sempre più spesso venduti insieme come pacchetti. Stiamo inoltre assistendo a una crescente "servificazione" e a una più forte interconnessione tra i servizi e la produzione (ad esempio servizi post-vendita, servizi informatici, ecc.). Per tutti i motivi illustrati un miglior funzionamento del mercato interno dei servizi costituisce un elemento fondamentale in vista di un'economia europea più competitiva nel suo complesso.

    Dal 2006 la direttiva servizi è stata e continua a essere un importante motore per la riforma strutturale del settore dei servizi europeo. Secondo la Commissione, gli Stati membri che hanno realizzato riforme per aprire i loro mercati dei servizi hanno ottenuto significativi benefici. Eppure, tre anni dopo la scadenza del termine per il recepimento, la direttiva non è ancora pienamente e correttamente applicata in tutti gli Stati membri. Vi sono numerose prove di come, da un lato, l'accumulo di burocrazia e ostacoli stia frenando la crescita nonché privando i cittadini di opportunità di lavoro e, dall'altro, le pratiche discriminatorie mettano a rischio la fiducia dei consumatori nel mercato unico.

    Si registra inoltre un indebolimento della direttiva servizi a livello politico e amministrativo, dal momento che le elevate aspettative non sono ancora state soddisfatte. Il potenziale della direttiva servizi non è stato sovrastimato, piuttosto è stata insufficiente la volontà politica di alcuni Stati membri di realizzare le riforme necessarie. Con l'aumento della disoccupazione, è indispensabile evitare di ridimensionare le nostre ambizioni. In un momento in cui, se da un lato si chiede un'integrazione tra politiche di austerità e di crescita e dall'altro lato non è possibile uscire dalla crisi con il denaro dei contribuenti, il mercato interno dei servizi è uno dei pochi settori in cui è possibile generare crescita senza incrementare il debito pubblico. Lo studio della Commissione sull'impatto economico della direttiva servizi ha dimostrato in maniera evidente che, se gli Stati membri adottassero un approccio più deciso alla relativa attuazione, il beneficio economico totale potrebbe raggiungere circa il 2,6% del PIL, ovvero più del triplo di quanto effettivamente ottenuto.

    Barriere, limitazioni e ostacoli alla libera circolazione

    Le imprese sono soggette a una lunga serie di requisiti che, presi individualmente, sembrano innocui, ma insieme costituiscono un grave onere per i prestatori di servizi, in particolare per le PMI. Gli articoli 15 e 16 della direttiva concedono agli Stati membri la facoltà di decidere se determinati requisiti nazionali possono essere mantenuti sulla base di verifiche della necessità e della proporzionalità. Purtroppo alcuni Stati membri hanno interpretato troppo spesso in modo eccessivamente ampio la facoltà discrezionale di proteggere e favorire i mercati e le professioni nazionali. Occorre invece che gli Stati membri affrontino in modo responsabile, in via prioritaria, le cosiddette "zone grigie".

    In particolare, le onerose forme giuridiche e i requisiti relativi alla partecipazione azionaria, le restrizioni territoriali e le verifiche della necessità economica impediscono lo stabilimento in un altro Stato membro, ostacolano la prestazione di servizi ed escludono dal mercato determinati attori. Ad esempio gli architetti possono vedersi costretti a cambiare il loro modello di impresa per aprire una filiale in un altro Stato membro. Anche i negozianti al dettaglio possono trovarsi a dover giustificare il valore aggiunto del loro negozio di fronte a una commissione composta da loro concorrenti.

    A norma dell'articolo 20, paragrafo 2, della direttiva, le imprese devono astenersi dall'attuare pratiche discriminatorie nei confronti dei consumatori basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza. Eppure, soprattutto online, i consumatori si vedono rifiutare la possibilità di acquistare in un altro Stato membro oppure ricevono gli stessi servizi, come il noleggio di autovetture o pacchetti per crociere, a un prezzo superiore. Sebbene la libertà contrattuale debba prevalere e le PMI non possano essere obbligate a vendere in perdita, occorre affrontare il problema delle pratiche discriminatorie che riducono la scelta dei consumatori e comportano un aumento dei prezzi. In tale contesto il relatore accoglie con favore il lavoro della Commissione su una specifica relazione contenente orientamenti contro la discriminazione.

