RELAZIONE sulle operazioni di sostegno della pace – impegno dell'Unione europea con le Nazioni Unite e l'Unione africana

28.4.2016 - (2015/2275(INI))

Commissione per gli affari esteri
Relatore: Geoffrey Van Orden
Relatore per parere(*):
Paavo Väyrynen, commissione per lo sviluppo
(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

Procedura : 2015/2275(INI)
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A8-0158/2016
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A8-0158/2016
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PROPOSTA DI RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

sulle operazioni di sostegno della pace – impegno dell'Unione europea con le Nazioni Unite e l'Unione africana

(2015/2275(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il titolo V del trattato sull'Unione europea, in particolare gli articoli 21, 41, 42 e 43,

–  visto l'articolo 220 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite, in particolare i capitoli VI, VII e VIII,

–  vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite del 1° aprile 2015 dal titolo "Partnering for peace: moving towards partnership peacekeeping" (Partenariati per la pace: verso il mantenimento della pace in partenariato)[1],

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 28 aprile 2015, dal titolo " Potenziare le capacità per promuovere sicurezza e sviluppo – Consentire ai partner di prevenire e gestire le crisi"[2],

–  vista la relazione del 16 giugno 2015 del Gruppo indipendente di alto livello delle Nazioni Unite sulle operazioni di pace[3],

–  vista la dichiarazione resa il 28 settembre 2015 in occasione del vertice dei leader sul mantenimento della pace convocato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama,

–  visti il documento del 14 giugno 2012 relativo al piano d'azione per migliorare il sostegno dell'UE nell'ambito della PSDC alle operazioni dell'ONU di mantenimento della pace[4] e il documento del 23 marzo 2015 dal titolo "Strengthening the UN-EU Strategic Partnership on Peacekeeping and Crisis Management: Priorities 2015-2018" (Rafforzamento del partenariato strategico UE-ONU sul mantenimento della pace e la gestione delle crisi: priorità 2015-2018)[5],

–  viste la strategia comune UE-Africa (Joint Africa-EU Strategy – JAES) decisa in occasione del secondo vertice UE-Africa, svoltosi a Lisbona l'8 e 9 dicembre 2007[6], e la tabella di marcia JAES per il periodo 2014-2017 approvata in occasione del quarto vertice UE-Africa, svoltosi a Bruxelles il 2 e 3 aprile 2014[7],

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti n. 3/2011 dal titolo "L'efficacia e l'efficienza dei contributi dell'UE erogati attraverso gli organismi delle Nazioni Unite nei paesi teatro di conflitti",

–  vista la sua risoluzione del 24 novembre 2015 sul ruolo dell'Unione europea nell'ambito delle Nazioni Unite – come meglio raggiungere gli obiettivi di politica estera dell'Unione[8],

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 9 dicembre 2015, sulla valutazione del Fondo per la pace in Africa dopo dieci anni: efficacia e prospettive per il futuro,

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,

–  visti gli orientamenti di Oslo, del novembre 2007, sull'uso dei mezzi militari e della protezione civile nell'ambito dei soccorsi internazionali in caso di calamità,

–  visto l'articolo 4, lettere h) e j), dell'atto costitutivo dell'Unione africana,

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sul decimo anniversario della risoluzione 1325(2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza[9],

–  viste le conclusioni del Consiglio del 15 ottobre 2012 sulle radici della democrazia e dello sviluppo sostenibile: l'impegno dell’Europa verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0158/2016),

A.  considerando che le operazioni di sostegno della pace sono una forma di risposta alle situazioni di crisi e sono condotte di norma a sostegno di un'organizzazione riconosciuta a livello internazionale, come le Nazioni Unite o l'Unione africana (UA), sono dotate di un mandato ONU e sono volte ad evitare il conflitto armato, a ripristinare, mantenere o costruire la pace, a garantire il rispetto degli accordi di pace e ad affrontare le complesse emergenze e problematiche rappresentate da Stati fragili o in dissoluzione; considerando che la stabilità del vicinato africano ed europeo sarebbe di grande beneficio per tutti i nostri paesi;

B.  considerando che l'obiettivo di tali operazioni è contribuire a creare a lungo termine contesti stabili, sicuri e più prosperi; che il buon governo, la giustizia, il rafforzamento dello Stato di diritto, la protezione dei civili, il rispetto dei diritti umani e la sicurezza sono presupposti essenziali al riguardo, e che programmi efficaci di riconciliazione, ricostruzione e sviluppo economico contribuiranno a una pace e a una prosperità che non necessitano di interventi esterni;

C.  considerando che nell'ultimo decennio il panorama della sicurezza è cambiato radicalmente, in particolare in Africa, con l'emergere di gruppi terroristici e ribelli in Somalia, Nigeria, e nella regione sahelo-sahariana, e dove in molte zone le operazioni di imposizione della pace e lotta al terrorismo sono divenute la regola anziché l'eccezione; che gli Stati fragili e gli spazi non governati stanno aumentando di numero, lasciando tante persone in preda alla povertà, all'illegalità, alla corruzione e alla violenza; che la permeabilità delle frontiere all'interno del continente contribuisce ad alimentare la violenza, a ridurre la sicurezza e a creare opportunità per l'attività criminale;

D.  considerando che la nuova Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha riconosciuto che la pace è una componente essenziale per lo sviluppo, e che è stato introdotto l'obiettivo n. 16 di sviluppo sostenibile riguardante la pace e la giustizia;

E.  considerando che le organizzazioni e gli Stati dotati di esperienza e attrezzature adeguate, dotate idealmente di un mandato ONU chiaro e realistico, dovrebbero predisporre le risorse necessarie per il successo delle operazioni di sostegno della pace, così da contribuire a creare ambienti sicuri che permettano alle organizzazioni civili di operare;

