Procedura : 2013/2152(INI)
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Ciclo del documento : A7-0418/2013

Testi presentati :

A7-0418/2013

Discussioni :

PV 10/12/2013 - 19
CRE 10/12/2013 - 19

Votazioni :

PV 11/12/2013 - 4.24
CRE 11/12/2013 - 4.24
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Testi approvati :

P7_TA(2013)0575

RELAZIONE     
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29.11.2013
PE 516.771v02-00 A7-0418/2013

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2013/2152(INI))

Commissione per gli affari esteri

Relatore: Eduard Kukan

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per lo sviluppo
 PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere
 ALLEGATO I
 ALLEGATO II
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012 e sula politica dell'Unione europea in materia

(2013/2152(INI))

Il Parlamento europeo,

–       visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) e gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani,

–       viste la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000 (A/Res/55/2) e le pertinenti risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–       visto l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–       vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012, adottata dal Consiglio il 6 giugno 2013,

–       vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011 e sulla politica dell'Unione europea in materia(1),

–       visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia (11855/2012) quali adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 25 giugno 2012,

–       vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2012 sulla revisione della strategia dell'UE in materia di diritti umani(2),

–       vista la decisione 2012/440/PESC del Consiglio, del 25 luglio 2012, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(3),

–       vista la sua raccomandazione del 13 giugno 2012 sul rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(4),

–       viste le conclusioni del Consiglio, del 14 maggio 2012, "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'UE: un programma di cambiamento",

–       vista la raccomandazione del Parlamento europeo, del 13 giugno 2013, destinata all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/vicepresidente della Commissione europea, al Consiglio e alla Commissione sulla revisione 2013 relativa all'organizzazione e al funzionamento del SEAE(5),

–       visti gli orientamenti dell'Unione europea sui diritti umani e sul diritto internazionale umanitario(6),

–       visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo e la raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio, del 13 giugno 2013, sulla bozza di orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo,

–       viste le linee direttrici dell'Unione europea per i dialoghi in materia di diritti umani adottate dal Consiglio il 13 dicembre 2001 e riviste il 19 gennaio 2009,

–       vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2013 sulla corruzione nel settore pubblico e privato: l'impatto sui diritti dell'uomo nei paesi terzi,(7)

–       vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2013 sulla ventiduesima sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani(8),

–       vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(9),

–       vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato(10),

–       viste le comunicazioni congiunte della Commissione europea e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 20 marzo 2013 sulla politica europea di vicinato: lavorare per un partenariato rafforzato (JOIN(2013)4) e del 25 maggio 2011 su una risposta nuova ad un vicinato in mutamento: una revisione della politica europea di vicinato (COM(2011)0303),

–       visti il documento strategico 2011-2013 dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e la proposta della Commissione che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo 2014-2020 (COM(2011)0844),

–       vista la sua raccomandazione del 29 marzo 2012 al Consiglio sulle modalità per l'eventuale creazione di un Fondo europeo per la democrazia (FED)(11),

–       vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sulla politica dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani(12),

–       vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(13),

–       vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 "Una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE"(14),

–       vista la risoluzione n. 67/176 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 20 dicembre 2012, concernente una moratoria sull'applicazione della pena di morte,

–       viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000), 1820 (2008), 1888 (2009) 1889 (2009), 1960 (2010) e 2106 (2013) sulle donne, la pace e la sicurezza,

–       vista la relazione sugli indicatori dell'UE per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza, adottata dal Consiglio dell'UE il 13 maggio 2011,

–       viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, da ultimo la risoluzione del 4 aprile 2012 (66/141),

–       vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(15),

–       vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici(16),

–       vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(17),

–       visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–       visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0418/2013),

A.     considerando che i diversi processi di transizione, tra cui sollevamenti popolari, conflitti e situazioni postconflittuali, così come le transizioni bloccate in paesi autoritari, hanno posto sfide crescenti alle politiche dell'Unione europea a sostegno dei diritti umani e della democrazia nel mondo; che la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012 dimostra la necessità che l'UE continui a sviluppare risposte politiche flessibili; che la scelta politica più fondamentale per l'Unione europea riguarda la sua capacità e determinazione politica di rimanere fedele ai suoi valori fondatori in tempi difficili e sotto la pressione di altri obiettivi e interessi strategici;

B.     considerando che la giustizia, lo Stato di diritto, la responsabilità, la trasparenza e l'impegno, la lotta contro l'impunità, processi equi e un sistema giudiziario indipendente sono elementi indispensabili nella tutela dei diritti umani;

C.     considerando che l'articolo 21 del TUE ha ulteriormente rafforzato l'impegno dell'Unione europea sulla scena internazionale, ispirato ai principi della democrazia, dello Stato di diritto, dell'universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, al rispetto della dignità umana, ai principi di uguaglianza e di solidarietà e al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e del diritto internazionale;

D.     considerando che il criterio politico di Copenaghen di una "stabilità istituzionale tale da garantire la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e il rispetto e la tutela delle minoranze" continua a essere un elemento fondamentale del processo di allargamento;

E.     considerando che le rivolte nel mondo arabo hanno indotto l'Unione a riconoscere il fallimento delle politiche precedenti e a impegnarsi per un approccio "più progressi, più aiuti" nell'ambito della revisione della politica di vicinato, un approccio basato sull'impegno ad adeguare il livello del sostegno unionale a favore dei partner in funzione dei progressi compiuti nel campo delle riforme politiche e della costruzione di una democrazia a tutti gli effetti, sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, che comprendono elezioni libere ed eque, libertà di associazione, di espressione e di riunione, libertà di stampa e dei media, uno Stato di diritto amministrato da una magistratura indipendente e libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo;

F.     considerando che le conclusioni del Consiglio sul programma della Commissione europea per il cambiamento nella politica di sviluppo dell'UE, adottate nel maggio 2012, prevedono esplicitamente che il sostegno ai partner sia adeguato in funzione della loro situazione in termini di sviluppo e dei loro impegni e progressi a favore dei diritti dell'uomo, della democrazia, dello Stato di diritto e del buon governo; che la più recente posizione comune dell'Unione europea per quanto riguarda il Forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti promette che si faccia sistematicamente riferimento, nella cooperazione allo sviluppo, a una "titolarità democratica" in base alla quale i paesi partner sono responsabili di promuovere un ambiente favorevole per la società civile e di rafforzare il ruolo dei parlamenti, delle autorità locali, delle istituzioni nazionali di controllo e dei media liberi;

G.     considerando che il Consiglio dell'UE ha adottato, nel giugno 2012, un quadro strategico e un piano d'azione in materia di diritti umani e di democrazia che impegna le istituzioni dell'UE a raggiungere diversi obiettivi politici concreti; che, nel luglio 2012, il Consiglio dell'UE ha creato la posizione di rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani e ha nominato il primo rappresentante speciale tematico dell'UE per i diritti umani; che la procedura per adottare un nuovo piano d'azione in materia di diritti umani e di democrazia, che dovrà entrare in vigore nel gennaio 2015, a scadenza del piano d'azione attuale, deve avere inizio nella primavera del 2014;

H.     considerando che il Fondo europeo per la democrazia è stato creato nell'ottobre 2012 con lo scopo principale di fornire sovvenzioni dirette agli attivisti pro democrazia o a organizzazioni che lottano per la transizione democratica nei paesi del vicinato europeo e altrove;

I.      considerando che la creazione del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) è stata accompagnata dall'assicurazione che il sostegno ai diritti umani e alla democrazia rappresenterà una costante per tale nuovo servizio diplomatico dell'UE; che la rete delle delegazioni dell'UE in tutto il mondo fornisce al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) un nuovo strumento per attuare la politica dell'UE in materia di diritti umani;

J.      considerando che il Parlamento, nelle sue risoluzioni sulla relazione annuale precedente e sul riesame della strategia dell'UE in materia di diritti dell'uomo (entrambe adottate nel dicembre 2012), ha sottolineato la necessità di riformare le proprie pratiche al fine di integrare i diritti umani nelle sue attività e dare seguito alle sue risoluzioni d'urgenza in cui si condannano le violazioni della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto;

K.     considerando che il sondaggio Eurobarometro del PE svolto nei 27 Stati membri dell'UE nel novembre e dicembre 2012 ha rilevato ancora una volta che, per l'opinione pubblica europea, la protezione dei diritti umani continua a costituire il valore più importante; che un'attuazione credibile degli impegni assunti dall'UE in materia di sostegno dei diritti umani e della democrazia nelle sue politiche esterne è fondamentale per mantenere la credibilità generale della politica estera dell'UE;

L.     considerando che nel dicembre del 2012 l'Unione europea ha ricevuto il premio Nobel per il suo contributo al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa;

Osservazioni generali

1.      ritiene che i diritti umani siano al centro delle relazioni dell'UE con tutti i paesi terzi, compresi i suoi partner strategici; sottolinea che la politica dell'UE in materia di diritti umani deve essere coerente con il rispetto degli obblighi del trattato, garantire la coerenza tra le politiche interne ed esterne ed evitare di utilizzare due pesi e due misure nelle politiche esterne; chiede pertanto l'approvazione delle conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'Unione europea sui diritti umani e sui partner strategici, che fissano una soglia minima comune oltre la quale gli Stati membri e i funzionari dell'UE sono tenuti a segnalare alle controparti dei partner strategici le loro preoccupazioni in materia di diritti umani;

2.      esorta il VP/AR, il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani e il SEAE a portare avanti tali impegni e a integrare l'aspetto dei diritti umani e della democrazia nelle relazioni dell'UE con i suoi partner, anche al più alto livello politico, ricorrendo a tutti i pertinenti strumenti di politica estera dell'Unione;

3.      sottolinea il ruolo cruciale svolto dalla società civile nel proteggere e promuovere la democrazia e i diritti umani; esorta il VP/AR ad assicurare una stretta cooperazione e il partenariato con la società civile, compresi i difensori dei diritti umani; ritiene altresì che l'UE debba continuare a sostenere con tutta la propria influenza i difensori dei diritti umani, della democrazia, della libertà e della trasparenza in tutto il mondo;

4.      riconosce che le istituzioni dell'UE e tutti gli Stati membri dovrebbero adottare un approccio fermo e coerente nei confronti delle violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, in modo trasparente e responsabile; ritiene che, di fronte a casi di persistenti violazioni dei diritti umani, l'UE debba parlare con una sola voce e garantire che il suo messaggio venga ascoltato sia dai governi che compiono tali abusi che dalle loro popolazioni; invita il Consiglio "Affari esteri" a tenere un dibattito pubblico annuale in materia di diritti umani;

5.      rammenta la sua determinazione a essere strettamente associato all'attuazione del quadro strategico dell'UE in materia di diritti umani e democrazia, e a essere consultato a tale riguardo;

La relazione annuale dell'UE per il 2012

6.      accoglie con favore l'adozione della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012; auspica un impegno continuo da parte del VP/AR, che preveda la presentazione di relazioni periodiche al Parlamento; chiede un dialogo attivo e costruttivo tra le istituzioni dell'UE nell'ambito della preparazione di future relazioni volte ad aumentare la visibilità dell'azione dell'UE in tale settore;

7.      ritiene che la relazione annuale debba diventare uno strumento essenziale per la comunicazione e la discussione delle attività dell'UE nel campo dei diritti umani e della democrazia; accoglie quindi con favore l'impegno del VP/AR e del SEAE di utilizzare le relazioni annuali dell'UE quali relazioni sull'attuazione del quadro strategico dell'UE e del piano d'azione in materia di diritti umani e di democrazia;

8.      prende atto dei riferimenti, nella relazione annuale, ad azioni intraprese dal rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani e incoraggia il VP/AR e il SEAE a includere analisi più approfondite, soprattutto quando si tratta del suo ruolo nell'attuazione del quadro strategico e del piano d'azione, al fine di fornire un'adeguata descrizione del suo ruolo e delle sue attività;

9.      riconosce gli sforzi compiuti per elencare le varie azioni dell'UE nel campo dei diritti umani e del sostegno alla democrazia nelle relazioni nazionali, che forniscono una panoplia di informazioni circa le attività delle istituzioni UE nel mondo; deplora tuttavia il fatto che le relazioni nazionali sembrano ancora prive di un quadro sistematico, chiaro e coerente che consenta un'analisi più rigorosa dell'impatto e dell'efficacia dell'azione dell'UE;

10.    ribadisce che le relazioni nazionali dovrebbero essere ulteriormente rafforzate e riflettere l'attuazione delle strategie nazionali sui diritti umani, nonché contenere parametri di riferimento specifici basati su una serie di indicatori atti a considerare le tendenze positive e negative, valutare l'efficacia delle azioni dell'UE e fornire motivazioni per adeguare i livelli di sostegno unionale in funzione dei progressi compiuti in materia di diritti umani, democrazia, Stato di diritto e buon governo;

11.    accoglie positivamente lo sforzo di includere le attività del Parlamento europeo nella relazione annuale; esorta a sfruttare le risorse e il potenziale del Parlamento, inclusi i numerosi studi e analisi condotti dallo stesso, e incoraggia vivamente il VP/AR e il SEAE a riferire in merito alle azioni intraprese dall'UE a seguito di risoluzioni del Parlamento; chiede un costante flusso di informazioni e cooperazione tra il Parlamento e il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, in particolare in situazioni di emergenza;

12.    accoglie con favore la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012, che mostra gli sforzi profusi dall'UE per promuovere l'integrazione dei diritti umani, dell'uguaglianza di genere, della democrazia e del buon governo nelle politiche e negli strumenti di sviluppo;

Quadro strategico dell'Unione

Quadro strategico e piano d'azione

13.    ribadisce la sua valutazione positiva del quadro strategico e del piano d'azione in materia di diritti umani e democrazia dell'UE quale tappa importante per l'integrazione dell'aspetto dei diritti umani in tutte le politiche esterne dell'UE; sottolinea la necessità di un consenso generale e di un coordinamento rafforzato della politica dell'UE in materia di diritti umani tra le istituzioni dell'UE e gli Stati membri; chiede al SEAE di intensificare gli sforzi per accrescere il grado di identificazione in tale piano d'azione tra gli Stati membri; chiede l'inserimento nella relazione annuale di una sezione sull'attuazione del piano d'azione da parte degli Stati membri;

14.    sottolinea l'importanza essenziale di attuare in modo efficace e credibile gli impegni assunti nel quadro strategico e nel piano d'azione; sottolinea che per assicurare la credibilità è necessario predisporre risorse adeguate per le politiche specifiche in materia di diritti umani e integrare in modo coerente tale politica ad alto livello, ad esempio sul piano ministeriale o delle riunioni al vertice con paesi terzi, incluso con partner strategici;

15.    deplora il fatto che i diritti economici, sociali e culturali continuino a essere ampiamente trascurati dalla politica dell'UE in materia di diritti umani, contrariamente all'impegno assunto dall'UE a favore dell'indivisibilità e dell'interdipendenza dei diritti, e invita il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi in tal senso, anche nel settore dei diritti del lavoro e sociali;

16.    osserva che l'attuale piano d'azione si concluderà a fine 2014; si attende che il VP/AR e il SEAE avviino tempestivamente una revisione e lancino consultazioni con gli Stati membri, la Commissione, il Parlamento e la società civile in vista dell'adozione di un nuovo piano d'azione che entri in vigore nel gennaio 2015;

Rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani

17. riconosce l'importanza del mandato conferito al primo rappresentante speciale dell'UE (RS) per i diritti umani; incoraggia il RS dell'UE a migliorare la visibilità, l'integrazione, la coerenza, l'uniformità e l'efficacia della politica UE in materia di diritti umani, segnatamente i diritti delle donne, e a trovare un giusto equilibrio tra diplomazia silenziosa e pubblica nello svolgimento del suo mandato; ribadisce la sua raccomandazione affinché il RS dell'UE trasmetta regolarmente al Parlamento una relazione sulla sua attività, precisando le priorità tematiche e geografiche e garantendo il follow-up delle questioni sollevate dal Parlamento;

18.    esprime il suo apprezzamento al RS dell'UE per il dialogo aperto che ha condotto con il Parlamento e la società civile, introducendo così un'importante prassi che dovrà essere mantenuta e consolidata per assicurare la dovuta trasparenza e assunzione di responsabilità; accoglie con favore la cooperazione del RS dell'UE con gli organismi regionali e nelle sedi multilaterali e lo incoraggia a estendere ulteriormente tali attività;

19.    accoglie positivamente il fatto che la cooperazione con il RS dell'UE per i diritti umani sia stata inclusa nel mandato del RS geografico dell'UE per il Sahel ed esorta il Consiglio e il VP/AR ad adottare anch'essi questa pratica per quanto riguarda i mandati di futuri RS geografici dell'UE;

