Procedura : 2012/2308(INI)
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Ciclo del documento : A7-0350/2013

Testi presentati :

A7-0350/2013

Discussioni :

PV 19/11/2013 - 15
CRE 19/11/2013 - 15

Votazioni :

PV 20/11/2013 - 8.27
CRE 20/11/2013 - 8.27
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2013)0498

RELAZIONE     
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23.10.2013
PE 513.103v03-00 A7-0350/2013

sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea

(2012/2308(INI))

Commissione per gli affari costituzionali

Relatori: Ashley Fox, Gerald Häfner

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
     MOTIVAZIONE
 PARERE della commissione per i bilanci
 PARERE della commissione per le petizioni
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea

(2012/2308(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visti gli articoli 232 e 341 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–   visto il protocollo n. 6, allegato ai trattati, sulle sedi delle istituzioni e di determinati organi, organismi e servizi dell'Unione europea,

–   visti gli articoli 10, 14 e 48 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–   viste la sua posizione dichiarata su questa materia, in particolare la sua raccomandazione del 21 giugno 1958, la sua risoluzione del 7 luglio 1981 che approva la relazione Zagari, le sue raccomandazioni per la Conferenza intergovernativa del 13 aprile 2000 nonché le sue risoluzioni annesse ai documenti: la sua risoluzione dell'8 giugno 2011 intitolata "Investire nel futuro: un nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) per un'Europa competitiva, sostenibile e inclusiva"(1); la sua decisione del 10 maggio 2012 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010, sezione I – Parlamento europeo(2), la sua risoluzione del 16 febbraio 2012 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2013, sezione I – Parlamento europeo, sezione II – Consiglio, sezione IV – Corte di giustizia, sezione V – Corte dei conti, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo, sezione VII – Comitato delle regioni, sezione VIII – Mediatore europeo, sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati, sezione X – Servizio europeo per l'azione esterna(3), la sua risoluzione del 29 marzo 2012 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2013(4) e la sua risoluzione del 4 luglio 2012 sul mandato per il trilogo relativo al progetto di bilancio 2013(5),

   viste le interrogazioni scritte E-000181-2007, E-006174-2009, E-006258-2009, E-002934-2012, E-002935-2012, E-004134-2012 e E-004135-2012 alla Commissione e al Consiglio,

–   viste le relazioni del Segretario generale del settembre 2002 e dell'agosto 2013, riguardanti i costi connessi al mantenimento di tre luoghi di lavoro,

–   vista la relazione del gruppo di lavoro congiunto dell'Ufficio di presidenza e della commissione per i bilanci sul bilancio del Parlamento per il 2012,

–   viste le sue relazioni di attività per il 1993-1999, 1999-2004, 2004-2009 e 2009-2011,

–   vista la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, in particolare la causa C-230/81(6), la causa C-345/95(7) e le cause riunite C-237/11 e C-238/11(8),

–   vista la petizione n. 630/2006, presentata dalla Campagna per una sede unica, alla quale hanno aderito oltre un milione di cittadini dell'Unione,

–   vista la votazione in plenaria del 23 ottobre 2012, in cui la maggioranza (78%) dei suoi deputati ha invitato gli Stati membri a rivedere le loro opinioni sulla questione di Strasburgo quale sede ufficiale del Parlamento;

–   visti l'articolo 5, paragrafo 3, gli articoli 29, 41, 48, 74 bis e 201 nonché l'articolo 202, paragrafo 4, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per le petizioni (A7-0350/2013),

A. considerando che l'articolo 341 del TFUE stabilisce che la sede delle istituzioni dell'Unione è fissata di comune accordo dai governi degli Stati membri;

B.  considerando che la decisione degli Stati membri figura al protocollo n. 6, allegato ai trattati, in cui viene stabilito che Bruxelles è la sede della Commissione, del Consiglio (che nei mesi di aprile, giugno e ottobre si riunisce a Lussemburgo) del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, che Lussemburgo è la sede della Corte di giustizia dell'Unione europea, della Corte dei conti e della Banca europea per gli investimenti, che Francoforte è la sede della Banca centrale europea e che l'Aia è la sede dell'Ufficio europeo di polizia;

C. considerando che la decisione degli Stati membri su tali sedi è stata raggiunta nel quadro di un accordo più ampio, tenendo conto dell'evoluzione storica dell'Unione europea e delle sue istituzioni, nonché delle considerazioni sulla dispersione geografica;

D. considerando che la presente relazione si incentrerà soprattutto sulla questione della sede e delle modalità di funzionamento del Parlamento, in quanto unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei e direttamente responsabile davanti agli stessi, che svolge un ruolo specifico e unico e la cui funzione ha subito le modifiche più sostanziali rispetto a tutte le altre istituzioni dell'UE;

E.  considerando che il protocollo n. 6 allegato ai trattati stabilisce che il Parlamento ha sede a Strasburgo, ove si tengono 12 tornate plenarie mensili, compresa la tornata del bilancio, che le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles, che le sue commissioni si riuniscono a Bruxelles e che il suo segretariato generale e i suoi servizi restano a Lussemburgo;

F.  considerando che gli articoli 10 e 14 del TUE stabiliscono che il funzionamento dell'Unione europea si fonda sulla democrazia rappresentativa, che i cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell'Unione, nel Parlamento europeo e che il Parlamento esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa;

G. considerando che a norma dell'articolo 232 del TFUE il Parlamento può approvare il proprio regolamento, in base al quale può stabilire la durata delle sedute plenarie, conformemente ai trattati e alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea;

H. considerando che la Corte di giustizia europea ha affermato che l'ubicazione della sede non deve ostacolare il buon funzionamento del Parlamento; che la Corte ha altresì affermato che, sebbene esistano svantaggi e costi dovuti alla pluralità dei luoghi di lavoro, qualsiasi modifica della sede o dei luoghi di lavoro richiederebbe una modifica del trattato e, pertanto, l'accordo degli Stati membri;

I.   considerando che il Parlamento ha subito una completa trasformazione, dall'organo consultivo composto da 78 deputati distaccati che, per motivi principalmente pratici, condividevano le loro strutture con l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa a Strasburgo, al Parlamento a pieno titolo e direttamente eletto composto da 766 deputati che oggi esercita le funzioni di co-legislatore su un piano di parità con il Consiglio;