F.  considerando che le Nazioni Unite restano il principale garante della pace e della sicurezza internazionali e offrono il quadro più esaustivo per la cooperazione multilaterale nella gestione delle crisi; che attualmente sono in corso 16 operazioni ONU di mantenimento della pace e che gli effettivi dispiegati sono più di 120 000, una cifra mai raggiunta in passato; che più dell'87% dei caschi blu ONU è dispiegato nelle otto missioni in Africa; che il campo d'azione delle Nazioni Unite è limitato;

G.  considerando che le limitazioni cui è soggetta l'Unione africana nelle sue operazioni sono diverse da quelle cui sono soggette le Nazioni Unite, e che essa può prendere posizione, intervenire senza che le sia stato richiesto e attivarsi in assenza di un accordo di pace, sempre rispettando la carta dell'ONU; che si tratta di una differenza importante, tenuto conto del numero di conflitti intrastatali e interstatali in Africa;

H.  considerando che la NATO ha fornito assistenza all'Unione africana in termini di pianificazione e risorse strategiche di trasporto aereo-navale, segnatamente alle missioni AMIS in Darfur e AMISOM in Somalia, nonché in termini di sviluppo di capacità per la Forza di pronto intervento africana (ASF);

I.  considerando che le crisi in Africa richiedono una risposta globale coerente, che vada al di là dei semplici aspetti relativi alla sicurezza; che la pace e la sicurezza sono prerequisiti necessari per lo sviluppo e che tutti gli attori locali e internazionali hanno sottolineato la necessità di uno stretto coordinamento tra la sicurezza e la politica di sviluppo; che è necessaria una prospettiva a lungo termine; che la riforma del settore della sicurezza e il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento degli ex combattenti possono essere importanti nel raggiungere gli obiettivi di stabilità e di sviluppo; considerando che l'ufficio di collegamento delle Nazioni Unite per la pace e la sicurezza e la missione permanente dell'Unione africana a Bruxelles svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo delle relazioni tra le rispettive organizzazioni e l'UE, la NATO e le ambasciate nazionali;

J.  considerando che il meccanismo principale per la cooperazione dell'Europa con l'Unione africana è il Fondo per la pace in Africa, originariamente istituito nel 2004 e che mobilita circa 1,9 miliardi di EUR attraverso il Fondo europeo di sviluppo (FES) alimentato dagli Stati membri; considerando che, quando il FPA è stato istituito nel 2003, il suo finanziamento attraverso i fondi del FES doveva essere provvisorio ma che, 12 anni dopo, il FES rimane la principale fonte di finanziamento del FPA; che nel 2007 il campo di applicazione del meccanismo è stato ampliato per comprendere una più ampia gamma di attività di prevenzione dei conflitti e di stabilizzazione al termine dei conflitti; che il programma d'azione 2014-2016 tiene conto di valutazioni esterne e di consultazioni con gli Stati membri e introduce nuovi elementi intesi ad accrescere la sua efficacia; che l'articolo 43 TUE fa riferimento ai cosiddetti compiti di Petersberg che comprendono le missioni di consulenza e assistenza in materia militare, le missioni di prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace e le missioni di unità di combattimento per la gestione delle crisi, comprese le missioni tese al ristabilimento della pace e le operazioni di stabilizzazione al termine dei conflitti; che, nel 2014, oltre il 90% del bilancio era destinato alle ASP, il 65% del quale al personale AMISOM; che il rafforzamento delle capacità istituzionali dell'Unione africana e delle comunità economiche regionali africane è un elemento chiave del successo delle OSP e dei processi di riconciliazione e riabilitazione;

K.  considerando che il ruolo dell'Unione va inquadrato nel contesto dei contributi forniti da numerosi paesi e varie organizzazioni alle operazioni di sostegno della pace; che, in termini finanziari, gli Stati Uniti sono ad esempio il primo contribuente a livello mondiale alle operazioni ONU di mantenimento della pace e assicurano un sostegno diretto all'Unione africana attraverso l'African Peacekeeping Rapid Response Partnership (il loro partenariato di reazione rapida per il mantenimento della pace in Africa), oltre a stanziare circa 5 miliardi di dollari USA a sostegno delle operazioni ONU nella Repubblica centrafricana, in Mali, Costa d'Avorio, Sud Sudan e Somalia; che la complementarità delle diverse fonti di finanziamento è assicurata dal gruppo di partner dell'Unione africana per la pace e la sicurezza; che la Cina partecipa ora attivamente alle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite e che il forum sulla cooperazione Cina-Africa comprende la Commissione dell'Unione africana; che, dopo l'Etiopia, i paesi che forniscono il maggior numero di caschi blu sono l'India, il Pakistan e il Bangladesh;

L.  considerando che i paesi europei e la stessa Unione europea sono importanti contribuenti del sistema ONU, in particolare attraverso il sostegno finanziario accordato ai programmi e progetti delle Nazioni Unite; che la Francia, la Germania e il Regno Unito sono i maggiori contribuenti europei al bilancio delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite; che gli Stati membri dell'UE sono collettivamente il maggiore contribuente al bilancio delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, con circa il 37%, e forniscono attualmente truppe per nove missioni di mantenimento della pace; che, inoltre, nel 2014 e nel 2015 gli impegni finanziari dell'UE a favore dell'UA sono stati pari a 717,9 milioni di EUR e i contributi dell'UA sono stati pari a soli 25 milioni di EUR; che i paesi europei contribuiscono solo con circa il 5% del personale destinato al mantenimento della pace delle Nazioni Unite, fornendo 5 000 soldati su un totale di circa 92 000; che, tuttavia, la Francia, ad esempio, addestra 25 000 soldati africani ogni anno e invia separatamente oltre 4 000 persone nelle operazioni di mantenimento della pace africane;