Orientamenti dell'UE in materia di diritti umani

20.    accoglie con favore l'adozione degli orientamenti dell'UE sulla libertà di religione o di credo e sui diritti LGBTI; ricorda tuttavia al SEAE la necessità di rispettare le buone prassi interistituzionali e comunicare in modo tempestivo e con gli appositi organi politici in seno al Parlamento durante la messa a punto di nuovi strumenti strategici, per esempio orientamenti, o la revisione di quelli esistenti; ricorda la raccomandazione del Parlamento al Consiglio sugli orientamenti in materia di libertà di religione o di credo in cui il Parlamento ha proposto un insieme ambizioso di strumenti che forniscono suggerimenti per l'attuazione pratica degli orientamenti al fine di conseguire progressi sostanziali nell'ambito della protezione e della promozione di tale libertà fondamentale e universale; loda la prassi adottata dal SEAE e dal Consiglio di riesaminare e rivedere gli orientamenti di più vecchia data; incoraggia il SEAE ad adottare un processo di revisione più rigoroso, comprendente la consultazione approfondita delle parti interessate, al fine di adeguarsi alle circostanze in evoluzione;

21.    esorta il SEAE e il Consiglio a prestare particolare attenzione alla questione di idonei piani di attuazione per gli orientamenti; raccomanda ulteriore formazione e sensibilizzazione del personale del SEAE e delle delegazioni dell'UE, così come presso i diplomatici degli Stati membri; esprime particolare preoccupazione per l'attuazione degli orientamenti in materia di diritto internazionale umanitario e di quelli in materia di tortura e altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti;

Dialoghi con i paesi terzi in materia di diritti umani

22.    prende atto delle continue difficoltà nel realizzare progressi concreti in numerosi dialoghi e consultazioni dell'UE in materia di diritti umani; incoraggia l'UE a cercare nuovi modi per rendere più significativi i dialoghi con paesi che destano preoccupazioni; sottolinea la necessità di perseguire una politica in materia di diritti umani ambiziosa, determinata e trasparente in tali dialoghi; invita pertanto l'UE a trarre chiare conclusioni politiche quando il dialogo in materia di diritti umani non è costruttivo e, in tali casi o in caso di persistenti violazioni dei diritti umani, a porre maggiormente l'accento sul dialogo politico, le iniziative e la diplomazia pubblica; mette inoltre in guardia contro l'allontanamento delle discussioni sui diritti umani dai dialoghi politici ad alto livello;

23.    ritiene che i dialoghi e le consultazioni in materia di diritti umani debbano rafforzare e sostenere il ruolo della società civile, dei difensori dei diritti umani, delle organizzazioni sindacali, dei giornalisti, degli avvocati e dei parlamentari che affrontano con coraggio e contestano gli abusi a livello interno ed esigono il rispetto dei loro diritti; invita l'Unione europea a garantire che i dialoghi e le consultazioni in materia di diritti umani siano ambiziosi e accompagnati da chiari parametri di riferimento pubblici in base ai quali sia possibile valutare oggettivamente i loro risultati;

24.    ricorda che la corruzione nei settori pubblico e privato cristallizza e aggrava disuguaglianze e discriminazione per quanto concerne il pari godimento dei diritti civili, politici, economici o sociali e culturali; sottolinea che è dimostrato che gli atti di corruzione e le violazioni dei diritti umani implicano l'utilizzo improprio del potere, l'assenza di un sistema di responsabilità e varie forme di discriminazione; chiede il massimo livello di assunzione di responsabilità e di trasparenza dell'aiuto esterno e dei bilanci pubblici in relazione al bilancio e all'aiuto esterno dell'UE;

Strategie nazionali sui diritti umani e punti focali di tali diritti

25.    prende atto degli sforzi compiuti dal SEAE per finalizzare il primo ciclo di strategie nazionali in materia di diritti umani dell'UE; ribadisce il suo sostegno all'obiettivo di conferire la titolarità delle strategie nazionali alle delegazioni dell'UE e alle ambasciate degli Stati membri sul campo, assicurando un controllo di qualità a livello di sede centrale; deplora, tuttavia, la mancanza di trasparenza per quanto riguarda il contenuto delle strategie nazionali; ribadisce il suo invito a rendere pubbliche almeno le priorità fondamentali di ciascuna strategia nazionale e a garantire che il Parlamento abbia accesso alle strategie in modo da consentire un grado adeguato di controllo; incoraggia l'UE a elaborare una valutazione pubblica degli insegnamenti tratti durante il primo ciclo di strategie nazionali in materia di diritti umani dell'UE e a individuare le migliori pratiche per il ciclo successivo;

26.    accoglie con favore la rete, quasi completa, dei punti focali dei diritti umani nelle delegazioni dell'UE; invita il VP/AR e il SEAE a sviluppare un piano di utilizzazione di questa rete, per realizzarne il pieno potenziale; invita le delegazioni dell'UE a pubblicare i dati di contatto di tutti i punti focali in materia di diritti umani e degli ufficiali di collegamento dell'UE per i difensori dei diritti umani;

I diritti umani nella politica commerciale dell'UE

27.    è favorevole alla prassi di inserire clausole sui diritti umani giuridicamente vincolanti e non negoziabili negli accordi internazionali conclusi con i paesi terzi e ritiene che anche negli accordi commerciali andrebbero incluse sistematicamente clausole sui diritti umani; chiede un monitoraggio efficace dell'applicazione di tali clausole e una rendicontazione alla commissione responsabile del Parlamento in merito alla loro valutazione e alle azioni suggerite;

28.    sottolinea che il Parlamento dovrebbe rifiutare di dare la sua approvazione agli accordi internazionali qualora si verifichino gravi violazioni dei diritti umani;

29.    ricorda che il regime SPG riveduto entrerà in vigore il 1° gennaio 2014; accoglie positivamente la continuazione del regime SPG+, in base al quale i paesi possono beneficiare di ulteriori tariffe preferenziali dopo avere ratificato e attuato le 27 convenzioni in materia di diritti umani fondamentali, lavoro e ambiente; ricorda la possibilità di sospendere le preferenze SPG, SPG+ e di "Tutto tranne le armi" (EBA) in caso di violazione grave dei diritti umani; invita la Commissione a rendere pubbliche le valutazioni di ammissibilità al SPG+ per aumentare la trasparenza e l'assunzione di responsabilità;

30.    invita inoltre l'UE a definire e adottare orientamenti politici specifici per l'inclusione effettiva dei diritti umani nei suoi accordi commerciali e di investimento, al fine di garantire coerenza metodologica e rigore nelle valutazioni d'impatto sui diritti umani;

I diritti umani nelle politiche di sviluppo dell'UE

31.    sottolinea che il partenariato di Busan per una cooperazione efficace al servizio dello sviluppo ha esortato la comunità internazionale ad adottare un approccio basato sui diritti umani in materia di cooperazione internazionale, onde accrescere l'efficacia delle iniziative a favore dello sviluppo;

32.    invita la Commissione a effettuare ampie valutazioni d'impatto dei progetti di cooperazione allo sviluppo dell'UE, che dovrebbero includere una valutazione del loro impatto sulla situazione dei diritti umani, al fine di assicurare che le iniziative dell'UE a favore dello sviluppo non contribuiscano all'ulteriore emarginazione dei gruppi oggetto di discriminazione e che i fondi dell'UE siano equamente distribuiti tra le diverse regioni di un paese a seconda delle necessità e del livello di sviluppo;

33.    ribadisce che la Commissione e il SEAE dovrebbero essere responsabili dell'adozione di un approccio basato sui diritti nell'ambito del prossimo periodo di programmazione;

34.    è del parere che i parlamenti nazionali e le organizzazioni della società civile svolgano un ruolo importante nell'efficace attuazione delle disposizioni in materia di diritti umani, e sottolinea che occorre garantire condizioni adeguate per la loro partecipazione al processo decisionale onde rafforzare un'autentica titolarità delle scelte politiche nell'ambito delle strategie di sviluppo;

La politica dell'Unione europea sui processi di transizione

35.    prende atto della schiacciante evidenza degli ultimi anni che indica quanto sia essenziale che la politica estera dell'UE affronti adeguatamente i processi dinamici di transizione nei paesi terzi; incoraggia l'UE a continuare a trarre insegnamento dalle esperienze passate, sia positive che negative, per evitare di ripetere determinati errori politici e stabilire le prassi ottimali per influenzare e consolidare i processi di democratizzazione; riconosce l'esigenza di flessibilità politica in situazioni divergenti e incoraggia lo sviluppo di strumenti politici che possano essere utilizzati in diversi scenari di transizione al fine di integrare nell'approccio unionale i diritti umani e le misure di sostegno alla democrazia in modo flessibile e credibile;

36.    sottolinea che la transizione politica e la democratizzazione devono essere collegate con il rispetto dei diritti umani, la promozione della giustizia, la trasparenza, la responsabilizzazione, la riconciliazione, lo Stato di diritto e la creazione di istituzioni democratiche, prestando debita attenzione all'uguaglianza di genere e alla giustizia giovanile; sottolinea l'importanza del diritto di riparazione riguardo alle violazioni dei diritti umani commesse dai precedenti regimi; pone in evidenza che l'UE dovrebbe sempre favorire un approccio contestuale alla giustizia di transizione, rispettando al contempo rigorosamente il principio dell'assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario;

37.    sottolinea che l'UE deve dare pieno appoggio ai paesi che hanno esautorato regimi autoritari e stanno attraversando una transizione verso la democrazia sostenendo la società civile come attore cruciale nella difesa dello Stato di diritto, dell'assunzione di responsabilità e della trasparenza e nella promozione dei movimenti sociali per il cambiamento politico e la partecipazione; ricorda che la polizia, l'esercito e la magistratura sono spesso utilizzati come strumenti per perpetrare sistematiche violazioni dei diritti umani; sottolinea pertanto che la riforma istituzionale di questi organismi deve prevedere maggiori assunzioni di responsabilità e trasparenza nei processi di transizione;

38.    ritiene che gli strumenti finanziari esterni dell'UE siano un mezzo importante per promuovere e difendere i valori dell'Unione all'estero; accoglie positivamente, in tale contesto, l'impegno di porre i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto al centro dell'azione esterna dell'UE; chiede che siano migliorate la coerenza e l'efficacia di diversi strumenti tematici e geografici al fine di raggiungere questo obiettivo strategico;

39.    incoraggia vivamente l'UE a sostenere una società civile attiva e indipendente in tutto il mondo sia sul piano politico che finanziario, in particolare attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR); ritiene che l'apertura dei programmi europei per la mobilità degli studenti ai giovani dei paesi terzi e la messa a punto di programmi di formazione per i giovani professionisti promuoverebbero la partecipazione attiva dei giovani allo sviluppo democratico e rafforzerebbero la società civile; deplora il fatto che la libertà di riunione, quale condizione fondamentale per qualsiasi sviluppo democratico e questione particolarmente delicata nei paesi di transizione, sembri essere stata ignorata nel piano d'azione dell'UE in materia di diritti umani e democrazia; invita il SEAE e gli Stati membri a elaborare linee guida sulla libertà di riunione;

40.    accoglie con favore l'istituzione del Fondo europeo per la democrazia (FED) e chiede che esso fornisca sostegno a quanti lottano per il cambiamento democratico, offrendo loro finanziamenti flessibili su misura per le loro esigenze; invita l'UE e i suoi Stati membri a garantire un sostegno finanziario adeguato a detto Fondo; rammenta l'importanza fondamentale di evitare una sovrapposizione tra il mandato e le attività del Fondo e gli strumenti esterni dell'UE nel settore, segnatamente quelli nel settore dei diritti umani e della democrazia;

La politica di allargamento, democratizzazione e diritti umani

41.    sottolinea l'importanza epocale del processo di allargamento quale strumento di sostegno della democratizzazione e del miglioramento della tutela dei diritti umani;

42.    accoglie con favore la decisione della Commissione di mettere lo Stato di diritto al centro del processo di allargamento; esorta l'UE a continuare a vigilare nel corso dei processi di allargamento e a esigere una rigorosa applicazione delle disposizioni fondamentali in materia di diritti umani, quali la tutela attiva dei diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali, al fine di salvaguardare la parità di trattamento di tali minoranze per quanto riguarda l'istruzione, l'assistenza sanitaria, i servizi sociali e altri servizi pubblici, la realizzazione dello Stato di diritto e l'adozione di misure risolute per combattere tutte le forme di corruzione, assicurare l'accesso effettivo alla giustizia e la garanzia delle libertà fondamentali, nonché l'uguaglianza piena ed effettiva tra le persone appartenenti a minoranze nazionali o alla maggioranza nazionale in tutti i settori della vita sociale, economica, politica e culturale;

43.    osserva con preoccupazione che il rispetto dei diritti delle minoranze rappresenta uno dei principali problemi individuati nella strategia di allargamento della Commissione per il 2012-2013; incoraggia gli Stati membri, così come i paesi candidati e potenziali candidati, ad avviare un dibattito pubblico sull'accettazione delle minoranze e sulla loro inclusione nel sistema d'istruzione, sul coinvolgimento della società civile, sul miglioramento delle condizioni di vita e sulla sensibilizzazione in generale; si rammarica del fatto che la comunità Rom sia particolarmente penalizzata in tutta la regione dei Balcani occidentali, il che ha un effetto negativo sui processi di partenariato; esorta gli Stati interessati ad attuare misure efficaci per far fronte a problemi quali la discriminazione e la segregazione e l'accesso all'alloggio e all'assistenza sanitaria; condanna l'istigazione all'odio e ai pregiudizi in generale, così come gli atti negativi e le discriminazioni basate sul genere o sull'orientamento sessuale, o rivolte verso gruppi vulnerabili e persone con disabilità; sottolinea che si tratta di un problema ricorrente in molti paesi dell'allargamento, oltre che nella maggior parte degli Stati membri;

44.    osserva che la libertà dei media ha generalmente fatto progressi nei paesi dell'allargamento; deplora, tuttavia, la mancanza di misure volte a garantire la libertà di espressione in alcuni paesi dell'allargamento, che spesso porta ad autocensura, interferenze politiche, pressioni economiche e alla persecuzione dei giornalisti o all'uso della violenza nei loro confronti; esprime, a questo proposito, forte preoccupazione rispetto all'aumento delle violazioni della libertà di espressione e di stampa in Turchia;

La sfida delle transizioni nella politica di vicinato

45.    riconosce le sfide connesse alla transizione democratica nel vicinato meridionale e orientale; prende atto della crescente divergenza nelle riforme democratiche in tale vicinato; ribadisce l'importanza delle organizzazioni della società civile e dei diritti umani nel processo di transizione democratica; incoraggia pertanto a fare distinzione tra la dimensione meridionale e quella orientale della politica di vicinato, al fine di rispondere più efficacemente alle caratteristiche e alle esigenze specifiche di ciascuna zona geografica;

46.    accoglie con favore i progressi realizzati nell'ambito dei negoziati tra l'UE e determinati paesi vicini in merito agli accordi di associazione, ivi comprese le zone di libero scambio globali e approfondite; prevede che il vertice di Vilnius a novembre sarà un momento fondamentale per rafforzare ulteriormente le relazioni tra l'UE e i paesi del partenariato orientale;

47.    rileva il nuovo approccio dell'UE volto a rafforzare il partenariato tra l'UE e i paesi e le società del suo vicinato, sulla base della reciproca assunzione di responsabilità e dell'impegno condiviso a favore dei valori universali dei diritti umani, della democrazia, della giustizia sociale e dello Stato di diritto; deplora le politiche dell'Unione europea e degli Stati membri volte a fare di taluni paesi terzi che rientrano nella politica europea di vicinato i gendarmi della politica di immigrazione e asilo dell'Unione, molto spesso in spregio ai diritti più basilari delle persone che tentano con tutti i mezzi di raggiungere l'Europa; si rammarica del fatto che gli aiuti per questi paesi siano spesso subordinati alla firma di accordi di riammissione dei loro cittadini o di coloro che sono transitati in quei paesi prima di raggiungere il suolo dell'Unione europea; esprime preoccupazione per le il relative conseguenze, comprese le violazioni del diritto di asilo e del diritto internazionale, in particolare degli obblighi in materia di salvataggio in mare; esorta il SEAE e la Commissione a garantire l'attuazione efficace e trasparente di questo approccio, tenendo debitamente conto delle relazioni del Parlamento;

48.    rileva con preoccupazione la fragilità dei processi democratici e il deterioramento dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella maggior parte dei paesi del vicinato; sottolinea che il buon governo, la trasparenza, la libertà di associazione, di espressione, di pensiero, di coscienza, di religione e di riunione, la libertà di stampa e dei media, lo Stato di diritto e una magistratura indipendente sono essenziali per sostenere le transizioni democratiche; ribadisce l'importanza di rispettare e promuovere l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne, unitamente allo sviluppo sociale e alla riduzione delle disuguaglianze; riconosce il ruolo fondamentale della società civile nella costruzione di un sostegno pubblico alle riforme democratiche nei paesi del vicinato;

49.    deplora il fatto che in alcuni paesi le organizzazioni della società civile devono affrontare gravi limitazioni, ad esempio ostacoli alla libertà di circolazione, azioni legali contro i dirigenti delle ONG e i difensori dei diritti umani, procedure burocratiche farraginose, l'aggressivo ricorso alle disposizioni legislative penali sulla diffamazione contro le ONG o un totale divieto del loro funzionamento, regole restrittive di controllo dei finanziamenti esteri o l'obbligo di subordinare ad autorizzazione l'accettazione di finanziamenti; sottolinea a tale proposito la rilevanza del Fondo europeo per la democrazia come forma di sostegno flessibile e discreta del potenziale democratico delle società nazionali prima e durante il processo di trasformazione democratica;

