Procedura : 2014/2157(INI)
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Ciclo del documento : A8-0011/2015

Testi presentati :

A8-0011/2015

Discussioni :

PV 25/02/2015 - 15
CRE 25/02/2015 - 15

Votazioni :

PV 10/03/2015 - 10.12
CRE 10/03/2015 - 10.12
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Testi approvati :

P8_TA(2015)0052

RELAZIONE     
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26.1.2015
PE 539.797v02-00 A8-0011/2015

sul rapporto annuale della Banca centrale europea per il 2013

(2014/2157(INI))

Commissione per i problemi economici e monetari

Relatore: Pablo Zalba Bidegain

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO
 PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali
 ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sul rapporto annuale della Banca centrale europea per il 2013

(2014/2157(INI))

Il Parlamento europeo,

–       visto il rapporto annuale della Banca centrale europea per il 2013 (C8-0000/2014),

       visto lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, in particolare l'articolo 15,

–       visto l'articolo 284, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–       visto l'articolo 132, paragrafo 1, del suo regolamento,

–       visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0011/2015),

A.     considerando che, secondo le previsioni della primavera 2014 dei servizi della Commissione, il PIL della zona euro, che nel 2013 è sceso dello 0,4% dopo una flessione dello 0,7% nel 2012, avrebbe dovuto registrare una ripresa, con un aumento dell'1,2% nel 2014 e dell'1,7% nel 2015; che le previsioni dell'autunno 2014 dei servizi della Commissione hanno rivisto al ribasso le proiezioni sulla crescita, prevedendo un aumento del PIL di soltanto lo 0,8% nel 2014 e dell'1,1% nel 2015, con persistenti rischi di revisione al ribasso;

B.     considerando che, secondo le previsioni dell'autunno 2014, la disoccupazione nella zona euro, cresciuta dall'11,3% di fine 2012 al 11,9% di fine del 2013, sarebbe rimasta elevata nel 2014;

C.     considerando che vi sono significative differenze tra i tassi di disoccupazione dei diversi Stati membri, che variano tra il 5% e il 26%; che i tassi relativi alla disoccupazione giovanile, ancora più elevata, arrivano addirittura al 50% circa in alcuni Stati membri; che le differenze tra i tassi di disoccupazione portano a divergenze economiche crescenti tra gli Stati membri;

D.     considerando che la riduzione dei tassi di interesse passivi determinata dall'annuncio del programma di operazioni monetarie definitive (Outright Monetary Transactions - OMT) non dovrebbe servire da pretesto agli Stati membri per evitare riforme strutturali volte ad aumentare il potenziale di crescita e a garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche a medio termine; che, dato l'andamento tendenziale per quanto riguarda l'occupazione e la riduzione della povertà, vi è il rischio che i corrispondenti obiettivi nazionali della strategia Europa 2020 non vengano raggiunti;

E.     considerando che nel 2013 la Banca centrale europea (BCE) ha abbassato due volte, in maggio e in novembre, i tassi di interesse di riferimento riducendo allo 0,25% i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principale; che, a seguito delle ulteriori misure di politica monetaria annunciate dall'inizio del 2014, il tasso di rifinanziamento principale è ora pari allo 0,05% e il tasso sui depositi presso la Banca centrale al -0,20%;

F.     considerando che l'abbassamento dei tassi d'interesse reali non si è tradotto né in un aumento del credito alle famiglie e alle imprese né in una crescita del PIL e nella creazione di posti di lavoro;

G.     considerando che a fine 2013 il bilancio consolidato dell'Eurosistema ha raggiunto i 2 285 miliardi di EUR, registrando un calo del 25% circa nel corso dello stesso anno;

H.     considerando che nel corso del 2013 gli attivi non negoziabili hanno rappresentato la principale componente, pari a circa il 25% del totale, degli attivi posti a garanzia dell'Eurosistema; che gli attivi non negoziabili e i titoli garantiti da attività rappresentano il 40% circa degli attivi totali posti a garanzia;

I.      considerando che, secondo le previsioni dell'autunno 2014 dei servizi della Commissione, il tasso medio di inflazione nella zona euro è stato dell'1,4% nel 2013, in calo rispetto al 2,5% del 2012; che l'inflazione nell'area dell'euro si mantiene su un percorso discendente dall'inizio del 2014, con un livello stimato dello 0,5% nel 2014, e che nel mese di settembre ha toccato un minimo dello 0,3%; che nel settembre 2014, in alcuni Stati membri, il tasso d'inflazione, misurato dall'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IACP), è risultato pari a 0% o ha registrato variazioni negative e che nel 2005 si manterrà al di sotto dell'obiettivo;

J.      considerando che i bassi prezzi dell'energia, in particolare del petrolio, sono uno dei principali fattori che hanno contribuito al calo dei tassi d'inflazione nella zona euro;

K.     considerando che gli investimenti pubblici e privati nella zona euro sono rimasti a livelli notevolmente più bassi rispetto a quelli registrati prima dell'inizio della crisi; che è prassi comune tra le grandi imprese utilizzare il contesto di finanziamenti a basso costo per effettuare riacquisti di azioni proprie invece di nuovi investimenti; che la quota relativa degli investimenti, espressa in percentuale del PIL, era in calo costante fin da prima della crisi e che è urgentemente necessario rilanciare gli investimenti;

L.     considerando che il tasso di crescita annuo dell'aggregato M3 ha continuato a rallentare, passando dal 3,5% del dicembre 2012 all'1% del dicembre 2013;