M.  considerando che le mine terrestri antipersona sono state uno dei principali ostacoli al ripristino e allo sviluppo post-bellico, non da ultimo in Africa, e che negli ultimi vent'anni l'Unione europea ha speso circa 1,5 miliardi di EUR per processi volti a sostenere operazioni di sminamento e ad assistere le vittime delle mine, divenendo il primo donatore al mondo in questo campo;

N.  considerando che, a margine del ruolo dei singoli paesi europei, l'Unione è chiamata a fornire un contributo specifico alle operazioni di sostegno della pace attraverso azioni multidimensionali; che l'UE fornisce assistenza tecnica e finanziaria all'Unione africana e alle organizzazioni subregionali, in particolare attraverso il Fondo per la pace in Africa, lo strumento che contribuisce alla stabilità e alla pace e il Fondo europeo di sviluppo; che l'UE conduce azioni di consulenza e formazione nel quadro delle missioni PSDC, contribuendo al rafforzamento delle capacità africane nella gestione delle crisi;

O.  considerando che le cinque missioni civili e le quattro operazioni militari dell'Unione europea in corso in Africa spesso affiancano o seguono azioni delle Nazioni Unite, dell'Unione africana o nazionali;

P.  considerando che l'Unione europea è impegnata a contribuire al rafforzamento dell'architettura africana di pace e di sicurezza, in particolare attraverso il sostegno volto a rendere operativa l'ASF;

Q.  considerando che il Consiglio europeo ha chiesto che l'Unione europea e i suoi Stati membri accrescano il sostegno ai paesi e alle organizzazioni partner, offrendo formazione, consulenza, attrezzature e risorse, così che i partner siano sempre più in grado di prevenire o gestire autonomamente le crisi; che per conseguire tale obiettivo sono chiaramente necessari interventi sinergici in materia di sicurezza e sviluppo;

R.  considerando che l'UE dovrebbe sostenere le azioni di altri che potrebbero essere più idonei a ricoprire determinati ruoli, evitando sovrapposizioni e contribuendo a rafforzare il lavoro di chi è già presente sul terreno, in particolare gli Stati membri;

S.  considerando che l'articolo 41, paragrafo 2, TUE vieta spese a carico del bilancio dell'Unione per operazioni che hanno implicazioni nel settore militare o della difesa, senza tuttavia escludere esplicitamente il finanziamento da parte dell'Unione europea di compiti militari, come operazioni di mantenimento della pace con obiettivi di sviluppo; che questi costi comuni sono imputati agli Stati membri a titolo del meccanismo Athena; che, mentre l'obiettivo principale della politica di sviluppo dell'UE è la riduzione e, a lungo termine, l'eliminazione della povertà, gli articoli 209 e 212 del TFUE non escludono esplicitamente il finanziamento del potenziamento delle capacità nel settore della sicurezza; che il FES e l'APF, come strumenti esterni al bilancio dell'UE, sono pertinenti per affrontare il nesso tra sicurezza e sviluppo; che il FES prevede che la programmazione venga concepita per soddisfare i criteri dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) che in larga misura escludono spese relative alla sicurezza; che l'UE sta lavorando sulla possibilità di ulteriori strumenti dedicati, nel contesto della sua iniziativa sul potenziamento delle capacità per promuovere sicurezza e sviluppo;

T.  considerando che a guidare l'azione dell'Unione europea devono essere le esigenze dei paesi interessati e la sicurezza europea;

1.  sottolinea la necessità di azioni esterne coordinate che utilizzino strumenti di diplomazia, sicurezza e sviluppo per ripristinare la fiducia e far fronte alle sfide poste da guerre, conflitti interni, insicurezza, fragilità e transizione;

2.  osserva che la realtà delle moderne operazioni di pace è sempre più caratterizzata dallo spiegamento di più missioni autorizzate dalle Nazioni Unite in uno stesso teatro di operazioni, con attori differenti e organizzazioni regionali diverse; sottolinea che per il successo delle operazioni è fondamentale gestire questi partenariati complessi evitando una duplicazione delle attività o delle missioni; chiede, a questo proposito, che si valutino e razionalizzino le strutture esistenti;

3.  sottolinea l'importanza di una comunicazione tempestiva e di procedure rafforzate per le consultazioni, in caso di crisi, con le Nazioni Unite e l'Unione africana, nonché con altre organizzazioni come la NATO e l'OSCE; pone l'accento sulla necessità di migliorare la condivisione delle informazioni, anche per quanto concerne pianificazione, svolgimento e analisi delle missioni; accoglie positivamente la finalizzazione e la firma dell'accordo amministrativo UE-ONU sullo scambio di informazioni classificate; riconosce l'importanza del partenariato UE-Africa e del dialogo politico UE-UA sulla pace e la sicurezza; raccomanda un accordo tra l'Unione africana, l'Unione europea e altri attori chiavi e le Nazioni Unite su una serie di obiettivi condivisi per la sicurezza e lo sviluppo dell'Africa;

4.  esorta l'Unione europea, date l'entità delle sfide e la complessità della partecipazione di altre organizzazioni e nazioni, a perseguire un'adeguata divisione dei compiti e a focalizzarsi su quelli per i quali può fornire il miglior valore aggiunto; osserva che vari Stati membri sono già impegnati in operazioni in Africa e che l'Unione europea potrebbe apportare un reale valore aggiunto sostenendo maggiormente tali operazioni;