50.    deplora l'assenza di progressi nel conseguimento di una soluzione politica sostenibile per quanto riguarda i "conflitti congelati"; sottolinea che il dialogo politico deve tenere pienamente conto e rispettare appieno l'integrità territoriale e i confini riconosciuti a livello internazionale dei paesi in oggetto; esorta l'Unione europea a impegnarsi più attivamente a tale riguardo;

51.    sottolinea l'importanza delle istituzioni nazionali di difesa dei diritti umani nell'architettura dei diritti umani a livello nazionale, anche in termini di monitoraggio e sensibilizzazione in materia, nonché di garanzia di una riparazione per le violazioni; esorta il SEAE e la Commissione a elaborare una politica a sostegno delle istituzioni nazionali di difesa dei diritti umani e a sostenerne la creazione e il rafforzamento conformemente ai principi di Parigi come priorità nell'assistenza esterna, in particolare nell'ambito dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI);

52.    permane preoccupato per l'assenza di democrazia, Stato di diritto, libertà fondamentali e rispetto dei diritti umani in Bielorussia;

53.    osserva con preoccupazione i casi di giustizia selettiva in alcuni paesi del vicinato orientale; ricorda che l'UE continua a chiedere il rilascio di prigionieri politici quali Yulia Tymoshenko in Ucraina; ribadisce che la responsabilità politica e quella penale dovrebbero essere chiaramente distinte nei paesi che si sono impegnati al rispetto dei valori democratici;

54.    appoggia tutti i passi compiuti sul percorso del dialogo politico, essenziale per far progredire la transizione in Egitto; esprime profonda preoccupazione per le recenti crisi e la polarizzazione politica nel paese, inclusi i disordini di piazza tra l'esercito e i sostenitori dei Fratelli musulmani, il terrorismo e gli scontri violenti nel Sinai; condanna la violenza estremista nei confronti delle minoranze, ivi comprese le comunità cristiane copte; esprime solidarietà al popolo egiziano nella lotta per la democrazia; si compiace degli sforzi profusi dall'Unione e dal VP/AR per trovare una via d'uscita dalla crisi e fa presente ancora una volta l'urgente necessità di un dialogo politico costruttivo e inclusivo al fine di definire una chiara tabella di marcia per la transizione verso una democrazia reale e sostenibile; invita tutti i leader politici del paese a trovare un modo per sbloccare la pericolosa situazione di stallo e concordare l'attuazione di misure tangibili di creazione della fiducia per evitare il rischio di altri spargimenti di sangue e polarizzazione del paese; sollecita un rapido ritorno al processo democratico, il che comprende elezioni presidenziali e parlamentari libere ed eque nel quadro di un processo pienamente inclusivo; esorta le autorità egiziane a proseguire il lavoro su una costituzione inclusiva con pari diritti per tutti;

55.    chiede che si ponga immediatamente fine a tutti gli atti di violenza, aggressione sessuale e alle altre forme di trattamento degradante nei confronti delle manifestanti e delle attiviste per i diritti delle donne, che si proceda a indagini serie e imparziali su tutti i casi in questione e che i responsabili rispondano pienamente dei loro atti;

56.    continua a essere profondamente preoccupato per la situazione di crisi in Siria; deplora con il massimo vigore possibile l'utilizzo di armi chimiche e il ricorso eccessivo alla forza e alla violenza nei confronti della popolazione civile e delle minoranze del paese, che non possono essere giustificati in alcun caso, e condanna la portata degli abusi da parte dello Stato, che possono costituire crimini contro l'umanità; ribadisce il forte sostegno all'appello lanciato dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in vista di un deferimento, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, della situazione in Siria alla Corte penale internazionale ai fini di un'inchiesta ufficiale; invita tutte le fazioni armate a porre immediatamente fine alle violenze in Siria; esprime forte preoccupazione per la crisi umanitaria in atto, compresa la situazione dei rifugiati, e per le implicazioni che essa può avere per i paesi vicini e la stabilità nella regione; sottolinea nuovamente che l'assistenza umanitaria a coloro che necessitano di beni e servizi di base in Siria e nei paesi vicini deve costituire una priorità immediata per la comunità internazionale e l'Unione europea; ritiene che la soluzione del conflitto risieda in meccanismi politici e processi diplomatici; sottolinea l'importanza di attuare con rigore la convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione; accoglie con favore la recente risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la proposta del Segretario generale dell'ONU di tenere una conferenza "Ginevra II" a dicembre 2013; condanna la persecuzione dei cristiani e di altre minoranze religiose in Medio Oriente;

Giustizia di transizione e sfida della costruzione della pace post-conflitto

57.    ritiene che l'assunzione di responsabilità per le violazioni commesse nel passato sia un aspetto fondamentale nel processo di costruzione di una riconciliazione sostenibile; invita l'UE e i suoi Stati membri ad appoggiare la partecipazione sistematica delle donne ai processi di pace e al processo decisionale in campo economico, anche nelle situazioni di transizione democratica e di risoluzione dei conflitti, e sottolinea l'importanza essenziale di tale partecipazione; esorta a sottoporre i criminali di guerra alla Corte penale internazionale e invita gli Stati membri a rafforzare la loro cooperazione con detta Corte in questo ambito; accoglie con favore l'intenzione del SEAE di sviluppare una politica specifica sulla giustizia di transizione per aiutare le società a superare gli abusi del passato e lottare contro l'impunità, e incoraggia una tempestiva definizione di tale politica; sottolinea la necessità di affrontare la giustizia di transizione in modo coerente con il sostegno dell'UE alla giustizia penale internazionale in generale e alla Corte penale internazionale in particolare; richiama in special modo l'attenzione sull'esperienza dell'UE nei Balcani occidentali, quale fonte di ispirazione; invita l'UE a sostenere attivamente il mandato, di recente creazione, del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione della verità, della giustizia, della riparazione e delle garanzie di non-recidiva;

58.    sottolinea che un elemento chiave della strategia UE per la giustizia di transizione deve essere il sostegno alla riforma istituzionale della magistratura, onde migliorare il funzionamento dello Stato di diritto secondo gli standard internazionali; sottolinea la necessità di garantire che chi ha commesso crimini in passato sia perseguito da tribunali nazionali o internazionali; pone in evidenza l'importanza del dialogo pubblico per confrontarsi con il passato, di un'adeguata consultazione delle vittime e di programmi di compensazione che comprendano indennizzi; ritiene che un attento esame del curriculum personale di chi lavora nelle istituzioni di transizione costituisca un test di credibilità per la giustizia di transizione;

59.    prende atto della particolare difficoltà di sviluppare politiche coerenti per le transizioni post-conflitto; sottolinea pertanto la necessità di rafforzare il rispetto e il controllo dei diritti umani internazionali e delle norme del diritto umanitario in situazioni di conflitto armato e incoraggia il SEAE a sostenere le organizzazioni della società civile impegnate nella promozione del rispetto del diritto umanitario da parte di attori armati statali e non statali, rivolgendo particolare attenzione ai diritti delle donne e alla tutela dell'interesse superiore del minore;

60.    condanna con la massima fermezza le gravi violazioni dei diritti umani commesse in situazioni di conflitto armato durante crisi recenti o in corso, come in Siria, nel Mali, nella Repubblica democratica del Congo e in Repubblica Centrafricana, in particolare le esecuzioni sommarie, gli stupri e le altre forme di violenza sessuale, gli atti di tortura, gli arresti e le detenzioni arbitrari, con particolare riferimento alla situazione delle donne e dei bambini, categorie particolarmente vulnerabili; esorta l'UE a lottare contro l'impunità in tutti questi casi e a sostenere l'azione delle magistrature nazionali e della Corte penale internazionale per assicurare i responsabili alla giustizia; incoraggia l'UE a integrare meccanismi di prevenzione della tortura in tutte le attività nel quadro delle sue relazioni esterne;

61.    invita il VP/AR e il SEAE a condurre una valutazione politica approfondita dei tragici eventi in Siria, Libia e Mali e di altri conflitti recenti, al fine di rivedere gli orientamenti UE in materia di diritto internazionale umanitario e cercare di attuarli in modo più efficace; invita l'UE a sostenere l'iniziativa avviata dal Comitato internazionale della Croce Rossa e dal governo della Svizzera per riformare l'attuale quadro di governance internazionale per quanto riguarda il diritto internazionale umanitario; sostiene l'impegno dell'UE a favore di una riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che consenta di rispondere in maniera più efficace alle crisi del mondo contemporaneo;

62.    accoglie con favore il varo, nel gennaio 2014, dell'iniziativa "Volontari europei per l'aiuto umanitario", che consentirà di creare opportunità di formazione e di mobilitazione in operazioni umanitarie nel mondo per oltre 8 000 cittadini dell'UE e di paesi non UE; osserva che, secondo le previsioni, altre 10 000 persone dovrebbero sostenere il corpo volontario europeo di aiuto umanitario in qualità di "volontari online", con compiti che possono essere svolti da casa mediante computer;

63.    invita l'UE a elaborare una posizione comune dell'Unione in materia di droni armati;

Transizioni bloccate e paesi che destano preoccupazioni

64.    richiama altresì l'attenzione sulle transizioni bloccate in paesi e regioni dove i movimenti di riforma e i processi di transizione sono stati fermati o repressi dal regime al potere; esorta l'Unione europea a proseguire i suoi sforzi per convincere le élite al potere in tali paesi, così come in altri paesi che destano preoccupazione e sono ancora sotto un dominio autoritario, ad avviare un processo di riforma per sviluppare democrazie forti e stabili, nelle quali siano rispettati lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali; ritiene che detto atteggiamento di persuasione debba permeare tutti i dialoghi con i relativi partner, anche al più alto livello politico, mediante il ricorso a tutti i settori pertinenti della politica esterna dell'UE, vale a dire sviluppo, commercio ecc.;

65.    ricorda che nei paesi e nelle regioni in cui la transizione è bloccata mancano riforme democratiche e l'assunzione di responsabilità politica; ribadisce che tutti i cittadini hanno il diritto di partecipare pienamente e liberamente a una vita politica caratterizzata da elezioni libere, eque e aperte, con più di un partito e diverse fonti di informazione alternative e indipendenti;

66.    esprime forte preoccupazione per le recenti norme repressive e la loro applicazione arbitraria da parte delle autorità russe, una situazione che spesso sfocia in vessazioni nei confronti delle ONG, degli attivisti della società civile, dei difensori dei diritti umani, delle minoranze e delle persone LGBTI; chiede all'Unione di esprimere tale preoccupazione a tutti i livelli politici; sollecita il rilascio di Mikhail Khodorkovsky e di altri prigionieri politici e deplora l'uso politico della giustizia; esorta le autorità russe a condurre indagini imparziali e ad assicurare alla giustizia i responsabili della morte di Sergei Magnitsky, Natalia Estemirova, Anna Politkovskaya, Stanislav Markelov e Vasily Alexanian; si rammarica che il Consiglio non abbia tenuto conto della raccomandazione del Parlamento, del 23 ottobre 2012, sul caso Magnitsky; invita pertanto il Consiglio ad adottare una decisione che istituisca un elenco UE comune di funzionari coinvolti nella morte di Sergei Magnitsky; aggiunge che tale decisione del Consiglio dovrebbe imporre sanzioni mirate nei confronti di tali funzionari;

67.    esprime preoccupazione per le continue repressioni di giornalisti indipendenti e di attivisti per i diritti umani, nonché per la soppressione del dissenso politico a Cuba; richiama l'attenzione sulla situazione dei prigionieri di coscienza a Cuba, che continuano a essere condannati in base a prove falsificate o a essere sottoposti a carcerazione preventiva; invita il SEAE e il VP/AR a promuovere, nel quadro delle Nazioni Unite, una commissione d'inchiesta internazionale e indipendente incaricata di esaminare le circostanze in cui sono morti, nel luglio 2012, i difensori dei diritti umani e dissidenti pacifici cubani Oswaldo Payá Sardiñas (premio Sakharov 2002) e Harold Cepero;

68.    sottolinea la necessità di un controllo internazionale della situazione dei diritti umani in Cina e invita gli Stati membri dell'UE a impegnarsi attivamente per mettere in atto tale controllo, visto che il dialogo UE-Cina sui diritti umani non è riuscito a ottenere risultati significativi e tangibili; continua a nutrire preoccupazione per le crescenti restrizioni poste ai difensori dei diritti umani, agli avvocati, agli attivisti della società civile, ai giornalisti e ai blogger; sostiene la richiesta interna della popolazione cinese di poter godere delle libertà e dei diritti fondamentali che le spettano; ricorda che l'UE potrebbe fungere da intermediario a tale riguardo creando maggiore fiducia, individuando nuove modalità di dialogo e migliorando gli strumenti già esistenti;

69.    esorta le autorità cinesi a impegnarsi a fondo con il popolo tibetano al fine di valutare le cause alla base dell'elevato numero di autoimmolazioni; condanna il reinsediamento e la ricollocazione non volontari dei nomadi tibetani, in quanto pratiche che costituiscono una minaccia alla sopravvivenza di uno stile di vita che fa parte dell'identità tibetana; esorta il SEAE, in linea con gli orientamenti dell'UE sulla libertà di religione o di credo recentemente approvati, a prestare particolare attenzione alla questione della repressione religiosa in Tibet e a invitare la Cina a porre fine alle sue politiche restrittive in materia di buddismo tibetano; sottolinea la necessità di migliorare il sistema d'istruzione con particolare attenzione all'istruzione bilingue nella regione, al fine di preservare l'identità e il patrimonio nazionali, nonché di affrontare le cause all'origine della disoccupazione giovanile;

70.    esprime forte preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Iran, la costante repressione dei riformisti, il crescente numero di detenuti politici e detenuti di coscienza e fede, la discriminazione e la persecuzione della comunità Baha'i, il numero costantemente elevato di esecuzioni, anche di minori, l'ampio ricorso alla tortura, l'iniquità dei processi, le cauzioni esorbitanti richieste per concedere la libertà provvisoria, nonché le pesanti restrizioni della libertà di informazione, espressione, riunione, religione, istruzione e movimento; accoglie con favore la scarcerazione di vari detenuti di coscienza in Iran, tra cui Nasrin Sotoudeh, avvocato vincitore del premio Sakharov; esorta le autorità iraniane a rilasciare i tre leader dell'opposizione Mehdi Karroubi, Zahra Rahnavard e Mir Hossein Mousavi, tenuti per oltre due anni agli arresti domiciliari senza alcuna accusa, a consentire al relatore speciale dell'ONU per i diritti umani in Iran di visitare il paese, ad adoperarsi per una moratoria sulla pena di morte, a rimuovere la censura relativa a Internet e a consentire la libertà di espressione in Iran; constata la ripresa dei contatti diplomatici tra l'Iran e la comunità internazionale e auspica che i negoziati tra il gruppo di paesi E3+3 e l'Iran in merito al programma nucleare iraniano si concludano in maniera soddisfacente e accettabile per entrambe le parti;

71.    esprime profonda preoccupazione per il continuo deteriorarsi della situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC); richiama l'attenzione sulle pertinenti risoluzioni d'urgenza (articolo 122) approvate dal Parlamento europeo e invita la RPDC ad avviare un dialogo incisivo in materia di diritti umani con l'Unione europea; invita la RPDC a mettere fine alle uccisioni extragiudiziali e alle sparizioni forzate, a liberare i prigionieri politici e a permettere ai suoi cittadini di viaggiare liberamente, tanto all'interno quanto all'esterno del paese; invita la RPDC a garantire la libertà di espressione e la libertà di stampa per i mezzi d'informazione nazionali e internazionali e a consentire ai suoi cittadini un accesso a Internet non soggetto a censura; osserva che tutte le azioni provocatorie della RPDC, nonché le misure restrittive imposte ai suoi cittadini, hanno generato una povertà diffusa e una deprivazione materiale;

72.    nutre gravi preoccupazioni in merito al Kashmir, dove ogni atto di violenza nei confronti dei civili va condannato fermamente; è consapevole dello svolgimento di indagini sulla questione delle tombe non identificate; esorta tuttavia a porre i meccanismi di protezione dei diritti umani al centro di qualsiasi tentativo volto a individuare la responsabilità e garantire l'assunzione di responsabilità per gli abusi nei confronti dei civili;

73.    invita l'Unione europea a impegnarsi in una strategia coordinata e inclusiva nel Sahel, onde migliorare la sicurezza nella regione, da un lato, e promuovere i diritti umani, dall'altro, in modo da far cessare violazioni dei diritti umani come le torture, gli arresti spesso arbitrari di oppositori e giornalisti, la repressione delle manifestazioni pacifiche, le violenze perpetrate nei confronti delle donne come gli stupri, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, le discriminazioni basate sull'appartenenza etnica o a una casta, contribuendo in tal modo alla creazione di uno Stato di diritto garante dei diritti e delle libertà fondamentali;

74.    invita l'Unione europea a elaborare un'efficace politica di sanzioni verso tutti i regimi che attuano metodi repressivi nei confronti della popolazione civile;