M.    considerando che i crediti al settore privato sono scesi ulteriormente in territorio negativo, con una variazione tendenziale del -2,3% nel dicembre 2013, contro lo -0,7% del dicembre 2012; che le difficoltà di accesso al credito delle PMI in alcuni Stati membri sono uno dei principali problemi che ritardano la ripresa economica; che i prestiti concessi alle PMI hanno registrato un calo del 35% circa tra il 2008 e il 2013; che è fondamentale agevolare il flusso di credito verso le PMI poiché queste impiegano il 72% della manodopera della zona euro e presentano tassi lordi di creazione di posti di lavoro superiori a quelli delle grandi imprese;

N.     considerando che la frammentazione dei mercati finanziari rappresenta tuttora un problema fondamentale e che le PMI devono sostenere costi di finanziamento molto più elevati, in particolare nei paesi della zona euro che versavano già in difficili condizioni economiche, il che crea distorsioni del mercato unico, rallentando la ripresa e amplificando le differenze tra i paesi; che i risultati della valutazione complessiva delle banche europee dovrebbero avere un impatto positivo sulle politiche monetarie attuali e sulla disponibilità delle banche ad aumentare le attività di prestito, in particolare all'economia reale;

O.     considerando che il bilancio consolidato dell'Eurosistema ha registrato un calo costante nel corso del 2013, il che rispecchia il rimborso da parte delle banche dei fondi per le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO);

P.     considerando che nel luglio 2013 il consiglio direttivo della BCE ha deciso di fornire indicazioni prospettiche, annunciando di attendersi che i tassi di interesse di riferimento si sarebbero attestati sui livelli del momento o su livelli ancora inferiori per un prolungato periodo di tempo;

Q.     considerando che gli effetti di un eventuale allentamento quantitativo nella zona euro sarebbero probabilmente attenuati dall'intermediazione creditizia eccessiva del settore bancario;

R.     considerando che l'articolo 282 TFUE sancisce che l'obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) è il mantenimento della stabilità dei prezzi; che l'articolo 127 TFUE stabilisce che, fatto salvo tale obiettivo principale, il SEBC deve sostenere le politiche economiche generali nell'Unione; che l'articolo 123 TFUE e l'articolo 21 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea vietano l'acquisto diretto di titoli di debito emessi da autorità pubbliche o enti pubblici nazionali o dell'Unione; che per vari Stati membri questa era una condizione imprescindibile per la loro adesione all'unione economica e monetaria; che tali acquisti sono consentiti sui mercati secondari;

Politica monetaria

1.      plaude alla rapida reazione della BCE di fronte a un contesto estremamente critico, nonché al fatto che la politica monetaria sia stata orientata a ridurre il livello di tensione dei mercati finanziari della zona euro e a ripristinare la fiducia degli investitori nella moneta unica; si compiace della disponibilità della BCE a fare tutto il necessario per salvare l'euro; prende atto della positiva riduzione generale dei rendimenti nazionali a lungo termine – in particolare nei paesi più indebitati della zona euro – , che dall'inizio della crisi sono scesi a livelli senza precedenti; osserva che i bassi rendimenti non hanno portato a crescita e creazione di occupazione e che la mancanza di queste ultime costituisce una minaccia per la stabilità finanziaria;

2.      osserva che il ricorso alle operazioni di rifinanziamento principale, alle operazioni di rifinanziamento a medio e lungo termine a tassi fissi con la clausola del full allotment (pieno soddisfacimento delle richieste), alle operazioni di rifinanziamento marginale, alle offerte di liquidità di ultima istanza e alle operazioni di deposito si è mantenuto a livelli alquanto elevati nel corso del 2013, a indicare un'attuale compromissione del meccanismo di trasmissione monetaria e del mercato del prestito interbancario della zona euro, anche se, rispetto agli anni precedenti, la situazione è notevolmente migliorata, come dimostrano la stabilizzazione dei differenziali del tasso di interesse, la graduale normalizzazione dei mercati interbancari e la riduzione degli squilibri del sistema TARGET 2;

3.      è confortato dal fatto che gli squilibri del sistema TARGET II si siano stabilizzati nel corso del 2013; sottolinea che il sistema di regolamento TARGET II ha svolto un ruolo fondamentale nel salvaguardare l'integrità del sistema finanziario della zona euro;

4.      resta fortemente preoccupato per il fatto che l'attività economica rimane fiacca, con una crescita del PIL nella zona euro risultata negativa nel 2013, per il secondo anno consecutivo, e confermatasi estremamente debole nei primi tre trimestri del 2014, nonché per il fatto che in molti Stati membri della zona euro si registrano tassi di disoccupazione talmente elevati da minacciare la stabilità della zona euro e minare il sostegno al progetto europeo da parte dei responsabili politici e dei cittadini;

5.      sottolinea la sua preoccupazione per il continuo calo del tasso d'inflazione nella zona euro in atto dal 2011 e per i differenziali dei tassi d'inflazione tra gli Stati membri; richiama l'attenzione sul notevole divario attuale tra l'obiettivo esplicito della BCE di mantenere i tassi d'inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo e i tassi d'inflazione attuali, che in vari Stati membri della zona euro sono prossimi allo zero o addirittura inferiori a zero; è preoccupato per il fatto che, come riconosciuto dal presidente della BCE, le attuali tendenze deflazionistiche possano portare a un disancoraggio delle aspettative inflazionistiche a medio e lungo termine;

6.      riconosce che l'attuale processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario, unito agli elevati tassi di disoccupazione, ha continuato a frenare l'attività economica nella zona euro nel 2013;

7.      segue con attenzione i possibili rischi di deflazione; ricorda che un tasso d'inflazione vicino allo zero nella zona euro ostacola l'efficacia della politica monetaria; è consapevole del fatto che la BCE ritiene che un'inflazione molto bassa sia il risultato di effetti a breve termine e che è fiduciosa che l'obiettivo a medio termine sarà conseguito senza una fase deflazionistica; osserva tuttavia che le aspettative di inflazione per il 2015 e il 2016 sono state ulteriormente riviste al ribasso (dello 0,1-0,2%) dalla BCE;

