Procedura : 2015/2051(INI)
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A8-0332/2015

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18.11.2015
PE 551.888v02-00 A8-0332/2015

sui preparativi per il vertice umanitario mondiale: sfide e opportunità dell'assistenza umanitaria

(2015/2051(INI))

Commissione per lo sviluppo

Relatore: Enrique Guerrero Salom

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sui preparativi per il vertice umanitario mondiale: sfide e opportunità dell'assistenza umanitaria

(2015/2051(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione n. 46/182 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 19 dicembre 1991, su un maggiore coordinamento degli aiuti umanitari d'emergenza(1),

–  visto il programma di riforme del Comitato permanente inter-agenzie delle Nazioni Unite (Inter-Agency Standing Committee – IASC)(2),

–  visti i "principi di partenariato" (quali approvati dalla Piattaforma umanitaria globale) del 12 luglio 2007(3),

–  vista la risoluzione 64/290 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 9 luglio 2010, sul diritto all'istruzione nelle situazioni di emergenza(4) e i relativi orientamenti, compresi quelli dell'UNICEF e dell'UNESCO,

–  visti gli orientamenti sull'integrazione degli interventi sulla violenza di genere nell'azione umanitaria (Guidelines for Integrating Gender-based Violence Interventions in Humanitarian Action) dell'IASC(5),

–  visto il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030, approvato dalla terza Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, tenutasi a Sendai (Giappone) dal 14 al 18 marzo 2015(6),

–  vista la risoluzione n. 69/313 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 27 luglio 2015, che stabilisce il Programma d'azione di Addis Abeba della Terza conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo(7),

–  visti i dibattiti in preparazione della 32ª conferenza internazionale della Croce Rossa e del Movimento della Mezzaluna Rossa che si terrà a Ginevra dall'8 al 10 dicembre 2015,

–  vista la relazione 2015 sull'assistenza umanitaria globale(8),

–  vista la panoramica umanitaria globale del giugno 2015(9),

–  visti i principi e le buone pratiche per l'aiuto umanitario(10),

–  visto il gruppo ad alto livello delle Nazioni Unite sui finanziamenti umanitari,

–  visto il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio del 20 giugno 1996 relativo all'aiuto umanitario(11),

–  visto il consenso europeo sull'aiuto umanitario del 2007 (di seguito "consenso europeo"), una dichiarazione comune firmata dalla Commissione, dal Consiglio, dal Parlamento europeo e dagli Stati membri(12), e il relativo piano d'azione da rinnovare,

–  visti il regolamento (UE) n. 375/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, che istituisce il Corpo volontario europeo di aiuto umanitario ("iniziativa Volontari dell'Unione per l'aiuto umanitario")(13), e la relazione annuale sull'attuazione dell'iniziativa Volontari dell'UE per l'aiuto umanitario nel 2014(14),

–  vista la decisione n. 1313/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, su un meccanismo unionale di protezione civile(15),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla dimensione di genere nell'aiuto umanitario: ad esigenze diverse, aiuto diverso ("Gender in Humanitarian Aid: Different Needs, Adapted Assistance") (SWD(2013)0290)(16),

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Relazione annuale sulle politiche di aiuto umanitario e protezione civile dell'Unione europea e sulla loro attuazione nel 2014" (COM(2015)0406 final)(17),

–  vista la relazione annuale di attività 2014 della direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (DG ECHO) della Commissione(18),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 22 giugno 2015, sui principi comuni dell'assistenza polivalente in denaro per rispondere ai bisogni umanitari(19),

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo e il relativo protocollo opzionale del 25 maggio 2000 sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati; visti gli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati (aggiornati nel 2008),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 26 maggio 2015, su un nuovo partenariato mondiale per l'eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile dopo il 2015(20),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 28 maggio 2013, sull'approccio dell'Unione alla resilienza(21),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 5 giugno 2014, sul quadro di azione di Hyogo per il dopo 2015: gestire i rischi per raggiungere la resilienza(22),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 16 dicembre 2014, su un'agenda post 2015 trasformativa(23),

–  vista la comunicazione congiunta del 9 settembre 2015 dal titolo "Affrontare la crisi dei rifugiati in Europa: il ruolo dell'azione esterna dell'UE" (JOIN(2015)0040)(24),

–  viste le consultazioni regionali, tematiche e globali in preparazione per il vertice umanitario mondiale(25),

–  vista la sua risoluzione del 19 maggio 2015 sul finanziamento dello sviluppo(26),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(27),

–  viste le sue risoluzioni del 9 luglio 2015 sulla situazione nello Yemen(28), dell'11 giugno 2015 sulla situazione in Nepal dopo i terremoti(29), del 30 aprile 2015 sulla situazione nel campo profughi di Yarmouk in Siria(30), del 12 marzo 2015 sul Sud Sudan, compresi i recenti sequestri di minori(31), del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico (IS)(32) e del 15 gennaio 2015 sulla situazione in Libia(33),

–  viste le sue risoluzioni del 10 settembre 2015 sulla migrazione e i rifugiati in Europa(34), e del 29 aprile 2015 sulle recenti tragedie nel Mediterraneo e sulle politiche dell'UE in materia di migrazione e asilo(35),

–  visto l'articolo 7 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che ribadisce che "l'Unione assicura la coerenza tra le sue varie politiche e azioni, tenendo conto dell'insieme dei suoi obiettivi",

–  visto l'articolo 208 del TFUE, che sancisce che "l'Unione tiene conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo",

–  visto l'articolo 214 del TFUE sulle azioni dell'Unione nel settore dell'aiuto umanitario,

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 settembre 2015 dal titolo "Verso il vertice umanitario mondiale: un partenariato globale per un'azione umanitaria efficace e basata sui principi" (COM(2015)0419)(36) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna (SWD(2015)0166)(37),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0332/2015),

A.  considerando che, in un mondo molto fragile, si assiste a un aumento della diversità, della frequenza e dell'intensità delle catastrofi naturali e delle carestie, nonché a un'escalation senza precedenti nel numero e nella complessità dei conflitti;

B.  considerando che le crescenti sfide come l'urbanizzazione, la rapida crescita della popolazione, i cambiamenti demografici, la prevalenza e la maggiore violenza delle catastrofi naturali, il degrado ambientale, la desertificazione, il cambiamento climatico, i numerosi conflitti duraturi e simultanei con impatto regionale nonché la scarsità delle risorse, sommati alle conseguenze di povertà, disuguaglianza, migrazione, sfollamento e fragilità, hanno di conseguenza portato ad un drastico aumento della necessità di una risposta umanitaria in tutto il mondo;

C.  considerando che dal 2004 il numero delle persone bisognose è più che raddoppiato, superando i 100 milioni nel 2015; che le crisi umanitarie colpiscono 250 milioni di persone; che il numero di persone costrette a sfollare con la forza ha raggiunto l'apice dalla Seconda guerra mondiale, toccando quasi i 60 milioni, tra cui quasi 40 milioni di sfollati all'interno del proprio paese; che oltre la metà dei rifugiati al mondo sono bambini;

D.  considerando che un miliardo di persone potrebbe essere sfollato entro il 2050 a causa del cambiamento climatico, dato che più del 40% della popolazione mondiale vive in zone soggette a rischio idrico grave; che è possibile che le perdite economiche causate dalle calamità naturali aumentino drammaticamente rispetto ai 300 miliardi di USD che attualmente si perdono ogni anno;

E.  considerando che negli ultimi otto anni le crescenti necessità e sfide, la mancanza di impegni costanti e l'aumento del costo dell'assistenza umanitaria hanno contribuito a far sì che l'attuale sistema umanitario raggiungesse il limite, costringendo diverse organizzazioni a sospendere temporaneamente l'assistenza alimentare e la fornitura di un rifugio, nonché altre operazioni umanitarie fondamentali per la sopravvivenza;

F.  considerando che gli ospedali umanitari sono spesso bersaglio di attacchi perpetrati con l'uso di armi di distruzione di massa; che le minacce e gli attacchi al personale umanitario sono in aumento; che la sicurezza del personale umanitario e delle persone ferite è molto spesso minacciata; e che tali attacchi costituiscono una violazione del diritto umanitario internazionale ed un serio pericolo per il futuro degli aiuti umanitari;

G.  considerando che i principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza nonché le norme essenziali del diritto internazionale umanitario e i diritti dell'uomo sanciti dalla convenzione di Ginevra e dai relativi protocolli aggiuntivi devono essere al centro di ogni azione umanitaria; che la protezione degli sfollati deve essere garantita senza condizioni, e che l'indipendenza degli aiuti, vale a dire la libertà da qualsiasi considerazione politica, economica o di sicurezza e da ogni sorta di discriminazione, deve prevalere;

H.  considerando che tutte le parti in un conflitto, comprese le parti governative e non governative armate, devono garantire agli attori umanitari l'accesso necessario ad assistere le popolazioni civili vulnerabili e colpite dai conflitti;

I.  considerando che le donne e i bambini sono non soltanto particolarmente vulnerabili ed esposti in modo sproporzionato a rischi, sia durante le emergenze sia subito dopo di esse, ma devono anche affrontare lo sfruttamento, l'emarginazione, le infezioni, e le violenze sessuali e basate sul genere usate come armi; che le donne e i bambini affrontano rischi maggiori a causa dello sfollamento e del crollo delle normali strutture di protezione e sostegno; che il diritto umanitario internazionale stabilisce che alle donne e alle ragazze violentate in guerra siano garantiti senza discriminazione tutti i trattamenti medici necessari; che gli aborti effettuati in condizioni non sicure sono considerati dall'Organizzazione mondiale della sanità una delle tre principali cause di mortalità materna; che la salute materna, l'assistenza psicologica alle donne vittime di stupri, l'istruzione e la scolarizzazione dei minori sfollati rappresentano sfide importanti nei campi di rifugiati;

J.  considerando che l'appello umanitario consolidato per il 2015 ha raggiunto il livello più elevato nella storia delle Nazioni Unite, toccando quasi i 19 miliardi di euro; che, nonostante i contributi eccezionali dei donatori, solo un quarto dell'appello globale è stato finanziato, e che l'UE ha avuto difficoltà a finanziare gli appelli umanitari globali e gli interventi sostenuti dalla DG ECHO; che ciò rafforza la necessità di finanziamenti coordinati a livello globale, tempestivi, prevedibili e flessibili, adattati a diversi contesti e sostenuti da un nuovo partenariato pubblico-privato per una preparazione innovativa e da metodi di fornitura; che l'UE ha avuto difficoltà a finanziare gli appelli umanitari globali e gli interventi della DG ECHO; che il rinnovato impegno a favore dell'obiettivo dello 0,7% di aiuti e il rispetto tempestivo degli impegni assunti sono quanto mai importanti in tale contesto;

