Procedura : 2014/2247(INI)
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A8-0314/2015

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PV 23/11/2015 - 16
CRE 23/11/2015 - 16

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RELAZIONE     
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30.10.2015
PE 554.719v02-00 A8-0314/2015

sulla politica di coesione e le comunità emarginate

(2014/2247(INI))

Commissione per lo sviluppo regionale

Relatore: Terry Reintke

EMENDAMENTI
PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulla politica di coesione e le comunità emarginate

(2014/2247(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 151, 153, 162 e da 174 a 176 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le convenzioni europee a tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e le relative raccomandazioni del Comitato europeo dei diritti sociali e la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni,

–  vista la convenzione dell'OIL relativa ai popoli indigeni e tribali nei paesi indipendenti,

–  visti le direttive dell'UE in materia di non discriminazione, l'articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e il protocollo n. 12 di tale Convenzione,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 5 gennaio 2011 sui diritti delle persone con disabilità,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (in appresso "il regolamento disposizioni comuni - RDC")(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 437/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, che modifica il regolamento (CE) n. 1080/2006 sul Fondo europeo di sviluppo regionale per quanto riguarda l'ammissibilità degli interventi in materia di edilizia abitativa a favore delle comunità emarginate(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1381/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che istituisce un programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 223/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2014 relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti(6),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione del 7 gennaio 2014 recante un codice europeo di condotta sul partenariato nell'ambito dei fondi strutturali e di investimento europei(7),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sulla settima e l'ottava relazione intermedia della Commissione sulla politica di coesione dell'UE e la relazione strategica 2013 sull'attuazione dei programmi 2007-2013(8),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui progressi compiuti nell'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei Rom(9),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(10),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei Rom(11),

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2010 sul contributo della politica di coesione al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e dell'UE 2020(12),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei Rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea(13),

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale, dal titolo "Investimenti per l'occupazione e la crescita: promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione",

–  vista la scheda di orientamento tematico della Commissione, del 27 febbraio 2014, sui Rom e le comunità emarginate (Obiettivo tematico 9 – Inclusione sociale povertà),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 aprile 2014 dal titolo "Relazione sull'attuazione del Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom" (COM(2014)0209),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 maggio 2012 dal titolo "Strategie nazionali di integrazione dei Rom: un primo passo nell’attuazione del Quadro dell'UE" (COM(2012)0226),

–  vista la comunicazione della Commissione, dell'8 dicembre 2010, dal titolo "Strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana" (COM(2010)0715),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 12 dicembre 2010, intitolata "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale" (COM(2010)0758),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020 - Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l’integrazione dei Rom negli Stati membri(14),

–  visto il progetto di nota orientativa della Commissione relativa all'utilizzo dei fondi strutturali e di investimento europei per contrastare la segregazione nel campo dell'istruzione e la segregazione spaziale ("Guidance Note on the use of European Structural and Investment Funds in tackling educational and spatial segregation (Draft)") del 1˚ luglio 2015,

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione, del 24 febbraio 2015, sui finanziamenti per le comunità emarginate (E-002782-15),

–  visto il parere del Comitato delle regioni sulle strategie di integrazione dei Rom(15),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0314/2015),

A.  considerando che la politica di coesione mira a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, riducendo le disparità sociali, compresa la riduzione e l'eliminazione della povertà e dell'esclusione, il che prevede la prevenzione della segregazione e la promozione della parità di accesso e delle pari opportunità per tutti i cittadini, incluse le comunità più emarginate nonché i gruppi e gli individui di tutte le età confrontati con la povertà e l'esclusione sociale e che non hanno un accesso all'istruzione, all'occupazione, all'alloggio e ai sistemi di assistenza sanitaria;

B.  considerando che l'obiettivo della politica di coesione, come definito nell'Atto unico europeo del 1986, è di ridurre il divario tra le varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite; che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea integra un altro aspetto della coesione facendo riferimento alla "coesione economica, sociale e territoriale";

C.  considerando che l'obiettivo della coesione sociale richiede un ruolo europeo nelle politiche per l'inclusione delle comunità emarginate e richiede agli Stati membri di utilizzare le loro competenze in materia, mediante l'attuazione di azioni di sostegno e operando nel quadro dei programmi di cooperazione transnazionali e nazionali;

D.  considerando che le opportunità di finanziamento per le comunità emarginate sono state introdotte nel Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) nel 2010; che il quadro legislativo per la politica di coesione 2014-2020 offre un approccio strategico;

E.  considerando che il regolamento (UE) n. 1304/2013(16) stabilisce che l'FSE favorisce le persone, comprese le categorie svantaggiate quali i disoccupati di lunga durata, le persone con disabilità, i migranti, le minoranze etniche, le comunità emarginate e le persone di qualsiasi età che devono affrontare la povertà e l'esclusione sociale;

F.   considerando che almeno il 23,1% del bilancio della politica di coesione sarà assegnato agli investimenti a titolo dell'FSE nel periodo di programmazione 2014-2020; che il FESR e l'FSE svolgono un ruolo specifico e importante, con almeno il 20% dell'FSE attribuito in ciascuno Stato membro all'obiettivo specifico della promozione dell'inclusione sociale e della lotta contro la povertà e tutte le forme di discriminazione, rappresentando così uno strumento cruciale nella promozione di una maggiore inclusione delle comunità emarginate;

G.  considerando che il regolamento (UE) n. 1303/2013 stabilisce una serie di precondizioni concernenti la non discriminazione, il genere e la disabilità che devono essere rispettate(17);

H.  considerando che la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale ha dimostrato che la crisi economica ha aggravato la povertà e l'esclusione sociale;

I.  considerando che la crisi economica e i tagli di bilancio e le misure di austerità risultanti hanno portato a numerosi problemi, spesso risultanti in gravi problemi di bilancio per i comuni, portando ad una mancanza di opzioni al momento di occuparsi di gruppi emarginati e di cercare di migliorare la loro inclusione e prevenire la segregazione dato che tali politiche sono principalmente, e talvolta esclusivamente, dipendenti dal finanziamento dei Fondi strutturali e di investimento europei (ESIF);

J.  considerando che le conseguenze della crisi economica e i tagli ai servizi pubblici hanno esacerbato la situazione delle donne nelle comunità emarginate;

K.  considerando che le donne che appartengono alle comunità emarginate sono vittime di una discriminazione multipla più intensa, oltre ad avere un tasso di occupazione assai inferiore rispetto agli uomini delle stesse comunità e ad altre donne;

L.   considerando che una pluralità di attori pubblici e privati, appartenenti a diversi livelli e settori, tra i quali i rappresentanti della società civile, sono coinvolti e spesso svolgono un ruolo importante nell'attuazione delle politiche di integrazione, il che richiede un approccio coerente e ben coordinato;

M.   considerando che a livello di Unione europea attualmente non esiste una definizione di "comunità emarginata"; che la comprensione della relazione inizia con la comprensione dell'emarginazione basata su un'analisi di attributi e caratteristiche specifici dei gruppi emarginati, tenendo conto della loro situazione e delle loro esigenze specifiche, come le condizioni di vita e di lavoro, l'accesso limitato ai sistemi di istruzione e di assistenza sanitaria e all'occupazione, l'abbandono scolastico, accompagnati da un'esclusione strutturale e sistemica e che miri a garantire la loro effettiva inclusione socioeconomica;

N.  considerando che la Commissione non ha fornito alcuna definizione del concetto di comunità emarginate, lasciando agli Stati membri la responsabilità di decidere in merito a una definizione sulla base dei propri indicatori nazionali; che, tuttavia, l'emarginazione può essere accertata analizzando una serie di indicatori pertinenti quali l'esclusione sociale, l'elevata disoccupazione di lunga durata, un basso livello di istruzione, condizioni abitative (estremamente) disagiate, un elevato livello di discriminazione, un'esposizione eccessiva a rischi per la salute e/o la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria, ovvero indicatori che interessano quella parte della popolazione considerata più vulnerabile e più bisognosa di aiuto;

O.  considerando che l'emarginazione è un fenomeno sociale per cui individui e comunità vengono esclusi socialmente vedendosi impedire sistematicamente la partecipazione ai processi sociali e politici che sono essenziali alla loro integrazione sociale; che l'espressione "comunità emarginate" fa riferimento a individui e gruppi eterogenei, come le minoranze, i Rom, le persone disabili, le persone che vivono sotto la soglia di povertà o a rischio di povertà, i migranti, i rifugiati e i gruppi socialmente esclusi; che il razzismo, il patriarcato, l'omofobia, gli svantaggi economici e altri fattori discriminatori contribuiscono a creare diseguaglianze a più livelli e una dinamica che priva le donne di potere all'interno delle comunità emarginate;

P.  considerando che le caratteristiche che accomunano le comunità emarginate includono le comunità di luoghi come le comunità emarginate che vivono nelle zone rurali e nei quartieri svantaggiati; le comunità di interessi, come i rifugiati e i richiedenti asilo e le minoranze etniche e linguistiche; le persone con disabilità, gli anziani, i senzatetto come pure le popolazioni indigene; che queste diverse tipologie di comunità emarginate condividano difficoltà comuni e sono tutte vittima di forme multiple di stigmatizzazione e discriminazione;

Q.  considerando che l'Europa ospita molti gruppi di persone emarginate; che, tra questi gruppi, i Rom, termine compreso in modo diverso in Europa, sono la più grande minoranza etnica d'Europa e une delle comunità più emarginate;

R.  considerando che la politica di coesione dovrebbe rivolgersi alle comunità emarginate nella loro diversità, tenendo conto delle necessità specifiche; che per includere le comunità emarginate nei finanziamenti sono necessari sforzi a tutti i livelli, che implichino un approccio a lungo termine integrato e coerente, soluzioni permanenti, emancipazione, far tesoro dell'esperienza e costruzione di capacità, anche per le donne e le ragazze nelle comunità emarginate, la transizione dall'assistenza istituzionale a quella basata sulla comunità, in modo da porre fine alla segregazione e conseguire la normalizzazione;