8.      sottolinea che il livello di inflazione inferiore all'obiettivo atteso per i prossimi anni avrà un impatto sui programmi di riduzione del debito di vari Stati membri;

9.      sottolinea che, data la prospettiva di ulteriori politiche accomodanti come, ad esempio, l'allentamento quantitativo, e tenendo presenti le attuali sfide giuridiche relative al programma OMT, è fondamentale garantire chiarezza e certezza giuridica affinché tali strumenti possano essere attuati in maniera efficace;

10.    sottolinea che i bassi costi di finanziamento per gli Stati membri vanno di pari passo con l'aumento del debito pubblico, che in molti casi è prossimo o superiore al 100% del PIL, e avverte che una nuova crisi potrebbe determinare una rivalutazione dei rischi da parte dei mercati finanziari;

11.    osserva che le previsioni della BCE pubblicate nel 2013 non avevano ipotizzato l'attuale concomitanza di una crescita piatta e di un'inflazione molto bassa, con addirittura segnali di deflazione; invita, in tale contesto, a una certa cautela nella lettura delle attuali previsioni, che parlano di una crescita economica più robusta e di un'inflazione più elevata nel 2015 e nel 2016;

12.    ritiene che bilanci modesti non abbiano un impatto soltanto sulle banche, ma si ripercuotano negativamente anche sulle imprese e su altri attori del settore privato, dal momento che la mancanza di capitale e di finanziamenti limita la capacità delle imprese di restare competitive, di crescere e, in definitiva, di mantenere e creare posti di lavoro;

13.    ritiene che sia della massima importanza creare le condizioni per una ripresa degli investimenti sia pubblici che privati nella zona euro, tenendo conto che essi non si sono ancora ripresi nonostante la BCE abbia proseguito la propria azione intesa a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli; invita gli Stati membri, in tale contesto, ad affrontare le cause alla base della frammentazione dei mercati finanziari, quali ad esempio strutture di rischio divergenti che rendono i prestiti più costosi in determinati paesi; invita inoltre gli Stati membri a porre in essere adeguate riforme strutturali per ripristinare un contesto favorevole alle imprese, in particolare dando attuazione alle raccomandazioni specifiche per paese;

14.    incoraggia la BCE a prendere in considerazione, nella sua politica di espansione del bilancio, l'acquisto di "project bond" (obbligazioni per il finanziamento di progetti) della BEI, che finanziano alcuni degli investimenti più produttivi della zona euro, in particolare i bond relativi ai progetti scelti dalla Commissione, dopo un'analisi costi-benefici, per il loro valore aggiunto europeo, segnatamente i progetti TEN-T nel settore dell'energia e dei trasporti e i progetti connessi al mercato unico digitale;

15.    prende atto del fatto che il presidente Draghi, nel suo discorso al simposio annuale delle banche centrali svoltosi a Jackson Hole il 22 agosto 2014, ha affermato che è necessario intervenire su entrambi i lati dell'economia, osservando in particolare che le politiche per la domanda aggregata devono essere affiancate da politiche e riforme strutturali nazionali; che, dal lato della domanda, la politica monetaria può e deve svolgere un ruolo chiave, che al momento significa mantenere un orientamento accomodante per un protratto periodo di tempo; che vi è spazio perché la politica di bilancio possa svolgere un ruolo più incisivo a fianco della politica monetaria, ferma restando la necessità di tener conto della sostenibilità del debito pubblico; e che, pur essendo necessario rilanciare gli investimenti pubblici per stimolare ulteriori investimenti privati e agevolare le riforme strutturali, occorre anche porre l'accento su misure adeguate di politica di bilancio;

16.    concorda con il presidente Draghi quanto al fatto che la flessibilità esistente nell'ambito delle norme relative al patto di stabilità e crescita potrebbe essere utilizzata per affrontare meglio la debole ripresa e per ricavare il margine necessario per coprire i costi delle necessarie riforme strutturali;

17.    concorda con il presidente Draghi sul fatto che vi è un margine di manovra per conseguire una composizione della politica di bilancio più favorevole alla crescita e per ridurre l'onere fiscale senza incidere sul bilancio;

18.    concorda con il presidente Draghi nel ritenere che sembrerebbe necessaria anche un'azione complementare a livello di Unione per garantire sia un'adeguata posizione aggregata sia un ampio programma di investimenti pubblici;

19.    osserva che, oltre a ridurre i suoi tassi d'interesse di riferimento e ad aumentare le sue operazioni di rifinanziamento, la BCE ha adottato strumenti innovativi, quali le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT), e nuove strategie di comunicazione, come le indicazioni prospettiche;

20.    ritiene che il meccanismo di trasmissione non stia funzionando correttamente e che gli strumenti di politica monetaria utilizzati dalla BCE dall'inizio della crisi, pur offrendo un atteso sollievo ai mercati finanziari in difficoltà, non possano di per sé risultare efficaci per contrastare la frammentazione dei mercati finanziari, stimolare la crescita e migliorare la situazione del mercato del lavoro; esorta la BCE a garantire una maggiore sintonia delle sue politiche con l'economia reale, in particolare in relazione alle PMI;

21.    ritiene che gli effetti positivi delle decisioni di ridurre i tassi d'interesse di riferimento della BCE siano limitati a causa della forte compromissione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria; osserva che, nel lungo periodo, tassi di interesse molto bassi possono provocare distorsioni nel settore delle imprese e nuocere al risparmio privato e ai piani pensionistici;