K.  considerando che la maggioranza delle crisi umanitarie è determinata dall'uomo; che l'80% dell'assistenza umanitaria internazionale dell'UE è destinato a crisi causate dall'uomo, le quali richiedono soluzioni essenzialmente politiche e non solo umanitarie; che la povertà e la vulnerabilità alle crisi sono intrinsecamente legate, il che sottolinea la necessità di affrontare le cause profonde delle crisi, aumentare la resilienza, rafforzare la capacità di adattamento alle catastrofi naturali e al cambiamento climatico e rispondere alle esigenze a lungo termine delle persone colpite; che le conseguenze delle crisi umanitarie, quali la migrazione e i rifugiati, saranno sempre più gravi se non si risolveranno le cause profonde e se non si migliorerà il legame tra l'assistenza umanitaria e la cooperazione allo sviluppo;

L.  considerando che gli aiuti umanitari e lo sviluppo sono interconnessi, specie alla luce della necessità di rafforzare la resilienza alle catastrofi mediante l'attenuazione dei rischi e la protezione dagli sconvolgimenti, quale strumento cruciale per ridurre le esigenze umanitarie e combattere la mancanza di servizi sanitari, igiene, istruzione, alimentazione e perfino di un riparo di base;

M.  considerando che il coordinamento a livello internazionale, locale e regionale, la condivisione di informazioni e la programmazione congiunta, la raccolta di dati e le valutazioni contribuiranno a migliorare il processo decisionale, l'efficienza, l'efficacia e la responsabilità nella fornitura di aiuti;

N.  considerando che occorre rafforzare ulteriormente la fiducia e una cooperazione più stretta tra gli attori del settore privato, le ONG, le autorità locali, le organizzazioni internazionali e i governi; che le risorse, le conoscenze, le catene di approvvigionamento, le capacità di ricerca e sviluppo e la logistica a disposizione delle imprese possono offrire una preparazione e un'azione umanitaria più efficaci;

O.  considerando che i finanziamenti a titolo del capitolo sugli aiuti umanitari dell'UE, ossia 909 milioni di euro nel 2015, rappresenta meno dell'1% del totale del bilancio dell'UE; che un collegamento migliore tra soccorso e assistenza a lungo termine potrebbe ridurre l'attuale discrepanza tra esigenze umanitarie straordinarie e risorse disponibili;

P.  considerando che le ONG e le organizzazioni internazionali come la Croce Rossa e le agenzie ONU sono attualmente le principali dispensatrici di assistenza umanitaria, poiché forniscono ogni anno aiuti di primo soccorso e protezione a circa 120 milioni di persone;

Q.  considerando che la prevenzione assieme alla risposta e alle capacità interne svolge un ruolo importante nel soddisfare le esigenze nel miglior modo possibile e nel ridurre la necessità di assistenza internazionale; che, nel 2015, solo il 2% dell'assistenza umanitaria internazionale è andato direttamente alle ONG locali e nazionali dei paesi colpiti, sebbene la loro reattività, conoscenza delle necessità e capacità di raggiungere le persone colpite sia generalmente migliore di quella di altri attori; che si rileva una crescente domanda di garantire la responsabilità nei confronti delle persone e delle comunità colpite dalle crisi;

R.  considerando che l'assistenza umanitaria deve continuare a basarsi sulle necessità stabilite dagli attori umanitari e che i donatori devono evitare di utilizzare gli aiuti come uno strumento di gestione delle crisi;

S.  considerando che la risposta umanitaria e gli strumenti utilizzati dovrebbero adeguarsi alle esigenze valutate congiuntamente e dovrebbero dipendere dai diversi contesti; che è opportuno impegnarsi a fondo per garantire che il rispetto dei diritti umani e, in particolare, delle specifiche esigenze di donne, bambini, anziani, persone con disabilità, minoranze e popolazioni autoctone e altri gruppi vulnerabili sia integrato negli interventi di risposta umanitaria;

T.  considerando che gli attori globali sono incoraggiati a includere le risposte umanitarie nei meccanismi di monitoraggio e di rendicontazione in materia di diritti umani;

U.  considerando che il primo vertice umanitario mondiale (VUM), che si terrà a Istanbul il 23 e il 24 maggio 2016, dovrebbe portare a una ristrutturazione dell'architettura umanitaria per renderla più inclusiva, efficace, trasparente e realmente globale, onde rispondere al previsto aumento delle esigenze umanitarie connesse alle sfide presenti e future, quali la sicurezza alimentare, l'aumento della popolazione, i cambiamenti climatici, la fragilità, la sicurezza degli operatori umanitari, i trasferimenti forzati e lo sviluppo socioeconomico;

V.  considerando che il VUM seguirà una serie di negoziati intergovernativi riguardanti la riduzione del rischio di catastrofi, il finanziamento allo sviluppo, l'agenda per lo sviluppo sostenibile post 2015 e i cambiamenti climatici, che plasmeranno il panorama umanitario e lo sviluppo per gli anni a venire e forniranno quindi un'opportunità unica, decisiva e concreta per allineare obiettivi, principi e azioni, e per affrontare globalmente le necessità dei più vulnerabili, aumentandone la resilienza, in modo più coerente;

W.  considerando che l'UE, in quanto donatore principale, ha sia la responsabilità sia il necessario potere di leva per assumere un ruolo di leadership nella ricerca di modalità più efficienti ed innovative volte a rispondere alle esigenze di milioni di persone colpite da conflitti e catastrofi, fornendo loro soluzioni sostenibili a lungo termine;

X.  considerando che la recente escalation dei tassi globali di malnutrizione acuta nonché gli effetti di ricaduta a livello regionale e internazionale dell'instabilità politica nei paesi classificati di livello 3 hanno ricordato nuovamente la necessità di accelerare, in seno al VUM, la trasformazione del sistema umanitario e di assistere meglio le persone bisognose;

Dalla consultazione globale all'azione globale

1.  accoglie con favore la decisione del Segretario generale dell'ONU di convocare il primo vertice umanitario mondiale (VUM) multipartecipativo e la disponibilità della Turchia ad ospitarlo; invita gli Stati membri dell'UE a sostenere il VUM e a raggiungere solide conclusioni in seno al Consiglio, con impegni precisi e aree prioritarie di intervento, perseguendo contemporaneamente l'efficienza operativa, norme di qualità comuni, un migliore coordinamento e partenariato con i donatori emergenti, sulla base di aiuti non influenzati politicamente, di una visione comune e di un'applicazione uniforme dei principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza nonché del rispetto degli obblighi assunti a norma del diritto umanitario internazionale;

2.  accoglie con favore l'iniziativa dell'ONU di reperire informazioni da tutto il mondo al fine di rilevare le catastrofi naturali e i conflitti e capire in che modo salvare e proteggere più persone dall'impatto di tali crisi; plaude altresì all'organizzazione di otto consultazioni regionali che hanno comportato anche riunioni tematiche e di una consultazione globale – con rappresentanti dei governi, della società civile, delle ONG, delle reti di volontari, delle imprese e religiose – nonché all'iniziativa delle consultazioni online ed all'istituzione di un gruppo ad alto livello sui finanziamenti umanitari, copresieduto dall'UE;

3.  sottolinea che le enormi sfide umanitarie attuali richiedono l'elaborazione di un nuovo sistema umanitario più inclusivo, diverso e realmente globale, che dovrà essere rafforzato in seno al VUM, che riconosca nel contempo la diversità nel sistema attuale di risposta umanitaria e la complementarietà dei ruoli di tutti gli attori; invita l'UE a promuovere un consenso globale in materia di azione umanitaria, che ribadisca i principi dell'aiuto umanitario e gli obblighi e i diritti che discendono dal diritto internazionale umanitario, garantendo risposte di protezione incentrate sulle persone e fondate sui diritti umani, in grado anche di responsabilizzare i governi in merito al loro ruolo e ai loro obblighi di tutelare la popolazione; richiama l'attenzione sulle implicazioni negative della politicizzazione dell'assistenza umanitaria, e ricorda che la difesa dei principi umanitari chiave e il continuo impegno a favore degli stessi sono fondamentali per garantire uno spazio umanitario nelle aree colpite da conflitti e catastrofi naturali;

4.  pone l'accento sul fatto che il documento finale del VUM, per essere significativo, dovrebbe includere una tabella di marcia di cinque anni per sviluppare e rendere operativi i concreti impegni politici assunti, che comprenda un quadro di responsabilità e di monitoraggio intergovernativo, una valutazione delle pratiche delle organizzazioni di aiuti e uno studio di impatto che includa la partecipazione dei soggetti interessati;

5.  invita il VUM a mettere in collegamento l'agenda di sviluppo post 2015, il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi e la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2015 (COP21) ai fini di una maggiore coerenza tra le politiche e le istituzioni per rafforzare la resilienza alle catastrofi, e a chiedere un ruolo più attivo da parte degli attori dello sviluppo nel rafforzamento della resilienza; chiede ai governi donatori di elaborare, per le proprie politiche nazionali, una serie di obiettivi, priorità e indicatori che colleghi i suddetti strumenti;

6.  invita l'UE e gli Stati membri, quali donatori principali e attori operativi chiave, ad assumere un ruolo di guida fornendo un esempio attivo; sottolinea che tutte le azioni umanitarie dell'UE dovrebbero essere guidate da principi di solidarietà e responsabilità e dovrebbero essere volte a garantire una protezione sia fisica sia psicologica alle persone vulnerabili; invita a trovare una soluzione globale, completa e a lungo termine per le persone che fuggono in massa dalle regioni di conflitto; osserva che, nell'ambito della risposta interna all'UE all'attuale crisi, sono in gioco anche il ruolo e la credibilità dell'UE sulla scena umanitaria globale;

7.  invita il VUM ad adottare un approccio sistematico partecipativo e basato sui risultati, fissando indicatori e una metodologia di lavoro specifici, che i donatori e le agenzie di attuazione dovranno applicare e condividere, affinché le persone colpite possano partecipare a tutto il ciclo di azione umanitaria; chiede al VUM di adoperarsi per l'istituzionalizzazione, un monitoraggio migliore e la valutazione del quadro ONU di responsabilità nei confronti delle popolazioni colpite;

8.  sottolinea che il VUM rappresenta anche un'opportunità per tutte le parti interessate di riflettere sulla necessità evidente di riformare l'ONU in direzione di un sistema di coordinamento inclusivo, trasparente ed efficace, con un Comitato permanente inter-agenzie (IASC) più inclusivo e operativo, un coinvolgimento migliore dei partner per potenziare la complementarietà e la piena operatività dell'agenda trasformativa, e di consolidare l'architettura umanitaria multilaterale per tutte le crisi, definendo un sistema affidabile di valutazione delle esigenze, che funga da base per gli appelli congiunti, garantendo un tracciamento finanziario globale, un sistema di comparazione dei costi tra le agenzie e un meccanismo di monitoraggio e valutazione;

9.  ribadisce che senza strumenti completi e sostanziali un'azione globale di questo tipo non avrebbe successo; sottolinea che, per affrontare catastrofi e punti deboli sia nuovi sia cronici, occorre evitare i sistemi paralleli, ampliare la base di finanziamento, reperire investimenti prevedibili a lungo termine e garantire la conformità alla nuova agenda di sviluppo sostenibile, principalmente attraverso la promozione di una valutazione congiunta del rischio e delle esigenze e una pianificazione e un finanziamento comuni tra gli attori impegnati a livello umanitario, di sviluppo e di cambiamento climatico; sottolinea che una maggiore complementarietà tra aiuti umanitari e aiuti allo sviluppo sia necessaria per rafforzare l'efficacia e colmare le lacune finanziarie nel settore umanitario, e debba andare di pari passo con un aumento dei finanziamenti a favore degli aiuti umanitari e degli aiuti allo sviluppo; ricorda, in tale contesto, l'impegno internazionale di lungo corso di conseguire l'obiettivo dello 0,7% del PIL;