J.   considerando che la crescita della sua capacità legislativa si manifesta nell'aumento del numero di procedure di codecisione (ora procedure legislative ordinarie), passato da 165 nella legislatura 1993-1999 a 454 nella legislatura 2004-2009 e a un numero ancora superiore nell'attuale legislatura;

K. considerando che l'evoluzione del ruolo del Parlamento si riflette anche nell'aumento del 150% delle riunioni interistituzionali, che sono passate da 16 000 a un numero stimato a 40 000 tra il 2009 e il 2013, e nei costanti negoziati e triloghi con la Commissione, il Consiglio e i singoli Stati membri, che ora partecipano al processo legislativo, il che ha determinato un netto aumento del numero di accordi in prima lettura, dal 28% nella legislatura 1999-2004 al 72% nella legislatura 2004-2009;

L.  considerando che la struttura del calendario del Parlamento (fissata in occasione del Consiglio europeo di Edimburgo del 1992) è precedente a tutte le modifiche apportate al suo ruolo con l'adozione dei trattati di Maastricht, di Amsterdam, di Nizza e di Lisbona;

M. considerando che il Consiglio e il Consiglio europeo hanno già concentrato le loro attività a Bruxelles, dove ora si tengono esclusivamente tutte le riunioni del Consiglio europeo, che in precedenza si tenevano sempre nel paese della Presidenza di turno;

N. considerando che la distanza geografica tra le sedi ufficiali degli organi co-legislativi, 435 km, isola il Parlamento non soltanto dal Consiglio e dalla Commissione, ma anche da altri soggetti quali ONG, organizzazioni della società civile e rappresentanze degli Stati membri e da una delle più grandi comunità del giornalismo internazionale al mondo;

O. considerando che, secondo le stime, i costi aggiuntivi annuali derivanti dalla dispersione geografica del Parlamento sono compresi tra 156 milioni di EUR e 204 milioni di EUR(9), ovvero ammontano a un importo equivalente a circa al 10% del bilancio annuale del Parlamento, mentre l'impatto ambientale è altrettanto importante in quanto le emissioni di CO2 associate agli spostamenti da e verso i tre luoghi di lavoro sono comprese, secondo le stime, tra 11 000(10) e 19 000 tonnellate(11);

P.  considerando che le attuali modalità di lavoro del Parlamento impongono costi e trasferimenti supplementari anche alle altre istituzioni dell'Unione europea, in particolare alla Commissione e al Consiglio, alle rappresentanze degli Stati membri dell'UE, ai giornalisti e ai rappresentanti della società civile;

Q. considerando che il 78% di tutte le missioni del personale statutario del Parlamento (in media 3 172 al mese) sono la diretta conseguenza della sua dispersione geografica; che, sebbene gli edifici del Parlamento a Strasburgo siano attualmente utilizzati per soli 42 giorni all'anno (restando inutilizzati l'89% del tempo), è necessario provvedere al loro riscaldamento, al personale di servizio e alla loro manutenzione durante tutto l'anno;

R.  considerando che la spesa imputabile alla dispersione geografica del Parlamento costituisce un importante ambito di potenziali risparmi, in particolare alla luce dell'attuale clima economico;

S.  considerando che il Parlamento, sin dalla sua proposta avanzata nel 1958 di avere la propria sede in prossimità del Consiglio e della Commissione, ha ripetutamente espresso in numerose relazioni e dichiarazioni il proprio auspicio di dotarsi di modalità operative più pratiche ed efficienti;

T.  considerando che i cittadini dell'UE – tra cui quelli (oltre un milione) che hanno aderito alla petizione intesa a chiedere una sede unica – hanno ripetutamente espresso il proprio malcontento nei confronti della situazione vigente;

U. considerando che le norme riguardanti l'autonomia organizzativa del Parlamento rientrano fra le questioni fondamentali attinenti alle prerogative parlamentari;

V. considerando che, oltre alle questioni prese in esame nella presente relazione, esistono anche altre problematiche fondamentali direttamente connesse alla posizione del Parlamento e alla sua funzione all'interno della struttura istituzionale dell'Unione europea, che finora non hanno ancora ricevuto una risposta convincente; considerando che tali problematiche irrisolte riguardano aspetti del diritto di voto, norme su un'area protetta, problemi d'immunità e questioni connesse allo statuto dei deputati, e che la loro soluzione dovrebbe rientrare nell'ambito del diritto all'autonomia organizzativa del Parlamento, esercitato sotto forma di potere decisionale generale, oppure, quanto meno, nel campo di applicazione della procedura legislativa ordinaria nel quadro della codecisione;

1.  ritiene che si debba riconoscere al Parlamento europeo, in quanto unico organo di rappresentanza diretta dei cittadini europei, la prerogativa di determinare le proprie modalità di funzionamento, compreso il diritto di decidere dove e quando tenere le proprie riunioni;

2.  concorda con il principio secondo cui il Parlamento europeo risulterebbe più efficace, più efficiente in termini di costi e più rispettoso dell'ambiente se fosse situato in un unico luogo; osserva inoltre che il protrarsi del trasferimento mensile fra Bruxelles e Strasburgo è divenuto una problematica negativa emblematica per la maggior parte dei cittadini dell'Unione europea e tale da nuocere alla reputazione dell'UE, soprattutto in un momento in cui la crisi finanziaria si è tradotta in gravi e dolorosi tagli alla spesa negli Stati membri;

3.  ritiene perfettamente legittimo avviare un dibattito sul diritto di stabilire le proprie modalità di funzionamento, compreso il diritto di decidere dove e quando tenere le proprie riunioni;

4.  si impegna, pertanto, ad avviare una procedura ordinaria di revisione del trattato a norma dell'articolo 48 del TUE al fine di proporre le modifiche all'articolo 341 del TFUE e al protocollo n. 6 necessarie per consentire al Parlamento di decidere l'ubicazione della propria sede e la propria organizzazione interna;

5.  decide di non formulare alcuna raccomandazione sulle sedi delle altre istituzioni dell'Unione europea;