22.    accoglie con favore le misure annunciate dalla BCE nel giugno 2014 e intese a rafforzare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria; osserva che le OMRLT introducono per la prima volta un legame tra i prestiti al settore privato non finanziario concessi dalle banche e l'importo del rifinanziamento che le banche possono chiedere; auspica che i risultati dell'analisi della qualità degli attivi accresceranno il ricorso alle OMRLT da parte delle banche europee, favorendo dunque il trasferimento di liquidità all'economia reale;

23.    osserva che la BCE ha annunciato che acquisterà attività cartolarizzate (asset-backed securities, ABS) e obbligazioni garantite (covered bonds) per consentire l'effetto di facilitazione del credito delle OMRLT; sottolinea che, per produrre un effetto sui tassi di prestito applicati alle PMI e ridurre la frammentazione, tali interventi sul mercato ABS dovrebbero essere abbastanza significativi e che essi devono essere effettuati secondo modalità trasparenti che non espongano a rischi eccessivi il bilancio della BCE;

24.    sottolinea la sua preoccupazione per la notevole frammentazione delle condizioni di finanziamento delle PMI nei paesi della zona euro nonché per il divario esistente tra i tassi di finanziamento concessi alle PMI e quelli concessi alle imprese più grandi; insiste sul fatto che questi problemi di lunga data non vengono affrontati in modo adeguato dalle recenti misure annunciate dalla BCE per rilanciare il credito bancario e che la BCE dovrebbe esaminare i fattori soggiacenti che ostacolano l'accesso al credito da parte delle PMI; invita la BCE a valutare se il divario in parola sia in qualche modo correlato al grado di concentrazione del settore bancario;

25.    sottolinea che, con le misure annunciate nel giugno e nel settembre 2014, il bilancio della BCE dovrebbe tornare ad avvicinarsi alle dimensioni che aveva all'inizio del 2012; osserva che questo previsto aumento richiede un atteggiamento molto vigile da parte della BCE per quanto riguarda i rischi di credito ai quali è in definitiva esposta;

26.    ritiene che, per il bene dei contribuenti, l'importo complessivo delle sovvenzioni implicite finora concesse debba essere gradualmente recuperato non appena subentreranno nuovamente condizioni economiche normali;

27.    osserva che la BCE ha espresso più volte la sua disponibilità a fare uso di strumenti aggiuntivi non convenzionali nell'ambito del suo mandato e a modificare la portata e il contenuto dei suoi interventi, nel caso di un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato; resta aperto al ricorso a misure aggiuntive non convenzionali, ma sottolinea che queste ultime non saranno sufficienti senza un adeguato mix di politiche di bilancio, investimenti e riforme strutturali;

28.    sottolinea che non si dovrebbe sopravvalutare l'impatto sull'economia reale delle misure non convenzionali di politica monetaria attualmente in essere; pone l'accento sul fatto che tali misure sono di natura transitoria e che sono finalizzate a dare agli Stati membri il tempo di consolidare la loro situazione di bilancio e di attuare le riforme strutturali necessarie al fine di stimolare la crescita economica e migliorare la situazione del mercato del lavoro;

29.    osserva che l'attuazione di politiche monetarie non convenzionali per un periodo di tempo prolungato potrebbe inasprire le distorsioni sul mercato dei capitali; chiede alla BCE di trovare il giusto equilibrio tra il rischio insito nell'abbandono prematuro della sua politica monetaria accomodante e i rischi e i costi derivanti dalle distorsioni che tali politiche potrebbero provocare; invita pertanto la BCE a calibrare le politiche non convenzionali in modo tale da limitare le distorsioni in parola;

30.    ricorda che la politica monetaria da sola non può stimolare la domanda aggregata, se non è accompagnata da adeguate riforme e politiche strutturali e di bilancio a livello nazionale;

31.    sottolinea che, come evidenziato dall'esperienza degli anni precedenti la crisi, è possibile che tassi di inflazione stabili, in linea con il tasso obiettivo a medio termine fissato dalla BCE, siano associati a dinamiche caratterizzate da un debito privato insostenibile, il che pone in evidenza l'importanza di gestire le bolle speculative e la crescita del credito anche quando la stabilità dei prezzi è garantita;

32.    ricorda che l'indipendenza della BCE nella conduzione della sua politica monetaria, quale sancita dai trattati, è indispensabile per l'obiettivo del mantenimento della stabilità dei prezzi, ossia per contenere l'inflazione poco al di sotto del 2%; ricorda che tutti i governi e tutte le autorità pubbliche nazionali dovrebbero altresì astenersi dal sollecitare interventi della BCE;

33.    ricorda che tutti i membri del consiglio generale della BCE sono vincolati dalle decisioni prese, che rimangono confidenziali a meno che non sia stato deliberato di renderle pubbliche;

34.    invita la BCE a fare un passo indietro relativamente al suo ruolo in seno alla troika, al fine di accrescere la sua indipendenza dalle decisioni politiche;

35.    ricorda che l'articolo 127 TFUE sancisce che, fatto salvo il suo obiettivo principale, la BCE ha il compito di sostenere le politiche economiche generali nell'Unione, come stabilito anche all'articolo 282 TFUE; sottolinea, a questo proposito, l'importanza del dialogo monetario;

36.    sottolinea che una netta separazione tra politica monetaria e politica di bilancio implica che l'autorità monetaria non dovrebbe erogare sovvenzioni agli istituti che beneficiano della fornitura di liquidità, poiché tali sovvenzioni equivalgono a misure di politica di bilancio;

37.    deplora il fatto che la BCE abbia travalicato il proprio mandato ai sensi del trattato, come dimostrato dalle lettere inviate dall'ex presidente della BCE ai governi di Spagna, Italia e Irlanda;

38.    valuta positivamente il passo avanti compiuto dalla BCE con la decisione di pubblicare i processi verbali delle sue riunioni e attende con interesse che tale prassi divenga operativa nel gennaio 2015; plaude al fatto che il consiglio direttivo della BCE abbia dato seguito a questa richiesta formulata in recenti relazioni del Parlamento;