5.  osserva che, in un contesto di sicurezza sempre più complesso, per le missioni delle Nazioni Unite e dell'Unione africana è necessario un approccio globale nell'ambito del quale, oltre all'attivazione di strumenti militari, diplomatici e di sviluppo, altri fattori essenziali sono una conoscenza approfondita del contesto di sicurezza, scambi di intelligence e di informazioni e di moderne tecnologie, la conoscenza delle misure per contrastare il terrorismo e lottare contro la criminalità in zone di conflitto e post conflitto, la messa a disposizione di facilitatori critici, la fornitura di aiuti umanitari e il ripristino del dialogo politico, tutti elementi che i paesi europei possono contribuire a fornire; prende atto del lavoro già svolto in proposito da determinati Stati membri e da altre organizzazioni internazionali;

6.  sottolinea l'importanza degli altri strumenti dell'UE nel settore della sicurezza e, in particolare, delle missioni e delle operazioni PSDC; ricorda che l'UE sta intervenendo in Africa per contribuire alla stabilizzazione dei paesi confrontati alle crisi, in particolare attraverso missioni di formazione; sottolinea il ruolo delle missioni PSDC, sia civili che militari, nel sostenere le riforme del settore della sicurezza e nel contribuire alla strategia internazionale di gestione delle crisi;

7.  osserva che la percezione della legittimità di un'operazione di sostegno della pace è fondamentale per la riuscita di quest'ultima; ritiene che, ove possibile, l'Unione africana dovrebbe quindi fornire sostegno e forze militari; osserva che questo è importante anche in relazione agli obiettivi a lungo termine dell'Unione africana in materia di autonomia nelle operazioni;

8.  plaude al fatto che il nuovo programma d'azione del Fondo per la pace in Africa rimedi ad alcune carenze e ponga maggiormente l'accento sulle strategie di uscita, su una maggiore condivisione degli oneri con i paesi africani, su un sostegno più mirato e sul miglioramento delle procedure decisionali;

9.  si compiace del partenariato strategico UE-ONU sul mantenimento della pace e la gestione delle crisi, approvato nel marzo 2015 unitamente alle priorità per il periodo 2015-2018; prende atto delle missioni PSDC passate e in corso volte al mantenimento della pace, alla prevenzione dei conflitti e al rafforzamento della sicurezza internazionale, e tiene conto del ruolo chiave di altre organizzazioni, comprese le organizzazioni panafricane e regionali, e di paesi in questi settori; invita l'Unione europea a compiere ulteriori sforzi per favorire i contributi degli Stati membri; ricorda che l'Unione europea si è impegnata in attività di gestione delle crisi in Africa, intese al mantenimento della pace, alla prevenzione dei conflitti e al rafforzamento della sicurezza internazionale, in linea con la Carta delle Nazioni Unite; prende atto che solo 11 dei 28 Stati membri hanno assunto impegni al vertice dei leader sul mantenimento della pace del 28 settembre 2015, mentre la Cina si è impegnata a mettere a disposizione una forza di pronto intervento di 8 000 unità e la Colombia un contingente di 5 000 soldati; invita gli Stati membri dell'Unione ad accrescere in misura significativo il loro contributo militare e di polizia alle missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite;

10.  sottolinea la necessità di una rapida risposta africana alle crisi e rileva il ruolo chiave della Forza di pronto intervento africana al riguardo; sottolinea l'importante contributo dell'Unione europea, attraverso il Fondo per la pace in Africa e il finanziamento dell'Unione africana, che consente all'Unione africana di potenziare la sua capacità di dare una risposta collettiva alle crisi sul continente; incoraggia le organizzazioni regionali, come la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) e la Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC), a intensificare gli sforzi affinché l'Africa dia risposte rapide dell'Africa alle crisi e a integrare gli sforzi compiuti dall'Unione africana;

11.  sottolinea tuttavia l'importanza di investire maggiormente nella prevenzione dei conflitti, tenendo conto di fattori quali la radicalizzazione politica e religiosa, la violenza legata alle elezioni, gli sfollamenti di popolazione e il cambiamento climatico;

12.  riconosce l'apporto fondamentale del Fondo per la pace in Africa allo sviluppo del partenariato triangolare tra Nazioni Unite, Unione europea e Unione africana; ritiene che questo Fondo rappresenti sia un punto di partenza sia una potenziale leva per un partenariato più solido tra l'UE e l'UA e che si sia dimostrato indispensabile per permettere all'UA, e attraverso di essa alle otto comunità economiche regionali (CER), di pianificare e gestire le loro operazioni; ritiene che, per utilizzare appieno il Fondo, sia essenziale mantenere lo stretto coinvolgimento delle istituzioni e degli Stati membri dell'Unione europea e che sia altrettanto essenziale che l'Unione africana dia prova di livelli di efficienza e trasparenza più elevati nell'uso dei fondi; ritiene che il FPA dovrebbe concentrarsi su un sostegno di tipo strutturale anziché solo sul finanziamento degli stipendi delle forze africane; riconosce che esistono e vengono utilizzati anche altri meccanismi di finanziamento, ma ritiene che il Fondo, date la sua esclusiva attenzione per l'Africa e le sue chiare finalità, rivesta un'importanza particolare per le operazioni di sostegno della pace in Africa; considera che alle organizzazioni della società civile (OSC) che lavorano per la costruzione della pace in Africa dovrebbe essere data la possibilità di contribuire con le loro opinioni, come parte di un impegno più strategico con le OSC su pace e sicurezza; continua a nutrire preoccupazione relativamente ai perduranti problemi di finanziamento e di volontà politica dei paesi africani; prende atto delle conclusioni del Consiglio del 24 settembre 2012, in base alle quali è opportuno valutare un finanziamento alternativo al FES;

13.  osserva che il rafforzamento della cooperazione militare europea accrescerebbe l'efficienza e l'efficacia del contributo europeo alle missioni di pace delle Nazioni Unite;