6.  sottolinea la necessità di valutare le ripercussioni finanziarie ed economiche del cambiamento della sede o del luogo di lavoro e di concordare un'adeguata compensazione onde garantire che si continuino a utilizzare gli attuali edifici del Parlamento;

7.  riconosce che qualsiasi futura decisione del Parlamento sulle sue modalità di funzionamento deve prevedere un tempo sufficiente per le discussioni e la riflessione nonché per una corretta transizione;

8.  chiede alla Corte dei conti, o a un'analoga agenzia indipendente, di fornire un'analisi esaustiva dei potenziali risparmi per il bilancio dell'UE qualora il Parlamento avesse la sua unica sede a Bruxelles; chiede che tale analisi includa gli aspetti di bilancio e i costi accessori, così come le economie derivanti da una minore perdita di tempo di lavoro e da una maggiore efficienza;

9.  invita l'Ufficio di presidenza del Parlamento a commissionare all'Eurobarometro, o a un analogo servizio professionale di sondaggi d'opinione, un'indagine sulle opinioni dei cittadini europei in merito alla prospettiva di mantenere i tre luoghi di lavoro del Parlamento, che faccia specifico riferimento ai costi economici, ambientali e di efficienza di tale assetto e che dovrà essere conclusa entro il 1° gennaio 2014;

10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Consiglio europeo nonché ai Capi di Stato e di governo e ai parlamenti degli Stati membri.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2011)0266.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2012)0155.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2012)0050.

(4)

Testi approvati, P7_TA(2012)0109.

(5)

Testi approvati, P7_TA(2012)0289.

(6)

Causa C-230/81, Lussemburgo contro Parlamento.

(7)

Causa C-345/95, Francia contro Parlamento.

(8)

Cause C-237/11 e C-238/11, Francia contro Parlamento.

(9)

    La relazione del 2002 del Segretario generale del Parlamento europeo è l'ultima stima complessiva dei costi disponibile. L'intervallo da 169 a 204 milioni di EUR l'anno, confermato dalla relazione 2012 del gruppo di lavoro congiunto dell'Ufficio di presidenza e della commissione per i bilanci, è calcolato considerando che all'importo stimato di 148 milioni di EUR va aggiunto il costo di ammortamento annuale di 28,3 milioni di EUR per gli edifici di Strasburgo, di cui occorre tenere conto a partire dal momento dell'acquisto degli stessi. In base a una risposta fornita dal Segretario generale il 30 agosto 2013 alle richieste di cui al paragrafo 10 della risoluzione del Parlamento europeo del 6 febbraio 2013 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2014, i costi supplementari della sede di Strasburgo sono stimati a 103 milioni di EUR, e ammontano a un importo totale di 156 milioni di EUR quando vi si aggiungono le cifre stimate per l'ammortamento e il mancato utilizzo degli spazi indicate nella relazione 2012 del gruppo di lavoro congiunto.

(10)

    "The three places of work of the European Parliament - Financial, environmental and regional impacts of geographic dispersion" (I tre luoghi di lavoro del Parlamento europeo: conseguenze finanziarie, ambientali e regionali della dispersione geografica), nota elaborata dal Segretario generale del Parlamento europeo il 30 agosto 2013 in risposta alla richiesta di cui al paragrafo 10 della risoluzione del Parlamento europeo del 6 febbraio 2013 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2014.

(11)

   "European Parliament two-seat operation: Environmental costs, transport & energy" (Il funzionamento con due sedi del Parlamento europeo: costi ambientali, trasporti ed energia), relazione elaborata dalla Eco-Logica Ltd. per conto del gruppo Verts/ALE, novembre 2007.


    MOTIVAZIONE

1. Introduzione

La questione delle sedi delle istituzioni europee non rappresenta una novità. Fin dalla nascita nel 1952 delle istituzioni che hanno preceduto quelle attuali, la scelta delle sedi è stata oggetto di delicati compromessi politici.

La presente relazione si incentrerà, tuttavia, soprattutto sulla sede del Parlamento europeo per il ruolo chiaro ed esclusivo che esso riveste, essendo l'unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei e direttamente responsabile davanti ad essi, e perché, rispetto a tutte le altre, ha visto cambiare nel modo più significativo il proprio ruolo dalla sua creazione.

A causa dell'aumento delle competenze e delle responsabilità, in particolare a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il quale ha reso a tutti gli effetti il PE legislatore a pari titolo con il Consiglio, il funzionamento del Parlamento europeo è cambiato considerevolmente nello stile e nei metodi. In virtù della rigida formulazione del protocollo 6, le modalità di organizzazione interna, quali il suo calendario, sono legate de jure alla sede. Nel 2012 le decisioni della Corte di giustizia in merito alle modifiche al calendario del PE hanno dimostrato che esso ha esaurito il margine di manovra di cui dispone nel quadro giuridico attuale.

I relatori sono pertanto giunti alla conclusione che, per assolvere le funzioni attribuitegli dai trattati e soddisfare le aspettative dei propri elettori, il Parlamento deve poter godere del diritto di organizzarsi in senso moderno e adeguato e dovrebbe, quindi, avviare una procedura di revisione ordinaria dei trattati per modificare l'articolo 341 e il protocollo n. 6, affinché gli sia garantito il diritto di decidere sulle questioni relative alla propria organizzazione interna e al calendario e, di conseguenza, anche su quella concernente la sede.

2. Attuale quadro giuridico relativo alle sedi delle istituzioni dell'UE

A norma dell'articolo 341 del TFUE, la sede delle istituzioni è "fissata d'intesa comune dai governi degli Stati membri". Tale scelta è contenuta nel protocollo n. 6 allegato ai trattati: per il PE gli Stati membri hanno scelto Strasburgo quale sede e Bruxelles e Lussemburgo quali luoghi di lavoro. Nel 1997, nella causa C-345/95 la Corte di giustizia europea ha stabilito che il diritto degli Stati membri di determinare la sede implica altresì la facoltà di fissare il numero di tornate plenarie da tenersi a Strasburgo.