10.  esorta l'UE, in quanto principale donatore di aiuti umanitari, ad assumere un ruolo guida nel quadro del VUM, sollecitando l'adozione di metodi più flessibili per l'erogazione degli aiuti umanitari e di misure e strumenti proattivi e coerenti e strumenti efficaci per la prevenzione delle crisi; esorta inoltre l'UE e gli altri donatori a tener fede ai propri impegni finanziari e a elaborare soluzioni per ridurre il tempo necessario a tradurre gli impegni in azioni sul campo; evidenzia, inoltre, l'importanza dell'attività di informazione sui diritti umani, come meccanismo di allerta rapida in caso di crisi e incoraggia il VUM a tenere in considerazione questo elemento nel passaggio da una cultura della reazione a una cultura della prevenzione;

Risposta alle esigenze delle persone in conflitto

11.  invita l'UE a porre la protezione al centro dell'azione umanitaria nel quadro di una risposta basata sulle esigenze creando un sistema di conformità e integrandolo nella programmazione; sottolinea la necessità di istituzionalizzare il ruolo dei responsabili della protezione e di elaborare approcci strategici e integrati dotati di fondi sufficienti per le attività di protezione anche nella prima fase delle emergenze; esorta l'UE a impegnarsi più seriamente a favore di un approccio fondato sui diritti umani nell'azione umanitaria per garantire il rispetto tanto delle esigenze quanto dei diritti di specifici gruppi vulnerabili, specialmente donne, giovani, migranti, persone affette da HIV, persone LGBTI e persone con disabilità;

12.  invita l'UE a promuovere, in occasione del VUM, un accordo globale sulle modalità pratiche per rafforzare il rispetto e la conformità al diritto umanitario internazionale, al diritto internazionale in materia di diritti umani e al diritto sui rifugiati, ad esempio diffondendo le norme del diritto umanitario internazionale presso le amministrazioni regionali e nazionali, le forze di sicurezza, le autorità locali e i capi delle comunità e a sostenere il ruolo del Tribunale penale internazionale nel porre fine all'impunità per le violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale in materia di diritti umani;

13.  sottolinea la necessità di ampliare la convenzione sui rifugiati e la convenzione di Kampala per proteggere e assistere gli sfollati in tutto il mondo e le popolazioni vittime di cambiamenti climatici nonché per proteggerle da varie forme di violenza, come la tratta di esseri umani, la violenza di genere e la violenza urbana ed economica, perché potrebbero temere fondatamente di subire persecuzioni o essere a rischio di subire grave pregiudizio; sottolinea che ai migranti deve essere offerto lo stesso livello di protezione dei diritti garantito a tutti gli altri gruppi in tempi di crisi; chiede che si presti attenzione ai gruppi particolarmente vulnerabili come i migranti, gli apolidi e i rifugiati, spesso dimenticati nel dibattito umanitario; chiede una nuova generazione di strumenti di protezione dei diritti umani per contribuire a proteggere tali popolazioni;

14.  sottolinea la necessità di un cambiamento fondamentale del sostegno offerto ai rifugiati e ai paesi e alle comunità che li ospitano; approva la relazione di sintesi per la consultazione globale che invita il VUM a esaminare un "accordo globale sull'ospitalità dei rifugiati" che riconosca i contributi dei paesi ospitanti, predisponga pacchetti finanziari prevedibili, sostenibili e a più lungo termine per assisterli, accordi autonomia ai rifugiati mediante l'accesso a opportunità di sostentamento e crei disposizioni più eque per il loro reinsediamento nei paesi terzi;

15.  invita l'UE e gli Stati membri a impegnarsi a favore di una visione globale condivisa e della messa in atto dei principi umanitari in preparazione del VUM, e a elaborare congiuntamente un ampio codice di condotta partecipativo tra gli attuali e i nuovi donatori, al fine di condividere le migliori pratiche, facilitare l'accesso alle persone bisognose e rafforzare gli impegni esistenti per le buone pratiche dei donatori, come i principi del "buon donatore umanitario";

16.  invita l'UE a sostenere l'inclusione della trasparenza e della responsabilità quali principi guida nella dichiarazione del VUM, facendo ricorso a indicatori specifici e dati disaggregati (ad esempio per genere ed età, con variabili specifiche per i bambini) come base per la definizione e la valutazione del programma, e promuovendo un'iniziativa internazionale a favore di norme di trasparenza negli aiuti umanitari, con l'obiettivo di garantire un quadro di responsabilità globale per misurare i progressi;

17.  sottolinea la necessità di fornire nutrimento, acqua, alloggio, servizi igienico-sanitari e cure mediche, diritti fondamentali di ciascun essere umano; è estremamente preoccupato per i rischi di epidemie associati alle disastrose condizioni igienico-sanitarie e all'accesso limitato ad acqua potabile e sicura e per la mancanza di accesso ai farmaci essenziali nelle crisi umanitarie; invita l'UE ad assumere un ruolo guida nel garantire l'adeguata fornitura di farmaci essenziali e di acqua potabile e sicura nel contesto delle crisi umanitarie;

18.  invita l'Unione e tutti gli attori internazionali a migliorare, nei campi profughi, le tecniche di assistenza umanitaria, in particolare fornendo laboratori mobili nel quadro della lotta contro le epidemie di malattie contagiose, il miglioramento dei metodi di distribuzione degli aiuti di emergenza – tenendo conto delle categorie più vulnerabili – e il miglioramento dell'igiene e delle infrastrutture sanitarie d'emergenza;

19.  sottolinea la necessità di includere la protezione dei minori come parte integrante della risposta umanitaria per prevenire e rispondere ad abusi, abbandono, sfruttamento e violenza ai danni dei minori; evidenzia che i minori sono i principali fattori di cambiamento, per cui è importante creare spazi a misura di minore nel quadro della risposta umanitaria;

20.  evidenzia il ruolo centrale svolto dalle donne nelle situazioni belliche e postbelliche in quanto sono le prime a intervenire nelle crisi, per tenere unite le loro famiglie e comunità; invita i donatori e i governi a integrare l'uguaglianza di genere nella programmazione umanitaria e a sostenere l'emancipazione delle donne e delle ragazze;

21.  chiede che la fornitura di aiuto umanitario segua il diritto umanitario internazionale e che l'aiuto umanitario da parte dell'UE non sia soggetto a restrizioni imposte da altri donatori partner; esprime preoccupazione e condanna il ricorso continuo allo stupro e ad altre forme di violenza sessuale e di genere nei confronti delle donne e delle ragazze come arma da guerra nelle emergenze umanitarie; sottolinea che occorre affrontare tale violenza e le relative conseguenze fisiche e psicologiche; invoca un impegno globale per garantire che le donne e le ragazze siano sicure fin dall'inizio di ogni emergenza o crisi, affrontando il rischio della violenza sessuale e di genere, rafforzando la sensibilizzazione, assicurando alla giustizia i colpevoli di tale violenza e garantendo che le donne e le ragazze abbiano accesso all'intera gamma di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, compreso l'aborto in condizioni di sicurezza, nelle crisi umanitarie, anziché perpetuare ciò che equivale a un trattamento disumano, come richiesto dal diritto umanitario internazionale e previsto nelle Convenzioni di Ginevra e nei relativi protocolli aggiuntivi;

22.  ritiene che tutto il personale impegnato nelle operazioni di assistenza umanitaria, incluse le forze militari e di polizia, dovrebbe ricevere un'adeguata formazione attenta alla dimensione di genere e che sia necessario adottare un rigoroso codice di condotta al fine di impedire che abusi della propria posizione e di garantire il rispetto dell'uguaglianza di genere;

23.  invita gli attori umanitari a integrare strategie di prevenzione e mitigazione della violenza di genere in tutti i loro specifici interventi settoriali, agevolando l'individuazione di nuovi strumenti di finanziamento UE, e, a tal fine, a tener conto degli orientamenti rivisti sull'integrazione degli interventi sulla violenza di genere nell'azione umanitaria, elaborati dal Global Protection Cluster; ritiene altresì che gli attori umanitari (compresa l'UE) dovrebbero consultare le ragazze e i ragazzi (e in particolare le adolescenti) in tutte le fasi della preparazione e della risposta alle catastrofi;

24.  invita le rispettive agenzie umanitarie a rafforzare il loro coordinamento al fine di individuare e proteggere le vittime e le potenziali vittime dello sfruttamento sessuale e degli abusi;

25.  riconosce il valore dell'approccio globale dell'UE nel coordinamento e nella coerenza della sua vasta gamma di strumenti di politica esterna al fine di investire in soluzioni politiche durevoli; richiama l'attenzione sulle specifiche caratteristiche dell'aiuto umanitario e sottolinea la necessità di differenziare la risposta umanitaria da considerazioni legate alla nazionalità, alla politica, alla sicurezza e all'antiterrorismo mediante l'adozione di salvaguardie; deplora ogni uso improprio dei principi dell'azione umanitaria e il loro mancato rispetto, in quanto tale uso improprio pregiudica sensibilmente la consegna degli aiuti e la sicurezza del personale umanitario; insiste sul fatto che le misure antiterrorismo non dovrebbero minare né ostacolare gli sforzi umanitari e invita il VUM ad affrontare la questione in modo adeguato;

Efficacia umanitaria

26.  condanna il fatto che i tentativi di fornire aiuti umanitari siano stati regolarmente vanificati e ogni azione che violi i principi di tutela dalla "negata assistenza a persone in pericolo" e dal "non respingimento" applicabili ai profughi da parte di qualsiasi soggetto, sia esso membro o meno dell'UE; invita i governi a tener fede alle loro responsabilità primarie di proteggere e assistere i civili e di mettere in atto quadri giuridici e strategici per facilitare l'accesso umanitario e la fornitura di aiuti in conformità del diritto umanitario internazionale; propone che tali quadri comprendano esenzioni fiscali a titolo umanitario, la riduzione dei costi delle operazioni relative ai flussi delle rimesse e procedure doganali semplificate; invita tutti i donatori, i governi ospiti e gli attori coinvolti a rispettare la fornitura di assistenza e aiuti umanitari attraverso tutti i canali possibili, e ad adempiere alla loro responsabilità di garantire che un'assistenza professionale, tempestiva, coordinata, opportuna e di qualità raggiunga tutte le popolazioni bisognose, anche nelle zone remote;