75.    invita l'UE a continuare a sostenere attivamente i difensori dei diritti umani, anche tramite la tempestiva messa a disposizione di rifugi temporanei per i soggetti a rischio; invita l'UE a estendere la sua politica a sostegno dei difensori dei diritti umani agli informatori e ai giornalisti investigativi, che possono contribuire significativamente alla protezione e alla promozione dei diritti umani;

Osservazione elettorale e politiche di promozione della democrazia

76.    accoglie favorevolmente il continuo sostegno che l'Unione europea fornisce ai processi elettorali in tutto il mondo inviando missioni di osservazione elettorale (MOE) e missioni di esperti elettorali (MEE), nonché assicurando assistenza elettorale e sostegno agli osservatori locali; rileva che tali missioni hanno recentemente contribuito a sostenere lo sviluppo democratico nel vicinato dell'Unione europea e hanno assistito al passaggio del potere all'opposizione (Senegal) e al consolidamento della democrazia emergente dal conflitto (Sierra Leone);

77.    sottolinea l'importanza di dare un seguito alle relazioni e alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale; pone in evidenza la propria iniziativa di rafforzare il seguito dato alle raccomandazioni delle MOE utilizzandole come parte di una "tabella di marcia per la democrazia" nel paese interessato e di conferire al capo degli osservatori un ruolo speciale per garantire il seguito e l'attuazione delle raccomandazioni con il sostegno degli organi permanenti del Parlamento;

78.    sottolinea l'importanza di rafforzare la capacità operativa dei parlamenti tra le elezioni; ricorda, in questo contesto, l'impegno assunto dall'Unione europea nel Forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti allo sviluppo per fondare la cooperazione sulla "titolarità democratica", con particolare riferimento al ruolo rafforzato dei parlamenti; esorta l'UE ad adoperarsi per un approccio basato sui diritti, con l'obiettivo di integrare i principi dei diritti umani nelle sue attività operative e sostenere le tematiche concernenti i diritti umani nell'agenda di sviluppo globale, conformemente al piano d'azione;

79.    rammenta l'impegno del VP/AR di concentrarsi sulla partecipazione delle donne e delle minoranze nazionali all'attività di osservazione elettorale, nonché sulla partecipazione delle persone disabili, sia in qualità di candidati che di elettori; chiede che le conclusioni delle missioni di osservazione elettorale dell'UE siano tenute sempre in considerazione in sede di elaborazione dei programmi volti a favorire la piena e uguale partecipazione delle donne ai processi elettorali e nell'attuazione delle raccomandazioni delle missioni stesse;

Libertà di espressione

80.    sottolinea la particolare importanza della libertà di espressione, compresa la libertà dei media, nelle situazioni di transizione; si compiace dell'impegno assunto dall'UE di elaborare linee guida sulla libertà di espressione (online e offline) e raccomanda inoltre all'UE di sviluppare un metodo per il controllo e la reazione alle modifiche delle normative che limitano il pluralismo e la libertà di stampa nei paesi terzi;

81.    esprime forte e continua preoccupazione per la censura sul web e la sua deplorevole diffusione in molti paesi; sottolinea che, nelle sue politiche, l'UE deve dare priorità all'attuazione del diritto di partecipazione e del diritto di accesso alle informazioni quali principi centrali della democrazia, da realizzare anche online, e che essa deve ricorrere a tutti i meccanismi disponibili, come i principi dei dati aperti, per rafforzare la responsabilità pubblica; ritiene che ciò debba accadere su tutti i piani del dialogo con i paesi terzi, anche nelle relazioni bilaterali ai più alti livelli; pone in evidenza l'importanza dei media online per il funzionamento e l'efficacia della società civile, inclusi i difensori dei diritti umani, i sindacati e coloro che segnalano le irregolarità; invita la Commissione e il SEAE a intensificare gli sforzi volti a integrare la libertà digitale nelle relazioni esterne dell'UE;

Sostegno dell'Unione europea ai diritti umani universali

82.    sostiene pienamente la posizione affermativa adottata dall'Unione europea nel quadro strategico in materia di diritti umani e democrazia per quanto riguarda la promozione e la tutela di tutti i diritti umani, così come l'impegno a pronunciarsi apertamente contro qualsiasi tentativo di compromettere il rispetto dell'universalità dei diritti umani; ribadisce il suo pieno sostegno all'indivisibilità e all'universalità dei diritti umani, tra cui quelli enunciati nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, conformemente all'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (titolo V, capo I – Disposizioni generali sull'azione esterna dell'Unione), e invita l'UE a fare altrettanto;

Sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite

83.    ribadisce il proprio sostegno al rafforzamento del sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite in quanto fondamentale per la promozione dei diritti umani universali; riconosce gli sforzi compiuti dall'Unione europea nella revisione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e invita tutti i membri di tale Consiglio a mantenere gli standard di diritti umani più elevati e a rispettare le promesse fatte prima della loro elezione; considera l'indipendenza dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e di quanti detengono mandati di procedura speciali delle Nazioni Unite un presupposto fondamentale per il loro funzionamento efficiente e sottolinea la necessità di finanziamenti privi di destinazione specifica per garantire tale indipendenza;

84.    accoglie con favore l'avvio del secondo ciclo del processo di revisione periodica universale (UPR) e chiede che l'UE continui a prestare attenzione al rafforzamento della procedura UPR e al grado di attuazione delle raccomandazioni UPR che i paesi hanno accettato e promesso di realizzare;

85.    invita gli Stati membri dell'UE ad avanzare sulla scorta dell'impegno assunto nel quadro strategico dell'UE di ratificare e attuare i principali trattati internazionali in materia di diritti umani, in particolare ratificando e attuando i dieci principali trattati sui diritti umani delle Nazioni Unite e i relativi protocolli opzionali, e a rilasciare le pertinenti dichiarazioni che assicurano l'accettazione di tutte le procedure riguardanti i singoli reclami e le indagini; sottolinea l'importanza di queste ratifiche per la credibilità interna ed esterna della politica dell'UE in materia di diritti umani; esprime profonda preoccupazione per il fatto che la persistente, mancata presentazione tempestiva, da parte di alcuni Stati membri dell'UE, delle loro relazioni periodiche agli organismi di controllo competenti in materia di diritti umani delle Nazioni Unite comprometta anche la credibilità della politica dell'UE in materia di diritti umani nei confronti dei paesi terzi;

86.    invita l'UE a incoraggiare i paesi terzi a cooperare pienamente con i relatori speciali delle Nazioni Unite e gli esperti indipendenti sui diritti umani, anche formulando inviti permanenti e accogliendo detti esperti;

87.    incoraggia l'UE e i suoi Stati membri a sostenere l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nell'attuazione della sua relazione del 2012 sul rafforzamento degli organismi delle Nazioni Unite, che ha un ruolo chiave nel controllo dell'effettiva attuazione degli obblighi in materia di diritti umani da parte di Stati che sono parti dei trattati delle Nazioni Unite sui diritti umani;

88.    evidenzia, alla luce dei principi del diritto umanitario internazionale sanciti nei regolamenti dell'Aia del 1907 (articoli 42-56), nella quarta Convenzione di Ginevra (GC IV, articoli 27-34 e 47-78) e nelle disposizioni del protocollo aggiuntivo I, che l'UE è tenuta a garantire che i partner rientranti nella categoria di forza di occupazione rispettino i propri obblighi nei confronti della popolazione nei territori occupati; ricorda che, ai sensi del diritto umanitario internazionale, la forza di occupazione deve garantire le norme in materia di sanità pubblica e la fornitura di cibo e di assistenza medica alla popolazione sotto occupazione; ribadisce che è vietato qualsiasi trasferimento della popolazione civile da parte della forza di occupazione nel territorio occupato e che alle persone accusate di reati penali deve essere garantito un procedimento penale nel rispetto delle garanzie giudiziarie internazionalmente riconosciute, come l'informazione sul motivo dell'arresto, la specificazione dei capi d'accusa e la garanzia di un equo processo il più presto possibile;

Corte penale internazionale

89.    ribadisce il proprio fermo sostegno alla Corte penale internazionale (CPI); considera il crescente numero di soggetti statali come uno sviluppo importante per rafforzare l'universalità della Corte; accoglie con favore la ratifica dello Statuto di Roma da parte del Guatemala nell'aprile 2012 e della Costa d'Avorio nel febbraio 2013;

90.    invita i ministri degli Esteri dell'Unione europea ad approvare le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" in cui si afferma il forte sostegno dell'UE e dei suoi Stati membri alla Corte penale internazionale, prendendo atto degli sforzi dell'UE di rivedere, aggiornare ed estendere continuamente i propri strumenti sulla Corte penale internazionale ed esprimendo l'impegno rinnovato ad adoperarsi per l'universalità dello Statuto di Roma al fine di ampliare l'accesso alla giustizia per le vittime di reati gravi ai sensi del diritto internazionale;

91.    deplora il fatto che lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale non sia ancora stato incluso nell'elenco del nuovo regolamento SPG relativo alle convenzioni necessarie per ottenere lo status SPG+; osserva che un certo numero di candidati allo status SPG+ non sono parte dello Statuto o non lo hanno ratificato (ad esempio Armenia e Pakistan); ribadisce la sua raccomandazione affinché lo Statuto di Roma sia inserito in un futuro elenco delle convenzioni;

92.    invita l'UE e i suoi Stati membri a sottolineare l'importanza della ratifica e dell'attuazione dello Statuto e dell'Accordo sui privilegi e le immunità della Corte (APIC) nei negoziati e dialoghi politici con i paesi terzi, con organizzazioni e raggruppamenti regionali, e a includere disposizioni relative alla Corte penale internazionale e alla giustizia internazionale negli accordi dell'UE con paesi terzi;

93.    incoraggia il SEAE a garantire che tutte le delegazioni e i rappresentanti speciali dell'UE siano pienamente informati della decisione del Consiglio dell'Unione europea e del piano d'azione sulla CPI, nonché del kit di strumenti di complementarità dell'UE, ed esorta altresì il SEAE a promuovere attivamente la Corte penale internazionale, l'esecuzione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità per i reati previsti dallo Statuto di Roma;

94.    invita le delegazioni e i rappresentanti speciali dell'UE, in particolare il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, a promuovere attivamente la Corte penale internazionale, l'esecuzione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità per i reati previsti dallo Statuto di Roma, nell'ambito dei dialoghi politici e delle riunioni con i paesi terzi; suggerisce, inoltre, il rafforzamento del sostegno finanziario destinato alla CPI;

95.    accoglie con favore l'adozione del kit di strumenti dell'UE per l'avanzamento della complementarità e invita il SEAE e la Commissione a intraprendere ulteriori passi per la sua efficace attuazione; incoraggia l'UE a garantire che il sostegno alla CPI sia opportunamente integrato in tutti i settori pertinenti della politica estera dell'UE;

96.    invita gli Stati membri dell'Unione europea ad attuare pienamente lo Statuto di Roma allineando la legislazione nazionale a tutti gli obblighi previsti dallo Statuto e a dar seguito alle richieste di assistenza e cooperazione della CPI in tutte le fasi dei procedimenti della Corte, in particolare per quanto riguarda esame preliminare, indagine, arresto e consegna, protezione delle vittime e dei testimoni, libertà provvisoria ed esecuzione delle sentenze; deplora che i contributi al fondo fiduciario per le vittime continuino a essere sufficienti e invita gli Stati membri dell'UE a garantire le risorse necessarie affinché il fondo adempia pienamente al proprio mandato;

97.    esprime sostegno per le attività di sensibilizzazione e informazione pubblica opportunamente finanziate attraverso il bilancio ordinario della Corte e sottolinea l'importanza di tali attività nel garantire la visibilità della giustizia;

98.    invita gli Stati membri dell'UE a ratificare gli emendamenti di Kampala allo Statuto di Roma e a incoraggiarne la ratifica da parte dei paesi terzi;

99.    invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a intensificare gli sforzi per la lotta contro l'impunità all'interno delle stesse frontiere dell'UE; li incoraggia a tale riguardo a tenere conto delle raccomandazioni della rete europea dei punti di contatto per quanto concerne i soggetti responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra;

Pena di morte

100.  ribadisce la sua univoca opposizione alla pena capitale e considera l'applicazione di una moratoria universale nell'ottica dell'abolizione della pena di morte a livello mondiale un obiettivo centrale della politica dell'UE in materia di diritti umani; sottolinea che non è mai stato dimostrato che la pena di morte sia un efficace deterrente alla criminalità e che, secondo i dati disponibili, essa è inflitta prevalentemente alle persone svantaggiate; plaude agli sforzi profusi dall'UE e dai suoi Stati membri in seno alle Nazioni Unite e sfociati nell'adozione della risoluzione dell'Assemblea generale sulla moratoria dell'applicazione della pena di morte nel dicembre 2012; esprime tuttavia preoccupazione per la ripresa delle esecuzioni in alcuni paesi; invita l'UE a continuare a intraprendere campagne mirate sulla pena di morte e a intensificare l'impegno nei confronti dei paesi che conservano la pena capitale; auspica di essere opportunamente consultato nel corso della revisione, prevista per il 2013, del regolamento (CE) n. 1236/2005 relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte o per la tortura;

101.  deplora il fatto che la Bielorussia sia l'ultimo paese del continente europeo a mantenere la pena di morte; ribadisce nuovamente il profondo rammarico per l'esecuzione di Dmitri Konovalov e Vladislav Kovalev; rinnova il suo invito alla Bielorussia affinché attui una moratoria sulla pena di morte, che porti in definitiva alla sua abolizione;

Imprese e diritti umani

102.  ribadisce che le imprese europee dovrebbero garantire, nell'ambito delle loro attività, il rispetto delle norme in materia di diritti umani, anche qualora operino fuori dei confini dell'UE; esprime preoccupazione per i casi segnalati di cooperazione tra talune imprese dell'UE e regimi autoritari, in particolare laddove il commercio di merci sensibili, come ad esempio nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ha portato a violazioni dei diritti umani;

103.  ribadisce l'importanza di promuovere la responsabilità sociale delle imprese (RSI) anche per le imprese che operano fuori dai confini dell'UE, nonché di garantire il rispetto della RSI lungo l'intera catena di fornitura; è convinto che le imprese europee, le loro controllate e i loro fornitori dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella promozione e nella divulgazione delle norme internazionali relative alle attività economiche e ai diritti umani a livello globale; sottolinea l'importanza di una rendicontazione valida in materia di diritti umani e dell'impatto sociale e ambientale generato dai progetti sostenuti dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) o che beneficiano dei crediti all'esportazione concessi dalle agenzie di credito europee; sottolinea che le operazioni di finanziamento realizzate da tali istituti dovrebbero contribuire ai principi generali che guidano l'azione esterna dell'Unione, a norma dell'articolo 21 del TUE;

104.  invita il SEAE a riferire in merito all'attuazione degli impegni assunti nell'ambito del piano d'azione dell'UE sui diritti umani per quanto riguarda i principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite; deplora l'assenza di progressi da parte della Commissione nel rispondere alla richiesta del Parlamento di proporre una legislazione che imponga alle imprese dell'UE di garantire che i loro acquisti non sostengano i responsabili dei conflitti e di gravi violazioni dei diritti umani;

105.  ricorda alla Commissione l'impegno assunto a settembre 2010 di esaminare la questione del lavoro forzato dei detenuti nei paesi terzi e di rivedere di conseguenza l'azione dell'UE al riguardo; chiede inoltre alla Commissione di riferire al Parlamento in merito al risultato di tale processo; invita la Commissione a introdurre una legislazione che vieti l'importazione nell'Unione europea di beni prodotti mediante il lavoro forzato e il lavoro carcerario;

Eradicazione di tutte le forme di discriminazione

106.  ricorda gli articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani che affermano che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e che ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate in tale Dichiarazione, senza distinzione alcuna; sottolinea l'importanza di combattere tutte le forme di discriminazione, comprese quelle basate sulla razza, sul colore, sul sesso, sull'orientamento sessuale, sulla lingua, sulla religione, sulla casta, sull'origine sociale, sulla cultura, sull'età, sulla nascita, sulla disabilità o su altra condizione; ribadisce il suo appello affinché la lotta contro la discriminazione e l'intolleranza sia un aspetto fondamentale della politica dell'UE in materia di diritti dell'uomo e affinché l'Unione fondi tale politica su una definizione inclusiva e globale della non discriminazione; sottolinea che il rispetto dei diritti delle minoranze è un fattore essenziale per la pace, lo sviluppo e la democrazia; accoglie con favore e incoraggia ulteriormente il dialogo condotto dall'UE con le Nazioni unite e le organizzazioni regionali nell'ambito di questa causa;

107.  invita l'UE a prestare particolare attenzione alla discriminazione basata su forme di stratificazione sociale come i sistemi di casta e sistemi analoghi di status ereditario, che hanno un impatto fortemente negativo e, talvolta, distruttivo sulle prospettive di un equo godimento dei diritti umani; ritiene che i paesi in cui vige ancora un sistema di casta vadano esortati a vietarlo e che occorra garantire l'effettiva attuazione delle disposizioni legislative volte a combattere tale sistema;

Libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo

108.  sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, così come racchiuso nell'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e in altri strumenti internazionali sui diritti umani, costituisce un diritto umano fondamentale, correlato ad altri diritti umani e libertà fondamentali, che comprende il diritto di credere o non credere e la libertà di praticare indistintamente confessioni teistiche, non teistiche o ateistiche, in pubblico o in privato, singolarmente o in comunità con altri, e il diritto di adottare, cambiare, abbandonare o riprendere il proprio credo; invita l'UE a promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo nei consessi internazionali e regionali e nelle relazioni bilaterali con i paesi terzi;

109.  ricorda che il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare costituisce un esercizio legittimo del diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione ed esorta il SEAE e gli Stati membri a invitare i paesi in cui esiste il servizio di leva obbligatorio a permettere un servizio alternativo di carattere non militare o civile, nell'interesse pubblico, che non abbia natura punitiva, nonché a evitare di comminare sanzioni, anche detentive, agli obiettori di coscienza che non svolgono il servizio di leva;

110.  condanna con la massima fermezza qualsiasi discriminazione, intolleranza, violenza e uccisione fondata sulla religione o sul credo, ovunque si verifichi e a chiunque sia rivolta; esprime particolare preoccupazione dinanzi alla crescente tendenza a risolvere i disaccordi di ordine religioso delle popolazioni ricorrendo alla violenza e alla persecuzione, una tendenza che impedisce la pace e la riconciliazione durature; esprime inoltre preoccupazione per l'atteggiamento sempre più ostile dei governi e della società in generale nei molti paesi che continuano a negare alle minoranze religiose o confessionali la libertà di culto o di espressione in pubblico della propria religione o del proprio credo; constata l'intensificazione dell'ostilità sociale e degli attacchi nei confronti di gruppi religiosi o confessionali, che hanno causato numerose vittime e feriti, e sottolinea che l'impunità e l'insufficiente protezione accordata alle minoranze religiose o alle comunità di fede continuano a destare preoccupazione;

111.  si oppone a qualsiasi legislazione che sanzioni coloro che decidono di cambiare la propria religione o il proprio credo; esprime profonda preoccupazione quanto alla pena detentiva o, addirittura, alla pena di morte previste in alcuni paesi in virtù di una legislazione di questo tipo; esprime inquietudine per il fatto che l'abbandono o il cambio di religione espongano le persone che hanno compiuto questa scelta a ostilità sociali, come atti di violenza e intimidazioni; si oppone alle norme che sanzionano le espressioni ritenute blasfeme, diffamatorie od oltraggiose nei confronti della regione o dei simboli, delle immagini o dei sentimenti religiosi; dichiara che tali leggi non sono conformi alle norme internazionali in vigore in materia di diritti umani; condanna le disposizioni della legge sulla blasfemia in Afghanistan, Bangladesh, Egitto, Pakistan e Arabia Saudita, che autorizzano la detenzione e la pena di morte;

112.  accoglie con favore i recenti inviti a presentare proposte nell'ambito dello Strumento per la promozione della democrazia e dei diritti umani (EIDHR), inviti che danno priorità e sostengono le azioni della società civile per la lotta alla discriminazione fondata sulla religione o sul credo; sollecita l'UE a sostenere gli sforzi inclusivi a favore di un dialogo interculturale e interconfessionale e di una cooperazione a vari livelli, che coinvolga i leader delle comunità, le donne, i giovani e i rappresentanti delle minoranze etniche, al fine di promuovere la costruzione della pace e la coesione sociale; invita l'UE e i suoi Stati membri a elaborare programmi di sovvenzioni per la protezione e la promozione della libertà di religione o di credo nei paesi in cui tale diritto è più a rischio;

113.  accoglie con favore l'impegno dell'Unione europea di promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo nei consessi internazionali e regionali, tra cui le Nazioni Unite, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), il Consiglio d'Europa e altri meccanismi regionali; esorta l'UE a continuare a presentare la sua risoluzione annuale sulla libertà di religione o di credo in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e a sostenere il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo;

I diritti e l'emancipazione delle donne e dei bambini

114.  esprime pieno appoggio all'attività delle Nazioni Unite volta a sostenere i diritti e l'emancipazione delle donne; esorta l'UE a intraprendere una campagna mirata sulla partecipazione politica ed economica delle donne e a sostenere iniziative di lotta alla violenza basata sul genere e al femminicidio; sostiene l'attuazione del piano d'azione sulla parità tra uomini e donne e l'emancipazione femminile nello sviluppo; invita le delegazioni dell'UE a introdurre misure specifiche sul ruolo dell'assistenza esterna e della cooperazione allo sviluppo nelle loro strategie locali di attuazione degli Orientamenti dell'UE sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti, inclusi i matrimoni forzati; sottolinea che il ruolo della Commissione e degli Stati membri in tale settore, tanto all'interno quanto all'esterno dell'Unione europea, non può limitarsi alla lotta contro la violenza sulle donne in tutte le sue forme – che sia fisica, psicologica, sociale o economica – e che è opportuno dare priorità all'educazione indifferenziata per i due sessi fin dalla più giovane età; invita la Commissione e il Consiglio a incoraggiare ulteriormente i paesi terzi a tener conto dei diritti delle donne in sede di elaborazione della legislazione nazionale e a garantire la debita attuazione di tutte le relative disposizioni;

115.  ribadisce la condanna degli abusi e di tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica; invita pertanto tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa a firmare e ratificare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, ed esorta l'Unione ad avviare un processo di adesione a tale Convenzione onde garantire la coerenza tra l'azione interna ed esterna dell'UE in materia di violenza contro le donne; sottolinea l'importanza delle campagne di informazione e sensibilizzazione nelle comunità in cui vengono praticati mutilazione genitale femminile, abusi sessuali sulle giovani ragazze, matrimoni precoci e forzati, femminicidi e altre violazioni dei diritti umani basate sul genere, nonché di coinvolgere nell'elaborazione e nell'attuazione di tali campagne i difensori dei diritti umani che operano già per porre fine a tali pratiche; sollecita il SEAE e gli Stati membri a continuare ad affrontare la questione della mutilazione genitale femminile nei loro dialoghi politici e strategici con i paesi partner in cui esiste ancora tale pratica;

116.  invita l'UE a tutelare ulteriormente i diritti riproduttivi e sottolinea la necessità di porre tali politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi; condanna fermamente la pratica ignobile della mutilazione genitale femminile diffusa in determinate parti dell'Africa, i delitti d'onore, l'aborto in funzione del sesso del nascituro e i matrimoni forzati; rammenta le importanti conclusioni della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite su popolazione e sviluppo (ICPD) tenutasi al Cairo;

117.  sostiene l'iniziativa "Education First" del Segretario generale delle Nazioni Unite, dal momento che l'accesso all'istruzione consente di garantire una maggiore tutela contro le minacce poste al futuro delle ragazze (matrimoni e gravidanze precoci, HIV, povertà, violenza domestica e sessuale), nonché di ridurre il tasso di mortalità infantile e delle madri;

118.  chiede di intensificare gli sforzi per garantire la realizzazione più completa possibile, prima delle scadenze stabilite, degli Obiettivi di sviluppo del Millennio per quanto concerne l'uguaglianza di genere, la salute delle madri, l'accesso a sistemi sanitari adeguati, l'istruzione e i diritti inerenti alla salute sessuale e riproduttiva, in particolare per i gruppi più vulnerabili come le ragazze e le giovani donne, sulla base di un forte impegno da parte dei governi a favore del rafforzamento dei meccanismi di responsabilità e monitoraggio degli obblighi esistenti in materia di diritti umani, della promozione di un accesso universale alla giustizia e della garanzia di un'effettiva partecipazione di tutti, compresi i più emarginati e svantaggiati, allo sviluppo, al processo decisionale e all'attuazione; raccomanda vivamente di includere i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere come obiettivo indipendente tra gli Obiettivi di sviluppo del Millennio post 2015, ponendo un forte accento sulla salute sessuale e riproduttiva e i diritti ad essa inerenti;

119.  esorta l'UE e i suoi Stati membri a garantire che il processo di revisione dell'ICPD+20 sfoci in un riesame globale di tutti gli aspetti legati alla piena fruizione dei diritti sessuali e riproduttivi, nonché a riaffermare un approccio forte e progressivo nei confronti dei diritti sessuali e riproduttivi per tutti, che sia conforme alle norme internazionali in materia di diritti umani e preveda un'accresciuta responsabilità per quanto concerne il conseguimento degli obiettivi stabiliti; invita inoltre l'UE e gli Stati membri a garantire che il processo di revisione sia condotto in modo partecipativo e dia l'opportunità alle diverse parti interessate, inclusi la società civile nonché le donne, gli adolescenti e i giovani, di partecipare in maniera significativa; ricorda che il quadro in cui si inserisce tale revisione deve basarsi sui diritti umani e dedicare un'attenzione particolare ai diritti sessuali e riproduttivi;

120.  esprime profonda preoccupazione per quanto concerne il problema degli stupri; deplora il livello di impunità estremamente elevato nel caso degli stupri commessi in paesi come India e Pakistan;

121.  condanna l'ampio ricorso alla violenza sessuale e agli stupri come arma da guerra, in particolare nella regione dei Grandi Laghi; richiama l'attenzione sull'inclusione dei reati connessi al genere e dei reati di violenza sessuale nello Statuto di Roma in quanto crimine di guerra, crimine contro l'umanità o atto costitutivo rispetto al genocidio o alla tortura; accoglie positivamente, in questo contesto, la risoluzione 2106 (2013) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite sulla prevenzione della violenza sessuale nei conflitti adottata il 24 giugno 2013, che ribadisce che la CPI svolge un ruolo chiave nella lotta contro l'impunità per i crimini sessuali e di genere; invita l'UE a sostenere pienamente l'attuazione di questi principi; reitera inoltre l'impegno dell'UE di integrare i diritti umani e le questioni di genere nelle missioni PSDC, in conformità con le risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza;

122.  invita l'UE a dare priorità alla lotta contro la tratta degli essere umani; sottolinea la necessità di tenere conto degli aspetti interni ed esterni di tale fenomeno; sollecita gli Stati membri ad attuare la direttiva 2011/36/UE e la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016;

123.  chiede la ratifica universale della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia; invita la Commissione e il SEAE ad adottare misure in relazione ai diritti dei minori, con un accento particolare sulla violenza contro l'infanzia, e segnatamente sulle questioni del lavoro minorile forzato, dei matrimoni di minori, dell'arruolamento di bambini in gruppi armati, del loro disarmo, della loro riabilitazione e successiva reintegrazione, nonché a inserire la questione dei minori accusati di stregoneria nell'ordine del giorno dei dialoghi sui diritti umani con i paesi interessati; sottolinea l'importanza di conferire priorità ai diritti dei minori nell'ambito delle politiche esterne dell'UE;

124.  sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per applicare la strategia di attuazione riveduta degli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati; incoraggia l'UE ad approfondire ulteriormente la sua cooperazione con il rappresentante speciale delle Nazioni unite per i bambini coinvolti nei conflitti armati; accoglie con favore il lancio, avvenuto nel 2012, di una nuova linea di finanziamento a sostegno dei bambini coinvolti nei conflitti attraverso l'assistenza umanitaria, che consente di fornire accesso all'istruzione in situazioni di emergenza;

125.  rammenta le sue precedenti raccomandazioni volte a migliorare le procedure in relazione alle questioni dei diritti umani e a intensificare gli sforzi compiuti per integrare efficacemente i diritti umani nelle sue strutture e nei suoi processi; deplora l'assenza di miglioramenti per quanto concerne le discussioni in Aula e le risoluzioni sui casi di violazioni dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto e il relativo follow-up; accoglie con favore gli sforzi profusi per migliorare la cooperazione con i parlamenti nazionali degli Stati membri sulle tematiche concernenti i diritti umani;

126.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa e ai governi dei paesi e dei territori citati nella presente risoluzione.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2012)0503.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2012)0504.

(3)

GU L 200 del 27.7.2012, pag. 21.

(4)

Testi approvati, P7_TA(2012)0250.

(5)

Testi approvati, P7_TA(2013)0278.

(6)

http://www.eeas.europa.eu/human_rights/docs/guidelines_en.pdf.

(7)

Testi approvati, P7_TA(2013)0394.

(8)

Testi approvati, P7_TA(2013)0055.

(9)

GU C 59 E del 28.2.2012, pag. 150.

(10)

GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 26.

(11)

GU C 257 E del 6.9.2013, pag. 13.

(12)

GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 69.

(13)

GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 165.

(14)

Testi approvati, P7_TA(2012)0470.

(15)

GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.

(16)

GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.

(17)

GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.


PARERE della commissione per lo sviluppo (6.11.2013)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2012 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2013/2152(INI))

Relatore per parere: Mikael Gustafsson

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  accoglie con favore la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo (2012), che mostra gli sforzi profusi dall'UE per promuovere l'integrazione dei diritti umani, dell'uguaglianza di genere, della democrazia e del buon governo nelle politiche e negli strumenti di sviluppo;

2.  sottolinea che il partenariato di Busan per una cooperazione efficace al servizio dello sviluppo ha esortato la comunità internazionale ad adottare un approccio basato sui diritti umani in materia di cooperazione internazionale, onde accrescere l'efficacia delle iniziative a favore dello sviluppo;

3.  invita la Commissione a effettuare ampie valutazioni d'impatto dei progetti di cooperazione allo sviluppo dell'UE, incluso l'impatto sulla situazione dei diritti umani, al fine di assicurare che le iniziative dell'UE a favore dello sviluppo non contribuiscano all'ulteriore emarginazione dei gruppi oggetto di discriminazioni e che i fondi dell'UE siano equamente distribuiti tra le diverse regioni di un paese sulla base delle loro necessità e del loro livello di sviluppo;

4.  ribadisce che la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) dovrebbero essere responsabili dell'adozione di un approccio basato sui diritti nell'ambito del prossimo periodo di programmazione;

5.  invita l'UE a sostenere l'indivisibilità dei diritti umani, tra cui quelli enunciati nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, conformemente all'articolo 21 del trattato sull'Unione europea (titolo V, capo I – Disposizioni generali sull'azione esterna dell'Unione);

6.  è del parere che i parlamenti nazionali e le organizzazioni della società civile svolgano un ruolo importante nell'efficace attuazione delle disposizioni in materia di diritti umani, e sottolinea che occorre garantire condizioni adeguate per la loro partecipazione al processo decisionale onde promuovere un'autentica titolarità delle scelte politiche relative alle strategie di sviluppo;

7.  appoggia l'elaborazione di un insieme di strumenti che consentano un approccio basato sui diritti umani in materia di cooperazione allo sviluppo, al fine di definire il modo in cui applicare tale approccio alla politica di cooperazione allo sviluppo dell'UE e mettere a punto indicatori da integrare negli strumenti e nelle politiche a favore dei diritti umani, dell'uguaglianza di genere e della democrazia, nell'ottica di un loro reciproco rafforzamento; riconosce l'importanza di garantire il coinvolgimento attivo delle organizzazioni della società civile nella definizione, nell'attuazione e nella valutazione degli strumenti per un approccio basato sui diritti umani;

8.  invita l'Unione ad attribuire, nell'agenda per lo sviluppo post 2015, un'elevata priorità al rispetto dei diritti umani, ai diritti delle donne e alla parità di genere, ai diritti dei minori, al buon governo e alla democrazia, allo Stato di diritto, alla sostenibilità sociale, economica e ambientale e al diritto a un livello di vita dignitoso, inclusi l'alimentazione, l'abbigliamento, l'alloggio, l'istruzione, le cure mediche, in particolare per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva e i diritti ad essa connessi, nonché l'accesso ai servizi sociali;

9.  è fermamente convinto che l'UE, quale promotrice dei diritti umani e della democrazia, debba rafforzare la propria legittimità passando dalle parole ai fatti, e che le recenti tragedie, come quella di Lampedusa, in cui sono morte oltre 300 persone, nonché la sistematica discriminazione nei confronti dei Rom possano minare il ruolo dell'UE in materia di diritti umani;

10. esorta le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a intraprendere azioni immediate per prevenire la morte dei migranti in mare e a rivedere di conseguenza l'attuazione delle loro politiche in materia di asilo, migrazione e controllo alle frontiere.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

5.11.2013

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

22

3

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Thijs Berman, Corina Creţu, Véronique De Keyser, Nirj Deva, Leonidas Donskis, Charles Goerens, Catherine Grèze, Mikael Gustafsson, Eva Joly, Miguel Angel Martínez Martínez, Gay Mitchell, Bill Newton Dunn, Andreas Pitsillides, Jean Roatta, Birgit Schnieber-Jastram, Alf Svensson, Ivo Vajgl, Daniël van der Stoep, Anna Záborská, Iva Zanicchi

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Eduard Kukan, Isabella Lövin, Cristian Dan Preda

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

María Muñiz De Urquiza, Bogusław Sonik


PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (23.10.2013)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2012 e sulla politica dell'Unione europea in materia

(2013/2152(INI))

Relatore per parere: Mariya Gabriel

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  rammenta che la promozione dei diritti delle donne deve costituire una parte essenziale dei dialoghi sui diritti umani condotti dall'Unione europea con i paesi terzi; riconosce il ruolo positivo svolto dallo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani; incoraggia il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione a definire, in collaborazione con ciascun paese, i problemi da affrontare simultaneamente affinché i finanziamenti e le risorse siano diretti a una migliore realizzazione degli obiettivi;