39.    ritiene che, in tutto il mondo, le banche centrali dovrebbero impegnarsi attivamente per evitare politiche suscettibili di generare ricadute negative sugli altri; rileva che alcune banche centrali chiedono ad altre banche centrali di farsi carico delle potenziali ricadute negative delle politiche monetarie ben dopo aver attuato unilateralmente le proprie politiche;

40.    ritiene che le informazioni emerse di recente pongano in evidenza l'importanza di un ricorso prudente, in futuro, al sostegno di emergenza alla liquidità; sottolinea che non si può accettare nuovamente che il settore bancario di uno Stato membro si indebiti in questo modo per una percentuale rilevante del proprio PIL;

41.    esorta la BCE a continuare a migliorare la sua politica di genere per quanto attiene alle sue nomine, al fine di eliminare l'attuale divario di genere; si compiace per la nomina di Danièle Nouy a responsabile della vigilanza sul settore bancario europeo, in particolare in considerazione dei suoi alti meriti e del suo prestigioso curriculum;

42.    ritiene che un intervento più mirato sulla crescita e sugli investimenti pubblici (ad esempio il programma di investimenti per 300 miliardi di EUR proposto dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker) sarebbe complementare agli sforzi della BCE volti a potenziare la crescita e l'occupazione in Europa;

Stabilità finanziaria

43.    plaude al fatto che il 4 novembre 2014 sia divenuto pienamente operativo il meccanismo di vigilanza unico (MVU), primo pilastro dell'Unione bancaria; osserva che questo importante passo avanti nel processo di integrazione finanziaria in Europa è stato reso possibile dal buon esito dei lavori preparatori, compresa l'analisi della qualità degli attivi; ringrazia la BCE per aver speso la propria credibilità a sostegno del Sistema bancario europeo; sottolinea che non vi deve essere alcuna commistione tra le funzioni monetarie e di vigilanza della BCE;

44.    osserva che l'analisi della qualità degli attivi e le prove di stress svolte dall'Autorità bancaria europea (ABE) in cooperazione con il MVU hanno rivelato le fragilità che ancora sussistono nel settore bancario europeo; auspica che i risultati abbiano tenuto debitamente conto di tutti i rischi, al fine di evitare la "giapponesizzazione" del sistema bancario europeo e la perpetuazione di prestiti impossibili da rimborsare (prestiti evergreen);

45.    ritiene che la BCE abbia una grande responsabilità nel garantire che le future ricapitalizzazioni delle banche siano effettuate mediante il sistema di bail-in quando l'accesso ai mercati è difficile o impossibile;

46.    invita la BCE a garantire nelle sue attività quotidiane la completa separazione tra la politica monetaria e il suo ruolo di autorità di vigilanza bancaria;

47.    sottolinea che il MVU mira a garantire la fiducia nel settore bancario della zona euro, e dunque la stabilità finanziaria; ricorda che la rendicontabilità democratica del nuovo MVU dinanzi al Parlamento è fondamentale per garantire la credibilità del nuovo regime di vigilanza; sottolinea pertanto l'importanza dell'accordo interistituzionale del novembre 2013 tra il Parlamento e la BCE sulle modalità pratiche dell'esercizio della responsabilità democratica nel quadro del meccanismo di vigilanza unico, nonché della piena attuazione dell'accordo medesimo;

48.    sostiene l'idea che, al fine di rendere il sistema di bail-in più credibile ed efficace, la legislazione europea dovrebbe compiere progressi in vista della separazione delle attività di investimento più rischiose dai servizi bancari tradizionali;

49.    reputa che le ultime prove di stress illustrino in modo netto i limiti dell'attuale scenario interistituzionale, poiché non contemplavano uno scenario di deflazione, sebbene i rischi di deflazione siano lontani dall'essere aneddotici;

50.    osserva che, nonostante la redditività relativamente bassa, le banche della zona euro hanno costantemente continuato a rafforzare le loro posizioni patrimoniali mediante una combinazione di aumenti di capitale, riduzioni di attività ponderate per il rischio e sostegno pubblico; riconosce che in vari casi gli aumenti di capitale sono stati effettuati nel quadro di programmi di assistenza finanziaria degli Stati membri;

51.    è preoccupato per il fatto che molte banche della zona euro continuino a dipendere dai finanziamenti delle banche centrali; reputa essenziale istituire un'unione dei mercati di capitale opportunamente regolamentata al fine di ridurre la dipendenza eccessiva delle economie della zona euro dal sistema bancario;

52.    sottolinea che il consolidamento della buona governance nelle banche favorisce la fiducia nel settore bancario, contribuendo in tal modo anche alla stabilità finanziaria;

53.    fa notare che le operazioni sui titoli di Stato continuano a costituire un'importante fonte di profitto per le banche della zona euro, anche se i crediti al settore privato non finanziario rimangono fiacchi; reputa opportuno accelerare gli interventi tecnici e legislativi sui rischi connessi al debito sovrano; invita la BCE ad ammonire le banche che continuano ad aumentare la consistenza del loro portafoglio di titoli di Stato e a ridurre contemporaneamente il credito al settore privato;

54.    valuta positivamente la proposta legislativa della Commissione sulla riforma strutturale del settore bancario; osserva che riforme analoghe sono già state introdotte in vari Stati membri; invita la BCE a collaborare con le altre istituzioni competenti in vista di una riforma strutturale sostenibile a livello europeo che elimini le sovvenzioni alle attività di negoziazione dei grandi istituti finanziari e garantisca parità di condizioni per i servizi finanziari;

55.    ricorda che il meccanismo di risoluzione unico (MRU), secondo pilastro dell'Unione bancaria, entrerà in vigore all'inizio del 2015; sottolinea la necessità di continuare a sviluppare il terzo pilastro dell'Unione bancaria;

56.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla Banca centrale europea.


PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (3.12.2014)

destinato alla commissione per i problemi economici e monetari

sul rapporto annuale 2013 della Banca centrale europea

(2014/2157(INI))

Relatore per parere: David Casa

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per i problemi economici e monetari, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  riconosce il fatto che i livelli di disoccupazione nell'UE hanno raggiunto il valore massimo nel 2013 e che la situazione economica generale rimane molto difficile; osserva che, secondo le previsioni della Commissione della primavera 2014, il tasso di disoccupazione è aumentato, passando dall'11,3% alla fine del 2012 al 12,1% nel terzo trimestre del 2013; osserva inoltre con grande preoccupazione la situazione nella zona euro, in cui la disoccupazione ha registrato un grave aumento, passando dall'11,3% alla fine del 2012 a circa l'11,9% alla fine del 2013, e potrebbe mantenersi al livello elevato dell'11,8% nel 2014; sottolinea il fatto che le differenze tra i tassi di disoccupazione generale e i tassi di disoccupazione giovanile degli Stati membri rappresentano una seria minaccia tanto per la stabilità economica dell'UE quanto per la coesione sociale in Europa; sottolinea il fatto che nella sua comunicazione del 2 giugno 2014 dal titolo "Semestre europeo 2014: raccomandazioni specifiche per paese – Costruire la crescita", la Commissione ha ammesso che "gli elevati livelli di disoccupazione e il disagio sociale stanno minando il capitale umano e sociale dell'Europa e richiedono interventi risoluti e a lungo termine"; osserva che, qualora non si intervenga e non si crei un contesto positivo in cui promuovere gli investimenti e la crescita, si rischia di scivolare in una diffusa recessione;

2.  prende atto delle grandi differenze nei tassi di disoccupazione degli Stati membri, con cifre che vanno dal 5% in Germania al 24% in Spagna; osserva inoltre che le cifre relative alla disoccupazione giovanile sono ancora più elevate;

3.  si rammarica che il tasso di occupazione dei giovani sia calato passando dal 37% nel 2008 ad appena il 32% nel primo trimestre del 2014 e che oltre il 40% dei giovani lavoratori dipendenti abbia contratti temporanei mentre quasi il 25% lavori part time;

4.  osserva che, malgrado le riforme intraprese dagli Stati membri per il risanamento di bilancio con l'obiettivo di accrescere la fiducia degli investitori, tale maggiore fiducia non si è tradotta in crescita né in aumento dei livelli di occupazione;

5.  osserva che la situazione sociale, in particolare nei paesi colpiti dalla crisi, si è fortemente aggravata e che dall'inizio della crisi le disuguaglianze sociali sono cresciute nei due terzi degli Stati membri; avverte del pericolo di una recessione in tutta Europa causata da misure di austerità non equilibrate e da crisi politiche;

6.  ricorda che la BCE è vincolata all'articolo 9 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), il quale stabilisce che "nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione tiene conto delle esigenze connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana", e che è importante applicare sufficientemente questa clausola orizzontale in tutte le politiche in modo da conseguire gli obiettivi enunciati all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea (TUE);

7.  osserva il tasso lievemente positivo di creazione di posti di lavoro in alcuni Stati membri nel quarto trimestre del 2013 e l'aumento della retribuzione nominale per dipendente in quasi tutti gli Stati membri non appartenenti alla zona euro; è profondamente preoccupato per alcuni casi di marcato peggioramento della qualità del lavoro, aumento del lavoro precario e deterioramento delle norme fondamentali in materia di lavoro; sottolinea che una maggiore retribuzione nominale per dipendente mediante, tra l'altro, l'aumento della produttività e degli investimenti potrebbe essere un obiettivo per gli Stati membri della zona euro; è fortemente preoccupato per la continua evoluzione negativa dell'attività economica e per il fatto che la zona euro fa registrare una diminuzione del PIL nel 2013, per il secondo anno consecutivo, nonché tassi di disoccupazione particolarmente elevati tali da minacciare anche la stabilità di determinati Stati membri della zona euro; si rammarica profondamente per il fatto che l'UE è ben lontana dal raggiungere gli obiettivi sociali e occupazionali della strategia Europa 2020 e che, in particolare, non si registrano progressi per quanto riguarda l'obiettivo di riduzione della povertà, dal momento che il numero di persone che vivono in condizioni di povertà è aumentato di 10 milioni dal 2010 al 2012 anziché diminuire;

8.  riconosce che l'attuale processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario, unito agli elevati tassi di disoccupazione, ha continuato a frenare l'attività economica nella zona euro nel 2013;

9.  ritiene che bilanci modesti non abbiano un impatto soltanto sulle banche, ma si ripercuotano negativamente anche sulle imprese e altri attori del settore privato, dal momento che la mancanza di capitale e di finanziamenti limita la capacità delle imprese di restare competitive, di crescere e, in definitiva, di mantenere e creare posti di lavoro;

10. esprime preoccupazione per il continuo calo dell'occupazione totale e del numero di ore lavorate nel 2013; esorta la BCE a concentrarsi su politiche che possano invertire questa tendenza e aiutare gli Stati membri a raggiungere gli obiettivi occupazionali della strategia Europa 2020;