27.  è profondamente preoccupato, nel quadro di una migliore protezione degli operatori umanitari, per gli attacchi ricorrenti contro gli operatori umanitari e le infrastrutture, compresi gli ospedali; sottolinea che è necessario compiere ulteriori sforzi per migliorarne la sicurezza, la protezione e la libertà di circolazione ai sensi del diritto internazionale; sostiene l'inclusione sistematica di clausole specifiche che rafforzino la responsabilità per la protezione degli operatori umanitari nella legislazione e nei piani di azione dei donatori per tutti i paesi, oltre al monitoraggio sistematico e rigoroso degli attacchi contro gli operatori e alla relativa notifica;

28.  sostiene le raccomandazioni della Commissione a favore di un quadro completo a favore dell'efficacia;

29.  sottolinea la necessità di un dialogo costante sui ruoli complementari e i mandati dei vari attori umanitari; ritiene che occorra compiere una chiara distinzione tra operatori civili in ambito umanitario e operatori militari; è del parere che occorra dare precedenza alla risposta civile in materia umanitaria; invita il VUM a esplorare nuovi contesti per un migliore coordinamento tra gli attori come elemento chiave per una risposta umanitaria più efficiente, efficace e appropriata; sottolinea la necessità di una migliore analisi capacità operative locali nonché di migliori valutazioni congiunte delle esigenze e della responsabilità dell'azione umanitaria;

30.  chiede considerevoli sforzi per garantire in modo efficace il diritto all'istruzione, nelle crisi umanitarie prolungate, attraverso le necessarie risorse finanziarie e umane, in quanto la mancanza di istruzione rischia di pregiudicare il futuro dei bambini e l'ulteriore sviluppo della società; sottolinea l'importanza della formazione continua per salvaguardare e promuovere valori condivisi e universali quali la dignità umana, l'uguaglianza, la democrazia e i diritti umani;

31.  accoglie con favore l'impegno della Commissione di incrementare i finanziamenti all'istruzione per i bambini in situazioni di emergenza umanitaria, considerando il numero allarmante dei bambini ai quali è negata l'istruzione e le enormi potenzialità di aumentare la resilienza delle popolazioni che l'istruzione riveste; invita il Consiglio ad approvare la proposta della Commissione di destinare il 4 % del bilancio per l'aiuto umanitario dell'UE a tale scopo; ritiene che questo incremento non dovrebbe comportare una minore considerazione per altre esigenze primarie;

32.  esprime preoccupazione in merito all'istruzione e alla scolarizzazione dei minori nei campi profughi ed esorta l'UE e tutti gli attori internazionali a rafforzare le capacità di assicurare la scolarizzazione nei campi profughi;

33.  riconosce che la prevedibilità, la flessibilità operativa e i contributi pluriennali, rappresentano condizioni preliminari essenziali per un'efficiente ed efficace erogazione degli aiuti; invita l'UE e i suoi Stati membri a dare nuovo impulso ai principi del buon donatore umanitario nell'ambito della dichiarazione del VUM;

34.  sottolinea che è necessaria un'azione globale per affrontare la carenza di finanziamenti; chiede l'istituzione di un fondo globale per l'assistenza umanitaria che sostenga la partecipazione e l'inclusione dei donatori non-DAC e riunisca tutti i fondi messi in comune, le risorse nazionali e i meccanismi finanziari internazionali esistenti (fondi ONU in risposta alle emergenze, fondi CERF, fondi fiduciari, ecc.), che sia integrato da pagamenti finanziari obbligatori e volontari da parte dei governi, del settore privato e delle organizzazioni regionali; propone che i pagamenti obbligatori possano essere utilizzati per colmare le lacune negli impegni umanitari per le emergenze di livello 3, sostenere la preparazione, fornire un pacchetto di resilienza di protezione sociale ai rifugiati a lungo termine o per far fronte alle emergenze impreviste, come ad esempio il virus Ebola;

35.  sottolinea la necessità che le istituzioni finanziarie internazionali si impegnino appieno e rimodellino i rispettivi obiettivi di prestito agevolato, principalmente attraverso la ridefinizione dei criteri di ammissibilità ai fondi agevolati, onde permettere una risposta istituzionale più flessibile in situazioni delicate e riflettere con più precisione sulle capacità nazionali di aumentare le risorse interne;

36.  esorta i governi, i donatori e gli ambienti che li sostengono a semplificare i requisiti amministrativi per i partner di attuazione attraverso la razionalizzazione delle procedure e la mappatura delle migliori pratiche amministrative, contrattuali e di rendicontazione, garantendo nel contempo la responsabilità e a sostenere iniziative tese a rafforzare continuamente la capacità e il monitoraggio degli attori locali e a potenziare le strutture nazionali di coordinamento;

37.  sottolinea che, per salvaguardare e garantire meglio la vita e la dignità delle popolazioni colpite, le ONG locali devono poter accedere a finanziamenti diretti; esorta gli Stati membri e i donatori a incrementare sostanzialmente i finanziamenti diretti destinati agli attori umanitari locali dotati della capacità, dell'esperienza e delle competenze necessarie per agire sul campo garantendo al contempo la responsabilità;

38.  invita il VUM a istituire un nuovo programma di intervento in paesi fragili e situazioni di crisi prolungata con programmi sostenibili, piani di attuazione e finanziamenti allo sviluppo prevedibili; sottolinea che il programma d'azione di Addis Abeba evidenzia la necessità di investimenti nei sistemi di protezione sociale e in reti di salvataggio per intensificare la risposta in modo più rapido ed efficace in contesti di fragilità;

Riduzione della vulnerabilità e gestione del rischio

39.  sottolinea la necessità di adattare il sistema di risposta umanitaria ai requisiti locali, nazionali e regionali e la necessità di responsabilizzare e coinvolgere regolarmente le popolazioni colpite, fra cui le donne di tutte le età, i bambini e le persone con disabilità, le minoranze e le popolazioni autoctone, riconoscendone il ruolo di agenti di cambiamento garantendo, ogniqualvolta possibile, il loro contributo e una loro consultazione preventiva nella programmazione e attuazione dell'azione umanitaria;

40.  sottolinea che una risposta internazionale dovrebbe basarsi sulle iniziative e sui partenariati locali o nazionali già esistenti, anziché sul perseguimento di azioni parallele; insiste sull'importanza di rafforzare le capacità locali e regionali di fornire assistenza umanitaria e, se possibile, di approntare processi inclusivi in cui le autorità locali, la società civile, il settore privato e le popolazioni interessate siano incluse nel processo di pianificazione;

41.  sottolinea la necessità di un nuovo modello globale di complementarità su cui basare la cooperazione tra gli attori umanitari e gli attori di sviluppo - consentendo loro di costruire società via via più resilienti e autosufficienti - a partire da analisi e programmazione comuni; sottolinea che tale modello dovrebbe comprendere, in primo luogo, le strategie di ingresso per gli attori dello sviluppo per consentire loro di gettare ponti sul campo, in secondo luogo, modificatori di crisi nei programmi di sviluppo e, in terzo luogo, strategie di uscita per le risposte umanitarie, prevedendo un approccio più flessibile, e che tale modello dovrebbe includere un meccanismo di finanziamento pluriennale responsabile e flessibile per rispondere alle crisi prolungate; sottolinea l'importanza della cooperazione con le ONG locali e i leader della società civile per istituire strutture permanenti in zone sensibili ai conflitti;

42.  invita la Commissione a presentare un'iniziativa volta a collegare in modo più sistematico l'aiuto umanitario, la cooperazione allo sviluppo e la resilienza in modo da consentire all'UE di rispondere alle crescenti esigenze con maggiore flessibilità ed efficacia e promuovere una riflessione a riguardo in sede di VUM; invita l'UE ad approfittare della revisione di medio termine dell'attuale quadro finanziario pluriennale per potenziare ulteriormente i legami tra azione umanitaria e sviluppo;

43.  sottolinea l'importanza della riduzione del rischio di catastrofi per la resilienza in quattro settori prioritari: 1) comprendere i rischi delle catastrofi; 2) rafforzare la governance del rischio per gestire il rischio di catastrofi; 3) investire nella riduzione del rischio di catastrofi per la resilienza, in piani di emergenza e sistemi di allarme rapido; e 4) potenziare la preparazione alle catastrofi per una risposta efficace e per una migliore ricostruzione nelle fasi di ripresa, recupero e ricostruzione;

44.  invita gli Stati membri e gli altri donatori a rafforzare e sviluppare i quadri giuridici nazionali in materia di azione umanitaria nonché riduzione e gestione del rischio di catastrofi, sulla base delle leggi, delle norme e dei principi internazionali di risposta alle catastrofi; sottolinea che la preparazione alle catastrofi, la riduzione del rischio e la resilienza dovrebbero essere sistematicamente inserite nei piani di risposta messi a disposizione dalle amministrazioni locali, regionali e nazionali, l'industria e la società civile ed essere ad un tempo sostenute da fondi sufficienti per contribuire all'innovazione in materia di previsione e modellizzazione della gestione del rischio;

45.  invita il VUM a dare forte enfasi alla questione del cambiamento climatico e all'azione umanitaria; ritiene che ciò debba includere la pianificazione e predisposizione della resilienza alle conseguenze del cambiamento climatico, fra cui lo sfollamento e le migrazioni causati dal clima, in tutta l'attività politica e a livello sia regionale che globale; invita l'UE e i suoi Stati membri, a questo proposito, a continuare a prendere decisioni politiche coraggiose per combattere il cambiamento climatico;

Trasformazione grazie all'innovazione

46.  sottolinea che l'innovazione dovrebbe attingere da molteplici fonti e, in particolare, dalle conoscenze delle persone colpite, della società civile e delle comunità locali in prima linea di intervento; ribadisce l'importanza di standard umanitari minimi per dare impulso ai servizi pubblici di base nelle risposte umanitarie, come l'istruzione, la nutrizione, la salute, l'alloggio, l'acqua e la disinfezione; ritiene che i partenariati pubblico-privato e cross-settoriali - settori in cui pubblico e privato condividono i valori e le priorità che allineano gli obiettivi di attività con gli obiettivi di sviluppo dell'UE, e osservano le norme internazionali in materia di efficacia dello sviluppo - possano rappresentare uno strumento per integrare la risposta del pubblico alle crescenti esigenze umanitarie; osserva che l'assistenza in denaro, qualora idoneamente allineata con i principi di efficacia degli aiuti, è un esempio efficiente di innovazione nell'assistenza umanitaria;

47.  accoglie con favore le conclusioni del Consiglio sui principi comuni dell'assistenza polivalente in denaro per rispondere ai bisogni umanitari; riconosce che, sebbene attualmente solo una piccola parte dell'assistenza umanitaria sia in denaro, il suo impiego ha un potenziale importante trattandosi di una modalità innovativa, dignitosa, sicura, sensibile al genere, flessibile ed efficace in termini di costi per rispondere alle esigenze di base dei più vulnerabili; invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere i principi comuni e l'uso dell'assistenza incondizionata in denaro sulla base dell'analisi del contesto e della risposta, sostenendo ad un tempo un meccanismo di monitoraggio in vista del VUM;

48.  invita l'UE a promuovere e sostenere un'alleanza globale per l'innovazione umanitaria, al fine di elaborare approcci etici globalmente condivisi in linea con i principi umanitari e i principi ONU in materia di innovazione e tecnologia nello sviluppo, in modo da garantire che tutti gli investimenti nel campo dell'innovazione umanitaria siano concepiti per migliorare i risultati per le popolazioni colpite; chiede l'istituzione di fondi per l'innovazione umanitaria a livello regionale e nazionale;