14.  si compiace, data la grande importanza di sviluppare capacità africane, del successo dell'esercitazione Amani Africa II, che nell'ottobre 2015 ha coinvolto più di 6 000 partecipanti tra militari, civili e agenti di polizia, e attende che nel 2016 divenga quanto prima operativa la Forza di pronto intervento africana, che dovrebbe contare 25 000 effettivi;

15.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri, così come gli altri membri della comunità internazionale, a fornire assistenza per quanto riguarda la formazione - inclusa la disciplina -, la dotazione, il supporto logistico, l'assistenza finanziaria e la definizione delle regole d'ingaggio, a incoraggiare e assistere pienamente gli Stati africani e a confermare il loro impegno a favore dell'ASF; sollecita le ambasciate degli Stati membri e le delegazioni dell'Unione nelle capitali africane a promuovere più attivamente l'ASF; ritiene che l'APS debba essere ridefinito nel quadro dell'OCSE in un'ottica di consolidamento della pace; ritiene che sia opportuno rivedere il regolamento FES affinché sia possibile impostare la programmazione in modo da includere le spese per la pace, la sicurezza e la giustizia dettate da considerazioni legate allo sviluppo;

16.  rileva l'importanza delle missioni PESD per la sicurezza dell'Africa, in particolare tramite le missioni di formazione e sostegno delle forze africane, segnatamente le missioni EUTM Mali, EUCAP Sahel Mali, EUCAP Sahel Niger, EUTM Somalia ed EUCAP Nestor; prende atto del sostegno complementare offerto da tali missioni agli sforzi profusi nel quadro delle altre missioni delle Nazioni Unite; invita l'Unione europea a potenziare le capacità di dette missioni di formazione, in particolare per poter seguire, sui teatri delle operazioni così come al loro rientro, i soldati africani formati;

17.  insiste sulla necessità che, nell'appoggiare le operazioni di sostegno della pace, né l'Unione europea né i suoi Stati membri agiscano isolatamente, ma tengano piuttosto pienamente conto dei contributi degli altri attori internazionali, si coordini meglio con questi ultimi, migliori la rapidità della risposta e concentri gli sforzi su determinati paesi prioritari, affidando agli Stati membri e africani più adeguati ed esperti il ruolo di nazioni guida; sottolinea l'importanza delle comunità economiche regionali nell'architettura della sicurezza in Africa; sottolinea il ruolo che le delegazioni dell'UE potrebbero svolgere come facilitatori del coordinamento tra gli attori internazionali;

18.  è favorevole a un approccio globale da parte dell'UE, quale strumento principale per mobilitare l'intero potenziale dell'azione dell'UE nel quadro delle operazioni di mantenimento della pace e del processo di stabilizzazione, nonché per attivare varie forme di sostegno allo sviluppo dei paesi dell'Unione africana;

19.  insiste affinché l'assistenza per la gestione delle frontiere sia una priorità dell'impegno europeo in Africa; osserva che la porosità delle frontiere è uno dei principali fattori dello sviluppo del terrorismo in Africa;

20.  accoglie con favore la comunicazione congiunta sul potenziamento della capacità e si unisce al Consiglio nel chiederne la rapida attuazione; richiama l'attenzione sul potenziale dell'Unione europea per contribuire ad accrescere la sicurezza nei paesi fragili e interessati da conflitti, in particolare attraverso il suo approccio globale che comprende mezzi civili e militari, e per rispondere alle esigenze dei nostri partner, segnatamente i destinatari di assistenza militare, ribadendo nel contempo che la sicurezza è una delle condizioni per lo sviluppo e la democrazia; si rammarica che né la Commissione né il Consiglio abbiano condiviso con il Parlamento la loro valutazione delle opzioni giuridiche per sostenere lo sviluppo di capacità; invita le due istituzioni a informarne a tempo debito il Parlamento europeo; invita la Commissione a proporre una base giuridica conforme agli obiettivi originari dell'UE del 2013 quali enunciati nell'iniziativa "Enable and Enhance";

21.  sottolinea che il contributo del servizio giuridico del Consiglio del 7 dicembre 2015 dal titolo "Potenziare le capacità per promuovere sicurezza e sviluppo - aspetti giuridici" individua possibilità per il finanziamento della dotazione delle forze militari dei paesi africani; invita il Consiglio a proseguire tale riflessione;

22.  si compiace per le risposte positive ricevute dalla Francia a seguito dell'attivazione dell'articolo 42, paragrafo 7; accoglie molto favorevolmente il rinnovato impegno delle forze armate europee in Africa;

23.  riconosce che, spesso, il problema non è la mancanza di finanziamenti, quanto il modo in cui essi sono utilizzati e la natura delle altre risorse utilizzate; rileva come non sia stata data piena attuazione alle raccomandazioni della Corte dei conti in materia di fondi dell'UE; sollecita verifiche periodiche del modo in cui sono spesi i finanziamenti erogati dai governi nazionali tramite l'Unione europea e le Nazioni Unite; ritiene che sia indispensabile utilizzare efficacemente le risorse, date la loro natura limitata e le dimensioni dei problemi da affrontare; ritiene che la rendicontabilità sia un elemento fondamentale di tale processo e contribuisca a contrastare la corruzione endemica in Africa; insiste su una valutazione più approfondita e trasparente delle operazioni di sostegno della pace finanziate dall'Unione europea; sostiene iniziative come il fondo fiduciario Bêkou, che opera nella Repubblica centrafricana ed è volto a mettere in comune le risorse, le competenze e le capacità europee in materia di sviluppo per ovviare alla frammentazione e alla scarsa efficacia dell'azione internazionale nel contesto della ricostruzione di un paese; incoraggia vivamente una programmazione congiunta più sistematica dei vari strumenti dell'UE;