Tuttavia, i trattati affermano anche che l'UE è una democrazia rappresentativa, in cui i cittadini europei sono direttamente rappresentati, a livello dell'Unione, nel Parlamento europeo (articolo 10), il quale esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e di bilancio all'interno dell'UE (articolo 14). Il PE può approvare il proprio regolamento (articolo 232 del TFUE) e stabilire la durata delle tornate. Le disposizioni riguardanti la sede e il calendario contenute nel protocollo n. 6 sono le uniche disposizioni dei trattati a vincolare l'autonomia e il funzionamento interno del PE, ponendosi pertanto in contraddizione con la filosofia generale dei trattati.

Nelle sue sentenze del 1997 e del 2012 relative al PE, la Corte di giustizia europea ha ribadito che l'ubicazione della sede non deve ostacolare il buon funzionamento dell'istituzione e ha riconosciuto gli inconvenienti e i costi generati dalla pluralità di luoghi di lavoro: secondo l'avvocato generale Mengozzi, tali costi sono "resi ancor più salienti in un contesto di crisi economica". La Corte ha altresì confermato che eventuali miglioramenti alla situazione attuale sono subordinati a una modifica dei trattati e, di conseguenza, al consenso degli Stati membri.

La questione della sede, tuttavia, non riveste soltanto carattere giuridico, ma riguarda anche la legittimità e la responsabilità democratiche. È ormai sempre più difficile spiegare ai cittadini europei l'attuale organizzazione, così come è sempre più difficile per il PE esercitare appieno le proprie funzioni democratiche.

3. Sviluppo storico del PE

Successivamente alla sua istituzione, il Parlamento europeo si è sviluppato passando da assemblea con funzioni puramente consultive a parlamento a pieno titolo che, grazie al trattato di Lisbona, è diventato colegislatore su un piano di parità con il Consiglio.

All'atto della sua creazione nel 1952, l'Assemblea comune della Comunità europea del carbone e dell'acciaio, il predecessore del PE, non era stata denominata "Parlamento" dal momento che non possedeva competenze in materia legislativa e non era direttamente eletta. Per ragioni pratiche, le riunioni si tenevano a Strasburgo presso le strutture dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e lì sono continuate fino al 1999, anno in cui il PE si è trasferito nei propri edifici (gli edifici attuali).

Il trattato di Roma ha formalmente attribuito agli Stati membri la competenza in materia di fissazione delle sedi delle istituzioni. Fino al 1992 gli Stati membri potevano convenire soltanto su "luoghi di lavoro preliminari" e per il Parlamento europeo la scelta è caduta sulle sedi di Lussemburgo, Strasburgo e Bruxelles, nonostante il Parlamento avesse raccomandato sin dall'inizio (21 giugno 1958) la scelta di una sede vicina a quelle di Consiglio e Commissione.

Poco dopo le prime elezioni dirette nel 1979, il Parlamento ha deciso di intervenire sulla questione della sede, concentrando a Strasburgo le tornate (che in precedenza si tenevano sia a Lussemburgo che a Strasburgo) e a Bruxelles le riunioni di commissione.

Malgrado questi sforzi e le obiezioni del Parlamento, al vertice di Edimburgo del 1992 gli Stati membri hanno raggiunto un accordo sulle sedi, da cui è emerso l'assetto attuale. Nel 1997 la decisione è stata poi portata al livello di diritto primario ed è stata allegata ai trattati sotto forma di protocollo n. 6 al trattato di Amsterdam.

Nel 1999 250 deputati al Parlamento europeo (il 40% dei deputati dell'epoca) hanno firmato una lettera in cui disapprovavano l'intesa raggiunta. L'anno successivo è stata approvata con 401 voti a favore e soli 77 contrari una risoluzione in cui si proponeva di modificare i trattati per accordare al PE il diritto di decidere sulla propria sede a maggioranza assoluta. Nella successiva conferenza intergovernativa gli Stati membri hanno tuttavia ignorato detta proposta.

Da allora il PE, attraverso numerose relazioni e dichiarazioni, e 1,27 milioni di cittadini europei firmatari di una petizione hanno sollecitato la modifica dell'assetto attuale, ma gli Stati membri non vi hanno dato alcun seguito.

Nel frattempo, l'entrata in vigore del trattato di Lisbona ha rappresentato l'ultima fase della totale trasformazione della natura del PE da organo consultivo composto da membri designati a Parlamento sovrano direttamente eletto, cui sono attribuite funzioni legislative e di bilancio e che è colegislatore su un piano di parità con il Consiglio.

4. Necessità di accordare al PE maggiore autonomia in materia di procedure, calendario e sede

In virtù dell'aumento dei poteri e delle responsabilità, il funzionamento del Parlamento è cambiato in modo piuttosto significativo, in particolare da quando sono stati stabiliti il calendario e la sede attuali nel 1992.

Nonostante il numero di tornate sia costantemente diminuito a partire dal 1999, il carico di lavoro in seno alle commissioni è aumentato e il numero delle procedure di codecisione (ora procedure legislative ordinarie) è passato da 165 della legislatura 1993-1999 a 454 di quella 2004-2009.

I cambiamenti hanno riguardato anche le dimensioni del Parlamento: da 78 membri designati si è infatti passati agli attuali 766 deputati direttamente eletti. L'aumento delle attività e delle responsabilità a livello legislativo trova riscontro nell'incremento, pari al 377%, del personale statutario a Bruxelles tra il 1993 e il 2013 (da 1 180 a 5 635 unità), incremento questo di gran lunga superiore a quello dei deputati, pari al 48%, nello stesso periodo.

L'evoluzione del ruolo del PE è dimostrata altresì dall'aumento del 150% delle riunioni interistituzionali, passate da 16 000 nel 2009 a 40 000 (secondo le stime) nel 2013. I costanti negoziati e triloghi, di natura sia formale che informale, con la Commissione, il Consiglio e i singoli Stati membri fanno ora parte del processo legislativo ordinario e hanno determinato un forte aumento del numero di accordi in prima lettura, passato dal 28% nella legislatura 1999-2004 al 72% in quella 2004-2009. La vicinanza geografica costituisce un fattore ancora più importante, dal momento che al PE sono stati attribuiti maggiori responsabilità e maggiori poteri in termini di controllo democratico sulle altre istituzioni dell'UE.

In queste mutate condizioni, la struttura del calendario del PE, che risale a un periodo precedente alle modifiche del ruolo dell'istituzione, non è più in linea con le esigenze di un'istituzione moderna e dovrebbe essere rivista per diventare più efficace, flessibile e conveniente per i deputati.

