RELAZIONE sulla revisione intermedia del programma di Stoccolma

    4.3.2014 - (2013/2024(INI))

    Commissione giuridica
    Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni
    Commissione per gli affari costituzionali
    Relatori: Luigi Berlinguer, Juan Fernando López Aguilar, Carlo Casini
    (Riunioni congiunte delle commissioni – articolo 51 del regolamento)


    Procedura : 2013/2024(INI)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    A7-0153/2014

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

    sulla revisione intermedia del programma di Stoccolma

    (2013/2024(INI))

    Il Parlamento europeo,

    –   vista la sua risoluzione del 25 novembre 2009 sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini – Programma di Stoccolma"[1],

    –   visto il programma di Stoccolma del Consiglio europeo – Un'Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini[2],

    –   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

    –   viste le deliberazioni congiunte della commissione giuridica, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per gli affari costituzionali a norma dell'articolo 51 del regolamento,

    –   visti la relazione della commissione giuridica, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0153/2014),

    I. Il programma di Stoccolma e il trattato di Lisbona

    1.  ritiene che il trattato di Lisbona e il riconoscimento della forza giuridicamente vincolante della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea abbiano apportato miglioramenti significativi e rafforzato la base costituzionale che consente alle istituzioni e agli Stati membri dell'UE di conseguire l'obiettivo di creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ma osserva che alcuni ambiti richiedono ulteriori sforzi, in particolare per quanto riguarda la loro attuazione; ritiene che tale obiettivo richieda l'applicazione uniforme in tutta l'UE dei trattati e del diritto derivato; conviene quindi che le opzioni di non partecipazione e i regimi speciali andrebbero evitati e, ove possibile, rimossi; chiede che la Commissione e la Presidenza del Consiglio ottemperino meglio all'obbligo di informare il Parlamento "immediatamente e pienamente in tutte le fasi della procedura" che conduce alla conclusione di accordi internazionali; deplora i ritardi nel portare gli atti dell'ex terzo pilastro in linea con la nuova gerarchia normativa – atti di base, atti delegati e atti di esecuzione – in conformità con il trattato di Lisbona e la nuova struttura istituzionale;

    Il diritto d'iniziativa della Commissione e la procedura legislativa ordinaria

    2.  ritiene che l'estensione del ricorso alla procedura legislativa ordinaria abbia reso l'attività legiferativa più legittima e l'abbia avvicinata maggiormente ai cittadini rafforzando l'influenza del Parlamento, unica istituzione dell'Unione eletta direttamente; ritiene che in una futura revisione del trattato andrebbero rimosse le restanti eccezioni al ricorso alla procedura legislativa ordinaria;

    3.  rileva che la Commissione, nella sua comunicazione del 20 aprile 2010 dal titolo "Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei: Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma" (COM(2010)0171), auspica una maggiore ambizione nella risposta "ai timori e alle aspirazioni quotidiane dei popoli europei" e sottolinea che l'Unione deve "poter reagire a eventi imprevisti, cogliere subito le opportunità e anticipare le tendenze future adattandosi";

    4.  ricorda l'applicazione della procedura legislativa ordinaria dell'Unione quale principio che consente di applicare il processo decisionale a una più ampia gamma di politiche relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, di soddisfare il requisito del trattato di prendere decisioni "nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini" e di rispondere all'accresciuta esigenza di flessibilità; rileva che la Commissione può avvalersi del diritto di iniziativa legislativa nel pieno rispetto delle sue competenze stabilite dai trattati e dei principi ivi enunciati, tra cui quello di sussidiarietà, e in stretta collaborazione con i colegislatori;

    Parlamenti nazionali

    5.  ritiene che l'accresciuta partecipazione dei parlamenti nazionali alle attività dell'Unione, sancita nel protocollo n. 1 al trattato sull'Unione europea (sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea) e nel protocollo n. 2 al trattato sul funzionamento dell'Unione europea (sull'applicazione dei principi sussidiarietà e di proporzionalità), abbia avuto un impatto positivo in particolare sullo sviluppo e sul funzionamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, non solo per il fatto che il principio di sussidiarietà è stato meglio garantito, ma anche perché la maggiore e più intensa associazione democratica dei cittadini europei ha apportato un notevole contributo all'elaborazione della legislazione e delle politiche europee;

    6.  chiede un rafforzamento della cooperazione e del dialogo tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo, nonché tra le istituzioni e gli organismi dell'UE in generale e i parlamenti nazionali, in modo da garantire che, nella maggior misura possibile, le informazioni sulle iniziative dell'UE siano messe a disposizione dei parlamenti nazionali in modo diretto e tempestivo da parte delle istituzioni e degli organismi dell'UE;

    Legge elettorale uniforme per le elezioni del Parlamento europeo

    7.  rileva che, anche in assenza di un accordo su una procedura elettorale uniforme per le elezioni al Parlamento europeo, si è resa manifesta una graduale convergenza dei sistemi elettorali, in particolare grazie alla creazione di partiti politici e fondazioni politiche a livello UE, al lavoro svolto per creare uno statuto europeo basato sulla proposta della Commissione di riforma delle norme sui partiti politici europei e al divieto di doppio mandato, che ha reso incompatibile la carica di deputato al Parlamento europeo con quella di membro di un parlamento nazionale; incoraggia il ricorso a procedure più trasparenti per la nomina dei candidati, che garantiscano l'indipendenza di questi ultimi e la possibilità di introdurre collegi elettorali diretti;

    8.  ritiene che il ruolo democratico del Parlamento dovrebbe essere meglio evidenziato presso l'opinione pubblica e che le campagne elettorali per il suo rinnovo dovrebbero concentrarsi su vere questioni europee;

    9.  ritiene quindi che in futuro risulterà necessaria una riforma della procedura elettorale per aumentare la legittimità e l'efficacia del Parlamento, rafforzando la dimensione democratica dell'UE e distribuendo i seggi in modo più proporzionale tra gli Stati membri, in conformità con i principi definiti nei trattati; ritiene che tale riforma possa incoraggiare i cittadini dell'UE a partecipare alle elezioni europee nello Stato membro di residenza di cui non sono cittadini;

    10. si compiace comunque già dell'adozione della direttiva 2013/1/UE del Consiglio, del 20 dicembre 2012, recante modifica della direttiva 93/109/CE relativamente a talune modalità di esercizio del diritto di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell’Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini[3], in quanto attenua gli obblighi imposti ai cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro dell'Unione europea di cui non sono cittadini per quanto riguarda la loro candidatura alle elezioni per il Parlamento europeo; esorta a eliminare le barriere burocratiche che continuano a ostacolare la partecipazione alle elezioni al Parlamento europeo dei cittadini dell'Unione residenti in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza e incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri affinché sanino questa piaga che mette a rischio gli standard democratici dell'UE; ribadisce che occorre prendere ulteriori misure al fine di garantire a ogni cittadino dell'Unione il diritto di voto, indipendentemente dall'effettivo paese di residenza;

    Iniziativa dei cittadini europei

    11. accoglie con favore l'adozione del regolamento riguardante l'iniziativa dei cittadini europei[4], che fornisce ai cittadini poteri di iniziativa politica identici a quelli di cui beneficiano già il Parlamento europeo e il Consiglio;

    12. ritiene che l'iniziativa sia destinata a diventare un potente strumento per la definizione delle tematiche da iscrivere all'ordine del giorno dell'Unione europea e accresca la legittimità del processo di definizione delle politiche a livello dell'UE;

    13. deplora tuttavia i problemi tecnici incontrati dagli organizzatori durante la realizzazione dell'iniziativa dei cittadini e invita la Commissione a risolverli;

    14. sottolinea che l'effettiva applicazione dell'iniziativa dei cittadini è attualmente ostacolata da problemi di natura non solo tecnica ma anche finanziaria derivanti della mancanza di risorse di bilancio;

    II. Valutazione del programma di Stoccolma e sua attuazione

    Diritti fondamentali

    15. ritiene che l'UE dovrebbe promuovere il massimo livello di protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti; ritiene che il capitolo del Programma di Stoccolma sulla promozione dei diritti dei cittadini sia in linea con questa ambizione; rileva tuttavia che, nonostante i progressi compiuti, l'attuazione di questo capitolo deve essere intensificata;

    16. chiede con urgenza misure per affrontare il cosiddetto "dilemma di Copenaghen", una situazione in cui l'Unione fissa standard elevati per i paesi candidati ma manca di strumenti per gli esistenti Stati membri; chiede la creazione, preferibilmente ai sensi di un accordo interistituzionale, di una "commissione di Copenaghen" composta da esperti indipendenti di alto livello in materia di diritti umani, nominati anche dal Parlamento, il cui obiettivo sia quello di assicurare l'ottemperanza da parte di tutti gli Stati membri ai valori comuni sanciti dall'articolo 2 del TUE, la continuità dei "criteri di Copenaghen" e la consulenza e la rendicontazione su questioni attinenti ai diritti fondamentali, in attesa della modifica del regolamento che istituisce l'Agenzia per i diritti fondamentali[5], in modo da ampliare il raggio d'azione e rafforzare le competenze di quest'ultima, come ripetutamente richiesto dal Parlamento;

    17. teme che la crisi economica possa trasformarsi in una crisi della democrazia e ritiene necessari un forte impulso politico e un funzionamento trasparente delle istituzioni democratiche a livello nazionale ed europeo per difendere le conquiste democratiche, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, per combattere l'aumento del populismo in Europa e per rafforzare ulteriormente la cittadinanza dell'Unione; è preoccupato per la manifestazione di aperta intolleranza alla mobilità dei cittadini dell'Unione europea, che mira a indebolire i diritti dei lavoratori provenienti da alcuni nuovi Stati membri;

    18. ritiene che si debba rispondere con maggiore attenzione alla particolare situazione dei gruppi vulnerabili e al rafforzamento della lotta contro il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'intolleranza religiosa, l'islamofobia, l'antigitanismo, l'omofobia e la transfobia;

    19. ritiene di primaria importanza l'adozione e l'efficace attuazione di una legislazione che contrasti i crimini d'odio e i discorsi di incitamento all'odio e quanti li promuovono, sostengono e compiono e chiede l'ulteriore sviluppo di tale legislazione in piena conformità al principio di sussidiarietà;

    20. deplora la mancanza di progressi nell'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom e la persistenza in tutta l'UE di atti di razzismo e discriminazione nei loro confronti, compresa la segregazione dei bambini rom nell'ambito dell'istruzione; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per far rispettare i diritti fondamentali e implementare l'inclusione sociale dei rom mettendo in atto quanto prima le raccomandazioni contenute nella raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l’integrazione dei rom negli Stati membri[6]; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere finanziariamente e a coinvolgere le organizzazioni dei rom in tutte le politiche che li riguardano;

    21. sottolinea che il principio di universalità si applica ai diritti fondamentali e alla parità di trattamento; esorta pertanto il Consiglio ad approvare la proposta di direttiva contro le discriminazioni; deplora l'inadeguatezza delle politiche d'integrazione delle persone con disabilità e la misura in cui i loro diritti sono tenuti in considerazione;