2.  rammenta che l'Unione europea si è dotata di un rappresentante speciale per i diritti umani e che tale funzione deve permettere all'UE di coordinare la propria azione e di accrescerne la chiarezza e la visibilità, al fine di promuovere i diritti umani e, in particolare, i diritti delle donne nel mondo;

3.  ribadisce la propria condanna di ogni tipo di abuso e di violenza contro le donne, in particolare la violenza sessuale utilizzata come arma da guerra e la violenza domestica; invita pertanto tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa a firmare e ratificare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne ed esorta l'Unione ad avviare un processo di adesione a tale convenzione onde garantire la coerenza tra l'azione interna ed esterna dell'UE in materia di violenza contro le donne; sottolinea l'importanza delle campagne di informazione e sensibilizzazione nelle comunità in cui vengono praticati mutilazione genitale femminile, abusi sessuali sulle giovani ragazze, matrimoni precoci e forzati, femminicidi e altre violazioni dei diritti umani basate sul genere, nonché di coinvolgere nell'elaborazione e nell'attuazione di tali campagne i difensori dei diritti umani che operano già per porre fine a tali pratiche; sollecita il SEAE e gli Stati membri dell'UE a continuare ad affrontare la questione della mutilazione genitale femminile nei loro dialoghi politici e strategici con i paesi partner in cui esiste ancora tale pratica;

4.  esorta l'UE a rafforzare la propria azione per porre fine alle pratiche di selezione per sesso, affrontando ed eliminando efficacemente tutte le cause fondamentali all'origine della preferenza per i figli maschi e lottando contro il "genericidio", che rappresenta un problema sempre più diffuso ma non sufficientemente denunciato in Asia, Europa, Africa e America; ribadisce che queste politiche preventive devono costituire elementi essenziali dell'approccio dell'UE in materia di cooperazione allo sviluppo;

5.  invita la Commissione a porre il tema dei diritti delle donne al centro dei negoziati di adesione con tutti i paesi candidati, senza eccezione;

6.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a sostenere la piena partecipazione delle donne al processo decisionale politico ed economico, in particolare ai processi di costruzione della pace, transizione democratica e risoluzione dei conflitti;

7.  incoraggia gli Stati membri, la Commissione e il SEAE a porre l'accento sull'emancipazione economica e politica delle donne nei paesi in via di sviluppo, promuovendo la loro presenza nelle piccole e medie imprese e nel settore agricolo, il loro accesso alla terra e la loro partecipazione ai progetti di sviluppo rurale;

8.  invita pertanto la Commissione e il Consiglio a incoraggiare ulteriormente i paesi terzi a tener conto dei diritti delle donne in sede di elaborazione della legislazione nazionale e a garantirne l'attuazione;

9.  chiede di intensificare gli sforzi per garantire la realizzazione più completa possibile, prima delle scadenze stabilite, degli obiettivi di sviluppo del Millennio per quanto concerne l'uguaglianza di genere, la salute delle madri, l'accesso a sistemi sanitari adeguati, l'istruzione e i diritti inerenti alla salute sessuale e riproduttiva, in particolare per i gruppi più vulnerabili come le ragazze e le giovani donne, sulla base di un forte impegno da parte dei governi a favore del rafforzamento dei meccanismi di responsabilità e monitoraggio degli obblighi esistenti in materia di diritti umani, della promozione di un accesso universale alla giustizia e della garanzia di un'effettiva partecipazione di tutti, compresi i più emarginati e svantaggiati, allo sviluppo, al processo decisionale e all'attuazione; raccomanda vivamente di includere i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere come obiettivo indipendente tra gli obiettivi di sviluppo del Millennio post 2015, ponendo un forte accento sulla salute sessuale e riproduttiva e i diritti ad essa inerenti;

10. osserva che l'attenzione accordata alle violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi è ancora insufficiente e che questo compromette gli sforzi profusi per l'attuazione degli obblighi nell'ambito del piano d'azione del Cairo (ICPD) e per la lotta alla discriminazione, in particolare la discriminazione e le diseguaglianze legate al genere, nelle strategie in materia di popolazione e sviluppo; sottolinea che, in alcuni casi, i progressi nel settore della salute riproduttiva sono stati limitati da abusi quali i matrimoni di minori, i matrimoni precoci e forzati e la mancata applicazione di un'età giuridica minima per contrarre il matrimonio, da pratiche coercitive quali la sterilizzazione forzata o la mutilazione genitale femminile, nonché dal rifiuto di concedere alle donne e alle ragazze l'autonomia decisionale in merito alla loro salute sessuale e riproduttiva, senza dover subire discriminazioni, coercizioni o violenze;

11. esorta l'UE e gli Stati membri a garantire che il processo di revisione dell'ICPD+20 sfoci in un riesame globale di tutti gli aspetti legati alla piena fruizione dei diritti sessuali e riproduttivi, nonché a riaffermare un approccio forte e progressivo nei confronti dei diritti sessuali e riproduttivi per tutti, che sia conforme alle norme internazionali in materia di diritti umani e preveda un'accresciuta responsabilità per quanto concerne il conseguimento degli obiettivi stabiliti; invita inoltre l'UE e gli Stati membri a garantire in particolare che la revisione sia condotta in modo partecipativo e dia l'opportunità alle diverse parti interessate, inclusi la società civile nonché le donne, gli adolescenti e i giovani, di partecipare in maniera significativa; ricorda che il quadro in cui si inserisce tale revisione deve basarsi sui diritti umani e dedicare un'attenzione particolare ai diritti sessuali e riproduttivi;

12. chiede che le conclusioni delle missioni di osservazione elettorale dell'UE siano tenute sempre in considerazione in sede di elaborazione dei programmi volti a favorire la piena e uguale partecipazione delle donne ai processi elettorali e nell'attuazione delle raccomandazioni delle missioni stesse.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

21.10.2013

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

24

0

0

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Regina Bastos, Marije Cornelissen, Edite Estrela, Iratxe García Pérez, Zita Gurmai, Mikael Gustafsson, Mary Honeyball, Silvana Koch-Mehrin, Ulrike Lunacek, Elisabeth Morin-Chartier, Norica Nicolai, Antonyia Parvanova, Joanna Senyszyn, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Britta Thomsen, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Izaskun Bilbao Barandica, Minodora Cliveti, Rosa Estaràs Ferragut, Mariya Gabriel, Nicole Kiil-Nielsen, Christa Klaß, Antigoni Papadopoulou, Angelika Werthmann


ALLEGATO I

INDIVIDUAL CASES RAISED BY THE EUROPEAN PARLIAMENT BETWEEN JANUARY AND DECEMBER 2012

THE SAKHAROV PRIZE 2012

 

The winner of the Sakharov Prize 2012

 

 

 

Nasrin Sotoudeh

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jafar Panahi

 

 

 

Nasrin Sotoudeh and Jafar Panahi

 

 

 

Nasrin Sotoudeh, born in 1963, is an Iranian lawyer and human rights advocate. She has represented opposition activists imprisoned following Iran's disputed June 2009 presidential elections, juveniles facing the death penalty, women and prisoners of conscience. She was arrested in September 2010 on charges of spreading propaganda and conspiring to harm state security and has been held in solitary confinement. Sotoudeh has two children. She recently started a hunger strike in protest against the state's harassment of her family.

 

 

 

Jafar Panahi, born in 1960, is an Iranian film director, screenwriter and film editor. He first achieved international recognition with his film The White Balloon that won the Caméra d'Or at the 1995 Cannes Film Festival. His films often focus on the hardships faced by children, the impoverished and women in Iran. Mr Panahi was arrested in March 2010 and later sentenced to six years in jail and a 20-year ban on directing any movies or leaving the country. His latest film "This Is Not a Film" was smuggled from Iran to the 2011 Cannes Film Festival on a USB stick hidden inside a cake.

 

SHORTLISTED NOMINEES

 

BACKGROUND

 

Ales Bialiatski

 

Ales Bialiatski is a freedom fighter and human rights defender currently imprisoned by the Belarusian regime. Mr Bialiatski has been a lifelong civil society activist fighting for freedom

of thought and expression in Belarus.

 

Pussy Riot

 

Pussy Riot is Russian punk band. Three of its members - Nadezhda Andreyevna Tolokonnikova, Yekaterina Samutsevich and Maria Alyokhina - were arrested after protesting in a cathedral against Russian president Vladimir Putin. They were sentenced to two years in a labour camp.

 

COUNTRY

Individual

 

BACKGROUND

ACTION TAKEN BY PARLIAMENT

azerbaijan

 

 

 

Farhad Aliyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rafiq Aliyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Idrak Abbasov

 

 

 

 

 

 

 

Khadija Ismaylova

 

 

 

 

 

Anar Bayramli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ramil Dadashov

 

Vugar Gonagov

 

Zaur Guliyev

 

 

 

 

 

 

 

Aydin Janiyev

 

Avaz Zeynalli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bakhtiyar Hajiyev

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vidadi Isganderov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Taleh Khasmammadov

 

 

 

 

 

 

Ramil Safarov

 

 

 

As Minister of Economic Development, Farhad Aliyev openly criticised monopolies, abuse of power by state officials, the corrupt court system and emphasized these problems as being obstacles on Azerbaijan's state building and development processes.

On the eve of parliamentary elections in Azerbaijan, on October 19, 2005, Farhad Aliyev was detained in his office at the Ministry of Economic Development to the Ministry of National Security (MNS). After being kept there for a few hours, he was told that he was dismissed from his post and detained as a suspect with charges on coup d'état attempt.

 

Rafiq Aliyev, brother of Farhad Aliev is the former chief executive of Azpetrol, the country's main petrol retailing and oil transport company. He has been facing charges of tax evasion and an attempt to smuggle cash out of Azerbaijan.

 

Both men have been held in solitary confinement since October 2005 and have been pleading innocent on all counts. They have been detained without trial for longer than is allowed under Azerbaijan's criminal code.

Even though the European Court of Human Rights has ruled on violations of the European Convention on Human Rights during their arrest, Farhad and Rafiq Aliyev remained imprisoned.

 

 

 

 

 

 

 

An Azerbaijani journalist who works for the newspaper Zerkalo, one of Azerbaijan's few newspapers not controlled by the government of President Aliyev. Known for his reporting on forced evictions in Baku, Abbasov was badly beaten in 2012, allegedly by SOCAR security personnel.

The journalist Khadija Ismayilova from Baku is one of the most important investigative journalists in Azerbaijan. In various newspapers and radio shows she talks about corruption, abuse of power and human rights violations in the country.

Anar Bayramli is an Azerbaijani journalist for Iran's Fars News Agency and Sahar television station. In June 2012, an Azerbaijan court sentenced him to two years' imprisonment on a charge of drug possession. Bayramli's family and several human rights organizations have described the charges as politically motivated. Bayramli's arrest came in a year of growing tension between Azerbaijan and Iran.

 

 

Vugar Gonagov, executive director and Zaur Guliyev, editor in chief of Khayal TV were arrested on March 13, 2012 on the charge of organising mass disorder. They were both convicted to a three year suspended sentence by the Khachmaz District Court in northeastern Azerbaijan on March 15.

 

 

 

Zeynalli, Khural newspaper editor-in-chiefwho has been in detention since October 2011 and accused of politically motivated charges of extortion, tax evasion and failure to implement a court decision. The charges were based on Member of Parliament Gular Ahmadova's claims that Zeynalli attempted to blackmail her.

 

 

 

 

 

 

Bakhtiyar Hajiyev is an Azerbaijani activist and blogger. On 4 March 2011, Hajiyev was questioned by police about Facebook activity related to an upcoming anti-government protest, scheduled for 11 March. Later in the day, he was arrested on charges of having disobeyed a police order not to leave the city of Ganja while charges that he had evaded military service were being investigated.

Isgandarov stood unsuccessfully for office in the 2010 Azerbaijani parliamentary election. In November 2010, the government of Azerbaijan opened a criminal investigation of Isgandarov for "prevention of voting rights by threatening, using force" and "interfering or influencing the work of the election commissions by threatening, using force or threatening to use force". The charges were later dropped due to lack of evidence, but were reinstated in May 2011, one month after Isgandarov was arrested at an anti-government rally on 17 April. After the rally, he was sentenced to fifteen days' administrative imprisonment for an "attempt to hold protest action". A new arrest warrant was issued for Isganadarov on 3 May 2011, one day after he was scheduled to be released from detention.[5] On 27 August, Isganadarov was sentenced to three years' imprisonment for the vote-tampering charges.

 

 

The activist, Bakhtiar Hajiyev, had been imprisoned after using social media to promote peaceful demonstrations.

 

 

 

Ramil Safarov was a convicted officer of the Azerbaijani army who, while participating as a lieutenant in a NATO-sponsored course of studies in Budapest in 2004 killed a fellow attendee, Armenian Army lieutenant Gurgen Margaryan, in his sleep with an axe. In 2006, Safarov was sentenced to life imprisonment in Hungary with a minimum incarceration period of 30 years. After his request under the Strasbourg convention, he was extradited on August 31, 2012 to Azerbaijan where he was greeted as a hero, pardoned by Azerbaijani president Ilham Aliyev despite contrary assurances made to Hungary, promoted to the rank of major and given an apartment and over eight years of back pay.

 

 

 

 

A letter of concern was sent on 27 April 2012.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 24 May 2012, the European Parliament:

 

- Condemns the brutal beating of Idrak Abbasov, journalist for the 'Zerkalo' newspaper and the 'Institute for the Freedom and Safety of Reporters'

- Condemns the campaign of blackmail and intimidation carried out against the investigative journalist Khadija Ismaylova due to her investigations into the alleged business interests of President Aliyev's family

- Takes note of the ongoing investigations launched by the Azerbaijani authorities into the attacks on the journalists; calls on the authorities to ensure effective investigation of these incidents and prosecution of the perpetrators of these attacks

-  Calls on the Azerbaijani authorities to allow peaceful protests and to prohibit police interference in the work of journalists covering demonstrations

- Condemns the harassment, intimidation, and violence against journalists and others peacefully expressing their opinions; calls on the authorities to immediately release from prison or pre-trial detention those detained on politically motivated charges, including six journalists – Anar Bayramli, Ramil Dadashov, Vugar Gonagov, Zaur Guliyev, Aydin Janiyev and Avaz Zeynalli – ,social media activist Bakhtiyar Hajiyev, lawyer and NGO leader Vidadi Isganderov, human rights activist and lawyer Taleh Khasmammadov, and activists imprisoned on various politically motivated charges relating to peaceful protests in April 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 13 September 2012, the European Parliament:

- Deplores the decision by the President of Azerbaijan to pardon Ramil Safarov, a convicted murderer sentenced by the courts of a Member State of the European Union; regards that decision as a gesture which could contribute to further escalation of the tensions between two countries, and which is exacerbating feelings of injustice and deepening the divide between those countries, and is further concerned that this act is jeopardising all peaceful reconciliation processes within the societies concerned and may undermine the possible future development of peaceful people-to-people contact in the region;

- Considers the presidential pardon granted to Mr Safarov as a violation of the diplomatic assurances given to the Hungarian authorities in Azerbaijan's request for transfer on the basis of on the Convention on the Transfer of Sentenced Persons;

- Deplores the hero's welcome accorded to Mr Safarov in Azerbaijan and the decision to promote him to the rank of major and pay him eight years' back salary upon his arrival, and is concerned about the example this sets for future generations and about the promotion and recognition he has received from the Azerbaijani state;

bahrain

 

 

Abdulhadi al-Khawaja

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mahdi Abu Dheeb

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nabeel Rajab

 

 

 

 

Abdulhadi Abdulla Hubail al-Khawaja is one of the most prominent Bahraini human rights activists. He is former president and co-founder of the Bahrain Human Rights Centre, a nonprofit non-governmental organisation which works to promote human rights in Bahrain. He has held a number of positions and played various roles in regional and international human rights organizations.

On 9 April 2011, al-Khawaja was arrested and tried as part of a campaign of repression by the Bahraini authorities following pro-democracy protests in the Bahraini uprising. Front Line Defenders expressed fear for his life following allegations of torture and sexual assault in detention. Al-Khawaja was sentenced on 22 June 2011, along with eight other activists, to life imprisonment. On 8 February 2012, he started an open-ended hunger strike until "freedom or death", protesting continuing detentions in Bahrain. The strike lasted for 110 days, and resulted in his being force-fed by authorities.

 

Due to his role in the Bahraini uprising, Mahdi Abu Dheeb, founder and leader of Bahrain Teachers' Association, was arrested, brutally tortured, and sentenced to 10 years in prison. His sentence was later reduced to five years by an appeals court. Amnesty International designated him a prisoner of conscience.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The director of the Bahrain Human Rights Centre, a nonprofit non-governmental organisation which works to promote human rights in Bahrain. Mr Rajab, who is a highly respected human rights defender, was arrested on the evening of 5 May after he landed at Bahrain International Airport.

 

Mr Nabeel Rajab has been detained solely for exercising his right to freedom of expression as enshrined in the UN Convention on Civic and Political Rights, which has been ratified by the Kingdom of Bahrain.