Le controparti del Parlamento, il Consiglio e il Consiglio europeo, hanno già preso provvedimenti in tal senso e hanno concentrato i loro lavori a Bruxelles. Le riunioni del Consiglio europeo, che in precedenza si tenevano nel paese che ne assumeva la presidenza, si svolgono ora esclusivamente nella capitale belga. Questo dato risulta particolarmente significativo se si considera che, dal 2008, il numero dei vertici è più che raddoppiato.

La distanza geografica (435 km) esistente fra le sedi ufficiali dei due organi colegislatori è unica al mondo. Essa isola il PE non soltanto dalla Commissione e dal Consiglio, ma anche dalle altre parti interessati, dalle ONG, dalle organizzazioni della società civile, dalle rappresentanze degli Stati membri e da una delle comunità internazionali di giornalisti più grandi al mondo, tutte con sede a Bruxelles.

5. Impatto finanziario, ambientale, organizzativo e logistico dell'assetto attuale

In un contesto di austerità di bilancio per molti Stati membri, il PE dovrebbe comportarsi di conseguenza ed eliminare le spese superflue. L'assetto attuale delle sedi è un settore in cui è possibile realizzare notevoli risparmi.

Secondo stime conservative, i costi aggiuntivi derivanti dalla dispersione geografica del PE sarebbero compresi tra 156 milioni e 204 milioni di EUR, corrispondenti al 10% circa del bilancio annuale del Parlamento europeo. Se il PE riducesse la propria dispersione geografica, si potrebbero risparmiare i costi di quasi 3 300 missioni al mese, pari a una diminuzione del 78% di tutte le missioni del personale statutario del PE.

Poiché per ciascuna tornata si rende necessario lo spostamento di 5 000 persone tra deputati, personale e funzionari, cui si aggiungono 8 camion di grandi dimensioni per il trasporto della documentazione, l'assetto attuale comporta anche inutili costi a livello ambientale, organizzativo e logistico (si stima che le emissioni supplementari di CO2 si collochino tra 11 000 e 19 000 tonnellate). La maggior parte di quanti si spostano da Bruxelles a Strasburgo perde in viaggi un intero giorno lavorativo, pari al 5% delle ore di lavoro totali.

Per i deputati che si recano a Strasburgo partendo dai rispettivi collegi, il ridotto numero di collegamenti ferroviari o aerei rispetto a Bruxelles provoca un maggiore stress e dispendio di denaro e di tempo di viaggio. La scarsità di alberghi a Strasburgo fa sì che durante le settimane di tornata i prezzi delle camere si moltiplichino per 2,3 in media.

Gli edifici del PE a Strasburgo sono attualmente inutilizzati per l'89% del tempo (ovvero sono utilizzati per soli 42 giorni all'anno), ma hanno comunque bisogno di riscaldamento, di personale e di manutenzione lungo tutto l'arco dell'anno. Le modalità di lavoro attuali prevedono inoltre che tutti i 766 deputati al Parlamento e 160 funzionari della Commissione abbiano sia un ufficio a Bruxelles che uno a Strasburgo; circa 150 funzionari del PE hanno addirittura tre uffici, di cui uno a Lussemburgo, uno a Bruxelles e uno a Strasburgo.

6. Tabella di marcia verso la modifica dei trattati

Il quadro giuridico che disciplina attualmente le sedi delle istituzioni dell'UE impone al Parlamento europeo vincoli di natura organizzativa che non gli permettono di creare una struttura di lavoro efficiente e moderna e di conseguire risparmi significativi in un periodo di austerità, e gli impediscono di esercitare appieno e in modo adeguato le proprie funzioni democratiche. Il calendario non può essere adattato dal momento che l'assetto generale è imposto dal protocollo n. 6.

Poiché il PE ha esaurito il proprio margine di manovra all'interno del quadro giuridico attuale per migliorare il proprio funzionamento interno e il proprio calendario, i relatori propongono di avviare una procedura ordinaria di revisione dei trattati a norma dell'articolo 48 del TUE per modificare l'articolo 341 e il protocollo n. 6, al fine di garantire al Parlamento il diritto di decidere autonomamente in merito alla propria organizzazione interna, al proprio calendario e, di conseguenza, alla propria sede.

Nel corso di questo processo, il Parlamento deve prevedere un tempo sufficiente da dedicare alla discussione, alla riflessione e a un'adeguata valutazione di tutte le alternative possibili, cui dovrà far seguito la corretta attuazione della decisione. Riguardo alle sedi delle altre istituzioni dell'Unione, i relatori, pur consapevoli del contesto, non raccomandano modifiche.


PARERE della commissione per i bilanci (27.9.2013)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea

(2012/2308(INI))

Relatore: Alexander Alvaro

SUGGERIMENTI

La commissione per i bilanci invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–   viste le sue votazioni per porre fine alla dispersione del Parlamento in tre luoghi di lavoro, in particolare nella sua risoluzione del 23 ottobre 2012 relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013 – tutte le sezioni(1) e in quella del 6 febbraio 2013 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2014 – sezioni diverse dalla Commissione(2), nonché nella sua decisione del 10 maggio 2012 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010, sezione I – Parlamento europeo(3),

A. considerando che, stando al protocollo n. 6 del trattato, il Parlamento ha sede a Strasburgo, mentre le sue commissioni si riuniscono a Bruxelles, e il segretariato generale resta a Lussemburgo;

B.  considerando che, dall'inizio dell'attuale legislatura, sia le singole commissioni che la Plenaria hanno rivolto diverse richieste specifiche all'amministrazione del Parlamento perché fornisse stime complete, dettagliate e affidabili dei costi aggiuntivi relativi a ciascuno dei tre luoghi di lavoro;