S.  considerando che le strategie della politica di coesione dell'UE per l'emancipazione delle donne facenti parte di comunità emarginate devono tenere conto della situazione delle donne anziane, delle donne con disabilità, delle donne che forniscono assistenza e delle donne con problemi di salute mentale;

T.  considerando che i progetti artistici e culturali che promuovono gli scambi culturali, l'emancipazione dei partecipanti, lo sviluppo di abilità creative e sociali e la partecipazione attiva alla vita della comunità locale sono tra gli strumenti più efficaci per trattare l'inclusione sociale e l'integrazione;

U.  considerando che l'istruzione, sia formale che informale, è essenziale per superare l'emarginazione e la discriminazione multipla in quanto favorisce il dialogo, l'apertura e la comprensione tra le comunità e favorisce l'emancipazione delle comunità emarginate; che non bisogna dimenticare la prospettiva di genere nell'istruzione e il ruolo che questa riveste per l'emancipazione delle donne e delle ragazze nelle comunità emarginate;

Principi generali

1.  ricorda la necessità urgente di affrontare la questione delle comunità emarginate; sottolinea il ruolo importante della politica di coesione nel sostenere l'inclusione economica, sociale e territoriale;

2.  ricorda che le comunità emarginate sono state introdotte come argomento al centro delle misure della politica di coesione a causa della crescente preoccupazione riguardo all'esclusione sociale e dell'impegno nel combatterla, compresa la preoccupazione sulla situazione dei Rom e la richiesta di lunga data per il miglioramento delle loro condizioni di vita;

3.  invita la Commissione a fornire orientamenti sulla definizione di comunità emarginate, specificando una serie di attributi e caratteristiche dei gruppi emarginati, tenendo conto della situazione, delle sfide e delle necessità specifiche di ogni potenziale gruppo bersaglio, così da promuoverne l'inclusione socioeconomica, e coinvolgendo rappresentanti di queste comunità; sottolinea che tali orientamenti rafforzerebbero ulteriormente l'efficacia della politica di coesione potenziando la coesione economica, sociale e territoriale in tutta l'Unione europea;

4.  si compiace del fatto che il quadro legislativo per la politica di coesione 2014-2020 abbia introdotto nuovi elementi che consolidano l'approccio iniziale estendendo le possibilità di finanziamento e inserendo meccanismi atti ad assicurare che il sostegno della comunità emarginate sia conforme ai valori ed obiettivi europei e tenga conto delle necessità di coinvolgere questi gruppi nell'intero processo;

5.  invita la Commissione a fornire maggiori informazioni sull'utilizzo di opportunità di finanziamento per le comunità emarginate; chiede che sia effettuata un'analisi che permetta di formulare conclusioni appropriate e di identificare gli ostacoli che impediscono un'ulteriore adozione o i migliori risultati possibili;

6.  invita la Commissione controllare l'uso efficace del Codice europeo di condotta per quanto attiene al principio di partenariato e al coinvolgimento della società civile; sottolinea che i principi orizzontali nel regolamento recante disposizioni comuni (RDC) che incorpora diritti fondamentali quali la promozione delle pari opportunità fra uomini e donne, la prevenzione della discriminazione e la promozione dello sviluppo sostenibile, devono essere applicati al momento di elaborare e attuare i programmi nell'ambito degli ESIF; ricorda che tutte le azioni degli Stati membri, finanziate nel quadro della politica di coesione, dovrebbero rispettare i principi dei diritti fondamentali e non devono mai contribuire alla segregazione in alcun modo;

7.  sottolinea che le pari opportunità e la non discriminazione sono sancite nelle regole di finanziamento degli ESIF al fine di eradicare le cause sistemiche di disuguaglianza, siano esse economiche, sociali, culturali o basate sul genere nonché relative all'accesso alla cultura e all'istruzione; pone in rilievo che la comprensione e la sensibilizzazione sulla xenofobia e il razzismo sistemici dovrebbero essere un punto fondamentale al momento di analizzare le radici dell'esclusione;

8.  ricorda che la parità tra uomini e donne costituisce un principio di base che si applica in senso orizzontale alla politica di coesione; deplora le forme multiple di discriminazione subite in particolare dalle donne, dai migranti e dalle persone con disabilità all'interno delle comunità emarginate;

9.  sottolinea che l'attuazione della politica di coesione deve far fronte alla sfida cruciale della povertà e dell'esclusione di giovani e bambini, adulti e persone con disabilità, compresa la transizione dall'assistenza e servizi istituzionali all'assistenza e servizi garantiti dalle comunità; esorta gli Stati membri interessati ad adottare azioni e misure appropriate per sviluppare e attuare strategie a tal fine, applicando l'approccio integrato;

10.  sottolinea che elaborare politiche indirizzate a particolari gruppi di destinatari secondo il principio dell'"approccio mirato esplicito, ma non esclusivo" richiede di non escludere altri gruppi che si trovino in circostanze socioeconomiche simili, evitando in tal modo di innescare reazioni di difesa; sottolinea altresì che tale principio è solo il primo passo da compiere nel riconoscere la necessità di prestare attenzione ad alcune delle comunità e delle persone maggiormente vulnerabili ed emarginate;

11.  sottolinea che strutture responsabili, trasparenti e democratiche dovrebbero essere poste in atto per combattere la corruzione e l'uso fraudolento di fondi per assicurare l'inclusione delle comunità emarginate;

12.  ritiene che l'accesso ai servizi pubblici sia uno degli obiettivi principali nell'affrontare l'inclusione dei gruppi emarginati; invita gli Stati membri a migliorare l'offerta di materiale informativo dedicato in materia di salute e l'elaborazione di strategie di prevenzione delle malattie come pure iniziative di comunità nelle comunità emarginate; chiede che siano create strutture specializzate in grado, per esempio sportelli di consulenza sui temi relativi all'accesso all'assistenza sanitaria, al mercato del lavoro e all'istruzione; chiede che sia attuata una transizione da un approccio basato sulla domanda ad un approccio basato sul servizio di accoglienza nelle pubbliche amministrazioni;

13.  chiede un maggiore coordinamento e legami più forti tra le strategie nazionali per le comunità emarginate, incluse le strategie nazionali di inclusione dei Rom, le strategie nazionali di riduzione della povertà, le strategie per l'inclusione di altre comunità emarginate o meno favorite, e le strategie per l'uguaglianza di genere con la politica di coesione;

14.  invita gli Stati membri e la Commissione a riservare priorità ai minori nell'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali d'integrazione dei Rom, e ribadisce l'importanza di promuovere la parità di accesso ad alloggi, sanità, istruzione e condizioni di vita dignitose per i minori;

15.  invita gli Stati membri e le autorità locali a incoraggiare l'utilizzo dei finanziamenti dell'FSE per sostenere i progetti per l'apprendimento informale e permanente nonché i progetti culturali, così da conseguire gli obiettivi di investire in nuove competenze per l'innovazione e di combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale;

16.  ricorda – tenendo presenti le crescenti disparità regionali, le sfide demografiche e la situazione cui è confrontato un crescente numero di giovani che hanno lasciato o intendono lasciare il paese d'origine – che, nel periodo di bilancio 2014-2020, sono disponibili meno fondi per il sostegno alla politica di coesione; ritiene che la politica di coesione possa ancora rappresentare un valore aggiunto all'opera già in corso negli Stati membri e che, concentrandosi sul miglioramento delle opportunità occupazionali, sulla partecipazione alla società e sugli investimenti a favore delle competenze, soprattutto nelle regioni che ne hanno più bisogno, la politica di coesione porterà, tra gli altri benefici, a una maggiore inclusione sociale e alla riduzione della povertà, fornendo agli Stati membri l'opportuna flessibilità per attuare un sostegno individualizzato in linea con le necessità locali e garantire che i finanziamenti siano utilizzati nelle zone dove la disoccupazione è maggiore e dove i finanziamenti sono più necessari;

17.  invita la Commissione a garantire che gli Stati membri rispettino questi principi al momento di adottare i programmi operativi; invita la Commissione a includere la sua analisi nella sua rendicontazione, anche sulle strategie nazionali di integrazione dei Rom;

18.  sottolinea che i tagli di bilancio per i servizi pubblici compiuti in alcuni Stati membri durante la crisi hanno incrementato la disoccupazione, peggiorato la sicurezza sociale e provocato situazioni difficili in termini di alloggi e sanità; invita gli Stati membri a usare con maggiore efficacia il sostegno a titolo del FES, onde migliorare la qualità e la parità di accesso ai servizi pubblici per le comunità emarginate e combattere qualsiasi forma di discriminazione;

19.  chiede che si tenga conto di una prospettiva basata sui diritti umani nella definizione delle azioni sostenute dai fondi di coesione e sottolinea che i diritti culturali, economici e sociali dovrebbero essere integrati nelle politiche mirate a riconoscere le donne delle comunità emarginate come cittadine attive a pieno titolo e chiede che il razzismo, sia esso aperto o invisibile, sia affrontato in modo esplicito in ciascuna delle azioni e delle politiche elaborate;

Preparazione dei programmi

20.  sottolinea che il principio del partenariato deve portare al coinvolgimento a tutti i livelli e deve essere applicato dagli Stati membri su base obbligatoria, e non in maniera meramente pro forma; pone in evidenza l'importanza dell'attuazione del codice di condotta sul partenariato per garantire la parità di partecipazione e la rappresentanza dei partner, laddove occorre prestare particolare attenzione all'inclusione delle comunità emarginate, in modo che la loro situazione specifica e le potenziali sfide a cui esse devono far fronte per apportare un contributo sostanziale al partenariato possano essere prese in considerazione; è preoccupato per la scarsa conformità con la partecipazione obbligatoria di partner ai sensi dei rispettivi principi sanciti dal regolamento recante disposizioni comuni e dal codice europeo di condotta sul partenariato; esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire il coinvolgimento dei partner, compresi quelli maggiormente interessati, e ad attuare un sistema di incentivi e scambio di migliori pratiche, che includa un sostegno specifico alle autorità di gestione e ai beneficiari che hanno ottenuto risultati particolarmente positivi in questo settore;