49.  riconosce che l'innovazione può svolgere un ruolo di primo piano nel rispondere alle nuove sfide nonché nel miglioramento dei programmi esistenti, integrando i nuovi sviluppi provenienti da altri settori per ricercare, incrementare e sviluppare modelli in grado di compiere importanti progressi per vincere le sfide umanitarie;

50.  evidenzia il ruolo delle nuove tecnologie e degli strumenti digitali innovativi nell'organizzazione e nell'erogazione degli aiuti umanitari, specialmente per quanto riguarda la consegna e il tracciamento degli aiuti, la vigilanza sulle catastrofi, la condivisione delle informazioni, il coordinamento tra i donatori e l'agevolazione delle relazioni tra le agenzie di aiuto e i governi locali, specialmente nelle zone remote e colpite da calamità; sottolinea che l'Africa, e in particolare la regione sub-sahariana, sta vivendo al momento una rivoluzione della tecnologia digitale mobile con un forte incremento degli abbonamenti di telefonia mobile (e dell'uso di internet su dispositivi mobili), rendendo tali strumenti e servizi fondamentali per l'attuazione di sistemi di allarme rapido e per fornire informazioni veloci su problematiche sanitarie, zone di pericolo e contatti per gli aiuti;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere, nel rispetto dei principi umanitari e delle norme etiche, il coinvolgimento delle imprese, specialmente delle PMI, elaborando una guida per il loro intervento e promuovendo piattaforme locali e regionali di partenariato per una partecipazione strutturata, coordinata e sostenibile delle imprese alle emergenze; incoraggia gli Stati membri a integrare meglio le imprese nei propri piani di risposta nazionali alle emergenze e nei meccanismi di responsabilità;

52.  invita l'UE a esplorare e incoraggiare partenariati con startup e con compagnie di assicurazione e imprese del settore tecnologico, a titolo di esempio, al fine di elaborare strumenti per la preparazione e il dispiegamento nelle emergenze; sottolinea la necessità di sostenere e sviluppare ulteriormente il lavoro dell'Ufficio dell'ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) per una mappatura globale delle risposte e delle capacità disponibili del settore privato per rafforzare la cooperazione tecnica negli sforzi di risposta alle catastrofi;

53.  invita l'UE e i suoi partner umanitari a sostenere, in occasione del VUM, un coinvolgimento più attivo dei giovani nei processi umanitari di preparazione e di recupero e a promuovere programmi di volontariato;

54.  sottolinea il ruolo importante che l'iniziativa dei volontari UE per l'aiuto umanitario può svolgere nell'attuazione pratica delle decisioni adottate in occasione del futuro VUM e nel consenso europeo sull'aiuto umanitario rivisto; sottolinea che l'esperienza dei volontari, assieme a quella di altri attivisti umanitari, può svolgere un ruolo essenziale nella definizione delle migliori pratiche e degli strumenti di attuazione;

55.  invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere, in occasione del VUM, l'importante ruolo della promozione dell'azione umanitaria, poiché questa può costituire un mezzo efficace per rafforzare la protezione e l'innovazione;

56.  sottolinea che gli impegni che verranno presi a Istanbul devono essere attuati a livello di UE e dei suoi Stati membri; invita pertanto l'UE e i suoi Stati membri a progettare, assieme agli altri attori umanitari, un'agenda per l'operazionalizzazione dei risultati raggiunti al vertice dopo la sua conclusione; evidenzia la necessità di garantire finanziamenti prevedibili e puntuali per l'assistenza umanitaria attraverso il bilancio dell'Unione, garantendo che gli stanziamenti per gli impegni umanitari dell'UE siano sistematicamente finanziati appieno attraverso importi corrispondenti di stanziamenti di pagamento;

57.  sollecita un nuovo piano d'azione del consenso europeo sull'aiuto umanitario, coerente e affidabile, che assicuri una risposta umanitaria europea imparziale ed efficace, creata appositamente per il contesto locale, a misura dell'età e del genere dei destinatari e che intervenga senza discriminazioni e a seconda delle necessità;

58.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

MOTIVAZIONE

Introduzione

Il mondo è confrontato a crisi umanitarie che non hanno precedenti sia in termini di numero che di portata e durata. Oltre a costanti e prolungati conflitti per mano dell'uomo e a ricorrenti catastrofi naturali, emergenze di "Livello 3" (L3) in Siria, Iraq, nello Yemen, nel Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana, nonché lo scoppio dell'Ebola nell'Africa occidentale, hanno alimentato un netto incremento del numero di persone che necessitano di aiuti umanitari.

Sulla scia di una crescente tendenza agli spostamenti obbligati, attualmente vi sono più rifugiati e profughi interni che non dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una delle conseguenze è il drammatico aumento delle persone che cercano rifugio affrontando viaggi per mare che ne mettono a rischio la vita.

Le croniche esigenze che derivano da tali conflitti e disastri stanno portando il sistema di risposta umanitaria ai limiti. In un contesto in cui il divario tra esigenze umanitarie e risorse operative e finanziarie disponibili per rispondervi rischia di ampliarsi ulteriormente, il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon, ha convocato un inedito primo vertice umanitario mondiale (VUM).

Il VUM, che si svolgerà ad Istanbul nel maggio 2016, cercherà di ristrutturare e adeguare il sistema umanitario ad uno scenario di emergenze in rapida evoluzione onde rendere l’azione umanitaria più efficiente, efficace e "adatta al futuro". Chiaro è l'appello a ravvicinare le entità umanitarie e di sviluppo e a spostare l’accento dalla risposta alla prevenzione e previsione.

Ripensamento dell'architettura umanitaria

Le ultime discussioni globali sul quadro in materia di azione umanitaria si sono svolte circa venticinque anni fa. Da allora il contesto umanitario ha subito sostanziali mutamenti, soprattutto con un costante aumento in termini di numero, portata e durata delle emergenze umanitarie, derivanti sia da conflitti per mano dell'uomo che da catastrofi naturali, ed aggravate da tendenze globali come i cambiamenti climatici.

A fronte di un incremento delle risorse, le esigenze sono peraltro aumentate in modo molto più rapido con un conseguente ampliamento del divario. Inoltre, gran parte degli aiuti viene utilizzata per affrontare le conseguenze di un ridotto numero di conflitti prolungati, in particolare gli "L3", mentre la soluzione delle cause alla base delle crisi e dei conflitti può essere trovata solo grazie a un impegno politico a lungo termine e alla prevenzione. Oltre alla necessità di affrontare le crescenti carenze, da più parti si invoca sempre più la responsabilità.

La risposta umanitaria è inoltre soggetta oggigiorno ad una costante erosione del rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti dell'uomo. I conflitti mirano sempre più ai civili, compresi gli operatori umanitari – che spesso vanno dove pochi altri vanno – con un conseguente aumento delle vittime e degli spostamenti.

I rischi in materia di sicurezza possono aumentare se vi è la percezione che gli aiuti umanitari sono utilizzati per motivi politici o economici. Una maggiore insicurezza riduce lo spazio umanitario spesso già limitato, impedendo quindi l'accesso sia del personale umanitario sia dei beneficiari che è indispensabile per affrontare le esigenze in loco. Vi è inoltre un più ampio coinvolgimento di soggetti, fra cui l'esercito, nella fornitura di assistenza umanitaria.

Benché ulteriori sforzi condotti dall'ONU, in particolare attraverso il Comitato permanente inter-agenzie (IASC) e l'Agenda trasformativa, siano stati volti ad affrontare alcune lacune entro nel quadro del sistema di risposta multilaterale, è necessario risolvere le questioni fondamentali del coordinamento, del finanziamento umanitario e del partenariato. Una riflessione sull’adeguamento dell'architettura umanitaria alle nuove realtà è più che mai attuale.

In che modo può contribuire l'UE?

In quanto donatore principale e attore globale fondamentale in materia di azione umanitaria, l'UE ha sia la responsabilità che il necessario potere di leva per assumere un ruolo di leadership nella ricerca di modalità più efficienti ed efficaci per far fronte alle esigenze di chi è colpito da conflitti e catastrofi. L'UE è stata pioniera delle buone pratiche e di approcci innovativi agli aiuti umanitari e dovrebbe condividere attivamente le proprie conoscenze. In quanto organizzazione regionale unica, l'UE dispone di un valore aggiunto che può mettere in luce, pur dovendo altresì riflettere sulle sue stesse strutture.

L'UE sta ripensando il modo in cui affrontare le sfide sistemiche dell'attuale architettura in materia di aiuti. È emersa la chiara consapevolezza della necessità di passare da una cultura della reazione a quella della previsione; occorre fare di più per prevenire le crisi, compresa la possibilità che si ripresentino, ed è necessaria una maggiore attenzione su questioni come l'adeguamento e la resilienza, in particolare colmando il divario tra azione umanitaria e sviluppo a lungo termine.

Benché occorra rivederne il quadro di attuazione, l'UE dovrebbe affidarsi al consenso europeo sull'aiuto umanitario – in quanto approccio condiviso ed etico dell'Europa – per orientare il suo apporto al processo VUM e utilizzarlo altresì come modello regionale da promuovere. L'UE potrebbe prendere in considerazione la possibilità di sponsorizzare un "Consenso globale in materia di azione umanitaria", riconoscendo la diversità dell'attuale sistema di risposta umanitaria e sfruttando tutti i ruoli complementari.

Risposta alle esigenze delle persone in conflitto

In preparazione del vertice, ampie consultazioni dei soggetti interessati hanno esaminato le sfide principali e le soluzioni innovative in quattro settori tematici interconnessi: efficacia umanitaria, riduzione della vulnerabilità e gestione del rischio, trasformazione grazie all'innovazione e risposta alle esigenze della gente in conflitto – quest'ultima emersa come assoluta priorità.

Oltre ad un forte e rinnovato impegno quanto agli elementi di base, in particolare la riaffermazione e la promozione del valore condiviso dei principi umanitari e del quadro giuridico internazionale in materia di azione umanitaria, compresa la lotta contro l'impunità, al cuore dell'azione umanitaria dovrebbe figurare la protezione.

Un'effettiva e percepita imparzialità, neutralità e indipendenza sono essenziali ai fini dell'accettazione degli attori umanitari e della capacità di operare in contesti politici e di sicurezza spesso complessi. Per l'UE un approccio etico dovrebbe comportare la capacità di resistere ad una strumentalizzazione degli aiuti – in linea con la sua formula "dentro, ma fuori".

Efficacia umanitaria

Per essere efficace ed efficiente, l'assistenza umanitaria deve raggiungere le popolazioni interessate e in particolare le categorie più vulnerabili. Alla vigilia del VUM, l'UE dovrebbe promuovere l'adozione di azioni volte a garantire l'accesso all'assistenza delle comunità interessate, in particolare le donne, i bambini e le categorie più vulnerabili, comprese quelle difficili da raggiungere, e la loro partecipazione ai relativi processi decisionali.