 

 

 

In its resolution adopted on 15 March 2012, the European Parliament:

- Reiterates its call for the immediate and unconditional release of all peaceful demonstrators, political activists, human rights defenders, doctors and paramedics, bloggers and journalists, in particular Abdulhadi al-Khawaja, President of the Bahrain Centre for Human Rights, and Mahdi Abu Dheeb, President of the Bahrain Teachers' Association, who have been detained or convicted for exercising their rights to freedom of expression, association and peaceful assembly or complying with their professional obligations;

- Stresses that demonstrators have expressed their legitimate democratic aspirations and urges the Bahraini authorities to achieve the process of reconciliation within an inclusive and constructive dialogue, which is essential for the democratic stability of Bahrain's diverse society, in which the rights of each citizen should be equally guaranteed both by the letter of the law and in practice

- Urges the Bahraini authorities to conduct thorough, impartial and independent investigations into the human rights violations by the police and security forces and as a result of the military presence in Bahrain during and after the pro-democracy protests against peaceful protestors and citizens, to ensure accountability and prevent impunity for those responsible, regardless of position or rank, and to adopt measures to deter future human rights violations.

 

 

A letter of concern was sent on 24 May 2012.

 

BELARUS

 

Dzmitry Kanavalau Uladzislau Kavalyou

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ales Bialiatski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mikalai Statkevich

 

 

 

 

 

 

 

Andrei Sannikau

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pavel Seviarynets

 

 

 

 

 

Dzmitry Bandarenka

 

 

 

 

 

 

 

Syarhey Kavalenka

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrzej Poczobut

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mykola Statkevych

 

 

The Supreme Court of the Republic of Belarus sentenced Dzmitry Kanavalau and Uladzislau Kavalyou to death for committing terrorist attacks in 2005 in Vitebsk, in 2008 in Minsk, and in the Minsk metro in April of 2011. These court orders follow unfair trials which disregarded the rule of law.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ales Bialiatski is a Belarusian political activist known for his work with Viasna Human Rights Centre, of which he is currently the head. He is the vice president of the International Federation for Human Rights. Bialiatski has received the Homo Homini Award and the Per Anger Prize for his efforts in promoting human rights and democracy. He was arrested by Belarusian authorities on tax evasion charges in 2011.

 

 

In 2010 Mikola Statkevich was one of many democratic candidates at the presidential election. After the crackdown of the opposition demonstration he was arrested and put in prison. On 26 May 2011, he was sentenced to 6 years in a medium security penal colony.

 

 

Andrei Sannikau was a candidate at the 2010 presidential election in Belarus, and had the second highest percentage of the popular votes after incumbent Alexander Lukashenko. He was incarcerated in a Minsk KGB facility for peacefully protesting at a demonstration after the elections, and faced up to a 15-year imprisonment

 

 

Co-head of the Belarusian Christian Democracy party Pavel Seviatynets, was arrested for participating in the rally on December 19, 2010 in Minsk.

 

Dzmitry is a civil activist and  member of the Belarusian Association of Journalists. He was an active member of Andrei Sannikov's campaign team in the 2010 elections. Dzmitry was arrested on 20 December 2010 at his apartment and taken into custody at the KGB pre-trial prison

Belarusian opposition activist, in January 2010, Kavalenka was sentenced to three years of "limited freedom" for "the illegal hanging of the banned Belarusian national flag" in a public place.

 

 

 

A correspondent for the Polish newspaper Gazeta Wyborcza, Poczobut has been arrested more than a dozen times by the government of Belarus. In 2011, he was sentenced to a fine and fifteen days in prison for "participation in the unsanctioned protest rally" following the 2010 presidential election. In 2011 and 2012, he was arrested and detained for allegedly libeling President Alexander Lukashenko in his reports.

 

 

In 2010 Mikola Statkevich was one of many democratic candidates at the presidential election. After the crackdown of the opposition demonstration he was arrested and put in prison. On 26 May 2011, he was sentenced to 6 years in a medium security penal colony.

 

 

A letter of concern was sent on 26 January 2012 echoing the plenary declaration of the President of the European Parliament on 24 January 2012.

 

A second letter of concern was sent on 07 February 2012.

 

In its resolution adopted on 16 February 2012 the European Parliament:

 

- Condemns the death sentences handed down to Mr Kavalyou and Mr Kanavalau and urges Alyaksandr Lukashenka to pardon both men and establish moratorium on all death

sentences and executions with a view to abolishing the death penalty from the penal system by ratifying the Second Optional Protocol to the International Covenant on Civil and Political Rights, in compliance with international standards;

 

- Calls on the competent authorities in Belarus to carry out a full, fair and impartial

investigation of the allegations made in this context and to provide true justice for the

victims of the heinous acts of terrorism in question.

 

 

 

In its resolution adopted on 29 March 2012 the European Parliament:

 

- Condemns the continuous persecution of human rights defenders and members of the democratic opposition and the harassment of civil society activists and the independent media in Belarus for political reasons;

- Demands the unconditional and immediate release of all political prisoners; reiterates that there cannot be any progress in the EU-Belarus dialogue without progress by Belarus in terms of democracy, human rights and rule of law and until all political prisoners, including Ales Bialiatski, Chair of the Human Rights Centre 'Viasna' and Vice-President of the FIDH, two ex-presidential candidates Mikalai Statkevich and Andrei Sannikau, heads of the presidential campaigns of democratic opposition candidates Pavel Seviarynets and Dzmitry Bandarenka, and Syarhey Kavalenka, a political prisoner detained for an alleged breach of house arrest, who has been on a prolonged hunger strike, which has led to a critical deterioration in his health and directly threatens his life, are unconditionally released and their civil rights are fully rehabilitated.

 

 

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 5 July 2012, the European Parliament:

- Strongly condemns the recent arrest of, and allegations against, Andrzej Poczobut, a journalist for the Polish daily 'Gazeta Wyborcza';

- Welcomes the release of Mr Poczobut from custody, and demands that the investigation and all the charges against him be dropped;

- Expresses its deep concern over the deteriorating situation of human rights defenders in Belarus, and condemns all threats against journalists and individuals making use of their right of freedom of expression;

- Calls for the end of judicial harassment of journalists, civil society activists and human rights defenders; calls on the Belarusian authorities to reverse their current repressive policies;

- Considers the transfer of Mykola Statkevych to solitary confinement to be an act of repression and an attempt to force him to sign a request for clemency; calls, therefore, on the Commission and the EEAS to intervene in his case

Burma/myanmar

 

Daw Aung San Suu Kyi

 

 

Leader of the oposition in Burma/Myanmar, the Sakharov Prize winner from 1990 could not be officially be presented with the prize. She was detained under house arrest for almost 15 years.

 

 

In its resolution adopted on 20 April 2012, the European Parliament:

 

- Expresses its great respect for the long struggle over decades of opposition leader and Sakharov Prize winner Aung San Suu Kyi, congratulates her on her party's victory in the April by-elections and applauds her courage and tenacity as an example of selfless courage and struggle for freedom and democracy in the face of tyranny

-  Welcomes the mutual rapprochement between President U Thein Sein and Daw Aung San Suu Kyi, and the dialogue between the government and opposition

 

Cambodia

 

 

Sam Rainsy

 

 

A Camobian politician, in October 2009, Rainsy led local residents at the Cambodia-Vietnam border in a protest against alleged Vietnamese encroachment on Cambodian territory. On October 25, Rainsy was charged with racial incitement and destruction of property, and the Cambodian parliament stripped Rainsy of his immunity from prosecution in November. On January 1, 2010, the Svay Rieng provincial court issued an arrest warrant for Rainsy after he failed to appear in court. Rainsy had fled the country at this point and was residing in France in self-imposed exile. In September 2010, Rainsy was tried in absentia and sentenced to 10 years in prison for charges widely believed to be politically motivated.

 

 

In its resolution adopted on 26 October 2012, the European Parliament:

- Is concerned about the situation of Sam Rainsy, the leader of the Sam Rainsy Party, who has been convicted on charges that are allegedly politically motivated; urges the Cambodian Government and opposition parties to work towards reconciliation in order to enable the opposition to play a full role in Cambodian politics and in the forthcoming elections

CHINA

 

 

Feng Jianmei

 

 

 

In Shanxi Province, Feng Jianmei was forced to abort at seven months of pregnancy on June 3, 2012. According to a report by a China-based human rights organization, the woman, Feng Jianmei, was beaten and dragged into a vehicle by a group of Family Planning Officials while her husband, Deng Jiyuan, was out working.  The officials asked for 40,000-yuan fine for breaking birth-control rules from Feng Jianmei's family.  When they did not receive the money, they forcibly aborted Feng at seven months, laying the body of her aborted baby next to her in the bed. 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 5 July 2012, the European Parliament:

- Strongly emphasises that, according to the International Conference on Population and Development Plan of Action, the aim of family planning programmes must be to enable couples and individuals to make free, responsible and informed decisions about childbearing and to make available a full range of safe, effective and acceptable methods of family planning of their choice, and any form of coercion has no part to play;

- Strongly condemns the decision to force Ms Feng to have an abortion and condemns the practice of forced abortions and sterilisations globally, especially in the context of the one-child policy;

THE DEMOCRATIC REPUBLIC OF CONGO

 

Dr Denis Mukwege

 

 

 

 

Renowned Congolese doctor, Denis Mukwege, has been for a long time now a saviour for the victims of sexual violence in his native country. His hospital has become a refuge for thousands of women. Dr. Mukwege acknowledged that his patients often suffer in silence and he has become a voice for them. He travels around the world –often at his own expense– to tell their stories and raise awareness about the use of rape as a weapon of war. He has been awarded by the United Nations with the 2008 prize for human rights for his tireless work at Panzi hospital. Dr. Mukwege was also named "African of the Year" by a Nigerian newspaper and has been nominated for the Nobel Peace Prize twice.

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 13 December 2012, the European Parliament:

 

- Condemns the attempt to assassinate Dr Mukwege and calls for an independent judicial inquiry to shed light on this attack, which caused the death of his bodyguard;

- Considers it vital to conduct an impartial, in-depth investigation into all past and present cases of human rights violations, and calls on all states in the Great Lakes region to place efforts to put an end to impunity at the heart of the process of improving the rule of law;

Iran

 

Hadi Rashedi, Hashem Shaabani(nejad), Mohammad-Ali Amouri(nejad), Seyed Mokhtar, and Seyed Jaber Alboshokeh

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Narges Mohammadi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sattar Beheshti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nasrin Sotoudeh

Jafar Panahi

 

 

Members of the Iran's ethnic Arab minority, Hadi Rashedi, Hashem Shaabani(nejad), Mohammad-Ali Amouri(nejad), Seyed Mokhtar, and Seyed Jaber Alboshokeh were arrested in February 2011 and convicted in July 2012 of "enmity with God", "corruption on earth" and "acting against national security." They were sentenced to death sentences following closed trials in Iran's revolutionary court in Khuzestan. Since then, the five have been frequently taken from their cells and held for days at secret prisons run by the intelligence services, where they have been tortured.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accounts from several reliable sources indicated in April 2012 that Ms Narges Mohammadi, a highly respected journalist and human rights defender, has been placed in the Evin prison to finish a six-year sentence despite credible reports of her deteriorating health.

 

Ms Mohammadi and 30 students have been imprisoned at the same time solely for exercising their right to freedom of expression

 

 

 

 

Sattar Beheshti was an Iranian blogger who died in early November 2012 several days after being arrested by the Iranian Cyber Police unit for criticizing the government of the Islamic Republic on Facebook and after making a signed complaint of being tortured while in custody. His reported death has drawn international condemnation and led to the dismissal of the commander of Iran's cybercrimes police unit.

 

 

 

 

Prisoners of conscience, Sakharov Laureates 2012

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 14 June 2012, the European Parliament:

 

- Calls on the Iranian authorities to ensure that the arrested members of Iran's Ahwazi Arab minority – Mohammad Ali Amouri, Rahman Asakereh, Hashem Sha'bani Amouri, Hadi Rashidi, Sayed Jaber Alboshoka and Sayed Mokhtar Alboshoka – are tried in accordance with international fair-trial standards, with due protection from torture and other ill-treatment, and without recourse to the death penalty

- Urges the Iranian authorities to release all activists who are currently imprisoned for their peaceful advocacy of minority rights

- Calls on the Iranian authorities to respect the right of ethnic minorities to use their own languages, in private and public, and in particular to guarantee education in minority languages, in accordance with the constitution of the Islamic Republic of Iran

A letter of concern was also sent on 12 October 2012.

 

 

A letter of concern was sent on 24 May 2012.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 22 November 2012, the European Parliament:

 

-  Is deeply concerned about the death in prison of Sattar Beheshti; urges the Iranian authorities to conduct a thorough enquiry into the case, in order to establish the exact circumstances of his death

- Is deeply concerned by the reports indicating that Sattar Beheshti was tortured in prison

-  Deeply deplores the lack of fairness and transparency of the judicial process and the denial of due-process rights in Iran; calls on the Iranian authorities to guarantee a stringent respect of fair trial and due process to all detainees, as stipulated in the ICCPR

- Urges the Iranian authorities to release all political prisoners and prisoners of conscience, including Nasrin Sotoudeh, co-Sakharov Prize winner together with Jafar Panahi, and to allow them to come to the European Parliament in December 2012 to collect their prizes; expresses its concern about the deteriorating health condition of Nasrin Sotoudeh; calls on Iran's judiciary and prison authorities to end the mistreatment of Nasrin Sotoudeh; expresses its sympathy and full solidarity with the requests of Nasrin Sotoudeh; calls on Iran's authorities to allow all prisoners access to lawyers of their choice, necessary medical care and family visits, to which they are entitled under international human rights law, and to treat them with dignity and respect

MAURITANIA

 

Biram Ould Abeid

 

 

Biram Ould Abeid and 6 other people, members of the Initiative pour la Résurgence du Mouvement Abolitionniste en Mauritanie – IRA (Initiative for the Resurgence of the Abolitionist Movement in Mauritania), an organisation working for the eradication of slavery in Mauritania, were arrested with violence on 29 April and detained, after they had set fire to Maliki legal writings which they consider to be a legitimization of the practice of slavery.

 

The charges brought against the IRA members - which included terrorism and apostasy in the case of Mr Biram Ould Abeid - carried extremely severe punishments, including the death penalty.

 

In September 2012, human rights defender Biram Ould Dah Ould Abeid and his colleagues were released on bail.

 

 

 

 

A letter of concern was sent on 30 August 2012.

NiGERIA

 

Osmond Ugwu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raphael Elobuike

 

 

Nigerian trade union leader Osmond Ugwu was detained in October 2011 and imprisoned for three months on trumped-up charges.

 

The arrest, which happened during a prayer meeting about ongoing labour negotiations in the south-eastern city of Enugu, was sudden and brutal.

 

Ugwu spent the first two days in police detention without any food or water, in agony from the injuries he sustained to his legs, back, waist and hands.

 

Together with fellow union member Raphael Elobuike, Ugwu was charged with attempted murder and assault, in an apparent bid by the police and prosecution to silence the activists.

 

Neither the police nor the state prosecutors have presented any evidence against the two on the attempted murder charge, and the assault charge was based on the claim by the police that Ugwu held on to a police officer's uniform and tore it while he was being dragged away.

In its resolution adopted 15 March 2012, the European Parliament:

 

- Calls on the government to release labour union leader Osmond Ugwu and union member Raphael Elobuike due to the lack of evidence in the prosecution's case against them

 

Kazkhstan

 

Vladimir Kozlov

 

 

 

 

 

 

 

Igor Vinyavskiy

 

 

 

Leader of the unregistered Alga party and a vocal critic of President Nursultan Nazarbayev, Vladimir Kozlov was convicted to seven and a half years of imprisonment for inciting unrest in Zhanaozen in december 2011, when government troops killed 15 after a labor strike.

 

Journalist and editor for Vzglyad. He was arrested on 23 January 2012 for allegedly distributing leaflets demanding an insurrection and imprisoned, seen as a threat to national security by the government. The government indicted him for "making public calls through mass media to violently overthrow Kazakhstan's constitutional regime", in connection with pamphlets distributed two years earlier by people whose connection with Vinyavsky has yet to be established. On 15 March the Kazakh government was criticized by the European Parliament for his detainment (see resolution in next column); he was released later that day.

 

 

 

In its resolution adopted 15 March 2012, the European Parliament:

 

-  Expresses its indignation at the incarceration of opposition leaders and journalists since January 2012, and calls on the Kazakh authorities to end the clampdown on the opposition and the independent media in the country and release all persons incarcerated on political grounds, including the leader of the Alga party Vladimir Kozlov and the editor-in-chief of the Vzglyad newspaper Igor Vinyavskiy, as well as all persons mentioned in recent EU statements in the OSCE Permanent Council who are still in detention; calls for Mr Kozlov to be given access to his immediate family, including his wife, and for an independent assessment of his medical condition; welcomes the release of Natalya Sokolova, lawyer for the Karazhanbasmunai oil company's labour unions, who was previously sentenced to six years in prison, now reduced to a three-year probation; regrets nevertheless that Ms Sokolova is still prohibited from participating in trade union activities during her probation.