21.  ritiene deplorevole che la Commissione abbia accettato accordi di partenariato che non includono in misura sufficiente comunità emarginate; chiede alla Commissione di adottare provvedimenti volti ad agevolare l'inclusione delle comunità emarginate nella preparazione, nella realizzazione e nella valutazione dei progetti quale strumento per conferire potere alle comunità interessate; suggerisce che le raccomandazioni siano presentate nel quadro del Semestre europeo quale strumento adeguato per promuovere azioni da intraprendere da parte degli Stati membri;

22.  invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni specifiche per paese formulate in materia di inclusione sociale delle comunità emarginate ed esorta la Commissione a seguire con attenzione tali raccomandazioni;

23.  si compiace del fatto che alcuni Stati membri, compresi i destinatari delle raccomandazioni, considerino l'integrazione socioeconomica delle comunità emarginate come un investimento prioritario nei loro programmi operativi; avverte tuttavia che tale aspetto deve essere integrato in aree strategiche quali l'istruzione e l'occupazione;

24.  invita gli Stati membri a fare pieno uso dei fondi; sottolinea la necessità di porre un accento particolare su misure di finanziamento che vadano al di là di un'azione mirata nel quadro dell'obiettivo tematico per l'inclusione sociale, la lotta contro la povertà e qualsiasi discriminazione, privilegiando un approccio integrato e sistematico;

25.  ritiene che la governance multilivello e il coordinamento svolgano un ruolo importante; sottolinea che il coinvolgimento delle autorità locali e dei soggetti interessati locali è essenziale se si vuole raggiungere il gruppo destinatario, e che ciò richiede la massima prossimità territoriale possibile;

Attuazione dei programmi

26.  segnala l'importanza di un approccio integrato; è del parere che i fondi dovrebbero essere utilizzati in modo più integrato, anche mediante programmi plurifondo, iniziative di sviluppo locale da parte delle comunità, investimenti territoriali integrati e finanziamenti incrociati di cui all'articolo 98, paragrafo 2 del RDC, e che occorra realizzare sinergie con altri strumenti di finanziamento dell'UE e nazionali; invita le amministrazioni e le autorità interessate a cercare la cooperazione attiva a tutti i livelli, anche transfrontaliero;

27.  constata che, attualmente, l'utilizzo dei finanziamenti incrociati è limitato, cosa che potrebbe essere dovuta alle complesse regole descritte all'articolo 98, paragrafo 2 del regolamento recante disposizioni comuni; è del parere che una maggiore flessibilità delle regole relative ai finanziamenti incrociati, in particolare per quanto riguarda le comunità emarginate, potrebbe migliorare l'efficacia dei progetti e apportare un importante valore aggiunto in termini di impatto dei progetti stessi; invita pertanto la Commissione a realizzare un'analisi dell'applicazione e del livello di utilizzo dei finanziamenti incrociati;

28.  rileva che le comunità emarginate spesso vivono nelle zone meno favorevoli delle città; sottolinea l'importanza della reale implementazione di programmi di rinnovo e rigenerazione urbana per i quartieri sfavoriti, che coniughino approcci integrati e locali e partenariati, affrontino le sfide economiche, sociali e territoriali, migliorino l'ambiente urbano e pongano inoltre l'accento su una maggiore connettività, nell'ottica di migliorare l'accesso di queste comunità; ritiene che la futura agenda urbana dell'UE dovrebbe tenere adeguatamente conto delle sfide e delle necessità chiave che interessano le comunità emarginate nelle aree urbane per impedire la creazione di quartieri-ghetto e per combattere efficacemente la segregazione, la povertà e l'esclusione sociale;

29.  richiama l'attenzione sulle necessità specifiche delle comunità emarginate che vivono nelle zone rurali, montagnose e isolate, comprese le sfide che riguardano la connettività, la mobilità e l'accesso ai servizi, nonché per quanto riguarda le opportunità culturali e sociali; sottolinea l'importanza di una migliore connettività delle regioni; rileva altresì che le persone che vivono in zone transfrontaliere sono spesso vittima di emarginazione a causa della loro situazione geografica e che questo aspetto dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione in sede di elaborazione della politica di coesione, soprattutto alla luce dell'obiettivo della cooperazione territoriale europea;

30.  sottolinea la necessità di rafforzare le capacità delle parti interessate, compresi i servizi pubblici, le amministrazioni e gli organi della società civile, così da conferire potere alle comunità, in particolare consentendo loro di partecipare maggiormente al processo di elaborazione delle politiche; chiede che l'assistenza tecnica mirata e i finanziamenti siano utilizzati anche a tal fine;

31.  invita la Commissione a fornire l'assistenza tecnica necessaria per migliorare la capacità amministrativa degli organi che concorrono alla gestione dei fondi strutturali e chiede agli Stati membri di fornire consulenza e assistenza amministrativa, ad esempio organizzando azioni di formazione e fornendo aiuto e spiegazioni per la compilazione delle domande di sovvenzioni, e ciò affinché le comunità emarginate quali i rom possano ottenere con maggiore facilità le informazioni sui programmi di finanziamento europei e nazionali a sostegno dell'imprenditorialità e dell'occupazione e siano in grado di presentare le relative domande;

32.  sottolinea che le parti sociali devono avere accesso all'assistenza tecnica onde garantire non solo il rafforzamento della loro capacità, ma anche il loro coordinamento e la loro rappresentanza nei comitati ad hoc che definiscono e attuano i programmi operativi;

33.  segnala che, in partenariato con i rappresentanti delle comunità emarginate, la Commissione, una volta forniti gli orientamenti sulla definizione di comunità emarginate, dovrebbe istituire un gruppo di esperti ad hoc per la consulenza e promuovere un'adeguata formazione del personale amministrativo, nell'ottica di fornire una conoscenza specifica in merito alle problematiche delle comunità emarginate e lottare contro le pratiche discriminatorie, in vista di favorire l'inclusione mediante un dialogo costruttivo ed efficace nonché di attuare e monitorare i progetti finanziati dall'UE che riguardano le comunità emarginate in maniera integrata ed efficace, massimizzandone l'impatto;

34.  ritiene essenziale includere organismi per la parità, organizzazioni femminili e donne provenienti da comunità emarginate nel processo decisionale in materia di assegnazione, utilizzo, attuazione e monitoraggio dei fondi, a tutti i livelli (da quello locale e regionale a quello degli Stati membri e dell'UE), e ritiene che il monitoraggio e la valutazione dei programmi attuati dovrebbero essere considerati un processo fondamentale per accrescere la partecipazione delle donne che vivono in comunità emarginate;

35.  prende atto dell'approccio secondo cui tutte le disposizioni politiche, strategiche e operative, tra cui una sufficiente capacità amministrativa o istituzionale, devono essere in atto prima che siano effettuati investimenti; incoraggia la Commissione a monitorare attentamente il rispetto di tali condizioni e a garantire che gli Stati membri interessati adottino azioni complementari, in particolare nell'ambito della promozione dell'inclusione e della lotta alla povertà e alla discriminazione;

Monitoraggio e raccomandazioni

36.  fa notare che i progetti finanziati dall'UE devono avere una prospettiva a lungo termine al fine di essere efficaci e che i fondi devono sostenere gli investimenti nelle reali esigenze dei beneficiari, con meccanismi volti a garantire che siano raggiunti i gruppi destinatari e che l'esclusione e l'emarginazione siano affrontate; chiede una valutazione qualitativa e meccanismi di controllo; invita la Commissione a porre in essere meccanismi proattivi e partecipativi di monitoraggio e osservazione delle azioni intraprese dagli Stati membri nei processi di pianificazione e valutazione dei fondi utilizzati a favore delle comunità emarginate;

37.  sottolinea che l'esclusione abitativa, la mancanza di fissa dimora, l'esclusione dall'istruzione e la disoccupazione sono spesso elementi chiave del fenomeno dell'emarginazione; sottolinea pertanto l'importanza di interventi integrati in materia di alloggio, istruzione e occupazione a favore delle comunità emarginate;

38.  ricorda – tenendo presente che la recente crisi economica e finanziaria ha colpito duramente in particolare i gruppi emarginati a maggior rischio di perdere il lavoro in tempi di turbolenza sul mercato del lavoro – che l'istruzione e l'occupazione rappresentano il modo migliore per uscire dalla povertà e che l'integrazione delle comunità emarginate nella società e nel mercato del lavoro dovrebbe quindi costituire una priorità; osserva con preoccupazione che i membri delle comunità emarginate sono spesso esclusi dalla società, sono oggetto di discriminazione e, di conseguenza, incontrano ostacoli nell'accesso all'istruzione di elevata qualità, all'occupazione, all'assistenza sanitaria, ai trasporti, alle informazioni e ai servizi in generale, il che rappresenta un problema complesso che deve essere affrontato in modo adeguato mediante l'uso complementare e un'efficace combinazione dei Fondi SIE e delle risorse nazionali; sottolinea pertanto la necessità di compiere sforzi particolari per quanto riguarda i programmi UE esistenti, quali l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, Erasmus+ e il programma Europa creativa, al fine di raggiungere i membri delle comunità emarginate, unitamente al monitoraggio periodico del successo della diffusione dei programmi, allo scopo di spezzare il circolo della povertà e dell'emarginazione e di potenziare le conoscenze e qualifiche professionali delle persone;

39.  chiede che i fondi siano utilizzati per migliorare le condizioni di vita e facilitare l'accesso delle donne appartenenti a comunità emarginate a servizi stabili e di alta qualità, servizi quali istruzione, alloggio, assistenza sanitaria, occupazione, assistenza all'infanzia, servizi sociali, servizi di assistenza alle vittime e amministrazione della giustizia;

40.  sottolinea che i rappresentanti delle comunità emarginate devono essere attivamente coinvolti e autorizzati a partecipare come membri a pieno titolo ai processi di monitoraggio; rileva che una notevole esperienza avrebbe potuto essere raccolta a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale; sottolinea la necessità di divulgare e mettere a frutto le migliori pratiche; invita la Commissione e gli Stati membri ad analizzare tutte le migliori pratiche esistenti, anche quelle innovative che riguardano l'inclusione di gruppi e individui emarginati nella società, e ad avviare attività di rete, anche tra assistenti sociali, animatori giovanili, operatori a livello delle comunità, nonché accademici e ricercatori; sottolinea la necessità di una piattaforma di rete a livello dell'UE che agevoli lo scambio di migliori pratiche e la risoluzione comune dei problemi, e che potrebbe fungere anche da meccanismo di e-learning per lo sviluppo delle capacità;