    22. si compiace dell’approvazione della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato[7], in cui è dedicata particolare attenzione alla protezione di gruppi svantaggiati quali donne e bambini; sottolinea che tali gruppi sono di frequente vittime di tutti i tipi di violenza, inclusa quella domestica; raccomanda che violazioni dei diritti umani di tale gravità siano oggetto di approfondite indagini, accertamenti e azioni penali; accoglie con favore l'adozione della direttiva 2011/99/EU sull'ordine di protezione europeo[8] e della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime[9] (direttiva anti-tratta); chiede agli Stati membri di ratificare e applicare tali direttive quanto prima;

    23. fa riferimento alla sua inchiesta in corso sulla sorveglianza elettronica di massa dei cittadini dell'Unione; ribadisce la seria preoccupazione già espressa nella sua risoluzione del 4 luglio 2013 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sulla vita privata dei cittadini dell'Unione europea[10]; ritiene che la sorveglianza di massa presenti una seria sfida ai principi dell'Unione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali e insiste affinché si predispongano un controllo parlamentare e giudiziario e una sicurezza adeguati ed efficaci a livello di Unione e nazionale; ritiene essenziale la messa in atto di un sistema rafforzato di controlli ed equilibri, in particolare attraverso l'adozione del quadro giuridico dell'UE in materia di protezione dei dati, che dovrebbe garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali; ritiene che occorra adottare misure in relazione alla sorveglianza che minaccia la sicurezza interna dell'UE;

    24. reputa che un adeguato processo di assunzione delle responsabilità sia essenziale al fine di proteggere e promuovere efficacemente i diritti umani e di perseguire politiche di sicurezza legittime ed efficaci fondate sullo Stato di diritto; invita la Commissione a proporre un meccanismo di assunzione delle responsabilità volto a rafforzare la capacità dell'UE e dei suoi Stati membri di prevenire, indagare e correggere le violazioni dei diritti umani a livello di UE, in particolare quelle commesse nel contesto del presunto trasporto e della presunta detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA;

    25. sottolinea che l'adesione dell'Unione alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), prevista all'articolo 6, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea, rafforzerà ulteriormente la tutela dei diritti fondamentali nell'Unione, come garantito dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia;

    26. constata che l'adesione alla convenzione offrirà ai cittadini, nonché alle altre persone per le quali l'Unione detiene una responsabilità, una protezione nel contesto dell'azione dell'Unione analoga a quella di cui essi già beneficiano in virtù dell'azione di ciascuno Stato membro; ricorda che ciò è particolarmente pertinente in quanto gli Stati membri hanno trasferito all'Unione importanti competenze, in particolare negli ambiti dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

    27. accoglie con favore la bozza di accordo concluso dai 47 Stati membri del Consiglio d'Europa e dall'UE circa l'adesione di quest'ultima alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e attende il parere positivo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) sul testo concordato; invita il Parlamento e il Consiglio a ratificare celermente il trattato non appena la Corte di giustizia dell'Unione europea si sarà pronunciata in via definitiva;

    28. si compiace che l'adesione alla Convenzione costituirà un elemento prezioso di protezione supplementare per i cittadini così come per le altre persone per le quali l'Unione detiene una responsabilità, in particolare nel contesto dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia; sottolinea l'eccessiva lunghezza del termine per la conclusione dei negoziati di adesione e deplora il fatto che l'UE non abbia ancora effettivamente aderito alla Convenzione; ricorda che l'adesione dell'UE dipende dalla ratifica non solo da parte dei suoi Stati membri, ma anche degli altri Stati contraenti della convenzione; invita tutte le parti interessate a procedere alla ratifica quanto prima;

    29. condanna energicamente il blocco e i ritardi sperimentati dall'UE nel contesto dei negoziati di adesione alla CEDU e invita le istituzioni e gli Stati membri dell'UE ad accelerare le procedure per l'adesione dell'UE alla CEDU e a respingere qualsiasi futuro ulteriore tentativo di minare il ruolo, le competenze e i poteri della CEDU in relazione ai diritti umani e alle libertà fondamentali dei cittadini e dei residenti;

    30. chiede che venga approvata la revisione del regolamento sull'accesso ai documenti[11] sulla base delle proposte del Parlamento;

    31. chiede alla Commissione e agli Stati membri di sviluppare strumenti specifici basati sulle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione per condividere le migliori pratiche nella lotta alla discriminazione a livello europeo;

    32. sottolinea l'importanza di tenere conto della dimensione di genere in tutte le strategie di integrazione delle persone disabili, dei migranti, della popolazione rom e di altre minoranze e delle persone emarginate;

    Cooperazione giudiziaria in materia civile e penale

    33. rileva che il programma di Stoccolma mira ad agevolare la libera circolazione dei cittadini e dei residenti dell'Unione difendendo e rispettando tutti i diritti e gli obblighi derivanti da uno spazio europeo di giustizia, e che la cooperazione giudiziaria rappresenta lo strumento principale per raggiungere questo obiettivo;

    34. riconosce che le iniziative nel campo del reciproco riconoscimento di situazioni giuridiche, sentenze e documenti hanno un ruolo molto importante in questo senso, in quanto il reciproco riconoscimento lascia invariati i sistemi giuridici degli Stati membri, ma riduce gli oneri finanziari e burocratici e gli ostacoli giuridici per i cittadini, le famiglie e le imprese che esercitano le libertà previste dal trattato, rispettando nel contempo lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

    35. ricorda che il programma di Stoccolma contiene una serie di importanti iniziative nel campo del diritto civile, tra cui un più facile riconoscimento delle sentenze, la validità dei testamenti in tutta l'Unione, l'istituzione di procedure più agevoli per l'accettazione dei documenti pubblici, una più semplice esecuzione transfrontaliera dei debiti e l'adozione di iniziative dell'Unione in materia di formazione giuridica;

    36. rileva che finora sono state adottate soltanto tre normative su tale materia – vale a dire la rifusione del regolamento Bruxelles I[12], il regolamento sulle successioni[13] e il regolamento Roma III[14], dei quali solo quest'ultimo è attualmente applicabile – e che, sebbene la Commissione abbia presentato un numero considerevole di proposte tra quelle previste nel programma di Stoccolma, svariate proposte importanti rimangono ancora in sospeso, tra cui quella sul riconoscimento reciproco degli effetti degli atti di stato civile nonché la 14a direttiva sul diritto societario;

    37. osserva che il mutuo riconoscimento richiede che i cittadini e i professionisti del diritto abbiano fiducia nelle reciproche istituzioni giuridiche; rileva che il rafforzamento di una cultura giuridica realmente europea pienamente rispettosa dei diritti fondamentali e dei principi di sussidiarietà e di indipendenza della magistratura, l'istituzione di norme comuni e la comprensione di altri sistemi giuridici, in particolare mediante la formazione, svolgono un ruolo molto importante nel sostenere il riconoscimento e la fiducia reciproci; sottolinea che il riconoscimento e la fiducia reciproci possono portare a cambiamenti graduali nelle tradizioni nazionali di diritto civile attraverso lo scambio delle migliori pratiche tra Stati membri; ritiene che tale scambio non dovrebbe sminuire il valore delle tradizioni giuridiche nazionali;

    38. osserva che le iniziative legislative nel settore del diritto civile sono finora state in gran parte incentrate sul diritto sostanziale; chiede che in futuro ci si concentri maggiormente sul diritto processuale;

    39. incoraggia la Commissione a contribuire efficacemente all'istituzione di una convenzione sulle sentenze internazionali, che persegua obiettivi analoghi a quelli del regolamento Bruxelles I;

    40. si compiace della proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in borsa[15]; sottolinea la necessità di combattere il persistente "soffitto di vetro", che rimane uno dei principali ostacoli allo sviluppo del percorso professionale delle donne;

    41. plaude alla proposta della Commissione di un regolamento che promuova la libera circolazione di cittadini e imprese semplificando il riconoscimento di alcuni documenti pubblici ed eliminando così la burocrazia e il divario esistente tra le istituzioni e i cittadini dell'Unione;

    42. invita la Commissione, in linea con gli impegni assunti e a seguito delle ripetute richieste del Parlamento, a portare avanti i piani esistenti per presentare, mediante un approccio globale, una proposta di regolamento sul mutuo riconoscimento degli effetti connessi agli atti di stato civile nell'Unione, al fine di ridurre gli ostacoli discriminatori di natura giuridica e amministrativa nei confronti dei cittadini – uomini e donne – e delle loro famiglie che intendano esercitare il diritto di libera circolazione e di permettere ai cittadini e ai residenti dell'UE e ai loro familiari di conservare in tutta l'Unione i diritti esistenti connessi allo stato civile già legalmente riconosciuti in diverse giurisdizioni europee;

    43. ribadisce la sua richiesta di adozione di un codice europeo di diritto internazionale privato;

    44. chiede alla Commissione di elaborare ulteriormente il programma relativo alla giustizia elettronica (e-Justice) in modo da consentire ai cittadini di avere un accesso diretto online alle informazioni giuridiche e alla giustizia;

    45. riconosce i progressi finora compiuti con la tabella di marcia per il rafforzamento dei diritti processuali delle persone indagate o imputate nei procedimenti penali, tra cui l'adozione delle direttive sul diritto all'interpretazione e alla traduzione[16], sul diritto all'informazione nei procedimenti penali[17] e sul diritto di accesso a un difensore nei procedimenti penali[18]; chiede il recepimento tempestivo e corretto di tali direttive e la formazione dei funzionari governativi, dei giudici, dei magistrati e degli operatori della difesa; ribadisce che tali misure sono fondamentali per il corretto funzionamento della cooperazione giudiziaria dell'UE in materia penale, in particolare per quanto riguarda l'attuazione delle misure basate sul principio del reciproco riconoscimento, ad esempio il mandato di arresto europeo, e che è essenziale continuare a progredire sul piano della tutela dei diritti degli indagati e degli imputati; prende atto delle proposte relative all'assistenza legale, alla presunzione di innocenza e alle garanzie per i minori; è fermamente convinto che l'assistenza legale, in particolare, debba essere effettivamente garantita per assicurare l'effettiva applicazione della direttiva sul diritto di accesso a un difensore; chiede di avviare una discussione sulla protezione dei testimoni e degli informatori; chiede che il rafforzamento dei diritti processuali delle persone indagate o imputate nei procedimenti penali costituisca una priorità del programma post-Stoccolma e ricorda che la tabella di marcia non è esaustiva;

    46. deplora che rimanga ancora del lavoro da fare per quanto riguarda la custodia cautelare, la detenzione amministrativa e la detenzione di minori, in relazione alle quali le norme in molti Stati membri non rispettano pienamente i diritti umani e altre norme internazionali; riconosce la necessità di valutare l'efficacia del lavoro non legislativo concernente le vigenti decisioni quadro, di riconoscere ampiamente i problemi connessi alla legge e alle pratiche di custodia cautelare in tutta Europa individuati nell'ambito della consultazione della Commissione, e di impegnarsi a riconsiderare la possibilità di istituire norme minime e applicabili in materia di custodia cautelare attraverso l'azione legislativa; esorta la Commissione a riconsiderare la possibilità di istituire tali norme in materia di custodia cautelare, detenzione amministrativa e detenzione di minori attraverso l'azione legislativa;