 

KUWAIT

 

Hamad al-Naqi

 

 

 

A member of Kuwait's Shi'a Muslim minority accused of blasphemy, he was arrested on 27 March and taken to Kuwait Central Prison. A case was brought against him with Dowaem al-Mowazry as a civil plaintiff, who called for al-Naqi to be executed as an example to blasphemers. The letter of concern was sent when a few members of the National Assembly of Kuwait called for capital punishment for blasphemy.

 

In June 2012 Hamad Al-Naqi was sentenced to ten years' imprisonment for charges pertaining to provoking sectarian tensions and blasphemous tweets against the prophet Mohammed.

 

 

A letter of concern was sent on 08 May 2012.

pakistan

 

Malala Yousafzai

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

On 9 October 2012 Malala Yousafzai, a 14-year-old girl from the Swat Valley, was singled out in the school bus on her way home, shot in the head and neck and severely wounded, while two other girls also sustained wounds in the attack. The Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) have claimed responsibility for the attack and issued a statement after the attacks, claiming it was obligatory to kill anyone leading a campaign against Islamic law and announcing that the movement would attempt to kill Yousafzai again if she recovers from her injuries. The security forces have reacted by arresting many suspects of the crime, and the Pakistani Parliament has debated a motion condemning the attack, which has, however, met with resistance from the main opposition party, the Pakistan Muslim League‑N.

Malala Yousafzai had become a national symbol of resistance against the Taliban's efforts to deprive girls of an education through blogs she wrote since the age of 11, receiving in December 2011 the National Youth Peace Prize, which has been renamed in her honour the National Malala Peace Price.

In Pakistan and many other Muslim countries protests have taken place in admiration of and solidarity with Malala Yousafzai and in condemnation of the brutal attack by the Taliban.

 

 

 

In its resolution adopted on 26 October 2012, the European Parliament:

 

- Strongly condemns the violent attack on Malala Yousafzai and the serious injuries inflicted on two of her classmates

 

- Calls on the Government of Pakistan to ensure the safety of Malala Yousafzai and her family and to bring to justice those responsible for the assault

 

- Calls on the Government of Pakistan to ensure the safety of other human rights activists – particularly women and girls who become active in society and politics – who have received threats from the Taliban and other extremist groups

 

- Urges the Pakistani authorities to prosecute those individuals and groups inciting violence, in particular those calling for the killing of individuals and groups with whom they disagree

RUSSIA

 

Elena Milashina

Ella Asoyan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Taisia Osipova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alexei Navalny

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Boris Nemtsov

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergey Udalcov

 

 

 

 

 

 

Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina and Ekaterina Samutsevitch

 

 

In the early morning of April 5, 2012, Elena Milashina,a prominent journalist and human rights defender was attacked by two unknown assailants in the Balashika neighborhood of Moscow, along with friend Ella Asoyan who was visiting her in Moscow.

After the brutal murder of Anna Politkovskaya, Novaya Gazeta's star correspondent, in 2006, Milashina picked up her mantle, reporting on human rights abuses in Russia's turbulent North Caucasus region, including Chechnya. When Natalia Estemirova, a leading Chechen human rights defender and Milashina's close collaborator, was brazenly murdered in July 2009, she started an independent investigation into the killing. Novaya Gazeta did not exclude the possibility that the attack on Milashina was linked to her professional activity.

 

Taisiya Osipova is a Russian opposition activist from the unregistered National Bolshevik Party and "The Other Russia" party. She is the wife of opposition activist Sergei Fomchenkov. In 2011 Osipova was sentenced by the Russian courts to 10 years in prison for possession of heroin. In 2012 the sentence was reduced to 8 years in a retrial ordered by a higher court, after President Dmitry Medvedev had called her original sentence "too harsh". Osipova claims the heroin had been planted in a police raid. Mikhail Fedotov, head of Russia's council on human rights, has called the verdict a "legal mistake".

 

Alexei Anatolievich Navalny is a Russian lawyer, political and financial activist, and politician. Since 2009, he has gained prominence in Russia, and in the Russian and international media, as a critic of corruption and of Russian President Vladimir Putin. He has organized large-scale demonstrations promoting democracy and attacking political corruption, Putin, and Putin's political allies; and has run for political office on the same platform. In 2012, The Wall Street Journal described him as "the man Vladimir Putin fears most."

 

 

Boris Efimovich Nemtsov is a Russian statesman and liberal politician. He was a Minister of fuel and energy (1997), Vice Premier of Russia and Security Council member from 1997 to 1998. After a split in the Union of Right Forces in 2008, he co-founded Solidarnost. In 2010, he co-formed coalition For Russia without Lawlessness and Corruption (was refused in registration as party). Since 2012 Nemtsov has been co-chair of Republican Party of Russia – People's Freedom Party (RPR-PARNAS), a registered political party.

 

Sergei Udalcov is a Russian political activist and leader of the Left Front movement. In 2011 and 2012, he helped lead a series of protests against Vladimir Putin.

 

 

 

Pussy Riot is Russian punk band. Three of its members - Nadezhda Andreyevna Tolokonnikova, Yekaterina Samutsevich and Maria Alyokhina - were arrested after protesting in a cathedral against Russian president Vladimir Putin. They were sentenced to two years in a labour camp.

 

 

A letter of concern was sent on 05 May 2012.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 13 September 2012, the European Parliament:

 

-  Expresses its deep concern regarding other politically motivated trials, in particular the criminal prosecution of scientists accused of espionage for cooperating with foreign scientific institutions, the conviction of opposition activist Taisia Osipova to eight years of penal colony in a trial referred to as politically motivated, using dubious and possibly fabricated evidence and not meeting the standards of a fair trial, the detention of, and politically motivated criminal charges against, more than a dozen participants in the protest demonstration in Moscow on 6 May who were wrongly accused in connection with the alleged 'mass riots', and the criminal investigation into opposition activists, such as Alexei Navalny, Boris Nemtsov and Sergey Udalcov;

- Expresses its deep disappointment with the verdict and the disproportionate sentence issued by the Khamovnichesky District Court in Russia in the case of Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina and Ekaterina Samutsevitch, members of the punk band 'Pussy Riot';

 

Saudi Arabia

 

 

Hamzi Kashgari

 

 

A Saudi poet and a former columnist for the Saudi daily newspaper al-Bilad , he became the subject of a controversy after he had posted a series of poetic tweets, sharing an imaginary conversation he was having with the Prophet Mohammed. The tweets were deemed blasphemous, prompting a severe backlash, with over 30,000 responses and a Facebook page calling for his execution.

Kashgari deleted the tweets, apologising repeatedly, but to no avail. He fled to Malaysia, with the intention of seeking asylum in New Zealand, but was deported home, where he faced charges of apostasy, which is punishable by death in Saudi Arabia.

 

 

 

 

 

 

A letter of concern was sent on 16 February 2012 echoing the plenary declaration of the President of the European Parliament on 13 February 2012.

 

SyriA

 

 

Mazen Darwish

Dr Mohamad Osama Al-Baroudi

Dr Mahmoud Al-Refaai

 

 

 

 

 

Director of the Syrian Centre for Media and Freedom of Expression, Mazen Darwish' arrest and detention were in clear violation of international law.

 

Dr Mohamad Osama Al-Baroudi and Dr Mahmoud Al-Refaai have been held in conditions amounting to enforced disappearance since 18 February and 16 February 2012 respectively.

 

All three were at the time of the writing of this letter prisoners of conscience and it was required therefore that they were released unconditionally, and access to their families and lawyers be granted by the Syrian authorities.

 

 

 

 

A letter of concern was sent on 24 May 2012.

UKRAINE

 

Yulia Tymoshenko

 

 

 

 

 

 

 

 

Yuri Lutsenko

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valery Ivashchenko

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Former Prime Minister of Ukraine. She was charged of abuse of power in connection with the conclusion of gas contracts in 2009. The Prosecutor General's Office in Ukraine brought charges against her on 24 May 2011 and on 11 October 2011 she was sentenced to seven years in prison.

 

 

Former high-ranking official from the Tymoshenko, Yuri Lutsenko (former Interior Minister, one of the leaders of the People's Self-Defence Party), was charged with abuse of office and misappropriation of funds and was arrested on 26 December 2010 for alleged non-cooperation with the prosecution. On 27 February 2012 Lutsenko was sentenced to four years in jail for embezzlement and abuse of office. On 7 April 2013 he was released from prison as the Ukrainian President Viktor Yanukovych pardoned him for health reasons.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Former Acting Defence Minister in Yulia Tymoshenko's government, Valery Ivashchenko has been sentenced to 5 years imprisonment. on 12 April 2012. Valery Ivashchenko has been in detention since August 2010.  He was charged with having, in November 2009 while Acting Minister of Defence abused his position by signing a plan to sell the Feodosia Marine Engineering Works which was property of the Ministry of Defence. On 14 February, Denmark has granted him asylum.

 

 

 

 

 

 

In its resolution adopted on 24 May 2012, the European Parliament:

 

- Deplores the sentencing of former Prime Minister Yulia Tymoshenko; stresses that strengthening the rule of law and an independent judiciary, as well as initiating a credible fight against corruption, are essential not only to the deepening of EU-Ukraine relations but also to the consolidation of democracy in Ukraine;

- Calls on the Ukrainian authorities to guarantee the impartiality and transparency of the cassation process in Ms Tymoshenko's case, which should take place in line with the fair and just legal standards and practices common in Europe, and demands an end to the use of selective justice targeting political and other opponents; deplores the fact that the High Specialised Court of Ukraine on Criminal and Civil Cases has postponed its ruling on the cassation appeal in Ms Tymoshenko's case against the decision of Pechersk District Court in Kyiv; notes the adjournment of the cassation hearing on the case of Yulia Tymoshenko to 26 June 2012, considers this delay regrettable, and warns against protraction of due legal process;

- Urges the Ukrainian authorities to ensure full respect for the right of all prisoners sentenced on politically motivated grounds, including Ms Tymoshenko, Mr Lutsenko and Mr Ivashchenko, to adequate medical assistance in an appropriate institution, for their right of unrestricted access to their lawyers and for the right to be visited by relatives and other people such as the EU ambassador; stresses the need for Ukraine to respect fully the legal and human rights of defendants and detainees, including the right to medical care, in line with international standards; condemns the use of force by prison guards against Yulia Timoshenko, and recalls the obligation of Ukraine to examine promptly and impartially any complaints of torture or other forms of cruel, inhuman or degrading treatment;

 

In its resolution adopted on 13 December 2012, the European Parliament:

- Makes a strong appeal to the Ukrainian authorities to find, together with the European Parliament's envoys, Aleksander Kwasniewski and Pat Cox, a reasonable and just solution to the Tymoshenko case; urges the Ukrainian Government to respect and implement the final decisions of the European Court of Human Rights on the ongoing case of Yulia Tymoshenko and Yuri Lutsenko;

- Calls on Ukraine to end the selective application of justice in Ukraine at all levels of government and to make it possible for opposition parties to participate in political life on the basis of a level playing field; calls on the authorities, in this context, to free and rehabilitate politically persecuted opponents, including Yulia Tymoshenko, Yuri Lutsenko and others.

WEST BANK and EAST JERUSALEM

 

Marwan Barghouti

 

 

 

 

 

Nabil Al-Raee

 

 

 

Marwan Barghouti is one of the most prominent Fatah leaders in the West Bank. He was arrested on April15, 2002, in Ramallah, by the Israeli authorities. He is in detention since that date.

 

 

Nabil Al Raee, the artistic director of The Freedom Theatre in Jenin, was arrested overnight on 5 June by the Israeli authorities "on suspicion of illegal activity". The Freedom Theatre is a cultural venue dedicated to the children, youth and adults of Jenin Refugee Camp and beyond and employees of the Theatre are often under harassment of the Israeli side.

 

 

 

 

In the resolution adopted on 5 July 2012, the European Parliament:

 

- Calls for an end to the administrative detention without formal charge or trial of Palestinians by Israeli authorities, for access to a fair trial for all Palestinian detainees, and for the release of Palestinian political prisoners, with special regard for members of the Palestinian Legislative Council, including Marwan Barghouti, and administrative detainees; calls also for the immediate release of Nabil Al-Raee, the artistic director of the Freedom Theatre in Jenin Refugee Camp, arrested on and detained since 6 June 2012


ALLEGATO II

LIST OF RESOLUTIONS

List of resolutions adopted by the European Parliament during the year 2012, and relating directly or indirectly to human rights violations in the world.

Country

Date of adoption in plenary

Resolution title

AFRICA

 

 

Africa

05.07.2012

Violence against lesbians and LGBT rights in Africa

Democratic Republic Of Congo

14.06.2012

Follow-up of the elections in the Democratic Republic of Congo

Democratic Republic Of Congo

13.12.2012

Situation in the Democratic Republic of the Congo

Egypt

16.02.2012

Recent developments

Egypt

15.03.2012

Human trafficking in Sinai, in particular the case of Solomon W.

Libya

22.11.2012

Situation of migrants in Libya

Mali

20.04.2012

Situation in Mali

Sahel Region

14.06.2012

Human rights and the security situation in the Sahel Region

South Africa

13.09.2012

Massacre of striking miners

Sudan And South Sudan

14.06.2012

Sudan and South Sudan

AMERICAS

 

 

Venezuela

24.05.2012

Possible withdrawal from the Inter-American Commission in Human Rights

ASIA

 

 

Azerbaijan

24.05.2012

Azerbaijan

Azerbaijan

13.09.2012

Azerbaijan: the case of Ramil Safarov

Bahrain

15.03.2012

Human Rights violations in Bahrain

Burma/ Myanmar

20.04.2012

Situation in Burma/Myanmar

Burma

13.09.2012

Persecution of Rohingya Muslims in Burma

Burma

22.11.2012

Situation in Burma, particularly the continuing violence in Rakhine State

Cambodia

26.10.2012

Situation in Cambodia

China

05.07.2012

Forced abortion scandal in China

Israel

05.07.2012

EU policy on the West Bank and East Jerusalem

Israel

13.12.2012

Israeli government's decision to expand settlements in the West Bank

India

13.12.2012

Caste discrimination in India

Japan

16.02.2012

Death penalty in Japan

North Korea

24.05.2012

Situation of North Korean refugees

Pakistan

26.10.2012

Discrimination against girls in Pakistan, in particular the case of Malala Yousafzai

The Philippines

14.06.2012

Cases of impunity in the Philippines

The United Arab Emirates

26.10.2012

Human right situation in the United Arab Emirates

EUROPE

 

 

Belarus

16.02.2012

Death penalty in Belarus, in particular the cases of Dzmitry Kanavalau and Uladzislau Kavalyou

Belarus

29.03.2012

Belarus

Belarus

05.07.2012

Freedom of expression in Belarus, in particular the case of Andrzej Poczobut

Belarus

26.10.2012

Elections in Belarus

Georgia

26.10.2012

Elections in Georgia

Russia

16.02.2012

Situation in Russia

Russia

13.09.2012

Political use of justice in Russia

Russia

13.12.2012

New EU-Russia agreement

Ukraine

13.12.2012

Situation in Ukraine

MIDDLE EAST

 

 

Bahrain

15.03.2012

Human rights violation in Bahrain.

Iran

02.02.2012

Situation in Iran

Iran

14.06.2012

Situation of ethnic minorities in Iran

Iran

22.11.2012

Human rights in Iran, mass executions and death of blogger Sattar Beheshti

Palestine

15.03.2012

Palestine: raids by Israeli forces on Palestinian TV stations

Palestine

22.11.2012

Situation in Gaza

Syria

16.02.2012

Situation in Syria

Syria

13.09.2012

Situation in Syria

THEMATIC

 

 

Women's Situation In War

2.02.2012

Women's situation in war

Female Genital Mutilation

14.06.2012

Female genital mutilation

UN Human Rights Council

16.02.2012

UN Human Rights Council


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

21.11.2013

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

49

0

4

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Elmar Brok, Tarja Cronberg, Arnaud Danjean, Mário David, Michael Gahler, Marietta Giannakou, Ana Gomes, Andrzej Grzyb, Anna Ibrisagic, Liisa Jaakonsaari, Tunne Kelam, Nicole Kiil-Nielsen, Andrey Kovatchev, Paweł Robert Kowal, Eduard Kukan, Vytautas Landsbergis, Krzysztof Lisek, Marusya Lyubcheva, Francisco José Millán Mon, Alexander Mirsky, María Muñiz De Urquiza, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Norica Nicolai, Raimon Obiols, Kristiina Ojuland, Justas Vincas Paleckis, Pier Antonio Panzeri, Ioan Mircea Paşcu, Alojz Peterle, Bernd Posselt, Hans-Gert Pöttering, Cristian Dan Preda, Libor Rouček, Tokia Saïfi, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, György Schöpflin, Adrian Severin, Marek Siwiec, Davor Ivo Stier, Charles Tannock, Inese Vaidere, Nikola Vuljanić, Karim Zéribi

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Reinhard Bütikofer, Véronique De Keyser, Kinga Gál, Elisabeth Jeggle, Barbara Lochbihler, Jean Roatta, Helmut Scholz

Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Hiltrud Breyer, Chrysoula Paliadeli, Marie-Christine Vergiat

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