41.   invita la Commissione a tenere conto della politica di coesione e delle comunità emarginate nel suo dialogo annuale strutturato con la società civile e le organizzazioni che rappresentano i partner, garantendo al contempo che i rappresentanti delle comunità emarginate partecipino al dibattito e lo agevolino sulla base di un'analisi quantitativa e qualitativa;

42.  rileva che la consapevolezza dell'inclusione strutturale e sistemica non è solo necessaria per la società nel suo insieme, ma risulta particolarmente importante per il lavoro dei responsabili politici e delle parti interessate a tutti i livelli amministrativi nonché degli altri enti pubblici coinvolti; invita tutte le parti interessate pubbliche e gli istituti di formazione a svolgere un'analisi approfondita delle cause della discriminazione e dell'emarginazione e a condurre azioni di sensibilizzazione sul fatto che la xenofobia e il razzismo, così come tutti i tipi di emarginazione che portano ad un'esclusione sistematica, devono essere eliminati; invita la Commissione ad applicare e a monitorare rigorosamente la legislazione dell'UE in materia di discriminazione; invita i servizi pubblici per l'impiego (SPI) a fornire servizi di elevata qualità, basati sulle esigenze e su misura;

43.  sottolinea la necessità di adottare un duplice approccio nell'assistenza e nell'integrazione delle comunità emarginate, il che dovrebbe essere effettuato direttamente insieme agli interessati fornendo istruzione, comprese le strutture scolastiche, formazione, orientamento professionale e opportunità di lavoro, nonché insieme alla comunità e alle autorità locali, allo scopo di migliorare e/o cambiare la percezione pubblica attraverso un'opera di sensibilizzazione in merito alle conseguenze dei pregiudizi, migliorando i servizi pubblici e adeguando i sistemi sociali;

44.  sottolinea che l'istruzione è un diritto fondamentale sancito dal trattato sull'Unione europea; pone in evidenza che garantire la parità di accesso all'istruzione di elevata qualità per tutti i membri della società è fondamentale per spezzare il circolo dell'esclusione sociale; ritiene che l'istruzione formale, non-formale e informale, caratterizzata dall'educazione alla diversità, sia propedeutica ad una reale integrazione politica, economica e sociale delle comunità emarginate; sottolinea la necessità di attuare programmi, progetti e attività di sostegno per le comunità emarginate allo scopo di fornire loro un'istruzione prescolare, per avvalorare la necessità dell'istruzione formale, offrendo al contempo opportunità di altre forme di istruzione e apprendimento permanente, specialmente per quanto riguarda le competenze professionali e le TIC, nonché di migliorare l'accesso ai media, anche nell'ottica di favorire l'emancipazione delle donne e delle ragazze nelle comunità emarginate;

45.  invita gli Stati membri e le autorità locali e regionali a incoraggiare l'utilizzo del FESR per sostenere le PMI e le imprese sociali che coinvolgono le comunità emarginate e recano vantaggio a queste ultime; sottolinea la necessità di sostenere attività a favore delle comunità emarginate al fine di fornire loro assistenza e creare le condizioni per le attività imprenditoriali su micro scala, preservando così i diversi modi di fare impresa;

46.  fa notare che numerosi settori subiranno un'importante trasformazione nel prossimo futuro, in parte a causa dell'impiego sempre più diffuso di strumenti e soluzioni online; sottolinea che questo metterà sotto pressione i lavoratori scarsamente o mediamente qualificati, il che avrà un impatto particolare sui membri delle comunità emarginate, in quanto attualmente sono loro che di solito trovano lavoro in questi settori; sottolinea l'importanza di una formazione e di servizi accessibili e a costi ragionevoli per tutti nel campo delle nuove tecnologie, con particolare riferimento alle opportunità in settori come quello digitale o dell'economia verde, soprattutto per i gruppi più svantaggiati; osserva l'importanza delle microimprese e delle piccole imprese nel contribuire a sostenere l'occupazione nelle zone rurali ed esorta pertanto a porre un maggiore accento sulla necessità di garantire a queste imprese l'accesso ai finanziamenti;

47.  sottolinea l'importanza di favorire l'emancipazione femminile all'interno delle comunità emarginate incoraggiando le donne imprenditrici e la partecipazione femminile in tali comunità;

48.  sottolinea il ruolo importante dell'imprenditoria sociale, delle cooperative, delle associazioni mutualistiche e delle attività commerciali alternative nell'emancipazione delle donne di comunità emarginate; raccomanda che i fondi di coesione, specialmente il Fondo sociale europeo, sostengano gli investimenti in questo settore che presentano una forte prospettiva di genere;

49.  invita la Commissione ad analizzare i limiti dell'attuale criterio di ripartizione per la determinazione del sostegno a titolo dei fondi della politica di coesione sulla base del PIL, facendo un uso migliore degli indicatori disponibili (come i dati UE-Silc di Eurostat sul reddito e sulle condizioni di vita) in grado di individuare sacche di povertà e di fragilità sociale sul territorio dell'Unione, in modo da orientare meglio il sostegno dell'UE per le comunità emarginate;

50.  sottolinea che, nel dibattito politico europeo, le comunità emarginate sono spesso oggetto di strumentalizzazioni politiche tendenziose e che sarebbe necessaria una dettagliata analisi dell'esclusione strutturale sia negli accordi di partenariato, sia nei programmi operativi interessati; invita la Commissione a fornire orientamenti coerenti e chiari in materia di sviluppo, attuazione e gestione dei progetti finanziati dall'UE che riguardano le comunità emarginate, incluse analisi approfondite, esempi di migliori pratiche e raccomandazioni strategiche, per garantire che le comunità emarginate siano incluse nei fondi dell'UE anche in vista del prossimo periodo di programmazione;

51.  chiede che in ogni iniziativa, programma, azione concernente l'integrazione e l'inclusione sociale finanziati dall'UE e in tutti gli accordi di finanziamento in materia siano compresi una prospettiva di genere e un'analisi intersettoriale, in modo che le esigenze specifiche delle donne di comunità emarginate possano essere meglio affrontate e che la varietà di voci e prospettive di donne in posizioni strutturali e ruoli diversi possano essere rese in maniera più adeguata; ritiene che le valutazioni dell'impatto di genere e il bilancio di genere siano utili al fine di valutare come incidono sulle donne le priorità di investimento, la ripartizione delle risorse finanziarie e le specifiche per i programmi di finanziamento; pone l'accento sull'esigenza di raccogliere sistematicamente e di analizzare periodicamente dati disaggregati per genere;

52.  invita gli Stati membri a offrire un premio per la dedizione esemplare all'integrazione e all'inclusione dei gruppi emarginati nell'attuazione dei fondi dell'UE; suggerisce che tale premio per l'eccezionale lavoro svolto potrebbe essere conferito ai comuni o alle regioni degli Stati membri;

53.  invita gli Stati membri a consentire e incoraggiare le attività di rete tra i comuni e le città che si occupano dell'integrazione dei gruppi emarginati; ritiene che il Patto dei sindaci sul cambiamento climatico potrebbe fungere da esempio per una siffatta rete;

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

MOTIVAZIONE

La politica di coesione è uno degli strumenti più forti che l'Unione europea ha a sua disposizione per combattere le disuguaglianze e sostenere la coesione territoriale e sociale nelle sue regioni.

In tutte le società europee vi sono gruppi e comunità che affrontano un'esclusione e segregazione strutturale da parte della maggior parte della società e non hanno accesso neppure alle infrastrutture e ai servizi pubblici di base; oltre a ciò, sono molto spesso colpiti in modo sproporzionato dalla povertà, dalla disoccupazione e da cattive condizioni di salute.

Pesanti riduzioni della spesa pubblica durante la crisi hanno portato ad un aggravamento dei problemi esistenti negli Stati membri, come la disoccupazione, l'assenza di sicurezza sociale, una situazione abitativa difficile e la mancanza di servizi sanitari pubblici. Di conseguenza, la crisi ha avuto un impatto negativo diretto sui membri delle comunità emarginate. Inoltre, molti comuni continuano ad affrontare rigorosi vincoli di bilancio che impediscono loro di affrontare adeguatamente l'emarginazione nella società.

Nonostante tutto, la responsabilità principale per cambiare la situazione delle comunità emarginate incombe agli Stati membri. Quantunque le specifiche circostanze, esigenze e soluzioni nazionali varino notevolmente in tutta Europa, l'obiettivo della coesione sociale richiede un ruolo europeo nelle politiche per l'inclusione delle comunità emarginate.

Comunità emarginate e strutture discriminatorie

Non esiste una definizione dell'UE uniforme delle comunità emarginate; invece, il termine copre un'ampia gamma di concetti, quali le zone svantaggiate, le persone più svantaggiate o materialmente svantaggiate, le persone a rischio di povertà e i gruppi nella società che sono svantaggiati o discriminati.

Tuttavia, il concetto di comunità emarginate è stato introdotto nel regolamento sul FESR nel 2013, con il chiaro obiettivo di combattere le conseguenze dell'emarginazione. Di conseguenza spetta ora all'UE seguire e perseguire questo obiettivo in modo coerente.

Inoltre, vi è una grande varietà di strutture discriminatorie in atto, anche in materia di orientamento sessuale e di identità di genere così come diversi background culturali, religiosi o etnici. Numerose persone devono affrontare diverse forme di discriminazione allo stesso tempo, in particolare nelle comunità Rom, che sono molto spesso emarginate nelle società europee.

La politica di coesione è uno strumento potente

La politica di coesione può svolgere un ruolo importante nel cambiare queste realtà. Non soltanto guardando le sfide in materia di alloggio o di accesso alle infrastrutture pubbliche, come già avviene nel quadro del FESR, ma fornendo un approccio integrato per rispondere a tutte le diverse forme di discriminazione che le comunità emarginate affrontano.