    Governance intelligente del mercato interno dei servizi

    La presente risoluzione è incentrata sulla creazione di posti di lavoro, in linea con l'articolo 1 della direttiva servizi: "[L]a presente direttiva non pregiudica la legislazione del lavoro, segnatamente le disposizioni giuridiche o contrattuali che disciplinano le condizioni di occupazione, le condizioni di lavoro, compresa la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, e il rapporto tra datori di lavoro e lavoratori […]". La dimensione sociale del settore dei servizi è naturalmente molto importante, ma è affrontata in disposizioni legislative distinte, come la direttiva sul distacco dei lavoratori, e nelle leggi sul lavoro nazionali.

    Occorre quindi concentrarsi sulla mobilitazione della volontà politica a livello nazionale, regionale e locale al fine di rimuovere gli odiosi ostacoli alla libera circolazione e far fronte a corporativismi e interessi costituiti. Molti ostacoli alla creazione di posti di lavoro derivano da una scarsa interazione tra la direttiva servizi e altre norme dell'UE o nazionali. È giunto il momento di adottare, in materia di attuazione, un approccio integrato e lungimirante.

    La Commissione ha fatto un primo passo introducendo i controlli delle prestazioni nel settore dei servizi alle imprese, dell'edilizia e del turismo. Ora è necessario proseguire nella stessa direzione. In particolare, l'interazione con la direttiva sulle qualifiche professionali è una priorità, ed è opportuno che gli Stati membri aboliscano i requisiti ingiustificati che bloccano l'accesso a determinate professioni. Inoltre, attualmente i prestatori di servizi sono costretti a pagare due assicurazioni ovvero a limitare la loro attività a un solo paese. Il relatore accoglie pertanto favorevolmente il fatto che la Commissione stia lavorando con il settore assicurativo per individuare soluzioni concrete.

    Nel complesso, gli Stati membri dovrebbero astenersi dalla sovraregolamentazione (o "goldplating"), ossia l'introduzione di requisiti aggiuntivi che generano costi. Troppo spesso, infatti, la colpa della frammentazione è attribuita all'UE, quando invece la responsabilità per l'efficacia del recepimento e dell'interpretazione spetta alle autorità nazionali, regionali e locali nonché alle amministrazioni pubbliche. Pertanto, se da un lato occorre adoperarsi per armonizzare le norme ed elaborare principi comuni al fine di ridurre la frammentazione del mercato, dall'altro è opportuno che gli Stati membri si avvalgano appieno del riconoscimento reciproco.

    Per ridurre la burocrazia, migliorare la certezza del diritto e favorire un'applicazione coerente delle norme in tutta l'UE, occorre utilizzare meglio e più di frequente strumenti quali il sistema d'informazione del mercato interno (IMI) e SOLVIT. Inoltre, gli sportelli unici costituiscono uno strumento concreto a disposizione dei prestatori di servizi e dei destinatari. Le riforme negli Stati membri che sono già passati agli sportelli unici di seconda generazione hanno dimostrato che il completamento delle procedure elettroniche in definitiva riduce i costi di conformità e favorisce l'accesso al mercato. L'informazione e la sensibilizzazione delle parti interessate sono essenziali per trasformare gli sportelli unici in un valido portale di pubblica amministrazione online (e-government). Occorre intensificare gli sforzi per semplificare tali sportelli, per renderli accessibili e per consentire le domande nelle lingue di altri Stati membri. La Commissione dovrebbe valutare i progressi compiuti dagli Stati membri in base a chiari criteri di riferimento stabiliti in una carta degli sportelli unici.

    Migliore attuazione per massimizzare gli effetti economici

    In un momento in cui è importante che l'UE sia unita per promuovere la coesione tra l'area dell'euro e gli Stati non membri di tale area, oltre che per evitare unioni in seno all'Unione, il significato politico dell'integrazione del mercato dei servizi in Europa non deve essere sottovalutato. Tutti gli Stati membri condividono la responsabilità del completamento del mercato comune dei servizi. Il relatore è consapevole delle diverse realtà negli Stati membri, delle difficoltà incontrate nell'apertura del mercato e dell'importanza di riconoscere i progressi compiuti. Tuttavia, non deve essere tollerata alcuna eccezione o disparità nei criteri. Parlare di mercato interno senza metterlo in pratica comprometterebbe la fiducia dei cittadini europei nell'agenda di riforma dell'UE.