    47. è fermamente convinto che la coerenza nei principi applicati nello sviluppo di uno spazio di giustizia penale dell'Unione dovrebbe costituire una priorità e che le istituzioni dell'UE dovrebbero cooperare strettamente tra di loro al riguardo, come indicato nella risoluzione del Parlamento europeo del 22 maggio 2012 su un approccio dell'UE in materia di diritto penale[19];

    48. ritiene che la fiducia reciproca tra gli Stati membri debba essere rafforzata mediante l'armonizzazione del rispetto dei diritti fondamentali in relazione ai procedimenti penali e mediante l'adozione di misure comuni volte a garantire una buona amministrazione della giustizia e delle carceri – questioni che sono spesso alla radice della mancanza di fiducia tra gli Stati membri – e che il riconoscimento reciproco e l'armonizzazione del diritto penale dell'Unione non possano progredire senza seri riscontri sull'applicazione di tali norme a livello nazionale;

    49. si compiace della proposta di regolamento del Consiglio che istituisce la Procura europea (COM (2013)0534); è fermamente convinto che l'istituzione della Procura europea rappresenterebbe un passo importante per l'ulteriore sviluppo di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell'UE; è del parere che, se l'istituzione della Procura europea si rivelerà un successo, il Consiglio dovrebbe in futuro considerare la possibilità di avvalersi dell'articolo 86, paragrafo 4, del TFUE per estendere le attribuzioni di tale ufficio alla lotta contro la criminalità grave che presenta una dimensione transnazionale; si compiace inoltre della proposta di regolamento che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust) (COM(2013)0535);

    50. ritiene che siano necessari maggiori sforzi per applicare il principio del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie nell'ambito dell'esecuzione delle sentenze penali;

    51. ritiene che un sistema giudiziario efficace, accessibile, giusto e basato sul rispetto dei diritti fondamentali costituisca un potente motore per la democrazia, la fiducia e il benessere dei cittadini e per un'economia prospera;

    52. si compiace del costante impegno delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri nel promuovere il sostegno e la cooperazione universali con la Corte penale internazionale (CPI) quale strumento essenziale per rendere giustizia alle vittime di reati ai sensi del diritto internazionale e promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali in materia di diritti umani; incoraggia tutti gli Stati membri a concludere accordi quadro con la CPI, in particolare sul trasferimento di testimoni, sulla libertà provvisoria, sul trasferimento delle persone assolte e sull'esecuzione delle sentenze; invita gli Stati membri dell'Unione, in quanto firmatari dello statuto di Roma della CPI, a garantire che la Corte disponga delle risorse necessarie per assolvere al proprio mandato e amministrare la giustizia in modo risoluto, equo e trasparente;

    53. sottolinea la necessità che i funzionari (polizia, personale sanitario e giudiziario, ecc.) suscettibili di entrare in contatto con casi in cui è ritenuta a rischio l'integrità fisica, psicologica e sessuale di una persona, in particolare donne vittime della violenza di genere, ricevano una formazione adeguata; chiede agli Stati membri di sostenere l'operato della società civile, segnatamente delle ONG, delle associazioni femminili e di altre organizzazioni di volontariato che offrono assistenza specializzata, e di collaborare con dette associazioni, prestando assistenza alle donne vittime della violenza di genere;

    54. invita gli Stati membri a ratificare la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e le violenze domestiche; invita altresì la Commissione a proporre senza indugio direttive di negoziato per l'adesione dell'UE a tale convenzione;

    Sicurezza interna

    55. prende atto dei progressi compiuti dagli Stati membri e dalla Commissione nel contesto della strategia di sicurezza interna e del ciclo programmatico dell'UE per contrastare la criminalità organizzata e le forme gravi di criminalità internazionale, in particolare nei seguenti ambiti: lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata transfrontaliera (compresi i reati economici), la criminalità informatica e la criminalità favorita dall'informatica, come la pedopornografia, protezione delle infrastrutture sensibili e lotta contro la corruzione, il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo, la radicalizzazione violenta e il commercio di armi da fuoco illegali; osserva tuttavia che è necessario compiere ulteriori progressi in tutti questi ambiti;

    56. sottolinea che la tratta di esseri umani costituisce un grave crimine che colpisce in particolare le donne e rappresenta una violazione dei diritti umani e della dignità umana che l'Unione non può tollerare; deplora che il numero delle vittime della tratta da e verso l'Unione europea sia in aumento, nonostante l'entrata in vigore della direttiva antitratta nel dicembre 2011; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per frenare tale preoccupante tendenza, garantendo l'elaborazione e l'attuazione di una strategia europea comune, coordinata e ambiziosa, nonché di norme e misure ambiziose per la repressione del contrabbando e della tratta di esseri umani e delle reti internazionali della criminalità organizzata, in conformità della direttiva e concentrandosi soprattutto su donne e minori; sottolinea che le misure per la repressione della tratta di esseri umani, del lavoro forzato, dell'immigrazione irregolare e del contrabbando devono concentrarsi sulle cause profonde del problema;

    57. si rammarica che gli Stati membri non abbiano pienamente attuato o integrato nel processo decisionale nazionale il piano d'azione 2010-2013 dell'UE per il rafforzamento della sicurezza chimica, biologica, radiologica e nucleare (CBRN) (COM(2009)0273); invita pertanto l'Unione e gli Stati membri a rafforzare la cooperazione e il coordinamento a livello regionale ed europeo nell'ambito della CBRN; invita inoltre il Consiglio, a tale riguardo, a garantire il coordinamento tra le autorità nazionali e il coordinatore antiterrorismo;

    58. esorta la Commissione a intensificare e rafforzare il suo impegno per la protezione degli interessi finanziari dell'Unione e a completare la riforma, che è stata procrastinata, dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode, integrandovi pienamente la protezione dei dati e i diritti degli indagati sulla base di definizioni penali adeguate;

    59. si compiace dell'accordo raggiunto sulla proposta di direttiva relativa al congelamento e alla confisca dei proventi di reato nell'Unione europea (COM(2012)0085); ricorda che la confisca dei proventi di reato è uno degli strumenti di lotta più efficaci contro le organizzazioni criminali;

    60. è fortemente convinto che la politica antiterrorismo dell'UE debba far fronte alla radicalizzazione dei gruppi e degli individui nelle società europee e all'evidente tendenza all'individualizzazione delle attività terroristiche nelle nostre società; chiede un migliore coordinamento di tutti i servizi dell'UE responsabili dell'attuazione delle politiche antiterrorismo dell'Unione, segnatamente il coordinatore antiterrorismo dell'UE, Europol, il comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna (COSI), il gruppo "Terrorismo (aspetti internazionali)" (COTER) ed Eurojust;

    61. deplora che la comunicazione della Commissione del 10 aprile 2013 intitolata "Seconda relazione sull'attuazione della Strategia di sicurezza interna dell'UE" (COM(2013)0179) sia poco critica quanto alle azioni intraprese nell'ambito di tale strategia e riaffermi le stesse priorità della comunicazione iniziale del novembre 2010, senza tenere conto, in particolare, delle conseguenze dell'integrazione della Carta dei diritti fondamentali, le cui disposizioni si applicano, nella maggior parte dei casi, non solo ai cittadini dell'UE, ma a tutte le persone presenti sul territorio dell'Unione;

    62. ricorda che il Parlamento europeo è ora un attore istituzionale a pieno titolo nel campo delle politiche di sicurezza e ha quindi il diritto di partecipare attivamente alla determinazione degli elementi e delle priorità della strategia di sicurezza interna e alla valutazione di tali strumenti, anche attraverso il monitoraggio dell'attuazione di detta strategia, che è svolto congiuntamente dal Parlamento europeo, dai parlamenti nazionali e dal Consiglio ai sensi degli articoli 70 e 71 del TFUE; ritiene che il Parlamento dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella valutazione e definizione delle politiche di sicurezza interna, poiché esse hanno un profondo impatto sui diritti fondamentali di tutti coloro che vivono nell'UE; sottolinea pertanto la necessità di garantire che tali politiche rientrino nella sfera di competenza dell'unica istituzione europea eletta direttamente, che è responsabile del controllo e della supervisione democratica;

    63. ritiene che una corretta valutazione dell'attuazione, degli effetti e dei risultati concreti delle politiche e della legislazione in materia di sicurezza interna, l'analisi delle minacce alla sicurezza da affrontare, il rispetto dei principi di proporzionalità e di necessità e un dibattito democratico rappresentino condizioni essenziali per un'efficace strategia di sicurezza interna;

    64. sottolinea che l'attuale strategia di sicurezza interna giungerà a termine nel 2014; invita la Commissione ad avviare la preparazione di una nuova strategia di sicurezza interna per il periodo 2015-2019 che tenga conto dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona e dell'integrazione della Carta dei diritti fondamentali nel diritto dell'Unione; invita il Consiglio a tenere debitamente conto, prima dell'adozione della nuova strategia di sicurezza interna, del contributo del Parlamento in proposito; prende atto delle analisi di Europol, compresa l'analisi dei rischi, a tale riguardo;

    65. riconosce che la criminalità transfrontaliera è in aumento nell'UE e sottolinea pertanto l'importanza che le agenzie che operano nell'ambito della cooperazione in materia di applicazione della legge dispongano di finanziamenti sufficienti; ritiene che l'attuale "panorama" dei vari strumenti, canali e mezzi per lo scambio di informazioni a livello europeo sull'applicazione della legge sia complesso e frammentato, con un conseguente uso inefficiente degli strumenti disponibili e un controllo e una responsabilità democratici inadeguati a livello di UE; chiede una visione orientata al futuro per quanto riguarda le modalità per plasmare e ottimizzare la condivisione dei dati relativi all'applicazione della legge nell'Unione, garantendo nel contempo i diritti fondamentali, compreso un livello affidabile di protezione dei dati; osserva che è necessario rafforzare la fiducia reciproca delle autorità preposte all'applicazione della legge al fine di intensificare lo scambio di informazioni;

    66. respinge l'idea di attività di polizia predittive in assenza di indizi, in particolare la proposta dell'UE riguardo al codice di prenotazione e l'idea di un sistema europeo di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi; invita la Commissione ad abrogare la direttiva sulla conservazione dei dati[20];

    67. invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a istituire centri di aiuto nelle zone in cui è notoriamente praticata la prostituzione, al fine di fornire alle vittime un'assistenza psicologica e fisica immediata;

    68. invita la Commissione ad avanzare rapidamente proposte volte a inserire nel quadro giuridico del trattato di Lisbona gli strumenti di cooperazione di polizia transfrontaliera adottati nell'ambito dell'ex terzo pilastro, quali la decisione di Prüm e l'iniziativa svedese;