24.  prende atto della relazione di valutazione, presentata il 15 maggio 2015 dalle Nazioni Unite, dedicata agli interventi di applicazione della legge e di supporto alle vittime di sfruttamento e abusi sessuali da parte del personale dell'ONU e di personale correlato nelle operazioni di mantenimento della pace; ritiene che l'UA, l'ONU, l'UE e gli Stati membri debbano esercitare una forte vigilanza su tali questioni penali e sollecita le più rigorose procedure disciplinari e giudiziarie e il massimo sforzo per prevenire tali reati; raccomanda, inoltre, una formazione e un'istruzione adeguate del personale utilizzato per le OMP e ritiene che la nomina di personale di genere femminile e di consulenti di genere contribuirà a superare pregiudizi culturali e a ridurre il verificarsi di violenze sessuali;

25.  chiede uno sforzo concertato da parte dell'Unione europea e delle Nazioni Unite a favore dello sviluppo di capacità; ritiene che l'attuale programma di finanziamento non sia sostenibile, e che il Fondo per la pace in Africa dovrebbe essere associato a condizioni, così da incoraggiare l'Unione africana ad accrescere i suoi contributi alle operazioni di sostegno della pace;

26.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Vicepresidente della Commissione/ alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della Commissione dell'Unione africana, al Presidente del Parlamento panafricano, al Segretario generale della NATO e al Presidente dell'Assemblea parlamentare della NATO.

  • [1]  S/2015/229.
  • [2]  JOIN(2015)17 final.
  • [3]  A/70/95–S/2015/446.
  • [4]  Documento del Consiglio 11216/12.
  • [5]  EEAS(2015)458, documento del Consiglio 7632/15.
  • [6]  Documento del Consiglio 7204/08.
  • [7]  Documento del Consiglio 8370/14.
  • [8]  Testi approvati, P8_TA(2015)0403.
  • [9]  Testi approvati, P8_TA(2010)0439.

PARERE DI MINORANZA

sulle operazioni di sostegno della pace – impegno dell'Unione europea con le Nazioni Unite e l'Unione africana

(2015/2275(INI))

Commissione per gli affari esteri. Relatore: Geoffrey Van Orden

Parere di minoranza presentato dagli onn. Javier Couso Permuy e Sabine Lösing, membri del gruppo GUE/NGL

La relazione si propone di aumentare il contributo dell'UE alle operazioni di sostegno della pace e alla collaborazione con le Nazioni Unite e l'Unione africana. La relazione chiede agli Stati membri dell'UE di aumentare in modo significativo i loro contributi militari e di polizia alle missioni delle Nazioni Unite.

Respingiamo la relazione poiché:

-  invita l'UE a compiere maggiori sforzi per rafforzare la sicurezza internazionale, e sostiene che la sicurezza europea dovrebbe essere il principio alla base degli interventi dell'UE;

-  non riconosce il ruolo negativo e di destabilizzazione dell'Occidente;

-  molte missioni di pace (militari) sono finanziate dal Fondo per la pace in Africa e sono principalmente finanziate dal Fondo europeo di sviluppo (FES);

-  trascura il fatto che, in passato, altre "solide" missioni non hanno avuto affatto successo in termini di stabilità e pace a lungo termine.

Chiediamo con forza:

-  nessun finanziamento militare o di sicurezza a titolo del FES;

-  di non utilizzare il meccanismo della responsabilità di fornire protezione come pretesto per interventi militari;

-  la fine immediata del saccheggio delle risorse naturali e dei danni da parte delle multinazionali e delle potenze straniere;

-  l'uscita della NATO dal continente africano e un'interruzione della fusione delle capacità civili e militari e della cooperazione e degli interventi UE-NATO;

-  una rigida separazione dell'UE dalla NATO;

-  un'indagine indipendente di tutti i casi di stupro e abuso sessuale da parte delle truppe delle OSP e dell'UE.

PARERE della commissione per lo sviluppo (16.3.2016)

destinato alla commissione per gli affari esteri

sulle operazioni di sostegno della pace – impegno dell'Unione europea con le Nazioni Unite e l'Unione africana
(2015/2275(INI))

Relatore per parere (*): Paavo Väyrynen

(*) Procedura con le commissioni associate – articolo 54 del regolamento

SUGGERIMENTI

La commissione per lo sviluppo invita la commissione per gli affari esteri, competente per il merito, a includere nella proposta di risoluzione che approverà i seguenti suggerimenti:

1.  riconosce che 1,5 milioni di persone vivono in regioni fragili e colpite da conflitti e in stati fragili nel mondo e che si stanno diffondendo spazi non governati, lasciando molte persone nella povertà, nell'illegalità, nella corruzione e nella violenza dilaganti;

2.  sottolinea la necessità di azioni esterne coordinate che utilizzino strumenti di diplomazia, sicurezza e sviluppo per ripristinare la fiducia e far fronte alle sfide poste da guerre, conflitti interni, insicurezza, fragilità e transizione;

3.  accoglie con favore lo scopo di chiarire i limiti dell'impegno dell'UE in materia di operazioni di sostegno della pace (OSP) con le Nazioni Unite (ONU) e l'Unione africana (UA); ricorda che il bilancio dell'Unione europea non può essere utilizzato per finanziare direttamente operazioni militari o di difesa (articolo 41, paragrafo 2, TUE); deplora il fatto che numerose missioni (militari) per il mantenimento della pace siano finanziate tramite il Fondo per la pace in Africa, il quale attribuisce una chiara priorità alla sicurezza e al dispiegamento di forze militari ed è principalmente finanziato dal Fondo europeo di sviluppo; ricorda con forza che l'obiettivo primario della politica di sviluppo dell'UE (articolo 208 TFUE) è la riduzione e, a lungo termine, l’eliminazione della povertà;