Tuttavia, le comunità emarginate molto spesso non beneficiano della politica di coesione europea. Esse non sono incluse in strutture decisionali né nei processi di attuazione e monitoraggio dei progetti. Ciò può portare al fatto che l'UE aggravi i problemi dei gruppi vulnerabili e vi sono diversi esempi di un uso improprio dei fondi, specialmente per quanto riguarda le comunità emarginate.

La comprensione e la sensibilizzazione sulle forme sistematiche di discriminazione quali l'antiziganismo, devono essere al centro quando si tratta di analizzare le cause di esclusione.

Un approccio integrato: esplicito ma non esclusivo

Quando si tratta di integrazione dei gruppi emarginati, il principio di "esplicito ma non esclusivo" è stato adottato da parecchie parti interessate. Il principio propone che ci si incentri su particolari gruppi destinatari pur non escludendo altre persone in situazioni socioeconomiche simili. Tuttavia, il semplice fatto di menzionare le comunità emarginate, come i Rom, non garantisce che siano adottate misure specifiche per affrontare la loro situazione.

A tal fine, la corretta applicazione del Codice di condotta sui partenariati, che si sforza di garantire la parità di partecipazione e rappresentanza delle parti interessate, è di importanza fondamentale. Si segnalano notevoli differenze tre Stati membri per quanto riguarda la loro attuazione del principio di partenariato, che vanno dalla consultazione regolare delle parti sociali alla totale noncuranza e ignoranza del Codice di condotta.

Inoltre, la valutazione dei progetti durante il precedente periodo di programmazione ha dimostrato che i finanziamenti non sono sempre indirizzati alle reali esigenze dei beneficiari. Talvolta gli esecutori soddisfano addirittura i criteri semplicemente "spuntando le caselle", per esempio coinvolgendo le ONG che rappresentano presumibilmente i Rom o tenendo pseudoconsultazioni senza alcun dialogo autentico.

Vi è quindi una chiara esigenza di meccanismi di valutazione della qualità e di controllo. Necessitiamo di una transizione verso il controllo della qualità in modo che gli interventi portino a risultati a lungo termine e sostenibili. Si tratta di un processo complesso e che necessita di tempo, che richiede un rafforzamento delle capacità mirato ed efficace delle organizzazioni della società civile a livello locale e nazionale come pure l'emancipazione delle comunità emarginate in modo che siano in grado di partecipare proattivamente alla progettazione e all'attuazione di interventi. Il bilancio per l'assistenza tecnica resta spesso inutilizzato e dovrebbe essere assegnato a progetti di costruzione delle capacità e a programmi di formazione per la società civile.

La presente relazione fornisce raccomandazioni sul modo in cui superare i problemi succitati. In tal modo, l'utilizzazione dei fondi dell'UE per l'inclusione delle comunità emarginate può diventare una grande opportunità per promuovere e sostenere una maggiore coesione nelle società europee.

25.6.2015

PARERE della commissione per l'occupazione e gli affari sociali

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sulla politica di coesione e le comunità emarginate

(2014/2247(INI))

Relatore per parere: Ádám Kósa

SUGGERIMENTI

La commissione per l'occupazione e gli affari sociali invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che l'obiettivo della politica di coesione, come definito nell'Atto unico europeo del 1986, è di ridurre il divario tra le varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite; che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea integra un altro aspetto della coesione facendo riferimento alla "coesione economica, sociale e territoriale";

B.  considerando che la Commissione non ha fornito alcuna definizione del concetto di comunità emarginate, lasciando agli Stati membri la responsabilità di decidere sulla base dei propri indicatori nazionali; che, tuttavia, l'emarginazione può essere accertata analizzando una serie di indicatori pertinenti quali l'esclusione sociale, l'elevata disoccupazione di lunga durata, un basso livello di istruzione, la discriminazione, condizioni abitative (estremamente) disagiate, un elevato livello di discriminazione, un'esposizione eccessiva a rischi per la salute e/o la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria, ovvero indicatori che interessano quella parte della popolazione considerata più vulnerabile e più bisognosa di aiuto;

C.  considerando che il regolamento (UE) n. 1304/1304(18) stabilisce che il Fondo sociale europeo (FSE) favorisce le persone, comprese le categorie svantaggiate quali i disoccupati di lunga durata, le persone con disabilità, i migranti, le minoranze etniche, le comunità emarginate e le persone di qualsiasi età che devono affrontare la povertà e l'esclusione sociale;

D.  considerando che il regolamento (UE) n. 223/223(19) stabilisce che il Fondo di aiuti europei agli indigenti promuove la coesione sociale, rafforza l'inclusione sociale e concorre quindi in ultima analisi all'obiettivo di eliminare la povertà nell'Unione, e sostiene inoltre le azioni degli Stati membri volte a fornire assistenza materiale alle persone indigenti;

1.  ricorda – tenendo presente che la recente crisi economica e finanziaria ha colpito in particolare i gruppi emarginati a maggior rischio di perdere il lavoro in caso di turbolenza del mercato del lavoro – che l'istruzione e l'occupazione rappresentano il modo migliore per uscire dalla povertà e che l'integrazione delle comunità emarginate nel mercato del lavoro dovrebbe quindi costituire una priorità; osserva con preoccupazione che i membri delle comunità emarginate sono spesso esclusi dalla società, sono oggetto di discriminazione e quindi incontrano ostacoli nell'accesso all'istruzione di elevata qualità, all'occupazione, all'assistenza sanitaria, ai trasporti, alle informazioni e ai servizi in generale, il che rappresenta un problema complesso che deve essere affrontato in modo adeguato mediante l'uso complementare e un efficace combinazione dei fondi strutturali, dei fondi di investimento e delle risorse nazionali; sottolinea di conseguenza la necessità di compiere sforzi particolari per quanto riguarda i programmi UE esistenti, quali l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, Erasmus+ e il programma Europa creativa, al fine di raggiungere i membri delle comunità emarginate, unitamente al monitoraggio periodico del successo della diffusione dei programmi, allo scopo di spezzare il circolo della povertà e dell'emarginazione e di stimolare le conoscenze e qualifiche professionali delle persone;

2.  sottolinea la necessità di adottare un duplice approccio nell'assistenza e nell'integrazione delle comunità emarginate, il che dovrebbe essere effettuato unitamente agli interessati fornendo istruzione, comprese le strutture scolastiche, formazione, orientamento professionale e opportunità di lavoro e unitamente alla comunità e alle autorità locali, allo scopo di migliorare e/o cambiare la percezione pubblica attraverso una sensibilizzazione in merito alle conseguenze dei pregiudizi, migliorando i servizi pubblici e adeguando i sistemi sociali;

3.  ribadisce che l'obiettivo principale della politica di coesione è promuovere lo sviluppo territoriale e ridurre le disparità regionali e sottolinea pertanto che occorrerebbe adottare misure specifiche orizzontali nell'ambito dell'attuazione e della gestione dei pertinenti fondi dell'UE per conseguire tale obiettivo; sottolinea che il FSE dovrebbe costituire lo strumento principale per l'attuazione della strategia Europa 2020 nel campo dell'occupazione, delle politiche del mercato del lavoro, della mobilità, dell'istruzione, della formazione e dell'inclusione sociale, contribuendo in tal modo alla coesione economica, sociale e territoriale; sottolinea che i fondi strutturali e i fondi di investimento europei dovrebbero promuovere la ricerca e l'analisi volte allo sviluppo di conoscenze sulle reali condizioni di vita delle comunità emarginate; sottolinea che la politica di coesione è uno strumento importante verso una strategia basata sui risultati per creare in modo efficiente una crescita intelligente e sostenibile nelle regioni che ne hanno maggiormente bisogno, grazie al sostegno alle start-up e allo sviluppo delle micro imprese e delle piccole e medie imprese ed evidenziando l'importanza delle microimprese e delle piccole imprese nel contribuire a sostenere l'occupazione nelle zone rurali e periferiche;

4.  ricorda – tenendo presenti le crescenti disparità regionali, le sfide demografiche e la situazione cui è confrontato un crescente numero di giovani che hanno lasciato o intendono lasciare il paese d'origine – che, nel periodo di bilancio 2014-2020, sono disponibili meno fondi per il sostegno alla politica di coesione; ritiene che la politica di coesione possa ancora rappresentare un valore aggiunto all'opera già in corso negli Stati membri e che, concentrandosi sul miglioramento delle opportunità occupazionali, sulla partecipazione alla società e sugli investimenti a favore delle competenze, soprattutto nelle regioni che ne hanno più bisogno, la politica di coesione porterà, tra gli altri benefici, a una maggiore inclusione sociale e alla riduzione della povertà, fornendo agli Stati membri l'opportuna flessibilità per attuare un sostegno individualizzato in linea con le necessità locali, per garantire che i finanziamenti siano utilizzati nelle zone dove la disoccupazione è maggiore e dove i finanziamenti sono più necessari;

5.  si compiace del fatto che il regolamento (UE) n. 1303/2013(20), a partire dal 2014, conterrà nuovi elementi storici a sostegno delle persone più svantaggiate; esorta gli Stati membri a includere tali elementi nei loro programmi operativi e ad adottare misure concrete ed immediate per rendere obbligatorio lo sviluppo di una strategia per il passaggio dalle grandi istituzioni verso servizi a livello di comunità e a compiere uno sforzo per adottare le opportune misure; ritiene inoltre che gli Stati membri debbano contribuire a promuovere l'inclusione sociale, combattere la povertà e tutte le forme di discriminazione, come sancito dal diritto UE, combattere contro i reati d'odio nei confronti delle persone appartenenti a comunità emarginate e promuovere politiche contro la discriminazione, se necessario rafforzando, tra l'altro, i loro organismi nazionali anti-discriminazione e promuovendo la formazione specifica dei funzionari pubblici; rileva che il regolamento sopra indicato integra e/o include inoltre le comunità emarginate mirandone le esigenze per quanto riguarda le crescenti sfide che devono affrontare in una società basata sulla conoscenza; ritiene che, nel quadro del presente regolamento, sia opportuno seguire e applicare in modo rigoroso il Codice europeo di condotta per il partenariato;