C. considerando che lo stato di previsione del Parlamento per il 2014 attesta il bilancio totale a EUR 1 783 976 098 laddove i costi direttamente collegati alla dispersione geografica sono stimati tra 169 e 204 milioni di euro all'anno; e che questi dati sono stati confermati dalla relazione 2012 del gruppo di lavoro congiunto dell'Ufficio di presidenza e della commissione per i bilanci, se si integra alla stima di 148 milioni di euro il costo di ammortamento annuale di 28,3 milioni di euro per gli edifici di Strasburgo, di cui occorre tenere conto in seguito all'acquisto dei medesimi; considerando che il Parlamento non dispone di altri dati aggiornati sui costi generati da ciascuno dei suoi luoghi di lavoro – se si eccettua uno studio ipotetico del Segretario generale sui costi della riunificazione dei luoghi di lavoro del Parlamento, che egli ha presentato il 30 agosto 2013 in risposta alla richiesta espressa al paragrafo 10 della risoluzione del Parlamento, del 6 febbraio 2013, sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2014 e che illustra i costi aggiuntivi connessi alla sede di Strasburgo, stimati in 103 milioni di EUR, che porterebbe il totale a 156 milioni, se completato con il medesimo ammortamento e le stime relative agli spazi inutilizzati riportate nella relazione 2012 del gruppo di lavoro congiunto; considerando che le cifre contenute nella relazione del Segretario generale all'Ufficio di presidenza del settembre 2002 rappresentano l'ultima stima generale disponibile dei costi e che questa relazione è stata confermata dalla relazione del gruppo di lavoro congiunto dell'Ufficio di presidenza e della commissione per i bilanci per il 2012, se si completano le stime con il costo di ammortamento annuale per gli edifici acquistati;

D. considerando che, nel 2011, il tempo necessario per gli spostamenti mensili per le sessioni di quattro giornate di plenaria è stato di 69 562 giorni per i funzionari e gli altri agenti e di 31 316 giorni per gli assistenti parlamentari accreditati, con un costo di 16 652 490 EUR per i funzionari e gli altri agenti e di 5 944 724 EUR per gli assistenti accreditati;

E.  considerando che queste cifre non comprendono le spese sostenute dal personale delle altre istituzioni dell'UE che partecipa alle tornate, né il costo dei viaggi del personale dei gruppi politici e neanche i costi extra sostenuti indirettamente dai funzionari, quali la perdita di ore di lavoro, i relativi pagamenti degli straordinari, e le potenziali differenze tra i costi dei viaggi dei deputati (che nel 2012 ammontavano a 72 103 309 EUR);

F.  considerando che la risposta fornita alla commissione per il controllo dei bilanci nel contesto della preparazione del discarico del PE per il 2011 non contiene stime quanto ai potenziali risparmi, ma soltanto una stima parziale dei costi supplementari della sede di Strasburgo; che tale stima di 55 milioni di euro non include molte delle linee di bilancio incluse nelle stime precedenti e successive, segnatamente i costi relativi a informatica, impianti, apparecchiature e mobilio, spese di viaggio dei gruppi politici e altri potenziali risparmi connessi al tempo perso per i viaggi (per un totale di 68 milioni di euro); e che le cifre indicate in questa stima sono inferiori per diverse linee di bilancio rispetto sia alle stime precedenti che a quelle successive, senza che sia fornita alcuna motivazione (per un totale di 25 milioni di euro);

G. considerando che nessuna di queste stime include i costi supplementari che la dispersione geografica del Parlamento impone alle altre istituzioni dell'UE, in particolare alla Commissione e al Consiglio, come pure alle rappresentanze degli Stati membri, ai giornalisti e ai rappresentanti della società civile;

H. considerando che l'incidenza economica del Parlamento sulla città e la regione di Strasburgo è modesta rispetto a quella di altri organismi europei con personale permanente in loco, poiché il Parlamento è presente con circa 223 posti di lavoro contro i circa 3 000 funzionari permanenti del Consiglio d'Europa e gli altri 4 000 dipendenti collegati a Eurocorps, alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ad Arte e alle rappresentanze diplomatiche, il che si traduce in entrate per circa 17 milioni di euro imputabili alla presenza della sede del Parlamento a Strasburgo, contro i circa 400 milioni di euro imputabili agli altri organismi(4) che contribuiscono in modo sistematico e permanente all'economia locale;

I.   considerando che, in base all'articolo 341 e al protocollo n. 6 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la sede delle istituzioni dell'Unione è stabilita d'intesa comune dai governi degli Stati membri, che il Parlamento ha sede a Strasburgo, ove si tengono 12 tornate plenarie mensili, compresa la tornata del bilancio, che le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles, che le commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles e che il Segretariato generale del Parlamento europeo e i suoi servizi restano a Lussemburgo;

J.   considerando che tre quarti dei deputati sono del parere che il Parlamento europeo debba cercare di realizzare significativi risparmi strutturali, che si potrebbero individuare riesaminando la dispersione geografica dei suoi luoghi di lavoro, illustrata con una scomposizione dei costi relativi a Bruxelles, a Lussemburgo e a Strasburgo, da presentare in un formato trasparente e credibile, secondo gli standard che ci si possono attendere da una importante istituzione pubblica;

K. considerando che le ragioni storiche per cui organismi europei quali la Corte europea dei diritti dell'uomo e il Consiglio d'Europa hanno sede permanente a Strasburgo sono ben note; e che, sebbene l'Assemblea parlamentare europea e, in seguito, il Parlamento europeo abbiano utilizzato inizialmente l'Aula del Consiglio d'Europa per motivi di comodità, la scelta di Bruxelles come sede della Commissione europea e della NATO riflette le ambizioni dell'UE di creare un continente progressivamente unito nella prosperità e nella sicurezza;

L.  considerando che il fatto di collocare i colegislatori dell'UE in un unico luogo non compromette la tradizione del policentrismo, che è parte integrante del progetto europeo, ma comporterebbe notevoli vantaggi in termini di efficienza e trasparenza per i cittadini dell'Unione;

M. considerando che, nell'Anno europeo dei cittadini, è opportuno mostrare non soltanto che la loro voce viene ascoltata, ma anche che i loro rappresentanti direttamente eletti agiscono in loro nome per porre fine agli spostamenti mensili tra i luoghi di lavoro del Parlamento europeo;

N. considerando che le istituzioni dell'UE devono adoperarsi con ogni mezzo per stimolare l'integrazione politica europea e colmare il divario percepito dai cittadini nei loro confronti affrontando questa importante problematica strutturale che le caratterizza; e che dovrebbero pertanto incoraggiare la comprensione, la trasparenza, la responsabilità e la coerenza a livello europeo concentrando gli organi decisionali dell'Unione in un unico luogo;