4.  deplora il fatto che solo 11 dei 28 Stati membri abbiano assunto impegni al vertice dei leader sul mantenimento della pace del 28 settembre 2015;

5.  esprime preoccupazione per la mancanza di trasparenza delle OSP dell'UE; sottolinea la necessità, ove sorgano controversie, comprese preoccupazioni di ordine finanziario, di effettuare indagini complete; sottolinea che i crimini che comprendono violazioni dei diritti umani, come lo sfruttamento sessuale, la violenza sessuale e la tratta di esseri umani, dovrebbero essere perseguiti e puniti, poiché casi recenti hanno anche dimostrato il coinvolgimento delle forze di pace dell'Unione europea; ricorda la necessità che il miglioramento degli attuali finanziamenti dell'UE a favore delle OSP non deve avvenire a discapito di altri fondi, in particolare di quelli dedicati allo sviluppo dei paesi in cui hanno luogo le OSP; sottolinea che l'UA dovrebbe assumersi una maggiore responsabilità in relazione alla sicurezza africana, con il sostegno della comunità internazionale; a tal proposito, accoglie con favore la decisione dell'UA, adottata il 15 giugno 2015, di assegnare il 25% delle sue risorse al bilancio dell'UA per le operazioni di sostegno alla pace; sottolinea la necessità che i meccanismi regionali siano rafforzati; ritiene che gli strumenti di finanziamento e i programmi regionali dell'UE debbano essere utilizzati in modo coerente, con una programmazione congiunta più sistematica, al fine di assicurare l'efficacia dell'azione esterna dell'UE;

6.  deplora il fatto che il Fondo per la pace in Africa sia tuttora finanziato principalmente attraverso il FES, mentre già nel 2003, all'epoca dell'istituzione del FES, i suoi finanziamenti dovevano chiaramente essere provvisori; invita la Commissione a presentare una proposta in occasione della revisione del quadro finanziario pluriennale dell'UE al fine di integrare il finanziamento del Fondo per la pace in Africa nel bilancio dell'Unione, se possibile tramite un nuovo strumento per la creazione di capacità nel settore della sicurezza; ritiene che questo metodo di finanziamento risolverà gli attuali problemi legati all'ammissibilità di talune spese FPA;

7.  sottolinea la necessità che il SEAE sviluppi un approccio molto più efficiente e strategico nei confronti delle agenzie dell'ONU, in particolare per quanto riguarda la programmazione degli strumenti finanziari esterni; invita l'alto rappresentante e le pertinenti delegazioni dell'UE nelle regioni instabili ad assicurare una maggiore visibilità agli aiuti dell'UE sul campo;

8.  ritiene che la pace e la sicurezza siano prerequisiti necessari per lo sviluppo; sottolinea l'importanza di affrontare le cause profonde dei conflitti e chiede un piano globale per potenziare le politiche di sviluppo sostenibile, al fine di assicurare uno sviluppo a lungo termine; ricorda la necessità di fornire strumenti con cui realizzare chiari progressi verso la democrazia e i valori democratici, come il buon governo, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali e il divieto della discriminazione di qualsiasi natura, insieme ad un'economia sostenibile e una società stabile; osserva che la prevenzione dei conflitti civili e le attività di costruzione della pace non possono essere trascurate a favore degli aspetti della pace e della sicurezza correlati alla gestione militare e a breve termine delle crisi; sottolinea la necessità di un piano globale per quanto riguarda le zone di conflitto e l'ambiente circostante al fine di prevenire l'insorgere di nuovi conflitti; chiede, a questo proposito, il pieno ricorso ad un sistema di allerta precoce;

9.  si rammarica del fatto che piuttosto frequentemente le operazioni di "mantenimento della pace" siano volte unicamente al debole mantenimento di una sicurezza superficiale; esorta un profondo ripensamento del concetto, della struttura e persino del nome di tali operazioni; ribadisce e sottolinea con forza l'esigenza di concepire operazioni che siano realmente strutturate per affrontare alla radice la guerra, l'instabilità e il sottosviluppo in una data regione e che abbiano un elevato livello di resilienza;

10.  chiede in tale contesto che l'UE sostenga in maniera più consistente le organizzazioni della società civile in tutti i partenariati e che sia integrato un maggiore impegno strategico nei confronti delle stesse in tutti gli strumenti e i programmi esterni e in tutti gli ambiti della cooperazione, segnatamente nel quadro dell'agenda per la pace e la sicurezza; ricorda che il Consiglio ha riconosciuto il ruolo essenziale delle organizzazioni della società civile in tale contesto;

11.  rammenta il pericolo costituito dall'ascesa del terrorismo in Africa e dal moltiplicarsi dei gruppi terroristici, quali Boko Haram; sottolinea l'importanza di sostenere una politica antiterrorismo efficace e sostenibile nei paesi in via di sviluppo nonché la creazione di posti di lavoro per i giovani disoccupati, che sono facilmente reclutati dai gruppi terroristici;

12.  ricorda che la violenza sessuale viene usata come arma di guerra in numerose zone di conflitto; mette in risalto che le donne e le ragazze sono particolarmente vulnerabili durante i conflitti; sottolinea la loro esigenza di essere protette, con il sostegno di forze armate addestrate, che rispettino i diritti umani;

13.  ricorda che nella nuova agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile la pace è stata riconosciuta come una componente essenziale per lo sviluppo e che è stato introdotto l'obiettivo 16 di sviluppo sostenibile riguardante la pace e la giustizia;