6.  sottolinea che l'istruzione è un diritto fondamentale sancito dal trattato sull'Unione europea e che la politica in materia di istruzione e di formazione dovrebbe consentire a tutti i membri della società di beneficiare di un'istruzione di elevata qualità; evidenzia che persiste ancora disparità nei sistemi d'istruzione europei e che la posizione sociale ereditata è il fattore principale che contribuisce a tale situazione; sottolinea che garantire la parità di accesso all'istruzione di elevata qualità per tutti i membri della società è fondamentale per spezzare il circolo dell'esclusione sociale; ricorda, a tale proposito, che sono necessari investimenti per consentire alle persone, in qualsiasi momento della loro vita, di contribuire a stimolare esperienze di apprendimento e incoraggiare l'apprendimento permanente, al fine di rafforzare l'inclusione sociale, la cittadinanza attiva e l'auto-sostenibilità; ricorda, in tale contesto, la necessità della formazione professionale e dello sviluppo delle competenze di base che dovrebbero tener conto delle disparità tra i mercati del lavoro e dei sistemi di istruzione degli Stati membri, evitando un approccio "unico uguale per tutti"; sottolinea la necessità di un quadro per l'elaborazione delle politiche che consideri la potenziale innovazione e le opportunità imprenditoriali associate alle caratteristiche esistenti della regione e le sue potenzialità realistiche di diversificazione, in modo da concepire gli interventi strategici adeguati sulla base di tali caratteristiche e dei risultati auspicati, prevenendo così il rischio di un deflusso di lavoratori qualificati verso regioni più sviluppate;

7.  ricorda, in tale contesto, la necessità di sviluppare la formazione professionale e le competenze di base delle persone con scarse o nessuna qualifica, basandosi non su soluzioni strategiche "uniche uguali per tutti", ma su raccomandazioni programmatiche su misura, subordinate al capitale di conoscenze esistente in una regione; sottolinea l'agenda dell'apprendimento strategico pubblico-privato derivante dai partenariati tra le organizzazioni della società civile e le autorità locali, che mette a frutto gli indicatori in materia di risultati/rendimento, il monitoraggio e la valutazione in corso, i progetti pilota, gli esperimenti strategici e le prove funzionali;

8.  sottolinea che occorre preoccuparsi in particolare di garantire che i fondi dell'UE non contribuiscano mai alla segregazione; invita la Commissione a monitorare attentamente il rispetto del principio di non discriminazione e della relativa legislazione e sostiene l'avvio da parte della Commissione di procedure d'infrazione contro gli Stati membri che violano la direttiva sull'uguaglianza razziale 2000/43/CE;

9.  invita la Commissione a fornire l'assistenza tecnica necessaria per migliorare la capacità amministrativa degli organi che concorrono alla gestione dei fondi strutturali e chiede agli Stati membri di fornire consulenza e assistenza amministrativa, ad esempio organizzando azioni di formazione e fornendo aiuto e spiegazioni per la compilazione delle domande di sovvenzioni, e ciò affinché le comunità emarginate quali i rom possano ottenere con maggiore facilità le informazioni sui programmi di finanziamento europei e nazionali a sostegno dell'imprenditorialità e dell'occupazione e siano in grado di presentare le relative domande;

10.  chiede, nel quadro della promozione dei servizi basati sulle comunità locali, il riconoscimento dell'assistenza familiare da casa (ad esempio la custodia dei bambini, degli anziani o delle persone con disabilità), come vero e proprio lavoro, istituendo meccanismi di lotta al lavoro non dichiarato; chiede il riconoscimento del diritto alle prestazioni sociali, all'assistenza sociale e alla formazione degli occupati;

11.  invita gli Stati membri e la Commissione a seguire con attenzione le raccomandazioni specifiche per paese formulate in materia di inclusione sociale delle comunità emarginate;

12.  sottolinea che le parti sociali devono avere accesso all'assistenza tecnica onde garantire non solo il rafforzamento della loro capacità, ma anche il loro coordinamento e la loro rappresentanza nei comitati ad hoc che definiscono e attuano i programmi operativi;

13.  si compiace del fatto che alcuni Stati membri, compresi i destinatari delle raccomandazioni, considerino l'integrazione socioeconomica delle comunità emarginate come un investimento prioritario nei loro programmi operativi; avverte tuttavia che tale aspetto deve essere integrato in aree strategiche quali l'istruzione e l'occupazione;

14.  osserva che i rom, che costituiscono la più grande minoranza etnica in Europa e una delle comunità più emarginate dell'UE, soffrono di maggiori problemi di salute rispetto al resto della popolazione e avverte che, secondo i dati dell'indagine del programma di sviluppo ONU, il 20% circa dei rom non è coperto da assicurazione medica o non sa se lo sia, e il 15% circa dei bambini rom al di sotto dei 14 anni non è vaccinato, rispetto al 4% dei bambini appartenenti a famiglie non rom; invita gli Stati membri a migliorare e a continuare a fornire materiale informativo dedicato in materia di salute e ad attuare strategie di prevenzione delle malattie come pure iniziative di comunità per rafforzare l'impegno sanitario nelle comunità rom;

15.  invita gli Stati membri a tenere conto degli aspetti pluridimensionali e territoriali associati alla povertà, a mobilitare adeguate risorse a titolo dei bilanci nazionali e dei programmi UE, attivando lo sviluppo locale di tipo partecipativo, piani d'azione comuni, investimenti territoriali integrati e operazioni integrate, al fine di conseguire gli obiettivi previsti nelle rispettive strategie nazionali d'integrazione dei rom, nonché a sviluppare programmi integrati plurisettoriali e plurifondo mirati alla microregioni più svantaggiate;

16.  richiama l'attenzione degli Stati membri e della Commissione sul fatto che, dopo il 2020, anche se vi saranno sempre meno persone in età lavorativa, saranno comunque necessarie politiche di inclusione attiva per queste persone e vi sarà una concorrenza sempre maggiore nella ricerca di impiego, mentre il settore privato offrirà sempre meno posti di lavoro per i lavoratori relativamente poco qualificati; ricorda che persino in alcuni degli Stati membri più benestanti (come Danimarca e Lussemburgo) la disoccupazione di lunga durata è sempre più allarmante (quasi 12 milioni di persone sono registrati nell'UE come disoccupati di lunga durata, ossia il 5% della forza lavoro, e il 59% è senza impiego da due anni); invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a cercare soluzioni occupazionali pratiche di passaggio per i lavoratori particolarmente poco qualificati e non qualificati e/o per aiutarli a trovare di nuovo lavoro, il che richiederà un nuovo approccio, unitamente non solo a strategie a lungo termine, ma anche a misure a breve termine, come ad esempio forme di sostegno al reddito, onde prevenire l'esclusione sociale dei gruppi più svantaggiati, e l'adeguamento degli strumenti esistenti, come il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il FSE, al fine di evitare la disoccupazione permanente di lunga durata, il ripetersi del recente deflusso della popolazione verso le regioni più sviluppate, soprattutto degli ultracinquantenni e dei giovani, e un aumento costante di questo deflusso; invita la Commissione a misurare l'accessibilità dei posti di lavoro nel settore privato per i lavoratori particolarmente poco qualificati e a valutare quale tipo di nuovi lavori che non richiedono qualifiche potrebbero essere creati a breve termine dopo il 2020;

17.  invita la Commissione, in stretta collaborazione con le parti sociali, gli organismi per la parità e altri meccanismi di difesa dei diritti umani, ad applicare rigorosamente e a monitorare la legislazione dell'UE in materia di discriminazione, in particolare negli ambiti dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione; invita i servizi pubblici per l'impiego (SPI) a fornire ai clienti in situazioni vulnerabili servizi di elevata qualità e su misura e a organizzare formazioni di sensibilizzazione per i dipendenti degli uffici di collocamento al fine di sensibilizzarli in merito agli svantaggi molteplici e interconnessi dei disoccupati in situazioni vulnerabili, allo scopo di eliminare i pregiudizi e gli atteggiamenti negativi nei loro confronti;

18.  fa notare che il settore dei servizi subirà un'importante trasformazione nel prossimo futuro, in parte a causa dell'impiego sempre più diffuso di strumenti e soluzioni online; sottolinea che questo metterà sotto pressione i lavoratori scarsamente o mediamente qualificati, il che avrà un impatto particolare sulle persone di comunità emarginate, in quanto attualmente sono loro che di solito trovano lavoro in questi settori; sottolinea l'importanza di una formazione accessibile e a costi ragionevoli per tutti nel campo delle nuove tecnologie e in settori come quello digitale o l'economia verde, soprattutto per i gruppi più svantaggiati; prende atto dell'importanza delle microimprese e delle piccole imprese nel contribuire a sostenere l'occupazione nelle zone rurali ed esorta pertanto a riservare un'importanza maggiore alla necessità di garantire a queste imprese l'accesso ai finanziamenti;

19.  invita la Commissione a procedere senza ulteriore indugio alla presentazione di un pacchetto complessivo di norme e linee guida volte a favorire l'accessibilità e l'inclusione delle persone con disabilità;

20.  richiama l'attenzione della Commissione sulla necessità di profondere maggiori sforzi per garantire che l'impatto positivo delle innovazioni tecnologiche sul mercato del lavoro si faccia realmente sentire e, allo stesso tempo, sulla necessità di fornire un sostegno maggiore agli Stati membri affinché preparino i propri sistemi di istruzione e formazione per rendere in futuro i lavoratori relativamente svantaggiati più in grado di acquisire competenze complesse, flessibili e competitive allo scopo di incrementare il livello di occupazione; invita le istituzioni europee a dedicare in futuro una maggiore attenzione all'elaborazione di previsioni sul mercato del lavoro che tengano conto anche delle tecnologie innovative e più avanzate; fa notare che un punto di partenza per tale processo potrebbe essere il nuovo progetto di ricerca lanciato dal Parlamento(21) e incoraggia altresì Commissione a commissionare una ricerca analoga;