    69. si compiace della proposta della Commissione di un nuovo regolamento Europol sulla base della nuova base giuridica prevista dal trattato di Lisbona e auspica che questo importante fascicolo legislativo avanzi rapidamente, nel pieno rispetto dei principi del trattato, in modo che Europol sia in grado di svolgere più efficacemente la sua funzione di lotta contro la criminalità organizzata transfrontaliera;

    70. si rammarica che l'Unione non disponga ancora degli strumenti adeguati per prevenire e reagire alle catastrofi naturali o causate dall'uomo;

    Frontiere e visti

    71. accoglie con favore la conclusione dei negoziati sul pacchetto sulla governance di Schengen; invita la Commissione a svolgere pienamente il suo ruolo di coordinatore delle valutazioni Schengen e di custode dei trattati, onde evitare situazioni che possano mettere in pericolo il funzionamento dello spazio Schengen; ricorda che lo spazio Schengen dipende dalla fiducia reciproca e dal fatto che ogni Stato membro rispetti i propri obblighi, tra cui il controllo delle frontiere esterne, conformemente alle disposizioni del codice delle frontiere Schengen, compreso anche l'utilizzo delle tecnologie disponibili; ricorda l'importanza della lotta contro il traffico e il contrabbando alle frontiere, in particolare il traffico di migranti; ribadisce la sua posizione secondo cui lo spazio Schengen dovrebbe essere esteso senza ulteriori indugi alla Romania e alla Bulgaria;

    72. considera l'assenza di controlli alle frontiere interne una delle maggiori conquiste dell'integrazione europea; chiede alla Commissione di prestare particolare attenzione all'assenza di controlli alle frontiere interne e respinge con fermezza tutti i tentativi di limitare la libertà di circolazione delle persone che non sono in linea con l'acquis;

    73. riconosce che lo spazio Schengen è un'entità sui generis che finora è stata sviluppata passo per passo; è tuttavia del parere che sia necessaria una riflessione di lungo periodo sul suo ulteriore sviluppo; ritiene che le frontiere esterne Schengen dovrebbero in futuro essere sorvegliate con il supporto di guardie di frontiera europee, la cui formazione deve includere le norme in materia di diritti umani;

    74. accoglie con favore la riforma del mandato di FRONTEX e l'accordo su Eurosur; ritiene necessario concordare quanto prima le nuove norme per la sorveglianza delle frontiere marittime e accordare priorità a salvare la vita dei migranti e garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo, compreso il principio di non respingimento, nonché dei diritti dei bambini e delle vittime della tratta di esseri umani; ribadisce che il diritto internazionale, l'acquis e, in particolare, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo dovrebbero essere rispettati dall'Unione e dagli Stati membri negli interventi in alto mare o nell'emanazione di norme sul controllo delle frontiere esterne dell'Unione;

    75. esprime profondo dolore e rammarico per la tragica perdita di vite umane alle frontiere dell'UE, in particolare nel Mediterraneo; ribadisce la sua opinione che gli eventi di Lampedusa dovrebbero rappresentare un punto di svolta per l'UE e che l'unico modo per evitare una nuova tragedia è adottare un approccio coordinato basato sulla solidarietà e la responsabilità e sostenuto da strumenti comuni;

    76. chiede alla Commissione di riferire in merito alla situazione dei centri di detenzione, anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, e di adottare misure relative al funzionamento di tali centri in futuro;

    77. esprime allarme per i crescenti decessi, soprattutto in mare, e le violazioni dei diritti umani nel corso dei tentativi di ingresso nell'UE da parte di migranti irregolari; chiede alla Commissione di informare il Parlamento prima della conclusione di un accordo tra Frontex e un paese terzo; insiste affinché tali accordi prevedano solide garanzie del pieno rispetto delle norme in materia di diritti umani, anche per quanto riguarda le operazioni di rimpatrio, di pattugliamento congiunto, di ricerca e soccorso e di intercettazione;

    78. ricorda il ruolo essenziale di Frontex e dell'Accademia europea di polizia (CEPOL) nella formazione del personale delle forze dell'ordine e delle guardie di frontiera ai fini di un'azione europea in materia giudiziaria e di applicazione della legge che rispetti i diritti umani dei migranti;

    79. approva senza riserve l'invito del Consiglio europeo a potenziare il ruolo di Frontex in linea con il programma di Stoccolma, al fine di accrescerne la capacità di fronteggiare con maggiore efficacia l'evoluzione dei flussi migratori;

    80. si rammarica della tardiva migrazione al sistema d'informazione Schengen II e dei costi aggiuntivi sostenuti; plaude alla prosecuzione dell'introduzione del Sistema d'informazione visti e all'istituzione dell'agenzia eu-LISA per la loro gestione operativa; sottolinea che questi nuovi sistemi devono ora superare la prova dell'utilizzo quotidiano; ribadisce la sua richiesta di "non varare nuovi strumenti di gestione delle frontiere o nuovi sistemi di stoccaggio dati su vasta scala fintantoché non saranno necessari, pienamente operativi, sicuri ed affidabili gli strumenti esistenti"; esprime profonda preoccupazione per la segnalazione di casi di pirateria informatica ai danni del Sistema d'informazione Schengen e ritiene che la questione dell’esternalizzazione delle attività collegate alla gestione e al funzionamento dei sistemi informatici europei su larga scala andrebbe discussa; invita la Commissione a presentare tempestivamente le valutazioni di questi sistemi previsti nei rispettivi strumenti giuridici; deplora l'assenza di progressi per quanto riguarda l’utilizzo di documenti originatori sicuri;

    81. accoglie con favore i progressi compiuti nell'ambito dell'acquis in materia di visti,    chiede tuttavia una migliore attuazione delle regole vigenti; ritiene che i centri comuni per le domande di visto si siano dimostrati uno strumento valido, che, in futuro, dovrebbe diventare la norma; ritiene che una discussione interistituzionale sugli obiettivi della politica comune dei visti dovrebbe definire le prossime misure da adottare ai fini di un’ulteriore armonizzazione delle procedure di visto, comprese norme comuni sul rilascio dei visti; chiede la conclusione di ulteriori accordi di facilitazione del rilascio nonché il monitoraggio e il miglioramento di quelli esistenti;

    82. invita gli Stati membri a far ricorso alle attuali disposizioni del codice dei visti e del codice delle frontiere Schengen, consentendo il rilascio di visti umanitari, e ad agevolare la fornitura di rifugio temporaneo per i difensori dei diritti dell'uomo a rischio in paesi terzi;

    83. invita le istituzioni dell’UE e gli Stati membri ad aumentare la mobilità dei lavoratori consentendo il rilascio di visti temporanei e semplificando le procedure di domanda per coloro già all'interno del sistema; ritiene che tali misure permetterebbero un reale aumento della mobilità dei lavoratori garantendo la certezza giuridica e incrementando la mobilità interna nell'UE;

    84. chiede alla Commissione di migliorare ulteriormente gli accordi esistenti di facilitazione del rilascio dei visti tra l'Unione europea e i paesi vicini orientali e di portare avanti i lavori per una zona di spostamento senza visti che consenta i contatti interpersonali;

    Asilo e migrazione

    85. ricorda che nel programma di Stoccolma il Consiglio europeo ha sottolineato "che una migrazione ben gestita può essere di beneficio a tutti i soggetti in causa"; si attende che ulteriori progressi siano compiuti nell'adozione di disposizioni legislative in materia di immigrazione legale e chiede un maggiore impegno in futuro, alla luce delle sfide demografiche e delle esigenze dell'economia; ritiene, al contempo, che l'integrazione dei migranti richieda maggiore attenzione;

    86. invita le istituzioni europee e i governi degli Stati membri a sensibilizzare il pubblico e i datori di lavoro in merito al portale dell'UE sull'immigrazione; sollecita la Commissione a monitorare il recepimento e l’applicazione della direttiva concernente la Carta blu conformemente con quanto disposto dalla direttiva medesima;

    87. chiede con urgenza un aumento della trasparenza esortando ciascuno Stato membro a riferire con cadenza annuale in merito ai progressi conseguiti da ogni singolo gruppo minoritario nei settori dell'integrazione nel mercato del lavoro e dell'impatto delle politiche di uguaglianza; incoraggia la Commissione a produrre una "relazione annuale sulle tendenze" che segua gli indicatori comparabili di coesione sociale che sono stati concordati e fissati come obiettivi, compreso un monitoraggio su scala UE della situazione dei nuovi arrivati, dei residenti di lungo periodo, dei migranti naturalizzati e dei figli dei migranti, secondo una suddivisione per problematiche di uguaglianza (es. etnica/razziale, religione/credo, genere, età, orientamento sessuale e disabilità), al fine di stimare i progressi conseguiti dalle politiche in materia di inclusione sociale nel tempo; è d’avviso che, a tal fine, dovrebbe essere applicato il metodo aperto di coordinamento;

    88. riconosce che i cambiamenti e i tumulti recentemente avvenuti in Africa settentrionale e in Medio Oriente hanno incrementato la pressione alle frontiere orientali e meridionali dell'UE;

    89. accoglie con favore l'adozione del pacchetto asilo; invita la Commissione a monitorare la corretta attuazione del pacchetto da parte degli Stati membri a partire dalla data di applicazione e ad adottare i provvedimenti necessari a garantire che le legislazioni nazionali siano in linea con la giurisprudenza; propone che, da ora in poi, l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo includa questa nuova legislazione nei suoi programmi di formazione;

    90. chiede l'istituzione di un punto focale per le questioni di genere nell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo;

    91. deplora la prassi diffusa e sistematica di trattenere i migranti in centri di detenzione, come recentemente sottolineato dal Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite; chiede che soluzioni alternative alla detenzione siano ulteriormente sviluppate e messe in atto, tra cui una regolarizzazione dei migranti senza documenti fondata su criteri chiari;

    92. ritiene che, nel contesto del sistema di Dublino, in futuro dovrebbe essere valutata la possibilità di sospendere i trasferimenti verso gli Stati membri sottoposti a una considerevole pressione;

    93. deplora profondamente il fatto che i principi di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità, sanciti all'articolo 80 del TFUE, non si siano tradotti in realtà; ritiene che in futuro saranno necessarie riforme più incisive e concrete, in particolare per gli Stati membri che ricevono il maggior numero di migranti e richieste di asilo; chiede l'introduzione di un sistema coerente, volontario e permanente di trasferimento all'interno dell'UE per i beneficiari di protezione internazionale;

    94. ritiene che la dimensione esterna della politica d'asilo dovrebbe essere ampliata per quanto concerne le procedure di reinsediamento e di ingresso protetto; esprime rammarico per la partecipazione, ad oggi limitata, degli Stati membri al reinsediamento;

    95. esprime profonda preoccupazione per la sorte di cittadini di Paesi terzi e di apolidi riammessi nell'ambito degli accordi di riammissione dell'UE (ARUE), tra cui i casi di detenzione a tempo indeterminato, limbo legale o respingimento al loro Paese di origine, e chiede l'esclusione da questi accordi delle clausole relative a cittadini di Paesi terzi; sottolinea l'importanza di attuare le raccomandazioni formulate dalla Commissione nella valutazione degli accordi di riammissione;