O. considerando che, in numerosi Stati membri, la sede del parlamento nazionale è stabilita dalla Costituzione o dalla legge, che il Parlamento europeo è coautore della legislazione europea e che, ai sensi dell'articolo 48 del trattato di Lisbona, può presentare emendamenti ai trattati;

P.  considerando che il 6% del bilancio dell'UE è destinato a finalità amministrative, che l'Unione europea, con un bilancio di funzionamento relativamente contenuto a fronte di 500 milioni di cittadini, deve dare l'esempio in questi tempi di crisi razionalizzando il più possibile il proprio bilancio senza pregiudicare il corretto funzionamento del Parlamento europeo, tenendo conto che i vantaggi in termini di efficienza derivanti da una sede unica non possono essere trascurati;

1.  chiede all'amministrazione di effettuare un'analisi obiettiva dei costi generati da ciascun luogo di lavoro, ivi compresa la sede del Parlamento; sottolinea che detta analisi dovrà includere i costi strutturali relativi al periodo in corso e quelli del quadro finanziario pluriennale futuro (edifici, gestione ordinaria e riparazioni, sicurezza, assicurazioni, energia, viaggi, logistica, ecc.);

2.  invita i suoi servizi competenti a effettuare una valutazione dell'accordo tra le autorità lussemburghesi e il Parlamento europeo, soprattutto per quanto concerne le disposizioni relative alla consistenza numerica del personale presente a Lussemburgo, tenendo conto delle esigenze del Parlamento; ritiene che tale valutazione debba includere un'analisi e raffronti per determinare l'ubicazione più idonea, sotto il profilo dell'efficacia dei costi, per i servizi del Parlamento, poiché l'Istituzione potrebbe trarre beneficio dal decentramento di alcuni di essi rispetto alla sede principale;

3.  osserva che, se è vero che le sedi delle istituzioni dell'UE sono stabilite dai trattati, è anche vero che l'articolo 48 del TUE prevede la possibilità di proporre una modifica dei trattati;

4.  ribadisce l'invito espresso nella sua risoluzione del 23 ottobre 2012 relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2013, nella quale esortava gli Stati membri a riconsiderare la questione della sede del Parlamento e dei suoi luoghi di lavoro nel quadro della prossima revisione del trattato, modificando il protocollo n. 6.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

26.9.2013

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

15

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marta Andreasen, Zuzana Brzobohatá, Isabelle Durant, James Elles, Eider Gardiazábal Rubial, Ingeborg Gräßle, Jutta Haug, Monika Hohlmeier, Sidonia Elżbieta Jędrzejewska, Anne E. Jensen, Ivailo Kalfin, Jan Kozłowski, Alain Lamassoure, Giovanni La Via, George Lyon, Claudio Morganti, Jan Mulder, Andrej Plenković, Dominique Riquet, Oleg Valjalo, Jacek Włosowicz

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Alexander Alvaro, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Jürgen Klute, Peter Šťastný, Theodor Dumitru Stolojan, Catherine Trautmann

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jean-Pierre Audy, Elisabeth Jeggle, Astrid Lulling, Hans-Peter Mayer, Maurice Ponga, Sabine Verheyen

(1)

Testi approvati, P7_TA(2012)0359.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2013)0048.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2012)0155.

(4)

"Impact économique de la présence des Institutions européennes à Strasbourg" (incidenza economica della presenza delle istituzioni europee a Strasburgo), Groupement EDR CityConsult Médiascopie, gennaio 2011.


PARERE della commissione per le petizioni (23.9.2013)

destinato alla commissione per gli affari costituzionali

sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea

(2012/2308(INI))

Relatore per parere: Giles Chichester

SUGGERIMENTI

La commissione per le petizioni invita la commissione per gli affari costituzionali, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

–  vista la riunione del Consiglio europeo di Edimburgo dell'11 e 12 dicembre 1992,

A. considerando che sono state presentate sei petizioni richiedenti che il Parlamento europeo cessi di avere più di un luogo di lavoro; e considerando che una delle suddette petizioni (0630/2006) reca le firme di oltre un milione di cittadini dell'Unione europea;

B.  considerando che in tempi di crisi il Parlamento europeo, ispirandosi al principio della solidarietà nei confronti dei cittadini dell'Unione europea, deve concentrarsi maggiormente sui risparmi in ambito amministrativo;

C. considerando che, dal 2006, i tentativi della commissione per le petizioni di esaminare tale problematica a livello parlamentare non hanno dato risultati, a dispetto dell'interesse per la questione assai diffuso tra i deputati; e considerando che l'assenza di un dibattito aperto è in contrasto con i valori di cui il Parlamento europeo dovrebbe essere espressione;

D. considerando che i deputati al Parlamento europeo hanno più volte chiesto all'amministrazione del Parlamento di commissionare un sondaggio Eurobarometro per analizzare le opinioni dei cittadini europei sulla questione della doppia sede;

1.  plaude alla decisione della commissione per gli affari costituzionali di redigere una relazione sull'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'Unione europea; concorda con il principio secondo cui il Parlamento europeo risulterebbe più efficace, più efficiente in termini di costi e più rispettoso dell'ambiente se fosse situato in un'unica località; osserva inoltre che il protrarsi del trasferimento mensile fra Bruxelles e Strasburgo è divenuto una problematica negativa emblematica per la maggior parte dei cittadini dell'Unione europea e nuoce alla reputazione dell'Unione europea, soprattutto in un momento in cui la crisi finanziaria si è tradotta in gravi e dolorosi tagli alla spesa negli Stati membri;

2.  rileva inoltre che ulteriori risparmi potrebbero verificarsi nel bilancio del Parlamento europeo riducendo il numero delle riunioni di commissione, di gruppo e di delegazione che si svolgono fuori dei tre luoghi ufficiali di lavoro del Parlamento;

3.  invita l'amministrazione a effettuare un'analisi esaustiva dei potenziali risparmi per il nostro bilancio che deriverebbero dall'esistenza di un unico luogo di lavoro del Parlamento, a Bruxelles; chiede che tale analisi includa gli aspetti di bilancio e i costi accessori, in termini di perdita di tempo e di efficienza del lavoro, che sarebbero così risparmiati;