21.  invita gli Stati membri, con un prudente equilibrio dei loro bilanci, a tenere in particolare considerazione l'impatto delle misure economiche, ad impegnarsi a fornire maggiori e sufficienti finanziamenti e ad adottare misure efficaci e mirate per garantire che le disparità di sviluppo all'interno delle regioni geografiche (sia rurali che urbane) non si traducano in disuguaglianze sociali e di opportunità che si manifestano sin dalla tenera età; ritiene che occorra impedire che ciò accada anche in fasi successive e reputa pertanto necessario individuare, sulla base degli indicatori sociali ed economici, le aree (piccole località o parti di agglomerati) dove si concentrano i maggiori svantaggi economici, sociali e di altra natura; sottolinea che occorre dedicare maggiore attenzione ad aiutare tali aree a recuperare; osserva con preoccupazione che i bambini delle famiglie svantaggiate sono ingiustificatamente sovrarappresentati negli istituti d'istruzione specializzati; sottolinea in tale contesto l'importanza che si riconoscano le esigenze dello sviluppo della prima infanzia, della non discriminazione e della parità di accesso a un'istruzione di elevata qualità e della stabilità familiare;

22.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad affrontare gli elevati livelli di disoccupazione giovanile che si registrano nei gruppi emarginati, in particolare tra i rom, utilizzando i meccanismi esistenti, come ad esempio la Garanzia per i giovani, e i programmi specializzati di formazione, come Erasmus+, per garantire ai bambini rom l'accesso all'istruzione fin dalla prima infanzia e sostenendo i programmi di apprendimento permanente per facilitare l'accesso degli adulti rom al mercato del lavoro; chiede inoltre che gli altri strumenti dell'UE, come il programma per l'occupazione e l'innovazione sociale, siano usati in modo efficace per promuovere l'occupazione sostenibile e di qualità, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa e combattere la povertà e l'esclusione sociale;

23.  riconosce che la maggior parte dei rom è occupata in impieghi non dichiarati e, data la necessità di garantire la sostenibilità dei regimi di sicurezza sociale, invita gli Stati membri, in cooperazione con le parti sociali, ad affrontare efficacemente tale fenomeno, sfruttando appieno la piattaforma europea per potenziare la cooperazione nella lotta contro il lavoro non dichiarato;

24.  invita la Commissione a monitorare e valutare la fattibilità dell'attuazione dei regolamenti relativi ai fondi dell'Unione europea poiché l'aspetto delle condizioni di vita della popolazione rom che richiede la soluzione più urgente, ossia migliorare la situazione delle persone che vivono in località emarginate e in condizioni di povertà, può essere trattato solo in modo complesso (attraverso un approccio integrato) e pertanto l'attuazione di tali programmi richiede misure sia nell'ambito del FSE (umane) che del FESR (infrastrutturali);

25.  sottolinea che le donne rom sono vittime di una doppia discriminazione dato che le disparità retributive e occupazionali di genere sono maggiori nelle comunità rom; sottolinea pertanto la necessità di garantire che misure specifiche per i diritti delle donne e l'integrazione della dimensione di genere siano incluse nelle strategie nazionali di integrazione dei rom;

26.  invita gli Stati membri e la Commissione a riservare priorità ai minori nell'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali d'integrazione dei rom, e ribadisce l'importanza di promuovere la parità di accesso ad alloggi, sanità, istruzione e condizioni di vita dignitose per i minori;

27.  sottolinea che i tagli di bilancio per i servizi pubblici compiuti in alcuni Stati membri durante la crisi hanno incrementato la disoccupazione, peggiorato la sicurezza sociale e provocato situazioni difficili per alloggi e sanità; invita gli Stati membri a usare con maggiore efficacia il sostegno a titolo del FES, onde migliorare la qualità e la parità di accesso ai servizi pubblici per le comunità emarginate e combattere qualsiasi forma di discriminazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

23.6.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

42

7

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Laura Agea, Guillaume Balas, Tiziana Beghin, Brando Benifei, Mara Bizzotto, Vilija Blinkevičiūtė, David Casa, Ole Christensen, Martina Dlabajová, Lampros Fountoulis, Marian Harkin, Rina Ronja Kari, Jan Keller, Ádám Kósa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Kostadinka Kuneva, Jean Lambert, Jérôme Lavrilleux, Patrick Le Hyaric, Jeroen Lenaers, Javi López, Thomas Mann, Dominique Martin, Anthea McIntyre, Joëlle Mélin, Emilian Pavel, Georgi Pirinski, Marek Plura, Sofia Ribeiro, Anne Sander, Sven Schulze, Siôn Simon, Jutta Steinruck, Ulla Tørnæs, Marita Ulvskog, Renate Weber, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Maria Arena, Georges Bach, Heinz K. Becker, Miapetra Kumpula-Natri, Paloma López Bermejo, António Marinho e Pinto, Edouard Martin, Tamás Meszerics, Csaba Sógor, Helga Stevens, Monika Vana, Tom Vandenkendelaere

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Branislav Škripek

15.7.2015

PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

destinato alla commissione per lo sviluppo regionale

sulla politica di coesione e le comunità emarginate

(2014/2247(INI))

Relatore per parere: Ernest Urtasun

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per lo sviluppo regionale, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che l'emarginazione è un fenomeno sociale per cui individui e comunità vengono esclusi socialmente vedendosi impedire e negare sistematicamente l'accesso alla partecipazione ai processi sociali e politici essenziali alla loro integrazione sociale; che l'espressione "comunità emarginate" fa riferimento a individui e gruppi eterogenei, come le minoranze, i rom, le persone disabili, le persone che vivono sotto la soglia di povertà o a rischio di povertà, i migranti, i rifugiati e i gruppi socialmente esclusi; che il razzismo, il patriarcato, l'omofobia, gli svantaggi economici e altri fattori discriminatori contribuiscono a creare diseguaglianze a più livelli e una dinamica che priva le donne di potere all'interno delle comunità emarginate;

B.  considerando che la povertà che affligge le comunità emarginate colpisce in modo diverso le donne, i bambini e gli uomini, in quanto le donne e i bambini incontrano in genere maggiori difficoltà nell'accedere ai servizi sociali e a un reddito dignitoso;

C.  considerando che l'emarginazione e la doppia discriminazione che colpisce le donne di questi gruppi ostacolano l'accesso delle donne ai servizi, alle informazioni e alle organizzazioni pubbliche e non governative che operano nel campo della parità;

D.  considerando che le donne svolgono un ruolo cruciale nelle comunità emarginate, sia in termini economici che per quanto riguarda l'istruzione e il lavoro di cura; che il ruolo cruciale delle donne deve essere oggetto di misure specifiche per superare le barriere all'inclusione e alla parità di partecipazione delle donne al processo decisionale, per migliorare le condizioni di vita delle donne e per dare loro la formazione di cui necessitano per partecipare attivamente nella vita sociale ed economica del paese;

E.  considerando che le conseguenze della crisi economica e i tagli ai servizi pubblici hanno esacerbato la condizione femminile nelle comunità emarginate;

F.  considerando che le donne che appartengono alle comunità emarginate sono vittime di una discriminazione multipla più intensa, oltre ad avere un tasso di occupazione assai inferiore rispetto agli uomini delle stesse comunità e ad altre donne;

G.  considerando che il superamento dell'emarginazione e della discriminazione multipla richiede un diretto coinvolgimento dal basso con le comunità in questione dal punto di vista sociale, politico ed economico, anche con la partecipazione delle parti interessate, della società civile e dei cittadini ai processi decisionali; che va sempre inclusa una prospettiva di genere in tali processi, affinché le donne vittime di discriminazioni multiple possano parteciparvi e far sentire la loro voce nella sfera pubblica;

H.  considerando che l'istruzione, sia formale che informale, è essenziale per superare l'emarginazione e la discriminazione multipla in quanto favorisce il dialogo, l'apertura e la comprensione tra le comunità e favorisce l'emancipazione delle comunità emarginate; che non bisogna dimenticare la prospettiva di genere nell'istruzione e il ruolo che questa riveste per l'emancipazione delle donne e delle ragazze nelle comunità emarginate;

I.  considerando che la rappresentazione delle donne di comunità emarginate nelle arti, nella cultura e nei media è importante per superare l'emarginazione, gli stereotipi e la discriminazione multipla;

J.  considerando che le strategie della politica di coesione dell'UE per l'emancipazione delle donne facenti parte di comunità emarginate devono tenere conto della situazione delle donne anziane, delle donne con disabilità, delle donne come figure di cura e delle donne con problemi di salute mentale;

K.  considerando che gli Stati membri svolgono un ruolo decisivo nella creazione di un ambiente che definisce e plasma l'emarginazione e che essi devono tenere conto delle esigenze delle comunità emarginate includendo gli interessi di queste nella stesura dei programmi operativi e delle relative argomentazioni di sostegno che presentano alla Commissione;

1.  sottolinea che le donne nelle comunità emarginate sono vittime di discriminazioni multiple, che incrementano ulteriormente il rischio di povertà ed esclusione sociale, specialmente nell'accesso all'occupazione, all'istruzione, alla sanità e ai servizi sociali;

2.  chiede che in ogni iniziativa, programma e azione concernenti l'integrazione e l'inclusione sociale finanziati dall'UE e in tutti gli accordi di finanziamento in materia siano compresi una prospettiva di genere e un'analisi intersettoriale, in modo che le esigenze specifiche delle donne di comunità emarginate possano essere meglio affrontate e che la varietà di voci e prospettive di donne in posizioni strutturali e ruoli diversi possano essere meglio colte; ritiene che le valutazioni dell'impatto di genere e il bilancio di genere siano utili al fine di valutare come incidono sulle donne le priorità di investimento, la ripartizione delle risorse finanziarie e le specifiche per i programmi di finanziamento; pone l'accento sull'esigenza di raccogliere sistematicamente e di analizzare periodicamente dati disaggregati per genere;

3.  invita la Commissione a includere azioni affermative nei programmi regionali che elabora, in modo da impedire che le donne delle comunità emarginate scivolino ulteriormente sotto la soglia di povertà e da contrastare preventivamente e precocemente la povertà infantile;

4.  invita a migliorare la qualità e la formazione dei servizi sociali specializzati (inclusi i funzionari addetti alla sorveglianza di individui in libertà provvisoria) che lavorano con famiglie emarginate;