    Strategia relativa alla dimensione esterna dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia

    96. riconosce l'importanza di un rafforzamento della dimensione esterna delle politiche europee in materia di libertà, sicurezza e giustizia, e chiede il rafforzamento a tutti i livelli della cooperazione con i paesi terzi in materia di sicurezza, migrazione, diritti fondamentali e gestione delle frontiere;

    97. ricorda che l'Unione europea e gli Stati membri devono continuare a includere l'immigrazione nella cooperazione allo sviluppo e a intensificare gli accordi di partenariato volti a promuovere la collaborazione con i paesi terzi di origine e di transito in materia di lotta alla tratta di essere umani, immigrazione clandestina, ripristino dei legami familiari, rimpatrio e riammissione, nel quadro dei dialoghi regolari che l'Unione intrattiene con tali Stati e dell'attività del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE); esorta alla solidarietà con i paesi terzi vicini a paesi interessati da conflitti civili, che accolgono rifugiati in fuga;

    98.  sottolinea la necessità di incoraggiare le politiche di rimpatrio volontario;

    99.  sottolinea che il trattato sull'Unione europea (TUE) pone i diritti fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto al centro delle politiche interne ed esterne dell'UE, come disposto dagli articoli 2, 3 e 21 TUE, e ritiene pertanto che il rispetto, la tutela e la promozione di tali valori debbano essere sviluppati in maniera coerente, onde assicurare la credibilità dell'UE nel mondo; considera deplorevole l'ostinato rifiuto della Commissione di elaborare un piano d'azione sui diritti umani al fine di promuovere i valori dell'Unione nella dimensione esterna delle politiche di libertà, sicurezza e giustizia, come richiesto dal Programma di Stoccolma;

    100. esorta la Commissione e il SEAE a prendere misure concrete per garantire una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell’Unione;

    101. esprime la ferma convinzione che l'UE e i suoi Stati membri non debbano firmare accordi in materia di libertà, sicurezza e giustizia con paesi terzi in cui sussista un grave rischio di violazione dei diritti umani e in cui non viga lo Stato di diritto; sottolinea che un eventuale accordo in materia dovrebbe essere concluso solo dopo un'attenta valutazione dell'impatto sui diritti umani e dovrebbe comprendere una clausola di sospensione in relazione ai diritti umani;

    102. esprime preoccupazione per le crescenti esigenze imposte ai Paesi limitrofi in relazione alle politiche dell'Unione in materia di migrazione e gestione delle frontiere; chiede un approccio basato sui diritti umani per le politiche dell'UE in materia di migrazione e di gestione delle frontiere che privilegi in ogni caso i diritti dei migranti regolari e irregolari e di altri gruppi vulnerabili; ricorda l'applicazione extraterritoriale della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nell'attuare la politica di migrazione dell'Unione, come stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo;

    103. chiede un maggiore coordinamento tra il dialogo sui diritti umani e le sottocommissioni sulla giustizia, la libertà e la sicurezza istituite in forza di accordi con i Paesi terzi, in particolare nei Paesi rientranti nella politica europea di vicinato e, più in generale, con tutti quelli interessati dagli accordi di riammissione;

    104. chiede alla Commissione di proporre misure per proteggere e assistere le donne vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento sessuale con misure che includano lo sviluppo di meccanismi d'indennizzo, il rimpatrio sicuro, l'assistenza al reinserimento nel paese di origine in caso di rimpatrio volontario, l'assistenza e l'aiuto durante il loro soggiorno nell'UE e la cooperazione con le autorità dei paesi di origine per proteggere le famiglie delle vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale;

    Metodi, strumenti e processi

    105. è d’avviso che il livello del processo di elaborazione delle politiche debba essere quanto più elevato possibile; ritiene che la definizione dei problemi, la discussione delle eventuali soluzioni e la scelta tra le possibili opzioni debbano seguire un ordine sequenziale; rileva che è necessario un maggiore sforzo di ricerca a livello europeo e che una più stretta cooperazione e una migliore condivisione delle informazioni tra le istituzioni e le agenzie europee e gli Stati membri contribuirebbero a migliorare l’elaborazione e l'attuazione della politica;

    106. deplora l'assenza di una valutazione obiettiva dei progressi compiuti verso uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e di informazioni affidabili sull'applicazione dell'acquis da parte degli Stati membri;

    107. propone una valutazione ex-post sistematica, obbiettiva e indipendente della legislazione e della relativa attuazione, volta anche a valutare la continua necessità di legiferazione in questo settore; sottolinea in particolare l’importanza di condurre valutazioni d’impatto presso la Commissione, il Parlamento e il Consiglio a tal fine, mantenendo standard elevati ed evitando un’eccessiva burocrazia;

    108. accoglie con favore l'iniziativa della Commissione per l'elaborazione del quadro di valutazione UE della giustizia, che mira a garantire un sistema di giustizia di alta qualità nel settore del diritto civile, commerciale e amministrativo dal momento che, in ultima istanza, l'applicazione concreta delle leggi è nelle mani dei tribunali;

    109. sottolinea che sistemi giudiziari di elevata qualità possono svolgere un ruolo fondamentale nel ripristino della fiducia, nel promuovere un ritorno alla crescita e nel contribuire alla fiducia e alla stabilità; sottolinea che decisioni giudiziarie prevedibili, tempestive ed esecutive sono componenti strutturali importanti di un contesto favorevole per le imprese, come indicato nella comunicazione della Commissione dal titolo "Quadro di valutazione UE della giustizia – Uno strumento per promuovere una giustizia effettiva e la crescita" (COM(2013)0160);

    110. invita la Commissione a porre maggiormente l'accento sul monitoraggio e sulla garanzia di un'attuazione concreta della legislazione UE da parte degli Stati membri; ritiene che ciò debba costituire una priorità politica in considerazione dell’ampio divario che spesso si rileva tra le politiche adottate a livello europeo e la loro attuazione a livello nazionale; sottolinea che qualsiasi pianificazione strategica deve basarsi sulle esperienze passate nel campo dell’attuazione e che tale programmazione non deve pertanto consistere soltanto in un elenco di obiettivi e priorità, bensì prevedere in anticipo la valutazione dell'attuazione; rileva che, quando si tratta dei diritti dei cittadini e dei residenti, tale attività deve esplicarsi sin dal giorno dell'entrata in vigore di un atto; ritiene che occorra compiere ulteriori progressi ai fini di un’attuazione adeguata, anche grazie al coordinamento e alla cooperazione tra la Commissione, gli Stati membri e le agenzie, e assistendo gli Stati membri mediante orientamenti, sostegno pratico e scambio di buone prassi; è del parere che i motivi della mancata attuazione della legislazione dell’UE andrebbero individuati e risolti, ricorrendo, se del caso, a procedure d’infrazione;

    111. è del parere che il miglioramento della qualità della legislazione dell'UE in materia di libertà, sicurezza e giustizia richieda uno sforzo congiunto da parte degli Stati membri e delle istituzioni europee al fine di migliorare lo scambio di informazioni su ciascun sistema nazionale e di fornire informazioni giuridiche accurate (su leggi e normative vigenti a livello nazionale e regionale), nonché informazioni sull'attuazione e sulle prassi; invita a un maggiore coordinamento interistituzionale;

    112. deplora che il Consiglio non coinvolga il Parlamento più da vicino nell'elaborazione di documenti strategici, come ad esempio la strategia sulla droga e la strategia di sicurezza interna;

    113. ritiene che lo sviluppo di una cultura giudiziaria europea sia un prerequisito fondamentale per la realizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini nonché ai fini di una migliore applicazione della legislazione dell’UE; chiede, a tale proposito, che sia posta un’enfasi ben maggiore sulla formazione giudiziaria dell’UE per tutti i professionisti del diritto e che questa sia dotata di maggiori finanziamenti; nota l'importanza di utilizzare un approccio dal basso per i programmi di formazione giudiziaria, di garantire la maggiore accessibilità alle fonti informative del diritto europeo attraverso la tecnologia web (ossia un portale di giustizia elettronica), di migliorare la conoscenza del diritto europeo in seno alla magistratura nonché le competenze linguistiche degli operatori del diritto e delle forze di polizia e di stabilire e mantenere reti in questo settore, così come qualsiasi altra misura che agevoli la loro cooperazione quotidiana onde garantire la fiducia reciproca e, di conseguenza, la cooperazione e il mutuo riconoscimento;

    III. Ulteriori azioni

    114. è d'avviso che siano necessari orientamenti, coerenza e parametri di riferimento per l'area di libertà, sicurezza e giustizia; ritiene che tali obiettivi richiedano un’adeguata programmazione basata sullo spirito del trattato di Lisbona, in un esercizio congiunto da parte del Parlamento, del Consiglio e della Commissione; stima che la programmazione pluriennale dovrebbe essere basata su un accordo interistituzionale, a norma dell'articolo 17, paragrafo 1, del TUE; si attende pertanto che la Commissione presenti una proposta in tal senso;

    115. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

    • [1]  GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 12.
    • [2]  GU C 115 E del 4.5.2010, pag. 1.
    • [3]  GU L 26 del 26.1.2013, pag. 27.
    • [4]  Regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l'iniziativa dei cittadini, GU L 65 dell'11.3.2011, pag. 1.
    • [5]  Regolamento (CE) n. 168/2007 del 15 febbraio 2007 che istituisce l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, GU L 53 del 22.2.2007, pag. 1.
    • [6]  GU C 378 del 24.12.13, pag. 1.
    • [7]  GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
    • [8]  GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.
    • [9]  GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
    • [10]  Testi approvati, P7_TA(2013)0322.
    • [11]  Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.
    • [12]  Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2012
      concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (rifusione), GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1.
    • [13]  Regolamento (UE) n. 650/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e all'accettazione e all'esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, GU L 201 del 27.7.2012, pag. 107.
    • [14]  Regolamento (UE) n. 1259/2010 del Consiglio del 20 dicembre 2010 relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale, GU L 343 del 29.12.2010, pag. 10.
    • [15]  COM(2012)0614.
    • [16]  Direttiva 2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (GU L 280 del 26.10.2010, pag. 1).
    • [17]  Direttiva 2012/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, sul diritto all'informazione nei procedimenti penali (GU L 142 dell'1.6.2012, pag. 1).
    • [18]  Direttiva 2013/48/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, relativa al diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d'arresto europeo, al diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e al diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con le autorità consolari (GU L 294 del 6.11.2013, pag. 1).
    • [19]  GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 7.
    • [20]  Direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell'ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che modifica la direttiva 2002/58/CE, GU L 105 del 13.4.2006, pag. 54.