Oltre a promuovere un approccio alla risposta umanitaria sensibile alle specificità del genere, l'UE dovrebbe evidenziare le specifiche esigenze di protezione dei minori e, in particolare, la centralità dell'istruzione nelle emergenze. La responsabilità degli attori umanitari, in primo luogo nei confronti delle popolazioni colpite, ma anche nei confronti dei cittadini dei paesi donatori, dovrebbe essere evidenziata come aspetto principale della fornitura degli aiuti.

Le consultazioni riguardanti il VUM hanno chiaramente messo in luce l'esigenza di approcci che si basino sia sul fabbisogno che sul contesto. Grazie al suo aiuto pluridimensionale, che combina il soccorso per le emergenze con politiche a più lungo termine volte a creare resilienza e ad affrontare le cause alla radice, l'UE dispone chiaramente di un vantaggio comparativo nella risposta ai vari tipi di crisi – competenza che dovrebbe condividere con i partner a livello regionale e oltre, al fine di facilitare l'accesso umanitario e la consegna degli aiuti.

L'esigenza di adottare standard comuni ha costituito un elemento centrale nell'ambito della discussione sull'efficacia degli aiuti. Con il proprio Consenso, l'UE è diventata promotore di buone pratiche e ha contemplato iniziative volte a miglioramenti di qualità rispetto alla valutazione delle esigenze e alla consegna degli aiuti, come ad esempio le "Buone pratiche per l'aiuto umanitario". L'UE dovrebbe sfruttare le proprie conoscenze per lavorare ulteriormente con i partner verso un quadro comune in materia di efficacia della risposta umanitaria.

Finanziamento

La tempestività, la prevedibilità e la flessibilità rimangono prerequisiti fondamentali di un efficace finanziamento umanitario. Data la natura delle emergenze, le richieste di finanziamento negli ultimi anni hanno largamente superato le dotazioni finanziarie dell'UE, complicando gli interventi di urgenza e ritardando quindi i pagamenti, con effetti negativi sui propri interlocutori attivi.

Il Parlamento ha sottolineato l'importanza di mantenere la parità fra stanziamenti di pagamento e di impegno nell'ambito del capitolo sugli aiuti umanitari e della riserva per gli aiuti di emergenza. Anche se i vincoli di bilancio limiteranno le possibilità di incrementare l'aiuto globale, l'attuale discrepanza tra straordinarie esigenze umanitarie e risorse disponibili merita una riflessione sull'equilibrio tra soccorso e assistenza a lungo termine.

Oltre a nuove e innovative modalità di finanziamento, compresi i contributi calcolati, l'azione globale volta ad affrontare il deficit di finanziamento dovrebbe continuare ad includere la creazione di partenariati con donatori emergenti "non tradizionali", espandere ulteriormente le opportunità con il settore privato e rivedere il rapporto tra finanziamento umanitario e finanziamento allo sviluppo.

Riduzione della vulnerabilità e gestione del rischio

È indispensabile garantire l'acquisizione di esperienze dalle crisi precedenti in modo che il sistema umanitario si impegni in modo diverso, specialmente con i partner locali, in una migliore gestione del rischio e nella riduzione della vulnerabilità. La creazione di resilienza è diventata l'obiettivo assoluto dell'UE nei paesi inclini alla crisi. Essa costituisce un quadro per aumentare la convergenza tra aiuto umanitario e politica di sviluppo, fra cui una maggiore flessibilità nel finanziare le strategie di transizione e uscita dalla crisi.

L'UE dovrebbe raccomandare vivamente maggiori investimenti in materia di integrazione e localizzazione della riduzione e della gestione del rischio di catastrofi e nell'approntare una capacità di reazione. Inoltre, l'UE dovrebbe promuovere i suoi approcci in materia di resilienza e collegare soccorso, risanamento e sviluppo come modo per aumentare la convergenza e l'efficacia degli aiuti nel contesto di una nuova generazione di crisi complesse – in modo anche da massimizzare la coerenza tra i vari processi post-2015 in materia di rischio di catastrofi, sviluppo e cambiamenti climatici.

Trasformazione grazie all'innovazione

Il processo del VUM dovrebbe essere considerato nel quadro di un costante sforzo volto ad affrontare le carenze del sistema umanitario globale. Tuttavia, stabilire una cultura dell'innovazione in materia di aiuti umanitari può presentare delle incognite perché, in un certo senso, l'innovazione è possibile solo con una certa tolleranza nei confronti di progetti ad alto rischio e ad elevato impatto. Un modo per affrontare la spesso legittima avversione al rischio dei donatori e di altri attori, fra cui le ONG, potrebbe essere lo sviluppo di standard etici.

Conclusioni

Le esigenze straordinariamente elevate e le limitate risorse hanno portato il sistema di risposta umanitaria globale a raggiungere il proprio limite. Nel contempo, sono in gioco gli stessi fondamenti di decoro, dignità, umanità e solidarietà.

L'UE può e ha il potenziale di assumere la leadership per svolgere un ruolo centrale nel processo VUM, verso un successo straordinario che sia guidato dai principi umanitari e dalle esigenze dei beneficiari. Al fine di influenzare positivamente i negoziati sul documento finale e il seguito del vertice, l'UE dovrebbe recarsi ad Istanbul con posizioni comuni focalizzate e parlare ad una voce. Essa dovrebbe utilizzare il Consenso europeo per orientare il proprio apporto e promuoverlo come modello di Consenso globale.

Le ampie consultazioni dei soggetti interessati hanno già reso il processo VUM una straordinaria opportunità per riunire i vari attori del settore umanitario. Per trasformare le parole in azioni tangibili, il periodo che ci separa dal VUM dovrà concentrarsi sulla creazione del consenso e sulla responsabilità in merito all'esito. L'approccio che coinvolge vari soggetti rende necessario garantire che i governi, in quanto attori principali, assumano impegni. L'UE dovrebbe considerare il VUM come opportunità per allacciare partenariati e trovare un terreno comune in materia di principi umanitari e standard internazionali, onde rafforzare la cooperazione e il coordinamento degli aiuti.

L'UE dovrebbe inoltre continuare a sottolineare il ruolo essenziale delle ONG nell'azione umanitaria e garantire che le loro posizioni siano prese in considerazione nell'intero processo e trovino riscontro nel risultato.

Il VUM costituirà il culmine di un processo di consultazione globale triennale. Il vertice che dovrebbe sancire un documento finale strategico in materia di agenda dell'attività umanitaria oltre il 2016, dovrebbe altresì fornire un orientamento operativo sul modo in cui tradurre in pratica gli impegni di tutti i soggetti interessati.

Il processo VUM coincide con una serie di negoziati intergovernativi e altre discussioni che configureranno lo sviluppo e l'architettura umanitaria per gli anni a venire. In vista di un'agenda autenticamente trasformativa al di là del 2015, i processi complementari di Sendai, Addis Abeba, New York, Parigi e Istanbul, dovrebbero alimentarsi a vicenda, in particolare sul lato operativo. Nella migliore delle ipotesi, il VUM prenderà le mosse dai precedenti contributi e ne farà tesoro al fine di ridurre e gestire i futuri rischi umanitari.

C'è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere. A meno di un anno dalla meta, è tempo di agire.

20.10.2015

PARERE della commissione per gli affari esteri

destinato alla commissione per lo sviluppo

sui preparativi per il vertice umanitario internazionale: sfide e opportunità per l'assistenza umanitaria

(2015/2051(INI))

Relatore: Elena Valenciano

SUGGERIMENTI

La commissione per gli affari esteri invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che le crisi umanitarie comportano quasi sempre immense sofferenze sul piano umano per la popolazione civile interessata, in particolare donne e bambini, dando luogo anche a violazioni del diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani;

B.  considerando che la tutela dei diritti delle persone coinvolte nelle crisi umanitarie è riconosciuta dal diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani come parte integrante della risposta umanitaria ed è considerata uno dei temi principali da affrontare nel corso del vertice umanitario internazionale che si terrà a maggio 2016;

C.  considerando che, per far fronte a una crisi umanitaria, è necessario raggiungere un equilibrio tra gli "incrementi di efficienza" e la "tutela dei valori";

1.  incoraggia la comunità mondiale che si riunirà in occasione del vertice umanitario internazionale ad adottare un approccio all'azione umanitaria fondato sui diritti, allo scopo di trovare soluzioni più efficaci e più inclusive per proteggere i civili e in particolare i gruppi vulnerabili come le donne, i bambini e le minoranze religiose o etniche, individuare eventuali minacce e vulnerabilità e monitorare le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, contribuendo in tal modo al rafforzamento della lotta contro l'impunità; esprime la convinzione che la difesa dell'universalità dei diritti umani e il rafforzamento di una visione condivisa da parte di tutti i soggetti impegnati negli interventi umanitari rafforzino anche i principi umanitari fondamentali dell'umanità, dell'imparzialità, della neutralità e dell'indipendenza operativa; sottolinea la necessità di porre la protezione al centro dell'azione umanitaria e deplora gli abusi o la non osservanza dei principi umanitari fondamentali per finalità politiche, militari o non umanitari; ammonisce che tali abusi pregiudicano e mettono a repentaglio le reali operazioni umanitarie e il relativo personale; insiste sul fatto che le misure antiterrorismo non dovrebbero compromettere le azioni umanitarie;

2.  sottolinea che, soprattutto nei conflitti prolungati e nelle crisi in cui i civili si ritrovano sfollati interni ed esterni per lunghi periodi di tempo, l'azione umanitaria può svolgere un ruolo cruciale nella responsabilizzazione delle popolazioni interessate, consentendo loro di far sentire maggiormente la loro voce e riconoscendone i diritti e le capacità; insiste, in tal senso, sull'importanza di rafforzare la capacità locale e regionale di fornire assistenza umanitaria e di approntare processi inclusivi in cui le autorità locali, la società civile, il settore privato e le popolazioni interessate siano incluse nel processo di pianificazione; insiste tuttavia sull'importanza di far fronte alle cause profonde di questi conflitti prolungati e di fornire una soluzione politica sostenibile a queste situazioni;

3.  chiede la ratifica universale di tutti gli strumenti internazionali che riguardano la protezione dei civili, inclusa la convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e la loro integrazione nelle normative nazionali; chiede a tutte le parti coinvolte nei vari conflitti di rispettare la fornitura di aiuti umanitari e rispettare il diritto umanitario internazionale; sottolinea la necessità che l'UE e i suoi Stati membri monitorino l'applicazione del diritto umanitario internazionale e chiamino i responsabili delle violenze, inclusi gli attori non statali, a rispondere del loro operato;

4.  incoraggia la comunità internazionale a intensificare i suoi sforzi per garantire l'accesso senza restrizioni degli aiuti umanitari a tutte le popolazioni a rischio; riafferma la necessità imprescindibile di promuovere la sicurezza, la protezione e la libertà di circolazione degli operatori umanitari sul terreno, i quali sono sempre più spesso oggetto di attentati e minacce, in particolare nelle situazioni di conflitto; sottolinea la necessità che la cooperazione sullo sviluppo umanitario si avvalga di metodi nuovi come l'analisi congiunta dei rischi con un'impostazione multirischio, la programmazione e il finanziamento pluriennali, nonché strategie di uscita per gli operatori umanitari.