5.  chiede alla Commissione di tenere conto della raccomandazione 92/441/CEE, che riconosce "il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana", questione essenziale per le donne che sono esposte a un maggior rischio di povertà rispetto agli uomini; ricorda l'importanza di creare un metodo comune di calcolo della soglia di sostentamento in termini di costo della vita (paniere di beni e servizi), al fine di disporre di misurazioni comparabili dei livelli di povertà e definire metodi di intervento sociale, incluso un sistema di redditi minimi, indispensabile per la coesione economica e sociale delle persone che vivono in zone diverse dell'Unione europea;

6.  ritiene essenziale includere organismi per la parità, organizzazioni femminili e donne provenienti da comunità emarginate nel processo decisionale in materia di assegnazione, utilizzo, attuazione e monitoraggio dei fondi, a tutti i livelli, da parte delle autorità locali e regionali attraverso gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, e ritiene che il monitoraggio e la valutazione dei programmi attuati dovrebbero essere considerati un processo fondamentale per accrescere la partecipazione delle donne che vivono in comunità emarginate;

7.  sottolinea l'importanza di favorire l'emancipazione femminile all'interno delle comunità emarginate incoraggiando le donne imprenditrici e la partecipazione femminile in tali comunità;

8.  invita la Commissione a intensificare gli sforzi volti a promuovere uno sviluppo ampio e sostenibile delle capacità per le donne che vivono in comunità emarginate;

9.  sottolinea che tutte le opportunità di finanziamento europeo per sostenere le comunità emarginate e le donne in particolare dovrebbero essere sfruttate in modo integrato al fine di potenziare le sinergie e le complementarità tra i fondi strutturali e il programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza; invita le amministrazioni e le autorità interessate a tutti i livelli di governance a cercare la cooperazione reciproca attiva;

10.  richiama l'attenzione sul fatto che la società non riconosce l'emarginazione di alcuni gruppi, come le donne in condizioni di lavoro precarie, le "lavoratrici povere", le madri sole e le pensionate anziane e svantaggiate; invita gli Stati membri a identificare chiaramente tali gruppi e ad adottare programmi mirati al miglioramento delle condizioni di vita e dell'accesso alla sanità e ai servizi di base;

11.  critica duramente il fatto che la dimensione di genere non è stata inclusa nella Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale, che è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 per una crescita sostenibile, intelligente e inclusiva e che prevede, tra l'altro, un migliore utilizzo dei fondi dell'UE per sostenere l'inclusione sociale, destinando il 20% del Fondo sociale europeo alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale;

12.  invita a sostenere lo scambio di buone pratiche e la creazione di reti tra le donne delle comunità emarginate a tuti i livelli di governance; sottolinea la necessità di promuovere le donne in posizioni di leadership all'interno di queste comunità e di coinvolgerle in azioni di sensibilizzazione e di diffusione di servizi e programmi pubblici volti a combattere l'emarginazione e la discriminazione femminili;

13.  esorta a utilizzare i fondi per migliorare le condizioni di vita e facilitare l'accesso delle donne appartenenti a comunità emarginate a servizi stabili e di alta qualità, servizi quali istruzione, alloggio, assistenza sanitaria, occupazione, strutture per l'infanzia, servizi sociali, amministrazione della giustizia e assistenza alle vittime;

14.  invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro della politica di coesione dell'UE, a dare priorità alle regioni caratterizzate da svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti, come definite all'articolo 121, punto 4, del regolamento (UE) n. 1303/2013, e a sviluppare disposizioni specifiche che prevedano possibilità di impiego alternativo e di lavoro per le donne in condizioni di emarginazione in queste comunità, che sono contraddistinte da elevati livelli di povertà, assenza di prospettive di lavoro, abbandono scolastico volontario, mancanza di servizi sociali e isolamento sociale, tutti fattori che comportano un maggior rischio di povertà infantile;

15.  chiede che si tenga conto di una prospettiva basata sui diritti umani nella definizione delle azioni sostenute dai fondi di coesione e sottolinea che i diritti culturali, economici e sociali dovrebbero essere integrati nelle politiche mirate a riconoscere le donne delle comunità emarginate come cittadine attive a pieno titolo; ritiene inoltre che il razzismo, sia esso aperto o invisibile, dovrebbe essere affrontato in modo esplicito in ciascuna delle azioni e delle politiche elaborate;

16.  ribadisce l'importanza di prestare particolare attenzione alla situazione e alle necessità specifiche dei gruppi più vulnerabili di donne che appartengono a comunità emarginate – come le donne anziane, le donne con disabilità, le donne vittime di violenza e della tratta di esseri umani, le migranti, le donne appartenenti a minoranze etniche, le donne rifugiate, ecc. – in ogni programma, iniziativa e azione che beneficia dei fondi dell'UE;

17.  riconosce che è possibile migliorare la partecipazione delle donne all'ambiente imprenditoriale e alla crescita finanziando i servizi di sostegno alle PMI e i servizi finanziari che rispondono alle necessità delle donne che avviano e sviluppano imprese;

18.  sottolinea che occorre concentrarsi in particolare sull'eliminazione delle barriere all'accesso all'occupazione cui si trovano dinanzi le donne delle comunità emarginate, nonché su qualsiasi divario retributivo e pensionistico dovuto al genere in queste comunità;

19.  sottolinea l'importanza di un controllo rigoroso ed efficace delle modalità di utilizzo dei fondi destinati alle comunità emarginate;

20.  sottolinea che le donne che appartengono a comunità emarginate sono maggiormente a rischio di subire violenza di genere e altre violazioni dei loro diritti fondamentali; chiede che la lotta a ogni forma di violenza contro le donne costituisca un fattore chiave nei programmi di integrazione per le comunità emarginate e nell'assegnazione dei fondi dell'UE;

21.  sottolinea il ruolo importante dell'imprenditoria sociale, delle cooperative, delle associazioni mutualistiche e delle attività commerciali alternative nell'emancipazione delle donne di comunità emarginate; raccomanda che i fondi di coesione, specialmente il Fondo sociale europeo, sostengano gli investimenti in questo settore con una forte prospettiva di genere;

22.  ricorda la decisione del Mediatore europeo relativa al caso OI/8/2014/AN sul rispetto dei diritti fondamentali nell'attuazione della politica di coesione dell'UE; sottolinea con forza la necessità che tutti i programmi di coesione degli Stati membri rispettino pienamente la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; conviene sul fatto che la società civile, incluse le organizzazioni femminili, dovrebbe disporre di una piattaforma per denunciare l'utilizzo indebito dei fondi e le violazioni della Carta;

23.  sottolinea l'importanza dell'apprendimento permanente per migliorare la parità nell'istruzione e nella formazione, specialmente per quanto riguarda le competenze professionali e le TIC; riconosce la necessità di un'offerta educativa e formativa flessibile per le donne nelle zone rurali;

24.  sottolinea la necessità di rafforzare le reti regionali, nazionali ed europee di donne appartenenti a comunità emarginate, specialmente in materia di impresa, imprenditorialità, scienza e tecnologica, istruzione, media e leadership civica e politica;

25.  chiede che i fondi di coesione dell'UE, e in particolare il Fondo sociale europeo, sostengano i programmi di istruzione formali e informali, incluse la formazione professionale e la formazione permanente, ai fini dell'emancipazione delle donne e delle ragazze delle comunità emarginate;

26.  chiede che i fondi della politica di coesione sostengano progetti in campo artistico, culturale e mediatico volti a emancipare le donne delle comunità emarginate e a eliminare gli stereotipi, la stigmatizzazione e la discriminazione multipla.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN COMMISSIONE

Approvazione

14.7.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

21

1

9

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Catherine Bearder, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Mary Honeyball, Elisabeth Köstinger, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Angelika Niebler, Maria Noichl, Marijana Petir, Liliana Rodrigues, Jordi Sebastià, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Elissavet Vozemberg, Jadwiga Wiśniewska, Jana Žitňanská, Inês Cristina Zuber

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Biljana Borzan, Louise Bours, Stefan Eck, Linnéa Engström, Julie Girling, António Marinho e Pinto, Dubravka Šuica, Marc Tarabella

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Nedzhmi Ali, Therese Comodini Cachia

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

15.10.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

35

3

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Pascal Arimont, José Blanco López, Mercedes Bresso, Steeve Briois, Andrea Cozzolino, Edward Czesak, Rosa D’Amato, Tamás Deutsch, Bill Etheridge, Anna Hedh, Ivan Jakovčić, Marc Joulaud, Constanze Krehl, Iskra Mihaylova, Andrey Novakov, Younous Omarjee, Konstantinos Papadakis, Stanislav Polčák, Julia Reid, Terry Reintke, Liliana Rodrigues, Maria Spyraki, Ruža Tomašić, Ramón Luis Valcárcel Siso, Matthijs van Miltenburg, Lambert van Nistelrooij, Kerstin Westphal, Joachim Zeller

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Daniel Buda, Viorica Dăncilă, Andor Deli, Elena Gentile, Josu Juaristi Abaunz, Jan Olbrycht, Bronis Ropė, Julie Ward, Damiano Zoffoli

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Enrique Calvet Chambon, Boris Zala

(1)

GU C 347 del 20.12.2013, pag. 320.

(2)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.

(3)

GU L 132 del 29.5.2010, pag. 1.

(4)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.

(5)

GU L 354 del 28.12.2013, pag. 62.

(6)

GU L 72 del 12.3.2014, pag. 1.

(7)

GU L 74 del 14.3.2014, pag. 1.

(8)

Testi approvati, P7_TA(2014)0132.

(9)

Testi approvati, P7_TA(2013)0594.

(10)

Testi approvati, P7_TA(2013)0246.

(11)

Testi approvati, P7_TA(2011)0092.

(12)

GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 120.

(13)

GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 60.

(14)

GU C 378 del 14.12.2013, pag. 1.

(15)

GU C 114 del 15.4.2014, pag. 73.

(16)

Regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio.

(17)

Parte II dell'allegato XI del regolamento (UE) n. 1303/2013.

(18)

Regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio

(19)

Regolamento (UE) n. 223/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti.

(20)

Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.

(21)

"L'impatto della digitalizzazione nel mercato del lavoro" è stato approvato nelle riunioni del comitato STOA (Valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche) e dell'Ufficio di presidenza del 30 aprile 2015.

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