    PARERE della commissione per gli affari esteri (27.9.2013)

    destinato alla commissione giuridica, alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e alla commissione per gli affari costituzionali

    sulla revisione intermedia del programma di Stoccolma
    (2013/2024(INI))

    Relatore per parere: Jean-Jacob Bicep

    SUGGERIMENTI

    La commissione per gli affari esteri invita la commissione giuridica, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e la commissione per gli affari costituzionali, competenti per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approveranno i seguenti suggerimenti:

    1.  esorta la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) ad adottare misure concrete per garantire una maggiore coerenza tra le politiche interne ed esterne dell'Unione, in linea con gli impegni enunciati, tra l'altro, nella comunicazione della Commissione dal titolo "Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei: piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma" (COM(2010)0171);

    2.  sottolinea che il trattato sull'Unione europea (TUE) pone i diritti fondamentali, la democrazia e lo stato di diritto al centro delle politiche interne ed esterne dell'UE, come disposto dagli articoli 2, 3 e 21 TUE, e ritiene pertanto che il rispetto, la tutela e la promozione di tali valori debbano essere coltivati in maniera coerente, onde assicurare la credibilità dell'UE nel mondo; considera deplorevole l'ostinato rifiuto della Commissione di elaborare un piano d'azione sui diritti umani per promuovere i valori dell'Unione nella dimensione esterna delle politiche di libertà, sicurezza e giustizia, come richiesto dal Consiglio nel programma di Stoccolma; accoglie con favore il quadro strategico dell'UE per i diritti umani e la democrazia, come pure il relativo piano d'azione, incentrati, tra l'altro, sulla lotta alla tratta di esseri umani, sulla piena fruizione dei diritti umani da parte delle donne e sulle questioni dell'apolidia e della detenzione arbitraria di migranti nei Paesi terzi, pur rilevando che il quadro strategico e il piano d'azione che lo accompagna non possono sostituirsi a un piano d'azione sui diritti umani;

    3.  accoglie con favore la bozza di accordo concluso dai 47 Stati membri del Consiglio d'Europa e dall'UE circa l'adesione di quest'ultima alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e attende il parere positivo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) sul testo convenuto; invita il Parlamento e il Consiglio a ratificare celermente il trattato non appena la CGUE si sarà pronunciata in via definitiva;

    4.  esprime la ferma convinzione che l'UE e i suoi Stati membri non debbano firmare accordi in materia di libertà, sicurezza e giustizia con i Paesi terzi in cui sussista un grave rischio di violazione dei diritti umani e in cui non viga lo stato di diritto; sottolinea che un eventuale accordo in materia debba essere concluso solo dopo un'attenta valutazione dell'impatto sui diritti umani e debba comprendere una clausola di sospensione in relazione ai diritti umani; chiede alla Commissione di sviluppare appositi meccanismi che consentano il controllo pubblico delle politiche nel settore della libertà, della sicurezza e della giustizia, anche con il coinvolgimento della società civile dei Paesi terzi; invita la Commissione a illustrare le misure di salvaguardia per assicurare che le informazioni fornite dai Paesi terzi nell'ambito di accordi Europol non siano ottenute con la tortura o maltrattamenti;

    5.  esprime preoccupazione per le crescenti esigenze imposte ai Paesi limitrofi in relazione alle politiche dell'Unione in materia di gestione dei confini e di migrazione; chiede un approccio basato sui diritti umani alle politiche dell'UE in materia di migrazione e di gestione delle frontiere che privilegi sempre i diritti dei migranti regolari e irregolari e di altri gruppi vulnerabili; ricorda l'applicazione extraterritoriale della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nell'attuare la politica di migrazione dell'Unione, come stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo;

    6.  prende atto, in particolare, delle violazioni dei diritti umani lungo la frontiera greca con la Turchia, dove la costruzione di un muro da parte delle autorità greche e le segnalazioni di casi di espulsioni collettive (refoulement), detenzione sistematica e prolungata di profughi, richiedenti asilo e migranti irregolari, nonché detenzione di minori, violano il diritto europeo e internazionale;

    7.  ricorda che gli Stati membri hanno una responsabilità comune per le frontiere esterne dell'Unione; manifesta a tutt'oggi inquietudine per gli eventi alle frontiere greco-turche, cipriote, maltesi e italiane per quanto concerne l'arrivo di migranti irregolari e invita gli Stati membri, con il sostegno della Commissione e del SEAE, ad adoperarsi affinché le autorità nazionali esaminino la situazione individuale di ogni persona che giunge sul loro territorio nel rispetto degli obblighi internazionali ed europei in materia di diritti umani e tenendo conto delle necessità dei gruppi vulnerabili; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nel garantire un livello minimo di servizi, quali assistenza sanitaria e sistemazione adeguate, per profughi, richiedenti asilo e migranti irregolari che giungono sul territorio dell'UE;

    8.  invita la Commissione a riferire sui provvedimenti in corso di adozione per prevenire la detenzione arbitraria dei migranti da parte di Paesi terzi, conformemente al suo impegno 14, lettera d), del piano d'azione dell'UE sui diritti umani;

    9.  esprime allarme per i crescenti decessi, soprattutto in mare, e violazioni dei diritti umani nel corso dei tentativi di ingresso nell'UE da parte di migranti irregolari; chiede alla Commissione di consultarlo prima della conclusione di un accordo tra Frontex e un Paese terzo; insiste affinché tali accordi prevedano solide garanzie di pieno rispetto delle norme in materia di diritti umani, anche in materia di operazioni di rimpatrio, di pattugliamento congiunto, di ricerca e soccorso o di intercettazione; richiama l'attenzione sui vari rapporti delle organizzazioni internazionali (Consiglio d'Europa e Nazioni Unite), dell'Agenzia dei diritti fondamentali e del Mediatore europeo relativamente all'impatto della gestione delle frontiere esterne dell'UE sui diritti dei migranti e al rispetto dei diritti fondamentali da parte di Frontex; invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri ad agire senza indugio per porre fine alle violazioni dei diritti dei migranti, causa in alcuni casi della morte di alcuni di essi, ed esorta l'UE e i suoi Stati membri ad adempiere ai loro obblighi internazionali; esorta pertanto l'UE a indagare sulle denunce di maltrattamenti di migranti, profughi e richiedenti asilo da parte di Frontex alle frontiere dell'Unione, in particolare per quanto riguarda le condizioni detentive; sottolinea la necessità – soprattutto in considerazione della particolare instabilità e dei disordini politici nella regione MENA (Medio Oriente e Africa settentrionale) – che i servizi competenti della Commissione, il SEAE e le agenzie specializzate dell'UE coordinino gli sforzi nell'ambito di un approccio olistico al problema della migrazione irregolare di cui sono oggetto gli Stati membri dell'UE, in un modo che sia coerente con i principi e i valori europei e con gli sforzi compiuti dall'UE nella regione e nel resto dello spazio rientrante nel vicinato meridionale ai fini della stabilizzazione e della democratizzazione nel quadro della politica estera e di sicurezza comune/politica di sicurezza e di difesa comune;

    10. esprime profonda preoccupazione per la sorte di cittadini di Paesi terzi e di apolidi riammessi nell'ambito degli accordi di riammissione dell'UE (ARUE), tra cui i casi di detenzione a tempo indeterminato, limbo legale o respingimento al loro Paese di origine, e chiede l'esclusione da questi accordi di clausole relative a cittadini di Paesi terzi; sottolinea l'importanza di attuare le raccomandazioni formulate dalla Commissione nella valutazione degli accordi di riammissione; invita la Commissione ad autorizzare le ONG, le organizzazioni internazionali e i rappresentanti del Parlamento europeo a partecipare a comitati misti di riammissione e la esorta a consentire l'accesso del Parlamento ai documenti elaborati da tali comitati; esorta la Commissione e gli Stati membri a sospendere immediatamente l'applicazione di un ARUE in caso di violazione dei diritti umani;

    11. chiede alla Commissione di estendere il mandato dell'Agenzia per i diritti fondamentali a tutti i Paesi candidati e limitrofi, attribuendole uno ruolo specifico nel consigliare le istituzioni dell'UE sul modo in cui garantire la coerenza tra le politiche interne ed esterne in materia di diritti umani; chiede che siano definiti indicatori identici per tutti gli Stati membri in materia di rispetto dei diritti fondamentali;

    12. invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure legislative e amministrative necessarie per consentire il rilascio dei visti di emergenza e facilitare la fornitura di alloggi temporanei per i difensori dei diritti umani minacciati nei Paesi terzi; chiede di valutare gli attuali partenariati per la mobilità, in particolare l'interdipendenza tra gli aiuti allo sviluppo, la migrazione regolare e la migrazione irregolare, come definito nell'Approccio globale alla migrazione e alla mobilità;

    13. ricorda il ruolo essenziale di Frontex e dell'Accademia europea di polizia (CEPOL) nella formazione del personale delle forze dell'ordine e delle guardie di frontiera ai fini di un'azione europea in materia giudiziaria e di applicazione della legge che rispetti i diritti umani dei migranti;

    14. sottolinea che il continuo rifiuto degli Stati membri di aderire alla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei loro familiari, principale fondamento della Convenzione internazionale dei diritti dell'uomo, lede il principio fondamentale dell'indivisibilità dei diritti umani e diminuisce la credibilità dell'UE nell'affrontare con i Paesi terzi questioni in materia di diritti umani;

    15. approva senza riserve l'invito del Consiglio europeo a potenziare il ruolo di Frontex in linea con il programma di Stoccolma, al fine di accrescerne la capacità di fronteggiare con maggiore efficacia l'evoluzione dei flussi migratori;

    16. chiede un maggiore coordinamento tra il dialogo sui diritti umani e le sottocommissioni sulla giustizia, la libertà e la sicurezza istituite in forza di accordi con i Paesi terzi, in particolare nei Paesi rientranti nella politica europea di vicinato e, più in generale, con tutti quelli interessati dagli accordi di riammissione;

    17. invita l'UE a prestare maggiore attenzione alla questione dell'apolidia nei Paesi terzi, anche mediante lo sviluppo di un quadro comune Commissione-SEAE per sollevare tali questioni con i Paesi terzi, come annunciato nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani;

    18. accoglie con favore il continuo impegno delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri nel promuovere sostegno e cooperazione universali con il Tribunale penale internazionale (TPI) quale strumento essenziale per garantire giustizia alle vittime di reati ai sensi del diritto internazionale e promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani; incoraggia tutti gli Stati membri a concludere accordi quadro con il TPI, in particolare sul trasferimento di testimoni, sulla libertà provvisoria, sul trasferimento delle persone assolte e sull'esecuzione delle sentenze; invita gli Stati membri dell'UE, in quanto parti dello statuto di Roma del TPI, a garantire che il Tribunale disponga delle risorse necessarie a svolgere pienamente il suo mandato e amministrare la giustizia in modo risoluto, equo e trasparente.