5.  evidenzia il ruolo centrale svolto dalle donne ai fini della sopravvivenza e della resilienza delle comunità colpite da crisi umanitarie, comprese le situazioni di conflitto e post-conflitto; pone l'accento sulla necessità di rispondere alle esigenze specifiche delle donne e dei bambini e garantire il rispetto dei loro diritti, poiché rappresentano la maggioranza delle vittime delle crisi umanitarie nonché i gruppi più gravemente colpiti; constata che la violenza di genere costituisce una delle violazioni dei diritti umani più diffuse eppur meno riconosciute nonché un ostacolo determinante alla parità di genere; ricorda che le donne e le bambine rimaste incinta a seguito di stupri in situazioni di conflitto devono ricevere il sostegno adeguato e vedersi garantire l'accesso a tutta la gamma di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, come stabilito dal diritto umanitario internazionale; esorta il vertice umanitario internazionale a tenere pienamente conto della prospettiva di genere nella futura configurazione del sistema umanitario che dovrà emergere da tale processo di consultazione;

6.  chiede che si presti particolare attenzione a garantire in modo efficace, mediante le necessarie risorse finanziarie e umane, il diritto all'istruzione nelle crisi umanitarie prolungate, poiché l'assenza di istruzione rischia di pregiudicare il futuro dei bambini e l'ulteriore sviluppo della società; sottolinea l'importanza della formazione continua per salvaguardare e promuovere valori condivisi e universali quali la dignità umana, l'uguaglianza, la democrazia e i diritti umani;

7.  sottolinea la necessità di fornire nutrimento, acqua, alloggio, disinfezione e cure mediche, diritti fondamentali di ciascun essere umano; è estremamente preoccupato per i rischi di epidemie associati alle disastrose condizioni igienico-sanitarie e all'accesso limitato ad acqua potabile e sicura e per la mancanza di accesso ai farmaci essenziali nelle crisi umanitarie; invita l'UE ad assumere un ruolo guida nel garantire l'adeguata fornitura di farmaci essenziali e di acqua potabile e sicura nel contesto delle crisi umanitarie;

8.  richiama l'attenzione sul fatto che lo sfollamento dovuto a conflitti, catastrofi naturali o degrado ambientale rende alcune popolazioni particolarmente vulnerabili; ricorda che i rifugiati, gli sfollati interni, le vittime della tratta di esseri umani e altri migranti coinvolti in situazioni di crisi che mettono in pericolo la loro vita devono poter godere di un'adeguata tutela dei loro diritti umani; esprime profonda preoccupazione per il numero senza precedenti di rifugiati, sfollati esterni e migranti nel mondo di oggi e invita la comunità mondiale a cogliere l'occasione del vertice umanitario internazionale per mobilitare le risorse finanziarie e operative necessarie per rispondere a tale sfida concentrandosi in modo specifico sulle cause profonde di tale fenomeno; sottolinea l'importanza dei dialoghi interreligiosi e interculturali nel far fronte agli ingenti flussi di rifugiati; chiede all'UE e ai suoi Stati membri di dare priorità alla crisi internazionale dei rifugiati nelle proprie politiche e posizioni in vista del vertice, in modo da far fronte alle conseguenze e alle ragioni sottostanti di quest'ondata di rifugiati; esorta, in tal senso, il vertice umanitario internazionale a invocare soluzioni più efficienti che consentano di contrastare la tratta di esseri umani e reprimere il reclutamento e il finanziamento dei gruppi terroristici prevenendo ed eliminando il reclutamento, l'organizzazione, il trasporto e l'equipaggiamento dei combattenti stranieri nonché il finanziamento dei loro viaggi e delle loro attività; sottolinea la necessità e l'importanza di un'azione rapida, accompagnata da un piano d'azione a lungo termine concreto e globale che dovrà essere attuato in cooperazione con i paesi terzi e gli attori locali, nazionali e regionali, per un approccio efficace ed efficiente alle reti della criminalità organizzata alle quali appartengono i trafficanti di migranti; constata che l'articolo 14, paragrafo 1, della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo garantisce il diritto di chiedere asilo e di beneficiarne nonché l'obbligo degli Stati di non respingere i rifugiati; sottolinea la necessità che l'UE, i suoi Stati membri e tutti gli attori internazionali rispettino appieno il diritto internazionale e si assumano seriamente le proprie responsabilità e assolvano all'obbligo di assistere le persone in pericolo;

9.  esorta l'UE, in quanto principale donatore di aiuti umanitari, ad assumere un ruolo guida nel quadro del vertice umanitario internazionale, sollecitando l'adozione di metodi più flessibili per l'erogazione degli aiuti umanitari e di misure e strumenti proattivi e coerenti per l'efficace prevenzione delle crisi; esorta inoltre l'UE e gli altri donatori a tener fede ai propri impegni finanziari e a elaborare soluzioni per ridurre il tempo necessario a tradurre gli impegni in azioni sul campo; evidenzia, inoltre, l'importanza dell'attività di informazione sui diritti umani come meccanismo di allerta rapida in caso di crisi e incoraggia il vertice umanitario internazionale a tenere in considerazione questo elemento nel passaggio da una cultura della reazione a una cultura della prevenzione;

10.  incoraggia tutte le istituzioni dell'UE, in particolare la DG ECHO della Commissione, e gli Stati membri ad analizzare l'esperienza maturata all'interno del sistema delle Nazioni Unite in materia di integrazione dei diritti umani nei principi fondamentali dell'azione umanitaria e chiede all'UE di assumere un ruolo più incisivo nella promozione e nel miglioramento di tale processo; sottolinea l'importanza della coerenza e del coordinamento delle politiche dell'Unione in materia di aiuto umanitario e di aiuto allo sviluppo nel contesto del suo nuovo approccio in tema di cooperazione allo sviluppo fondato sui diritti; si rammarica profondamente, a questo proposito, per l'esclusione dell'azione umanitaria dagli strumenti della Commissione per un approccio in tema di cooperazione allo sviluppo fondato sui diritti; invita, pertanto, la Commissione ad impegnarsi, nell'ambito della sua partecipazione al vertice umanitario internazionale, a sviluppare e ad adottare un approccio all'azione umanitaria dell'UE basato sui diritti.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

19.10.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

45

3

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Lars Adaktusson, Michèle Alliot-Marie, Amjad Bashir, Bas Belder, Elmar Brok, Klaus Buchner, Javier Couso Permuy, Mark Demesmaeker, Georgios Epitideios, Eugen Freund, Michael Gahler, Richard Howitt, Sandra Kalniete, Manolis Kefalogiannis, Afzal Khan, Andrey Kovatchev, Eduard Kukan, Ryszard Antoni Legutko, Arne Lietz, Andrejs Mamikins, David McAllister, Francisco José Millán Mon, Alojz Peterle, Andrej Plenković, Jozo Radoš, Charles Tannock, László Tőkés, Johannes Cornelis van Baalen, Geoffrey Van Orden

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Ignazio Corrao, Marielle de Sarnez, Neena Gill, Ana Gomes, Javi López, Urmas Paet, Traian Ungureanu

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Jonás Fernández, Arne Gericke, Enrique Guerrero Salom, Kinga Gál, Costas Mavrides, Momchil Nekov, Ricardo Serrão Santos, Jutta Steinruck, Renate Weber, Josef Weidenholzer, Bogdan Brunon Wenta, Tomáš Zdechovský, Ivan Štefanec

19.10.2015

PARERE della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere

destinato alla commissione per lo sviluppo

sui preparativi per il vertice umanitario internazionale: sfide e opportunità per l'assistenza umanitaria

(2015/2051(INI))

Relatore: Anna Hedh

SUGGERIMENTI

La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere invita la commissione per lo sviluppo, competente per il merito, a includere nella sua proposta di risoluzione i seguenti suggerimenti:

A.  considerando che numerosi rapporti provenienti dalle zone di emergenza e di crisi attestano il verificarsi di abusi nei confronti della popolazione civile, inclusi i bambini; che le donne e i bambini sono particolarmente vulnerabili nei contesti in cui la violenza sessuale viene usata come arma per seminare il terrore tra la popolazione, umiliare e distruggere le comunità, disgregare famiglie, o modificare la composizione etnica delle generazioni successive; che gli effetti della violenza perdurano anche una volta conclusosi il conflitto, a causa delle infezioni e dell'emarginazione; che la violenza può continuare o anche aumentare dopo la fine del conflitto quando le ostilità sono seguite da una continua mancanza di stabilità e sicurezza; che la violenza è una minaccia per la sicurezza delle nazioni e un impedimento all'instaurazione della pace a seguito dei conflitti;

B.  considerando l'aumento esponenziale delle denunce di violenze sessuali e di genere, sfruttamento sessuale e abusi durante le emergenze e in seguito ad esse;

C.  considerando che nelle zone di conflitto gli eserciti possono trasformare le scuole in campi di addestramento, depositi di armi o basi per operazioni militari, che l'uso di scuole e di altre strutture educative per fini militari preclude e limita l'utilizzo di tali strutture per i loro scopi legittimi da parte degli studenti e dei docenti, sia nel breve sia nel lungo termine, rendendo difficile l'accesso all'istruzione, la quale costituisce uno degli strumenti più importanti per prevenire varie forme di discriminazione e di oppressione ed è un diritto umano, come sancito dall'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; che, sulla base dell'articolo 38 della Convenzione sui diritti dell'infanzia, gli Stati parti si impegnano a garantire il rispetto delle norme del diritto umanitario internazionale loro applicabili in caso di conflitto armato, e la cui protezione si estende ai fanciulli; che, tuttavia, la tutela e l'istruzione dei bambini nelle situazioni di emergenza e crisi sono tra le azioni umanitarie che beneficiano della minore quantità di fondi;

D.  considerando che il diritto internazionale riconosce il diritto a un'adeguata assistenza sanitaria per le vittime di atti di violenza sessuale perpetrati nel corso di conflitti, ad esempio la prevenzione dei danni fisici e psicologici a lungo termine;

E.  considerando che spesso i conflitti conducono a un aumento del numero di famiglie con un solo adulto o con un bambino capofamiglia e appesantiscono ulteriormente il carico di lavoro per le donne;

F.  considerando che gli aborti effettuati in condizioni non sicure sono considerati dall'Organizzazione mondiale della sanità una delle tre principali cause di mortalità materna;

1.  osserva che le crisi non sono neutre rispetto al genere e che tutte le fasi della programmazione umanitaria devono integrare la dimensione di genere, prevedendo altresì la partecipazione di gruppi e associazioni per i diritti delle donne, compresi quelli locali e regionali; sottolinea l'esigenza di adottare anche il punto di vista dei bambini rispetto ai conflitti e al mantenimento della pace, ascoltandone la voce e prestando attenzione alle loro esigenze, ed evidenzia che le risposte umanitarie devono dare la priorità all'assistenza salvavita e agli interventi relativi all'istruzione per tutte le ragazze e tutti i ragazzi fin dalle prime fasi della risposta alle catastrofi; evidenzia altresì che ogni confitto o crisi ha caratteristiche diverse e deve essere affrontato a partire dalla conoscenza precedente del contesto prevalente;