    In tale contesto il relatore accoglie con favore l'esemplare comunicazione della Commissione "Un partenariato per una nuova crescita nel settore dei servizi" e sostiene la politica di tolleranza zero contro le chiare violazioni della direttiva servizi. La Commissione ha già avviato procedure di pre-infrazione contro dodici Stati membri. Il relatore sostiene inoltre un dialogo con gli Stati membri che sia costruttivo, pragmatico e orientato ai risultati, al fine di massimizzare gli effetti economici e la competitività globale dell'Europa.

    Gli sforzi comuni devono ora concentrarsi sulla creazione di maggiori opportunità per le imprese, di più ampie opportunità di lavoro e di una più vasta scelta per i consumatori, in un mercato realmente unito. Pertanto gli Stati membri dovrebbero cambiare prospettiva nonché cercare ulteriori soluzioni per un'applicazione delle norme che includa l'economia digitale e che porti alla crescita, anziché guardare esclusivamente a quanto è richiesto dalla lettera della direttiva.

    In tal senso, l'esame inter pares in corso costituisce un forum ideale per lo scambio delle migliori prassi. Gli Stati membri possono imparare dai paesi che hanno attuato riforme efficaci nei rispettivi settori dei servizi in vista di un riesame del quadro normativo a livello nazionale. In particolare, è ora di mettere in discussione la proporzionalità di molti requisiti che gli Stati membri hanno deciso di mantenere. La Commissione dovrebbe mettere in evidenza l'eccessivo ricorso alla protezione dell'interesse generale e pubblicare una relazione di orientamento per gli Stati membri sulla valutazione della proporzionalità e sulle "zone grigie", in modo da favorire anche una migliore conoscenza delle conseguenze negative delle pratiche restrittive nonché sensibilizzare in merito, in particolare a livello locale.

    Rafforzamento della trasparenza e della rendicontabilità

    La principale responsabilità per un'attuazione della direttiva servizi che sia piena, coerente e ambiziosa spetta agli stessi Stati membri. I cittadini europei hanno il diritto di conoscere il prezzo che stanno pagando per l'inadeguatezza dell'attuazione. La presente risoluzione chiede pertanto una maggiore trasparenza e rendicontabilità.

    I parlamenti nazionali svolgono un ruolo importante e possono utilizzare le proprie funzioni di controllo per responsabilizzare i governi. È altresì necessario che la comunità imprenditoriale e le parti sociali si assumano le proprie comuni responsabilità per fare pressione sui rispettivi governi.

    Il relatore sostiene gli sforzi della Commissione volti a una maggiore decisione nel mettere gli Stati membri di fronte alle rispettive responsabilità. In particolare, i risultati dell'esame inter pares, le relazioni di conformità e le raccomandazioni specifiche per paese sui servizi dovrebbero essere resi pubblicamente disponibili per il Parlamento. La sensibilizzazione e il dibattito pubblico in merito ai problemi del completamento del mercato interno dei servizi consentiranno la partecipazione dei cittadini e la responsabilizzazione delle autorità competenti.

    L'aspetto più importante riguarda il fatto che i membri del Consiglio europeo e del Consiglio "Competitività" dovrebbero essere incaricati di includere regolarmente il mercato interno dei servizi nell'agenda politica, con una chiara tabella di marcia per la rimozione delle barriere alla libera circolazione. Per concludere, l'Europa potrà intraprendere finalmente la strada della crescita solo se gli Stati membri si impegneranno per realizzare un mercato interno dei servizi autenticamente libero e aperto, a vantaggio di tutti i cittadini.

    PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (20.6.2013)

    destinato alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori

    sul mercato interno per i servizi: situazione attuale e prossime fasi
    (2012/2144(INI))

    Relatore per parere: David Casa

    SUGGERIMENTI

    La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

    A. considerando che il settore dei servizi rappresenta oltre il 65% del totale del PIL e dell'occupazione nell'UE e che un mercato unico dei servizi più integrato ed efficiente è fondamentale per la ripresa economica e per la lotta alla disoccupazione;

    B.  considerando che la direttiva sui servizi facilita lo svolgimento dell'attività dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese che intendono svolgere ed espandere la propria attività commerciale e assumere personale in altri Stati membri;

    C. considerando che i servizi regolati dalla direttiva sui servizi rappresentano il 45% del PIL dell'UE e il 43% dell'occupazione nell'Unione;

    D. considerando che il mercato unico dei servizi deve svilupparsi pienamente, preservando tuttavia il modello sociale europeo;

    1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione sull'attuazione della direttiva sui servizi intitolata "Un partenariato per una nuova crescita nel settore dei servizi 2012-2015", che adempie all'obbligo di relazione stabilito dall'articolo 41 della direttiva stessa; ribadisce la necessità di tenere conto degli effetti a medio e lungo termine della direttiva sui servizi per quanto concerne l'occupazione nell'UE;

    2.  ricorda che la direttiva sui servizi deve essere interpretata alla luce delle nuove disposizioni dei trattati, in particolare dell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea, della clausola sociale orizzontale dell'articolo 9 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), dell'articolo 14 del TFUE, del protocollo n. 26 allegato ai trattati e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

    3.  ribadisce la necessità di tenere conto degli effetti a medio e lungo termine nonché di quelli quantitativi (creazione e soppressione di posti di lavoro) e qualitativi (qualità dei posti di lavoro, condizioni di lavoro) della direttiva servizi sull'occupazione nell'UE;

    4.  osserva che tutte le principali parti interessate devono impegnarsi per la corretta e completa applicazione della legislazione sul mercato unico, assicurando che anche la sua dimensione sociale sia tenuta in considerazione; ritiene che l'espansione del mercato interno dei servizi debba essere vista come una leva per rafforzare previdenza sociale, diritti dei lavoratori e condizioni di lavoro dignitose per tutti i cittadini dell'UE, inclusa l'applicazione del principio di "parità retributiva a parità di lavoro", come sancito dall'articolo 157 del TFUE; le disposizioni concernenti la protezione sociale, la salute e la sicurezza sul lavoro non possono pertanto essere considerate restrizioni sproporzionate;

    5.  raccomanda di provvedere a una valutazione ex post sulla liberalizzazione dei servizi sull'occupazione e sulle condizioni di vita e di lavoro e di valutarne l'impatto in relazione agli effetti previsti al momento dell'adozione della direttiva;

    6.  ricorda che la direttiva esclude dal proprio campo di applicazione una serie di settori, segnatamente i servizi di interesse generale non economici, i servizi di assistenza sanitaria e la maggior parte dei servizi sociali; osserva inoltre che la direttiva non si applica al diritto del lavoro né incide sulle legislazioni nazionali in materia di sicurezza sociale;

    7.  osserva che in oltre vent'anni il mercato unico si è rivelato un grande successo; ritiene, al contempo, che siano necessari maggiori sforzi per promuovere la prosperità economica, la creazione di posti di lavoro di qualità, la qualità dei servizi per i consumatori finali e la salvaguardia delle risorse naturali e dell'ambiente al fine di consentire all'UE di superare la crisi attuale;

    8.  osserva che a livello europeo occorre stabilire una definizione chiara del concetto di “lavoratore”, in modo da impedire la crescente elusione delle normative in materia di diritto del lavoro, previdenza sociale e tutela della salute, ad esempio tramite lavoro autonomo fittizio;

    9.  esprime il proprio sostegno, al fine di incrementare i livelli occupazionali e la creazione di posti di lavoro nell'UE, alle iniziative volte a migliorare la prestazione transfrontaliera di servizi nel rispetto delle norme sociali e del lavoro;

    10. sottolinea la necessità di difendere con fermezza le garanzie dei lavoratori in procinto di cambiare datore di lavoro; reputa importante assicurare che la forza lavoro di un datore di lavoro precedente possa essere trasferita automaticamente a un nuovo datore di lavoro, senza ledere i diritti dei lavoratori sanciti nel capitolo IV della Carta dei diritti fondamentali e nei tioli IX e X del TFUE, tenendo in particolare conto del ruolo dei sindacati e della clausola del "sostegno equilibrato" di cui all'articolo 154 del TFUE;