    19. invita il Consiglio e la Commissione a prendere pienamente in considerazione le raccomandazioni del Parlamento e a integrarle nel programma o nella strategia di follow-up post-Stoccolma, che deve prevedere una programmazione pluriennale delle prossime proposte legislative e politiche e delle azioni dell'UE relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

    20. attende con interesse la "relazione dell'UE sulla lotta alla corruzione" che sarà pubblicata dalla Commissione nel 2013; auspica che l'individuazione, da parte della Commissione, dei settori vulnerabili alla corruzione negli Stati membri contribuisca a intensificare gli sforzi volti a combattere la corruzione, facilitare lo scambio di prassi eccellenti, evidenziare le tendenze dell'UE e a stimolare l'apprendimento tra pari e l'ulteriore adempimento degli obblighi unionali e internazionali; invita la Commissione a riflettere sulle future iniziative politiche dell'UE in materia di contrasto della corruzione, che si sostanzi in particolare in una normativa vincolante per gli Stati membri e le istituzioni e che rifletta le più elevate norme di trasparenza e integrità, tenendo in debito conto l'impatto negativo dei fenomeni corruttivi sui diritti umani nell'UE e nei Paesi terzi;

    21. esorta gli Stati membri, segnatamente la Grecia, l'Irlanda, il Lussemburgo, la Polonia e la Svezia, a ratificare la convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica; invita gli Stati membri a recepire rapidamente nel diritto nazionale la direttiva 2013/40/UE del 12 agosto 2013 relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione, che sostituisce la decisione quadro 2005/222/GAI del Consiglio[1];

    22. insiste sul fatto, pur ribadendo il proprio impegno a favore delle relazioni transatlantiche e l'importanza strategica che rivestono le stesse per le tematiche di rilevanza mondiale, che i programmi di sorveglianza, come PRISM, possono dare luogo a violazioni dei diritti umani, in particolare nell'ambito della vita privata e della vita familiare, e della segretezza delle comunicazioni e che possono anche avere conseguenze sulla realizzazione di altri diritti umani dei cittadini europei e stranieri, come quello della libertà di espressione; invita le autorità statunitensi a fornire all'UE, senza indebiti ritardi, informazioni esaustive su tali programmi di sorveglianza che comportino la raccolta di dati, in particolare per quanto riguarda la base giuridica, la necessità, la proporzionalità degli stessi e le garanzie poste in atto per tutelare i diritti umani, tra cui i sistemi di ricorso ai mezzi giudiziari in caso di violazione dei diritti medesimi;

    23. insiste sull'opportunità che la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri valutino tutti gli strumenti a loro disposizione nel contesto dei negoziati con gli Stati Uniti; chiede, pertanto, la sospensione tempestiva degli accordi sul codice di prenotazione dei passeggeri (Passenger Name Record, PNR) e sul programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP);

    24. esprime profonda preoccupazione per il diffondersi della tratta di esseri umani, basata sull'uso di reti transnazionali e informatiche, che rappresenta una grave minaccia per i gruppi vulnerabili, in particolare donne e bambini, soprattutto in tempi di crisi economica e sociale; sottolinea, pertanto, l'importanza di un coordinamento strategico tra gli obiettivi e l'attuazione della strategia per la sicurezza interna e della strategia europea di sicurezza, che potrebbe richiedere l'aggiornamento di entrambi i documenti; raccomanda che gli Stati membri elaborino e adottino piani nazionali antitratta, in linea con le raccomandazioni della Strategia 2012 dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani e sotto il coordinamento del coordinatore antitratta dell'UE;

    25. plaude all'attuazione della direttiva 2011/99/UE, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo[2] e della direttiva 2012/29/UE, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato[3], il che rafforza sostanzialmente i diritti umani delle vittime di reati nell'Unione;

    26. sottolinea la grave minaccia che rappresentano a tutt'oggi il terrorismo e la criminalità organizzata; accoglie con favore il rafforzamento degli accordi operativi tra Europol ed Eurojust e gli accordi di lavoro con Frontex per combattere questi due fenomeni;

    27. esprime preoccupazione per il propagarsi nel mondo e nell'UE della criminalità informatica, dei reati di pedofilia e delle frodi, nonché per l'enorme danno finanziario e psicologico causato da questi reati ai cittadini in tutto il mondo; si compiace dell'istituzione del Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica presso Europol allo scopo di combattere questo tipo di criminalità mediante lo sviluppo di capacità operative e analitiche ai fini delle indagini e della cooperazione con i partner internazionali;

    28. sottolinea l'importanza di prestare particolare attenzione e garantire sostegno e riconoscimento sociale alle vittime del terrorismo; sottolinea l'urgenza di definire per tali vittime uno strumento legislativo specifico.

    ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

    Approvazione

    24.9.2013

     

     

     

    Esito della votazione finale

    +:

    –:

    0:

    54

    11

    0

    Membri titolari presenti al momento della votazione finale

    Pino Arlacchi, Elmar Brok, Jerzy Buzek, Susy De Martini, Mark Demesmaeker, Michael Gahler, Marietta Giannakou, Ana Gomes, Takis Hadjigeorgiou, Anna Ibrisagic, Liisa Jaakonsaari, Jelko Kacin, Tunne Kelam, Nicole Kiil-Nielsen, Evgeni Kirilov, Maria Eleni Koppa, Andrey Kovatchev, Paweł Robert Kowal, Wolfgang Kreissl-Dörfler, Vytautas Landsbergis, Ryszard Antoni Legutko, Sabine Lösing, Marusya Lyubcheva, Willy Meyer, Francisco José Millán Mon, María Muñiz De Urquiza, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Norica Nicolai, Raimon Obiols, Justas Vincas Paleckis, Pier Antonio Panzeri, Alojz Peterle, Bernd Posselt, Cristian Dan Preda, Fiorello Provera, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Werner Schulz, Sophocles Sophocleous, Laurence J.A.J. Stassen, Davor Ivo Stier, Charles Tannock, Eleni Theocharous, Geoffrey Van Orden, Nikola Vuljanić

    Supplenti presenti al momento della votazione finale

    Charalampos Angourakis, Jean-Jacob Bicep, Biljana Borzan, Kinga Gál, Metin Kazak, Barbara Lochbihler, Emilio Menéndez del Valle, Norbert Neuser, Doris Pack, Jean Roatta, Potito Salatto, Marietje Schaake, Alf Svensson, Ivo Vajgl, Renate Weber

    Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

    José Manuel Fernandes, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Isabella Lövin, Antonio Masip Hidalgo, Antigoni Papadopoulou, Jarosław Leszek Wałęsa

    • [1]  GU L 218 del 14.8.2013, pag. 8.
    • [2]  GU L 338 del 21.12.11, pag. 2.
    • [3]  GU L 315 del 14.11.12, pag. 57.

    PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (3.10.2013)

    destinato alla commissione giuridica, alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e alla commissione per gli affari costituzionali

    sulla revisione intermedia del programma di Stoccolma
    (2013/2024(INI))

    Relatore: Sirpa Pietikäinen

    SUGGERIMENTI

    La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere invita la commissione giuridica, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e la commissione per gli affari costituzionali, competenti per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approveranno i seguenti suggerimenti:

    A. considerando che il trattato fissa come obiettivi dell'UE la lotta all'esclusione e alla discriminazione sociale e la promozione dell'uguaglianza tra uomini e donne, e che la Commissione deve garantire che l'applicazione del programma di Stoccolma rifletta realmente le esigenze dei cittadini quanto alle pari opportunità e all'uguaglianza di genere;

    1.  sottolinea che il principio di universalità si applica ai diritti fondamentali e alla parità di trattamento; esorta pertanto il Consiglio ad approvare la proposta di direttiva contro le discriminazioni; sottolinea il fatto che le donne in particolare sono spesso vittime di vari tipi di discriminazione, per cui bisogna esaminare tutti i fattori che hanno un impatto sulla vita delle donne così da rafforzare tutti i diritti fondamentali attraverso l'adozione di strategie condivise di protezione delle vittime e di perseguibilità penale degli aggressori, e promuovere nel contempo l'uguaglianza tra uomini e donne, con un'attenzione particolare per le donne vulnerabili ed in particolare per le donne disabili; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la protezione degli adulti vulnerabili e a firmare, ratificare e attuare la Convenzione dell'Aia del 2000 sulla protezione internazionale degli adulti;

    2.  chiede alla Commissione e agli Stati di sviluppare strumenti specifici basati sulle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione per condividere le migliori pratiche nella lotta alla discriminazione a livello europeo;

    3.  incoraggia la Commissione a contribuire efficacemente all'istituzione di una convenzione sulle sentenze internazionali, che persegua obiettivi analoghi a quelli del regolamento Bruxelles I;

    4.  invita gli Stati membri a istituire procedure di denuncia che garantiscano a una vittima di discriminazione multipla – tenendo conto del fatto che le donne sono particolarmente colpite da questo tipo di discriminazione – la possibilità di presentare una denuncia unica in relazione a più di una forma di discriminazione; ritiene opportuno sostenere le attività dei difensori dei diritti umani e lo sviluppo di azioni collettive da parte di persone e comunità emarginate;

    5.  sottolinea l'importanza di tenere conto della dimensione di genere in tutte le strategie di integrazione di disabili, migranti, rom e altre minoranze e delle persone emarginate;

    6.  si compiace dell'adozione della direttiva che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato[1], in cui si presta particolare attenzione alla protezione dei soggetti svantaggiati, quali donne e bambini; sottolinea la loro frequente vittimizzazione in tutti i tipi di violenza, inclusa la violenza domestica; raccomanda che violazioni dei diritti umani di tale gravità siano oggetto di approfondite indagini, accertamenti e azioni penali; accoglie con favore la direttiva sull'ordine di protezione europeo[2] e la direttiva sulla prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime[3]; chiede agli Stati membri di ratificare e applicare senza indugio tali direttive;

    7.  sottolinea che la tratta di esseri umani costituisce un grave crimine che colpisce in particolare le donne e che rappresenta una violazione dei diritti umani e della dignità umana che l'Unione non può tollerare; deplora che il numero di persone vittime della tratta da e verso l'Unione europea sia in aumento, nonostante l'entrata in vigore della direttiva antitratta nel dicembre 2011; invita gli Stati membri dell'Unione europea a intensificare gli sforzi per frenare tale tendenza preoccupante, garantendo che legislazioni e misure ambiziose per la repressione della tratta di esseri umani e delle reti internazionali della criminalità organizzata siano elaborate e attuate in conformità della direttiva, concentrandosi soprattutto su donne e minori; sottolinea che le misure per la repressione della tratta di esseri umani, del lavoro forzato e dell'immigrazione irregolare devono concentrarsi sulle cause profonde del problema, come gli squilibri globali; invita pertanto gli Stati membri a tener fede ai propri impegni in materia di aiuti allo sviluppo e di OSM e a rafforzare la cooperazione e il coordinamento con i paesi terzi;

    8   sottolinea che la crescita dei mercati della prostituzione, legalizzati e istituzionalizzati in alcuni Stati membri, si è rivelata un incentivo alla tratta e pertanto chiede di attuare misure che comprimano i mercati della prostituzione, come l'imposizione di sanzioni agli sfruttatori, inclusi i cosiddetti protettori e gli utenti del sesso a pagamento; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a finanziare sempre più i programmi di uscita per le vittime della tratta, e in particolare per le donne che si prostituiscono;

    9.  si compiace della proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa[4]; sottolinea la necessità di combattere il persistente fenomeno del "soffitto di vetro", che rimane uno dei principali ostacoli allo sviluppo del percorso professionale delle donne;