2.  incoraggia gli investimenti destinati alla costruzione di strutture sanitarie volte a ospitare donne vittime di violenze sessuali in aree di conflitto dove la popolazione civile subisce attacchi spietati; ritiene che tali strutture potrebbero ispirarsi all'ospedale istituito nella Repubblica democratica del Congo dal medico congolese Denis Mukwege, insignito nel 2014 del premio Sacharov del Parlamento europeo, che offre alle donne vittime di violenze sostegno medico e psicosociale, nell'intento di superare i danni causati dalle violenze;

3.  accoglie con favore l'introduzione dell'indicatore di genere per la programmazione umanitaria; invita i donatori a utilizzare tale indicatore e a monitorare l'integrazione della dimensione di genere nell'intero ciclo umanitario, e ritiene essenziale raccogliere dati suddivisi in base al genere e all'età, prevedendo anche una ripartizione per fasce di età; esorta tutte le parti interessate e gli attori coinvolti nell'assistenza umanitaria ad adottare, nelle loro attività, un approccio sensibile alle questioni di genere;

4.  ritiene che l'accesso all'istruzione sia fondamentale per l'emancipazione delle ragazze e delle donne; sottolinea che, nelle situazioni di emergenza, l'istruzione contribuisce a evitare il matrimonio precoce delle ragazze, la violenza sessuale e di genere, la prostituzione, nonché il traffico di esseri umani; accoglie con favore gli sforzi profusi a livello internazionale nel quadro degli orientamenti per prevenire l'uso militare di scuole e università durante i conflitti armati (Guidelines for Protecting Schools and Universities from Military Use during Armed Conflict); chiede che un'istruzione completa, che comprenda l'educazione sessuale e affettiva, sia una componente fondamentale di tutte le risposte umanitarie dell'UE alle emergenze;

5.  incoraggia gli investimenti per l'emancipazione delle donne attraverso il sostegno a progetti generatori di reddito che riducono considerevolmente la loro vulnerabilità e rafforzano la loro indipendenza, favorendo uno sviluppo sostenibile in linea con gli obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite;

6.  promuove e agevola la cooperazione tra gli Stati membri per il miglioramento delle procedure volte a prevenire le catastrofi naturali, tecnologiche e causate dall'uomo, nonché a garantire la preparazione e la protezione contro tali catastrofi, all'interno e all'esterno dell'UE, mediante la ricerca di nuovi approcci alla gestione degli aiuti umanitari e di strumenti aggiuntivi a livello dell'UE per affrontare la violenza di genere;

7.  invita a garantire che tutte le risposte alle situazioni di emergenza includano servizi specifici per le adolescenti, dal momento che esse sono più esposte al rischio di matrimoni forzati o di essere costrette a prestarsi a rapporti sessuali come merce di scambio o alla prostituzione per aiutare le loro famiglie, che faticano ad affrontare la povertà e il caos causati dai disastri;

8.  è profondamente preoccupato per l'aumento della violenza di genere nelle situazioni di emergenza; invita gli attori governativi e non governativi a rispettare gli obblighi giuridici previsti dal diritto umanitario internazionale e dalle altre norme applicabili, nonché ad adottare provvedimenti contro la violenza di genere e la mutilazione genitale femminile e ad assicurare che gli autori dei crimini siano chiamati a risponderne; condanna fermamente qualsivoglia atto di violenza di genere, in particolare se perpetrato da personale operante sulla base di un mandato internazionale; richiama l'attenzione sulla base giuridica stabilita a livello internazionale per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva e i diritti delle vittime di violenze sessuali e delle persone coinvolte in conflitti;

9.  sottolinea che, qualora una gravidanza metta a repentaglio la vita di una donna o di una ragazza o le causi una sofferenza insopportabile, il diritto umanitario internazionale e/o il diritto internazionale in materia di diritti giustificano che le si offra un aborto sicuro, piuttosto che perpetrare ciò che costituisce un trattamento inumano; esorta tutti gli attori coinvolti nei conflitti a rispettare il diritto delle vittime a ricevere tutta l'assistenza sanitaria di cui necessitano, ivi incluso il diritto all'aborto, come previsto dalle convenzioni di Ginevra e dai rispettivi protocolli aggiuntivi;

10.  condanna fermamente il continuo ricorso allo stupro delle donne e delle ragazze quale arma di guerra; sottolinea che rimane ancora molto da fare per garantire il rispetto del diritto internazionale e l'accesso all'assistenza sanitaria e psicologica per le donne e le ragazze che hanno subito abusi nei conflitti; invita l'UE, gli Stati membri, le organizzazioni internazionali e la società civile a collaborare più intensamente ai fini di una maggiore sensibilizzazione e della lotta all'impunità;

11.  ritiene che tutti i membri del personale impegnati nelle operazioni di assistenza umanitaria, incluse le forze militari e di polizia, debbano ricevere un'adeguata formazione attenta alla dimensione di genere e che sia necessario adottare un codice di condotta rigoroso al fine di impedire che abusino della loro posizione e di garantire il rispetto dell'uguaglianza di genere;

12.  invita gli attori umanitari a integrare le strategie di prevenzione e mitigazione della violenza di genere nei loro specifici interventi settoriali, incoraggiando l'individuazione di nuovi strumenti di finanziamento a livello dell'UE, e, a tal fine, a tener conto dei nuovi orientamenti sull'integrazione degli interventi sulla violenza di genere nell'azione umanitaria (Guidelines for Integrating Gender-based Violence Interventions in Humanitarian Action), redatte dal Global Protection Cluster; ritiene altresì che gli attori umanitari (compresa l'UE) dovrebbero consultare le ragazze e i ragazzi (e in particolare le adolescenti) in tutte le fasi della preparazione e della risposta alle catastrofi;

13.  invita le agenzie umanitarie a rafforzare il loro coordinamento al fine di individuare e proteggere le vittime e le potenziali vittime dello sfruttamento sessuale e degli abusi;

14.  sottolinea la necessità che tutte le donne in situazioni di crisi dispongano di servizi per la salute riproduttiva e sessuale facilmente accessibili, completi e coordinati.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

15.10.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

23

5

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Daniela Aiuto, Maria Arena, Catherine Bearder, Malin Björk, Vilija Blinkevičiūtė, Anna Maria Corazza Bildt, Viorica Dăncilă, Iratxe García Pérez, Anna Hedh, Mary Honeyball, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Vicky Maeijer, Barbara Matera, Angelika Mlinar, Maria Noichl, Marijana Petir, Jordi Sebastià, Michaela Šojdrová, Ernest Urtasun, Ángela Vallina, Jadwiga Wiśniewska, Jana Žitňanská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Izaskun Bilbao Barandica, Stefan Eck, Arne Gericke, Kostadinka Kuneva, Constance Le Grip, Evelyn Regner, Monika Vana

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Jane Collins

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALE

IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

10.11.2015

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

14

3

7

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Beatriz Becerra Basterrechea, Ignazio Corrao, Doru-Claudian Frunzulică, Nathan Gill, Charles Goerens, Enrique Guerrero Salom, Heidi Hautala, Maria Heubuch, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Linda McAvan, Norbert Neuser, Cristian Dan Preda, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, Pedro Silva Pereira, Davor Ivo Stier, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland, Anna Záborská

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Marina Albiol Guzmán, Louis-Joseph Manscour, Paul Rübig, Joachim Zeller

VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE

IN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

14

+

ALDE

Beatriz Becerra Basterrechea, Charles Goerens, Paavo Väyrynen

EFDD

Ignazio Corrao

GUE/NGL

Lola Sánchez Caldentey

S&D

Doru-Claudian Frunzulică, Enrique Guerrero Salom, Louis-Joseph Manscour, Linda McAvan, Norbert Neuser, Elly Schlein, Pedro Silva Pereira

Verts/ALE

Heidi Hautala, Maria Heubuch

3

-

EFDD

Nathan Gill

PPE

Joachim Zeller, Anna Záborská

7

0

GUE/NGL

Marina Albiol Guzmán

PPE

Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Cristian Dan Preda, Paul Rübig, Davor Ivo Stier, Bogdan Brunon Wenta, Rainer Wieland

Significato dei simboli utilizzati:

+  :  favorevoli

-  :  contrari

0  :  astenuti

(1)

http://www.un.org/documents/ga/res/46/a46r182.htm

(2)

https://interagencystandingcommittee.org/iasc-transformative-agenda

(3)

https://docs.unocha.org/sites/dms/ROWCA/Coordination/Principles_of_Partnership_GHP_July2007.pdf

(4)

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/64/290

(5)

https://interagencystandingcommittee.org/files/guidelines-integrating-gender-based-violence-interventions-humanitarian-action

(6)

http://www.preventionweb.net/files/43291_sendaiframeworkfordrren.pdf

(7)

http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/69/313

(8)

http://www.globalhumanitarianassistance.org/wp-content/uploads/2015/06/GHA-Report-2015_-Interactive_Online.pdf

(9)

https://www.humanitarianresponse.info/en/system/files/documents/files/gho-status_report-final-web.pdf

(10)

http://www.ghdinitiative.org/ghd/gns/principles-good-practice-of-ghd/principles-good-practice-ghd.html

(11)

GU L 163 del 2.7.1996, pag. 1.

(12)

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=URISERV:ah0009

(13)

GU L 122 del 24.4.2014, pag. 1.

(14)

https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2015/IT/1-2015-335-IT-F1-1.PDF

(15)

GU L 347 del 20.12.2013, pag. 924.

(16)

http://ec.europa.eu/echo/sites/echo-site/files/Gender_SWD_2013.pdf

(17)

http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2015/IT/1-2015-406-IT-F1-1.PDF

(18)

http://ec.europa.eu/atwork/synthesis/aar/doc/echo_aar_2014.pdf

(19)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9420-2015-INIT/it/pdf

(20)

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9241-2015-INIT/en/pdf

(21)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/137319.pdf

(22)

http://www.preventionweb.net/files/37783_eccommunicationsdgs.pdf

(23)

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/146311.pdf

(24)

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=JOIN:2015:0040:FIN:IT:PDF

(25)

https://www.worldhumanitariansummit.org/

(26)

Testi approvati, P8_TA(2015)0196.

(27)

Testi approvati, P8_TA(2014)0059.

(28)

Testi approvati, P8_TA(2015)0270.

(29)

Testi approvati, P8_TA(2015)0231.

(30)

Testi approvati, P8_TA(2015)0187.

(31)

Testi approvati, P8_TA(2015)0072.

(32)

Testi approvati, P8_TA(2015)0040.

(33)

Testi approvati, P8_TA(2015)0010.

(34)

Testi approvati, P8_TA(2015)0317.

(35)

Testi approvati, P8_TA(2015)0176.

(36)

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=comnat:COM_2015_0419_FIN

(37)

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1441187290883&uri=SWD:2015:166:FIN

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