14.  mette in risalto la necessità di un approccio coerente e onnicomprensivo nei confronti della pace, della stabilità e dello sviluppo; sottolinea con forza la necessità di affrontare le questioni inerenti allo sviluppo in una prospettiva di lungo termine, prendendo in esame le cause profonde del problema, ma condanna con decisione il tentativo di ricorrere ai fondi destinati allo sviluppo al fine di agire in ambiti differenti – anche se correlati – quali la sicurezza e la pace;

15.  ricorda l'importanza fondamentale del disarmo – con particolare attenzione ai combattenti non militari e alle truppe irregolari – per conseguire gli obiettivi di stabilità e sviluppo;

16.  sottolinea la necessità di concepire le OSP come un processo unico che comprenda la prevenzione, la risoluzione dei conflitti, la costruzione della pace e lo sviluppo post-bellico; ritiene che l'azione esterna dell'UE in paesi fragili e colpiti da conflitti debba concentrarsi sulla prevenzione del conflitto e la creazione di capacità a sostegno della sicurezza e dello sviluppo, in modo da affrontare le cause profonde dell'instabilità; ricorda la necessità di sostenere le riforme nel settore della sicurezza onde garantire la protezione delle popolazioni e la sicurezza degli investimenti nei paesi in via di sviluppo; sottolinea la necessità di un approccio olistico alle operazioni di mantenimento della pace da parte dell'ONU, dell'UA, dell'UE e di altri soggetti;

17.  insiste sulla necessità di un dialogo politico costante tra l'UE e l'UA circa le sfide in materia di pace e sicurezza e le modalità per consolidare nel lungo periodo i recenti risultati del Fondo per la pace in Africa;

18.  sottolinea che sarebbe opportuno porre l'accento sugli sforzi in termini politici, umanitari e di sviluppo, sostenuti da operazioni civili di mantenimento della pace, e che il sostegno da parte di soggetti e capacità militari dovrebbe essere considerato solo come ultima risorsa; raccomanda che il mantenimento della pace militare sia parte di un più ampio approccio onnicomprensivo, che tenga conto della correlazione tra la sicurezza e lo sviluppo, e sia coordinato con la politica umanitaria e di sviluppo sia durante le operazioni, per contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto, che in seguito, per rendere sostenibile la soluzione; ricorda che i diritti umani e lo Stato di diritto dovrebbero sempre costituire parte integrante della formazione delle truppe; sottolinea l'opportunità di assolvere alle esigenze umanitarie sulla base di un'accurata valutazione delle necessità.

19.  prende atto con enorme preoccupazione e si rammarica del considerevole numero di casi di sfruttamento sessuale e prostituzione forzata delle donne, di prostituzione e tratta di minori, che spesso proliferano durante o immediatamente dopo le operazioni di mantenimento della pace; invita tutte le autorità competenti – in particolare quando l'UE è impegnata nelle operazioni in questione – a compiere urgentemente ogni sforzo per porre fine a tali violazioni, proteggere le vittime, consegnare i responsabili alla giustizia e mettere i diritti umani al centro di qualsiasi iniziativa intrapresa nel quadro di dette operazioni.

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER PARERE

Approvazione

15.3.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

18

5

1

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Louis Aliot, Nicolas Bay, Ignazio Corrao, Doru-Claudian Frunzulică, Nathan Gill, Maria Heubuch, Teresa Jiménez-Becerril Barrio, Linda McAvan, Norbert Neuser, Maurice Ponga, Cristian Dan Preda, Lola Sánchez Caldentey, Elly Schlein, Pedro Silva Pereira, Eleni Theocharous, Paavo Väyrynen, Bogdan Brunon Wenta

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Juan Fernando López Aguilar, Louis-Joseph Manscour, Paul Rübig, Jan Zahradil, Joachim Zeller

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Michèle Rivasi, Estefanía Torres Martínez

ESITO DELLA VOTAZIONE FINALEIN SEDE DI COMMISSIONE COMPETENTE PER IL MERITO

Approvazione

19.4.2016

 

 

 

Esito della votazione finale

+:

–:

0:

58

6

2

Membri titolari presenti al momento della votazione finale

Michèle Alliot-Marie, Francisco Assis, Amjad Bashir, Goffredo Maria Bettini, Elmar Brok, Klaus Buchner, Fabio Massimo Castaldo, Lorenzo Cesa, Aymeric Chauprade, Javier Couso Permuy, Andi Cristea, Mark Demesmaeker, Georgios Epitideios, Anna Elżbieta Fotyga, Eugen Freund, Iveta Grigule, Richard Howitt, Sandra Kalniete, Tunne Kelam, Afzal Khan, Janusz Korwin-Mikke, Andrey Kovatchev, Ilhan Kyuchyuk, Barbara Lochbihler, Ulrike Lunacek, Andrejs Mamikins, Ramona Nicole Mănescu, Javier Nart, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Ioan Mircea Paşcu, Vincent Peillon, Alojz Peterle, Tonino Picula, Andrej Plenković, Cristian Dan Preda, Sofia Sakorafa, Charles Tannock, László Tőkés, Geoffrey Van Orden, Boris Zala

Supplenti presenti al momento della votazione finale

Luis de Grandes Pascual, Marielle de Sarnez, Andrzej Grzyb, András Gyürk, Takis Hadjigeorgiou, Marek Jurek, Javi López, Antonio López-Istúriz White, Norbert Neuser, Norica Nicolai, Soraya Post, Marietje Schaake, Jean-Luc Schaffhauser, Helmut Scholz, Traian Ungureanu, Bodil Valero, Paavo Väyrynen, Janusz Zemke

Supplenti (art. 200, par. 2) presenti al momento della votazione finale

Doru-Claudian Frunzulică, Monika Hohlmeier, Zdzisław Krasnodębski, Marian-Jean Marinescu, Indrek Tarand, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Ivan Štefanec