11. mette in discussione le raccomandazioni della BCE secondo cui un risanamento di bilancio favorevole alla crescita nel medio termine dovrebbe garantire il rispetto del Patto di bilancio e al contempo sostenere la crescita potenziale e creare opportunità di lavoro, date le previsioni della primavera 2014 della Commissione, che segnalano una riduzione del PIL nella zona euro dello 0,4% nel 2013 dopo un calo dello 0,7% nel 2012; osserva che le politiche attuali si concentrano unicamente sulla crescita economica e ricorda la necessità di un approccio inclusivo, sostenibile e basato sui diritti; sottolinea che l'estensione dei benefici della crescita a tutta la società potrebbe aumentare la sostenibilità; ritiene che alcune delle riforme strutturali promosse dalla BCE, quali in particolare la riforma del lavoro, la svalutazione dei salari e la riforma delle pensioni, potrebbero avere sull'economia gli stessi effetti di contrazione; invita dunque la BCE a valutare l'impatto economico e sociale di tali politiche prima di raccomandarle;

12. auspica che il credito concesso dalla BCE alle banche europee vada a beneficio dell'economia reale e delle imprese che investono e garantisca posti di lavoro stabili e di qualità nonché la transizione ecologica;

13. sottolinea che la politica monetaria potrebbe essere uno strumento importante per promuovere l'economia dell'UE ritiene che la BCE dovrebbe farvi ricorso al fine di fornire liquidità all'economia reale dell'UE, aumentare la domanda e valorizzare gli investimenti di qualità e la creazione di posti di lavoro sostenibili;

14. accoglie con favore il fatto che la BCE abbia riconosciuto che tutti e quattro i paesi soggetti a un programma abbiano compiuto progressi significativi nella riduzione degli squilibri economici, mediante la rimozione delle rigidità strutturali, soprattutto nei mercati del lavoro;

15. prende atto del discorso del presidente della BCE pronunciato il 22 agosto 2014 al simposio annuale delle banche centrali svoltosi a Jackson Hole; invita i responsabili politici a trarre le giuste conclusioni in merito alle politiche di riforma in campo monetario, di bilancio e strutturale allo scopo di generare crescita e creare posti di lavoro di qualità; ricorda i commenti equilibrati secondo cui "una strategia coerente per ridurre la disoccupazione implica politiche sia dal lato della domanda e sia dal lato dell'offerta, sia a livello di zona euro e sia a livello nazionale. E solo una strategia coerente può avere successo";

16. esprime preoccupazione per il fatto che il livello di investimenti pubblici e privati nella zona euro si sia mantenuto notevolmente inferiore rispetto a quello degli anni precedenti all'attuale crisi; sottolinea che il tasso di crescita annuo è continuato a diminuire e il credito al settore privato ha raggiunto valori negativi, registrando un tasso di crescita annuo del -2,4% a dicembre 2013 rispetto al -0,2% a dicembre 2012;

17. accoglie con favore le riduzioni dei tassi di interesse introdotte dalla BCE a maggio e novembre 2013, che hanno portato il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali allo 0,25%; esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che tali azioni non abbiano finora prodotto l'effetto desiderato in termini di aumento dell'occupazione e creazione di posti di lavoro;

18. osserva che il risanamento di bilancio intrapreso dagli Stati membri ha provocato un drenaggio fiscale e un calo dell'occupazione nel settore pubblico che si sono aggiunti alla contrazione dell'occupazione in corso in altri settori dell'economia;

19. ritiene che, al fine di combattere i crescenti livelli di disoccupazione in Europa, occorre focalizzarsi maggiormente sulle politiche per la domanda aggregata; osserva che le politiche di risanamento di bilancio non hanno prodotto i risultati sperati;

20. ritiene che un intervento più mirato sulla crescita e sugli investimenti pubblici (ad esempio il programma di investimenti per 300 miliardi di EUR proposto dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker) sarebbe complementare agli sforzi delle politiche della BCE volti ad aumentare la crescita e l'occupazione in Europa;

21. ritiene fermamente che, alla luce dei futuri sviluppi demografici e dei cambiamenti nell'economia globale, affinché l'UE sia competitiva per le prossime generazioni, è opportuno puntare maggiormente sulla creazione di posti di lavoro di qualità elevata mantenendo nel contempo l'integrità del nostro modello sociale;

22. prende nota del riferimento della BCE alla richiesta della Commissione di un continuo miglioramento dell'assetto istituzionale dell'Unione economica e monetaria (UEM) e ribadisce in tale contesto il riferimento della BCE alla richiesta della Commissione di un coordinamento ex ante dei principali piani di riforma economica, unitamente a valutazioni dell'impatto sociale; auspica che tale coordinamento sia sostenuto da un'ampia valutazione dell'impatto sociale e di genere ex-ante ed ex-post; sottolinea che ciò deve avvenire unicamente in modo da garantire la responsabilità democratica e la trasparenza; ritiene che debba essere presa in considerazione la possibilità di istituire meccanismi di stabilizzazione automatica a livello di UEM volti a far fronte a shock economici simmetrici e asimmetrici, quale mezzo per mantenere la coesione sociale, sostenere la domanda interna e rafforzare la sostenibilità della moneta unica; sottolinea l'importanza di accelerare e completare la realizzazione dell'unione bancaria; osserva che l'adozione dei tre pilastri dell'unione bancaria e l'attuazione di nuove norme in materia di enti creditizi e assicurazioni possono contribuire a ristabilire la resilienza del settore finanziario europeo; ribadisce la propria opinione secondo cui il costo del fallimento degli istituti bancari dovrebbe essere sostenuto dallo stesso settore bancario;

23. sostiene la richiesta da parte della BCE del summenzionato continuo miglioramento dell'assetto istituzionale dell'UEM; ritiene che i principali problemi nella zona euro derivino in parte da una struttura istituzionale mal funzionante di tale area; sottolinea che il summenzionato coordinamento ex ante dei principali piani di riforma economica dovrebbe essere equo ed equilibrato;