    11. prende atto della nuova comunicazione della Commissione, intitolata "L'Atto per il mercato unico II - Insieme per una nuova crescita", volta a rafforzare l'integrazione del mercato unico nell'UE, a stimolare la crescita e a promuovere la creazione di posti di lavoro di qualità, soprattutto per i giovani; si compiace del sostegno fornito all'imprenditoria sociale; chiede che a tale iniziativa ne facciano seguito altre a favore delle PMI nel loro insieme;

    12. rileva la necessità di migliorare le norme sulla trasferibilità dei regimi pensionistici, in particolare quelli professionali;

    13. sottolinea che in un settore importante, come quello dell'economia di Internet, delle comunicazioni e delle industrie creative, il mercato interno è ancora incompleto; evidenzia che il completamento del mercato interno digitale ha ancora notevoli potenzialità in termini di crescita e di occupazione;

    14. invita gli Stati membri, nel quadro della prestazione di servizi a livello transfrontaliero, a garantire un'adeguata consulenza riguardo alle vigenti disposizioni in materia di diritto del lavoro, previdenza sociale e diritto tributario a datori di lavoro, lavoratori e altre parti interessate; sottolinea che tali informazioni devono essere accessibili prima, durante e dopo l'esperienza di mobilità;

    15. prende atto dell'importanza degli sportelli unici nel fornire un'interfaccia unica che spieghi tutte le procedure necessarie alle imprese, riducendo in questo modo gli ostacoli amministrativi e favorendo le attività;

    16. riconosce la necessità di sviluppare sportelli unici di seconda generazione, di più facile uso per gli utenti e capaci di facilitare il completamento transfrontaliero delle procedure; sottolinea l'importanza di aumentare la sensibilizzazione verso l'esistenza degli sportelli unici e i vantaggi offerti dagli stessi.

    ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

    Approvazione

    20.6.2013

     

     

     

    Esito della votazione finale

    +:

    –:

    0:

    41

    4

    0

    Membri titolari presenti al momento della votazione finale

    Regina Bastos, Edit Bauer, Heinz K. Becker, Jean-Luc Bennahmias, Phil Bennion, Pervenche Berès, Philippe Boulland, Milan Cabrnoch, David Casa, Alejandro Cercas, Ole Christensen, Derek Roland Clark, Marije Cornelissen, Emer Costello, Frédéric Daerden, Karima Delli, Sari Essayah, Richard Falbr, Thomas Händel, Marian Harkin, Nadja Hirsch, Stephen Hughes, Danuta Jazłowiecka, Martin Kastler, Ádám Kósa, Jean Lambert, Verónica Lope Fontagné, Olle Ludvigsson, Thomas Mann, Elisabeth Morin-Chartier, Csaba Őry, Sylvana Rapti, Licia Ronzulli, Elisabeth Schroedter, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Jutta Steinruck, Traian Ungureanu, Inês Cristina Zuber

    Supplenti presenti al momento della votazione finale

    Sergio Gutiérrez Prieto, Richard Howitt, Jelko Kacin, Ria Oomen-Ruijten, Birgit Sippel

    Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

    Jorgo Chatzimarkakis, Ricardo Cortés Lastra, Jürgen Klute

    ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

    Approvazione

    9.7.2013

     

     

     

    Esito della votazione finale

    +:

    –:

    0:

    23

    2

    13

    Membri titolari presenti al momento della votazione finale

    Claudette Abela Baldacchino, Pablo Arias Echeverría, Adam Bielan, Preslav Borissov, Sergio Gaetano Cofferati, Birgit Collin-Langen, Lara Comi, Anna Maria Corazza Bildt, Cornelis de Jong, Vicente Miguel Garcés Ramón, Evelyne Gebhardt, Thomas Händel, Małgorzata Handzlik, Philippe Juvin, Sandra Kalniete, Edvard Kožušník, Toine Manders, Hans-Peter Mayer, Franz Obermayr, Sirpa Pietikäinen, Phil Prendergast, Robert Rochefort, Heide Rühle, Christel Schaldemose, Andreas Schwab, Catherine Stihler, Róża Gräfin von Thun und Hohenstein, Emilie Turunen, Bernadette Vergnaud, Barbara Weiler

    Supplenti presenti al momento della votazione finale

    Jürgen Creutzmann, Ashley Fox, María Irigoyen Pérez, Othmar Karas, Roberta Metsola, Olle Schmidt, Olga Sehnalová, Sabine Verheyen