4.  rispetta le ragioni storiche per cui le sue sessioni plenarie sono fissate a Strasburgo e i requisiti dei trattati che prevedono il sistema con tre luoghi di lavoro; insiste tuttavia su come tale organizzazione non possa protrarsi in eterno e su come lo stesso Parlamento debba poter esprimere una preferenza per il suo futuro, ai sensi dei principi democratici;

5.  invita i servizi competenti del Parlamento europeo a effettuare una valutazione dell'accordo concluso tra le autorità lussemburghesi e il Parlamento europeo sull'entità del personale presente in Lussemburgo, alla luce di una revisione delle esigenze del Parlamento; ritiene che tale valutazione debba includere proposte per rinegoziare l'accordo, fatte salve le disposizioni giuridiche;

6.  invita l'amministrazione del Parlamento a commissionare all'Eurobarometro o analogo servizio professionale di sondaggi d'opinione un'indagine sulle opinioni dei cittadini dell'UE in merito al mantenimento del sistema della doppia sede del Parlamento entro il 1° gennaio 2014, facendo specifico riferimento ai costi economici, ambientali e di efficienza di tale sistema;

7.  chiede che il Parlamento esprima la propria opinione riguardo all'opportunità di mantenere l'attuale organizzazione o meno; qualora si registri un adeguato voto a maggioranza, raccomanda al Parlamento stesso di avviare una procedura di revisione dei trattati, a norma dell'articolo 48 del TUE.

MOTIVAZIONE

Contesto storico e giuridico

Alla riunione del Consiglio europeo di Edimburgo, nel dicembre 1992, i capi di governo degli Stati membri decisero in merito all'ubicazione delle sedi delle istituzioni dell'UE. Per quanto concerne il Parlamento europeo, si precisa che:

"Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, ove si tengono 12 tornate plenarie mensili, compresa la tornata del bilancio. Le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles. Le commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles. Il segretariato generale del Parlamento europeo e i suoi servizi restano a Lussemburgo".

Gli Stati membri hanno sancito la decisione di Edimburgo nel protocollo n. 6 accluso al trattato di Amsterdam del 1997.

Negli anni, i poteri del Parlamento europeo sono aumentati in misura rilevante, segnatamente a partire dal trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009. Analogamente alla maggior parte dei parlamenti, esso ha il potere di decidere sulle proprie modalità di lavoro sotto molti punti di vista. La decisione di Edimburgo/protocollo n. 6 limita tuttavia il suo potere decisionale in merito a quando e dove riunirsi.

Il cambiamento di sede ufficiale del Parlamento e il conferimento allo stesso del pieno potere di stabilire quando e dove si riunisce esige una modifica dei trattati e pertanto può essere realizzato soltanto con l'unanime approvazione di tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Una recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa C-237-11) ha confermato quanto sopra in una tematica distinta e tuttavia correlata.

I deputati al Parlamento europeo possono decidere di avvalersi dei loro nuovi poteri, ai sensi dell'articolo 48 del trattato sull'Unione europea, per proporre formalmente modifiche ai trattati agli Stati membri, qualora essi tralascino di agire in tal senso.

Petizioni ricevute dalla commissione

Negli ultimi anni la commissione per le petizioni (PETI) ha ricevuto 7 petizioni relative all'argomento della sede del Parlamento europeo. Tutte, a parte una, sostengono l'idea di una sede unica per le istituzioni dell'Unione europea.

Una delle predette petizioni è riuscita a raccogliere un considerevole numero di firme e vale la pena evidenziare, in particolare, quanto segue.

Nel 2006 Cecilia Malmström (all'epoca deputato liberale svedese al Parlamento europeo e ora Commissario europeo per gli Affari interni) lanciò una petizione on line (numero 630-2006) che chiedeva per il Parlamento europeo una sede unica a Bruxelles.

Fino ad ora la campagna ha raccolto quasi 1,3 milioni di firme di cittadini europei; più del numero attualmente necessario per una formale iniziativa dei cittadini europei.

La problematica è stata trattata in seno alla commissione PETI nel febbraio 2008, alla presenza di molti firmatari. Successivamente, è stata trasmessa al Presidente del Parlamento una lettera per l'esame da parte dell'Ufficio di presidenza, quale organo parlamentare competente per le questioni legate al funzionamento dell'istituzione. Per maggio 2008 sono state presentate un'interrogazione orale e una proposta di risoluzione. La Conferenza dei presidenti ha tuttavia negato l'approvazione e richiesto, invece, che il Presidente del Parlamento europeo scrivesse agli Stati membri.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

17.9.2013

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

16

7

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Marta Andreasen, Margrete Auken, Heinz K. Becker, Victor Boştinaru, Philippe Boulland, Michael Cashman, Giles Chichester, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Iñaki Irazabalbeitia Fernández, Carlos José Iturgaiz Angulo, Peter Jahr, Lena Kolarska-Bobińska, Miguel Angel Martínez Martínez, Erminia Mazzoni, Edward McMillan-Scott, Jaroslav Paška, Nicole Sinclaire, Jarosław Leszek Wałęsa, Angelika Werthmann, Tatjana Ždanoka

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Pablo Arias Echeverría, Birgit Collin-Langen, Vicente Miguel Garcés Ramón, Norica Nicolai, Ioannis A. Tsoukalas, Axel Voss

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Francisco José Millán Mon


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

14.10.2013

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

4

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Alfredo Antoniozzi, Andrew Henry William Brons, Zdravka Bušić, Carlo Casini, Andrew Duff, Ashley Fox, Roberto Gualtieri, Zita Gurmai, Gerald Häfner, Stanimir Ilchev, Constance Le Grip, Morten Messerschmidt, Sandra Petrović Jakovina, Paulo Rangel, Algirdas Saudargas, Søren Bo Søndergaard, Rafał Trzaskowski, Luis Yáñez-Barnuevo García

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Elmar Brok, David Campbell Bannerman, Dimitrios Droutsas, Isabelle Durant, Marietta Giannakou, Andrej Plenković

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Edward McMillan-Scott, Elisabeth Morin-Chartier, Catherine Trautmann

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