24. plaude all'invito rivolto dalla BCE agli Stati membri affinché procedano con le riforme del mercato del lavoro, al fine di rafforzare la competitività, incrementare la crescita potenziale, creare opportunità di occupazione, migliorare l'inclusione e ottimizzare le condizioni che consentono alle imprese di creare posti di lavoro; ritiene che tali misure non debbano andare a discapito della qualità del lavoro né causare una maggiore insicurezza del lavoro; ricorda che il recupero della competitività dell'UE attraverso un adeguamento eccessivo del costo unitario del lavoro mediante riduzioni salariali ha pesantemente eroso il potere di acquisto di molti lavoratori dell'UE, ha ridotto i redditi delle famiglie e ha depresso la domanda interna, alimentando ulteriormente la disoccupazione e l'esclusione sociale, in particolare nei paesi più duramente colpiti dalla crisi; sottolinea che le retribuzioni non sono puramente uno strumento di adeguamento economico, ma costituiscono soprattutto il reddito necessario ai lavoratori per vivere; invita la BCE a garantire che le raccomandazioni in materia di salari non determinino un aumento della povertà lavorativa o delle disparità retributive negli Stati membri e non vadano a scapito delle fasce a basso reddito, ma siano finalizzate a far fronte alla frammentazione del mercato del lavoro;

25. ritiene fermamente che qualsiasi eventuale aumento della flessibilità causato da tali riforme debba essere accompagnato da un paragonabile aumento dei diritti dei lavoratori;

26. osserva che la tendenza alla riduzione dell'orario di lavoro sembra essersi invertita entro la fine del 2013, il che potrebbe indicare un miglioramento graduale del mercato del lavoro; nota tuttavia che tale miglioramento non è ancora percepito sul mercato del lavoro; sottolinea che gli investimenti sono importanti, dal momento che agiscono sul fronte dell'offerta e della domanda dell'economia, creando occupazione, generando reddito per le famiglie, aumentando le entrate fiscali, aiutando i governi nelle loro azioni di risanamento e stimolando la crescita; ribadisce la necessità di adottare politiche favorevoli agli investitori e di ridurre gli oneri burocratici e amministrativi; invita la Commissione ad accrescere gli investimenti europei di 300 miliardi di EUR come annunciato negli orientamenti politici dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker; mette in guardia in merito al danno economico per la domanda aggregata nonché al danno sociale in termini di impoverimento causati dalla svalutazione interna in diversi paesi della zona euro e ne sottolinea gli effetti controproducenti nel medio termine;

27. prende nota dei risultati della prima fase dell'indagine dell'Eurosistema su patrimonio e consumi delle famiglie e sottolinea l'importanza di tale indagine per il monitoraggio della struttura economica e sociale della zona euro, in particolare ai fini di un'ulteriore analisi della stagnazione e della crisi del mercato interno; ritiene che potrebbe essere effettuato uno studio per identificare le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e quelle che sono vittime di esclusione sociale;

28. esprime preoccupazione per il continuo calo del tasso di inflazione nella zona euro dal 2011 e mette in guardia circa i gravi rischi della deflazione;

29. ricorda che il duplice obiettivo del mandato della BCE in materia di politica monetaria, quale riconosciuto nei trattati, non prevede soltanto la salvaguardia della stabilità dei prezzi (articolo 2 dello statuto della BCE) ma anche la promozione del progresso economico e sociale sostenibile e della piena occupazione (articolo 3 del TUE).

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

2.12.2014

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

39

7

5

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Guillaume Balas, Brando Benifei, Vilija Blinkevičiūtė, Enrique Calvet Chambon, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Marian Harkin, Danuta Jazłowiecka, Agnes Jongerius, Rina Ronja Kari, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Zdzisław Krasnodębski, Kostadinka Kuneva, Jérôme Lavrilleux, Jeroen Lenaers, Verónica Lope Fontagné, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Elisabeth Morin-Chartier, Emilian Pavel, Terry Reintke, Sofia Ribeiro, Maria João Rodrigues, Claude Rolin, Sven Schulze, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Romana Tomc, Yana Toom, Ulrike Trebesius, Ulla Tørnæs, Marita Ulvskog, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Georges Bach, Deirdre Clune, Karima Delli, Tania González Peñas, Paloma López Bermejo, António Marinho e Pinto, Edouard Martin, Joachim Schuster, Helga Stevens, Neoklis Sylikiotis, Monika Vana

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

David Coburn


ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

21.1.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

39

10

8

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Gerolf Annemans, Hugues Bayet, Pervenche Berès, Udo Bullmann, Esther de Lange, Fabio De Masi, Anneliese Dodds, Markus Ferber, Jonás Fernández, Elisa Ferreira, Sven Giegold, Neena Gill, Sylvie Goulard, Roberto Gualtieri, Brian Hayes, Gunnar Hökmark, Danuta Maria Hübner, Petr Ježek, Othmar Karas, Georgios Kyrtsos, Alain Lamassoure, Philippe Lamberts, Werner Langen, Sander Loones, Bernd Lucke, Olle Ludvigsson, Ivana Maletić, Notis Marias, Marisa Matias, Costas Mavrides, Bernard Monot, Luděk Niedermayer, Patrick O’Flynn, Stanisław Ożóg, Alfred Sant, Molly Scott Cato, Peter Simon, Renato Soru, Theodor Dumitru Stolojan, Kay Swinburne, Paul Tang, Sampo Terho, Michael Theurer, Ramon Tremosa i Balcells, Ernest Urtasun, Marco Valli, Tom Vandenkendelaere, Cora van Nieuwenhuizen, Miguel Viegas, Jakob von Weizsäcker, Steven Woolfe, Pablo Zalba Bidegain

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Mady Delvaux, Thomas Mann, Siegfried Mureșan, Eva Paunova, Antonio Tajani

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