    10. si rammarica che la Commissione, nonostante i numerosi impegni assunti, non abbia prodotto atti legislativi riguardanti la violenza sulle donne, l’uguaglianza nel processo decisionale politico o la revisione della direttiva sul divario salariale tra uomini e donne;

    11. sollecita la Commissione a proporre una strategia globale e atti legislativi per combattere la violenza contro le donne, come promesso nel Programma d'azione di Stoccolma e come richiesto dal Parlamento in svariate risoluzioni; ribadisce la necessità che la Commissione elabori uno strumento legislativo di diritto penale per lottare contro qualsiasi forma di violenza nei confronti delle donne e dei bambini e per salvaguardare i loro diritti e difenderli; invita altresì la Commissione e gli Stati membri a designare un coordinatore dell'UE per la violenza sulle donne;

    12. sottolinea la necessità che i funzionari (polizia, personale sanitario e giudiziario, ecc.) che possono trattare casi in cui è ritenuta a rischio l'integrità fisica, psicologica e sessuale di una persona, in particolare donne vittime della violenza di genere, ricevano una formazione adeguata; chiede agli Stati membri di sostenere l'operato della società civile, segnatamente delle ONG, delle associazioni femminili e di altre organizzazioni di volontariato che offrono assistenza specializzata e che collaborano con dette associazioni, prestando assistenza alle donne vittime della violenza di genere;

    13. invita gli Stati membri a ratificare la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne e alle violenze domestiche, e la Commissione a proporre senza indugio direttive di negoziato per l'adesione dell'UE a tale convenzione;

    14. invita gli Stati membri ad adottare misure per combattere le cause economiche e sociali che alimentano la violenza contro le donne, segnatamente la disoccupazione, bassi salari e pensioni, la carenza di alloggi, la povertà e servizi pubblici inesistenti o inadeguati, in particolare nel settore dei servizi sanitari, dell'istruzione e della previdenza sociale;

    15. esorta la Commissione a rivedere senza indugio la direttiva 2006/54/CE e a proporre modifiche in materia, a norma dell'articolo 32 della direttiva e sulla base dell'articolo 157 TFUE, seguendo le raccomandazioni dettagliate enunciate nell'allegato alla risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012, segnatamente per quanto concerne:

         - una maggiore trasparenza dei dati retributivi;

         - una valutazione del lavoro e una classificazione professionale trasparenti; nonché

         - un rafforzamento della normativa in materia di sanzioni;

    16. invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che un approccio che tenga conto della dimensione di genere e basato sull'integrazione di genere sia incluso in qualsiasi formazione giuridica fornita dalla Rete europea di formazione giudiziaria, dall'Accademia di diritto europeo e da ogni altra pertinente istituzione ai vari soggetti coinvolti nella cooperazione giudiziaria e di polizia; chiede l'introduzione di moduli specifici relativi alla violenza di genere e adeguate procedure di assistenza alle vittime;

    17. propone di sviluppare una campagna di sensibilizzazione sociale con l'obiettivo comune a livello europeo di incidere sulla gravità della violenza di genere; ritiene che l'obiettivo di tale campagna debba essere quello di incoraggiare una sensibilizzazione sociale, una mobilitazione dei cittadini e un operato istituzionale di pari livello rispetto a quello adottato nei confronti di altri reati o crimini, come il terrorismo, che, oltre alla loro dimensione individuale, presentano una portata collettiva; osserva che questo tipo di reazione sociale è stato molto importante per delegittimare altri tipi di violenza e dovrebbe essere utilizzato anche contro la violenza di genere;

    18. chiede l'istituzione di un centro di coordinamento per le questioni di genere nell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo;

    19. plaude alla proposta della Commissione di un regolamento che promuova la libera circolazione di cittadini e imprese semplificando il riconoscimento di alcuni documenti pubblici, eliminando così la burocrazia e il divario esistente tra le istituzioni e i cittadini dell'UE;

    20. invita la Commissione, in linea con gli impegni assunti e a seguito delle ripetute richieste del Parlamento, a presentare una proposta di regolamento sul mutuo riconoscimento degli effetti connessi agli atti di stato civile nell'UE, al fine di ridurre gli ostacoli discriminatori di natura giuridica e amministrativa nei confronti dei cittadini, uomini e donne, e delle loro famiglie, che intendano esercitare il diritto di libera circolazione;

    21. esorta la Commissione e gli Stati membri a integrare i pareri di tutti i servizi pubblici e le autorità competenti a livello statale, regionale e locale, in quanto responsabili della pianificazione e della prestazione di servizi nel campo delle politiche di parità;

    22. ribadisce la sua richiesta di adozione di un Codice europeo di diritto internazionale privato;

    23. invita la Commissione a monitorare l'impatto differenziato dei tagli alla spesa pubblica sulle donne e sugli uomini, dal momento che si ripercuotono indirettamente sulla parità di genere; rileva al riguardo che la riduzione del gettito fiscale e i possibili tagli al bilancio comportano poi riduzioni della spesa pubblica, con eventuali ripercussioni a medio termine sui servizi pubblici, come l'istruzione, la formazione e l'assistenza sociale, dal momento che le donne costituiscono gli utenti di tali servizi;

    24. chiede alla Commissione e agli Stati membri di riconoscere alle forze di polizia regionali competenze per contrastare i reati contro le donne commessi da bande organizzate e/o transfrontaliere e di rafforzare il coordinamento fra di loro e le forze di sicurezza e di polizia operative;

    25. denuncia che il numero complessivo delle vittime del lavoro forzato negli Stati membri è stimato a 880 000, di cui il 30% sarebbero vittima di sfruttamento sessuale e il 70% di sfruttamento lavorativo di vario tipo, e che la maggioranza delle vittime è costituita da donne;

    26. chiede alla Commissione di elaborare ulteriormente il programma relativo alla giustizia elettronica (e-Justice) in modo da consentire ai cittadini di avere un accesso diretto alle informazioni giuridiche e alla giustizia attraverso informazioni online;

    27. ribadisce la sua richiesta alla Commissione affinché proponga misure di cooperazione per mobilitare i servizi consolari dei paesi di origine al fine di impedire il rilascio fraudolento di visti, organizzare campagne informative nei paesi di origine, rivolte alle potenziali vittime, in particolare donne e bambini, in collaborazione con le autorità, nonché proporre misure per rendere più efficaci i controlli alla frontiera al fine di impedire la tratta di esseri umani e l'immigrazione irregolare;

    28. chiede alla Commissione di proporre misure per proteggere e assistere le donne vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento sessuale con misure che includano lo sviluppo di meccanismi d'indennizzo, il rimpatrio sicuro, l'assistenza al reinserimento nel paese di origine in caso di rimpatrio volontario, l'assistenza e l'aiuto durante il loro soggiorno nell'UE e la cooperazione con le autorità dei paesi di origine per proteggere le famiglie delle vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale;

    29. ricorda che circa la metà dei migranti nell'UE sono donne e che uno statuto di migranti indipendente per le donne e il diritto delle coniugi di accedere al mercato del lavoro sono elementi indispensabili per garantire un'efficace integrazione;

    30. insiste nella difesa dei diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva ed esprime preoccupazione dinanzi alle restrizioni di accesso ai contraccettivi e ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, in particolare all'aborto, in alcuni Stati membri.

    ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

    Approvazione

    3.10.2013

     

     

     

    Esito della votazione finale

    +:

    –:

    0:

    17

    3

    0

    Membri titolari presenti al momento della votazione finale

    Regina Bastos, Andrea Češková, Edite Estrela, Iratxe García Pérez, Mary Honeyball, Astrid Lulling, Elisabeth Morin-Chartier, Krisztina Morvai, Joanna Senyszyn, Joanna Katarzyna Skrzydlewska, Britta Thomsen, Marina Yannakoudakis

    Supplenti presenti al momento della votazione finale

    Izaskun Bilbao Barandica, Minodora Cliveti, Mariya Gabriel, Nicole Kiil-Nielsen, Christa Klaß, Doris Pack, Angelika Werthmann

    Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

    Gesine Meissner,

    • [1]  Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI
    • [2]  Direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo.
    • [3]  Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI.
    • [4]  COM(2012) 0614

    ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

    Approvazione

    24.2.2014

     

     

     

    Esito della votazione finale

    +:

    –:

    0:

    50

    6

    33

    Membri titolari presenti al momento della votazione finale

    Roberta Angelilli, Edit Bauer, Luigi Berlinguer, Sebastian Valentin Bodu, Rita Borsellino, Emine Bozkurt, Arkadiusz Tomasz Bratkowski, Andrew Henry William Brons, Zdravka Bušić, Salvatore Caronna, Carlo Casini, Philip Claeys, Carlos Coelho, Agustín Díaz de Mera García Consuegra, Andrew Duff, Ioan Enciu, Frank Engel, Cornelia Ernst, Tanja Fajon, Monika Flašíková Beňová, Marielle Gallo, Giuseppe Gargani, Kinga Göncz, Roberto Gualtieri, Enrique Guerrero Salom, Sylvie Guillaume, Zita Gurmai, Gerald Häfner, Ágnes Hankiss, Anna Hedh, Salvatore Iacolino, Sophia in ‘t Veld, Lívia Járóka, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Rina Ronja Kari, Timothy Kirkhope, Klaus-Heiner Lehne, Juan Fernando López Aguilar, Antonio López-Istúriz White, Baroness Sarah Ludford, Monica Luisa Macovei, Svetoslav Hristov Malinov, David Martin, Antonio Masip Hidalgo, Clemente Mastella, Véronique Mathieu Houillon, Nuno Melo, Roberta Metsola, Louis Michel, Claude Moraes, Sandra Petrović Jakovina, Paulo Rangel, Bernhard Rapkay, Evelyn Regner, Tadeusz Ross, Judith Sargentini, Algirdas Saudargas, Birgit Sippel, Csaba Sógor, Francesco Enrico Speroni, Rui Tavares, Rebecca Taylor, Alexandra Thein, Nils Torvalds, Kyriacos Triantaphyllides, Wim van de Camp, Axel Voss, Renate Weber, Cecilia Wikström, Tatjana Ždanoka, Auke Zijlstra, Tadeusz Zwiefka

    Supplenti presenti al momento della votazione finale

    John Stuart Agnew, Marino Baldini, Elmar Brok, Sergio Gaetano Cofferati, Luis de Grandes Pascual, Lorenzo Fontana, Mariya Gabriel, Anneli Jäätteenmäki, Franziska Keller, Jean Lambert, Eva Lichtenberger, Ulrike Lunacek, Marian-Jean Marinescu, Vital Moreira, Jan Mulder, Juan Andrés Naranjo Escobar, Andrés Perelló Rodríguez, György Schöpflin, Janusz Wojciechowski

    Supplenti (art. 187, par. 2) presenti al momento della votazione finale

    Richard Ashworth, Margrete Auken, Zoltán Bagó, Karin Kadenbach, Krzysztof Lisek, Catherine Stihler, Csaba Sándor Tabajdi, Jarosław Leszek Wałęsa, Anna Záborská